domenica 30 settembre 2007

Il generale Bossi

Il generale Bossi minaccia: "Guerra di liberazione" per raggiungere la libertà! Danze di guerra e suoni di corni già risuonano per la Padania!
Mentre gli italiani, preoccupati, aspettano con timore le prime cariche della cavalleria delle giacche blu, pardon, verdi, spunta all'orizzonte un segnale di fumo preoccupante!
È quello di Berlusconi che dice che è ora di farla finita con il governo antipopolare di Prodi:
«Gli italiani non ne possono più. Stiamo preparando le camicie verdi per dare una bella botta in testa ai terroni».
Nei luoghi di aggregazione civile e nei ritrovi dei perditempo di sinistra si stanno già organizzando le danze propiziatorie nella speranza che venga rispedita al mittente la mortale minaccia.
Mah, io speriamo che me la cavo!

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sabato 29 settembre 2007

Lettera semiseria al Dittatore

Egregio signor Generale e supremo Dittatore, noi che un tempo lontano eravamo umanoidi abbiamo riconosciuto in Lei il capo branco della famiglia dei generali catarrini, quelli che producono il catarro antipopolo, per intenderci. Si tratta di primati graduati dotati di un cervello relativamente ben sviluppato e di un senso della vista più efficiente di quello dell’olfatto. È esattamente di questo che voglio parlarle, anzi scriverle. Del cervello. Del suo cervello e di quello dei suoi commilitoni. Ma chi ha stabilito che Lei, essendo un militare di carriera catarrino, ha dovuto imporre l’uso della forza sui suoi, della sua stessa famiglia, quando il diritto alla forza ce l’hanno solo i gorilla e, al massimo, gli oranghi. Non sarà che Lei è un gorilla fuori razza, col catarro? E quando parlo di famiglia non mi riferisco agli amici degli amici, ma a tutte le canaglie come Lei che abitano nei dintorni di questo mondo, ai margini della civiltà e che recano con sé fetore e morte. Volevo dirle del suo cervello. Anzi, dell’encefalo.

L’encefalo di un Generale è una sorta di stia abitata da un gallo a due poli uguali e meccanizzato: basta guardarsi in giro per sentire sempre gli stessi chicchirichì militari e gli stessi corti circuiti. Se poi il Generale è anche intelligente a causa di un encefalo senza poli uguali, si fa più spavaldo il suo gioco di potere.
Lei se la fa con i cinesi? O coi russi? Ma comunque, con chiunque se la faccia, che ci guadagna?I soliti trenta denari, immagino. Lei si reputa un eroe?




Disegno di Alfredo ChiàpporiUn padre della patria? Un uomo senza macchia e senza paura? Un uomo con coraggio da vendere? Un uomo dall’onore militare? E allora che c’entra il suo Popolo? Perché lo fa soffrire? Non dovrebbe forse difenderlo e sostenerlo e arricchirlo? C’è la luna, stasera, guardi, Generale, che si nasconde alla sua vista. È mai andato a giocare col suo Popolo? Parliamo allora del cervello di un uomo che presiede alle facoltà sensoriali, motorie, sensitive e intellettive. Parliamo quindi del suo encefalo: è vero tutto quello che ho scritto poc’anzi? Se sì, ci metta su una croce e la smetta di rompere la vita al suo Popolo. Se verrà perdonato, il suo encefalo bovino potrebbe evolversi in modo più umano.

E tutti ne usciremmo soddisfatti e quasi contenti.
La saluto in italiano non conoscendo la lingua birmana: VAFFANCULO!


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venerdì 28 settembre 2007

L'inquinamento importato

Stanno inquinando gli States!
Una gran bella e corposa notizia recuperata in extremis.
Come si dice: mai scordarsi degli americani! Secondo Harvard e altri atenei, gli States sarebbero contaminati dallo smog messicano, dal mercurio cinese e dalla sabbia africana.
Sempre colpa degli altri, è! Eh eh eh! Il vento fa da stronzo trasportatore.
Trasporta i veleni al mercurio dalla lontana Cina e dalla Corea, per non parlare del vento africano che, partendosi da Tombouctou, sparge sabbia a Maiemi e a Tampax! Sempre colpa degli altri, fu!
Come da noi, in Italia. Preciso. Anche qui ci inquinano a nostra insaputa e contro la nostra volontà.
Dal Nordafrica, con lo scirocco, arriva la sabbia nuclearizzata fin da quando i bravi francesi dell’era De Gaulle pungevano il sottosuolo con le loro atomiche perché dovevano esperimentare la loro grandeur.
Dal Medioriente ci arrivano le minacce dei fondamentalisti islamici e relative stragi a sorpresa.
Dal Terzo, Quarto e forse anche un Quinto Mondo ci arriva l’inquinamento da clandestini di ogni razza e credo, compresi di lavavetri. Insomma, dove stiamo arrivando?
Quando Giorgio Doppia V abbandonò il protocollo di Kyoto tutti gridarono: “Ah, la Bestia, la Bestia", e sbagliarono. Lui fece marcia indietro perché aveva gatte da pelare, tante, in Usa.
Infatti, dopo le grandi pelature, uscirono dalle fogne i grossi ratti made in Usa che abitano nelle periferie delle metropoli, assatanati, i quali si misero a ballare impazziti e felicemente stercofatti: non c’erano più gatti! L’amministrazione Bush li aveva sgattaiolati segretamente a Guantanamo dove, in uno scantinato insonorizzato, i crani pelati e pelatori crudeli impararono a comunicare tra loro miagolando. E mentre pelavano, i nemici degli americani del nord importavano veleni e gas contro gl’innocenti cittadini.
Vaffanculo, neh?
Che castroneria del menga, zio Sam, vai raccontando?
Vuoi ancora farci credere che negli States, dove imperano quei bei cartoni animati disneyani – tutti animali parlanti e beneducati, eh - che abitano negli ampi spazi colorati di niente, siano ancora da prendere ad esempio? Ora ci racconti che la questione climatica, quella tua personale, non può frenare l’economia – quella tua e dei tuoi amici strapaperoni! Dàtti da fare, allora, pellegrino, vai su con le centrali nucleari, e diminuisci la tua personale anidride carbonica.

