giovedì 31 gennaio 2008

D eci e lode

Premio D eci e lode

Ringrazio l'amico Negroski per l’assegnazione del D eci e lode
Cos’è il “D eci e lode”?
A detta del suo ideatore il “D eci e lode” è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone. Un premio ai contenuti, o ai vuoti a rendere nel mio caso.
Come si assegna?
Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione (è o non è abbastanza elastico e libero?!) sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l’istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il “Premio D eci e lode” si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.
Le regole?

  • Esporre il logo del “Premio D eci e lode”, che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E’ un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore;
  • Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;
  • Se non si lascia il collegamento a questo post già inserito nel codice html del premio provvedere a linkare questa pagina;
  • Inserire il regolamento;
  • Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.

Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i “Premio D eci e lode” che vuole e quando vuole (a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.

A chi giro il premio?

al blog di Suburbia MemoRandom perchè ha una precisa e puntuale etica su tutto quello che è Ambiente e Sviluppo Sostenibile;
al blog del Gobb Talkin' Rapper perché ha una intelligenza inimitabile e fa sbiellare solo gli stolti;
al blog di Orsolele CityZen per la passione militante del suo fare il blog;
al blog di Alessandro Latam perché il suo sudamerica ce l'ha nel sangue;
a blog di Nicola Linea Gotica perché quando scrive par che diriga un'orchestra.

Per ora mi fermo qua... ma non disperate... i premi sono facili... il difficile è passare alla storia!

Ma i nostri cinque minuti di gloria sono assicurati... meglio di un premio "Stregaccia maledetta"...


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mercoledì 30 gennaio 2008

Terribile: Berlusconi si è allungato

Guardate bene questa immagine qui sopra.
Stamattina apro a pagina 4 La Repubblica e, allibito, ho urlato al mio vicino: "Toh, s’è allungato. Stavolta siamo fottuti veramente". Quello mi guarda e mi fa: "Chi s’è allungato?". Ed io: "Lui, lui... s’è allungato... nel giro di 24 ore... ieri sera l’avevo lasciato che era alto così... e ora... ma pensa te... allora è proprio vero che è Unto... è proprio vero che il Diavolo fa le pentole e non i coperchi...". L’amico: "Chi ha perso i coperchi?". Io: "Il Diavolo, che s’è allungato!".

L’amico: "Davvero? Fa’ vedere". Io: "Qui, è stampato qui... accanto allo Zar di tutte le Democrazie... e tu sai che, insomma, Walter proprio nano non è… o si è ribassato lui?... fa’ un po’ vedere? Puah! Cu’ pilu e senza pilu in controluce sono effimeri... in effetti... alla stessa altezza di Silvio... E dài, che questi de La Repubblica sono proprio degli gnocchi fatti e snaturati. Come si può mettere allo stesso livello i due grandi Cavalieri? Secondo me l’hanno fatto apposta. Dare addosso sugli unici due cavalli di razza che l’Italia possiede: il Cavaliere Azzurro e il Cavalier Rosastro". L’Amico: "Cavoli. Mai mi sarei immaginato i due Veltrusconi a queste altezze? E ora, cosa pensi che faranno, questi due?".
Io: "Il cartellone del cabaret è finito e non ci sono remake. Proprio niente. Tutto sommato gli piace ‘sta roba. E poi, non è l’altezza che conta ma lo stantuffo!". L’Amico: "Quale stantuffo?". Io: "Dicesi di organo meccanico che scorre con moto alterno in un cilindro magico, ricevendo e trasmettendo la spinta della pressione politica a seconda delle convenienze. Casini come ti pare come stantuffo?".
L’Amico: "Bah, non so, si potrebbe comprimerlo!". Io: "Sì, però anche Fini non scherza. Ma pare che abbia lo spinterogeno bagnato!". L’Amico: "Non dirglielo, potrebbe offendersi. E adesso che si fa?". Io. "Aspettiamo l'abruzzese e incrocchiamo le dita. Qui si fa l'Italia o si muore". L'Amico: "Prima di morire vorrei essere iniziato".

Così presi l'amico, lo misi sul bancone di lavoro, lo bloccai nella morsa per umani e lo allungai. Solo per poterci guardare alla stesso livello anche noi. Magari ci prendono ancora una volta per i fondelli. Capita spesso. Ecco.

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martedì 29 gennaio 2008

Vale 500 Euro

Non c'è prezzo. Meno di così, proprio non posso.
Appena seppero, gli euri presero fuoco.
Le banche presero fuoco.
Il Castello Sforzesco prese fuoco.
La Fata Turchina prese fuoco.
Bondi Motta prese fuoco
Tutto prese fuoco
e non ci fu pompiere che potette spegnerlo.
Se 500 vi sembran poche
provate voi a scambiarvelo.

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lunedì 28 gennaio 2008

Due vacche a Roma

Due signore vacche, finita la mungitura, escono dalla loro stalla e si dirigono linde linde a Roma davanti al Palazzo che conta, precedendo la Marcia dei milioni e milioni di italiani che, dicono, devono marciare su Roma. Dopo i soliti convenevoli e cioè muuuuh e muuuuh, una delle due signore vacche comincia a muggire. Poi l’altra risponde e muggiscono a turno: pure il vento muggìa nella foresta, e muggìa tra le nubi il tuono errante. Leopardi mi perdoni: qui, il muggito non è faceto, è semplicemente serio. L’emissione dei vari muggiti, vero rompicapo per i servizi segreti, io l’ho tradotto così...

- Il tuo vaccaro come ti munge, a te? Perché a me mi munge così.
- La mammella sbatte dove il vaccaro munge.
- E pizzica se la si munge a sangue, ma la fisarmonica si gonfia e poi si sgonfia.
- Il tetto, se lo guardi da sopra, col cavolo che hai le alucce.
- Guarda il mondo sempre dalla finestra, dato che in cantina ci sta il tuo politico preferito che addenta il prosciuttino.
- Non puoi prendere un ascensore se prima non te lo fai amico.
- Ti siedi su una sedia di legno; poi ti alzi su due gambe: quante gambe son rimaste alla sedia?
- Oggi ti senti un bovino, ma non disperare: avrai il rispetto dei tori.
- Io ti darò le ciabatte di Mastella se tu mi darai la dentiera di Berlusconi.
- Ogni mattina nasce una nuova coscienza che ogni sera viene raggirata di santa ragione.
- Se la coscienza di un politico vacilla, ti cade lo specchio dell’anima e si rompe.
- Se hai soldi compri tutto. Quasi tutto. Una parte. Poco. Ma vedi un po’ tu.
- Se non hai soldi, preferisci ridere come una iena ridens triste
- L’acqua ti arriva a casa, ma tu stai in un deserto di emozioni.
- Dimmi perché due più due fa quattro e Silvio più Veltroni fa due.
- La famiglia Addams è un’americanata ma prova a spostare la S finale.
- Lei non sa chi sono io. Io non so chi è l’altro. E l’altro non sa chi siamo noi. Ma lo sanno tutti. Ecco la perfetta triade mafiosa.
- Tu non mi vuoi più bene come una volta. Come due volte… come tre… quattro… poi fermati però, che nessuno ti paga.
- Questo vuoto sentire… questa mente vuota… è perché ancora sei troppo giovane…
- Un macigno il Berlusconpensiero: si fa per dire, non per pensare, ma già ti puoi fasciar la testa.
- Prodi aveva ragione: la serenità non ha prezzo. E i conti senza l’oste ritornano tutti..
- L’Italia è una strana famiglia che vive, nel mare, tra il Dire e il Fare. Sei un bagnino? Fortunato.
- Dimmi chi sei: uomo o fantasma? Ma non vedi che sto su trampoli tremanti.
- Charity begins at home e finisce all’ospizio.
- Abbasso la fame. Abbasso la guerra. Abbasso il razzismo. Mi alleno l’articolazione sublinguale.
- Bene, preferisco essere come il caciocavallo con le sue sei ipocrite facce; e alla domenica, si sa, vado a confessarmi.
- Se tu non vivi in un ripostiglio come farai a vivere da coniglio?
- Allatta con amore il tuo bel destino e poi guardalo: se ne va sempre alle sette col primo che passa.
- Un cane che si mozzica la coda. Ma l’hai mai visto? È più facile che un circolo diventi vizioso.
- Ti sentivi un po’ così stamattina, è vero, ma ancora non sapevi di leggere queste amenità.
- Se vuoi dimostrare d’avermi perdonato, mettici lo zucchero e bevilo d’un fiato. Il Progresso.

Poi, così com'erano arrivate, se se sono andate consapevoli, direttamente al macello, dato che due vacche così non producono latte ma pazzia: due vere vacche sacre un po' magre e tanto sagge. Avercene.

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Sotheby’s: panico nel quadro politico

Panico nel mondo della politica italiana: un quadro con l’effigie dell’uomo politico più Unto del mondo, resta invenduto in Italia. Uno dei capolavori che un Anonimo Lombardo, bravissimo quanto sconosciuto artista, aveva realizzato in previsione della consacrazione a Console d’Italia di Silvio Berlusconi, giace nella cantina di Sotheby’s.

Il quadro, un raro esempio di impressionismo lombardo, infatti impressiona molto, ritrae un Silvio d’annata e fresco di soddisfazioni con una Colt a 6 colpi precedentemente appartenuta a Tex Willer. L’originalità dell’opera sta tutta nell’atmosfera di furore che, blandita da un eterno sorriso a barchetta, spira avviluppando lo spettatore con fumosi e orridi sensi dello spazio. Altrove, l’impressionismo riflette magari in positivo rinnovandosi apparentemente nelle ricerche e sperimentazioni della nuova linea politica, esito della crisi, ma qui, in quest’opera l’unica cosa che si riflette è il pensiero dello spettatore che si condensa dentro di sé con un: «E se fosse profetico tutto ciò?».
Nell’asta di Sotheby’s nessuno ha voluto acquistare quest’opera, perché ritenuta di scarso valore commerciale. L’asta era partita da un minimo di 25 mln di euro e, gradualmente, è scesa fino ad arrivare al valore irrisorio e mortificante di € 1,00. A quel punto, un inserviente della prestigiosa casa ha preso il quadro e la buttato… e l’ha deposto in un angolo, in cantina.

Ma il panico non si è fermato proprio. Restano invenduti altri quadri fondamentali della scena politica italiana e cioè: quattro Casini, due Fini, un Bossi, un Calderollo e un Castelli, mezzo Bondi, un Mastella 2 mt. x 2mt. e una Rossa Vergine. Un Dini è stato fatto a pezzi da un Mastino Napoletano e ne sono rimaste solo le gote e gli occhietti stropicciati.
A quel punto Sotheby’s è passata all’asta delle opere d’arte del Centrosinistra.
Base di partenza € 1,00. Le quotazioni, però, sono in attesa di aumentare vertiginosamente.
Ma dipende soprattutto dalla bravura del Banditore e dalla capacità di borsa degli Acquirenti.

