sabato 31 gennaio 2009

I fratelli Marx non sono marxisti

Noi non siamo marxisti, avrebbe detto Bondix, il teologo dei tre fratelli Marx.

Silvioharpo il muto dai capelli finti color cacca di cane che corre, impomatati e inamovibili, è un falso candido, un finto ingenuo che non rispetta niente e nessuno e sembra nato per ridurre al nulla ogni parvenza d’ordine sociale e morale.

Silviochico, il pianista, coordinatore dei tanti pianisti sparsi tra il Parlamento e il Senato, eleva il gruppo all’altezza... sua e serve da detonatore, se non da grancassa, tra i due fratelli complici e assai più comici.

Nella comicità verbale, ma soprattutto gestuale, invece, di Silviogroucho, il ragionamento (oh oh) non trova più spazio; nella follia vorticosa e salace di Silvioharpo, il più comico di tutti, le convenzioni sociali, la dialettica e il rapporto democratico con tutti gli altri, amici e avversari sono irrimediabilmente ridicolizzati.

I fratelli Marx, un trio di gemelli omo-zigoti, Trinità o Trimurti come la intendono i contemporanei, utilizzano la gag pubblica, sia attraverso la tv, sia attraverso la radio, sia attraverso la carta stampata, sia attraverso la pubblicità subliminale e ingannevole, a scopo d’anticonformismo disinformante e delirante, sviando un po’ il pubblico, a volte colpendolo allo stomaco o al volto e in ogni caso permettendo alla Trimurti di resistere all’usura del tempo e della moda del berlusconismo.

Ma, siamo sicuri, che il teologo di prima, si è sbagliato nell’affermare quella negazione.

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Vojo la gente! Dov'è la gente? Devo fare, devo dire


The day before the big crisis

Con quella faccia un po’ così
quell’espressione un po’ così
che hai tu prima di mandarci in crisi
che ben sicuri mai non siamo
che quel posto dove andiamo
che ben sicuri mai non siamo
non c’inghiotte e non torniamo.

Immaginatevi un po’ se andiamo tutti in crisi
in quel posto lì
e spariamo dalla circolazione (facendo corna), ma
soprattutto dalla sua vista?
Quello là a chi comanda, poi?
Uscirà pazzo, che non potrà più dire: “Mi si consenta, io smentisco categoricamente”.
E vistosi solo salirà, come Ingrassia, sull’albero ad urlare: “Vojo la gente! Dov’è la gente! Devo fare, devo dire!”.

The day after the big crisis

A quel punto, circospetti per la lunga attesa (un po’ come i conigli che aspettano la fucilata del cacciatore), usciamo tutti dai nostri nascondigli e, testando con brevi e ingenui epiteti l’energumeno politico sull’albero e la sua schizofrenia dissociativa (esiste?), gli faremo quindi uno sberleffo, le linguacce e il segno del cucù.
I più coraggiosi potrebbero fargli il gesto dell’ombrello.
I più maleducati mandarlo avvaffanculo sedutastante.
Se non c’è più risposta allora va cantata la seguente canzoncina:

Ma alla faccia della crisi,
con una crisi di facciata
che faccia quella crisi
o non faccia quella crisi
la sua faccia lui
non ce la mette più,
e a noi ci fa il cucù.

Morale della canzoncina: gli inalberati la fanno sempre dall'albero.

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venerdì 30 gennaio 2009

Al settimo cielo il ministro Gna La Russa

E allora, il ministro 'Gna La Russa, che aveva deciso di non andare ad assistere alla partita, pur avendo comprato il biglietto, potrà ringraziare il suo cavaliere preferito che gli permetterà di assistere alla partita tra Italia e Brasile in programma il 10 febbraio prossimo. Il ministro era andato su tutte le furie contro sé stesso e si mazzuliava sbattendosi la testa al muro, per l’alta decisione personale e politica di dire no alla partita a causa di Battisti. Il cavaliere, però, con un colpo mancino, ha chiuso ogni polemica con il Brasile e i due Paesi potranno tenersi ciascuno i propri terroristi, fatta salva la partita, ovviamente.

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Il ministro a guardia dei sigilli, solo, triste e pensator

Pensiero triste del Guardasigilli: “Ecco, io sono qua con la mano che mi sorregge la mandibola, lo sguardo fisso su qualcosa che non vedo, solingo in questa aula con la poltrona del mio presidente vuota e quando è vuota io mi sento come un pesce fuor d’acqua, che me ne sarei stato nella mia bella isola col mare, il sole, i mandorli, l’Etna, Empedocle, il Gattopardo e i cannoli. E penso a tutte le fregnacce dei miei colleghi. A Tremonti con il suo “Il Welfare e le pensioni sono da riformare”, contraddicendo il capo che aveva detto due minuti prima o due minuti dopo: “Non cambieremo il sistema pensionistico, non si può fare ogni due anni”.

Oddìo, ce ne fosse uno che mi convinca. E quel Brunetta: “Stiamo cercando di adeguare l’età pensionabile delle donne nel pubblico…”. Perché non prova a cambiar loro i connotati? E Sacconi: “Nell’immediato si devono applicare i coefficienti di adeguamento”. I coefficienti? Par che parli di zebedei di adeguamento. E La Russa: “Ho comprato il biglietto per Italia-Brasile, ma non andrò allo stadio.”. Poveretto ‘Gna. Io lo so, che ‘sta cosa di non andare alla partita lo svuota di ogni significato maschio della vita. Ma, d’altro canto, gli hanno detto di fare il ministro e lui lo fa. Va beh, se la gode in Tv. E la Meloni, “La partita Italia-Brasile? Non si dovrebbe giocare con chi fa circolare un assassino”. E Frattini che sbotta: “Ma che dite, voi due, dobbiamo riportare in Italia Battisti, ma la partita si deve giocare.”

Ma che dicono questi? Di che parlano? Quante contro dichiarazioni. Non serve alla causa. Io qui a rincoglionirmi con le intercettazioni e questi che parlano di pensioni e di Battisti. Oh, potess’io metter i sigilli alle lor bocche! Perché non farlo? Non son io forse un guardasigilli? Starnazzano senza che si avvedono della vacuità dei loro fiati. Ma non ve l’hanno insegnato a dire cose utili là, alla scuola di partito, sotto i gazebi? No, credo di no. Ma adesso è mio il compito di rinnovare e guardare in faccia il pericolo che viene dagli spropositati vocalizzi di colleghi allo stato brado. Ecco, assumerò l’aspetto del dio Alfano che cogliendo lazzi e frizzi qua e là sparsi, farà la faccia feroce, smuoverà mazzi di chiavistelli e sbatterà porte nelle segrete orride. Avrò bisogno, per questo, a giudicare dal grugno della sua voce, dell’aiuto di compare ‘Gna, quello degli anfibi, delle tute mimetiche e degli elmetti.

Dovrò rendere i cittadini tutti uguali di fronte alla Legge? Ecco ciò che mi turba. Devono avere tutti pari diritti di fronte alla Giustizia? Ecco ciò che non mi quadra. Come si guardano i sigilli? Con che occhi? Debbo sigillare ogni emozione che mi detta il cuore. Perché un conto è l’amore per il mio capo, un altro è fare la guardia ai sigilli che non si aprano per nessun motivo. Devo decidermi, intercettare o disintercettare o mandare tutti a c… e? E io che sto qui, grazie alla mie sole capacità, se dopo 45 giorni di pensiero fisso su questo problema, mi venisse di distrarmene? Che può capitarmi? Vado fuori tempo massimo? E poi, perché questi pensieri mi vengono sempre quando sono in seduta, solo, con la poltrona del presidente vuota e soprattutto non mi vengono idee scacciapensieri nemmeno a pagarli a peso d'oro.

Sì, penso che al prossimo viaggio in Sicilia, mi doterò di un marranzanu, per suonarmelo tra i denti. Ecco, una cosa certa che farò. Anzi, proporrò a Tremonti di fare una colletta tra noi per dotarci tutti di marranzani. Così che finiscano mugugni e veleni. Tra me e ‘Gna, ci faremo un bel duetto a colpi di marranzano da bravi siculi. Sì, ora mi sento meglio, ho fatto piena luce sui misteri dei miei pensieri. Oh Rossella, domani sarà un altro giorno a Tara, il paese dove nessun sarà più intercettato e dove tutti si faranno i cazzi loro.

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giovedì 29 gennaio 2009

Alla scoperta del tuo onorevole preferito

Un progetto interculturale, parto dell’indiscussa fantasia della premiata ditta Bondi&Gelmini, della durata di due anni, e che prevede il coinvolgimento di tutto il Parlamento italiano, stabilisce il nuovo indirizzo del governo per le gite scolastiche, nel suo programma di federalismo, patriottismo e nazionalismo.

Il nuovo corso della scuola vedrà gli studenti a tu per tu con le nostre migliori personalità della politica e si coniugherà con il felice slogan: un deputato per ogni studente italiano!

Per invertire una tendenza che vede da molti anni ormai un rapporto raffreddato tra politica e nuove generazioni, i due ministri hanno siglato questo protocollo che dà il via libera al programma "Alla scoperta del tuo onorevole", per far conoscere meglio ai giovani la realtà complessa e faticosa in cui si muove l’esercito degli onorevoli.

Sarà poi bandito un concorso tra gli studenti “Premia il tuo onorevole preferito”: ai vincitori sarà offerta un’altra gita premio superlussuosa in compagnia dell’onorevole prescelto.

Tutti gli altri, per un giorno, potranno sostituirsi agli onorevoli, e provare a legiferare al posto loro. Per questa occasione, saranno incentivati spostamenti gratis in treno, aerei e navi.
Quindi ragazzi, in bocca al lupo e non a-gita-tevi troppo.

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Solo la Metafezia ci può salvare!

Cos’è la Metafezìa? È la parola nuova che racchiude in sé una Metafora e una Profezia.
La Metafezìa è attuale, convulsa, drammatica, critica, reale, che ci contagia ogni giorno, che ci fa perdere l’orizzonte delle nostre speranze, ma che alla fine può ribaltarsi e trasformarsi in rinascita culturale e umana.

Il contenuto della Metafora non è solo Lui ma è soprattutto Lui. Con tutto il bagaglio dilatato di nasi lunghi che si porta appresso. E di questa sedicente cultura del berlusconismo che sta radendo al suolo ogni parvenza di intelligenza pensante, ultime resistenze all’imbecillismo nazionale.
La Profezia è ciò che interviene per NON NEGARE la Sua esistenza, così com'è stata, ai Posteri.

