lunedì 31 marzo 2008

Sogni e tempeste del Cavaliere Azzurro

Schermaglie: Berlusconi: piano per risolvere l'emergenza rifiuti in 2 mesi. Veltroni un bluff
Berlusconi: Tra i disastri della sinistra la crescita dell’inflazione. Veltroni: cancelleremo 5mila leggi entro il 2008.
Il sogno vero e proprio, anzi l’incubo, inizia da qui.

"Vincere o non vincere: la certezza è questa, se sia più nobile darle di santa ragione a Veltroni e appioppargli l’umiliazione di una sconfitta oltraggiosa, oppure alzarmi e combattere da solo contro i tanti comunisti arroganti e risolutamente finirli? Andarsene o rimanere… nient’altro. E come in una delle mie solite smentite porre termine agli affanni della mia coscienza e all’altre infinite miserie che sono l’eredità del governo Prodi. Ecco un epilogo da bramarsi famelicamente! Andarsene, rimanere… Rimanere! E vincere! Un sogno, forse? Ma se i miei sondaggi mi dànno un avanzo di dieci punti? Ah, ma qui è l’intoppo: perché il pensiero che codesti sondaggi non siano veritieri mi farebbe visitare quello che me li ha prescritti per dargli un calcione nel sedere quando avremo finito e saremo lontani dagli echi di questa burlesca campagna elettorale, a quel pensiero, Dio non voglia, dovrò trattenermi; anzi, veramente, quest’idea mi rompe l’anima e non mi fa dormire. Vincere o non vincere. E se non dovessi vincere? Questa idea non mi piace, non mi m’incontra e mi porta sventura: chi sopporterebbe, infatti, Fini e Bossi, Mussolini e la Sandrocchia, e in più le offese dei nemici, le ingiurie degli avversari, le vendette dei giudici, l’arroganza dei comunisti e lo sguardo cupo del mio peggior avversario, il Walter, se si può liberarsene da sé con un colpo di smentita? Che brutto incubo! Chi vorrebbe portar sudando e gemendo la soma d’una logorante teoria di promesse elettorali, se la paura della sconfitta – oltre i confini della realtà italica gemente – l’inesplorato paese donde nessun viandante fece mai ritorno – non mi trattenesse a tal punto da preferire i voti dell’amico-nemico Walter alla mia vittoria risicata e leggera? Così l’incoscienza ci rende codardi e ci fa rimanere incollati al potere; così la mia coscienza viene rósa dall’implosione; anche le più alte menti affaristiche vanno a finire nel nulla se dovessi incorrere nella sconfitta; e le mie cordate ve le potete scordare. Ma calmati ora, caro Silvio: arriva il Walter!... Oh, giovane Walter, non dimenticar le larghe intese se, putacaso, dovessi vincer tu. Son io quel desso che ti sfidò all’ultimo voto".


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Dopo il 13 e il 14 si va verso la Repubblica vespasiana

Questo nuovo ordinamento sociale, nelle previsioni del primo Console italiano, deve rigenerare la superficie morale del Paese poiché nasce dalle ceneri della 2ª che aveva seppellito, a sua volta, la 1ª, tramite una crema magica, di cui non si conosce la ricetta, da spalmare due volte al giorno, due o tre minuti dopo l’affiorare di turbe psichiche derivanti da cattivi pensieri e da una mal riposta fiducia nel duce nuovo Console.

Andremo verso il nuovo ventennio (ma anche trent’anni – che dio lo preservi) berlusconista che causerà:
1° - un rinnovo della pellagra italiana;
2° - cancellerà tutte le macchie dalle fedine penali dei pregiudicati, condannati e in procinto di commettere crimini antipopolari;
3° - nutrirà tutti i cittadini in gravi difficoltà economiche con elargizioni prelevate di nascosto dalle offerte che i fedeli versano alle parrocchie durante la messa;
4° - sterminerà pidocchi e zecche e anche la peste nera;
5° - levigherà e assorbirà, con la crema magica, tutte le anomalie e le discrepanze causate dal corrotto governo comunista che ha imperversato in Italia dalla fine della guerra d’Abissinia;
6° - risolleverà le sorti dei marciapiedi che contengono vecchie orme di pedoni trasandati, di vagabondi e di immigrati; (eliminazione totale dei marciapiedi, sostituiti da chilometrici vespasiani che prevengano e limitino l’incontinenza dei cittadini affetti da questa patologia);
7° - il divieto assoluto di camminare in branchi, di stare in gruppi di tre, di sostare oltre i 5 minuti consentiti in attesa del bus o del tram; di stare, fra coppie dello stesso sesso, davanti alle vetrine delle finanziarie; ai preti è fatto divieto di bestemmiare le leggi del Console tranne che ai chierichetti e ai sacrestani;
8° - è un fatto incontestabile la potenza del nuovo Console; in ragione di questo fatto è proibito dargli del nano, ancorché psichico, sia in pubblica piazza sia in privato o durante una rissa o dentro i vespasiani collettivi; le contravvenzioni saranno elevate a tutti i cittadini sprovvisti di tessera del PBI, partito berlusconista italiano, che prevede uno sconto sulla contravvenzione e una pizza gratis.
9° - in base a quanto sancito dalla nuova costituzione italiana basata sul meccanismo conflittuale dei propri interessi, ognuno è libero di investire chi vuole, sia da ubriaco che da sobrio. Il morto si paga le spese;
10° - gli illeciti e gli scopi, puramente anticonsolari, saranno puniti con l’interdizione della passeggiata domenicale e con la condanna più dura: assistere alle enunciazioni televisive sullo Stato sociale del primo Console nelle ore più calde estive sotto il sole nelle piazze e senza copricapo, e negli inverni, nudi come natura vi ha creati.

Questa è sicuramente fantapolitica contorta e senza una base di partenza logica e reale, frutto di una mente ancora più contorta e mentecatta, che non nutre speranze di vedere un mondo un po' più libero da clown della politica e dalle scimmie urlatrici. Che ci possiamo fare. A ognuno ciò che si è scelto; e ci becchiamo quello che la maggioranza sceglierà per ciascuno. Ma consentitemi il finale: i risultati, garantiti, saranno visibili già dalla prima applicazione.
Perché? Perché non è vero che siamo nelle mani di Berlusconi o di Veltroni, ma siamo semplicemente nelle mani di una massa di maggioranza che deciderà pure per le minoranze, i diversi e i deboli. Ecco che cos’è la democrazia cosiddetta libera e moderna.


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domenica 30 marzo 2008

Spirito di Mannheimer, se ci sei batti un sondaggio!

Il divertimento sembra essere finito da quando i sondaggi sono entrati in quarantena. E adesso bisogna ricorrere alle sedute spiritiche sotto la guida dell'ectoplasma del prof. Mannheimer per soddisfare la nostra voglia di sapere in anticipo se il sesso del governo sarà berlusconideo e veltronideo oppure veltrusconideo.

O Signore, allontana da noi elettori questo calice amaro dell'incertezza: rimetti a noi i nostri sondaggi; ridai a noi il divertimento puro. Non fare come Hammond, non essere tirchio. Politici, diteci qualcosa di reale, qualcosa che abbia a che vedere con la vostra campagna elettorale. Vi state riposando, sì? È una bella vacanza questa vostra, dopo un lungo periodo di governo e opposizione. I vostri tours, uno spasso, ma per favore, non lasciateci senza sondaggi, uno striminzito magari, che ci faccia comprendere, in piena quarantena, chi sarà il reale vincitore di questa truffa elettorale epocale spacciata come l'unico rimedio per la salvezza dell'Italia. Mah?


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sabato 29 marzo 2008

120mila Berluschini nei seggi contro i brogli

Definizione del gigante Golia: una sorta di immane psiconano antibrogli.


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Buongiorno onorevole, mi saluti tanto a suo compare...

Buongiorno onorevole, mi saluti tanto a suo compare...
Cos’è cambiato in Sicilia dall’ultima campagna elettorale?
E in Italia? Dubito che la memoria lunga degli italiani sappia fare ancora da maestra di vita.
Ma posso anche sbagliarmi.

Tanto, tanto tempo fa.
“Disturbo, onorevole?”;
“No, quale disturbo?”;
“Per quella faccenda, che mi dice, quella per mio figlio?”
“Lasciamo passare questi giorni di campagna elettorale, e poi ne parliamo, una parola”.

Oggi le cose sono cambiate.
“Disturbo, senatore?”;
“No, quale disturbo?;
“Per quella faccenda, che mi dice, per mio nipote?”;
“Lasciamo passare questi giorni di campagna elettorale, e poi ne parliamo, una parola”.
Sì, le cose sono cambiate in due punti: l’onorevole deputato ora si porta a senatore. E quel figlio si è trasformato in nipote.

Questi due discorsi relativamente lontani nel tempo sono a manico di temperino, nel senso che calzano alla perfezione; i personaggi non sfuggono alle risorse che la ipermoderna cultura della politica da nord a sud ha rubato alla sottocultura e al modo mafioso di parlare. Non è cambiato niente in Sicilia - così come nel resto d'Italia - né da destra né da sinistra e le forme più elementari dei comportamenti etici in campagna elettorale vengono mortificate dai nuovi politici sbarbatelli saccenti, arroganti e con tanta voglia di bruciare le tappe politiche a qualsiasi costo. Tanto poi i conti tornano, ma solo per quella parte.

- Se poi il candidato è masticùsu, cioè mastica le parole o dà ad esse delle inflessioni speciali, quello è uno che di politica se ne intende ed è allittratu – che sa di lettere - e sicuramente è un amico.
- Se poi il candidato è un masculìddu, nel senso che si dice del maschietto come persona in gamba, allora il candidato ha le gambe lunghe e la testa fina e farà strada.
- Se poi il candidato è un marpiùni, cioè astuto, imbroglione e ladro e somiglia molto ai tanti galantuomini che hanno sputato sulla giustizia, allora il candidato è affidabile e farà molta strada.
- Se poi il candidato è come la pignàta di crita, cioè come una pentola di terracotta, allora il candidato è buono perché presenzia a sbafo a tutte le porcherie che il suo gruppo conterà, dato che la pentola prima o poi si rompe e i cocci restano ai fessi.
- Se poi il candidato è anche omu di panza, le cose sono a quadro, nel senso che meglio di così non si può. Da quella panza non uscirà mai un segreto.

Tutti i politici d’Italia formano una Unione detta anche Casta.
Noi cittadini comuni ne parliamo con tanta superficialità perché non ne conosciamo gli intimi valori e le atmosfere dei grandi voli politici che si consumano in quell’interno, e va bene; ma della indefessa, incorruttibile, immane e laboriosa Unione degli imbecilli elettori che votano per la Casta, cosa si conosce? Non è anch’essa una Casta; perché nessuno mai ne parla così come se ne parla dell’Altra più famosa in termini adeguati e per come merita?


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venerdì 28 marzo 2008

L’acufene politico è indotto dal Cavaliere?

