venerdì 31 ottobre 2008

Un nuovo reality con il gioco dell’infiltrato anonimo

C’è una diffusa opinione che ci sia in atto una ristrutturazione della società italiana a uso e consumo di una nuova (vecchia) mentalità fascista. Si "parla di attacchi alle fondamenta democratiche del paese, con singulti fascisti che richiamano il periodo più buio della storia italiana". Condivido. Quale nome le si darà? Berlusconismo. E chi dice che non è vero mente, sapendo di mentire.

Dite al concorrente più alto in grado (il più basso in ordine fisico) che, per come si sta comportando, è facile indovinare il futuro.
Sai dirmi, pressappoco, quanti passi ci vogliono, te che sei un uomo puntiglioso, pignolo, studioso e serio, per arrivare a questo traguardo?

Secondo me per arrivare al tuo personalissimo potere, consigli per gli acquisti: "♫ canale 5 pipparippa pippappà pà ♫", ci vogliono molti sponsor faceti e in affari, che fingendo di concentrarsi sulle cose democratiche da sostenere, finiscono poi per perdere la tramontana senza nemmanco arrossire di fronte alle ideazze antisociali che vengono loro in mente.

Ma come faccio a ridurre il mio potere? Io vorrei, ma è più forte di un unguento erotico. Decisamente no, io detesto i debiti che il popolo non salda alla mia personalità.
Ma nessuno si sognerà mai di dirmi che stiamo andando verso un’altra sponda. Sono vili alcuni, altri ipocriti, molti opportunisti, altri indifferenti, ma questi sono: i miei collaboratori sono solo degli epigoni. E io gli faccio fare supplementi di applausi alle mie cazzate come penitenza quando sanno di sbagliare.

Mi dicono che la Cassazione ha stabilito una linea dura contro chi si fa timbrare il cartellino dal collega. Ciò vuol dire che il Brunetta dovrà licenziare tanti bravi musicisti che in Parlamento suonano per conto d’altri. Ma si tratta di rari casi che io non riconoscerò.

Io vi dico: seduti! E voi sedete. Vi dico: cantate. E voi cantate. Vi dico: pagate. E voi pagate.
In questo caso si creerà molta confusione alla mia porta. Quindi venite, uno alla volta. State sempre in fila e chi esce dalla riga resta fuori dal gioco e niente sconti. Paga tasse in nome e per conto di chi non paga mai.

Impossibile fregarmi. Se dopo tre giri alla mia scrivania, sarai riuscito a dirmi con esattezza che cosa vuoi da me, verrai squalificato, perché io non dò, ha speso tutto il mio predecessore comunista, io solo ricevo.

Ci si deve munire di fototessera per il ritiro del pane, della pasta, dell’olio, dello zucchero. Da convalidare ogni mese.
Il giovedì niente trippa, cicoria. Al sabato pizzette per tutti, senza pomodorini, costano troppo. La domenica, tutti al guinzaglio, ad assistere alle partite-scontro tra ultras arrabbiati e ultras contro. Chi si salva vince un gratta-gratta.
Ad ogni tramonto, doppio coprifuoco. Visto che la colpa è sempre di voi sinistri.

Ora cantate tutti in coro
per questa dolce giovinezza
che vi sfugge tuttavia
alla fine della via
c’è la mia scimmia personale
che t'affila sulla pelle
le sue solite grandi balle.

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Non era un infiltrato, ma un asino che volava

C’era una volta un barbone sovversivo
che cercava cibo in un cassonetto
ma ci trovò un poliziotto infiltrato
travestito da monnezza che stava proprio lì,
nel letamaio.

Il barbone sovversivo sorrise con bontà
e disse ad alta voce, in modo che gli
altri suoi barboni amici potessero
sentire: “O perla rara, giovine
infiltrato tra uomini per bene, tra
chi studia e chi lavora per
una più felice condizione, ti
hanno usato e poi t’hanno buttato
in pieno letamaio, nascosto agli
occhi della verità. Sei stato proprio
un vero tesoro per chi hai servito,
ma quello t’ha buttato e t’ho trovato
io che non me ne frega niente
di lercia spazzatura. Non mi servi a
niente. Per quanto mi riguarda
puoi marcire ancora qui”.

Così disse e richiuse il cassonetto.
Poi da lì passò la nettezza urbana
che lo sollevò e lo ficcò dentro
insieme ai suoi colleghi e lo
triturò com’era naturale che finisse.


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giovedì 30 ottobre 2008

I gay non possono fare i sacerdoti

Quindi la immarcescibile ipocrisia della Chiesa fa ancora numeri alla grande.
E dire che nelle carceri e negli eserciti l’omosessualità è così “poco visibile” da rendersi praticamente "immune dalle crociate sacriste e forcaiole". In caso di grande carestia da femmine, il rapporto tra lo stesso sesso è comandato fortemente dai testosteroni. Se stai in un’isola deserta da più di un anno e ci sono due o più piselli a disposizione che fai? Ti fai casto? Oppure, abolisci il sesso, girandoti dall’altra parte, rivestito di tonaca e armato di rosario. Beh, non dico che devi per forza straforare, ma se qualcuno non ce la fa, che fa? Si castra?

Non possono diventare sacerdoti persone con “tendenze omosessuali fortemente radicate”.
Che poi, con la tanto proclamata crisi delle vocazioni, mi vanno a condizionare pure quelle persone che volendo farsi preti, devono optare per l’esercito o per altro, perché omosessuali. Che idiozia!
Quali sono gli impedimenti perché una persona non possa portare a termine il proprio percorso di fede, secondo i cervelloni che hanno redatto il documento della Congregazione per l’educazione cattolica? Eccole qua: (forti dipendenze affettive, notevole mancanza di libertà nelle relazioni, eccessiva rigidità di carattere, mancanza di lealtà, identità sessuale incerta, tendenze omosessuali fortemente radicate, ecc).
La Chiesa, per sua natura, è genuina e semplice: non tollera, quindi, le complicazioni che distolgono dalla fede gli innocenti.

E per i preti che lo sono già da una vita e che sono omosessuali incalliti, che si fa, visto che è grave peccato per la Chiesa tenersi questo bubbone in seno? Buttarli fuori di Chiesa tutti? E quanti ne resterebbero di normali? In quanti, con una forte volontà riuscirebbero a castitare malgrado il richiamo della foresta gaia? Ed è già stata fatta un’indagine per stabilire quanti onesti onanisti hanno a disposizione il loro segreto spazio religioso, senza che nessuno abbia da ridire?

Qual è, dove si cela la purezza di un religioso, per un religioso?

Perché, dal mio punto di vista, il peccato non è solo ciò che si definisce, tra i normali, immondo, ma ciò che fa trasalire anche i diversi: la castità imposta, forse, non è un peccato grave quanto l’omosessualità? E si può definire normale qualcuno che dice che la parola di Dio non si confà ad un prete omosessuale?
Caso mai è l’immondezza che viene presa in carico e nasconde la pedofilia tra i preti.

Non c’è mica bisogno di essere omosessuali per incavolarsi su questa castroneria.

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Una pozione che ti fa passare la sciolta democratica

Un cattivo venditore porta a porta
di scope elettriche rovinato
dalla sua troppa furbizia
si mise a fare il santone in un luogo in cui
non si poteva riconoscerlo.
Spacciava pure una sua pozione miracolosa
che ti faceva passare la sciolta e...
ti allungava la vita,
arricchendoti, d'un sorso, senza nemmeno
fare ah!

S’era fatta con molta parlantina
una nomea e tutti lo cercavano come
si cerca un ago nel pagliaio.
Aveva il sorriso durban’s dalla sua
e a quelli che incrociava
diceva sempre che l’affare era grosso
se lo facevano con lui.

Un giorno il capo della democrazia
di un povero villaggio s’ammalò
d’inedia e di depressione; quindi
chiamò il santone per metterlo alla prova.
Quello gli preparò di nascosto una pozione fasulla
che trasformava in pachidermi agili gazzelle
ma poi lo paralizzava a letto per sempre
facendogli cadere un occhio
della testa a terra!

Allora il capo che era meglio d’una volpe
gl’impose di berlo seduta stante.
E quello per paura d’un raccapriccio serio
confessò tutto e disse che lui era uno
scopatore elettrico fallito ma avrebbe voluto
fare nella vita l’eremita santo e che
non è colpa sua se la gente babbea
e credulona s’era comprata tutti i suoi
elisir di lunga vita.

Il capo democratico chiamò all’assemblea
tutto il popolo e gli disse: «Che razza di
persone siete? Siete stati pazzi o no
ad aver affidato la vostra vita a chi
non riusciva ad appiopparvi nemmeno
una scopa a mano?».

E così la gente, derubata e mazziata
vide dopo, molto tempo dopo, che la
sciocchezza della propria mente gli era
costata un occhio della testa.

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mercoledì 29 ottobre 2008

Un secondo Pianeta da rovinare e trascinare alla morte dove lo andiamo a trovare?

La Terra non sta bene. Nemmeno io. E, ci scommetto, nemmeno tu e tu e tu, e tutti voi, amici miei che avete un po’ di sale in zucca e vi girano le balle su questi problemi. Gli animali stanno male e le piante non se la passano bene. Procedendo così «entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per soddisfare il fabbisogno dell'umanità di beni e servizi». Ecco, un po’ di sano terrorismo ecologico-planetario ogni tanto per poterci soffermare sul da farsi.

La Terra già la sfruttiamo di ben il 30% in più di quello che ci può offrire. Gli Usa e la Cina arrivano a sfruttare il 40% in più di ciò che la loro terra può dare. Noi italiani, malgrado il maquillage sullo stato di paura, ancora siamo in grado di consumare tanta di quell’acqua da posizionarci al quarto posto della classifica mondiale. I prezzi dei raccolti hanno già raggiunto vertici everestiani. Aria e acqua, grano e riso saranno solo ectoplasmi tra breve tempo. I morti di fame e di sete vedranno il regno dei cieli visto che sulla terra per loro c'è solo l'inferno.

Nel 2030 Berlusconi ne avrà 94, io ne avrò 83. Io non ci sarò, ne sono certo, ma lui sì, visto che la medicina sta facendo due passi da gigante in avanti appositamente per lui. I morti di fame del futuro prossimo venturo, in un’Italia ridotta ormai a spulciare gli almanacchi di frate Indovino per sapere come la manderà giù il Padreterno, vedranno ancora in lui, il vegliardo magico che considera il livello civile e scientifico alla mercé di un normale affare commerciale. Chissà se ancora sarà lì a valutare se è il caso di detassare le tredicesime? D’altronde, con la Terra in agonia, molti non lo prenderanno più sul serio, e questo per me sarà motivo di grande soddisfazione, anche da morto.

