Machiavelli avrebbe ideato una diavoleria come il Vassallum?Machiavelli non considera la religione o la morale come espressione di verità assolute, e non guarda alle leggi come riflesso nella società di un ordine divino. Egli le ritiene solo strumenti indispensabili per mantenere l’ordine sociale, indurre i cittadini a rispettare la parola data. Legarli fra loro. Esse non sono «vere» ma «utili» e come tali devono essere considerate dal Principe che tanto meglio saprà servirsene quanto più ne capirà il valore relativo e strumentale, quanto più si studierà non di «essere» religioso, pietoso e giusto, ma di «parerlo»,
«Anzi, ardirò di dire questo», osserva Machiavelli in un suo passo celebre, «che, avendole e osservandole sempre (queste virtù), sono dannose; e parendo di averle, sono utili; come parere pietoso, fedele, umano, intero, religioso, ed essere; ma stare in modo edificato con l’animo, che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare el contrario».
È questo uno dei punti più discussi e criticati del pensiero di Machiavelli, perché comporta la completa autonomia della politica dalla morale, riducendo quest’ultima a strumento di governo, sacrificabile in ogni momento alla «ragion di stato» in base al principio solitamente riassunto nella massima: «il fine giustifica i mezzi».
Veltroni e Berlusconi per il principio riassunto nella massima di cui sopra, si sono incontrati vis-à-vis direttamente a Montecitorio con le rispettive eminenze grigie per dirsi cose che potevano bisbigliarsi direttamente via telefono. E invece no, si sono visti, si sono stretti la mano, i sorrisi sono apparsi e anche l’accordo possibile ha fatto capolino fuori dai denti. Hanno fatto un grande esercizio di democrazia partendo – e restando, almeno ufficialmente, – ciascuno sulle proprie posizioni che non sono quelle di tutti gli italiani ma soltanto le loro e dei loro aficionados.
Veltroni garantisce che la riforma elettorale si fa solo se accompagnata dalle riforme istituzionali. E poi garantisce sull’intoccabilità di Prodi. Berlusconi, più temerario, vorrebbe subito le elezioni non appena si rifà il maquillage alla legge elettorale per porre fine a questa commedia del governo di centrosinistra. E dice che “siamo convinti dentro di noi (chi mai saranno questi Noi?) che si debba andare al voto dopo l’intesa sulla legge elettorale”. Non vuole sentir parlare di grosse coalizioni tranne che per un fatto e cioè che, se vincesse risicatamente, potrebbe generosamente condividere le responsabilità del governo con l’altra parte.
Poi il Cavaliere si è detto disponibile sulla proposta Vassallum, che invece di semplificare complica la vita a tutti. È una co-produzione germanica-italo-spagnola con gradazioni birmane; il 50% di eletti in collegi uninominali e il 50% sulle liste circoscrizionali. È terribile ‘sta cosa. Già è difficile capire quella attuale, figurati così. Serve a premiare i soliti cavalli di razza mentre i muli da carico e gli asini da soma potrebbero essere ripescati se risultano essere i migliori tra i perdenti. Ecce homini! Chiamati ora i Veltrusconi, ma che richiamano alla mente un duo da cabaret. Così si spartiranno l'Italia, tra un sorriso, una stretta di mano e una machiavellica invenzione elettorale.
























0 commenti:
Posta un commento
Prima pondera e poi scrivi!