lunedì 31 dicembre 2007

Li setti stiddi di lu picuraru

. lunedì 31 dicembre 2007
10 commenti

Le rivelazioni di Fatima a Dini
ovvero
Li setti stiddi di lu picuraru
che stanno mettendo in subbuglio la serenità del Premier. Dini fa sul serio.
O i punti al vaglio del Governo all'anno nuovo o i punti in testa a Prodi.
Ma il Premier che se la sta sciando si santa ragione, non ha nessuna intenzione di fasciarsi la testa prima della mezzanotte. Se lo snobberà, il Lamberto, come al solito, anche se glielo ha promesso: sono suggerimenti di cui terremo conto ma non è che possiamo verificare ogni due minuti per la tua bella faccia. Il Governo è quello che è. Dini è quello che è. Prodi, pure. È, in sostanza, mi pare un problema di lana caprina questo ultimatum. Sette punti di che, se già le nostre riflessioni le abbiamo fatte in famiglia?

Ed ecco qua le sette stelle, cioè, i punti:
1. Una decisa azione per la riduzione della spesa pubblica... - Però!? Qui un € in più val bene un voto, eh eh eh...
2. Il ridimensionamento delle persone che vivono di politica.... - Eh, qui mettiamo sul lastrico parecchie famiglie che vivono solo della politica!!!
3. Una riduzione del carico fiscale per i contribuenti... - Generosa, questa!
4. La rinuncia alle centinaia di programmi inconcludenti... - Ci sto!! Soprattutto per il Sud, sarebbe una vera manna!
5. La realizzazione del sistema nazionale di valutazione dei risultati scolastici... - Meritocrazia? Si prepara una nuova guerra tra insegnanti?
6. La riduzione da 45 a 15 giorni della sospensione feriale dei termini processuali... - Fantagiustizia in vacanza o fantastiche aule vuote?
7. Il ridimensionamento del ruolo della politica nella gestione della sanità pubblica... - La "politica" deve sanare le Aziende Sanitarie"?

Per i curiosi: "li setti stiddi di lu picuraru" (le sette stelle del pecoraio): altro non sono che l'Orsa Maggiore. Così, anticamente, si intendeva la costellazione, in Sicilia. Poetico, no?
Ma Dini, che farà? Si toglierà il sassolino dalla scarpa o sono solo giochi di lana caprina, pecorai permettendo?


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domenica 30 dicembre 2007

Il calvario si è concluso

. domenica 30 dicembre 2007
2 commenti
ANTONIO SCHIAVONE

ROBERTO SCOLA

ANGELO LAURINO

BRUNO SANTINO

ROCCO MARZO

ROSARIO RODINÒ

GIUSEPPE DEMASI

Perdonateci, se potete.


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Spermatozoi d'annata

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2 commenti
Spermatozoi d'annata con dna programmabile, comprimibile, espandibile... e anche compromissorio.
Ci hanno fatto compagnia per tutto il 2007. Sono i migliori nel loro campo. Bisogna tenere presente che questa è merce che non si trova ad ogni angolo di strada. Raramente ne azzeccano qualcuna, ma quando la cosa avviene, "calati juncu ca' passa la china". Poi non è vero che si fanno i dispetti l'uno contro l'altro - mica son fanciulli - il fatto è che parlano lingue diverse e non sempre si capiscono. Attraverso questo blog, per l'anno che sta entrando, mi permetto di suggerir ai "donchisciotte della magna" di utilizzare il linguaggio segnico: sicuramente si comprenderanno meglio. Già m'immagino a cosa state pensando: ad una serie di gesti dell'ombrello, o diti medi eretti in alto e mani avvicinate disposte a cerchio anulare. Niente di tutto ciò, se siete in ambasce per il pensiero terribile dell'anno che entra fate come il Poeta della Politica Sublime, che portando due o tre capelli a casaccio, né vuole imbrogliarvi né vuole rovinarvi ma vi mostra il retto cammino sulle perigliose strade della società italiana: investire - solo per chi ha soldi tanti -, fregarsene e pensare a mangiare, fare il galletto e digiunare quando non si ha fame. Poi ricominciate perché il bello della vita sta tutto lì: nel ricominciare da Zero, cioè da niente. Quando avete eletto prima il Cav e poi il Prof non avete fatto attenzione a questo particolare: niente avevamo col primo e niente abbiamo col secondo. Vi dirò come andrà a finire: malgrado i tanti saggi in costume religioso o in costume da politici o in costume da industriali o in costume da generali, la dissennatezza abbonda in questo Paese e questi presunti saggi riversano i loro immensi errori sociali sul nostro groppone. Così andrà a finire pure quest'anno che entra, non c'è bisogno affatto di magherie: a meno che questi saggi non impazziscano e rinsaviamo noi, la qual cosa tornerà utile solo a noi e ai nostri desideri. A loro, la gogna! Buon Anno a tutti!

Ps.: se qualcuno riscontra dimenticanze di personaggi politici significativi dell'anno in corso, lo sottolinei descrivendone le gesta. Vedrò se possibile inserirli.

make your own slideshow view all photos


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sabato 29 dicembre 2007

Io Roman, tu Cita...

. sabato 29 dicembre 2007
2 commenti
Io durare perché fare. Io Roman.
Altrimenti essere già caduto
(dal ramo del Parlamento)
mille volte.
E, per ciò, dovere ringraziare Jane, mio figlio Tarzan jr. e
mia figlia Cita. Adesso andare in montagna. In vacanza.
E agli alleati,
io urlare così:
Aaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhhaaaaaaaaaaaahhhh...!


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Panda nera e Caccia grossa

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4 commenti
“La Panda è nera e la caccia è grossa... la notte non dormiamo per via della fissa che ci cavalca nel cervello... i marocchini… dobbiamo fare qualcosa... liberarci di ‘sti maledetti... ci creiamo un gruppo di mentalità uguale per tutti... prima facciamo delle sortite brevi, toccate e fughe insomma, per vedere come va... ecco già siamo in tre... bene, ora siamo in otto, cazzo, siamo già 21 tra carabinieri e vigili urbani... che numeretti... sì, ma quando agire?... dobbiamo pensare a creare opinione... utilizzare i giornali della domenica... questo ci permette di presentare il nostro gruppo come un sodalizio efficiente e concreto... va beh, il venerdì notte è un buon giorno per cacciare... sì, con una Panda nera... è il massimo del nero terrore, di notte non si vede ‘na mazza... e quelli hanno paura... hanno terrore... noi siamo uomini veri, abbiamo la pistola... loro non hanno un cazzo... ok, ci organizziamo in caserma sul da farsi e a ognuno la sua preda... creiamo precedenti di droga... staniamo marocchini, scoviamo droga, sequestriamo droga, di più, sempre di più... il capitano che deve fare competizione e statistica... lo diciamo ai giornali e quelli ci stampano l’articolo grosso con la brillante operazione antidroga eseguita stanotte... che gli abbiamo fatto sputare i denti... a quel bastardo marocchino... a quell’altro l’abbiamo perquisito all’americana... e gli abbiamo trovato addosso mazzetti di euri... sicuramente proventi di traffico... ce li siamo sequestrati noi... nelle nostre tasche stanno meglio... a quello gli ho rotto il naso... a quell’altro il timpano... e se parlate ce n’è d’avanzo... e poi via... a casa vostra vi spediamo... a te, che sei troppo agitato mo’ ti piazzo un cazzotto in testa... da chi hai comprato... ti porto in caserma e ti sfondo a mazzate... uno di Martinengo s’è messo a sputare i denti... un marocchino senza denti... tutti uguali ‘sti marocchini... vi ammazzerei tutti... siete tutti marocchini... ma non morite mai...”.

Non succede solo a Bergamo, fatevi un giro a Roma e nelle altre civili città italiane. Chi sa tace per paura. È dato che c’è Paura, esiste il Problema.
Questi “tutori dell’ordine” alla Klu Klux Klan sono estranei alla cultura della tolleranza e soffrono di deità armata e presunzione di razza.
BISOGNA PROFONDAMENTE VERGOGNARSI!
Portateli alla rieducazione forzata sulla materia della Carta dei Diritti dell’Uomo.


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Benazir Bhutto

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1 commenti
"Ah fossa, ah prima notte d'amore, casa dell'abisso, eterna cella! Scendo laggiù, dai miei. Quanti, quanti perduti e Morte li ospita tra gli estinti.
Resto io, l'ultima. Sprofondo, degradazione senza pari. E la mia parte di vita non è colma! Cammino, e ho dentro una speranza viva: che arriverò dal padre per appartenergli sempre, e per essere tua, madre, e tua fratello morto. Perché io, con le mie mani ho rialzato i corpi, li ho lavati, ho sparso le bevande sulle fosse".
(l'Antigone, di Sofocle).

Una donna grande, di questa forza sovrumana, è apparsa sul Pakistan, è morta per una vita migliore. Questa meravigliosa creatura fatta a immagine e somiglianza dell'Amore incondizionato per quelle forme di Libertà che sono sistematicamente, oppressivamente estinte dai nemici della Vita. Oggi e per lungo tempo la piangeranno i suoi amici, con l'anima a pezzi e il cervello ingrossato dalla rabbia. Povero Paese quando ti accorgi che sei più senza tua Madre. Trasciniamo, io, noi tutti, lontani da te, questo corpo del mondo terrorizzato in nome del Nulla. A Est e a Ovest c'è il Nulla e qui, bellissima Signora Benazir, sappiamo di strapensare quando diciamo che avremmo voluto fermare il tempo al tuo Pensiero. Squilibri squilibrati costoro che hanno deciso di farla finita con la Vita, con la vita di altri. Non solo il Pakistan è in una morsa fatale, i cui gestori giocano al gioco della morte, ma sono gli occhi impauriti di un Popolo confuso e disperato, uguale ai disperati e ai confusi del resto del mondo in fiamme che sono scavati dal segno certo di un non futuro. Certezze di migliorarsi non se ne intravedono. Uccisi e uccisori. Un unico popolo. Un unico Paese. Assediato da questa pena indicibile e dai portatori di morte. Non si tratta di ammirare il tuo grande coraggio, in una terribile cultura antifemminile, ma la sostanza della tua Politica che è stata la grande passione per Essa, per quella politica che lascia tracce di Libertà.


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venerdì 28 dicembre 2007

Quistioni di pilu

. venerdì 28 dicembre 2007
3 commenti
Ma veramente il mondo, per come viene vissuto, è solo una “quistioni di pilu”.
La vita senza pilu è come l’insalata senza condimento, anzi senza l’insalata stessa.

1° Pilu: greco-ortodossi contro armeni. Prendiamo il caso di questi preti che si sono accapigliati a Betlemme. Stavano gioiosamente, in comunione di spirito, eseguendo le grandi pulizie all’interno della Chiesa della Natività a Betlemme per le prossime celebrazioni del Natale ortodosso e armeno all’inizio di gennaio quando, ad un prete greco-ortodosso che stava pulendo quasi al confine con l’altro gruppo, gli casca un pilu.
Dove va questo pilu? Il pilu, che di per sé non sa di esserlo, è leggero come un pilu. Forse per un inavvertito spostamento d’aria… quel pilu dove ti va a cascare? Manco a farlo apposta nella zona occupata dagli armeni, senza nemmeno passare per la zona franca. Quindi, un pilu ortodosso si introduce furtivo tra i preti armeni e si va a collocare, accidenti, proprio là dove avevano appena finito di passare la ramazza. All’improvviso, cristianamente, sono volate le mani, ma anche scope e pietre. Per un pilu. E meno male che non c’era il gruppo cattolico della Binetti. Costruita sul tradizionale luogo della nascita di Gesù, la Chiesa della Natività è amministrata congiuntamente dalle autorità cattoliche, greco-ortodosse e armene apostoliche. Ogni minimo gesto o atteggiamento che uno dei tre gruppi possa considerare un affronto, può far risorgere vecchi e imperituri attriti. E così mentre Gesù li ha uniti in amore, il pilu li ha divisi nelle pulizie sacre.

2° Pilu: qui il pilu è d’obbligo, dato che Sarkozy, per gli amici Sarkonò, se lo porta appresso ovunque vada. Per ora se lo sta lisciando in terre egizie, tra antiche vestigia faraoniche e sabbie del Sinai. I francesi non ce l’hanno con la Carla Bruni che ha un pilu tremendo e va amata e coccolata, ma col Sarkonò che, pare, abbia in corso un conflitto d'interessi: il jet privato dell'amico e miliardario Vincent Bolloré lo porta a spasso in giro per l’Europa. Il ragionamento francese di pilu è questo: se il presidente ottiene favori di questo tipo di pilu da un ricco industriale cosa dovrà dargli in cambio? Pilu? E di chi? Sì? No? E non è la prima volta, l'aereo di Bolloré fu a disposizione del neopresidente appena eletto anche per la vacanza a Malta nel Mediterraneo dello scorso maggio (all'epoca Sarkonò era a fianco della moglie Cecilia e Bolloré gli offrì anche lo yacht).
Sarkonò però ieri si è rifiutato di rispondere ai giornalisti che lo sollecitavano sul tema. La linea dell'Eliseo è altrettanto semplice: Bolloré non ha affari in ballo con lo Stato.
Se però non è per quistioni di pilu, allora è quistioni di puro e vanitoso esibizionismo, dato che è notorio che le spese di questa dispendiosissima vacanza non le pagano i Francesi, ma il suo amico.

3° Pilu: chi cerca il pilu dentro l’uovo? L’Italia ora cammina da sola, parola di pilu Prodi. Quelli dell’opposizione hanno perso il pilu ma non il vizio di mestare nella nebbiosa palude prodiana. Ma il Premier è catatonico da questo punto di vista: l’Italia, l’hanno venturo avrà più soldi e meno pilu. E qui, pacato, il premier si mette a pilu contro pilu e se lo tira fuori tutto contro Dini: “A te chiedo di votare una mozione di sfiducia se vuoi davvero che io cada”.
“A me serve pilu tuo, di Mastella e quello degli alleati. Serve a far bella figura in società. Un governo senza pilu non è la stessa cosa di uno con pilu. Tutti dovete concedermelo. Infatti: “È meglio avere tutto il vostro pilu oggi o il governo con l’alopecia domani?”.
E, come il cacio sui maccheroni, arriva, una volta tanto, un segnale positivo dal Cavaliere nei confronti di Pilu Prodi, a proposito del pilu. Commenta il CavGrandUffSminchiazz: “Sì, è vero, anch’io ho avuto problemi di penuria di pilu da parte dei miei alleati, infatti, vedete com’è ridotto il mio cranio. Quindi, tutto il pilu, datelo se ne avete, per il bene dell’Italia e per il Pilu Interno Lordo”.

E con l’ultimo pilu di bontà del Cavaliere si chiude qui “la quistioni di pilu”, sapendo pure che: per un pilu avresti potuto essere: papa, presidente, onorevole, ministro, ambasciatore, generale, allenatore...
Ma accontentiamoci del nostro vecchio e amato pilu, l’unico che ci indica nel bene e nel male la strada tra tanti dubbi e affanni: pilu vecchio e anno nuovo.


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giovedì 27 dicembre 2007

Il grande killer

. giovedì 27 dicembre 2007
3 commenti
‘U zu’ Nami (traslitterazione sicula dello tsunami, sta per “lo zio Nami”), l’aveva previsto: “tempu a tempu e finisci ‘u munnu!”. Terribile profezia quella dello Zio Nami. È una meteora assassina. Il contatto previsto per gennaio 2008: potrebbe scatenare un’energia da bomba termonucleare.

Il Mondo s’interroga sulle conseguenze dell’impatto: disastroso!, è il commento unanime degli esperti.
Come possiamo difenderci da questo nemico spaziale e irreversibile?

Con salari più adeguati e relativo potere d’acquisto, riforma della Pubblica Amministrazione e poi ricerca e opere pubbliche, dice Prodi dentro un negozio di ferramenta mentre acquista bulloni e chiodi per imbullonare il suo sparuto programmino per il 2008. L’operaio Dini però gli boccia la spesa e dichiara che questa mossa sembra essere la dichiarazione di una persona che pensa che solo lui possa guidare il Paese e quindi è una pretesa che gli pare assurda. Il manovale Mastella, invece, se ne esce con una novità: al voto, al voto! Per lui solo due cose contano: andare sempre per lumache dopo aver minacciato gli alleati con il voto e liberare gli ostaggi ammalati - terminali - di mafia. E meno male che Veltroni si confronta con il Popolo, dal quale trae il sale quanto basta a calare la pasta per tutti!

Il pensiero però è sempre rivolto alla meteora assassina.
Andiamo tutti con la mente al Giudizio Universale: «È caduta, è caduta
Babilonia la grande”». «Guai, guai, immensa città,
Babilonia, possente città;
in un'ora sola è giunta la tua condanna!».
Chi potrà mai fare qualcosa per le genti minacciate?

C’è la farà il Papa a intercedere per tutti noi e non soltanto per i cristiani torturati? Vorremmo un futuro migliore, se possibile. A chi rivolgerci? A Sarkozy? Già, buono quello, che si affida ancora una volta al miliardario Vincent Bolloré per i suoi viaggi! Non è nemmeno immaginabile un presidente americano che parta per le vacanze a bordo del jet di un business man. Ma lui, sì!». Mi sa ch’è tutta invidia quella di “Le Monde”, che non ha una Carla da esibire. Allora escluso che Sarkozy ci possa dare una mano, da questo momento per tutti i francesi sarà soltanto Sarkonò. Ma la meteora s’avvicina. Cosa fare, cosa fare? Andare da Silvio?

