martedì 30 settembre 2008

Il giorno dopo il suo compleanno

Dev’essere un po’ masochista il nostro Cavnazionale se il giorno dopo il suo compleanno si sta avvelenando la vita in una polemica antiGandus.
“I miei avvocati vennero a sapere che Nicoletta Gandus era una militante della sinistra estrema”. Io, per esempio non lo sapevo. Che sia vero o falso, non m’importa. Ma ora che lo so me ne impipo.

Chi non se ne impipa è Lui, sul quale, al tramonto del sole, quando si mette a letto per la nanna, si riversano tutte le marachelle GROSSE che ha architettato durante la sua militanza di uomo politico di destra. È meglio chiarire subito: un politico di destra non è pericoloso come lo può essere un estremista di sinistra, tipo Gandus, che politico non è, ma magistrato che rompe il sonno al nostro, sì; che odia; che non vede l’ora di infingardarlo e spedirlo alla Caienna.

È meno male che Berlusconi non è un tranquillo estremista di destra. Perché, allora, la povera Gandus sarebbe stata rinchiusa nella Torre. Ora, ammessa la presunzione d’innocenza del signor Berlusconi, non capisco come mai non vuol farsi giudicare da Lei. Visto che è presunto innocente.

Allora, scoviamo un giudice pericoloso quanto la Gandus, che sia di estrema destra, però e obblighiamolo a giudicare Berlusconi, facendogli giurare che in lui non c’è odio né amore, ma assoluta imparziale neutralità. Dato che stiamo parlando di fantapolitica, ritengo che il signor Berlusconi, cittadino come tutti gli altri, debba accondiscendere senza più aggiramenti. Perché noi sappiamo che lui vuol farsi processare ma non dalla Gandus.

Non si capisce bene se è la paura di una presunta condanna che gli fa fare cri cri con le gambe o la presunta lungimiranza politica che lo fa dissertare su una questione di lana caprina, sicuro di avere sempre dalla sua la maggioranza? Eppure dovrebbe saperlo che c’è sempre un inizio e una fine. Gli antichi romani erano maestri in queste cose.

Qual è il problema di Berlusconi?
Che è innocente o che ha la sindrome di Gandus?
Se è innocente, ciò non costituisce un problema. Va, si fa processare, viene assolto e chiusa la faccenda.
Ma se ha la sindrome di Gandus, ebbè, allora è un problema da neuropsichiatrico. E qui, credo, che non serva processarlo e condannarlo, ma chiamare un medico della mente. Che se si scopre che è anche un dissociato, chi glielo dice poi agli italiani che sono stato governati da un dissociato, cioè da un soggetto che soffre da alterazione delle normali associazioni logiche. Va curato e messo a riposo. Chiusa parentesi.

A meno che il futuro italiano non sia destinato ad appartenere ai dissociati. In tal caso, i primi a farne le spese saranno proprio i medici della mente, dissociati, a loro volta, dal resto del branco. E buona notte ai suonatori.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

lunedì 29 settembre 2008

Nun era n'arma, na' banana era

"ROMA - È polemica politica dopo la vignetta pubblicata sull'inserto satirico dell'Unità: un ragazzo armato che punta la pistola, prendendosela con il ministro Brunetta (guarda). Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, parla di immagine «pericolosamente ambigua». «La satira è sacrosanta - premette Gasparri - ma non si può non rilevare la pericolosa ambiguità della vignetta contro il ministro Brunetta. Non so se il direttore del quotidiano l'ha vista prima che fosse pubblicata. Sotto il titolo 'Guerre giuste', c'è l'immagine di una persona che, puntando una pistola, fa intendere che a Brunetta si potrebbe anche sparare».

"SCUSE - Il ministro dell'Innovazione, ricorda inoltre Gasparri, «ha più volte dimostrato grande sintonia con la satira istituendo addirittura un concorso per premiare la migliore vignetta a lui dedicata. E tutti dobbiamo accettare anche la più graffiante presa in giro. Io stesso ho più volte elogiato chi mi imita anche in maniera molto vistosa. Ma una pistola puntata, pur se in una vignetta, non è un bel gioco. In un paese in cui violenza e terrorismo hanno una drammatica storia e forse radici non completamente recise, si scherzi su tutto, ma non con le armi e le pistole puntate. Sono certo che il direttore dell'Unità, accortosi dell'errore, vorrà scusarsi con il ministro Brunetta»".

In considerazione del fatto che il ministro Brunetta ha dimostrato svariate volte una grande sintonia con la satira, mi sono permesso (sempre che il sen. Gasparri sia d'accordo) di sostituire l'arma con un frutto esotico.  La vignetta originale è di Mauro Biani.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Oggi a Berluskon-Aton, nell'anniversario della sua venuta tra noi

Il giorno della commemorazione del sovrano di Arcore, Berluskon-Aton («Colui che è utile a...»).
Qui sotto il testo della stele commemorativa innalzata dai guardiani della Seconda Repubblica delle Libertà, per gli amici detta Italia. La stele riporta uno delle tante profonde riflessioni del monarca prima di diventare mummia, all’alba di una nuova presa di coscienza. Oggi, nell'anniversario della sua venuta tra noi.

“A cosa mi serve questo mio potere, se uno come me non è ancora diventato Primo Console, e io siedo qui insieme ad un Padano, ad un Fini, ad uno Skiphanius, ad un Lombardo-Siculo, avendo ad ognuno di essi io donato un piccolo pezzo di potere? Io verrò alle prese con costoro e gli sbranerò il corpo: il mio desiderio è liberare l’Italia e sconfiggere questi intrusi... e così passare alla storia come il Liberatore”.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

domenica 28 settembre 2008

Pane, Parentopoli e Santa Rosalia

Pare che alla giunta del Lombardo-Siculo qualcuno abbia praticato una maligna fattura.
Dopo la vergogna, che continua, di Parentopoli, adesso si scopre che un panificio su quattro “trucca” il prezzo del pane. Riscontrati 34 casi di fornai che non pesano il pane. In 14 esercizi manca il prezzario. Sei casi senza la necessaria vidimazione della bilancia.

Dulcis in fundo, Monte Pellegrino, la montagna di Santa Rosalia prima ancora che dei palermitani, sta cadendo a pezzi, a causa anche delle piogge. Ma qui non c’entra la politica. È la conformazione geologica della montagna che, dicono gli esperti, si va spegnendo. E in questo spegnersi, si vedono massi cadere giù.

Una specie diversa, i santi dai panettieri e dai politici. In fondo le ultime due categorie si somigliano perché impastano e perché configurano, in un’unica infornata, tutto il disprezzo per le regole e per i consumatori che pendono e dipendono necessariamente da loro.

Ma Monte Pellegrino è un’altra cosa e dipende dall’età della sua terra. E, se non si accenderanno più lumini alla Santa nel suo Santuario, visto che è proibito l’ascendervi, ho proprio l’impressione che nemmeno un giusto miracolo vedremo più a Palermo.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Il grande contributo di Veltroni al recupero del dialogo con Berlusconi

E ora son cazzi per Berlusconi. Il dialogo che segue non è un tête a tête, ma noi immaginiamolo così, come una vera e propria veltrusconata democratica, dove il capo del governo e quello dell’opposizione si parlano concretamente senza peli sulla lingua e con molta proposizione costruttiva. All’americana, vah! Non ha importanza chi porge la battuta, ma chi dice l’ultima.

Veltroni: “Anche in Italia c’è il rischio che si affermi il modello Putin”.
Berlusconi: “Noi abbiamo una maggioranza a cui gli italiani hanno dato il mandato di governare il Paese”.
Veltroni: “Qui corriamo il rischio di una democrazia svuotata”.
Berlusconi: “Dialogo? Con questo PD? Ridicolo!”.
Veltroni: “La vostra organizzazione di potere che rischia di apparire autoritaria.”
Berlusconi: “Ma per favore, ‘rischia di apparire’... per quello che dite, per come vi comportate...”.
Veltroni: “Voi vedete il dissenso come un fastidio di cui liberarsi”.
Berlusconi: “Fastidio? Ridicolo, caso mai una cancrena, ah ah ah...”.
Veltroni: “Voi trattate il Parlamento come fosse una perdita di tempo”.
Berlusconi: “È come pensavo. Con voi è impossibile collaborare, altro che dialogare”.
Veltroni: “Voi pensate al Parlamento come ad una rottura di scatole...”.
Berlusconi: “Il signor Veltroni si illustra da sé, basta ascoltarlo...”.
Veltroni: “... ad un impedimento di democrazia...”.
Berlusconi: “Le persone di buonsenso che ascoltano Veltroni poi vomitano...”
Veltroni: “Viviamo un tempo in cui il crollo democratico è realizzabile. Ci vuole una controreazione...”.
Berlusconi: “E chi la deve organizzare? Tu? Già che ci sei perché non una rivoluzione?”
Veltroni: “È vero. Sono il primo a dire che la democrazia è anche decisione. Ma la democrazia prevede che si governa pro tempore, non che si è al potere”.
Berlusconi: “Visto che il mandato degli italiani è maggioritario io governo con il potere popolare”.
Veltroni: “State muovendo all’attacco dei sindacati, della magistratura”.
Berlusconi: “Quando stavate al Governo ci avete asfissiato con la vostra Casta; avete lottizzato tutte le posizioni di potere”.
Veltroni: ”Vi fate le leggi su misura, dimenticando che la Giustizia era uguale per tutti”.
Berlusconi: “È”.
Veltroni: “Lapsus berlusconiano: volevo dire è”.
Berlusconi: “Invidiosi. Da voi non ne può venire bene per l’Italia”.
Veltroni: “Additate negli immigrati un nemico; sostenete un’ideologia di intolleranza”.
Berlusconi: “Noi abbiamo dalla nostra il mandato degli italiani e siamo al Potere. Questo basta”
Veltroni: “Ci vuole un po' più di moderazione; ma la moderazione è estranea ad un governo che ha un'idea sostanzialmente autoritaria delle relazioni con chi è diverso. Mi chiedo dove diavolo arriveremo".
Berlusconi: “Dove arriverò lo so solo io. Farò dell’Italia una democrazia fondata sul... sul... sul...”
Veltroni: “Ecco, non ti viene la parola, eh?”
Berlusconi: “E poi farò dell’Italia un Paese nuovo dove i treni non viaggino più a sinistra... poi farò un ponte che leghi il Lombardo-Siculo al Lombardo-Veneto... poi farò un nuovo stadio e lo chiamerò Abbiati... poi farò una nuova capitale e la chiamerò Messegué dove mi massaggeranno la schiena e altre cose. Lì, mi verrai a trovare e mi renderai tutti gli onori del caso... poi farò... e farò... e farò... cose che manco vi sognate... eh eh eh!”.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

sabato 27 settembre 2008

Gianni e Silviotto

Gianni e Silviotto, che richiamano alla memoria Gianni e Pinotto, il duo comico statunitense molto più famoso ma meno comico, sono una coppia di amici di questo mondo. Hanno lavorato insieme nel mondo del cinema, l’uno come comparsa, l’altro come imprenditore, nel mondo delle comunicazioni, della televisione e nel mondo infame della politica. Di Silviotto si sa ciò che è lecito sapere, mentre di Gianni sappiamo ciò che si deve sapere e cioè che è anche lui un Cavaliere di Gran Croce, come Silviotto lo è di Gran Lavoro. Famosa è la Crostata delle Libertà del 1997, una portata che si consumò in una cena a casa di Gianni e che poi consumò una moltitudine di italiani.

