venerdì 30 maggio 2008

Gli ultimi indigeni: speriamo che se la cavino

Brasile, scoperta tribù indigena.
Una delle ultime tribù indigene del Sudamerica, che ancora rimaneva isolata dal mondo esterno, è stata fotografata in una remota zona della selva amazzonica, alla frontiera tra Brasile e Perù.
Non so se gioire o darmi pena anticipatamente per questi "ultimi indigeni selvaggi", scoperti e venuti di nuovo al mondo, il nostro, che non gli appartiene. Conoscendo la nostra civiltà penso proprio alla sfortuna capitata a questi poveri "cristi": ora saranno più facilmente estinti. Già si saranno messi in fila i pionieri del progresso, gli antropologi per la parte scientifica-culturale, evvabbè, e via via tutti gli altri: i tagliatori di piante per snidarli dalla foresta, i nuovi colonialisti dello schiavismo, gli amanti dell'esotico, i missionari, le televisioni, i venditori di puro alcool, i portatori di pestilenze varie, e le varie organizzazioni pseudo-umanitarie.
Noi, speriamo che se la cavino!

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Petite Italie a 6 cavalli con clandestino a bordo

Senza Parole

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giovedì 29 maggio 2008

Come si fa un re di una monarpubblica

Essere rapito dai pirati in tenera età; crescere come un vero delinquente senza istruzione e pietà umana; vivere in carcere insieme alla feccia della feccia umana; uscire e circondarsi di veri amici della filibusta; dedicarsi alla politica in tutte le salse; farsi poi eleggere re.

A questo punto tutti gli baceranno le mani, leccheranno la terra che calpesta, gli puliranno le stalle dove tiene i suoi animali, ma non ricordategli mai il suo passato: potreste ferirlo nell'intimo e potrebbe condannarvi ai lavori forzati. Poi, non contento, potrebbe installarsi in casa vostra con tutti i suoi amici e divorerebbe in poco tempo quei quattro risparmi che avete. Come fare per liberarsi di un re così dopo che lo avete elevato a tale condizione?
Ebbè, ci vuole una guerra e dopo la guerra un referendum, potendo scegliere così tra una monarchia e una repubblica. Il risultato finale potrebbe essere una monarpubbica, che tanto si addice ai nostri tempi.

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Sembrava un verso, era una constatazione

Cercavo vecchi libri e l'ho trovata tra vecchie carte: una vecchio foglio di giornale datato e stralciato dal “Manifesto” senza nessun riferimento; mi sono dannato a cercare di ricordare il nome dell'autore - forse Franco Fortini? - accidenti, non sono proprio certo. Se qualcuno sa, mi dica chi l'ha scritta; ne va della mia memoria.

È una poesia che oggi pare fuori luogo e fuori stile, per me è una sacrosanta poesia. E la dedico a chi ricorda un tempo che mai è finito, a chi continua ad osservarmi da lontano e a chi è stato mio amico e compagno; a chi ancora mi vuole bene; a chi cerca libertà.

Eccola:

«Sono bastati pochi giorni
alle forze rivoluzione
per spazzare via totalmente
i saigonesi dai due terzi
del territorio del Vietnam
del sud

Dietro a questo
straordinario successo
militare c'è la lotta
trentennale di un popolo
che ha saputo
raccogliere la bandiera
della rivoluzione d'ottobre
e della lunga marcia
e portarla ancora
più in alto

Tre sono le culture
del popolo vietnamita:
la propria, quella cinese,
quella importata
dai francesi. Da ognuna
hanno saputo prendere
ciò che valeva,
gettando via il resto.
Per questo vincono

I mercenari di Saigon
si battono per qualche
dollaro al mese
e, nell'ora della
verità, fuggono
disperati. Gli uomini
del Grp si battono
per la liberazione
dell'uomo

Furono figli del Vietnam
gli studenti del maggio
francese, gli operai
in lotta nelle metropoli
imperiali, tutti
coloro che capirono
la lezione vietnamita.
Fu figlio del Vietnam
il "Che", che voleva
testimoniare concretamente
la sua autentica
solidarietà

Altri
gli furono figliastri,
non per questo meno
beneficati. Come
ogni avanguardia,
i vietnamiti hanno
pagato e pagano
un prezzo di sangue
e di sofferenze terribile,
hanno rischiato spesso
l'isolamento in un mondo
a volte immemore
del proprio recente
passato

L'imperialismo ha cercato
di incenerire il Vietnam,
di cancellarlo
dalla faccia della terra,
ma è riuscito rovinosamente
sconfitto in campo
aperto, lacerato
all'interno, privo
della maschera
che orgogliosamente
portava

"L'ardore dei nostri uomini
- scriveva Ho Chi Minh -
incendia il cielo,
oscura la stella
polare". Sembrava
un verso, era
una constatazione».

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Blog contro ogni forma di razzismo

Questo blog aderisce all'iniziativa dei blogger antifascisti e antirazzisti.

"Il clima venutosi a creare in Italia è sempre più irrespirabile. Le forze conservatrici stanno attuando una involuzione culturale e sociale che sta portando il Paese verso derive fasciste, illiberali e razziste. Basta osservare la caccia alle streghe contro gli stranieri, le aggressioni squadriste contro compagne/i e ragazze/i, la discriminazione contro gli omosessuali, il bavaglio imposto a giornalisti “scomodi”, ecc...

Di episodi ultimamente ce ne sono stati molti. Troppi. Dall’uccisione di Nicola al raid al Pigneto a Roma. La notizia riguardante le aggressioni fasciste alla Sapienza di Roma è quindi solo l’ultima di una lunga serie di accadimenti violenti, di cui la matrice fascista è la drammatica costante. Tutto questo é inaccettabile per chiunque ha a cuore la libertà, l'eguaglianza e la tolleranza. Perciò abbiamo deciso di indire per il 2 giugno una giornata di lotta contro l'intolleranza: ogni blog che si riconosce nei valori elencati parteciperà esponendo sul suo blog il logo speciale che vedete in questo articolo per dimostrare la sua volontà di non cedere all'avanzata dell'intolleranza che ha investito questo paese.

L’invito a chi legge è quello di riportare questo comunicato sul proprio blog quanto prima nel tentativo di rendere più visibile possibile questa iniziativa, e di riproporre in un secondo momento il logo nella data indicata.
Diamo un segnale: combattiamo il razzismo e il fascismo".

PS: l'iniziativa è dei blogger Irlanda, Lou Mogghe e Emanuele e Tiziana di Emaetizi: diffondetela.

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Album delle grandi frasi degli italiani

Marciate tutti con zelo e perseveranza verso la salvezza della cultura italica. Oggi più che mai gli Italiani hanno le idee molto chiare sui concetti quali "allegria, godurie e sollazzamenti": non s'è abbassata soltanto la soglia di povertà, ma s'è abbassata proprio la soglia della porta d'ingresso della nostra convivenza. A volte qualche "raro buon concittadino" si lancia allegramente nei pestaggi di stranieri godendosi come un turco mentre si sollazza con bastoni e spranghe. È solo uno sfogo innocente, va comunque perdonato.
Pazzia, pazzia, pazzia generalizzata. Chi pensa, oggi, in Italia?

Questi però pensano, e pensano alla grande, così:
- Io razzista? Sì, ho picchiato duro, ma guarda qua, il mio Che Guevara tatuato, ti sembra razzista Guevara?
- Signor giudice, ho confessato, ora posso andare a casa?
- Mi scusi signora, le ho rapito il figlioletto, poi è anche morto, ma io che c’entro?
- Uh, tutti ‘sti operai che muoiono sul lavoro! Ora si conosce l’antefatto: a Milano non indossano il caschetto.
- Se volete veramente le centrali nukleari basta iscriversi nelle liste degli italiani più poveri: vi verrà consegnata la bolletta leggera.
- Italiani sempre più poveri. Più poveri perché? Son forse fannulloni? È perché non tutti sanno rubare, ecco!
- E italiani sempre più ricchi. Non tutti i fannulloni sono ricchi, ma molti fannulloni sanno rubare. È per questo che sono più ricchi.
- L’almirante-pensiero fa vergognare il signor La Camera; ma non serve trascriverlo in un foglio di Via; è più intelligente installarlo in monumento a capocchia in giù.

Ps.: "Il sotto-PIL della Ignolanza che fa a pugni con lo zelo del Plodotto Intelno Loldo della coopelativa-italia deve essele ripoltato a livelli più accettabili". Un pensielo di Tlemonti.

Se ti viene in mente qualche "grande e reale pensiero italico", scrivilo nei commenti. Lo mettiamo nella biblioteca di questo blog.

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mercoledì 28 maggio 2008

Lo sbarlocchismo italiano

Il fascismo qua qua qua, il fascismo là là là, il fascismo no no no, il fascismo sì sì sì, il fascismo ecque quà, il fascismo guarda là, il fascismo macho man, il fascismo pipipì, il fascismo popopò, il fascismo nandrolon, il fascismo qui e là, il fascismo mostra i dent, il fascismo mostra i pe', il fascismo c'è e non c'è, il fascismo c'è sì c'è! ☻ ☻ ☻

Salute, carissimo! Gli italiani t'aspettavano. Sappiamo che non te n'eri mai andato. Eri desideratissimo, era ben messo sotto spirito. A furia di ripetere "Dàgli addosso ai comunisti", "Il pericolo è rosso", "L'Italia è tutta in mano ai comunisti atei", il gran Capo è riuscito a svegliarti dal lungo torpore. E ora non più comunismo, ma solo e soltanto fascismo. Tu, che eri il pane di salvezza, tu che facevi del bene con l'olio di ricino e la bastonate a nero, tu che arrivavi sempre in orario, eri atteso con grande nostalgia, e il desiderio oscuro di te oggi spinge molti figli della lupa Italia a comportarsi da veri eroi. E più noi ti disprezziamo più tu vieni gratis a coinvolgerci nei tuoi raid da mentecatto. Insomma, non ti si potrà mai accoglierti per quella tua natura antiumana. E così, in prede a collere violente, una volta picchi, un'altra bastoni, insulti, offendi, violenti, nessuno è in grado di fermarti, anche se alcuni alemanni ti condannano fermamente per le tue vili aggressioni.

Proprio, son tante le cose che ti sfuggono, a cominciare dalla capacità di tolleranza e da quella di accettare le culture altrui. Sono tante le cose che ti sfuggono a cominciare dai tuoi difetti perfetti. A causa di questi tu sputi calunnie sugli stranieri imperfetti, tu ismo perfetto, tenti di sbranare come un cane arrabbiato la gente che lavora e che partecipa pure alle tue ricchezze.

