domenica 31 agosto 2008

San Berluska d’Arcore, il Libico: il santo dei poveri ricchi

Ecco il vero motivo per cui è stato proclamato santo ancora in vita.
"La vera vita di Berluska, detto il Libico".
Berluska nacque a Milano nel '36 e subito apparve chiaro che il suo destino era già scritto a caratteri cubitali nelle parole del Duce che blandiva il popolo italiano in quel ’36 con gli imperi millenari sui colli fatali di Roma. Fin da piccolo amò molto il suo Paese, e appena in età da capire subito esclamò: “Mi voglio occupare della cosa. Di tutte le cose, pubbliche e private. E mi voglio divertire e gozzovigliare. Anche arricchire, voglio”.

Si può dire che, insieme alle sue prime cantate marinare, poi da grande non cantò più, specie davanti ai giudici, divenne subito una persona agiata e spensierata, e coltivò sogni di gloria imbevuti di ideali cavallereschi, impipandosene di tutto e di tutti. Infatti, un giorno sarebbe stato intitolato “Cavaliere”. Da giovane, oltre che cantare si dilettò di scope, le vendeva porta a porta e con il ricavato non aiutava mai chi stava peggio di lui. Dopo una lunga crisi nel settore, mise in discussione il suo modo di vivere. Sulla strada che da casa sua portava ad un’altra casa, ebbe una visione che gli prospettava maggiori glorie di quelle politiche.

Tornato al suo paesello, cambiò radicalmente vita, mettendosi nel volontariato e scegliendo il servizio dei malati d’aids e la povertà.
Attraverso un lungo travaglio spirituale dove scoperse anche il significato di fame, riconobbe nel nuovo Vangelo del denaro – da distribuire ai poveri - la sua vocazione. Attratti dalla grandissima povertà e dalla sua parola, il nobile Dell’Utri da Palermo, e il dottore in legge Ghedini, e altri, tra cui la poetessa Sandrocchia Bondi, vollero imitarlo: infatti alcuni di loro finirono all’ospedale per carenza di vitamine. Trascorso un anno di vita in comune, fondarono una confraternita di Poveri ma Liberi la cui Regola era fare del bene a qualsiasi costo, e andarono insieme a Roma, dove papa Detto Bene XVI° approvò oralmente la Regola.

Nasceva così, ufficialmente, l’ordine dei Frati Azzurri, che rappresentava gli ideali essenziali dell’Italia e le fondamentali norme pratiche di vita che Berluska sempre seguì e propose: la fraternità universale che si estende a tutta la natura, opera e immagine di Dio; la minorità intesa come servizio a tutti – compresi i clandestini, i rom, i diversi, i disabili, clown e saltimbanchi – e la scelta consapevole di convivenza con i più poveri e i derelitti, compresi i malati terminali e gli intubati per fede: in sostanza la “povertà assoluta”, (non solo individuale, ma comunitaria).
Una scelta che solo San Francesco aveva già fatta prima di lui.

In verità, un po’ ci soffrì frate Sandrocchia, perché un poco golosone, ma via via si adeguò e tutti gli altri rinunciarono pure al cappuccino e al cotechino. Una vera confraternita di solidarietà.
Tornato ad Arcore, fondò con santa Brambilla i circoli della libera povertà, che risultarono essere il secondo ordine femminile di recluse per vocazione: ma mano entrarono in quest’ordine tutte le donne che vollero partecipare alla condivisione di povertà come ad esempio, santa Carfagna, santa Gelmini, santa Anché no, perché quando il santo era ancora un giovane scavezzacollo, lei gliela aveva rifiutata. Insomma un nugolo nutrito di sante in piena cattività.

Subito dopo le crociate di Robin Hood, cugino bellacopia del santo Tremuonti, si recò in Libia dove fu accolto benevolmente dal colonnello Gheddafi, al quale, coerente con la sua ideologia di solidarietà portò ben 5 miliardi di dollari in 25 anni a titolo di risarcimento per quella Belle Époque che fu il colonialismo italiano in terra libica e successivo fascismo pieno di morti libici ammazzati dagli italiani – anche se, diabolicamente, io avrei fatto pagare tutto ciò agli eredi politici di quel periodo – e in più ha ridato indietro la Venere di Cirene, refurtiva della cultura italiana.

Poi si sono scambiati reciproci doni, sempre nella più completa semplicità: Berluska gli ha regalato un leone a doppia penna, una che scrive e l’altra che detta, e calamaio, l’altro gli ha regalato una camicia di lino. Il nostro pio, dunque, ha portato soldi all’ex nemico. E quindi si farà tutto quel che occorre alla Libia, la famosa autostrada costiera, ferrovie, industrie, eccetera. E anche la tecnologia militare sarà presente: tutti pronti, civili e militari, a ripristinare il vecchio gioco dello sfruttamento neocolonialista.

E gli altri che ci stanno guadagnando? Gheddafi sicuramente, altrimenti non lo avrebbe accolto benevolmente, i libici di meno ma questo poi lo dovremo chiedere a loro se ne avremo voglia. Il pio? No, perché a lui i soldi non interessano. Ci stanno guadagnando i cittadini italiani perché in cambio dei 5 miliardi di dollari in 25 anni avranno più gas e niente più sbarchi a Lampedusa.
Siamo confortati in questo dalla parole di santo Umberto da Cassano Magnago, il quale asserisce che “l’accordo con la Libia è positivo perché la Libia, con questo accordo, fermerà gli immigrati clandestini invece di mandarli qui”. Poi, caso mai, gliele sbatteremo in faccia, queste parole.

Ritornato in Italia dalla Libia, Berluska visitò la Palestina e vide quell’inferno e ne rimase sconvolto. Poi fece il giro del mondo infelice e sempre ne rimaneva sconvolto. Tornò definitivamente in Italia e si dedicò ai comizi, cioè alla predicazione, e diede una Regola anche a quelli che, come gli infelici democratici di Veltroni, ancora non ne avevano, dicendo loro che se volevano vivere in odore di santità dovevano liberarsi di lui e tenere in vita la santa Binetti.

Un mattina, mentre il santo si stava radendo con un rasoio di ossidiana, un nutrito gruppo di berluskones apparve davanti ai cancelli della sua povera dimora di Arcore con uno striscione che recava questa scritta “SANTO SUBITO”.
In seguito, stremato dalla brutale condizione di povertà cui si era sottoposto, il santo subito fece testamento e lasciò questo mondo impossibile. Alcuni testimoni dicono che scomparve in una nuvola dorata, altri che prese a levitare, altri ancora pare che lo abbiano visto uscire con la limousine. Ma quello era un sosia.

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sabato 30 agosto 2008

Un normale scempio sessuale

La bestialità umana vien fuori con tutta la sua furia quando si è in crisi d’astinenza perché dipendenti da qualcosa. I detenuti che hanno violentato e bastonato il loro gay “privato”, in un carcere calabrese e minacciato di ucciderlo, sono bestialmente dipendenti dalla loro schiavitù sessuale così come lo si può essere dipendenti da droghe, oltre che dalla costrizione che stanno espiando, ma ritengo che fuori dal carcere abbiano fatto, chi più, chi meno, altri scempi. Dalla loro anomala interpretazione del concetto di proprietà privata viene fuori che un altro detenuto, omosessuale, diventi oggetto – proprietà privata anche perché gay - della loro devastante e anomala condizione di uomini che “addomesticano” ripetutamente il diverso, avendo come obiettivo l’illusione che quelle violenze sono la loro dimostrazione “di maschi di potere a tutti gli effetti”.

Questa storia che in carcere è usuale la violenza sessuale tra uomini mi fa pensare che il vero problema non stia tanto su chi vai a violentare, ma come lo violenti e perché. Cos’è che fa più notizia, il solito cosiddetto branco selvaggio che rapina, stupra, violenta e anche uccide la povera malcapitata, - se poi il branco è misto, con qualche extracomunitario in mezzo, oppure è tutto extra, la cosa diventa extraordinaria da sicurezza pubblica e di manipolazione strumentale della politica al potere – o il gruppo di violenti e pervertiti sessuali che, giustificati dal fatto di stare in galera dove parrebbe tutto lecito, fa i suoi porci comodi con il “provvidenziale gay sottomano”, ma anche con altri detenuti non omosessuali, più deboli fisicamente? Ecco, è un problema anche di forza, di potenza fisica; se poi la forza è del gruppo aumentano i riti di violenza in un carcere dove non si hanno spesso occhi e neanche orecchie.
Nel carcere sono triplicati i patimenti oscuri altrimenti non verificabili se non nella libera società esterna, anche se con grandi difficoltà. Penso ai bambini vittime dei pedofili.

Pare che la notizia più sconvolgente non sia tanto la ripetuta violenza sessuale sul detenuto quanto il fatto che la vittima di questo addomesticamento sessuale sia stata scoperta essere sieropositiva. A quel punto, i nostri grandi uomini, sono preoccupati e meditano di uccidere. Ma arrivati a questo punto, interviene la direzione del carcere e il detenuto sieropositivo viene messe in isolamento in una cella con topi e scarafaggi.
Sin qui l'articolo.

La dottrina del carcere è, oppressivamente, la dottrina di questa società, dove parlare di sesso è fastidioso e riprovevole. Nelle carceri l’obiettivo ultimo è scontare la pena e basta. Accidenti e incidenti di percorso sono i sicuri imprevisti di quel mondo. Ma non tutti i carcerati sono uguali. Stiamo solo parlando di una popolazione carceraria che la società ha rifiutata da libera, poi condannata e, quindi, dimenticata da galeotta. Un ideale di carcerato “felice” è inconcepibile. Il tentativo di umanizzare una sessualità “dolce” di tutti i detenuti, maschi e femmine etero, gay e lesbiche, perché non si può porre come obiettivo di reale recupero, insieme ai tanti altri interventi di sostegno e recupero? Ma il carcere, stereotipo di pena, è come tale, di antico muro, dove le torture non si sono mai estinte: la violenza ad un gay, o ad uno normale, non è forse una tortura, anche se “indiretta”? Però a chiunque può capitare la disgrazia di entrare in un carcere.

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venerdì 29 agosto 2008

Non più scheletri, ma sicofanti negli armadi

Oggigiorno stai pur tranquillo
che dei vecchi mestieri per campare
ce n’è uno che andava alla grande ai tempi
degli dei dell’Olimpo. E se non è
fantasmagorica visione, può darsi
che stia già in embrione.
Tirati su per gli orecchi,
lucidati a crudo e con la fronte a doppio corno, riesumati
i nuovi sicofanti sono tra di noi, e
par che abbiano la morale dalla loro e
pure un sito internet dove vomitare
le loro denunce.