E passare per le fauci della cerbera Sandrocchia? Mai. Meglio una meteora sulla capa. Eppoi, il GrandCavUffSminchiazz non è facile che ci riceva di questi tempi, considerato che passa mezza giornata buona a gridare “al lupo a lupo” contro quel sant’uomo del Premier. Chi ci resta? Lui, il Caput Mundi. Traianush. L’antidoto. L’imperatore Traianush, eccellente soldato più che politico, il quale riteneva che il modo migliore per risolvere i grandi problemi non stava nella politica diplomatica ma nell’usare le armi.

Traianush, impaziente di conquiste, non aspettava nemmeno il casus belli: a lui piaceva combattere subito, vis à vis, ma quando vide che l’Impero si stava allargando spropositatamente, ebbe un colpo di genio e decise di sostituire le armi con la politica. Si alleò con due capi ribelli pericolosi, oggi diremmo terroristi; uno si chiamava Partiprimatu, re dei Parti, e l’altro invece Sonotruce, imparentato con un capo sciamano introvabile. Questa alleanza tornò utile a Traianush, perché quelli s’ammazzarono in una faida religiosa e l’imperatore, stanco per l’età e per le mille avventure globali, decise di dedicarsi alla pastorizia, dove da lì a poco, l’avrebbero chiamato per il Nobel sulle culture agropastorali del suo Paese.
Siamo partiti da una probabile fine del mondo e siamo approdati al più che probabile Nobel per difetto di forma! Com’è ’sto fatto?
Inverosimile, anche perché il Pianeta vittima della meteora è Marte, noi che c’entriamo?


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mercoledì 26 dicembre 2007

Sarkozy & Bruni

. mercoledì 26 dicembre 2007
3 commenti
Nicolas Paul Stéphane Sarkozy de Nagy-Bocsa, detto anche Sarkozy, presidente della Repubblica Francese, innamorato pazzo della Carla Bruni, fa una vacanza appassionata in Egitto, insieme alla sua bella. È un amore arredato da antiche vestigia faraoniche. Cos'altro ha in serbo il Presidente latin lover? La Francia, paralizzata, attende con legittima ansia il ritorno del guerriero, che dalle sue fatiche d'amore, troverà nuove energie per la Grandeur francese. Per i derelitti delle banlieu parigina, questa notizia è una vera bomba. Hanno deciso, non appena rientra il fidanzato francese, di farsi perdonare le marachelle un po' violente del recente passato.

Ma ora il dilemma della Sfinge mi spinge a osare di più:
Sarconò!
Carla sì!



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Io no lupo. Io tigre.

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- Presidente, cosa risponde a chi le augura, come Berlusconi, di non arrivare a fine gennaio?
- Mi auguro che si sbagli. Tutti abbiamo studiato fin da bambini "al lupo al lupo al lupo". Ora basta: siamo stanchi, il lupo è stanco! Queste grida, temo, facciano molto male alla democrazia italiana. Questo volere dare il senso dell'insicurezza è un danno per tutti, mica è un danno per me! Eppoi basto già io a spandere sicurezze. In verità, in verità le dico: io non sono il Lupo! Io sono la Tigre. Già, della razza che quando scappa sbrana, e io sbrano, piano-forte, musicalmente parlando...

Ora, giunti che siamo alla fine dell'anno, vorrei dedicare questi rimasugli d'annata alla mia memoria, che ultimamente pare stia un po' in affanno; veda, non ricordo più, ad esempio, il perché gli elettori mi abbiano votato; non ricordo, anche, tutti i programmi che non ho ancora incominciato malgrado avessi sottoscritto un impegno con gli italiani, perché io non governo solo per i miei elettori ma anche per i miei alleati, che rappresentano l'altra metà del cielo. Non ricordo nemmeno la domanda che lei mi ha rivolto... ma non preoccupiamoci... siamo sereni...

Guardi, l'Italia è viva, guardi me, negli occhi, l'Italia, ri-pe-to, è-vi-va! Le dice niente tutto questo? Io per non dimenticarmelo me lo sono scritto qui, sotto il doppio mento, quello che, quando qualcuno mi lancia anatemi, si solleva fino all'orlo della fronte, e ottunde... gli improperi... Questo vale anche per i miei alleati e pure per quel figlio di durlindana di Veltroni, che, chissà che si sono detti con quel figlio di sandrocchia... dovrò convincere la maga Sircana ad avere un abboccamento con la fatidica Sandrocchia.... chissà che non ne venga fuori un bell'intruglio di culture organolettiche?

L'Italia è tutta qui. Guardi, non mi faccia altra domande. Io sono, ripeto, se-re-no. Gli italiani sono sereni, Berlusconi serenamente è convinto delle sue berlusconate, Veltroni balla el pasodoble con chiunque lo adula. Che vuole di più. Ripeto: io-sto-be-ne!


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Civitas Splendidissima

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0 commenti
Il mio problema di cittadino alle prese con i rifiuti è infinitesimale rispetto al grande problema dei rifiuti a Napoli, ma vale la pena di dargli un'occhiata, non si sa mai...

Duemilacinquecentoanni di storia per poi scoprire che la mia città oggi, 25 dicembre 2007, non è stata dismunnizzata. L’ATO ha dimenticato o ha omesso (per intercorsa festività) di svuotare i cassonetti? Non lo so. So soltanto che stamattina la città mi è apparsa come nuova. La munnizza era, è, ancora lì: non è stata rimossa. Quando è festa, è festa per tutti. È bello sapere che mentre stai concentrato sul pranzo di Natale, fuori c’è qualcosa che invece non ci dovrebbe stare. L’occhio vuole la sua parte, e magari tra una portata e l’altra, tiri fuori il naso sul balcone e vieni attanfato dalla montagna di munnizza di almeno due giorni. Magari ce n'è una collezione straordinaria nel vecchio centro storico che non vede turisti a causa di una idiosincrasia tipica di tutti gli amministratori della splendidissima, da tempo immemore alternatisi, che della Splendidissima preferiscono solo la parte cosiddetta "industriale".

La mia città si chiama “Civitas Splendidissima”. Questa frase è incisa in un reperto lapideo risalente al III-IV sec. d.C. e riveste un certo interesse perché nell’iscrizione compare per la prima volta l’epiteto (splendidissima) di cui si è fregiata la città per diversi secoli.

Ma, negli ultimi 40 anni, ricordo perfettamente che i tanti notabili, democristi, parafascisti e clericali che hanno governato la città, si sono sentiti in dovere di farsi la bocca con parole d'amore e l’hanno adornata con questo epiteto, solo parole e pochi fatti, ma la città non se n’è mai preoccupata: è sorda al richiamo delle sirene solo quando queste non pagano; sirene che non hanno mai fatto niente per la crescita culturale di questa città; qui comandano i due o tre padrini politici noti, qui le parole sono vento ma è vento solo per la gente che non conta, la città è fatta di vento, il vento è il reale principe e padrone del luogo, le parole volano, le parole non crescono umanità perché sono parole senza senso, dette da notabili sclerotici, la malavoglia è rimasta, e la munnizza è cosa nostra finché non la buttiamo fuori di casa; già, anche la mafia è munnizza, ci avevi mai pensato da questo punto di vista?

Lì, dal cassonetto in giù diventa cosa degli altri, che poi è la stessa cosa che dire cosa nostra. La munnizza è cosa nostra, è un problema del meridione, è nel nostro meccanismo culturale; non siamo capaci di liberarci dall'oppressione delle munnizze; appena abbiamo un sacchetto pieno, differenziato o no, lo prendiamo e lo buttiamo così, con un grande senso di composta soddisfazione, dentro di noi sentendoci più puliti, o lo buttiamo al volo, in corsa, da una macchina, senza fare centro, cosicché finisce tutto fuori.

Un gran pranzo è stato fatto e venne anche l'ora della digestione. Ma nessuno si è reso conto del porcile, fin dalle prime ore del giorno. Bisognava fare la corsa per le ultime cose: andare a messa, comprare il pane, prendere i cannoli e i cuccidati e il panettone. Tutti di corsa, ad abbuffarsi come Dio comanda. Nessuno ha dato distrattamente un'occhiata a questa città. Questa città non riceve amore, nessuno l'ama e ciò si vede soprattutto dal porcile che ristagna nelle antiche vie. Sarà colpa del vento, ma il vento non sempre spinge. Questa città non ha un'anima unitaria e solidale... è una bellissima città dalle intelligenze statiche interrotte...




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martedì 25 dicembre 2007

Racconti sotto l'Albero

. martedì 25 dicembre 2007
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Questa immagine qui accanto è il mio Albero di Natale!
Dove il Fuoco brucia il Mondo! Dov'è abita il Natale?
Uno show mondiale questo Natale Vaticano.
Un inseguirsi di sante parole, un braciere di bontà e solidarietà, un globo che sprizza scintille di sentimenti di pace.

L’aveva già detto Ratzinger che questa umanità ha bisogno di Dio ma che non gli trova un posto dove collocarlo.
Giuseppe e Maria, non trovando posto in un albergo, decisero di alloggiare in una stalla per far nascere il Bambinello. E qui il Papa trova una similitudine con “una società troppo occupata con sé stessa” da non poter perdere tempo in cincischie simili.
Gente di Palermo Senza Casa, siete fortunati ad avere avuto un tetto provvisorio dove stare, dopo che siete stati in Chiesa a dormire (poi sgomberati), cioè, a pregare Dio e i Prelati per un’intercessione miracolosa: il diritto ad una casa. Dalla stalla alle stelle il passo è lungo, ma il contrario c’est plus facile, mafia permettendo.

La stalla è “anche la terra maltrattata” dagli inquinamenti che l’uomo continua a rilasciare allegramente con l’ausilio di complicità politiche e della provvidenza.
Il Bambinello venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. Sofferenti, rifugiati, profughi, sappiate attendere, poiché il regno dei Cieli è più vicino, e anche se adesso nessuno vi accoglie, sorridete, sapete che la Felicità non è di questo Mondo. Ma se solo uno vi accoglierà, quell’uno sarà colui che avrà buttato la Speranza nella Via.
Ragazzi, ma se qui la Chiesa non ascolta nemmeno uno come Padre Zanotelli, il Biancovestito a chi la canta?
Nella stalla si alleva, si pasce, si munge e si cura anche la pertosse.
Nella stalla si nasce e si muore, se la stalla è tenuta lontana dalla Civile Vivenza; ma nella stalla, ovvero, nel tugurio del mondo, rinasce la speranza degli affamati, dei martoriati, degli uccisi. In questo Natale dobbiamo pregare affinché il Buio non si propaghi ancora e ci lasci chiusi fuori senza Luce.

Ieri ho parlato con una nonnina di 95. Le ho chiesto come avrebbe trascorso il Natale. Ma che dici, mi pari un po’ sbiellato! Perché, è Natale? Sì, dico io. Ma non l’hanno soppressa questa festa? No, nonna, che dici? C’è sempre. Mah, ne prendo atto. Sai nonna, nasce il Bambinello. Gesù? No. No, questo non mi risulta proprio. Come, dico io? No, ddu’ poviru picciriddu nun nasci cchiù. L’ammazzaru ‘i parrini.
Teniamo però presente che la nonnina soffre di una leggera demenza senile.


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lunedì 24 dicembre 2007

Santa ipocrisia del Natale

. lunedì 24 dicembre 2007
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Le abitudini sono dure a morire e ogni Natale non viene mai senza di esse.
AUGURI, AUGURISSIMI, GRAZIE, GRAZIE, MI STATE UBRIACANDO A FORZA DI AUGURI!
QUESTO BLOG È ALLERGICO AGLI AUGURI DI NATALE MA RICAMBIA CON UN AUGURIO SOLTANTO:
CHE POSSIATE PRESERVARVI L'INTELLIGENZA, CHE È L'UNICO STRUMENTO UMANO CHE NON COSTA NIENTE (chi ce l'ha dalla nascita è proprio un fortunato e se la usa a fin di bene fa scoppole contro gli idioti) E CHE DOBBIAMO SCAMBIARCI PER PROTEGGERCI DALLA STUPIDITÀ DEI GOVERNANTI, DALLE VERITÀ DEI CAPI RELIGIOSI, E DALLA MERCANZIA FURBA DELLE STRENNE.

È giusto che ci si riunisca sotto l'alberello, o davanti al presente o seduti davanti ad una tavola imbandita che solo a guardarla ti si sciolgono le vie del palato in mille avventure tra gusti e sapori. È bello avere un Natale che ci ricorda a TUTTI quanto siamo BUONI, oggi, e magari un pensierino, mentre ci gustiamo uno zampone alle quattro Prodate, lo rivolgiamo alla signora del piano di sopra che sta sola, poverella. È bello essere protagonisti di una tradizione così incantevole come il Natale. Noi non possiamo fare a meno del Natale, almeno una volta l'anno. Chi ci dovrebbe defraudare del nostro SANTO NATALE? Solo i cattivi tentatori, i terroristi vah! Ma noi ci abbiamo le spalle parate dalla tournée che Prodi sta facendo in MO. Commosso per l'alto valore di LIBERTÀ che i suoi soldati stanno difendendo per l'onore dell'Italia e per un Mondo più Libero, Prodi è passato dall'Iraq a Kabul e lì, sotto la neve, ha pianto. Noi ci abbiamo pure le spalle parate dal nostro Santo e Potente Alleato, gli Usa che ci dànno consigli, i migliori, su come passare le Festività natalizie a contatto di kamikaze, talebani, al qaeda e terroristi vari. A noi il Natale ci viene a trovare anno dopo anno; da oltre duemila anni il Bambinello nasce. Sarà stanco. E quelle volte che nasce è sempre lì che pensa: "Ma questi perché mi fanno nascere a ciclo continuo? Per la tradizione cattocristiana, per non farla morire, dicono. E dire che prima di me ne sono nati tanti di bambinelli ignudi e anche dopo di me. Ignudi. Ormai praticamente uccisi. Il mio augurio è che la smettano di festeggiarmi con lauti pranzi e abboffandosi come ippopotami. E il mio vicario sulla terra, che fa? Ma guarda. Sta mangiando anche lui ossibuchi e lacerti. Senti che profumi si espandono da quella Santa Tavolata. Giusto, si mantiene in forma per l'esercizio pastorale globale. Perché poi, lo so, lo sento, andrà da qualche parte nel Mondo che soffre a portare la Parola di Dio. E se questo basta a Lui, che è il Papa, basta e avanza per tutti i suoi credenti".

Ora, caro mio, questo Natale così com'è non serve, non funziona. Qualsiasi giorno dell'anno è un buon giorno per mangiare, per fare cose di bontà. Niente di speciale è questo Natale se non che fa rabbrividire le persone di buona intelligenza che non solo oggi ma sempre sono dentro il ventre molle del mondo ad aiutare, a sostenere, a sfamare, a salvare... C'è chi distrugge e c'è chi tenta di ricostruire. A prescindere dal Natale.
Cosa dice un vecchio adagio siculo: "'U Natali nun avissi a vèniri mai!".


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domenica 23 dicembre 2007

E Fassino... Fassino dov'è?

. domenica 23 dicembre 2007
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Così è la vita, uno nasce, studia, trova un lavoro remunerativo, affronta i tristi casi della vita che gli si parano davanti, magari alti e bassi a iosa ma sempre a vita alta, salda e salva; insomma, ci si sbatte come drudi per che cosa poi?
Poi sei là, affaccendato e dentro i tuoi pensieri fino a che, ad un tratto, un lampo ti sgrana gli occhi e pensi alla vita infame che ti ha tolto di mezzo un sacco di amici. E quello lì, e quell’altro là? Che fine hanno fatto? Non si vede più nessuno in giro. Dove fanno la ronda? E i migliori sul campo che ghignano? Il Prodi è in Afghanistan, commosso ed emozionato di fronte ai suoi soldati, come non lo si vedeva dai tempi antichi; il D’Alema è cena con l’ultimo Boia ancora in attività per tentare di fargli cambiare mestiere; il Cavaliere è in tintoria a farsi smacchiare la giacca inchiappettata d’uovo; Rutelli è a messa nella cappella privata del Papa; Veltroni è attivo e fa shopping natalizio, proprio il contrario di chi se ne sta sempre con le mani in mano a non fare una mazza (forse girano pochi cent); e Fassino… Fassino dov’è? Ragazzi, Fassino, vi ricordate di Fassino? Ancora un po’ e ce lo scordiamo. Niente paura. È qui il Piero, il più astuto, l’unico che ha trovato la vera pace dei sensi. Dove i pesci ti seducono, il sole non tramonta mai e t'irrobustisci!



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sabato 22 dicembre 2007

Ultima chance: il giardiniere!

. sabato 22 dicembre 2007
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Cosa fa un gruppo di gnomi mentre sta seppellendo lo gnomo più potente, il loro capo massimo? Si affligge dal dolore per così gran perdita? Assolutamente no. Sta architettando per creare un piccolo pupo che dovrà governare sul suo Paese per conto dei suoi padroni gnomi ma nessuno dovrà sapere.

Quale giardiniere dovrà accudire al giardino italiano?
A quale giardiniere lo affideremo?
Lo sceglieranno i cittadini o il gruppo ristretto di gnomi?
A questi interrogativi diamo uno sbocco.
L’Italia è un giardino – ormai quasi seccato - (pieno di giardinieri che hanno governato, anzi accudito al giardino per intere stagioni ma senza mai usare fertilizzanti). Chi sono i giardinieri veri e quelli presunti?

Fate un esercizio di memoria e provate e dirne i nomi.
Per chi non lo conosce questa è la trama del film...
In una casetta alla periferia di Washington, vive un giardiniere semplice e ingenuo, che conosce il mondo solo attraverso banali e tranquillizzanti programmi televisivi di cui è spettatore abituale.

La sua vita scorre tranquilla finché il caso non lo catapulta improvvisamente in salotti mondani della Washington che conta. Ricchi e potenti sono affascinati dal suo candore e lo scambiano per un genio.Dietro questa favola apparentemente gentile si cela una delle più feroci e pungenti satire sulla società e sulla politica contemporanea mai arrivate sul grande schermo: per capire come fa il giardiniere analfabeta ad assurgere alle vette della finanza e della politica, basta guardare chi lo circonda.