Per cui, in pieno Negazionismo epocale, dove tutti negano sé stessi, la Storia pregressa, Papi che negano decisioni di altri Papi, ove si negano le Memorie del principe contemporaneo degli Olocausti, anche i Santi, i Martiri, gli Apostoli, e perfino i 4 Evangelisti, in cui si negano le VITTIME PALLIDE E SANGUINANTI dei PALESTINESI DI GAZA frutto della “bonificazione democratica” di Israele, se alla nascita (tutti - i mentitori e i loro fiancheggiatori) avessero avute in sorte tre palle piuttosto che due o addirittura una, per stare più leggeri (si dice che i portatori di una palla siano i più furbi, quelli con tre i più taccagni), qui si tratterà di come far trapelare alle future generazioni che a noi, povere genti dell’Italia del 2009, accadde una disgrazia pesante in corso d’opera: "Questo Governo, esito nefasto di tutti gli altri Governi, dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi!".

E in questo normale e legale moto perpetuo di misfatti sociali, politici, morali e religiosi, non è facile rendersi conto che il malaffare è un affare che NON DEVE LASCIARE TRACCE.
Dite che sto facendo di tutta l’erba un fascio? Chi non ha fatto niente, alzi la mano. Bene, ma proprio i soliti quattro gatti.
“Nenti fari, nenti sapìri”. E qui, bel Paese dei miei marroni, nessuno fa, sembra, ma escono fuori tutti gli imbrogli ugualmente.

Non esiste, in questa Italia che stiamo calpestando, traccia certa di Leaders di Governo, né dell’Opposizione, che sarà discoperta un giorno dai futuri paleoantropolitologi: l’insostenibile leggerezza del loro peso specifico politico non poggia bene sul terreno e quindi niente orme. Senza orme, niente testimonianze. Più certezze per loro di passarla franca, magari stampati su qualche bel libro di Storia mai avvenuta.

Sarà difficile trasmettere ai nostri post-pronipoti che in quel periodo lì, è successo di tutto, mentre oggi pare che non stia succedendo nemmeno uno ZERO SPACCATO. Boccucce innocenti continuano a negare.

Sappiamo che succede tutto. Che “ogni giorno è un magna-magna generale”, che ogni giorno ci lasciano l’ortica a noi e loro se lo puliscono con la carta di seta. Che stanno sballando centinaia di migliaia di posti di lavoro per una crisi voluta dai pescicani d’oltreoceano e dai barracuda europei; che mentre parlano di buttare sul lastrico uomini e donne, stanno magari in attesa davanti ad una tavola imbandita, tra piatti prelibati, leccornìe esotiche e aromi dell’andate a fanculo!

Una MEMORIA come questa che stiamo vivendo oggi non DEVE NEGARSI ai nostri figli.
Ecco che la metafezìa, appare, quindi, come uno strumento da sostenersi e da diffondersi capillarmente ai quattro venti di questo bel paese, con la p minuscola.

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mercoledì 28 gennaio 2009

Paradosso dei paradossi: un Cattivello per Eluana

Paradosso dei paradossi: un Cattivello per Eluana.
In questo Paese di tronfi demagoghi del Diritto, di padri della patria, di custodi della razza, di salvatori di vita e di battezzatori di feti doveva prima o dopo arrivare un Cattivello che (forse) si adoprerà come il deus ex machina a risolvere la terribile sofferenza su questa terra di Eluana.
La Nemesi che si abbatte su chi ostacola il cammino del diritto.

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Zitti: Grillo docet!

Ho dovuto solo copincollare da qui.
Il Governo? Abusivo, il Parlamento è chiuso. L'opposizione? Il Pd non esiste. L'Italia raccontata da Beppe Grillo alla manifestazione sulla Giustizia promossa dall'Associazione familiari vittime di mafia, insieme all'Idv, a piazza Farnese in Roma, lascia pochi spiragli per la speranza: un Paese mal governato, dove trionfano sempre i furbi, dove chi indaga viene messo a tacere.
"Siamo i grandi perdenti, dalla sua finestra Cesare Previti agli arresti domiciliari ci guarda e ridacchia";
"Il Parlamento è chiuso, non legifera più";
"Maroni... che ha disposto che non si possa manifestare nelle piazze italiane dove c'è una chiesa, cioè tutte le piazze... Sembra un rappresentante della L'Oreal, è condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e comanda la Polizia";
"Ai poliziotti... Lo so che non ce la fate più, siete costretti a difendere i delinquenti";
"Provenzano e Riina sono in galera, i mandanti in Parlamento";
"Per Brunetta... non ci bastava lo psico-nano abbiamo anche l'I-Pod nano";
"Per Tremorti (Tremonti)… prende i soldi dei morti per darli ai morti di fame con la social card, due parole inglesi per prendere per il culo gli italiani";
"Per il Pd e Veltroni... I partiti sono morti, abbiamo solo due comitati d'affari, il Pdl e il Pd-meno-elle. Il Pd non è mai nato. All'opposizione c'è Topo Gigio Veltroni, che non è nemmeno un politico, un parlamentare: è scemo";
"Per Berlusconi... Ci vuole un militare per ogni bella donna? E quanti presidenti del Consiglio ci vogliono per ogni mignotta?".

Ho passato una mattinata deliziosa. È poco più che niente, ma è meglio di niente, per noi sovversivi perdenti... eh eh eh!
Sì, ci contentiamo di poco, per ora!

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martedì 27 gennaio 2009

Il primo sciopero politico contro questo Governo

Immigrazione: Lampedusa, corteo manifestazione protesta
Sfilano oltre 1.500 persone, sindaco in testa (ANSA) - LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 27 GEN - È partito dalla piazza il corteo dei cittadini che protestano contro l'apertura di un Cie. Sono oltre 1.500 persone che contestano l'apertura del centro di identificazione ed espulsione dei migranti. In testa al corteo c'è il sindaco Dino De Rubeis.

Ieri l’avevano chiamata giornata di sciopero contro il governo.
Oggi è diventata una semplice manifestazione di protesta.
Comunque la metti, vale la prima.
Questo è, volenti o nolenti, il PRIMO SCIOPERO POLITICO CONTRO QUESTO GOVERNO organizzato da una città italiana. E che città: nientemeno che Lampedusa, dove praticamente tutta l’isola è scesa in piazza.

È un fatto storico oltreché di popolo! Non può passare inosservato.

Ma tu guarda! Uno sciopero proprio nel giorno delle Memorie: una per gli Ebrei, una per i Palestinesi e una per tutti i Migranti morti per mare.
Vi invito a riflettere su questo dato.
Ah, lo sapete che il mal di testa comincia sempre dai piedi?

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Quale giorno della Memoria? Io ne ho solo uno

Giorno della Memoria, gli appuntamenti per non dimenticare l'orrore nazista. Io non dimentico. Ma ho ben chiaro l'Olocausto Palestinese.

Oggi tutti a parlare del Giorno della memoria.
Oggi, l’unica memoria che mi è rimasta impressa è il massacro impietoso e crudele dei Palestinesi ad opera degli Israeliani. E non venite a farmi la predica ipocrita!
Ecco quale MEMORIA oggi bisogna ricordare.

Per rinfrescarsi un po' la memoria: leggi qui, qui, e qui.

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lunedì 26 gennaio 2009

Lascio il Paese e chi s'è visto s'è visto

«Mi chiedete se anche io sono finito fra le persone intercettate? Non lo so. E devo dire che non mi importa nulla, non ho nulla da temere. L'ho già detto una volta e lo ripeto, lo sanno: o si fa una legge che taglia tutto alla radice o se esce anche una sola telefonata che mi riguarda lascio il Paese».

Questa è l'ennesima volta che minaccia di lasciare il Paese.
"E verrà il tempo che questa sua massima aspirazione verrà incisa su una pietra miliare ai confini dell'Italia: da questo luogo passò il Cavaliere, definitivamente lasciandoci."
Perché ci tortura così?
Aspetti almeno che finisca l'inverno. Abbi cura di sé, non faccia il galletto.
Fuori c'è freddo che poi le viene il torcicollo se non indossa la sciarpa.

Leggi qui la dichiarazione.

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domenica 25 gennaio 2009

Tra la poesia di Smaroni e le cantate del Premier

Smaroni, a domanda poetizza.
Il premier Silvio Berlusconi ha detto che gli stupri «possono succedere anche in uno Stato di polizia, sono episodi che non possono essere previsti». Concorda?
«Non commento le parole che non commento. Dico che questi fatti devono essere prevenuti con un'azione congiunta di forze di polizia e amministratori locali. A volte può bastare illuminare una strada per renderla più sicura.

“E la donna violentata nelle vie di Genova in pieno giorno?“.

Berlusconi ha annunciato l'impiego di altri 30.000 soldati. Lei è d'accordo?
«Speriamo tutti in un’Italia in divisa. Ma non vorrei rubare il mestiere al mio collega ‘Gna. Se esaudissimo tutte le richieste dei sindaci arriveremmo ben oltre 30.000. Ho convocato il Comitato nazionale proprio per valutare come rimodulare il dispositivo e quanti soldati utilizzare».

Lei ha promesso rimpatri immediati anche a Lampedusa, però sull'isola è scoppiata la protesta di centinaia di extracomunitari.
«Meno male che li abbiamo lasciati lì, altrimenti ora sarebbero in giro per l'Italia.

“Come dire: Lampedusa è una cosa, l’Italia un’altra. Che t’aspettavi, nespole d’inverno?“

Nel centro di accoglienza ci sono circa 1.300 persone, come fa a dire che non c'è emergenza?
«È la sinistra che aizza».

“Ma questa sua risposta non risponde alla domanda”.

Però riconoscerà che la vostra linea dura annunciata in campagna elettorale è fallita, visto che i clandestini continuano ad arrivare?
«Nessuno pensa che il viaggio di Berlusconi a Tripoli possa risolvere il problema in sei mesi. Io posso però assicurare che il 2009 sarà l'anno della svolta perché l'Ue sosterrà anche economicamente l'azione di contrasto. E perché l'accordo con la Libia è ormai in fase attuativa, dunque cominceremo i pattugliamenti congiunti».

“Contrasto? Quale contrasto? Speronamenti? Cannoneggiamenti? Richieste di denaro in alto mare?”.



Berlusconi, a domanda canta.
Sulla crisi umanitaria a Lampedusa, «La Libia non s'impegna a pattugliare le coste fino a ok Parlamento».

Mi scusi Presidente, e ce lo sta dicendo adesso da quella volta che è andato a consegnare 5 miliardi di dollari in 25 anni a titolo di risarcimento e la Venere di Cirene a Gheddafi?
- Vede, i debiti vanno pagati, e il senato approverà solo il 31 di questo mese. E senza questa approvazione Gheddafi ne manderà ancora.

Ancora non capisco Presidente, ma se lei è andato in Libia ad accordarsi personalmente con il colonnello, che c’entra il Senato?
- C’entra, perché senza questa intesa, i libici non collaboreranno. Come lei ben sa, i libici vogliono mettere il naso dappertutto.

Ma scusi, presidente, ma cosa è andato a fare lei in Libia?
- Oh, ma lei è proprio torbido, sa? Sono andato a fare una visita al mio caro amico e gli ho portato i saluti anche suoi.

Quindi, non appena il senato avrà comprovato, automaticamente gli sbarchi finiranno?
Sì.