Le cacofonie sociali
ovvero
l’acufene politico è indotto dal Cavaliere?
È possibile che l’acufene intollerabile all’orecchio destro mi sia stato indotto dalla presenza del Cavaliere Azzurro? O dalle sue esternazioni? O dalle smentite?
In pratica mi succede che 10-15 minuti dopo aver sentito la sua voce, automaticamente mi si sveglia nell’orecchio dx. come un crepitio elettromeccanico, un ronzio da traliccio, intollerabile.

Inizialmente non ci ho fatto caso, ma da quando al Ceppalonico è venuta la disgraziata idea di mandare a fanculo Prodi con tutto il prodaio, ho avvertito i primi sintomi. Dopo l’annuncio della costituzione del nuovo Partito delle Libertà ho sentito come un fischio ultraterreno attraversarmi i timpani. Dal fischio sono passato a dei fruscii assordanti non appena seppi che Fini aveva scelto il valvassaggio berlusconiano. Poi, ad un tratto, fischi e fruscii insieme da quando Veltroni dichiarò che meglio soli che male accompagnati. Ma fu dopo il discorso di Spello che le cose si sono aggravate, dato che dopo quel discorso il Cavaliere uscì di senno e cominciò a gracidare più forte.

Oggi come oggi ho fruscii, fischi, ronzii e crepitii che saltano fuori tutte le volte che il Cavaliere parla. Ma almeno dicesse cose nuove di cui non conosco ancora i contenuti, sarebbe un toccasana per il mio acufene, invece continua con le solite frittate stantìe ad olio rancido, e qui mi comincia l’orchestra.
Son passato dal dottore che mi ha detto, molto crudelmente: “Se lo dovrà tenere fino alla fine della campagna elettorale”; e la condizione unica di guarigione è che il Cavaliere perda.

Alternative?
Nessuna, a meno che non abiuri e si dipinga di azzurro! Come la nazionale di calcio, dico io?
No, perché lei è un soggetto emotivo ed è vittima di suoni esterni difficilmente percepibili dagli esseri umani insensibili. Parta, faccia un viaggio, ma non negli Usa, che lì ce n’è un’altra di campagna elettorale. Vada a rilassarsi in Tibet.
Mi sa che cambio dottore.

Ecco, quando si tratta di colpire gli evasori fiscali, l’acufene manco li stronca. Se un povero cristo non vuol sentire berlusconate, ecco che ti ammorba l’orecchio.
Se c’è qualcuno che soffre di acufene politico indotto, si faccia vivo e dica, papale papale, quali accorgimenti usa per questo male intollerabile. Ma anche citarlo per danni, l'acufene intendo, come vi pare?


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Sono come l'Amintore anche se non gli somiglio

Come sta coi baffi all'Amintore? Non gli somiglia per niente, lo so, e meno male perché quel pover'uomo si sta rivoltando nella tomba. Quanto meno Fanfani era anche un'esteta, nel senso che amava dipingere, era un'artista bravo per il genere che creava, se pur sbeffeggiato da certi individui sinistri che non gli perdonavano di saper fare, a modo suo, anche la pittura e male, molto male l'uomo politico. Punti di vista da sinistra, per carità.
Un'unica, impercettibile rassomiglianza: l'altezza!

Ma il nostro Fanfaberluscon non sa dipingere? Sì, che sa farlo; basta rileggersi le future smentite: "La Rai? Basta cercare da un'altra parte: quello è il covo dei comunisti", dipingendo così l'incolpevole Rai con una colpa che non ha. Ma dài, la Rai comunista? Mi fa orrore sapere che il Cavaliere è padrone dell'aere tutto e continua a rivangare i defunti. Perché, mettitelo bene in testa Cavaliere che di comunista qui in Italia ci sei solo tu e vedi di non offendere più i comunisti veri.
Silvio ce lo invidiano tutti in Europa perché quando dice di vedere un comunista in effetti vede l'ombra lunga della Sandrocchia, il suo maggiordomo, al quale gli rimprovera spesso di essere stato ciò avrebbe voluto essere lui.
Noi italiani invecchieremo con te, questo almeno sta nei tuoi sogni. Vedi quindi di non offendere la nostra intelligenza se dobbiamo convivere così tanto insieme. L'idea mi fa orrore, ma sono convinto che appena eletto, Cavaliere, smentirai il giorno dopo tale evento e ci toglierai il tuo bel viso dalla portata dei nostri desideri.


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giovedì 27 marzo 2008

L'uno smonta l'altro con argomenti moderni

Ci tiene compagnia ciarlando ma a nessuno viene in mente in metterlo in valigia e spedirlo nell'Antartide.
In questo mondo strano coabitiamo con tante persone strane e altrettante storielle.
C’è l’uomo-donna incinto. Ma non è Ferrara.
Ci sono le mozzarelle contaminate.
C'è la protesta pro-Tibet e la rigidità post-mortem.
C’è la fiamma olimpica e quella tricolore.
C’è o non c’è la cordata per Malpensa?
C’è la campagna elettorale che sembra normale ma ancora non avete visto niente.
C’è Berlusconi e c’è pure Veltroni e via via tutti gli altri buontemponi.
C’è la banda larga e la Banda Bassotti - ve la siete dimenticata?
C’è la Cina con furore e Bush con il terrore.
C’è la Bruni a Londra e Sarkozy al seguito.
C’è Ferrara incinto. Questo sì è Ferrara.
C’è lo Sputtanechtenstein e i 390 indagati.
C’è la guerra in Iraq e la pace in Vaticano.
C’è il declino della Vergogna.
Ma c’è il recupero dell’Arroganza.
C’è l’aumento della Menzogna.
In fondo c’è un forte aumento della Pusillanimità
Umana Politica Morale.
Via, metteteli giù, questi beneficatori.
In fondo, è vero, c’è stato l’aumento.
Ed era quello che desideravamo.


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Siamo tutti in orizzontale, tranne i verticali

Siamo tutti in orizzontale, tranne i verticali.
Ci sono orizzontali di destra e orizzontali di sinistra di sesso maschile.
Ci sono orizzontali di destra e orizzontali di sinistra di sesso femminile.
A costoro va il massimo rispetto per la dolorosa posizione, a volte supina, che sono costretti ad assumere, dai bisogni e dagli imprevisti della vita.

Poi ci sono le donne che orizzontali il maschio satiro se le immagina sempre anche quando sono verticali.
E possono essere di destra e di sinistra.
Le verticali di destra come la Santanchè vedono in Berlusconi un nano macho calpestatore dei diritti e della dignità più elementari delle donne.
Le verticali di sinistra come la Finocchiaro vedono in Berlusconi un nano macho calpestatore dei diritti e della dignità più elementari delle donne.
Ma parliamo di verticali al femminile con tanto di potere.
Gli orizzontali supini maschi di destra e di sinistra (uniti nella disgrazia sociale e classista) vedono la verticale Santanché e la verticale Finocchiaro dare addosso all’unico macho d’Italia e sperano così in un po’ di generosa redistribuzione di pilu.

In ultimo le donne vere, le vere vittime del sistema imperialista machista che stanno sempre supine, orizzontali e come in effetti dovrebbero stare secondo gli intendimenti del Cavaliere: a muso a terra come i cani corsi.

Solo che tutto questo strillare della pasionaria fascista non è credibile perché lo fa in piena e perfetta campagna elettorale, cioè nella pancia della Menzogna pseudopolitica.


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mercoledì 26 marzo 2008

Comunista, se ci sei batti un colpo!

Il Cavaliere si è rinnovato ancora!
"Noi siamo i nuovi, non vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e poi mettono fuori il cartello 'nuova gestione' la nuova gestione siamo noi".
È la battuta che Silvio Berlusconi consegna ai cronisti al suo arrivo a Viterbo dove tra poco parteciperà ad una manifestazione elettorale.
Comunista, dove sei? Se ci sei, batti un colpo! Ah Silvio, se non batte nessuno è segno che dici cazzate!


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Don Rutelli su un autobus

Ahi, ahi, vicini, parenti, concittadini, aiutatemi in qualche modo! E chiudete tutti gli spifferi.
Come si fa a non votare un uomo che scende giù ad ascoltare la plebe!?!


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martedì 25 marzo 2008

Non è più l’era del cinghiale bianco ma del governatore mommo!

Ecco qua a sinistra il lupo Due Calzini.
Il Mommo indossava sempre due calzini bianchi corti con il reggicalzini rosso e divideva le sue giornate tra il Governatorato di New York e l’amore per le prostitute. «Spitzer amava guardare le altre coppie»...


Iniziava l’arrembaggio erotico indossando calzini bianchi per poi passare alla mummiata vera e propria.
Il Mommo spendeva migliaia di dollari per le giovani amanti, ma preferiva le brune e ne spendeva di più per saziare le sue mummiate.
Dice la maîtresse che gli forniva la materia prima: «Trovavo singolare che pur avendo una bella moglie, volesse guardare altre coppie. Che tipo strano».
E anche belle le parole finali del Mommo: «Provo un profondo rimorso, mi dispiace di avervi deluso, lascio a quelli che mi seguiranno». Cosa lascerà a questi che seguiranno?
E mentre la moglie non voleva che si dimettesse, i newyorchesi sì. Del resto o stai lì a governare o stai lì a mummiare. In Italia, invece, governi e mummii e non ti dimetti.

Qualcuno si chiederà: che è ‘sto mommo?
Dal verbo mummiare, il mommo è uno che mummìa, un guardone vah, il voyeur esteta.
Roba che se ne trova dappertutto in città, nei parchi, nei boschetti, nei luoghi oscuri, dietro la siepe, dentro la bottiglia di coca-cola; il mommo ricco e governatore, se spia, è segno che le cose vanno bene nelle alte sfere. Se non spia, è segno che è un mommo ormai inutile al sistema e che presto lo toglieranno dai coglioni per fare spazio ad altri mommi.
Noi preferiamo quelli nostri paesani che, quando stanno in prima fila per soddisfare la loro manìa, rischiano di trovarsi a tu per tu con la migliore concorrenza di questa specialità; pronti a insegnar loro i mille trucchetti per tirare a campare guardando la gente che arranca a fatica per la sopravvivenza.
Però il fior fiore di mommi paesani sono gazze ladre che volano e che se ti rubano qualcosa col cavolo che te la riportano!


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La ballata dell'eroe: Bush docet

Bastano e avanzano le parole del Presidente.

“Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle”

L'America non ritirerà i soldati dall'Iraq nel 2008
Ma lo farà, forse, il futuro presidente degli Usa.

“e quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinse a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d'un altro eroe alla memoria”

Ora i soldati americani, vittime della morte irachena
Sono saliti a 4.000. Ma Bush, siccome vuole un risultato vincente
Continuerà con il sacrificio della vita dei suoi giovani americani.

“era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle”

L’America aggredita in casa dai terroristi
è stata costretta a difendersi
Attaccando a sua volta l’Afghanistan e l’Iraq.
Ma questo lo sanno anche i bambini;
ditemi qualcosa che non so.

“ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d'un soldato vivo, d'un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d'una medaglia alla memoria”.