Tagliente, sarcastico, irresistibilmente divertente, questo film deve il suo fascino soprattutto alle grandi interpretazioni degli attori: Melvyn Douglas (vincitore dell’Oscar 1979 come Miglior Attore Non Protagonista per questo ruolo), Shirley MacLaine e naturalmente il leggendario Peters Sellers in una delle migliori prove della sua carriera. La regia è di Hal Ashby. (1979)


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L'uovo di Berlusconi

.
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Dopo lo stufato, l'uovo!
È troppo, diamine.
Mi si consenta, ma per fare una berlusconata, dove dovrei andare a questo punto?
Mi si dà del Puffo, mi si accrasta col treppiede e adesso mi si centra con l'uovo?
No, basta. Ero convinto che tutti gli italiani mi amassero. Non è così.
Ne prendo atto, prendo il cappello e vado.

E mai più una telefonata farò in questo paese ingrato.
Mi chiedo: cosa ho fatto per meritarmi tutto questo da voi?
Ho forse sbagliato? È sbagliato amare l'Italia in maniera estrema come l'amo io?
Da questo momento, ognuno per i fatti suoi. Non siamo più niente e straccio tutti i contratti che ho fatto con gli italiani e a te, a te ti dico: "Tu cadrai nel 2008 e precisamente a gennaio".
"Ma chi, io? Io vado avanti ancora per 60 mesi? Te capì!? Tiè, tiè e tiè!".
Tre scongiuri di quelli giusti e il Prodi se la sghigna.
Ma il problema morale resta. Chi vorrà ancora telefonare al droghiere per un chilo di sottaceti saccà col rischio di venire intercettato dal salumiere accanto che ti voleva appioppare 10 chili di mortadella di quella che si mangia Prodi?


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venerdì 21 dicembre 2007

Lo stufato di Berlusconi

. venerdì 21 dicembre 2007
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Questo cavallo è stato il cavallo più grosso che la storia ricordi. Si chiamava "Brooklyn Supreme", uno stallone purosangue belga alto m. 1.98 e con un peso di kg. 1.450. Morì all'età di 20 anni il 6 settembre 1948 a Callender nello Iowa, Usa.

La particolarità di questo cavallo è che non ha fatto parte della collezione equina del Cavaliere.



Identikit di un sottaceto Saccà.






La parola più lunga che sia apparsa nelle letteratura si trova nell'Ecclesiazuse, commedia di Aristofane (448-380 a.C.).
In greco si compone di 170 lettere, ma nell'alfabeto latino
viene translitterata in 182 lettere e suona così: "lapadotemachoselachogaleosylviuskranioleipsanodrimhypotrimmaber-
luskonkazzytosilviusphioparaomelitokatakechymenosylviuskichele-
pikossyphophattoperisteralektryonoptekephalliberluskonhazzokigklo-
peleiosylviuslagoioberluskonsiraiosylviusbaphetraganopterygon".

Il termine descrive uno stufato di rimasugli vecchi di 14 giorni.
Però se si allunga ancora, lo stufato innesca il meccanismo della retroattività e arriviamo a contare più anni che giorni di stufato.


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Lo spaccio accademico dell'ignoranza

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Premessa importante: non sono un insegnante; non sono mai stato un dipendente di scuole e ci sono entrato solo da scolaro. Non so oggi come sia strutturata la scuola e i veri problemi interni che l’affliggono. Mi scuso se il mio linguaggio non è propriamente da addetto ai lavori; so della Scuola ciò che mi arriva normalmente dalle informazioni tv, giornali e altro. Un paio di giorni fa è arrivata la notizia bomba del Ministro della Pubblica Istruzione, Fioroni, sull’ignoranza o presunta tale di una grossa fetta di giovani scolari un po’ somari.
È successo un pandemonio? Ma quando mai!
Solo in pochi, nella rete, hanno sentito il bisogno di parlarne, ognuno secondo la propria visione.
Ma l’Italia è esattamente questa: sulle notizie di un certo peso fa la gnorri, sulle disgustose telefonate tra il Bandana Nana e il Sottaceto Saccà, si prende tutto lo spazio.

Vabbè! Da persona non informata dei fatti ma coerente con il sottotitolo di questo blog e in ritardo sulle date dico anch’io qualcosa.
Da dove arriva tutta questa ignoranza?
Da una indagine internazionale Ocse-Pisa sembra sia stato accertato che i bambini italiani delle scuole elementari vengono considerati tra i migliori del mondo ma poi nel passaggio tra le scuole medie inferiori e quelle superiori si perdono completamente.
Perché, dove vanno? A pescare, ad arare, a fare i ragazzi di bottega?
Ci sono 62 quindicenni su 100 che non sanno da che cosa dipendono il giorno e la notte; che 40 ragazzi su 100 non sanno leggere un testo discontinuo e che 83 non sanno usare le informazioni che vengono loro messe sotto gli occhi. Ma come, se da piccoli sono stati considerati come i migliori?
L’Italia calante sta preparando gli ignoranti del futuro a favore di che cosa? E a discapito di quale altra?

Il boom economico del nord, negli anni 60, dotò gli italiani di quegli accessori che permisero a quella generazione di elevarsi da sottoclasse d’anteguerra a sottoclasse del dopoguerra; l’input fu dato dall’immissione nel mercato di nuovi giocattoli considerati necessari a quel tempo: le vespe, i primi elettrodomestici, le 500 fecero intrusione nella vita di una popolazione eterogenea e ancora timida nell’accettare novità di quella portata; lo sbarco sulla luna per molti fu il grande passo avanti; per altri il diavolo che se la faceva con gli americani.
Ma quel periodo fece avanzare culturalmente generazioni di italiani che ancora lamentavano grosse sacche di analfabetismo che da lì a poco, grazie anche alla Televisione, quella seria e concreta di una volta, si sarebbe praticamente estinto. Nella nostra “arretratezza culturale” la mia generazione ha avuto insegnanti di ferro che usavano rare gentilezze e guanti di ferro, non sono un disastrato conservatore, sto semplicemente dicendo a me stesso che quei due scappellotti beccati a tempo debito mi hanno aiutato a studiare e a leggere e a lasciarmi traccia di quanto andavo apprendendo. E sapevo, in quella scuola media, perché la Terra gira, in quanto tempo e come fa.

Detto questo, va da sé che il metodo attuale, differentemente dal precedente, io non lo contesto, caso mai ci sarebbero da rimuovere i lati oscuri che ogni metodo porta con sé. E questo solo gli insegnanti e gli addetti ai lavori possono saperlo.
Nella società contemporanea non c'è in atto nessun Boom economico, al contrario: c'è il Boom della recessione, delle sopravvivenza più incerta che mai, e i nostri giocattoli adesso si chiamano terrorismo, benzina, razzismo, guerre di pace, tifo, precarietà, violenze e stupri e quant'altro...

Cosa fa di questi 62 ragazzi degli ignoranti? Ma prima, chiediamoci: perché siamo arrivati a questo punto? Per indolenza? Per dati scontati? Per un ritorno d’ignoranza collettiva? Perché occorre che ci sia sempre una sacca di debosciati ignoranti che serve al sistema? Ma a quale sistema? Forse ad un sistema o casta o gruppo oligarchico che conosce le famose e decisive mille parole in più che tutti gli altri, la massa dei debosciati, non conosce (non deve conoscere) e che, quindi, se ne sta in quel territorio pseudo-umano dove, credendo di stare liberi e pasciuti, pensano di vivere pascolando nel niente. Ma ad un Paese cosciente e responsabile l’ignoranza dei suoi abitanti non solo non serve ma lo aiuta al declino inesorabile e irreversibile.

Qualche esperto, già barone del sapere, ha “denunciato” la fuga dei cervelli italiani verso altre Terre che meglio ospitano i fuggiaschi. E detto questo non si è mai fatto quasi niente se non vivere di rendita per la fortuna di avere quei rari Nobel ancora vivi e attivi.
Da questo punto di vista non si va molto lontano. Ai ragazzi non è stato insegnato che la scuola o il sapere non è una conquista facile; e nessuno ha più la voglia di fare il missionario per formare nuove culture e nuove generazioni al Paese, perché sono venute a cadere le sicurezze economiche oltre che morali; la mutanda firmata, il piercing, la libertà sessuale (meglio: l’ignoranza sessuale) sono invece facili da conquistare. Nemmeno, non conquisti nulla: ti è dato da mamma e papà, spesso troppo fragili per il mestiere di genitori, o troppo permessivi (non-oppressivi al giusto equilibrio), spesso troppo paurosi del fuori, spesso troppo assenti, o menefreghisti, oppure semplicemente ignoranti.

A me, in effetti, non è che mi freghi qualcosa se il ragazzo non sa come gira la Terra. M’interessa di più che il ragazzo e la ragazza sappiano discernere tra le cose vitali dell’umano mondo e le futilità. Questa società propende e gestisce il “sapere dei giovani” per la seconda ipotesi. E il ministro Fioroni farebbe bene a dire le cose come stanno, invece di gridare “aiuto aiuto è arrivata l’ignoranza”. Ma anche i suoi predecessori, uguali in tutto e per tutto: hanno aiutato la Scuola a depennarsi.

La Scuola ha i suoi grandi problemi che sono i problemi di tutta la nostra società. Se la Scuola è in crisi è perché la Società è in crisi. La Scuola non deve portare solo problemi economici come principali cause del declino scolastico e del relativo insegnamento; è vero pure che lo stipendio giusto aiuta a vivere tutti i lavoratori dipendenti; non dico che il missionarismo educativo debba risorgere, ma penso che all’interno del corpo insegnante le demotivazioni attingono anche dalla divisione dei settori e dalle sapienze separate che stiamo subendo tutti dentro questa società "oscura nostra età politica etica e sociale".

La divisione in Classi, che qualcuno si affanna violentemente a negare che esista ancora, è viva e vegeta, magari chiamatela con altri nomi meno paurosi, ma sempre divisione resta e lavora alla polverizzazione della Cultura del Popolo e alla Cancellazione della Memoria Storica tra generazioni. La Scuola ha questo grande compito: evitare che la Memoria della Cultura venga cancellata. Ma bisogna realmente che s'aiuti questo principio perché può non farcela. L’Italia ha in sé il tesoro di una vecchia e sapiente cultura che ha sempre meravigliato i non italiani. Ricordo una frase di Guido Viale che in un suo libro, “Ecco s’avanza uno strano soldato”, parlava di “Spaccio accademico dell’ignoranza nelle università” già negli anni '60-'70.

Altro punto dolente. A oltre 40 anni di distanza questo spacciare ignoranza per cultura, con l’aggravante della subculturanazionalpatriottica compresa di inno, sta facendo il vuoto formativo tra i giovani; il disincanto forzato per le cose essenziali – le più semplici cose della vita umana - si tramuta poi nell’uso dell’alcool, della droga, del vandalismo, del bullismo, dello stupro, sempre effettuati in branchi.

Siamo gli ultimi in tutte le cose che necessitano costruzione per il bene collettivo. E siamo i primi in altre: le giocate di pallone, le puttanerie maschili e femminili, le vergogne di cui i soliti noti ci stanno coprendo giorno dopo giorno.
A me pare una cometa senza coda questa sparata del ministro Fioroni. Se gli ignoranti servono al Sistema (presunto o reale che sia), allora siamo arrivati al punto di non ritorno, al nostro Medio Evo Contemporaneo Infimissimo.

I privilegi della Casta dei Baroni Sottuttoio devono finire, ministro Fioroni. E ai ragazzi va dato il Rispetto che meritano. Così come altri Paesi rispettano i propri giovani. Educare i ragazzi al Sapere soprattutto attraverso l’atto della conquista. Ora che l’indagine ha stabilito la malattia da curare, mancano i medici per curare il malato. È vero, ministro Fioroni?


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giovedì 20 dicembre 2007

Santippe o Flavia?

. giovedì 20 dicembre 2007
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Su Socrate, maestro di ironia e di sapienza, gli aneddoti si sprecano. Una volta, sopportando i calci che aveva ricevuti da un tale, a chi si meravigliava del suo atteggiamento paziente, rispose: «Se mi avesse preso a calci un asino, l’avrei forse condotto in giudizio?».

“Interrogato se bisognasse sposarsi o no, rispose: «In entrambi i casi, ti pentirai». È rimasto proverbiale il suo rapporto con la moglie Santippe; alla moglie che gli disse: «Tu muori innocente!», ribatté: «E tu volevi ch’io morissi colpevole?». Una volta Santippe prima l’ingiuriò, poi gli versò addosso l’acqua; egli commentò: «Non dicevo che il tuono di Santippe sarebbe finito in pioggia?». Ad Alcibiade, che gli diceva che il minaccioso brontolio di Santippe era insopportabile, replicò: «Ma io mi ci sono abituato, come se udissi il rumore incessante di un argano. E tu – soggiunse – non sopporti lo starnazzare delle oche?».

E poiché Alcibiade obiettò: «Ma esse mi producono uova e paperi!», Socrate replicò: «Ma anche a me Santippe genera figli!».
Su Romano veglia la moglie, non più la maga Sircana né, tantomeno, la sua scorta.

GdS, Giovedì 20 Dicembre 2007
ROMA. La signora Flavia tira fuori le unghie e difende il marito. Curioso episodio in piazza Colonna. Romano Prodi e la moglie stavano tornando a piedi a Palazzo Chigi dopo aver assistito al concerto di Natale nella chiesa di S. Marcello. In piazza Colonna, un’anziana signora, capelli biondi e pelliccia, apostrofa Prodi: «Cosa ci stai a fare ancora? Perché vai ancora in giro? Devi andare a casa!». Flavia ha uno scatto: lascia il braccio del marito, inforca gli occhiali, e si avvicina decisa alla contestatrice, chiedendo spiegazioni...
Poi i coniugi si sono ripresi a braccetto e sono tornati alla loro casa che, come tutti sanno, è Palazzo Chigi.

Mi chiedo: se invece della signora Flavia ci fosse stata la signora Santippe, come sarebbe andata a finire? Si sarebbe alleata con l’energumena anziana e avrebbe raddoppiata la dose d’improperi? Ma, a ‘sto punto, Prodi avrebbe dovuto essere Socrate. Sì, ma la signora Flavia, con un marito filosofo e non più Premier, come avrebbe reagito? Gli sarebbe saltata addosso solo per questo scambio d’identità?

E se si fosse creduta Lei la Premier? Mamma santissima, che confusione mi sta creando questo fatto. Bah, non mi pare, con tutto il rispetto, credo proprio che di questi tempi occorra fare molta più attenzione alle anziane energumene, che sono parecchio arrapate contro ‘sto Governo che al Governo stesso e ai suoi spavaldi decreti sulla sicurezza. Dopo questo increscioso fatto, l’Esecutivo si riunirà per discutere nuove norme sull’anzianofobia dopo che quelle sull’omofobia che hanno fatto piangere veltroni, prelati, teodem e papi, sono passate a netta maggioranza.
Viva l’Italia che trasuda!


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mercoledì 19 dicembre 2007

Politici smisurati

. mercoledì 19 dicembre 2007
6 commenti
La Casta è un universo sconosciuto in continua espansione; essa è costituita da materia e antimateria.
Per valutarne la profondità strutturale è opportuno studiare le misure dei suoi componenti.
Fra i politici smisurati si calcola che Berlusconi abbia il diametro della vita più largo fra tutti gli abitanti della Casta.
Che abbia ormai i capelli contati e che non sta più nella pelle.
Sta nelle palle.

Un altro smisurato è Andreotti, ma solo per le orecchie alla Dracula. Un padano smisurato è stato misurato durante le sue esercitazioni duresche contro la canèa romana. Uno smisurato freddo a nome Fini è stato visto nella costellazione tra Veltroni e Casini con una temperatura pari alla superficie postfascista dell'Antartico in pieno inverno. Aveva il naso rosso influenzato, partecipe anch'esso del penoso dolore per la perdita della Casa Comune delle Libertà. Uno smisurato politico leggero lo si è visto l'ultima volta prima della Fondazione del PD. Si chiamava Piero Grissino e da quando è stato nominato Inviato Speciale dell'Unione Europea nel Mondo non lo si vede, ma più che altro non lo si sente: si dorme meglio e si mangia di più. La senatrice più smisurata ancora in circolazione è la signora con l'impalcatura da Nobel permanente in testa che, al momento di votare, si attira tutte le antipatie della Casta opposta mentre Lei se la sghigna.

Lo smisurato più impunito pare che sia un certo Calderollo che non si sa perché passeggia ancora con il porcello. Lo smisurato più distante è D'Alema, che da quando ha fatto mettere in moratoria i boia, è diventato incommensurabilmente più intelligente. Zeus lo ha chiamato a sé come dispensatore di more per gli Dei corrotti e corruttori. Un altro smisurato distante è Veltroni. Distante perché ancora non è salito. Poi, dopo, si avvicinerà di più al cielo e parlerà con gli Uccelli del Paradiso. Il politico smisuratamente più vicino alla gente è Mastella. Incredibile, vero? Lo dice la Legge: Mastella è uguale per tutti! Lo smisurato più brillante è un certo Pecoraio Scanio che con Scanio Pecoronio insieme fanno una bella figura con l'occhio puntato per civetteria alla luce della telecamera. Poi c'è pure lo smisurato Di Pietro che c'azzecca sempre ovunque. Poi ancora abbiamo lo smisurato più luminoso, un certo Casini, che quando parla veramente crede in quello che dice. E il bello è che lo credo anch'io fin che lo ascolto. Ma passata la fiumana si zittisce la campana.

