martedì 30 giugno 2009

La fugace storia di Penezio e Figazia, genitori...

... che si erano conosciuti durante una ola berlusconiana. Si fissarono negli occhi e subito sbucò l’amore. Decisero di non por più tempo in mezzo al loro amore e lo fecero tra una ola e l’altra, incuranti dei colpi di cribbio anticomunisti che venivano lanciati a getto continuo dal palco. Raggiunsero l’orgasmo proprio mentre un “Sento che sto vincendo” li sfiorava sulle capocce.

Dopo i canonici nove mesi a Figazia nacquero tre gemelli. Penezio, che aveva avuto la felice idea di sbatacchiare il suo campanaccio durante quella famosa ola, al principio non ne voleva sapere di tre gemelli, ma alla fine, richiamato all’ordine dai superiori divini, abbozzò un “Orca vacca, solo tre?”, e così tutti capirono che li aveva accettati come figli. Ci fu un lungo conciliabolo tra lui e Figazia, per i nomi da imporre ai tre pargoletti.

“Dove andiamo a finire se mettiamo loro dei nomi strani tipo Calò, Fofò e Totò?”, diceva lui.
“Ma caro, rispondeva lei, spalanchiamo alla tradizione la loro vita”, mentre pensava alle sue origini tardoterronie.
“Mai e poi mai chiamerò questi qua con quei nomiciattoli! Basta, vado a consulto”.
Andò, si consultò con l’oracolo ariano e dopo tre giorno tornò.

“Figazia! Ho i nomi! Andiamo all’anagrafe!”.
L’ufficiale anagrafico chiese quali fossero i nomi. E Penezio disse risoluto: “Lumezio, Crespazio e Lombozio”. L’impiegato lo guardò con occhio beffardo e poi chiese alla donna: “Scusatemi, se questi sono i nomi che volete appioppare ai vostri figlioli, ditemi almeno i vostri.”
Lei disse: “Mio marito si chiama Penezio”.
“E poi?”, continuò quello.
“Penezio di nome e di fatto: nome unico”.
“Ah!... e lei?”.
“Mia moglie, disse Penezio, si chiama Figazia di nome e di fatto e la prego di non sorridere”.
“Piacere, rispose l’anagrafazio, mi chiamo Strombuzio. Prima di iscriverli, vorrei sentire l’odore dei soldi. Qui si usa. Del resto, con questi nomi che sembrano proprio dei terroristi... ci vuole un coraggio a registrarli... ne ha? Sa, fino ad ora credevo di essere il solo a portare un nome così vitalizio e, credetemi, un vero e proprio strazio. Ma ora, che siamo già in sei, le cose cambieranno, lo sento... solo che, ecco: i testimoni. Mancano solo i testimoni. E non possono essere testimoni qualunque: devono portare dei nomi che suonino come i nostri. Difficile trovarli?”.
“Macché”, rispose Penezio, “ci sono i miei domestici qui fuori che aspettano. Sapevo che me li avrebbe chiesti. Hanno i nomi appropriati”.
“Bene, li faccia entrare”.

Così i due, dagli antichi nomi di Orazio Corruptio e Curiazio Concussatio, irruppero come testimoni indelebili nella vita di quei sei strani individui. E vissero, felici e contenti, e noialtri qua, sciacquati e sorridenti a riflettere su una storia di vita vissuta tanto scialba quanto insipiente.

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Quei santi resti che mi mancavano

"Piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all'esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il I e il II secolo". Fra tanti frammenti ossei, ma tu guarda, sono stati ritrovati proprio questi. Che coincidenza! E, quindi, non c’è dubbio alcuno che: “Ciò - ha dichiarato Ratzinger – sembra confermare l'unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell'apostolo Paolo".

Lui è nel pieno diritto di dire ciò che vuole. Io nel pieno diritto di pensare che non è vero niente; ma se, per forza lo dev’essere, allora, mi sentirò più ricco dentro, in funzione del fatto che San Paolo (cioè, i suoi frammenti ossei) può aiutarci a capire come si può far “accecare da una luce divina” il capo del governo e, successivamente, farlo chiamare da uno che conta nel Vaticano, perché lo possa ricomporre verso il giusto cammino e, con una giusta conversione, portarlo finalmente a salvare l’Italia dai catastrofisti che lo vogliono santo subito ma, per carità, lontano lontano lontano.

Specialmente ora, che sappiamo della sua popolarità (al 62,3%); che “siamo il governo più forte, più solido e più operativo: l'Italia è con me”: (quindi anche il Vaticano, suppongo). Supposta giusta Watson: ce lo dobbiamo tenere ancora, malgrado tutto, per un altro centinaio d’anni. A meno che il re Dario, “il morto che cammina”, secondo la definizione del Berluska, non resusciti dalla sua tomba finale e faccia sfracelli... (cosa alquanto remota!).

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lunedì 29 giugno 2009

Termini Imerese: un luogo stranissimo dove non c'è niente intorno

Straordinarie parole di uno strano individuo che di nome fa Marchionne.
Che strano individuo è questo che parla di un posto che non conosce, mentre traspare dalle sue parole un’infinita conoscenza del luogo?
L’indotto! Manca l’indotto! E senza indotto, il peggio deserto!

E pensare che tutto nasce dalla posizione geografica. Che se Mirafiori avesse avuto il mare mai avrebbe avuto l’idea di smantellarlo quello stabilimento. Però con uno sforzo generoso, se Fiat costruisse un centro di stampaggio al centro Italia, potrebbe rifornire ben 4 stabilimenti. Maledetta posizione geografica. Qui, da noi, invece qualcosa c’è ancora che testimonia l’arroganza, la violenza, l’antiecologica e malvagia presenza di questo suo pachiderma automobilistico, caro signor Marchionne. C’è un porto che è stato rifatto per le sue mercanzie in arrivo e in partenza, un porto che non dà lavoro ai termitani ma ai palermitani, grazie ai signori amministratori termitani che se lo sono svenduto nel recente passato; c’è una bellissima strada che porta queste mercanzie direttamente allo stabilimento Sicilfiat, in 5 km di strada dove prima c’era un magnifico litorale che ha fatto posto ai bisogni del suo pachiderma. Insomma, qualcosa per i suoi bisogni è stato fatto, e anche un po’ di indotto ci sarebbe, ma solo un po’: paraurti, sedili e qualche altra cosuccia. Ma non si stampa.
Con proposte serie e rigorose sullo stabilimento di Termini Imerese faremo cambiare idea alla Fiat e a Marchionne». Lo ha detto il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, che ha aggiunto: «Nessuna paura né reazione emotiva, ma la consapevolezza che Termini Imerese possa essere rilanciata nel settore della produzione di automobili. La Sicilia non si farà umiliare. Ci siederemo al tavolo del negoziato con risorse finanziarie di tale portata che si renderà conveniente per la Fiat rafforzare e mantenere la sua presenza in Sicilia. Oggi - ha proseguito il presidente - il governo regionale è pronto a creare le condizioni per avere un indotto qualificato, la logistica e i trasporti già in atto con il porto e ingenti convenienze che nessun altro stabilimento in Italia potrà offrire. Il governo nazionale faccia la sua parte e Marchionne non abbia pregiudizi ma valuti attentamente le nostre proposte».
Certo che, dopo il grande risultato elettorale, occorre esprimersi così. Chissà perché nessuno ci ha mai pensato prima d’ora. Cosa intende Lombardo con questa dichiarazione? Altri soldi alla Fiat? Perché non darle un bel calcio al culo invece. Perché, da quelle parole, mi par di capire, che le cose sono talmente mature che si può fare a meno della Fiat. Qui, si può stampare e si può assemblare. Ci sono ottimi lavoratori. Si vende direttamente. Visto che Lombardo parla di ingenti risorse finanziarie e parla pure di macchine a impatto ecologico, mi sembra naturale far da sé, senza più la presenza di mamma Fiat. Perché continuare a umiliarsi? Perché continuare a farsi sfruttare? Perché, i lavoratori, che nella loro stragrande maggioranza hanno premiato elettoralmente il partito di Lombardo, e il resto dello schieramento di destra, non ne approfittano di questa dimostrazione di buona volontà politica (finora solo a parole) e costringono con le spalle al muro coloro ai quali sono andate le loro preferenze. D’altro canto, su quali spalle piangere? Su quelle dello strano Marchionne? Su quelle del governo regionale direi proprio di sì.

Oggi, lo sciopero è stato contro Marchionne, e contro Micciché, che è anche vicesindaco di Termini Imerese. Dell’uno sappiamo il perché; dell’altro il perché è dato dal fatto che aveva consigliato il sindacato di non scioperare contro la Fiat. Questa grande potenzialità di lotta (a causa del bisogno) della classa lavoratrice termitana non può essere elusa né sacrificata con 200 o 300 ore di sciopero a perdere (come nel 2002) che, e il sindacato sa perfettamente che questa volta non può sbagliare, porterebbero a liquefare un movimento di speranza.

