domenica 29 giugno 2008

Suggerimento per Di Pietro: un insulto, per essere efficace, deve avere un buon pedigree

Lasciate che i veri magnacci da marciapiede facciano il proprio onorato lavoro e cerchiamo di capire invece quale migliore insulto anti osteria meglio si adatti al nostro Cavnazionale.
Di Pietro, uomo sanguigno, come la pensa la dice, ed è nella sua natura. Ma anche il Cavnazionale come la pensa poi te la schiaffa in faccia con correzione seguente. Ma mentre il Di Pietro è da osteria vietata, il Cavnazionale è da Trillionaire permesso.

Mi chiedo dov’è andata a cacciarsi la fantasia degli ultimi italiani che ancora sono capaci di insultare senza incorrere nelle ire dei berluscones?; possibile che si debbano usare parole così volgari? Ah, Di Pietro, se proprio devi, leggiti queste, che sono teatralmente più efficaci e per niente volgari, anzi, direi molto più aristocratiche e lontane dalle taverne (lorsignori saranno ben lieti di riceverne senza per questo sentirsi addosso la puzza del vino).

Broccolo
Gnocco
Gocciolone
Merendone
Mellone
Giuggiolone
Lasagnone
Babbione
Babbaleo
Squasimodeo
Ficolesso
Pelapolli
Tentennamorti
Lavaceci
Babbuasso
Trullo
Strullo
Citrullo
Arfasatto…

Sono parole veramente signorili che rendono subito l’immagine, non solo per una persona, ma per l’intero apparatik.
Scegli quella che secondo te meglio si attaglia al Cavnazionale, e poi me lo fai sapere, che ci facciamo un dibattito blog to blog.
Ma chiunque, in effetti, può esercitarsi nella scelta che è libera.

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Tra coglioni e magnaccia, le osterie fanno affari d’oro

Gergo da bettola di Berlusconi: così disse, ad un ritrovo chic di Confcommercio, qualche anno fa, Berlusconi: "Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse"; poi però si corregge e dice: "L'ho affermato con il sorriso sulle labbra, in modo ironico".
Gergo da osteria di Di Pietro: "L'allora aspirante premier mi sembra facesse un lavoro più da magnaccia, per piazzare questa o quella velina, che da statista"; poi però si corregge e dice: "L'ho affermato con il sorriso sulle labbra, in modo ironico". (Guarda il video).
E se non si corregge, è proprio un mascalzone, pensa Berlusconi.
Tra Di Pietro e Berlusconi, all'osteria klingon, fiumi di vino di sangue saranno versati, come la tradizione klingoniana vuole: e al vincitore il corpo dell'Italia velina.

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sabato 28 giugno 2008

Bollite il silviolo con il saccà per mezz’ora

Considerata la ciclica riproduzione di silvioli, ripropongo un vecchio post dicembrino per tutti i buongustai del Silviolo.

Ingredienti: 1 kg. di silviolo intero (o parte di esso)
100 gr. di saccà;
Acqua quanto basta;
Olio di semi per oliare quanto basta.

Preparazione: bollite il silviolo con il saccà per mezz’ora, scolatelo e lavatelo con acqua corrente. Sarà dura ma provateci; col tempo s’inumidisce. Fatelo raffreddare, pulitelo, riguardatevelo e ripulitelo, diliscatelo, facendo attenzione alla dentatura che deve rimanere intatta, bianca e sorridente. Inserite i tranci del silviolo precedentemente affettato in barattoli ermetici e ricoprite con olio di semi; anche di sansa va bene, in ultima analisi. Fate sterilizzare a bagnomaria, completamente ricoperto d’acqua, per un’ora e mezza circa. Assaggiate ancora e casomai aggiungete un altro po’ di saccà, ma poco: il troppo stroppia. Fate raffreddare nella stessa acqua in cui avete lessato il silviolo e conservate in luogo fresco.
Per luogo fresco, sia chiaro, s'intende il frigo o la cantina e non la galera. Là ci entrano solo i non commestibili già marciti.

Questo piatto con l'aggiunta del dessert finale a base di veline fresche d'annata, ha riscontrato un forte impatto di golosità ambientale tra le reti televisive più manigolde e intraprendenti.

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Ecco cosa bisogna fare: appioppare quattro schiaffi ferroviari

Una straordinaria iniziativa umanitaria!
Vuoi mettere la soddisfazione di schiaffeggiare chi tradisce i principi democratici e legali di questo disastrato e umiliato Paese?

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venerdì 27 giugno 2008

Complotto di famiglia in un interno

Siete dei buoni osservatori?
Sapete distinguere tra un cardellino e una passerotta?
Oppure il sesso degli angeli?
Eppure, in questa foto, c'è qualcosa di pericolosamente ambiguo...
... una nota stonata...
Sù, un volo di fantasia
e dite che cos'è che non quadra.
Ne va del futuro dei lavoratori.

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Il rigore che cancella Donadoni premia Lippi

Ma per vincere un nuovo mondiale l’Italia del pallone avrà bisogno, soprattutto, di una nuova spinta lacero - emotiva, come lo scandalo di calciopoli del 2006. Perché quelle più immorali sono le condizioni necessarie per la vittoria finale. Dato che la Storia non inganna mai e sempre si ripete.

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giovedì 26 giugno 2008

Finalmente un Cristo moderno in croce in carne e ossa

Nel precedente post: "Saremmo ben fieri di avere un innocente che governa dal carcere questa Italia incancrenita dalla dittatura di certi giudici. Immaginiamo la grande popolarità che ne verrebbe fuori. Finalmente un Cristo moderno in croce in carne e ossa".
Nelle vostre case, nella penombra dei vostri pensieri, pensate a quanti uomini mediocri tentano di trasformarsi in re; a volte costoro compiono imprese vili che vengono spacciate per atti di grande umanitarismo. E voi, sotto sotto, ne ridete.
Se appena uscite dalla penombra, quell'impresa ve la mostrano col pieno splendore del sole. E siete fritti.

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La vita è come il gioco del monopoli, satura di processi imprevisti e di metastasi

"L'inchiesta che ha portato al processo Mills, condotta dai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo, sostiene che Berlusconi nel 1997 fece inviare 600.000 dollari all'avvocato Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, [...]".

Nel 1997, durante il primo governo Prodi, Berlusconi, con i 600.000 dollari all’avvocato Mills l'avrebbe premiato per le informazioni che lo stesso avvocato, se le avesse rivelate, avrebbero potuto rovinarlo.
Un po’ come Re Umberto I che approvando pienamente la sanguinosa repressione operata a Milano dall'esercito, decorò il generale Bava Beccaris che aveva fatto sparare sulla folla che manifestava contro la tassa sul pane, con i cannoni, provocando decine di morti e centinaia di feriti. Sovrani e galantuomini si distinguono dalle masse sempre, per questa loro innata capacità che hanno di mostrare le porcate fatte con quel piglio di auto vittimismo a fin di bene, per il bene dei sudditi, che stanno con l’animo pieno di angoscia per i guai che passano i loro eroi eletti, ma che sono sempre pronti a stare proni e dire sì.

Per quale motivo certi giudici sono un cancro, mentre non può esserlo lui un cancro?
Nel 1997 lui si sentì, secondo i giudici, legittimamente libero di premiare per servigi resi il suo asservito avvocato inglese.
Forse era convinto che questa storia non sarebbe mai venuta fuori? Sarà per questo intimo auto convincimento d’innocenza che alla fine ha deciso di ricandidarsi e vincere il posto di Palazzo Chigi.
Se uno è convinto d’essere innocente anche contro ogni reale e contraria evidenza dei fatti, vuol dire che soffre di un forte disturbo del pensiero, che può essere o il delirio di onnipotenza, o una sofferenza di mania persecuzione, o una forte gelosia nei confronti degli onesti, o semplicemente una fissa idea di grandezza. In questo caso non si può lasciarlo governare e si dovrebbe procedere all’impugnativa della patologia, quindi mandarlo in terapia.

Ma potrebbe anche essere veramente colpevole. In questo caso, per il bene di chi dovrebbe governare? Per la maggioranza degli italiani che lo hanno voluto? Alla maggioranza dei cittadini che lo hanno voluto forse non interessa minimamente possedere 600.000 dollari a testa per pagarsi potenziali corruzioni, anche perché non hanno la cultura della corruzione. O sì? Beh, se è così, allora, bisogna che Berlusconi venga perdonato di tutto, soprattutto per le cose che non ha mai fatto e per quelle in procinto di commettere. Così questo Paese si avvierebbe, una volta e per sempre, ad essere sollevato da ogni responsabilità, morale e sociale.

Se invece ha ragione lui sui giudici, allora se è innocente, deve farsi processare e se viene condannato, nell’impossibile ipotesi che si faccia la galera, può governare “liberamente” da dietro le sbarre, inaugurando così un nuovo corso di governo coatto, poiché di necessità virtù.

Saremmo ben fieri di avere un innocente che governa dal carcere questa Italia incancrenita dalla dittatura di certi giudici. Immaginiamo la grande popolarità che ne verrebbe fuori. Finalmente un Cristo moderno in croce in carne e ossa.

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mercoledì 25 giugno 2008

Possiamo noi vivere innamorati di un Paese che ha il cancro dei giudici?

Possiamo noi vivere innamorati di un Paese che ha il cancro dei giudici?
Credi davvero che il popolo si farà sedurre dai giudici?
Lui farà qualche magia per distrarli
mentre ridarà la libertà al popolo oppresso
dalla cancrena legale, e noi
faremo un viaggio turistico nei luoghi
della depressione antipolitica, cercando di risuscitare il fantoccio.

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Può l'apparizione di una mortadella far implodere il governo delle Libertà?

Nei primi tempi del IV governo delle Libertà, tutto ciò che esorbitava dai limiti del normale si pensava fosse generato dalla natura del Sommo premier – molti erano convinti che la causa della fuoruscita italiana dalla civiltà pallonara europea fosse la jella emanata dal premier. Ma si trattava di pregiudizi essenzialmente politici, legati più che altro ad una visione stereotipata del berlusconismo, che non avevano riscontri concreti con la realtà contemporanea: in effetti la jella italiana ebbe origine fin dai tempi dell’anticristo comunista. Quando poi si capì che l’illogico sovrannaturale stava nella natura razionale di quell’uomo, le cose cambiarono e molti pregiudizi vennero a cadere.

Perché, in effetti, la faccenda adesso risultava spiegabile e non più misteriosa.
Il progressivo allontanamento e scomparsa della Sinistra dalla democrazia parlamentare, aumentò la forza di Di Pietro che ormai era diventato nonno, suocero, papà, cognato, fratello e figlio della radicalità oppositiva estremista di sinistra memoria. Tutti maschi, in verità; la femmina, la mamma cioè, il Pd, ancora non s’era emancipata dalla sconfitta.
È significativo che gli attacchi impietosi del Sommo al Veltroni avvenissero in coincidenza con l’apparizione di tentativi di decreti ad personam, conditi da misteriosi suggerimenti di sacralità: fede, comunione e temperanza.

