martedì 31 marzo 2009

Migranti del 31 marzo del 2009


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Attaccka i politici al soffitto con tre sole gocce

Se nove gocce di colla bastano a sollevare un Suv dal peso complessivo di 5,2 tonnellate, quante ne occorrono per sollevare tutti i politici di professione, dal premier all’ultimo portaborse della carovana?

Intanto, in anteprima, ecco tutto il governo appeso ad un filo, pardon a tre gocce: Berlusconi, Bossi e Fini. (Ah, se si rompe uno dei tre?).

Speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono, speriamo che tengono..., che dici, tengono per tutta la durata della crisi o fanno splash col botto!?

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lunedì 30 marzo 2009

Berlusconi, dopo l'acclamazione, a tu per tu con la sua Coscienza

Dopo la gran caciara dell’acclamazione, il primo console del popolo di legno (pdl), è solo nelle sue stanze, a rilassarsi. Tutt’a un tratto viene scosso da un tremore che gli fa temere per la vita. Ma è solo un attimo: pericolo scampato.

Il Primo Console (che, quando parla, usa il plurale majestatis come tutti i primi consoli a un passo dalla grande investitura imperiale del 51%: lo fa per abituarsi) pensa a voce alta: “Siamo nel giusto agendo così? Acciderbolina, per la nostra bandana azzurra, chiederemo consiglio alla nostra Coscienza. Dov’è? Ah già, è là, l’avevamo chiusa nell’armadio di Bondi per timore di quel Finazzo, che ci rompe sempre il gazzo. Si vede che non ce ne serviamo molto spesso. Ora noi ti tireremo fuori”.

Al che uno pensa a costui che si muove come una piovra dai mille tentacoli.

“Cara coscienza, abbiamo un dubbio. Abbiamo fatto bene ad accasarci con Finazzo, che ha osato impartirci una lezione di etica sul testamento biologico, nel nostro congresso, tra i nostri sudditi? Che facciamo, lo ammazziamo subito e lo diserediamo?”.

“Cara Coscienza, io so che abbiamo fatto bene a circuire i miei sudditi con il titolo di Missionari per la libertà? A loro piace essere investiti”.

“Mia cara Coscienza, noi saremo magnanimi, e faremo da padre nobile per il partito di legno”.
“Cara la mia Coscienza, noi siamo stati astuti a collocare il partito di legno, non a destra, non al centro, non a sinistra, ma nella Libertà”.

“Cara Coscienza, ci è sorto un grande dubbio, un immenso dubbio che non ci fa più dormire la notte. Abbiamo fatto una promessa pubblica (vero è che possiamo sempre smentirla il giorno dopo, ma intanto l’abbiamo sparata grossa questa volta: “io stesso” non ci capacitiamo più del perché non mi sono trattenuto dal dirla); acciderbolina alla nostra linguaccia lunga. Abbiam perfino timore nel ripeterla, ma dobbiamo farlo, anche per scaramanzia, per esorcizzarla. Ma cosa ho detto? Ah sì, abbiamo detto: “Vi faccio una promessa assoluta: sapremo uscire da questa crisi, ne usciremo bene e non lasceremo indietro nessuno, un po’ come la Ferrari”.

“Cara Coscienza, quando penso a quel Finazzo mi girano le pal… pebre. Lui, che si è permesso di dire di noi, pubblicamente, che siamo pazzi, anzi lucidamente folli. Beh, in verità un po’ folli lo siamo. A volte penso, ma chi ce lo fa fare. Avremmo potuto andarcene a pescare, a farfalle, a femmine, a cantare col nostro amato Apicella, e invece qui a combattere con tutti questi lapardèi. Noi non avremmo mai voluto diventare Primi Consoli e tra un poco Imperatori. Ma visto che voi lo volete, noi lo vogliamo!”

“Cara Coscienza, abbiamo fatto bene a lagnarci che non abbiam nessun potere? Sì? Lo sappiamo che sei d’accordo col nostro pensiero assoluto. Ci vuole per noi qualcosa che lenisca la nostra fame di imperio. Ecco, un altro dubbio ci assale: è meglio usare prima la carota o il bastone? Nel dubbio, un bastone a forma di carota! Eh, che ne dici? Però... penso a quella promessa assoluta di prima, che ci fa venire l’emicrania! Acciderbolina!”.

“Quel Finazzo si comporta come un comunista, sei dell’avviso anche tu?”.

“Se c’è una riforma che dobbiamo fare è rammodernare la testa di quel Finazzo. Perché il vero pericolo non ci viene da Franceschiello ma dal Finazzo rompigazzo!”.

“Mia cara Coscienza voglio rivelarti un’ultima cosa prima di rinchiuderti nell’armadio di Bondi. È una promessa assoluta…
Un’altra?
Sì, ma questa è mostruosa: prima che il gallo canti tre volte noi vogliamo che tutti gli italiani vengano fagocitati nel mio partito di legno, l’unico partito che fa per loro. Perché io ho parlato del 51%! Smentisco categoricamente. Il 100% dev’essere. Il 100%. Tutti nel mio partito. E non baderò a spese (a carico dello Stato) affinché si avveri questo nostro sogno... Ora, mia Coscienza, puoi andare anche a dormire, non ho più bisogno di te”.

"Cara Coscienza, ti confermo che fare il premier mi fa schifo sempre. D'ora in poi mi chiamerete Piccì (abbreviazione di Primo Console)".

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domenica 29 marzo 2009

Non resta che dedicarci ai funghi

Dopo l'apoteosi del grande fungo, non resta che dedicarci alla raccolta dei funghi: lanciare una campagna nazionale di raccolta funghi al fine di garantire ai golosi la possibilità di mangiarne fino ad abbuffarsi.
Attenti ai velenosi.

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Dal proclama del 1994 al gran finale con il coro delle voci bianche

Dal proclama del 1994: profezie e chiarezze!
Ma oggi vuole più poteri.
[...] Un governo e una maggioranza che portino più attenzione e rispetto all’ambiente, che sappiano opporsi con la massima determinazione alla criminalità, alla cruzione, alla oga.

(Da questo momento in poi, i nemici della chiarezza, stanno sabotando la sua voce, che arriva a tratti, intermittente; sta a chi ascolta decifrarne il senso. E chi non capisce, s'attacca al tram!).

Che stiano ntire cerini, più curez, più ordin, più cienza. Dixi, la stor d’Talia cnomia i cambia è na svolt. Mprendtore, ittadino, e ora cittino che te mpupo senza nessuna timidezza, a con determnizazion la srenità che la vi mi ha insegnà e dico che possible farla finit con la poltica inchiara incomprens ible di upidi baruffi baruffe di co plicati sesa mestieri. Vi dico che possi ble re ali zza re insieme un grnde nore quell d’Talia ngiuta più oner vers chi son, più provere sena moderna ffi ncente ginista Uropa nel mondo. Vi dico possiamo, vi dic dobbia mo ruire nsièm, noi per i ostri figli un uovo miracolo itagliano.

Più poteri al Premier.
E qui ha ragione, perché fino a ora i poteri gli sono venuti dalle sue ricchezze. La Costituzione, purtroppo (e meno male) assegna al premier poteri quasi inesistenti. Il premier, invece, deve avere maggiori poteri per aiutare gl'itagliani. In Itaglia, ahimè, il Presidente del Consiglio ha solo poteri finti. Questa è la verità, e così com’è il governo non può intervenire con mano pesante, pardon, volevasi dire con mano pensante. Con un Premier debole lo Stato non può funzionare. È lento, peggio d’una tartaruga neonata. Lui, cioè il governo, non può farsi catafottere dall’inefficienza dello Stato, quindi è venuto il tempo di modernizzare la Costituzione, nella sua seconda parte, arricchendola secondo la personalità del principe, a sua immagine e somiglianza.

Viva l'Itaglia, viva la figa! Rompete le righe, marsch!

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sabato 28 marzo 2009

Ecco la prova che i fantasmi esistono

Fantasma del capo del Pdl a intermittenza. Che si siano scaricate le batterie?


Visto come ci si riduce quando non ci si accontenta mai del poco che si ha? Non gli basta essere il lìder maximo, pure capo di tutte le anime italiane vuole essere. E questo sarà il risultato finale: ectoplasma terminale irreversibile con implosione e trasformazione in nana rossa.
Tempo al tempo!

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venerdì 27 marzo 2009

Noi primati crediamo in un unico Silvio

"Noi primati, crediamo nella pace, nella solidarietà, nella giustizia, nella tolleranza verso tutti, a cominciare dai nostri avversari. Nel rispetto e nell'amore verso chi è più debole: malati, bambini, anziani, emarginati. Crediamo nei valori sentiti e condivisi di generosità, altruismo, passione e dedizione alla propria famiglia, lavoro e Patria".


Ma soprattutto crediamo in un unico Silvio onnipotente creatore del Pdl nostro e di tutte le cose in esso contenute, compresi i Bossi e i Fini! [...] Per mezzo di Lui questi signori possono fare i politici tranquilli e certi, che nessuno li disturba finché saran buonini. [...] Se dovesse essere crocifisso dai comunisti, niente paura, risorgerà e impalerà, novello Dracula, tutti i suoi nemici, compresi quelli che non c'entrano una nisba. [...] Dopodiché salirà al centro del palco e, assiso in pompa magna, giudicherà i buoni i brutti e i cattivi, con un occhio di riguardo per le bonazze! Dopodiciò, modellerà l'Italia e tutti quelli in essa contenuti a sua immagine (sic!) e somiglianza (doppio sic!). Amen.