Ritengo che l’emotività non debba giocare un ruolo dominante per far cambiare il vento. Reputo opportuno invece che la coscienza dei lavoratori si indirizzi verso qualcosa di più concreto che non sia sempre supplicare quel pachiderma: c’è già uno stabilimento con tutti gli impianti funzionanti, basta rendersi autonomi da Marchionne e da mamma Fiat. Se si vuole, si può fare. Mi rendo conto che l’unico ostacolo a questo può essere ancora la mentalità riduttiva di chi, pur lavorando, non è abituato ad essere protagonista attivo dentro, ma semplicemente un esecutore di azioni cicliche e dipendenti.

Termini Imerese: un luogo stranissimo dove non c'è niente intorno.
"Sì, ce lo avete tolto tutti voi, col nostro aiuto".

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Ti ho sempre amato

La forza dell'amore porta al sacrificio di sé stessi.


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venerdì 26 giugno 2009

Colpo di stato in Honduras

COLPO DI STATO IN HONDURAS: IL PRESIDENTE MANUEL ZELAYA CON AL FIANCO I MOVIMENTI SOCIALI, RESISTE

Gennaro Carotenuto
(26 giugno 2009)

Le parole drammatiche nella notte del presidente dell’Honduras Manuel Zelaya: “È in corso un colpo di stato nel paese” sono state confermate e supportate dall’ONU. Il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Manuel D’Escoto, nella notte ha condannato con parole fermissime il tentativo di colpo di stato in corso in Centroamerica: “condanniamo fermamente il colpo di stato in Honduras contro il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya” dove i poteri di fatto di sempre, le élite, l’esercito, le alte gerarchie cattoliche, le casta politica, sono disposti a tutto perché nel paese neanche si parli di Assemblea Costituente. È infatti questo l’oggetto del contendere che ha scatenato la sedizione: un referendum che domenica prossima dovrà decidere se convocare o no l’elezione di un’assemblea Costituente voluta secondo i sondaggi dall’85% della popolazione.

È bastato solo l’odore di una Carta costituzionale che per la prima volta mettesse nero su bianco diritti civili e strumenti per ottenerli in un paese per molti versi ancora premoderno come l’Honduras, perché si mettesse in moto la macchina golpista che durante tutta la storia ha impedito giustizia sociale e democrazia in tutto il Centroamerica. Il presidente Manuel Zelaya, “Mel”, con una storia di centro-destra nel partito liberale che durante il suo mandato ha virato con molta dignità verso il verso il centro-sinistra, aveva indetto per dopodomani domenica 28 giugno una consultazione con la quale si chiedeva ai cittadini se nel prossimo novembre si dovesse convocare o meno un’Assemblea Costituente nel paese contemporaneamente alle elezioni presidenziali, legislative e amministrative già previste a fine anno.

Quella per l’Assemblea costituente sarebbe stata, sarà, la “quarta urna”, una svolta che secondo i sondaggi è voluta da almeno l’85% del paese ma indesiderata dalle élite tradizionali, dal sistema dei partiti incluso quello del presidente che oramai si oppone apertamente, dai media di comunicazione, che in Honduras come nel resto del continente sono dominio esclusivo del potere economico, dalla Corte Suprema e dall’esercito. Queste non solo non vogliono contribuire al processo eleggendo propri rappresentanti all’Assemblea Costituente nel prossimo novembre, ma né vogliono una nuova Costituzione né accettano di verificare se la maggioranza della popolazione la desidera. La scrittura di Costituzioni partecipative, condivise con gli strati popolari della popolazione, dal Venezuela, alla Bolivia all’Ecuador è stata vista nell’ultimo decennio con crescente rifiuto da parte delle oligarchie tradizionali che, soprattutto nel caso boliviano, si è trasformato apertamente in eversione.

Di conseguenza settori numericamente preponderanti dell’esercito di Tegucigalpa, che rispondevano al Capo di Stato Maggiore Romeo Vázquez, si sono rifiutati di operare per permettere la consultazione di domenica, distribuendo le urne e permettendo il regolare svolgimento della stessa adducendo che il referendum sarebbe illegale e che sarebbe propedeutico all’installazione di una dittatura di Mel Zelaya nel paese.

A quel punto al presidente non è restata che la destituzione del generale Vázquez che nella giornata di ieri non è stata però confermata dalla Corte Suprema che ha così appoggiato la sedizione. A questo punto le informazioni nella notte honduregna si fanno confuse. Di fronte al rifiuto di Zelaya di reintegrare Vázquez come Capo di Stato Maggiore parti importanti dell’esercito avrebbero occupato punti nevralgici del paese. I movimenti popolari, indigeni e sociali che appoggiano un presidente, divenuti unici riferimenti per Zelaya osteggiato da tempo dal proprio partito, sarebbero scesi al contrattacco, avrebbero occupato sotto la pioggia battente la base militare della Forza Aerea nell’aeroporto internazionale di Tocontín, sottratto a questa le urne e le schede referendarie con l’intenzione di distribuirle comunque nel paese.

Nel corso delle ultime ore sono successi due fatti nuovi che fanno inclinare all’ottimismo. Il presidente Zelaya ha parlato alla nazione, circondato da rappresentanti dei movimenti sociali del paese, confermando il recupero del materiale elettorale e riaffermando che domenica si terrà comunque il referendum. Intanto almeno il comandante dell’Aviazione, Generale Javier Price, si è schierato con il presidente democraticamente eletto. Intanto i movimenti sociali honduregni, di fronte al silenzio dei media rispetto al colpo di stato in corso nel paese, invitano a far circolare al massimo l’informazione e la solidarietà internazionale sul golpe in Honduras. Le prossime ore saranno decisive per capire se il golpe prospererà o se siamo di fronte ad un nuovo 13 aprile 2002 quando a Caracas in Venezuela i movimenti sociali e popolari sconfissero pacificamente il golpe dell’11 aprile contro il governo democraticamente eletto di Hugo Chávez.

fonte www.gennarocarotenuto.it

Su precisa richiesta dai movimenti che in Honduras stanno resistendo al golpe si invita alla particolare diffusione di questo articolo.

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Feticismo della merce

17° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Feticismo della merce

«Invece la forma di merce e il rapporto di valore dei prodotti di lavoro nel quale essa si presenta non ha assolutamente nulla a che fare con la loro natura fisica e con le relazioni fra cosa e cosa che ne derivano. Quel che qui assume per gli uomini la forma fantasmagorica di un rapporto fra cose è soltanto il rapporto sociale determinato che esiste fra gli uomini stessi. Quindi, per trovare un’analogia, dobbiamo involarci nella ragione nebulosa del mondo religioso. Quivi, i prodotti del cervello umano paiono figure indipendenti, dotate di vita propria, che stanno in rapporto fra di loro e in rapporto con gli uomini. Così, nel mondo delle merci, fanno i prodotti della mano umana.
Questo io chiamo il feticismo che s’appiccica ai prodotti del lavoro appena vengono prodotti come merci, e che quindi è inseparabile dalla produzione delle merci». (Il Capitale, I libro, I sezione, cap. I).

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giovedì 25 giugno 2009

Prego Presidente, non confondiamo i cazzi con i mazzi

ROMA - «Non bisogna confondere la crisi della politica con la crisi della democrazia» e bisogna trovare un punto di riferimento nelle istituzioni «che hanno bisogno del necessario rispetto»: lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, durante la cerimonia di inaugurazione dell'archivio storico del Quirinale.

CULTURA DELLE ISTITUZIONI - «Per non perdere il senso delle fondamentali istituzioni e giungere a giudizi più ponderati, è fondamentale il riferimento alla realtà delle istituzioni e quindi alla cultura delle istituzioni e tra queste naturalmente la Presidenza della Repubblica» ha spiegato ancora Napolitano.

Caro presidente della Repubblica: questa crisi viene da lontano (chi più ne è responsabile, meno si vede) e più cerco di venirne a capo più mi aggroviglio. Non crede che oltre al rispetto per le istituzioni ce ne debba essere un altro NECESSARIO, che viene SISTEMATICAMENTE ELUSO dalla Politica e dalle Istituzioni: il RISPETTO PER LA NOSTRA DIGNITÀ E PER LA NOSTRA INTELLIGENZA DI CITTADINI?

Ma col BERLUSCONISMO in atto vedo che anche le Istituzioni scambiano cazzi x mazzi.

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Berlusconi alla guida di una Ford Escort

L’essere con le ali del post precedente, che aveva deciso d’andarsene perché letteralmente disfatto da questa società infame, è stato costretto a ritornare sui suoi passi a causa di un imprevisto che gli ha bloccato addirittura il ragionamento. Giunto là, dove aveva deciso di trascorrere i suoi giorni in santa pace, chi t’incontra? - dimmi se questa non è jella vera e propria - ma lui, che con un sorriso da pavone erudito lo blocca con queste parole: “Nonostante tutto quello che si scrive e che si dice in questi giorni, il mio gradimento è al 61%. Ragion per cui, non c’è bisogno che te ne vai. Ti autorizzo a rimanere. Farò un decreto per te che terrà conto della tua sensibilità angelica. Da domani prometto che sarò più casto: anche la Chiesa lo vuole. Ora, per questo, non vedo altro modo che prendere tutte le escort (in garage ne ho una scorta infinita) e riequilibrare le loro convergenze secondo i miei gusti. Eh sì, la Ford non fa più le escort di una volta, docili da domare. Ma con le convergenze rifatte correrò fino alla fine. Eh eh, non vi libererete facilmente di me”.

