mercoledì 30 aprile 2008

L'ardito di Roma, ma anche l'Alemanno furioso

Il fascismo è morto e sepolto. Il comunismo alligna sempre! L'antifascismo non è più! Fini è presidente legittimo così come lo è stato quel comunista di Bertinotti. In Italia non si capisce più a quali ideologie votarsi. E questo non va bene ad alcuni mentre va benissimo per non-fascisti e i non-comunisti. Chissà che significa alla luce di quanto sta avvenendo nel ventre molle della società italiana. Pare che i cittadini italiani abbiamo rimosso la memoria dei danni del ventennio; e certo, non essendoci più nessuno che la ricorda, a parte gli ischeletriti anniversari e le ricorrenze festaiole.

Il nuovo sindaco di Roma non è fascista, sia chiaro, e nella Città eterna nessuno corre rischi di alcun genere. Chi dice che l'Alemanno è di destra dice una non-verità: e il suo passato non può far testo perché c'è stata l'amnistia sul fascismo e la perdonanza della gente che lo ha eletto.
A sentir Cacciari, che è filosofo e un politico innegabile, non c'è nessun rischio di deriva fascista in nessuna parte d'Italia, perché la gente ha scelto per la discontinuità. Quindi, non più fascisti di destra, ma discontinuisti di destra, di centro e di sinistra. Il discontinuismo si sostituisce al fasciocomunismo. Era ora.
Ma l'Alemanno è ancor di più, anzi: lui nasce dall'esperienza dell'arditismo leghista e berlusconiana, culminante con la presa di Roma ladrona, e il suo movimento non può definirsi di destra né, tantomeno, fascista, ma si colloca con l'arditismo pragmatico di un sempre giovane alemanno che ha fatto fuori con il suo gusto per la sfida macha e il rischio da ultima frontiera, Rutelli & Co.

A Roma ora regna l'Ardito alemanno. Furioso perché? Perché quando gli ricordano il suo passato, s'infuria! E quell'immagine sarà il suo simbolo municipale.
Dice, e con i saluti romani come la mettiamo? Niente, fa parte della genesi e dell'ambiguità dell'arditismo: da una parte una improcrastinabile voglia di esercizio fisico (muovere a paletta il braccio destro); dall'altra, il sottile fascino della sfinge fascista che in quel gesto della mano alzata, estrinseca tutto il suo essere. E resterà sempre nella mente della Sinistra e dei cittadini romani l'atroce dubbio: ma Alemanno è fascista o no? Ma poi, che cce frega, alla fine!

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I ciufili caldi del generale Buster

Ma questi trecentomila uomini caldi caldi, Bossi dove li tiene? In qualche cantina austriaca? Questi 300 mila, pronti allo scontro, dove li addestra? In Val Padana, tra le nebbie, così che nessuno li scorga?
E questi ciufili caldi puntati verso una Sinistra inesistente, cosa smaronano? Palle verdi di speranza?
Cos’è, la vis comica di Bossi o il niente creativo in fatto di ragionamenti di politica?
Insomma, se hai da sparlare sparla e facci vedere di che sei capace, ma smettila con queste minacchierie, senatur. Oppure dicci che vuoi chiaramente, che l'Italia sta aspettando.

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martedì 29 aprile 2008

La miopia di Ronaldo

Dopo la disavventura con i viados a Ronaldo sono stati consigliati un paio d'occhiali speciali, per calciatori: gli occhiali ANTISVISTA, che si possono utilizzare sia per inquadrare meglio i viados al fine di dribblarli sia sui campi di calcio per inquadrare la rete e fare goal!

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La mano di Dio su san Francesco Rutelli

Che strana questa sconfitta rutellesca, conoscendo quanto sia pio l’uomo, quanta fede ripone (o ha riposto) verso i suoi angeli custodi. Vuoi vedere che la mano di Dio si è sciolta dall’abbraccio vetero democristiano romanesco per premiare l’algido alemanno?
Dicono che la colpa da spartire sia alla pari all’interno del PD. Ma la mano di Dio li aveva già colpiti a morte neanche 15 giorni fa; chi non ha votato per San Francesco allora? Tutti quelli che hanno votato per Zingaretti e Alemanno, ovvio. Ma Zingaretti e Alemanno non sono su versanti opposti? Sì. E allora, chi ha trombato Rutelli per accidere Veltroni? Ma tutti quelli del Paso Doble Democratico, ovvio. Un po', però anche gli assenteisti di sinistra.

Dio, che vede e prevede, e che soprattutto ricorda i bei tempi di quando il centrosinistra era più ateo di oggi, ha deviato le mani, le menti e i corpi di chi voleva votare per San Francesco Rutelli, salvandolo così da sé stesso.

“Non è possibile che Alemanno abbia preso centomila voti in più e noi 70 mila in meno, qui i conti non tornano”, dice il ministro del tesoro di Rutelli che non si rende conto che la catastrofe è originata dalla mano di Dio e che quindi nessuno gli può fare causa. Ma intanto in pubblico san Francesco piange sulle sue disgrazie elettorali, ma in privato sghignazza, intimamente ieratico, a più non posso con il pensiero rivolto all’Alemanno: “Io mi sono salvato, tu no! E sono cazzi tua! Io, è giusto che mi autocomplimenti con me stesso accendendo lumi al contempo all’imponderabile padreterno per la grazia accordatami di avermi lasciato al palo, tranquillo, a badare ai fatti miei. In effetti, dentro di me, non sentivo tutta questa smania di fare il sindaco”.

“Io mi sono candidato per fare un piacere a Walter più che a me stesso, e sono andato avanti solo perché avevo ricevuto da più parti garanzie di supporto morale e sostegno politico che andavano ad aggiungersi al sostegno che la Chiesa di Roma già di suo mi donava. Avete visto il diabolico baffetto da qualche parte? E il lottatore di sumo? Con loro farò i conti dopo, santamente. Ma io, giuro, sono stanco di fare le corse per gli altri e non vedo l’ora di abbandonare tutti al loro destino come tutti mi hanno abbandonato al mio. Niente vendette, niente cataplasmi e come dice Veltroni, se c’è da aggiustare la sconfitta, la aggiusteremo a colpito di innovazioni, ma non contate su di me, per le rivoluzioni. Da questo momento mi limiterò a fare soltanto il senatore. Punto. E se chiedete di me, vi risponderanno: San Francesco? Nella stanza del senatore!”.

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lunedì 28 aprile 2008

4 - Gli ultimi vagiti da signorino del signor B

Fra pochi giorni il presidente Napolitano aprirà le consultazioni che, come ben sappiamo, risulteranno brevi, a causa della liquefazione di alcuni partiti.
Il promesso sposo convolerà a nozze da quel galantuomo che è e gli Italiani udranno e vedranno cose che nemmeno la buonanima immaginava.

Il signor B è finalmente chiamato all’appuntamento più importante e cruciale della sua carriera politica; muoverà i primi passi da statista. In questa galoppata verso il massimo colle sarà accompagnato dall’abituale bandana e dal sorriso a quattro ganasce a tutti ormai noto. E sarà un uomo nuovo quello che governerà l’Italia. Il suo primo pensiero, quello di ripulire la Campania e Napoli dagli immondi rifiuti, è in cima alla sua agenda; talmente in cima che per toccarlo con mano deve salire su per una scaletta a forbice.

Il signor B è atteso ad amministrare questo Paese da uomini che sono in grandi ambasce: riuscirà davvero?; lo faranno governare fino all'ultimo?; ormai l’uomo è maturo come un fior di loto, e se tutto andrà come si prevede cadrà a fagiolo e si scafazzerà al suolo, presto gli Italiani usciranno dal tunnellellelle del disossamentoooo.
La statura dello statista non ne risentirà punto dato che non all’altezza si guarda, ma alla immanità dei Grandi ideali di Libertà e di Fratellanza.
Sia concesso all’Italia, che il signor B ha l'orgoglio di governare, questa forza della natura che si chiama Forza Italia, le sia concessa questa bolla di Felicità.
Il Partito delle Libertà porta con sé questa grande novità di concretezza e di primizie: nuovi profumi all’orizzonte si profilano e si prefigurano sensazioni di eterna agiatezza per tutti.
Son finite le giornate grigie; incominciano le giornate che vedranno l’equinozio di primavera assurgere a nuova festa nazionale, civile e anche… religiosa.
Melius abundare quam deficere!

Una festa che durerà una settimana e che vedrà il Colosseo riaprire i suoi spazi e riammettere al suo seno i cittadini liberi e felici, contenti e sereni, ricchi e superbi, biondi di capelli e azzurri di occhi. Folle di padani, simili ai fedeli di Padre Pio, caleranno novelli galli in Roma e ci sarà la pace tra lanzichenecchi e papalini.
Il Colosseo, degno testimone della futura Repubblica presidenziale, già ride ai futuri fasti.
Ne sarete degni voi?

L’ora segnata dal destino che batte sulla capa della nostra Patria sopraggiunge fatidica e senza por tregua in mezzo: il signor B vincerà la scommessa che la sinistra non ha mai saputo portare fino in fondo e non vorrà gratitudine futura, ma un marmoreo busto sarà sufficiente a ricordarlo e nei nuovi libri di storia che saranno riscritti rapidamente e posti in vendita nelle bancarelle al prezzo irrisorio di € 2.00 più Iva, emergerà gigantesca una fototessera come da immagine.

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Bisogno di acqua?

Ma nel 2025 come saremo?

Per i 7500 milioni di abitanti della Terra del 2025, oltre al cibo, l’altra grande «materia» naturale sarà costituita dall’acqua. Sul pianeta Terra, fra oceani e continenti, si trova una riserva, uno stock, di ca. 1400 milioni di km³ (1 km³ pari a 1 miliardo di tonnellate) di acqua; la maggior parte si trova nei mari e negli oceani sotto forma di acqua salina, inutilizzabile dagli esseri umani; il 3% di tutta l’acqua del pianeta è presente sotto forma di acqua dolce, priva o povera di sali, ma la maggior parte di questa è allo stato solido, nei ghiacciai polari o di montagna.

Resta una frazione, ca. 10 milioni di km³, di acqua dolce liquida nel sottosuolo, nei laghi, nei fiumi; questi grandi serbatoi naturali si trovano in gran parte in zone difficilmente accessibili, per cui si può contare su una disponibilità di acqua dolce relativamente accessibile, utilizzabile per le case e le città e i campi, fra 1 e 3 milioni di km³. Si tratta di acqua che viene reintegrata ogni anno attraverso il ciclo delle piogge. Va notato che c’è, anche in questo caso, una grandissima confusione nelle stime e ben poco accordo fra gli specialisti.