La fame di dialogo, indiscriminato e irrazionale, con la maggioranza da parte del Pd, originò una suggestiva aria di attendismo superdemocratico, trasformato poi in vittimismo orgasmico e in mortificazioni senza pari nella quale si adattava Veltroni, a sua volta attaccato da Parisi, che provenivano dagli attacchi impietosi del Premier, noto per non aver mai avuto peli sulla lingua sul “buco di Roma” e “sul latte delle bufale”.
La bufala vera è che, da tutt’e due le parti, la menzogna politica era d’obbligo.

Il popolo che sosteneva il potere del Sommo, aveva immaginato che il Paradiso fosse a portata di mano: redistribuzione di soldi per tutti, abbassamento vertiginoso di tasse inique e più libertà di sognare un mondo migliore. Il Paradiso che il governo delle Libertà proponeva ideologicamente conteneva un giardino bellissimo tipo Eden, con acque potabili limpidissime, fiori profumati e alberi d’ogni genere di frutti, dove ogni genere di illecito premeditato diventava lecito. Quel popolo dal voto a destra facile, credeva che il Sommo si muovesse con facilità perché in possesso della bacchetta magica; tant’è vero che in tanti, eccitati nell’immaginario collettivo, riuscivano in pratica a vedere questo giardino e a sentirne le musiche e gli odori. Ma fuori, invece, c’era solo la puzza di altre catastrofi...

Insomma, un mondo artificiale trasformato in naturale che non scandalizzava più come in passato. La cosa più strabiliante era osservare come molti grandi notabili, come elettrodi positivi - negativi, che ruotavano attorno alla stella del Sommo, cercavano il dialogo costruttivo e “sovrannaturale” che li mettesse al riparo, per il futuro, da ignominiose sconfitte e figuracce. Perché, in quel tempo, ancora non si sapeva quanto sarebbe durato il Potere del Sommo.

L’impotenza e la non immaginazione politica regnava sovrana, tant’è che in tanti speravano in una eclisse naturale di Silvio, guardata con timore solo dai suoi alleati. La Chiesa, dal canto suo, avvezza a gestire e a confrontarsi con i pregiudizi, lasciava nella mani della Provvidenza tale eventualità. Nel Nuovo Medio Evo ormai pregiudizi e superstizioni avevano coperto tutti gli spazi sociali e intellettuali frenando qualsiasi voglia di rinnovamento e progresso.

Poi avvenne un fatto sovrannaturale.
Una mattina fu rinvenuta una mortadella in territorio emiliano da certo mastro Bondi, cerimoniere di corte del Sommo, di tale straordinaria grossezza che non si sentì di prenderla, né per assaggiarla, né per mostrarla ad altri. La guardava attonito, pensando ad una qualche poesia a rime baciate; ma non gli veniva l’estro; era troppa la sorpresa che il fiato gli si ritorse contro trasformandosi in singhiozzo, tant’è che sembrava piangere. La mortadella s’ingrossava a vista d’occhio e mastro Bondi ebbe come una visione terrificante: la parte estrema della mortadella stava assumendo la forma del visone rubicondo del Ciclista che gli sorrideva sarcasticamente, profetizzandogli grandi successi nella poesia. E mastro Bondi così fu costretto alla fuga. E dopo di esso, al suo racconto, fuggirono tutti i suoi colleghi, perché non potevano resistere al risuscitamento di un fantasma di quella portata.

Potenza del sovrannaturale, ma anche di pregiudizio e superstizione, che ormai implodevano nel saturo quarto governo del sommo.

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martedì 24 giugno 2008

Questo Governo lavora per il pene di tutti

Per ragioni imperscrutabili ai sottodotati e ai normodotati questo Governo lavora per il pene di tutti, incrementando la goduria populista.
Al contempo, per i superdotati amici fortunati, questo Governo lavora per togliere loro tutte le pene. Quindi, è un leva con una mano e un rimetti con la stessa, lavoro sopraffino, come il mitico Robin Hood, figlio di un signorotto con castello, mica uno scassapagghiaro qualunque, che toglieva ai suoi colleghi signorotti e dava ai suoi allegri compari e ogni tanto, per farsi amare, dava anche ai poveri del villaggio.
La felicità penale del popolo è sempre al primo posto nei pensieri del signorotto con castello.

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lunedì 23 giugno 2008

Baraccopoli di Messina: questa vergogna è tutta siciliana ma anche italiana

Esercizio della memoria per snidare le coscienze rinsecchite.

Cronaca 21/11/2007
Striscia la notizia a Messina per la vergogna delle baracche.

Le baracche di Messina protagoniste di un servizio che andrà in onda su Striscia la notizia. Stefania Petix, inviata della famosa trasmissione televisiva, e il suo inseparabile bassotto hanno fatto visita alla nostra città. La giornalista, che ha cominciato il suo giro da Fondo Fucile, si è mossa sulla base di una segnalazione del nostro Diego Indaimo (dell'associazione Energia Messinese). Certo apparirà strano a lei e a tutti i telespettatori italiani che in una città del nostro Paese esistano ancora favelas, che richiamano i sobborghi delle grandi metropoli sudamericane. Con la differenza che da noi le baracche si trovano nelle immediate vicinanze del centro e hanno ormai una storia centenaria. Tutto è cominciato subito dopo il terremoto, ma il fenomeno non si è arrestato neanche nei decenni successivi, alimentando una vera e propria cultura delle baracche che ha intrecciato condizioni di effettivo bisogno con situazioni di vera e propria speculazione, delle quali si sono avvantaggiati i soliti furbi. Il tutto condito dalle manovre clientelari della peggiore politica.

Speriamo che le luci della televisione nazionale riescano a dare la spinta necessaria a cancellare definitivamente questa vergogna, superando ritardi storici di cui portano la responsabilità in tanti.

Cronaca 21/11/2007
Stefania Petix: “Sono nauseata, non è possibile che ci sia gente costretta a vivere nelle baracche”.
Concluso il suo giro tra le baracche della città, l’inviata di Striscia La Notizia, Stefania Petix (nella foto con l'inseparabile bassotto) è ancora scossa per quello che ha visto e documentato. “Sono nauseata – afferma la giornalista con gli occhi pieni di lacrime – prima di oggi non mi era capitato di fare un servizio così duro”. Da Fondo Fucile, a villaggio Aldisio in un viaggio attraverso i baraccati della città che si è concluso al rione Annunziata con la visita ad una signora che da 70 anni, da quando è nata, abita in una baracca costruita dopo il terremoto del 1908.
“Non è possibile che ci siano persone costrette a vivere in queste condizioni – prosegue Stefania Petix – la signora non ha il bagno in casa e due volte alla settimana viene prelevata da personale dei servizi sociali che la portano a fare una doccia”. Ancora scossa l’inviata del tg satirico di Antonio Ricci si è diretta al Municipio. “Qualcuno deve spiegarmi perché ancora oggi esistono le baracche a Messina e persone che ci abitano”. L'inviata di "Striscia La Notizia" è stata ricevuta dal commissario straordinario del comune, Gaspare Sinatra.

I luoghi dell'abbandono
Ho letto del servizio della giornalista di "Striscia la notizia" che ha fatto il vergognoso “giro turistico” delle baracche di Maregrosso, "deliziandosi" con la conoscenza di Fondo Fucile.
La vergogna, divenuta ora nazionale, merita altri chiarimenti.
Questi quartieri degradati della nostra città, da sempre nel dimenticatoio politico/istituzionale, anzi quasi sempre, tranne nei momenti di elezioni, hanno trovato negli ultimi tre anni, un po’ di luce, grazie al meraviglioso lavoro di giovani impegnati nei Progetti APQ (Accordi di Programma Quadro).
Questi progetti miravano alla cura e alla prevenzione del disagio e della marginalità sociale e i giovani coinvolti nei progetti, hanno imbastito con certosina pazienza una rete di cura e di supporto verso i bambini e gli adolescenti e alle relative famiglie, affrontando scetticismo iniziale e grosse problematiche con coraggio e perseveranza.
Sono nati così dei veri e propri centri di animazione, doposcuola, attività sportiva e di recitazione, feste periodiche e soprattutto oasi di legalità e di affetto.
Ma allo scadere dei tre anni previsti per la durate dei Progetti, i giovani sono stati licenziati, i centri chiusi, con il grande sconforto oltre che dei lavoratori anche degli utenti, che ancora una volta si sono visti abbandonati e forse un po’ ingannati da una nuova promessa di cambiamento.
Mi chiedo allora che senso ha…. Cosa serve iniziare progetti, programmi tampone, illudere persone che è possibile cambiare e che si può ancora credere negli altri…
Come si fa a spiegare a chi vive da sempre nel disagio, nella paura o nella violenza che “sono scaduti i finanziamenti” e che quindi non c’è più il centro sociale, non si gioca e non si sta più in compagnia…. Come si fa a spiegare alle famiglie che i ragazzi torneranno in strada, nel degrado e nella solitudine?
Una cosa però è sicura: non ci sarà nessuna “scadenza” per spaccio o violenza per rabbia e delusione...
Sara Rodilosso

Viaggio nel villaggio di Fondo Fucile
22 Giugno 2008
Dentro la baraccopoli d'amianto
a Messina: «Noi clandestini d'Italia»

Tra topi e liquami la storia di 600 persone che rischiano la vita sotto le tegole di eternit (Guarda il video)

