martedì 6 gennaio 2009

Noi studenti che imbarazzo in Senato

. martedì 6 gennaio 2009
Esperienza-racconto di alunni in visita al Senato. Da La Stampa, il 03/01/2009.

Questa lettera la rimetto in circolo per i più distratti: fa bene alla mente sapere che ci sono ragazzi che si sono vergognati all'uscita da Palazzo Madama, dopo una visita-studio, per quello che loro stessi hanno definito il luogo dove i senatori della Repubblica dovrebbero amministrare con attenzione e rettitudine morale l'Italia e gli Italiani. Povera gioventù che ancora crede nella dedizione all'alto ufficio degli onorevoli. La vergogna dei giovani finirà, prima o poi, dritta in faccia a questi campioni dell'efficienza e del galantomismo da scranno. Mi spiace, però, per quei pochi che ancora onorano quel titolo; ma si sa: dove c'è il maggiore, cessa il minore.

Egregio signor Presidente della Repubblica,
a scriverle sono venti ragazzi che quest’anno sosterranno l’esame di maturità, studenti e studentesse del liceo Scientifico «XXV Aprile» di Pontedera. Ci rivolgiamo a Lei per la prima volta, ma l’argomento di cui vorremmo renderla partecipe ci sembra alquanto importante. La questione riguarda una visita che la nostra classe, insieme a due insegnanti, ha effettuato il 2 dicembre al Senato della nostra amata Repubblica.

Avremmo tanto voluto dimostrarle il riconoscimento verso le Nostre istituzioni e la felicità per aver avuto la possibilità di partecipare a tale visita, ma purtroppo i sentimenti che ci spingono a scriverle sono decisamente altri.

Siamo da poco maggiorenni, alcuni di noi hanno già avuto l’onore, nonché il dovere, di votare alle ultime elezioni. Tutti ci interessiamo alla politica, chi più e chi meno. Tutti, a scuola, seguiamo le lezione di educazione civica. Tutti studiamo gli articoli più importanti della nostra Costituzione e tutti crediamo nei suoi Principi Fondamentali. Ci stanno insegnando che non bisogna cedere a quella malattia, diffusa fra molti giovani, che è l’«indifferentismo». Ci stanno insegnando quel principio che un certo signor Piero Calamandrei insegnò agli studenti milanesi nel ’55 e cioè che sulla libertà bisogna vigilare ogni giorno, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.

Dopo aver letto queste parole si immagini dunque con quale entusiasmo e aspettativa attendevamo la visita al Senato. Nel primo pomeriggio siamo stati alla Libreria del Senato, dove una cortese signorina ci ha parlato di quest’importante organo di Stato: il ruolo, i poteri, la fisionomia. Dopo aver chiarito alcune curiosità ci ha esposto che cosa avremmo sentito alla seduta pubblica. L’ordine del giorno prevedeva la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali. Visto il tema molto attuale, la signorina ci ha anche spiegato che eravamo fortunati, in quanto avremmo assistito ad un’importante, se non accesa, discussione parlamentare.

Un po’ intimoriti, ma molto emozionati, siamo entrati a Palazzo Madama e, scortati dai commessi, siamo finalmente entrati per assistere alla seduta. Il presidente del Senato stava già introducendo la relazione del disegno di legge e si immagini il nostro stupore, mettendoci seduti, nel vedere che decine di posti erano vuoti, che le tribune a sbalzo erano pressoché deserte e che nessuno di quei pochi signori presenti stava ascoltando il Presidente. Ci è venuto spontaneo chiedere spiegazioni ai commessi, i quali ci hanno cortesemente rassicurati, spiegandoci che ogni senatore conosceva già il disegno di legge e la lettura da parte del Presidente era pura formalità. La situazione e soprattutto il grado di attenzione sarebbero sicuramente cambiati da lì a poco.

Ma ancora più stupore lo abbiamo provato nel momento in cui ci siamo resi conto che la situazione, con il passare dei minuti, non solo non cambiava, ma degenerava: i senatori parlavano fra di loro ed al cellulare con estrema naturalezza, generando un fastidiosissimo brusio di sottofondo, per altro non captato dal Presidente, che neppure tentava di richiamare all’ordine tali senatori. Ai più sfrontati con il cellulare alla mano si contrapponevano però i senatori più pacati: non conversavano, non interagivano, ma sfogliavano semplicemente le pagine dei quotidiani o dei giornali di gossip. Non dimentichiamo poi coloro che usavano con naturalezza il computer, aperto in bella vista davanti ai loro scanni. Dalla nostra tribunetta, esterrefatti, scrutavamo tutto e tutti. La situazione stava per toccare il fondo: alcuni senatori cominciano a esporre i loro discorsi e le loro opinioni riguardo il decreto-legge, ma il brusio ovviamente non si placa neppure adesso.