Lo smisurato casual, Faustinho subcomandante Bertinotti, quello dell'"io credo che" e "io penso che" e della "stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che alla mia età sono ancora casualmente Presidente qua". La smisurata pipa di pace di Marini... Lo smisurato di Collegno, no, quello era lo smemorato... sì, lo smisurato di Scandiano... Eccettuati i casi particolari delle pause per stanchezza fisiologica, vanno evidenziati tutti gli altri casi in cui lo smisurato sembra sempre più debole... più lontano ti poni da Lui, più vicino lui ti vorrebbe sentire e te e il tuo calore... pertanto ogni cosa che sfiata dalla sua bocca è sinonimo di serene angustie... è come un asteroide senza pungiglioni vagante nello spazio cinereo delle stanze del Potere ma senza un posto dove atterrare... ancora non è stato individuato... lo poseranno presto insieme a Sircana, la maga Sircana, se non vado errato.

Queste smisurazioni non sono esenti da inesattezze dato che i soggetti in questione io non li ho mai visti a meno 10 cm. da me. Però se proprio vuoi immaginarteli così o come li vedi tu, così loro ti appariranno.


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Verso la morte della Morte

.
7 commenti
Che bello, la morte è morta, anzi sta morendo, di più: cancellata definitivamente.

La moratoria, quasi una morìa, ha precisamente questo significato: sospensione della scadenza di un’obbligazione concessa per legge al sopravvenire di circostanze eccezionali. Si può dire anche per la moratoria degli esperimenti nucleari, oppure mettere in moratoria la guerra, le guerre...

Questo per avere chiaro il quadro di ciò che ha smosso l’Italia e i suoi rappresentanti a vincere una battaglia eccezionale sotto ogni punto di vista. Anche D’Alema ha guadagnato il suo legittimo posto nel piccolo Olimpo degli Statisti. Ecco il suo commento: “È il primo passo. La battaglia civile punta all’abolizione”.

Qui, di seguito, i commenti dei soliti noti:

- Un "segnale storico", per il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano;
- Romano Prodi saluta "con immensa commozione”;
- Franco Marini, presidente del Senato, si tratta di "un risultato che, ponendo l'uomo al centro, restituisce all'azione internazionale le ragioni del suo fondamento contenuto nella Dichiarazione Universale di cui ricorre il sessantesimo anniversario”;
- Walter Veltroni, segretario del Partito democratico e sindaco di una delle città - Roma - che più manifestamente ha espresso il suo ‘no' alla pena capitale, il voto dell'Onu "rappresenta un risultato importante per l'impegno di tutti coloro che difendono il diritto alla vita”;
- Gianni Vernetti, sottosegretario agli Esteri, che per un anno e mezzo ha coordinato per la Farnesina la campagna per la risoluzione sulla moratoria della pena di morte, il voto delle Nazioni unite "rappresenta un risultato storico di altissimo valore etico e politico”;
- Clemente Mastella, "segna una svolta per il futuro del mondo intero". "Come cattolico, ma anche come cittadino impegnato in politica - dice Mastella -, ho sempre creduto che la difesa della vita sia una battaglia irrinunciabile per il progresso dell'umanità”;
- Anna Finocchiaro: "coronamento di una grande battaglia di civiltà che ha visto l'Italia protagonista";
- Rosy Bindi:"forse un mondo migliore è davvero possibile";
- Lorenzo Cesa, segretario dell'Udc:"un successo dell'Italia senza distinzioni di parti";
- Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale: “anche se nessun passo è risolutivo, è comunque un passo in avanti”;
- Un commento lo pronuncia Giuliano Ferrara che, dopo quella contro la pena di morte, chiede ora una moratoria contro l'aborto, che provoca migliaia di morti all'anno.
- Un altro è di Francesco Caruso che dice che in Italia c'é una pena di morte, e "va sotto il nome di ergastolo".

Tutti commenti rispettabilissimi di fronte al tema di cui si sta discutendo a livello internazionale.

Io sono contento per questo evento e lo voglio sottolineare. Un grande passo avanti, non c'è dubbio. Poi verrà l'abolizione definitiva, si spera. Ma, nel frattempo, quest'Italia apparentemente pacifista, come la mette con le armi che vende agli stati canaglia, eccetera, e come la mette con la guerra in Iraq, in Afghanistan e in tutti i posti in cui è impegnato Bush e la sua banda: i morti di guerra vanno o no, in moratoria? I morti per fame, vanno in moratoria, i morti di sete vanno in moratoria, i morti per aids vanno in moratoria, i morti per necessità colonialista, vanno in moratoria? Le morti sono diverse a seconda dei bisogni della Politica? O per i bisogni delle Religioni? O perché gli uomini fanno fatica a comprendere dove finisce il confine dell’Ipocrisia e comincia quello della Bestialità? La morte che produce il Boia o quella che producono i Boia Guerrafondai per la loro sete insaziabile di Arricchimento, dove si differenzia.

Ma anche le morti “minori”, ivi comprese le Morti Bianche (che poi sono Rosse) e le Ragioni di chi, nella propria fede, dice che la vita è sacra sempre. Dove sta l’inganno etico? La Morte è Morte, uguale sempre in ogni circostanza. L’Italia vende armi in tutto il mondo e l’economia (dei fabbricanti di armi) si rafforza.

Vai a vedere qui e qui.
E, ora dimmi, di quale morte vanno parlando quei commentatori di cui sopra?


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martedì 18 dicembre 2007

Sconcerto di gatti

. martedì 18 dicembre 2007
4 commenti


Tenetevi pure la vostra enfasi e non strappatevene i bottoni: vi potrebbe cascare a terra! La vostra politica la diamo ai gatti!
Per molti la politica è quel luogo dove si trasforma la Libertà di un Popolo in un carcere invisibile.

Politici globali, spacciatori di Libertà, suadenti come il polline alle api, nei vostri alveari si compone distrattamente il crimine delle promesse incompiute; distratti, dagli inopportuni tradimenti che voi, di classe politica intelligente ma non per questo eccelsa, senza alcuna ovvietà di logica per questo modo di armonizzare che avete, in faccia alla più barbara rappresentazione della realtà sociale, ci state massacrando con inganni, distratti ma ad occhi aperti. Perché ci ingannate?

Chi non si riconosce in quello che non siete più, ha dato già tutto,
non sa cos'altro offrire;
col Natale e la fame sociale alle porte, ditemi quali campane si devono
ascoltare, ma anche chi le suona che faccia ha?
Quel mondo in cui si nasce con la guerra, in guerra ancora lo viviamo anche se da noi
le bombe e gli attentati sono solo un fatto da show televisivo.

Questo è un Popolo con le orecchie ben tirate a lucido, e con la mente segue
passo passo le vostre diarree che ci lasciano sbigottiti e incazzati.
Che poi dirsi l'uno contro l'altro che sei di destra o di sinistra fa solo
gli interessi delle camarille. Attenti, cari uomini, quando dite di appartenere
a qualcuno o a qualcosa. Il tempo della vita non ci concede altri
futuri e sopralluoghi di riscoperta di felicità non se ne fanno più.
La compiacenza è solo dei Signori e LorSignori, qui lo dico
in pieno Medio Evo Attuale Prossimo e Futuro.


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lunedì 17 dicembre 2007

I Lollardi d'Italia

. lunedì 17 dicembre 2007
0 commenti
Un Lollardo, tanti Lollardi, la Lollardìa. E se tornassero i lollardi? Sì, ma chi sono ‘sti lollardi? Chi sono ‘sti lollardi. Un gruppo politico e religioso che ebbe origine nel XIV° sec. in Inghilterra e che non amava per niente la Chiesa e le sue regole. Che significa questa parola? Ci sono 4 versioni diverse ma a me piace questa: dal medio inglese loller, "un pigro vagabondo, un fannullone, un mendicante fraudolento”. E così abbiamo fotografato il Lollardo. Sembra quasi di stare parlando di Mostarda. Una lollarda che mangia mostarda sarebbe poetico da vedere.

Ci sono lollardi in Italia?
Tanti. Tanti quanti? Quante sono le stelle. Sì, ma pressappoco? Circa svariati milioni. Ma chi è lollardo lo è a sua insaputa. Nemmeno il suo cane lo sa.
I puzzoni (così erano chiamati i lollardi), davano più importanza al testo delle scritture rispetto agli insegnamenti della Chiesa. Davano più importanza alle leggi scritte che a chi le interpretava a suo uso e consumo.
I lollardi sostenevano la falsità e la corruttibilità della Chiesa.
Non avevano nessun retroterra culturale né di censo.
Insomma, erano dei fetentoni che credevano che la Chiesa dovesse smetterla con la vendite delle indulgenze e abbandonare tutte le sue ricchezze.

Se i lollardi sono stati dei sovversivi? La stessa parola, lollardi, ormai desueta, insegna a piangere e a riflettere: sì, lo sono stati. Oggi, per un lollardo, sarebbe vita grama, data l'insostenibilità dalla Sua Parola. Nella tragedia del “Doctor Faustus”, il poeta Marlowe addirittura fa parlare il Papa Adriano in maniera blasfema contro presunti lollardi che gli rubano il piatto dove mangia a tradimento.
Insomma, eretici a tutti gli effetti, arsi al rogo e scomunicati.
Può essere definito lollardo uno come Prodi che si trincera dietro la Ragion di Stato per giustificarsi della mancata ospitalità al Dalai Lama? Non è un lollardo perché non è della cerchia dei premier fetentoni. È responsabile della Ragion di Stato e deve emozionare positivamente gli italiani sulle esigenze che il suo Governo ha circa le strette finanziarie a cui li sta relegando.

Uno come Berlusconi può essere definito lollardo? No, perché i veri lollardi sono puzzoni e non amano mischiarsi con la pornografia ma con le donne vestite d’intelligenza serena e creativa, di castità, insomma.
Uno come Montezemolo può trasformarsi in un lollardo o addirittura indossarne il saio? No, perché i lollardi non amavano le ricchezze di questa terra infame e soprattutto non amavano i ricchi, biondi, con gli occhi a ciuffo che fanno dichiarazioni che lasciano esterrefatti perfino i giornalisti seri.
Uno come Bush si può chiamare lollardo? No, nemmeno se mi paghi! Nemmeno di trasforo o di contrabbando. Lui ha l’unico nome in faccia al Mondo. È il nome di uno che se lo pronunci ti casca addosso una bomba. E i poveri bambini americani, quelli poveri poveri e ammalati, lo stanno ancora ringraziando per l’alto tasso di generosità mostrata nei loro confronti. Un lollardo si sarebbe presa pena e cura dei bambini poveri e ammalati. A lui la patente di lollardo proprio non c’azzecca.

Uno come Ratzinger si può far incontrare con un lollardo? Magari a sua insaputa? No, perché Ratzinger ha il fiuto del pastore tedesco e se ne accorgerebbe subito. Poi come tutti i Papi disdegna il saio sdrucito e le mani zozze. L’igiene è importante in un Papa che deve sempre palpitare in comunione di spirito con il colore della purezza. Possiamo immaginare una mangiata allo stesso tavolo tra un Biancovestito e un lollardo puzzone? No, per le cose dette prima. Al massimo potrebbe scrivere un’Enciclica sul lollardismo nascente italiano con un pensiero rivolto alle ultime generazioni che non seguano gli insegnamenti catatonici di questi eretici.

Chi vuole lollardi tra i piedi? La situazione politica della nostra società non può permettersi di fertilizzare e allevare lollardi. Già abbiamo tutte le razze di clandestini possibili e immaginabili; poi abbiamo già gli eretici nostrani e i senzadio. Quindi nessun futuro per la lollardìa in Italia. Come disse Prodi al Dalai Lama: Non ti abbiamo invitato e sei pure venuto. Mi vuoi anche parlare? Ma io non ci sono. Sono all’estero. E la Ragion di Stato è dalla mia parte.
Eppoi i lollardi è roba vecchia del 1300 o poco più. Chi se ne impipa dei lollardi, di un'altra grana, di un nuovo problema. Ma siamo ammattiti.

E poi abbiamo un grosso e improcrastinabile problema: dobbiamo lavorare tutti insieme per una riconciliazione tra le parti. La Destra e la Sinistra si devono riconciliare perché altrimenti l'Italia non va più in vacanza. Onesti e Disonesti lo devono fare per il bene del Paese. Cattolici e Musulmani ed Ebrei (dimentico qualcuno?) lo devono fare in nome della proprie Verità. Moggi si deve riconciliare col Pallone dato che è stata tutta una montatura, parola di Cavaliere.
I Tifosi si devono riconciliare con la Polizia per poter riportare i Bambini allo stadio (e non per far fare gli straordinari alle autoambulanze). Ma anche se non ce li portate e li portate invece nella Città dei Bambini è ancora meglio e vi ringrazieranno di più. Non sono uscito pazzo a causa di queste mega-riconciliazioni del tubo.

Mi piace immaginare che il giorno più lungo dell'umanità possa venire così, casualmente, mentre ci facciamo i fatti nostri e ci culliamo cazzeggiando sulle cose serie, e cogliendoci impreparati ci dica: "Lollardi, che giorno è oggi? Piove? È festa? Non ci sono più vespasiani lungo il Corso? Dove fate merenda? Non potete pagare bolletta? Siete trattati da deficienti? Vi ammazzano mentre siete applicati sul lavoro? Vi sentite inferiori per scrupolo, per falsa educazione civica, per non conoscere le leggi in vostro favore?

Che dici tu? Non ce n'è? Beh, le facciamo all'istante, solo deponete queste vecchie memorie che non aiutano. Un uomo da ogni parte lo si guardi è sempre uguale, specie se in divisa, specie se nudo. Basta immaginarselo il grand'uomo senza più divisa, nudo come dio comanda: perde subito galloni e coglioni".


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L'Italia ha un galletto in più

.
7 commenti
L'opera qui accanto, che ritrae un animale galluto con sopra un soggetto antropomorfo è di Marc Chagall, che non ha superato, suo malgrado, il gran galletto che è nel Cavaliere. E mentre Fini tenta di avanzare senza di Lui, c'è in atto una sceneggiata in Mediaset che a suggerir corna d'altri tempi neanch'essa regge al confronto. Dove una volta si regolava a pistolettate rischiando una irrisoria condanna per omicidio d'onore, adesso, in tempi più civili ci si ride sù, soprattutto in assenza di moglie (lontana).

Nel momento più cruciale delle democrazia malata Sylvius decide di non allontanarsi dal suo amato Paese e si dedica con rara filantropia alla corte della Canalis, che, a suo dire, avrebbe bisogno di uomini già fatti come lui. Lancio qui un appello a tutti gli uomini fatti e a quelli strafatti perché stiano all'erta e non perdano le speranze: per essere galanti e attraenti non basta beltà originale, prima di tutto ci vogliono gli euri del Berluska, poi la "piacenza" è un gioco da ragazzi. Stiano all'erta, così se la bella Elisabetta gli sbatte un bel no sul muso, chissà che non ci si rimedi qualcosina.

Ecco che il duello tra Fini e Berluskini sta prendendo una brutta china. La CdL è stata demolita da Sylvius e lui si deve assumere le sue responsabilità.
Ma Bondi e Cicchitto non sono d'accordo: è Fini il gran mistificatore. Si deve assumere le sue responsabilità.

Nel grande oceano delle responsabilità politiche il nostro Galletto non si perde, e tra una risata e una battutella si glorifica del suo bel Milan, campione del mondo. È insostituibile come presidente e finché c'è lui avanti così per sempre.
Se l'Italia fosse il Milan oggi sarebbe campione invidiata nel mondo delle Potenze che contano.

L'Italia come il Milan, è un bel sogno da Presidente. E con tutto il rispetto, Ancelotti premier, Maldini portavoce del Premier e Galliani al Ministero che gli è più congeniale.
L'Italia come il Milan, avrebbe un re, un viceré e uno stuolo di cortigiani poli-sportivi.
L'Italia come il Milan vincerebbe tutte le guerre, tutte le battaglie e non si ritirerebbe mai dai campi di calcio sconfitta.
L'Italia come il Milan sarebbe una certezza per il Mondo attorno. Interno e Esterno. L'Italia speriamo che sia come il Milan, vincente anche sul campo della Sportività Politica.

Perché bisogna seguire il Cavaliere? Perché ha fatto i soldi, e qualcosina ci potrebbe uscire pure per te; perché ha le idee chiare ma fa finta di non averle; perché ha il sorriso Durban's; perché è un uomo per tutte le stagioni; perché fa finta di litigare con Fini; perché ha un sogno nel cassetto ma il cassetto per ora è in disordine; perché ha la Sciura rossa di capelli; perché ha la Sandrocchia e Cecchetto (ma non mi tange punto); perché l'Italia è una duna trina e berluskina; perché ha un conto corrente aperto con il PD; perché, in fondo in fondo, è un galletto italiano, e noi italiani i galletti...


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domenica 16 dicembre 2007

Il Silenzio del Dalai Lama

. domenica 16 dicembre 2007
7 commenti
Il Dalai Lama ha dedicato un minuto di raccoglimento alle vittime della Thyssen Krupp stamane all'Auditorium di Torino dove si è recato per un incontro con la cittadinanza.

«Santità, grazie per avermi accolto calorosamente. Signori cardinali, sono nella vostra Italia! Signor Presidente, anche a Lei rivolgo la mia preghiera di uomo che viene pieno di Speranze e di Desideri. Vostra Santità, voglia prima di tutto prendere atto che io sono arrivato fin qui in punta di piedi e in silenzio me ne starò ad ascoltare le sue preghiere e i suoi sentimenti di solidarietà nei confronti del mio Paese e del mio Popolo. Sa, Santità, non ho molto da dirle mentre so che Lei ha tante cose che deve dirmi. Ma anche se non le dice, faccia soltanto un cenno con le dita o mia dia uno sguardo dalla sua santa finestra. Io capirò. Il mondo mi è testimone che l'Oppressione non ha confini e l'Isolamento mi pervade a grandi livelli. Ma, Santità, è bello rivolgersi a Lei sapendo che siamo in sottoonda di pensieri che ci travolgono e trascendono i nostri sparuti piccoli corpi. Oggi, è morto un uomo, il quinto operaio. Gli dedicherò, i miei pensieri e la mia religione, in silenzio, sicuro che anche Lei sta facendo lo stesso.».