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domenica 27 gennaio 2008

Colonnello al telefono

Non solo il generale Bossi ma anche il colonnello Berlusconi minaccia le invasioni barbariche.
In Italia due sono i veri grandi problemi che se non risolti porteranno il Paese all’elemosina: Napoli e il Papa. Come si dice, dalle stalle alle stelle, con San Gennaro che se ne sta zitto.
Intercettazioni non autorizzate. Al telefono.
B .“Pronto, Roberto, questa è la situazione che prediligo”;
F .“Sì, Silvio...”;
B. “In questa situazione, sono tutti kaputt...”;
F. “Sì, Silvio...”;
B. “Il Paese ha urgente bisogno di un governo, del mio governo...”;
F. “Sì, Silvio...”;
B. “Ti rendi conto che ormai ho in pugno tutti...”;
F. “Sì, Silvio...”;
B. “Solo tu mi capisci...
”;
F. “Tu se colui che ho sempre amato...”;
B. “Sì, Silvio...”;
F. “No, scusa, lo dico io a te: sì Silvio”;
B. “Già, è vero…... sono io quel desso. A volte mi confondo con questa ubiquità che mi ritrovo. La sinistra è persa; Veltroni ha già invitato tutti alla responsabilità nazionale e tu m’insegni che quando si spara una frase come questa si aprono le danze... anzi, le controdanze...”;
F. “Che guiderai tu!”;
B. “Sì Silvio...”;
F. “No, ti ripeto, tu sei Silvio, non io...”;
B.
Già io, te l’ho già detto, sai, io sono uno, duno e trino... Anche la sinistra dovrà convincersene;
F. “Che sei uno duno e trino?”;
B. “Sì, e anche quattrino!”;
F. “Sì, Silvio, vedrai che Veltroni si accalerà...”;
B. “Tra l'altro, fino all'altro giorno, tutti dicevano: dopo Prodi si va alle elezioni, ed oggi per convenienza cambiano parere”;
F. “Giochini, sono solo giochini... non può esporsi alla puttanesca... Prima o poi dovrà confrontarsi con noi... del resto, tu già ci sei andato da lui... che venga lui da te...”;
B. “Vuole prendersi otto dieci mesi per la riforma elettorale... ma è un pazzo... Io mica posso resistere tutto ‘sto tempo... mi conosci... mi fremono le narici... esce fuoco... se non governo subito... divento pazzo...”;
F. “Sì, Silvio... è il tuo destino... quello”;
B. “Ma io gli sbatto milioni e milioni di italiani a Roma, gli sbatto... con alla testa il mite Tremonti...”;
F. “No, Silvio... quello ha l’elle moscia e se lo incontlano plima del tempo se lo sblanano vivo”;
B. “E chi, allora? Quanti uomini abbiamo in archivio?”;
F. “Uomini? Solo manciafranchi a tradimento; tutti quelli che ti succhiano il sangue, Silvio caro”;
B. “Dimmi, consigliami...”;
F. “Ti direi: parla con Walter, litigate un po’, abbozzi tu, abbozza lui, tu spari 100 lui 10 e vedrai che al 50 ci arrivate zitti zitti”;
B. “Beh, proprio 50 no: faccio in modo che io 51 e lui 49”;
F. “Non fare il tirchio, devi andarci cauto”;
B. “Ma te con chi stai, si può sapere? Ma lo sai o no che gli italiani sono tutti con me! Vincerò questa partita e il governo ormai ce l’ho in pugno. Con tutti ‘sti Bossi, Fini, Casini, Mastelli e Dini, chi mi ferma più”;
F. “Sì, Silvio, contento tu... però hai bisogno di Walter, non te l’ho scordare”;
B. “Farò proprio così. Ho bisogno di gente che la pensi come me per mettere su l’orchestra... ahi ahi ahi...”;
F. “Che c’è ancora, Silvio?”;
B. “C’è che non si può fare l’accordo”;
F. “Perché?”;
B. “Perché, io per natura sono cantante ma vorrei passare a direttore d’orchestra. E so per certo che lui non canta, lui”;
F. “Basta fare una legge ad hoc e nel giro di 24 ore sarai direttore d’orchestra. E tutti quelli che non sono d’accordo, 5 anni di carcere e una multa di 5mln di euro”;
B. “Ma non senti un fruscìo, un rumore di fondo in questo telefono?”;
F. “Sì, Silvio, sono i tuoi uomini che ci stanno intercettando”;
B.“Avevo detto loro: escluso me!”;
F. “Sì, ma avevi dimenticato di dire che tu sei uno, duno, trino e quattrino… in ogni luogo, insomma... e quelli devono setacciare, setacciare per scovarti... e poi sei così piccolino”;
B.
“Allora, per un po' devo abbozzare; e va beh, abbozziamo, ma sappi che non è nella mia natura, l'abbozzata”.

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Oggi Palestina

Ieri ho postato qui e qui sull'Olocausto degli Ebrei. Oggi è necessario ricordare con un po' di storia l'altro Olocausto tuttora in corso: quello dei Palestinesi.
Palestina.
Stralci dal libro di Paolo Barnard: «Perché ci odiano», ed. BUR, maggio 2006: «Non dimenticano, gli arabi, Arthur Balfour e il 1917, un nome e una data infausti per loro ma anche per noi, visti i prezzi che oggi stiamo pagando per la nostra scelleratezza interculturale. Chi fosse e perché costui sia pertinente a questa narrazione è un tema che ho l'opportunità di toccare una sera di inizio inverno mentre me ne sto in fila a un posto di blocco israeliani a Tulkarem, in Cisgiordania, sotto un cielo blu cobalto e un vento impietoso. Dietro di me ho un giovane palestinese basso e tarchiato, che regge a tracolla una borsa di pelle nera ricolma di pesanti attrezzi da piastrellista, e che evidentemente se ne sta tornando a casa dopo una giornata di lavoro là dove il lavoro c'è, in Israele. Spudoratamente mi giro e in inglese gli chiedo a bruciapelo: "Mi perdoni, lei sa chi è Arthur Balfour?". L'uomo mi pianta gli occhi addosso e in tutto il suo inglese appena sufficiente per capirlo scatta a parlare con impeto inaspettato, e mi risponde così: "Certo! Balfour era il politico che molti anni fa diede la mia terra, la Palestina, ai sionisti. Tutti qui sappiamo chi è Balfour. Anche i bambini sanno chi è e che cosa ha fatto Arthur Balfour"».

«Arthur Balfour era Ministro degli Esteri della Gran Bretagna quando divenne potenza coloniale in Palestina. Nel 1917 pubblicò la famosa Dichiarazione che prende il suo nome, con cui l'Inghilterra riconosceva ai sionisti, e cioè agli ebrei immigrati dall'Europa, il diritto di formare uno Stato in Palestina, rimangiandosi clamorosamente la promessa di autodeterminazione fatta dal governo di sua Maestà britannica ai Palestinesi. Credo che proprio in questo atto vada vista la scintilla che ha acceso il grande risentimento arabo, su cui poi la storia ha infierito senza fine». La Palestina è una regione storica del vicino oriente compresa fra il Libano a nord, il Mediterraneo a ovest, la penisola del Sinai a sud-ovest, e chiusa verso est dalla depressione tettonica occupata dal fiume Giordano e dal mar Morto.

Assegnata dall'ONU nel 1947 solo per il 56% allo Stato d'Israele, la Palestina è stata gradualmente inglobata nello Stato ebraico e dalla terza guerra arabo-israeliana del 1967 anche la Cisgiordania e la striscia di Gaza sono sottoposte all'occupazione israeliana. Un'immagine della guerra arabo-israeliana del giugno 1967. La guerra del giugno 1967, che estende l'amministrazione israeliana su tutta la Palestina sotto mandato, costringe all'esodo una nuova ondata di Palestinesi; nei territori occupati, tuttavia, dopo la fuga di 450 mila persone (un terzo delle quali già profughi in precedenza) vivono ancora oltre un milione di Palestinesi. La complessità della situazione del popolo palestinese, «nazione senza stato», rende difficile calcolarne con precisione la consistenza numerica, ma si valuta che siano oltre tre milioni i Palestinesi che vivono sparsi nei paesi arabi, in Israele o nei territori occupati. (Dati del 1990).

Nel gennaio 1964, viene creata dalla Lega Araba una «entità palestinese» dai poteri molto limitati, con a capo Ahmed Shuqeyri. In marzo, un congresso costituisce l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (O.L.P.), dotata di un proprio esercito. I dissensi tra gli Arabi, lo stretto controllo esercitato dagli Stati arabi sull'O.L.P., le contraddizioni e le mire personali di Shuqeyri provocano la ribellione di alcuni giovani Palestinesi, desiderosi di avviare un'azione più efficace e indipendente.

L'organizzazione segreta di al-Fatah, nata a Gaza nel 1958, incomincia a organizzare alcune incursioni in territorio israeliano, ma inizia a svolgere un'azione più incisiva solo a partire dal 1967, dopo la sconfitta araba nella guerra dei sei giorni.

Nel febbraio del 1969, la presidenza del consiglio esecutivo dell'O.L.P., dal quale Shuqeyri è stato allontanato l'anno precedente, viene assunta da Yasser Arafat, leader di al-Fatah. Ma altri gruppi militanti palestinesi hanno differenti mire. Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP) sostengono ideologie panarabe nazionaliste, mirando non solo a una lotta palestinese ma a una sollevazione in senso socialista di tutti gli Stati arabi. Essi divengono in pratica avversari dell'OLP, con proprie alleanze sotterranee.

Nel 1970 il FPLP di George Habbash fa esplodere alcuni aerei sul suolo giordano umiliando re Hussein, che decide di espellere i guerriglieri palestinesi manu militari e con inevitabili spargimenti di sangue (periodo noto come Settembre Nero). Sono gli anni del terrorismo palestinese più clamoroso, la cui azione di maggior impatto internazionale fu l'attacco alle Olimpiadi di Monaco (1972) e il conseguente massacro di un folto gruppo di atleti israeliani. Il Mossad (Servizi segreti israeliani) risponde assassinando i rappresentanti dell'OLP a Parigi e a Roma e in diverse altre località sia europee che mediorientali, mentre la repressione israeliana nei Territori Occupati si intensifica.

La base della guerriglia dell'OLP si sposta in Libano, fra i villaggi sciiti del sud, vicino alla frontiera con Israele. Dapprima l'OLP è ben accetto, ma quando la popolazione si trova fra i due fuochi israeliani e palestinesi iniziano i dissapori con l'OLP, che non si fa scrupolo di imporre sanguinosamente la sua presenza. Israele bombarda e attacca il sud del Libano dal 1973 al 1978, causando enormi sofferenze fra i civili e la fuga verso Beirut di schiere di profughi. Nel 1978, in risposta a un massacro di 37 ebrei ad Haifa da parte di un commando palestinese, Israele invade il sud del Libano, causando circa 2.000 morti. Nasce nel Libano del sud la resistenza islamica degli Hezbollah.