Molti di loro, concluso il discorso, prendono la ventiquattr’ore e se vanno, senza nemmeno ascoltare la risposta degli altri parlamentari. Altri continuano insistentemente a conversare e come l’esponente del proprio schieramento conclude il discorso si girano e con estrema naturalezza applaudono, senza nemmeno aver ascoltato una virgola dell’arringa. Molti altri entrano ed escono, leggono e scrivono, ci guardano e sorridono.

Ma lo stupore provato fino ad adesso in un soffio si trasforma in profonda delusione e vergogna. Ad alcuni di noi infatti capita per caso di ascoltare alcune frasi frammentarie, ma purtroppo del tutto intelligibili, di un senatore che, salito sulla tribunetta, stava rispondendo alle domande di altri signori scandalizzati quanto noi. «E’ normale, è anni che è così», ripeteva tale signore alle loro domande riguardo l’assenteismo. «L’Italia ormai è un Paese che non può più essere riformato», sosteneva. «I senatori si presentano solo per le votazioni più importanti; il titolo ormai è acquisito», rimarcava.

L’entusiasmo di venti giovani cittadini si è cancellato al sentire queste frasi. L’unica cosa che provavamo uscendo da Palazzo Madama quel martedì era delusione, amarezza, vergogna. Tutte quelle belle aspettative di cui eravamo pieni la mattina sono sfumate in quella mezz’ora.

Come si può governare bene un Paese se non si siede quasi mai in quelle tribune? Come si possono risolvere i problemi dello Stato senza dar loro attenzione? Come si possono trovare compromessi senza ascoltare le opinioni altrui? Come si può aiutare un Paese che sta soffrendo, che ha molte lacune da sanare, che ha gravi problemi da affrontare, se si hanno radicate nella mente le convinzioni di quel senatore?

Nei giorni successivi abbiamo continuato a parlarne in classe e le nostre professoresse si sono sentite quasi in dovere di chiederci scusa. I loro intenti erano due: coltivare e cementare il nostro senso civico e il nostro interesse per la politica e formare la nostra fiducia nelle istituzioni. Quest’ultimo è crollato come un castello di sabbia, lasciando dietro di sé le fondamenta della delusione. Ma per quanto riguarda la coscienza civica, difficile a crederci, si è resa ancora più salda: di assenteismo, di disinteresse, di falsità nella politica italiana avevamo sentito solo parlare, adesso però li abbiamo visti con i nostri occhi. Vedere per credere. La presa di coscienza di una realtà che in pochi vogliono ammettere ha generato un’unica, ma forte, sicurezza: la politica non può e non deve essere quella che ci si è presentata davanti. «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione», così recita l’articolo 67 della nostra Costituzione, e, se noi siamo la Nazione, non siamo più così sicuri di voler essere rappresentati da chi non si ripete ogni giorno questa frase.

Come noi anche altri studenti potrebbero aver avuto, e a nostro parere è cosa certa che sia accaduto, la stessa reazione. Perciò, pur essendo consapevoli che questa nostra lettera non cambierà quello che abbiamo visto e sentito nell’aula del Senato, ci è sembrato doveroso doverla rendere partecipe della nostra esperienza, delle nostre sensazioni e delle nostre conclusioni.

In veste di garante della Costituzione e rappresentante dell’unità non le poniamo alcuna richiesta, né le formuliamo alcun appello, ma la ringraziamo soltanto di aver speso un po’ del suo tempo nel leggere questa lettera. In veste di cittadino italiano invece le chiediamo di far tesoro del pensiero, per non dire dello sdegno, di venti studenti, fieri cittadini italiani esattamente come Lei.
La Quinta A del Liceo
Scientifico «XXV Aprile»
Pontedera



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15 commenti:

Pietro ha detto...

Speriamo che queste generazioni capiscano che questo è il cattivo esempio e che se vorranno creaqre qualcosa di importante per i loro figli dovranno comportarsi diversamente da questa squallida generazione di governanti

Saamaya ha detto...

Il cambiamento e le rivoluzioni nascono spontaneamente nei nostri cuori,

Finchè non ci lasciamo corrompere!

progvolution ha detto...

la delusione che hanno vissuto questi ragazzi è lo specchio di questa epoca di crisi dove le istituzioni fanno di tutto per non meritare credibilità e rispetto
Sussurri obliqui

Anonimo ha detto...

Complimenti ragazzi per aver scritto al Presidente della Repubblica Napolitano.
Spero tanto che un giorno vi ricordiate di questa visita....e che non vi adeguerete mai al malcostume....qualsiasi cosa vi costi.....
Dico questo ,perche' sono sicuro che la maggior parte di questi politici.....ha fatto le sue battaglie a favore di una societa' migliore.....era l'anno 1968.......
Un caro saluto e auguri per i vostri studi
giuseppe

Stefania Bevilacqua ha detto...

sarebbe quantomeno doveroso che il Presidente del Senato (mi ostino a scrivere i titoli della Istituzioni e dei loro Rappresentanti con le maiuscole...) leggesse questa lettera ai Senatori, non appena vi sarà occasione di averne un po' in aula: spero solo che provino un po' di vergogna, sempre che ancora nutrano dei sentimenti e la capacità di ascoltare qualcosaltro al di fuori delle loro stereotipate, illustrissime e vilmente super pagate menti.

lallolibero ha detto...