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Basta così, me ne vado

(Foto di Krzysztof Pawela)
Lui se ne va, sconfitto. Io resto ancora un po'.

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mercoledì 24 giugno 2009

Su, signori, prendiamo le posizioni per la battaglia finale

Su, signori, prendiamo le posizioni per la battaglia finale. Noi (plurale majestatis) resteremo abbarbicati fino alla radice della poltrona di Palazzo Chigi e non commetteremo la sciocchezza di farcela fregare abbandonandola ad altri. Io, cioè noi, mi terrò seduto al centro della poltrona come l’Alfieri legato alla sua e griderò «Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli questa poltrona», sarò corpo organico in simbiosi con essa e voialtri, miei fidi berluskones, graviterete intorno a me. Vi raccomando di mettere nelle fionde tanti di quei sassolini contundenti quanti più ce ne stanno, perché 8 sassolini possono uccidere 8 comunisti, e quindi avremo 8 comunisti in meno. Se ciascuno di voi avrà mira buona, in quanti siete che mi difendete?, mettiamo in 300, avremo le nostre eroiche Termopili, avremo quindi 300 fionde per 8 sassolini cadauna fanno 2400 comunisti che decimerete, non dimenticando i lodialfani contundenti. Metteremo i nostri fanti-berluskini in agguato per accogliere i comunisti e ucciderne ancora, poi i cavalieri-berluskini da buttare nella mischia per ucciderne ancora, in più le poesie terribili di Sandrocchia, i tornelli contundenti di ser Brunetta, i c'azzecchi di Ghedini, le ronde della salute di Smaroni e l’esercito della giovinezza di ‘Gna, perché sparino nel mucchio, per ucciderne ancora. Quanto a me, volevo dire a noi, ci terremo un po’ distanti dalla battaglia per non abbassarci a tanto, novello Nerone canterò una serenata all’amore accompagnato dal fido Apicella e se qualcuno oserà avvicinarsi lo sistemerò con un colpo contundente di chitarra e se qualcuno volesse scivolarmi a manina lesta la poltrona di sotto, un colpo di cribbio non glielo eviterà nessuno!

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Minzoloni e Berluschini

Berlusconi e Minzolini, a furia di tenersi stretti i relativi biscottini, non hanno avuto il tempo di scambiarsi i veri connotati, che non corrispondono più a quelli a tutti noti ma, da adesso, a Minzoloni e Berluschini, dell'uno emerge il cranio dell'altro i capellini. Sotto i trucchi e i ceroni della Rai essi tirano brutti scherzi e ancora si ostinano ambedue a raccontarla alla gente che a bocca aperta ascolta quali vantaggi costoro possono ancora procurarsi quando, guardandosi allo specchio, si battono le mani da sé, per la bravura appena dimostrata a svendere parole e a prenderci per il sedere.

Come dice un vecchio adagio siciliano: "mittitici pani 'mmucca!". (Mettetevi il pane nella bocca).

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martedì 23 giugno 2009

Stanchi di questo andazzo? Usate questo tasto

Berlusconi: ha vinto il Pd? Vogliamo sempre perdere così.
Bossi: la gente si fida di noi.
Franceschini: inizia il declino di Berlusconi.
La Russa: abbiamo vinto noi.
Udc soddisfatta.
In questa tornata hanno vinto tutti (Di Pietro aveva già vinto).

Stanchi di questo andazzo?
Usate questo tasto:


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Gli Appesi sconfitti e gli Appesi declinati

Per Berlusconi: "Un'altra sonora sconfitta della sinistra".

Per Franceschini: "È iniziato il declino della destra".
Ebbè, neanche da appesi questi due sono d'accordo! Ma essendo appesi, ciascuno con i propri sensi di colpa, possono appellarsi ai loro elettori.


Nelle rappresentazioni moderne, l'Appeso in giù (Franceschini) è un giovane segretario del Pd che appare capovolto ma sereno, appeso per una caviglia al ramo di un albero. Ha una gamba piegata dietro l'altra e i polsi dietro la schiena, presumibilmente legati o fatti legare dall'Appeso in su più antico (Berlusconi), poiché la posizione è associata al supplizio pubblico che ancora i Democratici devono finire di estinguere.

Quando finirà il supplizio? Solo dopo il ciclo del berlusconismo, si potrà parlare di democraticismo. Quando finirà il berlusconismo? Non appena si concluderà quel supplizio. Il fatto è che nessuno ha la sfera magica che legge il futuro. Chi non è ateo può attaccarsi a un qualche miracolo; tutti gli altri, se si stancheranno d'aspettare, possono seguire le orme dell'Appeso in giù.

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lunedì 22 giugno 2009

Konsigli per gli acquisti di Kossiga a Berluska

All'uomo che non deve chiedere scusa mai!

Caro amico, ti scrivo così ti rilassi un po’
E siccome sei troppo imprudente più forte te lo scriverò
Da quando sei premier non sei più una novità
La vecchia Repubblica è kaputt ormai
Ma qualcosa ancora qui non va

Tu dici troppe bischerate compreso quando è festa
E c’è chi ha messo dei tappi di sughero pure alla finestra
Se tu stessi senza parlare per intere settimane
A quelli che come me non han niente da dire
Non sai quanto scoccia non aver da picconare.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione
Insieme al Pd stiamo già aspettando
Sarà tre volte più in spaparanzarsi ogni giorno
E se ogni povero cristo scenderà dal balcone
Per menarcele avrà pure la sua buona ragione.

Ci sarà da ingrassare e scorreggiare tutto l’anno,
anche i rom potranno parlare
mentre i gay già lo fanno.

E se vuoi fare all’amore fallo a Palazzo Chigi
Che a Palazzo Grazioli o alla Certosa ti spiano a iosa
Ma ricordati che hai già un’età
E senza grandi disturbi governerai
Ti dico solo di non chiedere scusa
Ai cretini di ogni età.

Ma se la guerra vuoi fare allora
In Parlamento devi andare. Ma non al
Senato per carità. Tieni un discorso duro
Come ai tempi di un tuo consimile in altezza
Un certo Fanfani che a priori chiedeva fiducia
Anche se irresistibilmente poi cascava.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
E come sono contento
Di scriverti in questo momento
Vedi caro amico cosa mi devo inventare
Per farmici quattro risate sopra
Per continuare a sperare...

E se quest’anno poi tu cascassi in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
questo mio consiglio per gli acquisti:
comprati un piccone e vieni con me
a picconar contenti
io a te e tu a me.

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Lippi e Berlusconi sull'orlo del baratro

Dopo la sconfitta col Brasile Lippi ha dichiarato: «Io non ho nessun potere, quando è stata fatta la Costituzione, venivamo da una serie di vittorie calcistiche che dal ventennio ci hanno accompagnato fino a calciopoli. Tutti gli altri ct hanno deciso di dare tutti i poteri al Parlamento e ora ci ritroviamo fuori dalla Confederations Cup».
Rispetto ai poteri dell’allenatore supremo, Lippi ha aggiunto che: "Io sono l’ultimo degli allenatori pari a me. I giocatori non li nomino né li posso dimissionare. Tocca al Parlamento. Io mi limito democraticamente ad accettare la volontà del popolo calcistico, senza il quale non si può fare una formazione vincente. Io amo e rispetto molto la Costituzione".

Davanti ad un seggio elettorale, Berlusconi ha confermato che: “Purtroppo siamo fuori e mi dispiace molto. Ma l’opposizione deve stare calma a spingere con i giovani perché per il potere ci vuole grande pratica ed esperienza. L’opposizione del Brasile è stata forte, mentre il Pdl non era in condizioni politiche molto brillanti in difesa, specie dopo le ultime manovre della stampa sulle cene intime che avrei organizzato. Non ci saranno altre cene, visto che la strada del Presidenzialismo rimane un’opzione tutta nella mia testa. Non organizzerò più feste e mi limiterò a non esternare ai giornali avversi. Da domani tutte le mie donne avranno le fattezze della Pina, la fatidica moglie di Fantozzi. Vediamo così se la smettete di pensar male. Arrivederci”.

Ps.: forse c'è stato uno scambio di dichiarazioni, ma pare che il risultato non modifichi l'essenza delle cose.

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domenica 21 giugno 2009

S.U.B.I.R.E. Le puledre pugliesi ovvero una scuderia al galoppo

Essendo l'Ippica uno sport che mette a confronto diretto varie concorrenti del sesso saltatore, è anche una delle principali attrattive per gli appassionati di gossip politico e di eros bipartisan.

Il luogo in cui si svolgono le gare di accoppiamento di velocità è l’ippo-letto, grande come quello che ha visto la D’Addario attendere il presidente; le gare sono solitamente eseguite dopo cene a base di “Cose semplici, pasta, verdure, cipolle fritte, aglio crudo, pescetti, gelati al pistacchio con contorno di lecca-lecca al carrubo”; cose talmente semplici che però preparano a notti da girone lussurioso, secondo i bene informati sul pisello del presidente...

L’organizzazione umanitaria-sessuale-pro-politici che gestisce il patrimonio femminile escort italiano, farebbe capo a «Gianpaolo Tarantini titolare di una scuderia di donne, anche escort, che in cambio di mille euro a serata partecipavano a feste in luoghi esclusivi, come Palazzo Grazioli e Villa Certosa. E che lui sapeva, quasi certamente da persone vicine al Cavaliere, è il sospetto degli inquirenti, quando c’erano da organizzare delle feste. Feste alle quali hanno partecipato tante ragazze».