MESSINA - Cosa c'è di nuovo da dire sulle baracche a Messina? Nulla. Forse questa novità, cioè che l'amianto cancerogeno delle tegole di eternit si sta sgretolando del tutto (ammalorato dicono i tecnici) e che quindi, attraverso l'ultima sofferenza della malattia, si risolverà il problema di questa gente prima che la politica faccia il proprio dovere. La domanda che si fanno questi messinesi è: «Chi arriva per primo? L'amianto o la politica?».
QUANTE SONO - Solo per chi non lo sapesse, ma soprattutto per chi volutamente ignora a Messina ci sono 3.336 baracche (censite da Legambiente). E ci vivono più di 3.100 famiglie (da queste parti i nuclei familiari sono superiori alla media nazionale). Costruite cent'anni fa, dopo il sisma del 1908 che rase al suolo la città dello Stretto, queste favelas si trovano nei quartieri di Giostra, Camaro e Fondo Fucile. Ma non rappresentano l'emergenza di un'ondata migratoria di rom o extracomunitari ma sono solo spettrali residenze italiane. Le baracche del nostro video, che risalgono, diversamente dalle altre, alla seconda guerra mondiale (hanno solo 60 anni) si riferiscono alla favelas del III° quartiere: Fondo Fucile. Vi vivono 146 famiglie per un totale di circa 600 persone tra cui tanti, tanti, bambini.
DENTRO - Ecco anche dentro, non ci sono novità: le pareti sono in cartongesso, ovviamente ci sono ancora le crepe e sui soffitti continua a fiorire la muffa. Ovviamente gli impianti elettrici non sono a norma. E poi ci sono le lastre d'amianto che sbucano e rilasciano le loro fibre mortali, in quelle che è un azzardo definire, cucine, saloni e camere da letto. Tutto questo viene descritto da una relazione-denuncia della Ausl e il prefetto ha lanciato l'allarme. Fuori le fogne sono ancora a cielo aperto. E i topi sono di gran lunga in numero maggiore degli abitanti. Ormai convivono insieme quasi pacificamente, eccetto qualche rottura di tregua con relativo lancio di scopa. Solo che ai topi non occorre la dignità umana. Ma si può vivere così?
LA GARA TRA ULTIMI - C'è una strana gara a Fondo Fucile. La gente si domanda come mai a loro, italiani (anche senza il ponte), viene negato quello che viene riconosciuto «persino» ai rom: ad esempio un campo nomadi con servizi igienici perfettamente funzionanti. Ecco, non si capacitano di essere gli ultimi tra gli ultimi. Si sentono «clandestini in Italia». Vi evitiamo le cifre del risanamento spese e quelle non spese; vi evitiamo l'elenco dei politici che hanno fatto promesse e le promesse che hanno fatto; vi evitiamo anche l'elenco dei politici che a Fondo Fucile non ci sono mai stati. Vi evitiamo i volti dei malati di amianto, vecchi e ragazzini. Evitiamo tutto questo perché adesso la città di Messina ha una nuova amministrazione. La città ha votato. E dopo giorni e giorni di scrutinio, finalmente, ci sarà un nuovo sindaco al lavoro. E sicuramente, dopo aver cercato di salvare la squadra di calcio, cercherà di salverà anche gli abitanti di Fondo Fucile. Ma questa è solo la prima puntata...
Nino Luca

23 Giugno 2008
Seconda puntata del Viaggio nel villaggio di Fondo Fucile, a Messina
La scuola del «villaggio d'amianto»
A rischio oltre seicento alunni
Confina con le baracche dei «dimenticati» di Fondo Fucile. La politica: «Demoliremo tutto»


MESSINA - Non sono i soli a rischiare di respirare l'amianto cancerogeno i 600 abitanti del villaggio di Fondo Fucile a Messina. Già, perché accanto alla baraccopoli del degrado dove vivono questi «clandestini italiani» (guarda il video)studiano tutti i giorni ben 610 alunni dell'istituto «Albino Luciani» sede del 13° Istituto Comprensivo, ove comprensivo sta per scuola media (250 ragazzi) e scuola elementare e materna (il resto).

I CONTI - Seicento persone nelle baracche sommate ai seicentodieci bambini nella scuola (senza contare insegnanti e personale scolastico), fanno un totale di circa milleduecento esseri umani che frequentano un luogo che andrebbe, come recita la relazione dell'Arpa e della Ausl della città dello Stretto, immediatamente evacuato. Invece, tutti i giorni, i genitori del terzo quartiere accompagnano i loro ragazzi dentro quelle aule le cui finestre si aprono sulle ondine di eternit ormai sbriciolato.

LA POLITICA - Questa è la situazione. Ora la parola (e soprattutto i fatti) passa alla politica. Pietro Currò, già assessore al risanamento per sei mesi nel 2003, adesso assessore al risanamento in pectore della giunta Buzzanca (neoeletto), sembra avere le idee chiare: «Spazzeremo via tutto». E che sia la volta buona. Sessant'anni di degrado possono bastare. O no?
Nino Luca

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Vademecum sul come saper riconoscere i santi premier

Hai mai provato a sbirciare dentro al Paradiso? Se ti riesce, vedrai tante facce sorridenti che godono nella contemplazione di Dio.
Ci sono santi con aureola e santi senza. Ma sono tutti uguali di fronte al Padreterno.
Sulla terra le cose sono un tantino più difficili e se si tratta di riconoscere dei bravi cristiani bisogna trovarsi sempre nel posto sbagliato al momento giusto e viceversa. Quando si crede d’aver scoperto un bravo cristiano di solito si arriva tardi perché già è fuori uso, nella polvere, scacciato dal consesso umano.

Dice la Chiesa che per essere dei buoni santi in vita occorre vivere eroicamente la propria cristianità.
Non dice, al contrario, di vivere eroicamente la propria musulmanità, o l’ebraismo, o il buddhismo e altro.
Se vivi eroicamente da santo in terra è facile che poi, appena morto, ti fanno gli slogan tipici: “Santo subito”, come ad esempio a Lippi che è ben vivo e vincente, a Donadoni no dato che ha perso, che visse in pieno misticismo la baraonda di calciopoli ma vinse il mondiale perché in sintonia con madama la Beatitudine sfrontata.

Un santo, che da vivo mira alla propria canonizzazione, deve recare “un messaggio divino all’umanità, essere maestro e collaudatore di una via certa che porti all’unione perfetta con Cristo”.
Come disse Giovanni Paolo II, un altro “santo subito” e non solo perché perdonò a Pinochet, "sono tanti gli esseri umani sconosciuti che vivono in odore di santità".
Uno per niente sconosciuto è Berlusconi. Anche se ancora non sappiamo se concorre per santo o per beato. Sappiamo però che è un uomo di grande e sofferta fede, come afferma il suo confessore.

Già è difficile vivere eroicamente da cristiani; ancora di più è dimostrare la propria santità di vita; figuriamoci mostrarsi beatamente beato soprattutto se di mestiere fai l’imprenditore o il politico.
Ci sono stati casi di re santi e di politici beati. Di premier santi beati ancora no.
Come si stabilisce se un premier ha diritto alla beatificazione mentre è ancora in vita? Se si dimostra che non c’è sospetto di culto di personalità, allora la cosa diventa un po’ ingarbugliata. Bisogna fare indagini sulla vita privata e il comportamento del futuro santo, ma con il divieto delle intercettazioni, sembra impossibile; ma dato che le vie della fede sono infinite, per un santo in vita si può fare una deroga e consentire agli esperti canonizzatori di indagare.

Espletato ciò, bisogna poi scoprire ed avere la certezza che il pretendente al posto di beato abbia fatto almeno un miracolo, in vita! E sul nostro futuro santo, mi pare che di miracoli se ne possano elencare più di uno, come, ad esempio, la moltiplicazione dei voti per sé degli italiani. Il miracolo, che di per sé è un evento straordinario che supera le leggi del raziocinio, si suppone che lo faccia Dio. Beh, di chi stiamo parlando? Ed è evidente che un miracolo, solo uno, può determinare l’inizio del processo Mills con la ricusata giudice Nicoletta Gandus… cioè, di canonizzazione del candidato.

Può un santo in vita essere galante con le donne senza per questo incappare nella colpa? Certo, dice il confessore, l’importante è essere galante ed educato cristianamente.
Può un santo in vita essere processato? Ma che domanda è questa, mi scusi?
Oggi noi siamo consapevoli che in questa Italia abbiamo un ormai acclamato santo in più e un diavolo in meno. Per via dei messaggi super partes e divini che reca con sé.
E, mi creda, per l’Italia, è già tanto.

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Smorza Italia!

Finalmente, non se ne poteva più di fratelli d’Italia, calci d’angolo, 4-3-3, telecronache dementi, catenacci, l’Italia può battere chiunque, i rigori d’Italia. L'Italia della comunione pallonara.

L’Italia s’è smorzata, eccetto che per una folla di italiani liberi e sportivi che hanno cominciato ad insultare gli “stranieri”. Poi, altri patrioti italici, armati di armi sportive (bottiglie, caschi e altro) hanno aggredito i vincenti perché la sconfitta nei cuori dei berluscones non può e non deve avere ospitalità. La sconfitta, insegna il berlusconismo, non è di chi crede. Se poi la subisci sul campo, in maniera netta e beffarda, ecco che si trasforma in stupidità razzista.

Ha vinto la Spagna perché ha meritato in quanto a movimento di gioco. E perché la nemesi colpisce al momento giusto. L’Italia, no. Non ha giocato. Anzi, ha tentato di non far giocare gli “stranieri”. È tipico di chi, ormai famoso nel mondo come nuovo paese dedito all’intolleranza, tenta di dimostrare che la responsabilità è degli altri. Come lo fu del centrosinistra - disertore del progresso sociale ed economico, sono d’accordo, ma ha governato solo per un quarto di tempo e non possiamo sapere se avrebbe distrutto completamente l’Italia; più o meno come i rigori: se l’avesse tirato Pirlo, ma costui non giocava -, sostituito senza pietà dagli italiani, spinti dall’onda comunicatrice del berlusconismo prima e del veltrusconismo dopo: gli italioti vogliono tutto e subito, e senza faticare. Perché sono stati abituati così per decenni. E quando non gli dài il giocattolino vincente per grattarsi le palle che hanno in testa, ecco che si mortificano a tal punto da dovere per forza prendersela con gli “stranieri vincenti”. E meno male che questi erano - e sono - solo spagnoli. Se fossero stati rumeni?

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domenica 22 giugno 2008

La squadra funziona, ma chi crede vince!

Italia-Spagna? Macché: Berlusconi contro tutti.
La squadra di Prodi funzionava e si è sciolta lungo la strada. Il Veltro era a sole due o tre lunghezze da Lui.
Il Cavnazionale, che ci credeva fortemente, ha vinto. E oggi cerca anche la comunione del divorziato. Lui certamente si comunicherà dato che è un comunicatore e perché sappiamo che in alto loco i ricchi potenti sono bene accetti.

Il video è datato, cioè di 6 mesi fa, ma occorre ricordare ogni tanto com'erano fatti. Tornare indietro? Yes, we can, ma con il video, però!


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Abbiamo un forte mandato per mandarvi a “vaffanculo”

Alla fiera dell’Est, scusate, alla festa della Cisl si discute di inflazione, di lavoro e giustizia politicizzata: argomenti che mandano in fibrillazione la società italiana.
Sacconi: "[...] Oppure dovremmo fingere di non vedere che con una mano si dialoga e con l’altra si ricorre ancora all’arma impropria della giustizia politicizzata? Dovremmo fingere di non vedere questo? E subire ancora una volta questo? Noi vogliamo governare. Noi vogliamo governare. Abbiamo avuto un forte mandato per questo. Abbiamo un forte mandato a questo... vaffanculo! Considerata la Cisl come un’organizzazione sindacale non propriamente comunista ancorché disubbidiente, mi meraviglia moltissimo come mai si sia permesso ad uno “straniero” in casa propria, un fischiatore cislino ex operaio delle acciaierie Valsugana, di fischiare e insultare impropriamente nientepopodimenoché il ministro Sacconi, il quale, nella foga del suo intervento, s’è lasciato scappare l’ultimo fiato di bocca, esclamando un incomprensibile: “Olucnaffav”, smentito categoricamente subito dopo!
Perfino padre Bonanni si è sentito in dovere di tacitare l’incauto fischiatore con un “Ti prego di stare zitto e non fischiare più”. La Cisl ama la serenità, è risaputo, fin dai tempi dell'abbé Pierre Carniti, avversario della scala mobile e dei delegati di fabbrica fimmìni “ribelli musulmani”.
Ma l’ex operaio si difende così: «Siamo in democrazia e si può fischiare. Io abito qui e la Cisl era il mio sindacato. Sono stato 25 anni in Cisl ma è sicuro che da oggi non lo sarò più».
Ritenetevi vaffanculati dal ministero del welfare.