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Silvihuahua verso il congresso: don’t worry, be happy!

È la razza canìde politica più piccola del mondo e decisamente la razza da salvacani abusivi ideale: non ha bisogno di molto moto (anche se ama le passeggiate-shopping e i bagni di folla ma solo se protetto); è affettuoso e canterino, un gran furbacchione.

In genere sceglie una persona come riferimento (il pastore tedesco Finik) ma per questo motivo non è adatto a una famiglia numerosa (anche se lui si ostina a calarsi nei panni del cane esuberante e cucciolone: vorrebbe sempre giocare); nemmeno è adatto ai bambini piccoli (tipo bassotti razza brunetta): pare che abbia paura della ressa e teme di rimanerne schiacciato.

Particolarità: da solo si intristisce. Fortunatamente la sua minuta taglia, del resto, consente di portarlo ovunque. Oggi, infatti, lo portano in sala parto, dove verrà organizzato un parto-party con tanto di musiche e megaschermi a specchi multipli per sembrare più numerosi. Saranno cantati gli inni anti-canisti da cento guaiti canìdi di fiducia. Alla fine, ossi per tutti.

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Ricordati che devi morire

I fratelli coltelli, però, si odiano sinceramente ma anche cordialmente.
Accidenti, a due passi dal nuovo Pdl!

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giovedì 26 marzo 2009

Trovarsi qualcosa da fare? Darsi fuoco, per esempio

Berlusconi: «I licenziati trovino qualcosa da fare».
«La situazione è difficile, ma io non me ne starei con le mani in mano».

UOMO SI DÀ FUOCO IN PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO A ROMA.
Alla moglie che lo ha visto in ospedale ha solo detto: "Non ce la facevo più, come possiamo andare avanti senza soldi, ora forse qualcuno si ricorderà di me".

Ecco, qualcuno l'ha preso tragicamente sul serio. Forse è bene che si trovasse lui qualcosa da fare: magari andarsene a pescare, lasciandoci finalmente soli di fronte ai nostri guai?
Non si dice forse "Meglio soli che male accompagnati"?

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mercoledì 25 marzo 2009

Merce

9° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Merce

«La merce è in primo luogo un oggetto esterno, una cosa che mediante le sue qualità soddisfa bisogni umani di un qualsiasi tipo. La natura di questi bisogni, per esempio il fatto che essi provengano dallo stomaco o che provengano dalla fantasia non cambia nulla. Qui non si tratta neppure del modo in cui la cosa soddisfa il bisogno umano: se immediatamente, come mezzo di sussistenza, cioè come oggetto di godimento o per via indiretta, come mezzo di produzione». (Il Capitale, I libro, I sezione, cap. I).

Duplice carattere della merce. «Le merci vengono al mondo in forma di valori d’uso o corpi di merci, come ferro, tela, grano, ecc. Questa è la loro forma naturale casalinga. Tuttavia esse sono merci soltanto perché sono qualcosa di duplice: oggetti d’uso e contemporaneamente depositari di valore. Quindi si presentano come merci oppure posseggono la forma di merci soltanto in quanto posseggono una duplice forma: la forma naturale e la forma di valore». (Il Capitale, I libro, I sezione, cap. I).

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Gioca anche tu a Nascondiberlù

Ecco il Premier in uno dei suoi rari momenti di relax
giocare da solo a "Nascondiberlù: Dove son io, dove sei tu?"
Che ci fa ancora a piede libero?
Quando si scazza con qualcuno la sua mente si scatena
come si scatena un temporale.

Dipende dagli scazzi. Con Franceschini, gli scazzi
sono leggerini e può riconciliarsi subito.
Con gli italiani che lo amano lo scazzo non esiste
A meno che non li tradisca tutti sulla sua promessa
Della cubatura a cemento armato perché altrimenti
Quello sì che sarà uno SCAZZO mai visto.

Con gli italiani che lo detestano,
non ci prova nemmeno a scazzarsi.
Tanto lo sa che quelli aspettano il suo piede nel fallo.
Ora che ha viaggiato alla velocità della luce
Deve stare attento alla eiaculazione precoce,
conseguenza ed effetto
collaterale da ferroviere rapido e novello.
Anche lì, deve aver fatto scazzi con il macchinista.
E per i disoccupati, che tipo di scazzo potrà mai avere?
Nessuno, dato che lui li stimola a lavorare di più.
Lavorate senza scazzarvi troppo, questo è il suo consiglio.

Con tutti questi scazzi, non so se potrà farcela!
Quando viene a mancare la vigilanza della ragione, le passioni si scatenano.
Quando parla di canzoni con Apicella, è incontenibile.
Solo che gli fa schifo fare il premier.
O meglio, quella vita da premier, sempre in tournée,
manco se fosse un cioccolatino scazzato al berlusconio.
Chi potrà mai fermare questo scazzo progressivo?
Così come stanno le cose, proprio nessuno.
A meno che non si giochi d’astuzia.
Dato che gli piace molto giocare,
Perché non provare con
un due tre... scazzo! (al posto di stella!).
E lasciarlo lì, di scazzo, come statua sì di marmo.

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Sul piano casa lo spermatozoo non è il mio

Non sono io quello.
È il mio sosia!
Un vero virus!
E con ciò, chiuso l'argomento!
E, a proposito, invece di perdere tempo
fantasticando su inutili piani casa,
vedete di fare una cosa seria:
cercate di lavorare, lagnùsi!
Mettete in circolo i vostri spermatozoi!

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martedì 24 marzo 2009

Vuoi diventare sindaco? Vinci sicuro con questo slogan

Vuoi diventare sindaco?

Cammina con questo slogan: PIÚ SICUREZZA!
Vuoi vincere sicuro anche se sei stato dalle parti dei ds e non sai ancora se sarai eletto con i voti forzisti?

Lancia questo slogan: MENO MULTE!

Poi li metti insieme e viene fuori:
PIÚ SICUREZZA MENO MULTE

Manicomizzereste poliziescamente in telemisurazione questo slogan? Sì, solo se lo stalinizzeremmo.

Da una ricerca di anagrammi imperfetti dello slogan di cui sopra, risulta questo elenco:
elasticizzeremmo
manicomizzereste
mascolinizzerete
puntualizzeremmo
specializzeremmo
elasticizzeremo
impuzzolentisca
manicomizzerete
poliziescamente
specializzeremo
stalinizzeremmo
telemisurazione

Ma, secondo voi, uno slogan così è:
Minimalista?
Originale?
Intelligente?
Vincente?
Una boiata pazzesca?

Nella solita gigantografia c'è la gigantesca faccia del futuro sindaco e una macchina della polizia con dei vigili urbani che confabulano attorno alla stessa macchina.

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L'infallibilità del papa e il novello Torquemada

"Il papa, vescovo di Roma, è considerato come pastore supremo dei cristiani, ed è investito di questa dignità e di questo potere dalla Chiesa cattolica romana. Nella Chiesa cattolica è articolo di fede che Cristo ha voluto la propria Chiesa fondata su san Pietro, posto a capo del collegio apostolico. Pietro, inizialmente giunto da Gerusalemme ad Antiochia, fissa la sua sede a Roma, dove subisce il martirio sotto l’imperatore Nerone.

La scelta di Pietro fa sì che la capitale del mondo diventi, nei secoli successivi, il centro dell’unità cristiana e della cattolicità, con il privilegio di salvaguardare nel suo suolo la roccia sulla quale è costruita l’opera temporale di Cristo. I successori di Pietro sono al tempo stesso vescovi di Roma e capi della Chiesa universale.

Il papa, in questo senso, gode di una duplice prerogativa: il primato e l’infallibilità. È l’insegnamento dogmatico del concilio Vaticano I (1869-70) che ha dato a tali privilegi la forma più esatta: il potere del papa viene concepito come primato supremo di giurisdizione e come magistero supremo. Il primato di giurisdizione equivale a un potere episcopale diretto sull’insieme della Chiesa e conferisce al papa un potere legislativo supremo, un diritto di foro supremo e la più alta autorità giudiziaria.

In quanto dottore supremo, il papa possiede il privilegio di essere, per grazia, preservato dall’errore in materia di fede, come Cristo ha promesso alla sua Chiesa: egli gode dunque dell’infallibilità, il cui oggetto comprende tutte le verità rivelate da Dio, in Cristo, alla sua Chiesa, ma anche tutto ciò che è necessario per mettere tale verità al riparo da qualsiasi alterazione e deformazione.

Tuttavia, come la fede della Chiesa ha la sua storia, così è certo che anche le formule definite e vere non sono formule definitive e complete; del resto il papa non è mai infallibile nel suo comportamento personale né nelle sue opinioni private.

L’infallibilità è una prerogativa del papa solo quando, in quanto dottore supremo della Chiesa, egli prende ex cathedra una decisione dottrinale che vincola tutti i cattolici in nome della fede in modo universale e definitivo."

Ps.:
E in fin dei conti, cosa ha detto, in Africa, papa Ratzinger di così strano? Solo ha parlato che, secondo lui, i preservativi invece di proteggere dal flagello dell’AIDS, ne accrescono la diffusione. Un'opinione come un'altra. O no? La sua, pesa.


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lunedì 23 marzo 2009

Sfida all'ultimo braccio!