Nel 1982 Israele reinvade il Libano, con la scusante di dare la caccia ai terroristi, e arriva fino a Beirut con l'aiuto delle milizie cristiane maronite libanesi (falangisti). Gli USA mediano la fuga dell'OLP e di Arafat da Beirut, dove si erano asserragliati, ma nessuno protegge protegge i civili palestinesi: il risultato è che nel campo profughi di Sabra e Chatila le milizie cristiane maronite proisraeliane e sotto il controllo di Ariel Sharon (allora ministro della Difesa d'Israele) sterminano 1.700 civili palestinesi, destando orrore in tutto il mondo. Israele si ritirerà dal Libano (esclusa una fascia al sud), lasciandosi alle spalle oltre 17.000 morti fra i civili. 1985: tragico momento degli attentati terroristici palestinesi nel porto di Larnaca (Cipro) e a bordo della nave da crociera Achille Lauro, che furono degli errori clamorosi per tutta la causa del popolo palestinese. Israele bombarda il quartier generale dell'OLP che si era insediato a Tunisi, e gli USA screditano Arafat come terrorista, convincendo re Hussein di Giordania a rompere il suo accordo nel 1986. L'Intifada (Sollevazione): 9 dicembre 1987. Le fortune dell'OLP sembrano precipitare negli anni dal 1985 al 1987, anno in cui il Consiglio Nazionale Palestinese si riunisce ad Algeri e ritrova una unità fra tutte le fazioni.

Nei Territori Occupati il pugno di ferro di Israele, con la costruzione di insediamenti ebraici illegali, con le deportazioni, le violenze, gli assassini di civili e le torture, trova ora un fronte unito e forse per questo i giovani palestinesi possono esplodere nell'Intifada il 9 dicembre 1987.

Nel 1990 ancora un errore di Arafat: un raid di guerriglieri OLP su una spiaggia israeliana (abortito) causa la rottura fra Arafat e gli USA. Ma l'errore diplomaticamente forse più imperdonabile di Arafat sarà il suo ambiguo atteggiamento verso l'aggressione irachena al Kuwait nel 1990. Ciò gli frutterà la sospensione degli aiuti finanziari da parte dell'Arabia Saudita e un imbarazzante isolamento internazionale. Il 13 settembre 1993 Arafat e Rabin a Washington, firmano una Dichiarazione di Principi che comprende il mutuo riconoscimento dello Stato d'Israele e dell'OLP, il ritiro israeliano da Gaza e da Jerico, e un non meglio specificato ritiro israeliano da alcune aree della Cisgiordania entro cinque anni.
In base a questi accordi, è concesso all'OLP di formare una propria amministrazione nei territori che cadranno sotto il suo controllo. Questa amministrazione si chiama Autorità Palestinese, che avrà come presidente Arafat. Tuttavia questi accordi rimandano a futuri negoziati i punti di disaccordo più spinosi, e cioè:
• gli insediamenti ebraici illegali in terra palestinese;
• il ritorno dei rifugiati palestinesi;
• le risorse idriche;
• il destino di Gerusalemme Est, che i palestinesi rivendicano come propria (come anche sancito dalla Risoluzione ONU 242).

Arriviamo al 28 settembre 2000, un'altra data catastrofica nella storia di questo conflitto. È il giorno in cui Ariel Sharon, leader dell'opposizione israeliana di destra (Likud), sfida le ire palestinesi sfilando a piedi con un esercito di guardie armate presso la moschea di al-Aqsa a Gerusalemme, che è uno dei luoghi più sacri della religione musulmana. Questo viene visto come una provocazione imperdonabile e le rabbie e le tensioni palestinesi accumulatesi nei precedenti dieci anni riesplodono nella seconda (e tuttora in corso) Intifada (detta perciò Intifada al-Aqsa).

A differenza della prima (1987-91), questa sollevazione è assai più sanguinosa: da parte palestinese c'è un uso massiccio di armi da fuoco leggere contro i soldati di Tel Aviv e talvolta contro i civili, ma soprattutto c'è l'offensiva a tutto campo dei giovani kamikaze arabi che si fanno esplodere massacrando civili israeliani e soldati; mentre da parte israeliana la repressione, le uccisioni dirette e indirette di civili palestinesi fra cui molti bambini, le devastazioni delle loro aree abitate e dei loro campo, e i cosiddetti assassinii extragiudiziali di presunti terroristi e/o di leader politici palestinesi non si placano.

Nel febbraio 2001 il laburista israeliano Barak perde le elezioni e diviene premier Ariel Sharon del Likud. In pochi mesi il fenomeno degli attentati suicidi palestinesi accelera e l'1 giugno di quell'anno, per citare un episodio particolarmente scioccante, un kamikaze arabo fra strage di israeliani in fila all'esterno di un night club di Tel Aviv. Di nuovo i kamikaze palestinesi fanno strage: il 27 marzo del 2002 vengono massacrati decine di pensionati israeliani che celebrano la Pasqua ebraica a Netanya. Il governo Sharon decide la rappresaglia su larga scala e lancia l'operazione Scudo Difensivo che reinvade i Territori Occupati, con l'assedio di Jenin a far da apice alle violenze.

È in questa fase che Tel Aviv decide la costruzione dell'assai controverso muro di separazione fisica fra Israele e la Cisgiordania, che inizierà nel luglio successivo. L'Operazione Scudo Difensivo è accusata di crimini di guerra contro i civili palestinesi, ma Israele blocca ogni indagine internazionale. Gli attentati suicidi contro i civili israeliani non si placano. Marzo 2004: il leader spirituale di Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin, viene assassinato dall'esercito d'Israele con l'impiego di un razzo. Tre settimane più tardi il suo braccio destro, Abd-al Aziz al-Rantissi fa la stessa fine e questo infuoca la resistenza estremista palestinese oltre ogni limite.

Mentre i destini dei due popoli sembrano precipitare in una spirale di violenze, l'anziano presidente dell'Autorità Palestinese Yasser Arafat, dopo essere sopravvissuto all'assedio del suo quartier generale nella primavera del 2002 in condizioni quasi disumane, dà segni di grave cedimento fisico. Dopo settimane di giallo, dove da più parti si sospetta che l'ex leader dell'OLP sia stato avvelenato dai Servizi israeliani, e dopo una lunga trattativa col governo Sharon, al presidente palestinese viene concesso di lasciare la Cisgiordania per curarsi all'estero.

Infatti il timore dello stesso Arafat e dei suoi collaboratori era che Israele gli proibisse in futuro di rientrare in patria, rendendolo di fatto esiliato. Ma Arafat morirà a Parigi l'11 novembre del 2004. Si chiude così un'epoca storica per la Palestina; il suo successore sarà Mahmoud Abbas (detto anche Abu Mazen). Hamas partecipa alle elezioni parlamentari palestinesi del 25 gennaio e vince 76 seggi su 132 umiliando Fatah, la rappresentanza dominante dell'OLP. Ha dunque la maggioranza e si accinge a formare un nuovo governo. Questa svolta scuote tutto il fronte occidentale e Israele dichiara di non avere alcuna intenzione di dialogare con quelli che definisce «terroristi».

Oggi siamo ancora a questo punto qui, qui e qui

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sabato 26 gennaio 2008

Canto della possibilità di sopravvivere

Dal 20 dicembre 1963 al 20 agosto 1965 si svolse a Francoforte sul Meno un processo contro un gruppo di SS e di funzionari del Lager di Auschwitz. In seguito al movimento di opinione pubblica provocato nel mondo dal processo ad Adolf Eichmann tenuto a Gerusalemme nel 1961, per la prima volta la Repubblica federale tedesca affrontava in maniera impegnativa la questione delle responsabilità individuali, dirette, imputabili a esecutori di ogni grado, attivi nei recinti di Auschwitz.
Il processo ebbe dimensioni proporzionate alla sua importanza; nel corso di 183 giornate vennero ascoltati 409 testimoni, 248 dei quali scelti tra i 1500 sopravvissuti del Lager.
Peter Weiss assistette a molte sedute del processo. Vide le figure degli imputati e dei testimoni, assistette al tentativo di fare rientrare negli schemi della giustizia umana crimini non solo senza precedenti, ma inconcepibili. Da note prese durante le sedute, lo scrittore ricavò materiali per Die Ermittlung, L’Istruttoria (il titolo italiano), un «oratorio in undici canti», nel quale non è passata una parola che non sia stata pronunciata nell’aula del tribunale. (Giorgio Zampa)

4° - Canto della possibilità di sopravvivere

GIUDICE
Signora testimone
Lei trascorse alcuni mesi
nel Frauenblock Numero Dieci
in cui si eseguivano
esperimenti di medicina
Cosa può dirci al riguardo
(La testimone 4 tace)
Signora testimone
comprendiamo
che le riesce difficile parlare
che preferirebbe tacere
Tuttavia la preghiamo
di cercare nella memoria tutto quello
che getta luce sugli avvenimenti
qui considerati
TESTIMONE 4
Eravamo circa 600 donne
Dirigeva gli esperimenti il professor Clauberg
Gli altri medici del Lager
Fornivano il materiale umano
GIUDICE
Come avvenivano gli esperimenti
……………………………….
Signora testimone
Che esperimenti ricorda
TESTIMONE 4
C’erano ragazze
di 17 18 anni
Erano state scelte
tra le più sane
Su loro si eseguivano esperimenti
Con raggi Röntgen
GIUDICE
Che esperimenti
TESTIMONE 4
Le ragazze
erano messe davanti all’apparecchio Röntgen
Fissavano loro una placca sul ventre
e una sul di dietro
I raggi venivano diretti sulle ovaie
che bruciavano
Sul ventre e sul di dietro rimanevano
gravi ustioni ulcere
GIUDICE
Che accadeva ancora alle ragazze
TESTIMONE 4
Nei tre mesi successivi erano sottoposte
a numerose operazioni
GIUDICE
Che operazioni
TESTIMONE 4
Venivano asportate le ovaie
e le ghiandole sessuali
GIUDICE
Le pazienti morivano
TESTIMONE 4
Se non morivano durante il trattamento
morivano subito dopo
Dopo qualche settimana le ragazze
erano profondamente cambiate
Sembravano delle vecchie
PROCURATORE
Signora testimone
Può descrivere al tribunale altri esperimenti
cui assistette
TESTIMONE 4
Con una siringa
cui era stata applicata
una cannula
si spingeva nell’utero una sostanza
GIUDICE
Che sostanza
TESTIMONE 4
Era pastosa come cemento
e provocava un dolore cocente
come quello delle doglie
la sensazione che il ventre scoppiasse
Le donne andavano
piegate in due sul tavolo dei raggi
dove veniva fatta una lastra
GIUDICE
Che scopo aveva l’iniezione
TESTIMONE 4
Si voleva incollare
l’ovidotto
per impedire il concepimento
GIUDICE
Questi interventi erano ripetuti
Su uno stesso paziente
TESTIMONE 4
Dopo l’iniezione
veniva introdotta una sostanza di contrasto
per la radioscopia
Poi spesso era spinta ancora dentro
quella materia
A intervalli di tre quattro settimane
l’operazione poteva essere ripetuta più volte
La maggior parte dei decessi erano causati
da infiammazione dell’utero
o del peritoneo
Non vidi mai disinfettare
gli strumenti chirurgici
tra un trattamento e l’altro
GIUDICE
Quanti esperimenti del genere
vennero compiuti
secondo i suoi calcoli
TESTIMONE 4
Durante i 6 mesi
che trascorsi nel Block Dieci
furono eseguiti 400 esperimenti del genere
In relazione con essi venivano effettuate
anche fecondazioni artificiali
Se si verificava una gravidanza
Si provocava l’aborto
GIUDICE
In che mese di gravidanza
TESTIMONE 4
Nel settimo
Durante la gravidanza si facevano
ancora numerosi esperimenti coi raggi
Dopo il parto prematuro il bambino
ammesso che fosse venuto al mondo vivo
era ucciso e sezionato

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L'Antiberlusconino

Il Cavaliere senza macchia e senza paura interviene anche sui temi della giustizia proponendo carcere e sanzioni pecuniarie per chi ordinerà o diffonderà intercettazioni. «Presenterò un disegno di legge ad hoc - ha detto Berlusconi - nel quale si stabilisce che vengono ordinate solo per le indagini di terrorismo, mafia e camorra». Per chi le ordina fuori da queste categorie, Berlusconi prevede «cinque anni di prigione, altrettanti per chi le esegue e due milioni di multa per chi le utilizza».

