venerdì 29 febbraio 2008

La Pasionaria napoletana, il '68 e Jan Palach

Si fa un gran parlare del ’68, di ciò che rappresentò, delle speranze e delle illusioni.

Convivemmo con i morti di Reggio Emilia e della Sicilia, con la guerra del Vietnam, con cortei e manifestazioni antifasciste, con il terrorismo e con i profumi di libertà, fummo spettatori lontani dell’oppressione sovietica che con i suoi carri armati re-instaurava la propria influenza nei Paesi satelliti del suo impero. Correva il Sessantotto dappertutto.

Oggi Jan Palach avrebbe la bella età di 59 anni se non si fosse dato fuoco per abbattere l’accerchiamento oppressivo dell’impero sovietico. "Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (il giornale delle forze d'occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà".

Jan Palach si diede fuoco per un grande ideale di Libertà. Perfino la Chiesa giustificò quell’atto che non chiamò suicidio ma azione per un bene supremo e certo fu soddisfatta perché quell’atto si proiettava contro il comunismo.

È normale che una donna, disabile tra l’altro, e madre di due figli, arrivi all'estremo limite di sopportazione e si dia fuoco per liberarsi dalla cancrena della Emergenza Rifiuti? E, mi chiedo, sarà biasimata per questo oppure sarà giustificata per non dire imitata? È stato un momento di folle disperazione e di superficiale rassegnazione, oppure a questa donna, ma a tutti nella Campania, va data la Speranza e il Diritto di vivere libera dall'oppressione dell'Emergenza Rifiuti, libera dall'Oppressione della Criminalità, dall'insipidità e dalla indolenza della Casta Politica?

Ma la cosa che più sfugge ai molti esperti dell'Emergenza è che il gesto per fortuna non mortale, sia stato fatto da una donna semplice come il più semplice dei gesti. La semplicità è difficile a farsi ma solo per i nemici della Vita Umana.

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Sette missioni impossibili per rilanciare l’Italia

C’era una volta un vecchio avaro nano che si sposò con l’Italia quattro volte, facendola morire ogni volta: costui, le volte che si sposava, alle Italie che impalmava imponeva sempre un patto scellerato che le obbligava a non mangiar nulla, e diceva:
- Se dobbiamo stare insieme tu devi fare come dico io.

Il vecchio avaro nano detto ciò prese tre lenticchie da un vecchio tascapane di Veltroni chissà come finito nella sua casa e le mise a bollire con la prima Italia che l’osservava. Queste lenticchie dovevano servire per il pranzo. Appena cotte le tre lenticchie, il vecchio avaro nano riempì di brodo i piatti e divise le tre lenticchie. Una per sé, una per l’Italia e la terza per sé. Per cena, poi, comprava con un cent la fotocopia di sarde salate e voleva che l’Italia ne cucinasse soltanto la coda. L’Italia faceva come lui diceva e si mangiava una mezza coda – la fotocopia. In questo modo andò a rinsecchirsi mostruosamente fino a che morì.

Il vecchio avaro nano fece così con le prime quattro mogli e sempre queste morivano.
Ma, andiamo che con la quinta Italia le cose si fecero un tantino diverse.

La mattina, dopo il quinto matrimonio anticipato, chiamò al telefono Belpietro, lo scrivano privato, anticipandogli che il programma di risanamento dell’Italia, la quinta moglie, sarebbe stato di ben dodici pagine e sette missioni impossibili, tra cui la detassazione degli straordinari e della tredicesima, cioè 1,7 missioni impossibili per pagina, pur promettendo che non avrebbe potuto fare i miracoli; mica è un santo, è solo un unto fino a prova contraria oltre che vecchio, nano e un po’ povero. La situazione è difficile e l’Italia dev’essere ben conscia di questo, altrimenti non se la sposa! Maurizio, mettiti al lavoro! E subito Maurizio lavorò. Su questo Belpietro l’avaro un giorno gli costruirà un nuovo Giornale.

Purtroppo la storia del tascapane con le lenticchie che erano state di proprietà di Veltroni, fece il giro del Paese e subito si gridò al plagio da varie parti, con l’accusa grave dello scopiazzamento in corso d’opera elettorale, ma l’avaro non se ne diede per inteso e continuò con il solito giochetto delle tre lenticchie.

L’avaro, ad Arcore il suo paesello, viveva in una misera catapecchia ma aveva quattro maialini di razza calderolla immangiabili, un pollaio pieno di galline sandrocchie e un gallo, esito di grandi risparmi del taccagno. Ogni volta, prima di uscire per i suoi comizi, ordinava alla fedele Italia le famose tre lenticchie oppure la sarda salata – la fotocopia – ma quest’Italia, un tantino più furbetta delle precedenti, se ne andava nel pollaio, ammazzava una gallina sandrocchia e si faceva il brodo.
Poi, quando tornava il vecchio nano dai comizi, gli faceva trovare la coda della sarda o le tre lenticchie. L’Italia gliele apparecchiava epperò fingeva di mangiarsele insieme a lui. Continuò così per un po’...

Ahi ahi ahi, un bel mattino Italia vide che le galline sandrocchie erano finite e non restava altro che il gallo: pensò di azzopparlo. Prima però lo osservò attentamente: somigliante proprio a chi? Eh perbacco, questo è compito vostro dichiararlo, basta aguzzare un po' l’immaginazione ed è fatta!
Bene, Italia lo azzoppò per benino e poi disse al vecchio nano:
- C’è un pollo sciancato in pollaio: poveraccio, dobbiamo mangiarcelo.
- Sì – disse l’avaro – ma questo pollo ci deve bastare per tutta la campagna elettorale.
- E come? – disse l’Italia.
- Prima si cucinano le unghie, poi il becco, insomma ne abbiamo da mangiare per tutta la campagna e oltre.
La bella Italia, sì, malgrado i patimenti era ancora bella, appena quello andò per comizi, lo mise a cuocere tutto intero e lo nascose. Quando il nano tornò, quello le disse:
- L’hai cotto il pollo?
- Signorsì.
- Ma che hai cotto, le unghie e il becco?
- Ho fatto come mi hai detto di fare.

Detto ciò la bell’Italia andò in cucina, scaldò il brodo e lo versò nel piatto. Siccome il vecchio, che stava rispondendo per le rime a D’Alema sul problema della vecchiaia, si era un po’ distratto, bell’Italia prese dal nascondiglio il pollo intero e lo mise in mostra; appena quello vide il gallo gli venne un maremoto, una catastrofe, una sincope da taccagneria radicale e gridò tutto singhiozzante:
- Ih ih ih, il pollo, tutto… Ih ih ih, povero me… Italia tutto il pollo… Italia!
L’Italia vide che l’avaro stava schiattando e subito chiamò quattro testimoni: Fede, Belpietro, Vespa e Fini e disse:
- Io mi chiamo Italia, mio marito sta schiattando e dice “Italia tutto il pollo all’Italia”, per cui tutta la roba è mia.

Fecero venire un cardinale, quattro notai e il presidente dell’Unione dei Taccagni e tutti a fare diniego con la mano; segno che non volevano arrendersi all’evidenza.
Poi, il povero avaro finì per sempre e subito i presenti videro la luce. E fu miracolo. Il miracolo, in punto di schiattata, di una conversione che ha del miracoloso, appunto: un fiero taccagno che si trasforma in un filantropo dell’Italia. Mai disperare, signori miei.

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giovedì 28 febbraio 2008

Analogie tra Janus supercomputer e Sylvius supercavaliere

Janus si chiama il supercomputer in grado di fornire una potenza di 8 POps, ovvero 8 milioni di miliardi di operazioni al secondo consumando solo 10 Kw.
Sylvius si chiama il supercavaliere in grado di fornire una potenza di voti pari a oltre il 46% degli elettori consumando solo pochi spiccioli di milioni di euro dalle tasche degli italiani.
Janus, che è il computer più potente al mondo nel suo settore oltre che il più piccolo e a minor consumo, è stato presentato oggi dai ricercatori italiani e spagnoli che lo hanno creato.
Sylvius, che è il cavaliere più accavallato al mondo nel suo settore oltre che il più piccolo e a minor consumo per sé ma non per gli italiani, è stato presentato per la Quinta volta a candidato premier dal partito delle libertà e dai suoi aficionados che lo hanno impacchettato per noi.
Janus è anche il primo calcolatore al mondo a racchiudere tanti elementi in un ingombro così ridotto: un armadio di 1 metro per 1 metro, alto 2. Janus dovrebbe accelerare gli studi nel campo della ricerca e della simulazione di applicazioni scientifiche nel campo delle Nanotecnologie e delle Life Sciences.
Sylvius è anche il primo cavaliere al mondo a racchiudere tanti elementi in un ingombro così ridotto: un armadio di 1 metro per 1 metro, alto 1. Sylvius dovrebbe accelerare gli studi nel campo della ricerca e della simulazione di applicazioni scientifiche nel campo delle Nanotecnologie e delle Centrali Nucleari.

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mercoledì 27 febbraio 2008

Sto studiando di notte come risolvere questa situazione

"Tutto nei famosi primi 100 giorni di governo: assieme alla riduzione delle tasse, l'abolizione completa dell'Ici, la detassazione degli straordinari, sostegni per la famiglia con il bonus bebè... meno tasse alle famiglie, sul lavoro, sulle imprese... Sta studiando di notte come risolvere questa situazione... i danni che questa situazione ci ha procurato sono incalcolabili..."
Speriamo, per il bene della Patria, che non ci si addormenti sopra!

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C’è un bambino in fondo al pozzo in quel di Vermicino

Stralci da una cronaca terribile che più di 26 anni fa segnò per sempre la gioconda innocenza del nostro immaginario.
“Mamma, mamma, basta, basta”, gridò con quel poco fiato che aveva in gola il piccolo Alfredino di sei anni quel 12 giugno del 1981.

Si trattò di una disgrazia, allora, che tenne tutta l’Italia e tutto il mondo conosciuto con il fiato sospeso. Il piccolo Alfredo, dopo aver aiutato il suo papà nel suo piccolo podere manifesta il desiderio di ritornare a casa; Alfredino è un bambino giudizioso e il papà acconsente a rimandarlo da solo indietro. Alfredino deve però attraversare una vigna tenuta da un altro padrone.

Nel terreno polveroso e arido questo padrone ha cercato a lungo l’acqua. Ha fatto scavare un pozzo artesiano ed è arrivato giù, fino a 30-40 metri. Intorno a quel cunicolo stretto scavato nel terreno polveroso, friabile, rosso non c’è neanche un segnale, due assi che coprano la trappola mortale, una transenna. Questa negligenza colpevole ha fatto sì che il padrone del fondo fosse arrestato. Per questa negligenza colpevole Alfredino Rampi è caduto dentro al pozzo, lungo un tunnel verticale che si restringe sul fondo fino ad un diametro di 30 cm. Nelle viscere della terra Alfredino è rimasto per sempre, raggiunto dopo 31 giorni. Tutto è stato fatto: il pensabile e l’impensabile, il normale e l’anormale, l’ovvio e l’irrazionale per salvarlo. Ha vinto la Madre Terra. Ha vinto il Destino. Ha vinto la Disgrazia. Ha vinto la colpevole negligenza del padrone del pozzo.