Sarò breve e molto accorto, non vi accorgerete proprio di me.
Sarò anche molto sintetico perché mi aspettano in un’altra conferenza...

S’è spenta già la luce, son due ore che la platea dorme tranquilla, ma l’analisi che io vi ho esposta è al di fuori dei ricalcoli finiti nel dimenticatoio, la realtà che vi ho dipinta esige più attenzione da parte vostra, che il rischio di una ricaduta delle graduali informazioni politiche, al passaggio da un’epoca di ideologismi a una di affarismi, ripetuti senza grandi clamori, fino alla sofferenza del limite umano previsto, è questo: “Fin dove si può spingere l’ardimento di un uomo fermo sui binari di un passaggio a livello incustodito, anche a prescindere da ulteriori dimostrazioni di coraggio sovranazionale? La domanda è: se arriva il rapido delle 7.30, che faccio?”.

I calcoli che fin qui avevo sviluppato purtroppo non corrispondono più con la realtà di questa platea. Ero convinto e avevo puntato su una vostra più eroica resistenza, ci avrei scommesso tutta la mia carriera di fine dicitore, le mie circonlocuzioni esageratamente prudenti, i miei fini superamenti a sinistra, le mie reattività metaboliche antifascistiche, dopo una vita all’ombra di un orologio a cucù sempre ammanganellato, e voi non avete resistito più di un quarto d’ora al mio discorso di chiusura. Vi siete effettivamente addormentati sullo spento arditismo secolare, millenario che, nel passaggio dai nostri territori al nuovo marchingegno partitico, si cinge di un nuovo volto, assume la personalità di un grande capo iniettabile a soluzione di olio canforato, insostituibile finché forme più maneggevoli non verranno fuori dal nostro patrio destino.

Ma voi vi siete adagiati sulle mie parole e vi siete addormentati. Ditelo, allora, che vi ho annichilito. L’adrenalina, contrariamente alle sue proprietà, vi ha fatto assumere, a poco a poco, la forma di carne bianca panata, senza strutto né costrutto. Mi vengono in mente fantasmi del mio recente passato, mi frulla un ricordo che faceva all’incirca così: “Io fascista? Mai più!”, o: “Si tolga dalla testa di fare l’asso pigliatutto. Sta minando l'unità del centrodestra”, io canforato di brillantina, mi ero permesso di profferir questo e oggi sono amarissimamente pentito di averlo solo pensato. Si ricomincia e siamo qui, nella nostra nuova casa, devoti e in fermentazione organica al nuovo compito a cui attendiamo e cioè: respirare in simbiosi con Lui, e in particolare, respirando tutti insieme a Lui, nello stesso istante, innalzeremo la temperatura interna e ci riscalderemo il glicine.

Il mio compito di questi anni è stato unico, impegnativo e categorico: portarvi, a fiamma spenta, tra le braccia del Reincarnato. Sono stato accusato di miopia e di tradimento fascistico. Niente di più falso. Io ho visto più in là di voi tutti. Il mio è stato un lungo pensiero tattico-strategico, uno strenuo lavorìo in sottoonda. IL MIO CAPOLAVORO. Nemmeno i catafalchi di sinistra se ne sono accorti. Meglio di D'Alema e Veltroni impegnati a sgraffignarsi. Sì, il mio capolavoro di maquillage politico-ideologico: consideratelo il mio dono alla Patria. E se ancora non avete capito, vuol dire che non mi sono spiegato bene. In questa nuova casa, l’ammoniaca sotto forma di acetato e di berlusconato, estratta e utilizzata a dosi minime e graduali, ci consegnerà una Patria ripulita e senza più male piante e radici da estirpare. Consideriamo solo due numeri possibili per il bene della Patria, da giocarsi al lotto: l’1 e il 2, tutti e due negli scranni di Roma. Ma puntiamo tutto sul 2, numero profeticamente più maneggevole del primo, dato che il reddito del numero 1 è “crollato” (si fa per dire) rispetto al 2007.

Come il crollo della borsa di Wall Street nel 29. In linea, quindi, con la recessione in atto. Più coerenti di così! Ecco gli italiani come ci vogliono: COERENTI E POVERI QUANTO BASTA! E pure se ci scanneremo tra di noi, pure se resteremo senza un braccio, sappiate che non vi abbandoneremo mai! Questo è il segreto della nostra politica vincente. E tutto quello che sta per noi sta per gli italiani: se restiamo senza un braccio noi, perché non potete restare senza due voi?

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domenica 22 marzo 2009

Inaudito: sterco al Cambio di Torino

Alla trattoria Perdepane si mangia da schifo. Anche nell’altra, Amararapa, si vomita che è un piacere. Così io e la mia Cosette abbiamo deciso di cambiare e siamo entrati al Cambio dopo aver visitato il giorno prima, in lungo e in largo, Porta Palazzo by night. Porta Pila non è più come i vecchi tempi dei napuli e terrun, che so?, anni ’50, anni ‘60, quando per trovare una casa in affitto presso i torinesi ti dovevi mettere in fila dopo i cani e i porci. Adesso è proprio un altro mondo! Ma avevamo deciso di cenare fuori e abbiamo optato per il Cambio perché al cambio ci si poteva guadagnare.

Vi dicevo, ci siamo vestiti come dei vip (ma come cazzo si vestono ‘sti vip?), abbiamo suonato e siamo entrati. Subito ci aggredisce un empito di torinesità, tutto sala e melecchi, anche un certo odorino di aglio che ci prende al naso, al che ci guardiamo attorno e notiamo una serie di vampiri con la faccia cerea tipo camerieri col sorriso melenso di quelli che pensano: (ma tu guarda ‘sti due plebei) vah, che si fanno in quatto per azzannarci al collo e ci impongono subito di sederci in un angolino remoto che lì non davamo nell’occhio, perché vero è che eravamo vestiti come dei vip (vale sempre il tra parentesi di sopra), ma sembravamo ciò che in effetti siamo: due emeriti plebei vestiti a festa.

☻ È stato bello il tempo (breve) che abbiamo trascorso in quell’angolino cambiante. C’era un cartello su un tavolo che segnalava: “Occupato: tavolo riservato a Cavour”. Al che mi sono alzato e sono andato a mettermi in raccoglimento di fronte al cimelio storico. E mentre mi raccoglievo sento un vocìo sempre più fastidioso che mi feriva le orecchie ma più che altro stonava con la grave atmosfera culinaria di quel luogo. Cos’è, cosa non è, mi volto e vedo un gruppo di facinorosi vestiti di nero e incappucciati che, sostituitisi ai vampiri, stavano servendo prelibatessen ai Vip presenti, i quali, notavo, gradivano moltissimo la portata.

Subito capii, perché son lesto a capire, che quella era una trovata del Cambio per ammaliare i clienti Vip e tenerseli sempre stretti, i quali, ripeto, mi sembravano molto soddisfatti al palato.
Faccio segno che me ne portassero anche al mio tavolo. Ma uno dei facinorosi mi squadrò facendomi un segno di diniego. Al che mi avvicino ad uno di loro e chiedo spiegazioni. Quello mi risponde che si vedeva lontano un miglio che ero un finto Vip e ciò non mi dava diritto alla… merda. Sì, mi aveva proprio detto queste testuali parole.

Dopodiché, continuarono ancora per un po’ a servire quella deliziosa roba e se ne andarono accompagnati da un incredibile applauso dei Vip presenti che, pare, avrebbero voluto ancora di quella pappa.

A volte ripenso a quella esperienza e mi dico che cosa ho mai fatto di male nella vita per non meritarmi tutta quella merda gratis? Manco se fossi un immigrato, anzi, un clandestino!

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Quel cacasenno di ‘Gna, il reggente

Cacasenno di prima o cacasenno di poi?

Si spegne una fiamma e si accende un falò.
Scusa, non capisco, (non essendo mai stato fascista non posso capire, è ovvio) ma se l’An è confluita nel Grande Fardello del Partito degli Italiani di Destra, com’è che questa “confluenza nel Pdl non significa la chiusura di An, ma al contrario un "giorno di nascita, di ripartenza, un nuovo inizio”, ha spiegato ‘Gna, sapendo che dall’altra parte c’è, nientepopodimeno che LUI?
Ora, noi sappiamo, da parole e opere di LUI, che LUI ha deciso che le Ideologie sono cessate. Esistono, tutt’al più, gli Affari.

Se le cose stanno così, perché non è stato fatto il contrario? Perché non è stato il Pdl a confluire in An, visto che chi si mette in affari deve sempre cercare di trarne vantaggi. Non mi pare che di differenze ce ne siano, dato che recepiscono le stesse istanze e le identiche passioni della vecchia fiamma. Inoltre sono gemelli come Schwarzenegger e De Vito: nell’uno pesa la forza, nell’altro la pietra filosofale. E sommandoli tiriamo fuori il Grande Fardello che gli italiani dovranno caricarsi sulle loro già spezzate reni.

L’ascesa del Grande Fardello di Destra sarà resa possibile in via definitiva grazie alla combinazione di tutti i difetti della sinistra italiana e degli antifascisti degli ultimi trent’anni e forse più. Già, proprio così!

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sabato 21 marzo 2009

La battaglia delle gigantografie a Termini Imerese: pretattica elettorale?