«E se non bastasse provvederò io stesso a fare giustizia», ha continuato Berluskwayne, «con queste bande di magistrati senza più regole, non se ne può più. L’Italia è diventata una terra senza frontiere, un territorio di fuorilegge.».
Poi il Cavaliere chiude all'ipotesi di un governo istituzionale: «Mi rendo conto di aver aperto la campagna elettorale del Popolo della libertà».

Un Viagra dall’insolito nome di “antiberlusconino”, vero e proprio sedativo politico, è una più che probabile e concreta alternativa alle insensate invadenze pubbliche di Bandana Nana, che si è appena spinto oltre la Frontiera dell’accettabile. Berluskwayne crede d’avere le carte in regola per dettare ancora la sua Legge del Far West. Ma non ha fatto i conti con l’Antiviagra. Molti cowboy si stanno organizzando, incazzatissimi, armati di questo sedativo decisi a farglielo ingoiare, ogni sera per tutta la durata della sua personalissima campagna elettorale.
Badate, lo Sceriffo fa sul serio!

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Il Giorno della Memoria

Aderisco all'iniziativa del blog "La penna che graffia" per il Giorno della Memoria. Ritengo questa iniziativa importante se ai più giovani viene restituita la consapevolezza e il significato della parola Olocausto. E questo giorno dedicato alla Memoria delle Vittime della Bestialità Nazista io non posso non dedicarlo anche alla Vittime Palestinesi e a tutte le altre Vittime Pallide e Sanguinanti di questo mondo infausto.
Riprendo l’introduzione del promotore di questa iniziativa, Riccardo Gavioso:
"Oggi, più che mai, la memoria storica dell’Olocausto sembra in pericolo: quella dei sopravvissuti attaccata dal tempo, quella storica vilipesa da ogni parte.
Certamente i libri paiono in grado di porre un argine a questo fenomeno di erosione, e senza immaginare un mondo come quello di Bradbury, dove alla mente dell’uomo è affidata la tutela di libri ormai distrutti, credo che la nostra memoria possa offrirci un prezioso aiuto e contribuire a costruire un piccolo catalogo dei migliori libri che narrano di questa incommensurabile tragedia.
Inizierò ad inserirne uno io, e a chiedere lo stesso sforzo ad alcuni amici, cui sarà demandato il compito di trasmetterlo ad altri. Da parte mia cercherò di andare a recuperare le varie segnalazioni in modo di offrire un quadro il più completo possibile.
Quindi, visto l’approssimarsi del “Giorno della Memoria”, se è possibile, chiedo agli amici nominati di ricopiare questa introduzione sul loro blog in modo che possa fungere da indice, e di aggiungere un titolo in coda agli altri titoli.
Ovviamente, il contributo di tutti è ben accetto, anche senza una segnalazione da parte di qualcuno".

“la penna che graffia” chiede un titolo a Comicomix, Lisa e Francesco, la Memoria in un Libro (Biblioteca Virtuale sull'Olocausto):

“la penna che graffia” consiglia la lettura di “Luna di miele ad Auschwitz” di Francesco Rotondi

Zefirina consiglia la lettura di "Sopravvivere" di Bruno Bettelheim

Uyulala consiglia la lettura di "Giustizia, non vendetta" di Simon Wiesenthal

Nonsolopane consiglia la lettura di "Se questo è un uomo" di Primo Levi

Lisa consiglia la lettura de "L'amico ritrovato" di Fred Uhlmann

the rat race consiglia la lettura di Paul Celan (Meridiani - Mondadori)

contaminazioni consiglia la lettura di "Essere senza destino" di Imre Kertesz

suburbia consiglia la lettura di "Quando Hitler rubò il coniglio rosa" di Judith Kerr (per ragazzi)

haramlik consiglia la lettura di "Come si diventa nazisti" di William Sheridan Allen

totentanz consiglia le lettura di "I sommersi e i salvati" di Primo Levi

comicomix consiglia la lettura di "Album Auschwitz" pubblicato da Einuadi, e ci lascia questo bellissimo racconto

licenziamento del poeta consiglia la lettura di "Il razzismo in Europa. Dalle origini all'Olocausto" di Georg L. Mosse

agentealcairo consiglia la lettura di "Vedi alla voce: amore" di David Grossman

alberto cane blog ci lascia un libro un po' particolare

Riverinflood consiglia la lettura di "L'istruttoria" di Peter Weiss (Einaudi - collezione di teatro 106)

francesco consiglia : "Scienza e razza nell'Italia fascista" di Giorgio Israel e Pietro Nastasi


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venerdì 25 gennaio 2008

Un cornuto. Un cornuto e mezzo.

Tempo di autocritiche ma il tempo di Marini non volge al bello. Eppure ieri, in quel merdaio così trasformato dalla quella feccia qualunquista e parafascista che si fregia del titolo di senatore, un’aula che nulla ha a che vedere con il Senato, quel Senato fatto di Saggi e di Sapienti, me lo osservavo, me lo studiavo avidamente il Marini, i suoi gesti, il suo modo di scampanellare, il suo accento abruzzese, il suo essere stato un uomo di sindacato pragmatico e diretto, deciso e irruento a tal punto che per poco non entravo dentro il video a dargli sostegno e a prendere a calci nel sedere la ghenga di destra. Detto questo, io non sono assolutamente un tifoso di Marini.

Sembra quasi che il tipo sfugga ad ogni modulo politico e se non gli gira vuol dire che non gli gira per la capa l’intenzione di sostituirsi a Prodi. Perché mi è venuto in mente Marini? Perché forse era lui quello che doveva fare il Premier, uno abituato a contrattare alla pari con gli ex democristi mai pentiti e al Mastella l’avrebbe fatto verde. Può darsi che io pensi stupidaggini, ma per un cornuto un cornuto e mezzo. E mi pare proprio che Marini facesse al caso giusto. Niente di serio, pura provocazione fantapolitica.

Ora, col senno di poi, sembra tutto più chiaro.
Col senno di poi anche la caduta di Romano è naturale. E spaventa solo chi è abituato agli accomodamenti e alle alchimie politiche. Col nuovo non ce ne dovrebbero essere più di strane alleanze. Giordano così ha detto. Veltroni ha invece detto, sottoforma di Franceschini che "un governo di responsabilità nazionale sia la definizione che abbiamo in mente"; Montebambolo invece è stato più cattivo arrivando a dire che "Cuffaro se ne deve andare"; e la stampa straniera ricorda i bei tempi di Mario Merola quando al dramma si contrapponeva la sceneggiata; chi è che dice che i politici non devono più piegar la schiena davanti ai Prelati? Chi lo dice ha del fegato da vendere.

Bene, le consultazioni sono state avviate con la benedizione laica di Napolitano. Se nel frattempo la monnezza arriva a Napoli, non sarà più per colpa del Governo ma del netturbino che da solo non ce la fa a spazzar tutta la Campania. Se le famiglie a metà mese non ci arrivano più, che imparino ad aspettare i tempi della crisi, perbacco; ieri, in Senato, non ce n'è stato uno, soprattutto di destra, che non si sia sciacquata la bocca con questa storia delle famiglie a metà portafogli. Che ne sanno loro? L'hanno sentito ripetere da altri e lo ripetono a loro volta come le scimmie; l'Italia finì la guerra, si sottopose al referendum, venne la repubblica, si è posta come potenza mondiale nel gruppo delle superpotenze. Avete visto se è cresciuta nel frattempo?

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Berluskon Writer

Italiani, goti e australopitechi
Facce di palta, merdacce e froci
Questo messaggio per dirvi che
Vi ho fottuti un’altra volta.

Quale pena, quale pietà,
se Dio vuole vi salirò di sopra
e vi sputerò peggio che al Cusumano
vi strizzerò il cuoio e la pelle agra

Ve l’ho pianificata la trappoletta
Con quell’insipido ceppalonico
E ho ri-tirato a me i miei valvassini
Da quell’ex FascioFini al CattoCasini

Ma con chi credete d’avere a che fare
Io sono io e voi non siete una mazza
Avete il Veltroni certo ma quello
Come tutti gli Zar corre da solo

Avete i Sinistri e i Verdi
Avete palle rancorose questo è certo
Piene di parole e di minchie piene di vento
Avete democraticismi cattolicismi liberismi

Io guardo all’uovo sodo mio e lo guardo bene
Voi siete saturi dei mille problemi di coscienza
Non avete nessuna pietà per voi stessi
E perdete e io godo, guardate come godo

Un bel tifo da stadio, evviva Turigliatto
Che, ve lo dico io, l’unico coerente
In quella vostra Bucherellanza
E più i magistrati mi tiran giù e più io vado su

Ma non vi venga da dire che vado su
Come gli stronzi, perché io non galleggio
Vado sull’acque, Io, sono un Natante
Ho preso la patente di Psico e poi di Santo Nano

Vi scorticherò e sarete ben contenti di lasciarmi fare
Dato che vi elargirò solo i bruscolini
Io, amico dell’Italia e degli Italiani
Amico della Chiesa e dei Vaticani

Amo soprattutto farmi bello quanto la gatta
Davanti al suo fringuello ma la lista mia è lunga
degli Amici dell’Amici di questa bella Italia
Ne vado fiero e onorato sono

Quando qualcuno me lo fa notare
Vuol dir che ho lavorato bene
Dentro questo Stivale ci ho lasciato un pelo
Un calzino e un dentino che sono tutti miei

E non per conflitti d’interessi ma per diritto
Di nascita e d’autore lasciati lì per
Testimoniare ad una nuova età che Io,
Unto del Signore, ho lavorato bene
Per gli interessi Miei e quando dico miei
Intendo dire che se mi lasciate fare
Sarete ben contenti di sbavare dietro a me.
Ora subito elezioni, ora subito canzoni
L’Italia che prenderò in mano
Non sarà più la stessa. E quello che
Avete visto di me prima non regge
Al paragone di ciò che vi farò dopo!
Dio ci aiuti tutti quanti persino
Io ho paura di me stesso, ecchediamine!