Prova a parlarti da té stesso, e chiediti a che pensi veramente, oltre all'odio forzato, portato, che non ha nessuna necessità di esistere. È solo roba tua: dille addio e disfatene. È solo roba tua, inutile alla società, appartiene solo a te. Non puoi svenderla ad altri esseri umani, non sanno che farsene, solo darle fuoco.

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Anime di legno e anime di piombo

Dialogo leggero tra un'anima di legno e una di piombo.
- Ma è vero o è una leggenda questa di Berlusconi che pare abbia imparato a volare?
- È verosimile, l’hanno detto alla televisione.
- Bravo, scemo! Ma lo sai che l’uomo non può volare?
- Berlusconi non è un uomo.
- E che è?
- È un mezzo uomo e un mezzo dio e ha portato le fiamme tra la gente del sud.
- Vuoi dire l’alito della libertà.
- No, voglio dire fiamme, fuoco per tracciare nuove rotte, andando coraggiosamente incontro allo scirocco e sfidando i nuovi incendi dolosi.
- A rotta di scirocco diventerai un cacaballe formidabile.
- Un animale senza ali, è ovvio, non può volare; ma lui si butta a cazzirotti su tutto ciò che può esser d’aiuto ai suoi concittadini.
- Con slanci primordiali, da antico eroe spartano.
- Ateniese.
- Più vizioso?
- Più democratizzante.
- Ah, ecco!
- Non sai le fatiche che ha sopportato a tener su tutte le sue prozie, ora chi ministro, chi sottosegretario, chi segretario particolare, chi portaborse, chi cacciaballe…
- Chi scorreggione. Tieni, annusa, e dimmi se non ti par scaduto quest’orbace di tiranno?
- È ovvio, aveva detto che i meticci e gli ebrei sono da recidere. Ora ci vogliono intitolare una via. Non sarebbe stato meglio un vespasiano?
- Mi uccidi, a rivangar questi ricordi. Svelto, ritira ‘sto ricordo e versaci il vermifugo, ricoprilo di serpi e dimentica il fascismo.
- Un soffio fu, e ho sentito odore di estremismi in quella università. Qual è il tuo nome? Subito, dimmelo.
- Bietola del nord.
- Vedovo?
- No, separato e incallito ex.
- Fumatore?
- Mangiatore di sigari cubani.
- Rimescola i tuoi sospetti e dimmi quale uomo politico fannullone butteresti dal tram?
- Mica tutti i viziosi prendono il tram.
- E come mai allora questo governo pare andare avanti e invece va indietro come i granchi?
- Bisogna chiedere al portinaio.
- Si fanno beffe di noi.
- I portinai?
- I politici. Anche questi nuovi qua.
- Però tirano a tutto spiano.
- Certo, il popolo non li ostacola.
- Insomma... se non combinano niente, dobbiamo attaccarli come l'Alfieri.
- Ma non tirano tutti allo stesso modo.
- Perché sono tutti a gradini dal più piccolo ser Brunetta al più grande (!?!).
- Andrò a visitarli.
- E guarda anche chi ha l'anima di legno e chi di piombo.
- Prenderò nota e poi li metto snero su sbianco.

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martedì 27 maggio 2008

Sant'Ignazio e San Roberto

Da questo tipo di relazione sta per nascere la Cei (centri di identificazione ed espulsione) che sostituisce il fratello maggiore Cpt.

Questa denominazione "centri di identificazione ed espulsione" mi fa rabbrividire; ricorda da vicino gli smistamenti degli ebrei che i tedeschi facevano subito dopo l'arrivo dei treni ad Auschwitz. Donne di qua, uomini di là e i bambini tutti là. Poi, il gas. Per questi, il mar.

Ma d'altra parte, la maggioranza degli italiani ha dato il permesso ai nuovi amministratori di ripulire l'Italia dalla feccia clandestina. È crudele ma legittimo, lo so: provate a mettervi nei panni dei ministri, due sant'uomini poverelli, che devono eseguire la volontà popolare. Cos'altro dovrebbero fare, secondo voi? Tradire le aspettative degli elettori? Neanche a parlarne. Meglio identificare ed espellere. Così è stato deciso che l'unico, principale problema degli italiani è esattamente questo. Appena resteremo da soli, cresceremo.

Del resto, questa nuova soluzione migliora di molto gli infimi livelli di vita durante la permanenza nei Cpt.
Ci conforta il fatto che i vescovi ribadiscono che la «sicurezza deve essere coniugata con l'accoglienza».
Filtraggio, selezione in entrata e conversione?
Chi la vince adesso: i vescovi che vogliono coniugare o i due ministri che vogliono identificare ed espellere?

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La CGIL assume gli slogan del card. Bagnasco

"Stipendi, pensioni, difesa del potere d'acquisto", sono storicamente le sillabazioni sindacali durante le loro manifestazioni rivendicative: slogan oramai in disuso. Ma il card. Bagnasco le fa sue e le usa con fiero piglio ecclesiale, rivendicando "brutalmente" la soluzione di questi nodi sociali mentre sta a tirare le orecchie al nuovo Governo.
In CGIL stanno già pensando di assumerlo a part-time.
Il cardinale non si tira indietro nemmeno di fronte ai rifiuti della camorra e sulla sicurezza delle famiglie. Più tempo si perde in chiacchiere, più la gente muore di insicurezza. Decisivo è il tempo.
Ora che siamo nelle mani di Dio mi sento molto meglio.

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lunedì 26 maggio 2008

Una messacomizio del '59

I più giovani non possono saperlo quant'era sacra, negli anni Cinquanta, la fede democratica degli italiani, tanto da farne messe cantate, suonate e comiziate. Com'erano semplici quei tempi, quando con una stretta di mano e un abbraccio rionale il voto di scambio si spartiva alla faccia dei gonzi. Gli unici immigrati erano i napuli e i terun. Che bei tempi di quando comandava (si fa per dire) la vecchia Chiesa della Dc. Oggi comandano un po' tutti - qualcuno in penombra - e non si capisce più a chi bisogna obbedire. Hanno, tutti, la verità in tasca, eccetto chi ha solo dubbi e precarietà. Ci fosse un Garibaldi ancora ad obbedire, macché! Ecco perché è logico aspettarsi che qualche treno arrivi spudoratamente in ritardo!
Spenta l'eco del comunismo italiano, ecco avanzarsi uno strano soldato: quello delle ronde faidaté.
Non sarà tutto questo oggi a causa di quelle messe politiche?

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Questo è un post Ambient

Oggi c’è uno scirocco molto caldo qui da me e m’è venuto in mente questo post ambientale. Paese di pace tra i più all’avanguardia, l’Italia ha deciso non soltanto di non aumentare i propri soldati in Afghanistan, ma di raffreddare i bollenti spiriti dei nostri guerrieri, trasferendoli per una settimana nell’Antartico.

Frattini però deve prima sentirsi con il ministro La Russa, il quale vorrebbe invece trasferirli tutti quanti in Campania, poi in Calabria e quindi in Sicilia, per liberare l’Italia dalle mafie. Ma, purtroppo gli alleati vogliono riallineare l’Italia ai grandi partner della Nato e quindi i nostri soldati potranno finalmente congelarsi in attesa di più interessanti campagne di pace. La Russa dovrà aspettare altri caldi.

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sabato 24 maggio 2008

La prima pietra nel 2010. La settima nel 2016

La prima pietra nel 2010. La settima nel 2016.
Il Ponte sullo Stretto si farà e i lavori partiranno entro il 2010 per terminare nel 2016.
Non si è mai fatto il raddoppio del binario ferroviario per intero da Messina a Palermo.
Ma la seconda pietra verrà posata nel 2011.
Non si è mai liberata la Sicilia dall’oppressione della mafia.
E la terza pietra verrà posata nel 2012.
Si sta portando la Sicilia ai livelli campani.
La quarta pietra entro il 2013.
La sete della Sicilia è infernale e la mafia la gestisce.
Però la quinta pietra la poseranno nel 2014.
Desertificazione e siccità che avanzano rapidamente sono solo pretesti per dibattiti.
E così anche la sesta pietra sarà posata nel 2015.
La Sicilia con il suo patrimonio di Cultura ha perso il senso di sé.
Finalmente il presidente della Regione siciliana potrà posare la settima pietra come un Settimo sigillo e il Ponte decollerà. E tra una posa e l’altra dei sette sassi i siciliani saranno chiamati ad un referendum e, come al solito, si daranno la zappa sui piedi dicendo sì al referendum sul Nucleare.
Un Ponte Nucleare: il top dell’avanguardia edilatomica.
E tutto questo in una Sicilia che cammina ancora con 40 anni di ritardo sul resto d’Italia. Però, con uno simile passo in avanti, si potranno recuperare almeno due decenni: meglio di niente, ma vuoi mettere passare sullo Stretto sulle ali del vento!?

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Le genti di Napoli videro le lacrime di sé stessi

Qualche giorno fa il Gran Capo aveva dichiarato: i termovalorizzatori non nuocciono all’ambiente e bisogna costruirne uno per ogni città. “Comincio io col fabbricarmene uno nei pressi della mia villa, così dò il buon esempio”.

Poi chiama l’esercito che da controllore pare sia diventato repressore, (o oppressore?). Nel frattempo partono alcune interviste, ascoltate alla radio, di semplici cittadini ai quali viene fatta la domanda se è giusto che vengano realizzate nuove discariche; quelli rispondo che sì, che è sempre meglio che spanderle per le strade. Ragionamento sano. Ma le genti di Chiaiano, all’unisono e senza tentennamenti, dicono no all’imposizione di una discarica contro la vita nel loro territorio.

Come la chiamate voi una democrazia militarizzata al vostro paese: noi la chiamiamo libertà vigilata con opzioni rilascio di rifiuti.
«Lo sapevamo che non avrebbero risparmiato questa zona. L'inserimento di Chiaiano nella lista dei siti è un dispetto. Noi non arretreremo» hanno detto alcuni manifestanti. «Nessuno fa emergere la verità - accusano - qui si vuole mortificare una comunità con una scelta scellerata e incomprensibile».

Quando nel 2008 del mese di maggio le genti di Napoli videro le lacrime di sé stessi infrangersi contro l'ottusa legge del più forte e accerchiati da destra, da sinistra, dall’esercito e dalla camorra, decisero che era scoccata l’ora di passare dai miracoli di dio Berlusconi a “onne homo mascolo e femena, piccolo e grande, correnno a penitencia contro lo esercito… e fanno processiuni tutti nudi e scanzi… le donne vergini scapitiate, e li piccirilli ignudi”; ma lo decreto esso l’ha firmato lu ministre e cuntrafirmato lo presidente de l’Italia, senza pieta per le genti di Napule e Campania. Poi lu ministre à ancuo ditte che “nun guarda mo’ in faccia a nisciuno”; quindi nemmeno ai camorristi guarda. Ccè fa’ piacere ‘sta postilla.