A maggiu acchiàna lu sìnnacu azzurru (unu qualsiasi: chi 'mportanza havi?) cu’ tutti li cunsigghiera, ma...
...c’è quarcunu c’arrìdi supra la mia prisunta pirsonalità politica di sìnnacu.

Vorrebbe sapìri chi c’è d’arrìderi?
Vogghio spiràri ca’ la finìstivu d’arrìderi a mmia.

Donchi, ggenti inconchiudìbboli, chista è la prima vota ca’ ju mi portu cu’ lu partitu di fozzatalia e ci vogghio vinceri pirchì è partitu di vincita! È partitu e nun torna n’arrèri, sempri avanti va. Io mi sogno armato di curaggio civili e sogno ccà, davanti a questo pubbrico di compa e sani che mi canosciono e sannu chi sono. Non comu a tanti autri ca’ si nni stannu a lu barcuni a taliàri anticchia a destra e anticchia a sinistra e nun sannu fari dui più dui uguali quattru.

Dolciegabbani sono tutti pari pari: che prima stavanu in un partito di sinistra e ora in uno di destra e perché vonnu vincere facile. Non c’è di pigghiàrini copia. Io, inveci, mi cci butto per lo mio paesi. Mi cci butto senza pinsàricci du’ voti. Ma du’ voti sunnu picca: nuddu acchiàna cu’ ddu voti. Ma siddu acchiànu, ‘stu paìsi, e vi ggiuru, ‘stu paìsi, SEMPLICEMENTI sorriderà pi’ sempri.

Ma ripetu, chi c’è d’arrìderi, ggenti inconclusionali. Quinnici jorna fa’ fici attaccari una cicantografia di Termini Imerese cu’ la mia faccia ‘ntrùbbola di contorno e sorridenti: in questa faccia ci’avete visto du’ occhi, du’ aricchi, ‘na vucca c’arrìdi e du’ palli accussì, robba ca’ ju stissu nun mi ricanuscìu ma tanta, tanta beatitutini d’amuri pi’ lu bbeni vostru. Non pi’ chiddu miu. Pi’ stu mari azzurru, pi’ stu celu azzurru, pi’ San Calò azzurru, pì ‘sta chiazza azzurra, e pi’ sta cravatta azzurra, ju vi ggiuru: farò la lotta perché in questa nobbili e splendidissima città dobbiamo salire in serie A anchi si, disgraziatamenti, nun cc’è mancu ‘na squatra di palluni! A distanza di tri gghiorna, vidìstivu tutti l’invidiusi concorrenti d’autri partiti ognunu cu’ la cicantografia uguali alla mia che attaccarono mura mura impestando un paìsi intero colla loro facci. Chista è politica sliali! Anzi, chista nun è politica, chista è vulìrimi pigghiari pu’ culu! E puru inquinamentu ottico è!

Ora vengo e mi spiego. Voi non mi conoscete, di faccia mi riconoscete, ma non mi conoscete como mi canoscio ju da me stesso midesimo e vi voglio promettere, ni’ ‘sta chiazza che, tranne complicanze, vi stiro il collo comu un pipìu (tacchino), se non mi fate fare bedda fiura!

Troppi si sono fuggiti da un partito all’autru, da destra a sinistra, anzi più da sinistra, e tanti hanno passato il confino per vinceri. Mah?...

Ora io qui facciu un pubbrico giuramentu e vogghiu avanzari una ‘stanza: no una stanza d’abbitazioni p’aumintàri il decubito del piano casa, ma una ‘stanza politica, una decisioni vah, di tutto il pubbrico prisenti cunsinzienti e cioè che tutti i partiti cuntrarii s’arritìrino perché non possono andari da nessuna parti. Vìnciu ju e bbasta!

A maggiu, ‘stu paisi cambierà da così a così: nenti munnizza strati strati, nenti cani di mànnira peri peri, nenti cchiù contravvenzioni a li machini, nenti cchiù marocchini, nenti cchù pazzi ma pilu pi’ tutti, pi’ monaci, parrìni e soru di crastità.

Chista è la mia prumissa e ogni dèbbitu è prumissa.
Chi mali cunfusioni pì stu paìsi! Quali mala annata n'aspetta a tutti!

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Il partito degli italiani a lungo atteso

"In nessun partito c’è tanta democrazia come nel nostro. Io non ordino, al massimo dò dei consigli. Ma poi, alla fine, da noi ognuno fà quello che vuole".
Destrutturazione del pensiero.
"In nessuna democrazia c’è un partito come il nostro. Io non consiglio, al massimo dò degli ordini. Ma poi, alla fine, da noi fanno tutti come dico io".

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venerdì 20 marzo 2009

giovedì 19 marzo 2009

Brunettenstein

Ultima dichiarazione di Brunettenstein a proposito delle sue facezie sugli studenti: "Non sono proprio dei guerriglieri, ma ragazzotti senza arte né parte né dignità, che nemmeno sono rappresentati elettivamente tra gli studenti. Vedete, non mi somigliano proprio per niente!"


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Provare schifo per il bene degli altri

La tolleranza verso sé stessi consente di poter scegliere tra numerose opzioni, autogiustificandosi anche quando si sa di essere dannosi. Ma un uomo che si sacrifica per il bene degli altri dev’essere pur compreso e giustificato dai suoi amanti dello stesso letto politico. Coerente e genuino, sempre perdonato, sempre applaudito. E va avanti malgrado sé stesso. Questo è il punto cruciale, il nodo che non si scioglie e che degenera in un concerto corale di “schifezze parolaie e comportamentali” – i suoi più accaniti camerateros le chiamano gaffes – ma altro non sono che incapacità di cogliere il senso profondo del suo essere Primo ministro di un Governo infinitamente cattivo.

Il premier, durante un momento di depressione (dopo aver assistito ad uno spettacolo teatrale), dice pubblicamente di sentirsi “disperato” e di “provare schifo” per il suo “lavoro di politico”. Ma pare che tra il sentirsi “disperato” e il “provare schifo” non emerga nessuna tappa intermedia a noi nota che lo faccia apparire anche “depresso”. In fondo lui lavora “per il bene degli altri”, non per il suo.
La depressione è un’altra faccenda, più legata alla caducità dell’esistenza e al morboso virus della precarietà.

Forse gli prende vaghezza (chiamiamola leggera depressione) quando pensa a tutte le sue case che non può godersi a causa dello schifoso lavoro. Chissà se può essergli d’aiuto la sua innata e notoria generosità, offrendo a giro, ospitalità ai bisognosi che non hanno un tetto, dalla Sardegna ai Caraibi.

In sintesi l’equazione che viene fuori è: “provare schifo per il bene degli altri”!
Sarà il nuovo credo dei suoi sudditi. Costoro proveranno schifo per tutto ciò che li coinvolge emotivamente nel loro lavoro, solo che lo faranno per il bene di tutti!

Il suo istinto di uomo basso (fisicamente) si accresce e s’irradia verso coloro che ne ascoltano passivamente il pensiero. Dentro le persone basse sta la botte col vino buono. E quelli che gli stanno attorno si ubriacano ma tacciono sugli effetti collaterali al fegato e sull’alcoolismo indotto.

In effetti, cos’è che odia un uomo, anzi, un premier così? È probabile che stia perennemente in conflitto tra il suo stato “umanizzato” e l’altro “divino”. Meno male che il suo amico giornalista gli ha tirato le orecchie e lo ha fatto rinsavire, altrimenti avremmo potuto assistere a quel che molti hanno pensato: “al tramonto l’uomo del destino è arrivato e si dimette dallo schifo”.
► Il senso di potenza, di onnipotenza, di giurisdizione etica sui suoi sudditi è ancora molto ristretto, fa fatica ad espandersi, il suo orgoglio ne risente, la sua psiche diventa tremula, arrivano ordini asincroni su al cervello, e in un attimo prende corpo la gaffe, la proverbiale gaffe berlusconea.

Lui dice che è fatto così. Io ritengo invece che lui vorrebbe liberarsene per poter raggiungere lo stadio della perfezione (anche da semidio).

Ma il raggiungimento della perfezione non si accomoda automaticamente. Dovrebbe ritirarsi dalla scena madre, andare in delirio di esaurimento da stanchezza, da noia e da mancanza di divertimento, (oltre che per un mancato ritorno di interessi), e trasformarsi in eremita.
Ad ogni uomo corrisponde un alter ego
Ve lo immaginate Berlusconi eremita?

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mercoledì 18 marzo 2009

L'unico pelo nell’uovo del ciarlatano o il pensiero unico dell'uovo

Questo fanfarone cominciò presto a rompere le uova nel paniere per cercarne il pelo.
Voleva cercarlo, trovarlo, portarlo alla luce del sole, farlo toccare con mano ai politici, impiccarlo.
Quale mai razza di pelo bastardo è mai questo in cui ci siamo imbattuti?
Da piccolo giocava al giustiziere e ora vorrebbe fare il ferroviere
(ma solo perché fa rima); in effetti gli sarebbe bastato il mestiere
di avventuriero delle disgrazie nostrane raccolte in un paniere.

Guardatelo bene, il ciarlatano, non si ciba solo di pane,
non fa altro che anelare ad un potere più grande di quello che già ha, (anche se dice che non gli piace ciò che va facendo:
STATTI BENE E LAMENTATI!).
E, purtroppo, non l’avventuriero scelse di fare
(che l’avrebbe fatto pure bene anche senza sciabordare
e coinvolgerci nostro malgrado nel suo lupanare)
ma il politico ladro e baro imbalsamato sull’altare circondato
da alcuni manigoldi della stuoia massonica e massicciamente adulato.