L’ente (una vera e propria setta carbonara del sesso) che gestisce il patrimonio delle ragazze da 1000 e più € si chiama S.U.B.I.R.E. (Segretissima Unione Bipartisan per l'Incremento delle Ragazze Excort). Il relativo sistema di cene e nottate era gestito, dallo stesso Tarantino (in cambio di niente, beninteso), solo per un’eccessiva dose di generosa compiacenza verso uomini di diversa indole sexual-politik, fossero essi di destra o di sinistra. Chissà perché usualmente non si registrano presenze di centristi. Forse la mano di Dio.

Ciò che non comprendo, sinceramente, è tutto questo casino, compreso di indagini, intorno al sesso dei politici che, come gli angeli, in effetti, non hanno sesso, sono al di sopra delle scopate plebee: ci mettono solo quattrini a iosa e un poco di buona volontà. È lecito il sesso a quei livelli aristocratici? O stiamo scoprendo che anche il sesso ha le sue differenze di classe? Perché un premier e i politici bipartisan non possono scopare? Perché, se scopano, poi governano meglio e anche si oppongono, e non hanno bisogno nemmeno di cocaina. Oh sì?

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sabato 20 giugno 2009

Gli ultimi insulti del premier: siete analfabeti della libertà

Gli ultimi insulti del premier qui:
"Non avete dignità,
non sapete cos'è la democrazia e la libertà".
"Siete oggi come sempre dei poveri comunisti".
"Siete analfabeti della libertà".

L'asino scorse in mezzo al prato un'arpa.
S'avvicinò, con l'unghia ne tentò
le corde, e le corde tocche risuonarono.
«Dio, che cosa gentile!» disse l'asino,
«che non sia del mestiere, che peccato!
Se la trovava don Silvio più istruito
quali divine, dolci melodie!».
Così il talento spesso è sfortunato.

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venerdì 19 giugno 2009

Rubate tutte le mappine ad una cena del presidente

Incredibile colpo dei soliti noti durante una cena organizzata dal presidente.

Intanto è meglio chiarire alcune cose: queste cene si chiamano cene. Punto e basta.
Che si mangia?
Cose semplici, pasta, verdure, cipolle fritte, aglio crudo, pescetti, gelati al pistacchio con contorno di lecca-lecca al carrubo. Può capitare che, durante una di queste cene, qualcuno faccia sparire qualche souvenir: un capello del presidente, un fazzoletto del presidente, una bandana, un bicchiere dove ha bevuto il presidente, una calza del presidente, una mutanda azzurra, una cravatta, lo spazzolino, la dentiera (?, non so, bisogna chiedere a lui), la cintura dei pantaloni, le bretelle, i gemelli, lo smoking, il dolcevita, il cuscino dove dorme, le lenzuola, i materassi, lo scendiletto, l’abat-jour: insomma, semplici ragazzate.

Succede, ad esempio, sui wagon-restaurant, nelle camere d’albergo, nei w.c. di Trenitalia, uno prende e si porta via il ricordino, ma cribbio, portarsi via delle mappine, in piena cena, per giunta una carrettata, mi sembra volgare e offensivo nei confronti di un anfitrione così gentile.

Ma è successo. Tutte le mappine sparite. Infatti, i commensali, sono stati costretti ad usare dei volgarissimi tovaglioli di carta presi alla Coop del quartiere all’ultimo istante. Pare che il colpaccio sia stato messo a segno durante il racconto di una delle famose barzellette del presidente, e questo lo dico per i morbosi senza ritegno: non sono mai scollacciate, anche se portano misure esagerate.

Ridevano tutti. Ah, il presidente è bravo a raccontar barzellette. Figuriamoci, sarà successo durante il fragore delle risate: hanno fatto con comodo. Manco una mappina è rimasta.
E il bello è che poi è partita la musica e il presidente s’è messo a cantare Pigalle, quella che quando studiava alla Sorbona, cantava di notte (ma quando dormiva?), sostituendosi a Henry Salvador.

Insomma, vi par giusto fregare le mappine ad un uomo che non ha mai rincorso le donne. Anzi, sono loro a stargli dietro... e secondo me, stanche di rincorrerlo, si sono vendicate con le mappine, complice uno dei maggiordomi del presidente, quello che manda tutti a nanna quando è l’ora di fare la nanna.



Per ritornare al furto delle mappine. Tutto è in mano alla magistratura. Molti si chiedono che succede, e non solo all'opposizione, perfino nell'entourage del presidente, sembra ci sia qualche leggero fastidio per l'accaduto. La domanda, che vuole una risposta seria, è: è così facile rubare mappine in casa del presidente? Cos'hanno di così prezioso per essere state trafugate durante un banchetto tanto carino?

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Uno squarcio di luce nelle buie stanze del Potere

Avvenire a Berlusconi: "Faccia chiarezza in questo clima di smarrimento".

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A forza di essere anticomunisti, ecco qua!

Ecco come finirete se insistete a imitarlo, a volere essere per forza anticomunisti. «Chi non sa superare la propria angoscia, dia uno sguardo a quella degli altri».

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giovedì 18 giugno 2009

E dal 2011 niente più auto a Termini Imerese

La Fiat sta gestendo «una situazione drammatica in modo assolutamente responsabile».
La Fiat inoltre intende mantenere la propria presenza industriale a Termini Imerese, ma con una produzione diversa dall'auto. Marchionne ha spiegato che la produzione della Lancia Y è confermata fino al 2011 nello stabilimento siciliano. Poi la produzione industriale del Lingotto a Termini Imerese sarà diversa dall'auto e per questo si dovrà rivedere l'accordo di programma.
Niente più auto a benzina quindi. Forse bambole ad aria compressa? Beh, l'important, c'est de l'argent e meno inquinament!

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The Utilizzator

Intendiamoci, nulla a che vedere con Arnold Schwarzenegger. L’unica cosa che li accomuna è la nazionalità: l’uno è austriaco, l’altro non lo è. Il fatto, poi, del cyborg: The Utilizzator è un organismo cibernetico, di forma berlusconoide, il cui punto debole sono le femmine ad ogni costo, ad ogni ora e in ogni postura. Ma…The Utilizzator non ha mai pagato le donne. Esse lo cercano, lo desìano, lo amano a prescindere e The Utilizzator usa, per le sue perfomances, un letto idraulico, omaggio alla scena finale del film, dove il Terminator originale viene schiacciato in una pressa idraulica.

Il suo azzeccagarbugli personale è sicuro di questo fatto. Inoltre, una femmina qualsiasi che voglia intrattenersi con lui non ha che da proporsi, sempre che The Utilizzator abbia del tempo da dedicarle. C’è da dire, a quanto dichiara l’azzeccagarbugli, che The Utilizzator sarebbe un soggetto inconsapevole: essendo un po' sessodipendente, il cyborg non si rende conto delle attenzioni particolari a cui viene sottoposto e se una femmina volesse avere rapporti con lui, il medesimo continuerebbe a non sapere e quindi virtualmente è come se non consumasse, utilizzando solo la parte che gli si para davanti. A quel punto, non è responsabile di niente. Ecco, questo è quel che si dice, parlar con grande franchezza.

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Il Ponte di Silvio

Si narra che nel 2009 d.C. riuscì ad arrestare l'avanzata dei barbari excomunisti guidati dal dux Massimo il Baffettatore, mentre i suoi amici demolivano il ponte Silvio, un ponte un destino!, per impedire che i nemici passassero il Tevere. Inizialmente al suo fianco combatterono l’avv. Ghedini e il min. Alfano, coach La Russa, ispiratore Sandro Bondi, poi, rimase da tagliare soltanto una piccola parte del ponte e ordinò loro di mettersi in salvo, mentre lui rimase a combattere da solo per difendere l'onore delle sue donne. Al termine della demolizione si gettò nel Tevere con tutta l’armatura e qui, secondo Franceschini, affogò. Secondo Capezzone, invece, riuscì ad attraversare il fiume nuotando e a rientrare in quella città a cui aveva evitato, con il suo eroico gesto, un infausto destino. Il popolo dei berluskones gli dimostrò la sua gratitudine dedicandogli una statua e donandogli un appezzamento di terreno in base a quanto ne poteva arare in un intero giorno. Mi par che basti per mandarlo in pensione.

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mercoledì 17 giugno 2009

Padre Tornello da Venezia

Padre Tornello da Venezia, noto anche come Padre Renato da Venezia, ministro religioso dell’Ordine dei Frati Piccolini del Tornello, in odore di santità.
"Sto cambiando la pubblica Amministrazione e per questo mi hanno paragonato a Padre Pio, per la velocità di guarigione che ho: quindi, state attenti, che se vi vengo a stanare, brutti fannulloni, vi faccio un miracolo sano sano".

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La disgrazia di nascere fin troppo democratici

Chi è nato democratico, in tempi d'oggi, ha tutta la vita
davanti per maledirla e maledirsi:
anche le miserie altrui rischierebbe un giorno d'invidiare.

Pure da morto, che si gode la sua pace,
lo pigliano a calci nel sedere e sputi in faccia:
è l’abitudine inveterata dei suoi discendenti
ancora più democratici di lui.