L’acqua serve per soddisfare i bisogni alimentari e di igiene personale e domestica, in quantità molto variabili, fra i 10 e i 100 m³/anno per persona; questi usi, da soli, richiederebbero verso il 2025, fra 70 e 800 km³/anno. Ma l’agricoltura è il principale settore che assorbe acqua. Anche qui le stime variano molto a seconda delle condizioni climatiche, delle specie coltivate, ecc. Nel caso dei cereali in colture irrigate si può calcolare un «costo in acqua» di ca. 500 m³/t di cereali. Una parte di quest’acqua viene restituita alle falde sotterranee e una parte va «perduta» per evaporazione. Calcolando che solo una parte delle colture agricole siano irrigate, si può stimare che l’agricoltura richieda, nel 2025, da 200 a 2000 km³/anno di acqua.

Non ci sono dati sui «consumi» di acqua nelle varie attività industriali, alcune delle quali usano l’acqua soltanto a fini di raffreddamento e la restituiscono nei corpi naturali da cui l’hanno prelevata (fiumi, laghi, mare) nella stessa quantità e soltanto con una più elevata temperatura (una forma di inquinamento termico).

Ma il principale problema dell’acqua sta nel fatto che gli usi domestici e urbani, industriali e agricoli, restituiscono nei corpi riceventi naturali acqua sempre addizionata con, e contaminata da, sostanze che non solo ne rendono difficile o impossibile l’uso successivo, a valle, ma che si disperdono e contaminano volumi grandissimi di altra acqua. Siamo quindi di fronte a una crescente domanda di acqua dolce e a un crescente impoverimento della qualità delle riserve della stessa acqua dolce. Il problema tende ad aggravarsi, per cui negli anni che ci separano dal 2025 saranno intraprese azioni dirette a una revisione dei consumi di acqua, a modificazioni dei cicli produttivi e delle pratiche agricole e zootecniche in modo da diminuire la quantità di acqua prelevata dai corpi idrici naturali e l’inquinamento delle riserve idriche. Azioni intraprese non tanto per rispetto delle risorse naturali, quanto per evitare i crescenti costi che la scarsità di acqua imporrà alle persone e alle imprese agricole e industriali.

L’aumento della quantità e il miglioramento della qualità dell’acqua disponibile per usi igienici e domestici sono particolarmente importanti e indispensabili nei Paesi del sud del mondo per sconfiggere molte malattie portate dall’acqua contaminata. Negli anni intorno al 2025 avranno un crescente ruolo i processi che permettono di ottenere acqua dolce dal mare o dalle acque salmastre mediante dissalazione; tali processi, pur richiedendo energia, consentono di «fabbricare» nuova acqua dolce da acqua oggi inutilizzabile, con tecniche già nel 2000 ben note e perfezionabili, anche ricorrendo a fonti di energia rinnovabili.

Crescente importanza avranno le iniziative nazionali e internazionali per il governo delle risorse idriche sulla base delle uniche realtà territoriali sensate che sono i «bacini idrografici». Poiché i confini politici e amministrativi degli Stati e delle regioni non coincidono quasi mai con quelli dei bacini idrografici, segnati dalla natura e rappresentati dagli spartiacque, tanto che molti bacini idrografici si estendono in diversi Paesi, le nuove iniziative richiederanno una svolta radicale nei rapporti giuridici internazionali ispirati a solidarietà e collaborazione fra Paesi in cui ricadono pezzi dello stesso bacini idrografico.

Ma nel 2025 come ci arriveremo?

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domenica 27 aprile 2008

È stato un beel week-end, Boob!

Il governo-pilota, all'ultima curva del circuito è andato a sbattere contro il guard rail, capovolgendosi lateralmente e iniziando male il suo giro di governo, proprio sotto la segnaletica: Emergenza Rifiuti e Precarietà Sociale.
Serafici piloti da invidiare: gli succede di tutto, catafottono la macchine, distruggono milioni di euro, ma per loro è sempre un beel week-end! Più o meno come i politici: vincono o perdono, e per loro è sempre festa!

Ho rotto la macchina, è scoppiata la gomma, s’è sfilato il guanto, ma è stato un beel week-end, Boob!
S’è rotto il freno, il paraurti è volato, la benzina è finita, ma è stato un beel week-end, Boob!
Sono arrivato lungo in curva, s’è rotto l’alettone, s’è scassata la presa d’aria, ma è stato un beel week-end, Boob!
S’è guastato il volante, s’è sfilato il guanto, un problema elettromeccanico, ma è stato un beel week-end, Boob!
S’è disunita la punta del musetto, s’è infilata una pagliuzza nel motore, ma è stato un beel week-end, Boob!
Ho forato una gomma, è finita la benzina prima del tempo, ho lottato contro la jella, ma è stato un beel week-end, Boob!
Problemi con l’aerodinamica, problemi con lo spinterogeno, problemi con il biberon della bibita, ma è stato un beel week-end, Boob!
Abbiamo avuto dei problemi alle gomme, abbiamo avuto dei problemi al cofano, ma è stato un beel week-end, Boob!
Mi sono infilato diritto dentro le gomme di protezione, mi sono beccato un trauma craniale, ma è stato un beel week-end, Boob!
Meno male.
Laonde si deduce, che se avesse vinto, sarebbe stato un disgraziatissimo week-end, Boob!
Infatti la stessa cosa ha detto Veltroni dopo la batosta elettorale: “È stato un beel week-end, poorc!”.

Mentre il neo-premier, rincarando la dose, ha detto: “Uomo senza vittoria, è immagine di niente ma femmina con pecunia è immagine di vita, veero Boond!?”,
Boond annuì, ma senza afferrarne il significato.

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3 - I fucili del signor B

Il neo-premier ha così creduto, con questo gesto, di rendere un servizio alla nazione e uno all'amico suo.
Cosa credi che significasse quel gesto minaccioso e foriero di sventure? Niente di che preoccuparsi. Era solo il semplice gesto di un uomo che ama scherzare populisticamente. Il gesto della corna, il gesto del fucile, la strizzatina di palle e anche lo schiaffo del soldato sono perdonabili goliardate del suo immane repertorio estetico.

E puntare un'arma scarica pubblicamente cos'è: un'allegoria socialdemocratica o necrofilia democratica? Ma anche: questo genere di scherzo può essere restituito al mittente?
Ho paura che se mai qualcuno gli avesse ritorto contro lo stesso gesto, avrebbe corso il rischio di essere malmenato dalle sue guardie del corpo. Infatti, essere sparati a salve dal neo-premier è molto più suggestivo che buscarle dai suoi gorilla. È un'esperienza di immortalità relativa: lui spara scherzando, tu fai "Ah!" scherzando, e cadi a terra in una pozza di risate sanguinanti; poi telefoni - cioè, fai telefonare ad un amico - al suo vice e gli chiedi se questo genere di scherzi sia anticostituzionale. Quello ti dice che ne dovrà parlare con il suo duplex e alla fine ti darà un parere sfuggente e molto marmoreo: "Se muori non è colpa del premier ma tua che non ti sei spostato!".

Poi, andrai a vedere il tuo funerale, sempre per scherzo, e ti riconoscerai in quella scritta incisa su pietra: "Qui giace un galantuomo che non si spostò a tempo debito dagli spari a salve, molto scherzosi, del Premier. Quest'uomo piacque finché fu serio, ma non appena si aprì fiducioso alle celie, si beccò una paresi a salve mortale".
Ps.: nessuno si prese la briga di sequestrare i fucili a salve del Premier.

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sabato 26 aprile 2008

Ecodemocrazia: finalmente sono appesi, anzi stesi

Mai più riunioni segrete. Mai più all'ombra. Tutto sarà fatto all'aria aperta, al cospetto del sole e davanti all'opinione pubblica. Che il governo sia il governo di tutti, così come il 25 aprile sia la festa di tutti, compresi i ragazzi di Salò e quelli della via Paal. Che la storia sia riscritta senza più fasci e comunisti ma solo con la post ecodemocrazia.
Tutti insieme tatatà tutti insieme tatatà tutti insieme tutti insieme tutti insieme tatatà.
Da qui alla Ecodemocrazia il passo è breve.
Ecodemocrazia: neologismo perfetto per il nuovo personale politico.

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Parole e gesti per una rivoluzione umanitaria

Chi ha a cuore questo problema, è pregato di risolverlo, nella commossa speranza di rimuoverlo da questo manifesto per la vita, che pare lo abbia fatto diventare minaccioso, considerato il pugno librato in aria.

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venerdì 25 aprile 2008

Il tenente Colombo s'è perso

Si chiama Giuseppe B. e ha 80 anni, dice lui, ma secondo me ne ha novanta. Somiglia molto al Peter Falk trasandato e con un occhio solo che ultimamente barcolla per Beverly Hills. Che brutta notizia, povero tenente Colombo, mi spiace immensamente; ma Giuseppe non è un attore e nemmeno tenente: è un contadino all’antica, lucido e senza enfasi e soprattutto è siciliano. L'unica cosa che lo accomuna al tenente è esattamente questa strabiliante somiglianza.

È asciutto, bruciato dal sole, alto 1 e sessanta, curvo, con le mani scheletrite e callose, parla soltanto il siciliano degli anni 20, roba difficile da masticare anche per me che sono un cultore dell’antica lingua sicula. Cammina portandosi una sacca dove ci tiene il pane e qualcos’altro, la zappa appesa alle spalle come una lupara, una pertica di limone per aiutarsi e per difendersi dai cani. Lui si parte intorno alle 7.00 dalla sua casa e lascia l’anziana moglie di 80 sola che non vede l’ora di liberarsene per potersi guardare in santa pace le telepromozioni. Dalle sette fino alle 11.00 sono quattro ore di strada, a piedi, a piedi, che si fa per raggiungere il suo pezzo di terra. La strada che percorre è completamente in salita. Si riposa spesso, sedendosi sul bordo della strada di campagna o su un masso o su robusti arbusti di ulivi selvatici arsi dai fuochi dolosi. Ho provato a misurare la distanza: sono la bellezza di 10 km. di campagna selvatica.

Ogni giorno, così, da una vita, domeniche e feste comandate da sempre comprese. Al ritorno si regola col sole, lui non ha l’orologio, non sa che farsene. Arriva giusto al crepuscolo e sua moglie, ormai sazia di telepromozioni lo riceve senza nemmanco un saluto ma chiedendogli: “Nenti purtasti?”. Giuseppe le risponde: “Quattru mennuli”. “Manciasti?”. “A sasizza pu’ cani mi l’agghiuttii mentri turnavu!”. Poi va a dormire. All’alba del giorno dopo, ricomincia la camminata.

Giuseppe ha un figlio che non l’aiuta mai, nemmeno a raccogliere quel po’ d’olive della terra. E allora l’unica, per lui, è farsi “l’alivi scacciati sott’olio”. Con la zappa smuove quello che riesce e ogni tanto si ferma a contemplare la campagna d’intorno. Il mondo di ‘stu viddanu è questo, non comprende altri mondi, altre vite, altri desideri se non forse quello che ebbe con sua moglie per far nascere questo suo figlio inutile. Casa, campagna, casa, campagna. Ma conosce tutto del tempo e della campagna. Della vita e della morte delle piante. Solo di questo si può parlare con lui. Non puoi fare altro che stare ad ascoltarlo e quando ti risponde lo fa soltanto se lo costringi a parlare.