Volevo stare con i piedi per terra ma lui mi ha detto che aveva
una partita a tressette col morto. Io non volevo niente,
solo volevo che la giustizia facesse il suo corso e non il controcorso.
Ha tentato tre anni per fare carriera e alla fine c’è riuscito,
tra i beccamorti.
La sua freschezza è esplosiva
con il fantastico grappolo d’uva.
Lui è leggenda e io sono cita… to in tribunale.
Il risultato è impiccabile.
Dopo il 15esimo giorno c’è stata
un’interruzione e il giorno dopo ne avevano rubato un altro.
Mi dispiace cara, ma lui dov’è? Dentro l’armadio?
Dorme? No. Dagli un sonnifero. Forte.
Mio Dio no, perché gli abbiamo fatto questo?
Visto che non si svegliava più!
Che cosa vuoi insinuare? C’è un vicino che
all’ora di colazione ha visto un gatto bigio allontanarsi verso
la metropolitana provvisto di topo.
Si, ma prima vorrei vedere il rapporto della scientifica.
Ma dài, il gatto è incensurato. Come si chiama?
Pio. Sì, ma la gente non ci fa più caso. Prendila come vuoi,
mettila a testa in giù, la gente è sempre la gente. Ha i lampioni spenti.
Non riesco a capire dove vuoi arrivare?
Mah, in centro ti va bene?
Tu cerchi qualcosa.
Ehi, ti rendi conto di ciò che stai dicendo?
No. Non posso accettare di convivere con una persona che non ama i gatti.
Credo che quel gatto ci abbia mentito. Le sue vibrisse si sono
autodistrutte o gliele hanno accorciate.
Ha così perso l’orientamento ed è finito
nelle fauci di un tir da latte.
Adesso vorrei tornare a casa a piangere il mio Pio.

Non c’è bisogno di altre lacrime feline. Abbiamo
un aspirante gatto che si è insinuato tra la base della recinzione e il buco.
Uccidilo. Anche mia cugina ha detto così.
Un gatticidio? Mio Dio! Giammai! Che motivo avresti?
C’entra qualcosa l’armadio?
No, non l’armadio, ma quel che c’è dentro di lui. Ah, ho capito.
Fa’ il guardiano nel nostro club, un po’ butta fuori e un po’ dentro.
Non si decide mai.
Beh, per quattro miserabili spiccioli che gli
dài, anch’io farei altrettanto. Lo sapevo, la butti sul sindacale, eh?
Dicevo che il mio spirito non è più morbido come un tempo.
Talvolta ho contatti con alieni simpatici di questo villaggio,
un’altra, en passant, con degli insipidi sicofanti, e questi, con
le ultime trovate governative si sono autoriesumati
e guadagneranno un sacco sulla pelle dei fessi.

Bisogna troncarla questa storia e partorirne un’altra.

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Chi ti piangerà, merluzzo morente?

Forse solo un goloso.
Dalle mie parti, parti di mare, non si trova più un pesce a pescarlo su barchetta per tre, quattro e anche 5 ore di seguito.
Con la canna, al molo, ancora peggio.
Ma la “neonata”, bocconcino prelibato e richiestissimo la cui pesca è, invero, vietatissima, fa comunque la sua comparsa sui banchetti del mercatino. Pescando la neonata si riduce in maniera abnorme la probabilità di un pescato, non dico decente, ma abbondante.

Pare che dalle nostre tavole il pesce sia destinato a scomparire, tra poco più di 20-30 anni, se le proiezioni degli esperti al riguardo sono giuste.
La pesca intensiva ed eccessiva sta portando le popolazioni di merluzzo all’estinzione.
Per il baccalà già suonano le campane a morto.

"Nel 1992 la pesca dei merluzzi in Canada si è esaurita, e 40mila pescatori sono rimasti senza lavoro. Anche gli stock di merluzzo nel mar Baltico e nel mare del Nord, in costante declino, sono ormai vicini al collasso.
Come per il maiale, è convinzione che non si butti via nulla del merluzzo: le teste in Africa e soprattutto in Nigeria sono bollite con bacche e peperoncino rosso per arricchire le pietanze. La lingua è considerata una prelibatezza in Norvegia e le uova, salate, affumicate e speziate, sono vendute nei paesi del nord Europa come caviale.
Dal fegato di questa specie si ricava poi il famoso olio di fegato di merluzzo. Dalle altre interiora si ricavano enzimi usati nell'industria farmaceutica".

Bene, questo è quanto, gente. Ho preso un po’ di qua e un po’ di là.
Un piccolo suggerimento: se avete sul piatto il merluzzo, con guardatelo con occhi di triglia, ma andate a quelle popolazioni amazzoniche estinte o in via d’estinzione, delle quali non conosciamo nemmeno i nomi. Ciò, comunque, non vi toglierà l’appetito e per il merluzzo è meglio finire cucinato così con patate, prezzemolo, aglio, burro, farina, latte, sale e pepe che in pasto ai pescicani. Come si dice: meglio l’uovo oggi che la gallina domani. O è il contrario?

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giovedì 28 agosto 2008

Il più piccolo silvioavatar visibile

Per non venir meno alla mia natura di dissacratore, mi sono chiesto: ma il Premier è veramente visibile o è solo un nostro incubo perpetuo?
Lo so, adesso i berluscones sghignazzeranno come tordi sotto mira, ma è giusto porsi questo problema anche nei loro confronti. Siete veramente sicuri che Silvio c'è? O è solo il suo piccolo avatar animato?

La capacità di percezione dell’occhio umano è di 0,0003 di un radiante o arco di un minuto (1/60 di grado), che corrisponde a 100 micron in 25 cm. Chiaro? No? Nemmeno per me, ma non ha importanza.

Un micron è un millesimo di millimetro, per cui 100 micron sono pari a 1/10 di millimetro. L’occhio umano tuttavia è in grado di percepire una sorgente di luce chiara che passi attraverso un’apertura dai 3 ai 4 micron.

Si distingue il silvioavatar? Ancora no? Ma come, è così poco ingombrante da non distinguerlo? Un avatar maggiormente minimo è impensabile anche per lui, mi spiace proprio.

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"Mammaglialfani!": i lodi Alfano sono tre

Un tempo si gridava "Mammaliturchi!" e tutti correvano a tapparsi in nascondigli di fortuna per sfuggire alle incursioni di pirati turchi o saraceni.
Oggi, invece, con un "Mammaglialfani!", abbiamo subito il quadro della situazione sociale e politica contemporanea.
Pura coincidenza, lo so, e non me ne vogliano, si fa per scherzare, suvvìa, ma ne ho contato tre signori Alfano che gravitano in questo pezzo d’Italia estiva.

1° Lodo - Il portavoce di Fini, Fabrizio Alfano, si scusa per l’improvvida immersione parascientifica del Presidente della Camera, supportato da un mezzo dei Vigili del Fuoco, nel caso che non sarebbe più riemerso. Nell’area protetta davanti alla Costa dei Grottoni, a Giannutri, il terzo magnate della Repubblica si è calato mosso, a quanto si dice, da una sfrenata passione per maschere e bombole da sub. Legambiente è offesa ma si pensa che con una multa da 2mila euro il peccato veniale possa essere rimosso.

2° Lodo - Il sindaco di Comiso, Giuseppe Alfano, ha deciso la cancellazione della memoria antimafiosa e antifascista che nel nome di Pio La Torre, ucciso con Rosario Di Salvo, dai mafiosi, dava nell’aeroporto di Comiso, testimonianza dei fatti siciliani.

3° Lodo - Un terzo Alfano, l'Angelino, il ministro che sorride dialetticamente, ha detto che “le decisioni (unilaterali) senza nemmeno l’ombra del dialogo, sono come una dichiarazione di guerra contro il bilateralismo”; “bisogna imparare a decidere dopo aver parlato e non decidere dopo non aver parlato!”; “Il nostro Paese ha bisogno di risposte con parole parlate”. Un grande dialettico, non c’è dubbio.

Chissà come verrebbe fuori una vignetta con i tre Alfani, fatta dai maestri vignettisti, da Vauro, il primo che mi viene in mente, o da chiunque ne senta l’estro.

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mercoledì 27 agosto 2008

Cancellato Pio La Torre!

Siamo in piena restaurazione fascista. All'aeroporto di Comiso, già area militare, ora aeroporto civile, è stata cancellata l'intitolazione a Pio La Torre.
"Scarso gradimento" popolare per l'ex segretario del Pci ucciso dalla mafia.

La giunta comunale di Comiso, in provincia di Ragusa, ha deciso di cambiare l'intitolazione dell'aeroporto. Pio La Torre lascerà il posto al generale dell'aeronautica Vincenzo Magliocco, caduto in Africa orientale nel 1936. "Come annunciato in campagna elettorale - ha dichiarato il sindaco di centrodestra Giuseppe Alfano - abbiamo ripristinato la denominazione dell'infrastruttura che era stata intestata a Magliocco fin dalla sua costruzione avvenuta fra il 1937 e il 1939".

Il 30 aprile dello scorso anno lo scalo siciliano era stato intitolato a Pio La Torre, proprio in occasione del venticinquesimo anniversario del suo assassinio avvenuto a Palermo nel 1982 per mano della mafia. Nell'agguato perse la vita anche il collaboratore del segretario regionale del Pci, Rosario Di Salvo.

Visto che siamo in piena campagna di ottimizzazione fascista, perché non cogliere l'occasione e cancellare anche l'intestazione Falcone e Borsellino, dal già aeroporto di Punta Raisi e intitolarlo "Aeroporto Riina-Provenzano-Brusca & amici"?

Sicilia? Orrido incubo a tre punte!

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Vieni a fare l'assessore da noi

Pubblicità Progresso politico... personale.
Per quei giovani che vogliono intraprendere una carriera politica veramente redditizia.
Vieni a fare l'assessore o il deputato da noi. E dopo girerai il mondo, al massimo dello stipendio, stipendio da favola e in più: la tradizionale ospitalità siciliana che ti accoglierà con tutti i riguardi.

Per saperne di più clicca qui.

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martedì 26 agosto 2008

Scenari inquietanti, ma questa volta la colpa non è sua

Niente calcio in chiaro in tv per la prima di campionato.
Galliani: “Non è colpa mia”.
Cerchiamo qualcuno che si assuma la colpa che non è di Galliani.
Non possiamo permetterci di saltare la prima di campionato.
Ci viene l'acidità.
Ci viene la crisi d'astinenza.
Vogliamo il pallone che gira per i campi.
Vogliamo i gol. Vedere le ole.
I diti in bocca dei campioni.
Le moviole col rigore, col fuori giuoco, col corner, con il dribbling.
Vogliamo l'arbitro ma l'arbitressa è meglio.
E che vinca il migliore senza trucchi e ricompense.
Senza scontri morti e pistole a testa d'uomo.

Pausa...
Ma, a me, in fondo in fondo, il calcio non interessa nelle domeniche della droga pallonara.

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Prego, favorisca dentro il portabagagli!

A Termoli, un extracomunitario del Bangladesh, venditore di bazzecole, aggredisce tre vigili urbani, poi li strattona violentemente, infine da solo, ne trascina uno fino alla sua autovettura nel tentativo di infilarlo dentro il portabagagli. L'immigrato aveva notato i tre vigili fermi, in sosta vietata, e avvicinatosi ha chiesto ai tre di esibire i documenti.
Ma al loro diniego, pare che ne fossero sprovvisti, l'extracomunitario come una furia, ha cominciato ad inveire contro la loro pelle bianca e poi, preso come da un raptus antitaliano, ha iniziato un continuo martellamento psicofisico nei confronti dei tre malcapitati.


I tre, tra le lacrime, lo hanno supplicato affinché la smettesse, ma quello con tanta crudeltà ha continuato l'opera della brutale violenza. Trattati come animali, i tre vigili, hanno pregato Dio perché li aiutasse. Il tutto si è svolto sotto gli occhi di numerosi testimoni. Alcuni indifferenti, altri parteggiavano per lo straniero, altri ancora per i tre poveri malcapitati.