Già che ci sei, fammi vedere la lingua, perché sicuramente te la sarai smozzicata a furia di castronerie. Il mondo ti riempirà d’oro e ti faranno la statua a futura memoria.
Io sto con i bonzi non con gli stronzi!



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Pane sulla Birmania!

Pane che scrive Libertà sulla Birmania!
Paura che tutto finisca nel nulla. Nel sangue. Nel macello.
Ora i morti si dice siano già oltre Duecento.
Il dolore del popolo birmano è stato estremamente lungo. È infinito. Unico.
Tutti i dolori dei Popoli oppressi sono lunghi e infiniti. Quanto dolore provo per i popoli oppressi.

L’oppressione del popolo birmano la sento mia, la faccio mia, mi prende per tutto il corpo, mi sento addosso la loro coscienza e il dolore. Ma sono lontano. Non mi basta una rossa maglietta da indossare perché non mi senta addosso tutti gli orrori di cui non ce la faccio più a sostenerne la crudeltà.

Cosa dice il vate Cinese? Non possumus! Abbiamo conflitti d’interessi!
Cosa il prodigo Russo? Non possumus! Abbiamo conflitti d’interessi!
Cosa dice il democratico zio Sam? Non possumus! Russi e Cinesi hanno i loro conflitti ed è meglio non metterci il becco.

Cosa dice l’Italietta europea? Facciamo l’embargo! Che cazzo d’embargo è?
Cioè, gli daremo ancora addosso sul dolore birmano. Ma che, non lo sai che l’embargo non tocca i generali ma soltanto la povera gente birmana e monaci e monache da oltre 40 anni stanno sotto il giogo dei macellai senza cervello, senza onore, senza gloria, che hanno in mano la mannaia che uccide uomini, che cala irrevocabilmente sulla nostra umanità impotente.

Piangiamo, gente, e manifestiamo. Che dobbiamo fare d’altro? Che possiamo fare? Come mettere insieme tutte gli Oppressi del mondo e mostrarli ai loro Oppressori. Cosa mettiamo in quelle mani che parlano di libertà? Mettiamo al centro della lotta mondiale un Simbolo più organico: il pane scritto Libertà. Mettiamo quel pane, quando c’è, che si mangia solo col pane. Senza sale. Non mettiamoci altro. Basterebbe lottare a colpi di pane. Il pane, quella roba che si mangia, che serve a cibarsi, a distinguere le bestie dagli uomini, a unire le genti attraversando tutte le differenze. Consacriamo il pane assieme alla maglietta rossa alla Libertà, come in Atene si contraddistingueva il segno dell’ospitalità pacifica nel ramo d’ulivo. Lanciamo il pane scritto con degli aerei al posto di slogan libertari ed embarghi generici. Diciamo ai Birmani che noi che lo fabbrichiamo così sappiamo dividerlo così. I dittatori sono uguali in tutto il mondo. Le dittature poi vengono rimosse dalle coscienze o perdonate da alcuni preti.

Se ai dittatori si perdona allora i dittatori esisteranno sempre!


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giovedì 27 settembre 2007

Birmania, ancora non sei libera!

Generali e Oppio. Generali e Oppressione. Generali e Sangue. Generali e Carcere. Generali e Mercato della Droga. Generali e Violenza. Generali e Dittatura. Generali e Fame. Generali e Morte. Generali e Tortura. Generali dal 1962. Generali e l’ex Birmania. Generali Figli di Puttana. Generali e Cinesi. Generali e Indiani. Generali e Russi. Generali e quasi Americani. Generale e Pietre Preziose. Generali e Petrolio. Generali e Generali. Generali e Colonnelli. Generali Banditi. Generali Terroristi. Generali e Nove Morti. Generali e la Vergogna. Generali e la Vergogna del Mondo. Generali e Than Shwe. Generali e Marxisti. Generale e le Leggi del Mercato. Generali e ancora Fame. Generali e Paura. Generali e Terrore. Generali e Orrore. Generali e Monaci. Generali e Monache. Generali e Buddisti. Generali Grandi Bastardi. Generali Senza Onore. Generali Senza Cervello. Generali Ignoranti. Generali Senza Amore. Generali e Odio. Generali e Morte. E Morte. E Morte. La Birmania ex Myanmar senza Generali. La Birmania e le Pagode. La Birmania e lo spirito del Buddha. La Birmania. La Birmania. Birmania. Birmania. Birmania. BIRMANIA.