Non sempre è come sembra. L’apparenza docile
democratica inganna tutti. Meglio essere
visibilmente sbigottiti per la propria
natura che vivere dentro una piccola
vita piena di botte, misere fatiche
e dire sempre boh all'ingiustizia!

Meglio evitare l’asino di Fedro che della
sua pelle ne fecero tamburelli.
«Calci e vergate prendeva da vivo:
ora ch’è morto becca sempre colpi»;
ma asini si nasce. Dopo, forse,
si diventa democratici.

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martedì 16 giugno 2009

La blogosfera in una trappola mortale




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L'Abbronzato, le scarpe lucide e Papi

"È bello vederti, amico mio!"; con questa esclamazione allegorica l'Abbronzato della Casa Bianca ha accolto il nostro Papi.
[...]
"Sono qui a collaborare con il Presidente Obama, così come è successo in precedenza con i presidenti Clinton e Bush"; Obama, a questo punto, si fa più attento.
[...]
"Sarei molto lieto - ha aggiunto Berlusconi - se continuando i nostri rapporti si possa arrivare ad una amicizia, direi che abbiamo ben cominciato".

L'Uomo Nero ora, toccato nel più profondo del cuore, si commuove, e d'un fiato risponde:
"Mi aspetto sempre dal premier Berlusconi una opinione franca e onesta sulle mie scarpe; oltre al fatto che a me il premier Berlusconi piace personalmente, per come sa ben lucidare; anche i nostri popoli si amano e hanno profondi legami e profonda comunità di valori; please, lucidami ancora, my friend".

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sabato 13 giugno 2009

Matrimoni finti matrimoni per noia

Il matrimonio è generalmente inteso come istituto di durata indeterminata, revocabile talora (col divorzio, il ripudio, la mancata consumazione sessuale, la finzione!).

«Mettiamola così: nulla di pruriginoso. Piuttosto, direi immagini politicamente imbarazzanti. Ne posso raccontare una: sarà stata la tarda primavera del 2008 e nei giardini della villa, c'è un finto matrimonio tra Berlusconi e una ragazza. Ci sono il bouquet di fiori e un gruppo di altre ragazze intorno a loro che applaudono divertite».

Finto anche tutto il resto: i fiori, le ragazze, i testimoni, gli invitati, la festa, il prete, il banchetto, la ricca dote, il sesso nuziale, e soprattutto lui, che non era proprio fisicamente presente, lì c'era il famoso sosia, lui stava lavorando altrove alle cose di politica italiana, perché quello è l'impegno che aveva preso con gli italiani. E, infine, che male c'è a giocare così? Forse che non si può prendere il proprio matrimonio per le corna e catartizzarlo come si deve?

Meno male che Fabrizio la pensa in altro modo:


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venerdì 12 giugno 2009

Смерды - Gli Smerdy dell’XI° sec.

Intorno all’XI° sec., nello Stato di Kiev, questo termine designava semplicemente l’«uomo», l’«individuo»; man mano che dalla società di allora emergevano categorie diverse, la parola fu applicata all’insieme della popolazione contadina con un significato peggiorativo. Così gli smerdy finirono per diventare i «puzzolenti». In quell’epoca erano giuridicamente persone libere, anche se facevano puzza e lavoravano le terre altrui. Benché formassero una massa inferiore, godevano, con qualche sfumatura, dei diritti del proprietario.

Nel nord, a Novgorod, gli smerdy dipendevano non dal principe ma dalla città, dall’assemblea cittadina, e sembrando avere insieme con la libertà, un completo controllo della proprietà. Al nord sono stati sempre più pratici e intelligenti. Nel sud invece, dipendendo dai signori, godevano solo di un usufrutto del suolo e del diritto di eredità, ma solo se facevano figli. Senza prole, la terra ritornava al principe. Il sud non si smentiva nemmeno allora.

Se uno smerd aveva un debito che non poteva saldare si assoggettava al suo creditore, divenendo un uomo semilibero, uno zakup, finché non lo saldava; se però tentava la fuga e veniva ripreso - non come i nostri furbetti che scappano all’estero o fanno scappare i nostri soldi - allora si trasformava in cholop, cioè uno schiavo.

Gli smerdy pagavano le tasse al proprio principe e se questi muoveva alla guerra o faceva marce forzate, gli smerdy lo rifornivano di cavalli, di mangime e di donne. Infatti, non per niente venivano chiamati smerdy. Ma lo facevano per ingraziarselo o per affrancarsi dalla miseria.

Capitava ogni tanto che uno smerd meno sprovveduto di altri diventasse più ricco; allora si comportava né più né meno come quel padrone che, dopo averlo assoggettato, dandogli magari una parvenza di semiproprietà di terra, sfruttava i suoi cholopy e i suoi zakupy. Uno smerd, anche se arricchiva come un paperone, sempre smerd restava, per l’aristocrazia terriera, che da una parte se lo baciava, dall’altra lo schifiava.

Se è vero che la Storia è piena di corsi e ricorsi, mi chiedo: ci sono smerdy che si possono paragonare a quelli di Kiev, nella nostra società contemporanea?

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Un’intercettazione degli anni 80 a.C. si può dare alle stampe?

Un’intercettazione degli anni 80-70 a.C., resa nota, addirittura cantata pubblicamente da legioni intere di soldatacci romani. In quell’epoca le intercettazioni non erano soggette alla repressione politica dei duci, anzi, contemplavano un risvolto culturale e uno satirico veramente strabiliante.

Il grande Cesare, per servire il suo Paese, fu mandato a fare il soldato come comandante della marina romana e divenne l’amante di Nicomede, famoso re gay di Bitinia: (♫ ma come fanno ora i marinai l’hanno appreso da Cesare).
Se fu di dominio pubblico quel corpo a corpo maschile si deve sicuramente a qualche spione che amava guardare dal dietro di qualche fessura.

Infatti, i soldatacci di Cesare, informati della scopata regale, subito si misero a cantare così:
“Cesare ha sottomesso la Gallia, Nicomede Cesare.
Vedete: Cesare, che ha sottomesso tutta la Gallia, trionfa,
ora Nicomede, che ha sottomesso Cesare, non trionfa”.
Meno male che c’è stata quella spiata: oggi non avremmo potuto compiangere Nicomede per la grande ingiustizia subita.

Quindi, ritengo e sostengo fermamente, che per amore di Giustizia, le intercettazioni devono essere parte operante contro ogni forma di anomala attività di duci, lacchè e quacquaracquà.

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giovedì 11 giugno 2009

Crisi

16° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Crisi

Origine delle crisi.
«L’enorme forza produttiva in relazione alla popolazione, quale si sviluppa in seno al modo capitalistico di produzione e, quantunque non nella stessa misura, l’aumento dei valori-capitali (non solamente dei loro elementi materiali) che si accrescono molto più rapidamente della popolazione, si trovano in contrasto e con la base per cui lavora questa enorme forza produttiva, che relativamente all’accrescimento della ricchezza diventa sempre più angusta, e con le condizioni di valorizzazione di questo capitale crescente. Da questo contrasto hanno origine le crisi». (Il Capitale, III libro, III sezione, Considerazioni complementari).

Crisi, momento del ciclo capitalista.
«Per principio, in economia politica, non bisogna mai raggruppare le cifre di un solo anno per trarne leggi generali. Bisogna sempre considerare un periodo medio dai 6 ai 7 anni, lasso di tempo durante il quale l’industria moderna passa attraverso le differenti fasi di prosperità, sovrapproduzione, stagnazione, di crisi e porta a termine il suo fatale ciclo». (Discorso sulla questione del libero scambio).

Le «crisi inevitabili».
«Da parecchi decenni, la storia dell’industria e del commercio non è che la storia della rivolta delle forze produttive moderne contro i rapporti di produzione moderni, contro il sistema della proprietà, che è la condizione dell’esistenza della borghesia e del suo regime […]. Scoppia un’epidemia sociale che, in un altro periodo storico, può sembrare assurda: l’epidemia della sovrapproduzione». (Manifesto del Partito comunista).

«Soluzione» delle crisi.
«La borghesia come supera queste crisi? Per un verso, imponendo la distruzione di un gran numero di forze produttive, per un altro impadronendosi di nuovi mercati e sfruttando meglio i vecchi. Cosa dire? Essa prepara crisi più generali e più profonde, riunendo i mezzi per prevenirle». (Manifesto del Partito comunista).

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Un terrorismo vale l'altro e insieme (non) si pentono

"Usa come bin Laden, vanno capite le ragioni del terrorismo"... il suo, il tuo, il mio...

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Gheddafi: Gente gioiosa per le vie della città

«In Italia ho trovato un popolo amico e accogliente», ha ripetuto il leader libico nel corso della conferenza stampa con Berlusconi. Gheddafi ha apprezzato soprattutto la «gente gioiosa per le vie della città. Cercavano di vedere il nostro corteo». (Fonte: la Repubblica, Giovedì 11 Giugno 2009, pag. 2).