Chi glielo ha detto di cercare il pelo nell’uovo?
In altre parole,
secondo questo signore,
noi dovremmo credere a lui, a tutte l’ore?
Ma forse se per farsi chiamare amico del popolo
fosse disposto anche a difendere gli oppressi
il ciarlatano che è in lui si rivolterebbe nella gnocca!

E il pelo pubblico, quel pelo unico, trapiantato, indagato, mal processato,
non gli darebbe forse ancora un altro cent di credito
se fosse riconosciuto ciarlatano sì, ma meno peloso?

No, secondo me, non pensa al popolo, e nemmeno al pelo,
che dopo averlo trovato, lisciato e rilasciato al vento,
lo ha dichiarato decaduto e rimesso là dentro d’istinto.
Davvero, credo che il proclama del bene stare lo abbia dipinto
con argomenti tesi a eludere quei quattro oppositori
che credono ad ogni "annuntio vobis la solidità bancaria" del paese
con frittata di uova e peli in maionese.
Che la solidità c’è dei banchieri. Manca la materia prima agli onesti.
Manca la testa pura degli italiani annegata nella scempiaggine mentale.

Tutte le verità recepite da questi peli ingenui
sono pagate a canone di tasca nostra.
Sembra tutto vero ciò che è falso
è tutto falso quella che è la verità.
Ma tra un pelo trovato e uno ostacolato
lui si snocciola le nuove leggi
finché ne partorirà l’unica definitiva:
quella del pensiero unico totale
che con i peli nostri ha a che fare.

Ai tempi nostri non tutto è oro ciò che luccica.
Se vedete un gran signore ridere della povertà
e dopo farvi l’elemosina, sputategli in faccia senza pietà.
Non state lì ad adularlo. Non merita.
Come disse quel tale che veniva bastonato
dall’inquisizione invisibile e reale: ciò che non puoi dire forte ora
dillo sottovoce. Ma dillo. E stai tranquillo.

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La pornoitalia investe le sue mutande in borsa

Credevo che l'Italia fosse solo in recessione, in crisi, in caducità morale, in ritiro stuprale, in mignotteria contemplativa, in castrazione chimica leghista, in ronda invasiva, in culo alla sfortuna. Ma mai in MUTANDE! La prossima volta mi aspetto un ministro!

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martedì 17 marzo 2009

Il mondo è pieno di brutti ceffi

Prima si fa l’accoppiamento, poi si aspettano i nove mesi, a volte sette, e nella maggioranza dei casi ecco che vengono al mondo nuovi futuri brutti ceffi.

Si tratta di un dispositivo naturale composto da un organo maschile e uno femminile. Quest’organo ha nel suo corpo le cosiddette canne, che uno si arrotola con molta avidità e che poi le fa suonare sia con fumo, sia con aria sia con tastiera. È uno strumento complesso. Se tocchi il tasto giusto, praticamente emette un suono simile a versetti gregoriani, se tocchi quello sbagliato, ti becchi un ceffone di musica profana.

Dopo l’accoppiamento, se non ti mandano all’ergastolo per la pietà che emana il tuo essere disadattato, puoi chiedere la tessera di un partito politico, quello più vicino a casa tua, così ti eviti lunghi trasferimenti – bada che sia un partito che rispetti molto la libertà di ciascun iscritto – ma per campare puoi campare anche se non ti fidanzi con lui. Il programma di questo partito deve avere chiaro che l’impegno per un’Italia forte deve essere simile all’impegno che ci mette un usuraio quando ti strozza.

Inizialmente puoi ritrovarti affetto da psicosi di rivendicazione razziale, specie se sei uno di razza super italiana. Se invece sei uno di quei brutti ceffi nati da quell’incredibile accoppiamento tra un giunto cardanico e un giunco di fiume ammorbato da veleni tossici, allora il tuo delirio di gelosia verso gli stranieri più perfetti può portarti anche allo stupro o all’omicidio come difesa della tua razza superiore.

Se sei pure erotomane, a quel punto hai anche la certezza di essere, oltre che un brutto ceffo, anche uno stronzo. Dei tuoi deliri sociali la gente semplice vorrebbe farne a meno. Un buon consiglio sarebbe quello di non andare a fare le ronde se ti trovi in una di queste condizioni mentali. Valori come interessi personali, nazionali e religiosi ti diventeranno pesanti come macigni e annegherai con loro se, per caso, durante una ronda si mettesse a piovere tanto da alluvionare la città.

I brutti ceffi, alla fine, potrebbero anche essere un dono di Dio, ma sarebbe meglio sentire prima il suo parere. Perché nell’ambito della pubblica amministrazione, i brutti ceffi della politica, sono facili da riconoscere, e anche un intervento divino non credo che sortirebbe benefici esiti. I brutti ceffi sono per sempre. Anche ai lavori forzati a vita, restano sempre ciò che sono.

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Chi era Raphael Lemkin?

Un uomo ha legato il proprio nome alla repressione del genocidio al prezzo di sforzi incessanti per vincere lo scetticismo e l'indifferenza: Raphaël Lemkin, di origine polacca (Vina, 1900 - New York, 1959), non ebbe tregua fino a che non ottenne dalle Nazioni Unite la redazione di una convenzione che aveva progettato nel 1933 per porre fuori legge la distruzione di gruppi religiosi, nazionali, razziali e altri.

Nella sua opera Axis Rule in Occupied Europe, del 1944, viene coniata la parola genocidio, formata da due basi, una greca e l'altra latina, che è stata ufficialmente consacrata grazie al patrocinio di Panama, di Cuba e dell'India, in una risoluzione del 1946 dall'Assemblea generale dell'ONU.

Due anni dopo, a coronamento di una campagna ininterrotta, Lemkin, professore a Yale, grazie al liberalismo della propria università, ha l'occasione di «produrre il diritto internazionale e contemporaneamente insegnarlo».

Nel dicembre 1948 ottiene, nello stesso giorno in cui viene adottata la Dichiarazione universale dei diritti internazionali dell'uomo, l'apertura alla firma degli Stati membri dell'ONU e di quelli invitati dalla convenzione: giunge così alla realizzazione del suo sogno di sempre, anche se con un testo parzialmente modificato.

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lunedì 16 marzo 2009

Basta, sono stufo di dare soldi veri. Da adesso solo soldi falsi!

Berlusconi, dopo l'incontro con Lady Emma: «Abbiamo già dato soldi veri e voglio dire ad Emma Marcegaglia che abbiamo dato soldi verissimi per sostenere interi settori industriali, come per esempio l'automobile. Ma adesso basta, mi sono proprio stufato. Da domani solo soldi falsi!».

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Plusvalore

8° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Plusvalore

Plusvalore - «Parte del valore totale di una merce nel quale è incluso il pluslavoro o lavoro non pagato di un operaio [...]». (Salario, prezzo e profitto). «Infine il capitalista costringe gli operai a prolungare il più possibile la durata del processo lavorativo oltre i limiti del tempo di lavoro necessario per la riproduzione del salario, poiché è proprio questa eccedenza di lavoro che gli fornisce il plusvalore».

Plusvalore assoluto e relativo - «Chiamo plusvalore assoluto il plusvalore prodotto mediante prolungamento della giornata lavorativa; invece, chiamo plusvalore relativo il plusvalore che deriva dall’accorciamento del tempo di lavoro necessario e dal corrispondente cambiamento nel rapporto di grandezza delle due parti costitutive della giornata lavorativa». (Il Capitale, I libro, V sezione, cap. XIV).

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domenica 15 marzo 2009

Silviokan e lady Emma Marce Gaglia

Silviokan, soprannominato la tigre di Gazebia o il tigrotto di Arcore, è un personaggio immaginario, protagonista di numerosi romanzi gialli, di thrilling mozzafiato, del ciclo dei pirati della finanza. Silviokan è un pirata, o più propriamente un corsaro grassatore, come racconta una leggenda metropolitana, un corruttore incallito che combatte contro il colonialismo della giusta giustizia italiana. È nato dalla penna immaginifica del famoso poeta di corte Sandrocchia Bondi.

Eroe suo malgrado, consacrato nei tanti fumetti e nei cartoni animati giapponesi, ha conosciuto anche Pippi Calzelunghe, che per l’occasione si è impiccata alle sue stesse trecce, Silviokan è un personaggio a base di lievito di birra e privo di pudori. Mosso da un odio inguaribile nei confronti dei comunisti e di tutti i finti oppositori, è un combattente spietato con i nemici e generoso con le femmine.

Nell’ultima sua avventura lo vediamo, nell’immagine sopra, a fianco di Lady Emma Marce Gaglia, mentre sono spiati da una piccola vedetta mandata da Franceschiello, il nuovo rajah dell'opposizione degli indigeni indigenti. I due si sono dati appuntamento nella giungla privata di Sandokan, per venire a capo della crisi che sta distruggendo tutta la vegetazione di famiglia, ma in realtà per una resa dei conti: i conti, infatti, non tornano.

Pare che a Lady Emma Marce Gaglia manchino alcuni spiccioli che lei ritiene le siano stati rubati da alcuni pirati della banda di Sandokan durante una tavola rotonda tra cavalieri e dame di carità industriale. Questo incontro segreto servirà a dipanare i dubbi circa la correttezza di Sandokan il quale, eroe suo malgrado, ci tiene a dimostrare che lui non ha una lira, cioè un cent. Speriamo in bene.