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mercoledì 26 settembre 2007

L'arpa birmana non suona più

Beh, che succede in Birmania? Come mai i portatori sani di libertà e di democrazia americani, inglesi e compagnia dicendo non si sono ancora mossi per questo martoriato paese che sta sotto il giogo di dittatori sanguinari e stupidi?

Cosa non c’è in Birmania perché non si possa intervenire per mandare quella cricca di gangster militari in galera o al camposanto.

Manca petrolio? Sì. Manca gas? Sì. Legname. Pietre preziose. Sì. Mancano perché i gangster militari li hanno rubati e stanno ancora rubando.

L’esercito spara, adesso i monaci uccisi sono cinque più una donna. Attivisti politici, giovani, monaci, moltissimi giovani monaci che stanno sollevandosi pacificamente e una popolazione oppressa segue il percorso che stanno tracciando questi uomini “sacri” e autodeterminati a contrastare gandhianamente il mostro tentacolare del giogo dei padroni del potere.

Quanti monaci e quanti preti, quanti uomini “sacri” in Italia, e anche in Europa, stanno scendendo in piazza a sostenere i loro compagni spirituali? Beh, non mi sovviene qualche altro esempio di padri sacri italiani che abbiano mai manifestato per una così immane sventura. Nemmeno durante il nazifascismo; probabilmente perché in quell’epoca non era ancora maturata negli uomini la coscienza solidale e pacifista che dagli anni ’60 ci ha accompagnato fino a qualche tempo fa. Dove sono i movimenti civili e democratici? Capisco.

La Birmania è lontana. Ma la Palestina è qui a due passi. Il Darfur è qui a due passi. Eccetera.
Anche qui non succede un bel niente. Si scannano che è un piacere.

Mi piacerebbe vedere i nostri cari “padri spirituali” a far cortei di massa per le vie italiane a sostegno di una lotta di liberazione.



Nell’Arpa birmana la pietà abitava nel soldato che si fece bonzo per sotterrare la montagna di cadaveri giapponesi.
Questi bonzi dovranno seppellire il loro popolo o sé stessi. O seppelliranno il mostro?

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martedì 25 settembre 2007

Than Shwe, il dittatore

Subito dopo la presa del potere partì per un breve viaggio, da solo. Il dittatore voleva disintossicarsi da tutte le intelligenti coglionerie che aveva esternato. Si rintanò in un paese che gli si era parato davanti per caso mentre guidava. Pensava: ora mi fermo, ora mi fermo. E si fermò.

Era un minipaese che appena ci entravi da una parte, subito eri dall'altra. Finito. Come finita sembrava che fosse la sua carriera di rivenditore di tromboni, di spazzole per capelli e di fumo di camino. Decise di fermarsi lì. Non c'era l'ombra di una locanda e, dopo una lenta riflessione sull'esistenza sua, si appisolò esausto sul sedile anteriore della sua auto e dormì fino alla sera del martedì successivo alle manifestazioni gandhiane contro l’oppressione militare. Aveva detto ai suoi: «Non cercatemi, per carità. Mi farò vivo io».

Così non lo cercarono proprio e lui non tornò più. Aveva stravinto su tutti i fronti ma nessuno seppe mai se lui avesse mai voluto davvero fare il dittatore a vita e soprattutto dove diavolo fosse andato a finire. Aveva vinto contro il destino infame e non era tornato indietro. Aveva finalmente preso coscienza di sé. Chissà come avrebbe continuato ad opprimere? Noi amiamo pensare che nessuno avrebbe fatto meglio di lui. I dittatori sono ripetitivi e noiosi e sanguinari. Than Shwe, una vita al potere, una vita da oppressore. Cadrai, perché i dittatori cadono sempre. Quello che sta avvenendo in Birmania è musica per le mie orecchie. Abbiate pazienza, uomini e donne di Myanmar: VINCERETE! E poi, vorremmo umilmente imparare da voi questa magnifica e universale lezione rivoluzionaria.

Qui, in Italia, non capiamo e crediamo di sapere, millantiamo strategie pacifiste e non sappiamo come liberarci dall'oppressione di questo nostro regime democratico, ci sacrifichiamo per la "loro patria" ed essi arricchiscono; sostanzialmente, siamo noi quelli del mondo sottosviluppato, altro che balle! Un corteo così lungo di uomini spirituali che stanno coinvolgendo una popolazione intera: non ricordavo più sensazioni così piacevoli e piene di emozioni propriamente politiche. Anche se lontano dalla Birmania, sto assaporando questa lotta di libertà immane, impari e giusta.

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Heracleum