I loro più famosi duetti sono parodie dei classici tranelli politici dell’horror (un esempio: "Come ti lavoro il cervello di Prodenstein") di cui spesso si riutilizzano neuroni e particelle politiche spacciandole per nuove, l’Ici, tanto per fare un esempio).

Debuttano insieme in politica nel 1994, approdando a Palazzo Chigi l’uno nelle vesti di sottosegretario e l’altro no. Il ruolo di Gianni in coppia con Silviotto è quello del sottosegretario permanente e quando manca Silviotto fa anche da titolare segretario. Pensa che per un pelo non rischiò di mortificare il suo amico Silviotto, quando fu votato per la presidenza della Repubblica.

Gianni e Silviotto, due cuori e una capanna. Ma mentre Silviotto è più di coscia lunga - si fa per dire -, nel senso che gli piace muoversi per il mondo soprattutto quello femminile, Gianni è più riflessivo, apparentemente calmo, la saggezza personificata. Il pensiero in lui è un atto concreto, lo si tocca con mano. Una volta uscì un pensiero da Gianni e subito Silviotto gli disse: “Eccolo là, come ti fuma!”. E il pensiero di Gianni: “Silviotto, mi piacerebbe essere toccato da te”, che poi la Vezzali se lo copiò. Silviotto di buono ha le barzellette, la galanteria, l’eterno femminino che è in lui non pone limiti alle sue stesse pruderie, oltre ad una innumerevole collezione di bandane.

Stanno insieme Gianni e Silviotto, anche se spesso, dicevamo, Silviotto se la scansa. Forse a causa della delicata età. Si rifà dai reumatismi, dalle artrosi, dalle rughe, con le guanciotte “bele e pafutele ma con grandi cautele”. E mentre l’istrione Silviotto si fa da queste cose – spesso non ce ne accorgiamo delle sue assenze visto che ce l’abbiamo sempre tra i c…i – ma quando ce ne accorgiamo subito pensiamo: “Che sta complottando?” – ma niente, niente, si stava solo rifacendo.

Chi pensa alla casa e alla famiglia, invece, è sempre l’uomo, è sempre Gianni. Un vero patriarca, cosa che, se Silviotto se ne accorge, capace di litigare e rompere il sodalizio con quello che potrebbe diventare il divorzio del secolo. Ma finché Gianni si limita solo a sostituirsi a lui a tempo perso, niente di eccezionale. Certo, la gente, nel rione pensa e maligna: “Ma come, Silviotto non c’è e Gianni dipana le matasse”? Come una vera e propria eminenza grigia! Che così gli si aumenta il potere che del prestigio si pasce. E il prestigio s’acquisisce quando si ha a disposizione una testa pensante. E si sanno fare le Crostate bene a casa propria: politica allo stato puro che tesse e media.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

venerdì 26 settembre 2008

Silvio, lo sferruzza-maglioni

Processo Mediaset, il pm: "Lodo Alfano incostituzionale". E i legali di Berlusconi citano Napolitano dopo che il giudice ha avuto tutto il tempo per giudicare il Premier colpevole di lesa Giustizia e a condannarlo ad una tanto strana quanto insolita pena.
Il premier italiano è stato condannato a sferruzzare maglioni come punizione per aver squilibrato la tranquilla bilancia della Giustizia, onde evitare processi a suo carico. Il procuratore è giunto a questa soluzione non potendo condannare l’uomo al carcere in quanto ancora premier in carica ma anche per rispetto all’età. Per cui l’imputato sarà costretto a fare la maglia, la sera, davanti al camino o al massimo mentre si rivede al Tg4 di Fede.

Che questa condanna serva di monito a quanti ancora oseranno farsi beffe della Giustizia.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Acqua e cibo per la vita

Chi si deve occupare di parlarne se non chi ha titoli, meriti, competenze ed esperienze di fame e di sete? Chi se ne deve occupare se non la Ricerca con la R maiuscola. E chi la organizza la Ricerca? Mica un poveraccio ignorante zoticone con la scabbia la pellagra l’anoressia e le unghie non curate. Sono le Fondazioni di grande spessore umanitario come quella che fa capo a Veronesi, la Fondazione Silvio Tronchetti Provera e la Fondazione Cini nella Quarta Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza. Il titolo di questa conferenza è: “Acqua e cibo per la vita”. E questo, invece, è il motto: “La ricerca deve occuparsi di obiettivi essenziali, come la denutrizione e la malnutrizione».

Sono le menti eccelse, quindi, preposte al salvataggio di tutti. Di tutti. Mio Dio, ma ce la faranno a salvare i 6 miliardi e passa di anime, di cui almeno 800 milioni soffrono effettivamente la fame e circa 8 milioni ne muoiono ogni anno. E meno male che esistono, così che la Ricerca continui e sopravanzi le ingiustizie. Però credo sia più onesto e meno ipocrita parlare solo delle ricerche e non delle ingiustizie. Queste le lasciamo alla lungimiranza politica dei potenti della Terra.

A Venezia si discute, tra un lirismo e un canal, tra un silenzio e un’emozione terrestre, di fame e di sete, cioè di morte passata, presente e in divenire. Ad occuparsene scienziati, economisti, politici, esperti da tutto il mondo i quali, dopo un’abbondante colazione mattutina, affronteranno i delicati concetti dell’ingiustizia alimentare e dell’ingiustizia idrica, con un richiamo al ruolo etico della scienza.
Nomi importanti e parole che urlano al mondo un BASTA con questo disastro umanitario.

Lo scienziato Umberto Veronesi, sottolinea come la ricerca deve occuparsi degli obiettivi essenziali: “La lingua universale della scienza può colmare le differenze e dar vita a un dialogo costruttivo”. L’accesso al cibo e all’acqua è un diritto universale. Qui non si può non essere d’accordo, specialmente nella parte in cui fa riferimento ai diritti. Che state pensando? Che i diritti son per pochi, eh? Già.

Il signor Marco Tronchetti Provera, per il quale, mettendo un accento sull’a finale, penseremo che proverà sicuramente a mettere in pratica ciò che ha dichiarato: “Il mondo è nostro, e insieme dobbiamo trovare soluzioni per un uso più giusto e razionale delle risorse, considerando cibo e acqua le priorità assolute”. Qui non si può non essere d’accordo con il Proverà, specialmente quando dice che il mondo È nostro, quindi anche SUO. E la considerazione per cui cibo e acqua sono priorità assolute, passerà per prima dalla dispensa e dalle tubazioni di casa sua.

Il ministro Giulio Hood Tremonti, che in lingua latina fa un’affermazione sul serio processo mentale dei presenti cervelli. Ha detto Giulio Hood: “Salus per aquam”, e tutti si sono piegati, col tremor mentis in atto, come antichi senatori romani in attesa del secondo aforisma tremontiano: “Cave canem”, dove per cane s’intende quello abbrutito dalla fame e dalla sete. Infatti non si può non essere con il ministro quando dice che l’acqua non la possiamo sostituire con il petrolio a meno che non diamo tutti fuor di testa e ce lo beviamo sputandolo sotto forma di fiamme, come i saltimbanchi per campare. Quindi l’acqua non può essere abbandonata alla logica del profitto. Infatti, chi non se ne approfitta al giorno d'oggi, nel mondo?

La figlia di Bob Kennedy, Kathleen Kennedy Townsend che evoca un toccante ricordo paterno: “Quando mio padre rientrò da un viaggio sul delta del Mississippi ci raccontò di una famiglia che viveva in condizioni di assoluta povertà e denutrizione. Ci spiegò quanto eravamo fortunati e ci insegnò che chi è fortunato ha il dovere di fare qualcosa per quei bambini”. Un vero e proprio messaggio di potente significato universale - da libro Cuore - che ci informa che una delle famiglie più ricche e influenti degli Usa abbia avuto slanci di umana solidarietà verso i poveri.

Ma con una Scienza succube dei poteri forti nei propri Paesi, resteranno solo le belle parole sparse a bearsi di sé stesse.
Ad occuparsi dei miserabili della terra, quindi, solo chi non ha mai avuto la pancia vuota, le tasche vuote e gli occhi che strabuzzano di infelice rassegnazione. Così va il mondo. E così sempre sarà. Fino a che non resteranno solo i più fortunati, che a loro volta si scanneranno per averne sempre di più dalla Terra, le cui risorse sono ormai ridotte al lumicino. Anzi. Amen.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

giovedì 25 settembre 2008

Preghiera dell’esorcista sulla Sarah

Gesù, Giuseppe e Maria, tienimi la Sarah lontana dall’apatia.

Maria, Giuseppe e Gesù, esorcizzami la Sarah ora o mai più.

Gesù, Maria e Giuseppe, non tapparmi la Sarah con Satanaleppe.

Gesù, Giuseppe e Maria, preservami la Sarah da ogni forma di stregoneria.

Così Sarah Palin fu esorcizzata dal vescovo di Wasilla, contro ogni tentativo di diavoleria invasilla.
Ma, purtroppo, tale esorcismo non risultò funzionante contro le relazioni extraconiugali.
E, traduzione letterale: "(Nel 1996) Sarah è stata eletta sindaco di Wasilla, Brad, l’amico e socio di Todd, il marito, divenne un membro del consiglio nella vicina città di Palmer, e insieme hanno cominciato una vicenda detta anche "Hanson family insider ".
"Todd, scoperta la vicenda (di corna) è stato così folle che prese la motoslitta e la spezzò sul collo del consocio in affari e in... altro". Manco fosse un siciliano de fuego.

Perché, mi chiedo, come mai una come la Sarah non ha pensato bene di farsi esorcizzare pure contro eventuali “insidiamenti carnali”? Perché, a quel tempo, non le passava per l’anticamera di candidarsi a vice di McCain. Lo stesso lo si può vedere qui da noi. Nessuno sapeva di Berlusconi fino a quando qualcuno non lo iniziò ai misteri del potere.

Quesito:
è possibile che uomini politici italiani si siano fatti esorcizzare contro ogni tentativo di stregoneria politica e siano finiti invece nelle mani di streghe bacheche senza ritegno?
Quando lo spirito immondo esce da un uomo, se ne va per luoghi aridi cercando sollievo, ma non ne trova. Allora dice: Ritornerò alla mia abitazione, da cui sono uscito. E tornato la trova vuota, spazzata ed adorna. Allora va, si prende sette altri spiriti peggiori ed entra a prendervi dimora; e la nuova condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione perversa”. (Mt. 12,43).