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Che droga è la vita?

.
4 commenti
Questo post va a sostenere una importante iniziativa di questo blog sulla "lotta alle droghe".

Ho fumato nicotina dall’età di nove fino a sette anni fa. Ero arrivato anche a 60 sigarette al giorno. Poi, una mattina mi sono ritrovato davanti allo specchio, irriconoscibile e quasi in fin di vita.

Ho smesso, in modo drastico e violento. Molti mi hanno chiesto come avessi fatto: ho risposto semplicemente che la sola forza di volontà non basta se non è accompagnata da una forte dose di paura. Non la paura della vita, ma propriamente della morte. Gli amici e le giovani vite che ho conosciuto invece sono morti per la paura di vivere. Mi hanno attraversato la mente e il corpo con le loro “estasi tossiche” molti ragazzi con i quali ho lavorato per un lungo periodo nella mia isola al fatidico recupero usando il medium teatrale anche con forme dure e senza troppa pietà. Pochi, pochissimi si sono reinseriti in una “vita più normale” e tanti sono morti anche con forme violente.

La tossicodipendenza è dentro la società, è la società e i tossici ne sono i protagonisti passivi.
La tossicodipendenza è dentro al dna di certi Paesi che giocano a carte scoperte, dove vige il sistema spesso unico di società illegale che produce ricchezza solo per i cartelli mafiosi, lo dico a me stesso: paesi che producono, appoggiano, trafficano più o meno esplicitamente anche con la parte legale del proprio Paese, rendono schiavi i consumatori, le loro famiglie, una sistema intero di relazioni.
Contro questi mostri non è possibile lottare. Ma forse contro l'incultura, con pazienza e grandi sacrifici, sì.

La dipendenza tossica e la schiavitù intellettuale dai criminali produttori di tossicità non potrà liberarsi da sé se non ci liberiamo tutti dall’oppressione unica e generalizzata che l’uomo fa sull’uomo. Occorre lavoro e cultura, cultura e lavoro e ancora che è esattamente il contrario di quanto afferma la politica oggi: che la cultura è una cosa che cammina scollata dal resto...


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sabato 15 dicembre 2007

Veltronalia popolari

. sabato 15 dicembre 2007
5 commenti
Veltronius Gabalus, con la benedizione di Maximinus D’Alemius e col favore delle tenebre, diventa imperatore del Quadrante di Centrosinistra. Si sposa 5 volte con leaders diversi prima di essere eletto a pontifex maximus di tutte le galassie. Non deve nulla a nessuno; è un uomo arrivato che è arrivato dove è più bello il ciel dell’impero grazie alla sua impavida e proterva personalità che fece a tutti fessi compreso il più fiero degli avversari del Quadrante di Centrodestra.

Nella Guerra senza esclusioni di colpi del Terzo Millennio d.C. i Veltroniani hanno ripreso vigore occupando tutti i gangli della società spaziale. Armati solo del Verbo giusto e spietati con i nemici, non disdegnano esecuzioni di massa di Berlusconiani, nello splendido scenario del Colosseo, ristrutturato per le Veltronalia popolari.
I Veltroniani sono conosciuti nel Quadrante come la razza aliena la più sanguinaria e oppressiva che mai sia apparsa in questo quadrante.

I perdenti, Berlusconiani di razza pura, sono rimasti ormai solo in due: il GrandUffCazzCavSpudoratMentitor Sylvius Berluskonis e la Sandrocchia, nostromo della prima e anche della seconda ora. Sono arrivati alla fine della corsa. Questa è la sintesi della battaglia finale che li ha visti sparire per sempre dall’orizzonte politico conosciuto.

Bang! Boom! Zip zip zip fiiiuuuuu! Boom! Bang!
- Riposizionare armi!
- Capo!
- Chiudi il portello, rilascia i morsi d’attracco, motori di poppa a un ¼ d’impulso.

Bang! Boom! Zip zip zip fiiiuuuuu! Boom! Bang!
- I senatori abbordabili quanto potranno resistere a questo attacco?
- Abbastanza per vedere di cosa sono capace!
- Allora, coraggio, procediamo.

Bang! Boom! Zip zip zip fiiiuuuuu! Boom! Bang!
- Lo sparviero Veltronius ci ha agganciati!
- Manovre evasive. Schema delta!
- Capo, che cos’è lo schema delta?
- Ondeggia, per la miseria, ondeggia!
- Ondeggio?
- Sinistra e destra. Ondeggia, capito!
- Sì, ora ho il controllo. Però potevi ordinarmelo a tempo di ondeggiare a sinistra!

Bang! Boom! Zip zip zip fiiiuuuuu! Boom! Bang!
- Virare a sinistra!

Bang! Boom! Zip zip zip fiiiuuuuu! Boom! Bang!
- Fuoco!
Bang! Boom! Zip zip zip fiiiuuuuu! Boom! Bang!
- I senatori disponibili sono al 40%. Quell’incrociatore Veltroniano ci sta mettendo sotto tiro!
- Andiamo via! Andiamo via!
- Dove capo, dove?
- Dritti contro, mi consenta!
- Allora lo schema suicida!?

Bang! Boom! Zip zip zip fiiiuuuuu! Boom! Bang!
- Concentrare il fuoco sui Veltroniani!
- Capo, Veltronius ci viene addosso!
- E tu copriti col magistrato di turno!
- I senatori sono al 25%!
- Un altro colpo così e siamo spacciati.
- Sgancia, gancia. Non le tue bretelle, denari, pecunia.

Bang! Boom! Zip zip zip fiiiuuuuu! Boom! Bang!
- Niente da fare, le bretelle non si sganciano! Dobbiamo evacuare!
- Noooo! Questo noooo! Ora che il gioco cominciava a piacermi!
- Peccato, Sylvius, ormai...
- Si concentri tutto il fuoco sui senatori crociati anteriori di sinistra.
- Ormai è troppo tardi. Hanno scoperto tutto.

Bang! Boom! Zip zip zip fiiiuuuuu! Boom! Bang!
Ssssssssssssssssssssshhhhhhhhhhhhhhhhhh...
Siiiiileeeeenziiiiiooooo...

Bollettino di guerra finale: come tutte le tragiche storie dei conflitti dell’umanità, anche questa triste storia non ha né capo né coda. Del resto la fumettistica animata insegna che quando un cartone uccide un altro cartone poi si riassumono e finiscono pari e patta.

Del Cavaliere senza cavallo, si sa solo che sparì dalla circolazione.
Qualcuno dice d’averlo intravisto in groppa alla Sandrocchia battere alla porta di un convento dei carmelitani scalzi.
Ma Scalzo lui non lo era mai stato, scaltro era, questo sì.

Dichiarazione di Veltronius dopo le avventure con il Cavalier scavezzacollo.
Veltronius: "Siamo un paese che deve scrollarsi di dosso la paura di ogni cosa nuova. Io sono nuovo? Se per voi sì, per voi che avete i fondamentali (termine tecnico per calciatori) chiamerò tutti gli allenatori di A, di B e di C per rimettervi in forma. Risorgeremo più grandi e più belli che pria!". Bravo, grazie, bravo, eccetera...
Legenda: A: per ricchi; B: per mezzi ricchi o mezzi poveri; C: tutti gli altri.

Veltronius ha detto ancora: "Siamo un paese che deve scrollarsi di dosso questa specie di scimmia della paura di ogni cosa nuova che accade, perché c'è l'idea che le cose nuove debbano spaventare. Invece, se sono cose giuste, fanno bene a tutti".
Ecco un non-conservatore di cui finalmente ci si può fidare.

(Con questa Italia sulla bocca di tutti, non siamo più sicuri di niente. Non cantiamo più, non poetiamo più, non navighiamo più! Di chi fu la colpa? Però ora ci siamo riscoperti stanchi, sfiduciati, in balìa di noi stessi. Mica lo sapevamo tutto questo, ma avevamo un timido sentore. Sotto a chi tocca: chi ci governerà meglio? Lui, quell'altro...? E noi, staremo ancora a guardare?)


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venerdì 14 dicembre 2007

Gli stipendi onorevoli

. venerdì 14 dicembre 2007
5 commenti
Con l'avvento del nuovo anno ci saranno radicali cambiamenti nelle retribuzioni dei nostri Parlamentari.
Nel vertice tra Veltroni e Berlusconi si era parlato anche degli stipendi degli onorevoli. I due leader hanno convenuto che gli stipendi attuali sono scandalosi e rappresentano uno schiaffo in faccia per tutti quei cittadini che non hanno la speranza di finire il mese.

Ecco quindi la sorpresa che rende tutti felici alla vigilia del Santo Natale.
Il Papa Ratzinger ha pregato tanto affinché i due potessero trovare una sorta di simbiosi morale e politica: altro che inciuci!
Da oggi l'Italia ha un orgoglio nazional-unitario veramente rilevante e risponde a tono contro chi, oltreoceano, ci cita come un paese di indolenti, tristi, arrapati di niente e ultimi.

(Qui i vecchi stipendi).
Ecco invece le nuove tabelle degli stipendi:

STIPENDIO Euro 1.910,00 AL MESE
STIPENDIO BASE circa Euro 980,00 al mese
PORTABORSE circa Euro 1.100,00 al mese (generalmente lavavetri o rumeni, extracomunitari per obbligo di legge)
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 900,00 al mese
INDENNITÀ DI CARICA (eliminata)
TUTTE A CARICO DEL PARLAMENTARE le seguenti voci:
TELEFONO
CELLULARE
TESSERA DEL CINEMA
TESSERA TEATRO
TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA
FRANCOBOLLI
VIAGGI
AEREO NAZIONALI
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE
PISCINE E PALESTRE
FS
AEREO DI STATO
AMBASCIATE
CLINICHE
ASSICURAZIONE INFORTUNI
ASSICURAZIONE MORTE
AUTO BLU CON AUTISTA
RISTORANTE.

Revocato il diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento.
Chi non viene rieletto ritornerà al lavoro precedente fino all’apertura della sua finestra pensionistica - come tutte le persone normali.
Così facendo la classe politica non causerà al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO

(Chissà: forse si dovrà ricorrere alla precettazione di cittadini per riempire la camera e il senato)?


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Io, Annozero e Colapesce

.
14 commenti
Eravamo in tre ieri a guardare Annozero. Io e Colapesce. Annozero alle prese con i superstiti della ThyssenKrupp, grondava tensioni da ogni parte. Ascoltavamo in pace, distratti soltanto dal ciclico ripetersi del ditino del Partigiano a caccia della sua narice destra. È un vezzo o un tic, però ci riempie la serata.

Bello com’è strutturato questo Annozero; il tema della serata, messo a fuoco, ha trattato anche di me, di Colapesce, di Catania, per contrappeso di Milano e, ovviamente, al centro della questione, la sicurezza sul posto di lavoro. Poi creativo quel che basta, perché passare dalla “mancata manutenzione in fabbrica perché costa troppo ai padroni” alla questione del “controllo zero nei mercati popolari”, in questo caso Catania, è un bell’esercizio di transustanziazione d’informazione libertaria e laica. È il mancato controllo su tutto che fa della questione italiana il fondamento delle nostre sciacquate sofferenze e che permette a noi di saperne di più dalla informazione alternativa.

A specchio, il mercato ortofrutticolo a Milano, comunque ci fa sempre la sua superba figura. Intanto lì perché sono al chiuso e parlano l’italiano, anche se qua e là, si capisce che sono quasi tutti del sud. Poi perché vero è che stanno al chiuso, ma dentro ci piove. A Catania invece è tutto a contatto di cielo e si parla solo il catanese. Lì c’è il problema degli scarichi dei Tir che col piombo delle marmitte c’innaffiano le verdure; qui c’è l’ossario accatastato delle macellerie a cielo aperto che aspetta solo di essere rosicchiato dai cani e dai topi. Che bella Milano. Che bella Sicilia, in questo caso Catania. La signora catanese del piano superiore si lamenta della spazzatura, delle bancarelle, delle opzioni zero di libertà di passaggio, legittimo, che da casa sua non può nemmeno essere libera di accomodarsi fuori; più o meno come quel signore romano che con la telecamera ha filmato a Roma le affabulazioni porno dei clienti arrapati in pubblica strada.

Beh, ragazzi, neanche a Palazzo Chigi è possibile entrare senza pass. Un mio conoscente, per entrare a casa sua, abitava in rione popolare, doveva chiedere il permesso al meccanico, al vetraio, al carrozziere, al veterinario e alla macchina del vigile urbano posteggiata sul marciapiede. Non gli bastarono né ingiunzioni, né esposti, né minacce. Poi così come iniziò tutto finì, nel senso che quello morì per problemi suoi e risolse il suo problema.

Ogni tanto Colapesce mi guardava incredulo come per dirmi: “Ma veramente è questa la Sicilia? Io credevo che la mafia fosse solo a Milano”. E io: “Zitto, che Santoro sta parlando della Sicilia!”. “Sì, ma che dice? Ci presentano sempre allo stesso modo! Dove sta la differenza tra questa informazione e quella grossolana e qualunquista?”. “Che c’entra? Annozero fa il suo dovere di tv impegnata a denunciare le deficienze italiane.” “Sarà, ma ho l’impressione che quei quattro gatti spelacchiati dei razzisti del nord si stanno pisciando addosso dalla goduria nel vederci così.” “Sì, dico io, ma non è colpa di Santoro, la colpa è solo nostra che siamo fatti così, poca scuola, niente lavoro, pseudo o mafiosi del tutto e poi quando parliamo siamo completamente in balìa del nostro temperamento focoso e istintivo, rabbioso: non badiamo a quel che diciamo. Siamo fatto così!”. “Sì, ma se questa televisione è intelligente come dice di essere perché poi si scorda di riparare al danno che ha prodotto?”. “Quella, la televisione, mica è il Governo o lo Stato!”. “Sì, ma si prende i nostri soldi!”. “Annozero non fa leggi, produce solo opinione, nel senso che se sei di destra t’incazzi contro il programma, se sei di sinistra... m’incazzo lo stesso... già...”. Poi, ascoltando Travaglio che è tutta un’altra musica, un caso di rara qualità e trasparenza giornalistica, mi riprendo un attimo ma subito dopo mi ritornano i cattivi pensieri. Colapesce dice: “Questi siciliani che hanno votato per Forza Italia e per Cuffaro, di che cazzo si lamentano?”. E io: “E questi milanesi che hanno Formigoni, la Moratti e il Cavaliere, ti sembrano più intelligenti?”.

Poi capisco perché ad Annozero non c’è nebbia. A parte Travaglio, non c’è nebbia perché i problemi che ti vengono presentati sono reali e ti mettono di fronte a delle scelte di vita. Io non ho le branchie come Colapesce e quando mi si pongono problemi così vado in affanno. Perché questi problemi, presentati sottoforma di denuncia prettamente giornalistica, o li affronti alla Santoro, toccandoti la narice destra a cicli regolari, o ti dài una mazzata sulla capa e pensi a tutti gli indifferenti di questa mondo che se ne sbattono, ingrassano e fanno ciò che non sai fare tu, cioè io: fregartene. La nebbia la lasciano tutta a me che già c’ho i miei problemi di sopravvivenza. E quei poveri miei compagni di operai che paventano la dimenticanza sui loro problemi: abbiate fiducia, compagni, tutti nasciamo in questo mondo...

Colapesce se n’è andato lasciandomi solo a sfarfugliare pensieri infertili. Colapesce sarà ritornato a sostenere le fondamenta della Sicilia, che non essendo in Italia, può affondare in qualsiasi momento. Ma questo non perché è la Sicilia che vuole affondare. Solo che Colapesce, vecchio lupo di mare, quanto resisterai a tenere a galla tutti noi?


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giovedì 13 dicembre 2007

Forme organizzate d'umanoidi

. giovedì 13 dicembre 2007
0 commenti
Hamm: "Riflettete, riflettete, ormai siete al mondo, non c'è più rimedio...!".
(da: Finale di Partita, Samuel Beckett).

Già, quale rimedio alla coabitazione con altri individui migliori e peggiori di noi?Il saluto non si rifiuta nemmanco al cane; certo però che fatica mentale riuscire a salutare qualcuno di cui nemmeno ne vuoi sentir l'odore. Quando nacqui mica me lo dissero che sarei vissuto con queste miserie terrene. Man mano sono andato ad aprire i coperchi e ogni volta una sorpresa e presa di corrente. Cominci a credere che in fondo l'umanità è così per difetto di intelligenza; che se sei nato tu potevano nascere anche i Caini e gli Abeli e tutte l'altre forme di criminose tipologie d'umani: la Banda Bassotti, le famose molteplici B&B&B&B... di contemporanea convivenza.

È naturale che somigliamo ai nostri padri. I nostri antenati con la clava spesso se lo chiedevano: siamo soli in questo mondo? Siccome videro che c'erano altre bande - forme organizzate d'umanoidi - che si procacciavano cibo uccidendo animali, decisero che era venuta l'ora di fare i furbi e inventarsi per primi il Potere; prima però s'inventarono Dio: così, prima viene il Verbo che lo Strumento aiuta ad imporlo.