Così le promesse del Gran Capo e i voti campani che lo hanno fatto trionfare si riducono a norme di guerra civile. Così la sacra ragione dei cittadini si scontra con la mano autoritaria del nuovo governo democratico delle libertà. La libertà di un governo speciale, di alto profilo solidale, le cui decisioni sono prese a causa della legittimità del voto degli italiani che lo hanno premiato.
E chi se lo becca mo' 'sto ex-voto?

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venerdì 23 maggio 2008

Il culto del dio Silvio

Come ebbe origine il culto del dio Silvio? Ecco uno dei più grandi misteri italiani a cui possiamo rispondere solo con tre ipotesi:
1ª: È un prodotto della evoluzione della libera confraternita dei piccoli uomini delle piccole libertà;
2ª: È una creazione abnorme del Signore della Terra di Tre Quarti;
3ª: È un anello d’una lunga catena evolutiva di bassi ominidi cominciata su qualche altro pianeta e continuata nel nostro. Da qualche tempo è seguito da un individuo strano, tal ser Brunetta, cacciator di fannulloni, alto un’idea e mezza.

- La prima ipotesi è apparentemente verosimile, sostenuta da un voto legittimo ma con un importante elemento ancora da chiarire: non è dimostrato come l’uomo discenda dalla libera confraternita. È lui o non è lui l’uomo dei sogni, colui che libererà il Paese dal pattume morale, politico, ambientale, il dio in terra? Tutti, e dico il vero, si stanno affannando intorno a questo dilemma, ma nessuno ha ancora le idee chiare: sfugge ad ogni proposito di razionale interpretazione. Ma un dio ha di questi scappamenti a 360° e la mente semplice degli umani lo adorerà finché non sarà finita la stagione delle mistificazioni.
- La seconda ipotesi solleva parecchi dubbi, non essendo concepibile come l’uomo sia stato il prodotto di un improvviso impazzimento creativo del Signore della Terra di Tre Quarti. Probabilmente durante l’atto creativo il Tre Quarti non fece in tempo nel fare marcia indietro ed è uscito ciò che è uscito. In quel tempo la moda imponeva il fate figli a oltranza e vengano come vengono.
- La terza ipotesi è indubbiamente degna di analisi. Secondo alcune leggende, l’evoluzione di bassi ominidi ebbe luogo su un altro pianeta, abitato, pare, da numerosi brunetti; dopo un primo periodo di gestazione brunettesca, si sviluppò una nuova cultura detta “delle due idee”, quindi mezza idea in più, più evoluta della prima, che avrebbe portato questi progenitori sulla nostra amata Terra e che, in poco tempo, sarebbe stata civilizzata e mantecata.

Una bella leggenda, la terza ipotesi. La mente che elaborò tale storia non può non essere che un discendente della famosa cultura “delle due idee”: una prima idea che dice che gli esseri umani sono tutti uguali di fronte a Dio; la seconda contempla un solo Dio al cui dogma si inchinano plebei e principi, dotti e ignoranti, vergini e mentecatti. Tutti uomini liberi, vah!

Oggi, lo sforzo unanime della cultura delle due idee è quello del voler ripristinare con le buone e con le cattive una sorta di osmosi populista, con penetrazione dolorosa, di un’unica idea: volemose bene, siam tutti fratelli, pacifichiamoci, la nostra società non ha bisogno di ulteriori divisioni, tutti uguali di fronte allo Stato e alle Leggi, meglio uno serio al timone che tutti i marinai controvento. E chi non è d’accordo, peste lo colga!

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giovedì 22 maggio 2008

Confusiondustria

È lui in lei, la Confindustria ha subito una mutazione e ciò che era non sarà più, e ciò che è è sempre stato.
La Confusiondustria al femminile, come madre di famiglia, come protettrice dei focolari nazionali. Cambiare tutto per non smuovere niente. Nel Paese c'è uno scenario (vedi immagine) nuovo e irripetibile e abbiamo la possibilità di farlo rinascere in Lei (l'Italia, non la Emma). A patto che i sindacati cooperino tutti per cancellare i vecchi antagonismi. Noi (la Emma) abbiamo le idee molto chiare e l'Italia, con queste idee chiare vuole cambiare. I lavoratori lo vogliono! I sindacati pure, con i quali andremo d'amore e d'accordo: noi siamo il faro della nuova ripresa economica.

Mai più tasse su di noi che penalizzano la nostra crescita, se veramente si vuole uscire dalla crescita zero. "L'età della pensione - ha aggiunto - andrebbe indicizzata all'aumento della speranza di vita".
La speranza della vita! Speriamo dunque di vivere e di non morire durante e poter andare in pensione e godercela.
«Ogni incidente sul lavoro è per noi una sconfitta», ha detto Marcegaglia assicurando come la «sicurezza sul lavoro è un nostro obiettivo, prima ancora che la legge ce lo imponga». Ma ecco che la morte fa di nuovo capolino inavvertitamente! Il pensiero del numero uno degli industriali va inevitabilmente a Girolamo Di Maio, l'operaio morto in uno degli stabilimenti del suo Gruppo. «Esprimo la mia profonda tristezza e la vicinanza alla famiglia» ha detto la Marcegaglia, alla sua prima sconfitta da Presidente della Confusiondustria, anche se di ennesima disgraziata sfortuna si tratta.

Marcegaglia chiede anche un riequilibrio del welfare, oggi sbilanciato sulla previdenza, a favore di famiglie e delle donne. [...]
"Ho molto apprezzato la relazione del presidente Marcegaglia: posso dire che potrebbe essere, anzi sarà, il nostro programma di governo". Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - noto imprenditore - intervenendo all'assemblea di Confusiondustria. (?).

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Riporteremo i fiori al posto dell'immondizia

Rivoluzione alla Portoghese: riporteremo i fiori a Napoli al posto dell'immondizia (senza dimenticare il resto della Campania); nel frattempo il pacchetto sicurezza sarà operativo entro 2 mesi e se son rose, fioriranno, altrimenti marc-e-ranno.
E mentre mandiamo una remota prece a Dio, non ci resta che attendere.

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mercoledì 21 maggio 2008

Bondierotik

Rivelazione hard-choc del ministro Bondi, mentre il Paese annaspa tra cumuli di ecoballe e rifiuti e la caccia al clandestino!
La Sandrocchia nazionale così ha detto: “Ad Arcore ho un’abitudine: andare al cinema con Marinella, assistente di Berlusconi, in sala parrocchiale”.
Nessun malizioso pensiero, per carità!
Dopo il film, un babà al rhum e via difilato a nanna, che domani bisogna faticà, come da regolamento!

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In quanti bisogna essere per ripulire Napoli e la Campania?

Tutti i ministri, alcuni sottosegretari, i loro rispettivi collaboratori, consiglieri, capi di gabinetto. In tutto almeno una quarantina di persone. Aereo di Stato, il Premier che parte da Milano, dà un passaggio al secessionista e poi tutti insieme a sfilare tra la folla. Come in quella bellissima scena, nel Gattopardo, del ritorno del principe di Salina al paesello e tutta la sacra famiglia a sfilare per il paese e poi a messa, con tanto di banda paesana.

Davanti alla Prefettura tutte le Tv del mondo a riprendere l’ingresso dei Pulitori di Napoli verso la storica prima seduta. Poi conferenza stampa e quindi il ritorno a casa, ciascuno pe’ fatti suoi.
In quanti bisogna essere già l’ho scritto; ma in quanti parleranno della monnezza? E chi dirà la parolina magica: “Munnezza, munnezza, se ci sei batti un colpo!”; poi riprendendosi dalla cazzata appena detta il malcapitato ministro correggendosi così: “Munnezza, munnezza, scomparisci per sempre!”. E nel dare il colpo di bacchetta magica il ministro magico, sbadatamente, colpisce la superficie del tavolo, cioè il cranio di super Brunetta un pochettino emergente tra gli altri. Poi, tutti i ministri ai balconi della Prefettura, ad osservare il sortilegio e in effetti scorgono le strade d’intorno pulite, che durante la sfilata, in mezzo alla marea dei napoletani, non s’erano accorti ch'erano state ripulite.

Dopo la fatidica frase magica, e senza che la monnezza sia sparita alcuni masanielli si sollevano dal dormiveglia. Ed ecco cosa potrebbe succedere:
“Con l’esempio di Napoli, la Repubblica italiana s’è sollevata e molti cittadini, inviperiti contro le male operazioni dei loro ministri, ricusano di riconoscerli più per loro ministri e mostrano di non voler altro padrone che il Re della Camorra; onde, prevalendo la bassa plebe, i ministri di Berlusconi son costretti alla fuga, che non volendosi mischiare ai voleri della plebe, che ha per principale oggetto il bastonarli di santa ragione sulla cocuzza, scappano chi a piedi, chi in carrozzella, chi in taxi, chi in groppa ‘o ciuccio”. Ingrata, la plebe è sempre ingrata.

Ma la sfilata a piedi tra la folla è un atto sacro, un vero e proprio battesimo a contatto con la pelle e i sudori, le aspettative dei napoletani, e il Premier con questa sfilata, mantiene ciò che ha promesso in campagna elettorale: contatto diretto con la massa che soffre, toccatemi, toccatemi, sono qua, chi mi tasta verrà con me nel regno degli uomini liberi.
Poi, così com’è venuto se ne andrà riportandosi dietro il secessionista. Insomma, non una passerella come tanti nemici quacquaracquà del Premier hanno osato scrivere, ma un vero bagno di folla in stile Banana’s Republic!

Svuotata la Prefettura ecco la munnezza, magicamente, ricomparire. Il soverchio scorrere di spazzatura che copre la vecchia anima di Napoli mi ricorda di come la mafia ha coperto la terra di Sicilia coi morti antimafiosi.

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martedì 20 maggio 2008

C'è la voce di uno che grida nel deserto

C'è la voce di uno che grida nel deserto contro l'indifferenza, l'intolleranza e la xenofobia. Dev'essere un idealista o qualcuno a cui non hanno ancora spiegato che l'Italia non è più come prima - come prima di cosa?; che è meglio star da soli che con tutti questi migranti; che è l'ora delle grandi pulizie etniche. Ma non è un cristo, o un lazzarone con le pezze al culo; neanche un filosofo marxista o un neomasaniello; né un cane sciolto o un prete onesto.