Poi, non contento, lo straniero è andato a farne denuncia al sindaco il quale gli ha promesso di fare in modo che questi atti incresciosi non si verificheranno più.
Mi sta venendo un dubbio atroce: ma è così la notizia, o il contrario?

Anche a Palermo un rumeno è stato delicatamente pestato da due giovani palermitani - al rumeno gracile e debole uno dei due ha preso la testa e gliel'ha sbattuta contro una ringhiera adiacente e l'altro lo ha lavorato di calci - che hanno voluto dare una lezione razziale all'uomo che aveva osato lavare il vetro della loro automobilina di lusso.

Difatti la verità non è di questo mondo... di extracomunitari.
Chi dobbiamo ringraziare di questo? Uno, nessuno o centomila?

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lunedì 25 agosto 2008

Sì, ma quanti siete, da dove tornate, un euro

Questa estate è come l’interno di questo governo, con poltrone inglesi decrepite, serate francesi, cene spagnole, giochi cinesi e sesso italiano, anche se agli italiani per la maggior parte non tira più, specie da quando si paventa il separatismo padano, il cui pensiero produce una fitta calante al testosterone con danni incalcolabili al ludico passatempo pornografo di una volta. Gli italiani non sono più gli stessi, e quando il governo sta in vacanza sono presi da grande vuoto, da una tristezza disfattista. E non vorrebbero più rientrare dalle vacanze. Come gli operai di Mirafiori che invece rientrano ma per la CIG.

Il signor, mettiamo il solito Rossi, italiano da mille generazioni, è andato a far la spesa in pantofole perché, durante la sua assenza, dei ladri mattacchioni sono penetrati in casa sua ma non gli hanno rubato niente eccetto l’unico paio di scarpe verdi che possedeva. Le stesse di quando aveva fatto la marcia sul Po. Il signor, mettiamo Rossi, ha un’altra poltrona, in cui la moglie, signora Rossi seduta, fa la maglia. Ci sono ancora donne così. La poltrona a dondolo, di stile cinese decrepito, è ben oliata e non fa rumori. In strada alcuni colpi di pistola salutano il rientro degli sportivi italiani da Pechino. Le patate stanno bollendo. Il pesce sta friggendo. L’insalata sta marcendo. Ma il signor Rossi e signora, sazi del giorno prima, attendono l’inizio della routine civile: rapine, stupri, assalti a campi rom e robe simili.

C’era chi fino ad un’ora prima negava quest’eventualità. Invece pare che il governo stia ancora in vacanza. O meglio, fa capolino, a mucchi di tre, sotto il tavolo del Premier. La Gelmini, della quale ci fregiamo di non essere fans-gelmini, ha detto, agli sgoccioli di quest’estate che muore, che non ha mai detto che gli insegnanti meridionali sono degli emeriti ignoranti. Fuori un colpo di pistola fa tacere questa affermazione: un suicidio di una professoressa che non se l'è sentita di continuare a parlare in dialetto siculo spacciandolo per italiano mafiosizzato. Anche sora Brunetta Cuccarina ha detto che, in questi ultimi spiccioli di cazzate estive, lui ha saputo fare il culo al mondo… dei fannulloni. Fuori un colpo di mortaio: si sono suicidati un gruppo di fannulloni in Piazza della Libertà, terrorizzati per non poter più scorrazzare fuori dagli orari di lavoro.

Il signor mettiamo Rossi e signora ora stanno fuori al balcone, tranquilli e felici, a prendersi un po’ di profumi... di fumi di città. Ad ogni modo loro sembrano contenti così. Nella giuncaia stagnante della Società, muoiono gli ultimi sogni di un popolo che avrebbe potuto essere diverso. Ma non ha saputo trarre lezione dai fumi oscuri del passato. Ecco perché a molti sembra un orrore il rientro dalle vacanze. Ad ogni modo, chi ha fatto una lieta vacanza senza appendiciti, mal di reni e mal di pancia e soprattutto ha saputo scansare incidenti, ha realizzato l’apoteosi della sua vita.
Ben rientrati a tutti gli amici! Un euro! E ora via al caro vita più caro di tutti gli ultimi tempi.

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domenica 24 agosto 2008

Rio boh!

Tre veline
dalle tette aguzze,
un grasso fraticello,
un esiguo uccello: Rio boh!,
un vigile depresso.
Sottospecie di paese, l’Italia,
paese razzista, ma però
c’è sempre di sopra quella,
una grande, magnifica Cappella,
che a un cervello cubico di gesso
occhieggia con la forza di un ossesso
qui, a Rio boh.
Una mammella senza latte!
Chi sa
se nemmeno ce l’ha
quella povera donna, clandestina,
di là.

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Dialogo tra un Pinocchione e un Democriticone

Eccovi un raro dialogo tra un Pinocchione e un Democriticone.

Democriticone – E ora, ...che cosa ne vuoi fare di tutti ‘sti euri che hai accumulato?
Pinocchioni – Prima di tutto, ...voglio comprare per il mio popolo una bella casacca nuova, quella che ha è troppo sdrucita, la voglio comperare tutta piene di tasche profonde per metterci tutte le monete che gli regalerò io e coi bottoni a pulsanti sonori per avvertire di quando saranno vuote; e poi voglio comprare un Abbecedario di Giustizia per me.
Democriticone – Per te?
Pinocchioni – Mi si consenta: perché voglio andare a scuola di magistratura e mettermi a studiare come giudice imparziale. Ci sono troppe ingiustizie in questo villaggio.
Democriticone – Ma lascia perdere; la tua è una sciocca fissazione. Non puoi farci niente, tanto poi appena arriverai sul posto, cambierai da così a così.
Pinocchioni – Allora ti ci vorrà molto tempo ad aspettare. Tanto io non cambio.
Democriticone – Già ti sta crescendo il naso.
Pinocchioni – Toh toh toh, è vero. Vuol dire che farò poi un decreto dove ai bugiardi verrà tagliata la lingua.
Democriticone – Eccoti qua il coltellino...
Pinocchioni – Per far che?
Democriticone – Per mettere la tua lingua fra parentesi. Ti sta a cuore la tua verità, vero?
Pinocchioni – Io senza di essa muoio. Se la lascio son solo.
Democriticone - Tu non parli e non piangi stasera, dici cazzate.
Pinocchioni – Mi guardi come se fossi la rana dalla bocca larga.
Democriticone – Veramente, come un Pinocchione.
Pinocchioni – Io soffro tanto. Tra poco svengo.
Democriticone – Chiama i media.
Pinocchioni – D’improvviso mi sento come dici tu: Pinocchione.
Democriticone – Stai per diventare un ectoplasma col naso lungo.
Pinocchioni - Oggi è la giornata della memoria in ricordo dell'abolizione della schiavitù. Io ho fatto tanto per sostenerne l’abolizione.
Democriticone – Ecco fatto. Il naso ora ha sfondato le porte della Pazienza. Non mi rimane altro che abbandonarti al tuo destino.
Pinocchioni – No, senza le tue critiche costruttive io non esisto. Dammi ancora una chance.
Democriticone – Parlami del papa.
Pinocchioni – Sì.
Democriticone – Allora?
Pinocchioni – Cosa?
Democriticone – Sullo scongiurare i nazionalismi del passato?
Pinocchioni – Giusto.
Democriticone – E su quelli attuali?
Pinocchioni – Quali?
Democriticoni – Quelli lussemburghesi, andorrani, monegaschi, maltesi, sanmarinesi!
Pinocchioni – Questi nazionalismi non esistono, è pura invenzione della propaganda avversa e atea.
Democriticone – E sul riunire in Cristo l’umanità intera in un’unica famiglia?
Pinocchioni – Prima conviene andare a pranzare: con lo stomaco pieno si ragiona meglio.
Democriticone – Davanti all’enorme onere di questa riunione occorre digerire bene… le portate.
Pinocchioni – Infatti. Il progetto è grandioso. Trasformare tutti gli umani in cattolici credenti. Solo così li salveremo dai nazionalismi affamatori. Io sto con il papa.
Democriticone – E io con gli dèi.

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sabato 23 agosto 2008

Concorso "miss suore di sacra bellezza"

Così, dopo il rosario sul bagnasciuga, dopo le sfilate sulla passerella di Benigni del famoso "Modello Giuditta", finalmente la Chiesa, moderna e progressista, si riconcilia col sesso femminile, anche se ancora castamente in tonaca. Ed ecco a voi il "Concorso Sister Italia 2008. La suora più bella d'Italia", nella segreta speranza che le suore si rivelino più serie del religioso pasionario Antonio Rungi che l'ha proposto e rifiutino l'ennesimo e maschilista trattamento.
A quando il "Concorso conventuale Brother's of Italy?".

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Quella Brunetta della Cuccarini amata dagli italiani

Ecco un post in autogenesi, nel senso che non ci vuole nessun parto di fantasia.
Fa tutto da sé.
La sora Brunetta amata da tutti oggi è più infuocata di un toro vergine.
Ci sono alcuni italiani che la amano e stravedono per i suoi vaffanculo ai fannulloni.
Leggiamo il vadesecum.
«La mattina quando mi faccio la barba devo potermi guardare allo specchio che, naturalmente, si ritrae alla mia vista.
A casa sua c’era un nonno fannullone ma non si sa se è stato cacciato dal focolare domestico.
Sono venuto fuori così, con l’altezza di papà.
Io, povero, non bello e non ricco, ho fatto il culo al mondo e mi accompagno alle stangone di due mt., anche se ora ho messo la testa a partito (leggi: Forza Italia)».
Ecco qua. Per conoscere il segreto di tanta amabilità, bisogna però tenere presente in che senso lui ha fatto il culo al mondo, visto che la cultura del mondo, secondo lui, è farselo fare da sora Brunetta.
Prima o dopo dirà anche che è stato amato dai fannulloni...
Se non è politica questa, comunicattiva, ditemi voi cos'è?

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venerdì 22 agosto 2008

Come afferma Will Smith «denaro e successo non cambiano la gente amplificano quello che sei già»

Come afferma Will Smith «denaro e successo non cambiano la gente amplificano quello che sei già» così mi sono messo rapidamente alla ricerca disperata del successo (leggi: soldi facili) e splaf! mi sono ricordato di essere brutto medio basso fortissimamente miope con 4 0 5 denti in meno con un paio di capelli alla cazzo di cavallo per lato con varie artrosi lungo l’ex giovane corpo con il fiatone con l’innata arroganza degli ignoranti di non essere laureato di non avere amici di non possedere una religione un ideologismo di avere una buona dose di cinico scetticismo a causa dell’età e soprattutto la cosa più importante e cioè che sono un perdente e in più non ho mai saputo in tutta la mia vita come si fanno i soldi.