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sabato 21 giugno 2008

L'incredibile Sylvihulk

Dopo che il "Financial Times", noto giornale non italiano, che la sa lunga sul potere dei magistrati italiani, si è schierato con Sylvihulk Berlusconi nella guerra contro il comunismo togato, il Premier ha tirato fuori il suo alter ego, forte di questa alleanza. Sempre più verde, sempre più rissoso e sempre più invulnerabile, che nemmeno l’ex grande Walter sa più come fronteggiarlo. Adesso Berlusconi ha imparato a parlare un linguaggio quasi autistico del tipo: "Sylvihulk voler essere lasciato in pace". Ma anche: "Sylvihulk amare popolo italiano; non amare popolo di toga; kaputt, fare kaputt, questi". "Così potere governare senza me fare incazzare. Me consentire". "Fare appellamento a popolazione italiana che mi dare forza di potere e voi, sovversivi, potere solo cantare stornella, anzi, ragliare e basta! Qui, comandare io, come profetizzò Ideateatro, per altri 130 anni, considerato che non v'è all'orizzonte italiano che me la può suonare!".

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Due tragiche voci che gridano nel deserto della CIE

Trovati senza documenti e trasferiti al Cie "Centro di identificazione ed espulsione", due clandestini straordinariamente rassomiglianti a due noti personaggi della politica italiana. I due, clandestini da una vita in Italia, tiravano a campare l'uno lavando i vetri ai semafori, l'altro badando come volontario ad un povero pensionato italiano invalido che percepisce una pensione di circa 550 € mensili. Una vita di stenti ma onesta. Inutili le rimostranze dei due che avevano esibito agli agenti dei documenti contraffatti. Trasferiti all'ex CPT, adesso sono in stato detenzione che non sarà meno di 18 mesi.

I due, dopo una doccia sommaria e una sbarbata, si sono rifocillati con riso e piselli. Poi hanno finalmente condiviso gioie e dolori, più dolori che altro, con gli altri "ospiti" che si definiscono detenuti del Centro. Constatato il terribile impatto esistenziale del Centro non hanno esitato ad urlare e piangere come si conviene agli esseri umani che hanno perso ogni orientamento e aspettative.

In modo particolare i due hanno pregato ad alta voce Silvio Berlusconi affinché riveda la legge di "ospitalità" che non è in sintonia con l'Europa.
L'uno ha detto: "Berlusconi, cambia legge! Non puoi dimenticarti di noi, qui dentro per diciotto mesi!".
L'altro ha rincarato: "Ho dato due testate al muro per la disperazione e la rabbia: mi tenevano ammanettato e schiacciato al pavimento. Non credevo trattassero così gli esseri umani, gli italiani, che noi credevamo di essere in un Paese ospitale e generoso, e invece, eccoci qua. Se qualcuno può far qualcosa per noi, per favore, per umanità, noi abbiamo compreso. Liberateci da quest'inferno!".

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venerdì 20 giugno 2008

Preghierina della sera prima di mettersi a nanna

"O mondo vacuo! La mia mente vacilla: io muto pelle e tinta ma annuncio una denuncia per denunciare la magistratura. Le mie palpebre si gonfiano di lacrime; ma vi rendete conto del livore che mi spingete addosso. Mondo vacuo, sarà dura per me se non m’aiuti. Voglio esprimere tutta la mia indignazione e la mia volontà, tutta la volontà e nient’altro che la mia di andarmene via dall’Italia se mai fossi accusato di utilizzare la norma salva premier".

"Caspita! Appena vedrò i miei legali dirò che io non voglio approfittare di questa norma, perché voglio allontanare qualunque sospetto e non berrò mai questo calice. Io voglio salvare tutti. E me stesso: non son forse un uomo? E chi non ha peccato cancelli la sua norma. Mondo vacuo, grida a te stesso la mia innocenza! Per tutti gli amici vecchi e nuovi, liberami dai magistrati! Dammi qualche sollievo al male che vogliono farmi. Io sono innocente e così spero anche di te! Mondo vacuo, per la nostra vecchia conoscenza, dimmi che ore sono… oh caspita! Così tardi?"

È l’ora della mia canzoncina, diamine!
Canta, mammina.

♫ Quand’è l’ora di fare la nanna
Sai che fanno i bravi bambini
Lasciano i giochi e vanno da mamma
Che l’accompagna a lavare i dentini

Poi s’infilano nel pigiamino
Danno un bacione a mamma e papino
Poi s’addormentano piano pianino
Con la preghiera a Gesù Bambino

Tu bambino mio che non vuoi far la nanna
Non fare più capricci se no saran pasticci
Alla tua mamma dài già tante pene
Potrebbe credere che non le vuoi bene ♫.

Ripetere fino a quando non ti cala la palpebra.

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Animo, se sei un cattivone, sei un macho amatore

La scienza dimostra che l’uomo cattivo affascina il sesso femminile: “secondo uno studio condotto da ricercatori internazionali guidati dallo scienziato Peter Jonason, della «Mexico State University» di Las Crucis e ripreso dal settimanale New Scientist sarebbero proprio gli uomini «cattivi» ad attrarre il maggior numero di donne”. Qui l'articolo.

Le cause scatenanti sono narcisismo ossessivo, alta impulsività, e abilità manipolatrice e machiavellica, che trasformerebbero i maschi in tanti seducenti James Bond; non solo, ma tenderebbero ad avere una vita sessuale intensa.
Il caso di James Bond è lampante: «Egli è chiaramente antipatico, ma è molto estroverso, ha un'estrema curiosità, uccide le persone e ha sempre tante donne», afferma Jonason.

Un tormentato dilemma affiora nella mia mente.
Prendiamo il Cavnazionale. È egli narcisista? Assolutamente no!
È egli impulsivo? Assolutamente no!
È egli abile manipolatore come un Machiavelli. Assolutamente no!
Metafora: «Egli è chiaramente antipatico, ma è molto estroverso, ha un'estrema curiosità, uccide le persone e ha sempre tante donne».
È noto come un uomo buono!
Assolutamente sì.
Ecco spiegato il perché quest’uomo riesce a stravolgere, oltre al corpo sociale e al corpo femminile, anche la Scienza a suo favore: usa la metafora nazionalpopolare.

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giovedì 19 giugno 2008

Basso cavaliere Durban’s

Dopo l’avvento del periodo detto del “Berlusconiano di mezzo”, apparve un nuovo ordine cavalleresco che prese il nome dal suo fondatore, Silvio I, l’ordine del “Basso Cavaliere Durban’s”. Quest’ordine nacque per combattere comunisti, clandestini, rivoltosi, anomalie fisiche e comportamentali, giudici e monnezze, con il sorriso sempre stampato in bocca.

Con la nascita di quest'Ordine successe il pandemonio in quella organizzatissima società che era l'Italia. Si presentò un decreto salvasilvio e salvaitaliani; con questo decreto si sono avuti questi effetti:
Processi sospesi per...
- sequestro di persona
- rapina, furto in appartamento, furto con strappo
- associazione per delinquere
- stupro e violenza sessuale, violenza privata
- aborto clandestino
- bancarotta fraudolenta
- sfruttamento della prostituzione
- frodi fiscali, usura
- falsificazione di documenti pubblici
- detenzione di documenti falsi validi per l'espatrio
- corruzione
- corruzione in atti giudiziari, abuso d'ufficio
- peculato, rivelazione di segreto d'ufficio
- intercettazioni illecite, reati informatici
- reati informatici
- ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti
- vendita di prodotti in violazione del diritto d'autore
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- immigrazione clamdestina
- omicidio colposo con violazione delle norme sulla circolazione stradale
- calunnia
- omicidio colposo per colpa medica
- truffa comunitaria
- maltrattamenti in famiglia, molestie
- incendio e incendio boschivo
- traffico di rifiuti
- adulterazione di sostanze alimentari, traffico di rifiuti
- somministrazioni di medicinali pericolosi
- circonvenzione di incapaci

E questi altri:
Intercettazioni vietate per...
- sequestro di persona, estorsione, rapina
- furto in appartamento, associazione per delinquere
- stupro e violenza sessuale
- bancarotta fraudolenta, frodi fiscali, calunnia
- sfruttamento della prostituzione
- immigrazione clandestina
(Fonte: La Repubblica, Giovedì 19 giugno 2008)

☺ ☺ ☺ ☺
Divenne un mito da vivo, il fondatore, ed eccitato dai suoi vassalli, diede vita ad una vera e propria organizzazione di potere personalizzato, riuscendo in poco tempo ad esaltare anche i più restii a restituirgli ciò che andava bramando fin dalla giovinezza: il culto della personalità. Oddio, bisognava alzarsi sulle proprie punte per riuscire a distinguerlo nella massa, ma il gioco era questo: alla sua base c’era lo spirito fortificato del gruppo, che ne accentuava i lombi.
Sfortunato, non fece il servizio militare, ma in compenso amò la pace sua e dei suoi berluscones. Il miraggio di diventare capo assoluto di Stato lo portò allo strabismo di Venere, nel senso che Venere cominciò a vedere doppio dopo un incontro con lui.
Lui, anticomunista, istituì a fotocopia la Prima internazionale cavalleresca, ma dopo il primo congresso, a molti parve che i suoi gesti avessero la funzione di presa per i fondelli (le famose corna globalizzate) e, quindi, lo abbandonarono al suo destino.

C’era in lui un che di cavalleresco nel portamento, ma nessuno ne capiva la portata: la sua leggenda da vivo faceva a pugni con la realtà storica e con le meschine rigidità di certa magistratura, non mentalmente aperta all’accettazione di reati cavallereschi.
«È perché, per ragioni di tesoreria, il re si attribuisce il diritto di vendere uffici di giustizia, che gli “appartengono”, che si trova davanti dei magistrati, proprietari delle cariche, non solo indocili, ma ignoranti, preda di interessi, pronti al compromesso» (Michel Foucault).

Dopo la grande stagnazione, nel senso che non giravano più denari per la povera gente, l’Ordine andò in crisi di identità perché, volendo aiutare con l’elemosina i poveri, si accorse di non avere più spiccioli in cassa e si prese tutte le maledizioni che la gente sa mandare.

Poi, così come venne, misteriosamente dal nulla, nel nulla scomparve, portando con sé il segreto di quello splendido sorriso durban's.
I cittadini, mesti, a futura memoria, posero uno spazzolino sul monumento a lui eretto.