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Minacciare di bocciatura Berlusconi è reato?

«Se ingiusta, genera forti timori e incide sulla libertà morale dei suo alleati politici».
Un cittadino che minaccia la bocciatura dell’operato politico del Cavnazionale commette un reato. Lo ha stabilito la Corte dei Miracoli della Cazzazione rilevando che per i politici al governo «l’ingiusta prospettazione di una bocciatura del Governo e del suo Premier rappresenta una delle peggiori evenienze, al limite del sommossa civile» e un simile atteggiamento del cittadino è «idoneo a ingenerare forti speranze sul declino del Governo, incidendo sulla sua prerogativa politica di amministrare il Paese».

Un cittadino aveva detto in una pubblica piazza che «non aveva più alcun dubbio circa il fallimento di questo Governo, soprattutto per quanto riguarda l’elaborazione del pacchetto-sicurezza». Questa frase, riportata da un sicofante di passaggio, è arrivata all’orecchio della Corte dei Miracoli, e il cittadino è stato condannato per direttissima per abuso di parola e tentativo di dissuasione contro la personalità del Cavnazionale e dell’operato del suo Governo.
Il cittadino è stato condannato ad un anno di volontariato presso gli uffici del Sor Brunetta a ricevere le telefonate dei delatori antifannulloni.
Così impara!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

mercoledì 24 settembre 2008

Smentisco categoricamente che in Sicilia esista una Parentopoli

Grazie ai mie conterranei siciliani che li hanno votati abbiamo finalmente raggiunto questo sbalorditivo risultato che si chiama "Abnorme Nepotismo" detto anche Parentopoli, ma è tutto da provare. Perché come tutte le cose di Sicilia, non è detto che sia vero. Potrebbe anche trattarsi di una illusione.

Ma ecco, però, che l'illusione prende corpo dopo la presunta raccomandazione della figlia di Giovanni Ilarda, l'assessore antifannulloni siculo, e si allarga l’elenco del nepotismo forzista.

- Renato Schifani, presidente del Senato, Forza Italia: si presume che la sorella Rosanna, assunta in Regione nel ’91, sia stata “promossa” nello staff di Francesco Scoma.
- Angelino Alfano, il ministro Guardasigilli, Forza Italia: si presume che la cugina Viviana Buscaglia sia stata assunta come esterna prima nello staff di Misuraca e ora in quello di La Via, assessore all’Agricoltura.
- Francesco Scoma assessore alla Famiglia, Forza Italia: si presume che la sorella, Antonella, sia stata assunta come esterna nel Gabinetto di Ilarda; il cugino Francesco, è entrato nel suo assessorato.
- Antonello Antinoro, assessore regionale ai Beni Culturali, si presume che nel suo staff oltre alla figlia (dimissionaria) di Giovanni Ilarda, ci siano alcuni esponenti dell’Udc: Vito Raso, Mimmo Di Carlo e Gianni Borrelli.
- Gianfranco Micciché, ex presidente dell’Ars, ex coordinatore regionale di Forza Italia, ora sottosegretario con delega ai fondi Cipe: si presume che abbia piazzato il suo autista nell’ufficio di gabinetto di Cimino, assessore al Bilancio.
- Eccetera...
E in attesa di robuste smentite da parte delle vittime delle invidie, delle calunnie e delle maldicenze sulla Parentopoli, le voci di chi non ha privilegi in Sicilia si alzano, ma fino ad oggi non sono voci che fanno tremare il castello del potere di questa casta siciliana.

Per questi nobili cuori che dirigono le sorti della Sicilia e di chi li ha votati, ci vuole un pozzo senza fondo di denari per mantenerli. Per esempio: i privilegiati che stanno all’interno degli staff percepiscono un’indennità suppletiva annua che va dai 7 ai 15 mila euro, e non si scomodano nemmeno per timbrare il cartellino. La Sicilia da bere è questa, altro che Milano. E basta passare soldi a questa regione che si fa salassare dai più furbi in carriera politica. E quando non ci sarà più niente, forse allora finirà il mangia-mangia per tutti i parassiti siculi.

Onorevoli, tecnici e dirigenti siciliani, vi dovete far riconoscere sempre dal resto dell’Italia, in un’Italia che non ha più niente da dare e molto da chiedere; e in una Sicilia che pare l’ennesima falsa copia di quel Lombardo-Siculo, una vera e propria sfinge che interpreta bene il gattopardismo, eredità cuffariana: "Cambierò le cose da così a così!".
Come mai una vera questione morale siciliana, della sua classe politica e dirigenziale, non è stata, ancora, realisticamente sollevata? Cosa si aspetta?

La vergogna, se esiste ancora, non alligna più dalle vostre parti, in voi che siete il vero patrimonio di quella Sicilia “ognunu pi’ iddu e Diu pi’ tutti”, bandiera del più grande menefreghismo, del più grande abisso tra il bisogno di realizzare un benessere collettivo e il buco nero che ogni giorno, da secoli, allargate grazie alla stupidità e alla mancanza di maturazione civile di questo popolo di cui siete i padroni, che dal pensiero unico cultural-mafioso non riesce a liberarsi.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

martedì 23 settembre 2008

Un gel fotovoltaico, ma non per capelli

“Un gel, come quelli adoperati per ravvivare i capelli, ma capace di catturare i raggi del sole e di trasformarli in elettricità”.

Basta un infisso con un doppio vetro che è meglio di un vetro soltanto, ci spalmiamo sopra uno strato di gel e dimentichiamoci pure dei capelli. Ogni metro quadro di superficie spalmato del gel magico dovrebbe consentire di generare 100 watt all’ora. E vaffanculo a tutte le bollette esose dell’Enel. Con un vantaggio ambientale non indifferente.

E così, invece dei circa 16mila euro per un impianto fotovoltaico, ce la caveremo con 5-6mila. Gli infissi, riveduti, corretti e garantiti per 20 anni con un costo di produzione che parte da 1.50 euro a Watt, con il gel sopra, si trasformeranno in veri e propri pannelli fotovoltaici. Parola di Giuseppe Vetere, presidente di Esco energy srl, inventore, ma sarebbe meglio dire insieme al suo staff, di questa crema magica la cui formula rimane segreta.

E se non è una bufala, lo faremo santo subito, altrimenti, peste lo cuolga… il tutto entro il 2009.

(Fonte: La Repubblica, pag. 19, martedì 23 settembre)

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

lunedì 22 settembre 2008

Compartimenti stagni senza vie d'uscita

Il tempo qui è a compartimenti stagni. Nel primo stagno il tempo è nuvoloso. Le rane gracidano e il cambiamento non si vede. E tuttavia, il tentativo di cambiamento continuo e inesistente non destabilizza il rapporto tra il capo-rana e i girini, spesso inseriti in un vorticoso giro di disinformazione che tende ad ingigantire e gonfiare il normale processo dello stupidario sociale.

Nel secondo stagno ci sono uomini gonfi come rane, che vivono in emicicli e si fregiano del titolo di onorevoli. Mammamia, quanto sono gonfi. Le rane cantano come le rane, e questo è un fatto d’incalcolabili stonature. Un giorno venne a trovarmi un amico che viveva in una palude e mi disse: «Ma come fate, qui, a vivere con tutto ‘sto gracidìo. Da noi, solo coccodrilli e silenzio. Lacrime e silenzio. Il tempo scorre tranquillo, separato da un matrimonio, una nascita e un funerale. Di tanto in tanto una guerra, però niente rivoluzioni».

Il tempo nel secondo stagno destabilizza le rane qualunque poiché devono accoppiarsi di loro spontanea iniziativa senza neanche un incentivo; il tempo, al quale si dà sempre la colpa di tutto, va emarginando tutte quelle diverse e con un canto più intonato. All’interno del secondo compartimento l’invidia ha un certo valore, ed è al primo posto tra i vizi capitali. In che cosa consiste la vita nel secondo stagno? Si fanno salti, si inneggia al capo-rana, si marcia in maniera strana, avete visto mai rane marciare come oche?, passate da qui. La struttura è falsamente socievole e la ricezione pseudo-fantastica. Per uscire, sostate alla cassa e lasciate qualcosa.

Il terzo compartimento ha la faccia di stagno. Ma non ci stanno rane, solo rospi. Ogni volta che si sente odore di cambiamenti, il capo-rospo, una buffa nana di oltre 100 chili, mi chiama e mi dice: “Vercingetorige, erano otto anni che in questo rospaio non succedeva nulla. Perché mi stai rompendo le balle proprio ora che sto riposando?”. Di solito i processi di cambiamento sono violenti, ricordo ancora la massima di Mao – la rivoluzione non è un pranzo di gala – anche se tanti leaders di sinistra vi hanno inzuppato il biscotto e quando non ci stava più il brodo hanno cominciato a macellare gli oppositori interni.

Cosa vuoi che ti dica: qui stiamo tutti bene, a parte una strage di camorra ogni tanto e i ragli di onorevoli a quattro zampe, quotidiani. Sì, il tempo sta proprio volando e nessuno lo può fermare. Nemmeno la buffa, malgrado le risate.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

La palla telefonata intercettata

La palla telefonata dopo che chiuse la traiettoria ad effetto fu intercettata dal centravanti che senza pensarci diede un calcio piazzato in faccia all’avversario proprio quando questi gli aveva fatto il tiramisù sbeffeggiando il quarto uomo piazzato a bordo campo nei pressi dell’area del calcio d’angolo e visto che dieci su dieci avevano sbagliato il calcio di rigore si decise di chiamare la sentinella dei pali che con un gioco di rimessa fece un assist bestiale al centrocampista con lo spinterogeno difettoso verso la tre quarti dalla quale tagliò con una diagonale tutta la difesa avversa mettendo in fuori gioco l’unico giocatore in grado di fare gol con un tiro a rovesciata semi mortale in bicicletta che mandò in fallo laterale il terzino di spinta costretto a metterlo a terra con un intervento da tergo che provocò un cartellino rosso e una punizione dal limite tirata dallo specialista della squadra che si stampò sulla traversa originando una ola tra i tifosi ai quali non parve vero di avere un motivo in più di dimenamento da tifo che suscitò grave imbarazzo agli ultras facinorosi i quali invece volevano fare invasione di campo non prima però d’aver dato del cornuto all’arbitro e d’aver spiantati tutti i pali della rete nemica mentre i due capitani tra un cucchiaio e una forchetta palleggiavano verticalizzando e facendo melina con la regola del vantaggio la stessa regola di Berlusconi che ai tempi supplementari bastonò la sinistra e mise Veltroni ko in zona Cesarini.