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mercoledì 10 giugno 2009

Il candidato a Sindaco del mio paesello è arrivato primo

Dopo una guerra fratricida, una dispendiosissima campagna elettorale a colpi di cene, banchetti, baretti e cotillon dall'una e dall'altra parte, contro l’altro candidato di “spessore fascista”, il sen. Battaglia (voci di popolo dicono che, ad un certo punto, pare abbia smesso di fare campagna elettorale, forse dietro i suggerimenti preziosi del sen. Nania e del ministro Alfano - un senatore è per sempre!), ha trionfato Burrafato, il nuovo podestà di Termini Imerese. La destra di Termini è felice e soddisfatta!
L’hanno festeggiato, issandolo sulle teste, per il rito del trionfo dell’antico guerriero romano.
Ancora però non ha fatto niente di antico romano e già la gente gli tributa ovazioni.
Chissà quindi dopo, appena farà, che gli faranno?
Buon sangue del popolo non mente.
Una cosa storica, che ha fatto incazzare tutti i suoi “ex compagni” di partito, l’aveva fatta per vincere questa tornata: passare dalle fila del centrosinistra a quelle del bozzolo chiuso, tra amici del giaguaro e spade durlindane: mpa, forza italia e via deamicisiando...
Tutto e sempre nel nome e nell'interesse della città!
Cave ne cadas!

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Serracchiani - Berlusconi: 12 a 10

Serracchiani = 12
Berlusconi = 10
Niente da fare per Silvio: è Destino. Perderà: anche contando le lettere del suo cognome ha sempre due punti in meno della bella e imprevista Debora.
Su questa differenza di punti vincente il Pd si gioca il futuro della sua testa, (l'ultima spiaggia per il Pd), visto che tutti i precedenti tentativi di scornare il Berluska si sono infranti contro lo scoglio impervio dell'elettorato italiano.

Eh eh eh: Serracchiani. Un nome tosto!
Riusciranno i fratelli della costa a rispondere al quesito infernale?

«Sia ca' fussi vucca jànca o nìura
Sia ca' fussi muzzicùni vilinùsu
Sia ca' fussi cani mastìnu o puru livrèri
Sia ca' fussi cani braccu o puru cani cirnècu
Sia ca' fussi razza arraggiàta o bastardùni
Mastru Zimma sapìti chi fa?
Prima li fà gnagnariàri
E po' li fà scappàri:
Pirchì si cci jetta la so' testa
Tutti sàutanu 'u purtèddu
E spirìscinu a la lesta».

(libera traduzione in siciliano del personaggio di Edgardo, Re Lear: atto III, scena VI)

Vucca = bocca;
Janca = bianca;
Nìura = nera;
Muzzicùni = grande morso;
Arraggiàta = arrabbiata;
Zimma = bernoccolo;
Gnagnariàri = guaire;
Sàutanu = saltano;
Spirìscinu = spariscono;
Lesta = velocemente.

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martedì 9 giugno 2009

Ti amo e t'appoggio

Berlusconi non appoggia il referendum.
Ma si appoggia a Bossi.
Berlusconi senza Bossi deperisce.
A Fini senza il referendum viene l’orticaria.
È un referendum sottaceto o sottaciuto?

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Oh, porco cane!

Calderollo dixit: «C'è un patto di ferro con il Pdl, anche se ora "sarà più forte il nostro ringhio", quello del cane da guardia cui sta a cuore l'impegno assunto con gli elettori. Il governo ne esce rafforzato e la maggioranza che lo regge è più forte di un anno fa».

D'ora in poi non si potrà più parlare di suini senza scomodare i canini.
Alla prima ringhiata fuori orinale grideremo tutti meravigliati: oh, porco cane!

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lunedì 8 giugno 2009

Le nostre stalle di sinistra

Dio (di sinistra) del cielo, se mi vorrai amare, scendi dalle stelle e vieni nelle nostre stalle di sinistra, che c'è qualcosa da fare.

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Allegri, sinistrati, Berlusconi parte!

Berlusconi: «Ho fatto tutto da solo».
Ma ai fedelissimi ha confidato: «Se risultati non saranno all'altezza, nel partito dovranno cambiare molte cose... a cominciare da me!».

Chissà, forse che Vendola & Co. non risolvano così i loro (i nostri) problemi.

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sabato 6 giugno 2009

Nascita, vita e morte di Democrazia proletaria (Ultima Parte)

La Seconda Parte qui; la Prima Parte qui.

(Terza e Ultima Parte) - Mentre Lotta Continua tende a identificarsi e risolversi nel movimento, Avanguardia operaia e la Lega si avvicinano al P.D.U.P. cercando di dare al movimento un’espressione anche istituzionale. Nel 1976 si costituisce il Coordinamento Ap-P.D.U.P.-Lega che promuove il cartello elettorale di Democrazia proletaria. L’opposizione alla politica del compromesso storico e insieme la ricerca di un rapporto col P.C.I. contro l’egemonia democristiana sono sintetizzate nella parola d’ordine: «governo delle sinistre». Ma nel giugno del 1976 Democrazia proletaria ha un risultato inferiore alle attese e ottiene solo un’esigua rappresentanza parlamentare.

La sconfitta elettorale acuisce i dissensi interni. La decisione prevalente è di contrastare la tendenza alla disgregazione accelerando la creazione di un nuovo partito, nonostante l’opposizione di settori minoritari che giudicano questa scelta prematura. Ma profondi contrasti esistono circa il partito da costruire.

Il P.D.U.P. ripropone sostanzialmente l’esperienza di un partito come il P.S.I.U.P., operante solo a livello istituzionale e caratterizzato da un rapporto unitario col P.C.I. Esce quindi dal Coordinamento, assorbendo la minoranza di Avanguardia operaia e riprendendo la propria libertà di iniziativa. Dopo aver rotto anche col quotidiano «Il manifesto» che torna a essere un gruppo d’opinione (1968) e aver assorbito il Movimento lavoratori per il socialismo il P.D.U.P., diretto da Magri, entra dal 1979 in parlamento e si scioglie alla fine del 1984 confluendo nel P.C.I.

Avanguardia operaia invece, con il gruppo pduppino Foa-Miniati e con la Lega, dà vita nel 1978 al nuovo partito di Democrazia proletaria. Rappresentata al parlamento europeo con un deputato già dal 1970, e dal 1984 anche nel parlamento italiano dove elegge sette deputati, la nuova organizzazione intende differenziarsi dal P.D.U.P. soprattutto per quanto riguarda il rapporto con il movimento e con la sinistra tradizionale. Pur praticando momenti di alleanza con quest’ultima essa si pone infatti come «alternativa» rispetto al P.C.I. e vuol rappresentare i settori rivoluzionari emersi dalle lotte studentesche e operaie. Di qui anche la preoccupazione di non limitarsi all’azione parlamentare ma di rafforzare i suoi legami col movimento sul terreno dell’azione diretta di massa.

La saldatura di questi due momenti non riesce tuttavia facile e vede spesso riemergere nei dibattiti congressuali lo scontro fra «partitisti» e «movimentisti». Altro motivo di discussione è il senso da dare alla parola d’ordine «alternativa di sinistra», che il terzo congresso del 1984 indica non come una formula di governo realizzabile sul breve periodo, ma come il risultato di un processo legato allo sviluppo di proposte e linee concretamente alternative a quelle riformiste.

Altra caratteristica di Democrazia proletaria è il forte contenuto sindacalistico delle sue iniziative più rilevanti. Da ricordare la modifica della legge sulle liquidazioni imposta nel 1982 dopo aver raggiunto le 500.000 firme necessarie a indire il referendum. A ciò tuttavia si accompagna l’attenzione per le tematiche pacifiste ed ecologiche agitate dai nuovi movimenti che hanno visto la luce nel corso degli anni Ottanta.

Nel 1989 la componente capeggiata da Capanna e Ronchi dà vita ai Verdi Arcobaleno. Dopo la scissione si apre una accesa competizione interna tra la componente movimentista (legata all'ecopacifismo, al femminismo e ai cristiani di base) guidata da Russo Spena e quella più dogmatica ed operaista guidata da Luigi Vinci. Russo Spena guidò il partito fino alla sua confluenza (1991) in Rifondazione Comunista.

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venerdì 5 giugno 2009

Silvio e le comari del paesino reale

Silvio Berlusconi è stato incaricato dagli italiani di aver cura della Costituzione, della Democrazia, della Legge, dell’Ambiente, delle Risorse sociali, della Cultura, del Lavoro. Nella maggior parte dei casi arriva prima degli altri nella cura delle cose, come sempre abbronzato, in quanto a intuire possibili fratture sociali. È necessario costui al Paese? Non c’è nulla in lui che possa dirsi di secondo piano. Passa, con una facilità estrema, dalle pose di monumento vivente a pinocchierie di bassa lega. Lor signori lo adorano, gli italiani spiccioli lo venerano. La sua frase chiave: «Arrivano i comunisti, chiudete le porte» è stata sostituita da «Sono circondato da magistrati comunisti che mi vogliono rinchiudere dietro una porta».

È evidente che ha un problema di dipendenza da copricapo: non sa mai quale indossare e si adegua alle circostanze.

Prendiamo ad esempio la smentita che ha dato a Draghi, il quale “aveva parlato di 1,6 milioni di lavoratori in Italia che non hanno alcun tipo di sostegno in caso di perdita dell'occupazione”; puntualmente, l’omino incaricato di tutte quelle cose di cui al primo rigo, interviene così: “Questa è un'informazione del Governatore che non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della realtà italiana… noi (plurale majestatis) che viaggiamo sempre, riceviamo un’ottima impressione dagli italiani che sono ottimisti, solari, non si lamentano mai e che pensano che con noi il peggio sta finendo, anzi è già finito. Chiedete a loro”.