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Beh, che lo si processi in contumacia, vi pare?

Il governo vara il decreto e il Senato ne approva i contenuti. L’uomo di Stato è salvo.
L’opposizione abbandona l’aula; l’ex (fino a quando) Veltrusconi va a chiagnere da Napolitano, preoccupato per il clima politico. La parola “preoccupato” detta da un politico non ha la stessa corposità se detta da Pinco Pallino: ve lo immaginate Pinco che dice “sono preoccupato: non posso nemmeno più avere un po’ di sereno e imparziale processo”.

L’uomo di Stato, in stato di perenne transfuga – è andato via dall’Italia e dalle sue Leggi; adesso si trova in esilio a Palazzo Chigi -, non ha rubato la marmellata alla sua mamma, ma sta rapinando gli Italiani delle loro intelligenze.

Considerato che si è posto in auto esilio nel suo bunker di privato potere, qualcuno – l’opposizione? – ha abbandonato l’aula e quindi non ha altre opposizioni da fare – dovrebbe snidarlo da questa proterva macchinazione antistato.

Perché non creare un bel gioco pubblico nelle piazze popolari: il gioco, fortunatamente, è ancora legale, quindi lo si può sfruttare ideando e organizzando un bel processo in contumacia al disertore che fugge dalle sue responsabilità. Una bella corte tribunalizia che comprenda appropriatamente tutte le menti libere e imparziali, che garantiscano un equo processo sereno, imparziale e soprattutto pubblico.
Qualcuno, della Lega, ieri ha gridato all’opposizione: questo decreto è approvato alla faccia vostra!

Il processo agli assassini di Matteotti nel 1926 fu impostato da Roberto Farinacci, come avvocato di difesa e segretario del PNF con questa perentoria frase: «Il processo non si farà né al regime né al partito. Il processo si farà alle opposizioni».

Bene, cittadini che avete ancora un barlume di intelligente e onesta avversione all’oppressione in atto: proviamo a fare un processo in contumacia a questo nuovo regime.
Chi ha paura del lupo cattivo?

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mercoledì 18 giugno 2008

Il sogno nel cassetto dei sinistri giudici

Berluskonstein: il potente più calunniato e frainteso della storia contemporanea.
Berluskonstein è uno dei più discussi protagonisti della storia patria almeno in campo politico fin dal 1993, anno del suo debutto.
Il poeta di corte Sandrocchia Bondi, afferma che Berluskonstein è «il potente più calunniato e frainteso della storia contemporanea».
Nessun italiano, proprio nessuno, è in grado di capire l'intimo tormento dell'uomo politico, l'unico in grado di salvare gli italiani dai pericoli esterni, ma anche da sé stessi. Forse lo si vuole vedere votato al silenzio e dietro le sbarre, così come molti giudici auspicano? Sarebbe l'ingiustizia più madornale che questo ingrato Paese possa fare.

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I coltelli di Padre Berluscon

Come i fucili di Madre Carrar, di Brecht.
Il signor B ha acquistato dei coltelli.
Il signor B è ostile al proposito dei suoi avversari della magistratura rossa di trascinarlo in tribunale e vuole a tutti i costi salvaguardarsi la pagnotta da Premier, utilizzando alla bisogna il più fiero dei suoi scudieri, tal Ghedini, il quale afferma che la giustizia italiana è completamente nemica del signor B e che, quindi, va fatta giustizia a colpi di decretisalvasilvio.
Ma quando al signor B gli portano ciò che è rimasto dell’ultimo barlume di democrazia, cadavere anoressico, impietosendosi, insieme con lo scudiero, parte per il tribunale per farsi processare per tutte le accuse pendenti, passate, presenti e in divenire.
Con ciò il signor B dimostra il grande rispetto che ha per le Leggi e l’innato senso dello Stato.
E i coltelli? Gli servivano per sbucciar lo spirito alle patate, ma anche alle rape.

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martedì 17 giugno 2008

Tutte le vittime delle toghe di sinistra vanno al mare

Alcune sedicenti vittime delle toghe di sinistra hanno trovato posto in un barcone dal nome fatale, "Ad Personam", diretto verso terre più libere e sicure. L'Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati però storce il naso: pare che i clandestini facciano parte di un pericoloso gruppetto di fuggiaschi accusato dal popolo italiano di gravi scorrettezze e irregolarità nell'aver imposto decreti illegali e antisociali. La polizia li ha bloccati appena ad un miglio dalla costa italiana e li ha sistemati subito in un CPT in attesa del processo per direttissima dopo che si erano spacciati abusivamente per cittadini italiani. Questa legge era stata a suo tempo imposta per decreto dagli attuali clandestini. Come si dice: chi di decreto ferisce, ad personam perisce! E questo è un detto che in Italia, paese di civiltà inarrivabili, marcia alla grande!

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La Sicilia è la vera avanguardia

Ecco qua la signora Sicilia, con i lavoratori morti ancora caldi e ancora da piangere.
Ma qui non si piange, ci si abbuffa: al voto, al voto!
Il consiglio del venerdì: prima di votare abbuffatevi alla cena di chiusura della campagna elettorale.
Una lunga tradizione di servilismo elettorale non si può cancellare con questo centro-sinistra. Proprio no.
Ecco la Sicilia: com'è che la chiamano? Double-face? Macché, faccia unica di bronzo nero con risvolti di profonda stupidità. Finalmente i siciliani non sono solo più scuri di pelle ma più azzurri di mente.

Alcuni leggeri antefatti che hanno devastato il già maleodorante cadavere del centro-sinistra siciliano.
Prendiamo, a casaccio, i tre esempi più noti di arte culinaria-elettorale siciliana:
L’insalata di Avola: si prende un PD, lo si divide in 2.
Il PD1 sta nella giunta e sostiene il sindaco di Forza Italia, con una coalizione che tocca l’Udeur e che passa dall’Udc.
Il PD2 sta all’opposizione in panchina con AN. Capitto, mi hai?

Il pasticcio di Partinico: si prende un sindacalista della Cgil, il dottor Jeckill, che si candida al consiglio provinciale di Palermo con il centrosinistra. Poi, durante la crisi di astinenza, il dottore si trasforma in mister Hyde che, invece, si candida al consiglio comunale di Partinico contro il centrosinistra. Capitto, mi hai?

La sfogliata di Polizzi Generosa: il deputato regionale del PD, Antonello Cracolici che tiene un comizio a sostegno del candidato sindaco del centrodestra e contro quello del PD! Capitto, mi hai?

Il risultato del post-abbuffata, più il servilismo elettorale, sommato ai leggeri antefatti del centrosinistra, è questo: in Sicilia, il centrodestra a valanga.

La Sicilia è la vera avanguardia di Berlusconi. Quando qualcuno al nord dice che qui siamo in arretrato, sappia che si sbaglia. Qui siamo in netto anticipo su tutto: nuovo fascismo, nuovo mafiosismo, irrazionalismo, masochismo. Un popolo in piena catalessi che irride a sé stesso mentre brindando e abbracciandosi felice dimentica i pidocchi ancora annidati nella sua testa. Qui non ci manca niente e la disperazione non si trova nemmeno a gratis: aspettiamo con ansia la fine di quest’isola con un senso di stoica Liberazione dalla schiavitù secolare.

Ma finché c’è leva c’è sollevamento, come diceva la buonanima di Archimede.

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lunedì 16 giugno 2008

Senza nemmeno un "Ah!"

Ne sono certo, ma gli antifascisti degli anni Venti, hanno percepito lo stesso disagio sociale, politico e fisico degli ultimi antifascisti della nostra epoca. Io lo percepisco nettamente. Quando poi si sono ritrovati sotto la proterva dittatura del Duce, era ormai completamente, tragicamente tardi. E dire che, chi più, chi meno, ce ne stiamo lamentando tutti; ma tutto ci sta attraversando nella più completa rassegnazione intellettuale. Peccato, un vero peccato, finire così, senza nemmeno fare "Ah!".

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domenica 15 giugno 2008

Lo spessore del denaro dei nababbi

Al matrimonio di Betta e Tore c’erano tutti: mancava solo Bernie.
Come vi si sono adagiati senza rendersene conto?
Avranno percepito il senso dell’afa, così come la percepiamo noi, oggi? O non se ne sono resi conto? Perché l’afa nera continua ad esistere, mentre l’antiafa pare sia morta e sepolta.
Ma Bernie non c’era in questo week-end mondano.

C’era un tight che camminava da solo, con Fede dentro. Poi Madonna Santa Anchè sotto un largo sombrero tipo piazza Venezia; poi Lele Mora senza cravatta: magari fosse venuto senza la faccia! Poi la Simona Buenaventura che perora: “Spero che abbiano subito tante bettine e tanti torini (trad.: bambini). E la Venieraccà, alla quale una folata improvvisa le straripa il di sotto, mostrando tutto quello che avreste voluto sapere della Mara. E Lilli, la languida Lilli che blablacchia con il Cavnazionale. Che cav si saranno detti?

Ma, d’altra parte, di cosa si può parlare in un matrimonio? Specie se di nababbi?
Del ritardo del governo. Sì. Il governo è in ritardo sul ruolino di marcia di Tore e Betta.
Eppure, anche loro sì, tra un “buffoni!” e una “ah ridicola!”, alla fine si sono maritati.
Al matrimonio di Tore e di Betta c’erano tutti i nababbi noti e meno noti ma mancava solo il sacrestano Bernie.
Chissà chi avrà percepito il senso della nera afa, così come viene percepita dagli ipersensibili.

L’indecifrabile leggerezza della razza nababba ha ostentato agli ipersensibili un narcisismo così acuto che perfino lo specchio ne ha avuto timore e s'è squassato. Lo spessore dei denari dei nababbi e presunti tali, spesso giustifica e copre la rottura di poveri specchi in mille pezzi: i susseguenti 7 anni di disgrazie ricadono sul groppone di chi se li deve digerire.

Lo spessore del denaro dei nababbi è sempre alto così, da qualsiasi parte lo guardiate, e non ha mai ricadute di benessere sociale.

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lunedì 9 giugno 2008

La demolizione dei Rom

Chissà perché, ma i Rom mi ricordano le statue dei Buddha cancellate per sempre dai talebani; i Rom, come i Buddha, ci sono sempre stati! Bisogna ricordarlo ai nostri talebani domestici: lasciate in pace i Rom. Senza i rom, noi saremmo più soli e senza più storie da raccontare.