E di conseguenza finiranno le poesie di Smaroni sui clandestini. Terribile, ‘sto fatto.
- Ma non si preoccupi tanto. Ora le porteremo 30mila soldati, faremo un editto e il richiamo obbligatorio alle armi dei precari, dei cassintegrati e dei disoccupati storici, sopra i 40 anni e i 50 che ancora sanno portare un ciufile in spalla e sanno che significa amor di patria. E così abbiam risolto il problema occupazionale. Vedrà, vedrà, grandi cose l’attendono. Oggi in Italia ci sono più belle ragazze che veri uomini-soldato. Faremo in modo che la bilancia contrappesi dall’altra parte.

E lei presidente, nel frattempo che farà.
- Beh, appena liberata Lampedusa, me ne comprerò un pezzettino pensando a lei. Anzi, glielo regalerò, anzi lo relegherò laggiù che m’ha proprio rotto con tutte ste domande. Hasta la vista!

Ps.: questo sì che è lavoro di squadra! Potrebbe, per l'appunto, chiamarsi squadrismo!

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Uscirà il più grande scandalo della storia italiana

Con questa repubblica mai s’era visto qualcosa di più scandaloso di questo scandaloso scandalo.
Un qualcosa di artificioso, di innaturale, di inventato per lo più, che vorrà distruggere le persone perbene coinvolte in questa storia.

Un signore, di cui non faccio il nome, (Gioacchino Genchi), ha messo sotto controllo 350mila persone. O anche 392mila.
Ma non so nulla di preciso, ne so quanto voi, io, umile premier qualunque, mi riferiscono le notize col contagocce.
Ho visto i giornali, le parole del capo Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), se sono vere le cose che si dicono, c’è qualcosa di assurdo.

Sì, gente strana è questa che si è coinvolta negli ascolti di Genchi. Mastella (senatore ed ex ministro Guardasigilli), vi pare strano?, Pisanu (ex ministro degli Interni), Minniti (ministro ombra del Pd); e poi tutta una serie di numeri telefonici intestati a deputati, senatori, e alla presidenza del consiglio; e poi ancora Grasso, procuratore antimafia, l’ex capo della polizia De Gennaro, eccetera...

Uno scandalo enorme, dice l’intervistato.
Un macigno che ha a che fare con De Magistris e le sue inchieste. Questo è lo scandalo che sotterrerà tutta questa gente strana se non lo si cancellerà.
E verrà fuori il marcio, e io sono contrario ai marci. Ogni marcio che resti a casa sua. Che penseranno di noi gli altri Paesi? Dovremo porre dei limiti. Ma io come vi ripeto, non so nulla e nulla voglio sapere. So quello che leggo sui giornali e questo, per carità, lo lascio al vostro giudizio. Ma questo sistema non può continuare così. Ne vedremo delle belle. In questo momento di grande crisi l’Italia non ha bisogno ancora di marci. Lo dico come un qualunque italiano che abbia a cuore la privacy intima di ciascuno. Ecco perché lancio questo allarme. Che si faccia piazza pulita una volta per tutte di tutte le meschinità, le bugie, i sotterfugi, le spiate, le lingue lunghe, i giornalisti pari pari, i telefonisti d’accatto, le centrifughe dei misteri che invece non esistono e soprattutto la si faccia finita con questa storia che io so tutto.
Io non so niente! Ma voglio ripulire l'Italia da tutto 'sto putiferio. E ora, se mi consentite, lasciatemi passeggiare come una persona normale.

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sabato 24 gennaio 2009

Vendola: su su, compagni, abiamo tropo dormito...

Su su, compagni, abiamo tropo dormito,
Gl’è granda ora, tempo è cavalcare!
Carissimi compagni vi voglio salutare
Bello è stato conviver con voi
E se part’io provo pure abundantia di dolore
Ma sereno sono e pacato acciocché
Me sento nel giusto fare.
Anchora noi non cerchamo de far male
Alla sinistra rifondarola e manco a lo
Ferrero che nun è cioccolatino ma lu
Secretario majore de li comunisti
del pierretcì! Salud!

Noantri semo amici et yo son fratello
Di li compagni mei che oggidìa lascio
Dentro quello scatolone inanimato
Che ve procura sonno acido e umidità.
Ciaschedun combatte per una sinistra nova
Mai per una vecchia, imperò my parìa
Che non dessimo de mato a chi
Vogia star anchor là dentro.

Et yo, compagno, ti fazo sapere
Che me mietto un logo fatto
Di tre lettere e una stella
Mentre a voi compagnoni
Noi lassamo la falce e puro lo martello.
Che noi non di mano fatigamo
Ma di ideologia e di cervello.

Fazemoci gl’auguri e figli maschi
L’ayre è chiaro et l’onda è fresca
Partiamo subbito per la parte che di là va
Verso Veltro forse? Chi lo sa?
Voi siete ‘nchiusi a mo’ di anguria chiusa
Che quando s’apre chissà che gusto avrà
Noi semo coraggiosi e andiamo avanti
A rifondar un’ennesima sinistra.
Chi ci vuole mi segua, ma senza
Fare aria fritta.

Dime, amico mio, compagnone, fazo mal
O fazo ben?
Faci mal, direbbe el sigaro di Ferrero tra li denti.
Ma non lo sai che t’en vai in bocca alla Binetti,
E alla Bindi, e a Parisi, a D’Alema e a Rutelli,
dich’io a Rutelli!?
Ma meglio qui restare che oltremare andare.
La gente che può dire?, resta schifiata,
che anchora non basta la prisenza del Nanetto,
ci manchi pure tu col tuo effetto.
E volete andare a destra? Fate pure
Se vi piase. Volentera aspecterò qua
In mare inamovibile e senza venti per vedere
Come ti si sbraneranno con l’unghia
E con i denti.
Io aspecterò anchora fino a sera
Ma poi dopo chiuderei la fortezza
Che di spifferi e mazzate ne abbiam avute
A camionate.

Ma son contento che te ne voi andare.
In quanti sete? Che appena uscite vi voglio
Contare. Se ve n’annate con la bruma
È meglio, così che non si veda
Quanti di voi piagnono a sconsolazione
De li propri rimorsi di quel ch’era
Che poteva essere
E non è mai stato!
La sinistra è questa, dich'io,
e mai altra ancorerà.

Un po' come la Settimana enigmistica
la rivista che vanta innumerevoli tentativi d'imitazione!

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venerdì 23 gennaio 2009

Smaroni in fuga da Lampedutraz

Ma alla fine cosa è andato a fare da Gheddafi il Premier se le razze diverse continuano a sbarcare a Lampedusa?
Lampedusa, avamposto e frontiera, un’isola il cui unico desiderio è quello di progredire ma con le continue ondate migratorie questo desiderio resterà pio.

Oggi a Lampedusa c’è uno sciopero che contesta al ministro Smaroni la decisione di costruire nuove strutture per l’alloggiamento degli immigrati. Maroni sostiene che costruendo nuove strutture può realizzare un centro di espulsione e che così facendo risolverà il problema alla radice.

Ragazzi, un CENTRO DI ESPULSIONE! Come me lo immagino un centrodespulsione? Con tanti figuri in camice bianco afformicolati, chi schiaccia un tasto, chi preme un pulsante, chi sputa per terra, chi bestemmia per aria, chi manda affanculo clandestini e ministri, ma poi: pronti mirate fuoco! Espulso! fuori uno!
Dopo aver posata la prima pietra il ministro è partito con il suo aereo di Stato. Subito dopo, alla chetichella, sono arrivati altri 360 immigrati, racconta il sindaco.

Ma uno sciopero non fa primavera. Magari due o tre, magari insieme ai clandestini, direi io al sindaco di Lampedusa. Sarebbe uno sposalizio d’altri tempi con grandi numeri e grandi grida. Un sottolineare solidarietà coi fatti invece che con parole.
Il sindaco intanto si è tolta la spina personale nel fianco, la sua vicesindaco leghista (ma che ci fa una leghista a Lampedusa? La piccola vedetta lombarda?) estromettendola, presumo, dall’incarico.

“Oltre 1500 immigrati, Lampedusa non ci sta più:"Non siamo Alcatraz"”, il grido di dolore dei Lampedusani.
Al ministro, nel faccia a faccia, sono state sbattute in faccia alcune emergenze mezzosecolari: sanità, scuola, pesca, turismo. Ma il ministro si occupa d’Interni non di esterni sanitari, scolastici e marinari. Ha un chiodo fisso, Smaroni: l’IMMIGRAZIONE e lo vuole risolvere a tutti i costi. Ma senza invadere i campi ministeriali altrui.

Come? Chiederà a tutti i clandestini di esibire la propria carta d’identità e così potrà decidere chi espellere e chi tenersi in asilo politico. Ma non tutti avranno questo privilegio. Solo chi ha i requisiti richiesti. Ma che requisiti si possono richiedere a degli esseri umani fuggiti dai loro Paesi. Come devono essere 'sti requisiti? Devono piacere a Smaroni, innanzitutto; altrimenti non si passa.

Sa Smaroni, per caso, se la stragrande maggioranza sia fuggita dal suo paesello per mere questioni di turismo faidaté? Ritengo, per come la penso io, che la stragrandissima maggioranza abbia diritto automaticamente all’asilo politico, primo perché, se sono scappati è segno che la politica dei loro Paesi è una merda di politica; se solo questa fosse l’arma per dare loro un tetto, un lavoro, una dignità che gli sono stati tolti dai loro oppressori compaesani, ben venga!

Penso proprio che la vincerà Smaroni. E che all’isola si cambierà nome. Non più Lampedusa ma Lampedutraz.

A proposito: vedi qui l’articolo sulle convivenze antirazziste.

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giovedì 22 gennaio 2009

"Striscia di Mazara: convivenza e cultura"

Dopo questo mio post su Lampedusa e sulla in-cultura razzista che, grazie ai leghisti, si è impossessata ormai del modo di pensare della stragrande maggioranza di italiani, Coscienza critica mi ha proposto di parlarne da un altro punto di vista. Ho coinvolto un caro amico, Ninni La Bella, che ha avuto una diretta esperienza di convivenza tra "razze" e "culture", in quel di Mazara. Ecco qua il suo contributo decisamente arricchente e chiarificatore.
Spero che si faccia una costruttiva discussione su questo tema coi commenti che non vorrete far mancare.

Cap. I° ‘Immagina’

Immaginate di ritrovarvi, secoli addietro, dentro la vostra casetta con addosso la voglia di uscire, quindi di alzarvi, prendere la porta di casa e ritrovarvi al freddo e al gelo, al buio, nella più pestilente nebbia che possa levarsi da una palude, attorniati da sciami di zanzare che non vi danno alcuna tregua!