Dormivo come un re in questa mia valle di lacrime dove scende spesso la nebbia del lago artificiale. In questa nebbia vagano vivi e morti, in coabitazione perfetta. Dalle mie parti l'odore di mafia ad alcuni pare un confetto nuziale; per altri ha il fetore della merda fresca oppure vecchia. Ma, sai, spero di vivere fino al giorno in cui mi dirai: la mafia è stata rimossa dalla faccia della terra. Beh, mi dispiacerebbe non conviverci più; contro chi prendersela se il futuro potrebbe riservarmi pace, benessere, giorni di sole e di letizia, senza più nessun rompicazzi di dittatore, nessun leader maximo al potere, un bel vuoto di potere dove tutti si autogovernano, senza più petrolio e relativi aumenti dei costi al barile, senza più nessun soggiogato e sfruttamenti dell'uomo sull'uomo, dove finalmente abbiamo imparato a farci il fuoco da soli e coltivare la terra per i frutti naturali.

Poi ti svegli dal sogno e cominci a vedere mutande firmate, preservativi profumati, macchine blu con porci dentro. Ti casca perfino il sogno. E anche se era ad occhi aperti, è stato un bel sogno, finché è durato.
Pare proprio che non ci sia rimedio, vero Hamm?


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Baby Herman e le Stragi

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2 commenti
In memoria dei Lavoratori di Torino e di tutti i Lavoratori morti ammazzati dai Padroni e dal loro Profitto!

Lotte studentesche e autunno caldo.
Alcune cose successe nel 1969, l'anno della strage di piazza Fontana.

Nel gennaio del 1969, il PSI si scinde ancora una volta, nonostante gli sforzi di Pietro Nenni, che si dimette il 4 luglio: alla corrente di sinistra, guidata da Francesco De Martino e che sostiene la necessità di cooperare con il PCI, si contrappone la corrente di destra che, con Mauro Ferri, costituisce il PSU (partito socialista unitario).

La scissione pone fine all'esperienza di centro-sinistra. Il governo Rumor (DC), si dimette; incaricato immediatamente di costituire un nuovo governo, Rumor pensa di ricostituire una coalizione, ma il PSU e i repubblicani rifiutano di entrarvi. La DC, frazionata in un numero crescente di correnti, decide così di formare un governo monocolore che, presieduto da Mariano Rumor, entra in funzione l'11 agosto.

Subito dopo, il rinnovo dei più importanti contratti nazionali di categoria sfocia in una dura lotta sindacale - L'Autunno caldo -, con prolungati scioperi e occupazioni di fabbriche. Si creano anche nuovi strumenti di rappresentanza operaia come l'Assemblea e i Consigli di Fabbrica, in luogo delle più ristrette, famigerate e meno rappresentative Commissioni interne (sindacati padronali). Al centro delle piattaforme rivendicative vengono poste rivendicazioni nuove, che non riguardano più solo l'orario e il salario, ma la richiesta di differenti condizioni di lavoro (lotta contro la nocività) e di una diversa organizzazione del lavoro fondata sulla soppressione delle qualifiche e l'egualitarismo.

Queste rivendicazioni, sostenute anche grazie alla crescente unità fra le tre confederazioni, riecheggiano nelle pratiche assembleari e nelle parole d'ordine del Movimento Studentesco. La diretta partecipazione di settori studenteschi o dei gruppi della sinistra extraparlamentare alle lotte operaie concorre, inoltre, alla loro radicalizzazione.

Il terrorismo nero.
In questo quadro si inserisce il tentativo di destabilizzare le istituzioni e di costringere sulla difensiva il movimento operaio, messo in opera dal «terrorismo nero» in un oscuro intreccio con settori della destra politica, dei servizi segreti o di esponenti degli apparati statali.
A favorire la destra sono il timore di radicali rivolgimenti che si diffonde nell'opinione pubblica, l'acuirsi degli scontri con la polizia che provoca numerose vittime tra i manifestanti, il ricorso dell'azione violenta da parte di alcuni gruppi di estrema sinistra, la crisi che travaglia i partiti e che si riflette nella debolezza dei governi.

La catena degli attentati inizia con la strage di piazza Fontana, a Milano, il 12 dicembre 1969 con i suoi 17 morti, per la quale vengono dapprima accusati gli anarchici e continuerà negli anni immediatamente successivi fino alla strage di piazza della Loggia, a Brescia, nel 1974 - 8 morti e 103 feriti -, fino a Bologna il 2 agosto del 1980 con le 80 morti.



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mercoledì 12 dicembre 2007

Le ire dei Babbi Natale

. mercoledì 12 dicembre 2007
4 commenti
S’avvicina il Santo Natale e non ho mai visto Due Babbi Natali così irati e fuori dalla grazia di Dio. I loro Destini ormai sono incrociati e definitivi: siamo in una botte di ferro.
L’uno è adirato contro i piccoli amici del Governo per via del Vassallum che gli piace tanto ma che non piace a loro. L’altro, che gli piace tanto anche a lui, è adirato contro la Procura di Napoli perché sarebbe da questa indagato per corruzione.
Non c’è più pace né religione per i Babbi Natali in Italia, il Paese del Cattolicesimo, della Fratellanza, della Solidarietà, della Serenità.Il Natale è luce, suoni, armonie, bontà, tredicesime vuote da spendere; il Natale è una volta all’anno, ma non è sufficiente per trasformare i cattivi in buoni.

Babbo Veltroni non tollera più le malignità e dice che lui al Vassallum ci tiene perché gli garantisce il Potere che gli serve per raddrizzare le sorti del Paese. Per questo non crede alle sue orecchie mentre il piccolo Mastella e il piccolo Boselli gli tirano la giacca: “Babbo, che ci porti per Natale?”; “Berlusconi, più Fini e Casini, più lo sbarramento del 5%”. “Che bello!” – dice il Mastellino, che non capisce niente; il piccolo Boselli, più intuitivo, intuisce la presa per il cocomero e dice: “Ma allora farai cadere Romano?”; “Stai buono, che devo preparare i cornetti”; Diliberto, nei paraggi, spara la solita battuta porno: “I cornetti per Romano, vero?”; “Sentite, in fin dei conti voi siete solo ectoplasmi della seconda repubblica. E poi la croce chi la porta? Il sudario chi lo indossa? Gli inciuci chi li fa? Voi non potete permettervi di mandarci tutti al referendum.

Quindi o il Vassallum oggi o il Referendum domani! Che rispondete?”. Mastellino, che non capisce niente, urla: “Io mi dimetto domani!”. Poi si allontana in aereo per una pizza ai quattro Casini con Boselli che, dal canto suo, convinto che Veltroni stia preparando la fossa a Romano non smette di singhiozzare sulle disgrazie dei poveri parenti di Veltroni. I poveri, sempre diseredati sono.

Nel frattempo, dall’altra parte del Po, Berlusconi, sempre più accerchiato dagli sceriffi, è costretto a mandare in avanscoperta il suo l’avvocato che smentisce categoricamente tutte le cose che ha fatto il suo assistito a partire da oggi a ritroso nel tempo, e cioè prima ancora che nascesse, l’avvocato garantisce che il Cavaliere non ha fatto mai niente. L’unico che ha creato il precedente, e cioè l’onnipresente Bondi, come al solito impacciato perché innamorato, è riuscito a farlo diventare verde con un confidenziale bisbigliato: “Ma capo, ora che hai tutto, hai una posizione, hai i gazebi multipli, hai l’amicizia di Uolter, puoi diventare il viceré d’Italia, e mi combini ancora ste’ cazzate! Ma basta, là! Non ti sei stancato?”.

Il Cavaliere, inebetito, l’ha guardato a lungo e con un fil di voce: “Hai ragione, Sandrocchia, devo stare più attento la prossima volta”. “Sì, lo, che tu sei un buono, che non lo fai per cattiveria o per cupidigia; a te piace l’avventura, la fuga nei deserti dell’Arizona, l’incontro con gli altri bandoleros del Texas, gli sceriffi che ti inseguono; sì, sei rimasto tale e quale quand’eri ragazzetto, tale e quale, pure coi capelli mancanti.”. “No, quelli sono stati gli indiani che per poco non mi scotennavano per via che mi ero messo a cantare”.

Nel mentre succede tutto questo, gli Italiani fanno i loro conti con i morti sul lavoro, con la precarietà della vita, con gli scioperi che devastano, con le tredicesime fantasma, con le mafie, con le piccole cose insomma della vita, così piccole che questi grandi uomini manco le vedono, così piccole che quando li accatasti una sull'altra poi non ce la fai e gridi aiuto, alla disperazione, al bisogno dei soldi che sono tutto per la vita della gente normale e che non sono niente per questi grandi signori. Per loro i soldi sono come per noi i pidocchi. Che dici, glieli restituiamo questi pidocchi, ora che sta arrivando Natale e siamo tutti generosi?


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Corruzione sott'olio

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5 commenti
Ingredienti: 1 kg di silviolo intero (o parte di esso)
100 gr di saccà
Acqua q.b.
Olio di semi per oliare q.b.

Preparazione: bollite il silviolo con il saccà per mezz’ora, scolatelo e lavatelo con acqua corrente. Sarà dura ma provateci; col tempo s’inumidisce. Fatelo raffreddare, pulitelo, riguardatevelo e ripulitelo, diliscatelo, facendo attenzione alla dentatura che deve rimanere intatta, bianca e sorridente. Inserite i tranci del silviolo precedentemente affettato in barattoli ermetici e ricoprite con olio di semi; anche di sansa va bene, in ultima analisi. Fate sterilizzare a bagnomaria, completamente ricoperto d’acqua, per un’ora e mezza circa. Assaggiate ancora e casomai aggiungete un altro po’ di saccà, ma poco: il troppo stroppia. Fate raffreddare nella stessa acqua in cui avete lessato il silviolo e conservate in luogo fresco. Alle 13:00 in punto arriverà il cavallo azzurro cavalcato dal signor Randazzo, l’assicuratore di Johnny Stecchino, a ritirare il piatto.

Il colore Bianco è
purezza, questo è certo!
Ma il Cavaliere Azzurro
perché indossa il Bianco?
La corruzione è
una piaga umana
e una chicca tutta italiana.
La corruzione
è sinonimo
di depravazione
e immoralità.
C'è chi ne parla come
di un peccato veniale,
da passarci sopra
e depennare.
Tu che ne pensi?


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martedì 11 dicembre 2007

I due Colonnelli

. martedì 11 dicembre 2007
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Dicevano che il servizio politico non è che uno scherzetto, che in un quinquennio avrebbero smesso. Ma quando mai! Qui giocano ancora a mosca cieca! Questo gioco, originariamente giocato solo dai bambini ma ora definitivamente in mano agli onorevoli, consiste nel riuscire a prendere una mosca, accecarla e posizionarla sulla punta del naso dell'avversario politico, quindi soffiarci sù, a sputacchiamento. La mosca, che non è un insetto stupido ma soltanto fastidioso, avendo subodorato il giochino, che ti fa? Di nascosto si trasforma in un moscerino e s'infila nell'occhio sinistro di Veltroni che, unico testimone innocente del gioco, è costretto a guardare i suoi colleghi che si divertono come pazzi mentre lui ha il suo dafare a togliersi il moscerino dall'occhio. Finita l'operazione, dopo essersi purificato l'occhio, si sistema comodamente e si guarda questo video qui.



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La Cosa è grossa

.
3 commenti
La Cosa rossa è arcobaleno, provvisoriamente. (Ogni riferimento è puramente casuale, ma se ci pensi ancora su si squaglia tutto!).
Il maquillage dei Partiti lo paghiamo noi.
I Tir vogliono il gasolio meno caro.
I Pensionati una pensione più consistente.
Agli affamati è passata la sete, agli assetati la fame, agli asseaffamati ci pensa Dio.

I Barbieri non tutti rilasciano fattura.
Le fatture le fanno fattucchieri e fattucchiere.
I fattucchieri d'Italia se la spassano e fanno sberleffi in faccia ai disoccupati.
I bei mestieri antichi che non ritornano più: venditori di elastici, venditori di aceto, di corda...
Il bel mestiere dei contemporanei: venditore di fumo ad anelli perfetti...
Ho chiesto al contadino del suo podere: dice che non può abbeverare.
Lo dimostra il fatto che quel che mangi non sempre è carne.

Se il bere è un vizio la tosse stizzosa cos’è?
È vero: Hitler non faceva all’amore per conservarsi al meglio negli affari nazisti.
Mercoledì le scorte finiscono. Non createvi il panico.
Il carolavoro, il caropane, eh caromio, vedi che Italia!
La pastasciutta quando è al dente aiuta a pensare.
Se Prodi è stato prete? Chiediglielo a lui.
Ogni medaglia ha tanti clienti.
I Rubinetti non perdono. I Binetti non perdono. Ma allora non c'è bisogno dell'idraulico!

Paese che vai, Berlusconi che trovi, ma anche tutti gli altri, appostati strategicamente.
L’eredità dello zio buonanima era molto ubriaca quando uscì di casa.
Come disse il Vescovo alla Democrazia: armatevi e partite, o partiti!
Se Prodi è stato chierichetto? Chiediglielo sempre a lui.
No, non guardarlo, le sue porzioni sono sempre le più grosse.
A te succederà lo stesso dopo il voto: se ti penti sinceramente, non c’è bisogno di schiantarti al testa al muro.
Hai visto alla processione dell’Immacolata quante Dei e Dee c’erano vestiti con pellicce e gessati?
Se Fini apre al modello tedesco, il Vassallum se la ride.
Se Fini se la ride, il Vassallum ride di più.

In Parlamento c’è un dottore che cura tutti con un: “Prenda questa e vediamo come va”!
Tutt’al più dopo essersi rotto le scatole per l’anticamera le ha aperte: c’era carne vaccinata al mercurio.
La Cosa è talmente grossa che prima o poi scoppia.
La Bella Addormentata nel Bosco l’hanno fotografata mentre dormiva con uno sconosciuto.
San Giuseppe miracoloso. Padre Pio miracoloso. Matri mia chi friddu chi fa!
Amico o nemico?
Come? Non capisco!
Di destra o di sinistra?

Da questa parte della strada non sento. Aspetta che attraverso. Cazzo, che traffico!
Il prode pedone attraversatore instancabile di strade di fronte al Supremo Giudizio.
Sono qua per avere attraversato. Non fu colpa mia. E pagai 5 punti di patente.
Se Prodi da piccolo somigliava a Berlusconi? A volte davanti allo specchio, mentre tirava di spada e faceva le pose gridando: “Ah muoio!”. Poi risuscitava e di nuovo moriva. Fino ad oggi.
Chi ci salverà? Il PD!
Chi ci salverà? Il PDPDL!
Chi arriva ultimo paga pegno e rimane col culetto spiaccicato.
Ma noi che apparentemente dormiamo, per ora pare che dormiamo...


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lunedì 10 dicembre 2007

In molti casi "Le Morti Bianche"

. lunedì 10 dicembre 2007
0 commenti
Oggi è il giorno del dolore e della rabbia.

Prodi, costretto a dire tra i denti dagli eventi tragici e dal vento di tramontana abbattutosi sul suo Governo: in molti casi le imprese sono responsabili
In "molti casi" c'è l'insana abitudine, molto borghese e molto ipocrita di definire gli incidenti dei Lavoratori "morti bianche" e cito il commento di Nicola Andrucci al mio post sulla tragedia di Torino: "le parole hanno effetti devastanti, quelle sul lavoro le chiamano: "morti bianche", cosicché sembrano pulite, non sembra neppure che questa gente sia morta. Io comincerei a cambiarle queste parole, ogni volta che un uomo muore sul lavoro, diciamo che è stato assassinato, forse si smuoveranno le coscienze di tutti.

Le morti bianche, le definisce il presidente del Consiglio, Romano Prodi, tanto per gradire, a margine del vertice Ue-Africa in corso a Lisbona riferendosi alla strage di operai nell'incendio alle acciaierie Thyssen di Torino. La responsabilità delle imprese è evidente in alcuni settori, ha specificato il Presidente: "soprattutto in alcuni settori come l'edilizia abbiamo trovato in tantissimi casi la mancanza anche delle più elementari regole di sicurezza. In un anno abbiamo messo in regola 140.000 lavoratori che erano clandestini e quindi fuori da ogni regola e protezione".

In "molti casi" significa, tradotto dal prodese, che negli altri casi, cioè nella maggioranza dei casi i responsabili sono gli stessi lavoratori, vuoi per imperizia, vuoi per jella, vuoi per distrazione, vuoi mettere?
E con la ThyssenKrupp che già scuote la testa sulle cause che hanno originato la tragedia c'è poco da stare allegri sulle responsabilità. Ma qui non si chiede vendetta. E non tornano, i morti. Ma non tornano i conti, già ci sono le prime avvisaglie. La Giustizia italiana da quale parte pende?


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Propilei Vespiani

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3 commenti
L’uomo nero era quel signore misterioso che aiutava le mamme e le nonne a terrorizzare i bimbi vespi, cioè vispi, troppo vispi per calmarli.

Se torniamo indietro nel tempo, riviviamo quella nostra infanzia che ha convissuto sempre con l’uomo nero; che ci ha tenuto compagnia dalla più tenera età fino ed oltre, a volte, l’adolescenza. Se facciamo uno sforzo di memoria più profondo sentiamo ancora quella serpe del terrore incunearsi tra le vertebre e la nuca e farci rammollire a partire dalle gambe; il mio uomo nero era una mano verde, molto atipica e imprevedibile, che stava in solaio e che se invadevi il suo ti mollava dei ceffoni alla grande. Ciascuno ha avuto il suo uomo nero. Quindi possiamo dire d’aver convissuto con il terrore fin da piccoli. Siamo avvezzi al terrore così tanto che ne siamo dipendenti e schiavi.