Il primo marzo 2001 il ministro della Cultura dei talebani annuncia che è cominciata la demolizione di tutte le statue preislamiche dell'Afghanistan, compresi i Buddha giganti della provincia centrale di Bamiyan.
Le due colossali statue risalivano ai secc. III-V d.C.
Le statue erano scavate nella roccia, quindi incastonate a stucco e interamente affrescate con rappresentazioni della vita di Buddha. Furono bersaglio dell'iconoclastia araba fin dai tempi della conquista musulmana del Paese. Tra l'altro, ai Buddha fu segata la parte anteriore del volto.
Nel complesso, tuttavia, fino alla distruzione operata dai talebani le statue avevano resistito agli assalti del tempo e dell'ostilità religiosa.
Il 3 marzo 2001 cominciano le prime distruzioni, completate il 10 marzo; il 19 marzo le immagini dello scempio sono ritrasmesse nel mondo intero dalla televisione araba «Al Jazeera».

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domenica 8 giugno 2008

Ricordo di essere stato il primo a confessarmi con lui…

Un vecchio curato di campagna dopo 35 anni di onorata carriera sacerdotale lasciò la sua parrocchia e i suoi fedeli in mano al nuovo giovane sostituto il quale, volendo testimoniare la sua stima per il vecchio curato e per l’infinita dedizione pastorale che questi aveva riversato alla comunità, organizzò un incontro di commiato in parrocchia alla presenza di tutti i parrocchiani, che poi erano tutti i paesani.
Il giorno prefissato si presentarono tutti per salutare il vecchio prete. C’erano tutti tranne il sindaco che avendo un precedente impegno aveva fatto sapere che avrebbe partecipato al saluto generale anche all’ultimo minuto.

Il vecchio prete, dall’età indefinibile, tutto canuto e parecchio sordo, venne pregato di fare un’ultima omelia e sul pulpito si abbandonò alla commozione. Cominciò però il suo saluto.
“Ricordo che ero venuto qui giovanissimo appena consacrato sacerdote. E ricordo la mia prima confessione che ascoltai. Ero molto emozionato. Venne da me un giovane uomo, il primo che si confessò, che cominciò a dirmi cose inaudite. La prima cosa che confessò fu quella che da piccolo aveva rubato la marmellata alla mamma. Poi, più grandicello, rubò dei soldi per comprarsi le sigarette. Poi, che si nascondeva per fare lo sgambetto alle vecchie. Poi, un poco più grande, rubò una cassetta di frutta. Poi, più grande, aveva rapinato un ufficio postale. Poi, più grande, aveva stuprato una ragazzina. Poi, più grande aveva ucciso dei pedoni con la macchina. Poi, non contento si mise a spacciare droga e a truffare i poveri vecchi. Poi, non soddisfatto si era messo a far la tratta delle prostitute e il lenone. Quand’ebbe finito, io avevo tutti i peli irti e la gola secca. Gli impartii le penitenze e gli feci promettere che mai più avrebbe continuato con quei peccati”.

In parrocchia cadde un silenzio gelato ma non si fece male, rotto solo dalla porta che si apriva e dalla quale entrava il sindaco che subito porse il suo abbraccio al vecchio curato. Tutti applaudirono e anche il sindaco venne pregato di pronunciare un discorso di ringraziamento al vecchio curato.
E così il sindaco: “Ricordo di essere stato il primo a confessarmi con lui...”.

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La peste nell'Italia del XXI sec. descritta in un libro di testo del 2984

La peste, o meglio la «peste della politica nera», così chiamata perché si manifestava con la comparsa di grosse macchie verdi-nerastre su alcune zone dell’Italia, veniva dal profondo inconscio della razza umana italica.

Essa fu portata in Italia in tempi immemorabili, quando ancora si viveva nell’oscurantismo e nella superstizione. La diffusione della peste era anche favorita dalle precarie condizioni culturali e da pregiudizi e intolleranze generiche ma riconosciute come normali in tutto il territorio: la maggior parte dei clandestini, dei rom, dei poveri viveva in luoghi e abitazioni malsane, non aveva la possibilità di lavarsi, era costretta a vivere tra fogne e cumuli di spazzatura. Questo modo di vivere si scontrava con la delicatezza e la nobiltà d’animo della razza italiota superiore che mal sopportava l’estetica ambientale di quella realtà. Inoltre, questo vivere disastroso e per certi versi odioso, favoriva il contagio delle malattie infettive e, nei giorni di vento, il passaggio di zecche, pulci, pidocchi, scarafaggi e sorci da un habitat all’altro, nella normale condivisione di tutte queste schifezze.

Gli uomini della politica e i galantuomini superiori in giacca e cravatta erano impotenti di fronte a questo scatafascio e spesso sfogavano la loro impotenza facendo assaltare e distruggere i campi dei nomadi e tutto quello che a loro giudizio era simbolo di disgusto e di degrado. Organizzando gruppi di neonazisti e di ronde miste anche con stranieri integrati, riuscivano a espropriare gli spazi ai diversi e al contempo davano una mano alla politica nera. I politici del XXI secolo avevano modeste e superficiali conoscenze della dialettica razziale e religiosa; spesso per curare la pestilenza ricorrevano a retate e deportazioni di massa; i politici e i galantuomini erano testardamente convinti della loro superiorità razziale e quindi si comportavano come tutte le razze superiori (vedi il capitolo su: nazismo e razza ariana).

La più grave epidemia di repressione antipestilenza si ebbe tra il 2008 d.C. e il 2010 d.C.; il contagio si diffuse con tale rapidità e con una forza mai viste, tanto che perfino alcune frange di uomini religiosi furono investiti dal progetto antipestilenza, sbattendo fuori dalle chiese i molti che vi cercavano rifugio umano.

L’Europa guardava impotente. I due partiti quasi di sinistra superstiti, ex Ds ed ex Margherita, scappati dall’Italia in tempi d’intolleranza ormai maturi, pur divisi e statici nei loro scranni di parlamentari europei, riuscivano malgrado tutto a spedire segretamente dispacci di solidarietà, ma nessuno se ne impipava più di tanto, dimostrando così la loro eterna imperizia e l’infertile programma politico di riscatto.

Le piazze e gli stadi ricordavano lo scempio che a suo tempo Pinochet realizzò in Cile. Barboni, vagabondi, mendicanti, disabili, tutto l’inutile peso che gravava sulla società veniva impietosamente schiacciato dalla macchina repressiva, la quale veniva idealizzata come una necessità vitale per l’Italia malata. E non parliamo degli stranieri e di coloro ai quali lo Stato non riconosceva lo status di esseri umani aventi pari diritti.

Come in tutte le pestilenze che si rispettino, anche l’Italia si chiuse e ai cittadini normali non fu consentito di uscire di casa. Questa nuova costrizione produsse nuovi disagi e calamità. Nessuno lavorava e nessuno produceva: non si trovava più cibo in nessun supermercato. Furono segnalati casi di cannibalismo di bianchi contro gli ultimi superstiti clandestini, nel senso che i bianchi mangiarono carne umana d’importazione illegale ma nessun magistrato infierì contro quei poveri bianchi affamati. La Chiesa aveva le mani legate e le bocche cucite; ogni tanto si produceva in un “Facciamo la volontà di Dio” epperò, si sa, che in Vaticano la tavola era sempre ben apparecchiata, di cosa non si sa, ma i sant’uomini che ci vivevano si vedeva che erano abbondantemente in forma.

Sempre nella speranza di porre fine alla tragedia in corso, in un’Italia che non rispettava più niente e nessuno, dove tra fratelli e fratelli c’erano atti di barbarie, la Chiesa organizzava però solenni processioni, ma spesso in questi cortei religiosi s’infiltravano gruppi riconducibili ai campioni del razzismo e dell’intolleranza, i quali massacravano chiunque si parava loro davanti, dall’uomo di colore al gay, dal disoccupato alla beghina, per non parlare di gente normale che aveva la sventura di portare la riga dei capelli a sinistra piuttosto che a destra. I massacrati poi venivano considerati come portatori sani delle disgrazie della società e si credeva che la loro appartenenza a strati sociali più tolleranti desse libera ospitalità alla diffusione della pestilenza.

Si calcola che in tre anni furono massacrati 4 milioni di persone, facendo di costoro di tutta l’erba un fascio. Poi piovve. Piovve tanto. Per anni e anni. L’Italia si allagò e quando emerse si vedeva che era nuda. Qua e là i resti fossili delle immondizie napoletane che ormai avevano invaso tutto il Paese. Poi scheletri mummificati che erano un libro aperto. Insomma il Paese si riapriva al nuovo sole con speranze e ideologie nuove. Fu acceso un fuoco. E si preparò di nuovo una tavola. A specchi segreti con i ricchi da una parte e i poveri dall’altra. Perché un mondo senza ricchi e poveri ancora non esisteva né mai esisterà.

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sabato 7 giugno 2008

I malori di Berlusconi

“O che natura del malore nol patisse”.
Se non andiamo errati, siamo arrivati al secondo malore che lo coglie durante l’esercizio delle sue funzioni.
“Come sto? - ha risposto il premier replicando a chi gli aveva chiesto come stesse -. Sto come si può stare con una situazione del caro petrolio così”.
- E poi, sceso dal palco, accusa un lieve malore dovuto probabilmente al caldo, viene subito visitato da un medico nell'albergo di Santa Margherita ligure e, qualche decina di minuti dopo, torna sul palco con Emma Marcegaglia e Federica Guidi, le due donne presidente ai vertici di Confindustria, per rassicurare la platea sulle sue condizioni di salute. -

C’è tanta gente che soffre e che sta male per via di malori così e gli ospedali ne sono pieni. Se dovessimo dispiacerci per tutti non saremmo sinceri: diciamo che non siamo particolarmente felici.
È probabile che non solo al petrolio, il malore sia da addebitare al pensiero di dover diminuire le tasse ma anche al pensiero della scelta più giusta sulle intercettazioni. Quali scegliere? Tutte? Macché: nel prossimo consiglio dei ministri, quindi, della prossima settimana, il governo introdurrà il divieto assoluto di intercettazioni telefoniche. La misura non riguarderà le indagini "di mafia, camorra e 'ndrangheta". Meno male. Finalmente un argine che ci difende dallo straripamento delle mafie. Grazie.

Un malore accentra su di sé tutte le attenzioni e ne storna da altre.

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Lo schiaffo di Anagni, anzi, del soldato e successiva smentita

“Ci sono immagini che restano impresse per la loro potenza simbolica e nessun politico lo sa meglio di Berlusconi che ieri, davanti ai fotografi, per due volte ha preso la mano del Papa e con caloroso trasporto l’ha voluta baciare”.

E ci sono Smentite che fanno la Storia con la S maiuscola come quella del giorno dopo in cui il Cavnazionale ha smentito, anzi ha chiarito, categoricamente, di aver mai baciata la mano, per giunta con trasporto, al Papa.
- “Smentisco categoricamente d’averlo fatto”;
- “Ma, presidente, l’abbiamo visto tutti, il fotografo l’ha immortalata, le immagini hanno fatto il giro del mondo e lei insiste col dire che non è vero niente!?”
- “Non ero io quel desso, era un sosia, e querelerò chiunque vorrà espormi al pubblico sarcasmo”.

