mercoledì 12 novembre 2008

Una risata scaccia-satira

. mercoledì 12 novembre 2008
Contro lo stress da antisatira leggiti le "Novelle siciliane rivedute e corrette".

Un volta un giovane mozzo di belle speranze, gemello segreto del ministro-poeta Bondi, s’imbarcò su un veliero e partì alla ventura per il mondo; ma come partì si scatenò una gran tempesta e i marinai dovettero buttare a mare tutta la mercanzia. Passavano i giorni senza che scorgessero terra mentre il cibo andava finendo e il maltempo continuava imponente e senza fine. Successe che le provviste finirono.

Il capitano disse: “Allora, signori miei, le provviste sono finite: ora scriviamo tutti i nostri nomi. Ogni mattina ne tiriamo in sorte uno, lo ammazziamo e ce ne mangiamo un pezzo per sostentarci”.

(Già vi è passato l’appetito per l’idea dell’orrendo pasto: ma tranquilli, noi non stiamo sulla barca e non c’è nessuna tempesta in atto, a parte la crisi globale dei mercati e tutto il resto).

Ogni mattina allora se ne tirava a sorte uno, e come usciva un nome, subito si squartava senza nemmanco dargli l’estrema unzione e se ne mangiava un pezzo per ciascuno.

Finì che restarono in due: il mozzo e il capitano. E il mozzo pensava: se domani esco io ammazzo il capitano. Se non esco io non mi farò ammazzare dal capitano. Tutta la notte a rimuginare il progetto.
Basta, la mattina successiva il capitano tirò a sorte e... uscì lui. Sbiancò in volto ma disse al mozzo: “Eccomi, fratello, son qua!”.
Allora il mozzo, con tutto che gli piangeva il cuore, lo prese, lo fece girare e l’ammazzò. Poi cominciò a farne quarti.
Un quarto l’attaccò alle corde per farlo essiccare, il resto se lo preparò per la settimana.
E mentre era affaccendato venne un’aquila del mare che si rubò il quarto appeso.
E il mozzo a imprecare. Vista l’inutilità delle imprecazioni, prese un altro quarto e lo attaccò allo stesso posto. Poi si accomodò e cominciò a ingozzarsi del quarto di cristiano che aveva preparato prima.

Ritornò l’aquila a prendersi il secondo quarto appeso e mentre lo faceva diede una sbirciatina la mozzo e gli disse:
“Sei tu quel gemello sperduto in mezzo al mare?”.
“Vai, ributtante e volgare aquila. Uccelli come te, non ne dovrebbero mai nascere”.
“Ah, sì? E mozzi come te, allora, che si cibano di carne di cristiani?”.
“Che c’entra? Io lo faccio per necessità”.
“Poverino, poverino, anch’io, ma io sono un’aquila e tu no. Comunque sono venuta a salvarti, visto che il tuo gemello me lo ha chiesto. Appenditi alle mie zampe che ti porto a casa”.
“Mai al mondo, con un’aquila di mare.”
“Che, problemi morali? Te lo ripeto per l’ultima volta, vieni!”.
“Beh, se proprio insisti. Ma sappi che per me resti un rapace ributtante”.
“Sì, lo so, ma tu che parli ad un aquila come se parlassi ad un cristiano, che pensi d’essere?”.

E mentre volavano sul mare tempestoso una gran risata si levava grottesca dagli abissi: era la risata del dio alla Conservazione di sé medesimo e cioè dei Beni e delle Attività Culturali. Una risata scaccia-satira.


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