Senza il terrore ci sentiamo smorti, andati, depressi, con la ves a precipizio, con la lingua amara e un mal di testa a pulsione nucleare. Non avevamo infatti bisogno di Al Qaeda, tanto per citare rispettosamente: il terrore ce lo abbiamo già scritto a sangue nella nostra struttura psicofisica. È invasivo oltre che infettante. E non accenna a finire. Al contrario, ha ricevuto riconoscimenti e premi che lo ingigantisce al cospetto dei comuni mortali: per lui si sono scomodati ben due Presidenti della Repubblica. Per lui, per il nostro terrore, per il nostro Gollum mollacchio, siamo disposti, quando raggiungiamo l’acme dell’apatia e del masochismo, a far notte fonda, perché il Giornalista che è in Lui è un perdigiorno attapirato, nel senso che perde il giorno per lavorare proficuamente di notte.

A cadenza annuale, come le nespole che han bisogno della paglia per maturare, lui sforna il suo libro quando tutto tace e la piazza d’Italia è vuota, nel senso che manca di infanticidi, di fratricidi, di rumenicidi: lui sforna e diffonde con i mezzi della Rai, facile così, un libro spaziale, nel senso che spazia tra duelli, corse, sfide, cambi, scontri finali, scosse, vincitori e vinti, italie spezzate e berlusconi d’italia, andreottismi cardinalizi.

Da quando si sa (?) che è anche lo zio dell’Alessandra il nostro terrore ha avuto un picco megastronzico tale che perfino i satelliti e i nostri alleati d’oltreoceano si sono catapultati sui loro calli esterrefatti, esclamando: “N’est pas possible! Un neo così?”.

Non bisogna credere però che lui non si sia accorto delle critiche e del disprezzo della gente comune che tiene gli occhi aperti, così come si è accorto delle invidie, dei salamelecchi e delle domande di prenotazione per accedere alla sua colonia privata: i famosi Propilei Vespiani. Lui, mentre gongola, sa che è meglio fare l’indiano e imbellettarsi di cerone. Mi ricorda quella geniale vignetta di Chiàppori sui mezzibusti e nei. Ora è a tutto busto e dirige il traffico tra i suoi Propilei e gli zombie del jet society, del jet politic, del jet aristocratic e cardinalitic, del jet scandalistic e alimentaric e ogni tanto, per confonderci, parla dei problemi reali della gente bassa. Ma soprattutto toglie la parola quando il gioco sta per farsi rischioso per lui. Mi sono spesso interrogato sulla scelta di quella orgasmica colonna sonora. Forse per i drammi interiori che richiama in ognuno di noi – ingiustizie contro i sudisti da parte dei capitalisti del nordamerica, non gondro i boveri negri, guello non sia mai! –; forse per le note e le armonie catartiche che Hollywood da sempre riesce a penetrare nel nostro immaginario con quel: “Via col Vento.

Ma a cavallo di Vespa!”; oggi, la vespa è un cult. Lui invece è un uppercut allo stomaco non appena appare e si mette a smanacciare e incrociar dita. Lui è un contributo vivente non indifferente alla cultura di una élite di massa ruffiana per la sua presenza pompiera e seriale; non conclude mai e lascia dubbi sui temi che propone perché altrimenti poi scoppiano collassi e infarti tra i suoi editor. Classificato come anchorman di Classe A, regge e supera il confronto, lui Neo, con il Neo di Matrix. E se sei di destra lui t’accarezza e se sei di sinistra lui t’apostrofa, ma sempre con la dolciastra pedanteria di chi sa tutti i segreti dell’interloquito. L’uomo nero non parla, sentenzia, bacchetta e, appunto punisce, togliendoti la parola. Ancora non s’è dato, che io sappia, che qualcuno sia stato sbattuto fuori dai Propilei per intemperanze anti-Neo; il giorno che succederà sicuramente suoneranno tutti i gong dello studio e se ne parlerà per un mese. E prima o dopo farà la puntata della vita parlando di sé.

Si vivisezionerà e si collocherà nel plastico del suo corpo, preparato con particolare precisione compreso di Neo, dove le parti vitali che in un essere umano normale stanno nei posti giusti, lì non trovano la giusta collocazione; infatti se si parla del cervello dobbiamo scendere fino al fegato; se vogliamo cercare il cuore andremo a scovarlo nei paraggi dell’intestino tenue e se vogliamo sapere delle famose dita li cercheremo nel naso. Scherzi a parte, di un Neo così solo la Rai se ne può approfittare. Sfruttato all’inverosimile ha giusto il tempo di incrementare gli indici suoi; si dice che sia un uomo di Potere; meglio, che il Potere utilizza il suo Potere per poterci assimilare impotenti. Si dice che si sia fatto gli affari suoi. Quando smetterà Neo? Mai, come il Mike Buongiorno, non finirà mai. Il suo obiettivo è finire con la 5° Repubblica. Controindicazioni non ce n’è, eccetto una: non aprire il suo programma.


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domenica 9 dicembre 2007

Berluskon Tanka

. domenica 9 dicembre 2007
2 commenti
Un tempo il vero popolo della Libertà si trovava accampato nella Casa delle Libertà, un bel posto davvero, in circolo, e gli anziani, Schifani e Cicchitto, si accorsero che uno dei loro era sparito: Bondi, (il suo nome), aveva legato la sua coperta azzurra intorno alla vita e stava danzando tutto solo con le mani sollevate verso i cieli azzurri. I due anziani, che d’ora in poi chiameremo “i saggi”, credettero che fosse impazzito, perciò mandarono qualcuno, l’Emilio, a scoprire di cosa si trattasse; ma anche costui legò improvvisamente la propria coperta azzurra intorno alla vita, grossa, e prese a danzare con Bondi come un invasato.

I due saggi pensarono che ciò fosse molto strano, e così andarono a vedere tutti di cosa si trattasse. Giunti che furono nell’accampamento di Arcore, Bondi smise di danzare – l’Emilio no, lui continuava coerente al tempo del ritmo dei tamburi – e spiegò loro: “Molto tempo fa lo spirito di Berluskon Tanka ci disse come comportarci con i nostri alleati, Fini e Casini; ma non siamo mai riusciti a convocare un vertice che subito c’erano Fini o Casini che non lo permettevano. Lo spirito di Berluskon Tanka essendo molto agitato, mi parlava velocemente come in un comizio, ed ebbe a rivelarmi anche di fare una federazione solo dei Popoli del Miraggio della Libertà. Ma non è stato possibile. Lo Spirito ha cercato di creare posti di lavoro in un laboratorio politico chiamato "L’Officina", ma non è stato possibile nemmeno questo...”.

Bondi, ad un tratto, commosso al pensiero d’aver avuto queste rivelazioni dallo Spirito del Tanka, s’avvicina all’Emilio e lo abbraccia commosso. I due si rimettono a danzare. Poi rismettono e fissano allucinati il cielo azzurro: hanno una visione; veramente ce l’ha solo il Bondi, mentre l’Emilio non capisce ma si adegua.
In un turbinio di luci azzurre ecco lo Spirito del Berluskon Tanka tuonare all’indirizzo di Bondi: “Tu, uomo!”.
Bondi: “Dici a me?”.
Il Tanka: “Sei uomo, tu?”.
Bondi: “Se me lo ordini, lo diventerò. Dimmi!”.
“Ordina alla Sciura di aprire 3mln. di circoli della Libertà e 5mln. di gazebi. Vai!”.
Bondi: “Ma se la Sciura mi dice: a che servono?”
Tanka: “Vai! Tu dirai: Vai! E poi dirai: Io sono lo Spirito di Colui che vi paga. Vai”.
Siccome la visione l’aveva avuta solo Bondi, ecco che gli altri, un po’ incanagliati e invidiosi se ne stavano andando, ma Bondi si prostra ai loro piedi e dice: “Berluskon Tanka è troppo incazzato! Lui ci manda a dire che se vogliamo essere aiutati dobbiamo fare esattamente le cose che ci ordina e mandare a cagare Fini, Casini e quell’altro, il Padano. Qui si fa l’Italia o si muore, anzi il Partito del Popolo della Libertà per la precisione”.

Detto questo Bondi, esausto, si rimette a danzare avviluppato nella sua coperta azzurra. Poi, un’altra visione lo interrompe bruscamente dal suo invasamento.
L’Emilio, nel frattempo, scrive le note per il Tg4.
Berluskon Tanka: “Sandrocchia, ascolta. Di’ agli amici fedeli e confalonieri che dovrete avere una buona gamba per marciare e anche il seguente materiale: una bandiera azzurra, la pelle di Fini conciata, la corteccia interna del cervello di Casini, le palle di Bossi, una bandiera tricolore, una falce e martello, no quella no, mi fate confondere, eh che pensavo a quel comunista di Veltrone, poi dovete avere sempre a portata di mano anche due capelli rossi della Sciura, una bandiera tricolore, il teschio della seconda repubblica, un gazebo moltiplicabile, una banana e per finire la fortuna sfacciata di Prodi. Con queste cosa scaramantiche andrete in giro per le città italiche dove imbonirete i potenziali Popoli della Libertà. Andate! Dite in giro che la Sinistra non vuole più quei due magistrati rompicoglioni e che ci siamo noi a difendere il Diritto”.

E mentre Bondi analizzava da un punto di vista solipsistico tutte le Spiritualità rivelate dal Tanka, ecco ancora una volta la Sua Voce Tuonare per l’aere, in milanese: “Sandrocchia! Mi sento in sintonia con la gente che mi chiede, quando mi incontra per strada, di mandare al diavolo tutti quelli che, nella nostra coalizione, non ragionano più nella direzione della concordia e dell'unità. Io istintivamente accolgo l'invito".

Detto questo, ci fu un lampo e, in un odor di fumo di crasto arrostito, si dileguò lo Spirito di Berluskon Tanka. Il Bondi & Company erano letteralmente stregati e sopraffatti dall’emozione per tali prodigi.
Solo l’Emilio scriveva il titolo per il TG4 della Sera: “Avvistato un Ufo in quel di Arcore. Aveva le sembianze dello Spirito Santo”.


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sabato 8 dicembre 2007

Le nuove figurine Panini

. sabato 8 dicembre 2007
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Le nuove figurine Panini di questo blog fanno bella mostra di sé nella prima retrospettiva dedicata ai personaggi politici che coi loro fatti e misfatti, soddisfatti, hanno contribuito alla umile posa di alcuni miei post. Quelli che non sono riusciti ad entrare in classifica avranno tutto il tempo a disposizione per rimeritarsi il posto che gli spetta. Basta lasciarli fare e avere pazienza! A patto che facciano alcune stranezze estreme, come: minacciare di restituire i privilegi acquisiti senza meriti; ripopolare i banchi del Parlamento lasciando a casa il cestino della merenda per potere continuare i lavori senza le interruzioni alimentari, cioè quelle strane assenze che hanno dato vita alle famose commissioni parlamentari dette anche dei "Compagni di Merenda"; dimettersi al primo accenno di sospetto di concussione, corruzione, bancarotta fraudolenta, rapina a tessera di partito armata e disarmata; ribadire il principio di fedeltà alle leggi della Repubblica senza ridere sotto i baffi; ritirare tutto lo stipendio per poterne dividere in parti uguali con i senzalavoro, come fece San Martino con quel suo poveretto; mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, ad esempio, far pagare le tasse a chi non le ha mai pagate, e prelevarne un pochino, ma solo un pochino a chi ha sempre dato; insomma, più cose strane produrranno, più probabilità avranno di entrate nella top ten della seconda retrospettiva. Animo, che ce la farete.


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Attaccheremo!

.
4 commenti
"Abbiamo il dovere morale di liberare il nostro popolo da questa Italia schiavista. Il potere colonialista imbecille non capisce che il popolo aspetta solo il momento per attaccare, e quel momento verrà". Attaccheremo. Quando? Quando il momento verrà.

Dumani è duminica
Tagghiamu 'a testa a Minica
Minica nun c'è
Tagghiamu 'a testa a lu re
Lu re è malatu
Tagghiamu 'a testa a lu surdatu
Lu surdatu è a la guerra
E va dduna 'u culu 'nterra...


Dato che in Italia vige ancora la Libertà d’espressione,
provatevi, ciascuno col proprio dialetto, a continuare questa filastrocca a vostro piacere.
Per partecipare, minimo due versi vanno bene: basta tenere la destra a rima, o la rima a destra.
Se riusciamo a costruire una filastrocca di senso compiuto nei vari dialetti, poi ce la stampiamo a video.


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venerdì 7 dicembre 2007

Benignità

. venerdì 7 dicembre 2007
0 commenti
Quando un paese soggiogato tenta di liberarsi viene violentemente riportato a dritta dal suo padrone.
La Cecoslovacchia, paese che non conosco, tentò le sue riforme cosiddette "Del socialismo dal volto umano" per affrancarsi dai suoi padroni sovietici che, corroborati dalla famigerata dottrina Breznev, schiacciavano sotto il loro tallone militare, ogni tentativo dei paesi satelliti di destalinizzarsi.

Cosa c’entra la Cecoslovacchia con me? Solo lo stesso periodo che comprende praticamente l’estate del ’68. Sto prestando il servizio di leva presso la caserma che accoglieva, penso tuttora, se non vado errato, il V Battaglione Genio Trasmissioni in Codroipo. Tra una ronda e una corvée, passavamo il tempo ad ascoltare "Ho scritto t'amo sulla sabbia" di Franco IV e Franco I. Chi erano costoro? Erano un gruppo composto di tutti Franchi che avevano sbancato l’estate e scassati i timpani. Ecco una cosa che m'è rimasta del '68.

Tra il 20 e il 21 d’agosto, mentre i Franchi se la cantavano i Russi invadevano la Cecoslovacchia.

La sera seguente eravamo in mensa quando il colonnello comandante entrò seguito dal suo stuolo e si dispose rigido su un tavolo per dirci imperiosamente: "Soldati, la caserma è in allarme! Lo Stato Maggiore dell'Esercito italiano mi ha informato circa l’invasione sovietica della Cecoslovacchia. La Russia è entrata in Cecoslovacchia con i carri armati. Noi, lotteremo fino all'ultimo anelito di libertà contro i comunisti – "Come? No, non si chiamava Berlusconi!"
- Continua dicendo: "Da questa sera, tripla ronda armata interna ed esterna lungo i muri della nostra amata caserma!". Poi, così com'era entrato se ne uscì.

La sera successiva mi toccò proprio la ronda esterna: la prima e unica in stato di allarme. Un sergente di giornata, un caporale di giornata e il sottoscritto. Sergente con pistola e gli altri due con moschetto 91/38 a baionetta alzata e pistola ben serrata in fondina. – Il 91 sta per 1891, anno di nascita del fucile. Il 38 sta per 1938 quando si arrivò all'adozione di nuove tipologie di munizioni. I numeri del moschetto sono antichi ma noi viaggiavamo in epoca moderna e cioè nel ’68. C’era caldo quella notte d’estate e ci stavamo rompendo i piedi quando mi viene la bella idea di aprire il discorso sui Russi, sull’invasione e su me, semplice trasmettitore-soldato, che al Car avevano istruito allo sparo con il 91/38 si e no due volte. Un trasmettitore di Morse con Franco IV e Franco I nelle orecchie che doveva difendersi e difendere la caserma dai comunisti. A me? Uno sballo, ragazzi! 91/38 contro carrarmati!? S’intavola una discussione feroce sul concetto di comunismo; l’ideologia ignorante sul tema impazzava alla grande, finché decisi di dimostrare che con una pistola e una baionetta alzata non potevamo difenderci dai Russi comunisti. Apro la fondina ed estraggo la pistola che, nel buio, era straordinariamente leggera e di... legno!!!

Il caporale, in silenzio, estrae la sua: di legno. Il sergente di giornata non prende la sua: disse che era vera ma scarica. Era uno che aveva scelto la carriera di sottufficiale. E zitto. Dei moschetti sapevamo che erano vuoti. Finimmo la ronda e mi sembrò d’aver combattuto contro mille mostri armati di coriandoli e stelle filanti. Dovevamo difendere i confini patrii con pistole di legno. Mi ero risposto tra me e me: probabilmente queste non-pistole servono ad evitare incidenti e suicidi tra i soldati. Il ’68 era entrato da poco ma ancora non ne avevamo coscienza; lo vivevamo come dentro una cartolina di buon onomastico puntellata di coroncine di fiori; ma la cosa mi fece l’effetto di una incisione del bisturi nel cervello, tant’è vero che ancora mi sovviene. Quell’Italia di allora, sicuramente ha avuto ben altre armi che un vecchio 91/38 e pistole di legno e che in caso di invasione sovietica avrebbe ben risposto (?) con il coraggio che contraddistingue i veri patrioti. Ma io che non mi sento patriota per niente, amo pensare a quanti con quelle pistole di legno che circolavano tra il minuto esercito di leva si sono chiesti se era normale credere in quella Patria e in quelle teste-di-legno che ti comandavano da sopra un tavolo da pranzo.

Quando nel gennaio del ’69 Jan Palach si suicidò per amore di Libertà, capii tutto in colpo solo.

In questi tempi bui e criminali la Benignità di Dante può aiutarci a comprendere cose che queste generazioni indolenti hanno rimosso.



L'amor che move il sole e l'altre stelle...
tanto prezioso questo verso tanto raro trovarne l'idea in questo mondo.


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ThyssenKrupp come l'Iraq

.
7 commenti
O forse sarebbe meglio dire: Torino come Nassiriya?

Le parole di un lavoratore della ThyssenKrupp:
“L’unica verità che c’è qua dentro è che questo stabilimento è stato dichiarato chiuso il 7 giugno e già pochi mesi prima e soprattutto nei mesi successivi qui dentro si è sempre lavorato in condizioni non idonee alla sicurezza personale; si è sempre pensato agli utili e alle entrate”.

Antonio Schiavone, 36 anni, morto.
Roberto Scola, 32 anni, morto.