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giovedì 24 gennaio 2008

La Colonna Infame

Agli
Abitanti di questa Italia in generale
E a S. B. in particolare
È inviata questa colonna infame
Da un cittadino senza Arte né Parte
Nella Speranza che
Come da molte parti giunge alle mie Orecchie
Se Lei diventasse di nuovo Presidente
Avendo già dimostrato
Che specie di incubo è stato il suo Governo
E avendone svariate volte maledetto
Il voto che i miei concittadini
Le hanno regalato
Così come i suoi elettori hanno maledetto
Il Centrosinistra
Io possa ancora sperare che le
Venga una sciolta al cervello
In modo tale che nel Primo Secondo e Terzo
Livello di cura non possa guarire
In tal modo contribuendo all’Arricchimento
Dell’Immaginazione che molti
Italiani desiderano vedere realizzata
E cioè che si autotolga dalle balle
Spontaneamente e definitivamente
Poiché non è affatto vero che Lei ama
Quest’Italia e sostenga un possibile
Sviluppo risolutore delle Ecoballe Campane
E una possibile crescita dell’Economia del
Portafogli di
Ogni singolo cittadino
E al possibile Sviluppo di quell’innata Modestia
Che non le è consona e che fra le Razze
Superiori dell’Umanità a lei non venga
Riconosciuta affatto nessun tipo
Di simpatia politica e morale
Dato che è ampiamente dimostrato che a
Lei non gliene frega un cazzo
Di me, dei miei problemi di comune cittadino
E di tutti gli altri che la pensano
Come me o meglio di me
Che caschi o non caschi Prodi
Che è sempre meglio una
Prodata provvisoria che una
Berlusconata definitiva
Lei ha già dato tanto all'Italia
Non voglio niente da Lei.
Proprio niente. Grazie.

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Il Re dell'Eden

In attesa che il Senato cali la mannaia sulla testa di Prodi, o degli italiani che è lo stesso, anche se non è detta l’ultima parola, vi voglio parlare di serpenti. Di un serpente in particolare che abitava nell’Eden, e strisciava in lungo e in largo, felice come una pasqua, nel suo habitat che poi altro non era che l’Albero del Bene e del Male, da non confondersi con l’Albero del Pane che è stato inventato successivamente a questi fatti.

L’Albero, da ricerche su antichi tomi pare fosse sempre stato di sua proprietà, del Serpente, intendo, che aveva cercato sapientemente il miglior comfort possibile in quella terra disabitata ma piena di frutti. Intanto diciamo subito che in quell’Eden non c’erano altri animali, ma solo il Serpente. Un bel mattino al Serpente gli si presentò un essere che mostrava un organo pendente e sballottolante a destra e a manca. E due palline di contorno. Il Serpente, in un primo momento, alzò gli occhi al Cielo e sibilò tra i denti: “C’era proprio bisogno? Non ti sembravo abbastanza tranquillo?” Poi dette un’occhiata più da vicino all’essere e vide che era così, sì, insomma, così, un po’ nudo, un po’ corto e con questo organo trallallerollallà.

Ignudo proprio no, che quando l’essere s’accorse del Serpente, subito si mise la mano a coprire l’organetto suo e rapidamente calcolò le differenze: il suo era breve e corto in un corpo strano anch’esso corto, quell’altro invece era un organo come si deve lungo circa 6 metri quand’era avvoltolato e con gli occhi e una lingua biforcuta. Completo, insomma. Il Serpente, lo inquadrò in tralinco e sibilò: “So per certo che tu sei un Umano appartenente alla famiglia del Nano e quella cosa che tu nascondi, qui da noi, che poi sarei solo io, la chiamiamo minchiettina senza cervello. Ora tu che te ne vai nudo per questo Giardino che è mio, perché sei venuto a interrompere la mia tranquillità?”. E mentre diceva questo ecco un altro essere senza organo, ma con due palle (nel senso che volete voi) da fare spavento che sballottolavano tra di loro in un concerto di Varsavia, mettersi al fianco del Nano. “E tu saresti la Rossa o la Paola?”.

E il Serpente deglutì amaro, alzò gli occhi al Cielo e sibilò ancora: “Ma ti sembra intelligente quello che hai fatto? Prima un Nano, poi una Rossa o una Paola! E a me niente, nemmeno una serpina carina e sottomessa. Una vipera, magari. Già partiamo male, caro mio. Non mi piacciono queste discriminazioni sessuali. A lui lei e a me l’Albero? Che ci faccio con un Albero? I fichi secchi?”.
La Voce del Creatore tuonò grave: “Ci fai quello che vuoi, tanto quanto di necessità virtù!”.

Sì, cari lettori, abbandonate ogni teoria sull’origine dell’omosessualità nel mondo della Fede: in questo modo inusuale e strano nacque la prima coppia omo nel giardino dell’Eden, ma ancora non ne erano consapevoli. Poi, quando conobbero la vera ragione della presenza del Nano e della Rossapaola decisero di sposarsi e far produrre all’Albero tanti frutti della Sapienza a cui tutti nel tempo si sono abbeverati. Come hanno fatto a produrre frutti? Che domanda: con l’acqua! Ogni mattina ci mettevano l’acqua giusta e quello cresceva.

Dopo che il Serpente prese coscienza del suo nuovo handicap, il terzo per la precisione, il primo era il fatto stesso di essere un serpente strisciante, il secondo si sentiva un po’ disprezzato in quanto comunista, il terzo aveva capito d’essere diventato omo per volontà del Signor Creatore;

Detto questo, scartò a sinistra e si incuneò tra le due figure Umane.
Il Serpente sibilò al Nano: “Chi sssei, come ti chiami?”
Il Nano: “Silvio”
Il Serpente alla Rossapaola: “E tu, chi sssaresssti, ah?”. Un Serpente un po’ meridionale, pare.
La Rossapaola: “Vittoria. Sì, la Vittoria di Silvio. E anche la suora di Veltroni.”
Il Serpente: “E io, sssapete dirmi chi sssono, io? Ah?”.
Il Nano: “Il custode di quello che sarà un giorno il mio giardino dell’Eden. Perché tutto questo un giorno sarà mio. Ne convenga!”.
Il Serpente: “Sì, mi fu rivelato da quello là sopra. Ma dimmi, come farai, a impossessarti del mio giardino? Ah?”
Il Nano: “Ottemperando, o di riffe o di raffe a tutte le profezie del Gran Maestro che mi riguardano e cioè: ricercare il potere in qualsiasi forma esso mi si manifesti”.
Il Serpente: “Ma che vai dicendo. Le promesse di quello là sono promesse da marinaio; sicuramente darà tutto alla Rossapaola. Se vuoi veramente vincere, te lo do io il vero potere, che sono l’unico tramite con quello là sopra. Vieni, vienimi più vicino, discostiamoci da quella megera. Ah, le donne, quanto son banali. Allora, vedi questo frutto: si chiama Melinda. Te lo puoi ingoiare a fette dopo averlo sbucciato, ma dato che ancora non sono stati inventati i coltelli te lo puoi infilare in bocca e sgrugnartelo alla grande. Melinda ti scenderà nel gargarozzo fino in fondo e farà crescere di qualche centimetro il tuo pisello e di conseguenza il tuo cervello; una volta rinforzata l’intelligenza, sarà un gioco da ragazzi impossessarsi dell’Eden, anche perché qui non ci sta nessuno tranne tu io e… lei. E se vuoi un consiglio, non fornicare, perché poi ti moltiplicherai e farai tanti altri come te. Vuoi perdere di colpo tutto il tuo potere nel Giardino?”.
Il Nano: “Non sia mai!”.

Detto questo, Silvio addentò la Melinda e in batter d’occhio gli si ingrossò – per modo di dire – il cervello e parte del pisello.
Ma dopo aver digerito accusò i primi malesseri chiamando a gran voce quel Serpente che ormai s’era attorcigliato con l’Albero in un tutt’uno di spire e fogliame.
“Ahimè, peccatore, cos’ho fatto? Ho trangugiato la Melinda e ora non ho nemmeno una maalox. Ahi che mal di pancia. C’ho la gastroenterite acuta. L’enterocolite doppia. La sciolta si è appropriata del mio corpo. Non lo controllo più. Sono perduto senza scampo, morto prima ancora di conoscere il vero potere. Ho abbandonato il mio Creatore e ho seguito quel frocio comunista di serpente. Ho distrutto i miei piani. Come andrò incontro al mio signore ignudo e peccatore? L’ho tradito con una Melinda. Ma a ‘sto punto non sarebbe stato meglio una Rossa o una Paola o tutt’e due? Ahi, povero me, povero me...”.
Poi presi la canna, il seggiolino, la borsa e tutto l’armamentario da pesca e me ne tornai felice per aver passato un bel pomeriggio a pescare e a sognar fantastiche visioni.

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mercoledì 23 gennaio 2008

Pessimismo globale. Pellegrinaggio politico.

Le nostre attuali conoscenze sulle origini di Casini, Bondi, Binetti, Berlusconi, Fini, Ferrara e sodali non ci permettono di tracciare la storia evolutiva che li ha portati ad essere quello che sono, facenti parte cioè della famiglia Hominidae.
Abbiamo cercato veramente tanto nel loro passato ma nulla ci è pervenuto di storicamente tracciabile tranne che un fatto: tutti questi tipi risentono di una carenza di relazioni globali aperte a 360° e guardano solo al loro participio passato. Dichiarano sempre che gli altri sono o falsi, o bugiardi, o cialtroni, o anticristi, o abortisti, o comunisti e non gli passa mai per l’anticamera che il mondo non è fatto solo della loro specie ma anche di altro. Se, per ipotesi, si scontrano con tipi di Razze diverse, dioaiutami, succede l’inferno e nessuno è disposto a far marcia indietro arroccati come sono nei loro piccoli mondi personali.
Purtroppo questa loro carenza gli crea qualche discrepanza a livello di emozioni, passioni, sentimenti. Così, dopo aver letto questo bell’articolo sul Pessimismo Globale, i nostri Hominidi sono andati decisamente in depressione più ancora che uno scontro all’ultimo insulto con Prodi e il suo Equipaggio. Essendo anche molto spirituali e profondamente umani, la depressione si è trasformata in qualcosa di più tragico: una crisi di valori a precipizio verticale a causa della presa di coscienza di molte genti che considerano anche loro come politici disonesti, tutti quanti e senza alcuna eccezione. E siccome anche nella disonestà bisogna pur differenziarsi, ecco che un’avanguardia decide di ritirarsi dalla vita politica e sociale – ritirarsi è un eufemismo – per un certo periodo di tempo e rinchiudersi nell’Aventino dei Politici Cattolici d’Avanguardia – più o meno come succedeva in quel bellissimo film del ’76 di Elio Petri Todo Modo dove si racconta il grottesco decadimento della Democrazia Cristiana e la riunione segreta dei suoi massimi capi per risuscitare dai loro rimorsi di coscienza cristiani. E in questo loro Sacro Aventino faranno voti per far cadere per sempre il Prof. Romano Prodi, che malgrado non mi sia per niente simpatico, per ora non lo scambio proprio con questi pellegrini devoti.
Quindi dobbiamo ringraziare un LINK se per un po’ non li vedremo in giro. Grazie Link!

