Si fa un gran parlare del ’68, di ciò che rappresentò, delle speranze e delle illusioni.
Convivemmo con i morti di Reggio Emilia e della Sicilia, con la guerra del Vietnam, con cortei e manifestazioni antifasciste, con il terrorismo e con i profumi di libertà, fummo spettatori lontani dell’oppressione sovietica che con i suoi carri armati re-instaurava la propria influenza nei Paesi satelliti del suo impero. Correva il Sessantotto dappertutto.
Oggi Jan Palach avrebbe la bella età di 59 anni se non si fosse dato fuoco per abbattere l’accerchiamento oppressivo dell’impero sovietico. "Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (il giornale delle forze d'occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà".
Jan Palach si diede fuoco per un grande ideale di Libertà. Perfino la Chiesa giustificò quell’atto che non chiamò suicidio ma azione per un bene supremo e certo fu soddisfatta perché quell’atto si proiettava contro il comunismo.
È normale che una donna, disabile tra l’altro, e madre di due figli, arrivi all'estremo limite di sopportazione e si dia fuoco per liberarsi dalla cancrena della Emergenza Rifiuti? E, mi chiedo, sarà biasimata per questo oppure sarà giustificata per non dire imitata? È stato un momento di folle disperazione e di superficiale rassegnazione, oppure a questa donna, ma a tutti nella Campania, va data la Speranza e il Diritto di vivere libera dall'oppressione dell'Emergenza Rifiuti, libera dall'Oppressione della Criminalità, dall'insipidità e dalla indolenza della Casta Politica?
Ma la cosa che più sfugge ai molti esperti dell'Emergenza è che il gesto per fortuna non mortale, sia stato fatto da una donna semplice come il più semplice dei gesti. La semplicità è difficile a farsi ma solo per i nemici della Vita Umana.
Convivemmo con i morti di Reggio Emilia e della Sicilia, con la guerra del Vietnam, con cortei e manifestazioni antifasciste, con il terrorismo e con i profumi di libertà, fummo spettatori lontani dell’oppressione sovietica che con i suoi carri armati re-instaurava la propria influenza nei Paesi satelliti del suo impero. Correva il Sessantotto dappertutto.
Oggi Jan Palach avrebbe la bella età di 59 anni se non si fosse dato fuoco per abbattere l’accerchiamento oppressivo dell’impero sovietico. "Poiché i nostri popoli sono sull'orlo della disperazione e della rassegnazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra protesta e di scuotere la coscienza del popolo. Il nostro gruppo è costituito da volontari, pronti a bruciarsi per la nostra causa. Poiché ho avuto l'onore di estrarre il numero 1, è mio diritto scrivere la prima lettera ed essere la prima torcia umana. Noi esigiamo l'abolizione della censura e la proibizione di Zpravy (il giornale delle forze d'occupazione sovietiche). Se le nostre richieste non saranno esaudite entro cinque giorni, il 21 gennaio 1969, e se il nostro popolo non darà un sostegno sufficiente a quelle richieste, con uno sciopero generale e illimitato, una nuova torcia s'infiammerà".
Jan Palach si diede fuoco per un grande ideale di Libertà. Perfino la Chiesa giustificò quell’atto che non chiamò suicidio ma azione per un bene supremo e certo fu soddisfatta perché quell’atto si proiettava contro il comunismo.
È normale che una donna, disabile tra l’altro, e madre di due figli, arrivi all'estremo limite di sopportazione e si dia fuoco per liberarsi dalla cancrena della Emergenza Rifiuti? E, mi chiedo, sarà biasimata per questo oppure sarà giustificata per non dire imitata? È stato un momento di folle disperazione e di superficiale rassegnazione, oppure a questa donna, ma a tutti nella Campania, va data la Speranza e il Diritto di vivere libera dall'oppressione dell'Emergenza Rifiuti, libera dall'Oppressione della Criminalità, dall'insipidità e dalla indolenza della Casta Politica?
Ma la cosa che più sfugge ai molti esperti dell'Emergenza è che il gesto per fortuna non mortale, sia stato fatto da una donna semplice come il più semplice dei gesti. La semplicità è difficile a farsi ma solo per i nemici della Vita Umana.






















