Se fossi nato a Sparta mi avrebbero già buttato da Tarpea se fossi cresciuto in Cina m’avrebbero già scartato se fossi vissuto all’ombra di un potente politico m’avrebbe respinto di brutto non perché non fossi suo nipote ma perché sospetto di sovversivismo meridionale con forti tendenze rivoluzionarie se fossi nato povero sarei stato un miserabile se fossi vissuto da miserabile mi sarei prostituito per vile denaro e per la droga se fossi vissuto da drogato sarei già morto e sepolto overdosato a causa del mio forte estremismo cerebrale se fossi stato sepolto in un campo di grano m’avrebbero raccolto e macinato e fatto farina e mangiato sotto forma di cibo per i malati di aids se fossi stato sepolto in campo minato sarei saltato in mille pezzi e qualcosa di me si sarebbe vista in foto da premio se fossi stato sepolto in campo maledetto mi sarei innamorato di streghe con e senza scopa ma sempre da lontano e con i connotati luciferini se fossi stato sepolto in camposanto sarei risorto sotto forma di willsmith ma senza la mia congenita jella e se dopo risorto mi fosse apparso davanti il signor silvioberlusconi gli avrei detto “il mancato denaro e l’insuccesso cambiano la gente la fanno morire di crepacuore ma di conseguenza amplificano raddoppiandolo il denaro altrui lei si è mostruosamente amplificato e soprattutto ha fatto il miracolo del risorgimento dei peli sulla capa e oggi appare ben formattato e bellissimo così come lo vedono i suoi lecchini e adoratori”.

Così, agli esseri umani mediocri e fallaci, vengono costruite carriere elargiti stipendi da favola dati premi ma sempre più esattamente fabbricati in un salumificio. Dato che per vivere da soli, senza questa compagnia, occorre essere un animale o un dio, come diceva Aristotele... o forse anche uomini... coraggiosamente soli.

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L'ultimo bacio da Tiffany tra Silvio e Walter

"Addio, mio bello addio, l'amato se ne va, se non partissi anch'io sarebbe una viltà verso i miei elettori".
Osservate il cipiglio da macho duro e crudele di Silvio e il volto affranto di Walter. Una scena che avrebbe fatto soffrire d'invidia la Hepburn e Peppard.
L'ultimo bacio dopo che Silvio aveva dichiarato pubblicamente: "Caro, mi hai proprio deluso. Da questo momento ognuno pe' fatti suoi. Non mi piace che te la fai con i giustizialisti. Io amo la Giustizia, quella con la B maiuscola, e non potrò più darti niente, nemmeno le michette del mio cane".

"E poi, ho altro da fare, che mantenerti vivo all'opposizione! Io penso in grande, penso all'idea del giudice Falcone - (a parte: "meno male che non c'è più, così posso dire un'altra delle mie berlusconate") -, e la faccio mia, che m'è venuta in mente mentre mi accingevo a guardarmi allo specchio e mi sono detto: "Toh, bella questa idea che mi hai suggerito (qualcuno dietro lo specchio magico, la gente crede alle magie), ma tu pensa, Falcone mi ha proprio preceduto. Ma io farò di meglio. Separerò direttamente il corpo della Giustizia sovversiva dalla Giustizia imparziale e allontanerò gli odiati pubblici ministeri dai miei affari. Questa è quella che chiamo riforma".

Ma Walter, singhiozzando e affranto, gli urla tra le lacrime ciò che aveva già detto nel mio post precedente: “Nessuno può dirsi felice prima della propria morte! E ora prestami almeno la tua bandana per asciugarmici le lacrime”.
Così la bandana di Silvio passò alla storia per avere asciugate le lacrime di Veltroni. Ma, in verità, Walter ci si soffiò il naso. Almeno questo l'ha fatto con molta opposizione.

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giovedì 21 agosto 2008

Berlusconi sulle tracce di Creso

Primo re d’Italia dopo la caduta della dinastia sabauda, salì al trono definitivamente, si fa per dire, nell'aprile del 2008, ma resta nella storia come l'unico e fallimentare, anche se testardo, tentativo di restaurazione monarchica dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Sotto di lui l’Italia fu completamente sottomessa e sottoposta a tributo. La sua corte, ad Arcore, era celebre per le sue ricchezze e per le Sandrocchie in palandrana azzurra; quando Veltrone, ormai vecchio e stanco, ma sempre col fiero cipiglio dell’oppositore democratico – di quelle opposizioni dal profumo antico, da sberle paralizzanti parlamentari – si recò a visitarlo, il re gli mostrò tutti i suoi tesori, ormai smisurati, felice e goduto, con in prima fila la governante Sandrocchia, ma il vecchio Veltrone, ormai divenuto saggio a causa dell’età e dell’eterne sconfitte politiche, lo ammonì con queste parole: “Nessuno può dirsi monarca felice prima della propria morte!”.

Il re accentuò la trasformazione in senso berlusconico della sua monarchia, già iniziata anni prima quando era ancora un piccolo impresario; per questo strinse legami con l’oracolo padano, tale Bossi da Cassano Magnago, il quale gli strappò la promessa di un principato padano, un’enclave in terra italiana; con le potenti famiglie di ex fascisti, post fascisti e democristi, con i siculi del Lombardo-Siculo e le appropriate famiglie baronali.

Il re, però, quando ci fu l’attacco dei Rom al cuore dello Stato, si schierò contro l’espansionismo clandestino ma, sconfitto da Di Pietro il Grande, condottiero ed ex magistrato sempre in guerra con gli azzeccagarbugli, dovette accettare l’annessione di Arcore all’impero Rom.

Quando Di Pietro il Grande lo condannò al rogo, il re esclamò: “O Veltrone, Veltrone!”.
Secondo lo storico Sandrocchio da Fivizzano, Di Pietro avrebbe chiesto una spiegazione di quelle parole e, impressionato dal racconto sul saggio ammonimento di Veltrone, graziò il re ed insieme andarono a prendersi quel benedetto caffè che ancora oggi non sappiamo chi l’abbia offerto.

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Quel morbo inguaribile delle cose italiane che nessuno vuole chiamare razzismo

Il morbo era stato quell’anno, come tutti gli riconoscevano, irriconoscibile come tale e non aveva portato altri malanni se non qualche scaramuccia tra indigeni e immigrati; anche se uno, mettiamo immigrato, avesse avuto il morbo dell’influenza, o si fosse ammalato prima della sua venuta in Italia, sarebbe stato accolto, tastato e medicato, perché la sua malattia era la nostra, la condividevamo nel pieno possesso delle nostre facoltà, cosa che coll’andar del tempo venne a mancare a causa di un ritorno forzato di egoismo allo stato puro (leggi razzismo).

E questo ritorno prese a poco a poco molta parte degli indigeni, senza nessuna ragione apparente, eccetto che per la grande cappa di paura che coprì tutti i cieli d’Italia, mentre prima c’era perfetta sintonia tra tutti, l’immigrato mi lavava il parabrezza e gli davo quel che potevo: campava anche lui. Una volta, a Palermo, vidi uno fare salti enormi di gioia perché gli avevo dato fino a 2 euro, dopo che mi aveva tolto i bruscolini dalla macchina.

E per ritornare al triste evento del morbo strisciante, questi, praticamente, aveva ormai conquistato tutte le parti interne, cioè gola, lingua e naso, che erano di color del sangue ed emettevano fetidi odori. Poi starnuti con rimbombo e raucedine alla La Russa, e dopo che ti acchiappava anche il mal di testa, ecco che spuntava Gnazio, sano come un pesce di mare al petrolio, a dirti che la situazione del morbo era sotto controllo e che sarebbe stato debellato; ma dopo un po’ ricominciavi a sentirti come fregato.

A qualcuno capitava di essere raggiunto dal singhiozzo e allora si mandavano a chiamare i clown per riaprire il canale dell’allegria, ma il corpo, i corpi di tutti i malcapitati, erano diventati né troppo caldi né troppo freddi, ma levitavano fluttuando nello spazio aereo. La causa di ciò? Il corpo, che era diventato come una camera d’aria, e con il cervello ridotto a puro escremento solido, gonfio in modo abnorme. E molte persone, prese da ebbrezza si lanciavano da quelle orride altezze e si schiantavano al suolo. Altre, prese da voglia insaziabile di rivedere Gnazio alla tivù, sbattevano le mani come bimbi e poi si fracassavano tra di loro, accusandosi l’un l’altro di averlo votato.

Tuttavia ogni tanto sembrava che il morbo volesse abbandonare quei corpi straziati. Uno che fu preso da un dolore al fianco indicibile, fu subito portato al pronto soccorso, l’unico ancora aperto, e lì, dopo un interrogatorio sanitario-militare interminabile, gli riscontrarono una riversamento pleurico e lo mandarono subito a casa in compagnia di un soldato del genio ferrovieri, ma senza una vera cura se non una pacca amichevole sul fianco ammalato. La maggior parte morivano senza aver capito bene il motivo: alcuni ridevano e morivano, altri piangevano e crepavano, solo chi rideva a metà e piangeva a metà non moriva.

Si racconta di uno che morì prima ancora di morire. Ecco, a molti capitava pure questa anomalia. E mentre gli indigeni morivano a grappoli, dall’altra parte dell’Italia gli anticorpi dei poveri e degli esclusi, funzionavano che era una meraviglia. Da quella parte non moriva nessuno. E Gnazio se n’accorse. E apparve alla tivù. E disse, con la voce rotta dalla commozione: “Il più è fatto. Siamo in attesa delle analisi del dna dei clandestini, che stranamente, sono tutti sani. Se ogni cosa procederà come io penso, tra non molto una nuova alba sorgerà e gli Italiani finalmente potranno campare come meritano”.

Poi a Gnazio gli venne un black-out e sparì dal televisore.
Da quel momento tutti aspettarono la nuova alba. Ancora oggi.

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mercoledì 20 agosto 2008

La Santa Anché si vergogna, si pente e dà via tutto

La presa di coscienza ha avuto origine da due caffè, un Donizetti... cioè, un Bellini e un’acqua minerale, il tutto in un bar, alla modica cifra di 130,00 €.
“Avrei dovuto chiamare la finanza, avrei dovuto. Perché non l’ho fatto?”, si chiede la Santa, piangendo come piangono i ricchi, per la perdita di euri 130.
Con 120 ci pago una delle 10 rate del mio portatile. Con 120, un qualsiasi poveraccio del povero mondo se li fa bastare facendo i salti mortali. E quella se li è scolati così, pure ci piange sopra!

E così, dopo la vergogna dello sbarco dei Briatores a Capriccioli, la Santa s’è pentita e anche vergognata della sua sfacciata e irriverente cafonaggine da riccona. Basta. È tempo di chiudere il Trillionaire, visto che è diseducativo ostentare ricchezza ai morti di fame che ti girano attorno. La cafonaggine deve essere interrotta.
E ha tirato su, laicamente, una santa preghierina indirizzata a san Cafone de’ Riccastri, patrono dei ricchi cafoni, che ripete ogni notte il miracolo della moltiplicazione di vip, di politici, di veline e di soldi.

“San Cafone de’ Riccastri, ti chiedo d’illuminare la mia mente; da domani niente più lussi e champagne. Ti chiedo di porre una pietra sopra al Trillionaire, tale da schiacciare tutte le serpi cafone che vi gironzolano, e che tutti i suoi incassi vengano distribuiti in beneficenza al popolo minuto. Mi pento e mi dolgo, mi dolgo e mi vergogno. Perdonami, che se non mi perdoni, non avrò faccia per uscire di casa e presentarmi di fronte all’umanità che soffre. Da domani ancor di più Santa e meno Anché. Te lo prometto, poiché questa è la mia vera indole nascosta: fare la santa in questa terra dannata.”

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J'accuse! (Chi ti ha dato il permesso di diventare comunista?)

In edicola dò uno sguardo veloce e poi compro una copia del giornale. Guardo velocemente tutta la prima e arrivo in fondo a sinistra. Riguardo. Esito. Rilancio e mi sforzo di leggere con molta calma il pezzo. Poi mi dico: sarà la solita scoopata de La Repubblica. Il titolo già mi pare una mascalzonata giornalistica. Ma a questo punto seguo a pag. 15 e… mi siedo con un incremento graduale di libidine violenta e voglia di spaccare la faccia a… già, a chi?