Ecco, vorrei sparire prima che lo faccia la mia Terra, sempre che non ci siano più speranze o alternative. Ciclicamente torna sulle prime pagine questo allarme planetario. Serve a procacciare elementi di disturbo alla nostra cattiva coscienza!

Ma pare che quei buontemponi degli esperti affermino che ancora siamo in tempo per deviare dalla cattiva alla buona strada. Basta volerlo.
“«Non è troppo tardi per evitare una recessione ecologica - ha osservato James P. Leape - ma bisogna cambiare l'attuale stile di vita e indirizzare le nostre economie verso percorsi più sostenibili»”.
Cambiare l’attuale stile di vita? Con questi citrulli che ci governano? Mah?

Un secondo Pianeta da rovinare e trascinare alla morte dove lo andiamo a trovare?

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Essere sfottuti da Gasparri è la Massima Tragedia che può capitare al Pd

Gasparri: dov'è il nuovo '68? Piove troppo?

"Gli attivisti di Veltroni mandati a contestare il decreto Gelmini dovevano fare una tendopoli e vegliare davanti al Senato - ribatte il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri -; alle prime piogge si sono dissolti come le bugie che stanno seminando istigati dai mestatori del Partito democratico e dintorni. Per essere dei giovani rivoluzionari temono gia' i reumatismi. Non si è mai vista contestazione più ridicola, più bugiarda e più manovrata dai partiti. Questo è il punto. Questi ragazzi farebbero bene a riflettere su come siano stati manovrati. Fermare di fronte a qualche goccia di pioggia l'empito rivoluzionario dimostra che questo empito non esisteva".

Mamma mia, essere sfottuti da Gasparri è la Massima Tragedia che può capitare al Pd, reduce proprio dai Massimi Gradimenti al Massimo Circo.

Chissà, forse è il caso di cambiare metodo e stile d'opposizione? Per fare ciò occorre cambiare i modelli mentali e le facce fascio-comuniste.
Altrimenti, uno come Gasparri, quando ve lo leverete di torno?

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martedì 28 ottobre 2008

E questi tre, chi sono?

Frase B
«L'Italia è il Paese che amo. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare».

Frase V
«È la nostra meravigliosa Italia. Quella che è stata e quella che può essere. Quella che sarà con il nostro lavoro, il nostro coraggio, la nostra voglia di futuro».

Frase L
«È curioso vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto, hanno maniere semplici; e che, quasi sempre, le maniere semplici sono prese per indizio di poco valore».

Chi sono questi tre pensatori?

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E Veltroni, disse: sorgiamo, troppo lungo fu il dolor

Contro lo stress da persecuzione e antipiddìdemocratico di Berlusconi, leggiti le “Novelle siciliane rivedute e corrette”.

C’era una volta Walter Primo, reuccio del reame di Roma, un’enclave semilibera di Forza Italia, nella provincia del Piddielle. Questo re aveva una moglie e una figlia. La moglie era così così, tipo rosybinda, ma meno rosea e più paffutella; la figlia era un chiaro di luna, molto vicina a santa Paola Binetti nella spiritualità, ma più democratica della Finocchiaro. Questa figlia era la pupilla degli occhi loro. E, fra tutti, era quella più battagliera e coriacea.

Vah che un giorno venne un qualunque democratico e disse al re:
- Re, passavo davanti alla giungla di Montecitorio e incontrai l’Antonio selvaggio.
- Cazzi!
- No, niente cazzi: aveva un megafono e arringava i tuoi sudditi democratici con questo tenore...
- Ah, s’è portato pure a Bocelli?
- No... il suo tenore di voce naturale... e urlava: “Basta con questi ozi di Capua. Voglio metter le cose a posto. Portatemi qua la figlia del reuccio”.
- A chi? A Paoletta?
- Così, disse l’Antonio selvaggio, mentre menava gran megafonate a destra e a manca. Poi puntò su di me, un democratico qualunque, quel suo megafono e mi disse: “Tu, che fai finta di non sentire, vai da Walter e digli che voglio la Paoletta per moglie. Se non l’avrò fra tre giorni, guai a lui!”.
- Furbo, l’Antonio, ché Paoletta è l’unica della famiglia battagliera. Se gli dò la mia battagliera, che mi resta?

Così che il re riunì lo stato maggiore del Piddì e disse a suoi delle minacce dell’Antonio. San Bettini, il nume tutelare del reame, suggerì: “Cerchiamo una bella ragazza, vestiamola come la Paoletta, e mandiamola lì: l’Antonio sarà contento. Lei dovrà solo presentarsi come la figlia del re”. E il giorno appresso la ragazza tornò indietro afflitta.
- Che è, ch’è successo?
- L’Antonio mi domandò: “Chi sei tu?”, e io: “Sono la Paoletta”. “Lasciami vedere”. Mi sbottonò la... manica del braccio sinistro e urlò: “Tu non c’azzecchi niente. Qui manca il tatuaggio “croce e tormenti” sul braccio sinistro. Vai e dì a Walter che se fra due giorni non sarò soddisfatto, guai a voi!”.
- Cazzi!, sbottò il reuccio, l’Antonio sa del tatuaggio. È impossibile ingannarlo.
San Bettini, allora ebbe un’altra idea: “Re, cerchiamo una ragazza qualunque ma democratica, chiamiamo un pittore che le dipinga un tatuaggio simile a quello e vestiamola con uno dei sai firmati all’ultima moda che tua figlia indossa.

La falsa Paoletta partì e andò dall’Antonio che le chiese: “Chi sei?”. “Sono la Paoletta”. “Lasciami vedere”. Guardò il braccio sinistro, passò oltre e disse: “Il saio non è conforme ai dettami della castità. Guarda qui, c’è una firma che si vede lontano un miglio”. Poi le strappò il saio e vide che sotto mancava il cilicio di giornata. Con occhi rossi di fuoco, sbottò: “Torna dal tuo re e digli che se fra un giorno non mi darà la vera Paoletta, qui succede un quarantotto!”.

- Cazzi!, disse Walter, appena seppe dell’insuccesso del piano. E chiamò San Bettini e lo strattonò di brutto, pacato e sereno: “Senti tu, prima mi hai fatto perdere le elezioni, ora mi stai facendo minacciare dall’Antonio selvaggio. Io ti mando in Parlamento a lavorare!”.
Allo scadere dell’ultimatum la situazione non era delle migliori. La moglie Rosybinda piangeva. Massimino si tormentava il baffetto, Pierino s’ischeletrì fino all’anoressia, Letta e Franceschini giocavano alla battaglia navale, san Bettini divenne bulimico mentre la Finocchiaro rilasciava dichiarazioni rivoluzionarie. San Bettini allora disse: “Basta là, dobbiamo sacrificare la Paoletta”. E la Paoletta, come d’incanto, apparve sulla soglia della sala e disse, raggiante: “Sì, mi sacrifico volentieri!”. E tutti applaudirono. Indossò il suo saio da sposa e il cilicio da vergine e andò, solinga, incontro al suo atro destino.

Non se ne seppe più nulla per un anno, un mese e un giorno.
Un giorno, a Palazzo del reuccio, arrivò un nanetto alto due spanne, gobbo e sbilenco, che chiese di parlare con Walter. E poi aveva pure un naso che pareva un becco di barbagianni e certi occhietti piccini piccini da civetta. Veniva da ridere al solo guardarlo, ma il Walter non rideva perché aveva perduta la sua figliola battagliera.
- Re, io non sono quello che sembro e non somiglio a quello dei tornelli. Sono uno qualunque che ha un piccolo appezzamento di terra nei paraggi chiamato la Terra degli Uomini Liberi che voglio ingrandire. Ho saputo della triste storia che ti fa soffrire. Ti faccio una proposta. Se io libero la tua figliola dalle mani del selvaggio, tu mi darai la metà del tuo regno?
- La metà? No, tutto, per amore della Paoletta.
- Parola di re?
- Parola di re non si ritira.

Il nanetto partì e nel giro di una settimana rintracciò l’Antonio selvaggio e lo prese prigioniero con una violenta ghedinata sul muso e un'alfanata sulla lingua per contrappeso. Lo buttò, incatenato, in una segreta della Terra degli Uomini Liberi, e di quest’uomo malvagio si persero definitivamente le tracce. Poi aprì le stanze dell’alcova e vide una donna che somigliava alla Paoletta, ma più viva, in carne, che appariva come una provocazione al comportamento austero del poer nanu: aveva il rossetto "full potential lips", un fondotinta a sfondo erotico e un paio di ciglia alla "madonna", un cilicio con chiavistello in similpelle aderente, facile da togliere. Pensò per un attimo di tenersela per sé, ma più forte fu il desiderio di ingrandirsi le sue proprietà. La prese quindi per mano, prese anche il megafono, simbolo della ferocia dell’Antonio e si presentò a Walter.

Un mese di festeggiamenti e di festival inneggianti alla libertà. Il poer nanu si godeva legittimamente il trionfo per avere liberato il reame dal malvagio Antonio.
Ma di cedere la metà del regno al poer nanu non se ne parlava proprio, anche perché con il ritorno della figlia battagliera, il reuccio aveva ripreso il vigore dei tempi migliori.
Ma il poer nanu, spazientito, fu costretto a denunciarlo all’opinione pubblica. A Walter gli cadde la faccia a terra per la mortificazione subita, ma ostinato, continuava a negare la sua promessa. Allora il poer nanu che fece? Raccolse più gente possibile sotto di sé (era salito su un trono gigante di sei piani) e disse: “Che faccio, mi butto?”. E tutti: “Lo faresti davvero, per noi?”. “Certo, che mi frega, tanto io non sono quello che sembro, sono fatato!”.
“E allora buttati, buttati, facci vedere, se arrivi tutt’intero, faremo una sollevazione popolare e daremo a te quel che è di Walter e a Walter un calcio nel retrotreno”.

E lui si buttò. Ma a metà caduta non s’aprì il paracadute e quello si sfracellò a terra.
A Walter restò magicamente il reame mentre il trucchetto del paracadute del poer nanu non funzionò per la famosa e malefica legge del contrappasso.
Ma al poer nanu, comunque, fu innalzato un monumento alto circa 80 cm che riportava questa epigrafe:
«Si volle buttare coraggioso alla conquista del mondo sottostante ma ne conquistò solo l’eterna riconoscenza dei democratici del reame».