Bush addolorato però ripete: “Bisogna vincere”.
E presenta sul piatto i suoi 4.000 morti giovani americani.
Ma per cosa sono morti ‘sti ragazzi?
Per la libertà di chi?

Per la libertà perduta dell’occidente
Che per riconquistarla è stato costretto a
fare guerra al terrorismo,
lo sanno pure i bambini; questa libertà
Ha prodotto una cifra di 1.033.000 morti iracheni,
in costante aggiornamento.
- (Dati: ORB - Opinion Research Business; IIACSS - Independent Institute for Administration and Civil Society Studies) -
Morto più morto meno.

Tra questi ci metti che ogni tanto ci scappa il morto italiano.
Ma quello non fa testo, dato che gl'italiani, si sa,
sono generosi nella donazione di sangue per
la Libertà Universale, in qualsiasi parte del mondo
Essa è minacciata. E dove lo conduce il Padre
il Figlio obbedisce e va.

Unmilionetrentatremila contro 4.000.
La libertà dell’occidente di fare la guerra al terrorismo
Ha prodotto migliaia di suicidi di reduci americani.
Sommate queste migliaia – cifre misteriose che oscillano da
Duemila fino a quindicimila – ai 4.000.
Ma Bush deve vincere e contrappone i
Suoi 4.000 morti più i suicidi dei reduci
contro Unmilionetrentatremila
e più morti ancora da venire.
Bush è molto bravo in matematica
Perché dopo aver fatto i suoi conti, in effetti dimostra che
4.000 è minore di 1.033.000 che è
il numero che fa vincere gli iracheni.
Ecco perché ancora non è soddisfatto e vuole
Vincere ad ogni costo.
A lui non serve un pareggio.
Anche addolorato, trito e contrito.


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lunedì 24 marzo 2008

Il Paese dei Polli: "Sulla riva opposta del ruscello un'ancora"

Il pollo doveva attraversare il ruscello e chiese al lupo se sapesse nuotare.
- Certo, rispose il lupo.
- E sai anche rosicchiare?, ridomandò il pollo al lupo.
- Certo, disse il lupo e già sbavava dalle fauci.
- E sai anche correre e danzare?
- Certo, e anche digerire.
- Allora non mi rimane altro da fare che annegare.

Detto e fatto, si tuffò nell'acqua torbida del ruscello canterino e non emerse più.
Era un pollo un po' deficiente, pensò il lupo che non gli rimase altro da fare che ululare.


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Mio amore, la terra muore

Mio amore, la terra muore
Il re del mondo è occupato nelle sue guerre
E non ha più tempo per preoccuparsi della tua verginità
Di fronte all’incombente strage di corpi
Alle unghie strappate alla pelle stracciata
Alle dita mozzate ai testicoli inceneriti
Agli occhi accecati ai denti spaccati
Al cuore sbranato all’amore rimpianto
Di fronte alla bellezza della terra scarna
Essa pure inebetita dal violento stupro
Non si adatta e indignata si rivolge all’uomo
Padrone della legge e del ferro fuso e oro
Perché agli sfruttati corrispondono sfruttatori
E gli uni e gli altri non sono mai innocenti
Chi? Quale giustizia eliminerà questa contesa
Dalle inaspettate inesplorate doti umane
La storia si ripete mio amore dove la terra muore
Ma piuttosto qual è l’obiettivo morale e musicale
Che sia sonora base al tuo funerale
Le opere brevi dell’umanità sono talmente brevi
Perché tu ne possa scorgere i benefici e la tromba
D’aria di un’epoca lontana dove il nemico che c’era
Naturalmente riconosciuto stava acquattato nei tuoi dintorni
D’acqua e di concimi di stalla globale umana
E ti toglieva l’aria dalla stanza e non respiravi

Altre volte mio amore l’eroina rifiutò
L’abominevole villano dalla carota grossa e rossa
E mi hanno raccontato che ti prese mentre
Andavi a portare pane e acqua per dei manovali
Che scavavano dalle tue parti una trincea
Ingenua ma satura di calcestruzzo a difesa tua
E dei piccoli corpi ancora da crescere.
È il sangue della terra che vediamo
dentro questa che non è una fiaba magica.


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Giano bifronte, dio degli dei della politica

A chi dei due spetta la priorità e a chi la sommità?
Una comune tradizione latina riconosce nel dio un antico re del Lazio, al quale poi una sostanziale metamorfosi della religiosità romana avrebbe conferito dignità divina.
Giano, dio dell’inizio di ogni cosa, dio del passaggio, della soglia degli iani (passaggi segnati da due pali verticali e da uno orizzontale sulle pubbliche vie), della porta (ianua) che egli apriva e chiudeva, era detto geminus (duplice) e bifrons (bifronte)
A Roma Giano era considerato una divinità quasi a livello di Giove; complementari l'un con l'altro; a Giove spettava la «sommità» e a Giano la «priorità».
Tutti gli altri, a fare zapping con i sondaggi.
Nemmeno in cielo c'è equità, mannaggia!
Chi vince vince e i cocci sono nostri.


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domenica 23 marzo 2008

Storielle del signor B

Le storielle del signor B - (Prima serie e forse, dico forse, probabili puntate successive).
Il signor B parlando della sua cattiva abitudine di smentire le dichiarazioni del giorno prima, raccontò questa storiella: “Un signore che passava da Vicolo Stretto volle sapere da un fanciullo in lacrime il motivo della sua pena.
- Avevo messo insieme alcuni euri per andare al cinema, - disse il ragazzo - quando mi si avvicinò un signore rassomigliante in tutto e per tutto al signor W; appena mi fu accanto me ne strappò la metà dalla mano. Eccolo, lo vede, è quello là.
- E non hai chiamato una guardia, un difensore della libertà, la tua mamma, il tuo babbo? – chiese il passante.
- Certo, - disse il ragazzo singhiozzando sempre più forte.
- E nessuno ti ha dato retta? – gli chiese il passante accarezzandolo amorevolmente.
- No, - singhiozzò il ragazzo.
- E non potevi strillare più forte? – disse il passante.
- No! – affermò il ragazzo.
- Bene, allora dammi l’altra metà.
Gli strappò di mano gli ultimi euri e continuò tranquillamente la sua strada.
Raccontata dal signor B, davanti ad una platea di persone stanche di subire le ingiustizie.”
(Da "Storielle del signor Keuner", di Bertolt Brecht).


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Ma quante storie per due o tre passaporti stuprati

Ma quante storie per due o tre passaporti stuprati. Ecchediamine!
Ma poi, dico io, cosa mai ci può essere scritto nella scheda di un passaporto?
Che quando arrivi alla frontiera te lo chiedono sempre, te lo aprono e te lo leggono?

Cosa mai ci può essere scritto a parte il nome e cognome, la data di nascita e la città dove sei venuto al mondo, eventuali cicatrici dalla nascita o inferte dalla vita, quanto sei alto, se hai capelli oppure se sei un naziskin, se bevi scotch, se fumi avana, se usi il condom, se sei cocainomane, se sei ebreo, se sei arabo, se sei filopalestinese, se sei terrorista, se sei pedofilo, se sei ladro, se hai il vizio del gioco, se hai quello dell’onanismo, se sei truffatore, se sei ateo, se sei uno scansafatiche; insomma che cazzo può esserci in un passaporto? Perché qualsiasi cosa di illegale tu abbia fatto non te lo rilasciano se sei uno qualunque, a meno che non sei un vero filibustiere diplomatico e cose di questo genere.

Secondo me è solo lana caprina per aumentare l’audience intorno a dei candidati che si accaseranno comodamente alla Casa Bianca, mentre per me e per tutti gli altri derelitti di questo mondo non cambierà nulla.

‘Sti americani sono sempre esagerati; noi, qui in Italia non abbiamo di questi problemi. I nostri problemi reali sono di ben altra natura e hanno a che fare con la democrazia e la libertà, la giustizia e l'uguaglianza, e la giusta economia ed è ovvio, con la spazzatura di ogni genere e grado. Oh, romanticismo del giorno di Pasqua, vade retro. Speriamo mi passi subito. Ssst! Non svegliate gli elettori dal torpore.

I passaporti dei nostri sono libri aperti e non ce bisogno di spiarli. Ecco qua due passaporti italiani trasparenti, limpidi e netti, che tengono il banco spudoratamente e democraticamente, mentre per tutti gli altri solo briciole.




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sabato 22 marzo 2008

All'armi, all'armi, Berlusconi e Veltroni sono pronti al duello televisivo

"Io sono disponibile - ha spiegato Veltroni - me lo hanno chiesto in tante trasmissioni televisive e io ho sempre detto di sì. La televisione di Berlusconi mi ha detto di metterlo per iscritto e io l'ho fatto".
"Sono assolutamente disponibile ad un confronto televisivo con Walter Veltroni anche perché sono convinto di avere argomenti e fatti contro le parole". Lo ha detto Silvio Berlusconi ai microfoni di Sky TG24.
Arbitro Bruno Vespa.

Ed ecco qua come potrebbe funzionare la cosa:
Berlusconi: Io credo che Veltroni sia un brutto destino per il Paese
Veltroni: Ho il Paese nella mano sinistra e a destra la spada del Risorgimento italiano
Berlusconi: In questo Risorgimento io ci vedo solo cime tempestose
Veltroni: Tempestose cime sì ma non sono di rapa
Berlusconi: Se le rape le vendi anche ai nemici è un brutt'affare
Veltroni: Di nemici come te ne vorrei a centinaia di migliaia
Berlusconi: E son migliaia di centinaia i voti che ti seppelliranno
Veltroni: Se tu mi seppellisci l’Italia muore con me
Berlusconi: E se muore io ne faccio un’altra senza inganno e senza frode
Veltroni: E degli inganni e di smentite sei maestro e lupo
Berlusconi: Lupo cattivo sì mentre tu blandisci blandamente il cittadino
Veltroni: A questo cittadino che tu dici di difendere e d’aiutare
Berlusconi: Sì l’aiuto con argomentazioni e fatti
Veltroni: Ma fatti in là per cortesia di fronte al coraggio delle mie parole

A questo punto la disfida prese vigore e si videro fiamme uscire dalle narici dei contendenti. Ma nessuno ancora aveva sparato la formuletta magica per distruggere l'altro; a Vespa, per l'emozione, gli sono cascati tutti i nei a terra ed è stato costretto a sospendere la trasmissione perché lui senza nei è come Linus senza la sua coperta.
E siamo rimasti tutti a tre tubi perché alla fine non siamo riusciti a capire chi vuole più bene all'Italia e agli Italiani.


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Cinque difficoltà per chi scrive la verità

Ecco il Bertolt Brecht che mi piace, così attuale e così reale.
A questa Italia tanto confusa, travagliata e plagiata, occorre rafforzare e ripristinare il principio della Verità, che è quella cosa che quando si è dimostrata come reale e vera, trova sempre qualcuno che la distorce e la rende altra materia. Chi comanda elargisce le sue verità di comodo e le regala al popolo come se fosse oro.

E il popolo, è evidente, diventa ricco possessore di verità generosamente ricevute ma estranee al proprio dna; fino a che punto sono coscientemente accettate?