Dopo, non contento, disse a Galliani: “Io, il mio dovere l’ho fatto. Adesso pretendo da voi Coppa Uefa, Campionato, Coppa Italia, Champions, l'Intercontinentale, la Coppa Capocollo stagionata e la Coppa del Nonno! Forza Italia!”.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

domenica 21 settembre 2008

Berlusconi estingue l'ultima occhiata

L'estate è finita e ancora penso con tristezza all'ultima occhiata estinta dal Cavaliere durante una battuta di pesca. Guardare per credere. Ecco il video riproposto (in questo blog già a ferragosto):


Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Kwane: lacrime africane contro il razzismo

Questo post è la mia incondizionata solidarietà alle vittime innocenti africane della strage razzista di stampo camorristico.

Stralcio: "Kwane mi tira via, lontano. Dice: «Come è possibile che avvenga tutto questo, come è possibile che avvenga qui in Europa? L’Africa fa schifo, ok. Veniamo qui per non vivere in quello schifo. Veniamo qui soltanto perché siamo poveri. Non è una colpa. Non lo dovrebbe essere in Europa. Vogliamo soltanto sopravvivere alla miseria e, quando ci riusciamo, aiutare le nostre famiglie».

«Dicono oggi che i nostri poveri morti erano spacciatori di droga. È una menzogna. Si spezzavano la schiena nei campi e nei cantieri. Chi lavorava nella sartoria lo faceva dalla mattina alla sera, senza alzare la testa dal banco. È un’offesa che brucia sentire e leggere che erano delinquenti. Lo dicono soltanto per mettere tutto a tacere. La droga lì dentro non l’hanno trovata e non l’hanno trovata addosso ai morti. E non gliel’hanno trovata perché non avevano nulla a che fare con la droga. La polizia ve lo dice per dimostrare che poi non è successo nulla: soltanto criminali italiani che uccidono criminali africani. Siamo poveri, ma non stupidi e non è giusto che finisca così».

Kwane sembra averne abbastanza. Si allontana come per andarsene. Si ferma, come paralizzato, dopo qualche metro. Ritorna indietro e non si vergogna a farsi vedere in lacrime: «Non è giusto, siamo brava gente. Anche la nostra vita dovrebbe avere un valore. Quando uccisero quella signora a Roma, subito trovarono il rumeno assassino. Accadrà anche per noi, per i nostri amici innocenti? No, che non accadrà. Perché noi siamo negri e la nostra vita non vale quella di un italiano, nemmeno quella di un italiano assassino. Siamo noi – non i bianchi di qui, non gli italiani che accettano di vivere con quella gente armata – siamo noi a chiedere: dov’è lo Stato in questo Paese? Perché non fa il suo mestiere? Perché per avere il rinnovo di un permesso di soggiorno si deve attendere due anni? Perché nel cantiere dove lavoro non ho alcun diritto? Perché degli assassini possono andarsene in giro liberi e nessuno li cerca davvero? Perché per dormire in un tugurio devo pagare quanto, uno di voi, un appartamento vero?».

Kwane si asciuga gli occhi con un gesto rapido. «Sono cattolico. Accanto a voi prego in chiesa. Anche lì non riesco a sentirmi un essere umano. Questa strage è soltanto razzismo – li hanno uccisi perché, per loro, per voi, un negro vale l’altro – ma quell’insulto ai nostri poveri morti di essere delinquenti è un razzismo peggiore»".

(Fonte: La Repubblica, G. D'Avanzo, 21 settembre, pag. 11)

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

sabato 20 settembre 2008

Giochiamo che tu eri Hitler e io Mussolini

Due bambini, che ne avevano estromesso un terzo, non riescono a mettersi d’accordo con quale gioco giocare.
Il terzo li guarda, di sottecchi, felice che non riescono ad accordarsi.
Il più mascellare dice al baffettino: Io faccio Hitler e tu Mussolini.
Il baffettino dice al mascellare: No, io sono Hitler, tu Mussolini

Questa cosa andò avanti per circa due ore. Si insultarono, si pestarono di santa ragione, si ruppero le corna, si infangarono, si diedero calci, morsi, si staccarono gli occhi, si fracassarono i denti, le lingue loro a pezzetti nella polvere, si denudarono e si diedero fuoco l’un l’altro.
Non contenti, si stuprarono a vicenda.

Poi, stanchi, si guardarono in quel poco che era rimasto di essi. Si strinsero le mani, si fecero i saluti romani e si divisero ritornando alle loro case, dove le mamme e i papà stavano riposando nel sonno nella parte degli inconsapevoli genitori, non senza essersi ripromessi di riprendere il gioco là dove lo avevano interrotto.

E il terzo bambino? Andò sul luogo dello scontro, raccolse i pezzi rimasti, li mise nel suo zainetto e andò difilato da un rigattiere di terza mano che comprò i pezzi superstiti, ma per pochi cent di euro. Il terzo, col ricavato, riuscì a comprarsi uno zainetto più grande.

E il giorno dopo era ancora lì, a frasi estromettere dal gioco dei più grandi, ma sempre testimone delle origini di quel conflitto senza arte né parte.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Ieri Pamela, oggi Paris

Ieri ho brevemente dissertato su Pamela Anderson.
Oggi mi occuperò, per ereditarietà, della Paris Hilton.
Domani chissà.
Allora, la Paris Hilton è un’ereditiera, sì, di quelle che ereditano fior di ricchezze senza che c’hanno messo manco un “oh” studiato a hoc per questo premio.

La Hilton Paris, della serie “prenotami un hilton a Paris, o a Budapest, o dove cavolo ti pare”.

Le ragazzine fanno occhi di pesce quando la vedono, se la vedono, passare. I ragazzini fanno pure loro qualcosa e tutti insieme fanno ressa per vedere una che di mestiere fa l’ereditiera, anche se dice che il suo mestiere è quello di possedere catene di locali. Tutta la sua dinastia è sorta con le catene come fondamenta. Catene di alberghi, catene di locali. Catene di vestiti. Di orologi. Di profumi. Catene... da scontare. Catene di ricchezze.

Ma quello che conta è questa fumosità fatta di denari. Denari che coprono tutte le asocialità che una ereditiera, magari viziatissima, si sente in dovere di fare, spacciandole per tendenza libertaria. Ecco gli idoli che si fanno maestri. E gli scolari vengono aggratis in questa libera scuola stradale, pure sobbarcandosi tempi e pazienza che potrebbero utilizzare in altro modo... più intelligente. Una vera e propria macelleria di intelligenza l’attesa di massa per una ereditiera. Ma ditemi: cos’ha di diverso questa persona da tutte le altre? Solo i soldi, eh. Già perché i soldi sono tutto nella vita. Creano tutto, ma sono distanti dalla saggezza.

La Hilton è a Milano per presentare la sua linea di vestiti alla Coin: t-shirt, maglie, pantaloni, giacche invernali, persino cappellini di lana con il muso del suo chihuahua stampato in primo piano.

A Milano in Galleria, in concomitanza, c’è pure Peppe, Mohammed e Fatima, che presentano la loro linea di povertà, con maglioni sdruciti, pantaloni rappezzati, giacconi sudici e persino passamontagna senza colore che ti lasciano visibili solo gli occhi per vedere anche passare questo inno alla ricchezza ostentata. Con un buco di fame in pancia. Di fronte a questo non c’è ressa né tifo da stadio, ma solo l'esercito della sicurezza.

Paris Hilton: ovvero l’inossidabile ologramma di una vip dalle catene d'oro.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

venerdì 19 settembre 2008

Ah, Pamela Pamela!

• Per un breve ma intenso riassestamento psicofisico;
• a causa delle troppe porcate che succedono in Italia,
• Ho bisogno come tutti, di un attimo di abbandono delle tensioni, e pensare a qualcosa di diverso. Quindi,
• apro una parentesi di relax:
• stimolato da silvio di giorgio, dopo il post di ieri, che ha detto...
• river, scrivi un bell'articolo su Pamela Anderson o rischio di deprimermi... anzi, metti solo un paio di foto giganti... :-)
• per silvio, da me: Pamela Anderson? Che ha fatto costei? Farò qualche ricerca e nel caso, ti farò dono di un articolo. Ciao.
• da silvio di giorgio che ha ri-detto...
• che ha fatto Pamela Anderson? Ha dato tanta gioia al mondo... :-)
• ad esempio: da adolescente si tinse i capelli da mori a biondi per la compagnia pubblicitaria Blue Zone, e dal quel momento rimase bionda fino ai giorni attuali.
• Nel 1996 conquista un Razzie Awards come peggior attrice esordiente per Barb Wire.
• Nel settembre 2007 ha perso 250 mila dollari al gioco d'azzardo e invece di pagare il debito con il denaro accetta la proposta di saldarlo con una notte di sesso. Pare che il creditore in questione fosse Rick Salomon l'ex ragazzo di Paris Hilton, del quale la Anderson dichiarò d'essersi innamorata e successivamente sposò;
• e altre amenità di questo genere.
• Considerate le amenità più tragiche della classe politica che ci governa (mica posso stare sempre dietro a quello), Pamela Anderson è sicuramente una parentesi di bonanza tra una idiozia alitaliana e una furbacchiata antitaliana.
• Chiusa parentesi.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

giovedì 18 settembre 2008

Il mostro di Stronz-Ness

Il mostro di Stronz-Ness è una creatura per niente leggendaria che vivrebbe negli anfratti della stolidità umana. Esistono numerose prove dell’esistenza del cosiddetto mostro e questa foto dimostra la veridicità della sua esistenza.

Non di un solo mostro si tratta, ma di tanti. L’analisi del loro dna è una vera e propria leccornìa della tradizione culturale tutta italiana:
“Di fronte alla crisi dello Stato liberale, alla marcia su Roma e al governo Mussolini del 1922, Gobetti constatava amareggiato l’indifferenza con cui erano considerate le libertà più elementari di stampa, di associazione, di parola, elaborando la sua tesi del fascismo come sintesi estrema delle storiche malattie italiane: retorica, cortigianeria, demagogia, trasformismo”.
Attraversamenti di confini, sconfinamenti di aree, contaminazioni di ideologie che da sinistra si ritrovano a destra e viceversa per riguardare il mondo sotto una nuova consuetudine: niente più fascisti, abbattuti gli ultimi comunisti, resta solo l’antifascismo costituzionale.

Per i vecchi e storici antifascisti è facile capire che l’antifascismo in Italia è nato a causa del Duce, del ventennio e del disastro generale in cui ci ha infossati la dittatura.
Per i vecchi e storici antifascisti è facile capire perché bisogna essere anche anticomunisti a causa delle stesse pratiche anomale dittatoriali, oppressive e antidemocratiche, strumenti fascisti.

Ma all’orizzonte della nostra epoca stanno nascendo, per ordine di Fini, nuovi antifascisti!!!
Ecco il fatto nuovo!
Ora pare che questo tam-tam costituzionale antifascista stia diventando, “deve diventare a poco a poco”, il nuovo credo di tutti, mentre per gli irriducibili c’è solo la finestra dalla quale buttarsi o rimanere fascisti. Tutti insieme per una sola Italia, fondata su bla bla...