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martedì 22 gennaio 2008

Un afghano di 14 anni

Che cos'è questo strano senso di inutile spazio di vita che mi prende al volo ogni qualvolta una notizia di morte ingiusta mi si aggrappa nel cervello antico della mia età. Cos'è un afghano? Un ragazzo afghano di 14 anni. Uno sconosciuto a me, a tutti, non di certo a chi l'ha messo in questo mondo e chissà se è ancora viva per compiangerlo. Cos'è un notizia così, en passant, che mi ha profondamente colpito, di una morte che si lasciava alle spalle il ragazzo verso il senso di libertà che tutti i giovanissimi sognano di conquistare? Di una morte trovata, perdendo letteralmente la testa. Un clandestino a bordo, anzi sottocamion, legatosi con delle funi al sottopancia del tir ma morto per un evento tragico, si suppone si sia addormentato o forse si sono rotte le funi. Mi sono ritrovato con le lacrime agli occhi... per una vita così, che va, che spera, che viene in questo mondo senza umanità. E se ne va. Tutto questo mentre impazza il Grande Fratello.

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La Voglia di Ceppaloni

Ad una donna in dolce attesa spesso vengono le voglie. Si dice che una donna incinta che ha una "voglia" tipo di fragole deve mangiarle altrimenti se poi si tocca rimane una voglia (macchia della pelle) al futuro nascituro".
Di cioccolata. Di melograni. Di zucchine. Di banane. Ad un donna, il cui marito era un fedele seguace del blog di Mastella, è venuta la voglia di Ceppaloni. Voleva andare a visitare quel paese. Ogni giorno a lamentarsi col marito. Ho voglia, ho voglia, ma nessuno le dava ascolto. Ho voglia, ho voglia di Ceppaloni, voglio andare a Ceppaloni, voglio togliermi lo sfizio, devo andare a Ceppaloni per forza, voglio conoscere il gran Clemente. Ho voglia, ho voglia e mentre lo diceva si toccava tutta la faccia. Ma nessuno la prese sul serio. Basta là, un bel giorno fece il tempo, e quello che doveva essere un bellissimo neonato, ahimè, nacque con la voglia di Ceppaloni ben stampata in volto.
Alla signora, quando le mostrarono il bebè, venne un attacco isterico e subito malmenò il marito: “Idiota, vigliacco, hai visto, per colpa tua adesso abbiamo un mastellino in casa!”
Il marito cercava di rincuorarla ma invano. La signora era veramente incazzata. Del resto, vorrei vedere voi in una situazione simile. Questo per dire che la vicenda mastelloidea ha pervaso a tal punto l’immaginario collettivo che ne hanno fatto le spese alcune donne incinte molto sensitive che hanno presentito forte la Voglia: la Voglia di Ceppaloni. Ora per molte di esse, pentite, si sta studiando un tipo di aborto dissociato che vede favorevoli tutti tranne i soliti Ferrara, Bondi, Ruini, Casini, Bagnasco, Berlusconi e sodali.
La Voglia di Ceppaloni è diventata materia di studio e di analisi comparate e scomparate; in alcune case farmaceutiche già si sta realizzando la Prodata, una pomata antivoglia anticrisi, che pare stia dando i migliori risultati se applicata in dosi massicce ai mariti ammastellati. Si prevede una diminuzione delle Voglie a partire dal primo giorno utile del rinsavimento dei cittadini che, inconsapevoli, hanno dato il loro appoggio ad una così grande Voglia di ammastellamento.

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Il Presidente Bagnasco

Lavora alla Cei; è anche cardinale. Sostenitore dei princìpi - ma anche dei prìncipi - sui quali la Chiesa è caposaldo incorruttibile per i milioni di credenti di sua proprietà. Sostiene la volontà della Chiesa di interferire, solo per ragioni educative e umanitarie, con lo Stato italiano dato che nello Stato italiano si professa la prima religione che è quella cattolica.
Poi, risolti i problemi rieducativi italiani, la Chiesa passerà alla Spagna e alla Francia e al Portogallo, anch’esse Nazioni cattoliche. Infatti, dovrebbe essere così: perché solo in Italia? Dove c’è il marcio culturale e il fradicio umano, lì la Chiesa interviene. Quindi in Spagna, botte a Zapatero per le sue aperture omo-cide; in Francia a Sarkozy per le sue vacanze rosa in terra musulmana.
Dice il Bagnasco: «La Chiesa non vuole e non cerca il potere. Ma vuole aiutare il Paese a riprendere il cammino, a recuperare fiducia nelle proprie possibilità, a riguadagnare un orizzonte comune».
Perché mai Bagnasco pensa che l’Italia si debba rieducare? E anche se fosse, perché pensa ad una rieducazione ecclesiastica? Forse perché ormai tutto è perduto e solo la Provvidenza divina può fare il miracolo. Siamo ultimi e sbeffeggiati in un Mondo che ci guarda con la bocca storta; tutta quella monnezza ha fatto il vero miracolo; tutta questa cultura di corruzione ha fatto il miracolo; l’espansione delle piovre mafiose ha fatto il miracolo; l’incompetenza e l’incapacità di tutti i governicchi che si sono succeduti a catafottere gli italiani hanno fatto il miracolo; il regredire dell’ignoranza sociale ha fatto il miracolo; il ritorno dell’ignoranza nella Scuola ha fatto il miracolo; il razzismo e l’antiumanitarismo hanno fatto il miracolo; l’ingiustizia sociale contro le classi deboli e povere hanno fatto il miracolo; le donne anticlericali hanno fatto il miracolo; i diversi e i disabili hanno fatto il miracolo; l’oppressione di questa liberaldemocrazia ha fatto il miracolo.
Ora, di fronte a tutti questi miracoli che non hanno una origine divina ma miseramente umana, non è lecito pensare che non debbano essere gestiti qualunquisticamente. Occorre qualcuno all’altezza della Sapienza secolare che se ne faccia carico. E questo non può essere lo Stato italiano, che è un lercio pellegrino.
Ecco pronto il signor Cardinale Bagnasco che apre una finestra al Perdono e alla Speranza, dopo che alla Sapienza hanno chiuso la porta in faccia, dice la Chiesa, al Papa. È una ferita che chiede vendetta; ma la Chiesa non opera in vendette, ma in opere di bene. Ciò che dice viene direttamente dall’infinità Sapienza di Dio, che come tutti sanno, ogni giorno scende nelle città, e siccome Dio è in ogni luogo, noi ultimi che lo incontriamo ci facciamo sempre delle chiacchierate da osteria e urli e schiamazzi per poi accordarci su come Egli deve gestire le cose umane senza l’intervento di Mediatori, che come si sa, prendono sempre dal 4 al 6 percento di interessi sugli affari di compravendita. Sì, Egli promette finché siamo in compagnia, ma poi, una volta andato, chi lo sente più. C’è da dire a sua discolpa che in questo bel mondo siamo miliardi e non tutti catafottuti con il cattolicesimo; ci sono altri credi e ci sono gli atei che rompono il circuito.
Le Cose d’Italia non possono mutare perché immutabile è il Destino. L’uomo nasce e muore per virtù di Spirito Santo e non si può interrompere il corso delle Tradizioni.
Quindi il Matrimonio, pugno di depravati, fatelo solo tra uomini e donne.
Sull’aborto c’è già Ferrara, Binetti, Bondi e consociati. Non se ne parla nemmeno.
Sui froci, pardon, sui gay e sulle lesbiche, sappiate che la Chiesa non si oppone alle devianze, ma niente equiparazioni tra i sessi, le razze e, senti senti, l’età.
Il Cardinale Bagnasco pensa che un po’ di sana fiducia e di speranza possa aiutare l’Italia a risalire la china.
Ma la Chiesa, sul declino della società italiana, le ha individuate e pesate le sue responsabilità?
Per la salvezza dell'Italia e degli italiani, per un riequilibrio politico, etico e sociale, propongo il Cardinal Bagnasco come futuro Presidente del Consiglio nel nuovo Governo di Salute Pubblica.

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lunedì 21 gennaio 2008

Plenty of people’s Vision

Nel tempo che ho libero faccio dei sogni. In uno di questi mi vidi davanti ad una vasta moltitudine di piccoli omini che si muovevano, in una grande piazza, avanti e indietro tutti con la stessa velocità e apparentemente senza un percorso preciso. A intervalli regolari emettevano dei cinguettii, beh non proprio, piuttosto dei lugubri toni tipo “il ritorno degli zombie’s”, facendoli durare un minuto, un minuto e mezzo circa, giusto il tempo di angosciarti l’animo; poi interrompevano di botto ogni suono, ogni moto e si distendevano al suolo in attesa.

Avvicinandomi ad uno degli omini che credevo più ricettivo, ne intravidi uno dall’apparente età di 70 80 90, con circa 3 teste cangianti nella somiglianza con i peggiori delinquenti politici contemporanei; lo apostrofai con molta cortesia dicendogli: “Ahò!”, ma quello non rispose impegnato com’era a predisporsi nei suoi movimenti sempre identici. Ad un tratto si alzarono tutti quanti come automi ma una sirena li avvertì che avevano sbagliato il tempo: non era ancora quello il momento di alzarsi. Si ridistesero obbedienti e mollacchi. Cercavo di non tralasciare niente al mio sguardo e l’attesa ebbe il suo premio. Da una via che dava nella piazza entrò un rullo compressore che passò sopra agli omini appiattendoli tutti, tranne uno. Il rullo sparì dalla parte opposta mentre dall’altra fece il suo ingresso un’altra moltitudine di omini che praticamente si mise a ripetere gli stessi movimenti del precedente. Questa cosa si ripeté per circa sei sette otto, insomma il tempo che ci vuole al sogno per realizzare una strage di questa portata.

Quando il sogno ebbe fine, gli omini si rialzarono tutti e si presentarono a giudizio all’unico sopravvissuto, quello dalle tre teste apocalittiche. Chiesero, ciascuno, come fosse andata, se avessero tralasciato qualche azione, se fossero stati strafottenti e superficiali, se avessero fatto in furbi per evitare lo schiacciamento. A turno le teste presero la parola e dissero all’unisono, avendo prima lasciato che le trombe si sfogassero: “Bravi italiani. Così vi vogliamo. La grande prova ha avuto il miglior risultato. Vi siete gettati sotto un rullo compressore che senza pietà vi ha spiaccicati e voi come cartoni animati siete risorti. Di questa Italia e di siffatti italiani siamo fieri. Da questo momento in poi abbiamo la certezza di potervi catafottere senza più problemi di coscienza. Andate alle vostre fatiche ora e lasciateci tranquilli che dobbiamo preparare per voi il futuro più roseo che mai vi siete sognati”.

