martedì 2 dicembre 2008

Allora provo a suonare il campanello in ospedale per scoprire cos'è malasanità

. martedì 2 dicembre 2008
Sono le 7 di sera. In un corridoio d’ospedale dell’isola. Orario di visita parenti. Diciamo che stiamo nel padiglione delle malattie respiratorie. E diciamo che ivi regna il più assoluto regno della buona sanità. Durante la visita parenti c’è sempre la distribuzione del rancio ai degenti.

Così, pacchianamente, i parenti possono accudire i loro malati e gli infermieri, furbetti, si riposano. Una specie di tacito accordo. Dei medici nemmeno l’odore. Che calma che c’è in questo corridoio. Non si vede proprio nessuno. Tutti spariti. Allora provo, una falsa prova, a suonare il campanello d’allarme. Due, tre e quattro volte. Alla quinta appare una grossa infermiera che chiede chi ha suonato. Era semplicemente una prova per vedere una risposta di tempismo molto indolente, molto sussiegosa e quasi disturbata. L’infermiera rientra nello sgabuzzino targato cucina e non ne fa più ritorno. Presumo che stiano tutti lì a farsi il caffè. Ma quando è stata aperta e richiusa la porta era uscito un terribile puzzo di nicotina, che ha invaso, in un attimo, tutta l’area.

Di nuovo calmo, deserto, il corridoio.
Adesso sono le 7 e 10, ma pensavo che fosse trascorsa anche un’ora.

Ad un tratto arriva un lettino con le rotelle, no, non cammina da solo, è spinto da due ambulanzieri: mi passa sotto gli occhi un essere umano anziano con le guance, gli zigomi e il mento sparsi di sangue. Il corridoio è deserto ma arriva una voce da dietro il lettino. Qualche pietosa anima dell’ospedale a chiamare aiuto. Il lettino avanza ancora timidamente e a quella richiesta di aiuto risponde una figura di medico, materializzatasi quasi per incanto da uno stanzino del corridoio. "Porco cane, porca puttana, ma che mi portate a questo, qui? Ma che sistema è!".

Alla voce alterata del medico spunta un’infermiera allarmata e poi un’altra che invitano il lettino ad avanzare verso di loro.
Che corridoio fantastico, prima la calma piatta, adesso un leggero venticello.
Il lettino va verso le infermiere e il medico si ritrae indietro nella stanza dove c’è il computer e s’attacca a quello.

Io sono senza respiro. E guardo a 360 gradi, rapidamente, tutta la scena. Ecco, il peggio, lo sento, sta arrivando. Una voce rotta dalla paura quella dell’infermiera che grida "Dottore, dottore, presto! Presto!". Ma il dottore attaccato al computer ha poco udito. "Presto, corra dottore, il paziente sta male!".
Fa capolino il dottore con la testa, "Che c’è?", ma lo dice lento. Ritorna il lettino verso di me spinto dai due ambulanzieri, mi ripassa davanti, quell’uomo è una maschera di sangue e ne riversa a fiotti dalla bocca, due infermiere che impazzite chiamano, dottore, presto, sta male, sta male.

Si riapre la porta dello sgabuzzino della cucina. Un tanfo di sigarette mi scivola sotto al naso. Il medico ha finalmente lasciato il suo stanzino e ora naviga lentamente verso il dolore sulle ruote. Sopraggiunge un terzo infermiere, adesso parlano tutti in gergo, nel corridoio, ottimo spazio per muoversi clinicamente, con un macchinario adatto al malato, speriamolo, e si scorre una porta scorrevole e tutti con gran disorganizzazione entrano dentro. Ma io ancora non ho visto qualcuno che lontanamente possa sembrare un parente di quell’uomo.

La porta si apre e si chiude, una corre a passi svelti a prendere dei fazzolettini, un’altra un’altra cosa importante. Cercano di capire cosa fare e una scappa via verso giù e dopo un po’, licenza temporale, arrivano due, sicuramente medici, con il borsone dei ferri a tracolla. Entrano.
Alle 7, 20 mi sembra d’aver vissuto un centinaio d’anni.
Ora sento piangere qualcuno. Una donna giovane e un altri due giovani. Si sono seduti di fronte alla porta dove i medici stanno lavorando.

Chissà se tutto questo si poteva evitare. Chissà se al pronto soccorso si erano resi conto del problema? Certo, per arrivare quel lettino con le ruote al primo piano, in quel corridoio, con tutto quel sangue sul viso dell’uomo, certissimo, si sono sicuramente resi conto del problema di quell’uomo.

Alle 7,30 finisce la visita parenti. Me ne sono andato.
Avevo tante volte sentito parlare e ho letto di malasanità. Ora ho un’idea veramente chiarificatrice di cosa è malasanità.


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3 commenti:

Pietro ha detto...

da siciliano provo vergogna, anche se problemi ci son pure altrove

BC. Bruno Carioli ha detto...

Ahinoi, scene di malfunzionamento sono spesso oggetto di lamentele dei cittadini, a queste si sommano le vere e proprie truffe, come abbiamo ripetutamente visto in tv:

suburbia ha detto...

Incredibile, mai mai mai successo di vedere qualcosa appena sotto l'efficienza media.

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