Le sue risposte però non sono come desideri sentirle: sono più che altro dubbi e incertezze, interrogazioni agli dei del suo terreno che lo preservino ancora, che gli diano la forza di camminare per poter rivedere i confini del suo appezzamento. La sua terra è di colore scuro, e qualsiasi cosa pianti poi cresce subito. E lui ne va fiero di quella piccola forza che è il suo matrimonio con la terra.

Una mattina, lo caricai in macchina e rimasi allibito delle cose che conobbi di lui.
Altre volte lo incontrai e sempre a caricarlo e portarlo su, in cima alla sua collinetta.
Quest'ultima volta, ormai in confidenza, gli chiesi: “E di Berlusconi e Fini che conosce?”.
E quello mi rispose: “Fannu frutti?”.
Io: “Dipende?”.
Lui: “E allura, s’un lu sapi lei ca’ li canusci, a me’ casa nun mi purtassi a nuddu. Armali strani nun ni’ vogghiu! A sa’ benerica”.

Ogni tanto lo incontro, quando la mattina scendo presto in paese. E questo vuol dire che è ancora in marcia, vivo. Così spero anche di te, tenente Colombo.

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Italiani, l'ora segnata dal destino è scoccata!

Per chi non sa o fa finta di non sapere o rifiuta totalmente di sapere come si sono svolti i fatti che hanno portato l'Italia al disastro e al 25 aprile, GIORNATA DELLA LIBERAZIONE DAL GIOGO FASCISTA E NAZISTA.
Quando ci si libera da ogni dittatura e da ogni oppressione, è sempre una festa!

Dopo l’8 settembre 1943 il feldmaresciallo Albert Kesselring (1885-1960) ebbe il comando dell’armata tedesca in Italia meridionale e successivamente di tutte le forze tedesche in Italia fino al marzo 1945, quando fu richiamato per l’estrema difesa della Germania sul fronte occidentale.

In Italia si distinse per aver consentito e favorito quell’autentica «guerra ai civili» che furono le stragi di uomini, donne e bambini perpetrate dai nazisti tra il 1943 e il 1945, a volte con il pretesto della rappresaglia in seguito ad azioni partigiane, altre volte senza bisogno di alcun pretesto: «Io coprirò ogni comandante che nella scelta e asprezza del mezzo vada oltre la nostra abituale moderazione».

Decine di migliaia di civili avrebbero subito le conseguenze di una condotta terroristica che – come hanno mostrato molte recenti ricerche – l’esercito tedesco aveva fatta propria anche al di là di ogni «razionale» (già molto discutibile) esigenza militare; era una condotta intrisa del razzismo e dei distorti principi di civiltà del nazismo ed era stata affinata sul fronte contro le popolazioni slavo-russe.

Fatto prigioniero dagli Inglesi alla fine della guerra, fu condannato a morte (1947) quale criminale di guerra; la pena fu poi commutata in carcere a vita. Graziato nel 1952, ritornò in Germania e pubblicò un libro di memorie (Soldato fino all’ultimo giorno, 1953), in cui affermava che – invece di sottoporlo a un processo – gli Italiani avrebbero fatto meglio a esprimergli la loro gratitudine per il suo esemplare comportamento, erigendogli addirittura «un monumento».

Fra le proteste e l’indignazione generale suscitata dalla provocazione del nazista, è memorabile quella che Piero Calamandrei (1889-1956), una delle più note figure dell’antifascismo italiano, stese per una lapide murata nel palazzo comunale della città di Cuneo:
«Lo avrai / camerata Kesselring / il monumento che pretendi da noi Italiani / ma con che pietra si costruirà / a deciderlo tocca a noi. [...] Su queste strade se vorrai tornare / ai nostri posti ci troverai / morti e vivi collo stesso impegno / popolo serrato intorno al monumento / che si chiama / ora e sempre / Resistenza».
Un paese della provincia di Cuneo, Boves, era stato il teatro della prima strage nazista in Italia, il 19 settembre 1943.

L'antifascismo è per sempre, non è una moda!

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giovedì 24 aprile 2008

2 - Storielle segrete del signor B

La sagra del signor B
Il signor B, tornando dalla cena a casa del signor Cossiga, è andato ieri pomeriggio con l’amico Letta a trovare il signor Napolitano. Insieme non si sono ascoltati.
E hanno parlato di architettura.
Finito il conclave, il signor B ha parlato, all’aria aperta e a briglia sciolta, di iperboli leghiste e di smaronamenti del kaiser.
“È un secolo che aspetto”, riferendosi ad un Bossi con l’acquolina in bocca, a nome di Calderollo, "un vice premierato"! Prima iperbole, andata a vuoto: Calderollo, c’è rimasto male, anche a nome del suo suino.

“In un secondo vado e te lo porto”, risponde il signor B; ma anche la seconda iperbole è naufragata peggio della prima, a causa delle ristrettezze di spazi in cui naviga il signor B: troppi famelici da sfamare, e forse sta pensando seriamente a dimettersi da tutto al grido di: “Andate a ramengo!”, dopo che l’amico della lega lombardo-sicula gli ha fatto sapere, tramite pizzino, che pretende più visibilità. A ciò si può ovviare, dice il signor B: “L’ho consigliato di salire su in cima al vulcano e farsi così osservare da tutti”.

Nel mezzo della «normale dialettica» fra alleati il signor B non nasconde una certa preoccupazione per la prostatica allegoria di alcune sue iperboli. La più famosa, in ordine di tempo, è quella che lo vede presidente di una squadra di calcio di cui è anche allenatore e massaggiatore, tecnico e raccattapalle, arbitro e guardialinee, medico e custode, portinaio e bigliettaio, controllore e autista. Tutti personaggi con una prostata grossa quasi quanto la mezza faccia della luna. Ecco perché l’altra faccia della luna non si mostra mai.

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Morire di fame? Yes we can!

Morire di fame? Si può fare.
Basta voltarsi da un'altra parte
e non arrossire più.

Morire di fame? Si può fare.
Basta voltarsi da un'altra parte
e non sentire più.

Morire di fame? Si può fare.
Basta voltarsi da un'altra parte
e non pensarci più.

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mercoledì 23 aprile 2008

Scalinatella longa longa...

Berlusconi e Letta al Colle
Berlusconi a letto sul Colle
Berlusconi al Colle sul letto
Letta al collo di Berlusconi
A letto col collo di Berlusconi
Sul Colle il letto di Berlusconi
Sul letto del Colle di Berlusconi
Il collo di Letta su Berlusconi
Il Colle di Berlusconi senza letto
Smaroni: Quirinale mette becco? Lo escludo!
Il becco di Smaroni esclude il Quirinale!
Il Quirinale esclude il becco di Smaroni!
Smaroni esclude il Quirinale col becco!
Col becco di Smaroni il Quirinale è escluso!
Il Quirinale esclude Smaroni ma col becco!
Il becco del Quirinale esclude Smaroni!
Il Quirinale e Smaroni escludono il becco!
Berlusconi al collo di Letta
Il collo di Berlusconi sul letto
Letta e il Colle di Berlusconi
Col becco di Smaroni escludono il Quirinale.

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Gilgameš e Enkidu abbattono Humbaba

Gilgameš era depresso e il suo amico Enkidu lo confortava
Gilgameš si lamentava per il fatto che sulla Terra c’era il Male e avrebbe voluto distruggerlo, ma non sapeva dove si annidasse.

L’amico suo gli faceva eco: “Mentre andavo a caccia di strani animali scoprii la foresta dei cedri: la sua grandezza è impressionante e quegli alberi una grande ricchezza per chi se ne appropria. Parte da qui e arriva lì – esagerando enormi gesti all’amico. A sua guardia il dio del Male ha posato Humbaba per difenderla e lo ha armato di settuplici terrori; terribile è Humbaba per ogni essere fatto di carne. Quando ruggisce è come lo scroscio della tempesta, il suo alito è come il fuoco, le sue fauci sono la morte stessa. Fa la guardia ai suoi cedri così bene che quando una giovenca selvatica si muove nella foresta lui la ode anche a sessanta leghe di distanza. Chi è l’uomo che di sua volontà camminerebbe per quel paese e ne esplorerebbe i recessi? Ti dico: chiunque vi si avvicini è sopraffatto da debolezza: non è una pari tenzone combattere contro Humbaba, egli è un gran guerriero, un ariete da assedio. O Gilgameš, il guardiano della foresta non dorme mai”.

Questo succedeva nella prima metà del Terzo Millennio a.C. a Uruk, in Mesopotamia.

I discendenti del re Gilgameš, che poi aveva abbattuto il Male sferrandogli tre colpi di spada sul collo, ora hanno le loro gatte da pelare. Chi di spada ferisce, di spada perisce sembra essere il detto che più si addice alla loro situazione.
Il Male che si annida in questo loro territorio è il Terrorismo! Parola di liberatori democratici in armi!

Di fronte a Humbaba stava Enkidu a eccitare l’animo antiterrorista di Gilgameš: “Non ascoltarlo e non muoverti a pietà per lui. Egli è un mostro. È il Male! Uccidi prima Humbaba e poi i suoi servi!”.
Così Gilgameš si preparava alla carneficina con il morale a pezzi e disgustato per il fatto che oltre al Male avrebbe poi passato per le armi i suoi servi. Piangeva Gilgameš, mentre uccideva, per quella loro triste sorte: “Dove correranno i piccoli figli di Humbaba a nascondersi? Possiamo noi cercare la gloria e lo splendore in seguito, mentre i pulcini fuggono frastornati senza difesa?”. E nel frattempo scorreva il sangue del Male sui prati in fiore.
Quando il capo del Male, colui cioè che aveva messo Humbaba a guardia della foresta dei cedri vide quella testa mostruosa tra le mani di Gilgameš, s’infuriò e li tempestò con parole di fuoco: “Perché avete fatto questo? Avete abbattuto il mio fedele servo per rubare i miei cedri! Voi siete il vero Male! D’ora innanzi vi sia il fuoco sui vostri volti, che esso divori il pane che mangiate, che esso beva là dove voi bevete!”.

Che strana coincidenza con la storia attuale.

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I miei luoghi

Civitas splendidissima. Prende il nome da Thermai, sito ellenistico sviluppato già nel V secolo a.C., ossia prima della distruzione di Himera, fondata a sua volta intorno al 648 a.C. e distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C.
I superstiti si rifugiarono nella vicina città di Thermai, che costituì così il nucleo originario della futura Thermae Himerenses.


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Ucciderli uno ad uno o tutti insieme?