Chi grida è quella parte d'Italia che non accetta di trasformarsi in una grande pattumiera della stoltezza e delle carnescialesche ronde della sicurezza; che ha capito come una stragrande massa si sia abbandonata di fatto nelle fauci dell'intolleranza e della insensibilità umana; che ha creduto e crede ancora nel recupero di una cultura della solidarietà e della tolleranza; che sa che a breve questa Italia gestirà crudeltà e intemperanze; che tra poco italiani scacceranno altri italiani, non solo clandestini; che distingue chi sono i veri nemici della Tolleranza e della Solidarietà, della Cultura e del Lavoro.

Così cominciarono e cominciano le catastrofi sociali: con l'esproprio della presenza fisica di chi non la pensa come "la cieca massa in branchi".
Branchi di che? A volte inconsapevoli licantropi civilizzati, altre volte ben coscienti.
C'è, presumo, "una stanza delle voci" che produce e gestisce le Paure.
Non forse, è certo, che la Paura pilotata dai Pochi aumenta la cecità dei molti; che l'incultura ne aumenta la dose e la cieca massa fa il resto.

Svegliarsi di soprassalto e ricordarsi che l'Italia è il centro della vera fede e della cristianità. Ben detto: ora che me lo sono ricordato, posso andarmene soddisfatto nei miei territori di caccia.

Chi non si adatta a vivere brutalmente e ai confini con l'ignoranza potrebbe venire cancellato da "questo neo consorzio umano".

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Il grido di dolore degli immigrati clandestini rivolto al Divo Smaroni

Signori Senatori, Signori Deputati, Signor Ministro Smaroni
L’orizzonte in mezzo a cui sorge il vostro nuovo Governo non è pienamente sereno a causa nostra, ciò non dimeno vi accingete con la consueta alacrità alle vostre fatiche Parlamentari con l’unico fine di sbatterci tutti in galera o mandarci a quel paese. Confortati dall’esperienza dei tanti italiani a suo tempo nelle nostre stesse condizioni, vedi terun napuli e quant’altro – per non parlare dei migranti oltreoceano -, andiamo incontro risoluti al nostro Avvenire.

Questo avvenire sarà felice, la nostra esistenza garantita dall’amore dell’Italia per noi derelitti della Terra, l’amore per la Libertà del vostro Paese fa invidia ai Paesi più evoluti dell’Europa – per non parlare del Resto del Mondo, la qual cosa infonde speranza nei nostri piccoli e tremanti cuori e gli animi nostri palpitano per quanto ci state offrendo. Il vostro Paese così acquisterà credito agli occhi di tutti e finalmente l’Italia non sarà più considerata una Nazione quasi civile. E anche la proposta della Boniver del libero baratto - rimozione della monnezza di Napoli e il riconoscimento della nostra presenza sul territorio amico – ci pare degna di una grande e civile maturità Vostra. Noi, clandestini bisognosi, non dimentichiamo d’avere mele marce nel nostro seno, ma come dice un vecchio proverbio siculo, quasi fratelli nostri, “’Unni ci sunnu campani, ci sunnu buttani!” (trad.: “ovunque suonino le campane, lì ci stanno prostitute!”).
Ps.: Metafora popolare antica ma piena di grandi verità. L'Italia è talmente presa da Noi che si dimentica dei suoi Reali e Irrisolti Problemi.

La nostra condizione non è scevra da pericoli poiché sceriffi, ronde, nazifascisti, sono tutti disposti a darci una mano. Un’Italia dedita a passeggiare a gruppi misti per restaurare la Pace e la Serenità tra branchi sparsi per le vie delle Città, dimostra una volontà reale di recupero umanitario che ci affratella. Mai più Intolleranza, mai più Razzismo.

Giacché, nel mentre rispettiamo i nostri doveri di lavoratori onesti e sensibili verso questo vostro amato e generoso Paese, NON SIAMO INSENSIBILI AL GRIDO DI DOLORE CHE DA TANTE PARTI D’TALIA SI LEVA VERSO DI NOI.
E per ciò, vi ringraziamo per l'eternità.
Forti per il raggiunto equilibrio psicofisico del corpo sociale, fidenti nel nostro buon diritto di essere umani uguali a tutti gli altri, aspettiamo prudenti e speranzosi i decreti del Divino Smaroni.

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lunedì 19 maggio 2008

Gente, è arrivato l’arrotino, lo spazzino e il pacchettino

Napoli, l’Ordine dei medici: situazione grave!
Ma il prefetto smentisce: va già meglio!
Dove sta la verità?
Ma nel mezzo, si capisce.

A che serve l’arrotino?
A ben tagliare l’emergenza sanitaria in parti disuguali tra i cittadini, le istituzioni e la camorra.
Lo spazzino? A edulcorare i contenuti dei rifiuti: in fondo se si bruciano i cumuli lo si fa per esorcizzare la strega. Bruciando la strega i peccati vengono espiati. Bruciando la monnezza la camorra purifica i peccati della società campana.
Il pacchettino? Purificati quei peccati di una intera società il pacchettino di Berlusconi entra di prepotenza con i tre requisiti necessari a risolvere la questione: individuazione di almeno 10 aree da adibire a discarica; velocizzare la burocrazia per la costruzione degli inceneritori; e aumentare la presenza dell’esercito come “controllore” delle strade e del trasporto delle ecoballe.
Perché non ci ha mai pensato Bassolino a fare tutto ciò? Chi glielo ha impedito? Mah?

Ma ora la musica è cambiata con il pacchettino che ha un solo punto debole e un altro oscuro: la camorra che incendia i campi Rom; la camorra che incendia la monnezza. E l'incapacità della Stato di reagire a tutto ciò.
E siccome Berlusconi pare che non sia più “disposto ad aspettare che tutti si mettano d’accordo mentre i rifiuti si trasformano in montagne”, l’unica è fermare la camorra spicciola e renderla innocua più o meno come fece il prefetto Mori in terra di Sicilia con il livello più basso della mafia. Così l'esercito di La Russa dovrà controllare e anche reprimere... oh oh!

Con l’estate che è già alle porte a Napoli si avranno, momentaneamente, più profumi di mughetti e di gelsomini che di schifosa monnezza bruciata. E bisogna fare presto, altrimenti gli elettori daranno la colpa al Premier!

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domenica 18 maggio 2008

Nuovi mestieri: Carta dell’onorevolaro badante

Un onorevolaro badante è colui che si occupa di onorevoli vecchi e nuovi, per scopi umanitari. La presente carta è riferita agli onorevolari professionisti, che svolgono questa nuova attività retribuita col pubblico finanziamento dei partiti e sono responsabili di un numero limitato di onorevoli garantiti dai legittimi elettori.

Un onorevolaro badante professionista deve:
1 - Avere una conoscenza anatomica di base e generale dell’onorevole al quale si bada.
1.1 - conoscere l’anatomia (i nomi e cognomi delle differenti correnti), i rudimenti del funzionamento dell’apparato locomotore (scheletro, muscoli, tendini e dichiarazioni) e in particolare il cervello;
1.2 – riconoscere, prevenire ed eventualmente curare i principali problemi del cervello;
1.3 – non intervenire sulle idiozie se non si ha la capacità di contenerne gli straripamenti e gli effluvi oratori; all’uopo, fare sistematicamente riferimento allo psichiatra di Montecitorio;
1.4 – saper valutare lo stato confusionale dell’onorevole in tempo, riconoscerne gli eventuali problemi psicologici e contenerne le esternazioni al limite della idiozia;
1.5 – capire i bisogni nutrizionali e fisiologici, saper ridurre l’adrenalina e aumentare o ridurre le razioni di interviste televisive da asporto;
1.6 – conoscere i rischi di sovralimentazione da sedute parlamentari e quelli della sottoalimentazione da sesso mancato; prevenire onanismi e mancanti strani appuntamenti;
1.7 – conoscere la vulnerabilità dell’onorevole sbadato e badargli con schiaffi e clisteri a prevenzione;
1.8 – identificare e curare le malattie contagiose quali il razzismo, la tirchieria, la già citata idiozia da parlamentarismo.

2 – Saper utilizzare le proprietà dell’onorevole badato.
2.1 – riconoscere se c’è stato confusionale e liberarlo, riconoscere l’attitudine psichica e caratteriale al tipo di lavoro parlamentare e saper scegliere l’onorevole badato da esibire in raduni e manifestazioni di piazza;
2.2 – manipolare l’onorevole senza rischiare di essere licenziato; prenderlo per il naso, condurlo a far pipì, montarlo dentro l’auto blu (a rischio del badante onorevolaro);
2.3 – sapere spostare gruppi di onorevoli da un partito all’altro senza disturbare il manovratore;
2.4 – evitare all’onorevole femmina e incinta di lavorare alla 194 sia durante che alla fine della gestazione;
2.5 – non affidare un onorevole gracile ad un onorevole stallone o a onorevoli instabili; rischi di compartecipazione a conflitti di interessi ormonali;

3 – Conoscere l’abbigliamento.
3.1 – aggiustargli il papillon, sistemargli la cinghia dei pantaloni, umettargli con lo sputo le scarpe, spuntargli pizzo e baffi all’occorrenza;
3.2 – ogni due giorni shampoo, ogni sera doccia, due volte al giorno lavarsi i piedi; fategli cambiare le mutande spesso e la camicia;
3.3 – conoscere perché tra un onorevole e un altro c’è sempre un senso di fastidio anche se mangiano alla stessa greppia.

4 - Conoscere bene la normativa di manutenzione dell’onorevole badato e applicarla.
4.1 – registrazione da effettuare presso l’Ordine degli onorevoli;
4.2 – sulle responsabilità nei riguardi degli altri onorevoli sciolti, verso terzi, verso le clientele;
4.3 – essere legalmente coperto in caso di avviso di garanzia.

5 – Nei riguardi degli elettori dell’onorevole badato.
5.1 – saper trasmettere il rispetto per l’onorevole;
5.2 – fare propri e diffondere l’intelligenza, il programma, il pensiero, la cultura legata all’onorevole badato;
5.3 – dare sufficienti garanzie scritte e verbali sul benessere psichico e caratteriale dell’onorevole;
5.4 – proporre prestazioni a domicilio con orari e date precise, nel rispetto del programma dell’onorevole, onde evitare competizioni fra onorevoli dello stesso partito che vogliono vendersi la pelle dell’asino prima che esso sia morto;
5.5 – rispetto per gli elettori (praticare nei loro confronti sempre le stesse promesse senza limitazioni di balle);
5.6 – usare obbligatoriamente onorevoli sempre freschi e opportunamente educati;
5.7 – provvedere a sostituire gli onorevoli che scorreggiano in pubblicano, se necessario;
5.8 – conoscere e rispettare il luogo dell’elettore in cui l’onorevole pratica il suo mestiere.