Così, uno dei più piccoli statisti di tutti i tempi, passa dal dramma del drago finanziario alla commedia delle comari del paesino, e c’azzecca sempre. Tranne Franceschini, poareto.

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Pronto? Sono Pier Ferdinando Casini: un voto

Ieri pomeriggio: strilla il telefono.
“Pronto?”. Silenzio all’altro capo. “Pronto?”. Un altro silenzio. Sto per chiudere. Ma sento un suono emergere dall’oscurità del filo e mi dico: “Allora c’è qualcuno, Dio sia lodato”.

Una voce impostata d’attore, con gli accenti giusti al posto giusto, con una tonalità di gran lunga più suadente del Magnate, con una educazione da moderato impressionante, una sobrietà fatta persona accattivante, attacca: “Mi scuso per il disturbo: sono Pier Ferdinando Casini!... (nel giro di mille microsecondi al minuto mi elenco una serie di probabilità: 1° - è uno scherzo; 2° - è vero; 3° - sto pensando di mandarlo a fanculo; 4° - non posso affancularlo perché è una registrazione; 5° - non ho il Ddt anticasini. Nel vorticoso giro di pensieri quella voce continua a trasmettere, con toni carezzevoli da imbonitore, tutti i suoi prodotti per i quali io dovrei votare...). Siamo alla fine di una campagna elettorale... bla bla… la situazione richiede l’attenzione di tutti... bla bla... occorre quindi... bla bla... un voto... per migliorare l’Italia che lei desidera... bla bla... un voto... magari due... tre... quanti siete in famiglia?... mo’ insomma... faccia lei... l’importante è votare Udc... e poi, voi in Sicilia, che siete tutti di destra… fate pulizia morale, insomma... votate per la Sicilia, la famiglia, l’Udc... grazie per avermi concesso un po’ del suo tempo!”.

Cazzo, Pier Ferdy mi sta parlando. I Casini che mi entrano in casa. Ragazzi! Vi rendete conto? Nemmeno mi conosce e mi parla. Solo lui, però, parla. Io, inascoltato, ascolto. Quello di Ballarò, di Annozero, di Vespa a Vespa, l’amico di Cuffaro, direttamente a casa mia. Che sballo politico. E non posso nemmeno affancularlo! Beh, lo faccio adesso, via blog (tranquilli, con la stessa voce impostata, dalla tonalità suadente ed educata): AFFANCULO!

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giovedì 4 giugno 2009

Divagazioni musicali: lo stile scat di Armstrong

Louis Armstrong raccontava di aver inventato lo stile scat registrando Heebies Jeebies (1926): avendo perso il testo del ritornello, sostituì alle parole degli onomatopeici scelti in base al loro valore fonetico e ritmico. Scoprì così un modo d'esprimersi che accorda grande libertà all'improvvisazione e all'imitazione del suono degli strumenti. Gli specialisti di scat, di conseguenza, seguono molto fedelmente l'evoluzione dello stile dei solisti dello strumento.
Si ricordano, quindi, oltre a Satchmo: Joe Carroll, Cab Calloway, Richard Boone, Dizzy Gillespie, Leo Watson, Slim Gaillard, John Hendricks, Dave Lambert, Babs Gonzales, Leon Thomas, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan.


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Nascita, vita e morte di Democrazia proletaria - 2ª Parte

La Prima Parte qui; l'Ultima Parte qui.

(Seconda Parte) - Alla tradizione marxista-leninista si richiama invece Avanguardia operaia, futuro asse portante di Democrazia proletaria. Nata nel 1968 in un grande centro operaio come Milano, essa si costruisce a partire dall’esperienza dei Comitati unitari di base (Cub) formati nelle fabbriche. Oggetto di una lunga teorizzazione e di controverse interpretazioni, operanti talora come una sorta di «quarto sindacato», talaltra come portatori d’una linea alternativa in quelli esistenti, i Cub favoriscono l’incontro fra studenti, operai e militanti provenienti dalla sinistra, soprattutto trotzkista, fornendo una base alla nuova organizzazione politica cui conferiscono accentuate connotazioni sindacalistiche. A ciò si sovrappone una concezione del partito non dissimile da quella comunista tradizionale, analogamente basata sul centralismo democratico.

A posizioni marxiste-leniniste si avvicina nel 1970 anche il forte Movimento studentesco dell’Università Statale di Milano. La sua maggioranza fonda solo più tardi il Movimento lavoratori per il socialismo e nel 1970 invita a votare «per i revisionisti». Ma la «frazione» facente capo all’ex leader del movimento M. Capanna si avvicina già allora ad Avanguardia operaia, in cui poi confluisce.

Nell’area marxista-leninista si colloca la Lega dei comunisti, sopravvissuta alla crisi dei vari partiti marxisti-leninisti per il suo sforzo di analizzare non dogmaticamente la realtà italiana. Presente soprattutto in Toscana, attorno alla rivista «Nuovo impegno» e al settimanale «Unità operaia», tende con maggiore chiarezza di Avanguardia operaia a elaborare una linea politica in cui si collochi l’azione sindacale e sottolinea senza ambiguità la necessità di lavorare nei sindacati esistenti. Ma a queste enunciazioni teoriche corrisponde una debole pratica politica e una scarsa consistenza organizzativa.

La contestazione delle sinistre tradizionali ha ripercussioni anche al loro interno. Così nel 1969 esponenti di rilievo del P.C.I. come Rossanda, Natoli, Magri, pubblicano la rivista «Il manifesto», che cerca di recepire le istanze dei nuovi movimenti, e vengono espulsi quasi subito dal partito. Per alcuni anni, anche dopo la trasformazione della rivista in quotidiano (1971), essi si pongono tuttavia più come «gruppo d’opinione» e coscienza critica della sinistra tradizionale che come organizzazione alternativa. Nel 1972, dopo lo scioglimento del P.S.I.U.P. e la sua confluenza nel P.C.I., «Il manifesto» si rafforza per l’adesione del gruppo psiuppino di Foa-Miniati. A ciò segue nel 1974 la fondazione del Partito di unità proletaria per il comunismo-Il Manifesto (P.D.U.P.).

Nel frattempo però è ormai iniziato il riflusso del movimento egemonizzato dalla cosiddetta «Triplice» (Lotta continua – Avanguardia operaia – Il manifesto). Sono cadute le illusioni di uno rapido sbocco rivoluzionario, sta aggravandosi la crisi economica, ha ripreso forza la destra. Settori del movimento vengono recuperati dal P.C.I. Altri vanno radicalizzandosi e teorizzano la violenza di massa, o scelgono la clandestinità e il terrorismo passando alle Brigate Rosse, fondate nel 1972. Entrano in crisi anche le organizzazioni della nuova sinistra, che vanno sempre più differenziandosi fra loro pur nel comune rifiuto del terrorismo.

(Continua...)

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mercoledì 3 giugno 2009

Governare è far credere, scriveva Machiavelli

Egli versava parole liquide e la gente le beveva come fosse coca-cola, ne variava il flusso della qualità a seconda che l’uditorio fosse incerto se ascoltarlo attentamente o solo acclamarlo. Una volta un uomo qualunque gli chiese perché ad ogni parola ci infilasse sempre la parola chiave «Siamo il partito degli italiani che amano la libertà»; forse che i Francesi, i Greci, gli Spagnoli e tutti gli altri Popoli amano la prigionia? Quel pover’uomo fu letteralmente subissato da una interminabile sequela di slogan per utili idioti del tipo «Prima di essere un partito siamo un popolo» e dovette abiurare all’istante, qualsiasi fosse il suo credo, scusandosi apertamente per la domanda impertinente.

La colpa è di chi gli crea gli slogan a mente fredda. C’è gente pagata per fare ciò. Berlusconi è un oste che vende vino filtrato. Ha la sua osteria e lì filtra e cola quel liquido. Vuole portare il suo popolo-partito ben oltre il 70%. E sta lavorando ai fianchi gli astemi che non può ingannare.

Lui non beve le sue parole. È furbo lui. Non crede ad una parola di quel che dice, ma bisogna che ci credano gli altri. Dato che un politico non crede mai in ciò che dice, resta sorpreso quando gli altri ci credono, finendo per crederci anche lui. Gli vien persino un groppo al basso ventre per la facilità con cui il popolo-partito pende dalle sue labbra e si commuove a tal punto da tamponare i sudori del trucco.

È la sobrietà e il porgere suadenti parole e luoghi comuni che fa di lui un genio ascoltato; con lo stesso stile imbambola e gli si crede. Sempre con l’esclusione degli astemi. Lui non si accontenta di ciò che dice in pubblico, suddivide in due rami il significato del suo dire e vuole la prova che ciò che dice in forma sdoppiata sia preso alla lettera: “Ecco, ha parlato con lingua biforcuta, ma non era in sé”. Va da sé che la smentita è di rigore anche se non scandalizza più nessuno. Sempre moderato nel parlare, non apre bocca se non in presenza delle sue verità.