Infatti le tre teste mantennero la promessa: non più la Campania, ma l’Italia intera sommersa dalla monnezza, non più la Sicilia, ma l’Italia intera ammalata di Mafia.
Una macchina passava con le trombe sul tettuccio e spalmava l’aria con queste belle parole: calmi, state calmi, vedrete che tutto s’aggiusta; vi faremo arrivare alla fine del mese; vi aumenteremo il reddito; non ci saranno più disoccupati e discriminazioni; manderemo fuori dalla nostra società i cani rabbiosi, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna. Era uno che poi, da lì a poco, avrebbero fatto fuori.

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Il Papa a Gaza

Dopo il grande bagno di folla di credenti, di atei devoti e presunti cattolici, organizzato dal cardinal Ruini, il Papa ha chiesto e ottenuto il permesso dal predetto cardinale di andare a far visita a Gaza, per portare timidamente il suo contributo cristiano di conforto, amore, rispetto e carità.

"Non sei potuto venire da noi, noi veniamo da te", recitava uno striscione di alcuni giovani credenti presenti in piazza San Pietro. Il Papa, avendolo visto, subito ha voluto far sua quella frase e l’ha proposta come messaggio di fratellanza agli abitanti di Gaza, che come si sa, in questo momento non fanno bisbocce e stanno a lume di candela perché Israele ha deciso di continuare a farli soffrire, imponendo loro il blocco totale dei varchi da dove passa il rifornimento di carburante. Qualcuno precisino dirà: giusto, i Palestinesi non fanno altro che sparare razzi Qassam contro Israele. A dirimere la questione, il Papa, andrà lui dai suoi fratelli palestinesi perché questi proprio non possono. In quest’occasione tutto tacerà. Il mondo arabo, ebreo e cristiano starà in pace per permettere la visita papale di così grande effetto epocale, oltre che umano e culturale.

Ed ecco un uomo per nome Joseph, che essendo papa, uomo da bene e giusto, e non avendo mai consentito alla deliberazione di spartizione dei territori palestinesi, venne a Israele dicendo: “Riconsegnate la Pace ai fratelli Palestinesi”.

E quelli, di fronte a tanto ardore di umana fede, deposero la spada e il conflitto cadde stecchito così come hanno sempre desiderato gli uomini e le donne e i bambini di buona volontà.Poi, essendosene tornato a Roma, il Papa fu accolto da grande ovazione spontanea e aumentò il numero dei fedeli credenti. Ruini rimase basito di fronte a tanto miracolo, perché stavolta la radunata non l’aveva organizzata lui.

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domenica 20 gennaio 2008

Il tuo turno da democratico

Il mondo gira vorticosamente, la democrazia con esso e non ci accorgiamo di stare invecchiando senza che la nostra vita mostri segni di miglioramento.
Non abbiamo niente se non i nostri sogni interrotti e una repressione visibile ma legalmente democratica. Se ti capita di ribellarti contro un governo democratico come quello italiano, il rischio è che ti saltino i nervi perché nessuno ti prende sul serio. Prendete gli uccelli che si rivoltarono contro gli dei parassiti e sfruttatori d’uomini. Ne hanno fatto carni per lo spiedo. Con l’aggiunta di aromi.
Chi dice che questa vita è un’avventura e va vissuta fino in fondo dice una sua verità piena di soldi.
Chi invece non ne ha, può fare affidamento solo nei propri sogni. Non tradiscono mai.
Sembra pertanto molto probabile che se hai qualcosa da ridire sulla democrazia italiana, ti devi mettere in fila e aspettare il tuo turno.


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La mafiatudine del cannolo

Nemo propheta in patria.
Ieri ho concluso il mio post sul Rettilario Mafioso con questa frase: “Resta però presidente di tutti i Gallimimus siculi anche se aveva promesso che se ne sarebbe andato in caso di condanna, anzi di connivenza con il rettilario. Ma dato che ciò non è avvenuto, può rimanere a governare ancora. Viva la Sicilia. Viva i cannoli.”

I cannoli alla fine sono spuntati davvero come avevo predetto. Ma non è difficile questo genere di previsioni. Chi è siciliano sa che i grandi festeggiamenti si fanno con i cannoli. E se sono piccoli festeggiamenti, basta la presenza di pochi cannoli a renderli grandi. È un rito. Si fa sempre. È passato in parecchie sequenze di film di padrini siculi e americani.
Il cannolo è mafiatudine.

Io, siciliano, mi dissocio da questa persona, da questi festeggiamenti e da questi siciliani che, pare, non possono fare a meno di Cuffaro; addirittura se potessi cambiare nome a questa terra lo farei. Ecco a che punto queste sagome portano a pensare le gente comune: perché Cuffaro ha ragione quando dice che ad essere processato non doveva essere lui ma altri. Ora vuole addirittura il proscioglimento. Sono contento che la politica, più che Giudici e Tribunali, abbia ancora una volta scavato una trincea profonda con il resto del Paese che mafioso non è ma i mafiosi li subisce. Sono contento perché si dimostra ancora di più che la Mafia è nella Politica. Egli è colpevole ma innocente.

Questo è anche il risultato di una preghiera profonda verso Dio, che come si sa, ama molto essere pregato dai suoi sostenitori che non hanno il discernimento di giudizio ma credono fermamente che la Mafia, che Cuffaro ha favorito, è una invenzione senza arte né parte. Qui si deve distinguere tra Mafia, Mafiosi, Cuffaro e Siciliani fans da una parte e il resto dall’altra. Noi che non abbiamo amato il 61 a 0, che disprezziamo gli estortori di pizzo e non giustifichiamo chi lo paga, che non amiamo questa fattispecie di società cannibalica e sempiterna gattopardiana, dovremmo andarcene dalla Sicilia? Dovremmo lasciare la Sicilia nelle mani di queste sagome? Anche perché non mi pare che ne stiamo uscendo bene da questa esperienza. La Mafia sta alla Sicilia come l’Etna sta alla Trinacria.

Siccome la stragrande maggioranza dei siculi non si confronta con i grandi temi della civiltà, ma soltanto con la mentalità contorta dei pupari e dei cannolari, ecco che il giogo si racchiude nella sola coscienza possibile: non c’è un cazzo da fare. Non contro la Mafia e i Mafiosi, ma contro questi siciliani che la pregano, e poi pregano. La lotta alla Mafia che lo Stato ha prodotto in chiave repressiva ha messo in galera solo portatori di nomi big. Ma il resto? Non se ne esce. Cosa fare?

A proposito del “fare”. Mi chiedo: e se un gruppo di uomini di legge andassero a caccia di articoli del codice civile tali da consentire a singoli cittadini siciliani di denunciare per procurato danno il cannolaro Totò Cuffaro? Non è lecito pensare che questo personaggio leda l’immagine etica e professionale, gli interessi economici di quanti hanno rapporti con il resto d’Italia e/o con l’estero?

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sabato 19 gennaio 2008

La mafia è un Rettile

La mafia è un rettile. Me lo ha rivelato uno che l’ha conosciuta da vicino. Un cercatore di rettili siculi.
Nonostante la sua peculiarità anatomica e sociale, politica, militare e criminale, la mafia fu a lungo considerata, dal punto di vista squisitamente siciliano, come un rettile uguale a tanti altri, una specie di colubro, o culovera 'mpidugghiavacche.
La sua abitudine di vita rimase per molto tempo misteriosa anche se i primi scheletri nell’armadio non tardarono ad uscire grazie alle morti di eccellenti giudici. Molti scheletri pressoché completi, le loro dimensioni irregolari, ossa sparse tra cave, grotte e pozzi spesso da ricostruire, indussero alcuni audaci sostenitori dell’esistenza del rettile a sostenere che la Sicilia ne fosse satura. In seguito ad uno sguaiato quanto improvvido attacco alla Stato, nuovi rapporti di avvistamenti mancanti di prove, portarono gli esperti archeomafiologi a sostenere che gli stessi non davano garanzie di reali presenze. Ma il rettile, nella sua fattispecie, essendo molto velenoso, spedisce spesso al Creatore molti cercatori, nel recente passato in modo violento e molto partecipativo ne ha mandati una caterva: male che gli va li manda all’ospedale a pronta cassa.
Molti non la considerano alla stregua di un rettile ma di un dinosauro. Qui è lecito pensare ai pezzi da 90 che hanno fatto il bello e il cattivo tempo. Le recenti ricostruzioni dei reperti mostrano dinosauri mafiosi capaci di galoppare, saltare, ergersi in posizioni di prepotenze, esigere il pizzo e mangiarsi i cannoli. Una fonte importante di informazione ce la danno i velocimafioraptor, pentiti famosi per averci raccontate le carneficine realizzate dai rettili nell’ultima guerra di mafia, i quali ci dicono di appartenere perlopiù alle famiglie di mafioferi ad alto tasso di mafiosità mammasantissima, la più generosa in quanto ad affidabilità e operosità nel settore dell’acido corrosivo e dell’incaprettamento. Oggi queste cose d’onore non si usano più.

Ultimamente un Gallimimus della specie vasavasa è stato prosciolto perché, non esistendo la mafia, cioè non esistendo la prova, non ha favorito cosa nostra, cioè il rettile siculo primordiale, ma è stato condannato a 5 anni solo perché ha rivelato ad un qualsiasi T-Rex con favoreggiamento semplice un segreto d’ufficio e cioè dove fosse nascosta la selvaggina da cacciare. Resta però presidente di tutti i Gallimimus siculi anche se aveva promesso che se ne sarebbe andato in caso di condanna, anzi di connivenza con il rettilario. Ma dato che ciò non è avvenuto, può rimanere a governare ancora. Viva la Sicilia. Viva i cannoli.

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Spaghetti alla Ceppalonica

- Antò, non t'accorgi di come ci guardano gli italiani: dalla nostra guerra non ci ricavano nessun vantaggio e ne sono profondamente disgustati.
- Ma non sono mica stato io a cominciare la guerra.
- Lo so, il giudice macchietta di Youtube, fu, senza tanti complimenti.
Ma ora, se ci accordiamo sulle nostre divergenze giudiziarie, e ci vogliamo mangiare questo piatto di spaghetti alla ceppalonica, non hai che da dirlo, caro Antonio. Sono d'accordo con te sul fatto che i giudici non si devono toccare, nemmeno con un insulto.
Se ci accordiamo a queste condizioni, io restituisco a te i tuoi insulti, tu restituisci a me i miei, il giudice lo mandiamo là dove non tramonta il sole e il governo è salvo. Altrimenti me ne vado con il Cavaliere.
A proposito di Cavaliere. Ecque quà:
- "Ieri Mastella, oggi Cuffaro". Parte da questi due esempi il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi per ribadire che serve "un risanamento di tutto l'ambito giudiziario". - E meno male che al Cuffy gli hanno organizzato una veglia di preghiera. Cosa che bisogna fare assolutamente per il Mastellik se vuole uscirsene integro da questa storia creata ad arte per fotterlo. Dove non poté la politica, potette la magistratura o parte di essa.
- "Credo che gli italiani esprimano già con i numeri dei sondaggi che siamo nella piena patologia e che c'è da fare un risanamento di tutto l'ambito giudiziario molto in profondità".
Gli italiani non vogliono questa magistratura rossa, questi giudici rossi da ultimo scalpo, si rifiutano di credere che esista una magistratura così di parte.
Da oggi istituiremo una ricorrenza annuale contro lo strapotere di un corpo separato come certa parte di magistratura che non vuole più che si giochi il nostro gioco gaudioso e menefregoso. Il piatto annuale di spaghetti nazionalceppalonico al basilico pepato sarà il nostro viatico che ci ricorderà com'è stata infernale la nostra vita, una vera e propria via crucis in mezzo a questi cacciatori di scalpi contro gente semplice e laboriosa e onesta.
Chiederò agli italiani se vogliono ancora questa magistratura senza arte né parte oppure un'altra che chiuda almeno un occhio sulle errori veniali che spesso la vita ci porta ad attuare.