Mi meraviglio che qualcuno si meravigli. Dopo essersi sciacquati la bocca di dottrina e Costituzione , alcuni si renddono conto che tranne la prima parte la stessa è da cambiare capillarmente in maniera da eliminare la quantità e migliorare la qualità . Troppi parlamentari , specialmente ora che c'è un sistema bipolare. Inoltre bisogna che gli studenti si studino bene l'art.87 della Costituzione e si rendano conto che Scalfaro , Ciampi e Napolitano l'hanno sempre violata occupandosi di faccende interne ed estere che sono competenza del Governo. Già , se era Cossiga si fa l'Impeachment mentre se si parla dei tre soprariportati li si applaude !
Che pena, Lallolibero in Viterbo

Anonimo ha detto...

Mi meraiglio di voi lettori, a parte che abbiamo i Governi che ci meritiamo sia destra che sinitra... inoltre forse al tempo dell'assemblea costituente qualcuno credeva in questo lavoro ma oggi di quegli uomini non ce ne sono più sono rimasti solo i figli dei figli dei raccomandati a dividersi una torta che ormai è chiaro non c'è più... vi invito a riflettere dunque... se avessimo fatto ciò di cui l'Italia aveva bisogno ai tempi del boom oggi non ci troveremo in questa situazione alla quale nessuno potra porre rimedio anche perchè chi governa non ha interesse verso il popolo anche se dovrebbe rappresentarlo.

Anonimo ha detto...

purtroppo nessuno si stupisce piu' di questo
schifo..
all'eta' di quei ragazzi e' vitale arrabbiarsi
poi ci si arrende....

Anonimo ha detto...

l'italia è un paese che non può più essere riformato, diceva il signore sulla tribunetta, e i ragazzi si sono meravigliati, bene è un inizio ma non deve essere la fine, che ciò possa servire a far reagire i venti giovani leoni

lallolibero ha detto...

L'Italia ha grande difficoltà a riformarsi per una serie di impedimenti :
- Costituzione "Totem" anche nella parte riformabile con l'art. 138 ;
- presenza di "caste" dal potere "assoluto " vedasi la Magistratura e "caste" autoimmutabili per corporativismo , vedasi giornalisti & politici ;
- presenza di cultura asservita politicamente per riceverne SOLDI ; vedasi manifestazioni artistiche e pseudo tali che non hanno nessuna validità per reggersi in piedi da sole ;
etc... etc.....
i giovani farebbero bene ad usare i propri cervelli ( che è faticoso ) anzichè correrre appresso alle parole d'ordine ed agli slogans.
Sono comunque ottimista . Lallolibero , in Viterbo

Anonimo ha detto...

Caro lallolibero, se c'è ancora un po' di controllo sui politici, lo dobbiamo a uomini che come chiami tu fanno parte di quella Casta che è appunto la magistratura, benchè qualche parlamentare o senatore non perda occasione per cercare l'immunità forse dovresti smetterla di guardare il Tg4, la nostra costituzione è stata progettata proprio per garantire l'equilibrio fra i poteri, certo con gli anni andrebbe rivista ma non nel modo in cui crede certa politica, rompere l'equilibrio sarebbe come uccidere la Democrazia.

Anonimo ha detto...

...lallolibero come risponderti se ripenso a 'manipulite', falcone, borsellino, cassarà, rosario livatino e tant'altrì?

1grXc.buono

pia ha detto...

Poveri noi...
A questo punto, da contadina, auguro che a tutti i magna magna (politici e non) "gelino" i rubati benefit pagati dalla popolazione.
Da punire non con la galera o l'estromissione, ma semplicemente mandandoli a zappare, di cui ce ne sarebbe un estremo bisogno.

lallolibero ha detto...

Cari anonimi soprascritti , come al solito quando non si riesce a controbattere con argomentazioni argomentabili si ricorre agli slogans.
1. Non capisco perchè il primo anonimo mi dica di non guardare TG4 . Io guardo quello che mi pare ! ( anche se tale TG in effetti NON l'ho mai guardato )
2. Il secondo anonimo , non sapendo cosa dire , comincia ad elencare alcuni nomi di Magistrati ! Beh ? che significa ? Possono uno o due ( o 3 , o 4.... ) assolvere l'operato di tutti gli altri merdaioli indegni di un si alto compito istituzionale ? Per cortesia , parliamo delle strutture e NON degli uomini !
Cordialmente , Lallolibero in Viterbo

Anonimo ha detto...

--> anonimo primo, secondo me lallolibero ha ragione!!..non è xkè si guarda troppo tg4 di x se, forse è l'imprintig di emilio fede!?!

poi se si kiama 'libero', parla di strutture, dice di slogan, se la prende con giudici e magistrati sarà solo x via di una fortuita affinità con l'altro più famoso amico?

1grXc.buono

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