Allora, fermiamoci. Questa strage crudele di uomini che lavorano quanto costa? Chi la paga? Stiamo parlando di esseri umani o di formiche? Quale metro di misura per stabilire cos’è la sicurezza sul lavoro? Chi lo dice che vanno bene ancora queste leggi e questi perdoni sociali verso i responsabili? Ehi, non sono comunisti, sono operai, capito!!!

Questo Stato ha dichiarato guerra ai lavoratori. Forse che i lavoratori abbiano nascoste armi segrete per sovvertire questo Stato? Questo sistema ha dichiarato che la vita dei più preziosi fra gli esseri umani, gli operai, non vale una cicca. Operai, più preziosi di Berlusconi, di Montezemolo, di Veltroni, di tutti i Lorsignori che blaterano di sicurezze, di responsabilità, di mancanza di cultura del lavoro, operai preziosi più di tutti questi ipocriti messi insieme, operai come formichine, gli unici che sanno come si fa a portare avanti la baracca restano uccisi dall’unica imperizia politica, sociale e legislativa che è appannaggio di Lorsignori.

Cos’è questa strage? L’ennesimo filo sottile del terrorismo di stato indiretto o è solo becera ignoranza di chi non vuole mettere fine allo scempio, dato che se mette fine allo scempio si metterebbe una pietra sopra ai propri profitti. Per queste morti si chiamano responsabili solo le vittime perché le vittime, lo sappiamo, quando escono da casa e vanno a lavorare, è come se andassero ad una riunione da tregenda. Un Paese da tregenda è quest’Italia, che non rispetta e non difende i suoi lavoratori. Fermiamo questa strage. Se si uccidono tutti i lavoratori, chi la manda avanti la baracca? Lorsignori & Co.?

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martedì 22 aprile 2008

Calderollo vicegatto, o dello «gnomo impunito»

Ha una faccia che somiglia molto ad uno «gnomo impunito», tipologia tipica di chi da piccolo non ha mai ricevuto uno schiaffo per punizione o una carezza per premio. Ci siamo abituati al viso di La Russa, di Bondi, della Brambilla, a quello della Mussolini, a quello di Smaroni e di Tremonti di pietà; e tanti altri; ma il volto di Calderollo, l’uomo dei suini da manifestazione antiterrorista, ci coglie impreparati come vice-ministro: lui stesso cita il filosofo Trapattoni sulla storia dei gatti che meglio non nominarli prima d'averli acchiappati.

Beh, ci coglie, ma non molto, considerati i suoi predecessori che si collocavano parcheggiati a metà tra il diavolo e l’acquasanta. Calderollo è un uomo di pace e di democrazia; è un uomo dai multitalenti e dai bilancini equilibristi. Farà da sponda tra il PD e il PDL per il loro riavvicinamento dialettico e le volte che l’uno e l’altro segneranno punti, questi andranno a finire diritti sulla lingua di Calderollo che, come si sa, sta sempre a bazzicare fuori dalla bocca.

Non c’è nulla che possa definirsi di primo piano in codesto signore, tranne il fatto che quando parla incute molta pace e serenità. A sentir lui, vivremo in una specie di limbo triennale – una terra di nessuno – dove, tra un armistizio sociale e una vaffanculata generale, si rigenereranno le sorti dell’Italia. E tra una difesa del sindacato e un’occhiatina alle sedie del potere, Calderollo troverà pure il tempo per meditare sui gatti premier che ancora non sono nei sacchi. In definitiva, Calderollo, vicegatto o non vicegatto, è un uomo che sprizza una bontà politica inedita da tutti i pori: del resto, l’incidente del suino fa parte degli alti e bassi dell’uomo e può anche essere dimenticato.
Ma come rimuovere lui, nemmeno Lui stesso sa da parte cominciare.

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Earth Day: ecco una giornata sporca come un'altra



Ipocrisia globale
Ignoranza ambientale
A che serve questo giorno?
A fare manifestazioni, concerti, convegni.
Una gran concerto contro per fare sparire la spazzatura in Campania;
un bel convegno per sensibilizzare gli inquinatori di professione a non uccidere l'ambiente;
una manifestazione di disperati ambientalisti per dire no al disastro oggi;
una messa cantata per esorcizzare gli ignoranti che rilasciano ovunque i loro rifiuti.
E domani si ricomincia. Anzi, oggi stesso che è uguale a ieri.

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lunedì 21 aprile 2008

Presidente, tranquillo, non tutti siamo morti

Non passa giorno che non muoiano operai sul lavoro, ed ecco che il presidente Napolitano ritorna sulla questione delle morti bianche.
E adesso chi lo sta ad ascoltare, con questa catastrofe elettorale che c’è stata? La sinistra si sta leccando le ferite; il sindacato si sta tirando a lucido le orecchie dopo le bacchettate aristocratiche di Montebambolo; restano i vincitori ad ascoltare le accorate parole di papà Napolitano?

Non è dato sapere sui fatti privati dei nuovi padroni d’Italia. Ma sulle pubbliche virtù sappiamo che sono gli uomini più felici d’Italia perché molti di loro diventeranno ministri e sottosegretari, quindi birbanteggeranno in ampi spazi. E quando penseranno a metter le mani, se ci penseranno, sul Testo Unico della sicurezza, troveranno il mondo di cambiare tutto per non cambiare niente. I lavoratori continueranno a morire e i padroni continueranno a fare i padroni. I politici faranno i piagnoni come da programma.

Presidente, tranquillo, non tutti siamo morti, e siamo ancora qui, malgrado mezza Italia si affanni a ripetere che la classe operaia è morta. No, ancora no.

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Supermarket MPA

Ecco i grandi passi avanti della maturità e della consapevolezza sociale e politica siciliana dai tempi del vecchio regno DC-mafioso ai tempi d'oggi: e i miglioramenti culturali si vedono a vista d'occhio.

(Da La Repubblica, 21 aprile 2008, pag. 9)
Nulla di nuovo sotto il sole; una volta si tagliavano a metà banconote da 5 o da 10 mila lire: metà prima, l'altra metà a cose fatte; oppure 1 kg. di pasta; un buono-benzina. O anche schiaffi e moine. Ricatti umani, morali, religiosi, affettivi. Ora vai direttamente al supermercato rionale, lì ti dànno tutto quello che può servire a risolvere i problemi esistenziali delle famiglie bisognose. È così la coscienza di tanti siciliani è più autonoma e più libera. La vecchia mafiosità è morta! Viva quella nuova! È la modernità che avanza! Libero voto su libera Sicilia. Impressionante la capacità "politica di coinvolgimento ideologico" di questa organizzazione sulle masse bisognose.

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domenica 20 aprile 2008

Monopoli italiano: Probabilità e Imprevisti

Il gioco è ulteriormente movimentato dalle carte degli Imprevisti e delle Probabilità che il gran timoniere stazionerà sulle relative caselle.

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Pedoni e cavalieri, se non sono santi sono stranieri

Pedoni e cavalieri, se non sono santi son cavalieri.
Istruzioni per una nuova rieducazione del pedone:
airbag portatili e strizzatina di palle
gli ingredienti per una lunga vita sulla strada.
Il volontario qui accanto, divenuto ancora una volta
Premier di lungo corso, mostra agli italiani come si deve procedere per le impervie e mortali strade italiane. Nella speranza che diminuendo gli incidenti mortali, non aumentino i nostri santi protettori.

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sabato 19 aprile 2008

Scusate se vi disturbo, volevo dirvi che questo mondo non ha senso

Scusate se vi disturbo,
volevo dirvi che questo mondo non ha senso.
Ci sono troppe persone strane che ci vivono sopra.
Troppe persone immonde ci vivono senza porsi nell’ottica degli altri.
Distorsioni e meccanizzazioni da notte dei tempi,
da notte di tregende,
di un eterno sabba
dove l’arroganza e la stoltezza
si sostituiscono alla tolleranza e all’ascolto.
Feroci comportamenti esistenziali mascherati da candidi camici.
Infatti, non è un po’ strana quella madre che si rivolge disperata a delle infermiere perché il proprio pargoletto soffre indicibilmente dolori di stomaco morendo tra atroci dolori senza nemmeno un aiuto. Nella totale, astiosa, indifferenza dell'ospedale.
Italiani contro italiani.
Cosa bisogna fare per essere creduti?

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La nuova Confindustria di Fottivento

È vero, tutto cambia e da zero si ricomincia. L’amico del giaguaro, a seggi chiusi, dismette la sua pelle di buonuomo in ghingheri con abbronzatura democratica e riveste i suoi panni di sempre, scivolosi come un vero pescecane. Sbatte i pugni sul tavolo, fa la voce grossa, dice senza mezzi termini che la colpa di tutto lo sfascio italiano se la dividono sia la sinistra sia il sindacato.

Insomma, attacca alla grande e offende pure, ammirato per il grande taglio politico che ha dato al suo discorso. Attacca perché per molto tempo il sindacato glielo ha permesso facendo a sua volta finta di attaccarlo. Attacca perché l’unica parola d’ordine del sindacato e della sinistra, “difendere e sostenere il potere d’acquisto dei salari” quella che doveva tenere uniti i lavoratori, nerbo della sinistra, è stata messa sotto i tacchi.

Attacca da vincitore e tratta i suoi operai come suoi amici. Amici a cui offrire protezione dai demoni ma anche sacrifici, carote ma anche bastoni.

E questo glielo ha permesso la sinistra e il sindacato.

Che non hanno mai attaccato concretamente sui contenuti portando a casa risultati risibili e angoscianti per la sopravvivenza futura delle famiglie operaie e l’affetto di questi verso le loro tradizionali bandiere.

Certo, è facile, naturale e conveniente dire che oggi tutto è cambiato, che non stiamo più attaccati al passato. I pescecani, piagnoni, hanno avuto la strada facilitata più di quanto meritassero.

Prima ancora che il fascismo si impadronisse anche formalmente del potere, che il primo governo Mussolini le desse anche una copertura istituzionale, l’offensiva capitalistica si era esplicata sul terreno della fabbrica e dei luoghi di produzione, senza mediazioni di nessun tipo, in uno scontro ravvicinato e frontale tra padroni e operai. Fu comunque il fascismo a rendere organico, complessivo, capillare, e quindi enormemente più efficace, il piano d’attacco dei padroni al potere politico e alle condizioni materiali delle masse.

Traduci ora il senso dei nomi, riaccoppiali per similitudine, e riportali ai nostri giorni. Il quadro è peggiorato perché la classe operaia, dicono, è morta e seppellita, le poche frange dei movimentisti sparite anzi si stanno sbranando fra di loro; la recessione globalizzata sta facendo aggirare per il mondo, compreso quello cosiddetto industrializzato, lo spettro della fame; accerchiati siamo, e ancora li stiamo ad ascoltare. È vero, nulla è più come prima, infatti stiamo ritornando all’epoca in cui a Firenze scoppiò il tumulto de’ Ciompi, sconfitti alla buonora per massima ignoranza.