6 – Conoscere le profonde differenze comportamentali tra un onorevole badato ed uno sciolto nei confronti dell’elettore.
6.1 – gli onorevoli non sono aggressivi per natura, salvo certi stalloni che in genere vengono isolati; gli onorevoli preferiscono vivere in gruppi e parlare dei fatti loro;
6.2 – un onorevole non obbedisce a nessuno, nemmeno al suo elettore, ecco perché va educato piuttosto che picchiato; egli, per natura cerca di proteggere sempre un altro collega onorevole; a volte, rifiutandosi di fare le cose che gli vengono chieste, lo fa per il bene dell’elettore;
6.3 – l’onorevole è per principio un uomo buono che non fa del male ad una mosca, ma a due sì.
Le relazioni onorevolaro-onorevole devono essere reciprocamente confidenziali e armoniose, ma anche pacate e serenamente democratiche.

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sabato 17 maggio 2008

Vaghe stelle di un sindacato in là minore

Uno ha un semiocchio mezzo aperto e l'altro pare lì lì per sbuffare a piangere.
Afflizione? Scoramento? Non arriveranno questo mese a percepire lo stipendio? No, quello no: è dato per scontato guadagnarselo. Qui è ben altro. Stanno così perché riflettono molto sulla perduta verginità.
È questa l'immagine choc dell'atroce dolore del più grande dei sindacati italiani, il sindacato per eccellenza.
Un subisso di pensieri, drammatici e senza soluzione di continuità.
Ecce homines: cosa vuol dire essere consapevoli delle proprie debolezze.
O forse si sono così ridotti a causa gli schiaffi morali del Montebambolo nazionale? Sù, coraggio compagni, non è successo niente: ritornate a battere i pugni sul tavolo!
Non potete? Ma date un bel calcione alle vecchie streghe e ai postriboli dei compromessi e vedrete che tutto si aggiusta. Parola d'operaio.

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Cercasi eroi per salvare la Patria

Vi siete meravigliati di quell'incontro - in tempi non sospetti - che m'avete visto fare con Veltroni. Se abbiamo stipulato un tacito accordo? Sì, ma non per spartirci onori, ma oneri, e lui è venuto apposta per questo. L'ho sempre pensato che era un tipo a posto. Con quei modi pacati e sereni ho soltanto fatto in modo che la gente vedesse ed ha capito infine tutto. Che ci siamo veramente detti in quell'incontro? Niente, abbiamo scritto un breve testo per gli annunci economici sui giornali: "Sei solidale? Vuoi fare volontariato? Cerchiamo eroi nullafacenti che abbiano voglia di salvare l'Italia dalla sfascio totale. Spesati di vitto e alloggio. Di più non possiamo permetterci. Telefonare ore pasti. E mi pare che basti. Il resto lo demandiamo alla Divina provvidenza"».

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Ha squola da Silviu

Berlusconi a Walter: «Caro Walter, devi avere più coraggio. Sulla legge elettorale non dovresti tirarti indietro. Soprattutto se davvero vogliamo (plurale maiestatis) rendere coerente il nostro "zitto tu che parlo io", che è il nostro nuovo sistema politico.
Per questo e per come dovrai affrontare la tua dura opposizione-ombra, ti suggerisco di venire a scuola da me, che ti posso dare qualche dritta».

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venerdì 16 maggio 2008

Il terremoto: nemesi della Cina

Il primo ministro cinese Wen Jiabao in lacrime.
Case distrutte, ospedali distrutti, fabbriche chimiche distrutte, scuole distrutte, dighe in procinto di… Un terremoto immane, esagerato, che porta a 50.000 vite umane perse e non si sa se questa cifra dovrà aumentare.
Il terremoto ha colpito come sempre la gente povera. Il fatto è che i terremoti hanno una loro ancestrale connotazione agli occhi dei superstiti; si dà loro la colpa di tutte le mancanze umane. Quando la scossa è ad alto potenziale distruttivo e gli esiti sono devastazioni e morte, si ha sempre la sensazione come di una vendetta celeste. Una nemesi, per intenderci.

Così come è stato esagerato il terremoto lo è anche la macchina della descrizione di esso che in televisione diventa lezione di solidarietà del regime. Cosa si mostra in televisione? Tutto ciò che fa sgorgare lacrime empaticamente. La grande macchina non lesina visibilità, poiché le olimpiadi sono vicine e bisogna mostrare tutta l’efficienza dell’apparato. Ma le lacrime del primo ministro spiegano forse come mai sono crollati edifici con tanti esseri umani che dentro di essi vivevano, studiavano, lavoravano? Dalla nostra prospettiva occidentale si fa fatica a capire, dopo tutto questo battage sulla neopotenza economica cinese, come può essere successo tutto questo. Forse, anzi sicuro, hanno messo troppa sabbia e pochissimo cemento per non parlare del ferro in questi edifici; tagliando qua e là, qualcuno si è arricchito a discapito delle vittime innocenti. In sostanza, in questa parte geografica toccata dal sisma pare che l’antisismicità, come metodologia di costruzione a prevenzione, non sia stata realizzata.

Ora i padroni cinesi stanno mostrando demagogicamente le immagini della tragedia. E in questo mostrare immagini tentano di recuperare la facciata dell’umanitarismo. Noi occidentali che non siamo esperti di cose cinesi siamo però informati meglio – o con una prospettiva diversa - del popolo cinese su quanto il loro regime sta consumando in Tibet; non ci emozioniamo più di tanto se muoiono tragicamente cinesi col sisma: tutto sommato ci viene propinato come spettacolo televisivo. Ma ci tocca più da vicino un popolo oppresso che per i cittadini cinesi non è un reale problema, anzi, sembra proprio il contrario. E questo popolo cinese che muore soggiogato, inconsapevole dell’altra tragedia tibetana, fa piangere il primo ministro. Può darsi che le sue lacrime bastino a sciogliere le catene?

Il terremoto colpisce soltanto la povera gente. Noi italiani ne siamo coscienti: basta andare ancora nel Belice per vedere il terremoto colpire ancora. Ma la povera gente che muore sotto i colpi del terremoto muore due volte, ed è spesso causa dei suoi mali, visto che un terremoto peggiore è il governo totalitario e assolutista che non guarda alla ragione del suo popolo, ma alle ragioni del suo Potere. E la gente non fa niente per autodeterminarsi. È la nemesi che dal Tibet si muove e arriva al cervello del regime passando per la carne del popolo.

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Perché è bene fare doppie corna senza riflettere

Guardate queste doppie corna. Sono di una raffinatezza unica e dispensatrici di felice pazzia; quelli che le capiscono si autocompiacciono anche se non hanno capito fino in fondo perché sono stati eletti proprio loro; quelli che non le capiscono nutrono una sviscerata ammirazione per chi fa quel gesto superstizioso ma politicamente incomprensibile; eppure sono solo quattro dita bicorni che rendono austero il gesto tecnico. Un gesto tecnico non è solo quello del celebrato calciatore che passa la palla e fa segnare, imbufalendo gli avversari, ma è anche un gesto di grande levatura catartica specie se fatto da "signori che sotto il vestito hanno setole e cutina" nell'aula parlamentare. Essi possono ben sforzarsi di fare corna, ma il mestiere dell'esorcista laico non è facile da imparare. Occorrono, infatti, altri amuleti come aglio e ferri di cavallo. Oppure corna europee alla Berlusconi.
Ma per ora può bastare! Il mondo esterno non guarda a queste minime cose.

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giovedì 15 maggio 2008

Anche E.T. è figlio di Dio

L’astronomo personale del Papa, il capo della Specola Vaticana, ha detto: “Anche E.T. è figlio di Dio”, ma Zichichi, uomo di molta fede, s’incresta e dice: “Impossibile, è già un miracolo se esistono i terrestri!”. E conoscendo gli umani in effetti non posso non condividere il suo contro-pensiero.

Poi Zichichi, uomo di molta fede, s’incacchia e dice: ”Dobbiamo fare calcoli, non chiacchiere! Due + due fa quattro, non fa E.T.”.
E come calcola la probabilità dell’esistenza di vita come la nostra nell’universo?
Zichichi, s’incrocchia e dice: “Partiamo da un numero: quante stelle ci sono nell’universo?”: E comincia a contarle una per una: uno, due, tre…
Poi, spossato, trafelato ed eccitato, s’imbracchia e dice: “Ci sono cento miliardi di stelle solo nella nostra galassia che equivalgono a 10 undicesimi alla potenza. E nell’universo ci sono cento miliardi di galassie. Si fa una moltiplicazione: le stelle di una galassia per il numero delle galassie e arriviamo così a 10 ventiduesimi alla potenza. Poi altri calcoli e il risultato è che E.T. si è perso, è introvabile, è inesistente, roba da scemi, da asini del Terzo Millennio, roba da film".

Non c'è molto da accapigliarcisi, non puoi andare contro uno scienziato della forza di Zichichi. Però, penso in piccolo: se ci sono tutte queste galassie, e tutte queste stelle, almeno un mondo di vita deve pur esserci? Ed è ciò che si è chiesto il direttore della Specola Vaticana, spinto da un ragionamento fantaspirituale, contrario al mio che è un ragionamento vizioso.
Ma la domanda resta sempre quella: “Perché l’astronomo personale del papa dice che anche E.T. è figlio di Dio?”.

La risposta si perde nella notte dei tempi, fin da quando Colombo decise di battezzare quell'isola di pagani, San Salvador. Dato che il Vaticano ha grossi problemi di caduta di vocazioni, dato che selvaggi da convertire non ce ne sono più, considerato che a parte la Binetti e Andreotti, nessuno osa più mettere in dubbio che la Chiesa sta sempre dalla parte dei poveri, si vuole credere che, in campo assolutamente ipotetico, se caso mai nell’universo ci fosse vita, questa andrebbe subito convertita con la Verità e la Luce di Dio.

È solo un problema di Fede astronomica originato dal fatto che la nostra Terra, che è molto sofferente, ha bisogno pure di accollarsi questa problematica di un futuro santo E.T., che ci toglierà altri peccati del Mondo.