Non l’abbiamo mai sentito dir male di qualcuno, né giurare per i comunisti, come spesso fanno gli astemi. Ama le donne in modo diverso da tutti gli altri uomini: le ama fino ad averne mal di stomaco lanciato sulle ali dell'aereo e perderci di credibilità. Potrebbe perderci il Potere? Non è escluso. Chi è autore del suo male, pianga sé stesso. Dell'umanità di cui si circonda? Sol perché portano i pantaloni? Se fossero veramente uomini (esclusi gli astemi e Apicella che è un chitarrista) lo avrebbero già messo in quarantena; ma sono solo tuttorecchi e tuttolingua.

Tutti i giorni, dopo pranzo, riflette a lungo sulla frase di De Gasperi: “La differenza tra un politico ed uno statista sta nel fatto che il politico pensa alle prossime elezioni; lo statista alle prossime generazioni”; e poi gli viene da far pipì. Dopo la pipì riflette a lungo sul pensiero di Leonardo Sciascia: “La sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini”, e sorride felice perché sa che questa frase gliel’ha suggerita lui attraverso la macchina del tempo. Alla sera s’addormenta con questa frase che gli gira in testa: “Chi diviene potente non può più amare”. Triste sequenza umorale di un uomo ubriaco di sé stesso. Infine si addormenta, certo che governare in questo modo c’est plus facile! La gente ci crede!

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Preghiera del Papi nostro

Papi nostro che nei casini ci fai stare, sia dimenticato il tuo nome, non sia mai il tuo regno, nemmeno la tua volontà anche se ci provi sempre, sia in villa sia a palazzo Chigi. Non vogliamo il tuo pane, pure senza sale, rimetti a noi la nostra tranquillità come noi la rimettiamo ai nostri debitori, non ci indurre in tentazione e liberaci da te per sempre. Amen.

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martedì 2 giugno 2009

Nascita, vita e morte di Democrazia proletaria - 1ª Parte

La Seconda Parte qui; l'Ultima Parte qui.

(Prima Parte) - Democrazia proletaria nasce nel 1978 dall’aggregazione di alcune importanti componenti della sinistra extraparlamentare formatasi nelle lotte studentesche e operaie del decennio precedente.

Nei secondi anni Sessanta la carica parzialmente rinnovatrice del centrosinistra si è da tempo esaurita. L’assenza di una seria politica riformatrice porta a uno sviluppo economico sempre più caotico e distorto, che ha effetti particolarmente evidenti anche nelle università. Il mancato rinnovamento didattico, l’inadeguatezza delle strutture di fronte a una crescente scolarizzazione di massa, l’autoritarismo, il ricorso alla selezione o al numero chiuso per ridurre i laureati destinati alla disoccupazione, provocano fra il 1967 e il 1968 una violenta contestazione in tutti gli atenei.

Il movimento degli studenti si organizza e si politicizza anche per il concorso di altri fattori. Stanno intensificandosi la lotta armata antimperialistica e la mobilitazione democratica a sostegno del Vietnam. La necessità di uno scontro globale e rivoluzionario, contro ogni illusione di coesistenza pacifica e ogni gradualismo riformista, è affermata dalla rivoluzione culturale cinese. Guevarismo e maoismo diventano per molti studenti la via d’accesso al marxismo nella interpretazione rivoluzionaria di Lenin (marxismo-leninismo). Su questo terreno avviene l’incontro con vecchi quadri operai e partigiani di formazione staliniana che hanno dato vita nel 1966 alle prime formazioni «filocinesi» come il Partito comunista d’Italia (PCd’I) o ne sorgono di nuove come l’Unione dei comunisti, poi Partito comunista (m-l) italiano.

Altri settori si ricollegano invece all’esperienza di «Quaderni rossi», fondata nei primi anni Sessanta dal socialista R. Panzieri e creano Potere operaio. Si teorizza la proletarizzazione dell’intera massa studentesca e il contemporaneo mutare della classe operaia per il generalizzarsi dello sfruttamento capitalista dalla fabbrica a tutta la società. Si analizzano le caratteristiche dell’operaio-massa.

A ciò non corrisponde però una concreta capacità di gestione dello scontro di classe. Nella seconda metà del 1969, quando si apre il ciclo di lotte operaie per i rinnovi contrattuali e inizia la rabbiosa reazione di destra con la strage di piazza Fontana, il movimento studentesco sta già rifluendo, Potere operaio si scioglie, i gruppi marxisti-leninisti, attestati sulla dogmatica ripetizione di principi ideologici e logorati dalle divisioni interne, sono in declino.

Ciononostante il movimento degli studenti e gruppi militanti si collegano al movimento operaio, concorrendo al diffondersi delle istanze maturate nel Sessantotto. Critica della democrazia delegata e dell’organizzazione capitalistica del lavoro, assemblearismo ed egualitarismo diventano temi centrali dell’autunno caldo. Il sindacato è costretto a liquidare le Commissioni interne, sostituite dalle Assemblee e dai Consigli di fabbrica. Nelle piattaforme rivendicative, accanto alle richieste salariali, compaiono quelle per la riduzione dell’orario e dei ritmi o per l’abolizione delle qualifiche. Nei settori più politicizzati si rafforzano la critica al P.C.I. e l’esigenza di una nuova organizzazione politica rivoluzionaria.

Fra il 1969 e il 1971 si consolidano tre nuovi gruppi che dànno vita a tre quotidiani: «Lotta Continua» e «Il manifesto», espressione delle organizzazioni omonime, il «Quotidiano dei lavoratori», organo di Avanguardia operaia. Lotta continua è la più diretta erede del movimento studentesco, la più legata alle concezioni operaiste. Una teoria e una pratica spontaneista animano questo partito-movimento.

(Continua...)

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La festa della repubblica


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lunedì 1 giugno 2009

Lavori forzati socialmente utili

"Ciò mostra quanto può la fantasia.
Sempre può assai saggezza valorosa".
Lavori forzati socialmente utili?
A chi li darei?

Favoletta contemporanea:
Un cattivo scarparo rovinato si mise a fare il medico in un luogo in cui non si poteva riconoscerlo. Spacciava pure un suo contravveleno di etichetta fasulla. S'era fatta con molta parlantina una nomea. Era ammalato il re della città allora; e volle metterlo alla prova.

Si fece dare una coppa e versandovi dell'acqua simulò di mescolare del veleno all'antidoto, e gl'impose di berlo, dopo aver promesso un premio. Ma quello per paura di morire confessò tutto, che non era medico per sua scienza e che s'era fatto celebre per il candore della buona gente.

Il re chiamò a parlamento il popolo e disse: «Non vi sembra d'esser pazzi, affidando la vita a chi nessuno neanche affidava i piedi da calzare?».

Le crederei parole fatte apposta per certa gente: se l'incompetenza si fa un affare, è per sciocchezza loro. (Fedro, Favole).

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Il Paese di Pene e Vagine

Il Paese di Pene e Vagine è, giustappunto, l’Italia. Nel Paese che annega nel disastro economico, nelle morti sul lavoro, nei crolli sismici per mano umana, nell’uso e nell’abuso di aerei di stato che pareva solo un problema di Mastella, nella monnezza reale ora a Palermo, tra poco in tutta la Sicilia, nel Paese della crisi psicologica e deprimente visibile e non virtuale, sorgono i nuovi ideali della politica del berlusconismo.

I simboli del pene e della vagina ora stanno dentro al cervello di questo governo e anche di questa opposizione assuefatta al berlusconismo come se fosse un male incurabile; gestiscono, comandano, decidono per tutti: non vi sembra d’esser pazzi, se ancora affidate la vita alla dipendenza dei penomani e delle vaginomani. Il susseguirsi della politica del gossip che sostituisce brutalmente la sedicente politica del fare berlusconiana è solo un mutare di linguaggio: ma lorsignori si fanno da sempre i fatti loro.

E il fatto di ricorrere alle cure di Santa Anchè dimostra ormai che il sicofantismo ha preso piede perfino in quella che dovrebbe essere una tacita solidarietà tra donne. La Santa Anchè difende il maschio che conta. Intendiamoci, a me della gentile signora Lario e della sua vita privata, non interessa niente a meno che questo problema non interferisca, come già di fatto fa, e non ammorbi l’aria pesante che si respira, a causa di questa schifosa forma di campagna elettorale, nella vita economica, morale, sociale e culturale di ciascuno di noi mentre stiamo assistendo, impotenti fino a ora, alle loro strampalate vite intime.

Che sia anche studiata tutta a tavolino questa devianza di attenzione dai problemi vitali di questa nostra peregrina società ai di problemi di corna è, anche senza prove, tangibile e di una violenza inaudita, invisibile agli animi sempliciotti assuefatti alle telenovele.

Non capisco perché, al di là di questa cosiddetta maggioranza di italiani che hanno votato per il pene maggiore, non si debba impugnare e invalidare la forma mentis di uno che sta dimostrando di non governare più (se mai abbia realmente governato per il progresso della democrazia e della cultura), che non governa più nemmeno alla faccia della sinistra. Qui, il ragionamento è di una semplicità estrema: quando uno, anche se col consenso legittimo della maggioranza (irrazionale a sua volta), comincia ad esercitare comportamenti contrari al raziocinio politico, va messo semplicemente in pensione.

Abbiamo toccato realisticamente il fondo, vero presidente?

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