In effetti, a ben guardare, sembrerebbe lui, ma non è lui. È lui ma non è lui. Il Papa, però, è riconoscibilissimo. Quindi una mezza verità già l’abbiamo. Ed è quel che conta.

Il Cavnazionale ha quindi smentito, per conseguenza, - ♫ tutte le promesse, tutte le speranze di un mondo migliore ♫ - e cioè:
a) i soldi per le scuole cattoliche (buoni-libri); e renderla scuola pubblica non statale;
b) il quoziente “di intelligenza procreatrice al sostegno” della famiglia; più figli fai è più deduzioni riceverai come premio;
c) il divieto assoluto di preservativi: chi resta incinta se lo tiene, magari con l’assistenza come Dio vuole e diamogli un taglio a ‘sta storia dell’aborto.
d) per le anime pie, verrà depotenziato il reato d’immigrazione.

Tutte queste cose le ha promesse durante l’incontro e le ha smentite il giorno successivo.
Un’onta, un vero e proprio schiaffo di Anagni, anzi del soldato, del Cavnazionale a Benedetto XVI. In Vaticano ci sono rimasti male, dopo che avevano incassato baciamani e promesse.

In assenza di una teoria ecclesiologica sugli anomali ed imprevisti comportamenti del Cavnazionale, il Vaticano ha deciso di utilizzare tutti i suoi strumenti, dalle guardie svizzere ai preti, per difendersi da queste strane e pittoresche anomalie.
Baciator di mani, pussa via!!!

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venerdì 6 giugno 2008

2 milioni di euro i diritti maturati da Ratzinger

In pubblicazione l'opera omnia: 132 titoli tra libri, monografie e commenti. Un immane scrittore. Vendite da record planetario. Ad ogni uscita un bestseller. E da quando è stato eletto Papa sono ancor di più aumentate le vendite. È, senza dubbio, un ottimo scrittore considerato il successo divino tra i lettori che lo sta miracolosamente arricchendo. E tra un libro e un successo anche il commovente ricordo di una barbarie perpetrata dai nazisti ai danni di un suo cugino down ucciso da quei feroci criminali.

Come scrive il cronista: un innegabile fiume di denaro che - assicurano in Vaticano - per volontà del Papa sarà oculatamente gestito da una istituzione ad hoc per tutelare le opere letterarie del pontefice, la Fondazione Ratzinger, con sede in Vaticano e in Germania.
Tratto caratterizzante di questo organismo - al quale aderiranno studiosi, ex colleghi universitari, ex allievi ed ecclesiastici filo ratzingeriani - l'attenzione alle opere di carità, gli aiuti ai poveri e la vicinanza ai giovani studenti bisognosi con borse di studio.

Da questo versante, noi che, anche noi, parteggiamo per i più deboli, non possiamo non essere soddisfatti per l'attenzione che l'innegabile fiume di denaro si verserà su chi soffre in povertà e in fame.

Da quest'altro versante, noi che, anche noi, parteggiamo per i più deboli, non possiamo non essere felici per le parole che il Cavnazionale aveva espresso come «ringraziamento» al Papa per «l'apprezzamento del nuovo clima in Italia con l'avvento della nostra parte politica» che rappresenta il Partito dei popoli europei e che «è per il Vaticano cosa molto apprezzabile». Il premier era intervenuto sugli schermi di Canale 5. «Noi siamo dalla parte della Chiesa - aveva sottolineato il premier intervistato da Maurizio Belpietro - crediamo nei valori di solidarietà, giustizia, tolleranza, rispetto e amore dei più deboli. Siamo sullo stesso piano su cui opera la Chiesa da sempre». Berlusconi ha ripetuto che tra Stato e Chiesa «è possibile ogni dialogo su ogni argomento», nel rispetto reciproco. Questo, conclude, «è l'atteggiamento profondo del mio governo che non può che compiacere il Pontefice e la Chiesa».

Qui base lunare, a voi Terra!

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Io, come nemo propheta in patria, ma La Russa no

“Basta film con militari-macchiette!”
“Ricordo con disgusto i film degli anni ’70 in cui c’erano i generali come macchiette e soldati fannulloni”, così il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, preso nelle spire del Brunetta-pensiero, sottolinea il cambio di immagine delle FF.AA. parlando agli ufficiali durante la chiusura del corso del Centro alti studi per la difesa.
Questo breve articolo è apparso oggi, venerdì 6 giugno a pag. 16, ne La Repubblica.
Ora confrontate questo mio articolo postato il 2 giugno, dal titolo: "Tamburmaggiore La Russa: presente".

Ecco il testo larussiano: "Soldati, domani facciamo la festa alla Repubblica! Questa vostra dissoluzione intellettuale ha per causa un'atrofia paralitica generata da antiche e mollacchie gestioni della virilità dell'esercito. La vostra attitudine al dolce far niente in pace si deve mutare in un'orgia di muscoli che deve avere come obiettivo gli irregolari che camminano illegalmente in lungo e in largo per la nostra Patria. L'ora delle decisioni irrevocabili, lungi da me dal confermarle in caso di calo dell'indice di gradimento, è giunta e tutti gli smidollati stranieri saranno circondati, fatti prigionieri, salassati, impalati e infine spediti a giro gommone alle loro case. Non gli sarà fatto altro male, perché voglio trattarli bene. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: ♫ non passa lo straniero, zazzà! ♫".

O il ministro è telepatico, oppure ha copiato l'idea da questo articolo. C’è anche una terza ipotesi: che il ministro abbia pensato come l’ultimo dei guerrieri, ed è arrivato alle stesse mie conclusioni, ma io non sono un guerriero anzi, sono un antimilitarista che scribacchia facezie a volte profetiche; lui è sempre ministro e io continuo a essere come un nemo propheta in patria. Che vita stramba: non c’è proprio uguaglianza.

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giovedì 5 giugno 2008

Deve avere cinque o sei cervelli nella testa

«Non mi attendevo un tipo così vivace. Il suo fisico, la sua intelligenza, il suo fascino mi hanno sedotto. Deve avere cinque o sei cervelli nella testa. Me ne accorgo tutti i giorni. Sembra stanco, sembra distratto, ma nello stesso tempo ha memorizzato i dossier che sta leggendo. Ha una memoria incredibile».
Così ha dichiarato la first lady in un cm.

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Del come Sarkozy guardando in basso capì che la sua altezza non era più regolare

Del come Sarkozy guardando in basso capì che la sua altezza non era più regolare.
Guarda il video attentamente e impara dal gran maestro di comportamento.
Abbiamo alla sinistra del video Sarkozy (che inizialmente non si vede) e a destra Berlusconi il quale dichiara che:
"La mia personale visione è che non si possa pensare di perseguire qualcuno per il fatto di una permanenza non regolare nel nostro Paese, arrivando a condannarlo per questo reato con una pena, che invece possa essere, che questa situazione della clandestinità, possa essere un’aggravante nei confronti di chi commette dei reati previsti come tali dall’attuale codice penale".

Pronunciata questa dichiarazione, l’immagine adesso si allarga e inquadra i due.
Occhio alla sequenza:
a) Berlusconi, a muso serio ma serrato come da prammatica, comincia a tendere la mano destra per la stretta finale e Sarkozy abbozza il suo sorriso che tanto ha ammaliato la sig.ra Carla;
b) Sarkozy anch’esso si muove verso il Premier italico;
c) stanno ancora sul predellino ma già si stringono le mani;
d) poi il Cav. si blocca (se lo tira a sé) e Sarkozy scende dal predellino;
e) Sarkozy fa un mezzo giro con lo sguardo e poi guarda giù: si accorge di essere rimasto fregato dal Cav. che (non essendo sceso) adesso risulta visibilmente più alto;
f) a Sarkozy gli si spegne il sorriso: una smorfia stretta di ranocchia dalla bocca larga mentre pensa: “Mon Dieu, m’ha fottuto!”;
g) a Berlusconi, magicamente, appare lo speciale ghigno “ti ho fottuto” sulla bocca che tanta parte ha avuto nella sua storia politica.

Quindi i giochetti di Berlusconi procedono a meraviglia. Adesso, se ci fate caso, non si parla più di smentite, ma di chiarimenti. Infatti, questa dichiarazione pubblica sull’immigrazione clandestina è semplicemente una smentita anticipata del chiarimento del giorno dopo.
Occorre che la Provvidenza divina bussi ancora all’orecchio di questo governo, altrimenti qui finisce male per il povero clandestino costretto ad arrampicarsi sugli specchietti per allodole di questo buon governo che gli italiani si sono scelti.

Ps.: condanneranno tutti quelli al di sotto della statura del Cav.?

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mercoledì 4 giugno 2008

Accamaidinegardigià

Povero Accamaidinegardigià, accolto con il gelo che di solito si conserva per gli stoccafissi.
Dopo aver mandato all’inferno Israele, cosa che fa incavolare i beduini dell’Occidente che già lo puntano come l’ultimo dei cattivi da abbattere, si è reso conto di non avere più veri amici nel consesso dei grandi (!) uomini che come lui sbafano a tradimento e soldi e cibi. Alla Fao, praticamente lo hanno snobbato anche con il silenzio degli applausi. Hanno applaudito in silenzio, ma ad Accamaidinegardigià non gli fanno neanche il solletico. Alla fine della giornata è stato riverito da altri applausi, in odor di denaro contante, profusi da trecento spartani imprenditori italioti.
La Fao? È una roba dove si mangia a quattro ganasce in amicizia, dove non si bada a spese, mica da ridere. Soltanto fuori dalla Fao si muore di fao.

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martedì 3 giugno 2008

Stark era sempre presente

La barbarie nazista è sempre dietro l'angolo, pronta a riemergere come un male oscuro che prende per la mente i pazzi che stanno al potere.