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lunedì 27 ottobre 2008

Perché vincerà Obama, secondo la Pubblica Istruzione italiana

Perché è stato scelto dalla ministra Gelmini come suo santino personale.
"Il mio modello è Obama", dice la ministra.
"Ma questo non significa che cambierò idea: niente classi separate, solo corsi di italiano per chi non lo parla".
- Ma Obama non parla italiano.
"Sì, ma è sempre un modello da seguire. Yes we can o no?".
- Ma... è nero, ministra.
"E con ciò? Resta un modello di democrazia integrata per me".
- Ma lei si contraddice un po’, ministra.
"Macché. Lo stimo molto anche se nero. E, guardi, se dipendesse da me,
lo inserirei subito in classe con i ragazzi di lingua italiana.
Bianchi e neri yes, we can!".

Ps.: ma di tutto questo, Obama, ne è a conoscenza?

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L’ultimo messaggio di Silvio a Walter è in similpelle umana

Caro Valter, hai perso, rassegnati. Racconti frottole. Hai detto che l’Italia è migliore di me! Questa è un’insulsaggine che non mi tocca minimamente. Lo sanno tutti che sono il migliore tra gli italiani. E più parli male di me e più crescono i voti in mio favore. Pensa che fino a poco tempo fa il mio indice era al 62% e ora, dopo i tuoi stracazzeggi sono già al 72%. Se continui così arriverò presto al 102% e, per plebiscito, sarò acclamato Primo Console e subito dopo Primo Dux.

E tu, mio bel neo democratico, che ti farfugli numeri da balle spaziali con i tuoi 2.500.000 fans mentre lo sanno tutti che eravate si e no in duecento... mila... vai, andate a dormire che quello già lo fate bene, va, sciogli il tuo governo-ombra che non produce un ombra di niente, e visto che non ti ripara nemmeno dal mio splendente sole, mandalo pari pari a lavurà e togliti dalle balle. Oppure, se ti vuoi unire a me, non devi far altro che votare i miei provvedimenti. Avrai, così, il tuo posto nella storia, come me. E ora, zittino, e lasciami lavorare per il bene comune.

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domenica 26 ottobre 2008

I video di Ideateatro

In questa pagina trovate tutti i titoli dei video pubblicati da Ideateatro, elencati cronologicamente.



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Perché esiste Fede?

Come un solenne maggiordomo aggredisce e buca il video e dà il benvenuto agli ascoltatori insinuandosi con quella voce a scartamento ridotto che, ricordandosi di qualcosa di ignominioso ricevuto da qualcuno da piccolo, subito gli dà del pazzo e del farabutto. È un giornalista? Sì, come me che sono arcivescovo. La sua cordialità e un po’ tutti gli atteggiamenti leziosi e leccosi che la gente normale mal sopporta e detesta, lui li impersona a fin di propaganda e se li beve come un astemio beve un bicchier di vino falso.

Tesse chiacchiere che ti presenta importanti come, ad esempio, su quel personaggio di gran moda che è il suo nocchiero di fiducia, certo Berlusconi Silvio, uomo di impalpabile levatura morale, con una ex gran chioma ormai sparita dagli annali dei media che, volando verso Pechino, abbiam saputo del suo scambiarsi quattro frasi in cinese con Hu al quale ha ricordato che l’ambiente va difeso anche a costo della propria vita.

A volte ha degli scatti di rabbia semi pornografici e quando qualcuno dei suoi collaboratori si disincronizza dal suo cervello, il Fede si trasforma, con una smorfia, in mr. Hyde e, a quel punto, non si salva più nessuno.

È tristemente noto tra i bambini capricciosi, figli di genitori deturpati dalla cultura di sinistra i quali, a questi piccoletti, fanno minacce del tipo: “Fa’ il bravo, altrimenti ti faccio insultare da Fede!”.
Uno dei suoi sogni è leccare l’aria da dove è passato il suo capo.
Uno dei miei sogni preferiti e inseguirlo con l’innaffiatoio e inumidirlo con acqua gelata.

Perché esiste Fede?
Perché ha sempre ragione e tutti gli altri, escluso il capo, hanno torto.
Perché, senza di lui, la tragedie mortali perdono il senso dell'umana pietà.
Perché l'informazione corretta viene fedeizzata.

Perché esiste Fede? È come una malattia mentale che perseguita i gonzi e gli sprovveduti, con gli ingredienti del suo stile a tu per tu, molto familistico, ripetitivo, come un allucinogeno dell’informazione faziosa e infame, quasi un vecchio amico della porta accanto, che alle vecchiette e ai vecchietti fa subito l’effetto di una peretta per clisteri mentali.

Perché esiste, allora? Perché dalla nebbia dell’intelligenza umana nessun uomo moralmente sano lo avrebbe imposto a imperversare senza regole e a pontificare con quel suo vizio autistico incurante della sensibilità di chi, per caso, si sintonizza sul suo tg.

E poi esiste perché noi, nostro malgrado, abbiamo bisogno dei nostri demoni. Senza di lui, che senso avrebbe quella parte di Berlusconi ancora da scoprire e da approfondire attraverso l’infinito lecchismo di Fede.



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Berlusconi, trema, i tuoi giorni sono contati, ormai!

Quella dura voce di Veltroni.
C’è durezza nella voce.
Che esce, con durezza, dalla sua mente, dalla sua gola, dal suo tono.
Una nuova durezza che piace ai militanti.
I democratici sanno aspettare, anche troppo, ma quando poi arrivano, arrivano in due milioni e mezzo, cioè mezzo milione in più del Pdl ma 2.300.000 in meno per la Questura.
Niente paura, la solita disinformazione questurina.

Ma per i due milioni e mezzo è un grande giorno.
Il giorno del riscatto, dell’orgoglio democratico, una vera e propria Opposition Pride!
E, come nei grandi eventi che si iscrivono nella storia di un popolo e di una società civile, la grandeur statistica è data da:
55 minuti di discorso,
90 interruzioni per applausi.
E, come in un vecchio racconto da libro “Cuore”, «quando ho sentito le parole di Veltroni, sono svenuto”, dice un signore di 80 anni.
Calearo, vergine, è stato stregato dalla sua prima volta in una manifestazione bellissima.
E Bersani, che lo saluta da Pugnochiuso.
Insomma, un De’ Veltroni che fa il bagno di popolo (quello delle primarie) nel catino del Circo Massimo e con i notabili del Pd che fanno di tutto per non mischiarsi con la gente della piazza.

Ora si tratta di buttar giù Berlusconi.
Cazzo!!??
Che dici mai?
Ma scusa, non avevi detto che “l’Italia è migliore di chi la governa?”.
E se due più due fa quattro, questi due milioni e mezzo, che ti seguirebbero fino alle porte dell’inferno, ti aiuteranno a disfarti del demoniaco piccoletto.
No, poiché noi democratici ci vogliamo arrivare alla scadenza naturale del mandato.
Ah, ho capito!
Ma anche perché i numeri dei democratici ancora non sono maturi per scavalcare quelli dei berluscones.

Aspettiamo che i democratici vincano in Usa.
E sull'onda osmotica di questo evento...
che in Italia si possa arrivare al Potere con la più grande calma arrabbiata che si sia mai vista.

Berlusconi, trema, i tuoi giorni sono contati, ormai!

E se questo slogan-pensiero è l’esito dell’ondata emotiva della grande manifestazione del Pd, poco male. I sogni aiutano a far passare la nottata, mentre la rabbia popolare corre il naturale rischio di smorzarsi... perché le grandi manifestazioni democratiche, dopo che si sono fatte, vanno messe in archivio e... scordate.

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sabato 25 ottobre 2008

Una leccata e via!

Come nasce la proprietà privata di un Governo sui cittadini? E come si realizza il suo rapporto sessuale su questi ultimi? È in linea con gli insegnamenti della Chiesa? C'è parità sociale nel rapporto anale che questo governo pratica al popolo? C'è incesto? Gelosia? Chi può dire di trarne godimento? Si può continuare così, con questo ectoplasma di opposizione ancora da decodificare?

In questo video-parabola emerge, timida, una speranza.


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venerdì 24 ottobre 2008

Non ha padre, è solo figlia della fortuna!

Con questo governo, con questa opposizione, con questo popolo, con questa offerta di prestazioni gratuite in cambio di sacrifici espiatori. Questa Italia non ha padre, è solo figlia della sorte! E sta incamminandosi per il manicomio!

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Questo post è a esclusivo beneficio della ministra Gelmini

Sotto l'egìda della Pubblica Istruzione!
Questo post è ad esclusivo beneficio della ministra Gelmini.
Tutti gli altri, se vogliono, ne possono usufruire.

La ministra Gelmini non è caduta su un grave ACCENTO POLITICO ma sull’ACCENTO TONICO; io, mosso da sentimenti di umana solidarietà e di fervido patriottismo linguistico, mi accingo a pubblicare quest’articolo esclusivamente ad uso e consumo della signora Gelmini che, tutta presa dai tagli... da cucito per i grembiulini, ha dimostrato, senza veli, che i vecchi insegnamenti nella Scuola, della lingua italiana, hanno il loro lato debole: nessuno insegna, fin dalle elementari, l’utilizzo degli accenti tonici al posto giusto. E poi in Parlamento ti ridono dietro!

In bocca a personaggi politici, poi, gli accenti sbagliati sono pietre d’ignoranza.
Perché ci sono vocaboli per i quali è proprio difficile stabilire dove cade l'accento, anche per un ministro. Figuriamoci per qualche deputato e senatore.

Ecco, per Lei, signora ministra, un vademecum con gli accenti giusti sulle corrette pronunzie. Mio omaggio personale. Non mi aspetto nessun grazie ma che almeno ritiri gli ACCENTI COMICI dalla Scuola.