Questa insistenza a favore della cultura antifascista, incamerando per decisione di Fini, numerosi “ex-camerati” diventerà, per forza di cose la normale dottrina dello Stato dalla quale non si potrà più dissentire, pena la scomunica e quant’altro. Coloro che ne contesteranno il sistema, saranno chiamati alieni e sovversivi. Per i compagni comunisti di sinistra questa non è una novità. Si tratta di stabilire come far fronte a questo nuovo e unico "antifascismo di Stato".

Per cui, “o si è antifascisti o non si è niente”. Lo Stato, attraverso questo Governo di destra, si sta trasformando in "antifascista"; del resto, qui staranno al potere per 10-15 e anche 25 anni: non ne fanno mistero né Tremonti né Berlusconi. Forse ne verrà fuori un decreto a rafforzare quel che già la Costituzione contempla. La nuova cultura antifascista, spazzando il campo sociale dai residuati fascisti, dopo averlo spazzato dal comunismo, sarà recepita come il “credo di tutti” lasciando ampi spazi di manovra per un nuova Società pura, assoluta e antifascista, dove a comandare provvederà una ristrettissima oligarchia, ma forse ne basterà solo uno.

Ecco che appare in quest’epoca di grandi trasformismi, un gigante assoluto, il mostro di Stronz-Ness che accetta tutti in un unico paniere: destri, sinistri e centristi e senza dio. Con uno solo al comando.
Il mostro di Stronz-Ness: un’allegoria che non appartiene a nessuna tipologia animale né si può scontatamente equiparare a qualcuno più famoso e importante, il lavoratore per antonomasia, l’uomo del destino.
Il mostro di Stronz-Ness, in effetti, è la società in cui stiamo vivendo e che ci sta pilotando verso perfidi destini!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

mercoledì 17 settembre 2008

Ma come fa a dire che il Veltro è inesistente?

Ma come fa a dire che il Veltro è inesistente?
Eppure basta guardare l’immagine sopra per leggervi un’altra bugia evidente del Cavaliere.
Ma come fa a dire che con loro dovrà passare un’altra generazione?
Ma come fa a dire che oggi sono posseduti dall’odio di classe?

E invece lo può dire, visto che lui come NON-ANTIFASCISTA, è stato chiamato degli italiani a risolvere i loro problemi.

«Questa sinistra - avrebbe sottolineato il premier secondo quanto viene riferito - non è capace né di fare opposizione né di governare. È semplicemente deludente e con loro non si potrà neanche collaborare».

Chi lo può smentire? Ma solo il Veltro, appena ritorna in sé.
Che siano le parole un po' leziose che usa Veltroni, il vero problema di Veltroni? Forse c'è troppo lirismo in questo:
"Perché al tramonto del berlusconismo corrisponda l’alba di una stagione di riforme, di modernizzazione e di moralizzazione della vita pubblica?".
Forse, se usasse parole più dure? Più oppositive? Forse, se la smettesse di inseguirlo su quel suo prato e... ah, mannaggia, adesso ho capito! Ecco perché il Cavaliere la mette giù dura con il capo del PD: perché vuol fare credere a tutti che solo lì c'è un'opposizione che merita d'essere perseguita, anche se inesistente. Ma che furbacchione, il Cavaliere!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Come pagheremo gli stipendi al clero?

(Da la Repubblica di oggi): «"Una nuova falla (finanziaria) si sta aprendo sul fronte della fede (economica)". La Cei perde introiti. L’8 x mille che era attestato intorno all’89,82% è calato fino all’86%. 4 punti in meno si traducono in una perdita pari a quasi 35 milioni di euro. L’indice di fiducia degli italiani nella Chiesa è calato, negli ultimi 4 anni di venti punti: dal 68% del 2004 al 49% del 2008».

E come pagheranno gli stipendi del clero? Vedremo il ritorno dei preti operai a guadagnarsi la pagnotta. Vedremo monsignori, vescovi e cardinali a pulire strade, a fare gli imbianchini, i posteggiatori, gli ambulanti, come inservienti nei circhi equestri, come manovali, magazzinieri, custodi di stabili, strilloni, precari... Sagrestani licenziati: chi accenderà i ceri e suonerà le campane? Guardie svizzere in CIG. E il Papa, vedremo forse anche lui lavorare umilmente, magari mentre accende qualche cero nella Chiesa non più ricca?

E, mammamia, i cibi? Le bevande? Non ci saranno più abbondanti colazioni, pranzi pantagruelici e sacri banchetti luculliani.

Ma Dio, con l’aiuto di Tremonti, nella sua infinità bontà, non permetterà questo scempio. E a tutti gli uomini della Chiesa saranno evitati inutili sacrifici inumani. Perché in fondo, un miracolo si può sempre realizzare.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

martedì 16 settembre 2008

Come fa l’amore un premier?

La sua forte tempra resiste all’avanzare degli anni ma è come se fosse ancor giovane.
Lo sguardo stanco ma pieno di libidine politica.
Le membra, cha paion rattrappite, si induriscono non appena a contatto con il profumo di donna.
E che donna!

La voce fioca, per il lungo galoppar di ore, di chi deve centellinare il respiro, che malgrado l’apparente età giovanile, va in affanno, poi puntualmente smentito.
Il vecchio leone di un tempo appare stremato. Sempre, con Lui, occorre usare il verbo APPARIRE. E pare che il destino lo voglia ancor vedere cavalcare su per peli e su per monti.

Le posizioni si accavallano senza più ritegno e gli spiritelli dell’amore, che danzano intorno a Lui, fanno a gara a chi la dice più porno: “Dài, impadroniamoci del mondo!”. Oppure: "Tutto questo un giorno sarà tuo!". Già, ma queste sono di quelle solite frasi che si dicono quando si sta accavallati. È come dire: “T’amo, o pio bove!”, ma l’amata non le sente e non ci crede.

E gli occhi? Pare che abbian perduto di luminosità ma continuano a fissare i misteriosi punti G della sparring-partner: chissà dove stanno ‘sti benedetti punti G; se si fosse trattato dei punti S, li avrebbe trovati a occhi chiusi. Ma come si fa a far godere una donna che non mi mostra i suoi punti G? Dovrò fare un decreto apposito, già pensa intimamente il Premier!
Et pria che Silvius veniet
Si ficero dua e tria dicreti
Per gli appunti G.
Appunto!
Così quell’amor carnale entrò nella leggenda e si fece letteratura epica. Non come quell’Hitler che per non disperdere energie di conquista si negava agli amplessi e si teneva casto e puro. Qui, c’è di quella carne al fuoco quanta ne vuoi. Qui, con la Seconda Repubblica in atto, non si bada a spese!

L’epopea del Premier in fondo è questa. Ma non è solo circoscritta ai grandi appuntamenti delle sofferenze del paese e gli italiani: spesso noi, popolo minuto, non vediamo la nostra trave che ci soggioga la schiena, perché intenti a spogliar con gli occhi le femmine che Lui vuol solo farci sniffare per deviarci dalla retta via.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Ingegnoso dogma del mito berlusconiano vivente

Il mito dei parti di Silvius, riveduti e aggiornati.
Il fatto che Silvius inghiottisse la Costituzione fondata sull’antifascismo, ad esempio, e desse poi alla luce l’Italia attraverso un buco della testa, non è solo fantapolitica irresponsabile, ma un ingegnoso dogma berlusconiano che include almeno tre interpretazioni contrastanti:

1) L’Italia era nata per partogenesi dalla Costituzione, vale a dire la più giovane Repubblica del Mediterraneo fondata su Casa, Lavoro e Libertà. (leggi: Democrazia).
2) Silvius inghiottì la Costituzione, vale a dire gli Italiani, e soppresse i suoi valori incrementando il monopolio dell’assolutismo e i crismi della sua santità come un vero e proprio patriarca.
3) L’Italia, invece, era figlia di Silvius (e lo sapevano solo lui e pochi intimi), vale a dire che la maggioranza degli Italiani fedeli a Silvius avrebbero risparmiato tutti gli spazi vitali degli oppositori purché questi accettassero la suprema divinità di Silvius.

L’evento mitico più straordinario trae origine, però, da una coscia di Silvius da cui nacque l’epico poeta Bondi, così come l’intellettuale Carfagna sorse dalla sua testa.

Così, se un giorno storici, sociologi e politologi vorranno soffermarsi su qualcuna di queste tre entità della nostra epoca (ma ce ne sono altre, non meno significative), avranno molto da dibattere sul quesito che squassa oggi la nostra "società": era una democrazia infarcita di fascismo, oppure era razzismo raddolcito da versioni perbeniste, o anche, era una democrazia in procinto di trasformarsi in...? Ma ancora il dubbio degli ultimi comunisti: esso, (il comunismo), era veramente mai stato al potere in Italia dopo la caduta della monarchia e l'avvento della Repubblica?

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

lunedì 15 settembre 2008

L’evirazione di Romanus

Ecco come andò (quel golpe di Governo):
Romanus aveva contribuito a generare alcuni bravi piddini dalla comune Madre Chioccia dopo aver cacciato i Forzisti a due e a un occhio, suoi figli odiosi, nel remoto Tartaro atro e oppositivo da dove non si esce mai tranne che per una qualche distrazione o per un errore di gestione politica. Un voto di fiducia antipopolare veniva precipitato ogni nove giorni sui cittadini senza che questi potevano farci niente.

Per vendicarsi, la Madre Chioccia indusse i Forzisti rimasti liberi ad assalire il prode Romanus; e così essi fecero, guidati da Silvius, il più corto tra i Giganti che si era armato di un falcetto e di un martelletto. I Forzisti colsero nel sonno Romanus, nel famoso periodo della catalessi del suo governo, e non si sa bene come, ma pare che Silvius lo castrò spietatamente col falcetto, dopo che con il martelletto lo aveva addormentato, afferrandogli con la mano sinistra (da quel giorno si disse che la mano sinistra di Silvius era la mano del buon augurio ma anche la più sinistra) tutti i testicoli che dal Prode pendevano, uno per ogni alleato, e gettandoli poi a mare dove alcuni pescatori li videro galleggiare e poi affogare.

I Forzisti in seguito liberarono quei Giganti ancora prigionieri del Prode e affidarono al Castrator Cortese la sovranità della Terra liberata. Ma, non appena il nuovo re ebbe il supremo potere, cacciò via gli ultimi bravi Giganti e governò con potere unico e assoluto. E generò mali e malanni, dai quali ancora il Paese non sa come liberarsene.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

domenica 14 settembre 2008

Abdul G., ragazzo di 19 anni e cittadino del mondo

Abdul G. di 19 anni, originario del Burkina Faso, cittadino italiano, è stato ucciso a sprangate da due bestie umane italiane al grido di “sporchi negri, vi ammazziamo”. Leggi qui la notizia.
Dunque, se nelle prossime ore vedrete piangere alcuni coccodrilli del governo, sappiate che lo fanno per mestiere. E sappiate che a nulla vale il pianto di questi occhi. Non sono gli stessi occhi di chi ha messo al mondo Abdul G., ragazzo di 19 anni e cittadino del mondo, prima ancora che italiano.