L’amico del giaguaro, dal ciuffo a fottivento, sempre instancabilmente commosso, ha parlato a cuore aperto durante il passaggio di consegne dei poteri della Confindustria a Emma Marcegaglia, suffragetta padronale che con altrettanta commossa ondulazione di sentimenti ha sentito il dovere di “promettere che ci metterà tutta l’anima e tutte le sue capacità per continuare l’opera meravigliosa di questa macchina confindustriale perché possa ancora contribuire a un futuro migliore per noi e per i nostri figli”. Devo presumere, siccome non credo ai padroni, che quando parla di noi intende noi padroni e quando parla dei figli intende i figli dei padroni.

Che ha detto il ciuffo fottivento alla platea?

Che i “lavoratori sono vicini a noi”; e che “i sindacati non sono più in grado di rappresentarli”.

Chi può smentirlo. Dove sono i guerrieri del battaglione Fiom e del reggimento CGIL?
“Il risultato delle elezioni conferma quando andiamo dicendo da tempo: i lavoratori non si sentono più rappresentati da forze politiche e sociali incapaci di dare risposte vere ai loro problemi concreti. E sono molto più vicini alle nostre posizioni che non a quelle dei sindacalisti”.

Detto ciò, il Lingotto è esploso in un lungo applauso e a fottivento è scesa una lacrima. Subito due o tre sindacalisti delle vecchie commissioni gialle di fabbriche, assunti come inservienti e asciugatori di lacrime a cottimo, gli hanno pulito il bel volto dalle lacrime che gli deturpavano l’abbronzatura.

Sulle piste di nuovi applausi, fottivento ha proseguito così: “È ormai chiaro che la trincea dei negoziati infiniti, del rifiuto di guardare con occhi obiettivi la realtà e soprattutto in che direzione va il mondo, serve solo e soltanto a difendere una casta di professionisti del veto [...]”, e qui gli applausi si sono auto scrosciati fino a sanguinar le mani. I due del sindacato giallo allora hanno tirato fuori altri fazzoletti per asciugare le nuove lacrime.

E ancora: “E tutti quelli che hanno detto no alla tav, alle infrastrutture, ai rigassificatori, ai termovalorizzatori, sono stati depennati perfino dal Parlamento”. A questo punto il Lingotto cominciò a tremare di brutto. Tutti erano eccitati: si aspettavano da un momento all’altro un pianto a dirotto e invece... niente, il presidente uscente, forse per uno spiffero d’aria, starnutì e di nuovo applausi perché molti arguirono che l’etcì fosse una parola dal doppio senso.

Noi parliamo e abbiamo parlato tanto della sinistra persa nelle nebbie del niente, di un sindacato inetto, ma ne parliamo noi perché abbiamo le mille ragioni, perché conosciamo i veri fatti e misfatti di quest’area depressa della sinistra che tutti si affannano a dire che non esiste più.

Tutti. Tutti. E lo ripeteranno oggi domani e posdomani fino a quando convinti che tutti ce ne siamo convinti, ci sfileranno dal culo l’ultimo tappo e lo porteranno in trofeo come gli antichi romani.

Noi che abbiamo a cuore questo problema, io che ne parlo tanto, con commossa speranza, dell’unità dei lavoratori utilizzati dalle gole profonde della destra reazionaria, dal fottivento a mo’ di esempio, come se fossero mutanti e di una razza che non deve più fare scioperi, né sbattere i pugni sul tavolo, né aspirare più a contrattazioni regolari; a continuare a morire sui posti di lavoro, d’inedia e di incertezze sociali; ad essere sempre più precari; a soffrire dentro una dittatura mascherata da democrazia e con la benedizione della religione; a votare per questo e per quello solo perché ti promettono subito niente Ici, meno tasse, più denari in busta; e sapere che queste scelte elettorali sono l’esito di una profonda ignoranza sociale della massa, cui i grandi Pescecani ci hanno relegato, escludendoci dalla cultura e dalla scuola; quando noi parliamo dell’unità dei lavoratori è perché abbiamo in questa mai sopita speranza la "incrollabile certezza di contrapporla alla indissolubile, ferrea, imponente e operosissima unità degli imbecilli di tutto il mondo che non hanno mai lavorato" e che per le gravi colpe e deficienze di responsabilità della sinistra e del sindacato, si permette di sparare giudizi e sentenze definitive. E tra questi imbecilli ci stanno alla grande anche i cosiddetti cavalli di razza della sinistra e del sindacato.

Liberarsi da questi si può? Chi ha certezze è proprio un fortunato. Io non ne ho e nemmeno so da che parte incominciare: forse dai miei reali bisogni che devono darmi la spinta necessaria affinché quel minimo male diventi un piccolo bene. Senza abbandonarsi alle sirene o pensare che questo mondo sia diventato una immane grotta dove nascondersi dalle paure ancestrali e terribili inculcateci ad arte dai Pescecani, ma provare a liberarsi dalla loro intossicante protezione. Ecco, più o meno come Ulisse.

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venerdì 18 aprile 2008

Crozza spara sulla stampa

Piccolo fuori programma durante la conferenza stampa congiunta tra Vladimir Putin e Maurizio Crozza quando una cronista russa, Natalia Melikova, della Nezavsinaya Gazeta, domanda con una certa insistenza al leader Russo se fossero vere le indiscrezioni sulla sua relazione con una ex olimpionica di ginnastica artistica e atri dettagli sulla sua vita familiare e privata. Prima che Putin rispondesse, Maurizio Crozza sorridente mima con le mani un mitra e lo indirizza verso la giornalista.
Crozza ha poi aggiunto che si impegnerà per la cancellazione di tutta la satira impertinente che coinvolge i capi di Stato tra l’Unione europea e la Russia.

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giovedì 17 aprile 2008

Porcot è già arrivato

Porcot è già arrivato. Seconda Parte.
La Prima Parte qui.
Veltruscone – Che si può fare per festeggiare questa tua vittoria di Pirro?
Berlultroni – Ci scambiamo le nostre cose: tu dai a me la tua cravatta rossa e io dò a te il mio doppiopetto blu.
Veltruscone – Ecco, questa è una grande idea, scambiarci i feticci.
Berlultroni – Già, è vero. Però farà incazzare Fini e Bossi.
Veltruscone – Io non esisto. Un vero leader si vede da queste piccole cose. Fai conto che io non ci sia.
Berlultroni – Allora, per l'opposizione in Parlamento, come la fai: all'acqua di rose o all'acido muriatico?
Veltruscone – Prima le riforme istituzionali.
Berlultroni – Giusto. Hai fatto partire il cronometro?
Veltruscone – Per cosa?
Berlultroni – Così sappiamo quanto tempo stiamo dedicando a questo incontro e quanto ne dobbiamo dichiarare ai giornalisti.
Veltruscone – Giusto. Pensi sempre a tutto. Ti facevo più alto.
Berlultroni – Sono al naturale.
Veltruscone – Soffri molto?
Berlultroni – Adesso che ho vinto, no.
Veltruscone – Hai avuto male?
Berlultroni – Se ho avuto male? Ci fu un momento che quasi ho creduto davvero alla tua rimonta.
Veltruscone – Non è una buona ragione per sbattere i tuoi comunisti privati in croce.
Berlultroni – Allora, vuoi aiutarmi?
Veltruscone – Spesso mi sono chiesto se dovevo incontrarti.
Berlultroni – No, stai tranquillo, non darò più addosso ai comunisti… tanto c’è il Papa che lo predica un giorno sì e uno no.
Veltruscone – Poi mi sono chiesto: rimarrò vergine ancora?
Berlultroni – Sì, te lo giuro, non mangerò più come prima.
Veltruscone – Ma tu, quanto mi vuoi bene?
Berlultroni – Mi sento tutto strano: te ne vorrò tanto se mi prometti tranquillità...
Veltruscone – Purtroppo devo dare un colpo alla botte e un altro al timpagno!
Berlultroni – E chi lo dice?
Veltruscone – Molti fuorusciti lo pensano… devo dar voce ai fantasmi del passato.
Berlultroni – Sono tutti andati.
Veltruscone – Bertinotti ti ha minacciato?
Berlultroni – Sì, abbracciami forte.
Veltruscone – Non ti mollo!
Berlultroni – Devi sorreggermi, altrimenti mi viene un mancamento come quella volta lì...
Veltruscone – Che show: un vero festival di emozioni.
Berlultroni – Avresti potuto organizzarmelo tu.
Veltruscone – Ti tengo, ormai!
Berlultroni – Fammi le tue avances… Romano nemmeno stavolta mi ha telefonato.
Veltruscone – Ma ci sono io qui... Mi devi dare una delle due Presidenze.
Berlultroni – No, perché voi non me ne avete date a me. Ora basta: andiamocene.
Veltruscone – Perché?
Berlultroni – Porcot è arrivato?
Veltruscone – Sì.
Berlultroni – Già, è vero.
Veltruscone - E mi ha consigliato di fare il governo-ombra.
Berlultroni - Sì, così quando ci ho troppa esposizione mi metto alla tua ombra.
Veltrusconi - Ora basta, andiamocene.
Berlultroni - Perché? È arrivato Porcot?
Veltruscone – Appena ha saputo della tua vittoria. E ha minacciato di sculacciarmi di brutto.
Berlultroni – Non finirò mai di ringraziarti.
Veltruscone – Davanti alla statua dell'ultima Repubblica?
Berlultroni – Pure tu sai di questa statua?
Veltruscone – E chi non lo sa in Italia!?
Berlultroni – L’avevo innalzata proprio per poi poterla abbattere come quella di Saddam.
Veltruscone – Però i cocci te li tieni tu.
Berlultroni – E con il Porcellum come la mettiamo?
Veltruscone – Basta limare qua e là e vedrai che vinceremo sempre e soltanto noi.
Berlultroni – Su questa cosa dobbiamo essere un po’ chiari e un po’ scuri: primo sempre io e secondo sempre tu...
Veltruscone – Piantiamola di parlar per metafore.
Berlultroni – Sì, diciamo chiaramente le cose come stanno...
Veltruscone – Le cose stanno così…
Berlultroni – Un po’ scure e un po’ chiare.
Veltruscone – Esatto, siamo inesauribili.
Berlultroni – Lo facciamo per l’Italia. Per questa Italia di uomini non stupidi ma poco previggenti.
Veltruscone – Abbiamo delle attenuanti.
Berlultroni – Abbiamo le nostre ragioni.
Veltruscone – E tutte le voci vive degli italiani.
Berlultroni – E tutte quelle morte degli italiani.
Veltruscone – Che faranno un casino di rumore.
Berlultroni – E noi ci tappiamo le orecchie.
Veltruscone - Ho sentito che stai rispolverando il Tremonti.
Berlultroni - Sì, perché ha capito ciò che non aveva capito prima.
Veltruscone - Che l'Italia è più povera in un mondo più ricco.
Berlultroni - Vedrai che gli italiani diventeranno più ricchi con Tremonti...
Veltruscone – ... di pietà.
Berlultroni - Il mondo è cambiato e le ricette pure... Tremonti lo ha capito. Ciascuno è ricco per ciò che ha fatto e si merita.
Veltrusconi - È difficile convivere con te, Berlu...
Berlultroni – Dici sempre così, Veltro…
Veltruscone – Sarebbe meglio lasciarci…
Berlultroni – Sì, ma poi ogni volta ritorniamo.
Veltruscone – A questo punto, avanti…
Berlultroni – … oggi a me... e domani pure...
Veltruscone – Il cronometro quanto segna?
Berlultroni – Abbiamo finito.
Veltrusconi – Andiamocene.
Berlultroni – Perché?
Veltruscone – Perché?
Berlultroni – È arrivato Porcot con il carico di voti.
Veltruscone – Già. È vero. E devi ancora togliere la spazzatura da Napoli e dintorni. L'hai promesso ai napoletani.
Berlultroni – Già, è vero. Torniamo ancora a incontrarci una volta?
Veltruscone – E se provassimo a lasciarci?
Berlultroni – Non si può.
Veltruscone – Prima vediamo cosa fa Porcot.
Berlultroni - Cosa dice...
Veltruscone - Dice che la gente si vergogna a dire che ha votato per te.
Berlultroni - Sempre così, mi amano e mi odiano...
Veltruscone - Come l'ultima volta che alla domanda: "E allora chi lo ha votato?"
Berlultroni - Chi mi ha votato?
Veltruscone - Tutti rispondevano: "Io no"; "io no"; "io no"... assurdo proprio. Ha proposito della lotta alla mafia...
Berlultroni - Quale mafia?
Veltruscone - Già, quale mafia?...
Berlultroni - Quale mafia...
Veltruscone - Quale mafia...