I feriti in gravissime condizioni sono:
Angelo Laurino, 43 anni;
Bruno Santino, 26 anni;
Giuseppe De Masi, 26 anni;
Rocco Marzo, 54 anni;
Rosario Rodinò, 26 anni.

TUTTI ILLUSTRI SCONOSCIUTI,
al contrario dei “montezemoli” di turno, famosi per i loro soldi, il loro charme, i loro privilegi.

Lo Stato si è stracciato le vesti per i 19 carabinieri ammazzati in nome della Libertà dei Popoli.
Il fantomatico esercito di liberazione dai terrorismi globali non ha finito di contare i propri morti.
Lo Stato li ha dichiarati Eroi nel nome di un patriottismo che è ormai una penosa commedia di una Italia asservita agli Imperialisti americani e ai suoi alleati realmente più importanti. Ci metto nel novero gli imperialisti di casa nostra: i veri padroni del Vapore, quelli che ammazzano solo per il profitto.

Egregio Presidente della Repubblica Italiana, Lei non se ne può più uscire con queste sue parole già udite e straudite nel recente e lontano passato: “È una piaga inaccettabile”. Signor Presidente, la piaga inaccettabile è e resta soltanto l’arroganza e la voracità dei Padroni, l’immobilismo dei Sindacati, l’Accidia dei Parlamentari che non Legiferano in materia di Sicurezza, la stupidità di tutti coloro che non vogliono capire che questa Italia arretrata e volgare nel campo del Lavoro, continuerà a esercitare una nefasta pubblicità per tutti i suoi precari concittadini.

Signor Presidente della Repubblica, io sono stanco nell’enumerare i morti ammazzati dal lavoro.
Signor Presidente della Repubblica: dia un segnale forte. S’inventi qualcosa che dia speranza agli ultimi lavoratori, gli unici EROI, loro malgrado, di questa Italia lazzarona. S’inventi qualcosa che possa essere ricordata dalle nuove generazioni come un atto di grande solidarietà e di ferma coerenza perché le sue parole di circostanza possano essere sottolineate. Lei ha il dovere di difendere sul serio i Lavoratori che arricchiscono i Padroni. Io, se fossi io il Presidente, di fronte all’impossibile, prima denuncerei tutti i responsabili e poi mi dimetterei. Questo le dovevo dire. Pensi che lezione darebbe a tutti!

Qui il post di ieri.


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giovedì 6 dicembre 2007

Le lacrime di Montezemolo

. giovedì 6 dicembre 2007
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Montezemolo, alias Montebambolo per via del look, continua a stupire. Uomo di grande importanza e carisma, aperto a tutte le esternazioni, anche a quelle che fanno rabbrividire i sindacati, che fanno storcere il naso ai partiti di sinistra, che lasciano stupefatti i commentatori esteri, che lasciano fieri solo i suoi accoliti:
- È a noi imprenditori che si deve riconoscere il merito di aver fatto uscire il Paese dalla secca della crescita zero.

- Secondo Montezemolo, infatti, la ripresa dell’economia italiana è dipesa "fondamentalmente, se non esclusivamente" dalle imprese, ma in Italia "c’è un'inaccettabile cultura antindustriale".
E questo deve essere imputato al Governo, in cui "c’è una classe che ha come mestiere creare problemi agli imprenditori", e al sindacato, che "è sempre più il sindacato della pubblica amministrazione e dei fannulloni".
Ecco però che la controcultura industriale di gente così avvezza a lavorar per il bene dell'Italia e degli operai ha prodotto e produce nuovi morti.

Un giorno, quando ancora ero in Fiat, un signor Nessuno di dirigente ebbe l'ardire di mortificarci accusandoci di mancanza di cultura del lavoro solo perché volevamo un minor carico di lavoro: «Vi manca proprio a voi operai!». Se ne uscì malamente tra fischi, sputi e scioperi. Il supercarico di lavoro: una delle più gravi cause di incidenti sul lavoro. (A Termini Imerese ne abbiamo avuti di operai morti ammazzati dal lavoro).

La cultura arrogante di questi padroni alla Montezemolo non potrà mai essere rimossa finché questi signori sindacalisti che dovrebbero difendere l'onore, la dignità il salario e la VITA dei LAVORATORI, continuano solo a digrignare i denti e BASTA! Non serve! Occorre riprendere possesso della propria cultura di vita all'interno delle fabbriche, della società e contro la cultura industriale della MORTE di cui i padroni non fanno menzione.

Montezemolo ha pianto dopo che ha saputo dell’ennesimo incidente mortale a Torino con conseguenze tragiche probabilmente per altri 6 operai.

Perché bisogna stare a sentirlo ancora?
Per favore, se lo vedete ditegli di non sparar più cazzate!


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mercoledì 5 dicembre 2007

La Sicilia. Così nacque.

. mercoledì 5 dicembre 2007
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C’era una volta una fanciulla felice, che viveva in una terra così lontana nel tempo ma anche nello spazio, da perdersene il ricordo. Era davvero graziosa, con quei fili d’oro che le incorniciavano il visetto ingenuo e gli occhi che sembravano brillanti. Sicilia, questo il suo nome, era una principessa, figlia di un re e una regina che non le facevano mancare nulla.

Un giorno, si presentò un tipo dallo sguardo torvo, che sembrava ancora più cupo del mantellaccio nero che lo copriva. «Sono il Destino», disse ai regali genitori. «Vengo a portarvi un triste annuncio: un futuro crudele incombe sulla vostra diletta figlia Sicilia. Ella morirà tra le fauci del mostro chiamato Greco Levante». A sentire queste parole, la regina era scoppiata in lacrime, ma il re aveva cercato di farsi forza. E tra un colpo di tosse e un altro, necessari per nascondere il groppo in gola, gli aveva chiesto se era possibile cambiare quella tanto malvagia sorte.

Lo strano figuro aveva aggiunto che non sarebbe morta solo Sicilia: il mostro, sotto le mentite vesti di un gatto (chissà perché un gatto?), avrebbe seminato lutti e sciagure nel regno. (Qui cominciano le vere disgrazie siciliane).
La regina non smetteva di piangere, ma il re, ostentando sicurezza, continuava ad insistere per sapere se lui, il Destino, poteva indicare qualche rimedio per sfuggire a quell’orribile fine.

L’uomo dal manto nero fissandolo con uno sguardo penetrante come una lama, e scrutando nella sua anima affranta, aveva sentenziato: «È possibile salvare la tua gente... ma ad una condizione se l’accetti». «Quale?», il re aveva subito chiesto. Il Destino aveva continuato a fissarlo intensamente, tossendo per nascondere l’imbarazzo. «Quale condizione? Ti prego di rispondermi!». E quello, scuotendo la testa: «Devi sacrificare tua figlia Sicilia. Non hai scelta!». (Me l’immaginavo qualche sporco trucco). «Sacrificarla? Perché?». «Ti ho già risposto», mormorò il destino. «Sul modo, debbo rivelarti che la dovrai abbandonare al mare su una barca quando avrà compiuto l’età di 15 anni. Dovrete dimenticarla. (Più dimenticata di così!). Dopo la partenza non la vedrete mai più». Il re era affranto: «Povera figlia mia, dolce ninfa che allieti la nostra vita!», gridava al vento. Affidava queste parole alle fredde folate della sera perché portassero il suo dolore lassù, nel cielo, tra le stelle, dove qualcuno potesse fare il miracolo di esaudire le sue preghiere. «Senza di te, che ne sarà di noi? Purtroppo devo pensare alla nostra gente. Destino infame, quale feroce scelta hai voluto prendere? Perché hai deciso di farla morire?». Quello rispondeva: «Ho detto che non vedrai più tua figlia, ma Sicilia non morirà! (Meno male). Vivrà, sarà madre feconda (infatti: ne sono nati tanti che furono costretti chi emigrare per campare, chi a fare il mafioso per comandare, chi... lasciamo perdere) e le genti di tutto il mondo la cercheranno per attingere alla sua linfa vitale». (Questo è vero: tutti l’hanno sfruttata e continuano a farlo).

Il tempo era trascorso in fretta. Era purtroppo arrivato il drammatico momento voluto dal destino. Il re aveva dato, a malincuore, tra la disperazione del popolo e soprattutto della regina, la triste disposizione di calare in mare la barca.
- Da qui inizia la parte melensa, ma occorre leggerla...
Sicilia, vestita di bianco e con la testa cinta da una corona di profumati gelsomini, era pronta a dare l’addio ai genitori, al popolo e alla terra che l’aveva vista nascere, mentre, intorno alla barca, i servi caricavano pane e acqua perché sopravvivesse il più a lungo possibile. Alla fine era arrivato il terribile momento del distacco.

Grande era stato lo strazio: mentre la barca s’allontanava, si alzava il coro dei singhiozzi, delle grida di dolore che qualcuno cercava di reprimere. Sicilia sembrava non accorgersene. Con la fierezza delle anime forti e fiduciose se ne stava a prua, fissando un punto lontano, laggiù, all’orizzonte, mentre il vento l’accarezzava con le sue tiepide folate. Dalla spiaggia avevano visto la barca sparire nella fiammeggiante luce del tramonto.

La ragazza si era ritrovata sola, nel buio della notte. Paura? E perché mai? A farle compagnia c’era il mare. Per lei intonava l’eterna nenia dello sciabordìo delle onde sotto la chiglia. E poi le mille luci che brillavano lassù, nel firmamento, non erano forse le sue amiche di sempre? A quelle aveva sempre affidato i suoi sogni di fanciulla. La luna, poi, non si era fatta pregare: sul mare aveva steso un lungo tappeto argentato, quello delle grandi occasioni. Così la notte era trascorsa quasi in fretta, spinta dai colori smaglianti dell’Aurora che, con il suo grande carro, volava verso il cielo precedendo il trionfale arrivo del Sole.

La grande sfera infuocata, che riscalda e illumina la terra, le accarezzò teneramente, con i suoi caldi raggi, i capelli biondi che inghirlandavano il visetto di giovane coraggiosa. I delfini, poi, mossi a compassione per la sfortunata giovane in balia delle onde, le stavano intorno, piroettando, tra mille sbuffi d’acqua per regalarle serenità.

- Fine della parte melensa. Ora andiamo al gran finale.
Il tempo intanto passava. Il sole e la luna erano impegnati a far sentire Sicilia il meno sola possibile. Il paesaggio, tuttavia, era sempre uguale, mare e cielo, mentre le scorte cominciavano a esaurirsi. Sicilia cominciava a temere il peggio. E se non gliel’avesse fatta? (È sempre stato il nostro interrogativo angoscioso). Il sole la rincuorava con il suo calore, e lei continuò a sperare, anche quando aveva mandato giù l’ultimo sorso d’acqua che le era rimasto, seguito da quel tozzo di pane che rappresentava la fine delle scorte. Gli argentei raggi della luna avevano confortato il suo sonno: era certa di non risvegliarsi mai più. Il giorno dopo, però, il sole era tornato a destarla con una carezza più calda del solito. Per lei una lieta sorpresa quella di scoprire di non essere più in mare. La barca, infatti, si era arenata su una bianchissima spiaggia ricamata da profumati fiori. Poco distante c’era un boschetto di alberi carichi di coloratissimi frutti. Stropicciandosi gli occhi, per svegliarsi da quello che pensava essere solo un bel sogno, aveva cominciato ad incamminarsi verso l’angolo variopinto di quella terra sconosciuta. Dove si trovava? Sicilia non aveva mai visto quel luogo.

Cercava di farsi coraggio, di non avere paura. Eppure temeva che il frusciare delle fronde rivelasse la presenza di esseri malefici, mostri pronti a ghermire lei, strappata così violentemente alla vita della reggia, ai gesti affettuosi di mamma e papà. Alla fine scoppiò a piangere. La paura prese ancor di più il sopravvento su lei, quando aumentò il frusciare dei rami. Il terreno, poi, cominciò a tremare come per il violento scalpitio di un cavallo che giungeva in lontananza.
Agli occhi atterriti di Sicilia apparve un bianco destriero. (E ti pareva!) Lo cavalcava un giovane, bello, prestante e dallo sguardo gentile. (E ti ripareva! Ma non era figlio di mafioso). Alla vista della fanciulla, balzò giù dalla sella e si avvicinò. «Perché piangi? Non avere paura. Ci sono io accanto a te!». (Un illustre sconosciuto!). La voce suadente di quel cavaliere sortì il miracoloso effetto di tranquillizzarla. (Meno male). Sicilia, guardandolo bene, capì che non era un popolano. (Ma pensa un po’!). I tratti fini del viso e il modo di esprimersi compìto ne rivelavano l’origine nobile. (Verosimilmente come un savoiardo). Tale, infatti, era.

Le sorrise, accarezzandole le guance bagnate di lacrime. «Anche io sono un giovane solo! (Sorpresa!)», esordì. «Mio padre era il re di questo luogo, ma purtroppo è morto (chissà se morto ammazzato per non aver pagato il pizzo?), come mia madre e tutti gli abitanti a causa di una violenta peste. Tutti morti! (Caspiterina!). Sono l’unico sopravvissuto. Il destino (eccolo che ritorna) mi ha detto che avrei incontrato una ragazza giovane e sola, come me, e con lei avrei dovuto ripopolare questa terra». (Zuchiti e zachiti, trallallerollallà) E concluse: «Andiamo alla reggia: non sarà più vuota!». (A ‘stu prezzu! Ma questo principe, di che si cibava. Di cicoria?).

È una storia bella e romantica, che tuttavia rivela un’amara verità: e se fosse stato veramente il Destino a ridurre così la Sicilia?

(Da: Miti, riti, magia e misteri della Sicilia - Salvatore Spoto - Newton & Compton Editori, 2001)


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Inaudito attacco di Metronotte a Montecitorio

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2 commenti
UN GRUPPO DI METRONOTTE ASSEDIA MONTECITORIO

Entrate sbarrate con le forze dell'ordine a fare un cordone di sicurezza, le guardie giurate hanno fatto esplodere anche un petardo. I metronotte protestano "per evitare la loro precarizzazione", poiché sono dipendenti di una società che è emanazione di un ente morale e che ora rischia di essere...

Relazione finale di un archeo-politologo, molto tempo dopo i truci fatti.
TROVATA COLONIA DI DEPUTATI A RISCHIO ESTINZIONE
A Montecitorio, in un aula abbandonata da decenni, è stata trovata una colonia di deputati senza più amici, parenti e padrini, asserragliata nelle segrete di questo glorioso palazzo. (Ci saranno pure delle segrete a Montecitorio, spero?). Circa 180 esemplari, secondo la valutazione di una équipe di esperti archeo-politologi, più o meno quelli che erano riusciti a sfuggire alla furia devastatrice dei Metronotte in rivolta.

Si tratta della scoperta più importante degli ultimi 10 anni. La spedizione, voluta dalla OCDS (Organizzazione per la Conservazione di Deputati e Senatori), mette in risalto la capacità di resistenza di questi ultimi deputati, di cui si erano perse le tracce, dopo il grande repulisti attuato dai Metronotte incazzati perché a rischio posto di lavoro.

I Metronotte, a distanza di anni, ancora aspettano la risoluzione dei loro problemi mentre gli onorevoli ritrovati adesso stanno brindando alla loro riscoperta. Nell'esternare tutta la mia solidarietà ai lavoratori che hanno lottato per la difesa del loro posto di lavoro, non altrettanto posso gioire del ritrovamento degli onorevoli.

Ulteriori ragguagli qui, qui e qui.


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martedì 4 dicembre 2007

Tornate al catechismo!

. martedì 4 dicembre 2007
3 commenti
Jake, Elwood, ravvedetevi, è ora di tornare al catechismo!

TORNATE AL CATECHISMO!

E, già che ci andate, portatevi appresso questi qua:

PD – PRC – PDCI – SD – IDV – VERDI – Rosa nel Pugno – SDI – UDEUR
FI – AN – UDCC – LN
eccetera...


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Match: Putin - Kasparov

.
2 commenti
Garij Kasparov è stato un grande giocatore di scacchi e campione del mondo; personalità estrosa e grande combattente si è affermato soprattutto per la sua imprevedibilità e mancanza di riguardi nei confronti dell’avversario che viene psicologicamente demolito dal suo gioco; ritiratosi dalle competizioni scacchistiche, ora lotta politicamente e civilmente contro Vladimir Putin, zar di tutta la Russia.

Questa partita, la 16ª del campionato del mondo 1985, entrerà nel novero delle «immortali» e fungerà da epitaffio al regno scacchistico di Karpov.

Bianco: Karpov – Nero: Kasparov





Difesa Siciliana
(“Contro-Gambetto Kasparov”)
15 ottobre 1985

1.

e4

c5

2.

Cf3

e6

3.

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Cxd4

4.

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6.

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9.

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10.

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12.

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14.

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19.

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20.

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27.

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28.

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29.

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31.

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32.

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33.

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34.

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35.

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36.

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De3!

37.

Txd3

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38.

Cb2

Df2

39.

Cd2

Txd1+

40.

Cxd1

Te1+


Lo Zar Bianco abbandona.


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Dire, Fare, Baciare, Lettera, Testamento

.
6 commenti
Grazie Negroski per la tua sadica bontà.
Meme (che non serve) ad alzare gli ascolti e il rank!

Dire: Terribile! Manca il caffè!
Fare: Una partita a scacchi contro il mio peggior nemico!
Baciare: Mia moglie (perché l’amo).
Lettera: La 22, vecchia cara Olivetti.
Testamento: Al mio funerale (non voglio preti) accompagnatemi con le colonne sonore dei miei spettacoli teatrali...

Meme che desidero passare a questi amici:
Sale del Mondo,
Il Paradiso dei Dannati,
Rigurgito Antimafia,
Linea Gotica,
MemoRandom,
Weltall e a
La Formica.


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