Dall’articolo di Attilio Bolzoni su “Repubblica” di oggi:
«Una freccia, lasciata con la vernice rossa. "È il segno che di qua i poliziotti erano passati", racconta Vincenzo Speranza, il questore di Bari. Ma non avevano visto niente. La "bocca" è su un terrazzino, sopra il secondo piano del caseggiato. È largo quasi un metro e lungo quasi un metro, si apre all'improvviso. Se è solo, chi finisce lì dentro è spacciato. Ma Francesco e Salvatore erano insieme. Cosa può essere accaduto, se con loro quella sera non c'era anche il padre assassino? È possibile che uno dei fratelli abbia provato ad aiutare l'altro? È possibile che Francesco o Salvatore si siano calati giù per salvare l'altro fratello? Dubbi. Ipotesi. Con il padre che però è in carcere da quasi 100 giorni, come carnefice dei suoi figli».

Il mio desiderio più ardente è che non sia stata la mano del padre a spingerli dentro, perché aggiungerebbe ancora orrore agli orrori che gli animali uomini sono in grado di realizzare. E comunque anch’io sono del parere che debba essersi trattato di tragico incidente. I bambini in quel posto dimenticato e abbandonato andavano – ora non più ovviamente – spesso a giocare anche per spirito di avventura; l’immaginario dei bambini esclude ogni tipo di rischio mortale. Se i due fratellini sono caduti dentro per troppa curiosità o per una distrazione o perché non l’hanno proprio vista la “bocca della morte”, ditemi: c’è una responsabilità di qualcuno o è solo mera disgrazia? Quanti erano, quanti sono quelli che non erano a conoscenza del fatto che i bambini andassero a giocare proprio lì?

“La bocca della morte” era aperta; nemmeno una grata, un tombino, un oggetto qualsiasi ermeticamente chiuso per evitare cadute accidentali mortali?
In questo agglomerato di case fantasma, abbandonate dall’umanità, invece c’era vita: la vita di bambini che ci giocavano.

Ma quando si abbandonano costruzioni e luoghi una volta abitati a chi tocca controllare residui pericoli? La morte dei due fratellini, sofferente morte per fame, per freddo, per terrore, che ha colpito tutti gli animi sensibili di questa umanità italiana, di più forse della tragica perdita del piccolo Alfredino, non ci suona a tutti come una morte annunciata per negligenza e mancato controllo ambientale che se non il sistema, entità astratta, almeno un settore della municipalità doveva svolgere? Ma mentre di Alfredino ancora qualcuno si ricorda, chi si ricorderà, a breve di Tore e Ciccio?

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martedì 26 febbraio 2008

La forza propellente del dio Berluskoncoatl

Berluskoncoatl è una divinità atipica originaria di Arcore e che da lì si allarga diffondendosi per tutta la Longobardia. Molte sono le culture Padane che ne riconoscono il Culto.
L’antichità del suo Culto è dimostrata dalla molteplicità delle sue funzioni, dei suoi aspetti e degli interiori conflitti d’interessi.

È il dio creatore di Forza Milan prima e di Forza Italia dopo, ma attualmente sta lavorando alla creazione di una nuova umanità detta Partito delle Libertà Italiane e Sicule, a sua immagine e somiglianza. A questa umanità donerà parte delle sue ricchezze... bah... senza esagerare, diciamo che a questa umanità verranno abbassate le tasse e aumentati i salari; con i salari aumentati e con le tasse abbassate la stessa umanità si pagherà l’immancabile aumento dei servizi sociali e gli resteranno pure i soldi per la pizza di fine settimana. A questa umanità il dio donerà gratis gli alimenti e le insegne della squadra del cuore; le tecniche di falso in bilancio e le scienze esatte dei conflitti d’interessi. È il dio della stella mattutina, gemello del dio del pianeta del Fascio, che fa la parte della stella delle tenebre. Mascherato da becco di uccello del malaugurio e denti di culovera, s’identifica con il dio Humbertus del venticello padano (e del razzismo fraterno, tollerante e compagnone).

È patrono della scuola dei nababbi, dei nobili e dei sacerdoti e come tale è in continuo raptus di ideali di santità e di purezza; ha blindato, con il Lombardo-Siculo, la sua colonia privata per un nuovo 60 a zero; non ama gli aborti e al padre Giuliano la Prostata da Ferrara ha lanciato anatemi sanguinari che lo marchiano a perenne ricordo per le future generazioni; ma è anche in continuo raptus con gli estremi sensi del peccato a cui viene indotto dal dio del male e del cielo notturno che risponde al nome di Veltroncoatl, suo rivale e nemico nella creazione del mondo di Berluskoncoatl.

Veltroncoatl vuole un mondo all’esatto opposto di Berluskoncoatl: lui, il suo ideale di mondo lo vuole felice per metà e sorridente per l’altra metà, esito arcano di una nuova promessa democratica di abbattimento di tasse e aumento dei salari. Anche qui, le regalie sono pari alle promesse.

Quando Berluskoncoatl riposa Veltroncoatl veglia. Quando Veltroncoatl fa promesse l'altro si sveglia e tuona. E vanno avanti così, a turno dormendo e vegliando, promettendo e farneticando. Ma non è vero che corrono da soli; in gruppo ci sono gregari e apripista, corridori che sanno stare alle regole del gioco, tutti giovani neoprofessionisti e qualche vecchiotto sapiente; ogni tanto qualcuno si spinge in fuga di 10 punti ma subito l'allungo s'accorcia fino a 6; a furia di accorciaeallunga, al traguardo arriveranno tutti vincitori con la bava alla bocca... ai punti... eh eh eh!

Ma Berluskoncoatl è anche sommo sacerdote e fondatore della pratica dell’autosacrificio: dopo la vittoria certa alle Elettoralia del Circo Equestre Nazionale tutti i suoi alleati si fenderanno a sangue per amore del Dio e si annulleranno nell’estasi purificatrice dell’Infinito Zero. Andranno tutti nel Paradiso degli Uccelli Piumati del Paradiso. Per i fedeli di Veltroncoatl Berluskoncoatl rappresenta il Dio che guiderà gli Italiani alla conquista del Paradiso. Per i fedeli di Berluskoncoatl Veltroncoatl rappresenta il Dio che guiderà gli Italiani alla conquista del Paradiso. Dei all’apparenza buoni e generosi ma orribili a vedersi quando, con le armi in pugno, fendono l’aria a colpi di tregenda disumana contro sé stessi e, quando sbagliano mira, immancabilmente arrivano mazzate ai cittadini vittime consapevoli e, spesso, loro ignari elettori.

Questi elementi sono importanti per comprendere le cause della rapida dissoluzione della Patria sotto i colpi di arroganti Dei. I superstiti qui posero a imperitura memoria.

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lunedì 25 febbraio 2008

Tremenda Lega Sicula del Nord

Il nuovo Messia siculo-lombardo.
Un Lombardo siciliano alleato di Bossi: ah! ah! ah! SARCASTICA RISATA!
Un siciliano Lombardo alleato di Bossi: ah! ah! ah! TUMULTUANTE RISATA!
Ma questo Lombardo siciliano è mai stato al Nord a sentire cosa pensano i Leghisti dei terroni in generale e dei siculi in particolare? TRAGICISSIMA RISATA!
Un siciliano Lombardo. Un Lombardo siciliano.
Non ricordo più dove ho messo la mia vecchia valigia di cartone?

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Campionato Internazionale Italiano "Lanciati & Lanciatori"

Promemoria: sono sempre ospitato dal pc del mio amico.
Vi siete già iscritti al Campionato Internazionale Italiano "Lanciati & Lanciatori"? Non ancora? Che aspettate? Oppure volete parteciparvi come steward e hostess? In questo caso dovevate pensarci prima dato che i posti per i corsi di preparazione erano a numero chiuso e non ci sta più niente da fare. Ma restano posti vacanti, quanti ne volete, come spettatori passivi non protagonisti.
Eccovi l’elenco delle manifestazioni di lancio. Portatevi il caschetto, c’è qualche rischio di ricaduta.
- Veltroni lancia Rutelli che casca qualche metro prima del Municipio;
- Totti lancia Veltroni che va in possesso di palla e segna il punto della bandiera;
- Alleanza Nazionale lancia Alemanno che scivola accanto a Rutelli e si prendono a mazzate;
- Berlusconi lancia Lombardo e la Sicilia è di nuovo fottuta;
- Casini lancia Cuffaro che si fotte 60 cannoli tutti da solo;
- Pippobaudo lancia Sanremo che ci terrorizzerà per una settimana;
- L’Ordine dei Medici lancia un documento a favore della 194 e i Vescovi gridano: "Anatema a voi";
- L’Avvenire, lanciata dal Vaticano, lancia un’anatema contro il falso documento; i Medici ne deducono che è ora di cominciare ad abortire contro;
- La benzina lancia il nuovo record del prezzo a € 1,413;
- Fidel lancia Raoul che chiama il Vaticano;
- Putin lancia minacce all’Europa che, non capendo il russo, dice sì allo Zar Vladimiro;
- Hillary lancia accuse a Obama: “Vergognati, negro democratico”;
- Cassano lancia un pallone nella porta dell’Inter e fa goal!;
- Grillo lancia le sue scuse ai Napoletani a nome dei Grilli d’Italia e fa benissimo;
- Bertone lancia una pietra ai Cubani di pace, di speranza e di ricostruzione cattolica;
- Due vigili urbani lanciano una contravvenzione al Torpedone del PD perché l’autista, che non era Veltroni, aveva la cintura – dei pantaloni – non allacciata;
- L’esercito israeliano ha lanciato le solite pallottole di piombo e gas lacrimogeni contro la folla dei manifestanti palestinesi a Beit Hanoun, a nord di Gaza;
- Veltroni lancia il suo programma elettorale che, dopo essere rimbalzato sulla capoccia di alcuni cittadini è rientrato dal lunotto termico del torpedone per qualche riaggiustatina, soprattutto là dove dice che se le istituzioni si presentano farraginose è segno di grande blocco renale e quindi le buone intenzioni del suo governo, possono andare a farsi... un riposino.
Alla fine i Lanciati e i Lanciatori ringrazieranno gli spettatori con buoni benzina, buoni pasta, buoni caffè, buoni e zitti che abbiamo finito di lanciare, per ora... bye bye!

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domenica 24 febbraio 2008

I due Re di Roma: Rutilio e Veltronio

Non finirò mai di ringraziare questo mio caro amico per la pazienza accordatami e la fiducia imprestatami nel farmi utilizzare il suo pc - il mio è sempre kaputt, accidenti a lui! Dovrò, per forza di cose, essere breve e superficiale come al solito, ancora di più considerato che son ospite. Oggi mi ha colpito questo tenero abbraccio d'amore tra due Grandi Re di Roma: Rutilio, già ex, e Veltronio, già fu.

Il futuro re, ma anche ex re di Roma, Rutilio ha ricevuto una telefonata dal re uscente Veltronio. “A Francè, se ti andasse di ritornar a fare il re di Roma…”, e subito Francè ha aperto bocca per dire: “Basta più Roma ad occuparsi de’ figli suoi. Ora i figli suoi s’occupino di Roma! È finito il tempo di gridare Roma ladrona. A noi romani spetta il compito di gridarlo ad altri. Ringrazio chi nutre fiducia in me ed io faticherò tanto perché amo questa città che è la mia seconda famiglia. E con coraggio e coscienza civica vi dico che, se sarò eletto n’antra vorta, farò quello che ho sempre fatto da quando ho capito che la politica è un’altra cosa: andrò a zonzo per la città a beccarmi tutti i vostri vaffa che mi lancerete. Cos’altro posso fare da Sindaco?”.
Pare che a Roma sia ritornato il nepotismo e il giocherello della dinastia ereditaria. Contenti i Romani, figuriamoci.