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Pinguini di sinistra, avanti, alle nebbie dell'avvenir!

Siamo ancora in affanno!
Ma dopo un paio di sbronze...
Contro il logorio della vita moderna...
Se il tuo partito del cuore ha vinto consolati con Silviostock 08...
Se ha perso ubriacati con Silviostock 08...
Con l’amaro Sylvius Berlusconkamp, l’amarissimo che fa benissimo...
Tutto passa, anche i sogni e le illusioni.

L’appuntamento è solo per la Sinistra, alle prossime elezioni, se il Primo Console Silvio I ce le concederà.

Condizioni, dettate dal Primo Console:
Simbolo unico con unico slogan approvato a maggioranza.
Lato A: “SE AMI LA LIBERTÀ, VOTA SILVIO”.
Lato B, in piccolo: “Perché altrimenti qualcuno verrà a prelevarti fino a casa”.

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Lapalissiano, compagno!

La Sinistra, lapalissianamente, non è più in Camera. E neanche in Senato.

Signori, vi piaccia udire
L’aria del defunto Comunista,
Potrebbe rallegrarvi
A patto che vi diverta
Il Comunista ebbe pochi beni
Per mantenere il proprio status,
ma non gli mancò nulla
quando fu nell’abbondanza.
Viaggiava volentieri
Scorazzava per tutto il reame
E quando era a Montecitorio
Non era certo in fabbrica!
Si divertiva in cattedra
E, sia in pace che in guerra,
andava sempre per acqua
se non viaggiava per terra.
Beveva ogni mattina cappuccino
Spruzzato leggermente di peperoncino
E quando pranzava coi vicini
Ci andava di persona.
Voleva per mangiare meglio
Grandi garanzie di democrazia.
E celebrava sempre il 1° Maggio
Il giorno in cui Cipputi vomitò
Non avrebbe avuto altri compagni
Se fosse stato solo al mondo.
Ebbe molti talenti;
ma si è certi di una cosa:
quando divenne Presidente
non partorì più un’idea.
Fu, per la verità
Un Presidente garantista
Cui non gli avrebbe mai
Giovato un po’ di nepotismo.
Si racconta che mai
Sia riuscito a far rivoluzioni
Dato che non aveva polveri.
Morto è il Comunista,
Morto dietro al
Partito democratico
Un quarto d’ora
prima di morire
Era ancora vivo.
Fu per una triste sorte
Ferito dall'amico Walter crudele
Che morì con buona morte.
Si crede così, perché
L’amico non gli fu fedele,
se lo fosse stato,
mai sarebbe crudelmente morto.
Rimpianto dai suoi soldati
In Camera morì degno d’invidia
E il 13 e il 14 di aprile
Giorno del suo trapasso
Fu l’ultimo della sua politica.

Morì in questi due giorni detti,
ultimi giorni prima del martirio
se fosse morto due giorni dopo
avrebbe vissuto ancora più in là.

Lapalissiano!

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mercoledì 16 aprile 2008

Come capovolgere la polarità magnetica dei sinistrati

Come capovolgere la polarità magnetica dei sinistrati senza farsi ancora del male.
Dopo la batosta elettorale, i sinistrati, poverelli, hanno grossi problemi di equilibrio, a cominciare da me. C'è chi si guarda allo specchio e scuote la testa incredulo: "E io, chi sono io? Che ci faccio ancora qui? Perché non me vado su Orione, che lì, mi hanno detto è il vero Eden".

Altri, vanno in giro parlando da soli ad alta voce: "Fanculo, fanculo, fanculo...". C'è proprio di che stare allegri. A Bertinotti oltre alle erre gli si è ammosciata pure la matassina di lana che lo ripara dai rigori elettorali. Insomma, un vero e proprio lazzaretto dove il più allegro è salito sulla cima dell'albero più alto di Roma a gridare come Ingrassia: "Vojo un donna, di sesso femminile, 'na 'mportanza se c'ha du' palle, vojo 'na donna e subbito, abbasta che Rutelli s'arritiri e così la famo finita e tombola!".

Esercizio numero 1 per sinistrati:
- Distendetevi sul letto; se non ne avete uno, va bene anche la stuoia e se non avete nemmeno quella, fatevi ricoverare al DSM.
- Il vostro dorso e il letto non possiedono la stessa polarità magnetica e quindi si respingono.
- Se poi il letto ve l'ha prestato un perdente, il vostro dorso dovrebbe avere l'impressione di desiderare di stendersi su un letto di un vincente.
- Dunque, assodato ciò, pensate semplicemente che il dorso ama distendersi su qualcosa di vincente.
- Sentitevi felici e non pensate più a Veltroni, a Bertinotti, a Boselli, a Pecoraro Scanio, a Di Liberto, insomma se non pensate vi addormenterete più in fretta.
- Adesso che siete in sonno, pensate che fra sei mesi al massimo al Cavaliere gli chiederanno indietro tutte le promesse con gli interessi.
- A questo punto, vi sentirete come in una levitazione abatantuonesca; ma non attendetevi miracolose trasformazioni durante questi sei mesi.
- Alla fine quando vi sveglierete, i casi sono due: o è stato solo un incubo irreale o tutto l'orribile è confermato dalla realtà intrinseca italiana.

Ma non preoccupatevi: fin che c'è salute c'è vita e quindi anche speranza per un futuro migliore. Solo che è meglio sbracciarci e cominciare fin da adesso il cambiamento.
Così, per sdrammatizzare un po'.

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Il senso di Walter per il governo-ombra

Il senso di Walter per il governo-ombra è la storia di una tragica disfatta politica scritta a più mani dai tanti autori del defunto Governo Prodi e, in ultima analisi, dal Partito Democratico. Si tratta di un romanzo unico nel suo genere, nel senso che ha profetizzato e tracciato le linee di confine tra la vita e la morte della Sinistra cosiddetta radicale, e ancora più realisticamente, per averne realizzato il funerale.

Unico anche perché subito dopo la fine di Prodi ha allacciato, fisicamente, rapporti morbosi apparentemente basati sulla discrezionalità e sulla impersonale indifferenza dei ruoli politici dei protagonisti gli uni, Democratici volitivi, idealisti, religiosi, valorizzanti, gli altri, i Verdinerazzurri, territoriali, pragmatici, libertari e fiscalisti pro domo sua, con il senso della Patria che cerca un obiettivo strutturale a nord delle sponde del Po.

È un romanzo che tratta di civiltà sociale, ma anche di scienza economica, morale e di tolleranza politica, contenente qua e là pagine di grande spiritualità originata dai teodem che portano a vie sicure di un paradiso in terra sulle questioni della salvezza del corpo (anche della donna incinta) e della vita (anche dei feti) umana.

Walter è un uomo giovanile ribelle, scontroso, indipendente. Costretto da bambino a prendere la tessera del PCI, dopo la morte di questa organizzazione demoniaca, decide si trasferirsi, insieme a suo padre Occhetto, in una formazione meno violenta e più democratica come il nuovo Partito democratico della sinistra. Qui riesce ad adattarsi e a formarsi al nuovo ambiente. Chi lo guarda vede già in lui il futuro premier di una grande formazione i cui destini sbilanceranno le fortune dei democratici, ma questo è ancora da venire.

Walter trascorre le sue giornate da solo, alla contemplazione immaginifica di nuovi scenari che lo vedono a capo di un grande Partito democratico mentre sta lottando titanicamente contro un altro “grande” della scena politica italiana e dove ha chiaro il senso delle grandi tragedie shakespeariane, in cui i morti si contano a grandi numeri; nell’arcano senso delle premonizioni vede la sua sconfitta e ne trae lezioni che lo porteranno ad immaginare un mondo parallelo, fatto di governi-ombra e di ectoplasmi-d’opposizione.

In quei giorni fatidici che hanno segnato il passaggio dalla seconda alla terza Repubblica, Walter viene a sapere della morte della Sinistra radicale dove comunisti tra i più odiati dagli italiani, soccombono malgrado riponessero le ultime speranze in quel comunista borghese illuminato di Bertinotti. Anche i verdi, la sdi e sinistra democratica scompaiono. Un’ecatombe storica che vede il Parlamento mutilato di una presenza storica che datava dalla fine seconda guerra mondiale.

Ma Walter non può credere alla versione della Storia contemporanea che vede in queste morti il risultato di un odio atavico, coltivato e pilotato dalla grande stampa di parte avversa e dal suo fiero avversario. Infatti, la morte dei comunisti è da addebitare non solo alla campagna anticomunista nazionalizzata, ma anche e soprattutto alla dabbenaggine dei protagonisti attivi di tale formazione che, avendo dimenticato le proprie origini, hanno giustamente subito la catastrofe. Ma tutte queste cose a Walter non interessano molto, preso com’è dal tentativo di capire come può liberarsi del fantasma comunista e realizzare così un governo-ombra con tanto di ministri e sottosegretari.

Il problema di fondo è quella benedetta tessera del PCI, della sua infanzia, che non riesce a rimuovere dai recessi della sua mente. Infatti il governo-ombra non è una novità. Anche il nuovo PCI del 1989 lo gestiva ai tempi felici della prima Repubblica, con Achille Occhetto presidente-ombra del consiglio dei ministri e via via tutti gli altri.