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Scioperi abnormi in una società a tranquilla gestione democratico-familistica

Al colmo dell'esasperazione molti terremotati che lo adorano gli si slanciano addosso ma non frenano. Lo botta è terribile e il povero premier casca giù di culo a terra. Il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione italiana e, con riferimento ai servizi di pubblica utilità (come trasporti e sanità), è regolamentato dalla legge che stabilisce le modalità e i tempi dello sciopero sanzionando eventuali violazioni.

Scioperi abnormi.
Con tale definizione si indicano le astensioni dal lavoro svolte con modalità assai particolari, o la prestazione di attività lavorativa accompagnata da singolari comportamenti.

SCIOPERO A SINGHIOZZO – È attuato per periodi piuttosto ridotti di tempo ma ripetutamente, in modo da influire assai negativamente sulla complessiva organizzazione del lavoro. Molto comuni sono gli scioperi a singhiozzo tenuti nei settori dei trasporti. Ma l’ambito in cui maggiormente si risentono le conseguenze altamente dannose di questa modalità di sciopero è nelle industrie ove si esegua un’attività produttiva a catena.

SCIOPERO A SCACCHIERA – Molto utilizzato nelle imprese operanti secondo ben definiti ritmi produttivi e in cui è fondamentale, affinché si possa raggiungere il prodotto finito, che ogni settore rifornisca quello a valle con la propria attività produttiva; se così non avviene il settore a valle si trova nella impossibilità di svolgere la propria attività per cause di per sé indipendenti dalla volontà dei suoi addetti. Lo sciopero a scacchiera prevede che a turno uno dei vari settori si blocchi, sconvolgendo con ciò l’intero ciclo produttivo.

SCIOPERO DIMOSTRATIVO – In questo ambito si assiste a un’astensione molto breve dal lavoro, esso però si caratterizza per lo più dal preciso intento di rendere percepibile e nota all’esterno la protesta, il cordoglio, il dissenso dei lavoratori per certi fatti. Talora questo sciopero è anche chiamato simbolico (ed è allora spesso di pochi minuti).

SCIOPERO ATTIVO – È l’esatto contrario dello sciopero quale astensione dal lavoro; si assiste a una prestazione prolungata dello stesso, per esempio, anticipando l’orario di inizio della giornata lavorativa.

SCIOPERO DELLO STRAORDINARIO – In questo caso i lavoratori si rifiutano di prestare tale supplemento lavorativo, specie nelle industrie ove lo straordinario è espressamente imposto come obbligatorio (come nel settore dei metalmeccanici).

SCIOPERO BIANCO – Qui i lavoratori, dopo essere entrati in fabbrica o sul luogo di lavoro non prestano alcuna attività, rifiutandosi però di allontanarsi dagli stessi locali.

SCIOPERO PIGNOLO – Con questo nome si indica lo svolgimento dell’attività lavorativa compiuta con esasperato riguardo a tutte le norme, istruzioni, disposizioni impartite in materia, sebbene superflue o, ormai, abbondantemente superate nella pratica applicazione di ogni giorno.

SCIOPERO DELL’AMABILITÀ O DELLA CORTESIA – Nel tal caso il personale addetto a lavori che comportano continuo contatto con il pubblico e terzi estranei non svolgono il loro lavoro con la dovuta cortesia (esempio: commessi, personale di sportello, ecc.).

Ma in piena recessione economica, quale sindacato interpreterebbe fino in fondo scioperi così strutturati? E qual è il miglior bene per le classi lavoratrici?
Tutte le Cassandre del governo, dell'opposizione e dei sindacati stanno lavorando a viva voce e senza soluzione di continuità, ciascuno per strade diverse, all'obnubilamento (vista, udito e mente) delle vittime predestinate: un vero e proprio lavaggio del cervello affinché tutti insieme si pianga e ci si sacrifichi per UN PEGGIO CHE ANCORA DEVE ARRIVARE! Già, quando le cose vanno male stiamo tutti insieme a spartirci le mele marce. Ne deduco che alla fine della corsa infernale ci spartiremo anche la TORTA in parti uguali! Giusto?

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Ecco la banconota pesante che salverà i padroni d'Italia

A Palermo l’alieno alter ego della Confindustria costringe il capo del governo ad affacciarsi al suo balcone per gravi motivi di salute finanziaria e lui l'ha già chiamata al telefono per un appuntamento di finanza galante.

La crisi non è una boutade: è realtà.
Se il presidente non ci aiuta, chi ci deve aiutare?
Il nonno di Marx? Tacere significherebbe
far abortire il Paese e in automatico
ne verrebbe a noi la scomunica conseguente.
È venuto il momento di una tua discesa in campo.
Quando il gioco si fa duro
tutti i silvi vengono a galla
per salvare la nostra pelle di padroni.
(Perché se tu non salvi la nostra
noi non salviamo quella dei lavoratori).
Non vogliamo sussidi, ma ossigeno.
Non vogliamo più parole, ma soldi veri.
Non vogliamo uomini qualsiasi, ma banconote
di QUESTA PORTATA!



Ps.: dall'altra parte, camminando miracolosamente sulle acque del lago di Garda, l'ineffabile ministro Sacconi canta la contronenia: «I dati ci segnalano una difficoltà crescente, ma non sono drammatici se li confrontiamo ad altre stagioni del passato».
E Brunetta, Brunetta? Dice che i soldi non si stampano! Uno se li deve meritare. Ma perché non glielo va a dire direttamente agli operai e a tutti i lavoratori!
Da noi si dice: "un colpo alla botte e uno al timpagno!". E da voi?

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sabato 14 marzo 2009

Alla signora con la camelia rossa

In un perfido stato di veglia la mia coscienza ha generato parole offensive ad una camelia, ad una signora immaginaria con la camelia rossa e l’ambientazione nera. Adesso che stiamo scavando, profondamente inoltrandoci, verso la destra, la sinistra perde il suo passaporto, la sua valigia, i suoi belletti, il suo sapone da barba, il suo lucido da scarpe. E come un personaggio del teatro dell’Assurdo, va verso il suo letto di morte, snocciola kafkianamente una sorta di prece, una scritta sul muro e subito dopo se la legge: “Ma è qui la festa?”.

Una volta c’era sempre uno di noi che faceva da palo mentre gli altri compagni attacchini incollavano i manifesti. Che attaccavano un Pensiero ideale. C’era sempre uno di noi che faceva la guardia contro i fascisti dell’ultimora. Che spandevano antifascismo.
Ora invece: “È qui la festa?”.
Ma quando la festa finisce è una festa finita.

Non mi va di approfondire un già confuso discorso. L’ultima istanza di pseudo libertà è datata (all’incirca all’epoca del grande cucù - lo spauracchio - comunista italiano ), come nel “Ritratto” di Mrozek, dove alla fine della sua omelia d’amore officiata nella penombra, gli appare (a tutta la platea) la gigantografia del dittatore di tutte le Russie – lui no, ma il pubblico ne riceve uno choc.
Una gigantografia esemplare con bandana come simbolo nel nostro caso, e ritrovarci sotto di essa a tempo perso, a rifletterci su tra una sigaretta e i caffè.

Ritrovarci? Dove vuoi che ci si ritrovi in questa sporca vita di fatti e misfatti italiani e stranieri. Questo è un deserto e se ti arrampichi in testa al cranio pelato ne vedrai tutte le sfumature.
In effetti cosa ci resta d’altro da fare qui?

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venerdì 13 marzo 2009

Adestragnoccaasinistrafranceschiello



Dopo aver vinto il primo premio come miglior cannocchiale politico d'Italia, il nostro (il vostro!) premier si è ritirato in contemplazione assoluta per provarlo. E finalmente gli si sono aperti gli occhi; come volevasi dimostrare: a destra sempre gnocca e a sinistra (per modo di dire) quel franceschiello là, il nuovo tormentone dell'opposizione.

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Il nuovo fallo ottico di Silvio

Un secondo fallo ottico detto anche Terzo Lungo Occhio gli è spuntato all'uomo dei destini. Ora sì che siam caduti nella crisi più nera.
"Silvio Berlusconi viene premiato dal direttore del Riformista Antonio Polito come miglior politico nazionale. Il presidente del Consiglio, come gli altri premiati prima di lui, riceve un cannocchiale simbolo del giornale. Polito gli consegna il premio, il premier ringrazia, porta il cannocchiale vicino ad un occhio e con un sorriso aggiunge: «Vedo che funziona: c'è una bella ragazza in sala». La platea scoppia in una risata mentre Berlusconi viene sommerso dai flash dei fotografi". (LaPresse)

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Mi servirebbe un motore al pistacchio

Mi servirebbe un motore al pistacchio. Quello di ieri non funziona più. E anche il gusto... mi sa che dovrò ottemperare all’ordinanza speciale... camminare a piedi... e insistere... ma come le bertucce. E mi addentro da solo tra una valle che si perde a vista d’occhio e le mie colline splendenti sempreverdi che, ancora un po’, prenderanno fuoco da mano assassina per la secchezza estiva e lo scirocco. Ma non esistono grandi sfracelli, poche case, poca cementificazione. Una rara fortuna, finché dura; ma con questa sottile furbizia del piano-casa, andremo a farci tutti una cantina antinucleare in cemento armato sia per difenderci dai mostri clandestini sia per appendervi le nostre salsicce.