I giudici di Catania - ah, la libera Sicilia, la Padania del Sud? Credevo fossimo in Cina, in Birmania, nel Cile di Pinochet, nella Romania di Ceausescu, nella Cuba di Castro, negli Usa di McCarthy - hanno confezionato un’ordinanza, che a Torquemada gli fa un baffo, dove scrivono: FREQUENTA ESTREMISTI, LA MADRE NON SA BADARE ALL’EDUCAZIONE.

Non penso minimamente – e faccio un grande sforzo – che i giudici siano in malafede anzi, ritengo che abbiano fatto la mossa giusta, quella cioè di riportare il giovinastro 16enne sulla strada maestra da dove si era allontanato. Quale strada? Quella sinistra, naturalmente, da tregenda.

Capelli lunghi, probabilmente insofferente all’autoritarismo, magari il piercing, sicuramente fuma, non so, sniffa, cos’altro può fare un 16enne già tagliato a metà dalla separazione dei genitori. Che non va regolarmente a scuola. Si fa le seghe? Il ragazzo ha promesso che si taglierà i capelli perché, così pensa lui, non sarà più taglieggiato come comunista. Magari continuerà a farsi le seghe, ma queste se le fanno anche gli onanisti anticomunisti. E qui si capisce quanto pregiudizio e mistificazione c’è nell’atto di accusa. Un giovane così giovane, dev’essere per forza sulla strada del sovversivismo! Ma che vuoi che ne sappia cos’è mai stato il comunismo nel 2008 un ragazzo di 16 anni, che per amor di aggregazione adolescenziale si mette con altri che la pensano come lui?

Non quel che si dice un gran bravo ragazzo, come i bravi ragazzi tutti casa e chiesa che fanno “oh oh” a onda con le braccia alzate su e magari sanno pure in maniera critica di Torquemada; come quelli rasati di destra, che non sanno che cos’è mai stato il nazifascismo ma si professano fedeli di questa ideologia. Bravi ragazzi, tutta patria, famiglia e bastonate.

Ah, dimenticavo la cosa più grave: il ragazzo è stato ACCUSATO di essere comunista! A causa di una tessera del locale Circolo Tian An Men, tessera dei Giovani Comunisti, trovatagli dal papà, al quale dev’essere venuto un colpo. Come, mio figlio, pure comunista! L’articolo non fa menzione alla parola gay, quindi non lo è. E se lo fosse stato, povero papà!!! Ma lasciamo stare questo.

È la madre, la madre la responsabile di tutto, dice il Tribunale di Catania, che non sa badare all’educazione del rampollo il quale ha “la tessera d’iscrizione a un gruppo di estremisti”; ora io non so se la giornalista ha omesso di scrivere “di sinistra” o si è attenuta a quanto conosce. Quindi presumo che ai giudici poco importasse che fosse dentro ad un gruppo di estremisti “di sinistra”: anche di destra andava bene, ma qui non quadra più la cosa visto che il problema è stato evidenziato perché “alloggia a sinistra”.

In Italia i comunisti sono spariti! Questo ce lo hanno detto e scritto in tutte le salse, tranne in quella rossa. Ripeti oggi e ripeti domani, alla fine la gente ci crede. Se sono spariti in Italia, che cazzo ci fanno in Sicilia, (a Catania in particolare, - in Sicilia, da tempo immemorabile, i ragazzi aggregati a sinistra sono sempre stati visti come drogati, puttanisti e "lagnusi") - che sta in mano ai leghisti siciliani, a Forza Italia, all’UDC, ai mafiosi, alla chiesa? Infatti la giornalista scrive che i comunisti siciliani – i fantasmi, per capirci – già stanno dando fiato alle trombe con un bello slogan, molto vecchio ma di effetto: È cominciata la caccia alle streghe! E il bello è che le “streghe comuniste siciliane non esistono”, perché ciò che si chiama comunista è morto e in Sicilia è mummificato e sepolto. Ma esistono i giovani che si sono aggregati “a sinistra” cioè contro tutto ciò che anch’io, che non ho 16 anni, aborro e disprezzo: questa società a pezzi, puzzolente, ipocrita eccetera eccetera.

Questo è il nodo della questione e non c’è bisogno di scomodare arche di scienza varie: questa società in cui viviamo, questo sistema di stupidità, di pregiudizi volgari, di accuse di presunte sovversioni della cultura patriacasachiesa, contribuiscono soltanto al definitivo smantellamento delle ultime regole del convivere civile.

Allora, considerata l'infinita stupidità di questa società di massa italiana, non mi resta altro da fare se non adeguarmi allo stato delle cose e cioè quello di accusare il Papa di essere cattolico, il Napolitano di essere democratico, Berlusconi di essere sfuggito ai giudizi e di essere di Forza Italia, Bossi di essere razzista, Fini di essere già stato fascista, D’Alema di essere già stato comunista, Bertinotti d’avere affondato Rifondazione, Veltroni accusatelo di ciò che volete, tanto ormai siamo a tre tubi. Io mi autoaccuso di non appartenere a nessuna delle ideologie oppressive e reazionarie esistenti ancora in Italia.

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martedì 19 agosto 2008

Tennis tavolo o sexy tavolo?

Tennis tavolo o sexy tavolo?
Non appena il ping pong sarà più sessualizzato, lo spettacolo della pallina che viaggia ad una velocità massima di circa 200 Km\h, sarà seguito da un probabile aumento di spettatori che, se da un lato cercheranno di inquadrare la pallina che viaggia a quella formidabile velocità, dall’altro, stanchi di fare di qua e di là con gli occhi, roba da ipnosi traumatizzante oculare, cercheranno legittimamente di concentrarsi sulle forme sexy a scapito delle forme tecniche del gioco. E più girano le palline e più aumentano i ritmi di fuoco erotico! Così che i maschi saranno contenti di guardare, pagando, con passione un gioco da eiaculatio praecox.
Viva le nuove divise del sexy pong!

Ps.: con la remota speranza che il dialogo maschio tra Berlusconi e l'opposizione di Veltroni ne raccolga stimoli produttivi, invece che ceci.

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lunedì 18 agosto 2008

Piattaforma di felicità

Quanto poco ci vuole per essere felici! Il suono dei prezzi che ribassano. Una musica extra terrena senza accidenti musicali. Un dente che non ti morde la coscienza. Il politico che ti promette la sua menzogna in cambio del tuo silenzio. E a questo punto c’è solo uno straccio di felicità. Ma non è il caso che vuole che tu non te ne accorga.

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domenica 17 agosto 2008

La più grande diserzione dalle aule scolastiche

A proposito della cultura della scuola in crisi.
I cinesi hanno sempre fatto le cose in grande, mica solo per le olimpiadi. Nel periodo giugno 1966, marzo 1967, circa 110.000.000 (milioni) di scolari cinesi sopra i 9 anni di età, furono esentati dal frequentare la scuola per aiutare i 22 milioni di guardie rosse (Hung Wei Pings) nella prosecuzione della «Grande Rivoluzione Culturale».
Come mai nessuno dei nostri grandi ministri, creatori dell'ordine nuovo berlusconiano, ha pensato di utilizzare gli scolari per lo stesso scopo - si può cominciare col dare una mano agli eserciti della salvezza dislocati nelle città a rischio - aiutare 'sti ragazzi a crescere con dei valori più patriottici - visto che ancora ci sono sacche di resistenza e non tutti siamo stati berlusconizzati.

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Gelminity Starmaryane

Nelle scuole del Texas i professori porteranno la colt per ripristinare l’ordine e la cultura.
Ai superbravi 10 in condotta e promozione assicurata.
Ai supercattivi 0 in condotta e tre pallottole in testa: ordine ripristinato.
Pare che la legge del taglione del West sia l’unico antidoto alla marea di stragi in cui, ciclicamente, viene coinvolta la scuola in Usa. Tu spari da scolaro e io da insegnante. In una mano il testo della Storia degli Stati Uniti, nell’altra una Colt a 6 colpi. E chi non risponde con la dovuta preparazione e con il dovuto rispetto, tiè, bang bang zip zip, affanculo! Quando ci vuole ci duole, per il bene della scuola, della cultura, della crescita del popolo. Povero popolo quello che deve insegnare e imparare a colpi di pistola.

E in Italia? La ministra Gelminity Starmaryane, travestita da pistolera, sta facendo il giro delle scuole per verificare che tutti indossino il grembiulino, dalle materne alle università. Altrimenti, tapum! E se poi non conosci a memoria la storia della vita di Lui, ripeterai tutto l'anno con aggiunte di ecchimosi e punti (di sutura) a debito.

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sabato 16 agosto 2008

Sull’uso dell’Ici alle Trobriande

Bossi furioso Tremonti robusto
Enorme Ici dell’uomo
Stanno a sedere nella casa dell’Ici
Fornicatori di tasse Essi portare la sua tassa invitante
Per popolo che
Essere rimasti di stucco di fronte a
Ici donzella infuocata
Egli (Tremonti) rimane ozioso e mastica tanta elle
Rimane ozioso in canna di bambù (Bossi)
No davvero noi fornicare con tasse siamo stretti
Di cavallo con stretta foglia fragile ma tassa
A volte è stretta è enorme a volte Come
Pene d’Amore Ecco ministri
Da corta profezia niente ci Indurrà
A tassare nostre tasche Voi
Davvero pazzi pezzi uomini da asporto Chi
pagare ora tasse di pazzi ministri? Ah?

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Occhiata sul Mar Tirreno

1ª occhiata: pesce marino commestibile di color argenteo, con grandi occhi e una striscia nera alla base della pinna caudale.
Esempi: l'occhiata la puoi fare fritta o alla brace. Anche cruda la puoi mangiare, ma devi tenere molta fame arretrata.
2ª occhiata: il guardare senza fermare a lungo lo sguardo.
Esempi: Lui getta un'occhiata senza fissarti negli occhi; Lui dà un'occhiata furtiva sulla sinistra e si mette a sghignazzare; Lui lancia un'occhiata furtiva a Veltroni ma quello non se n'accorge; Lui fulmina con un'occhiata il popolo italiano e quello s'immobilizza come marmo; Lui getta un'occhiata giù e quella si rompe.

Un'occhiata sul Mar Tirreno:



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venerdì 15 agosto 2008

15 agosto, ad Arcore: Veltroni vittima di un poliziotto strabico

Un mendicante, dalla straordinaria somiglianza con il leader del PD Veltroni, che sostava proprio un attimino fuori della villa di Arcore, è stato scambiato per l’uomo politico e costretto ad allontanarsi da un poliziotto strabico.
Constatata la resistenza dell’uomo, il poliziotto ha tirato fuori la voce grossa, ma quel poveretto a quanto pare, sordo e forse muto – che Veltroni sia sordo non è dimostrato, ma muto chissà – l’ha strattonato per un po’, sfottendolo a causa della somiglianza con il leader democratico. Un gruppo di turisti legaioli, in ferie da quelle parti, pare che gli abbia urlato: “Hai visto come finisce chi si mette contro Berlusconi? Ora venite tutti qui a mendicare un po’ di pietà. Così imparate a fare i comunisti!”. E un altro, di sinistra: "Non sapete più nemmeno come si fa opposizione. Imparate da Famiglia Cristiana, imparate!" Dell’increscioso incidente sono venuti a conoscenza i due repressori Maroni e La Russa, ai quali non è parso vero il fatto e, pietosamente, hanno dato l’OK ai poliziotti di lasciarlo in pace. Infatti l’uomo è rimasto lì. Quando poi è passata la macchina del sosia di Berlusconi, quello originale per adesso è in vacanza, il mendicante ha fatto un cenno di saluto con la mano. Il sosia gli ha buttato qualche spicciolo, gridandogli: “Per altri tre mesi sei a posto. Vai dai tuoi, telefona casa, ti aspettano”. A quel punto è apparso un sorriso in quel volto abbacchiato e il sole, oscurato da una nube pseudodemocratica, apparve più splendente che mai.