Da Le Cinque difficoltà per chi scrive la verità (1935).
Chi ai giorni nostri voglia combattere la menzogna e l'ignoranza e scrivere la verità, deve superare almeno cinque difficoltà. Deve avere il coraggio di scrivere la verità, benché essa ovunque venga soffocata; l'accortezza di riconoscerla, benché ovunque venga travisata; l'arte di renderla maneggevole come un'arma; l'avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani essa diventa efficace; l'astuzia di divulgarla fra questi ultimi...

1) Il coraggio di scrivere la verità.
Sembra cosa ovvia che colui che scrive scriva la verità, vale a dire che non la soffochi o la taccia e dica cose non vere. Certo che non si pieghi davanti ai potenti e non inganni i deboli. Certo... dispiacere ai potenti significa rinunciare al possesso. Rinunciare ad essere pagati per il lavoro prestato può voler dire rinunciare al lavoro e rifiutare la fama presso i potenti significa spesso rinunciare a ogni fama. Per farlo ci vuole coraggio... Per dire che i buoni sono stati vinti non perché erano buoni, ma perché erano deboli, ci vuole coraggio. Naturalmente la verità bisogna scriverla in lotta contro la menzogna e non si può trattare di una verità generica, elevata, ambigua. Di tale specie, cioè generica, elevata, ambigua è proprio la menzogna. Se a proposito di qualcuno si dice che ha detto la verità, vuol dire che prima di lui alcuni o parecchi o uno solo hanno detto qualcos'altro, una menzogna o cose generiche; lui invece ha detto la verità, cioè qualcosa di pratico, di concreto, di irrefutabile...

2) L'accortezza di riconoscere la verità.
... Nessuno potrà mai dire che trovare la verità sia cosa facile... Tutti coloro che scrivono nella nostra epoca di rapporti complicati e di grandi mutamenti debbono conoscere il materialismo dialettico, l'economia, la storia. Sono nozioni che si possono acquisire mediante i libri e l'insegnamento pratico, quando non faccia difetto la necessaria applicazione... Quando si ha intenzione di cercare, è bene avere un metodo, ma si può trovare anche senza metodo e persino senza cercare. In questa maniera casuale è certo però assai difficile che si riesca a rappresentare la verità in modo tale che gli uomini, grazie a questa rappresentazione, sappiano come devono agire. La gente che annota solo i piccoli dati di fatto non è in grado di rendere maneggevoli le cose di questo mondo. Questo però e nessun altro è lo scopo della verità...

3) L'arte di rendere maneggevole la verità come un'arma.
La verità deve essere detta per trarne conclusioni determinate circa il proprio comportamento... Chi vuole descrivere il fascismo e la guerra, deve costruire una verità suscettibile di essere tradotta in pratica. Deve dimostrare che si tratta di catastrofi a danno delle enormi masse di coloro che lavorano senza possedere mezzi di produzione propri, provocate dai proprietari di tali mezzi di produzione. Quando si vuole scrivere efficacemente la verità su certe condizioni deplorevoli, bisogna scriverla in modo che se ne possano riconoscere le cause evitabili. Quando le cause evitabili vengono riconosciute, le condizioni deplorevoli si possono combattere.

4) L'avvedutezza di saper scegliere coloro nelle cui mani la verità diventa efficace.
... La verità su certe condizioni deplorevoli dobbiamo dirla a coloro che di queste condizioni più soffrono e da loro dobbiamo apprenderla... Importante per quelli che scrivono è trovare il tono giusto per dire la verità. Quello che comunemente si ode è un tono molto mite e lamentoso, il tono di chi non sarebbe capace di far male a una mosca... La verità è combattiva, non solo combatte la menzogna, ma anche quelle determinate persone che la divulgano.

5) L'astuzia di divulgare la verità fra molti.
Vi sono molti che, fieri di avere il coraggio di dire la verità, felici di averla trovata, stanchi forse della fatica che costa il ridurla ad una forma maneggevole, impazienti di vederne entrare in possesso coloro i cui interessi vanno difendendo, non ritengono più necessario usare una particolare astuzia per divulgarla. In tal modo tutto il frutto della loro fatica va spesso in fumo. In tutti i tempi, quando la verità veniva soffocata, si ricorse all'astuzia per divulgarla...


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venerdì 21 marzo 2008

Per gli studenti italiani delle elementari Berlusconi era un astronauta

21 Marzo 2050
Chi era Silvio Berlusconi?
Per i giovanissimi italiani è stato il primo uomo a camminare a testa in giù per il Transatlantico di Montecitorio. È quanto emerge da un sondaggio citato dai discepoli del prof. Mannheimer che sottolinea come la maggioranza di un campione di 1400 bambini di età compresa fra i 4 e i dieci anni confonda il più piccolo psiconano d’Italia con l’astronauta Sylvius Berlustrong, pur essendo originari di Paesi diversi.

Gli studenti inglesi, noti ignoranti, possono prendersi una triste rivincita, soprattutto sapendo che un sondaggio del mese scorso ha rivelato che un quarto dei teenagers italici pensa che Berlusconi non sia mai esistito. Non paghi, strapazzano lo psiconano della Seconda Repubblica associandone il nome ad un porcello calderollo protagonista di una pubblicità sulle costate di maiale. Inoltre due su cinque pensano che “Psiconano” sia un lecca-lecca di cioccolato mentre un terzo che Bondi era la vera cameriera di Berlusconi.


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Tema: “La primavera vista da uno scolaro figlio di candidato”

Tema: “La primavera vista da uno scolaro figlio di candidato”
Svolgimento: "Quest’anno la primavera è entrata puntuale. Davanti alla mia porta c’erano due barboni con una mazzetto di rose bianche profumate. Me li hanno venduti a 25 € il mazzo. Li pago, pensai, tanto li prendo dal fondo cassa di papà e chi paga paga.

Mi sono bevuto il cappuccino e quindi ho sbirciato dalla finestra: niente, il solito manifesto di Casini che lavora al ripristino della sacralità della famiglia. A Cuffaro, accanto, gli serpeggia il labbro superiore in una smorfia malabbozzata di terrore; perché, mi domandai: ah, ecco, il Cintola era più distante e isolato, sempre col sorriso durban’s a chiedere un voto utile; per lui, sicuramente. Dicono che sappia contare bene tutti i numeri. Speriamo che acchiana, così la Sicilia si sarva. Ma noi in Sicilia siamo ciuffi ciuffi per via che la mafia non esiste, anche se dicono di avere arrestato gli ultimi capi. Infatti in giro non ce ne sono più e i vigili le multe le fanno soltanto ai marocchini.

Quest’anno la primavera è benigna e non fa sconti; se c’è da piovere, piove, se c’è da sventolare fa vento; se c’è da turlupinare non si tira indietro; ma la primavera, signora maestra, è bella perché ci regala i fiori di pesco e la novità dello strumento scientifico winner; che è ‘sta roba? Sono andato a vedere e mi sono chiarito le idee; il winner è quel metodo che serve a dire agli italiani per chi devono votare; chi c’ha il winner più lungo e più grosso vince. Viene chiesto qualcosa e gli italiani si autorispondono; la maggioranza di destra dice che vince Berlusconi; la minoranza di sinistra dice che ci ha una sua maggioranza che prevede la vittoria di Veltroni. È una specie di ping-pong all’interno delle proprie famiglie. Vincono tutti e a noi ci comprano il motorino.

La primavera è bella perché ci fa credere che non è detto che vinca Berlusconi, ma neanche Veltroni; e nemmeno la Santa Anchè; se vincesse la Sonia Alfano sarei però felice, perché almeno non deve niente a nessuno se non a sé stessa. In Sicilia l’Alfano è una chicca da non perdere.

La primavera quest’anno si presenta con la sorpresa pasquale che c’è il metano e l’acqua in un pianeta chiamato «HD 189733b» e non acca5ventisette che era il bimbo alieno di Bud Spencer. A me, signora maestra, interessa di più l’acqua e dopo magari il metano. Certo, dev’essere acqua pura altrimenti non si faceva scoprire da una donna. Lo sa, signora, che le donne che guardano le stelle sono guardone? Così dicono i preti, le stelle non si guardano perché si rischia di vedere le mutande di Dio. Ma io, signora maestra, preferisco l’acqua alle mutande divine e spero che questa signora che ha scoperto l’acqua non lo dica a nessuno perché poi ci vanno quelli dell’Ato e se la fottono. Mi scusi se scrivo volgare, ma quando ci vuole si scrive.

La primavera di quest’anno è bella perché non c’è un pesce a mare ma ci sono brutte razze di pesci che escono fuori dall’acqua e ti dànno un colpo in testa. Signora maestra, anche qui si muore per un colpo di razza alla testa. Ora io ci prego ogni giorno che i razzisti che ci dànno colpi in testa li dobbiamo portare tutti in Florida a farsi il bagno là. Siamo bravi noi del sud quando la pensiamo la pensiamo giusta. Per la munnizza, la mettiamo dentro all'Etna, così puliamo Napoli e pure la Sicilia perché noi siciliani siamo tutti o' spitali e generosi.

Ora per concludere sulla primavera, ci volevo parlare della questione della Cina che i monaci ci rompono le teste con la violenza che si meritano. I Cinesi non hanno colpa e si difendono dai tifosi di Buddha che essendo mascherati di tonaca rossa credono di sentirsi protetti da Buddha. Ma noi sappiamo che i Cinesi sono pazienti e tolleranti e che quando vanno in Tibet ci vanno per pregare e non per fare i marpioni. Ora che il presidente Busho ci va alle Olimpiadi tutti ci vanno, è giusto? Allora, signora maestra, perché gli atleti che sono sportivi e fratelli non fanno lo sciopero del gioco?

La primavera è cominciata male più degli altri anni, ma io, che sono figlio di candidato a votare per mio padre non ci vado. E così salvo l’Italia dalla bugia. Fine".


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giovedì 20 marzo 2008

La macchina del capo ha un buco nella gomma

“Quando metteremo la più cretina in un posto importante avremo raggiunto la piena pari opportunità”, afferma Daniela Santanchè. In realtà - afferma la candidata premier de La Destra in una trasmissione Tv - le donne in politica sono tutte donne del capo”. “Io - prosegue - non parlo mai male delle donne, anzi quando le donne capiranno che devono fare squadra, allora avremo vinto”.
La macchina del capo. Ha un buco nella gomma. Chi gliela cambia la ruota al capo se il capo si trova momentaneamente sprovvisto di donne oche?


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Tolleranza Zero, Libertà Nessuna!

Eccoli qui i terribili criminali che stanno minando le fondamenta del gigante cinese.
Contro di loro TOLLERANZA ZERO. Guardateli bene, somigliano ai Birmani, somigliano a tutti gli oppressi del mondo, ma sono malvagi e vendicativi con una sola aspirazione: la LIBERTÀ. Quali azioni un popolo oppresso e prigioniero deve praticare per non urtare la sensibilità umana dei suoi oppressori?


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mercoledì 19 marzo 2008

Come stai, Streptococco?