Mi sono seduto sullo scoglio del cozzo di montagna a osservare con un occhio le capre e le pecore e i cani del gregge (il guardiano del gregge se la pisciava allegramente, solo era controvento, e si lavò finalmente la sua faccia, col vento che vien dal mare); con l’altro sullo sfondo il mare e la nave-sonda che sta facendo studi sui frammenti di mare pulito che ogni anno di questi tempi ci programmano quale pezzo di mare utilizzare.

A guardare l’orizzonte Alicudi e Filicudi si toccano con un dito, alle sette del mattino: bisogna che ci sia però uno straordinario incastro di luci e di strano tempo perché si possano vedere. Addirittura ci sono mattine che si vedono tutte e sette quelle meraviglie.
Mi dico che ciò fa venire voglia di vivere sempre. Mi dico che fino a quando le vedrò potrò viaggiare. Con l’immaginazione.

Tira scirocco freddoso. Metafora: amo bere acqua al mattino presto da quando ho scoperto che la mia acqua è sana. Cleo mi gironzola attorno e mi annusa come una fidanzata. Raramente metto a fuoco gli occhi di Cleo, ma stamattina c’ha un bitorzolo rotondo sulla parte superiore dell’occhio sinistro. L’altro giorno stavo lavorando a sistemare con il mazzuolo due pali di recinzione e quando ho abbassato il mio braccio destro, sprang!, s’e beccata la mazzolata proprio lì. Cleo ha un anno e due mesi, è bella buona cara e affettuosa. È una femmina di corso.

Ho individuato un spazio alla mia diplopia, anzi alla mia esaforìa. Ora però non chiudo più un occhio per mettere a fuoco. Mi faccio l’autocontrollo. Mi ha detto l’oculista che con i prismi posso farcela. In queste tre serie giornate di sole solo il vento ha parlato con me, e andava e veniva e spesso mi ha fatto raccogliere il cappello da campagna da terra.

Bene, è già passata una mezz’ora. Non mi resta che accendere la motozappa e sommuovere un po’ di terra. La preparo per la crisi. Ma la terra questo non lo sa. E mi deve dare qualcosa da mangiare. Quando poi arriva la sera malgrado il movimento che la macchina m'impone vengo assalito dai crampi alle piante dei piedi. Embè, anche questo la terra non lo sa.

Con la crisi in movimento nel mondo le Cassandre di destra e quelle di sinistra non fanno altro che ripetere di mandarla affanculo e si sparano insulti: catto-comunista, clerico-fascista. Si affannano, fanno il loro mestiere di uomini di parola nel niente politico. Mi servirebbe un motore nuovo, anche senza il pistacchio; se non ce n'è basta adattarsi. Ecco, se la crisi vuole questo, allora vuol dire "va beh, niente pistacchio", abituiamoci a farne a meno. Chissà che non se ne esca con la voglia di un nuovo gusto. Abituiamoci a farne a meno anche del premier e delle sue chiacchiere di vento. Se, ad esempio, l'Italia manda in galera una Marchi Vanna non è detto che non debba mandarci tutti gli altri ladri e truffatori, venditori di muffe economiche e politiche, di corruzioni e di anticostituzioni. Una voglia di... tempi più umani.

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giovedì 12 marzo 2009

Messaggio per i poveri: è uscita la classifica degli uomini più ricchi

La classifica degli uomini più ricchi del mondo cade, come si suol dire, a fagiolo, nel momento in cui ser Franceschiello della Carità ha passato voce tra i nostri ricchi compaesani, di devolvere qualcosa a mo’ di “prestito a fondo perduto” ai poveri cristi meno fortunati che non arrivano nemmeno a comprarsi il laccetto per impiccarsi. Dio lo ha ascoltato e subito è uscita la classifica dei nababbi più nababbi che di più non si può, ma si spera sempre.

A noi però interessano i nababbi italiani e lasceremo Bill Gates e crogiolarsi nel suo brodo di ricchezze.

In Italia il primo della lista è mister Nutella, il signor Michele Ferrero (al 40° posto della classifica mondiale), con un gruzzoletto più leggero rispetto a Bill Gates (40 miliardi di dollari) di 9,5 miliardi di dollari. E ci credo, vista la golosità degli italiani in fatto di cioccolata. Un po’ più in là arranca (al 70° posto) il signor Berlusconi Silvio, magnate (nel senso che se non magnate voi, magna lui) e statista, con la piccola somma di 6,3 miliardi, e Leonardo del Vecchio (71° posto), patron di Luxottica, con 6,3 miliardi. Poi ci sarebbe lo stilista Armani (224° posto) con 2,8 miliardi di dollari di patrimonio. E via via tutti gli altri compresi i politici di professione.

Allora, mi pare che quattro soldi ci stanno per energizzare quei poveri diavoli di poveri, anche se i ricchi d’Italia non paiono poi così raggianti all’idea di sborsare una piccola porzione del loro tutto. Mi sono sempre chiesto in quale posto mi potrei collocare io, ma dopo aver riflettuto mi sono messo a chiagnere dalla felicità: io sono il più ricco perché posseggo tutto quello che questi nababbi non hanno: niente! Ragion per cui, non prenderò niente da questi signori, né vorrò esser loro obbligato per tutta la vita.
Risparmiatevi il sarcasmo che me lo faccio da me: chi si contenta, gode!

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Ecco i salti di gioia dei ricchi sulla tassa da pagare ai poveri

In ultima istanza è il nuovo contenuto che condiziona la nuova forma. E se Bossi risulta d'accordo con Franceschini, i ricchi salteranno ancora più in alto. Il fatto è che il contenuto si chiama elemosina e corrisponde a una nuova forma di sussistenza del vecchio sistema democristo: io ti dò un etto di pasta e tu mi dài il tuo voto; oggi mascherata da una forma cristiana di solidarietà a causa di una crisi che non è uguale per tutti. S'intende "abolire l'ultimo muro" che divide le due classi, la ricca e la povera, dopo le ultime annunciazioni del premier sulla fine delle ideologie. Finirebbe così nella spazzatura il millenario astio profondo che i poveri hanno provato sempre contro i ricchi se questi metteranno mano alla borsa per un po' di elemosina a chi più ne ha bisogno: RICCHI E POVERI FINALMENTE UGUALI! Attenti, ragazzi, gatta ci cova. E ne chiederanno poi il conto, più di prima.

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mercoledì 11 marzo 2009

Su Google: fascisti di sinsitra

- Forse cercavi: fascisti di sinistra?
- No, proprio di sinsitra.
- E che è?
- Come te lo spiego: sinsitra è sinsitra.
- Ma fammi un esempio.
- Ecco: Fini è uno di sinsitra.
- Cioè, abita là?
- Alcuni giorni. Altri abita sotto i gabezi delle Libertà.
- I gazebi, caso mai.
- No, quelli sono di Berlusconi. I gabezi sono di sinsitra, che appartengono a Fini.
- Perché?
- Perché lui che è ex fascista, fa discorsi demofascisti di sinsitra e vuole Berlusconi a presidente.
- Berlusconi presidente?
- Sì. E Fini premier.
- E Bondi?
- Vescovo.
- Ce ne sono altri di sinsitra?
- Certo, abbiamo tutta la serie dei ministri che una volta stavano dall’altra parte della barricata, proprio di fronte a sinsitra.
- Ma scusa, che differenza trovi tra un fascista di sinistra e uno di sinsitra?
- Uno di sinistra da piccolo ha sofferto di orecchioni e ancora oggi ha i coglioni gonfi. Uno di sinsitra è uno che tollera la destra.
- Ho paura che stai facendo confusione.
- Macché. Guarda, se prendi la salma di Stalin e la metti sul catafalco del comunismo, cosa ti fa pensare?
- Ad un rito di comunismo necrofilo.
- Appunto. Se prendi Franceschini e lo raffronti con la Salma unica dell’ex Pci che ti ritrovi?
- Un assegno a vuoto per i disoccupati.
- «Serve un aiuto dei ricchi per salvare i più poveri», eh? Hai visto mai? Bravo, hai assimilato bene il concetto di fascista di sinsitra, che altro non sarebbe che un allegro compagnone democristo.
- Quindi i camerati di sinistra, invece, sono meno compagni.
- Certo, ma più contorti.
- Quindi Berlusconi ha ragione nel dire che le ideologie sono finite.
- Lui dice una gran cazzata, ma per i fascisti di sinsitra e per i camerati di sinistra, la cosa non fa una grinza. Quella è poesia cantata da un soprano d’alta finanza anche se lui è il «basso» per antonomasia.
- E dunque siamo arrivati al dunque. E ora noi che abbiamo ragionato su questo, che siamo?
- Non saprei. Forse due quacquaracquà di cui uno di sinsitra e l’altro meno compagno e più di destra. Ma siccome il confine delle ideologie è stato spiantato da Berlusconi, allora ci chiameremo coi segnali di fumo o coi cellulari scaduti per paura di essere intercettati.
- Tu come ti definisci?
- Di statura media, so firmare, so fare due + due - 4 x 8 : 8, e in tasca mi entra sempre lo zero spaccato malgrado i miei contortissimi calcoli, dico sempre due parole all’alba e una al tramonto. Insomma magno quel che mi serve e bevo due bicchieri di vinello puro. Capita ogni tanto di farmi una cavalcata allampanato e solerte come un Cavaliere della Valle solitaria con l’uccello che mi si scappella malauguratamente a destra…
- Quindi anche tu...
- Ma non mi scassare la minchia, vah!...