PRONUNCIA CORRETTA

àbside (nelle chiese, dietro l'altare maggiore)
acròcoro (altipiano montano)
aeròdromo (campo d'aviazione)
àlacre (svelto nell'operare)
alcalìno (da: alcali)
àlluce (dito grosso del piede)
amàca
anòdino (privo di un carattere definito)
appendìce
aràtro
àutobus
autòdromo
bàratro (abisso)
baùle
baùtta (maschera con cappuccio, veneziana)
bìfora (finestra a due aperture)
bismùto (elemento chimico)
bocciòlo
càlibro
callìfugo
càtodo
cìnema
codardìa
cognàc
cóltrice (materasso di piume)
constàto (da: constatare)
còrizza (raffreddore)
cosmopolìta (cittadino del mondo)
cristallìno
cucùlo
dàrsena (porticciolo)
delùbro (tempio pagano)
devìo (da: deviare)
dìssipo (da: dissipare)
duodèno (parte dell'intestino)
ecchìmosi (effusione di sangue)
edìle
ègida (non egìda, gentile ministra Gelmini)
elèttrodo
empìreo
farmacèutico
fìlobus
flèmmone (infiammazione del tessuto cellulare)
fortùito
Friùli
fùnebre
gratùito
guaìna
ìmplico (da: implicare)
incàvo (cavità)
infingardìa (pigrizia grave)
ìntegro (agg.)
ippòdromo
leccornìa (bocconcino ghiotto)
lìtigo (da: litigare)
lùgubre
medìceo (da: i Mèdici)
misàntropo (nemico del genere umano)
misògino (uomo che prova repulsione per le donne)
mìtilo (mollusco acèfalo)
mollìca
monòlito (pietra d'un sol pezzo di grandi dimensioni)
motoscàfo
mulìebre (femminile)
neòfito (appena convertito ad una fede)
Nùoro
pàlpebra
pànfilo (nave da diporto)
pèriplo (circumnavigazione)
pèrmuta (scambio)
peròro (alla latina, da: perorare)
persuadére
pòlizza
protòtipo
pudìco
rècluta (da: reclutare)
regìme
rubrìca
salùbre
sguaìno (da: sguainare)
sidèreo (delle stelle, celeste)
soggólo (velo monacale che copre il collo)
sòsia (persona identica ad un'altra)
surrògo (da: surrogare)
sutùra (cucitura di ferita)
tèrmiti
testimòne
tòrtile (che è fatto a spirale)
tràino
trànsfuga (disertore, apostata)
utensìle
vèlite (legionario romano con armi leggere)
velòdromo
zaffìro
zìgomo

Ps.: ringrazio il mio amico Crocco per l'idea che, inconsapevole, mi ha dato!

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giovedì 23 ottobre 2008

Berlusconi, arrabbiatissimo, smentisce tutta la conferenza stampa sulla Scuola

Le smentite, frase per frase, di Berlusconi sulle indicazioni che doveva dare al ministro Smaroni.
In grassetto, tutte le smentite.

- Siamo decisissimi ad andare avanti.
- Macché, in effetti stiamo andando indietro.

- Il ministro si sta applicando all’Università.
- Non si applica affatto.

- Sono state messe in campo delle manifestazioni in cui si dice un ulteriore menzogna sui numeri dei partecipanti a queste manifestazioni che sono ridottissime.
- Sono scese in campo due squadre i cui numeri sono completamente asimmetrici. Noi rossoneri camminiamo al 62% e le quotazioni della squadra avversaria sono ridottissime: non vincerebbero nemmeno se ci facciamo un autogol.

- Vorrei dare un avviso ai naviganti. Molto semplice. (Ndr: eccone un altro che parla di avvisi ai naviganti!): non permetteremo che vengano occupate scuole e università.
- Vorrei dare un preavviso di licenziamento a tutte le scuole e università: non permetteremo più la baronìa dei tanti docenti e ne estirperemo la mala pianta, che è un ostacolo alla crescita della Cultura, della Ricerca e della Occupazione.

- Perché l’occupazione di posti pubblici non è una dimostrazione, un’applicazione di libertà, non è un fatto di democrazia: è una violenza nei confronti degli altri studenti, nei confronti delle famiglie, nei confronti delle istituzioni e nei confronti dello Stato.
- Perché il danno che Tremonti ha causato alla scuola tutta è una violenza nei confronti di tutti gli studenti, delle famiglie, dei docenti, e della Cultura.

- Convocherò oggi il ministro degli Interni, darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell’ordine per evitare che questo possa succedere.
- Convocherò oggi il ministro dell’Economia Tremonti a cui, dopo avergli ben bene tirate le orecchie, darò istruzioni dettagliate su come intervenire per cancellare i suoi inutili tagli nei confronti della Scuola.

- La realtà, tuttavia, che conosciamo di queste ore, di questi giorni, è una realtà di aule universitarie piene di ragazzi che intendono studiare e di manifestanti che sono organizzati dall’estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali, e da una sinistra che ha trovato, nella scuola, un modo per far passare delle menzogne e portare un’opposizione nelle strade e nelle piazze all’attività del nostro governo.
- La realtà, tuttavia, che conosciamo di queste ore, di questi giorni, è una realtà di aule universitarie piene di ragazzi intelligenti e preoccupati che intendono studiare meglio la provocazione di Tremonti e del suo braccio destro Gelmini, per potere meglio consigliarci ed aiutarci a risolvere questi problemi che il mio governo, incautamente, ha messo sul tappeto.
E smentisco categoricamente un mio intervento sulla questione delle forze dell’ordine, le quali, come ben sapete, sono molto più appropriate a svolgere il compito per il quale sono regolamentate: combattere la criminalità organizzata, oltre che le mafie, le camorre, e la ndrangheta.
Mi scuso per le banalità dette ieri in conferenza stampa ma, mi si consenta, dovevo in qualche modo confortare Mariastella che era tornata piangente a causa della reazione negativa degli studenti.
Tornerà tutto nella normalità: parola d’onore.
Ps. dell'autore: sono le ore 19,31 del 23/10/2008 mentre scrivo e mi corre l'obbligo di ricordare a me stesso, a scanso di una mia spudorata smentita, che questo post è stato da me pubblicato stamani alle ore 9.49, quindi in orario non sospetto e molto distante dalla smentita ufficiale del Gran Capo, avvenuta nel pomeriggio, che ho letto nel Corriere a questo indirizzo: http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_23/berlusconi_polizia_scuola_a9faa05a-a108-11dd-8514-00144f02aabc.shtml
È proprio vero che la satira è profeta in patria.

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mercoledì 22 ottobre 2008

Indicazioni dettagliate al divo Smaroni su come deve usare il manganello

- Contro le occupazioni faremo intervenire le forze dell’ordine.
“(Ndr) Ma, ricordo male se durante la campagna elettorale, lui e i suoi stavano dalla parte degli italiani, e quindi anche con gli studenti?”.
- Io sono stato uno studente modello e voi da me nun ci’avete preso niente. E quell’altro lì, che da Caprarica si permette di consigliarmi di ritirare tutto il malloppo antiscuola. Ma non lo sa che prima di parlare deve chiedere il permesso a me. NO! No che non lo ritiro!

- Noi (plurale majestatis) non permetteremo che vengano occupate scuole e università!
- Questa è una violenza, non quella della Gelmini. A me, trattarmi così! Sì, è una violenza bell’e buona!
- Oggi convocherò Smaroni per dargli indicazioni!
- A me, che sono stato uno studente modello, diligentissimo anche se ignaro dei mali della scuola!?
- A Smaroni darò personalmente dettagliate indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordine.
- A me, che non ho mai manifestato e ho avuto sempre degli insegnanti esemplari!?

In questa tempesta di emozioni la Santa Gelmini de’ Macelli tenta di intromettersi con un: “Ma veramente sono io ad essere stata presa di mira dagli studenti”!
- Zitta tu, manigolda, che ti sei sbagliata a parlare di maestri unici! Non è unico, ma prevalentemente a mia immagine e somiglianza. Inoltre c’è pure l’insegnante di lingua straniera, di religione (cattolica) e di informatica. Non è razzismo quindi separare la classi di marzapane dalla rogna degli immigrati. Ma tu vedi questa sinistra quante bugie, che se mi fanno girare le bale se la vedranno con Smaroni.
Noi non tagliamo, noi cuciamo ora e per sempre. Le vostre bugie contro le nostre verità. Dimostratemi, conti alla mano, che quello che dico non è vero. E se lo dimostrate, che un fulmine vi colpisca senza pietà.

- Allora, spiegherò personalmente a Smaroni come deve fare per sbarazzarsi di questi quattro spelagatti di studenti pilotati dalla sinistra, dai sindacati, dai comunisti, dagli anarchici, dai marxisti-leninisti, dai maoisti, dai castristi, da ’sti figli mal cresciuti del ’68. Ecco, non come quando c’era Tambroni... non come a Genova... ma ora come ora... E dite alla sinistra che le loro bugie le pagheranno a caro prezzo solo gli studenti!

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Brunetta, energumeno tascabile

I grandi dialoghi tra un ministro energumeno e un folletto dell'opposizione.
Il feroce baffettino D'Alema ha insultato il nano feroce: «Brunetta è un energumeno tascabile».
Il nano feroce: «Alle volgarità razziste del deputato D'Alema non replico, ma gli mando solo un fraterno vaffanculo!».
Il feroce baffettino: «Brunetta rischia di colpire beni pubblici essenziali e di fare di tutta l’erba un fascio. Sì, un vero e proprio energumeno!».
Il nano feroce: «Volgare razzista!».
Il feroce baffettino: «Energumeno!».
Il nano feroce: «E io chiamo a Silvio!».
Il feroce baffettino: «Energumeno pure lui, e tascabile! E ora chiamo a Veltroni».
Il nano feroce: «No, questo no, così finirai con lo stordirmi! Uaaah! Uaaah! Uaaah!».

Ecco come funziona la dialettica oppositiva. Mi chiedo: si può fare di meglio?

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martedì 21 ottobre 2008

Santa Gelmini de’ Macelli

Basta, non questo imparate,
non così fredde parole!
Confusione e disordine,
sol per un misero unico maestro.
Disordini e cortei
per un tentativo di
estorsione di cultura.

Ragazzi, ragazzi, non
serve la violenza per combattermi.
Io, armata sono di consapevolezza e
della spada del potere.

Perché mi inveite contro e mi
date della somara?
Perché mi chiedete di
metter le mani
giù
dal vostro futuro?
Tutti e quarantamila
contro di me
che sono sola.
A me, che fui e sarò
unica.

Mi fate soprusi non meritati, sapete?
Un altro giorno come questo
ed io imploderò
e sarò costretta
a divider le classi
in buoni e in cattivi.
Povera lavagna che non saprà più
quanti contenerne dietro.

No, non è vero che taglierò
Cultura nella scuola.
Chi lo dice?
'”Sono una donna determinata,
non una panzer ottusa”.
Io, per amore di pubblica
scuola, iscriverò un giorno
i miei figli a studiare in Essa.
E per i miei figli che
taglierò tanti posti:
meno insegnanti ma
più ricchi di qualità.

Ma chi dovrà mangiare questo
cibo senza sale e senza intelligenza?
Se, quand’ero bambina,
il tallone della miseria e
la violenza della fame
mi avessero istruita, oggi,
non sarei qui a fare la
ministra
per il signor Berlusconi!
Per cui non capisco il
perché io debba lasciare?