Dove sta la novità?
Probabilmente, a causa di un qualche rimorso di coscienza, infinitesimale, per la corresponsabilità oggettiva della morte dei comunisti, ci si prepara in casa PD ad una vera simulazione di governo oppositivo dove un po’ di spazio viene lasciato, idealmente generosamente e ipocritamente, a dare voce ai comunisti mancanti.

Che strana disgrazia, questa dei comunisti, vituperati, ostacolati, mortificati dai loro nemici che oggi si dicono tristi e timorosi per la scomparsa comunista. Tutti mesti dal Cavaliere all’ultimo dei berluscones, preoccupati di ciò che può succedere in piazza. Quando il diavolo ti liscia è segno che vuole l’anima. E già, gli odiatori dei comunisti stanno montando anzitempo che la pericolosità comunista può diventare un fatto reale; che i comunisti meglio in catene in parlamento, che rabbiosi nelle piazze. La cultura qualunquista e senza ideali, tutta basata sul denaro e sull’ipocrita dipendenza da Supremi Valori: Patria, Dio e Famiglia più il Dio Denaro, di questa “post-società comunista”, ne sta completando la cancellazione, quanto meno, mentale, dalla gran massa, inculcando in essa il concetto mai smesso che la vera canaglia, il vero dio del male è il comunista. Un’Italia di questo spessore, in effetti, non si merita che questo.

Ma Walter sa leggere questa morte, apparente o meno, sfida tutti le componenti interne del PD, ricorrendo a ogni mezzo pur di comporre il puzzle di una verità che si dimostrerà, pezzo dopo pezzo, sempre più terrificante: la colpa di tutto fu della Binetti.
Ma dài, si scherza. Il senso di Walter per il governo-ombra è sicuramente il romanzo dell’anno, che sbancherà nelle librerie, adatto a tutti i pubblici che non hanno peli sullo stomaco.

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martedì 15 aprile 2008

Il Lord Protettore della Terza Repubblica

Le prime tre incombenze del Cavaliere: Ici, Spazzatura e Caccia grossa.
Ve lo avevo detto sette post fa e ve lo rimostro pure adesso: dentro Berlusconi, o meglio, dentro il gran cervello del Cavaliere c'è questa cosa di straordinaria vitalità che gli farà vincere le elezioni: un cervello alieno multicolore che fa e disfa tutto ciò che gli passa per l'anticamera.

È parcheggiato lì da quando quella mattina di tanti anni fa, guardandosi allo specchio, tra sé e sé, disse:
«Sono un uomo arrivato, al contrario di altri che ancora devono partire. E mentre vi state a gonfiare la bocca d’aria, io avrò già tolto l’ICI, increduli, e tra un po’ porterò via tutta la monnezza dei miei fidi amici campani che, contrariamente alle loro promesse, e cioè che avrebbero disertato le urne, eccoli tutti qua, affezionatissimi a darmi il loro voto. E io li ricambierò alla faccia di Bassolino e di tutti i comunisti, che qualcuno ancora è rimasto, annidato tra i rifiuti. Una novità nel campo delle relazioni pubbliche sarà l’organizzazione di una caccia al comunista: battere il chiodo finché è caldo! Ecco la parola d’ordine! E sarà un safari a premi. Snidarli fino all’ultimo coccio e additarli a mo’ d’esempio per le nuove generazioni della Terza Repubblica: “Ecco dove finirete se un giorno mi diventate comunisti!”. Sono fiero di me e molto commosso. Ma lasciatemi il meritato riposo, voi che riponete nel vostro protettore tutta la fiducia: meno male che ci sono io».

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Istruzioni per l’uso per barboni di sinistra

La collina del disonore. Il deserto del Gobi. Mamma li turchi. Tempesta di fuoco. Tuoni senza pioggia. Acque rotte. Cosa resterà di questi anni di super illusione?

Tutta ‘sta fatica e sto ancora con Berlusconi, Cuffaro, pardon Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi. Berlusconi, Lombardo e Bossi, Berlusconi, Lombardo e Bossi. Berlusconi.
E i brogli? Nessuno ha imbrogliato stavolta.
Perché la vittoria è netta.

Ah Italia, Italia. Dissennati italiani!
Sicilia dannata in eterno.
Ma tempo al tempo e tutto vi verrà a galla.
Vi sveglierete presto dal coma berlusconideo; appena scoprirete che quello che chiedete non vi sarà dato.
Perché, qui, in questo Paese, siete abituati a tutto volere e subito, e niente dare; eccovela la ricetta del vostro coma: niente tasse da pagare, più soldi da intascare, più occasioni per catafottere il prossimo, stragrande intolleranza per gli stranieri, stracazzo d’aumento di antisocialità, nessun rispetto per le vecchiette che attraversano la strada, incremento di ignoranza su tutta la rosa dei venti.

Berlusconi, Lombardo, Bossi, Berlusconi, Lombardo, Bossi, Berlusconi, Lombardo, Bossi.
Editto bulgaro. Psiconanismo di massa. Conflitto d’interesse. Conflitti sociali. Neo-editti bulgari. Terza Repubblica. Faremo Tav, faremo Ponti, faremo una Croce sulla società.
Ma è venuto, è venuto il tempo dei conflitti sociali. Solo, chi li fa?
Nemmeno un seggio, nemmeno uno. Che vi venga un canchero quando siete entrati nel governo Prodi, quando diventaste supergarantisti per gente che non meritava. Ben vi sta. Ben ci sta.
Gli errori si pagano e i cocci vanno a tutti. Fidarsi di uno ch’era seduto nello scranno numero tre? Ma anche non fidarsi. E quell’altro che s’è messo a correre da solo le ha buscate di santa ragione.
E sentirmi dire da Fini, “però un Parlamento senza la sinistra, è veramente preoccupante”. E da Fede che fa l’ipocrita intelligente devo anche subire il pietismo sadico.
Ora siamo extraparlamentari. È esattamente questo il problema. Ricominciare daccapo dalla piazza dopo una lunga parentesi di imborghesimento parlamentare e di tanti dinderi in saccoccia.

Tabula rasa. Tabula rasa. Chi ha sbagliato come Bertinotti vada via. Vada via.
Chi è in grado di ricominciare a rieducarsi dalla piazza?
Di necessità virtù, bisogna reimparare da subito a riconoscere le cose che non si condividono perché non stanno bene addosso alla nostra vita; e quando queste cose ci rendono oppressi, il dovere di lottare per cambiarle deve uscire con impeto, parlamentare o non parlamentare. Il parlamento della sinistra ha fatto il suo tempo. Ora parlamentare tra la gente si può fare, ma con quale gente, se hai perso l'orientamento?

Adesso, che mi vuoi dire, che da extraparlamentare hai le mani più libere? Sì, dico a te, Dirigente e Capo della Sinistra radicale, dico a te perché alla base avete rotto i coglioni da sempre con i veti e i divieti. Avete visto il Veltro con il suo si può fare. Le ha buscate, è vero, ma lo ha fatto. Mentre il Bertinotti, imposto, non ha saputo fare, è crollato con tutto il suo lessico.

Ma questa Sinistra è meglio che stia in piazza, da barbona, è lì il suo posto naturale. E lasci governare i professionisti, lasci che la Destra, alla quale gli Italiani e il Vaticano vogliono un gran bene, governi. Perché essa non fa pasticci. Non ha molteplici ideologie. Una sola ne ha: Dio, Patria, Famiglia e Denaro e la difende con le unghie e con i denti.

Sinistra sussiegosa e aristocratica, sei sempre stata nemica di te stessa, che hai in questi anni male imitato e malcopiato la Destra, sei riuscita a farti dire da Maroni che adesso i lavoratori non li rappresenti più! Che la Lega ti ha sostituita! Ma perché non ti sputi in faccia!? Sei riuscita a farti dire dai nemici di classe che adesso finalmente sei stata cancellata con tutta la tua cultura e tutte le tue battaglie, per non parlare delle tue vittime da capitalismo.

Stracazzo di sinistra, come pensi di rinascere? Nessun seggio in parlamento, finalmente! Tra poveri ci si comprende meglio.
Hai tradito tutti i lavoratori, laddove i lavoratori ti davano credito. Ma tra poveri ci si comprende meglio.
La Destra sa Tutto e fa. Stravince. La Sinistra sa Tutto e viene strafottuta.
La sinistra non ha mai capito il perché delle sue sconfitte, perché da sempre convinta che l’ideologia era tutto quanto le occorresse. E quando è stato forzato il cambiamento della società e la sua organizzazione, la sinistra ha creduto di compenetrarsi nella società diversamente acculturata credendo di sollazzarla con le sue “sane ideologie ambientaliste, economiche, culturali”.

Ma questa società italiana e questa Sinistra non possono incontrarsi. Sono due vite diverse con problemi diversi. E in questa società che ha votato contro la sinistra sono rappresentate tutte le istanze e le problematiche, vere e false a seconda delle misure reali, dei desideri, legali e illegali, sociali e antisociali. Ecco perché questa Sinistra ha finito il suo ciclo ed è morta!
Addà passà 'a nuttata, ma quando cazzo mai finirà!

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lunedì 14 aprile 2008

Confessione del capo della terra al papa della pace

Soffermiamoci un attimo ad osservare le guanciotte del Papa. Non vi sembra che stia bene? Sì, direi proprio che sta in piena forma, con il viso paffutello, segno che mangia bene e ciò che mangia lo aiuta ad ingrassare. Sono contento per lui, perché a pancia piena, sapete, le cose si pensano in positivo, e si discute e si ragiona cento volte al meglio delle proprie possibilità. Non è la stessa cosa delle popolazioni di bimbi, donne e uomini africani, per non parlare degli altri, che li pensiamo alla stessa maniera, depressi per fame e lì lì per estinguersi, ma si sa, l’Africa ha questa eredità naturale che si porta sulla schiena e aspetta sempre un miracolo umano, dato che quello divino tarda ad annunciarsi.

Ora il Papa andrà negli Stati Uniti e all’Onu. Eppure, a pancia piena, credevo che si muovesse per i Paesi in sofferenze e in crisi. Sì, è facile prendersela con il Papa, a questi livelli, dato che ha mille e mille incombenze e spesso deve optare per gli impegni più politici che umanitari, ma credevo che un Papa amante dell’umana giustizia e del divino senso di solidarietà se ne andasse che so, in Africa, in Tibet o da quelle parti incognite ai più, insomma... Anche il suo predecessore Wojtyla, soprannaturale, appena eletto andò subito a stringere la mano, pubblicamente perdonandolo, a quel buonuomo di Pinochet, ma questo è un altro - lo stesso - paio di maniche.

Insomma, ancora una volta ha scelto i potenti della terra ed ha già pronta una preghiera da recitare sul luogo dell’attentato alle Torri Gemelle. Questo lo innalza agli occhi dei parenti delle vittime e lo rende affine allo spirito di pace e di libertà del presidente Bush, ma più che altro si viene ad evidenziare il legame tra la teologia ratzingeriana del ruolo pubblico della religione e la storia dell’America fin dai padri fondatori, che si sa erano puritani così rigidi e intransigenti che furono costretti a scappare dall’assolutismo della Chiesa anglicana, più corrotta e meno partecipe della cristianità.