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mercoledì 14 maggio 2008

Noi, Io e Dio

Pensieri sciolti di Io, Noi e Dio.
Il lavoro che ci aspetta richiede ottimismo davanti e spirito di missione di dietro. Come i pionieri missionari che nel Nuovo Mondo si diedero all’opera di conversione di masse di selvaggi pagani.
I selvaggi, pardon, gli italiani hanno messo a tacere il pessimismo di chi non ama l’Italia davanti e non crede nel suo futuro di dietro. I cittadini ci hanno detto di dividerci e di combatterci non in nome di vecchie ideologie ma in nome mio. L’Italia non ha tempo da perdere né davanti né di dietro.

Il gabinetto dell'opposizione, tradizione anglosassone, è strumento di osservazione se sta in penombra; ma se sta all’ombra può essere di molto aiuto. Noi (plurale maiestatis) vogliamo contrapporre la bellezza della politica capace di cambiare le cose al chiacchiericcio e alla politica dell’inganno. In questo gabinetto-ombra, Noi spesso ci ritireremo per meditare in simbiosi, e decretare. In questo gabinetto mai dovrà mancare carta né sapone intimo. La politica che Noi faremo dev’essere soprattutto e specialmente igienista e profumata.

Le priorità sono per Noi la rimozione dei rifiuti in Campania e se dovesse risultare inefficace tale proposito saremo costretti ad asportare direttamente la Regione campana in altro sito. Altra priorità, la detassazione della prima casa che già la buonanima di Prodi aveva iniziata ma non completata; le agevolazioni fiscali generalizzate con il dentista e il notaio inclusi più vari professionisti dell’inganno fiscale; la “sovranità della legge sul territorio dello Stato»: detta così suona aristocratica e ridondante ma, in definitiva significa che “lo Stato si riappropria del Territorio che già gli appartiene togliendolo, anche con la forza se necessario, ai rumeni, ai rom, ai clandestini, alle prostitute, ai viados, per non parlare dei comitati d’affari di Cosa Nostra, della Camorra, della ‘Ndrangheta e di tutti i criminali delinquenti banditi grassatori”; lo Stato finalmente, dopo un'assenza millenaria, entra a Napoli, a Palermo, in Calabria da Padrone e Signore. Ah Dio, cazzu iu iu iu! Non farmi scompisciare. Per fare tutto questo un uomo solo al comando non può; ci vuole la collaborazione di tutti gli italiani, compresi i comunisti, i gay, i desperados. E l’aiuto di Dio, che a Noi non girerà certo le spalle. Dio è ovunque, Dio ti segue, e lavora per te, uomo. Non aver quindi timor di Me che ho perso il pelo...

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Un paese più sereno? Se po' fà!

L'Italia che riparte da Zero!
L'Italia verso i suoi più alti Destini!
L'Italia verso l'imperialismo del Se po' fà!
L'Italia dell'opposizione dice nì al Se po' fà!
Un luminoso avvenire ci attende anche senza il Sole!
Ora l'Italia col gran manovratore naviga a vista legittimamente con la spinta emotiva populista!
Forza Italia! Ce la puoi fare! Sì, se po' fà! Col se po' fà lumachette, fave, vino bianco di taverna e tanta, ma tanta fumosa ebbrezza.

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La disintegrazione della Risata, esito della Satira

Nel corso di questo secolo assisteremo alla ennesima disintegrazione della risata a causa della repressione che i nuovi attori del potere politico hanno deciso ufficialmente di abbattere sulla satira. La satira tra poco non sarà più, e non solo quella riflessa a destra ma anche, pacatamente, quella a sinistra. Il sovversivismo anti potere, ossia la vecchia cultura di saltimbanchi e comici da avanspettacolo che non fa ridere i nuovi padroni, con un colpo di editto virulento sarà estinto.

E questo si inserisce naturalmente nel tentativo di più largo respiro di creare un clima positivo nel paese. Che stronzata! Il senso della risata non dovrà più essere motivo di umiliazioni all’indirizzo di Carichi pendenti dello Stato. Il senso della risata originata dalla satira dovrà essere ridimensionata a buffe barzellette innocue, riportate a livello del gossip grossolano e casereccerotico, per educande ipocrite e beghine. Gli editti si concretizzeranno non appena il Governo entrerà in possesso di tutte le sue facoltà mentali. Se le minacce di Smaroni all’indirizzo dei clandestini illegali fanno ridere di compiacimento soltanto i suoi elettori, le mutazioni di pelle dell’Unto non fanno ridere più nessuno. E le querele di Schifanius sono pulsazioni di censura che dovrebbero far temere agli incauti Travagli la perdita del lavoro se non addirittura la galere. E gli editti che usciranno fuori dai cappellini di Lorsignori non vedranno roghi a bruciare carne viva, no, ma vedranno bruciare la RISATA amara, terapica, catartica, che la SATIRA riesce a cavare dai recessi della psiche populista imbambolata dalla droga del Sistema di Potere - mai come oggi più invisibile ai più - dei tanti italiani fiduciosi che hanno aperto le porte alla Casta di destra. Così come avevano fatto striminzitamente con la Casta di sinistra, giustamente punita.

È droga! Viviamo di droga di sistema. Ci nutrono di droga coi modi garbati, con il buonismo del niente. Contenuti zero. Il popolo italiano è stato drogato da sempre. E come tutti i tossicodipendenti non si rende conto della sua storia interna e ne rifiuta la risoluzione antitossica. È una dose di droga la favola della libertà apparente di democrazia; è un’altra dose quella sul recupero della sicurezza personale bastonando gli ultimi della terra; è dose impotente quella della pulizia delle strade sature di spazzatura; è dose tragica quella che ti induce a credere alla soluzione delle morti bianche; è dose pesante l’impostura sulla questione del diritto alla vita, di chi, verso chi? È dose mortale l’ambiente che tutto il sistema sta inquinando e non c’è proprio nulla che ci faccia sperare in una maturazione delle coscienze, soprattutto meridionali, sui disastri ambientali. Ponti, Tav, Nucleari, Guerre, Acque, Immigrazioni, Povertà, Incultura: sono i nomi delle diverse droghe viste da prospettive diverse, ma con l’unico scopo che hanno in nuce: far perdere l’orientamento a tutti.

E questo nuovo Governo, così legittimo, così vanitoso, così fiero di questa maggioranza di cittadini che l’ha legittimato, ci dovrà salvare dalla tossicodipendenza secolare. Forse eliminando le parodie del populismo, i populismi dei destri e dei sinistri, forse togliendo qua e là sacri e profani e tutte quelle manifestazioni analoghe che impartiscono, per virtù di Spirito Santo, lezioni su come vivere Bene in questa società malata. Ma a noi ciarlatani della Satira, in tempi di demofascismo, probabilmente non sarà più consentito di fare la satira per aprire gli occhi del popolo su Re e Vassalli.

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martedì 13 maggio 2008

La poetica di Bondi introduce a un'elevazione spirituale

Oh Poesia bondiana, capostipite di un genere che fa della solitudine politica un'alta elevazione craniale, in attesa di epocali trasformazioni ministeriali nel campo dell'istruzione e della cultura. Preso da estro poetico, mi sopraggiunge l'ansia estetica del mio verso che dedico all'uomo politico che più di ogni altro ha raggiunto l'acme dei sensi poetici (così pare dalla lucidità craniale, però posso anche sbagliarmi: ma dall'osservazione attenta del cranio di un poeta emergono sempre chiaroscuri che aprono porte di bronzo e sfondano muri di basalto):
"Quando la mezzanotte scrocchia
Spunta la tigna di Sandrocchia
Al suo sospir la gente si sconocchia
E su le gote puffe si autoscarabocchia
Gli puoi dare un pizzicotto
E sparargli un pistolotto
Non far caso al suo borbotto
Ma dargli sberle sopra e sotto".

In attesa della Rivoluzione culturale bondiana.

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Due pesi e due parole

Quanto pesano le nuove parole della destra?
Stando alle recenti dichiarazioni, è aumentato il PIL della qualità.
Ma, al netto, quanto peso hanno queste grandi frasi a effetto?

Berlusconi: "Invoco l’aiuto di Dio!"
Berlusconi"Riconosco il governo ombra!"
Maroni: "Immigrati, mai più sanatorie!"
La Russa: "Non escludo di utilizzare l’esercito!"
Brunetta: "Via i fannulloni; colpirne uno per educarne cento!"
Carfagna: "Il problema non è la 194, ma applicare la cultura della vita!"

Dai tu un peso vero a queste frasi: a partire da Kg. 1 a Kg. 100.
Chi la spara più grossa... vince!

Ps.: domanda dei cento coltelli: "Ma per dire queste frasi bisogna essere laureati o basta anche una licenza di media inferiore?".

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Il titolo di stampa più vendibile

Giochiamo? A che cosa? Giochiamo che tu eri il direttore di un giornale e io un lettore qualunque.
Attenzione: sondaggio a selezione multipla.













Il titolo di stampa più vendibile



Se tu fossi direttore di giornale, quale titolo sceglieresti per vendere di più?






Il Papa attacca sull’aborto che ha aperto una ferita nella società italiana
La Cina dopo il terremoto ha chiesto aiuto al mondo
Berlusconi chiama Veltroni per avviare il confronto tra maggioranza e opposizione
Schifani querela Travaglio e Grillo attacca Fazio
Il Csm ha deciso di mandare via la Forleo
Bucarest minaccia Berlusconi sull’uso di misure xenofobe
L’esercito libanese impone l’ordine anche con la forza
Benzina e gasolio ci costano 216 euro in più all’anno
Il grattacielo storto di Milano prende il Viagra
In Italia è esploso il demofascismo

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lunedì 12 maggio 2008

Quadrumvirato: Io e Noi, saremo una sola cosa

Discorso sulle Libertà Totalitaristiche.
Che cos’è quest’aria di Terrorismo che gira per la Rai, dalla quale vengono travolti e infangati pezzi importanti delle Istituzioni? Lo scontro sarà furioso perché dall'informazione che si fa del nostro potere dipende buona parte del Potere.
Va ripulito tutto, in profondità.
Che cos’è invece quest’aria di Libertà le cui mire costruttive sono rivolte verso gli italiani onesti? Ve lo spiego subito.

Sia concesso a noi, garanti delle Libertà democratiche, il diritto di controbattere alle accuse volgari e contaminate da immonde allocuzioni anti istituzionali. Noi, che abbiamo l’orgoglio di aver vinto le elezioni contro i continui tentativi di brogli della sinistra comunista; noi che ci siamo messi dalla parte degli italiani silenziosi che sono il nerbo di questo paese che lavora e soffre, che naviga dentro un fiume torbido di masse indistinte di clandestini pericolosi per la nostra sicurezza; noi che, diciamolo, ci siamo conquistati il diritto a governare questo Paese sfasciato e incancrenito dai comunisti; il partito delle Libertà è una grande mobilitazione di forze materiali e morali; di gazebi e di gnocche. Che cosa si propone? Di governare la Nazione dopo aver liberato la Rai dalle ultime cancrene di comunisti anarcoidi che ci ammorbano l’aria d’intorno. A costo di usare la maniere forti, e con questo s’intende manganelli e olio di ricino, ma non realisticamente, ma metaforicamente. E non importa se la cosiddetta sinistra democratica non converge con il nostro programma.