E mi chiedo anch’io, come molti dei vostri concittadini “INSICURI”, l’esercito della salvezza di questo governo di sicurtà, che faceva, dormiva? E non mi si dica che non si può stare in perlustrazione in tutti i posti. Perché voi, signori, siete dappertutto, o no?

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

sabato 13 settembre 2008

Io cogito ma però sono bocciato

Io cogito ma però sono bocciato!
Ma perché sono bocciato? Forse non cogito bene?
C'è un vistoso aumento di asini respinti agli esami di riparazione.
Ecco cosa va fatto: bisogna imparare a pensare dalla 1ª classe fino al Ministero della P.I.
Per imparare a pensare si deve cominciare a fare sul serio, perfino tra i profeti della cultura.
Il pensiero deve essere insegnato in gruppo e nei gruppi composti da maestri e allievi. Poi bisogna insegnare a pensare ai genitori. Quando tutti avranno appreso a pensare, allora saranno pronti per una scuola dove non si conteranno più bocciati, né bulli, né discriminazioni, né recriminazioni, né razzismi e niente imposizioni religiose.
Il pensiero deve essere forza creativa ed energia libera e pura.
Ma qui in Italia chi dovrebbe insegnare a PENSARE?

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Ultimo mestiere utile: il paraninfo

Chi ha detto la frase: “Quando ero in azienda ho fatto il testimone a 110 unioni, tutte dovute a me”?

“Paraninfo, è un termine che deriva dalla parola greca paranymphos, composto di - para accanto e - nymphe sposa. Anticamente era usata per indicare chi, nella cerimonia del matrimonio, accompagnava uno o entrambi gli sposi. Generalmente era un amico fidato dello sposo che accompagnava la sposa alla nuova casa. Era presente sia nelle cerimonie nuziali greche che in quelle latine.
Adesso il significato è abbastanza cambiato perché generalmente ha un'accezione negativa ed è usato spesso come sinonimo di ruffiano.”

Quest’uomo da oggi sarà ricordato come il più importante restauratore di antichi mestieri. E che se dovesse, Dio non voglia, smetterla con la politica venendogli in uggia, potrebbe aprire un’agenzia paraninfica (o di ruffianesimo). Con grande successo, garantito. Lui, dove si mette, fa sempre soldi.
Imparate da lui, giovanotti e giovanette, non perdete questo treno: siate imprenditori di voi stessi!

Certo poi, una volta sposati, c'è da mantenere la famiglia, ma questo non dovete chiederlo a Lui.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

venerdì 12 settembre 2008

Quella bambola della Sarah Palin

Una bambola, non ancora gonfiabile, di plastica snodabile è stata messa in vendita sul sito “Hero Builders.com”.
Ecco Mrs. Palin, vice di McCain, come appare: impermeabile nero di pelle lunga fino alle ginocchia, gonna bianca cortissima e fondina alla coscia e con gli occhiali, proprio come nella realtà, che se incontrasse Tex Willer nella pubblica via gli farebbe fare una squallida figura.

La Palin sappiamo quanto ami la pace, e tra un’idea di guerra e l’altra ha dichiarato, senza mezzi termini, la sua disponibilità a far la guerra alla Russia per difendere il principio libertario americano della Georgia nella Nato. Tutte le guerre sono armate dalla mano di Dio, quando questi decide che la guerra è una “guerra giusta”: questo è, in soldoni, il palinpensiero*, che presto sarà inserito nei più importanti vocabolari occidentali e nelle moderne enciclopedie.

«Secondo la Palin Georgia e Ucraina devono essere ammesse alla Nato, anche di fronte al rischio che gli Stati Uniti siano chiamati a difenderle in caso di un attacco russo. "Non possiamo ripetere la Guerra Fredda, ma "l'accordo prevede che se si è nell'alleanza e un altro Paese viene attaccato si può essere chiamati in aiuto. Dobbiamo tenere d'occhio la Russia: è inaccettabile che abbia invaso un paese democratico più piccolo e senza provocazione"».

Un paese più piccolo della Georgia potrebbe essere, andiamo con la memoria, Grenada, che non fu occupata dai Russi, ma dai marines di Reagan, repubblicano anch'egli.

«Nel 1983 Grenada entrò in una grave crisi politica. Il primo ministro Maurice Bishop, di ideologia marxista, venne ucciso e il paese entrò in una grave crisi con gli Stati Uniti, che non potevano ammettere la presenza di un altro paese marxista, oltre a Cuba, nei Caraibi. A quel tempo c'erano 50 consiglieri militari Cubani che armarono la popolazione. Il presidente Reagan, prendendo come pretesto la presenza di circa 1000 studenti americani all'Università di St. George's e sostenendo che correvano il rischio di essere presi in ostaggio dal governo locale, decise di fare intervenire i marines che occuparono l'isola in breve tempo. L'intervento statunitense venne condannato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con il solo voto contrario degli USA, e dal Regno Unito, la cui sovrana è capo di stato di Grenada. Paul Scoon successivamente dichiarò che avevano chiesto l'invasione i governi del Regno Unito e di Trinidad e Tobago. Finita la crisi i soldati statunitensi se ne andarono. Gli Stati Uniti diedero 48,4 milioni di dollari di aiuti economici nel 1984».

* Definizione del “Palinpensiero”: l’universo, unico e verso la Nato, è ciò che si forma, attraverso modifiche irreversibili, via via spietate e sanguinarie, da quello reale a quello apparente ma più ristretto a forma di palin.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Il segreto di Berlusconi quando è tra di noi

Ha una forma smagliante il Capo del Governo, a parte il colore che porta, scuro, che lo rimena ai tempi andati.
Pensavamo ad Aznar, ai suoi 12 anni in meno dell’età biologica, con i suoi 2000 addominali al giorno e il baffetto erotico.

E non potevamo non pensare a Lui che si tiene in forma con quel dinamismo a pane e cipolla e quel suo sorriso da carico di briscola vincente. A parte, beninteso, la ormai leggendaria bandana che se la gioca per conquistar donne.
Non sappiamo se fa anche lui duemila movimenti d’addome al giorno, ma guardandolo si può stabilire che la sua età anagrafica oscilla tra i 18 e gli 81 anni, specie quando si muove, impercettibile e discreto, tra noi, e non te n’accorgi, ma fa, fa... anche se poi, sadicamente te lo ricorda sempre: la Sinistra che faceva, ah?

E pensavamo anche a Noi, come novelli Aznavour, quando con quella sua voce tremula ci fa intuire quanto dolore stiamo soffrendo mentre ci descrive la nostra presenza tra “lui e lei”.



Già, proprio una magnifica serata, un vero e proprio tramonto italiano!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

giovedì 11 settembre 2008

Hai visto, Fassino, che non mi hai dato ascolto?

Angelini come un fiume in piena: accuse a Fassino, Forza Italia e i servizi segreti”. Proprio la fine del mondo!

Hai visto, Fassino, che non mi hai dato ascolto? Se te ne fossi rimasto là, a pescare, oggi non saresti stato chiamato in causa da Angelini.
Mi dovevi dare ascolto. La pesca insegna ad aspettare, ad avere pazienza e soprattutto ad evitare cattive compagnie. Ma noi sappiamo che alla fine tutto si risolverà nel solito fuoco di paglia.
Buona pesca e in bocca ad Angelini, cioè al pescecane... ehm... al lupo, volevo dire.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Oggi, 11 settembre: ho ucciso molte formiche, laboriose e invadenti

Ecco, lo schiacciamento c’è stato, enorme, irreversibile, micidiale, mortale. Le anime delle formiche, sempre che ne abbiano una, hanno raggiunto il loro paradiso. Ne avevo spiaccicate numerose sotto il peso del mio scarpone militar-mimetico che si usa per i lavori di campagna. Le formiche sono morte senza accorgersene, nemmeno hanno fiatato.

L’uomo quando non riflette è un vero guerriero; se poi calpesta la spregevole specie di esseri inferiori, assurge ad identità divina e li spossessa di quella particolare libertà, frutto di interminabili millenni di lavoro. Una formica, a fronte di un uomo irrefrenabile nella sua potenza, è molto più democraticamente libera di estinguersi della fatica che deve produrre il tiranno per ucciderla. Ma una vera specie di uomini di razza superiore non è mai esistita se l’unico confronto che hanno ce l’hanno con le formiche.

Poi qualcuno mi ha ricordato che oggi è l’11 di settembre. Ecco, ho cominciato male la giornata dell’anniversario: ho ucciso molte formiche, laboriose e invadenti. Questa è un’ipotesi di libertà in progressione. Ma anche un ridimensionamento di potere umano. Che senso ha eliminare le formiche a loro insaputa, mentre ti bei della tua onnipotenza?

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

martedì 9 settembre 2008

Il teatro dell'Opera dei Pupi di Trabia chiude

Questo è un post, con un video, di solidarietà e di sostegno verso una tradizione antica della cultura popolare siciliana: l’Opera dei Pupi. Il maestro Carmelo Cuticchio, detto Mimmo, cugino del più famoso Mimmo, che da quasi quarant’anni vive a Trabia, ha deciso di “svendere” i suoi figli di legno, le sue creature, protagonisti di mille e mille duelli, cristiani e saraceni, paladini, mori e principesse da liberare.

È molto amareggiato per quello che si può fare e non si fa per migliorare e far rivivere quelle tradizioni siciliane radicate anche nel mondo dei pupi.
Troppe spese per i suoi pupi siciliani, niente sovvenzioni, ha deciso di chiudere i battenti.

Questo bene prezioso non deve disperdersi, né la maestria ereditata da una lunga ed epica avventura pupara. Chi deve aiutarlo quando le “istituzioni” sono assenti?

Ideateatro lancia un appello a tutte le persone sensibili all’arte e alla conservazione delle autentiche tradizioni perché si attivino a trovare un modo per aiutare Carmelo Cuticchio onde evitare che il suo Teatro dei Pupi di Trabia chiuda.

Guarda il video:



Per contattare il maestro Cuticchio clicca sul suo sito
oppure attraverso la mail: info@ipupidicuticchio.com

Amici blogger, diffondete questo articolo e il video sui vostri blog, se ne condividete il contenuto e gli obiettivi. Grazie.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Ma dove diavolo è andata a finire la pipa di Pertini?

Oggi, il giorno prima dell'insorgere del buco nero. Ahi ahi ahi. Considerate le così tante visite al mio post “Il 10 settembre: Earth Zero”, mi accingo a vivere, consapevole della tragedia, l’ultimo giorno prima del grande balzo nella grande ed eterna oscurità.
Cosa succederà domani? E chi lo sa, solo dio lo sa. Ma non mi pare che stia succedendo qualcosa tipo "Independence Day" o atti di isterismo egocentrico e poco umano.

