mercoledì 1 luglio 2009

Svelato l'arcano mistero dell'altezza del premier

. mercoledì 1 luglio 2009
Nel mezzo del cammin di nostra sfiga
Mi ritrovai con un silvio oscuro
Che la diritta via avea smarrita.
Cribbio quanto a dir qual era la misura
5 Esta selvaggia e aspra sorte
Che nel rincitrullir rinnova la paura!
Tant’è amara che anche con più scorte
Dopo aver trattato bene a tutti quanti,
dirò de l’altre cose ch’i v’ho estorte.
10 Io non son ben dir com’i v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
Ma poi ch’i fui al piè d’un Colle giunto,
là dove terminava quella valle
15 che m’avea lo Napolitano il cor compunto,
guardai in alto, e vidi a le sue spalle
vestire di falce e di martello lo pianeta
che mena colpi altrui sù ogni callo.
Allor fu la paura un poco queta
20 Che in piscina assai m’era durata
La notte co’ la escort passai senza tanta pieta.
E come quei che con li cazzi gonfi
Usciti fuor di cervello a la riva
Si volgono a me incacchiati e tronfi,
25 così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar 'l loro spasso
e scaccolandomi come giammai persona viva.
Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi a canzonar li comunisti in sù la pubblica piazza
30 sì che ‘l piè fermo sempre era ‘l più basso.
Ed ecco, m’arriva tra li piedi una un poco pazza,
una velina leggera che par molto mondana,
che di pelo macolato era alta una stazza;
e non mi si partia dinanzi a la bandana,
35 anzi ‘mpediva tanto lo mio cammino,
ch’i fui per dimettermi al limitar della panzana.
Temp’era dal principio del mattino,
e ‘l sol montava ‘n sù con quelle balle
ch’eran già con me per amor divino
40 mosse di prima per quelle cose belle;
sì ch’a bene sperar come un coglione
di quella fiera a la screziata pelle
giunger all’ora del tempo a la dolce prigione;
ma non sì che paura non mi desse
45 la vista d’un giudice con la faccia d’un leone.
Questi pare che contra me venisse
Con la test’alta e rabbiosa fame,
sì che parea che tutto ‘l gazebo mio ne tremesse.
Ed una lupa, che mi bramava infame
50 Sembiava carca ne la sua magrezza,
e molti miei fidi fé già viver grame,
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza...

(ecco svelato l’arcano della bassezza, cioè dell'altezza, del principe)


Condividi e VOTA questo articolo

condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Technotizie condividi su Diggita condividi su Fai Informazione vota su Wikio Add To Del.icio.us Fav This With Technorati segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

3 commenti:

coscienza critica ha detto...

E anche Dante starà ridendo. Approverebbe di certo :-)

suburbia ha detto...

Splendido!
Ciao

Mazakalek ha detto...

Grazie di averci rivelato uno così grande misterio.

Posta un commento

Prima pondera e poi scrivi!

Articoli Correlati

 

Snap Shots

Get Free Shots from Snap.com

ViviStats

Creative Commons

Creative Commons License
Questo/a opera
è pubblicata sotto una
Licenza Creative Commons.


'Unni staju?
'Mpunta di
vanedda!
In questo blog ci sono post e commenti

Heracleum