A questi, noi rispondiamo: ME NE FREGO!

Noi non agitiamo stereotipi di antico lignaggio, del resto non fotocopieremo il passato, ma frusteremo il futuro ché si adatti alle nostre esigenze. Oggi, che ci siamo installati nelle stanze che contano, abbiamo un dovere solo, categorico e impegnativo per tutti: abbattere la vecchia casta.
Verranno giornate che vedranno aprirsi le stanze di tortura, non realisticamente, ma metaforicamente, contro tutti i nemici delle Libertà; del resto, nemmeno un sordo rintocco di campane a morto potrà farci cambiare opinione: l’opera che il partito delle Libertà ha già iniziato, porterà questo Paese ad essere una cosa sola, un corpo solo con il quadrumvirato formato da me, Bossi, Fini e Tremonti.
Io e Noi, saremo una sola cosa.

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Finocchiaro

Della serie: Nuove Commedie Libertarie.
Ottime le dichiarazioni finocchiare, perché si seminano e raccolgono in ogni stagione, sono finocchiaggi “facili” ma allo stesso tempo imprevedibili: la difficoltà sta nel tenere in equilibrio il gusto dolce della democrazia apparente e quello d’anice della fratellanza e la conseguenza è una straordinaria versatilità di fare entrare l’asino dalla coda; la finocchieria trova inaccettabile che il presidente degli ortaggi, accusato di essere colluso con i fratelli dell’orto siculo, debba essere insultato senza contraddittorio; e la rappresentante degli ortofrutticoli democratici, prende posizione in maniera inequivoca e decisa a favore del secondo Carico pendente della Repubblica.

Mentre Antimonio de’ Pinzimoni, che ha pubblicato sul suo blog la «carta d’identità” del presidente degli ortaggi dal titolo: "Se li conosci non li mangi", così commenta: “Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando i fatti. Episodi che non possono essere cambiati o taciuti solo perché da un giorno all'altro una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia e il suo passato. Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio».

Però si deve constatare che già Gasparri ha fatto avances erotiche contro Fazio, e ciò non è un segno di grande apertura alle notizie contro. Malgrado non ci siano più giustificazioni botaniche all’attacco di Travaglio, le scuse di Fazio erano prevedibili perché prevedibile è l’ortaggio, che a differenza del macho Gasparri, è perfetto per le cotture scottate.

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domenica 11 maggio 2008

Skiphanius, Finhus, Berlusconhius

I nuovi intoccabili per questo quinquennio!

Skiphanius sicilianus:
Il più completo ritrovamento di Skiphanius sicilianus, rinvenuto alla fine del IV millennio d.C.
Il fossile è stato ritrovato in un strato antichissimo conosciuto come le Cantine di Palazzo Madama. Particolarità: grandi capacità di movimenti labiali. Si pensa che questo soggetto sia stato vittima di un indicibile travaglio morale a causa di una fratellanza di amici che mal s’adattava al suo status.

Finhus montecitorianus:
Il cranio di Finhus bolognesis è stato rinvenuto nella gola di un Velociraptor del sottogruppo “Las Russas” la cui particolarità era la barbetta e la voce gravitazionale. Il Finhus aveva una intelligenza muscolare particolarmente sviluppata che gli consentiva di nutrirsi soprattutto di semi di poltrone montecitoriane.

Berlusconhius habilis:
L’unico pezzo ritrovato, un cranio, è proveniente dal laghetto di Arcorium, un enclave lombardo dentro la Padania libera. Apparso poco prima di 2 milioni di anni fa, questo ominide, detto anche psycho-habilis, era in grado di realizzare rozzi utensìli e aveva probabilmente elaborato una elementare forma di linguaggio: “m-i-c-o-n-s-e-n-t-a”. Operativo a tutt'oggi.

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‘A Travà, m’hai diffamato a Schifà!

Continuano gli attacchi terroristici di Travaglio a pezzi importanti della cultura e delle istituzioni. Dopo aver aggredito, mortificato e umiliato il povero prof. Sgarbi, adesso non ha trovato di meglio da fare che prendersela con il secondo Carico dello Stato, perché quest'ultimo, in qualità di uomo di Stato, si carica automaticamente di intoccabilità spirituale e morale. Non bisogna parlarne! Neanche a pensarci. Bisogna stare zitti e muti, al massimo si può dire di lui a che ora fa colazione al mattino, ma anche in questo caso, con il massimo rispetto e dopo accurate indagini.

Costui, Travaglio, che si avvale di supporti logistici di tale Fazio che gli fa da sponda, ranocchia televisiva dalla bocca larga e dal sorriso pauroso, e utilizzando altresì le strutture della Rai che come tutti sanno la paghiamo noi, ha vergognosamente fatto riferimenti ad un passato di amicizie pseudo mafiose del Carico ormai morto e sepolto. Cosa ha detto quel mascalzoncello?
Dice Travaglio: «Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell'Ansa minacciato dalla mafia e cioè che Schifani aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. È agli atti societari della Sicula Brokers fondata da lui, Enrico La Loggia, Mino Mandalà, condannato come boss mafioso, e Benny D'Agostino, condannato per concorso esterno.

O si chiede conto a Schifani di questo o non si celebra Abbate come giornalista antimafia». «E poi, — continua — a Fazio ho spiegato che se dopo De Nicola, Pertini e Fanfani, ci ritroviamo con Schifani sono terrorizzato dal dopo: le uniche forme residue di vita sono il lombrico e la muffa. Anzi, la muffa no perché è molto utile».
Forse Travaglio o non ha capito o fa finta di non sapere chi comanda adesso.
Questo Carico dello Stato non può essere nemmeno menzionato, altrimenti si rischiano gravi ripercussioni a livello penale e politico.
Tra poco i nuovi padroni tireranno fuori tutto il loro buonumore ideologico e i travagli d’Italia sono avvertiti: mai diffamare a cu' pigghiu pigghiu! Meglio affamare. A buon intenditore!

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sabato 10 maggio 2008

Smaroni contro tutti

Adesso che il IV Berlusconi è al completo, siamo contenti che tutti quelli che erano nel suo pectore si siano spectorati e dicano: “Adesso vedrete con Berlusconi”; vinceremo contro tutte le avversità. Intanto il tesoretto nun ce sta: parola di Tremonti.
Il più intensamente spectorato per ora risulta Smaroni che pare deciso a interrompere la colata libica dell'immigrazione.

Il suo sguardo trafigge ma più di tutto è il suo dito indice che terrorizza; il giro di vite che ha in mente non è come un giro di valzer o come il paso doble; qui si chiude l’Italia o si muore; del resto, dopo le minacce di Gheddafi che hanno come obiettivo l’invasione e la conquista libica di Lampedusa, l’introduzione del reato di immigrazione clandestina è una necessità, compresa anche quella di aumentare le restrizioni alla circolazione di rumeni. E siccome si suppone che la permanenza di nuovi clandestini debba protrarsi per almeno 18 mesi a causa della difficoltà di identificazione noi speriamo in un incremento di nuovi posti di lavoro nell’edilizia attraverso la costruzione di grandi contenitori-lager per immigrati che risultino probi e indefessi lavoratori, perché possano riscattarsi dal retaggio di schiavitù.

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La Brambilla

Chi è la Brambilla? Che ha fatto costei? Solo circoli e gazebi! E ama molto gli animali.
Match di 40 minuti tra il sor parun e la Brambilla. L’hanno vista arrivare in mattinata col solito piglio di chi sa quello che vuole e ha tutte le intenzioni di andare a prenderselo...?
Ma il faccia a faccia tempestoso tra il premier e l’animatrice dei circoli ha sortito semplicemente una ballata chiarificatrice che vi proponiamo, nella speranza che i personaggi, fatti e cose non si somiglino casualmente per niente.



La Brambilla:

Vurì savè el mestee che fu mi
el me laurà cumincia a mesdì.
Vendi lisciva, soda e savun
l’acqua bugada col Mediafurgun.

Mi vu in gir de chi e de là
mi vu in gir per laurà
troevi tanti (tanti quanti? TANTI) bigliett de mila
me vegnù in ment de cumprà la Brambilla

E la sorpresa di me PierSilvio fradeo
che m’han mangià anca il budeo
E la Sandrocchia che la stà in via Larga
La m’ha mangià anca la targa.

La mia sia Gianfranca de Gurgunzoela
Cun i gomm l’ha fa la casoela.
El mè Fabrizio che el g’ha l’angina
L’ha ciapà la cioca cun la benzina.

La Mara Carfagna che la stà in la mia porta
la m’ha mangià la goma de scorta.
El Roberto cicis cicofen
el m’ha mangià anca el cofen.

El Schifanio, stupidot
el s’è fa un vestì cun la capot.
Mentre l’Umbert visin de la ringhiera
el m’ha digerì anca una purtera.

Ma l’unic che l’è restà scutà
L’è un me cusin che l’era suldà.
L’Ignazio La Russa e l’ha truvà sulament
El fum del tubi de scappament.

Mi vu in gir de chi e de là
mi vu in gir per laurà
troevi tanti (tanti quanti? TANTI)
bigliett de mila
me vegnù in ment de cumprà la Brambilla.

E adesso che l'ha ricumprada che se ne fa?
Dopo i malumori dei maschi dell’entourage berlusconiano, la Brambilla potrebbe anche ottenere la delega al Turismo, dopo che la Sanità l’è sfuggita per un pelo, ma da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, se dalle verifiche tecniche in corso emergerà la fattibilità della mossa. Ma ogni decisione sarà presa solo lunedì. E c’è da scommetterci, la Brambilla nei prossimi giorni si farà ancora sentire dal premier, eccome se si farà sentire.
Troppe donne nella vita di questo Cavaliere: chissà che le canterà lunedì?

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venerdì 9 maggio 2008

L'ombra che Cammina all'ombra del Cavaliere Azzurro

Walter Mascherato è il primo eroe postprodiano uscito sconfitto dall’immane conflitto con il Cavaliere Azzurro della Bona Carfagnana! Sconfitto ma non domo. Gira vestito con una tuta aderente rossa (post comunista) e mutande mimetiche a strisce nerazzurre (falso interista? o di Berghem?). Non porta mascherina dato che porta occhiali.