Dove sei, Streptococco? Vieni fuori e portati lo specchio. E spulciati quelle cimici dalla testa, non vedi che non ti si vedono più i pensieri. Prestami, attenzione, Streptococco, e vedi d'imparare tutte le cose che non sai. Cos'è che non conosci? Il mondo intorno a te più profondo com'è fatto? Oppure la strada che percorri non s'addice al tuo andamento? Cos'è meglio per te, la destra, la destra, non sai immaginare un mondo che non sia la destra. E in questo tuo piccolo mondo ti ci carichi con la chiusura lampo dei tuoi occhi. Ma anche se tu fossi di sinistra non vedresti oltre, non sai vedere ciò che guardi, povero Streptococco.


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Che ci faceva il neo di Walter, a mezzanotte, solo soletto, nel bosco?

Una volta c’era un monarca di nome Silvio I cieco da tutt’e due gli occhi; un dottore andò per aiutarlo e gli disse:
- Sire, voi avete due partiti che sono come dei figli per voi; se vi vogliono davvero bene devono procurarvi il neo di Walter.
- Quale, disse Silvio I, quello con la falce e martello tra due peli superflui incorporati a pelle?
- Sì, proprio, rispose il dottore.
Allora il sire chiamò i due figli-partiti e fece loro il discorsetto:
- Figli miei, mi volete bene voialtri?
- Certo, papà, vi vogliamo bene quanto gli occhi nostri.
- Allora dovete procurarmi, per il mio morale, la mia salute, la mia grandezza, il neo di Walter. Chi di voi due me lo porta si piglia tutte le ricchezze che ho accumulato in anni e anni di onesto e conflittuale lavoro.
- Nostro padrone e papà: noialtri per la vostra salute ci butteremo a scatafascio nell’antro dei comunisti di Veltroni.
I due figli-partiti, partiti che furono, si trovarono all’improvviso con l’imprevisto di famiglia: c’era un terzo figlio-partito, tenuto all’oscuro a tutti, che si presentò ai due lungo la strada verso i comunisti di Veltroni e disse loro:
- Io sono il terzo figlio-partito ancora ignoto ai più, il figlio segreto sono, sono più piccolo di voi ma feroce più di voi due messi insieme. Sono tremendo. Se non mi fate venire con voi, racconto tutto al Re e son cazzi vostri.
E quelli, allora, se lo portarono; venne notte mentre erano nel bosco. Si coricarono in cima a un albero, uno su un ramo, uno sull’altro e il tremendo in quello di mezzo. I due si addormentarono subito, ma il piccolo no.
A mezzanotte circa, il tremendo sentì cantare il neo di Walter, gli sparò e lo pigliò, gli tolse i peli superflui, estirpò la falce e martello e se lo mise da parte. La mattina del giorno dopo, i fratelli gonzi sentirono che il tremendo aveva preso il neo di Walter e ne ebbero grande invidia perché il premio di re Silvio I se lo sarebbe preso lui. Allora, i gonzi acchiapparono il tremendo, lo ammazzarono e si presero il neo.
Arrivarono dal padre e gli dettero il neo in mano; quello dopo essersi ripreso dal mancamento, si passò e ripassò il neo di Walter sugli occhi e gli venne la vista.
Morale della favola: che ci faceva il neo di Walter, a mezzanotte, solo soletto, nel bosco?
Niente ci faceva, attendeva di dare la vista al Sire...


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Ecco, s’avanza uno strano candidato più o meno imponibile

Ecco, s’avanza uno strano candidato più o meno imponibile...
Questa campagna elettorale è una beatitudine per gli occhi e per le orecchie; basta voltarsi dall'altra parte e sputare ogni tanto sui contenuti che paiono essere risolutori del morbo che affligge il Paese e i suoi cittadini, il morbo esso stesso formato dai suoi protagonisti principali, qua e là accerchiati dai comprimari in cerca di basse % per riuscire a sopravvivere ancora per qualche tempo.

I temi di questa campagna elettorale sono profondi e strategici; si parte dalle accuse di Fini a Veltroni: "Ipocrita, ti fotti una pensione di 5.216 euro netti al mese" e di Veltroni che le rintuzza a colpi di beneficenza: "Ho dato 100.000 euro in beneficenza; e tu li hai dati i tuoi euri?"; una vera manna per chi non proprio più voglia di questo schifo.
Ma ecco qua i candidati imponibili più o meno ricchi.

Questo è solo un breve elenco:
Il politico più ricco d’Italia: Berlusconi (ma lui scrive lettere in Campania per giustificarsi della monnezza che non è colpa sua, mentre Veltroni le copierà);
La politica (nel senso di femmina) più ricca: Santa Anchè, aiutaci tu;
Il meno ricco: Giordano (che finirà al rogo degli atei poveri);
Il più povero: Fassino in quanto anche scheletrino;
Il ministro più ricco di quest’ultimo governo: Tommaso Schioppa a Padova;
La ministra più povera: Livia de’ Turchi;
Ignazio La Russa, capogruppo più ricco (riconoscibile dai suoni gutturali satiro-demoniaci di destra);
Angelo Bonello al Verde, capogruppo più povero.
Per i senatori, andate al link precedente.

E ora passiamo a quel satiro di Rutelli che voleva la Badescu, ma per farne che? Ma per portarsela a... sinistra; la donna, dopo quel comunista di Ceausescu ha detto ad Alemanno: "Portamici tu a... destra". Lo choc è stato tremendo, perché per un attimo ho creduto che Rutelli si fosse trasformato in novello comunista Rueautelliscu: meno male che no, soprattutto per i vescovi.

E, per concludere sulle porno-elezioni, ecco a voi la Milly D'Abbraccio che sogna una "love city" nella capitale. Sempre che il Papa sia d'accordo; i porno-laici hanno già l'acquolina in bocca.


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martedì 18 marzo 2008

La ballata del veltrusconismo

Chi lotta per il berlusconismo
Deve sapere quanto è alto il cavaliere
Non ha bisogno di dire la verità tutta
La verità nient’altro che la verità
Non ha bisogno di tener fede alle promesse
Che sparacchia in campagna elettorale
Tanto il berlusconismo le smentisce dopo
Non ha bisogno di riempirsi di ridicolo
In quanto il ridicolo non gli si accoppia
Non deve essere riconoscibile ma
Irriconoscibile quanto basta il giorno
Dopo il trionfo alle legislative.
Chi lotta per il berlusconismo
Non ha che una virtù fra tutte: quella
Di far passare le frottole per frittelle
E di diffonderne l’ebbrezza sotto un
Cielo afflitto dal berlusconismo nuovo
Che oggi ha nome di veltrusconismo.
Perché, gente, credete in questo?

Prima di tutto il veltrusconismo deve imparare ad
Andare d’accordo con sé stesso prima ancor
Che con gl’Italiani. Alla frutta, siamo, ma quella che non
Marcia però. Il PDL serve alla causa ma il PD media a causa sua
Il PDL esalta le promesse ma il PD le interpreta
Il PDL afferma crisi di denari ma il PD ne presuppone l’esistenza
Il PDL illustra come fu l’imperialismo del ventennio
Il PD prende partito prende cappello e perde voti
Il PDL dipinge una situazione catastrofica per colpa degli USA
Il PD indica agli italiani che è ora di fare una rivoluzione che
Velocemente riduca i dieci punti di distanza
I dieci punti cavallo di battaglia del sor Silvio che
Quando lascerà l’Italia, il potere e i suoi soldi penserà
A quanto buono è stato il suo governo con le pere
E senza aver mutato nulla.

Com’era bello quando stavamo peggio, quando c’era
La DC, il PCI, il PSI, la P2 e Bearzot. Beata
L'ignoranza su quella Prima Repubblica. Noi,
Poverelli, che ne sapevamo di cos'è la vera
Politica. Ma ora con il veltrusconismo, oh già!
Oh bontà della trasformazione in Repubblica berluschina.
O mente ottusa italica, non hai mutato nulla, birichina
Ti sei inventata il Cavaliere ruzzante che combatte contro
Il signorotto dal neo democratico. Ma cosa andate raccontando
Ambedue agli italiani; quali propositi avete in quel vostro cervello;
Qualcuno dovrebbe demistificarvi, ma nessuno appare all’orizzonte.
Di fronte a questi solo un manipolo di presunti oppositori.
Il resto, chi non ha per sé si stia all’angolo. Qualcuno, vedendoti,
ti lascerà un tocco di pane elettorale, prima o dopo.
La fauna politica si riperpetua comunque e andrà a galla
Per poi foraggiarsi degli stipendi da onorevoli sicuri e abbondanti
Cosa pensi di fare, gente, continui a credere a quel che ti si dice:
che è un dovere votare, votarli, per democratica e libera scelta
che parte da te!


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La Cina si difende dagli attacchi violenti della cricca

La Cina si difende dagli attacchi violenti della cricca dei teppisti del Dalai Lama.
Il governatore del Tibet ha annunciato che la polizia non ha sparato un colpo, che l’esercito non è mai intervenuto e che le vittime sono 13, tutti pacifici cittadini verosimilmente di etnia cinese, bruciati vivi e accoltellati dai teppisti tibetani amici del Dalai Lama, che come tutti sanno si accompagna spesso con criminali di ogni tipo.

Solo che le testimonianze contro dicono tutt’altro: si parla di centinaia di morti, ma senza dubbio si sono autoammazzati per fare uno sgarbo alla madrepatria cinese e metterla in cattiva luce di fronte all’opinione pubblica internazionale, che, onestamente parlando, sta suggerendo decisamente al governo democratico comunista cinese di esercitare più moderazione, cioè reprimere con più delicatezza. Condoleeza Rice, ha invitato Pechino a trattare con la cricca del Dalai Lama, mentre l’Unione Europea si farà tutta quanta l’Olimpiade; la Farnesina, a sua volta, ha convocato l’ambasciatore cinese per informarlo che se continua ancora così, l’Italia si sentirà in dovere di esternare la propria perplessità.

Ecco, vedete, quante belle cose sta facendo il mondo civile e libero per portare la Cina al dialogo. E il Papa? Dicono si stia preparando per un viaggio in Tibet per far cessare l’agitazione delle anime.
Speriamo prima che il Dalai Lama si dimetta.


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lunedì 17 marzo 2008

Da Tian An Men alle Olimpiadi cinesi

Per non perdere la memoria della storia recente.
All'inizio degli anni Ottanta fu avviata in Cina la cosiddetta campagna delle «quattro modernizzazioni» (dell'agricoltura, dell'industria, della ricerca scientifica, dell'esercito), un processo di modernizzazione e liberalizzazione economica, qualificata come «socialismo di mercato»; l'economia cinese si aprì progressivamente al mondo esterno, creando «zone economiche speciali» e «aperte».