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Il Terminator dei comunisti

Contro lo stress da sparizione dei comunisti, leggiti le "Novelle siciliane, rivedute e corrette".

C’era una volta un re, ancora molto giovane e molto somigliante al nostro anziano premier, che amava pazzamente la caccia, e più precisamente quella ai comunisti, e per essere libero di cacciarli tutti i giorni, non aveva voluto il fastidio di prender moglie.
I suoi ministri, dal primo all’ultimo gli dicevano:
- Maestà, il popolo desidera una regina.
E quello:
- L’anno venturo.
Passato l’anno, quelli di nuovo a ripetergli di sposarsi e sempre ricevevano la stessa risposa: “L’anno venturo”. Quest’anno non arrivava mai.
Ogni mattina all’alba, il re indossava la carniera rossonera con strisce azzurre, col fucile sulla spalla e i cani, via per sezioni, case del popolo e circoli del che a stanar comunisti. E chi voleva udienza regale doveva cercarlo in questi posti col rischio di beccarsi qualche spallottolata.

I ministri, all’unisono, ripicchiavano:
- Maestà, il popolo vuole una regina.
Dissero tanto che alla fine il re s’annoiò e acconsentì. Mandò a chiedere la mano della figlia del re di Labbra D’Or, nell’antico reame dei Lacchè. Labbra d’Or gliela mandò ma la poveretta aveva un atroce difetto: era un po’ gobbina.
- Io, sposare una gobbina? Mai!
- Ma, sire, è bella, virtuosa...
- Mai!
- Beh, sire, anche voi che fate tanto il difficile, che siete alto così!
- Embè? È gobbina e basta. Tiè!
E ripartì per la caccia. Quella mattina stanò, per la rabbia, molti comunisti e alcuni si salvarono per un pelo, nascondendosi nelle cantine del palazzo reale, dove trovarono un vecchio ciclostile e pensarono a studiare sul da farsi.

La gobbina aveva una comare fatata che, vedendola piangere, si fece raccontare il motivo e poi le disse:
- Tranquilla, ti sposerà e dovrà venire a pregarti. Lascia fare a me.
Così che un’altra solita mattinata d’inferno si stava preparando per gli alieni di sinistra. Colui conosciuto come il Terminator dei comunisti si ritrovò sulla strada una femmina rinsecchita che pareva una anoressica Gelmini, reduce dalle ultime manifestazioni in suo onore organizzate dagli studenti di Palermo. Costei appena lo vide lo apostrofò come una maestrina:
- Sire, fate buona caccia!
E quello subito alzò le mani a mò di corna!
Strano, ma quel giorno non incontrò nessun comunista per la via.

All’alba successiva, ancora l’anoressicagelmini appostata tra un angolo e un vicoletto:
- Maestà, fate buona caccia!
E quello tirò fuori due corni rossi napoletani e poi ancora a fare corna e bicorna con le mani.
E per quel giorno non cacciò nessun altro comunista.

Alla terza alba si portò con sé gli sgherri privati e appena vide l’anoressica, la fece subito arrestare, ma quella ebbe il tempo di fargli un altro augurio. Poi la chiusero nelle cantine del re, dove i comunisti superstiti ancora studiavano sul da farsi ma che, gravemente, non riuscivano proprio a far funzionare il ciclostile.
Anche per quel giorno il re non vide l’ombra di comunisti. Ma gli era rimasto il dubbio se li aveva fatti fuori tutti o era semplicemente la fattura malefica di quella strega della Gelmini. Creò ronde di sgherri armati di tutto punto e ordinò loro di cercare in ogni atto e anfratto del reame. Ma non trovarono nessuno.

E gli accadde di peggio. Non potendo più esercitare il safari anticomunista il re cominciò a dare in escandescenze e a guardare fisso il Tg4 con il cane fede che lo ipnotizzava mentre stava lì a leccargli i piedi. Ogni giorno guardava e ogni giorno ingrassava; in poco tempo diventò così grasso e grosso, esclusa l’altezza che rimase quella che era, che pesava oltre i due i tre e i 4 quintali; ancora peggio, visto che i ministri furono costretti a fare un decreto per allargare le porte del palazzo, sostenere i pavimenti con altri piloni, rinforzare a cemento armato i letti, triplicare la vasche da bagno e ottuplicare il centro Messegué per i suoi ultramassaggi. Un ulteriore decreto fu fatto per aumentare gli alimenti per quel corpo ormai prossimo a diventare una mongolfiera.

Mandò a chiamare il dr. House e questi, non appena lo vide, gli disse: “Wow, pancia gonfia? Tu e fede? Mangiucchiate? Quante volte? E non mentire, perché io già ce lo so!”.
- Vorrei dimagrire.
Il dr. House allora gli preparò un centinaio di ricette a base di intrugli colorati d’azzurro e amari come il fiele. Ma più beveva più ingrassava. Al dr. House fu stracciato il contratto e la serie Tv. Ormai il palazzo reale era un orgia di cibi, di rutti e di peti. I nuovi decreti dei ministri che introducevano gelsomini e sandali non riuscivano però ad abbattere gli odori tossici di quel palazzo. L’elettorato mormorava. Ormai era certo che il re inghiottiva tutto l’immaginabile e l’inimmaginabile in quel corpo palloso. Non c’era cibo che bastasse. Non c’erano tasse che bastassero a causa delle ristrutturazioni che erano costretti a fare al palazzo perché sostenesse quell’enorme mole pesantissima.
Sì, ciò che sembrava impossibile un tempo, era arrivato: il mormorìo della gente che lentamente saliva fino alle stanze e alle orecchie del re, era praticamente continuo e sempre più rumoroso.

E in tutto questo bailamme, quei quattro clandestini di comunisti, ancora non riuscivano a mettersi d’accordo e, fatto sempre più grave, non sapevano far funzionare il ciclostile.
Uno disse: “Compagni, in ultima analisi, ciò che conta non è il ciclostile che non funziona, ma noi attorno a lui che stiamo perdendo tempo. I tempi sono maturi. Il popolo sta scoppiando di bile e la sopportazione è finita. Andiamo ad occupare lo spazio che ci spetta nella lotta contro l’oppressione e la dittatura. Usciamo tutti all’aperto e organizziamo una manifestazione con una parola d’ordine, chiara e netta: Ciclostile che non funziona, la Sinistra attende in zona!

Si conclude così, per ora, questa vicenda di poteri obesi e di ciclostili che non funzionano.
Lo stress aumenta! Cosa conterrà la prossima novella?

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Novelle Siciliane

Contro tutti gli stress da berlusconismo et similia, consolati e confortati con le "Novelle siciliane rivedute e corrette".

Questo l'elenco aggiornato delle novelle pubblicate:

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lunedì 20 ottobre 2008

Contro lo stress da opposizione di sinistra

Contro lo stress da opposizione di sinistra, leggiti le “Novelle siciliane rivedute e corrette”.

Si conta e si racconta questa bellissima storia al cospetto di lorsignori Veltroni e Di Pietro e di chi ha ancora voglia di prestare orecchi.
Una volta c’era un re Premier cieco da tutti e due gli occhi fin da quando entrò in molteplici conflitti di interessi; costui mandò a chiamare il dr. House e questi, non appena lo vide, gli disse: “Wow, occhi ciechi? Tu e lei? Scopicchi? Quante volte? E non mentire, perché io già ce lo so!”.

Poi il dr. House, mosso a pietà da quella sciagurata figura di re orbo, gli disse: “Senti, premier, io non ci posso fare niente che ci ho i cazzi miei, però... mi pare che qualcosa puoi sacrificare... hai figli che ti vogliono bene?”.
- Sì.
- Mandali a procurarti la penna di hu.
- Per fare?
- È rischioso, ma serve questa penna che, strofinata sugli occhi, ti ridarà la vista.

Così il re Premier disse ai suoi due figli, Walter e Antonio:
- Figli miei a papà, quanto volete bene a papà?
- Più della vista degli occhi nostri.
- E allora andate e trovatemi ‘sta penna di hu. Chi di voi due me la porta si piglia il regno mio o quel che ne resta.

I due fratelli andarono d’amore e d’accordo a cercare la penna ma qualcuno si mise a strillare.
- Io pure voglio venire! Io pure!
Era il fratellino minore, in verità più intelligente dei due grandi, che era noto già come un radicale Cervello Fino ma nu’ poche jellate! Tanto casino fece che quelli se lo portarono per forza.

Vah che cadde la notte ma non si fece male e i due grandi s’addormentarono affaticati. Cervello Fino, che era sveglio, a mezzanotte in punto sentì cantare l’hu:
“♫ Ma non vorrei che tu
a mezzanotte e tre
stai già pensando a un altro uomo
mi sento già sperduto
e la mia mano dove prima tu brillavi
è diventata un pugno chiuso, sai. ♫”.

Cervello Fino non si fece incantare dalla trappola canterina, prese lo schioppo a lupara, l’ammazzò, gli tolse le penne e le mise da parte. Lo scemotto, come tutti i radicali di sinistra, appena svegli i suoi fratelli, glielo raccontò papale papale, e quelli niente fecero? Uno lo prese, l’altro gli sparò, l’altro lo spellò, l’altro lo tagliò a pezzetti, l’altro lo disossò e ne seppellì gli ossetti sotto terra, l’altro prese le penne e l’altro le conservò nell’eskimo. E tutto questo per la paura di perdere il premio paterno che consisteva nel regno o di quello che ne restava. Proprio sciocchi, eh?

Arrivarono dal padre e gli dettero la penna di hu; il re si passò la penna sugli occhi e gli rivenne la vista. Come ci rivide, disse: “Ammazza, come siete brutti! E il piccoletto che v’ho mandato a controllare l’avete ammazzato, suppongo?”.
- No, dissero quelli, ci siamo addormentati nel bosco, sono passati degli animali strani che a noi non ci hanno fatto niente ma a lui lo presero perché è proprio sparito completamente.
- Come tutte le cose che sanno di sinistra. Bene. Spartitevi il regno, sei mesi tu e sei mesi tu. E senza litigare. Io, con la vista nuova, me la voglio andare a spassare e conoscere le femmine che non ricordo più come sono fatte.
E se n’andò. E quei due si misero a governare il regno a sei a sei. Litigarono a chi doveva governare per primo, tant’è che appena giunto all’angolo della strada il re sentiva le loro urla. Ritornò indietro e gli tolse i poteri. Chiamò a Brunetta e gli disse: “Per ora comanda tu e non farti saltare addosso. E voi due, dietro la lavagna dalla Gelmini”. E se n’andò.