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giovedì 14 agosto 2008

La formazione è top secret

Nello stesso istante in cui l’Italia del calcio vincerà la medaglia d’oro alle olimpiadi, Berlusconi assurgerà a grande statista.
E in quello stesso istante gli Italiani scopriranno quante poche parole bastino per realizzare il grande Impero degli Azzurri. La formazione è top secret, ma sicuramente avrà un portiere, due terzini, tre quartini, quattro sosia, un vice e il coach demiurgo.
Con brividi patriottici, inni d'Italia, profondità di analisi politica e lungimiranze sociologiche... così si rifà l'immagine del Paese nel mondo.
Che non ci scambino per italiani emigrati che si prostituiscono in Perù per sopravvivere.

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Giuseppe, Maria e il bambino Gesù

Distanza, tanta.
Tanta distanza dalla famigliola cristiana, composta dal signor Giuseppe, dalla signora Maria e dal bambino Gesù, famiglia cristiana per antonomasia.
La “Famiglia Cristiana” non ha la linea di famiglia.
Non abita nella stessa via del Vaticano.
Nemmeno in quella della Cei.
È autonoma.
Indipendente.
Maggiorenne.
Matura e Responsabile.
Le sue posizioni sono soltanto sotto la sua responsabilità.
Giovanardi dice che nella famiglia cristiana ci stanno i manganellatori.
Allora bisogna emarginarla, poverina, solo perché ha voluto cristianamente sgorgare un pensiero di neofascismo contro questo governo, che nemmeno la sinistra democratica anomala pensa più?
E dove sta l’affratellamento di santa ecclesia.
Allora, o sono pazzi, o tardomentali, o sono strani cristiani.
A meno che la Chiesa non stia sondando la temperatura esterna ambientale, con il portafogli della famiglia cristiana.
Ma quella famiglia cristiana, non mi pare poi così strana.
Nell’immaginario collettivo il manganello non ha a che fare con la chiesa, ma con il fascismo storico.
Perché la famiglia cristiana formata dal signor Giuseppe, dalla signora Maria e dal bambino Gesù, che abitano in una stalla, dice che il fascismo sta là, alle porte della democrazia?
E perché allora il signor Giovanardi dice che hanno i manganelli?

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mercoledì 13 agosto 2008

Se il tuo Berlusconi ti molesta, strappalo!

Morale del contro fascismo.
Tutte le ragioni che hanno portato il berlusconismo a prendere il potere, non sono spirituali ma “fatali” e dettate anche dal tacito consenso di chi ne ha controllato il pio voto.
Chi ha dato il proprio voto a Berlusconi, non ha fatto a pugni solo con la propria morale, ma ha fatto a botte anche con la propria coscienza. Una causa, “le colpe necessarie di Prodi”. Quale alternativa alla sua caduta? Fatalmente Berlusconi, visto che in Italia non si è trovato qualcosa di straordinariamente agli antipodi da lui.
Oggi la Chiesa si lagna. Una coscienza di millenaria cristiana consuetudine, così come la Chiesa padrona riusciva a controllarne i pensieri, i pregiudizi, la morale e i voti, dei suoi fedeli.
“Se il tuo comunista ti molesta, strappalo”.
Oggi la Chiesa cosa dovrebbe dire, al posto di «Speriamo che in Italia non stia rinascendo il fascismo»?
La Chiesa non controlla ciò che non vuole controllare.
Mettiamo che dica, però, alle sue anime: “Se il tuo Berlusconi ti molesta, prima smascheralo e poi strappalo!”.
Ecco una vera morale cristiana del contro fascismo.

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Miracle In 100 Days

Miracle In 100 Days
How Berlusconi brought order to chaotic Italy, and what comes next.
Miracolo a 100 giorni
Come Berlusconi ha portato per caotica Italia, e ciò che viene prossima.

Come tra poco capirete leggendo, un conto è lo choc di leggere la traduzione quasi perfetta italiana dell'articolo di Newsweek, un altro è leggerlo col traduttore di Google. Angolazione diversa, diversa letteratura.
Vedrete. Da non credere ai propri occhi. Il Cavnazionale ha fatto il miracolo e tranne quelli di sinistra anomala, ma anch'io per via della miopia sociale forte, tutti gli altri se ne sono accorti. Ho usato il traduttore Google perché così viene fuori tutto lo spirito di chi crede che in Italia i miracoli li fa solo padre Pio.

"Nel 100 il suo primo giorno in carica, Silvio Berlusconi può aver fatto l'impossibile: a un livello senza precedenti nella storia moderna italiana, egli ha affermato il controllo su questa nazione apparentemente ingovernabile. I partiti di opposizione sono mired in litigando, e Berlusconi, ora primo ministro per la terza volta dal 1994, ha un rating di approvazione del 55 per cento-superiore a quello della Gran Bretagna Gordon Brown, Francia, Nicolas Sarkozy o della Spagna, José Luis Rodríguez Zapatero.

Che chiunque in Italia è gestito da un tale successo è sorprendente. Più di più i paesi dell'Europa occidentale, l'Italia è stata a lungo bedeviled di corruzione e un sistema che dà peso politico sproporzionato alle piccole parti. Berlusconi predecessore, Romano Prodi, è stato ostacolati dal suo centro-sinistra della piccola parte del Senato e la maggioranza del governo fractious nove partito della coalizione. Ma Berlusconi, i 72 anni di media mogul, cannily sfruttati dal 2005, legge elettorale che spazzato via questi piccoli partiti per vincere una sorpresa schiacciante vittoria da cui l'opposizione sta ancora cercando di recuperare.

Il suo centro-destra parte ora dispone di 174 seggi al Senato (contro la sinistra del 132) e mentre egli gode di una sorta di luna di miele con gli elettori, egli ha anche sprecato po 'di tempo per consolidare la sua autorità. Uno dei suoi primi atti: superare attraverso un disegno di legge che dà i primi quattro officeholders nazionali, tra cui il primo ministro stesso, l'immunità da procedimenti giudiziari, mentre in ufficio. Il disegno di legge ampiamente superato il mese scorso, e porre fine a liquidare procedimento penale nei confronti di Berlusconi (che dire e sostenitori sono stati guidati politicamente).

Che questa nuova legge è stata un possibile conflitto di interessi non è andato di inosservati, ma gli italiani sono una sensazione troppo poveri per pagare molto attenzione. Dopo 10 anni di prossima allo zero la crescita economica-Bank of America prevede 0,5 per cento di crescita di quest'anno-sono esigente di sicurezza, finanziari e di altra natura. E Berlusconi è la consegna, con un pugno di ferro in guanto di velluto-competenza. Emblematica è stata la sua capacità di ripulire Napoli, sepolti per mesi sotto trash in parte perché le comunità circostanti semplicemente non ha fiducia al governo di gestire le discariche. Mai il showman, Berlusconi riunioni di gabinetto tenutasi a Napoli-svolgono una campagna promessa di farlo fino a quando il cestino è stato chiarito-e ha nominato un "garbage zar" per risolvere il problema. Nel mese di luglio, il Parlamento ha approvato il piano di Berlusconi di aprire nuove discariche e inceneritori, e permesso di soldati per proteggere temporanea discariche da arrabbiato residenti. Giorni dopo, Berlusconi ha detto 50000 tonnellate di rifiuti sono stati rimossi.

Con un analogo risolvere ha affrontato la percezione che la criminalità violenta è in aumento (nonostante i dati mostrando altrimenti), e che gli stranieri sono da biasimare per questo. Nel mese di luglio, il governo ha dichiarato lo stato di emergenza per la lotta contro l'immigrazione illegale e ha proposto una legge che rende obbligatoria l'impronte digitali per tutti i rom vivono in campi in Italia. Berlusconi ammorbidito il piano a fronte di opposizione da parte dei diritti umani dei gruppi e l'Unione europea. Ma in inizi di agosto, ha dispiegato migliaia di soldati in tutta Italia nel tentativo di reprimere duramente in materia di immigrazione e piccola criminalità.

Tali difficili tattica di Berlusconi potrebbe dare la copertina di affrontare alcuni dei più profonda d'Italia. Gli italiani ora pagare alcune delle tasse più alte in Europa occidentale, al 43 per cento, e sono alcuni dei più bassi salari, leader a una diffusa evasione fiscale. Il debito pubblico rimane a più di 100 per cento del PIL; la manutenzione costa Italia il 5 per cento al 6 per cento del PIL ogni anno, dice Bank of America's Gilles Moec. Berlusconi si è impegnata a ridurre le spese (in contrasto con il suo primo termine), ma fare questo vi renderà più difficile adempiere un impegno a ridurre le imposte o di stimolare la crescita. Berlusconi deve ancora capire un modo.
Italiani come lui, adesso, ma cosa desidera realmente è la stabilità economica. Pulizia trash e molesto immigrati non saranno sufficienti".


Bello questo ultimo paragrafo, dove gli italiani "ora pagare alcune delle tasse più alte in Europa", ma poi anche "Italiani come lui, adesso...".
Approssimativo italiano, certezza della profezia.
Che bella, l'infinita leggerezza del pensiero futuro.
Ma lo scopriremo fra altri cento days.

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martedì 12 agosto 2008

Italiens

Ciò che conta è il pensiero unico dell'italieno nell'angusto spazio delle libertà.