Tutto ciò favorì nel corso degli anni Ottanta un eccezionale ritmo di crescita dell'apparato produttivo, a tassi del 10% annuo. Il risvolto negativo di tale evoluzione, la più grande trasformazione economica mai registrata nella storia della Cina moderna e contemporanea, fu l'insorgere di disuguaglianze sempre più marcate tra classi sociali e aree geoeconomiche (favorite erano quelle costiere, sedi privilegiate delle zone «speciali» e «aperte»).
Del crescente disagio sociale derivatone si fecero interpreti studenti e intellettuali, che chiedevano una «quinta modernizzazione», ossia l'instaurazione di un regime democratico, ma il partito e il governo comunista respinsero ogni ipotesi di estendere alla politica il processo di liberalizzazione e le richieste di democratizzazione dello Stato.

Il dissenso seguito alla seconda conferenza speciale del Partito comunista cinese (1986), che operò una vasta epurazione nel partito rafforzando ulteriormente la posizione di Deng Xiaoping, si espresse con imponenti manifestazioni di protesta.
Il governo negò qualsiasi apertura al dissenso: il segretario generale del partito Hu Yaobang, favorevole a una liberalizzazione del regime, fu sostituito dal moderato Zhao Ziyang, a sua volta sostituito però nella carica di primo ministro dal conservatore Li Peng, la cui linea politica portò a ulteriori restrizioni in campo civile e politico.

La morte di Hu Yaobang nell'aprile del 1989 fu seguita da una nuova ondata di dimostrazioni; il 17 aprile l'omaggio postumo fu pretesto perché qualche centinaio di studenti manifestasse in Piazza Tian An Men denunciando la corruzione e chiedendo una democratizzazione del regime.
Il 22, giorno dei funerali, malgrado il divieto di manifestare, 200.000 persone si radunarono nella piazza. Il movimento di protesta si intensificò in maggio, in concomitanza della visita a Pechino del leader sovietico Michail Gorbačëv (15 maggio) e si allargò ad altri strati della popolazione: il 17 una folla di operai, impiegati, imprenditori, giornalisti, funzionari invase il centro di Pechino, rispondendo all'appello degli studenti.

Al vertice, il potere era diviso: all'alba del 18 maggio Zhao Ziyang e altri membri dell'ufficio politico si recarono al capezzale degli studenti in sciopero della fame ricoverati in ospedale, ma il giorno dopo Zhao Ziyang fu esautorato. Li Peng, poco dopo mezzanotte, proclamò la legge marziale e in piazza Tian An Men comparvero i carri armati. Dopo giorni di incertezze, e una nuova manifestazione il 28 - giorno in cui in molti Paesi si tennero manifestazioni in sostegno degli studenti di piazza Tian An Men -, nella notte tra il 3 e 4 giugno i militari aprirono il fuoco contro i dimostranti, reprimendo nel sangue la rivolta. Il numero dei morti di Tian An Men non è certo; le cifre ufficiali sono molte diverse da quelle fornite dalla dissidenza cinese.

Nei giorni successivi seguirono migliaia di arresti e di processi, conclusi con esecuzioni sommarie; per impedire la diffusione di notizie fu attuato un severissimo controllo sugli organi di stampa cinesi e proibito l'ingresso nel Paese a giornalisti stranieri. Nei mutamenti politici che seguirono, Zhao Ziyang, che si era dimostrato favorevole al dialogo con gli studenti, fu privato di ogni incarico nel partito, alla cui guida fu chiamato Jiang Zermin.
A livello internazionale la condanna della repressione degli studenti fu unanime, ma l'ostracismo dei Paesi occidentali fu più formale che reale e i rapporti economici con la Cina ritornarono presto attivi.

Così sarà anche stavolta malgrado il precedente, malgrado lo sdegno, malgrado tutto e con il silenzio del Vaticano.


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A destra meno politica ma più sesso e anche gossip

Dalla caduta di Prodi in poi, abbiamo tutti quanti notato il cambiamento: fanculo cravatte, solo camicie scure, scravattato e colore scuro come la chiarezza che lo contraddistingue quotidianamente. Il nostro non lascia in pace nessuno, né pensionati, né operai, né brogli elettorali, né ragazze precarie né soubrette che con loro si fa altro! Eh eh eh!

Ma veramente, come si può parlare di politica con questo tipo? Più vecchio si fa, dice D’Alema, meno arrapato di politica sembra. Smentita la smentita della dichiarazione successivamente smentita, ecco che il candidato a premier s’imbarca in una dichiarazione eccentrica ma con leggeri connotati sexy: “Come al solito la sinistra si esercita nell’alterazione delle mie dichiarazioni. Io ho semplicemente detto che con le soubrette ci farei altro, dato che sono l’ultimo dei maschi rimasti. Mica se le vuole fare il PD, che con 'sti teodem sparsi, che ci fa, brodo di ceci? Allora io ho anche detto che per evitare brogli nei seggi occorre assoldare i difensori della libertà, meglio se femmine e soubrette.

Voi sapete quanto sono bravi quelli di sinistra a imbrogliare nei seggi. Quindi, chi se la sente di trastullarsi un pomeriggio con una di queste, che del resto, ripeto, non sono candidate e nemmeno femmine sono, solo soubrette, è invitato a entrare nel nostro gruppo di difensori della libertà. Poi, dovete finirla con questa storia dei miracoli. Io non prometto miracoli, mai promessi. Non so nemmeno più i motivi per i quali mi sto ri-candidando? Forse per una precisa voglia di egocentrismo o forse perché mi piace rompere le balle agli italiani, fatto sta che ho deciso di vincere e vincerò, ma senza bacchetta magica. Chi dice che può farlo mente. Io non farò niente di magico e se credessi un po’ a quello che io stesso vado dicendo, nemmeno mi voterei. E non è vero che in passato vi avevo promesso milioni di posti di lavoro: è stata la sinistra ha mettermi in bocca questa promessa.

Ma voi italiani, testasciutte, mi voterete perché so rifarmi il maquillage: vedete un po’ come mi vesto adesso. Noi non faremo niente che non vi dispiaccia, elimineremo l’Ici tutta, eh, che ne dite? Le tasse nemmeno ai cani le faremo pagare. A tutti pizza al sabato e cinema alla domenica; ferie 30 giorni all’anno con indennità di ingorgo autostradale. Vi prometto un nuovo e vincente campionato del mondo di pallone. No, io non farò niente contro il popolo italiano. Volete l’aumento del salario? Concesso. Ma sappiate che una congiuntura forte proveniente dall'America vi si abbatterà sulle teste. Ed è per questo che ho deciso di rimettere mano alle pensioni, ma non come dice la sinistra capocchia, e nemmeno i sindacati, che mi travisano sempre, io aumenterò le pensioni minime e diminuirò quelle privilegiate. Buono? Non so come faremo io e i miei valvassini di governo ma lo faremo.

La mia politica è sinonimo di tranquillità. Votatemi e starete tranquilli.
Vi prometto nemmeno più uno sciopero dei tassisti, o uno degli aerei quando sarete in procinto di partire per le vacanze, o uno dei ferrovieri; diminuirà il prezzo del pane, della pasta, del dentifricio e del condom. E vi aumenterò le soubrette per fare quello che si fa con loro, eh eh eh. Per gli sposati, m’incarico io di giustificarvi con le vostre mogli: basterà una smentita ufficiale di Palazzo Chigi cioè da me medesimo in persona garante dell'arrapamento machista.

Siamo uomini o caporali? Capitemi, non è brutto stare a destra, del resto io sono un self-made-man sui generis e tutta la mia pratica di vita è sui generis, ivi compreso l'arrapamento sessuale. Quindi, stando a destra, per il bene dell'Italia e delle donne tutte, votatemi e andremo in Paradiso, vah!".
Il qualunquismo personificato più gracchiante governerà l'Italia immemore.


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domenica 16 marzo 2008

E questi signori dovrebbero ospitare le olimpiadi?

Per quasi duemila anni il Tibet, composto dalle tre regioni amministrative denominate Kham, Amdo e U-Tsang, è esistito come una nazione sovrana. La Cina comunista, che ha invaso e occupato il paese nel 1949, considera invece ai nostri giorni come "Tibet" la cosiddetta "Regione Autonoma Tibetana" (TAR), creata nel 1965 e comprendente, in larga parte, quella che per secoli è stata la regione dello U-Tsang.

Il Tibet contro il gigante cinese: 80 o 100 morti, che importa; ciò che importa è che il Tibet venga cancellato dalla memoria degli uomini.
Tenzin Gyaltsen, inviato speciale del Dalai Lama, portavoce in Europa, dice che Sua Santità sarebbe grato anche a Papa Benedetto XVI se vorrà esprimere solidarietà ai fedeli buddisti: ma forse i Tibetani si sono scordati come si comportò Ratzinger la volta che il Dalai Lama venne in Italia.
Forse ai Cinesi non è arrivata l’idea del Lama o forse l’hanno capita talmente bene che l’hanno ridotta in oppressione fisica e culturale. Il Lama non desidera, molto umilmente, la libertà e la separazione del suo Paese dalla Cina, ma ne rivendica soltanto una vera e giusta autonomia. Ed è anche contro il boicottaggio delle olimpiadi. Tutto qui.
Ma sotto sotto c’è qualcos’altro?

Il Tibet era anche ricco di risorse minerali mai sfruttate. Nel suo sottosuolo vi sono 126 tipi di minerali tra i quali oro, litio, uranio, cromite, rame, borace e ferro. Il Tibet possiede inoltre i maggiori giacimenti d’uranio del mondo. I giacimenti di petrolio della regione dell’Amdo consentono l’estrazione annuale di più di un milione di tonnellate di greggio.
Non chiedo nulla ai nostri futuri governanti ma un appello agli atleti italiani lo voglio proprio fare. Prima di partire per Pechino, animati da sano spirito decoubertiniano, riflettete su quanto sta avvenendo in Tibet e fate in modo che il vostro amor proprio sportivo venga messo alla prova. Il Lama non vuole parlare di boicottaggi ed è legittimo il suo pensiero, ma è ipocrita sostenere che lo sport deve andare avanti e che non c’entra nulla con quella condizione di oppressione.


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sabato 15 marzo 2008

Italiani, ci verrà addosso una crisi, una congiuntura, un cataclisma

Mentre stavo per venire da voi, cari amici, ho trovato l’idea che mi ha arrovellato il cervello dal mattino: che gli dico a questi, ora, che gli propino e… finalmente ne ho trovata una da spararvi addosso. Niente paura, non nel senso della polvere da sparo ma nel senso allegorico.

E mi è venuta in mente proprio grazie ai nostri cari amici d’oltreoceano, che come tutti i veri amici, ci insegnano le cose del mondo prendendoci direttamente nell’animo nostro. Dunque noi andremo al governo e l’Italia che mi accingo volentieri a governare, ve lo dico senza peli sulla lingua e ve lo dico fin da subito a scanso d'equivoci, l’Italia, dicevo, sarà investita da una crisi mai vista, paurosa, che ci viene proprio dai nostri alleati americani. Loro non ne han colpa, impegnati come sono a far quadrare i loro disastrati bilanci causati da tutte le guerre e le porcherie che stan combinando in mezzo mondo. Ma la coda lunga della loro crisi ce la beccheremo in pieno sulla nostra capoccia. La situazione è difficile.