Un giorno, dalle parti del misfatto, passò un pecoraio e vide un ossetto tra la terra e l’erba. Lo raccolse e gli venne l’idea di uno zufolo. Si mise a scavarlo e inciderlo e ne trasse lo strumento. Lo mise in bocca e ci soffiò dentro e quello cominciò a suonare così:
“♫ E 'a luna rossa mme parla 'e te,
Io lle domando si aspiette a me,
e mme risponne: "Si 'o vvuó' sapé,
ccá nun ce sta nisciuna..."
E i' chiammo 'o nomme pe' te vedé,
ma, tutt'a gente ca parla 'e te,
risponne: "È tarde che vuó' sapé?!
Ccá nun ce sta nisciuna!... ♫”.

Il povero pecoraio si commosse a tal punto che si prese l’ossetto per sempre con sé ripromettendosi di suonarlo il 25 ottobre, il giorno del riscatto e dell’orgoglio dell’opposizione.

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Ecco la bambolina che Di Pietro ha sottratto a Veltroni

Come la canta Veltroni a Di Pietro:

«L’alleanza è finita nel giorno in cui Di Pietro ha stracciato l’impegno (di formare un gruppo unico in Parlamento, ndr)». D’accordo, ma chi doveva comandare e chi doveva ubbidire?
E poi, "non conosce l’alfabeto democratico del centrosinistra". D’accordo, infatti che c’azzecca con c’azzoni?

Come la canta Di Pietro a Veltroni?
Di Pietro: "Senza di noi il Pd non vince nemmeno una bambolina".

La canta così: ♫ È una bambolina
Che fa no no no no no no
È così carina
Che fa no no no no no no ♫

Ps.: Berlusconi ringrazia!

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domenica 19 ottobre 2008

Sono Sylvius, ottavo nano del bosco, abbandonato da Biancaneve

Contro lo stress da berlusconismo, leggiti le “Novelle siciliane rivedute e corrette”.

C’era una volta un povero disgraziato di italiano, che per farsi un dispetto da sé, tradì Prodi e votò per Berlusconi e malgrado l’altissimo indice di gradimento che il premier ogni giorno assommava non riusciva ad arricchire come lui. Quel povero disgraziato, per campare, si mise a raccoglier cavoli. Aveva tre figlie femmine e tutte e tre in età da marito. Una mattina disse alla più grande: “Andiamo!”, e quella s’incamminò con il padre e si misero a cercar cavoli. Ma cerca e cerca, né cavoli né broccoli trovavano, solo erba e ortica. Ma la figlia, che aveva la vista lunga, s’accorse d’un fungo e si mise a tirarlo. Quel poveraccio del padre pensava ad un fungo velenoso ma l’aiutò lo stesso a tirare. E tira tu che tiro io, alla fine il fungo fu strappato! Sorpresa!!!

Chi apparve da sotto il fungo? Un nanosilvio somigliante come una goccia d'acqua all'originale che si presentò, turbolento e ossequioso al contempo. Bisogna ricordare ai lettori che c’era da quelle parti una vecchia leggenda sul nanosilvio, ma nessuno ne aveva mai visto uno, da mille anni a questa parte. E quello fu veramente un incontro straordinario.
- Salve, sono Sylvius, l’ottavo nano del bosco, quello che fu abbandonato da Biancaneve, che Dio la stramaledica. E voi chi siete, che ci fate nei miei possedimenti?
E quel povero padre disse ad alta voce ciò che aveva pensato prima: “Lo dicevo io che era velenoso!”.
- Allora, che fai, paghi pegno per esserti intrufolato nel mio regno. Chi è questa bella ragazza? Che bella fiola. Sei la figlia? O sei sua moglie. No, sei sua figlia. Tu, lasciami tua figlia, che io esco pazzo per le donne, che me la porto qua sotto che ci ho un palazzo che è una sciccheria.
- E lo chiedi a me? A lei, chiedi. Tu, ci vuoi andare con questo nanosilvio?
- Sissignore!

Appena che la ragazza ebbe finito di dire la penultima sillaba, il nanosilvio mise mano ad una saccoccia piena di denari e disse: “Tieni, per il tuo disturbo. E tu, vieni con me!”.
E la bella figheira disse al padre: “Vossìa, mi saluta a mia sorella Michela Vittoria e a Mariastella !”.
E il nanosilvio disse alla bella figheira: “E scommetto che tu ti chiami Mara?”.
- Sì, anche se al mio paese mi chiamano tutti bella figheira.
- Allora, buonuomo, dite a Michela Vittoria e a Mariastella di venire qua ogni tanto, a questo buco, a trovare questa bella figheira. Mi farebbe moltissimo piacere.
E l’ex disgraziato, ora in danaro, se n’andò a casa dove raccontò tutto alla moglie che poi si fecero una cena che durò tutta la notte e quella successiva.

Andiamo che laggiù, nel sotterraneo lussuoso, il nanosilvio impose le mani alla bella figheira e le disse: “Tu mi sarai fedele sempre e farai ciò che ti dico. In cambio, queste ricchezze saranno tue”.
Mangiarono, bevvero, fecero quella cosa là che poi ne parlarono tutti ma non si sa bene perché lei glielo fece e alla fine il nanosilvio disse: “Parto. Devo andare ad incrementare il mio share personale. Sto fuori un mese perché poi devo andare in conflitto d’interessi tra banche, televisioni e giustizia, ma tu non preoccuparti, tornerò sano e salvo, anche se molti se ne usciranno con le ossa rotte a causa dei miei conflitti. Ecco, ti lascio questa mano viva e calda”, e mentre lo diceva si strappò di netto la mano destra. Colò del sangue fatato, e quel sangue lui, con uno schiocco di dito, lo trasformò in una nuova mano.

- Che ne devo fare?, disse la bella figheira.
- Niente, la tieni un attimo sul tuo cuoricino e poi, prima di cena, te la mangi.
- Cruda?
- È più buona. Se non la mangi, guai a te!
Lei promise e il nanosilvio partì per le sue avventure che tanto lo impegnavano. Il nanosilvio era pubblicamente un uomo grande, generoso, tollerante, intelligente, religioso, pio e galante. Ma in privato, si racconta, fosse di tutt’altra pasta. Ma a noi i suoi fatti privati non interessano. Solo sappiamo che durante le notti di plenilunio cantava serenate a una certa Italia, col suo chitarrista privato Cella Api, e che quando questi sbagliava qualche accordo, lui gli spaccava la chitarra sul cranio: voce di popolo, però, niente di sicuro...

La bella figheira, fissò a lungo quella mano, era orribile a vedersi, piena di sangue raggrumato e di peli del nanosilvio, ancora pulsante e invitante. Sentiva dentro di sé, la povera figheira, una vocina che le martellava il cervello: “Mangiami, mangiami”. Ma lei, piena d’orrore – vorrei vedere voi alle prese con la mano destra di un nanosilvio – si chiuse nel bagno e la buttò nel cesso. Ecco!

Dopo un mese nanosilvio tornò dalle sue avventure che lo avevano visto protagonista di fronte al mondo e al suo emilio privato dichiarò: «Sul clima il mio palazzo non è isolato. D'accordo con me anche altri nove palazzi sotterranei» e poi le chiese:
- Allora, dov’è la mano?
- Me la sono mangiata.
Ma nanosilvio che era un furbacchione cominciò a chiamare: “Manina mia, dove sei?”, e quella a rispondere: “Sono qui, quiii, nel cessoooo”. Lui andò, la prese e se la rimise, poi afferrò una spada qualsiasi di quelle appese alle pareti e staccò di netto la testa alla bella figheira buttandola in una camera insieme alle altre. Nessuno sapeva di questa camera degli orrori, tranne lui, io che lo scrivo e voi che ne leggete; per il tanto amore che portava alle donne, alla fine di ogni storia d’amore, ne collezionava le teste.

Dopo questa testa, il padre gli portò a Michela Vittoria ed in cambio ne ricevette denari tanti, ma anche questa finì senza testa in quella camera. Fu Michela Vittoria una storia fugace e senza futuro.

Dopo quest’altra testa, il padre gli portò a Mariastella, che non era né una bella figheira né una rossa di capelli, ma aveva una furbizia di mille volpi e un lupo.

Nanosilvio le snocciolò la solita solfa e se ne partì dalle parti del Messegué a ricostituirsi l’organico. Mariastella che fece? Dopo l’esperienza col maestro unico a Mariastella era rimasto come un vuoto nel cervello e il suo chiodo fisso era, appunto, come liberarsi delle appendici inutili e quella mano raccapricciante del nanosilvio rappresentava per lei una cosa fin troppo inutile. Decise di sbarazzarsene come poi avrebbe fatto con i rami secchi della scuola pubblica. Prese un mortaio e cominciò a mortarizzare quella mano fino a ridurla in cataplasma. Poi se l’attaccò allo stomaco con una fascia e si rimise a studiare lo statuto dei lavoratori della scuola.

Vah che tornò il nanosilvio che le chiese della mano e quella rispose: “Sono sullo stomaco”. Quello invece la cercò al cesso ma non trovò niente e si convinse che Mariastella era l’unica che seguiva ubbidiente le sue indicazioni. Decise così di donarle tutte le Scuole del Paese dicendole: “Ecco qua tutte le Scuole ai tuoi piedi. In questa scuola c’è rimasta ancora un po’ di Cultura. Taglia qua taglia là, fai ciò che vuoi, ma non farmeli avere più tra i piedi”.
Si salvò soltanto uno striminzito ragazzetto che avendo imparato a memoria la poesia della Cavallina storna la mosse a pietà e lo salvò dalla scure.

Il nanosilvio, visto che tutto procedeva regolarmente, si infilò nel buco dal quale era uscito, in attesa di prossime teste da tagliare e Mariastella, rimasta l’unica insegnate unica di tutto il reame, insegnò a dei piccoli funghi, fino alla pensione. E questo è quanto, per ora, in attesa di nuove storielle.

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La leggenda nera di santo diavolone dodicesimo

Ma che bella storia quella dei santi subito.
Quando si decide, in alto loco, che bisogna fare santo qualcuno, non ci sono cazzi: si deve fare e basta. E in Vaticano è stato deciso di santificare il papa del silenziatore.

Era successo nella Seconda Guerra Mondiale che i nazisti avessero fatto scempio di ebrei e che, quando queste notizie arrivarono in Vaticano, il papa di allora non reagì con proteste scritte o verbali. Quando gli ebrei vennero deportati da Roma ad Auschwitz, Pio XII non intervenne.