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E non scordarti la mia bandana preferita

Libere storielle dell'estate azzurra.
Silvio Berlusconi, dopo una vita dedicata alla famiglia, all’imprenditoria e alla politica, dopo aver servito l’Italia umilmente e senza averne niente in cambio – perché avrebbe dovuto averne?, aveva già di suo -, si addormenta nel sonno del giusto e si risveglia all’ingresso del paradiso, dove mostra il suo lasciapassare di Unto del Signore a san Pietro, che gli si para davanti col dito medio minaccioso.
- Entra, gli dice Pietro.
- Non posso, risponde Silvio.
- Per via del dito?, dice Pietro.
- No, per quello no, già c’era uno in Padania che lo mostrava a tutti. Era ormai diventato un viziaccio. Figurati che un giorno venne a trovarmi e lo mostrò al mio cane e quello, zac, glielo tranciò di netto... ah ah ah...
- E allora, che mi frega a me. Vuoi entrare o no, ho altro da fare che perdermi con uno come te, manco fossi pescatore.
- Beh, ho preso la ramazza a Napoli e la chitarra ad Apicella. Ma proprio non posso…
- Sei un imbecille, dice il santo indispettito, con quel lasciapassare di Unto….
- Ti prego, lo supplica Silvio, fammi parlare prima con l’Altissimo.
Berlusconi viene condotto alla sua presenza. Entra in una grotta bellissima, sospesa su una nuvola d’argento, con angeli, arcangeli e super angeli impegnati nelle cantate delle Libertà paradisiache. Più in là, sistemato comodamente, il Papa, in vacanza, che si sta piluccando un fiocco di zucchero filato. Ma era come se non ci fosse, stava pensando. Insomma, a Silvio parve d’essere tornato a casa sua e sorrise.
- Signore benedetto, dice, sono qui, vorrei entrare, ma non posso.
- Ma se sono stato io ad ungerti, che quell’olio d’oliva santo, me lo sono fatto mandare direttamente da un amico siciliano. Hai la mia autorizzazione!
- Signore, ho un problema che mi angustia e ho bisogno di sfogarmi.
- Beh, risponde l’Onnipotente, puoi rispondere liberamente, io non sono un giudice, cioè giudice universale lo sono per nascita, ma un magistrato libero e indipendente.
- C’è una macchia orribile nella mia coscienza di Unto.
- E cioè?
- Io non sono proprio di destra, così come ho fatto credere a tutti, nella mia vita terrena.
- Ah no? E che sei?
- Sono uno...
- Sì?
- Sono uno...
- E con me siamo in due...
- Sono uno che è sempre stato clandestino… di sinistra… clandestino di sinistra… più precisamente comunista… ancora di più… marxista leninista maoista stalinista togliattista d’alemista ma mai... e lo posso giurare su di te, mai veltronista. Lo giuro!
- E tutto questo da clandestino?
- Sì.
- E come hai fatto a sfuggire a Maroni e a La Russa?
- Ecco, io essendo un uomo giusto, ma clandestino, in pubblico sostenevo il pacchetto sicurezza, ma in privato ho salvato tutti i clandestini, i rom, il rhum, le prostitute nigeriane, i bambini di strada e tutta l’umanità sofferente dalle angherie del mio governo.
- Bravo. Ma non importa. Anch’io dall’alto della mia tremenda onnipotenza ho salvato da sé stesso costui che si sta piluccando lo zucchero. Se non ci si aiuta in famiglia... Stava là, in contemplazione, da bravo intellettuale, ma poco incline a sporcarsi le mani concretamente in mezzo alla gente che soffre, proprio come te, che invece ti sei sporcato. Bravo. Orsù, entra, che qui ti troverai bene, siamo tutti comunistacci infernali, amanti della uguaglianza, della fratellanza e del... non mi ricordo più. Tranquillo, che ti mando a chiamare tutti i tuoi amici.
- E non scordarti la mia bandana preferita... sta lì, in qualche cassetto della mia stanza, nella fila di sinistra.

(Liberamente tratto da: Storielle ebraiche).

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lunedì 11 agosto 2008

Se le morti sono bianche e non cambiano il loro look

Se le morti sono bianche
E non cambiano il loro look
Mettiamo in rosso sangue vivo
Se i padroni credono che la Sicurezza stia
Meglio in una cassa da morto
Allora
Con la Disoccupazione almeno campi di più.
Se poi non lavori e non fai l’amore
Non ti becchi lo stress
Ma anche non muori.
E finisce Castelli di blaterare.
La Confindustria di bacchettare.
Il Sindacato di piagnucolare.
Il Welfare a origliare piano.
Il Medico col termometro insano.
Ci resta solo Damiano e
Celentano a darci una mano.
E la Chiesa a mo' di santo aeroplano su
per cieli e paradisi invero mai voluti.

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Quale Georgia, io preferisco quella di Ray Charles

Il coro mondiale delle superpotenze di pace s'è messo in moto. E chi lo ferma più!
Dopo le dure parole di Sarkozy.
Dopo i rimproveri della Merkel.
Dopo la dura presa di posizione di Bush.
Dopo le accorate preghiere del Papa.
Ma soprattutto...
dopo la telefonata di Berlusconi a Vlad...

Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Georgia... pardon...

habemus Pacem!




Ma io preferisco la Georgia di Ray Charles.

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domenica 10 agosto 2008

Alzerà ancora il dito medio

Estate, estate, fanfaluche debosciate, da nord al sud e viceversa, rovesciate.
Proprio non si arrende. Quel dito che ormai è entrato nell'immaginario collettivo dei Padani e negli incubi degli Italiani, non ha pace. Con la pioggia e con il sole, con il vento e la grandine, quel dito è sempre là, di guardia ai sacri confini. Strombazzate, trombe, da scoppiarvi gli Eustachi! Fino a scoppiarvi i Falloppi! Infuriate, diluviate e affogate i nemici della libera terra padana. Trombate più che potete, fino a rompere le vagine del popolo del sud!
Perché io...
Alzerò ancora il dito medio.
Io sono
uno straniero d’Italia dalla voce roca,
ancora per poco,
che cammina per la Padania
a due passi dal sacro Po.
È una promessa!
Fai in modo, dio Po, di tenermi
sempre pronta la mano
e col dito medio ritto pronto a rotearlo
per eccesso e per difetto contro i
nemici de la Tera de Berghem.
Se salta il federalismo scateneremo
una guerra di liberazione che
nemmemo Putin se la
sogna.
Io non me ne andrò dalla politica:
sia chiaro. Ma la politica se n’è
andata via da me, da tempo
immemore. Per questo
alzerò il dito medio a roteare
minaccioso contro i malfidati e
culinterra.
Aboliremo la monarchia savoiarda
ripercorrendo al contrario
la strada che fu di Garibaldi, per
risepararci dalle isole e dal meridione.
Salperemo da Marsala con mille
camicie verdi aiutati dal siculo
Longobardo e dal suo forcipe trinacrio;
e quando a Quarto saremo arrivati gli
cambieremo nome in
ö Quart de liter.
Da qui alla vittoria il passo
è breve, ma se è cosa che si deve fare,
si farà.
È già un prodigio che questa Italia abbia
potuto resistere tanto
ai colpi della Lega.
Fermi e incontenibili,
spezzeremo le reni ai ribaldi
dai tre colori.
Salud!

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sabato 9 agosto 2008

Inaugurato il “Minkyonaire Rubacuori” a suon di gavettoni

Estate, estate, è tempo di minkiate!
Arrogante? No. Capriccioso? No. Lento nel capire? No. Cafone. Sì.
Così gli grida la gente sulla spiaggia di Capriccioli, a lui e a tutta la sua ciurma di vip.
Triliardario ma cafone, parente di un tifone di soldi che se son monete peseranno un accidente.
Lo sbarco dei marines ricconi è avvenuto sotto gli occhi di famiglie intere che si godevano, normalmente, la pace marinara in quella spiaggia per famiglie...
Questi marines della Costa Smeralda con tre gommoni hanno dimostrato di essere dei veri padroni, invadendo la spiaggia e mettendo a repentaglio la sicurezza delle persone. Signori e padroni di tutto il loro insignificante mondo di yacht e di forme estreme antifemminili. Ecco che sbarca il ricco Briatore, poi la Gregoraci e fin qui la gente ha mormorato; ma quando è apparsa la sagoma di Emilio Fede, apriti cielo: fischi, pernacchie e gavettoni per tutti. Ma ecco che il Briatore ritorna tutto indispettito a dire: “Come, noi siamo così carini e ci trattate così? Ok, qui chiudo tutto e farete la sete. Io pago le tasse, è un mio diritto… (che cosa?).
Capito, pagando le tasse, puoi rompere la tranquillità alla gente e anche altro...
Dal Minkyonaire nessun commento tranne questo: «Ho altro da fare, c’è la festa di Fawaz Gruosi – ecchicakkio è? – abbiamo più di 300 very important».
Ma anche less important.

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Una strana massaia non riesce a comprare un kg di pomodori

Stamattina presto il Presidente, appena entrato in vacanza, indossato un tailleur a maniche corte con simbologie floreali, presa la sua borsetta in similpelle nera, si avventa, con tutta la foga di massaia scettica per le cattive esperienze, verso l’uscita da Palazzo Chigi, indicando ai suoi uomini della scorta il nuovo obiettivo di giornata, il mercato di Campo de’ Fiori, con lo scopo di riaggiornarsi sui prezzi.

Una notte travagliata che non gli ha fatto chiudere occhio a causa del continuo rincaro selvaggio dei prezzi degli alimentari lo ha portato a questo incredibile stratagemma, cioè travestirsi da massaia per indagare, così come Giove, trasformato in mendicante, voleva trovare solo due esseri umani buoni e generosi e salvarli dal diluvio universale.
Lui ci salverà dalla tempesta dei prezzi?

Lui, che era fermo a quando le 500 lire erano cinquecento e le mille erano 1000, ha deciso di scendere tra i comuni mortali, in mezzo ad uomini qualunque e vecchie massaie identiche dalle dita consumate dall’artrosi. E allora si muove con fare naturale, fidando nel travestimento. La gente, quasi tutti berluschini, riconoscendolo, lo saluta con la manina, pensando “però, il nostro presidente, un tipo eccentrico, se si traveste lui da massaia farà tendenza; voglio dirlo a mia moglie che mi tiri fuori il tailleur di quella vecchia arpia di sua madre.” E intanto il presidente cammina fidandosi del suo istinto, convinto di essere anonimo tra gli anonimi. Anche se per la verità si chiede come mai tutti gli sorridono e lo salutano. Poi, ad un tratto, incontra - per caso - sulla soglia di un palazzo della Distruzione, sua comare Mariastella che, scorgendolo, lo saluta con la manina, mentre si sistema i capelli per un servizio giornalistico. Comare Mariastella è stata scelta come la più diligente tra le massaie del quartiere per il grembiulino da spesa lindo e colorato d’azzurro che indossa sempre. Il Presidente, la guarda e le dice: “Ciao, Mariastella, come sei bella, con quel grembiulino che sembri una bambinella”.

Poi, nell’ovazione generale del mercato, il Presidente, sempre chiuso nel suo umile anonimato si avvia verso una bancarella per comprare un souvenir. Per chi? Non importa. Ne prende dieci e tira fuori 20 euro. Sempre tra sorrisi, ammiccamenti e pacche sulla spalla, la massaia Berlusconi tira dritto per quella che è la sua “missione” prezzi che salgono salgono salgono…
Tra una sbirciata e l’altra finalmente arriva il suo turno e chiede all’ortolano: “A quanto i pomodori stamattina?”. “A 1,50”, risponde quello. “Beh li prendo, non mi sembrano poi così cari.” Quello glieli pesa e glieli incarta. Il presidente-massaia mette mano alla borsetta e si accorge che i 20 euro non ci sono più.

Allora pone all’ortolano la fiducia.
“Lei mi dà a me i pomodori e io le faccio avere tramite Tremonti 1,50 più il disturbo”.
Ma l’ortolano fa opposizione tremenda e dice che lui la sua fiducia se la può mettere tutta in quel posto, che se non vede i soldi niente pomodori, e che i ministri sono tutti uguali, pensano a fottere il prossimo. Niente soldi, niente pomodori. E poi, “lei presidente, mi meraviglio, scendere a così bassi sotterfugi. Travestirsi da massaia per fregarmi 1,50 di pomodori”.
“Ma io sono il presidente”.
“Sì, e io sono l’ortolano e faccio opposizione”.
“Allora niente pomodori?”. “None!”.
“E le uova?” “A 1 euro”. “Il pollo?”. “A 3,90”. “Gli hamburger a 7, la pancetta a 12.”
Allora il Presidente-massaia, accorgendosi della situazione alquanto bizzarra, fa subito un paio di calcoli e dice a mo’ di comizio: “Ci sono stati aumenti fino al 30% negli ultimi mesi: l’effetto a cascata dell’aumento del prezzo del greggio, della benzina e dei trasporti”.