Chi vuoi trovarci per strada in un luogo così?... chi speri di poterci incontrare per darsi due parole?... finisci allora col chiederti cosa esci a fare che poi non hanno nemmeno inventato ‘ù siminzaro’, in altre parole il signore delle ‘caccamelle’. E se anche ci fosse dove ti siederesti a sbucciare a ‘simenza’, i ‘cìciri e i favi caliàti’ o ‘i pastigghie e i pistacchi’?... vada pure che ogni tanto c’è quello delle caldarroste ma sarà sì e no per 20 giorni all’anno.

La frazione di secondo in cui la tua suola delle scarpe ha toccato la polvere sull’uscio di casa è la stessa che ti sono passati per la mente tutti questi flash-pensieri ed è anche la stessa maledetta frazione in cui inserisci la marcia indietro, richiudi la porta, ti chiudi in te stesso, ti siedi il più vicino possibile al camino, alla tua ombra, e il più lontano possibile dal freddo, dalla nebbia e dagli altri!!!

Fuori di casa non esce nemmeno tua moglie a stendere i panni... ma dove li vuoi stendere con i rovi, le robinie, con tutta quella nebbia e quell’umido, che per seccarsi decentemente... sarebbe oramai passata la stagione!!

Va bene, esci allora per fare la spesa e vai a comprare, polenta, riso e rane.

Mentre sei lì in coda a pagare il viandante che ti sta dietro nella fila ti racconta che in Liguria si mangiano il pesce del mare, in Tuscania hanno l’olio d’oliva, quelli delle due Sicilie si godono la mozzarella di bufala, in Trinacria si godono gli agrumi freschi, il pane di grano duro e visto che il tempo è bello la gente sta in giro mangiando a ‘simenza e i caccamelle mentri passìano’... e allora tu che fai?... prendi le tue rane fresche di scolina di risaia, apri la porta di casa, richiudi la porta, ti chiudi in te stesso, ti siedi il più vicino possibile al camino, alla tua ombra, e il più lontano possibile dal freddo, dalla nebbia e dagli altri!!!

Ormai sei a casa e ti fai preparare le tue ranette ripiene!!!

(... dei miei trascorsi sudamericani ricordo ancora di quando raccontai, ai miei indios, che tra i piatti particolari dell’Italia si cucinavano le rane e mi esclamarono ‘... ohi mierda!’)

Cap. II° ‘Continua ad immaginare’

Immaginate ora come si possa crescere dentro, interiormente?... quale odio atavico verso gli altri possa col tempo albergare nel tuo animo?

Miscredente reo confesso quale sono finisco col compatire questi italici leghisti solo appellandomi al darwinismo che guida il mio raziocinio. Se è l’ambiente che plasma l’essere, l’italico leghista non è tale come tale ma è un frutto formatosi nella storia del suo habitat. Capite che non posso affermare che fa schifo... posso solo confermare che, in natura, a volte i frutti sono bacati!!

Cap. III° ‘Duro’

Col tempo e casualmente credo anche d’aver capito perché non fanno altro che urlare d’avercelo duro!... una volta ascoltavo un cd raccolta di brani celtici e tra questi un pezzo italiano cantato dai Musicanta che s’intitola ‘Donna lombarda’:

O donna donna, donna lombarda
se vuoi venire al ballo con me.
Mi sì che al ballo ghe vegnerìa
ma ho paura del mio marì.
Tuo marito è vecchio e brutto
farem di tutto per farlo morir.
Vai giù nell’orto del mio buon padre
taglia la testa ad un serpentin.
Prima la tagli e poi la schiacci
poi gliela metti là dentro nel vin.

minchia!... ma ve lo immaginate un fanciullo cresciuto ascoltando una canzone così?... nel senso che se t’addormenti mentre ti ‘annàcanu’ e ti canticchiano ‘ciuri ciuri’,’ o sole mio’ sognerai i fiori e il sole, ma come si t’addormenti con una canzone così sognerai madre, padre, amanti, serpenti, veleno, vino, omicidi, balli, ‘fuitine’, teste di serpenti!... zio paperino... ma ditemi voi, una volta adulto, di chi potrà mai fidarsi nella vita questo fanciullo?

Cap. IV° ‘Gli altri’

Chi sono poi questi altri?... questi che si affacciano sul mare e liberando un pò l’immaginazione riescono a percepire nell’aria le rotte dei fenici, i colori della porpora sui tessuti, l’odore delle spezie, dell’anice, il sapore del cous cous e la freschezza dello scerbeth.

Tu che tenti d’uscire da casa e ci incontri il freddo la nebbia e le zanzare, e questi ‘altri’ a mangiarsi i ‘caccamelle’ in buona compagnia perché costretti dal bel tempo, costretti a socializzare, comunicare, a dire la loro o soltanto ad ascoltare... costretti a stare su una barchetta con ‘gli altri’ anche quando con amo, lenza ed esca vanno a pescare pesci sulle rotte del mediterraneo, e tu... tu seduto a pescare rane sul bordo della piccola scolina di una risaia dove l’altro tizio, anche lui pescatore di rane, sta pensando che gli stai già troppo sul…vicino visto che di rane ce ne sono pochine!!!

Di là da quanto possiamo immaginare di gente buona e bella ce n'è dappertutto che sia nord, che sia sud, come di gente brutta e cattiva ce n'è tanto al sud quanto al nord... dimenticavo il centro!

Cap. V° ‘La città’

Di Pantelleria si dice a ragione che sia la perla nera del Mediterraneo ma di Mazara del Vallo si dovrebbe affermare che di sicuro ne è la perla bianca, semplicemente per quanto ho scherzosamente e benevolmente sopra rappresentato, senza che nessuno voglia prendersela a male.

Cap. VI° ‘Migranti e figli’

Mazara e i suoi migranti sono cosa ben differente dalla comunità cinese di Prato e Milano, da quella albanese d’Altopascio, degli altiforni veneti o dei pomodori campani.

I marinai di bordo dei pescherecci mazaresi sono in buona parte d’origine nordafricana e il nome dell’imbarcazione è spesso riportata nelle due lingue.

La kasbah inizia a piazza Porta Palermo e non è un luogo nascosto e fuori mano anzi te la ritrovi davanti non appena giungi su una delle due vie principali del centro. La noti subito, che all’angolo c’è la macelleria araba dove io abitualmente mi rifornisco di ‘feuilles de brick’ per i miei involtini, di ‘kuzbara’, ‘kaatar’,’ curcuma’ e altre spezie per il mio tajine, d’acqua di rose, di the verde, dell’insalatina di peperoncini verdi.

A Mazara la prima generazione di tunisini-italiani è ormai parte integrante della vita adolescenziale cittadina, che sia scuola, piazze, cinema, lavoro nei pub, passeggiare sul lungomare. I genitori convivono all’interno delle maglie sociali della città.

Vi confesso che trovo bello sedermi al jollypizza del mio amico Franco e sovente trovarmi al tavolo affianco comitive di ragazzi che parlando passano dall’italiano al francese all’arabo, ed è bello trovarsi a scambiare quei gesti convenzionali tra persone che non si conoscono ma percepiscono di condividere gli stessi luoghi.

Anche questo non è frutto del caso ma della storia e del vissuto di un popolo.

Cap. VII° ‘Mazara, il circondario, il tempo’

Vent’anni addietro a Marsala andavamo nelle zone delle ‘pirrere di tufo’ dove alloggiavano, nascosti, parte dei migranti del territorio lilibetano cercando di fornirgli assistenza medica, legale, burocratica, prima accoglienza.

Nella frazione di S. Padre delle Perriere si tentava con la comunità d’accoglienza ‘San Vito el Mazari’.

Ripenso a Nuredine che dormiva in un fabbricato in costruzione antistante la statale che da Marsala va a Mazara e della sua promessa che il giorno che avessi deciso di sposarmi mi avrebbe regalato la festa di matrimonio nella sua casa a Tunisi. Ricordo di M. e A., giovane coppia tunisino-marocchina di laureati in cerca di lavori saltuari e alla ricerca di un po' di tranquillità e rispetto.

Vent’anni fa a Mazara i figli dei migranti iniziavano già a frequentare le scuole elementari dove quei ‘fannulloni’ di docenti invece di starsene a far niente si preoccupavano di come inserirli nel mondo della scuola e della formazione.

Non a caso i programmi didattici delle scuole del primo ciclo di Mazara, capaci di educare all’integrazione e partoriti dall’esperienza e dall’intraprendenza dei loro maestri, sono stati oggetto di studio e ricerca anche di affermate università d’oltreoceano.

Non dipingo Mazara come l’Hollywood, la bollywood, e tanto meno quanto la terra promessa dei migranti, ma per certo è un luogo dove, la convivenza umana tra i primi migranti giuntici e l’integrazione delle prime generazioni dei loro figli sta dando i suoi frutti.

Cap. VIII° ‘Per non tirarla troppo a lungo’

Ad andare in giro per il centro della città in una qualsiasi sera infrasettimanale, anche d’inverno’ finisci col trovare sempre qualcuno a passeggiare o nei locali. Sarà che stare per giorni a bordo in pieno mare ti faccia venire voglia d’approfittare il più possibile della terraferma, sarà che ad aver condiviso per interi giorni quel poco di spazio che ti offre un peschereccio ti educhi e t’abitui ‘all’altro’... sarà che pescare pesce con filo, amo ed esca su una barca e pescare rane con filo, amo ed esca dalla sponda di una scolina di una piccola risaia... siano differite cose!

Cap. IX° ‘Istruzioni d’uso’

annacàri, annàcanu: cullare, cullano
siminzàro: venditore ambulante di sementi tostate ecc;
migranti: tutti noi;
caccamelle: ceci, fave tostate, mais, noccioline, semi di zucca, ecc;
gli altri: per gli italici leghisti, tutti tranne loro stessi;
cìciri caliàti: ceci tostati;
pastigghie: castagne secche;
favi caliàti: fave tostate;
passìano: passeggiano;
mierda: cacca;
fuitìna: fuga d’amore;
Altopascio: città toscana;
zio Paperino!: esclamazione sostituibile a piacere con ‘zio caimano’;
pirrère: cave di tufo marsalesi, grotte buie, umide, malsane;
Nuredine: giovane amico migrante che mi avrebbe fatto risparmiare i soldi della festa del mio possibile matrimonio.
De Andrè: ‘dal diamante non nasce niente, dal letame nascono i fior!’
Kasbah: quartiere arabo
Ohi mierda!: che schifo!
Bea: dolcissima toscanaccia che mi ha dato consulenza.

ninni ‘diablhuma’

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mercoledì 21 gennaio 2009

Malgrado l'avvento di un alieno Obama

Non si ristabilizza la tavolozza coi colori
malgrado l’avvento di un alieno Obama,
dopo questo tempo di divieti non del tutto ok.
Per gli anni che ancora ci restano da scovare
tu e gli altri e noi in lotta contro il pube del terrore.
Sul mio futuro comandano gli estranei
ma anche conterranei.

Dove avevi nascosta l’anima della libertà?
L'andasti a cercare, è vero,
e ti vennero fuori bionde e lievi sopracciglia.
Era un piacere vederle senza trucco
In quel tuo spazio sopra gli occhi.
Chi parte per la guerra non fa festa
e se torna mutilato gli intensificano
le antiche ruggini dell’odio.

