martedì 7 ottobre 2008

Il ciuco caca-denari

. martedì 7 ottobre 2008
Contro la crisi dei mercati, leggiti le "Novelle siciliane rivedute e corrette".
C’era una volta un povero cristo di calzolaio che aveva tre figlie femmine e una moglie. Se fosse stato un sultano avrebbe avuto un harem. Lui era davvero misero e poverello: si metteva la forma al collo e andava in giro a procacciarsi lavoro: “Riparo scarpe. Ahò. Avete scarpe da riparare?”. Dalle case nessun fiato. Forse per la crisi dei mutui che già aveva creato il timor panico.

Il povero scarparo disperato allora si partì per il fiume con l’intenzione di annegarsi. Ma mentre stava per buttarsi nel gorgo più grosso spuntò la Sorte che gli disse: “Che stai facendo?”. “Non lo vedi? M’annego perché ho una cattiva sorte”. “No, non t’annegare; tieni questo temperino; quando sarai in giro a raccogliere erba, sotto ogni ciuffetto troverai una moneta da due soldi”. Lui si pigliò il temperino e se n’andò per prati e boschi a tagliuzzar l’erba. E ogni volta trovava un pezzo da due e saltellava cantando.

Ma questo canto lo sentirono dei monaci, falsi monaci, banchieri erano, una gang di banchieri internazionale che aveva nel convento lì a due passi il quartier generale degli inghippi, delle frodi, del mercanteggio, dei lupanari finanziari e dei ladrocini alla povera gente. Una borsa privata in un luogo sacro, per la madonna!

Quelli lo sentirono e lo invitarono: “Cumpari Peppi, venite ccà! C’aviti, ca’ cantati forti?”.
E ‘Mpari Peppi, scarparo di professione, disse innocentemente: “Ho che sono ricco. Ricco sono, padri miei!”. Perché lui di quei monaci si fidava. E gli fece vedere il temperino. E gli spiegò tutto. Quelli, allora, lo ubriacarono impietositi e gliene misero un altro nella sacchetta. ‘Mpari Peppi andò a casa e disse a tutti: “Ricchi siamo. Venite con me”. Andarono per prati ma il temperino non funzionò. La moglie gli gridò: “Cretino” e le figlie manco lo guardarono. Lui, qui di notte da solo, si mosse a pena di sé stesso e tornò al fiume per ammazzarsi ancora.

Ma la Sorte ancora una volta lo salvò dicendogli: “Lascia perdere. Tieni questo asino, piuttosto, e questa verga che ad ogni vergata ben data che gli dài, quello ti caca un bel gruzzolo di monete”. ‘Mpari Peppi subito ringraziò e si provò a vergare il ciuco. Due, tre, quattro e cinque volte e cinque gruzzoli cacati. Quello cantava e l’asino ragliava. Canti e ragli attirarono l’attenzione dei falsi monaci, già banchieri perfetti, che lo chiamarono al convento. “C’aviti, cumpari Peppi?”. “Ricco sono, ricco”. Quelli, di nuovo lo alloppiarono e gli scambiarono la verga e l’asino. ‘Mpari Peppi andò alla casa sua e disse appena dentro: “Ricchi siamo. Stendete tutte le lenzuola a terra. Subito e di corsa”.

Quando tutto fu pronto, ‘Mpari Peppi cominciò a vergare sul ciuco tante di quelle vergate che il ciuco cacò sulle candide lenzuola. Allora la moglie e le figlie presero i bastoni e lo legnarono di santa ragione. Quand’ebbero finito gli dissero: “E ora, vai a buttarti a fiume”. E quello prese e se n’andò. Ma ancora una volta la Sorte lo distolse: “Scemo, perché ti scoraggi, non ci sono qua io?”. Prese una borsa e disse: “Vai dai monaci e dì loro: «O mi ridate l’asino caca-denari e il temperino o vi faccio la testa come un pancotto!». Poi dovrai dire: «Alè forme» e le forme giù botte in testa. Poi «Basta forme» e le forme si infilano nella borsa”.

Allora ‘Mpari Peppi andò dai monaci e gridò: “Datemi l’asino caca-denari e il temperino!”. Ma i monaci facevano finta di non saperne niente. Allora lo scarparo s’incacchiò di brutto e disse: “Alè, forme!”, e quelle uscirono e cominciarono a legnare i monaci in testa e li fecero molli molli da una parte e duri dall’altra. Quando quelli poi gridarono “ve li diamo, ve li diamo”, subito le forme si ritirarono nella borsa.

Lo scarparo poi fece la prova e vide che tutto funzionava. Tornò a casa e festeggiò con la moglie.
E i monaci? Quelli, lo scarparo se li portò appresso come tappetini d’ingresso del suo nuovo negozio di scarpe. Tutti quelli che entravano si pulivano le scarpe sui monaci che noi sappiamo invece essere banchieri travestiti da uomini sacri.


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10 commenti:

il Russo ha detto...

E questa (saggia) novella da dove l'hai tirata fuori?

Saamaya ha detto...

Bellissima!

Anonimo ha detto...

ahhh....l'antica saggezza popolare...
dove lo troviamo il sacco delle forme?
:)
paolo

Riverinflood ha detto...

-> il russo: dalla disperata ricerca di una diga da innalzare contro questi stronzi!
-> saamaya: grazie, ciao.
-> paolo: dall'antica saggezza popolare.

riccardo gavioso ha detto...

bellissima novella!

Il problema è che quelli hanno fatto finta di far cagare denari all'asino, e a noi toccheranno le batoste ;)

Riverinflood ha detto...

-> riccardo: ecco il punto cruciale:

silvio di giorgio ha detto...

mio dio river ma quanto scrivi!!!fatico a starti dietro...sei prolifico come il pisello di rocco siffredi. era un complimento. almeno credo...

Riverinflood ha detto...

-> silvio: è un paragone di cui m'impipo. Comunque il fatto è che: a) parlo poco e scrivo molto;
b) se parlassi tanto forse mi prosciugherei troppo;
c) poi ci metti la curiosità di sapere in quanti avete la tolleranza di leggermi e forse di sorridere;
d) attualmente sto lavorando alle olive e scrivo più di rado;
e) dulcis in fundo: per me è un impegno di vita politica, da qualsiasi parte mi metta a guardarla;
f) posso farlo visto che ormai sono in pensione; almeno, credo.

Pino Amoruso ha detto...

Ciao in questi giorni stò diffondendo una iniziativa attraverso il mio blog. Ho lasciato molti commenti in blog diversi perchè ritengo che ora più che mai bisogna fare "RETE"...
Se la pensi anche tu come me, clicca sul mio blog e diffondi l'iniziativa.

Se ti ho contattato nei giorni scorsi, considera qs mio commento come un saluto...

A presto ;)

bruno carioli ha detto...

Monaci e banchieri fatti zerbini, che goduria.

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