Ha una pistola d'ordinanza con la quale fa la ronda e chiede a chiunque spiegazioni del perché hanno preferito il Cavaliere Azzurro all'Ombra che Cammina. Spesso lo si vede arrancare al buio alla ricerca di lampioni che rimarchino la sua Ombra che non si staglia più come prima, minacciosa, sull'avversario; la tuta che indossa pare gli abbia reso il dono dell'ubiquità e spesso sta in due posti diversi, facendo impazzire così i fedelissimi che gli son rimasti e che non sanno più come e dove seguirlo. Lo sdoppiamento di personalità lo porta a sballamenti psico-politici improvvisi: si è udito, alcune notti di luna piena un pianto sommesso e una preghiera così: "Anch'io, anch'io la Carfagnana! Basta più Binetti, voglio Carfagnana!"; a volte gli osservatori hanno come l'impressione che voglia emergere più forte e più battagliero che pria; altre, invece, che sembra rinchiudersi angosciato e depresso tra le grandi braccia di Gianfranco che al solo vederlo ridotto l'ombra di sé stesso lo prende a schiaffi terapeutici e gli grida: "Mi sembri l'ombra di te stesso. Basta! Rialzati, Ombra che cammina: l'Italia che sta all'ombra, ha bisogno ancora di te"!

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Turiddu Carnivali nnuminatu e comu Cristu muriu ammazzatu

Avevo otto anni quando quel giorno mio padre, con gli occhi lucidi, mi disse: "Ammazzaru a Turiddu"!
In ricordo di Carnevale: mafia e lotta di classe in Sicilia negli anni '50. Stralci:
"Era l’alba e il sole era già alto a Sciara, un mucchietto di case grigie accoccolato sulle pendici orientali del San Calogero lungo la valle del Torto: una fiumara di molti sassi e di pochissima acqua che occhieggia dal fondo tra i rami polverosi dei radi ulivi. Di fronte, sull’opposto versante della valle, è un altro mucchietto grigio, Cerda e, poco più in su, Montemaggiore. Sul versante occidentale della montagna San Calogero sono Caccamo, Ciminna e Ventimiglia, reami tradizionali della mafia del feudo che si innesta, giù lungo il mare, a Trabia e a Termini Imerese con quella dei «giardini». Se le case di Sciara sono piccole (un solo vano è la regola e due sono già l’eccezione) il «baglio» (il castello o il palazzotto del barone o del principe, proprietari del feudo) del signore è grande".

Dal racconto di un bracciante, la cronaca dei fatti:
“All’alba del 16 maggio del 1955, a Turiddu Carnevale, che si recava a lavorare alla cava di pietra, gli avevano sparato a lupara. Il cervello lo aveva tutto spappolato perché gli avevano sparato in faccia, cosicché aveva mezza faccia tutta aperta come un fico maturo. Dopo il primo colpo in faccia gli diedero altri due colpi dopo che era caduto. Dalla perizia risultarono cinque colpi in tutto ma è possibile che furono di più. In faccia fu sparato sia per sfregio che per non farlo riconoscere subito. Verso le cinque lo misero sul camion e dietro di lui si formò un piccolo corteo. Erano in cinque carabinieri e tre o quattro compagni. In paese erano tutti spaventati; tremava anche la terra dalla paura.”
[...]
“Appena arrivato vidi che c’era il pretore, i carabinieri e che stavano spogliando Carnevale. Intanto passava Mangiafridda, il mafioso del paese, con la moto Benelli. La madre, appena lo vide si voltò verso di lui e gli gridò: «Delinquenti, delinquenti, ci siete riusciti a levarlo di mezzo. Vigliacchi, non dovete avere pace!»”.
[...]
“Carnevale è stato composto nella bara. Sulla cassa di lucido abete, che un artigiano ha intagliato a greche e festoni, è disteso il drappo della bandiera: la cosa più viva che, ora, sia rimasta di lui. Attorno, la madre e le parenti, poi i parenti, i compagni di fede e di Partito, poi il vuoto della piazza, enorme sotto la cruda luce pomeridiana, e lontana, addossata al fondale e alle quinte delle case grigie e basse, la fascia scura degli uomini, delle donne e di bimbi del paese. I loro occhi, centinaia di occhi, sono fissi su quella cassa di abete fasciata di rosso, ma nessuno si muove, nessuno osa vincere per primo la paura di quel vuoto. Esso è la mafia, e nel suo linguaggio simbolico sta a significare che solo alla madre e ai parenti stretti è consentito dolersi pubblicamente. Chiunque altro lo facesse, manifesterebbe solidarietà con l’ucciso e verrebbe quindi considerato e trattato come nemico”.
[...]
“Anche il prete non può sottrarsi alla «legge» della mafia e si rifiuta di benedire la salma. «La madre – racconta un altro bracciante – insisteva e litigava con il prete. Venne l’onorevole Cipolla, si mise a tu per tu con il prete e lo convinse. Poi però il prete restò a passeggiare nella piazza e disse che non voleva gettare l’acqua benedetta perché c’era la bandiera rossa nella cassa”.
[...]
“L’indomani lo andammo di nuovo a prendere al cimitero per portarlo nuovamente in paese. Tutta Sciara restò a guardare e nessuno voleva credere che andavamo a prendere Turiddu al cimitero e lo riportavamo al paese. A me, che avevo la sera prima diffuso questa voce, dicevano: «Questo è pazzo, un morto dopo che è al cimitero non torna più in paese». Carnevale lo portammo in paese, in casa della mamma, alla Camera del Lavoro. Poi lo portammo al Municipio e i compagni di Palermo gli hanno fatto la cerimonia. Questa volta davanti al Municipio c’era tutta la popolazione di Sciara e i compagni di Palermo gli hanno fatto una cerimonia bellissima”.

30 anni sono passati dalla morte di Peppino Impastato. 53 dalla morte di Salvatore Carnevale, sindacalista ucciso dalla mafia di Sciara. Turiddu è stata una figura straordinaria nel movimento contadino della prima metà degli anni '50. Una grande poesia di Ignazio Buttitta lo ricorda come un uomo semplice e straordinariamente generoso, votato letteralmente alla causa dei contadini e degli sfruttati.

La prima strofa: "Ancilu era e nun avìa l’ali,
santu nun era e miraculi facìa
'ncelu acchianava senza cordi e scali
e senza appidamenti nni scinìa,
era l’amuri lu so’ capitali
e sta ricchezza a tutti la spartìa
Turiddu Carnivali nnuminatu
E comu Cristu murìu ammazzatu".
[...]

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giovedì 8 maggio 2008

Disciplina e stile cinese

Ecco come il regime cinese fa stare sull'attenti i militari.
Nel colletto, come rivelano alcune immagini pubblicate su diversi media, ci sono due aghi, per i quali diventa molto fastidioso, se non addirittura doloroso, abbassare il capo.



Il nuovo premier, considerata la validità dello stile cinese e la disciplina che alligna tra quei soldati, ha voluto provare su di sé e visto il suo solare sorriso, sicuramente deciderà perché tutti i suoi soldati del governo abbiano ciascuno due aghi a sostenere la testa perché possano deliberare scrupolosamente e con trasparenza su leggi e decreti.
Siamo certi che questa novità terrà i neo ministri ben svegli e attenti a non farsi cacciare malamente dal governo.

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Il Guardasigilli è sempre uno del Sud

Qualcuno ha detto che noi siciliani siamo come gli afghani: ogni due persone vi sono tre opinioni diverse. Mica male come osservazione: siamo tutti avviluppati nella cultura mafiosa, conviviamo ogni giorno con essa e siamo, al contempo, tanto molto antimafiosi; ma a gruppi di due, però; è o non è dicotomico, tutto ciò?

Quando ci fu il fatidico cappotto del 61 a zero, in pieno trionfo siciliano di FI, tutti a dire e non quasi tutti, ma proprio tutti a dire: “ma chi, io? No, io non ci ho votato!”
Perché questo succede così sfacciatamente?
Sto cercando di capire se la Sicilia è stata la causa e l’origine di tanta democrazia cristiana in Italia: se non si fossero mai sommati i voti della Sicilia, in Italia non avrebbe mai comandato la democrazia cristiana; e di conseguenza i suoi eredi di Forza Italia.
Qualcuno potrà obiettare: sì, ma anche nel Lombardo-Veneto c’è una forte rappresentanza di FI, a prescindere dalla defunta DC. Ma le condizioni erano e sono diverse ed anche le ideologie, i ricatti, i voti di scambio mafiosi, eccetera.
Se questo è il presupposto, è giusto che un Ministero tocchi alla Sicilia di Alfano. Quello della Giustizia.
Angelino Alfano al grido di: “La mafia ci fa schifo”, ha tracciato una linea di confine tra il dire e il fare. Però dirlo è un conto e praticarlo è un altro.
Peppino è stato ucciso dal mafioso del suo paese perché ha praticato la cultura dell’antimafia fino a far perdere le staffe al boss di Cinisi.

Angelino Alfano, lungi da me i paragoni, è un giovane siciliano di cultura democristiana ed è entrato nel novero degli amici che non dicono mai di no a Berlusconi. Pensare che una volta un amico mi rifiutò un passaggio alla stazione ed io persi quel treno che m’avrebbe aperto la vita a nuovi orizzonti. Bisogna proprio essere fortunati alla nascita nella scelta degli amici.

Ora che Di Pietro sa il nome del nuovo ministro della Giustizia, potrà dormire sonni tranquilli, perché in democrazia o si è cristiani o non si è. E in virtù di questa virtù che insieme a Maroni, neo Ministro degli Interni, formerà una coppia che sulla questione della sicurezza non guarderà in faccia a nessuno
Esempio: “su come fronteggiare l’arrivo degli extracomunitari per mare c’è un ventaglio di ipotesi, tutte durissime (? Si sparerà sul clandestino ?)”;
La Giustizia in Italia non è uguale per tutti, ma il neo eletto Guardasigilli ha le idee chiare in proposito, perché “ha una cultura giuridica che proviene dalla Sicilia”, (ndr, la terra dei gattopardi), e sistemerà la Legge in modo tale da renderla più snella, Leggibile e berlusconabile.

Dice Nicola Mancino: “Un ministro giovane, figlio di una terra che soffre la debolezza della giustizia, fa ben sperare. Mi auguro che non si parta dai cosiddetti “problemi della giustizia”, ma da quelli che i giudici debbono risolvere col loro lavoro. Occorrono processi seri e magistrati presi sul serio”.
Prendiamoci sul serio, una volta per tutte. Ma fammi il piacere!

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Heracleum