Io vado controcorrente e come parlo scrivo, ricordando quel tempo medievale che fu di quando il sindacato di base era a conduzione patriarcale. Perché, ora com’è?
A li tempi di lu medioevu sindacalese siculo un certo sindacalista tracagnotto e attrippato di nomu don Carmelu ci’aveva la quinta limentari ma la corpa non fu di questo ma della sua troppa parlantina che ci metteva la brillantina nelle palore che gli uscivano di bocca e per questo quanno lui prenteva palora tutti zitti e muti perché poi si scanasciavanu da li risate sotto sotto.
Questo era la mascotti di base de lo sindacato operaio di una frabbica di quelle parti e propriamenti nun era sindacalisto ma ci piaceva comportarisi tali. E per l'appunto quanno printeva palora cuminciava sempre così:
“Amici e compagni (“io lavoro e tu magni” era il saluto di rito a quelle due parole che l’assemblea rivolgeva al nostro sindacalisto, come lui si autodefiniva, al maschile, perché la parola sindacalista ci sembrava un po’ infinocchiante: subito dopo un boato generale tra fischi e risate e il ghiaccio era rotto).”
Poi continuava così, senza mai pause o prender fiato perché lui era un sindacalisto diretto e voleva arrivare alla fine colpendo nel segno e soprattutto pretendendo l’attenzione massima: quella, l’assemblea, una scuola era, mica come ora, che ti snocciolano il rosario, ti fanno votare i loro porchi accordi e te la mettono per devozione vita natural durante.
E diceva con voce rauchissima e altissima: “Amici e compagni, vi comanno pirintorio, prentete pinna e tacchino (leggi: taccuino) e schivete, zitti e muti, per farci poi un volantino perle kose che ho da dirvi uniche e bbasta. Voi lo sapete che come penso parlo e come parlo schivo: io, ci ho fatto l’analisi politica etti economica articolata ke per colpa de la recessioni in atto – minkia, questa recessione sempre in atto è! – non mi potti accattare la machina nova automatica che il ricco invece se la compra facile, quella machina nova che camina da sola uscita completa chiavi in bocca e moterna in campo tecchinologgico europeo dalla fiat con loppizzionali ‘ntelligenti l’ultimi arrivati dalla Cina con furore e questo è l’elenco in ordine ebetico:
primo, l’aria belga (leggi: air-bag) che se ‘ttamponi ti gonfia la faccia a te e al passeggero ma ti sarva la vita;
seconto, l’aiddiessi (leggi: abs, non aids) serio perché lo fanno di serie pi’ frinari in tutte le posizioni compreso il kasamutra;
poscia, un sedile atomico (leggi: anatomico) che ti abbracchia per tutta la vita e non ti lassa più;
quartu, un chinotto termico (leggi: lunotto termico) di dietro per guidare girato bevenno quanno c’è nebbia sulla panza (plancia) di guida tutto in facchisimile di pelli umana;
quintu, che ora cc’è puro la radio che ti dice dove devi andare? Ma che fa, scherziamo? Dove devo andare, lo dico io, minkia!;
poi, l’orrologgio al cazzo di precisione per vetere ogni ura chi ura è
e non parliamo della vernice mimetizzata (metallizzata) invisibbile che costa quanto l’occhio della vostra testa e
dulcis affondo quattru roti in lega ognuna pi’ fatti so’…”.
A questo punto, la gente era tutta a terra scompisciata.
Finiva così: “Amici e compagni, seconto voi, questa analisi che ho fatto stanotte, mi domando e dico: una machina così, noi operai, ce la possiamo permetteri? No, dico io. E allora, la lotta si havi a fari dura e senza paura, perché due sono le cose: o machine pi’ tutti o machini pi’ nuddu. Ricchi ccà, bbasta! Perché ci siamo sminkiati di tutte queste machine che ci caminano da sole sulla nostra vita! Per ogni machina ci dànno una schifìa di busta ogni mese e iddi s’accattanu palazzi, vannu ai caracoli, (leggi: Caraibi), si fannu i cazzi so’ supra di nuautri. E questo non è giusto!
Da domani in bicicletta, mi raccomanno! E ‘u primu ca’ si prisenta al corteo ca’ machina su’ cazzi so’!”.
Poi si andava a sedere (per modo di dire) e l’assemblea era bell’e finita. Ah, quei tempi arcani di quando si parlava il sindacalese sui reali problemi della classe operaia.
Vuoi mettere oggi, che su tre, due sindacalisti vanno a mangiare in privato dalla Emma e il terzo è costretto a fare la “lotta di classe” da solo. Che vergogna!