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sabato 23 febbraio 2008

I pensieri di Chomsky su Obama, la Clinton e McCain

Obama, la Clinton e McCain secondo Chomsky. En passant, col pc di un amico: il mio è all’ospedale dei pc. Spero che si rimetta bene e subito. Questo articolo è offerto a tutti coloro che stamattina non hanno avuto il tempo e l'occasione di leggerlo sul giornale.

Pensieri di Noam Chomsky: «Ogni volta che ascolto Obama e ne analizzo il lessico, sono colpito dalle novità. Usa parole della vita quotidiana, evitando le frasi stantie dei politici. Fa riferimento a valori spirituali con lo stesso effetto calamitante dei pastori protestanti. Si muove tra la folla con naturalezza e spontaneità. Ma, al di là delle apparenze, nessuno dei due candidati democratici, neanche Obama, si discosta dalla politica come spettacolo e come operazione di marketing».

«John McCain, il candidato repubblicano, è peggio di George W. Bush: bisogna sconfiggerlo. Ma tra Hillary Clinton e Obama non c’è poi tanta differenza: si potrebbe scegliere lanciando in aria una monetina. Entrambi sono più a destra dei loro elettori e, invece di parlare di programmi, restano sul vago e sono ossessionati dai messaggi simbolici. Io non escludo, a novembre, di votare per un verde o un candidato minore. La realtà è che in queste presidenziali le questioni di stile e personalità prevalgono sui programmi di governo».

«Dietro a questo fenomeno si nasconde il tentativo delle élites di controllare l’opinione pubblica e il processo democratico. Vogliono che il popolo rimanga spettatore senza diventare protagonista, come teorizzava il columnist Walter Lippman. In America siamo più avanti che altrove grazie all’industria delle pubbliche relazioni, nata proprio qui. E i media non fanno altro che alimentare lo show».

«Un esempio: dopo un recente duello Clinton-Obama ho assistito a un dibattito di “esperti” che, invece di valutare le idee dei due, si sono chiesti se il gesto cortese di Obama nel tenere la sedia della rivale era un atto di rispetto o nascondeva l’arrendevolezza dei neri rispetto ai bianchi. Non sembrano discussioni futili mentre infuria la guerra in Iraq? La verità è che non si parla di veri temi politici, come invece è successo in Bolivia al momento dell’elezione di Evo Morales».
«Sì, Obama dà l’impressione di voler imporre una svolta all’America, grazie alle parole scelte con cura, all’oratoria, al modo in cui affronta l’audience. Sembra un attore di Hollywood, la sua immagine vende bene: ma è sostanzialmente una strategia di marketing. I suoi consulenti sono gli stessi che lavorano per la pubblicità delle industrie dell’auto o dei detersivi. Sono abituati a far leva su modelle sexy, non a informare il pubblico. Così a ogni manifestazione del senatore si vedono folle entusiaste e cartelloni che inneggiano al cambiamento. Ma per fare che cosa? Nessuno lo spiega».

«Sull’Iraq entrambi i candidati litigano sulla “opportunità” o la “saggezza” dell’invasione militare, evitando di dare giudizi morali o di tener conto della pressante richiesta di ritiro del popolo iracheno».
[fonte: La Repubblica, 23 feb. 08]

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venerdì 22 febbraio 2008

Pulcinella che camminò sui rifiuti

In quel tempo a Napoli la monnezza era già stata sparpagliata per le strade. E Pulcinella, visto ciò, obbligò i suoi discepoli a scavalcar il montarozzo di rifiuti e precederlo sull’altro marciapiede, mentr’egli redarguiva le turbe mugugnanti che volevano sparpagliare ancora sacchetti. Erano, questi, camorristi di primo, secondo e terzo pelo: qualcuno suggerì a Pulcinella di guarirli dalla loro malattia, ma egli rispose: "Questa congrega di manigoldi malvagi e senza senno non merita niente, tranne che il segno delle doppie corna uguale per tutti". Detto questo, quelli spaventati alla vista delle corna, scapparono. Dissolte le bande, si ritirò sul cocuzzolo di una montagna di monnezza e, in disparte, si mise a meditare per conto dei suoi concittadini.

E fattosi sera, si accorse che i suoi discepoli erano più bassi e più lontani nell’altro marciapiede, perché nel frattempo il cocuzzolo suo era aumentato di almeno sei metri in altezza. La fine della strada non si vedeva più, perché invasa dai sacchetti in lungo e in largo. I suoi discepoli erano spariti di buon mattino coperti da strati e strati e ci vollero quattro giorni di sofferenze perché i pompieri li liberassero dalle schifezze.

In questi quattro giorni Pulcinella andava su e giù, si fa per dire, sul montarozzo di rifiuti, pensando e ripensando a com’era stata bella la sua Napoli quando chisto era ‘o paese do’ sole. Ma al quarto giorno di fetenzie gli apparvero le testoline dei suoi discepoli che nuotavano tra sacchi neri e sacchetti bianchi che gli fecero un timido cenno di saluto con le dita come per dire: “E mo’?”.

E Pulcinella, udito ciò, li puntò negli occhi e andò verso loro, camminando sui rifiuti. A passo leggero, par che scivolasse, addirittura volasse rasente i cumuli. Un prodigio che i presenti subito presero alla grande e rincuorati tentarono di imitarlo ma, non essendo convinti, ruzzolarono tra le fetenzie. Molti gridarono al miracolo e uno disse: “Quello, Pulcinella, è un fantasma”; e tutti a fare: “Buuuh, buuuh, vattenne”. Ma subito Pulcinella, che aveva capito d’aver a che fare con qualche pregiudizio di troppo, disse: “Sono io, non temete, sono Pulecenella”. E qui donn’Antò, il più fiero campano, gli si rivolse così: “Mastro Pulcinella, se sei tu o veramente, comandami di venire a te sulle acque!”. E quello: “Ma quali acque, qui non siamo mica in Palestina, a Napoli stiamo, guagliò! Caso mai ti comando di venire da me sulle fetenzie. Orsù, vieni accà!”. E donn’Antò, si tolse le scarpe – che qualcuno subito si vendette per 2 euro – e camminò sulle fetenzie e andò versò Pulcinella. Ma vedendo donna Russo Iervolino venirgli con una mazza all’incontro, cominciò a urlare: “Signore, salvami!”. E il Signore, che era Pulcinella, stesa la mano, gli ammollò quattro mascellate rotonde e significative e gli disse: “O uomo di poca fede, perché ti sei messo a urlare alla vista di codesta donna?”. E quello, più morto che vivo si prostrò di fronte a Pulcinella dicendo: “Grazie grande Maestro, per avermi indicata la strada.

Ora tutti i cittadini seguiranno il mio esempio e cammineranno sulle fetenzie fino a quando San Gennaro non ci pulirà tutte le strade”. Ma Pulcinella, che era un uomo intelligente e fine gli tappò la bocca, dicendogli: "Accà, niente santi, guagliò, solo De Gennaro abbiamo e solo a lui teniamo. Se ci fa il miracolo non so, ma se si mette a fare il mestiere suo allora forse...". Poi Pulcinella ascese ad un altro cocuzzolo e lì ricominciò a rimeditare sui guai di Napoli e dei napoletani.
Parola detta capo ha.

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Giardinaggio elettorale erotico

Questa campagna elettorale si presenta così, estenuante e senza riposo. Tetra. Supina e pornografica. Dall'Alpi all'Etna, passando per il Vaticano. E il buongiorno si vede dal mattino. Per ora c'è qualche scorreggina elettorale sparata da destra a sinistra e viceversa, ma sempre coperta dal segreto millantatorio. Di sicuro lo scultore della siepe è un tipo scetticamente arrapato e mi pare proprio che abbia voluto rappresentare noi, povere vittime dell'olocausto elettorale. Ma questa è una posizione che più si addice all'elettorato di sinistra!!!

Da più parti senti dire che sì, le elezioni sono necessarie, e non solo perché rappresentano il massimo della scelta di libertà d'opinione politica di ciascun cittadino, ma perché altrimenti il plebiscito che si aspettano i due domatori di animali domestici non avrebbe legittimazione o glorificazione popolare. Povera sagoma pronta all'uso. Quanti ne dovrai subire di assalti! E quando farà giorno in quest'Italia di galli cantanti?
Beh, visto che già siamo in posizione, che dio vi strafulmini, politici italiani: c'è l'avete messa tutta per piegarci... ancora un po' e tocchiamo la terra con la lingua.
Vi porteremo il nostro ultimo osso, perché è quello che volete, o no? Dato che noi siamo i cani e voi i padroni. Con l'Italia sgangherata e puzzolente di monnezza volete portarci alle vostre urne? Contromisure? Come i cani, appunto, annusiamo l'aria, per ora.

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giovedì 21 febbraio 2008

Fotografato il «Punto G» di Berlusconi e di Veltroni

Il prof. Renato Mannheimer, nel corso di un’intervista rilasciata nel salotto di Vespa a Vespa, ha dichiarato estasiato: «È fantastico… abbiamo evidenziato, dopo approfonditi sondaggi una ulteriore aggregazione partitica che per ora naviga in leggera sub-immersione, dopo quella dell’IO NON VOTO: il partito del Punto G che è il risultato di uno straordinario congiungimento politico-carnale dei due punti G più importanti d’Italia. Se, gentilmente, guardate il cartello dimostrativo sopra, vedrete lo sfondo classico del Punto G di Palazzo ChiGi, nel senso di: “Chi Gi va, ha vinto!”; poi, se spostate lo sguardo in basso a sinistra, vedrete esattamente il Punto G del Cavaliere... sì, proprio lì dove si sta sistemando la cravatta... eh già, il Cavaliere è un tipo molto discreto e umile... non lo dà a vedere... ma spesso se l’aggiusta la cravatta... e così facendo… si stimola il suo Punto G... infatti, se guardate attentamente la figura, non vi sfuggirà certa il sorriso di uno che se la gode... pensando alla sua amata Sicilia - sua proprietà privata e dell'erede di Cuffaro, il Lombardo, e ai suoi amati siciliani - suoi anch'essi e dell'erede di Cuffaro - che lo gratificheranno ancora dei 60 seggi - a perdere (masochisti). Ecco, passiamo adesso all’altra figura a destra. Qui, sono stati collocati uno a destra e uno a sinistra casualmente ma come in Parlamento: quello che sta alla sua destra non è camerata e quello che sta alla sua sinistra non è compagno. Spiegato questo, guardiamo in dettaglio la figura di Destra, del compagno, cioè: ecco, seguendo la punta della freccia andiamo a finire direttamente sul bitorzolo del Valter, detto anche Neo G. Sì, caro Vespa a Vespa, quello è il punto che fa godere Veltroni. In questo momento, però, sembra non godere, sia perché ha incassato la critica di De Mita che lo descrive come uno inaffidabile sia perché c’è l’altro in attività: i due G si annullano e insieme vinceranno in questo segno, anzi con questo motto: Gode bene chi Gode ultimo. Per finire, un’ultima chicca: chi dei due arriverà alla G finale, aumenterà i soldi ai cittadini e pure le tasse, nel senso che le abbatterà».
Qui, invece, il posto della notizia più seria. E cerchiamo di resistere per godere poi alla fine di questa assurda campagna elettorale, cerchiamo.

