venerdì 17 ottobre 2008

Quei giorni dell’erba sveglia-morti

. venerdì 17 ottobre 2008
Contro lo stress da Oppressione Democratica, leggiti le “Novelle siciliane rivedute e corrette”.

Si conta e si racconta che c’era una volta in Italia un re di nome Berluskon che aveva un figlio di nome Silviuccio; costui, che aveva circa vent’anni ed era l’ultimo dei trecento figli di Berluskon, a prender moglie nemmeno ci pensava. Berluskon gli dava continuamente dei consigli, ma quello, niente. Finalmente, dài oggi e dài domani, si sposò prendendosi la figlia più piccola di un principe dell’enclave padana.

Silviuccio, come indole, non assomigliava proprio a suo padre ma era introverso, riflessivo, molto più serio (per esempio, pensava molto alla sofferenza degli altri), e aveva battuto il record di castità da quando era entrato nella fase della procreazione. Era nato sotto la costellazione della Vergine. Quella notte, infatti, Silviuccio, invece di porsi sopra la sposa (o sotto), si mise la testa fra le mani e, tutto triste, si mise a pensare.
- Che hai, che sei così scocciato?, disse lei.
- Che ho? Ho, Ciccina mia, che dobbiamo fare un giuramento: chi muore prima fra noi due, l’altro deve andare per tre giorni, dopo che l’hanno sepolto, sulla tomba a guardare.
- Credevo chissà che cosa; ma dài, questa è una gran cazzata”, disse lei pregustando ben altre cazzate, “vieni a letto!”.
Lui pigliò la nobile spada che aveva sopra una croce – tutte le spade che uccidono hanno una croce – e le ingiunse di baciarla per giuramento. Altrettanto fece lui, poi se n’andò in biblioteca a leggersi il “Trattato su come fanno l’amore le ranocchie nelle notti di mancamento del marito”. E lei restò sola.

Dopo un anno di solitudine, Ciccina cadde malata e morì. Silviuccio le fece i funerali e poi la seppellì nella cripta del palazzo di Berluskon. Poi prese la nobile spada, due pistole, un gruzzolo di monete d’oro e d’argento rubacchiate al padre, e uscì di casa a notte fonda. Scese nella cripta, aprì la bara bianca - Ciccina era nata sotto la Costellazione del Mandrillo, ma subì in vita l’influenza della Vergine del marito -, guardò la sposina, sospirò, accese le torce e si mise a piangere. Passò una notte; all’arrivo della seconda sentì un rumore nel mezzo della bara e apparve un brunetta-serpente con tanti piccoli serpentelli-fannulloni attorcigliati al serpente grande. Brunetta si gettò su Ciccina, visto che non si muoveva l’aveva scambiata per una fannullona, ma Silviuccio si fece coraggio, prese la pistola, sparò e l’ammazzò definitivamente; i piccoli serpentelli-fannulloni, a quel punto alla deriva ma felici, si dileguarono ma dopo un po’ ritornarono con la bocca piena di un’erba speciale e la misero sulla ferita mortale del brunetta-serpente; quello rinvenne, si alzò e fuggì. E con questo non ce ne siamo più liberati.

Siccome Silviuccio era casto ma non scemo, pensò di mettere la restante erba nella bocca e sul corpo della moglie, e quella ritornò in vita all’istante.
- ’Azzo! Quant’è che dormo?
- Ciccina, hai dormito tanto perché abbiamo passato un intenso anno d’amore.
- Ah sì, non lo ricordo per niente. Se lo dici tu!
A quel punto Silviuccio uscì dalla cripta dimenticandosi della moglie e si diede alla ricerca dell’erba sveglia-morti. Ne trovò tanta in un angolo del suo giardino ma trovò pure una targa con su scritto “PROPRIETÀ PRIVATA – CHI TOCCA L’ERBA MIA MUORE”, e ritornò a casa sua.

