«Come diceva Erasmo da Rotterdam - cita il premier in conferenza stampa - le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia».Gli risponde Erasmo, visto che è stato chiamato in causa: "Perché occorre lodare sé stessi".
Scrive Erasmo: "Orbene, io non posso aver stima per quei sapientoni d'adesso, che affibbiano l'appellativo di pazzo e d'arrogante massimo a colui che innalzi il suo proprio elogio. Sarà pure da sciocchi, com'essi vogliono, ma devono ammettere che un tal comportamento dà lustro. Difatti che v'è di più appropriato per la pazzia d'imbracciar di persona la tromba delle proprie lodi e di suonar il flauto a sé stessa?
Eppure mi sembra di comportarmi in ciò con una modestia molto maggiore di quel che faccia il comune dei dotti e dei grandi. Essi, con un ritegno inteso davvero a rovescio, han l'abitudine di assoldare un retore adulatore e un poeta parolaio e di pagarlo profumatamente, per udire da lui le proprie lodi, che sono poi menzogne belle e buone. Il bello è che frattanto quel signore così modesto fa la ruota a mo' del pavone, e gonfia la cresta allorché uno spudorato adulatore lo eguaglia alla divinità, lui che è una nullità, lo propone come il modello perfetto d'ogni virtù, benché egli sappia d'esserne lontano due volte il massimo, riveste una cornacchia come lui delle penne altrui, imbianchisce quell'Etiope e insomma da una mosca tira fuori un elefante.
Alla fin fine lui ha seguito quel proverbio popolare trito e ritrito, secondo il quale ha ragione di lodar sé stesso colui che non trova altra persona che lo lodi".



























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