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mercoledì 20 febbraio 2008

L'Islanda invasa dai bloggers italiani

Mi è arrivato questo meme da quello sbadato di Negroski che, un po' alticcio, ha sbagliato un link, il mio, spedendomi difilato nei ghiacciai eterni dell'Islanda. E quindi, adesso, ce ne mando 5 pure io.
Ma prima di far questo bisogna leggersi obbligatoriamente questa normativa raffreddata, poi visionare la Top Posts e scegliere tre, dico 3 bloggers islandesi - roba da pazzi! - commentarli sul loro blog e linkarli poi sul proprio blog.
Io ho scelto questi tre bloggers islandesi:
- Jhanna’s blog
- DÍDÍ Í ÁTAKI
- Brynja Around The World

Fatto ciò occorre scegliere i soliti 5 fortunati trapper neovikinghi italici da spedire in Islanda, a spese loro, nella speranza che non ti mandino a fare in Groenlandia.
Ecco i miei 5, a caso:
- Rubicondo
- Diario di bordo
- La penna che graffia
- Pabi71
- MemoRandom

Qui c'è il dizionario islandese-italiano per una breve e rapida traduzione.

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Preoccupante crisi delle vocazioni

“Papa Benedetto XVI ha ammesso che «una difficile crisi» ha colpito, negli ultimi decenni, quasi tutti gli ordini religiosi cattolici (francescani, gesuiti, salesiani) sia femminili sia maschili; una crisi – ha spiegato – dovuta all’invecchiamento, a «una più o meno accentuata diminuzione delle vocazioni» e a una «stanchezza spirituale e carismatica». «Questa crisi, in certi casi, si è fatta persino preoccupante», ha osservato, incontrando, in Vaticano, i responsabili della Congregazione per gli istituti di Vita Consacrata e quelli delle Unioni internazionali dei superiori e delle superiore”.
Questo l’inserto di oggi ne “La Repubblica”.
Suggerimenti, senza scadere nella banalità, del tipo lasciate che i religiosi si sposino, io direi di evitarli proprio perché sappiamo che da quest’orecchio la Chiesa non ci sente.
Quindi se avete dei consigli creativi per abbattere questa Crisi spirituale, fatevi sotto a proporli.
Il salto con l’elastico per giovani preti aiuterebbe a sciogliersi alla vita e a librarsi in aria a contatto con lo spirito del mondo... un’idea come un’altra...
Ritornare a fare i preti operai, un’altra idea... insomma... vedete un po’ voi.

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Pinocchioni e pinocchietti

Più o meno 40 pinocchietti eccellenti da tagliare; qualche pinocchione da conservare: servono per governare.
Veltroni fa sul serio.
Lo svecchiamento è in atto e ci sono tiri mancini e tiri alla "rosa bianca"; un vecchio notabile, De Mita ad esempio, non vuole lasciare l'osso che il nuovo padrone non cede, già strizza l'occhio agli udiccini Tabaccini.
Una durezza di sinistra veramente inaudita ed encomiabile questa del Walter.
Hai visto mai che i pinocchietti italiani escono dal portone ed entrano dalla finestra. Ma bisogna rinnovarsi, perbacco e perbaccheremo tutti nonostante i mugugni e i giochi di prestigio. Ai nastri di partenza vedremo finalmente facce nuove che non corrono per meri interessi personali ma per il Paese.
Prego, signori, da adesso registrare tutto quello che i Premier in Corsa hanno cominciato a dichiarare in questo inizio di campagna elettorale e insistere fino alla fine. Sarà bello poi, sbatterglielo sul frontespizio.

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martedì 19 febbraio 2008

Veltrusconismo: gli incantatori di masse

Il fenomeno dei Veltrusconi - il "veltrusconismo" - a mio modestissimo parere, deve ancora esplodere nelle forme e nei comportamenti i cui esiti saranno i qualunquismi travestiti da pseudolibertarismo democratico. E sarà infettante perché dilagherà per molte parti nel Paese. Tutti presi e accecati dal furore addormentante e scontato di questa campagna elettorale, tranquillizzante perché spesa per il bene del Paese, non ci rendiamo conto fino in fondo della pericolosità sociale e culturale del veltrusconismo.

La Sinistra cosiddetta radicale che guarda a non buscarne troppo dal veltrusconismo non trova il tempo, o non vuole, che invece bisognerebbe dedicare a questa futura nuova forma di politicismo tutto italiano. La Variante della propaganda elettorale, rispetto al passato, dei due fronti invita a far fruttare utilmente i voti o nel PdL o nel PD, prova generale del futuro accordo politico e sociale basato sul silenzio-assenso reciproco, è l'ipocrisia più subdola e qualunquistica che ai tempi del compromesso storico tra la DC e il PCI, si intuiva, ma non si vedeva così sfacciatamente: invoglia, attraverso l'utilizzo intelligente della parola d'ordine, "non disperdete il vostro voto", i semplici elettori a fidarsi ciecamente dei loro leaders i quali a turno deturperanno nuovamente la speranza di una radicale trasformazione della società che i cittadini si aspettano, malgrado tutto, da queste elezioni; i cittadini, a seconda delle convenienze o delle aspettative, spesso hanno la memoria corta e la sostituiscono bellamente con il culto della personalità dei CapiCartelli. Come se questo amore unilaterale fosse la ricetta magica della soluzione dei problemi.

In questo senso, chi si fida delle masse sono coloro che, manovrandole, di solito le "uccidono". Basta dire poi che le casse del precedente governo sono state trovate vuote e il gioco è fatto; e, quindi, altre mungiture.
Sembra quasi, il veltrusconismo, una sorta di "neoilluminismo" senza lumi però, ma sfuggente e proteiforme, pure piatto e banale, con frasi fatte e scopiazzate dall'uno e dall'altro versante. Sicuramente i Veltrusconi sanno a quale greppia far mangiare i loro sacri e finti alleati e quanta biada distribuire; sanno quanta crusca senza sale invece deve essere data alla massa.

Il veltrusconismo non si discosta né se ne duole dell'ingombrante protagonismo della Chiesa e confinarla nella periferia politica che le spetta, neanche a parlarne. Qui non si tratta, cari CapiCartelli, di sbarazzarsi di Dio, ma di ricomporlo dentro il territorio che gli compete che non è quello delle liste d'attesa dei temi cruciali irrisolti della società attuale a tutti noti, temi che vengono "bonariamente" combattuti dalle Destre, dai prelati e dai chierichetti politici.

In questa campagna elettorale l'anomalia eccedente è la discesa in competizione di Padre Giuliano la Prostata da Ferrara, che cerca voti in nome e per conto della Salvezza della Vita e del suo Fabbricatore; questa campagna elettorale è già una crociata contro chi legittimamente aspira ad una vita migliore; in questa campagna elettorale, mascherata dal perbenismo e dal virtuosismo demagogico, si affonderà la spada nei recessi più remoti delle coscienze dei semplici e degli sprovveduti, parlando a questi di come è vitale credere nei valori Dio Patria Famiglia; si giocherà empaticamente con le masse sulle paure e sui ricatti che la cultura del terrorismo di qualunque forma e colore provoca; una campagna elettorale, clone di sé stessa, a specchi doppi dove l'unica immagine sarà l'eco delle affermazioni da terzo mondo su come salvare l'Italia dall'apnea economica della seconda settimana, dalla presenza degli stranieri e su come fare falsi in bilancio senza essere più perseguiti.
Ci sveglieremo da quest'incanto?

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lunedì 18 febbraio 2008

Benvenuti nel MANKIND'S PARK

Questa sarà una campagna elettorale all'insegna del "vogliamoci bene" e del "qui niente parolacce e insulti; siamo uomini politici corretti e dabbene". Vogliamo tutti quanti il bene dell'Italia e non perderemo tempo con queste bassezze.
Basta però porgere l'orecchio agli altoparlanti per accorgersi che ... è vero!?
Uomini che fanno politica, uomini che hanno fatto della politica una professione; uomini del sistema di potere; uomini che ti comandano; che ti infinocchiano; che ti benedicono; che ti vendono menzogne. In pratica tutti gli uomini del potere e i loro accompagnatori, alcuni consapevoli, altri utili idioti, e poi l'infinita moltitudine di gente senza arte né parte costretta ad aderire all'internazionale del niente.

In fondo cos'è un uomo? Colui che ti dice che l'oppressione non esiste e finge di tollerarla, che ci fa promesse appassionanti ma nel frattempo c'inganna; quelli che giocano seriamente a chi frega meglio: benvenuti quindi nel centro divertimenti del Parco dell'Umanità.

A volte basta un vocabolario per ricordarsi che:
l'uomo è un primate, è un mammifero superiore caratterizzato dalla posizione eretta, dal linguaggio articolato, dal grande sviluppo del cervello, dalle elevate capacità psichiche, dalla capacità di trasmettere in modo elaborato esperienze e conoscenze acquisite; è un essere dotato di coscienza, capace di rappresentare a sé stesso il mondo esterno e di agire responsabilmente - ahi ahi ahi - appartiene alla specie umana la più letale, pericolosa per sé e per gli altri; un uomo si può spezzare ma non piegare oppure si può piegare e dopo pure spezzare, dipende dal prezzo e dai valori che ha; qualcuno si autoinfinocchia per compiacimento o per nascondersi la realtà; perfino egli è conosciuto dai suoi simili come un uomo che parla da uomo, come un uomo buono o un buonuomo, come uomo avvisato mezzo salvato, o come pover'uomo, un grande uomo o un uomo grande oppure come grand'uomo che legge giornali per soli uomini, come uomo di coscienza, di cultura, di fede chi più ne ha meglio e prima salirà nel regno dei Cieli, o di poche parole forse perché non sa che accidenti dire, un uomo cattedratico e baronico, un uomo di cuore, un uomo alla mano o uomo di mondo, uomo di strada che batte, uomo di fascino o uomo gallina che fa a botte con l'uomo porco, un orco di uomo, un uomo perso, un uomo arcigno, un uomo navigato come Berlusconi, un uomo sacro come Casini, un uomo coriaceo peggio di prima, un uomo è fine e due son Fini, un uomo bieco, cieco, uno infinito e uno finito e fallito; un veltronicman da autobus, un uomo di chiesa oppure cinico, monco e vampiro, un uomo in letargo, tetro e sexy, un uomo esperto e farabutto, clonato e stazionario, un omme 'e merda e uno in body, uno equivoco e uno virtuoso, un uomo damigiana, un uomo marchetta e uno deluso, un uomo politico molto glabro slogato slegato taccagno intubato scaltro cornuto reticente imbalsamato fetente impotente sulfureo nano arrapato discutibile reazionario fascista razzista; un uomo reticente e peloso; uno grasso e senza testicoli; un uomo forte, in Italia c'è grande richiesta, ma anche di un uomo d'onore, uno di rispetto e uno di panza; di uno pacato e sereno; di uno spione e uno coccolone, di un verme d'uomo, una larva d'uomo, un cacone d'uomo, un aborto d'uomo e poi, via via tutti gli altri, alti e bassi, grassi e magri, stralci d'uomo, mezzi uomini, omarini, omastri, ometti, omettini, omini, omacci, omaccioni, omiciattoli, omuncoli, ominicchi, ruffiani e quacquaracquà.