Subito una voce di donna anziana, roca e sibilante: “Meno male che c’è lei, presidente, a venircelo a dire!”. E il Presidente: “Non vi preoccupate, io sono sceso tra voi, qui al mercato, per aiutarvi a fare la spesa. Sto studiando di giorno, di notte e di sabato come mettere in campo una squadra di calcio vincente… a partire da accordi con la grande distribuzione. Grande distribuzione alla partenza e piccola all’arrivo. E ora che avete scoperto la mia vera natura, vi confesso che io non volevo fare il Presidente degli italiani, ma solo delle massaie. E per dissipare ogni dubbio, vi invito tutti al bar, a spese mie, a prender un caffè, anche Veltroni, Casini e Di Pietro. Cercatemi Di Pietro!”.
Visto il grande cuore di siffatta massaia, all’ortolano venne spontaneo regalargli un mazzo di rape, che costano una cifra, ma che fanno pensare meglio dei pomodori.

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venerdì 8 agosto 2008

Lo stupido è il tipo di persona più pericoloso che esista

Un articolo di Roberto Alajmo, apparso nel febbraio del 1995 su “La Terra vista dalla Luna”, quel sopraffino mensile diretto da Goffredo Fofi, mi ha stupito, nel rileggerlo, per i motivi attualissimi e chiarificatori della vittoria di Berlusconi alle ultime politiche.
Lo ripropongo, per intero, perché ne condivido l’analisi, perché vale la pena di confrontare ciò che si scriveva di Berlusconi 13 anni fa e ciò che ne è adesso l’esito: ma lo ripropongo anche perché quella stupidità non solo non è morta ma è aumentata pericolosamente. E pure per un attivo esercizio di memoria storica, sociale e politica contro l’era del berlusconismo.

Il titolo, infatti, è: “Ci sono stupidi e stupidi”.
«Nessuno rappresenta più le commedie di Ferravilla, e probabilmente è giusto così. Magari, ogni tanto, qualcuno cita Tecoppa nel corso di una conversazione, ma nessuno si sogna di riscoprire l’opera di Edoardo Ferravilla, attore milanese (1816-1915). Eppure il suo personaggio più riuscito – Tecoppa, appunto – cacciato dai teatri, è tornato prepotentemente d’attualità negli ultimi mesi, arrivando, sia pure in incognito, a coprire alte cariche dello Stato. Vale quindi la pena di spendere alcune righe per conoscerlo meglio».

«Tecoppa è una maschera tipica italiana. Volendo semplificare, unisce i caratteri del ladro, dello stupido furbo e del vittimista. Si circonda di ladri come lui o anche peggiori. Poi, una volta che i suoi imbrogli sono stati scoperti, ha delle reazioni che sorprendono per energia e infondatezza. La cosa che lo fa indignare più di ogni altra è trovarsi con le spalle al muro. Nei casi estremi, quando viene sorpreso palesemente con le mani nel sacco, la sua strategia difensiva consiste nel rigettare le colpe su chi lo accusa, cercando salvezza nella confusione dei ruoli di accusatore e accusati. A Tecoppa (cioè a Ferravilla) si deve la formula “ha parlato male di Garibaldi”, che serve a stornare qualsiasi argomentazione in nome di un generico amor di patria».

«In un episodio, al pubblico ministero che chiede la sua condanna, Tecoppa risponde: “non accetto”, e il giudice si trova in difficoltà proprio per la rozzezza dell’autodifesa, tanto impalpabile da risultare difficilmente confutabile. L’interlocutore si trova in difficoltà: ha troppe ragioni per poterle esercitare con efficacia, quindi si confonde e confonde ulteriormente la situazione, aumentando il rumore da cui Tecoppa trae giovamento».

«In un altro episodio, il più noto, Tecoppa si batte in duello, ma dopo alcune schermaglie accusa il suo avversario di slealtà, perché muovendosi in continuazione non si lascia infilzare. Anche qui Tecoppa non consente in alcun modo alla realtà dei fatti di condizionarlo. Gli importa solo che l’antagonista venga trascinato sulle sabbie mobili di una logica senza fondamento».

«Anche a prima vista questi due episodi fanno pensare a una reincarnazione: il Tecoppa della politica italiana dell’ultimo periodo è Silvio Berlusconi. La prima situazione si è ripresentata addirittura identica nei giorni dell’avviso di garanzia, quando puramente e semplicemente il presidente del consiglio non accettava di essere inquisito, costituendo con questo assoluto inedito paragiurisprudenziale».

«Nel secondo episodio citato non è difficile riconoscere un altro topos berlusconiano di questi mesi: l’accusa rivolta agli oppositori di remare contro gli interessi non del governo in carica, ma dello Stato, addirittura. Inopinatamente, di fronte ad una opposizione già in crisi d’identità, capace solo di seguire con lo sguardo il suicidio della maggioranza, Tecoppa-Berlusconi infierisce accusando gli avversari di slealtà perché non restano abbastanza fermi da lasciarsi infilzare»,

«Rilevare l’incongruità della identificazione fra lo Stato e il Governo, se non addirittura la persona o l’azienda del Presidente del Consiglio, è stata l’unica risorsa delle opposizioni, che hanno cercato di segnalare questa confusione di ruoli. È successo però che ogni volta le loro obiezioni sono apparse cervellotiche e pretestuose. Anche i migliori retori della sinistra si sono cimentati nella denuncia dell’equivoco, ma il risultato è stato sempre uno di quegli incubi in cui si cerca di gridare e la voce non esce, e più si cerca di gridare più la voce non esce. Da qui viene il senso di frustrazione o, peggio, il filo di depressione con cui si è avvolta l’opposizione nei mesi immediatamente precedenti e successivi alle elezioni di marzo ‘94».

«Gli oppositori del Presidente del Consiglio non hanno tenuto conto di una vecchia regola: mai discutere con uno stupido, perché dall’esterno non ci si accorge della differenza, visto che la discussione tende a svolgersi sempre al livello più basso. La stupidità esiste perché esiste qualcuno capace di additarla. Ma se c’è un terzo punto di vista, in questo caso quello dell’elettore, la scena di uno stupido che discute con una persona normale appare semplicemente come quella di due stupidi che discutono fra loro. L’osservatore-volante finirà per preferire, dei due, lo stupido che riesce a capire meglio. Fanno male, quindi, le opposizioni a seguire il rumore provocato da Sgarbi, ad assaggiare tortellini da Funari. Alla fine stupidi risultano essere sempre gli ospiti della stupidità, mai gli Sgarbi o i Funari. O forse anche gli Sgarbi e i Funari, ma in misura minore. E col sistema maggioritario a vincere è sempre il meno peggio».

«Per capire il meccanismo del contagio, aiuta ricordare la scena del film Il ritorno della Pantera rosa in cui Clouseau e Dreyfus, suo superiore diretto, discutono nell’ufficio di quest’ultimo. Clouseau crea una tale confusione che alla fine sarà lo stesso Dreyfus a spararsi sul naso, confondendo la pistola vera con un accendisigari a forma di pistola. È il pieno gradino di una escalation che porterà Dreyfus in manicomio e Clouseau ad essere promosso ispettor capo. Dove, secondo la classificazione di Musil, Clouseau è lo stupido solare e Dreyfus è lo stupido intelligente che si mette incautamente in relazione con lui sulla base di una presunzione di superiorità. Da una conversazione del genere la stupidità esce smagliante, l’intelligenza a pezzi».

«Attraverso un processo del genere riesce a trovare riscatto pure Giufà, la maschera siculo-araba dello stupido proverbiale. Da puro idiota che è in origine, si trasforma in stupido solare, ovvero pazzo semplice, nel momento in cui qualcuno gli consente di interpretare la letteralità del linguaggio comune. In questo modo Giufà lo sciocco diventa Giufà il furbo e il saggio».

«Nel fronteggiare il berlusconismo, lo schieramento di sinistra non ha tenuto conto della quinta legge enunciata da Carlo M. Cipolla: lo stupido è il tipo di persona più pericoloso che esista. Più pericoloso del bandito, più pericoloso del pazzo, che pure superficialmente spaventa di più perché rappresenta un ordine logico diverso dal nostro, ma in realtà è meno insidioso perché immediatamente riconoscibile. Superato l’imbarazzo iniziale, far fronte ad un pazzo è relativamente semplice. Far fronte ad uno stupido invece diventa difficile perché crediamo di poterlo combattere sul terreno di una logica comune, e quando ci accorgiamo (quando ci siamo accorti) che è impossibile, il contagio è già intercorso».

«Bisogna poi considerare che la spirale del contagio genera stupidi ulteriori che vanno in giro a discutere creando altri stupidi e così via, in una sorta di catena di Sant’Antonio, fino alle elezioni. Negli ultimi mesi, con l’eclisse naturale della stella berlusconiana, capita sempre più spesso di incontrare persone disponibili a parlare genericamente di Forza Italia e a riprodurre tutta la fenomenologia del berlusconismo. In questi casi la reazione è quella di annuire, ma allo stesso tempo si prova una specie di sorda irritazione. È la spia che si accende ogni volta che ci troviamo davanti a una stupidaggine. Prendiamo atto senza paura di apparire snob: esistono a sinistra i portatori sani del virus berlusconiano, indotti senza accorgersene a riprodurre il rumore di fondo, il basso continuo da cui la melodia del berlusconismo trae sostentamento».

«In fondo, il mago Othelma si era presentato alle elezioni precedenti, quelle del ’92, con un programma non molto difforme da quello di Berlusconi. Othelma non era stato preso in considerazione dall’elettorato per tre ordini di motivi:
1. Indossava un caffettano durante le tribune politiche. Era quindi immediatamente riconoscibile come pazzo.
2. Non controllava la massima parte del sistema radiotelevisivo.
3. “L’Espresso” non accolse la sua candidatura con la stessa enfasi denigratoria.
Non necessariamente in ordine di importanza. La stampa antigovernativa ha colpe non indifferenti, quando si fa carico di chiosare ogni sospiro di Emilio Fede, ogni battuta di Ferrara. Commette lo stesso errore di Dreyfus con Clouseau: crede di poter confutare l’avversario su basi logiche, e invece si lascia trascinare in vere e proprie imboscate di stupidità».

«Diceva Musil che la stupidità possiede tutti gli abiti della verità, mentre la verità possiede un solo abito. Quando a “L’Espresso” credono di essere popolari mettendo le tette in copertina, sbagliano, ed è un calcolo miope quello di chi si adagia sul successo delle centinaia di copie in più che si riescono a vendere. Perché “L’Espresso” ha dalla sua solamente la verità e un paio di tette per volta, i berlusconi invece hanno a disposizione tutto il guardaroba della verità. Oltre naturalmente all’intero sistema radiotelevisivo, vale a dire un numero di tette pressoché illimitato. È impossibile costringere i berlusconi a seguirci sul terreno della logica. Allora bisognerebbe lasciarli dove sono e inventarci un livello su cui loro non possano seguirci, ma allo stesso tempo possa seguirci chi osserva e vota. Si tratta di riconvertire l’intero arsenale della sinistra. Cosa – ammettiamolo – non facile».

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