E ti presento ora la mia gioia e la
mia speranza; aggiungili alla tua lista
delle possibili emozioni.
Avessi avuto un lupo per amico
oggi sarei stato meno pidocchioso,
meno trasandato, meno ricattato.

Per una vita che s’avvicina alla morte
meglio celebrarla con una tavola
imbandita riccamente e con i commensali
estratti a sorte.

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Schindler’s List dopo Gaza

Dopo la grande sconfitta di Israele nello scontro apocalittico con i Palestinesi, Retequattro ha deciso di ritrasmettere, in settimana, “Schindler’s List”.

Questo immenso film, sui cui meriti non si discute, servirà a ricostruire il morale degli israeliani, sceso fin sotto le scarpe, dopo l’umiliazione subita nei giorni cruenti che la sua monoguerra ha prodotto contro Gaza.

Serve anche a rinforzare le certezze di chi, durante l'apocalisse di Gaza, aveva espresso qualche dubbio sulle ragioni di Israele.

Retequattro: una garanzia contro gli olocausti avversi.

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martedì 20 gennaio 2009

Grandi giuramenti, piccoli giuramenti

Il mio giuramento si basa sulle stesse tradizioni dei presidenti Usa. Poggerò la mano sinistra sul libretto di lavoro, su quello della mutua e su quello degli assegni (vuoto) che saranno tenuti da un mio caro amico disoccupato-cassintegrato-precario-clandestino-emarginato.

Indosserò una bombetta da clown piuttosto che un cilindro da nababbo. Alzerò la mano destra e la metterò bene in mostra. Poi, sull’inno di Rino Gaetano “Nuntereggae più”, la poggerò sul mio cuore. Poi, aspetterò, col cuore in gola, che tutti abbiano finito di brusiare e con grande commozione dichiarerò il mio più profondo e irreversibile giuramento.

Lo farò nello stesso momento in cui giurerà il grande Presidente Obama, già grande per tutti (per tutti i giornalisti, per tutti coloro che lo hanno votato, per tutti coloro che credono e sperano in una obamata che risolva le disgrazie dell’universo mondo), già grande per tutti prima ancora di essersi imposto al governo vero e proprio, prima ancora che si sia udito un “Ah, però”!”.

Tutti si stanno bagnando ancor prima che piova. È normale. La notizia è globale. Si deve vendere lo show. Qui si sta eleggendo un uomo che sarà consacrato imperatore dei più deboli, dei più emarginati, dei più miserabili paria della terra.

Bene. Anch’io, alla stessa ora, prometterò di fare del proprio meglio per «preservare, proteggere e difendere il mio libretto di lavoro, quello della mutua e quello degli assegni (vuoto)» e alla fine dirò: “Che il Dio degli Atei mi aiuti in questo giorno speciale”.

E tutto questo senza spendere una lira, anzi un cent, al contrario degli americani che stanno spendendo tra i 100 e i 150 milioni di dollari: che imparassero da me, come si fa l’economia.

Dopo, andrò a festeggiare con l’amico in pizzeria, senza bisogno di grandi e piccoli media, all’oscuro. Punto. Mi pare che sia un degno giuramento di chi non si aspetta niente da nessun presunto carismatico presidente. Ma vorrei tanto potermi ricredere.

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San Kakà, nemico dei soldi

Kakà parte. I tifosi minacciano. Kakà resta. No parte: sale la tensione. Si pensa ad una rivoluzione pro Kakà. Kakà pensa. Kakà kaka. Kakà resta. Kakà ha detto: “I soldi non sono tutto”. Erano solo 130mln di Euro. Kakà esulta. Kakà lancia una maglietta dalla finestra. Kakà richiude la finestra. La tensione si smorza. I condomini di Kakà, incazzatissimi, tirano un sospiro di sollievo: finalmente i tifosi se ne vanno tra schiamazzi e urli. Il palazzo è libero dall'assedio degli sportivi! Kakà non ha bisogno di arricchirsi. Tutti i grandi Kakà della terra sono campioni di modestia. Un Kakà così dev’essere preso ad esempio. Kakà santo subito. E Berlusconi come officiante. Ite, tifosi, in pace.

Tutto questo gran movimento mentre nel mondo si consumano alcuni riti: la conta finale dei morti di Gaza e sue rovine; l'insediamento globale divinizzato di Obama.
Che, niente ti pare?

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lunedì 19 gennaio 2009

Israele non ha vinto? No che non ha vinto

Allora Berlusconi, “per portare l'appoggio italiano ad Israele in questo suo momento difficile e con il contributo europeo” ha dato, a Sharm el Sheikh, il succitato appoggio italiano ad Israele, che ha perso la guerra (?).

Poi ha portato, in una mano, Erice e, nell’altra, i carabinieri. Per la pace l’Italia è pronta a pagarne tutte le spese, basta che si faccia a Erice.
E ha detto: “Se li volete, eccoli qua, bell’e pronti”, riferito ai carabinieri, i quali sarebbero disposti pure a fermare il contrabbando di armi. (Risata quasi strozzata da un singhiozzo caustico). E mentre lo diceva, dentro la mano i carabinieri erano già pronti e pieni d’ardore. La mano si muoveva ridondante di contenuti.

Infine sé stesso.

E Olmert ha ringraziato sorridendo con gli occhi. “È stato necessario l’intervento di Israele, secondo Berlusconi, perché una libera democrazia come quella non può tollerare chi le sparino addosso Kassam di ogni tipo”.
Oddìo, vero è che Israele ha perso, ma ne è valsa la pena. E ora, via con un “Piano Marshall” per la ricostruzione di Gaza. Tutti pronti i rapaci.

Israele non ha vinto? No che non ha vinto.
Ha vinto la Palestina per 1300 morti contro i 13 (versione israeliana).
Adesso la Palestina è impegnata nel tentativo disperato di completare la vittoria ricontando tutte le perdite umane che ancora stanno sotto le macerie. Dei bambini si parla di un numero quattrocentesco. Quando avranno finito e vorranno continuare a vincere, basta che lo chiedano che saranno accontentati. Perché devono capire che con Hamas loro saranno severamente puniti.

Ma come, Israele, che è uscito sconfitto, può parlare così?
Lo può fare perché dall’altra parte dell’oceano non ne sanno ancora nulla, impegnati come sono a celebrare l’insediamento di Obama. Ma non appena ne verranno a conoscenza, vedrai che Obama frenerà Israele. Con che cosa? Con un “yes we can!”.

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venerdì 16 gennaio 2009

I Sonderkommando

Un'esecuzione di ebrei da parte di una Einsatzgruppe in Ucraina nell'estate del 1941.

Nei campi di sterminio nazisti furono istituiti i Sonderkommando, «squadre speciali» composte da prigionieri e addette al funzionamento dei crematori e – là dove esistevano – delle camere a gas. Compito dei Sonderkommando era principalmente recuperare i cadaveri e provvedere al loro incenerimento nel crematorio.

In quanto testimoni delle atrocità compiute dai nazisti, i componenti dei Sonderkommando venivano periodicamente eliminati (sebbene vi furono degli scampati); ad Auschwitz si avvicendarono 12 Sonderkommando, ognuno dei quali utilizzava da 700 a 1000 addetti.

Primo Levi aveva scritto: «Aver concepito e organizzato le Squadre è stato il delitto più demoniaco del nazionalsocialismo [...]. Attraverso questa istituzione, si tentava di spostare su altri, e precisamente sulle vittime, il peso della colpa, talché, a loro sollievo, non rimanesse neppure la consapevolezza di essere innocenti».

Ieri sera, un ragazzo di fede ebraica, da Santoro si è fatta la bocca grossa sul fatto che l’Olocausto è qualcosa di inviolabile: quelle vittime gridano ancora per quella grande strage nazista e nessuno ha il diritto di paragonarla eccetera (mi pare legittima ancorché gratuita questa affermazione di fronte alle prove generali del genocidio palestinese); poi ha anche detto: mi spiace per i bambini (palestinesi) che sono mancati... non “morti ammazzati” come fa notare Lameduck in un suo commento al mio post precedente.

È agghiacciante l’idea dei Sonderkommando, vero? Come scrive lucidamente Primo Levi “su queste vittime (costrette a far morire due volte i loro compagni di pena), non veniva concesso nemmeno il beneplacito della coscienza pulita”

E se in Gaza non viene permessa la creazione di speciali “Sonderkommando del tipo ebraico-nazisti”, visto che c’è una memoria storica dietro, ditemi: è più umano ciò e infinitesimalmente non crudele?
Non devono entrare aiuti umanitari e non si spazzano le vie di Gaza. Il sangue dei corpi, dei corpicini mutilati, delle urla di terrore: tutto resta intrappolato nella polvere del tempo, nel crudele computo di numeri da sommare e poi ancora da far morire.

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giovedì 15 gennaio 2009

Io elevo questa immagine a imperitura vergogna d'Israele

Venite, venite, ipocriti della Terra. E versate le vostre marce coscienze sature di sangue sulla fronte di questo scempio!
IO ELEVO QUESTA IMMAGINE A IMPERITURA VERGOGNA D'ISRAELE!

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Il grande citrullo

Non è in estinzione ma in via d’espansione. Si identifica facilmente specie quando apre la bocca e tende le orecchie davanti alla Tv: se rimane imbambolato, avete davanti un citrullo credulo. Il citrullo, erede del più plebeo cetriolo, è un essere che non crede solo ai suoi occhi ma anche alle sue orecchie. Però non fa una grinza se gli snoccioli tutta la serie degli orribili eventi che certuni ignoti (solo al citrullo) riversano contro l’umanità inerme, ma ti dice che lui è d’accordo con Dio, la Patria e il Premier, perché se non fosse per questa trinità, l’Italia, paese che abbonda di grandi citrulli che però si credono immacolati e con la vera fede, andrebbe in malora.

Il grande citrullo è un essere umano perfetto, ancorché letteralmente aperto positivamente a tutte le crisi (l'importante è fargli credere che c'è qualcuno che lavora per risolverle). Senza di lui non ci sarebbero guerre, né crisi di mercato, né crisi sociali, né crisi di rigetto, né premier di questo tipo. È un essere speciale di cui i burattinai devono averne sempre cura, pena la loro eliminazione.
La mentalità del citrullo non obietta su nulla, tranne sulle cose apparentemente malvagie che gli sbattono sugli occhi ogni giorno. Tutto quello che gli propinano lui lo inghiotte come inghiotte l’aria e se gli viene il singhiozzo non gli passa nemmeno a cannonate.

Già, le cannonate. Per il grande citrullo le cannonate sono giuste se servono a guarire un paese ammalato di terrorismo.
Qual è lo scopo del citrullo?
Prima di tutto deve scegliersi un capo che lo rappresenti nella citrullaggine. Poi, quando lo ha scelto, se lo deve titillare, adorare e seguire, come in un ideale di felicità. Nessun citrullo conosciuto per tale ho mai visto ragionare con la propria testa. Ma loro dicono invece che ci ragionano autonomamente.