Chi non è in quest'elenco e crede d'essersi salvato non ha fatto i suoi conti con i vincitori delle elezioni. Chiunque essi siano.

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domenica 17 febbraio 2008

Riconosco soltanto la repubblica napoletana del 1799

Agli uomini come Riccardo Pazzaglia (da meridionale a meridionale) spesso dedico il ritorno della memoria per quella loro straordinaria ed unica intelligenza che spiazza e induce alla riflessione. Oggi, di fronte a cotanto munnizzaro e di fronte a questa supponente e arrogante campagna elettorale sicuramente Pazzaglia, da vecchio napoletano arguto, avrebbe dichiarato qualcosa di simile a ciò che ebbe a dire in una delle puntate di quella geniale trovata televisiva che fu "Quelli della notte" - (1985).

«Dovevo fare una dichiarazione drammatica e solenne. Io riconosco soltanto la repubblica napoletana del 1799. Non ho riconosciuto il regno borbonico, non ho riconosciuto il regno savoiardo e non ho riconosciuto la repubblica italiana. Forse potrei riconoscere una seconda repubblica, ma non è detto. Comunque lei vuole avere da me un’indicazione di voto utile per i suoi lettori. Ebbene, io dico votate i belli: belle signore con un doppio filo di perle, bei signori ben vestiti e ben rasati… basta con i brutti perché i brutti passano la vita a odiare gli altri che sono belli. Io comunque non voterò: alla domanda per chi voti, rispondo che non vado a votare».

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sabato 16 febbraio 2008

Case chiuse o Bordelli all'aperto?

Ma le Case Chiuse resteranno ancora chiuse? A quale Governo toccherà il gravoso compito di riportare la serenità per le strade? Non mi pare che nessuno dei corridori che corrono in gruppo o da soli, abbiano nel cestello dei programmi questo grosso problema. A meno che non se la tirano come sorpresa pasquale. Ma forse è solo un problema ipocrita di lana caprina.

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Meglio Casini che aborti di Stato!

Perché a Napoli si può, dai Rifiuti alla lotta all’Aborto. La povera 194/78 non ha requie. Già nel 1981 se l’era vista brutta con il Movimento per la Vita che aveva promosso il referendum per abrogarla, ma fu piacevolmente respinto dai cittadini maturi e coscienziosi. L’allora on. Casini Carlo, animatore ludico della Causa dell’Esistenza in Vita, aveva fatto guerra e fuoco e le buscò. Oggi con il Padre Giuliano la Prostata da Ferrara, più furbescamente, la si vuole solo leggermente ritoccarla. È ovvio che dietro a costui ci sta la supervisione Divina. Ma, per non dimenticare quella che fu l’aria che si respirava nell’81, ripropongo una vecchia intervista di Daniela Pasti all’onorevole Giancarlo Casini, da “La Repubblica” del 30 aprile 1981.

Rifacciamoci la bocca e la memoria.
Onorevole Casini, le donne sono morte a centinaia di aborto clandestino. Se questa legge viene abrogata torneranno a morire: il suo slogan quindi non vale per loro.
Giancarlo Casini ha l’aspetto cordiale e giovanile dei preti americani che nei film redimono instancabilmente i ragazzi cattivi dei ghetti poveri. Accentua il suo sorriso: «Noi diciamo che bisogna amare la vita, tutto il resto viene dopo».
Ma queste sono parole.
«Guardi, tempo fa un ragazzo mi ha confidato che la sua fidanzata era incinta e che era decisa ad abortire. Ci siamo parlati, li abbiamo aiutati a trovare una casa, si sono tenuti il bambino e ora sono felicissimi di averlo fatto. Casi come questo ci succedono molto spesso».

Pensa che potrete trovare casa, baby-sitter, assistenza per tutte le donne che abortiscono? E quelle che lo fanno per motivi più seri, drammatici?
«Se la madre non vuole assolutamente il bambino c’è sempre il ricorso all’adozione, noi del resto l’abbiamo proposto nella nostra legge di iniziativa popolare».
Così una donna dovrebbe arrivare alla fine della gravidanza e poi dare via il bambino. In questo modo la madre diventa solo un corpo, non c’è riguardo per i suoi sentimenti, le sue emozioni, la sua capacità di giudizio. Non le sembra una cosa mostruosa?
«Noi non vogliamo mica obbligare le donne a dare i figli in adozione… E, comunque, di fronte ad un aborto è meglio l’adozione».

Ma meglio per chi? I cattolici si possono porre un problema morale e decidere di rifiutare l’aborto: è una cosa che riguarda le loro coscienze. Ma perché intervenire su una legge che riguarda tutti?
«Perché noi difendiamo il diritto alla vita di chi non può difendersi da solo: il bambino che ancora non è nato. Per questo votiamo una legge che vieti l’aborto e dissuada le donne. Io non credo nemmeno che questa legge serva a sconfiggere l’aborto clandestino: serve solo a introdurre una mentalità abortiva nel paese, a far aumentare il numero degli aborti, che infatti è aumentato».

Da cosa lo deduce? I dati ufficiali non lo dimostrano affatto questo aumento.
«Lo deduco da un fatto semplicissimo: se un medico pratica l’aborto in ospedale è segno che non ha nessun rispetto per la vita umana. Per quale ragione allora dovrebbe rifiutare di farli anche fuori dall’ospedale, guadagnandoci sopra? Se gli manca il divieto morale, non sarà certo il divieto della legge ad impedirglielo».

Ogni pensiero è puramente opinabile. E finalmente, dopo quel referendum perduto, nasce un’idea al Padre Giuliano La Prostata da Ferrara, quella di redigere una: “Carta Manifesto contro i Feti Uccisi e la libertà di Far Nascere i Feti...”;

il Padre parla di un paragrafo in questa ipotesi di Carta dove ci dovrebbe essere presente un comma che “preveda l’esclusione di ogni forma di colpevolizzazione e di persecuzione penale di quelle donne che si trovano sull’orlo di una crisi di nervi, poveracce, a decidere sulla scelta di maternità”.
Beh, pare che le uniche vere donne che hanno le mani in pasta sulla questione dell'aborto siano in effetti uomini travestiti da papi, giornalisti, cardinali, onorevoli e chediovenerendamerito.

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venerdì 15 febbraio 2008

I tre gobbi e un cavaliere azzurro

C'era una volta un Cavaliere Azzurro e una Dama Rossa che avevano una bambina che si chiamava Libertà. Il Cavaliere Azzurro era gobbo. Un giorno doveva partire per degli affari di politica personale, ma il primo pensiero che ebbe fu di raccomandare Libertà alla Dama, e le disse:
- Moglie mia, tutto quello che la piccola Libertà desidera, tutto quello che vuole, durante il periodo che io manco, glielo devi dare.

Il Cavaliere Azzurro partì e rimase la Dama Rossa con Libertà. Un giorno alla bambina venne il desiderio di rivedere suo padre, che era andato in un posto segreto della Sicilia a cercare i voti degli Autonomisti e dell'UDC, e cominciò a piangere:
- Voglio papà, voglio papà! Voglio papà!
La Dama, ricordandosi delle parole di suo marito, che tutto quello che la bambina chiedeva bisognava darglielo, si prese la piccola per mano e se ne andò a Palermo, ai Quattro Cantoni e lì, in un posto si fermò, aspettando il primo gobbo che passava. Il primo gobbo che passò, lei lo fermò e gli disse:
- Signore, devo dirvi una parola.
- Cosa comandate? - rispose il gobbo.
- Io ho un marito che di mestiere fa il Cavaliere Azzurro e che assomiglia tutto a vossìa. Lui è dovuto partire per un posto segreto e la prima cosa che mi ha raccomandato prima di partire fu la bambina, dicendomi che dovevo accontentare tutti i suoi desideri, La bambina ora piange sempre, perché vuole suo papà! Se vossìa vuole favorire a casa mia... così alla bambina le pare di avere suo papà e sta contenta.
- Con molto piacere - disse il gobbo - a che ora posso venire?
- All'una di pomeriggio - lei rispose.
- Va bene.
Il gobbo chiese licenza e se ne andò. Lei non restò contenta e volle aspettare se ne passava un altro. E quando ne passò un altro, lo fermò e gli fece lo stesso discorso che aveva fatto al primo. Lui gli domandò:
- E quando posso venire?
- Alle due di pomeriggio - rispose lei.
Non contenta del secondo, aspettò se ne passava un altro. Passò un altro gobbo, lo fermò e gli fece lo stesso discorso che aveva fatto agli altri due. Quello le domandò:
- A che ora posso venire?
- Alle tre del pomeriggio.
Fatto questo affare, tornò a casa con la bambina. All'una precisa venne il primo tutto carico di dolci e pasticciotti. Come entrò si pigliò in braccio la bambina e si mise a farle tante carezze. Era già passata un'ora che si sentì bussare alla porta. Lei, tutta confusa, cominciò a dire:
- Cielo, mio marito! Mio marito! Lo sapete che dovete fare? - disse al gobbo - io vi chiudo dentro quest'armadio e quando va nell'altra stanza io faccio uscire a vossìa.
Il povero gobbo si infilò dentro l'armadio, tutto impaurito e senza neppure fiatare. Il secondo si pigliò la piccola tra le braccia e cominciò a darle tutte le cose che aveva portato. La piccola era ben contenta. Intanto erano passate due ore; tuppi tuppi, alla porta! Lei, tutta confusa, disse le stesse cose che aveva detto al primo e il secondo gobbo si infilò dentro l'armadio senza neppure respirare.
Il terzo, bello carico, si prese la piccola e si mise a farle tante moine; lei gli preparò un bel piatto e si misero a tavola. Ma come si misero il primo boccone in bocca ecco che l'orologio della cattedrale suona le quattro!
- Ih! - disse la Dama - che disastro! Sono le quattro e sta per arrivare mio marito! La cosa migliore che si può fare è che vi infiliate dentro l'armadio e quando mio marito si va a coricare vi faccio uscire e ve ne andate per i fatti vostri.
I tre poveri gobbi restarono chiusi dentro l'armadio stretti come sarde in un barile, senza parlare, spaventati. Lei si andò a coricare e bella pulita con la sua bambina e i tre poveri gobbi, invece, impalliditi con le loro brutte gobbe ammaccate. L'indomani lei aprì l'armadio, ne prese uno, lo ficcò dentro un sacco, lo strinse stretto stretto, chiamò un ragazzotto e gli disse:
- Se tu vai a gettare ciò che c'è qua dentro, io, quando torni, ti regalo dieci monete.
Quello, tutto contento, si caricò il sacco in collo e lo andò a gettare a mare. Tornò per pigliarsi la promessa, ma quando arrivò, la Dama gli disse:
- L'hai gettato?
- L'ho gettato.
- Non è vero, che è tornato indietro; ce l'ho io. Se tu non lo getti bene, e torna di nuovo qua, io non ti dò i dieci soldi che ti ho promesso.
Il ragazzo si caricò il sacco in collo e se ne andò in una parte di mare più lontana, lo gettò e disse:
- Adesso vediamo se torni indietro...!
Andò dalla signora dicendole che l'aveva gettato in un punto più fondo.
- No, guarda! È tornato indietro. Dove l'hai gettato, che è tornato indietro?
Il ragazzo si caricò di nuovo il sacco e se ne andò verso un altro punto di mare ancora più lontano. Mentre camminava incontrò un gobbo che si dirigeva verso casa della Dama. Lui come lo vide:
- Ah, birbante - gli disse - stai già tornando indietro? Mi vuoi far fare un altro viaggio?
Gli diede una legnata in testa, lo pigliò svelto svelto, lo ficcò dentro il sacco, se lo mise al collo e giù a correre per sbolognarlo in mare:
- Vediamo adesso se torni indietro!
Tutto contento andò dalla signora e le disse:
- Signora, se sapeste... stava già tornando indietro. Ma io come l'ho visto gli ho dato una bastonata in testa, l'ho preso svelto svelto, mi sono messo a correre e l'ho buttato in mare.
Lei capì che era suo marito, il Cavaliere Azzurro che stava tornando: ma senza aprire bocca prese i dieci soldi e glieli diede.
(da: Racconti siciliani del Pitrè).