Testimone 8
Conoscevamo bene l’atteggiamento di Stark
quando tornava da un’esecuzione
Nella stanza doveva esserci
un ordine meticoloso
Dovevamo
scacciare le mosche coi fazzoletti
Guai
se in quel momento scopriva una mosca
andava fuori di sé dalla rabbia
Prima ancora di togliersi il berretto
si lavava le mani in un catino
che l’uomo di fatica aveva messo
sullo sgabello vicino alla porta
Quando s’era lavato le mani
accennava all’acqua sporca
e l’uomo doveva correre a prendere
Poi ci dava la giacca da ripulire
e si lavava ancora viso e mani

Testimone 7
Per tutta la vita vedrò Stark
sempre Stark
Lo sento gridare
Dentro figli di cani
e noi dovemmo entrare nella camera

Giudice
Quale camera

Testimone 7
Nella camera delle esecuzioni nel vecchio crematorio
C’erano più di 100 uomini
donne bambini
come pacchi
Anche prigionieri di guerra
Via
Spogliateli
gridava Stark
Avevo 18 anni
e non avevo mai visto un morto>
Rimasi impalato
e Stark mi picchiò

Giudice
I morti presentavano ferite

Testimone 7


Giudice
Erano ferite d’arma da fuoco

Testimone 7
No
Erano stati gasati
Giacevano stecchiti uno sull’altro
A volte gli abiti si strappavano
allora ci picchiavano

Giudice
Stark era presente sempre

Testimone 7
Stark era sempre presente
Lo sento gridare
Via
Raccogliete questi stracci
Una volta un omino
s’era nascosto sotto un mucchio di vestiti
Stark lo scoprì
Vieni qui gli gridò
e lo mise al muro
Prima gli sparò a una gamba
poi all’altra
da ultimo
quello dovette sedersi su una panca
e Stark lo finì
Gli piaceva sparare prima alle gambe
Sentii una donna gridare
Signor comandante
non ho fatto nulla
E quello urlò
Mettiti al muro Sarah
La donna lo supplicava di risparmiarla
lui cominciò a sparare

(Canto dell'Unterscharführer Stark - Peter Weiss: L'Istruttoria)

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Sesso fra atei in una Chiesa

Ogni tanto la Chiesa pulsa, vive di motu proprio ed emette gemiti e respiri d’amore. Mi piace quando la Chiesa vive d’amore interno. La sento più vera, più globalizzata.
Finalmente due atei, rotti gli indugi, hanno deciso di entrare in una Chiesa e consumare chiusi in un confessionale un travolgente rapporto orale. Del resto, l’habitat interno del confessionale si presta alla grande a posizioni di questo tipo.

Gemiti e rumori sospetti, racconta la cronaca, e da questi sospetti parte la soffiata ai carabinieri i quali li colgono sul fatto. Peste vi cuolga!, diceva Amedeo Nazzari, ed è ciò che deve aver pensato Lui o Lei, nel bel frangente, certamente interrotti sul più bello.
L’amore è sacro dovunque lo si pratichi e ai due sedicenti atei, è parso naturale praticarlo nel posto più comodo, la dove, per legittimo potere divino, il prete chiede sempre al peccatore: “Sì, ma quante volte, figliolo l’hai toccata? E lei, ti toccava? Come? Dove? Beh, quattro paternostri e otto avemarie, dato che il peccato è più grave, considerato che non mi hai confessato quante volte hai provato piacere. E non lo fare più”.

Dice sempre la cronaca che una voce alquanto agitata, forse un fedele ascoltone più che guardone, ha descritto ai carabinieri alcune fasi dei rumori sospetti. Appare evidente, quindi, che almeno uno, l’ascoltone, non era molto concentrato in letizia con il divino amore, mentre tutti gli altri seguivano attentamente la funzione. Nessuno dei fedeli né l’officiante hanno visto qualcosa di indecente, tranne il militare fortunato che ha fatto capolino nel confessionale, ma con tutto ciò i due atei sono stati denunciati per atti osceni in luogo pubblico, (un confessionale al riparo da occhi indiscreti), turbamento di funzione religiosa, (ma chi l’ha turbata sono stati altri, non certo i due ai quali si può imputare la sola “colpa” d’ateismo in un luogo sacro), e atti contrari alla pubblica decenza (hanno fatto quello che hanno fatto nel privato del confessionale); del resto in un atto d’amore non si può non gemere; forse se avessero miagolato l’ascoltone non li avrebbe degnati di sospetti morbosi.

Però, devo dire, al di là del libero arbitrio, che se fosse stata una scena da film, molti avrebbero sottoscritto critiche da grandi esteti; ma siccome il tutto è stato fatto dentro una Chiesa, da due spavaldi erotomani per di più atei, il luogo comune dice che la Chiesa è un edificio sacro e non d’amore sessualmente depravato.

La Chiesa, si sa, non crea amori depravati, ma solo incontri spirituali sani e costruttivi nel rispetto e nella dignità di tutti i fedeli. E, nel nome di tutti i fedeli, i due atei sacrileghi saranno giustamente puniti.
Infatti: «Basta una messa per riparare al grave atto. Noi non giudichiamo le persone, ma quello che hanno compiuto». Già, proprio quello.

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lunedì 2 giugno 2008

Tamburmaggiore La Russa: presente!

Oggi, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, c'è stata una bella parata militare e il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, s'è beccato i più vivi complimenti di Napolitano. A voi, che vi siete interrogati dove abbia trascorso i suoi ultimi giorni il ministro La Russa, ecco svelato il mistero di Stato: era occupato ad addestrare personalmente le sue truppe per la sfilata del 2 giugno.
C'è chi c'ha l'hobby del trenino e chi invece quello del soldatino: in fondo, è il suo gusto per la belle époque!

Questa sfilata è la prima che dirige e si capisce dalla sua circonvoluzione frontale tendente molto a destra: aggrottamento rude di ciglia, battito imperioso di talloni, ordini impartiti gutturalmente alla La Russa e occhiolino alla fanfara, poi un ultimo discorso di compiacimento alle truppe prima della sfilata.

Ecco il testo larussiano: "Soldati, domani facciamo la festa alla Repubblica! Questa vostra dissoluzione intellettuale ha per causa un'atrofia paralitica generata da antiche e mollacchie gestioni della virilità dell'esercito. La vostra attitudine al dolce far niente in pace si deve mutare in un'orgia di muscoli che deve avere come obiettivo gli irregolari che camminano illegalmente in lungo e in largo per la nostra Patria. L'ora delle decisioni irrevocabili, lungi da me dal confermarle in caso di calo dell'indice di gradimento, è giunta e tutti gli smidollati stranieri saranno circondati, fatti prigionieri, salassati, impalati e infine spediti a giro gommone alle loro case. Non gli sarà fatto altro male, perché voglio trattarli bene. La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti: ♫ non passa lo straniero, zazzà! ♫".
Munnezza permettendo.

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Oggi, la festa di mezzo della monarpubblica di re Silvio

Non è quasi più una repubblica e non è ancora una monarchia. È una repubblica mona? Non suona proprio bene. Suona meglio monarpubblica. Ma monarpubblica militarizzata è più in sintonia. Legittimato con la coscienza della maggioranza il senso dei neologismi, abbiamo solo da verificare un fenomeno da poco tempo in uso qua e là nel nostro Paese, che richiama alla mente ciò che non abbiamo mai visto noi sessantenni ma che sappiamo benissimo della loro esistenza in vita: le squadracce fasciste sanguinarie, matrici delle attuali ronde anti immigrati clandestini per cominciare e magari per poi finire col dedicarsi alla caccia dell’italiano qualunque.

Un approccio al problema della intolleranza generica di cui parla Napolitano: “Non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere di fenomeni che costituiscono la negazione dei principi e valori costituzionali: fenomeni di intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica, insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico”.
La parte dedicata “all’insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico” è quella che più mi preoccupa. Mettiamo che alcuni cittadini decidono di non volere discariche vicino alle loro abitazioni: lo Stato democratico che fa?, li convince a colpi di esercito?

Di tutti i fenomeni che hanno apparenze di fascismo, quello di uno Stato democratico che legittima il metodo militarizzato per imporre le proprie decisioni porta sempre a imposture e ad approcci populistici mentre afferma l’incapacità di dialettizzare con il popolo che, di contro, insiste a non riflettere da quale parte viene il danno, chiarito storicamente il problema dell’assenza dello Stato in regioni critiche come la Campania, ad esempio.

Oggi si sfila per le strade della monarpubblica. Non tutte le righe dei soldati che marciano saranno dritte, forse perché l’esercizio della marcia non contiene poi così forti i valori della razionalità repubblicana, perdendosi nelle facili emozioni patriottiche, religiose e familiari che lo portano ad ondeggiare nella sua propria linea.

Lo chiamo demofascismo (quasi un fascismo generico) questo andazzo sociale di oggi in Italia. Anche il re Silvio, che ha appena bruciato Gianni Letta per darsi spazio, nominandolo come suo favorito alla presidenza della repubblica, osservando oggi, dal palco presidenziale, il nervo ottico dell’esercito italiano portatore di pace nel mondo, stornerà verso qualche suo dolce pensiero “sull’autoritarismo sui generis” che se po’ fa en Italie. Fantapolitica o aranciata fanta?
La frase importante che si coglie è del premier: “Sono molto preoccupato...”. Una frase che detta da uno importante significa cose impressionanti.
Anch’io sono molto preoccupato: ma detta da me non significa un bel niente, per lui.

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domenica 1 giugno 2008

Indiani d'America a Pontida

Ho capito: di Riserve si tratta. Per forza. Oggi come oggi la Padania è una Riserva delle Regioni Unite d’Italia e come tale vuole liberarsi dal giogo di servaggio che da Roma ladrona si abbatte secolarmente contro di essa, ridotta in stato di riserva. Le condizioni di vita della riserva sono talmente disagiate che alcuni indiani d'America sono scesi in Padania a dare solidarietà.

La frase chiave è questa: “I nostri popoli combatteranno fino alla libertà contro il centralismo statale". Da questo momento in poi, non è più serio fare satira contro questo profondo anelito di Libertà specie se lo confrontiamo con i Nativi pellerossa americani, ahimè, quasi estinti dalla potenza distruttiva degli Usa. Ai Lakota certo non sarebbe sfuggita l’occasione di fare un po’ di solidarietà che so, verso gli Cheyenne, in guerra contro i soldati blu. Ma bisogna riconoscere che l’occasione perduta dalle camicie verdi di andare a dare una mano ai Pimunteis in sofferenza a causa del maltempo, è stata sottolineata dal senatur, il quale si è ripromesso che al prossimo maltempo le camicie verdi dovranno andare, dato che la solidarietà padana non deve più mancare a chi ha bisogno d’aiuto.
Ma per questa volta hanno toppato.

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Meno tasse e più draghi per tutti

Meno tasse è bello, ma per chi?
Le mie considerazioni finali prendono atto che banchieri e padroni sono tutti in sintonia. Mentre voi, cari compaesani, che fino ad ora avete pagato le tasse, sbrigatevi a mettervi in sintonia col mentore di Bankitalia poiché vorrebbe trovarvi d'accordo con lui.
Finalmente il drago meccanico ha messo tutti d'accordo.
Quasi tutti.
Riparato il freno che non fa crescere l'Italia, si riparte più felici di prima.
E quando padroni, banchieri e vari lorsignori sono tra di loro d'accordo oltre che felici, allora cozza fatta cranio ha!
Coro di consensi per Draghi!!!
"Precisa l'analisi, chiara la ricetta".
Berlusconi: "È il nostro programma".
Bersani e Fassino: "Subito nel Dpef".
Marcegaglia: "Piena sintonia".
Epifani: "Il nodo sono redditi e pensioni".
Solo Pinco Pallino ha urlato: "Ma vaffanculo, vah!!".

Folla di creduloni, alzati e vai a far la fame, ché i tuoi comandanti sono già tutti d'accordo: gli manca solo la benedizione di Dio.
Hai visto mai i padroni lasciarti mangiare come loro?

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Heracleum