Nel museo dell’olocausto dello Yad Vashem di Gerusalemme, c’è una targa la cui didascalia, che ricorda quegli eventi, farebbe vergognare i cattolici del Vaticano e che, finché non sarà rimossa, niente processo di beatificazione ma, soprattutto, niente viaggio di Ratzinger in Israele, prigioniero dell’ombra lunga di santo diavolone dodicesimo.

La targa è posizionata nel reparto dedicato agli «Ingiusti», e racconta che "eletto nel 1939, il Papa mise da parte una lettera contro l'antisemitismo e il razzismo preparata dal suo predecessore. Anche quando i resoconti sulle stragi degli ebrei raggiunsero il Vaticano, non reagì con proteste scritte o verbali. Nel 1942, non si associò alla condanna espressa dagli Alleati per l'uccisione degli ebrei. Quando vennero deportati da Roma ad Auschwitz, Pio XII non intervenne". Padre Gumpel, gesuita, che ha sulle spalle venti anni di studi sulla documentazione storica riguardante papa Pacelli, tiene a specificare che su Pio XII gli stessi ebrei "sono molto divisi". Ci sono "alcuni che continuano ad attaccare la Chiesa cattolica dicendo che Cristo era il figlio di un soldato e di una prostituta", mentre "altri riconoscono che nessuno ha salvato tanti ebrei quanti Papa Pacelli". Quanto alle carte diffuse oggi da archivi inglesi e statunitensi che testimonierebbero l' atteggiamento ambiguo di Pio XII nei confronti degli ebrei, il postulatore non esita a parlare di "una montatura", e di "una campagna denigratoria".

Ma contro Gumpel sono apparsi vecchi documenti – scoperti dagli studiosi Giuseppe Casarecci e Mario J. Cereghino, che erano parcheggiati negli archivi americani e inglesi, dai quali risulterebbe una figura di papa completamente schierato con i nazisti in funzione anticomunista.

C’è ancora qualcuno in vita che è stato testimone diretto di quei fatti di 69 anni fa? Se sì, per favore, parli adesso o taccia per sempre. Ci son due fazioni, una che vuole far risaltare le virtù eroiche e salvifiche di Pacelli e quindi trasformarlo in santo e l’altra che dice che invece il Pacelli aveva sorvolato con gli occhi da un’altra pure sugli rastrellamenti di ebrei da parte dei tedeschi per le vie di Roma.

Nessuno ha pensato però che, forse, il papa, come in quei film eroici di doppiogiochisti, faceva gli occhi dolci ai nazisti per non inimicarseli, mentre, di nascosto, salvava tanti ebrei? Sarà stato così? Non so. Qui, in Italia, stiamo impazzendo tutti e non vorremmo correre il rischio di avere un santo in meno in Paradiso.

Il nodo è esattamente questo. Ma è anche importante per gli ebrei tenere viva una memoria alternativa a quella dei cattolici. E se l’uno dimostra all’altro la veridicità di quanto ciascuna delle parti afferma su quei tempi oscuri, ditemi, che succede? L’uno rimuove la targa e l’altro beatifica?
Oppure, non si spostano di un centimetro le posizioni e ognuno si fa lo stesso quello che vuole farsi. Ma purtroppo un papa santo con quell’accusa sul capo non si può proprio accettare. Parola di Ratzinger che, volendo riavvicinarsi agli ebrei, non sa come rimuovere quel macigno pesante di storia.

E in tutto questo, a noi, poveri cuculi, che ce ne viene da questo loro grande problema cattolico di santificazione? Migliorerà la nostra vita? Ci libereremo dalla recessione? Festeggeremo tra camerati e compagni? Ameremo gli ebrei come loro amerebbero i palestinesi?

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sabato 18 ottobre 2008

Ehi, bullettino, se vuoi diventare un vero bullo guarda più TV

Secondo uno studio della Società Italiana di Pediatria il numero di ore passate davanti al televisore è collegabile all’aggressività dei giovani che, con il fenomeno del bullismo, raggiungono l’acme della loro spavalderia.
È terribile ‘sto fatto ma sostanzialmente reale. E, secondo me, non riguarda solo i giovanissimi, ma un po’ tutti.
Che se per caso ti capita di sostare davanti al televisore di prima mattina e ti appare la mortisia mattutina, quella vestita da tifosa juventina, che a tutti i costi ti appioppa le istruzioni per l’uso, già cominci ad agitarti. E se uno non volesse istruirsi e restare nel vago, quella ti si infila nel caffellatte insieme al suo avvocato, sempre lo stesso: ma quando si alzano questi, a notte fonda?

Se poi hai una linea di febbre e decidi di circumnavigare gli spazi tv ti accorgi dai titoli che c’è il rischio, il grosso rischio, di farti il fegato così. E quindi, da uno mattina a tracy & polpetta, da cominciamo bene a finiamo meglio, da media shopping a febbre d’amore, da mattino cinque a uomini e donne attraversando beautiful e cento vetrine, da doraemon a scooby doo e ancora media shopping... dimmi, come ti senti, un po’ ubriaco? Certo, e poi mi vengono a dire che una certa percentuale di adolescenti rimbambisce e si ubriaca e fuma canne. E che poi fuori picchiano e scippano. E che altro hanno da fare di meglio. Scaricano le tensioni accumulate e mal represse. Mica possono ammazzare o violentare sempre i genitori.

Se poi hai la sciatica e sei costretto a stare davanti alla TV per distrarti, ecco che arriva la nonnasuoceraziacognata che deve guardarsi gli affari tuoi e tu non sai se urlare o piangere perché a quell’ora, da un’altra parte di televisione intelligente ci sono le estrazioni del lotto, o l’agrodolce e vuoi sentire come strascicano soffiando di gola questi grandi attori le loro battute semiserie o magari vai fuori di testa perché il nonno di tuo figlio vuole ascoltare l’uomo del Tg4 che non abbaia mai tranne quando è fuori onda e quando vuoi vedere Walker ecco che la talpa s’introduce nel cervello dell’altra nonna che si crede ancora perfida e tu ti alzi e vedi come buttarti giù dal balcone, ma addosso a qualche ignoto passante, se extracomunitario è meglio. Tanto per scaricarti le tensioni. Mica puoi buttarti sempre a criticare ferocemente Ballarò o Annozero. O prendertela con il povero Travaglio condannato o con Saviano che ha già incassata tutta la solidarietà dei pezzi grossi che contano. Solo, se ti ci soffermi un attimo, t'incacchi di brutto, perché il pensiero va sempre lì: verba volant ma scripta manent!

Perché di fronte ad uno come Fede, che fai, distruggi il televisore tirandogli addosso il vasoditerracottaallatuadestracontuttalatuaforza? Poi pensi che non è giusto scassare il televisore e allora te ne allontani e pensi alla cura che devi fare per disintossicarti. Un po’ di veline e tapiri, magari.
Se poi vai da vespa a vespa che fai? Ti spari una canna? Te ne spari tre con un cassa di birra.

E la televisione passiva è vero che è pericolosa, più pericolosa del fumo passivo.
Se quando sei a mangiare un boccone nel bar e hai quella bella televisione su in cima alla mensola altissima che ti parla addosso ad alto volume come un dio e tu non vuoi ascoltarla ma sei obbligato a sentirla, e mentre mangi la tua pizzetta e ti bevi la tua birra, dimmi se non ti va tutto di traverso specialmente quando senti che Briatore ha i trilioni e subito dopo ti mostrano i bimbi neri morti di fame.
Esci dal bar e pensi di sfondare a martellate la macchina parcheggiata in doppia fila davanti alla tua. Del resto, l’avevi visto fare nell’ultimo telescemofilm americano.

La televisione, questa costola del POTERE, si accende solo quando sei sicuro che si è guastata completamente. Altrimenti non ti resta altro da fare che eliminare l’antenna.
Oppure andare alla finestra e fare come quello che urlava "tutto questo non lo sopporto più!".

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venerdì 17 ottobre 2008

Il fallimento di Brunetta

Dopo tanto accanimento, dopo tante battaglie vinte, dopo l’umiliazione inflitta ai tanti impiegati fannulloni di uno stato fannullone, dopo i licenziamenti e successive depressioni, nonché i tentativi di suicidio, la crociata antifannulloni di Brunetta ha cozzato contro il muro di gomma dei suoi tronfi colleghi del Parlamento, i quali se la ridono del suo metodo. E Brunetta rischia di perdere la sua guerra santa.

Meno male che il pungiglione del dott. Vespa, il gioviale giornalista di vespa a vespa, lo ha punto nel bernoccolo creativo ricordando al crociato quale vergogna di fronte la Paese provochino questi assenteisti, e ora Brunetta vorrà lottare contro i pianisti che votano a quattro mani per i nullafacenti e i parassiti assenteisti parlamentari che si fottono lo stipendio alla faccia dei gonzi che li hanno votati.

Brunetta ha asserito che se non ce la farà ad estirpare il fannullonismo dei suoi colleghi del Parlamento, ne chiederà il licenziamento, previa consultazione con il lavoratore per antonomasia, don Silvio cav. Berlusconi. E se nemmeno questo sarà sufficiente, si dimetterà lui da tutto, per controeffetto implosivo dell'effetto-Brunetta. Sempre che riesca a scendere dall’altissima poltrona, il sogno di tutta la sua vita.

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Quei giorni dell’erba sveglia-morti

Contro lo stress da Oppressione Democratica, leggiti le “Novelle siciliane rivedute e corrette”.

Si conta e si racconta che c’era una volta in Italia un re di nome Berluskon che aveva un figlio di nome Silviuccio; costui, che aveva circa vent’anni ed era l’ultimo dei trecento figli di Berluskon, a prender moglie nemmeno ci pensava. Berluskon gli dava continuamente dei consigli, ma quello, niente. Finalmente, dài oggi e dài domani, si sposò prendendosi la figlia più piccola di un principe dell’enclave padana.

Silviuccio, come indole, non assomigliava proprio a suo padre ma era introverso, riflessivo, molto più serio (per esempio, pensava molto alla sofferenza degli altri), e aveva battuto il record di castità da quando era entrato nella fase della procreazione. Era nato sotto la costellazione della Vergine. Quella notte, infatti, Silviuccio, invece di porsi sopra la sposa (o sotto), si mise la testa fra le mani e, tutto triste, si mise a pensare.
- Che hai, che sei così scocciato?, disse lei.
- Che ho? Ho, Ciccina mia, che dobbiamo fare un giuramento: chi muore prima fra noi due, l’altro deve andare per tre giorni, dopo che l’hanno sepolto, sulla tomba a guardare.
- Credevo chissà che cosa; ma dài, questa è una gran cazzata”, disse lei pregustando ben altre cazzate, “vieni a letto!”.
Lui pigliò la nobile spada che aveva sopra una croce – tutte le spade che uccidono hanno una croce – e le ingiunse di baciarla per giuramento. Altrettanto fece lui, poi se n’andò in biblioteca a leggersi il “Trattato su come fanno l’amore le ranocchie nelle notti di mancamento del marito”. E lei restò sola.