No, in sordina, ma molto in sordina, quegli italiani che hanno saputo del 10 settembre, stanno educatamente cercando di capire se questo benedetto “large hadron collider” esploderà, imploderà o sarà un fuoco di paglia. Perché è importante saperlo prima di saltare in aria, - sistemare debiti, crediti, pignoramenti e mutui - anche se il famigerato chimico Rossler dice che, caso mai, per il buco nero, se ne parla fra quattro anni prima d’essere inghiottiti. E allora, cosa spinge quei bravi e rari italiani a cercare qualcosa di cui nessuno sa un accidenti di niente? Perfino la professoressa Hack, mentre scriveva la sua lettera al presidente Napolitano era combattuta dal desiderio di conoscere prima se mai gliel’avrebbero pubblicata.

Indimenticabile lettera. Ma mai pubblicata. Soltanto Micromega l’ha fatto e tutti quei blogger, compreso me, che hanno a cuore un minimo di informazione non surreale e nemmeno astratta. Proprio una bella lettera. Una bella Italia, un bel Presidente, un bel Governo, un bel patrimonio di organi di stampa, un bel fottìo di giornalisti liberi e indipendenti, ma soprattutto dov’è andata a finire la pipa di Pertini? La buonanima almeno con quel suo carattere emotivo ti raggiungeva nel profondo della coscienza e dei pantaloni.

Ma di questo buco nero, dovremmo chiederlo agli organi di stampa. Se sanno se c’è pericolo di disastro? Hanno smentito tutti, categoricamente. Quindi, gentili lettori di questo blog, state tranquilli, perché ne sanno quanto ne può sapere una cucca, ma già è tanto. Come quei film del thrilling, in cui sta sempre per succedere qualcosa di irreparabile e che alla fine, prima della fine, c’è sempre magicamente una qualsiasi catarsi che appare e i buoni programmi vanno sempre a buon fine. Già, la fine. È sulla parola fine che non tutti siamo d’accordo. Chi la vorrebbe tragica, chi comica, chi cinica, chi vorrebbe pagare per vedere la fine dei propri avversari, chi si racchiude e si inginocchia in preghiera, che fa lo sprezzante.

Se ti guardi in giro, stiamo tutti aspettando qualcosa di irreparabile, di mai visto, di inafferrabile e perché no, di divino. Sembra proprio di essere a teatro. Al circo. Al varietà. Ma pare che siano tutti d’accordo che il buco non si realizzerà; siamo in completa minoranza, però, coloro che diciamo che l’unico disastro in atto non venga dal presunto quanto voluttuario buco, ma dalla voragine di vuoti a rendere che il circo equestre che ci sta amministrando butta sul mercato delle notizie eclatanti e a sfondo porno erotico, con tanto di tremarella del deretano: ma dove diavolo è andata a finire la pipa di Pertini? Quello sì che era un uomo di una serenità inaudita, mica questi strombazzatori alieni frigidi che cercano sempre il corridoio in fondo a destra per i loro bisognini quando c’è da affrontare la desolante quotidianità del presente zero. Perché lorsignori si misurano con la nostra realtà senza neanche salutarla.

Beh, gentili lettori di questo blog, che cercate (forse) con curiosità risposte circa la fine del mondo, ebbene sì: io lo so quando accadrà. Lo percepisco. Lo annuso. Lo vedo. E voi?
Ehi, l’avete trovata poi la pipa del presidente? Almeno entro domani!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Hack-denti, presidente!

Anche se in ritardo, altri blog hanno scritto su questa "dimenticanza", anch'io sento il bisogno sacrosanto di ri-pubblicare questa lettera di Margherita Hack al presidente Napolitano: almeno resta nei miei archivi e nella mia memoria.
"A Micromega: lo scorso luglio ho mandato una lettera aperta a Napolitano a Corriere, Stampa, Repubblica, Unità e Piccolo di Trieste. Che io sappia nessuno l’ha pubblicata.

Lettera aperta al Presidente Napolitano

Caro Presidente,
ho sempre avuto grande stima per Lei e per la sua lunga militanza democratica. Perciò non capisco come abbia potuto firmare a tambur battente una legge indegna di un paese democratico come il lodo Alfano. Lei dice che la sua firma è stata meditata, e forse intendeva dire che lo considerava il male minore. Ma io, e come me molti italiani che hanno ancora la capacità di indignarsi di fronte alle violazioni della Costituzione da parte di una destra arrogante, non capiscono come sia possibile varare una legge apertamente incostituzionale. La Costituzione afferma che tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, e quindi anche senza essere giuristi, non si capisce come quattro cittadini siano più eguali degli altri (e migliaia meno eguali, come i clandestini, che, se delinquono subiscono un aggravio di condanna). Scandalizza l’impudenza di Berlusconi, che appena varata la legge esclama: finalmente libero dalla persecuzione della magistratura. Non si configura in questa frase un oltraggio alla magistratura?
Per quanto ne so, Lei aveva trenta giorni di tempo per firmare, poi avrebbe potuto rimandare alle camere la legge per sospetta incostituzionalità, e solo dopo il secondo riesame avrebbe dovuto comunque firmarla.
Io credo che per amor di pace non si debba essere troppo acquiescenti con una destra antidemocratica. E’ già successo una volta, ottantasei anni fa."

Margherita Hack

(8 settembre 2008)
--------------------------
Ecco, ora mi sento meglio.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

lunedì 8 settembre 2008

Brunetta, Rotondi e la Rondinetta

Stanno preparando una loro legge sulle coppie di fatto, esponendosi in prima persona in questa cartolina ricordo, sia perché nel programma del loro governo non c’è questa voce, sia perché non vogliono pesare sul governo già oberato da gravi ustioni sociali per queste loro "idee malsane e diverse", sia perché la loro iniziativa, intimamente personale, rappresenta un atto di grande apertura dialettica e di solidarietà verso la realtà delle coppie di fatto. Non hanno pensato ancora al nome: che si chiami Dico, Pacs o Cus, o forse Rondinetta (come vi pare?, contrazione di Rotondi e Brunetta), non importa. Importa invece al Papa che continua a dire No alle unioni diverse delle famiglie. Ma i due ministri, di fatto già in coppia, “si stanno occupando anche delle coppie gay” e passeranno alla storia. Chi vivrà, vedrà!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

domenica 7 settembre 2008

Cercasi nuova classe di politici cattolici

Le due notizie sembrano suonare bene insieme.

Tremonti:
Abbiamo detassato la prima casa e resta detassata.
Abbiamo detassato gli straordinari e saranno confermati.
Abbiamo messo a posto Alitalia.
Abbiamo ripulito Napoli.
Ora vogliamo festeggiare le nozze d’argento con il paese.
(Cioè, ce li dobbiamo tenere ancora per 25 anni?).

Benedetto XVI:
Ci serve una nuova generazione di politici cattolici.
Che abbiano rigore morale.
E competenza.
Capaci di cercare con rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile.

Ecco, come d’incanto, materializzarsi, sulle parole del Papa, i nuovi campioni di cattolici politici.

Sempre sperando che non fuoriescano MAI dal cappello magico i rifiuti di un futuro fatale che realisticamente Berlusconi ha fatto sparire da Napoli e dalla Campania. Io, per natura, non mi sono mai fidato dei prestidigitatori e dei parolai.

Se veramente questo miracolo sarà mantenuto per sempre, allora non c’è più da attendere: la nuova generazione di politici credenti è bell’e pronta.
Sono una vera e propria maggioranza e, soprattutto, non hanno bisogno di raccomandazioni super partes!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

sabato 6 settembre 2008

No, niente scuola, nel mio regno. Abbattere!

Una volta uno zar aveva un primo ministro che trascorreva il suo tempo a far niente. Tant’è vero che un bel giorno il sovrano gli chiese: “Eccellenza, ma non fate mai niente voi?”. “In apparenza, sire, in apparenza”. “In apparenza?”. “Sì, perché mentre gli altri faticano, io penso”. “Sì, ma nel frattempo io vi pago”. “Ed io vi ricambio con profonda meditazione. Non allarmatevi, sire, se mi chiamerete ad un più alto incarico, non vi deluderò!”.

Così lo zar se ne ritornò alle sue stanze, ma mica tanto soddisfatto della risposta. E rimuginò il re, di notte, più del dovuto, fino all’alba seguente e tutto il dì fino alla notte successiva. Quando spuntò la nuova alba lo zar decise di andare a trovare il primo ministro nel suo pensatoio privato. Sì, perché era risaputo a corte che il primo ministro non dormiva e non mangiava – per questo era molto parsimonioso ed una sicura riserva di economia del regno – ma però pensava.

Il re non bussò, i re non bussano mai, spalancò la porta e si piantò di fronte al primo ministro. Poi, gli disse: “Eccellenza, avete pensato tanto. È trascorso ormai un ventennio da quando pensate a sbafo ed è tempo che vi diate da fare”. “Sì, sire”. “Per cui ho pensato, io al vostro posto, di concedervi 100 milioni di rubli”. “Grazie, maestà”. “Ma non sono per voi”. “È un bel pensiero comunque, il vostro. Pensiero regale”. “Con questa somma appronterete tutto quanto occorre alla rinascita del regno, visto che, mi pare, il regno vegeta un po’. “Sì, maestà”. “E quando dico tutto intendo dire tutto ciò che occorre per fare di questo regno una società all’avanguardia. Mi sono spiegato. E vi concedo non più di tre anni per soddisfare questo mio desiderio. Vi farò chiamare fra tre anni esatti e mi darete conto di ciò”. “Sì, sire”.

Allo scadere del terzo anno, il primo ministro si mise a rapporto dallo zar.
Questi lo apostrofò: “E allora? Avete fatto tutto?”.
“Sì”.
“Dite...”.
“Ho fatto costruire un ospedale”.
“Ben fatto. Bravo”.
“Ho fatto costruire una ferrovia… e una galleria”.
“Ottimo”.
“Ho fatto realizzare un porto e un interporto”.
“Bien, bien!”.
“Ho fatto costruire un parcheggio gigante con un mercato super”.
“Sì, bene, molto bene”.
“Un quartiere a luci rosse”.
“Favoloso”.
“Ho eliminato le baracche dei miserabili e costruito migliaia di villette a schiera”.
“Incredibile. Fantastico”.
“Ho fatto costruire un campo di calcio megagalattico”.
“Superlativo”.
“Sistemando comodamente da una parte i tifosi e dall’altra gli ultras”.
“Magnifico”.
“Ho fatto mettere una fermata del bus sotto il palazzo di sua maestà”.
“Buono anche questo, anche se non c’era motivo”.
“Poi sono andato in periferia a fare un sopralluogo... e ho visto che mancava… e allora… estrema periferia, sire, di quelle che non disturbano... ho visto proprio che ce n'era bisogno... e l’ho fatta costruire...”.
“Una piscina olimpionica?”.
“No, quella ce l’abbiamo già”.
“Uno studio di telenovelas?”.
“No, per quello usiamo gli studi di Cozzo Impalastro. Lì sono tutti attori talentuosi: non sanno spiccicar parola ma si definiscono attori”.
“Un bar?”.
“No.”
“Un casinò?”.
“No”.
“Un casino?!”.
“Quello ce n’è uno in ogni città, pubblico e privato”.
“E allora?”.
“Una scuola”.
“...”
“Piccola, infinitesima, in miniatura, ma una scuola vera e propria, di quelle come le costruivano una volta, antisismiche e con tutti i maestri all’altezza della situazione e gli allievi più poveri pronti ad apprendere”.
“Che cazzooo... mi avete combinato, eccellenza? Avete dilapidato così i miei rubli? No, niente scuola. Per questo bastano solo le partite che gli faccio vedere alla domenica e un po’ di pelo al sabato. No, niente scuola, nel mio regno. Abbattere!”.
“Maestà!”.
“Cercavo un pusillanime tra i miei ministri e ho trovato un uomo. Che delusione, che profonda tristezza. Siete licenziato, andate via, andate a pensare altrove, siete stato la mia rovina!”.