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Similitudini: la Legge Merlin e la Legge Gelmin

Corsi e ricorsi storici: la “Legge Merlin” e la “Legge Gelmin”.
La “Legge Merlin”, introdotta nel 1958, con l’abolizione della regolamentazione della prostituzione (al chiuso) in Italia, avviava anche “la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”; la “Legge Gelmin”, con l’abolizione di ben 3.000 scuole di base, avvia una dura battaglia contro l’ignoranza e l’incultura, beninteso con “un occhio di riguardo” (ne fissa un limite al numero per classe) agli alunni stranieri.

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martedì 10 marzo 2009

Coscienza

7° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Coscienza


«Non è la coscienza degli uomini che determina la loro esistenza, al contrario è la loro esistenza sociale che determina la loro coscienza». (Per la critica dell'economia politica, prefazione).

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L’ultima arma a difesa: i fagioli

- Sorpreso? Cosa c’è? Non riesci a capire perché ancora non scappo via dopo la tua ultima esternazione? Già: “Non ci saranno situazioni di miseria. Il governo sosterrà i cittadini meno fortunati”. Sarà perché non riesci a leggere nei miei pensieri. Avanti, tira fuori un’altra paccata delle tue; prendi la mira se vuoi la mia coscienza. Non da quella parte. C’è il muro alto di mattoni ancora rossi, ci sbatti il muso, non da quella parte, non partire per la tangente come al tuo solito.

- È anche possibile che tutta questa crisi non sia più vera del fatto che ti ascoltiamo mentre ti sorridi da te e ti sentiamo mentre ti ascolti da te.

- Questa anomalia è come la metafora della bestia così astuta e mortale. Percepisce i nostri pensieri e poi li sfrutta per il suo piacere e il suo trionfo. Gl’italiani dormono. Allora bisogna trovare il modo di svegliarli. Dormono dentro i vecchi sogni e poetizzano, navigano, santificano, rondificano, cacciano streghe e stregoni. Che bell’epoca era quella di oggi. “La crisi sembra particolarmente grave, ma la sua estensione nel tempo dipenderà dai nostri comportamenti”.

- Ora io so che qualsiasi organismo vivente cerca di espellere un corpo estraneo. Se potessimo rendere gl’italiani un po’ meno gustosi, la metafora astuta e mortale potrebbe vomitarci fuori.

- Come? Con quale arma?
- Fagioli.

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lunedì 9 marzo 2009

Aggiornamento santini del Premier












1► Un bel piano casa a pianterreno che avrà effetti straordinari sull'edilizia ad personam, ma senza abusarne. Io già mi sono vestito da operaio.













2► Crociate contro i giudici musulmani. Il nostro obiettivo è dimezzare i reati nel corso di una legislatura.













3► Io non ho mai fatto affari con la politica. Anzi, ci ho sempre rimesso.













4► Se fanno cadere il mio governo, mi appello al popolo italiano e se non basta al papa.













5► Ho fatto il cucù alla Merkel.













6► Il mondo è proprio cambiato: lui bello e abbronzato; io piegato a lucidare.













7► Messaggio per tutte le belle gnocche che vogliono procreare...













8► Per evitare gli stupri, voi donne vestitevi tutte così.













9► Silviolo e Brambillola si sollazzano nel loro Eden privato.













10► La mia dichiarazione bomba non ancora smentita: centrali e ponti non si fanno più.

Lasciate un contributo a questa immane fatica: premiate quella che più vi stimola. Grazie.

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domenica 8 marzo 2009

Ricostruirò l'Italia

- Io sono uno gnomo stregato e di qua non mi posso muovere. Se non ricostruisco, se non butto cemento, fallirò l'impresa. E l'impresa è solo UNA, IMPEGNATIVA E CATEGORICA PER TUTTI: CUBATURE A TONNELLATE!
Donerò cemento anche a chi non ha una casa: prima o dopo se la farà. Così tutti in Italia avranno un tetto dove ripararsi e pregare per me, Padre vostro.

- Che ci vuole? Ci vuole un uomo coraggioso, che abbia il coraggio di passare alla storia. Che non abbia pudori di sorta. Che possa realizzare il CAPOLAVORO DELLA PROPRIA VITA!

- Ora voi vedete queste macerie alle mie spalle! Sono le macerie di oltre 60 anni di comunismo italiano. Ora è finita. Tutto questo fra un po' non esisterà più. Io lo bonificherò, con o senza il vostro consenso. Perché dovete pensare: da dove vi viene tutto questo bene? Guardatevi attorno: vedete altri nella foto, a parte me?

- Figli miei! Ecco, già vi chiamo figli, siete ormai parenti miei; non era questo ciò che desideravate, far parte della mia famiglia? Figli miei, persuadetevi che non potete campare in eterno. Io adesso vado a pescare e per fare ciò mi toglierò la stregatura. Ho dato ordine che tutti i pesci vengano a galla per me. Poi passo dal fornaio. Voi aspettatemi qui. Tornerò prima che cada il vento, prima che andiate tutti in malora e vi distribuirò panetti e pescetti per la vostra cena. Siate pazienti, dunque. Chi la dura, la vince!

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A ciascuno il suo... plinto di cemento

Italiani!
Per smuovere l'economia
per mettere in moto l'edilizia
per far sì che tutti voi abbiate
la vostra quota di cemento
considerato che le famiglie procreano
secondo i sacri dettami della madre chiesa
e vengono a mancare
gli spazi nella casa
senza usi né abusi
né disastri d'ambiente
l'unico pensiero
che mi smuove
è l'amore che ho per voi
l'edilizia varerò
e un plinto di cemento
a ognuno io darò!
Contentiii?
Italiani, fate come me!
Infilatevi nel plinto!
Implintatevi ora o fatevi da parte!
Nessuno spazio per chi
è contro l'arte!

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Troppa Bibbia per una piccola crisi economica




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Ok uomini, facciamo la festa alla donna... ma con gentile violenza

La festa dell’8 marzo è una boiata maschilista pazzesca!

«Il rapporto dell’uomo alla donna è il più naturale rapporto dell’uomo all’uomo […]. Da questo rapporto tra l’uomo e la donna si può giudicare l’intero livello della civiltà dell’uomo». Così scriveva Karl Marx nel 1844, cogliendo i complessi problemi legati alla condizione della donna.

165 anni sono trascorsi da questo pensiero. L’umanità, più si evolve più è stuprante. Rimango stupito da questa serie di stupri. Dalla propaganda faziosa che ne fanno i giornali d’informazione governativa. Dopo Marx ha parlato Napolitano così: «Lo stupro “è l’ombra più pesante” sulla lotta della donna per la piena parità, la vergogna, l’infamia ”come tutte le forme di molestia, di vessazione, di persecuzione nei confronti delle donne”». Perché si è arrivati a questo punto?

Non ditemi che è solo responsabilità della Tv che fa vedere la cose più insulse e porche. Dove è andato a finire il cordone ombelicale che doveva legarci al rispetto delle altrui diversità e frenare quindi la nostra tendenza allo stupro. Noi stupriamo di tutto. Dai sessi all’ambiente, dai credi alle ideologie. E allo stupro contro il sesso debole adulto e infantile facciamo poi seguire la violenza del raptus ipocrita che giustifica il male fatto. Avete mai visto qualcuno che si è macchiato di atti inumani così disgustosi scontare una vera pena?
È appena dell’altro giorno la notizia della Chiesa brasiliana che ha scomunicato i medici e la mamma della bambina stuprata e messa incinta da uno schifoso patrigno.

Del resto in questa Italia, sempre indietro rispetto ad altri Paesi specie europei, la battaglia per i diritti civili non è mai stata determinante, anche a causa di una poco radicata coscienza politica tutta proiettata in senso maschile e patriarcale, con una arretratezza economica e culturale millenaria che è, per certi versi, ancorata ad un’epoca antica che non accenna a sparire dal nostro dna, e con l’influenza coercitiva e oscura esercitata dalla Chiesa. Le donne italiane, solo per acquisire il diritto al voto, hanno dovuto aspettare la fine della Seconda guerra mondiale. E dalla fine di quella guerra, a memoria d’uomo, non mi pare che siano mai finiti questi abusi. Eppure tutti diciamo che è un’azione orrenda, che occorre un nuovo modo di gestire il problema.

“Per il capo dello Stato in un contesto di «crisi finanziaria ed economica, che dà segno piuttosto di un ulteriore aggravamento che non di allentamento» occorre chiedersi «quanto rischi di essere particolarmente colpito il lavoro femminile»”. Questo è un altro pensiero demodé. Non significa niente. Siamo usciti dall’oscurità del medioevo? Dalla caccia alle streghe? Dai roghi al femminile? Assolutamente no. Tutta questa carne al femminile, che ci vuole tanto poco a stuprarla, come mai è sempre nuda, anche quando è vestita? In realtà, il nocciolo del ragionamento della questione femminile in generale non sta nella mente dei maschi, che sono soltanto venditori e acquirenti di quella carne da macello.

“Qui c’è una donna,
l’abbiamo trovata ai Macelli,
malata. Il suo
ultimo domicilio
pare sia questo”.
(Brecht, Santa Giovanna dei Macelli).

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Heracleum