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giovedì 14 febbraio 2008

Scusi, mi dice l'ora?

La dinamica futurista delle "parole in libertà", della "immaginazione senza fili" e della conseguente "distruzione della sintassi", caratterizza anche il teatro futurista non solo sul piano del linguaggio, ma anche su quello della costruzione drammaturgica, di cui le cosiddette "sintesi" sono un risultato importante.

Il teatro futurista diventa rapidissimo e sorprendente. (G. Renzo Morteo).
A titolo di esempio ecco qui riprodotto un testo intero, la "sorpresa teatrale" di Francesco Cangiullo, intitolata "L'Ora precisa":
Due signori passeggiano a braccetto e incrociano un terzo.
IL TERZO (a uno dei due): Scusi, mi dice l'ora?
UNO DEI DUE: Mi dispiace, ma io vado avanti.
IL TERZO (all'altro): Può darmela lei?
L'ALTRO: Mi duole, ma io vado indietro.
I DUE (al terzo): Ma... e lei?
IL TERZO: Io non vado né avanti né indietro.
I DUE: Perché?
IL TERZO: Perché non ce l'ho! (Sipario).

Questo dramma è accompagnato dalla seguente nota: «In casa del Comm. Florio, Palermo, signori e signore recitarono L'ora precisa. L'attore che sosteneva la parte del Terzo aveva in sala sua moglie con amiche e amici. Questi, dopo la battuta: Non ce l'ho!, spontaneamente si recarono in corteo a fare profonde condoglianze alla dama, moglie dell'attore improvvisato, che aveva sostenuto la parte dell'uomo poco valido. La dama gridava... a sorpresa».

E noi contemporanei, verosimilmente, viviamo in un'era post-futurista o irreale? Avanti tutta? Indietro tutta? Oppure non ce l'abbiamo. Ma abbiamo perso l'orientamento; questo è un dato incontrovertibile che ci rende facilmente conquistabili e incapaci di ricercare la migliore strada. I pochi strumenti in nostro possesso (le "libere" elezioni democratiche - finché non ce le toglieranno) non sono in grado di controbattere allo strapotere dei cretini e dei presuntuosi al comando. Ma quest'ultimi sì che ce l'hanno. Ecco la vera sorpresa che ci spiazza ancora una volta. Siamo destinati a soccombere, malgrado la nostra intelligenza.

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Con Walter i ricchi non piangono più

Il protagonista è Veltroni Walter, un eccezionale caso di omonimia, niente a che vedere con il più famoso e importante personaggio politico italiano, probabile Premier del nuovo Governo italiano, se lo vorranno Berlusconi e gli italiani.

Walter è un giovane orfano di partito comunista cresciuto in campagna, privo d’istruzione; alla morte del padre Piccì, Walter viene cacciato di casa dalla matrigna Quercia, che s’impadronisce della fattoria e delle terre della famiglia Veltroni.
Walter zingareggia per la Città Eterna in cerca di un amico di suo padre Piccì, Gianfranco Bettini, che a suo tempo gli disse che avrebbe dovuto cercarlo qualora si fosse trovato in difficoltà; trovatane la casa, è però respinto da Massimo D’Alema, fedele segretario privato di Bettini, che lo crede un ribelle ateo abortista scansafatiche debosciato dedito alle crapulacce amico di africani e col vizio dei festival, amico di registi e attricette.
Il giovane Walter è solo al mondo, ma conosce un giovane, certo Dario Franceschini, che lo conduce in una chiesa dove conosce Padre Giuliano Ferrara la Prostata, noto difensore della Vita, - mentre gli altri sono tutti contro la Vita – che si occuperà di lui.

L’anziana e benestante Donna Paola Binetti Salvavida conosce Walter nella sacrestia e chiede a Padre Ferrara il permesso di occuparsi del giovane scavezzacollo. Secondi fini? Mah!
Così Walter comincia a vivere in casa di Don Silvio Berlusconi e sua moglie la Sciura Brambilla, due coniugi molto ricchi e molto umani, che spesso si commuovono e piangono per un nonnulla. A loro Donna Paola ha chiesto di ospitare il giovane. La sciura Brambilla, però, non vede di buon occhio il ragazzo che appare sporco e selvaggio. Walter è spaventato dal lusso che lo circonda e ha molta soggezione per la Sciura Brambilla.

In casa Binetti Salvavida sembra però che il Walter viva più in modo pacato e sereno, iniziando così a ricevere l’istruzione che gli era mancata; fino al giorno in cui torna da un lungo viaggio l’unica figlia dei Binetti Salvavida, Rosy Bindi: cinica e viziata, costei non sopporta la presenza di Walter.
Piero, cugino di Rosy e invaghito di lei, escogita dei piani con Donna Paola per cacciare via per sempre il povero Walter. Rosy Bindi dimagrisce ogni giorno che passa, ma più dimagrisce e più viene attratta da Walter: mentre prima non lo sopportava adesso ne è innamorata pazza. Chi disprezza compra, in amore. Intanto Don Silvio Berlusconi riceve dei documenti relativi ad intercettazioni abusive da parte di un suo amico, proprio il Gianfranco Bettini che Walter all’inizio di questa storia cercava in città, ma ignora – afferma lui – che i documenti segreti riguardino il testamento della Casa delle Libertà ormai cinicamente sciolta. Quindi dà ordine alla colf Sandrocchia di bruciare tutte le prove delle intercettazioni abusive nel caminetto.

Intanto Dario Franceschini conosce Emma Bonino, che ama segretamente Walter, e diventa il suo amante; quando lei rimane incinta di lui attribuisce la paternità della sua creatura a Piero Fassino, innamorato cotto della Rosy, con il quale è riuscita ad avere un rapporto mentre l’uomo era ubriaco.
Rosy Bindi non accetta l’idea di sposare Piero, che gli sembra eccessivamente magro, contravvenendo così alla volontà dei suoi genitori.
Quando sparisce Bettini, l’amico di Don Silvio, si scopre che Walter è in realtà molto ricco, avendo ereditato le terre e le proprietà del padre; il ragazzo studia sempre e per dimenticare l’amore che prova per Rosy Bindi si fidanza con Di Pietro; Rosy Bindi continua a dichiarargli il proprio amore, ma Walter sente di non poterlo ricambiare, vista la compromissione di Emma, futura mamma.

Questa continua a tramare contro Walter, aiutata dalla sua mamma, Livia; ma la sorte sarà nefasta per lei, perché morirà poco dopo aver partorito. Fa in tempo a chiedere perdono a Walter, affidandogli la figlia neonata Democratic Party, che però non sopravviverà a lungo. Da quel momento, Livia, sinceramente pentita, rimarrà accanto a Walter sino alla fine della storia, in qualità di falsa suocera.
Walter ora è libero di sposare finalmente Rosy Bindi, al colmo della felicità. Immaginatevi questo colmo; dopo la luna di miele la giovane sposa deve partire per le elezioni anticipate, ma per uno sciopero dei leghisti padani che lavorano all’aeroporto di Malpensa, torna a casa e trova Walter svenuto per un malore tra le braccia di Di Pietro mentre costui gli stava facendo gli auguri per il matrimonio con la Rosy. Alla Rosy, questa scena pare tutt’altra faccenda, e credendo che Walter e Antonio siano amanti intima al marito di concedergli il divorzio. Madonna del Carmine!?!

Walter fugge di casa nella disperazione, si dà alla birra e alla panna montata, e mentre è preda dei fiumi di birra adotta un bimbo afghano. Adesso Walter è solo, seduto in una panchina, dalle parti del Colosseo. Qui conosce una passeggiatrice rumena alla quale consegna il bimbo afghano dicendole che può tenerselo, anzi glielo regala con una promessa di matrimonio. Walter trascorre un periodo di grande obnubilamento psicofisico. Ogni pagliuzza gli sembra una trave.
Uscito dallo stato confusionale grazie alla cura del Tg4 di Emilio Fede, torna a casa dalla Rosy con la qual si riconcilia, ma tra i due ormai c’è amarezza per lo sdegno della Rosy di essersi ritrovata in casa un marito un poco gay. Ma, diamine, queste cose si scoprono sempre in ritardo.

Poi Walter va a recuperare il bimbo afghano regalato alla rumena e insieme alla Rosy e a Dario e a Donna Paola ricostruiscono il Democracy Party e da quelle macerie si aprono a nuovi orizzonti.
Questa storia finisce con la scoperta che il vero padre di Walter è Don Silvio e la vera madre la sciura Brambilla. Immaginatevi le lacrime in quella casa di ricchi e piena di lussi per la Umana Rivelazione.
Così Walter, dai tristi trascorsi della sua esperienza di vita e per il fatto d’aver visto tutte quelle lacrime nella casa dei ricchi, il giorno dopo, in piena campagna elettorale, ha dichiarato: “Non farò più piangere i ricchi.

Il problema non è far piangere i ricchi, il problema è far crescere la società, l'economia e la Verità, che non sta a Destra e nemmeno a Sinistra ma sta a volte nel CentroDestra e a volte nel CentroSinistra. Se, aumentando gli introiti e la produttività attraverso la lotta all’evasione fiscale dei poveri, riusciremo nella nostra impresa. Altrimenti kaputt”.
La prossima telenovela si intitolerà: "Walter alle prese con i problemi di vita dei ricchi".
Ora che le Verità sono state tutte scoperte loro vivono felici e contenti e noi ci spazzoliamo i denti.

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mercoledì 13 febbraio 2008

La resistibile ascesa di don Giuliano

Qui regna il caos più sportivamente caotico. Si stanno allineando tutti ai nastri di partenza compreso don Giuliano la Prostata. Lui corre ma non in clinica a partorire, non è rimasto incinto, anche se l’apparenza sua ci regala profonde soddisfazioni estetiche, lui corre in disaccordo con Berlusconi che lo aveva invitato ad accasarsi nel PdL.

Silvio fa le cose divinamente dato che è un vero uomo d’affari. Don Giuliano di affari non capisce un’acca, beh, non capisce tante altre cose, c’è chi dice invece che capisce perfettamente e ragiona freddamente sulla faccenda della moratoria; tant’e vero che ha deciso di presentare la sua lista In Difesa Della Vita. Comunque, adesso è lì, lascia La7 e andrà in cerca di ottimi cittadini che l’aiuteranno a far nascere tutti i bambini, compresi quelli che sarebbe meglio invece che no. La resistibile ascesa di don Giuliano a padrino della vita e la discesa dello stesso nel campo puramente elettorale non deve trarci in inganno: le due cose si somigliano e non deve perciò stupirvi se lo vedrete accompagnarsi con molte mamme che spingono le carrozzelle. Questa è un’idea, che se mi permettete, vorrei passare a don Giuliano che si merita ogni aiuto possibile ed ogni suggerimento coreografico per vincere. La Vita prima di tutto, a costo della vita....delle donne.