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venerdì 18 gennaio 2008

Clemente e Zazà

Un vero e proprio ricatto.
Lo schifo avanza.
L’Udeur minaccia: “O tutti con Clemente o tutti a casa”.
Clemente a tu per tu con la sua Coscienza che, per comodità nostra, la chiameremo Zazà.
Ecco a voi Zazà, la Coscienza di Mastella.
- Dove sta Zazà?
- Al manicomio!
- E tu sei tanto stupido da credere a quei matti?
- Si chiama Zazà?
- Si chiami come vuole, ma ormai ha perso il senno.
- Ma che si può imparare di utile, da questa sagoma?
- Tutto; egli è un’enciclopedia vivente per quanto riguarda i conflitti con la Giustizia.
- È sconvolgente – incalza Zazà – che un giudice incompetente arresti le persone ammazzando così famiglie. Io posso difendermi pubblicamente attraverso voi giornalisti, però gente come questa comporta drammi umani nelle famiglie. Un giudice che è diventato una macchietta su Youtube...".
- Non ti preoccupare. Tu pensa a far la vittima, che per natura sei straordinariamente efficace.
- Abituato come sei, ad ogni cacatella di mosca, a minacciar dimissioni; ora che le hai presentate, ancora non ti basta?
- No, voglio vedere Di Pietro scoppiare, voglio.
- Ah Ceppalò, non hai un minimo di creanza; quando andavo di moda io che sostenevo la giustizia, tutti a dire: minchia, che botte da orbi a ‘sti ladri. Non ti ricordi più, che te ne stavi mogio mogio e con la coda tra le gambe. Che se io non t’avessi frenato allora, non saresti niente, nemmeno ministro; ma quali viaggi a sbafo: a piedi e zampettare. Di’ grazie a Zazà e non se ne parli più.
- Roba antica non fa brodo.
- Se appartieni al mio circolo, puoi sfruttare la natura, ridere, impazzare, non avere remore. Iscriviti al circolo della Coscienza di Zazà e sarai più in pace con te stesso e con me, la tua coscienza. Nessuno ti darebbe più addosso e ti maledirebbe. Hai fatto il conto di quanti italiani ti leverebbero la polvere dal groppone?
- Ma se sono innocente!
- Ah sì?
- Guarda l’orizzonte. Che vedi?
- Dei rottinculo come te.
- È questo il modo di rispondere al tuo Ministro.
- Ex ministro.
Poi, Zazà si stancò della chiacchierata e lo mandò a fanculo sobriamente.

E mentre il Grande Schifo continua a Marghera si muore di Lavoro.
Ma di questo, all’ex Ministro, non gliene frega niente.


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giovedì 17 gennaio 2008

La casta dei sicofanti

Se stai con Mastella non puoi stare con la Magistratura. Se difendi la Magistratura, allora sei con Di Pietro che non può stare con Mastella.
Certo la vecchiaia politica di Clemente Sicofante Mastella è piena di guai. E anche Prodi, il Borbotto del Governo, che le aveva respinte quelle dimissioni, è un brutto vecchiaccio al limite dell’ipocrisia, perché non si può gestire un Ministro della Giustizia, respingendo le sue dimissioni, sapendo che ha dei carichi d’indagini giudiziarie, ben sette presunti reati (concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d'ufficio e due concorsi in falso).

Il metodo di Mastella vecchio come il cucco, in buona sostanza, è quello di far pesare i propri voti per ottenere vantaggi. Faceva il cattivo e il bello tempo da quelle sue parti, comandando e ricattando su tutto, e finì per pestare i calli di donn’Antò Bassolino. E secondo me, il donn’Antò già di per sé cazziato e arragliato per la monnezza e le promesse mal tenute, mo’ adesso s’è infuriato e ha reagito con la tipica legge del taglione, dando una clavata al mastellone.

Come si può accettare questo Sicomente che alla Camera raglia e spara sdisonorate parole contro i debosciati estremisti giudici che ce l’hanno con lui e con tutti i cattolici come lui. Un Ministro della Giustizia che invece di coadiuvare e collaborare con i Magistrati si accredita come un Protomartire antecattolico incassando gli applausi debosciati, questo sì di onorevoli sicofanti che fanno casta perché non amano la Magistratura e ciò che Essa rappresenta per loro. E che dire della maggioranza, che a parte qualche coraggioso e meno ipocrita, ha già dimenticato le vili parole del Sicomente alla Magistratura, anzi solo verso alcune frange estremiste. Se fosse stato un pezzo di miserabile qualsiasi a pronunciarle lo avrebbero già arrestato, condannato e messo in galera.

Ecco spiegato perché il Sicomente e il Borbotto hanno fatto scuola al Pozzo di San Patrizio dove uno scendendo e l’altro salendo, non portavano acqua ma aria fritta ai loro governati, dichiarandosi però molto affaticati per le impervie scalinate.
Sicomente Mastella s’è fatto gli inverni e le estati a creare mastellate di potere per una mera questione di voti e per il piacere di una pura prepotenza, con quella faccia da eterno bambinone innocente che sa che la sua mamma gliele perdona tutte. L’educazione da impunito l’hanno ereditata in natura questi sicofanti da strapazzo. In famiglia, pare che parlassero sempre ad alti livelli politici, gli affamiliati.
E siamo così combinati: con un Papa che non può parlare; con i Rifiuti per le strade che se potessero parlare manderebbero in galera mezza Campania e mezza Italietta; con un Mastella quasi arrestato ed eroe protomartire della Casta.

Chi ha creato i primi due casi? Il Sicomente direbbe subito: le frange estremiste. E il terzo caso? Sicuramente il Borbotto quando decise di installarlo in un Ministero che non c’azzecca nulla con quella sagoma.

Se facciamo un’indagine a caldo delle reazioni della gente semplice, della gente comune, viene fuori che se avessimo potuto fare una rivoluzione l’avremmo fatta seduta stante e i calci in culo sarebbero svolazzati da tutte le parti. È ignobile la sceneggiata della Casta che applaude a Mastella. È ignobile che la Maggioranza, il giorno dopo abbia già dimenticato le invettive del Sicomente. È ignobile pure il fatto che noi, cittadini di un’Italia che non è più la nostra, stiamo ancora a menarcela con le stesse fregnacce dei sicofanti. Giudizio e discernimento questi signori non ne hanno più. E pianga Sansone con tutti i Filistei.

VE NE DOVETE ANDARE SUBITO. NON VI VOGLIAMO PIÙ.
Questi sicofanti non trattano con la Magistratura, né con la gente comune. Trattano di sé stessi. Non si VERGOGNANO, Non hanno ROSSORE, al posto del cervello hanno un Corpo contundente che ogni giorno spingono su noi.
RITORCIAMOGLIELO.

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mercoledì 16 gennaio 2008

Il vespaio d'Italia

Non bisogna pensar male dei potenti.
Essi non esistono in quanto potenti. Esistono in quanto esseri umani e come tali non essendo infallibili vogliono essere giustificati, perdonati e, quello che conta di più, dimenticati.
Non bisogna parlarne male. Non bisogna parlarne e basta. Se li stani dalle loro malefatte si sentono aggrediti, intrappolati e messi alla berlina. Dev’essere terribile per degli innocenti. Per quelli colpevoli o presunti non lo è, ma possono ammalarsi di depressione.

Cosicché i barbari non sono coloro i quali vengono stanati, ma chi li stana. Se li insegui e li infilzi con uno spiedo incandescente ti dicono che li vuoi fare a pezzi, ed è vero, avendo un attrezzo del genere. Quando ti serve non lo trovi mai. Gli innocenti sono come le vespe e sciamano a gruppi, da un Palazzo del Governo a quello di un Ministero; da un Palazzo del Potere a quello della Chiesa. Per necessità di sostentamento sono usi ad autosostentarsi a vicenda, caschi il Mondo sulle nostre teste! Questi sciamatori non prestano sé stessi alle banali e lucrose storie del mondo. Usano donne per questi compiti insani e di bassa lega: il più delle volte sono Mogli Vespesse, altre figlioletti o parentado con pungiglione. Ci sono tra noi parassiti senza pungiglione e questi possono essere riconosciuti facilmente dal fatto che ronzano sempre attorno agli innocenti sempre ingiustamente accusati e, a volte, si fanno imprestare il loro pungiglione per fottere il frutto della tua quotidiana fatica.

In questa Italia, dove tutti t’impartiscono lezioni di Etica e Politica, di Religione e di Filosofia, di Economia e di Natività, mi sento come in un nido di vespe, incapace di pensare al meglio la mia sorte. Tutti si fanno i fattacci loro. Poi ti impongono i fattacci loro. Se vado all’acqua mi dicono che non ce n’è, tutt’al più non è la sete che mi spinge ma il piacere di criticare nell’acqua torbida; se vado al fuoco nessuno chiama i pompieri perché sono quasi tutti impegnati a spegnere il fuoco dei rifiuti e poi quel fuoco mio è, al massimo, un fuocherello.

Perdio, se ci impartite lezioni a suon di botte come a Genova, è più facile darvi dello stronzo, ma se ci picchiate senza nemmeno farci vedere le bastonate, questo sì è atroce, perché questo tipo di bastonatura comporta lividi indicibili nella psiche di ciascuno. Sono le bastonature che ci regalate ogni giorno con quella vostra ischemia sociale, incontrollata e violenta: spidocchiate, rubate, corrompete, inquisite, vi dite vittime dei cannibali atei o dei magistrati estremisti, ma poi, a ben guardare, non vi succede mai nulla e rimanete immobili ai vostri posti. Io, onnipotenti Signori degli Anelli, degli Emicicli e dei Parlamenti, sono stanco delle vostre isterie al plasma. E ora mi costringete anche ad assistere al vostro vittimismo ufficiale. Prima tra le tonache, dopo tra i frac.

Provo immenso schifo a sapere che siete in procinto di ripetere sempre le vostre performance. Tra poco arriva il Carnevale: scegliete già da ora quale maschera la più appropriata fa per voi e poi, mettetevi in fila per farvi premiare, in attesa che la Sinistra radicale, smemorata e impotente, dica qualcosa al posto di Fini.

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Heracleum