L’avere sotto di sé l’illusione che chi lo comanda non sia responsabile dei suoi guai, rende il citrullo pericoloso perfino per sé, oltre che per la società in cui è inserito.
Lui, infatti, non rinnega il Premier, ma nega che sia anche lui un citrullo, per di più il primo.
Come fare per liberarsi dalla citrullaggine? Con un po’ di cetriolini sott’aceto, a giorni alterni, da inserire da quelle parti o a colpi di marruggio da levare questa malattia seduta stante e senza pietà.

Chissà perché, in Tv, non fanno mai dibattiti aperti al pubblico su questa malattia sociale? E dire che paghiamo il canone (i più citrulli).

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mercoledì 14 gennaio 2009

E con Silvio nella parte del protagonista principale

Sarah Bernhardt non lo adorava. Greta Garbo lo snobbava. Shirley Temple gli chiedeva sempre cioccolatini e bamboline. Marlene Dietrich gli sbuffava addosso il suo fumo noir. Esther Williams gli sgocciolava l’acqua della piscina sul nudo petto. Rita Hayworth era troppo bbona per lui. Bette Davis stava sempre contro Eva e non aveva tempo da dedicargli. Ingrid Bergman, proprio non lo digeriva.

Ma piuttosto che fare la comparsa da Obama, star di gran lunga inesperto, ma portato alla grande, il nostro grande attore decide di recitare nella più pura commedia dell’arte, improvvisando su antichi e complessi canovacci, dove riesce a suddividersi in tanti piccoli personaggi, e dar loro la voce del grande protagonista.

Ecco alcune sue battute improvvisate che hanno squarciato la quarta parete arrivando a toccare corde di una essenza creativa che perfino Gassman o Volonté non avrebbero saputo dir meglio.
«Non sono andato a quello di Bush...» (insediamento): è o non è una favola di battuta?
«Io sono un protagonista, non una comparsa». E questa! Magnifica! Roba da premiare immantinente.

Un grande attore non va a far comparsate. È giusto. Come se al grande Marlon Brando avessimo chiesto di partecipare al "Fronte del porto" nelle vesti del facchino del porto.
Un grande, o va per l’investitura o non va! E se va, per forza di cose, avrebbe dovuto sostituirsi a Obama, che è inesperto, anche se affidabile. Un grande non può fare la comparsa tra i grandi. Ma può recitare col dubbio amletico: Essere o non essere... se sia più nobile restare grande comparsa o porvi rimedio rimanendo protagonista tra i piccoli.

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Viva le api!

È semplice: se le api vivono, noi vivremo con loro, altrimenti no!

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martedì 13 gennaio 2009

Coquette Italia, sai, nonno ha avuto un ics, anzi due

Coquette Italia ha un nonno che è un vigoroso bisonte, tutt’ora un toro sgroppante. Questo nonno in gioventù ne ha fatte di cotte e di crude, ha avuto le sue esperienze. Si vocifera che abbia possedute 800 donne di misure diverse, dal colore dei capelli alla tinta dell’unghietta piccola del piede destro. Voce di popolo vuole che, ad ogni incontro con lui, le donne ne uscissero squilibrate di mente e rotte di cuore. Ma egli andava loro incontro sistemandole alla meglio nei suoi uffici di rappresentanza.

Che rappresentava? Ecco, questo è il mistero del secolo. Nessuno ha mai capito cosa rappresentasse. Però, per ogni ufficio sparso, c’era una bandiera azzurra issata nel vento. Un telefono azzurro che chiamava 24/h su 24, a cui nessuno rispondeva mai. Una vetrata antiproiettile al 150esimo piano. Un tavolo lunghissimo, diciamo che dall’uno all’altro capo ci si poteva chiamare come i montanari da una cima all’altra, ma dove nessuno s’era mai seduto a decidere in gruppo. C’era, per questo, il nonno che decideva per tutti. Un vero padre... un vero e proprio nonno-padrone, questo sì, che aveva fatto credere a tutti che lui aveva una nonnità sopraffina e stava un dito più in alto degli altri.

Che nonno! Possedeva un bisturi magico per ogni occasione da levare. Che so, c’era un alterco in casa d'altri, mettiamo all'opposizione: zac!, lui estraeva rapidamente il bisturi da tasca e levava. C’era un dissidio tra un capoclan e un capo gruppo abusivo in parlamento: zac!, lui pigliava subito il bisturi e asportava i dissapori. C’era un diverbio tra Fini e Bossi e lui: zac!, troncava. Un astio rabbioso tra Smaroni e ‘Gna, e lui a colpi di bisturi zaccava le due parti e li radeva finemente al pelo.

Ultimamente s’è preso una strigliata dalla Moratti per una semplice diatriba, una minkiatella tra primedonne - (l'annuncio della Moratti di un'offerta di Lufthansa a poche ore dal via libera del cda Cai alla fusione con Air France-Klm, lo ha letteralmente imbufalito) -; e Letizia è invero primadonna di Milano, anche se aveva dimenticato di provvedere al sale, mentre suo nonno, forse già ex?, che è contrario alle primedonne, è, al contrario, il primo donno italiano.

Che nonno! Sul massacro di inermi cittadini palestinesi non ha detto ancora nulla, e non si sa se ha già smentito di non aver detto nulla: c’è qualcuno che sa dire qual è la sua posizione ufficiale su questa vicenda? Sa niente chi è Arrigoni e cosa fa e sulle minacce di morte che sta subendo.
Verticale? Orizzontale? Obliqua? Quale posizione, dunque? C’è qualcosa che possiamo fare? Forse quella palestinese non è una piazza che gli si addice.

Coquette Italia era letteralmente impazzita per suo nonno. Sapete, a una certa età, i nonni vanno sempre compresi e riveriti. Un nonno s’adombra se i nipoti non lo rispettano.
Un giorno a Coquette Italia arrivò una cattiva notizia: suo nonno aveva avuto un ics (contrazione di ictus).
Ecco come gliela porsero, la sms: “Coquette, Coquette, sai, nonno ha avuto un ics, anzi due, no tre, forse quattro cinque e sei. Ma mentre ti parlo può darsi che sia già arrivato a quota cento”.
La seconda sms, diceva: “Adesso lo hanno intubato, un tubo per ogni ics. Come dire da Villa San Giovanni a Salerno a una corsia alternata. Canta, l'ossigeno fa di questo scherzi. Che canta? Dice sempre 'O sole mio, mio, mio. È solo mio! E vuole il suo chitarrista preferito.”

La povera Coquette, che aveva solo questo nonno, a questo punto capì e si disperò; pianse tanto perché lo dava già per andato. Ma subito le giunse una terza sms, che diceva: “Coquette, il nonno è fuori pericolo. Ha avuto il miracolo. Ha visto la luce dei Cavalieri Templari che con la spada in mano combattono contro i vili antiitaliani. Il nonno ha visto la luce... però, dopo la luce, pare sia cambiato, sembra un tubo sotto vuoto... canta sempre... che fai, te lo tieni tu, ci badi tu allora, d'accordo, che noi qui abbiamo il nostro daffare?”.

Volete anche sapere chi è Coquette Italia? Ma va!

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lunedì 12 gennaio 2009

Caì, caì

Il primo guaito di Cai: è nata, è nata, è tempo di migrar!
Ma pare che il cane, dopo aver fiutato l'osso volante, abbia voluto rimanere a terra.

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domenica 11 gennaio 2009

Terrificante: Lampedusa una nuova Gaza

"Il 2009 sarà l'anno della fine degli sbarchi di clandestini a Lampedusa". Chi l’ha detto? Il ministro Smaroni che lo ha ribadito tra applausi e ovazioni leghiste. E dopo le notizie di nuovi sbarchi nell’isola ha anche confermato che chi vi arriva resterà – per sempre? – a Lampedusa e non sarà trasferito in altri centri d’Italia, anche se, udite udite, la capienza è stata superata. Li metteranno uno sulla testa dell'altro.

Il ministro ha spiegato che per la questione del sovraffollamento delle carceri c’è chi ha proposto come soluzione l’indulto, chi la costruzione di nuove carceri ed è questa seconda filosofia – è una filosofia! – che Smaroni intende seguire. “A Lampedusa si realizzano nuove strutture: di spazio ce n’è!”.

E per far vedere, ha proseguito il ministro, "che Lampedusa non è l’isola dei clandestini, ma una delle terre più belle del Mediterraneo, alla fine di maggio vi organizzeremo la riunione dei ministri dell'Interno del G8, che si occuperà di immigrazione e successive espressioni".

Tradotto alla femminina: i clandestini che faranno radici a Lampedusa saranno utilizzati nella costruzione di nuove strutture – le carceri? – e dopo ne diventeranno gli abituali abitanti. Nel frattempo l’isola si saturerà fino ad implodere, dato che dalla Libia ne continueranno a giungere. A questo punto i Lampedusani andranno o tutti a vivere a Ponte di Legno o a convivere con i ristretti clandestini. Potrà Lampedusa realizzare l’utopia dell’isola felice dove solo i clandestini avranno diritto di vivere come liberi prigionieri in stile palestinese di Gaza?

Periodicamente verrà Smaroni con gli altri ministri degli Interni a verificare le condizioni di vita, l’igiene e il decoro dei forzati di Lampedusa.

Ah, dimenticavo: è semplicemente scandaloso il fatto che il ministro abbia deciso di rimandare a casa tutti i dannati della terra sbarcati da quelle parti. Così contraddice sé stesso quando afferma invece che vi resteranno. Boh, chissà che avrà in mente il nostro machiavellico Smaroni.

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Turismo di guerra a Gaza

Esemplare il suo condividere disagi e bombe, morti e angosce, il suo stare in mezzo a ESSERI UMANI che sono ormai a forza diventati il SIMBOLO di un globale sterminio razziale: i PALESTINESI sono la nostra parte di coscienza umana che non possiamo più rimuovere per fare un favore ai grandi (bastardi) della Terra; sono l’avanguardia più visibile (per come ce lo possiamo immaginare) della incredibile inumana capacità dell’uomo di infierire su altri esseri umani; e per questo io dico che Israele non è più il popolo eletto - con gli occhi abbondantemente resi ciechi da 60 anni di propodaganda antipalestinese - ma lo sono i PALESTINESI, eletti a MARTIRIO totale e per sempre da sciacalli che non hanno nessun timore e nessun rispetto verso il loro proprio Dio che li aveva resi Eletti!

