Contro lo stress da sparizione dei comunisti, leggiti le "Novelle siciliane, rivedute e corrette".C’era una volta un re, ancora molto giovane e molto somigliante al nostro anziano premier, che amava pazzamente la caccia, e più precisamente quella ai comunisti, e per essere libero di cacciarli tutti i giorni, non aveva voluto il fastidio di prender moglie.
I suoi ministri, dal primo all’ultimo gli dicevano:
- Maestà, il popolo desidera una regina.
E quello:
- L’anno venturo.
Passato l’anno, quelli di nuovo a ripetergli di sposarsi e sempre ricevevano la stessa risposa: “L’anno venturo”. Quest’anno non arrivava mai.
Ogni mattina all’alba, il re indossava la carniera rossonera con strisce azzurre, col fucile sulla spalla e i cani, via per sezioni, case del popolo e circoli del che a stanar comunisti. E chi voleva udienza regale doveva cercarlo in questi posti col rischio di beccarsi qualche spallottolata.
I ministri, all’unisono, ripicchiavano:
- Maestà, il popolo vuole una regina.
Dissero tanto che alla fine il re s’annoiò e acconsentì. Mandò a chiedere la mano della figlia del re di Labbra D’Or, nell’antico reame dei Lacchè. Labbra d’Or gliela mandò ma la poveretta aveva un atroce difetto: era un po’ gobbina.
- Io, sposare una gobbina? Mai!
- Ma, sire, è bella, virtuosa...
- Mai!
- Beh, sire, anche voi che fate tanto il difficile, che siete alto così!
- Embè? È gobbina e basta. Tiè!
E ripartì per la caccia. Quella mattina stanò, per la rabbia, molti comunisti e alcuni si salvarono per un pelo, nascondendosi nelle cantine del palazzo reale, dove trovarono un vecchio ciclostile e pensarono a studiare sul da farsi.
La gobbina aveva una comare fatata che, vedendola piangere, si fece raccontare il motivo e poi le disse:
- Tranquilla, ti sposerà e dovrà venire a pregarti. Lascia fare a me.
Così che un’altra solita mattinata d’inferno si stava preparando per gli alieni di sinistra. Colui conosciuto come il Terminator dei comunisti si ritrovò sulla strada una femmina rinsecchita che pareva una anoressica Gelmini, reduce dalle ultime manifestazioni in suo onore organizzate dagli studenti di Palermo. Costei appena lo vide lo apostrofò come una maestrina:
- Sire, fate buona caccia!
E quello subito alzò le mani a mò di corna!
Strano, ma quel giorno non incontrò nessun comunista per la via.
All’alba successiva, ancora l’anoressicagelmini appostata tra un angolo e un vicoletto:
- Maestà, fate buona caccia!
E quello tirò fuori due corni rossi napoletani e poi ancora a fare corna e bicorna con le mani.
E per quel giorno non cacciò nessun altro comunista.
Alla terza alba si portò con sé gli sgherri privati e appena vide l’anoressica, la fece subito arrestare, ma quella ebbe il tempo di fargli un altro augurio. Poi la chiusero nelle cantine del re, dove i comunisti superstiti ancora studiavano sul da farsi ma che, gravemente, non riuscivano proprio a far funzionare il ciclostile.
Anche per quel giorno il re non vide l’ombra di comunisti. Ma gli era rimasto il dubbio se li aveva fatti fuori tutti o era semplicemente la fattura malefica di quella strega della Gelmini. Creò ronde di sgherri armati di tutto punto e ordinò loro di cercare in ogni atto e anfratto del reame. Ma non trovarono nessuno.
E gli accadde di peggio. Non potendo più esercitare il safari anticomunista il re cominciò a dare in escandescenze e a guardare fisso il Tg4 con il cane fede che lo ipnotizzava mentre stava lì a leccargli i piedi. Ogni giorno guardava e ogni giorno ingrassava; in poco tempo diventò così grasso e grosso, esclusa l’altezza che rimase quella che era, che pesava oltre i due i tre e i 4 quintali; ancora peggio, visto che i ministri furono costretti a fare un decreto per allargare le porte del palazzo, sostenere i pavimenti con altri piloni, rinforzare a cemento armato i letti, triplicare la vasche da bagno e ottuplicare il centro Messegué per i suoi ultramassaggi. Un ulteriore decreto fu fatto per aumentare gli alimenti per quel corpo ormai prossimo a diventare una mongolfiera.
Mandò a chiamare il dr. House e questi, non appena lo vide, gli disse: “Wow, pancia gonfia? Tu e fede? Mangiucchiate? Quante volte? E non mentire, perché io già ce lo so!”.
- Vorrei dimagrire.
Il dr. House allora gli preparò un centinaio di ricette a base di intrugli colorati d’azzurro e amari come il fiele. Ma più beveva più ingrassava. Al dr. House fu stracciato il contratto e la serie Tv. Ormai il palazzo reale era un orgia di cibi, di rutti e di peti. I nuovi decreti dei ministri che introducevano gelsomini e sandali non riuscivano però ad abbattere gli odori tossici di quel palazzo. L’elettorato mormorava. Ormai era certo che il re inghiottiva tutto l’immaginabile e l’inimmaginabile in quel corpo palloso. Non c’era cibo che bastasse. Non c’erano tasse che bastassero a causa delle ristrutturazioni che erano costretti a fare al palazzo perché sostenesse quell’enorme mole pesantissima.
Sì, ciò che sembrava impossibile un tempo, era arrivato: il mormorìo della gente che lentamente saliva fino alle stanze e alle orecchie del re, era praticamente continuo e sempre più rumoroso.
E in tutto questo bailamme, quei quattro clandestini di comunisti, ancora non riuscivano a mettersi d’accordo e, fatto sempre più grave, non sapevano far funzionare il ciclostile.
Uno disse: “Compagni, in ultima analisi, ciò che conta non è il ciclostile che non funziona, ma noi attorno a lui che stiamo perdendo tempo. I tempi sono maturi. Il popolo sta scoppiando di bile e la sopportazione è finita. Andiamo ad occupare lo spazio che ci spetta nella lotta contro l’oppressione e la dittatura. Usciamo tutti all’aperto e organizziamo una manifestazione con una parola d’ordine, chiara e netta: Ciclostile che non funziona, la Sinistra attende in zona!
Si conclude così, per ora, questa vicenda di poteri obesi e di ciclostili che non funzionano.
Lo stress aumenta! Cosa conterrà la prossima novella?























1 commenti:
Sembra proprio non avere fine l'ingordigia del re.
Ciclostile o no, sarà il caso di metterlo a dieta.
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