Si allineerà anch’egli, il mastodonte, ai nastri di partenza, e vedrete che malgrado la mole ce la farà. Perché le persone come lui ce la fanno sempre, anche quando sono grossi e pesanti. Anche noi fummo un giorno ai nastri di partenza, quando la nostra mamma ci partorì perché non abortì; da quei nastri siamo partiti che oramai son trascorse milioni di ore. E siamo scattati prima con un gran vantaggio per arrivare malamente dove stiamo adesso. Durante la nostra corsa… durante la mia corsa sono stato superato da molti… mentre io ancora corro… i molti che si erano allineati dopo, quasi tutti castaioli apparentati e garantiti… sono arrivati prima di me e di te e di noi. Noi corriamo ancora, questi stanno ripartendo e ci supereranno, sono decisamente instancabili.

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martedì 12 febbraio 2008

Trenitalia ed Election Day

Questo è un treno meridionale.

Beh, sapete che vi dico: ogni treno è paese!
Elettori premiati dai politici e pendolari puniti dal Governo. Una ballata accademica di mignotteria democratica. Un miscuglio di piattole politiche.
Grazie, sentitamente ringrazio le Destre italiane per la scelta oculata dell’election day.
Risparmieremo miliardi di euro. Così, le Destre vanno incontro alle famiglie italiane che versano in precarie condizioni economiche.
Grazie, sentitamente ringrazio le Sinistre italiane per la scelta oculata dell’election day.
Risparmieremo miliardi di euro. Così, le Sinistre vanno incontro alle famiglie italiane che versano in precarie condizioni economiche.
E tutti insieme tra politiche ed amministrative col loro patto d’abbondanza sono certi che gli elettori li acclameranno ancora deputati e senatori.
Con i soldi risparmiati grazie alla bontà dei politici lo Stato aiuterà Trenitalia a ripulire i treni e a migliorarne la puntualità. E tutti insieme i pendolari li acclameranno... col fischio.

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lunedì 11 febbraio 2008

I Fondatori d'Italia

Berlusconi ha inviato missive d’amore ai suoi alleati, quelli antichi, quelli di sempre, quelli recalcitranti e i voltagabbana.

Amori miei, vi bacio e vi bastono. Poi vi accarezzo e vi prendo a calci in culo. È la famosa legge del bastone e la carota. Non capisco perché voi non mi capiate. Pronunciatela ad alta voce, su, forza, la parolina magica che dice: «Silvio, Padre nostro, siamo tutti con te». Come fate ad essere così servili, solo Dio lo sa ed io. Già. Io lo so, e comprendo benissimo il vostro disappunto dato che anche a voi è notorio che raccoglierete solo briciole.

“Sappiate che il Cielo benedirà la vostra sottomissione, ma rendetevi conto che stavolta mi sa che è ostica la via. Possiamo sbatacchiare sul tavolo tutti i sondaggi che ci dànno vincenti; possiamo raccontare fole sulla presunta deriva del PD, ma io, in verità, in verità vi dico: Ragazzi, siamo messi male! Stiamo raccontando tante di quelle frottole agli italiani che io stesso non mi capacito più dove sta la verità, quella vera. Ecco, i tamburi di latta battono, sono i più giovani che ci sfottono. Se vogliamo vincere veramente, dobbiamo incominciare a parlare come la rana dalla bocca larga che mentre faceva cra cra il rospo se la pappava. È giunta l’ora di dire pane al pane e vino al vino, dobbiamo dire e non dire, come di solito sappiam fare; noi che diciamo d’avere un programma migliore del Walter dobbiamo dirlo onestamente a tutti : «Ragazzi, è una menzogna!». Oh!

Finalmente l’ho detta. E un’altra cosa vi chiedo. Lasciatelo in pace il Walter. Qualsiasi cosa dica, qualsiasi cosa faccia. È un galantuomo. E sarà per me un onore votarlo su OKNOtizie». Mi credono già partito, ma partito lo sarò solo dopo le elezioni, quando ci confonderemo e fonderemo come i Fondatori di Star Trek. Fondiamoci. Noi non siamo solidi. Siamo già sgangherati e liquefatti. Spero che l’amore che nutro per voi possa essere contraccambiato con mille e mille bacetti”.

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domenica 10 febbraio 2008

È sufficiente un Plebiscito autoritario

Sarà una faccenda lunga questa campagna elettorale come da Natale a Santo Stefano.
Nemmeno è iniziata e già ne ho le tasche piene. Erano già colme, in verità, delle scrofolate d’altri tempi.

Ma, in effetti, nel post di stamattina, solo ora mi rendo conto che avevo omesso di scrivere che Veltroni ci aumenterà gli stipendi e ci abbasserà le tasse. Non l'ho scritto perché davo per scontato che non dicesse questa paperinata. L'ha detta, ragazzi, come un Berlusconi qualsiasi. Com'è quella battuta del film: la presunzione è la madre di tutte le cazzate! Mentre il suo fiero avversario farà di meglio: ci riproporrà gli strafottuti milioni di posti di lavoro e gli strafottuti abbassamenti di tasse e gli altrettanti aumenti di stipendi. Bene, a questo punto non c’è bisogno delle vostre dannatissime elezioni. È sufficiente un Plebiscito autoritario Vostro per dirimere le vostre beghe, che con voci pacate e con toni sereni volete introdurceli piacevolmente a suon di... banane. I Veltrusconi son fatti l'un per l'altro e non venitemi a dire che non lo sapevate.

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La Vetta della Politica: Discorso di Spello agli Italiani

Cari Italiani, mi sento a pezzi, dentro. Mi spaventa, la voce di sofferenze e di disagi che da tante parti d’Italia mi ottenebra il pensiero. E il mio pensiero è uno solo, inequivocabile e ininterrotto, specie da quando ho la consapevolezza che il plebiscito sul mio nome, in questo Partito Democratico, concorre alla trasformazione, oserei dire alla, e vi prego di non fraintendermi, alla rivoluzione, pacata e serena, non mistificante, delle emergenze del Paese che mi sto preparando ad affrontare.

Il mio non vuole essere un Discorso della Montagna, ma quasi. Lo so, qui a Spello è facile fare dell’ironia. Lo so che qualcuno scriverà che il popolo nuovo si spellerà le mani, vorrei sorridere sarcasticamente, ma se vi spellate le vostre mani io so che lo fate non per me ma per l’Italia. E allora, sia chiaro, la vostra spellata deve sostanzialmente produrre un’atmosfera di speranze umane, sociali, politiche, e musulmane… oh oh, lapsus, mi correggo, cristiane, sì, laddove questa parola ha il significato e l’importanza che merita. Non sarà un Discorso della Montagna, ma sarà in ottemperanza a questi valori per i quali mi avete eletto alla guida di questo partito e che vi porteranno ad eleggermi alla guida del Paese.

Cari Italiani, qui in Italia, c’è la brutta abitudine che l’occhio destro non vede o non vuole vedere il sinistro e viceversa. C’è la cattiva abitudine della mano destra che non lava la sinistra. Tutto questo lo percepisco come un fatto negativo e mi fa una rabbia amara constatare quanti italiani soffrono le stesse condizioni amare che soffro io con questa rabbia che mi assale. Ma non mi appartiene la cultura del menefreghismo: sono solo colpi a vuoto e sputi in faccia che si ritorceranno contro i nemici del Progresso e della Tolleranza, della Cultura e della Solidarietà, degli amici dell’Africa e degli amici dei Festival. Ecco, un pensiero mi dà forza: ora che ho saputo da D’Alema che la destra è un guazzabuglio di immondezze politiche, la nostra via del Risorgimento non si dispererà più lungo il cammino, perché il nostro cammino viene da Lontano, passerà da queste parti e andrà di nuovo Lontano.
Nell’ombra tramano i nemici dell’Italia.

Hanno, in questi quattordici anni, compiuto il miracolo di tenere in vita l’amico Berlusconi, fiero avversario, al quale, non mancandogli di rispetto, vorrei esternargli tutto il mio profondo in bocca al lupo per una infelice riuscita della sua campagna elettorale. Quattordici anni trascorsi come un fiero lutto, pacato e sereno, con le donne e gli uomini di questo nostro Paese sempre in bilico se accettare o meno le profferte di Berlusconi. È stata una lezione straordinaria di vita aver saputo resistere alle lusinghe del Cavaliere. Ma ora basta. Ora è arrivato il momento di mandarlo, per usare un eufemismo grillesco, a vaffanculo; ora, quel posto lì che sembrava essere predestinato per il Cavaliere, lo prenderò io, con i vostri voti, con la vostra fiducia dopo che vi siete fatti la mani spellate.
Questo mio Discorso va oltre il Contratto con gli Italiani che il Cavaliere firmò da Bruno Vespa.

Questo mio Discorso, che non è quello della Montagna, ma quasi, punterà su alcuni punti essenziali e sui nodi che devono essere sciolti per poter portare l’Italia nel posto che le spetta. Innanzi tutto basta con i Rifiuti per sempre. Dato che la Maggioranza degli Italiani è contro gli Inceneritori ed io rispetto questa volontà, appena al Governo chiederemo uno sforzo ai nostri alleati per incrementare i viaggi spaziali dei nostri rifiuti. E, se come penso, gli americani non ci rifiuteranno questo favore per gli altri mille favori contraccambiati, avremo risolto con la creatività naturale tutta italiana questo tragico problema. Se la cosa funziona, possiamo prevedere il lancio anche di Mafiosi, Camorristi e ‘Ndranghetenchisti. Ci sbarazzeremo, una volta per tutte delle anomalie italiane. Lo stesso faremo con i corruttori e i corrotti. E con questo avremo risolti tutti i nostri problemi di natura sociale, politica e cristiana. Non ci saranno più disoccupati e precari e soprattutto Mastelli in libera uscita.

No, non prendetemi per pazzo. Sono savio. Quando un genio – politico – appare in società, di solito nessuno se ne accorge e viene spesso lapidato dalla sua gente. Nemo propheta in patria, sì, ma non nel mio caso. Io farò tutto questo. Io vi ho mostrato la strada. Se mi ascolterete e farete come me, io vi dirò: mi somigliate. Metterete una pietra sull’altra, fino alla riedificazione di un nuovo Palazzo: il Palazzo del Potere Popolare. Ma chi, pur avendomi ascoltato, non metterà in pratica il mio Pensiero, il Veltron-Pensiero, sarà egli stesso causa della sua rovina.
Eccomi, quindi, in cammino con voi: prendete le scuri per abbattere le radici impure, correte là dove vedete che c’è del marcio... fate questo in nome dell’Italia... ma anche in nome mio... e questo lo dico con pacatezza e serenità... la serenità di un uomo che è nel giusto.
Andate e vegliate. E soprattutto, votate.

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sabato 9 febbraio 2008

Con Berluscaz, per centotrent'anni

Siamo tutti diversi: lo ha voluto Dio
Al Quinto Giorno poteva fermarsi. Ma Egli, cocciuto, continuò nella sua opera di invenzione; creò il maschio a sua immagine e la femmina a immagine di chi? Beh, questo nella Genesi non c’è scritto; ma pare che somigliasse ad una costola maschile.