L’eredità che i comunisti di Prodi ci han lasciata ha creato degli abissi che difficilmente colmeremo. Ecco perché dovete votare per me: per colmarli. Se votate per Veltroni non li colmate. Ora ci verrà addosso la congiuntivite, cioè la congiuntura americana, e sono banane amare ma se mi votate non lo saranno più. Sapete come sono io, colorito e diretto, mi piace stupirvi. Non sono un pauroso, io, avrei potuto lasciarvi nelle mani traumatizzanti dei comunisti di Veltroni e farvi fottere da lui e dalla tempesta americana. Ma io amo l’Italia e, se pur con grande preoccupazione e sprezzo del ridicolo, mi prendo un impegno, categorico e irrevocabile, di governare quest’Italia ridotta come i lumachini di bc.brunocarioli; povero me, che mi tocca dire.

Noi, io, noi e io saremo ben chiari: andremo a governare con questi presupposti ma con Fini, Tremonti, Formigoni e Lumaconi, più altri fedeli amici, ci rimboccheremo le maniche e senza il gesto dell’ombrello, quello lo lasciamo ai comunisti straccioni, vi salveremo il Paese. Ma se qualcosa va storto non dite che la colpa è stata nostra, perché già ce lo sapete di chi è. Allora, se non volete che gli americani ci distruggano votate per me! Se volete che gli americani ci distruggano votate per Veltroni. Ma un voto per me è un voto per l’Intelligenza e la Libertà vostra e del Paese.


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venerdì 14 marzo 2008

Il figlio di Berlusconi è andato in crisi

Il figlio di Berlusconi ha incominciato a chiedere in giro se veramente fosse lui quel figlio che suo padre vorrebbe far sposare con la prima venuta. Dopo una notte insonne alla ricerca della verità ha capito che l'unica alternativa con cotale padre era, è e sarà la pazienza senza limiti: lasciarlo cazzeggiare liberamente, così almeno sfoga il temperamento da politico ruzzante.

La domanda, sempre una e martellante, sibilava dalla bocca del povero, si fa per dire, rampollo di Berlusconi.
- Mamma, chi sono io?
- Sei tu il figlio ricco di Berlusconi.
- Zio, chi sono io?
- Il figlio ricco di mio fratello Berlusconi.
- Sandrocchia, chi sono io?
- Sei l’adorabile figlio ricco del mio adorato Berlusconi.
- Gianfranco, chi sono io?
- Sei il figlio ricco di quel galantuomo di Berlusconi.
- Alessandra, chi sono io?
- Sei un figlio di… Berlusconi.
- Umberto, chi sono io?
- Sei il figlio ricco della razza padana di Berlusconi.
- Giulio, chi sono io?
- Sei il plimo figlio licco del plemiel Bellusconi, l’amico di Tlemonti.
- Sciura Brambilla, di chi son figlio io?
- Dell’unico uomo d’Italia il figlio più ricco.

Così, passò un giorno e poi un altro e un altro ancora a chiedere al 51% degli italiani chi fosse lui. E tutti a rispondere: “il figlio ricco, il figlio ricco…”. E le ragazze: “Sposa a me... No, a me...”. E già solo questo fatto attizzò molte giovani che subito decisero di votare per Berlusconi.

Poi il figlio ricco di Berlusconi, che non si dava pace, andò dal nemico Veltroni perché accusava il peso di troppi padri Berlusconi sul groppone ma anche troppe richieste di matrimonio. E Veltroni gli chiese: “Chi sei tu, o figlio ricco di Berlusconi, che chiedi a me leader di un partito quasi di sinistra: chi sono io?”. E il figlio di Berlusconi: “Io sono il figlio ricco di Berlusconi. Ma non voglio esserlo più.” E l’altro: “Nemmeno io voglio esserlo più”.
E così si scambiarono i destini e le rispettive identità.
Adesso uno fa il figlio ricco di Berlusconi e l’altro s’è sposato con tutte le ragazze che lo richiedevano e ora è contento come una pasqua perché ha risolto in parte il problema del precariato femminile.


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giovedì 13 marzo 2008

Afferma qualcuno che vi sono dèi in cielo?

Euripide non aveva nulla a che fare con quello che dicevano i suoi personaggi, ma alcuni discorsi che allora apparivano terribilmente crudi, si possono tranquillamente trasportare al tempo d'oggi.

Dalla tragedia del Bellerofonte:
"Afferma qualcuno che vi sono dèi in cielo?
Non vi sono, non vi sono - a meno che non si scelga
di credere come sciocchi alla tradizione antica.
Cercate per conto vostro - non accogliete le mie parole -
ma questo è quanto affermo: i tiranni uccidono gli uomini
e li privano dei loro beni, ne infangano i giuramenti,
e lasciano intere città devastate. Eppure prosperano,
più di quanto facciano i giusti e i buoni,
E io conosco piccole città, che onorano gli dèi,
sottomesse a città più potenti, non parimenti devote,
tenute in soggezione dalla superiore forza delle armi".


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Moriremo esattamente fra 7,59 miliardi di anni

La terra morirà esattamente fra 7,59 miliardi di anni.
E perché me lo state dicendo adesso?
Che morirà avvolta da un “vapore mortale”, dite; anzi, che verrà risucchiata dal nostro beneamato Sole divenuto talmente grande che porterà il nostro ex paradiso terrestre fuori della suo orbita, condannandolo ad una fine vaporosa, cioè di lenta cottura. Niente esplosioni o implosioni, solo una semplice e lunga cottura; ma dato che sarà lunga l’umanità potrà permettersi anzitempo di cercare nello spazio un'altra Terra da colonizzare prima e da fottere poi.

Quando comincerà questa lenta ma inesorabile cottura? Fra 5,5 miliardi di anni. Considerato il tempo che è trascorso da quando si è formata la catena dell’Himalaya e cioè sessanta milioni di anni fa, direi che l’inizio della cottura non è ancora cominciato. La vita nasce e muore e non si ferma: di questo siamo bene informati ma dovremo rifletterci sù; pensate che al Sole succederà quello che succede a tutti noi quando un familiare o un parente o un amico vi telefona disperato sperduto da qualche parte in Italia che ha finito la benzina; con la differenza che la benzina, prezzi e giacimenti permettendo, la si trova e si riparte, mentre l’idrogeno, il carburante del Sole, non si ricicla e appena finisce, flop per sempre. Così dicono gli scienziati e gli studiosi di astrofisica in base agli ultimi sistemi di calcolo.

Ma la domanda sorge spontanea: embè? Che mi frega a me se tra 5,5 miliardi di anni il sole sarà 10 volte più luminoso e la Terra si metterà a bollire a fuoco lento?
Anche volendo pensare ai miei discendenti non è che mi commuova la loro fine. Non sarò mica diventato un uomo senza cuore?
Forse mi si vuole convincere che i paventati disastri ambientali, dalla terra satura di rifiuti ai mari avvelenati, dai fiumi intossicati alle chiare e fresche acque perdute, sono delle grandi puttanate, che non moriremo di questo. Allora, felicità dunque, ecologisti e ambientalisti che come cassandre ce la cantate ogni dì a mo' di tregenda catastrofica e definitiva. Non è vero niente. Noi ora non moriremo annegati nelle merdacce di spazzatura, o avvelenati dai pesci all'amianto o dagli uccelli al piombo. L'umanità finirà esattamente fra 7,59 miliardi di anni. L'effetto serra che conosciamo oggi è solo un caldo naturale, così come il freddo: dobbiamo comprare i pinguini di freddo e di calore.

Nel frattempo abbiamo ben altro su cui riflettere: guerre, morti, siccità, carestie, malattie, dittature, terrorismi, religioni, razzismi.
Se la civiltà che conosciamo scomparirà, sarà solo a causa di questi accessori, dato che coloro che li hanno prodotti li hanno utilizzati contro la Terra, cioè contro l'Umanità: quindi ce li siamo messi noi stessi nel didietro quando ci siamo scelti i capi. Non sarà l'ambiente inquinato a farci scomparire, ma sarà inquinato l'ambiente che viviamo a farci compagnia mortale.
A meno che, come nel gioco del monopoli, non sbuchi all'improvviso l'imprevisto: autoimplosione a catena, per grazia ricevuta, dei leaders mondiali che fino a ora ci hanno catafottuto per loro soddisfacimento personale.


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mercoledì 12 marzo 2008

Del perché non si riesce più a distinguere un cavolo da una mazza

Sta scritto nell’Introduzione a la Dottrina di Jacob Boehme che «l’uomo non ha scelto il dio dell’amore, ma il dio dell’ira. E dall’errore, nasce ogni inimicizia. L’inimicizia erige il regno della distruzione...». Ma il bravo ingannator ancor si teme e niun lo smaschera.

Berlusconi non ha scelto un comunista, ma un fascista.
Ha acceso il fuoco dell’ira in Fini uomo di destra già fascista.
Ma ha spento il fuoco dell’amore di Sandrocchia.
E dall’errore nasce ogni frustrazione.
La frustrazione dei suoi alleati che non contano una mazza.
Le forze degli alleati si mutano nei demoni dell’odio verso Ciarra, mentre il Pico
È un fascista edicolante che bisogna tenerselo buono.
Non fa male ad una mosca. Ma a due, sì. E quindi forza Ciarra. Le forze chimiche dell’ingaggio si stringono attorno all’uomo Ciarra che insieme al Pico sbrogliano la matassa della negatività antifascista in fascismo galoppante edicolante molto danaroso y muy permaloso.

Le forze vegetali, il famoso cavolo del titolo, soffocano l’uomo democratico con le fantasie dell’abisso specie se ne ingoiate uno crudo di sera prima d’annà a letto.
È cieca, lo forza dell’intelletto di Berlusconi, l’unico che distingue un cavolo
da una mazza, mentre ne dirige le vitamine contro gli avversari.
È cieca ma non fa una grinza né ferisce, specie se dall’altra parte, serenamente, pacatamente, ma anche conseguentemente non si riesce a distinguere una mazza da un cavolo.

L’uomo Berlusconi assumendo a sé il fascista, diventa negatore di sé stesso, dato che non si riconosce come fottuto comunista. Questa è la morte del fascista in mano al grande ingannatore. Poiché il Berlusca, assumendolo lo fagocita e il fascismo non esiste più. Il grande ingannatore però dice che dall’altra parte della sponda lui li potrebbe contare i comunisti sulle punte dei capelli di Bondi.
E li cancella con un: «Quell’uomo lì, il Veltroni, ha dalla sua una settemplice forma: teodem, radicali, comunisti infiltrati, femminilisti, maschilisti, aborigeni abortisti e antiabortisti, e una sacca piena di valori. Le forze che lo fanno camminare hanno, però, sempre i soliti dieci punti di svantaggio: non possono andare da nessuna parte. Il fascismo non esiste e non c’è dubbio che esiste solo il comunismo, anzi credo che denuncerò il PD per apologia di comunismo, altro che fascismo.