Questo è uno stralcio di ciò che ha scritto ieri Arrigoni nel suo blog. Tutto ciò che quotidianamente scrive è raccapricciante ma resta una valida, resistente e ALTA alternativa d’informazione al niente dei media appecoronati a Israele e agli altri stronzi mondiali.
«Da Gerusalemme mi scrive Yasmine, moglie di uno dei numerosi giornalisti in fila al valico di Erez, giornalisti ai quali per chissà perché Israele non concede il lasciapassare per venire qui a filmare e a raccontare l'immane catastrofe innaturale che da tredici giorni ha colpito. Queste le sue parole: "L’altro ieri sono andata a vedere Gaza dal di fuori. I giornalisti del mondo sono tutti ammucchiati su una collinetta di sabbia a un paio di km dal confine. Decine di telecamere che puntano verso di voi. Aerei che ci sorvolano, si sentono ma non si vedono, sembrano solo illusioni mentali finché non si vede il fumo nero salire all’orizzonte, Gaza. La collina è diventata anche meta turistica per gli Israeliani di zona. Con grandi binocoli e macchine fotografiche vengono a vedere i bombardamenti dal vivo».
Ecco, quella meta turistica per gli Israeliani di zona, che con binocoli e macchine fotografiche vanno a documentarsi sul reale – crudele – rito di pulizia etnica, politica, umana di questa cosiddetta Striscia di Gaza che i loro benefattori politici stanno attuando definitivamente, rappresenta la chiusura del cerchio e la conclamazione della presa d'atto di una società "vincente" che uccide ogni probabile rigurgito di rimorsi.
E penso al confronto con quella idea morbosa e perfida dei giri turistici nei luoghi dei delitti di mafia. Qui è reale il turismo di guerra!

Ps.: Vittorio Arrigoni blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/
website della missione: http://www.freegaza.org/
e http://www.palsolidarity.org/
contatto e donazioni: guerrillaingaza@gmail.com
telefono (no sms) 059 8378945

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sabato 10 gennaio 2009

venerdì 9 gennaio 2009

La trapanazione del cul-de-sac (il goal) avverso

Come tanti e tanti anni fa, in Sicilia, chiedevi a qualche sindaco notabile populista cattolicodemocristo se per caso avesse mai sentito parlare di mafia e/o di mafiosi, quello ti rispondeva: “Mai visti né sentiti. Eppoi la mafia non esiste”.

Così Lippi, l’allenatore campione del mondo, che uomo politico non è, ma notabile sì, nel senso che s’è fatto notare per essere un vincente mondiale (magari quel titolo è un po’ figlio di calciopoli, visto che molto agonismo e voglie di risposte sul campo si sono tratti da quel casino lì; diciamolo: s’è vinto per... come dire... gran culo?), ha messo a posto, in un colpo solo, tutti gli allenatori italiani che sono più o meno la stragrande maggioranza dei maschi che capiscono di calcio, ne parlano e fanno le formazioni della domenica e quelle della nazionale.

Tutti gli allenatori ad honorem ora sono più sereni dopo che il deus ex machina del pallone ha risolto a botta sicura il dubbio mascolino sugli spalti o davanti ai televisori: se dopo aver fatto gol, i machi del pallone si abbracciano davanti e di dietro, si baciano, si impupano, si sovrastano, si svestono mostrando nudità virilmente nodose, o si mettono il pollicione in bocca per succhiarselo, o fanno aria in senso orario alla propria orecchia, insomma se fanno le cose più strane, questo show non deve essere visto come una strana gaiezza, ma come mascolina eccitazione tribale a seguito di un grande (sverginamento) sportivo: la trapanazione del cul-de-sac (il goal) avverso.

L’importante è il mucchio sportivo, non quello selvaggio, per cui: Italiani, in campo nessuno è frocio!
Sì, l'unica certezza è questa: solo gli arbitri restano cornuti!
Infatti, avete mai visto o sentito di arbitri non cornuti?

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giovedì 8 gennaio 2009

Le palle di Fassino si sono rotte!

Qui accanto, il PieroScroton, il Pierissimo che fa benissimo.
“Cretino, sei un irresponsabile! Mi hai proprio rotto lo scroto (ndr)”, (ma pare che avrebbe detto, più incisivamente: “i coglioni!”).
“Hai detto un sacco di cazzate!”
“Me ne risponderai in tribunale”!

Mantini Pierluigi, (chi è costui?) deputato del PD, ha rotto i coglioni di Fassino in pieno Transatlantico, davanti a un pubblico numeroso, senza nemmeno il copyright dell’esibizione porno-politica.
Qualcosa di fantastico: avrebbe detto a Radio Radicale che "i Ds sono ancora finanziati dal Pd e a causa di ciò il Pd è rimasto psico-nanetto".
E qui il Piero non c'ha visto più dall'ira!

Mantini Pierluigi, che mi piacerebbe sapere come ha fatto a individuar le palle di Fassino, ha anche detto che lo cercherà privatamente per farlo ragionare fuori dai Tribunali... altrimenti vi andranno, l’uno con palle gonfie... e l’altro con palle rotte.
Nel frattempo, consoliamoci con il PieroScroton, il Pierissimo che fa benissimo.

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Littra menza aperta e menza chiusa a Barracca Obbama

Preco voscenze Presidentitudini che siete in 5:
Presidentitudini, sogno morto felicce che vvi ssiete rincontrati a cazzaccio in quella vostra Casabianca di Voscinton e mene compiacquo amarissimamente che siete ancora vivi, abbronzolati e vegetali.

Occi brinto alla vosstra salutitudine come voi brintate alla nosstra. Al signore Busho patre, e al signore Busho figghiu di... patri, ancuo a lo Carteri e a lu Clintone, granti prisidenti, ci fussi di fari 'na crassifica 'mparziali, ci fazzo tanti baciamolemani prima però è megghio che se le lavano con l’acqua pomiciata e l’antiàcito.

Ecche ci fa? Baracca Obbama consimile a voi in questo felicazzicissimo ciorno di vosstri abbrazzamenti, che perora (ma solo per ora) cunsigghi e imbeccate all’aricchia, che lui ancora è nesperto, che sulla Pallestina concimata da morti pallestinesi, ancora non s'ha... pronunchiato. Aspettamo a lui. Intanto, manciàti e bivìti e che vi faccia àcito, e stati allegri, che la vita è tutta ‘na bummiata di morti e distruzioni (non d’istruzioni).

Per Baracca Obbama, a sua sensibbili lettura:
“Ma nacqui infelici au munnu e tali restai
Sempri infelici e sventurato fui,
nun jeppi jurni d’alligrizza mai.
Po’ ca’ lu mali miu fu tantu granni,
Prisidenti, ci vidimu fra ‘na pocu d’anni”.

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mercoledì 7 gennaio 2009

Milano manca di sale

Signora Sindaco di Milano, guardi qui quanto sale! Col senno di poi!
Bastava un'occhiata verso sud!

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L'Er Nani

Tutti i quesiti della vita hanno un tempo di riflessione tremendo, durante il quale chi vi si dedica soffre di indicibili tormenti; e finché qualcuno non gli dice, “su, dài, la risposta è giusta”, quello è capace di cadere in una depressione irreversibile; di fronte a determinati quesiti, infatti, hai però un paio di alternative, di cui la più facile è: chiudere la pagina e dedicarsi ad altro. Oppure sfidi la tua mente e allora ti si aprono molteplici orizzonti inesplorati, che attendono di essere testati.

1° Quesito:
Incontrate per strada un premier qualunque un po’ alticcio che si è smarrito:
a) lo accompagnate al più vicino centro alcolisti anonimi;
b) lo portate a casa con voi;
c) vi rendete conto della storica occasione della vostra vita e...
(continuate voi il pensiero).

2° Quesito:
Dovendo assistere a una rappresentazione teatrale, il cui attore protagonista è un premier qualunque, preferireste ammirarlo in:
a) una commedia del teatro dell’assurdo;
b) una tragedia all’italiana (se vi va, trovategli un titolo);
c) una pièce da avanspettacolo;
d) un’opera lirica, l'“Er Nani” di Verdi;
e) una gaffe gigantesca con battuta cazzesca di contorno (dove ridono tutti tranne il cane del padrone).

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martedì 6 gennaio 2009

Noi studenti che imbarazzo in Senato

Esperienza-racconto di alunni in visita al Senato. Da La Stampa, il 03/01/2009.

Questa lettera la rimetto in circolo per i più distratti: fa bene alla mente sapere che ci sono ragazzi che si sono vergognati all'uscita da Palazzo Madama, dopo una visita-studio, per quello che loro stessi hanno definito il luogo dove i senatori della Repubblica dovrebbero amministrare con attenzione e rettitudine morale l'Italia e gli Italiani. Povera gioventù che ancora crede nella dedizione all'alto ufficio degli onorevoli. La vergogna dei giovani finirà, prima o poi, dritta in faccia a questi campioni dell'efficienza e del galantomismo da scranno. Mi spiace, però, per quei pochi che ancora onorano quel titolo; ma si sa: dove c'è il maggiore, cessa il minore.

Egregio signor Presidente della Repubblica,
a scriverle sono venti ragazzi che quest’anno sosterranno l’esame di maturità, studenti e studentesse del liceo Scientifico «XXV Aprile» di Pontedera. Ci rivolgiamo a Lei per la prima volta, ma l’argomento di cui vorremmo renderla partecipe ci sembra alquanto importante. La questione riguarda una visita che la nostra classe, insieme a due insegnanti, ha effettuato il 2 dicembre al Senato della nostra amata Repubblica.

Avremmo tanto voluto dimostrarle il riconoscimento verso le Nostre istituzioni e la felicità per aver avuto la possibilità di partecipare a tale visita, ma purtroppo i sentimenti che ci spingono a scriverle sono decisamente altri.

Siamo da poco maggiorenni, alcuni di noi hanno già avuto l’onore, nonché il dovere, di votare alle ultime elezioni. Tutti ci interessiamo alla politica, chi più e chi meno. Tutti, a scuola, seguiamo le lezione di educazione civica. Tutti studiamo gli articoli più importanti della nostra Costituzione e tutti crediamo nei suoi Principi Fondamentali. Ci stanno insegnando che non bisogna cedere a quella malattia, diffusa fra molti giovani, che è l’«indifferentismo». Ci stanno insegnando quel principio che un certo signor Piero Calamandrei insegnò agli studenti milanesi nel ’55 e cioè che sulla libertà bisogna vigilare ogni giorno, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica.

Dopo aver letto queste parole si immagini dunque con quale entusiasmo e aspettativa attendevamo la visita al Senato. Nel primo pomeriggio siamo stati alla Libreria del Senato, dove una cortese signorina ci ha parlato di quest’importante organo di Stato: il ruolo, i poteri, la fisionomia. Dopo aver chiarito alcune curiosità ci ha esposto che cosa avremmo sentito alla seduta pubblica. L’ordine del giorno prevedeva la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, recante misure urgenti per garantire la stabilità del sistema creditizio e la continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai consumatori, nell’attuale situazione di crisi dei mercati finanziari internazionali. Visto il tema molto attuale, la signorina ci ha anche spiegato che eravamo fortunati, in quanto avremmo assistito ad un’importante, se non accesa, discussione parlamentare.