A quella costola hanno dato il nome di Eva. Adamo? Nato dalla terra, dice l’etimologia, che è stata inventata da Dio che ha inventato Adamo. Eva, la maschia di Adamo. Poteva chiamarsi Adama? No. Eva, perché, si spiega nella Bibbia, suscita la vita. Bene, adesso che sappiamo che Eva può fare figli cerchiamo di capire perché da Adamo risulta Berlusconi. Intanto, se Dio si fosse fermato ad Adamo, la vita avrebbe continuato ad evolversi lo stesso naturalmente, chimicamente, biologicamente, intelligentemente. Come? Col meccanismo della autoriproduzione autosufficiente. Bastava averne la voglia.

Che non è la stessa cosa che dice Joseph Ratzinger: “Quando l’uomo o la donna pretendono di essere autonomi e totalmente auto-sufficienti rischiano di restare rinchiusi in un’auto-realizzazione che considera come conquista di libertà il superamento di ogni vincolo naturale, sociale o religioso, ma che di fatto li riduce a una solitudine opprimente”.

Ad Adamo gli si sarebbero maturate le ovaie maschili (leggi: costola) spontaneamente nel momento in cui si sarebbe sentito solo e avesse esclamato al cielo: “Oddio, come mi sento solo in questo Eden; solo io e quel serpente vanesio che si crede Dio”. A quel punto sarebbe rimasto incinto di sé stesso e avrebbe partorito, senza doglie, un figlio maschio. Linea diretta maschile e sempre e soltanto figli maschi. E non ci sarebbe stato nessun motivo di scandalo del tipo accoppiata tra maschi gay. Direte voi: a parte la cavolata sfrenata, ma da dove avrebbe partorito il maschio Adamo? Ragazzi, mi meraviglio di voi; ma dalla sua costola, sempre quella. A quel tempo la costola maschile aveva questa prerogativa. Poi, dopo il peccato originale, la costola si chiuse in sé e non ne volle sapere più di rapporti sessuali con sé medesima. Chiuso l’argomento.

Et Dieu créa la fêmme, ma non somigliava a Brigitte Bardot. Le si impose il nome di Eva con la prerogativa della scelta del cognome: Kant, Braun, Peron, Henger. Decise, inizialmente di chiamarsi solo Eva. Quando Adamo vide Eva, disse: “Che cazzo è ‘sta roba?”. Poi, osservandola meglio, esclamò: “Tu sei nuda!”; certo, mica poteva dirle “comm’e mammeta t’ha fatte”; soddisfatti gli occhi del tremendo spettacolo, il primo nudo integrale della storia, decise di sfruttarla secondo le consuetudini che già vigevano – anche nella provincia di Pavia - ancor prima della nascita del mondo. Poi ci fu quel che ci fu con la partecipazione straordinaria del serpente nella parte del Maligno e Dieu li scacciò con vergogna dal Paradiso Terrestre, dicendo a Eva, mica ad Adamo, a Eva, che si beccò la sua prima colpa: “Tu partorirai con dolore e non abortirai mai”. Questa fu l’ultima volta che Dio parlò a dei comuni mortali. Da quel momento privilegiò soltanto i profeti.

Quindi Adamo, chiuso il periodo costolare, si accoppiò con Eva e nacque Caino, che era buono come il pane e cialtrone quanto basta con le capre. Poi nacque Abele che era uno stronzo figlio di papà che le aveva tutte vinte. Da due così ne poteva venire solo stupido odio e così un giorno Abele, mentre raccoglieva fior di loti in cima all’albero, cadde cozzando con la testa sulla la clava di Caino, che l’aveva appoggiata ai piedi del Caco. Dopo i funerali, Dio tuonò dall’alto dei cieli: “Nessuno tocchi Caino”. E da quel momento l’assassinio, sia esso individuale che di massa, venne incoraggiato.

Allora Adamo ed Eva rimasero senza figlioli e Adamo disse: “Facciamo un figlio e facciamolo così e così e lo facciamo di qua e di là e lo facciamo senza peli… sulla lingua”. Eva, che non conosceva ancora i suoi diritti sulla uguaglianza e la parità tra i sessi – la storia racconta che solo nel febbraio del 2008 l’autorevole voce del Papa difese a spada tratta la dignità della donna contro lo sfruttamento, obbedì al desiderio del maschio e si tuffò nell’adamitico abbraccio; ne uscì incinta.
Questa la traccia genealogica: da Adamo e passando per Seth, Enosh, Kenan, Mahalaleel, Jared, Enoc, Methushelah, Lamec, Noè e poi da Davide, che generò figli e figlie per arrivare migliaia d’anni dopo a Berluscaz. Che nacque con quelle precise fattezze con le quali lo aveva immaginato suo padre Adamo. Un ultima cosa: la longevità. Con Berluscaz, l’ultimo dei patriarchi, la longevità è stata ripristinata. Si parla di oltre centotrent’anni. Bye bye.

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A colpi di sumo ti rialzo l'Italia

Chi sarà mai il lottatore che ci dà le spalle?

Vedi bene, cara Sandrocchia, come tutti vogliono il bene dell’Italia.
Ciascuno ama l’Italia più degli altri.
Ma quale onore c’è in questo amore dopo che i Sinistri hanno sinistramente messo in ginocchio la mia Italia?
Hanno leccato il sangue degli italiani e ora vogliono salvarli. Corrono da soli. Che fegatelli!
Anch’io, anch’io corro da solo. Fini? Un zavorretta utile. I miei destri più piccoli? Zavorrette utili. Casini, fa solo casini e non sa dove sbattere la testa. Si accalerà, vai tranquillo.
Io, sia chiaro, solo io sono il legittimo fidanzato di quest’Italia defunta. E questo amore che provo per Essa mi dà il diritto di schiacciare tutti quanti: ma che vadano al diavolo, per il bene dell’Italia.
La mia campagna elettorale sarà impostata con una sola parola d’ordine che sarà, anche, il mio programma e il mio nuovo contratto con gli elettori: “T’amo, o pio bove…”; no, questa no, è l’altra che fa così: “Rialzati, Italia!”.
E qui, a seguire, una bella colonna sonora a base di tamburi giapponesi che fa così: "ti-rum-pu-u-cul-ti-rum-pu-u-cul-ti-ti-ru-u-pilu-a-un-a-un".
Efficace, no? Per gli italiani, questa andrà benissimo.

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venerdì 8 febbraio 2008

Nessun dorma: irrompe il Cavaliere

Times: Berlusconi non merita chance.
Ha lavorato per sé stesso tranne due frammenti di riforma.

(ANSA) - LONDRA, 8 FEB - Il quotidiano conservatore britannico Times è contrario alla possibilità di un ritorno di Silvio Berlusconi al governo. “Non merita un’altra chance”, è il titolo di un commento di Brown Maddox, la principale columnist di politica internazionale del giornale. “Due frammenti di riforma delle pensioni e del lavoro”, “non ci sono altri casi in cui Berlusconi ha agito per il beneficio dell’Italia, invece che per il suo”. “Ha anche tagliato alcune tasse peggiorando le finanze”.

Monologo di Berlusconi, meglio noto anche come "Il flagello di Berlusconi" - (avanza lentamente verso il proscenio e parla senza preoccuparsi del tumulto di fondo).
«Per voi, galantuomini di destra, mi sto sacrificando. Ho per voi grande disprezzo per quello che mi avete dimostrato di essere: non avete il fegato di correre da soli. Dopo che me ne avete dette di tutti i colori mentre io vi ho pescati nei fanghi e vi ho portati ad essere. Non avete il coraggio che sta invece dimostrando il mio amico e avversario Walter. Ma, siccome, dobbiamo vincere, mi accollo ancora una volta il vostro inutile peso. Ma qui comando io, sia ben chiaro e, in seconda battuta, la Sandrocchia. Mi avete portato dalle stelle alle stalle e ora fate il contrario. Per voi, galantuomini di destra, che mi stavate precipitando oltre il paese del Nulla, nel paese dei Comunisti, che mi avevate abbandonato, dopo che io vi avevo fatto uomini e caporali, per voi e per questa Italia io mi sacrifico. Mi sento giovane e in forma; mai stato meglio come ora; in più, sono giovane d’anni nella mia personalissima carriera politica e non come vanno dicendo i nemici dell’Italia che il più giovane è Veltroni. Sì, non siamo uguali, poiché lui ha qualche anno in meno di me ed io ho tanti capelli in meno di lui: segno, questo, della grande strizzata d’intelligenza politica.

Amici della destra, quando languivo, solingo e trasudato, sprofondato nella mia sterminata poltrona, davanti ad un televisore perennemente in linea con Emilio Fede; quando mi spremevo per risorgere da quest’abisso mortalizio dove mi avevate ficcato; quando stavo per affogare nella desmenteganza universale, ecco, no, non voi siete venuti, siete tornati a me a porgermi il bastone del risuscitamento, ma Lui, e lo voglio scrivere a chiare e grandi lettere, LUI VELTRONI, mi ha teso una mano. Amici e galantuomini di destra, qui il mondo s’è rovesciato. Io languivo e ora sorrido. Con minuziosa sottile strategia ho fatto cadere il governo del Prode Romano e a questo qui che mi sta accanto, che non voglio nominare perché anche a me fa ribrezzo – e chi non fa ribrezzo agli uomini coi suoi tradimenti? -, ma che tutti conoscete come il Ceppalonico, a questo qui lo voglio proprio premiare e già gli ho dato il pre-incarico di sondaggiare quale ministero potrebbe scegliersi in virtù delle sue prerogative psicofisiche.

In una società di criminali, io trassi linfa e arguzia dotta per abbattere i Malviventi; circondato da malvagi giudici che mi hanno profanato i miei più intimi segreti; i tormenti che mi han fatto patire, io stesso li vorrò poi ritorcere a costoro e, legatili come salami li vorrò sbatacchiare a monte e a valle per la goduria mia. Se sarò condannato a vincere, non sarò soltanto spettatore del mio trionfo, perché io non apparterrò più alla Casta dei semplici umani, mi innalzerò a vette inconcepibili per le piccole menti umane; se vincerò vi farò dono della romanza “Nessun dorma”... e vi strapperò applausi... E quando scomparirò, perché scomparirò... un giorno... non provatevi a cancellare dietro di me tutte le mie tracce... poiché io da lassù... vi vedo... vi vedo...».

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Vade retro, Satan!

Il peccato più ostinato del mondo è quello di dimenticarsi totalmente che l’Inferno esiste.
Dice bene il Papa.
Dobbiamo concentrarci e pensare all’Inferno come ad una cosa non vuota ma molto visibile e non dettata solo dai pregiudizi, dalla ignoranza e dalla malafede. Esiste! Esiste l'inferno del Papa.
Esiste quest'altro inferno, quello dell'umanità.
A quale inferno credere? Quale, il meno infernale?
Questo
o questo
o questo
o questo
o questo

E ancora, dobbiamo digiunare per contemplare meglio gli spazi di silenzio che ci sono stati donati e che ci aiutano a dimenticare il Maligno.
Che si faccia SILENZIO, appunto, a cominciare dai Castaioli in carriera politica.
Non si dimentica nessuno, poco per volta, in quest'inferno.

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Heracleum