C'erano troppi gradini da salire, perfino per uno zar illuminato come questo. Figurarsi per quel poveraccio di primo ministro.
Ogni riferimento a dati e circostanze è puramente voluto, ma visto che in Italia non c'è "monarchia", chiunque può far la parte del ministro. Chi vuol fare la parte dello zar?

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

venerdì 5 settembre 2008

Dove stai? A Scuola, in via Cattedre, al numero civico 87.mila

Paese: Scuola
Indirizzo: Via Cattedre
Numero Civico: 87.mila

Se io tornassi a scuola, dalle elementari, in poi no, perché forse non potrei mai arrivarci alle successive, sarei subito bocciato perché figlio di un raro operaio edile comunista e quel che è peggio con un caratteraccio da far spavento. Farei subito i conti con lo zero in condotta dell’avvocato Gelmini, malgrado la mia intelligenzaccia maledetta. E non sarei qui a scrivere questa bagattella, perché ancora irrancidito dalle elementari, bocciato a ripetizione dall’avvocatessa Gelmini.

Quando ero piccolo allievo in terza elementare sono stato appresso all’ABC per i primi tre mesi. Non mi volevano entrare in testa né la memoria né la bella grafia. Poi, quando ero piccolo, sempre alle elementari, il maestro era unico, oh sì, e dava del filo da torcere a tutti gli scavezzacolli della classe. Tutti, tranne i primi dieci della prima fila, un figlio di farmacista, uno di notaio, un figlio di avvocato, un figlio di mercante, un figlio di maresciallo, un figlio di vigile urbano, un figlio di sindaco, un figlio della maestra, un figlio del padrone del cinema, e un figlio di prete che lo sapevano tutti ma nessuno parlava. Tutti gli altri, figli di mignotte, “tastavano” i duri colpi del maestro. Ma quel maestro era talmente unico che non c’erano handicappati in classe. Manco un disabile, c’era. Per virtù di spirito santo, le famiglie non abbienti se lo tenevano nascosto per estrema vergogna. Non c’era il sostegno, e manco il terzo insegnante. Faceva tutto lui, il maestro unico. E filava tutto liscio al superman della cultura di base. Il resto me lo sono fatto da me. Mica la scuola.

E vuoi o non vuoi, sono arrivato lo stesso qui, dove mi trovo ora, senza passare da Reggio Calabria, a leggere le cazzatelle della Gelmini, o delle eminenze grigie che le stanno dietro a dettare “l’agenda”.
L’agenda. Mah!?...
Secondo voi, in questa agenda c’è tutto uno studio profondo sui mali della scuola?

Ma quando mai: c’è solo il programma di smantellamento dell’ultimo fiato di cultura scolastica. Con l’abbattimento di due insegnanti, il bambino capirà meglio e lo Stato sparagnerà di più. In più il tempo pieno diventerà un dolce pomeriggio a scuola per studenti incalliti. Col 97% di bilancio della Pubblica Istruzione non possiamo più tenere tutti questi manciafranchi alla stalla ma nessuno verrà licenziato, parola di Ministro. Per quelli ai quali toglieremo la cattedra, per la maggior parte meridionali, sono stati già previsti dei corsi di aggiornamento nel doposcuola del pomeriggio, insieme agli alunni più meritevoli e a quelli più bisognosi. Qui non si bada a spese; d’altra parte con i soldi sparagnati, hai voglia di fare ‘sto genere di corsi. Occorre però presentarsi col grembiulino, mi raccomando. Per gli esclusi, attendere l'estinzione dei già in cattedra.

La scuola in crisi? Sì, come lo è tutta la società, che non è in grado di programmare cultura. Cos'è questa forma di Governo che ci governa? Non è forse l'esito di una base italiana imperfetta che crede di non esserlo e che l'ha collocata là, dove non merita? Che imperfetta contraddizione, "bilanciata tra l'economia e il commercio", questa Italia che non vuole far studiare la massa. Ha bisogno di smantellare la Scuola pubblica per crearsi un retroterra di verginità col grembiule e lo zero in condotta, buttando le basi per un nuovo razzismo culturale; ma l'altra scuola, quella privata, non ha questo oscuro disegno. È diversa, nobile e insegna cultura ai pochi privilegiati. Tutto il resto è massa, è cacca.
Mistificatori, immani. Ma ricreare si può, con più amore per la cultura e, di conseguenza, per l'umanità.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

All'ovest niente di nuovo

«Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo». (Mahatma Gandhi)

Mangia hamburger d'alce.
Ha ammesso di aver fumato marijuana nel periodo in cui tale sostanza era legale in Alaska, ma ha anche aggiunto che l'esperienza non le piacque. Dorme con un occhio aperto e l'altro chiuso, e ha sempre un fucile incollato all'occhio come protesi a difesa dei suoi valori: dio, patria e famiglia. (Sarah Palin)

Il cambiamento di McCain è arrivato: all'ovest niente di nuovo, eccetto quest'immagine foriera di fosche nubi.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

giovedì 4 settembre 2008

Se non è in processo è in processione

Nelle processioni viene di solito trasportata a spalla una statua o qualsiasi altra rappresentazione di figure religiose, santi locali e unti del signore.
Nei processi giudiziari viene di solito presentata la carta di ricusazione perché c’è un giudice che ha in antipatia un cittadino.
Nesso processuale: sorge quando determinate categorie potenzialmente criminali si allontanano dai tribunali per improvvisi impegni politici. Il nesso è dato da un precedente impegno in processione. Quale? Un allenamento per dare una mano a portare la macchina di Santa Rosa in processione, a Viterbo.

Ma durante la processione di folla, in un bagno di felice collasso spirituale, una vocina femminile gli ha urlato forte: "Vattene, vattene mafioso". La ragazza viterbese è stata poi fermata dagli uomini della scorta e identificata insieme ad altri due suoi coetanei. Gli uomini della scorta hanno sentito gli spari vocali e sono intervenuti prontamente a fermare altre pallottole vocali.

Allo stato non si sa se alla ragazza sono state prese le impronte, se verrà querelata o le si darà bonariamente una strizzata d’orecchi con assaggio di olio di ricino. Ma voglio pensare che, sicuramente, il patron l’ha perdonata, in pieno lirismo spirituale.

Per cui si dirà con un predicato nominale che “Berlusconi è generoso”.
Ma anche usando un pre(giu)dicato nominale si dirà che “Berlusconi è in processione”, in contumacia spirituale nominale.

(Fonte: La Repubblica, Giovedì 4 settembre 2008, pag. 13).

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

mercoledì 3 settembre 2008

E tu, che tipo di sgrassatore usi?

E poi, suvvia, cos’è mai un fondo nero? Basta raschiare per benino giù per una tazzina da caffè sempre usata e mai lavata da decenni, per trovare un fondo nero.

Ma poi cos’è un fondo nero? Una corruzione un poco più da vicino, un indecoroso patto, un segreto insano che cerca di trovare scappatoie sfuggenti, un fondo nero della B sulla M, una fuoruscita di denari da una tasca all’altra invece che altrimenti, un frammento d’eterna arroganza che ronza come un calabrone senza ali, una corruzione che sa di tanfo di fango, un modo di respirarsi le proprie paure e di scambiarsele a suon di euri.
E questi legali del Cavaliere che si oppongono sistematicamente alla grande pulizia. Che siano forse anti-igienisti? Che non usino mai l’acqua? Può essere? Non ci vuole mica tanto a raschiare una tazzina da caffè. Basta lavarla, nel caso, con un corrosivo risplendente se lo sgrassatore non dovesse funzionare.
Nel ricorso, contro la decisione della Corte d’Appello di Milano che “il 17 luglio aveva respinto l’istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus che presiede il processo stralcio sui presunti fondi neri Mediaset in cui il premier è imputato di corruzione giudiziaria insieme all'avvocato britannico David Mills”, gli avvocati difensori sostengono “che non è possibile scindere nella figura di Berlusconi l'aspetto politico da quello personale, facendo riferimento a quanto detto dai giudici a luglio: «gli strali (del giudice Gandus) si sono rivolti non alla persona bensì alla politica». «Questi difensori ritengono che dalla documentazione depositata emerga come la dottoressa Gandus nutra un'ostilità profonda, di natura ideologica, nei confronti dell'operato politico dell'onorevole Berlusconi, ostilità profonda che non può non interessare anche la persona dell'imputato, stante l'inscindibilità tra lo stesso e le sue azioni», si legge nel ricorso.
Siccome il Cavaliere non può scindersi, anche se di miracoli ne ha fatti alla grande ultimamente, e non sempre dispone del dono dell’ubiquità, i legali del nostro chiedono, al contrario, che la giudice Gandus – chissà perché mi ricorda le commedie di Goldoni e il suo “illuminismo popolare” – deve SFORZARSI di apparire imparziale, oltre che esserlo. Ma un giudice, per costituzione, è imparziale. Che forse i legali pensano che non lo sia.

E quindi, l’una deve sforzarsi di apparire, mentre l’altro non si può SCINDERE! L’uomo, infatti, è unico, è sostegno di sé stesso e non fa mai niente con la sua mano destra privata che non possa dispiacere alla sinistra politica. La sua!
Il non “sforzarsi” della giudice Gandus, rivela, altresì, una forma di “grave inimicizia” nei confronti dell’accusato, e quindi, non può giudicare.

Abbiamo, a questo punto uno stallo di fatto: “sforzarsi” e “scindere”.
Se scegliamo “sforzarsi”, avremmo scelto la virtù a testa alta ma con gli svantaggi di chi ne ha da vendere; sarà una virtù da trasferire.
Se scegliete “scindere”, avrete un uomo che è soltanto un errore di percorso, ma che inciamperà, qua e là, in altri errori e omissioni.
Amen.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Heracleum