Un po’ intimoriti, ma molto emozionati, siamo entrati a Palazzo Madama e, scortati dai commessi, siamo finalmente entrati per assistere alla seduta. Il presidente del Senato stava già introducendo la relazione del disegno di legge e si immagini il nostro stupore, mettendoci seduti, nel vedere che decine di posti erano vuoti, che le tribune a sbalzo erano pressoché deserte e che nessuno di quei pochi signori presenti stava ascoltando il Presidente. Ci è venuto spontaneo chiedere spiegazioni ai commessi, i quali ci hanno cortesemente rassicurati, spiegandoci che ogni senatore conosceva già il disegno di legge e la lettura da parte del Presidente era pura formalità. La situazione e soprattutto il grado di attenzione sarebbero sicuramente cambiati da lì a poco.

Ma ancora più stupore lo abbiamo provato nel momento in cui ci siamo resi conto che la situazione, con il passare dei minuti, non solo non cambiava, ma degenerava: i senatori parlavano fra di loro ed al cellulare con estrema naturalezza, generando un fastidiosissimo brusio di sottofondo, per altro non captato dal Presidente, che neppure tentava di richiamare all’ordine tali senatori. Ai più sfrontati con il cellulare alla mano si contrapponevano però i senatori più pacati: non conversavano, non interagivano, ma sfogliavano semplicemente le pagine dei quotidiani o dei giornali di gossip. Non dimentichiamo poi coloro che usavano con naturalezza il computer, aperto in bella vista davanti ai loro scanni. Dalla nostra tribunetta, esterrefatti, scrutavamo tutto e tutti. La situazione stava per toccare il fondo: alcuni senatori cominciano a esporre i loro discorsi e le loro opinioni riguardo il decreto-legge, ma il brusio ovviamente non si placa neppure adesso.

Molti di loro, concluso il discorso, prendono la ventiquattr’ore e se vanno, senza nemmeno ascoltare la risposta degli altri parlamentari. Altri continuano insistentemente a conversare e come l’esponente del proprio schieramento conclude il discorso si girano e con estrema naturalezza applaudono, senza nemmeno aver ascoltato una virgola dell’arringa. Molti altri entrano ed escono, leggono e scrivono, ci guardano e sorridono.

Ma lo stupore provato fino ad adesso in un soffio si trasforma in profonda delusione e vergogna. Ad alcuni di noi infatti capita per caso di ascoltare alcune frasi frammentarie, ma purtroppo del tutto intelligibili, di un senatore che, salito sulla tribunetta, stava rispondendo alle domande di altri signori scandalizzati quanto noi. «E’ normale, è anni che è così», ripeteva tale signore alle loro domande riguardo l’assenteismo. «L’Italia ormai è un Paese che non può più essere riformato», sosteneva. «I senatori si presentano solo per le votazioni più importanti; il titolo ormai è acquisito», rimarcava.

L’entusiasmo di venti giovani cittadini si è cancellato al sentire queste frasi. L’unica cosa che provavamo uscendo da Palazzo Madama quel martedì era delusione, amarezza, vergogna. Tutte quelle belle aspettative di cui eravamo pieni la mattina sono sfumate in quella mezz’ora.

Come si può governare bene un Paese se non si siede quasi mai in quelle tribune? Come si possono risolvere i problemi dello Stato senza dar loro attenzione? Come si possono trovare compromessi senza ascoltare le opinioni altrui? Come si può aiutare un Paese che sta soffrendo, che ha molte lacune da sanare, che ha gravi problemi da affrontare, se si hanno radicate nella mente le convinzioni di quel senatore?

Nei giorni successivi abbiamo continuato a parlarne in classe e le nostre professoresse si sono sentite quasi in dovere di chiederci scusa. I loro intenti erano due: coltivare e cementare il nostro senso civico e il nostro interesse per la politica e formare la nostra fiducia nelle istituzioni. Quest’ultimo è crollato come un castello di sabbia, lasciando dietro di sé le fondamenta della delusione. Ma per quanto riguarda la coscienza civica, difficile a crederci, si è resa ancora più salda: di assenteismo, di disinteresse, di falsità nella politica italiana avevamo sentito solo parlare, adesso però li abbiamo visti con i nostri occhi. Vedere per credere. La presa di coscienza di una realtà che in pochi vogliono ammettere ha generato un’unica, ma forte, sicurezza: la politica non può e non deve essere quella che ci si è presentata davanti. «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione», così recita l’articolo 67 della nostra Costituzione, e, se noi siamo la Nazione, non siamo più così sicuri di voler essere rappresentati da chi non si ripete ogni giorno questa frase.

Come noi anche altri studenti potrebbero aver avuto, e a nostro parere è cosa certa che sia accaduto, la stessa reazione. Perciò, pur essendo consapevoli che questa nostra lettera non cambierà quello che abbiamo visto e sentito nell’aula del Senato, ci è sembrato doveroso doverla rendere partecipe della nostra esperienza, delle nostre sensazioni e delle nostre conclusioni.

In veste di garante della Costituzione e rappresentante dell’unità non le poniamo alcuna richiesta, né le formuliamo alcun appello, ma la ringraziamo soltanto di aver speso un po’ del suo tempo nel leggere questa lettera. In veste di cittadino italiano invece le chiediamo di far tesoro del pensiero, per non dire dello sdegno, di venti studenti, fieri cittadini italiani esattamente come Lei.
La Quinta A del Liceo
Scientifico «XXV Aprile»
Pontedera


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Riproposizione annuale della “Madre di tutte le Befane”

Ogni anno la filastrocca si va allungando grazie alla fattiva creatività degli amici blogger.
Anche quest’anno, quindi, sollecito gli amici a scrivere ciascuno una strofa. Il premio? Un bel link di ritorno che è meglio di niente. In più, il divertimento che di questi tempi bui aiuta a tirare avanti.

Questa era la Premessa di un anno fa:
Questo blog ha raggiunto i più infimi livelli di qualità poiché si regge sulle qualità peggiori del Paese.
Infatti è Paesedipendente.
Le emergenze Sue sono le mie, mai il contrario.
Rifiuti, Morti sul Lavoro, Bambini Mortificati nel Corpo e nella Psiche, Precarietà, Politiche Vaticaniste contro l'Universo Intimo della Donna, Accidie Politiche, Approssimazioni di Strategie Ambientali, Mafiosità Camorrismo 'Ndranghetismo, Truffaldinerie, Antisportività, Corruzioni...
Sì, la Lista È Talmente Lunga che una Vita non è sufficiente. Quindi, si decade e si sprofonda nell'iniqua incapacità di utilizzare la propria intelligenza.
Ho raggiunto il massimo della scemenza seriosa. Ma, come ripeto, io ce la metto tutta; è il Paese che non m'aiuta.
Oggi, con la festa dell'Epifania che tutte le feste porta via, voglio dare un calcio a tutte le cose intelligenti e profonde. Dedico un'altra ballata semiseria alla Madre di tutte le Befane del Bel Paese, che tanti regali ci ha lasciati e ancora ha intenzione di lasciarcene.

«La Befana liscia liscia
Va in Camera e si piscia
Si piscia la sottana
Viva viva la Befana

La Befana moscia moscia
Va in Camera e s'affloscia
S’affloscia la Bandana
Viva viva le Befana

La Befana nuda nuda
Va in Camera e s’incruda
S’incruda la Sandrona
Viva viva la Befona

La Befana nana nana
Va in Camera e si sbrana
Si sbrana la poltrona
Viva viva la Befona

La Befana terra terra
Va in Camera e s’inserra
S’inserra all’Ottomana
Viva viva la Befana

La Befana muta muta
Va in Camera e s’astuta
S’astuta e non perdona
La Befana pelandrona

La Befana tocca tocca
Va in Camera e s’arrocca
S’arrocca la banana
Viva viva la Befana».

Qui mi ero fermato. E da qui le aggiunte successive degli amici blogger, un anno oggi.

«La Befana lascia i tetti,
va alla Camera, e Binetti
col cilicio l'incorona,
la Befana si impoltrona».
(Questa strofa è stata aggiunta da Bruno Carioli)

«La Befana prega e prega
Va alla camera e si lega
Alla destra e alla cadrega
Viva viva la befana».
(Quest’altra l’ha aggiunta Negroski)

«La Befana col riporto
ma a nessuno vuol far torto
si proceda al trapiantone
viva viva il befanone».
(Questa invece l’ha scritta Suburbia)

«Sembra quasi ch'ella voglia
Darci un 'salve' sulla soglia
Ma già pensa ad una legge
Per castrare tutto il gregge!».
(Questa è di Coscienza critica)

Ps.: se vuoi aggiungere una strofa (solo una), attieniti per favore al tema e alla metrica, perché solo questi ci sono rimasti! Grazie.

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lunedì 5 gennaio 2009

Fatevi un Silviotest sugli Affari Esteri

Berlusconi e gli Affari Esteri. (Leggi: crisi palestinese e dintorni).

Se Silvio riposa allora non lavora;
Silvio non lavora;
allora Silvio riposa.
Vero o falso?

Se è vero il quesito di prima, riflettete su questo:
Se Silvio ottiene sei in storia patria e sette in statismo (nuova materia sperimentale per apprendisti statisti) allora è promosso (con larga sufficienza). Silvio ottiene sei in storia patria ma cinque in statismo, sarà promosso?

(Caso mai si farà una legge ad hoc per quest'ultimo caso).

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Gaza: l'affaire più osceno del mondo!

«Ultim'ora - Il Times: Nell'offensiva di terra nella Striscia di Gaza l'esercito israeliano starebbe usando i controversi proiettili al fosforo bianco per creare spesse cortine fumogene ma che possono anche causare terribili ustioni. Si tratta delle stesse munizioni impiegate dagli Usa in Iraq nel novembre del 2004 a Falluja.

È quanto rivela il britannico Times ricordando che in base al Trattato di Ginevra del 1980 il fosforo bianco "non può essere usato come arma di guerra nelle aree popolate da civili, anche se non ne è vietato "l'impiego appunto come cortina fumogena o come bengala per illuminare le aree" dove operano le truppe».

Io non so quanto potrà durare questo scempio, fino a quando il cuore di pietra di Israele corromperà ancora l'animo nobile dei Padroni del Mondo, ma questo Israele è davvero lungimirante: per sradicare Hamas è passato, via terra via mare via cielo, alla soluzione finale della lunga agonia degli ESSERI UMANI di Gaza.
Ma quali inviti sciocchi, inutili e ipocriti per un CESSATE IL FUOCO???
I signori, dalle mani pulite e il cuore lindo, che gestiscono l'affaire più osceno del mondo
se ne fregano sul serio.
Perché, se non se ne fregassero, oggi sarebbero scesi tutti lì, sul campo di sterminio a cielo aperto, in carne ed ossa, sarebbero scesi, a dire BASTA.
A cominciare dai cultori dello Spirito Santo.
Chissà, "uno schiaffo sul culetto di Israele" cosa sortirebbe?

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Heracleum