Mentre camminava capì perché Berluskon era diventato un highlander. Sua moglie era già distesa sul letto in trepida attesa ma quello le disse:
- Ciccina mia, qua non ci voglio stare, piuttosto preferisco andare in giro a fare un po’ di esperienza, a conoscere il mondo e fare del bene.
E se ne andò. Ciccina pensava: “Il primo che passa mi faccio caricare. Giuro che lo faccio”. Passò di là capitan La Russa, famosa maschera della Commedia dell’Arte, con tutto l’esercito, che le chiese:
- Sei siggiliana gome me? Se siggiliana sei, diggiamogelo frangamende, tu mi addizzi tando, però vieni gon me, girerai il monto gon il mio esergido e ogni tando ti farai pure un pisellino, volevo dire un pisolino, ah ah ah!

E Ciccina che era del profondo nord, si convinse a seguire capitan La Russa con tutto l’esercito. Qui si perdono le tracce di Ciccina, poiché capitan La Russa, stanco di servire tutto l’esercito, la chiuse in un convento con l’obbligo di non dire a nessuno quello che tutti sapevano di lui. L’onore prima di tutto.

Silviuccio, nel frattempo, aveva trovato il suo miglior modo di vivere; riportava in vita tutti quelli che avevano lottato contro suo padre Berluskon e il bello era che non lo faceva per lucro. Bastava che qualcuno lo fermasse e gli dicesse:
- Fai rinvenire mio padre. Sai, in vita è stato un acerrimo nemico di tuo padre.
- Mio fratello, precario, è morto per aver odiato tanto tuo padre.
- Mio cognato un giorno è morto a causa della limousine di tuo padre che lo investì.
- Mia sorella voleva sposarsi con uno dei figli di Berluskon ma poi morì per disperazione prima del matrimonio perché Berluskon aveva vietato a suo figlio di sposarsi con la stirpe precaria.
E centinaia d’altre dichiarazioni similari.

I nemici di Berluskon ingrossavano a vista d’occhio le fila dei risuscitati e l’erba sveglia-morti faceva il suo dovere. Bastava una spruzzatina al morto che quello rinveniva ringalluzzito e pronto più che mai a riprendere la lotta contro Berluskon.
Si aprì un contenzioso tra i parenti dei morti che dichiaravano il loro antiberlusconismo a oltranza e i parenti dei morti che in vita non gliene fregava di niente di nessuno ma che volevano risuscitarli per continuare a fregarsene di più.

Molti amici del più fiero oppositore di Berluskon, però non ne usarono poiché, dicevano, la lotta si fa democraticamente in aula e ogni tanto in piazza, e non con un’erba da risveglio rivoluzionario.
Finché gli sgherri di Berluskon scoprirono la potenza di quell’erba e disseccarono quella parte di giardino, non senza averne salvata una parte per il gran capo.

A Silviuccio decretarono il taglio delle mani per spaccio d’erba rivoluzionaria. Finiva così, a mani tagliate, quella serpe in seno ad una buona famiglia di governanti, l’unico barlume di luce di un periodo oscuro conosciuto anche come “i giorni dell’erba sveglia-morti”. E, purtroppo, disseccata l’erba, finiva pure la potente magìa che teneva in vita i nemici di Berluskon. E ritornarono tutti, mestamente, sotto terra. Un gran peccato, però, il destino frega sempre i più deboli.


Condividi e VOTA questo articolo

condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Technotizie condividi su Diggita condividi su Fai Informazione vota su Wikio Add To Del.icio.us Fav This With Technorati segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

1 commenti:

Crocco1830 ha detto...

Una novella triste, con una morale pessimista.
Ma in effetti i tempi non consentono eccessi di ottimismo.

Posta un commento

Prima pondera e poi scrivi!

Articoli Correlati

 

Snap Shots

Get Free Shots from Snap.com

ViviStats

Creative Commons

Creative Commons License
Questo/a opera
è pubblicata sotto una
Licenza Creative Commons.


'Unni staju?
'Mpunta di
vanedda!
In questo blog ci sono post e commenti

Heracleum