martedì 2 ottobre 2007

La dittatura birmana e le Olimpiadi cinesi

. martedì 2 ottobre 2007
"Il Myanmar possiede petrolio (50 milioni di barili stimati) e i maggiori depositi di gas del Sud-Est asiatico: 510 miliardi di metri cubi provati. In gennaio Russia e Cina hanno bloccato una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che condannava le violazioni dei diritti umani nell’ex Birmania. Subito dopo, il 15 gennaio, la China national petroleum corporation ha ottenuto altre tre concessioni per lo sfruttamento del greggio e del gas naturale al largo della costa dello stato del Rakhin, nell’Ovest del paese. E Mosca ha negoziato un nuovo contratto per la fornitura di armi a Yangon".

L'Italia e il suo Comitato olimpico come pensano di fare per queste olimpiadi?
Andranno al villaggio olimpico cinese facendo il gioco dell'oca silenziosa oppure se ne staranno a casa? Che cosa ci si guadagna se si va alle Olimpiadi? Prestigio sportivo? Medaglie? Ritorni d'interessi oltre che "d'immagine"? Ci si va per paura di rimanere una sola noce nel sacco?

Nel contesto cinese le olimpiadi così come vengono idealizzate sono un'anomalia non solo sportiva ma sociale e politica universale. Nessuno può scordare la strage di Piazza Tienanmen. Ma non solo per questo bisognerà iniziare una vera e propria campagna di informazione capillare su quanto la Cina disinforma o non informa sulle violazioni dei diritti umani, Tibet compreso.
Oppure sulla doppia chiave di lettura: "sostegno-sfruttamento" che la Cina dà alla dittatura militare e contro il popolo birmano!

Perché sono stati assegnati alla Cina i giochi olimpici più ipocriti del mondo? Sarà perché le olimpiadi moderne sono una emanazione di una più contorta e perversa idea di imperialismo globale dove i "3 o 4 giganti" decidono e imperversano sui destini di tutti.

Nel passato, l'adozione del boicottaggio, che serviva solo a "ridimensionare" per un brevissimo tempo un paese da punire, ha dimostrato tutta la sua inefficacia; al contrario, deve esserne valorizzato il significato più sportivo, umano e quindi politico. Se le Nazioni andranno tutte, com'è "naturale" aspettarsi, allora gli atleti (o gruppi di essi) che esercitano lo sport olimpico non più fine a sé stesso, non costituiscono, ad esempio, una sorta di "comitato" o "fondazione" o una qualche entità umanitaria e morale che esprima concretamente la dissociazione e il dissenso da quello che non è più lo spirito (ipocrita) di fratellanza olimpica: rinunciando alle medaglie vinte e rispedendole ai rispettivi governanti come condanna netta per i crimini contro l'umanità non solo Cinesi ma anche delle Nazioni che ancora perpetrano tali crimini.

Un atto epocale da veri uomini olimpici contro tutte le vessazioni sociali. Utopia? Può essere. Si tratta solo di coraggio e il coraggio non sta soltanto nell'impresa sportiva che abbatte un record: il coraggio è la consapevolezza del sé alfine di solidarizzare concretamente con chi ha bisogno di aiuto. Si pensi un po' allo straordinario impatto che tale atto avrebbe di fronte a miliardi di spettatori.

Ricordiamo ancora il pugno alzato degli atleti neri a Città del Messico nel 1968. Il 2007 e il 2008 sono relativamente lontani dal 1968, ma son convinto che se si comincia tutti una campagna di informazione e sensibilizzazione capillare molta opinione libera ma disinformata che c'è in giro può sperare di salvare, per chi ancora ci crede, lo spirito delle olimpiadi. Ma avremo fatto di più: controbbattere, colpo su colpo, le oppressioni globali.

Tommie Smith e Juan Carlos sul podio col pugno del Black Power alzatoOlimpiadi di Città del Messico, 1968.
Tommie Smith e Juan Carlos sul podio mentre alzano il pugno del Black Power.


















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4 commenti:

alex01 ha detto...

Ciao, ho linkato il tuo interessante post ed avevo scritto qualcosa di analogo su quest'altro blog:
http://trailrealeelimmaginario.typepad.com/
un saluto
alex

orso ha detto...

beh, sostegno completo alla povera popolazione birmana, ma devo aggiungere che gli interessi in ballo sono un poco di più...
tanto per citarne due posso dire che nel petrolio birmano ci si abbevera anche la Total...
in più, e questa cosa è ancor più grave, noi gli vendiamo i nostri begli elicotteri BREDA al regime, elicotteri da guerra per capirci....
non c'è fine al peggio...
a presto
orso

Riverinflood ha detto...

Ciao, Orso. Esatto. I produttori di armi italiani sono antichi estimatori di dittatori, golpe e terroristi.
Fonte: http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=7792
In parole povere, l'export di armi italiano nel 2006 è cresciuto del 61 per cento rispetto al 2005, con una quota di 2,19 miliardi di euro che rappresenta il record degli ultimi vent'anni. A renderlo noto è la relazione preliminare del governo sull'export delle armi resa nota al Parlamento all'inizio del mese.
Le dieci 'sorelle'. Delle prime dieci aziende, infatti, sette fanno parte di Finmeccanica, di cui lo Stato italiano è il principale azionista. Nelle esportazioni l'Agusta fa la parte del leone, con 810 milioni di euro, seguita da Alenia, Oto Melara, AVio, Lital, Selex Sistemi Integrati, Aermacchi, Alcatel Alenia, Iveco e Galileo Avionica....
*** C'è di che stare allegri. Il sostegno alla Birmania passa pure attraverso il boicottaggio concreto delle olimpiadi cinesi

KREATIVE FACTORY ha detto...

CIAO HO LINKATO IL VOSTRO BLOG NEL NOSTRO:

KREATIVEFACTORY.BLOGSPOT.COM

VENITECI A TROVARE!!!

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