Sulla preghiera per le vittime va bene, ma è sullo spirito di pace che le cose non mi quadrano più.

Invece sceglie la via più difficile, quella dei padroni dell’universo e li incontra a tu per tu: addirittura Bush si scomoda e lo va a salutare di persona non come uomo politico ma come Papa; e non dimentica di rimarcare il pensiero di questo Papa al quale riconosce l’affermazione che “nella vita esiste il giusto e lo sbagliato”; e che il “relativismo morale contiene il pericolo di danneggiare la possibilità di avere una società basata sulla speranza e sulla libertà”.

Parole d’oro, dette da uno che, ha ammesso, sapeva tutto sulle torture che i suoi collaboratori gestivano tramite gli aguzzini nelle prigioni. E siccome le torture erano utilizzate contro e soltanto i terroristi di Al Qaeda, ci si autogiustifica e ci si autoperdona sulle «tecniche avanzate» di crudeltà fisica che includevano, tra l’altro il “waterboarding” (qui al terrorista si appioppa la sensazione dell’annegamento). Tutto questo per proteggere il popolo americano, che si sa, tanto quanto e forse più degli africani, dei tibetani, dei birmani, dei palestinesi, soffre l’indicibile male del terrorismo.

Ecco qui il breve dialogo fra Bush e il Papa, all’aeroporto.
Bush: Santo Padre, io sapevo tutto e ho lasciato fare.
Papa: Quante volte, figliolo?
Bush: Tante quante ne servivano a difendere il popolo americano.
Papa: Se lo hai fatto per difendere il tuo popolo, Dio ti ha già perdonato. E anch’io ti assolvo. E con questa assoluzione chiudiamo tutta la faccenda. Amen.
Bush: Sì, e i miei collaboratori, la Rice, Cheney, Rumsfeld e Tenet, per non parlare di Powell?
Papa: Quello che hanno fatto loro lo hanno fatto con lo stesso spirito che ti ha guidato. Assolvo anche loro. Insomma, assolvo tutti i peccatori del mondo. Amen. Bene, adesso andiamo a pregare il Dio della Pace che ci aiuti a dirimere tutti i nodi e i conflitti mondiali che il diavolo sparge per il mondo. Per dove si va?

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domenica 13 aprile 2008

Mano morta in cabina elettorale

Manterrò dunque il voto del silenzio fino alla chiusura dei seggi di lunedì. Ma vorrei dire qualcosa sulla mano morta che mi è apparsa all’improvviso da sotto la cabina stamane mentre stavo inquadrando i miei simboli.
Tutto ad un tratto, come in un autobus, la cabina comincia a sobbalzare, a correre all’impazzata per tutta l’aula, arrestandosi qua e là, saltellando, sbandando, e quella mano, mano morta per eccellenza, a sbattermi qua e là, una tortura inaudita dentro una cabina elettorale, robe mai viste, roba che andava subito abbandonata al suo destino insieme alle schede.

Ma poi mi sono detto: “Mano o non mano, non posso abbandonare i miei simboli al destino becero al quale verranno consegnati”.
Esco dalla cabina e mi rivolgo al presidente del seggio: “Mi scusi, c’è una mano, che mi par morta, dentro la cabina che fa e sfa a suo piacimento. Un vero e proprio attacco terroristico alla mia persona. Mi nausea e non mi fa concentrare. La mano mi trema, la mia, e non vorrei sbagliare. Non è che lei potrebbe votare al posto mio? Le dico subito quali sono i simboli».
E quello allora: “Ne siamo al corrente. È lo spiritello del seggio, incorreggibile e detestabile. E niente lo può fermare tanto meno farlo sparire. Porti pazienza e rientri, altrimenti la squalifico”.

Rientro, snudo la matita e traccio una croce anti-mano nel punto esatto dell’apparizione. Detto e fatto, quella si liquefa e finalmente riesco a sigillare i miei simboli. Fiu! Incredibile faticaccia! Io personalmente mi batto per il mio benessere e per quello della povera gente, ma anche per il malessere di quella privilegiata, (scriveva quarant'anni fa Fortebraccio).

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È scattato il bavaglio: candidati in catalessi

Shhh!... Parla, ma in silenzio... eh eh eh...
Prelevati tutti i candidati di tutte le forze politiche e portati in un grande contenitore. Sono stati chiusi per legge. Per evitare contaminazioni. E suggerimenti.
Scattato il silenzio, forte richiamo dell'Agcom. Divieto di propaganda politica "in maniera effettiva e rigorosa": riguarda anche "la riproposizione delle posizioni politiche espresse nei giorni precedenti". No a diffusione dei sondaggi. Eventuali violazioni del silenzio saranno sanzionate dalle Autorità competenti.
TUTTI I CANDIDATI IN CATALESSI.
SI SVEGLIERANNO A COSE FATTE.

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sabato 12 aprile 2008

Che carestia! Il clima è più cupo che mai!

Ve lo sussurro così, tranquillizzandovi con il mio sorriso: "Il clima è più cupo che mai, ma se lo assorbirete a lungo respiro, in due o tre anni, cioè, piuttosto che in sei mesi, manco ve ne accorgete. Del resto, questa crisi questa volta non viene dall'esterno, ma l'hanno creata i paesi ricchi al proprio interno; guardiamola, quindi, con sano cinismo; saranno proprio i paesi ricchi a risolvere i tempi della crisi e cioè quanta gente deve morire di fame e quanta di sete, quanta di stenti e quanta di malattie. La carestia e gli aumenti degli alimenti fanno parte della strategia di una sottile guerra contro l'umanità inutile. Ma se guardiamo, ripeto, al mio sorriso, possiamo senz'altro sperare in un abbattimento delle angosce e a parte il colore verde della pelle, esito di un forte stress da cambio, Hulk è meno incazzato di quanto appare".
Grazie, al sorriso di Padoa Schioppa non moriremo subito di fame. Ci sono i paesi poveri che ci sostituiscono. Per ora!

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"Ne dia gratia Dio di ben andare!"

Oremus:
Sono finalmente finite le ciance elettorali.
Chi ha bene seminato non è detto che molto raccolga.
Daremo il ben servito solo a chi ha lavorato
Sotto l’acqua e sotto il sole
Con il vento e con la pioggia
Insieme al caldo e insieme al freddo.

Se se ne trova qualcuno avremo fatto un passo avanti.
Se non si trova nessuno avremo fatto tre passi indietro.
“Ne dia gratia Dio di ben andare”!
Ma quando penso a quella faccia da gran signore
Che dice che se non ci fosse la sinistra
Vivremmo più tranquilli, in un Paese migliore
Allora sì che peso le parole e se lo avessi tra le mani
Gli gusterei la faccia a polpettoni.
Una domanda, mister miliardo: cosa mai hai fatto
Tu, a parte arricchirti, per migliorare questa Italia
Canterina ballerina atea alla frutta e comunista?
Sembra che tu sappia cosa vuole esattamente
Questa società. Ma non sono tutti come tu li dipingi,
Anche se tutti li vorresti a tua misura - più bassa - e somiglianza.
Vorrei moltiplicarmi per così accontentare quei candidi
In veste bianca che hanno promesso saluti e baci
Oltre che bolli auto da cassare e Ici da cancellare
Per vedere l’effetto a sorpresa.

Ma l’avevo scritto già alcuni post fa che
C’è un futuro nero e approssimato più che
Imperfetto se dal Paperone ci si fa abbindolare.
Il voto utile è quello che ama sé stesso di vero amore
E darlo pure a naso chiuso forse risolve i problemi nostri.
Di fronte alla destra del restauro fasciomafioso.
Io non lo farò per te Veltroni, perché andrò ancora
Più a sinistra, ma mi aspetto che
Altri lo chiudano quel naso e così per
dare una bella botta a quel gran simulatore di democrazia.
Votargli contro è un grande atto di politica
ma mi chiedo ancora, e se lo chiede pure il Cavaliere:
se Veltroni l’ho dato per perso non è detto che io vinca!
Sogni d’oro, furbacchione e se putacaso perderai,
non dimenticar la tua promessa:
“Ne dia gratia Dio di ben andare!”.

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venerdì 11 aprile 2008

L'alieno che tutto vincerà per Berlusconi

Dentro Berlusconi, o meglio, dentro il gran cervello del Cavaliere c'è questa cosa di straordinaria vitalità che gli farà vincere le elezioni: un cervello alieno multicolore che fa e disfa tutto ciò che gli passa per l'anticamera. È parcheggiato lì da quando quella mattina di tanti anni fa, guardandosi allo specchio, tra sé e sé, disse: "Sono un uomo arrivato, al contrario di altri che ancora devono partire".

"Ho le televisioni, ho una bella dentatura, un sorriso durban's che m'invidiano tutti, soprattutto ho i miliardi che mi sono fatto onestamente... ma mi sento un po' turbato... che sarà mai questo languorino alla bocca dello stomaco?... Come se mi mancasse il meglio della vita... Darei... darei... ma sì... darei l'anima per un po' di potere in più... pochetto... comandare... farsi riverire... osannare... leccare... essere inarrivabile, irraggiungibile... ah, se potessi essere come Faust? Venderei l'anima al diavolo, ecco, e mi farei pagare a peso lordo".

Mentre bofonchiava, sognante, da sé, ecco in uno swishhhh, entrare dalla finestra un alieno multicolore che gli penetra dalla bocca che teneva aperta. "Giustappunto a te pensavo", e subito si tappò la bocca per quasi un minuto. Sappiate che stare un minuto zitto per il Cavaliere rappresenta un insopportabile sacrificio; ma se ne stette zitto a guardarsi allo specchio. E mentre si guardava sentì interiormente come un pulsare tra buoni sentimenti e odi irrefrenabili. Sentì che si stava allungando anzi, sollevando, stava proprio levitando. E mentre si librava per l'aere, una vocina, - un vocione da orango, in verità - lo colse impreparato tant'è che cadde - così si sviluppò in lui la famosa sindrome dell'unto caduto - s'insinuò dentro la corteccia cerebrale e lui captò praticamente che da quel momento in poi sarebbe stato uno, duno, trino e quattrino; che sarebbe diventato due volte premier, poi console d'Italia e infine imperatore di tutte le cose viventi e di là da venire.

Qual è la morale di questa storia aliena? Che con l'astuzia, con l'inganno e la dannazione si può divenire potenti come i re. Se poi ci metti in più anche l'alieno ecco che diventi praticamente un semidio. Un semidio con un alieno dentro che gli sovverte il cervello, pensa a quanta manutenzione - una schiera infinita di servitori e maggiordomi a schiena piegata - deve far ricorso per renderlo invisibile alla gran massa.

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