Dopo un anno di solitudine, Ciccina cadde malata e morì. Silviuccio le fece i funerali e poi la seppellì nella cripta del palazzo di Berluskon. Poi prese la nobile spada, due pistole, un gruzzolo di monete d’oro e d’argento rubacchiate al padre, e uscì di casa a notte fonda. Scese nella cripta, aprì la bara bianca - Ciccina era nata sotto la Costellazione del Mandrillo, ma subì in vita l’influenza della Vergine del marito -, guardò la sposina, sospirò, accese le torce e si mise a piangere. Passò una notte; all’arrivo della seconda sentì un rumore nel mezzo della bara e apparve un brunetta-serpente con tanti piccoli serpentelli-fannulloni attorcigliati al serpente grande. Brunetta si gettò su Ciccina, visto che non si muoveva l’aveva scambiata per una fannullona, ma Silviuccio si fece coraggio, prese la pistola, sparò e l’ammazzò definitivamente; i piccoli serpentelli-fannulloni, a quel punto alla deriva ma felici, si dileguarono ma dopo un po’ ritornarono con la bocca piena di un’erba speciale e la misero sulla ferita mortale del brunetta-serpente; quello rinvenne, si alzò e fuggì. E con questo non ce ne siamo più liberati.

Siccome Silviuccio era casto ma non scemo, pensò di mettere la restante erba nella bocca e sul corpo della moglie, e quella ritornò in vita all’istante.
- ’Azzo! Quant’è che dormo?
- Ciccina, hai dormito tanto perché abbiamo passato un intenso anno d’amore.
- Ah sì, non lo ricordo per niente. Se lo dici tu!
A quel punto Silviuccio uscì dalla cripta dimenticandosi della moglie e si diede alla ricerca dell’erba sveglia-morti. Ne trovò tanta in un angolo del suo giardino ma trovò pure una targa con su scritto “PROPRIETÀ PRIVATA – CHI TOCCA L’ERBA MIA MUORE”, e ritornò a casa sua.

Mentre camminava capì perché Berluskon era diventato un highlander. Sua moglie era già distesa sul letto in trepida attesa ma quello le disse:
- Ciccina mia, qua non ci voglio stare, piuttosto preferisco andare in giro a fare un po’ di esperienza, a conoscere il mondo e fare del bene.
E se ne andò. Ciccina pensava: “Il primo che passa mi faccio caricare. Giuro che lo faccio”. Passò di là capitan La Russa, famosa maschera della Commedia dell’Arte, con tutto l’esercito, che le chiese:
- Sei siggiliana gome me? Se siggiliana sei, diggiamogelo frangamende, tu mi addizzi tando, però vieni gon me, girerai il monto gon il mio esergido e ogni tando ti farai pure un pisellino, volevo dire un pisolino, ah ah ah!

E Ciccina che era del profondo nord, si convinse a seguire capitan La Russa con tutto l’esercito. Qui si perdono le tracce di Ciccina, poiché capitan La Russa, stanco di servire tutto l’esercito, la chiuse in un convento con l’obbligo di non dire a nessuno quello che tutti sapevano di lui. L’onore prima di tutto.

Silviuccio, nel frattempo, aveva trovato il suo miglior modo di vivere; riportava in vita tutti quelli che avevano lottato contro suo padre Berluskon e il bello era che non lo faceva per lucro. Bastava che qualcuno lo fermasse e gli dicesse:
- Fai rinvenire mio padre. Sai, in vita è stato un acerrimo nemico di tuo padre.
- Mio fratello, precario, è morto per aver odiato tanto tuo padre.
- Mio cognato un giorno è morto a causa della limousine di tuo padre che lo investì.
- Mia sorella voleva sposarsi con uno dei figli di Berluskon ma poi morì per disperazione prima del matrimonio perché Berluskon aveva vietato a suo figlio di sposarsi con la stirpe precaria.
E centinaia d’altre dichiarazioni similari.

I nemici di Berluskon ingrossavano a vista d’occhio le fila dei risuscitati e l’erba sveglia-morti faceva il suo dovere. Bastava una spruzzatina al morto che quello rinveniva ringalluzzito e pronto più che mai a riprendere la lotta contro Berluskon.
Si aprì un contenzioso tra i parenti dei morti che dichiaravano il loro antiberlusconismo a oltranza e i parenti dei morti che in vita non gliene fregava di niente di nessuno ma che volevano risuscitarli per continuare a fregarsene di più.

Molti amici del più fiero oppositore di Berluskon, però non ne usarono poiché, dicevano, la lotta si fa democraticamente in aula e ogni tanto in piazza, e non con un’erba da risveglio rivoluzionario.
Finché gli sgherri di Berluskon scoprirono la potenza di quell’erba e disseccarono quella parte di giardino, non senza averne salvata una parte per il gran capo.

A Silviuccio decretarono il taglio delle mani per spaccio d’erba rivoluzionaria. Finiva così, a mani tagliate, quella serpe in seno ad una buona famiglia di governanti, l’unico barlume di luce di un periodo oscuro conosciuto anche come “i giorni dell’erba sveglia-morti”. E, purtroppo, disseccata l’erba, finiva pure la potente magìa che teneva in vita i nemici di Berluskon. E ritornarono tutti, mestamente, sotto terra. Un gran peccato, però, il destino frega sempre i più deboli.

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giovedì 16 ottobre 2008

Una ricetta contro la fame: a tavola, ministri ripieni

Ingredienti (per quattro onorevoli dell’opposizione)
1 chilo di berlusconi; 200 gr di tremonti grattati; 50 gr di maroni grattugiati; due cucchiai di la russa che passa; due cucchiai di brunetta e pinoli fannulloni; olio extra vergine di carfagna; un po' di prezzemolo triturato dalle parti di bossi; sale di scajola e pepe di alfano.

Preparazione: lavare molto accuratamente i berlusconi, togliere i tentacoli e soffriggerli in padella con olio extra vergine di carfagna. Appena cotti, togliere la padella dal fuoco dove ci sta berlusconi con la carfagna e aggiungere il tremonti grattato, il maroni grattugiato, il la russa che passa mentre fa il saluto romano ma ammollato precedentemente in acqua bollente, poi i pinoli fannulloni di brunetta, e quindi scajola e alfano quanto basta. Amalgamare bene il tutto e riempire i berlusconi facendo attenzione ai quattro capelli che ancora gli restano. Se volete utilizzare quel prezzemolo di bossi, basta una spolveratina a dito. Per finire: budino povero alla gelmini.

Bon appetit.

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E le file dei poveri morti di fame applaudivano a Nerone

Contro lo stress da Povertà, leggiti le “Novelle siciliane rivedute e corrette”.

C’era una volta un paese di morti di fame che stavano ogni giorno in fila in attesa di un tozzo di pane duro e un bicchiere d’acqua. Questo era ciò che si poteva vedeva dall’alto se avessi avuto la ventura di salire su un qualche elicottero di vip che avesse sorvolato il paesastro per turismo. Quel paesastro era alla stregua di un disastro.

Com’era potuta accadere questa trasformazione, tutti si chiedevano increduli? Quello là, come lo chiamano?, il premier, aveva promesso mare e monti, luna e sole, stelle e cielo... e invece, eccoci qui a far la coda per un pezzo di pane e acqua. Eh già, questo è il punto: le promesse da marinaio. Marinaio? Perché da giovane, cantando, navigava in marina. Marinaio! Gli si confà meglio che Cavaliere. Come Agnelli, l’Avvocato. Berlusconi, il Marinaio.
Marinaio che promette maremontilunasolestellecielo! Avesse promesso, che so, lavoro, casa, vacanze, la pizza il sabato, la gita fuori porta la domenica, la serenità, la ricchezza invece di generiche illusioni.

Il Marinaio, quand’era figliolino, fu allattato da una ricca e agiata balia, una goccia d’acqua con lui, dalla quale prese tutto. La balia lo allattava e gliela cantava così:
“♫ Bimbo mio, tu sarai barone!
Bimbo mio, tu sarai duca!
Bimbo mio, tu sarai principe! ♫”.
E quel piccolo marinaio rispondeva sempre: “♫ Mi consenta, caso mai re! ♫”.
Questo fu il principale motivo per cui il Marinaio cantò per tutta la vita.

Siccome i sogni son desideri e i desideri si possono realizzare, il Marinaio diventò re del paesello, appunto. Era noto come un cuor d’oro. Il paesello, inizialmente era povero perché governato da un salumiere di Scandiano, però di una povertà quasi giusta. Poi, quando lui si accorse che questa povertà stava diventando strutturale e irreversibile, una sotto-povertà, pensò bene di dare la colpa al salumiere. Cionondimeno, ogni giorno, ospitava tre poveri nella sua modesta casupola. Ma ogni giorno mica andava tanto bene, anche perché tre poveri al dì lo avrebbero fagocitato presto.

Capite bene che così non sarebbe mai riuscito a sfamare tutti i paesastri, nemmeno se si fosse messo a ballare la tarantella. Quindi ordinò, per editto, che tutti i poveri facessero la fila per potere avere diritto al tozzo e all’acqua. Poi, dato che i pensieri sono come le ciliegie, mentre ne piluccava qualcuna, pensò di dividere i poveri di destra, perché ce ne sono, certo, e quelli di sinistra in due file di cui la prima avrebbe ricevuto il cibo due volte al dì e la seconda due volte alla settimana. Non contento divise ancora la fila di sinistra che, in verità, era molto confusa di suo, tra paesastri ed extra. Gli extra avrebbero avuto diritto ad un calcio nel sedere tre volte al dì se solo si fossero permessi di fare i questuanti in fila.

Ecco, in questo bel paese di morti di fame, il re faceva colazione pranzo e cena, circondato da agiatezze e profumi di sandalo a non finire. Poi, dopo la digestione, cantava dal balcone rifatto a forma di prua. E le file dei poveri morti di fame applaudivano a Nerone.
In lontananza fuochi fatui e deboli pensieri di ribellione circondavano il paesastro.

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