A proposito, come sto più senza cravatta? Meglio, già, più giovane mi sento.
Bene signori, ora devo occuparmi dei vostri destini. A presto. Sì, direttamente a Palazzo Chigi... Ciao Raffaè...».
Se non ci avete capito una mazza è segno che il cavolo elettorale che ci viene propinato ogni giorno ha fatto bene il suo dovere. Fascismo, comunismo, liberismo, democraticismo, coglionismo politico: ecco che cosa ce ne viene da quell'arcipelago di gnomi sfatti e rotti ad ogni inciucio. Mi raccomando: non fatevi mancare la mezz'ora d'aria pura, mangiatori di cavolo e giocatori di mazza.


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martedì 11 marzo 2008

Io Credo nella Santa Anchè

Innanzitutto la domanda delle cento liste:
ma voi questo film – la campagna elettorale, intendo – ve lo vedete in piazza o sul divano? E se state sul divano, ve lo vedete o ve lo dormite?
Dice la Mussolini: se la conosci la eviti. La Santanchè, intende.
IO CREDO in Santa Anchè, Madre onnipotente, creatrice di incazzature e bave alla bocca, di tutte le vittime fasciste e innocenti, visibili e invisibili. Credo in una sola Santa Anché, unigenita seguace del Duce, nata da Lui prima di tutti gli altri: Santa Anchè da Dio, Santa Anchè da Patria, Santa Anchè da Famiglia. Infine, credo in Santa Anchè, una, santa, fascista e, perché no, probabile premier mater amorosa pour tous lès italiénnes.
Amen.


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lunedì 10 marzo 2008

Se vince il più volgare che governerà il Paese

"La Chiesa non si schiera ma dopo il voto intesa sui salari". Pare che tutti, specie nella destra italiana, vogliano il bene degli italiani. Si rischia di fare, anzi si fa, apologia di fascismo quando si mischia la cultura fascista con l'esagerato e ostentato amore verso le classi più bisognose della società. La Santanché, ad esempio, è orgogliosa di essere fascista, mentre Fini s'incruccia contro Berlusconi per via della dichiarazione di fede fascista di Ciarrapico.

Ora mi chiedo, come mai non si interviene per queste effusioni di nostalgia fascista e nessuno a destra si disgusta, tranne Fini, mentre quando si straparla di comunisti che il signor Silvio ce li ha sempre in bocca ma non li digerisce, pare che da un momento all'altro in questa kaiser Italia debba succedere la rivoluzione d'ottobre. Sarà perché la cultura popolare dell'antifascismo è finita quando è morto il PCI e i suoi eredi hanno fatto a gara a chi arrivava primo a dire "io, eh eh, non sono più comunista".

L'antifascismo ha lasciato i propri morti sulle strade tutte le volte che occorreva rintuzzare la canèa fascista; ora che non c'è più ha creato lo spazio per chi oggi si permette di fare in tv apologia fascista spiccia e morbida presentando il fascismo come una sorta di martirio protocristiano, di buonismo, di bullismo da niente (vedi cinghiate danzanti), di intelligentismo populesco.
E durante tutto questo si preoccupano, pure i preti, dei salari e della precaria economia del loro gregge, ma non suonano le loro campane elettorali; solo proibiscono sulla "loro materia, la Vita, proprietà privata di Dio e della Chiesa": dicono No a chi nega la vita ma al contempo riescono a non fare politica; la forza della fede, presumo.

Permettete, lettori, che un uomo semplice parli a suoi lettori dalle pagine di questo blog. Ma cos'è questa commedia all'italiana della campagna elettorale, che, durante essa, vanno montando da più schieramenti le porcate più insulse a nocumento dei cittadini. No, io non sono un ingenuo o un eccentrico. Ma se da questo agone salterà in cima il più volgare di tutti, quello cioè che più degli altri ha insultato gli avversari, sarà una disgrazia per l'intero Paese, dato che gli insulti verranno rigettati sul contesto popolare...
Né da una parte, né dall'altra degli schieramenti c'è la misura e la consapevolezza che le cose dette siano le cose che i cittadini vogliano sentire; né c'è del pudore nel promettere menzogne. Già, perché i due più grandi partiti promettono menzogne per la massima parte delle loro giornate elettorali; mentre i cosiddetti piccoli sono come quei pidocchi da spulciare.
E se la Chiesa dichiara con Bagnasco di non schierarsi, Veltroni tira un sospiro di sollievo. Fioroni ministro della Pubblica Distruzione della Matematica, trova il suo essere equilibrio naturale come uomo bisponda: "La Chiesa non sta né di qua né di là": sta forse con Ferrara?


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Aneddoti futuri su "Silvio Ultimo Saggio Consentito"

Un giorno lontano, ma molto lontano dal nostro tempo, ai nostri postpostnipoti verrà dato modo di studiare la vita e le opere dell’ultimo saggio discendente dei più famosi Sette. Silvio, l’ultimo monarca democratico, che al posto della corona si blindava la capocchia con la bandana, verrà annoverato dai nostri postpostnipoti tra i Sette Sapienti + 1 col titolo di “Silvio Ultimo Saggio Consentito”.

Numerosi aneddoti su Silvio, in realtà, più che alla storia appartengono alla leggenda.
Si narra che avesse calcolato l’altezza sua, misurandone l’ombra nel momento in cui quella gettata da Veltroni, suo famoso antagonista dell’epoca, fu pari all’altezza di Veltroni stesso, il che potrebbe essere vero, ma da ricerche fatte, non sembra esserci traccia di documenti che attestino la veridicità di un personaggio con questo nome. Si narra ancora che Silvio avesse misurato la distanza dei punti di vantaggio sul PD ancorato alla sponda meridionale del fiume Po, cosa della quale si è soliti dubitare, ma che il Silvio avrebbe potuto fare solo con l’aiuto di Fini e di Bossi che tenevano le distanze razziali con un diagramma euclideo.

Un altro aneddoto, prototipo di tutte le storie sulla distrazione dei grandi uomini, racconta che il Silvio sarebbe caduto in un pozzo mentre, sonnecchiante per la notte passata in bianco, era intento a contare e ricontare, a castrare e reincastrare tutti i nomi per la sua lista. Qualcuno dice che sia lì dentro precipitato, al par di Talete, mentre era impegnato a osservar le stelle. Ma non me la dànno a bere: il Silvio che osserva le stelle? Diamine, mi si consenta: meglio allora osservare la Santanché con la bava alla bocca.

Un ulteriore aneddoto racconta di quando Silvio «si accaparrò tutte le reti televisive», versando illegalmente un grosso acconto per usare le antenne sparse nel territorio nazionale, alzando poi lievemente i prezzi quando si decise a rivenderle. E di quando si arricchì smisuratamente con il “Silviodanaio”… lui insaccava le monete, che i suoi aficionados gli consegnavano, nel “Silvio” usando un alto interesse ma poi, distrattamente, dicevamo prima che la distrazione è la virtù dei grandi, lo fece cadere e quello si spezzò e lui si beccò tutti i soldi presentandone i cocci ai babbei che glieli avevano dati.

La cosa che più di tutte lo fece imbalsamare e diventare famoso fu la sua teoria secondo la quale tutta la materia del potere era costituita d’acqua. E per dimostrare scientificamente questo, si fece costruire un laghetto artificiale nella sua misera catapecchia e ci mise a galleggiare donna Sandrocchia il poeta ufficiale di inni e scriba della vita del Saggio. Non chiedetemelo, ma la Sandrocchia stava perfettamente a galla; poi nelle sue memorie scrisse che fu il terrore dello sguardo del monarca Silvio che gli imponeva di stare su.

I suoi contemporanei, si interrogarono i nostri postpostnipoti, si chiesero a che cosa servisse mai un Saggio così che faceva saggiamente solo le sue cose? Morì in odore di santità, rapito da Clistere, dopo aver cacciato i successori di Veltroni il che potrebbe essere vero, ma da ricerche fatte, non sembra esserci traccia di documenti che attestino la veridicità di un personaggio con questo nome.


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domenica 9 marzo 2008

Tenete lontani gli impressionabili da questo volantino sull'aborto

Ma sì, alziamo un po' i toni. Stracciare il programma è un gesto maleducato? Può darsi. Ma siamo in campagna elettorale, mica al corso di bon ton di Donna Letizia; così il Mario Giordano descrive sul suo Giornale la nuova ma sempre vecchia forma di campagna elettorale.
Ma i toni non sono solo maleducati, sono completamente scorretti, e questo volantino sulla 194 chiarisce bene come intendono correggere la Legge sull'aborto i campioni della Vita Umana e della sua salvaguardia.


Giulia aveva un sogno: far nascere un bambino che poi avrebbe viaggiato nello spazio. Ma i mostri l'hanno costretta all'aborto. Ora Giulia odia i mostri. Forse Giulia, non lo sappiamo, rimase incinta a causa di uno stupro sessuale di gruppo. E quando i mostri decisero per lei che doveva liberarsi della vita che teneva in grembo - un feto malformato avrebbe anche potuto essere oppure una cattiva condizione della salute stessa della madre, nemmeno uno straccio di padre si riuscì a trovare per quell'embrione di vita. Perché la presenza di un padre, anche putativo alla fin fine, avrebbe potuto fermare quei mostri e fare in modo che Giulia non perdesse il bambino che, anche se frutto di una immonda violenza, sempre essere umano è.
Alla poverina avrebbero dovuto spiegarle che il bambino se lo doveva tenere e poi magari farlo adottare appena sfornato. Alla Giulia non è stato spiegato che tante coppie sterili che spesso comprano bambini anonimi dai trafficanti di carne umana, avrebbero potuto adottare il suo. Nessuno ha detto niente e la Giulia è rimasta nella sua ignoranza. Qualcuno doveva informarla, insomma che la Legge 194 così com'è l'avrebbe privata del suo figliolo. Perché come dice il Papa: l'uomo rimane uomo anche quando è un embrione o è in coma e parola di Papa capo ha.


Luca coltivava un desiderio, malgrado fosse ancora un minuscolo embrione: nascere da mamma Giulia perché da grande, in questa nostra serena e giusta società, voleva fare l'astronauta.
Ma i mostri lo hanno ucciso. E lui ha cessato di vivere anche se non sapeva di essere un feto malformato e nemmeno sapeva delle precarie condizioni di salute della sua mamma. Ora abbiamo un astronauta in meno e degli assassini di feti in più. Forse Luca, mentre stava là, nella sua mamma, già pensava all'adozione prenatale o anche alle case per le ragazze madri. E comunque avrebbe vissuto come ogni essere umano, anche malformato, ha il diritto di esistere. Ma Luca di tutto questo ne era a conoscenza perché già pensava razionalmente e poteva decidere in autonomia. Poi, Luca, essere pensante, doveva anche essere a conoscenza della scarsa percentuale di fecondità degli adulti e quindi avrebbe voluto, anche se deformato, aumentare, in questa società di vecchi, con la sua presenza il numero dei bimbi. Ma i mostri nemici della vita lo hanno ucciso.

Dato che in campagna elettorale si tirano colpi bassi, ne stanno tirando un'altro violento all'utero delle donne.


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Heracleum