giovedì 30 aprile 2009

Chi detiene il copyright su Berlusconi?

Una ragade.
Un profondo sollievo misto a dolore si prova quando la si gratta dove prude. Passa o non passa?
Par che passi anche con pomate. Pare. Ma non è detto.
La ragade matrice tutela la proprietà delle opere dell’ingegno unico dell’erotomane, che praticamente cancella e subissa tutte l’altre prove, di buon ingegno anch’esse, ma essendo queste ultime improvvisate e spesso epigoni del più creativo e originale maestro, rendono le opposizioni mera merce di imitazione e di rincorsa elettorale vana su un campo fatto di consensi velinatorii che l'opposizione non comprende a fondo. E immancabilmente perde.
La ragade in questione è allocata attualmente nell’orifizio anale. Di tutti gli italiani. Che rischiano la rettoscopia collettiva.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

mercoledì 29 aprile 2009

Un paese chiamato Berlusconi, ma anche dell'indietro tutta

Era il Paese dell'avanti tutta; ma le nuove direttive posizionali dicono che l'indietro tutta porti vantaggi (metaforici) al Paese. Da ripetere nei momenti di relax e nelle feste di compleanno. Questa nuova posizione (licenza poetica erotomaniaca) necessita di lauree posizionali alla presenza del papi. Senza laurea niente impinzallaccheramenti. Niente carriera politica e soprattutto, niente indietro tutta. Se ce la fai col faidaté, bene, altrimenti resti a ddà!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

martedì 28 aprile 2009

Se la suinite arriva in Italia

Se scoppia la suinite in Italia se ne salva solo uno, e cioè quello che si è fatto gli anticorpi portando a spasso il maiale.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Cronache suine

Ieri il ministro Frattini (che sta egli Esteri, non c’azzecca con la Sanità) ha affermato che il nostro Paese «non è assolutamente a rischio».
Ora il ministro Sacconi (che sta al Lavoro, e lui c’azzecca con la Sanità e con le Politiche Sociali, se non prendo abbaglio) assicura che il nostro Paese è pronto ad affrontare il virus nel caso dovesse sbarcare nel nostro territorio.
Tradotto: in Italia arriverà, è solo questione di tempo. Per le inevitabili polemiche, ci vediamo tutti in Tv.

Ecco un vero lavoro di squadra: Frattini crossa dagli Esteri e Sacconi stoppa con eleganza al Lavoro, finta di tacco alle Politiche Sociali e calcia un diagonale verso la porta della Sanità dove potrebbe sbarcare il Virus.

El senor Virus ha già fatto almeno 152 morti in Messico. Questi poveri cittadini messicani oltre al virus devono fare i conti anche con mister Richter, che ha sprigionato un’energia di 5.8, nella zona di Acapulco. Più o meno come i nostri cari amici abruzzesi che stanno facendo un po' di conti, ma non gli tornano indietro.

El Virus è gemello di Richter, camminano insieme, dove c’è l’uno, immancabilmente spunterà poi l’altro. Ma el Virus non è come l’Aviaria che ha fatto più morti di una guerra atomica. El Virus ha il paso doble.

Il sottosegretario Fazio dichiara che se dovesse arrivare in Italia, el Virus lo potremmo aggredire in maniera opportuna e senza grossi problemi. Ci sono scorte per 40 milioni di dosi antivirali che negli Usa si sono dimostrati efficaci. Chissà, ma le mascherine almeno dovrebbero distribuirle gratis porta a porta. 40 milioni, ma ci pensi? Qualcuno, ci scommetto, resterà senza! El senor Fazio dise una cossa positiva, ma stamattina ricordo d’aver sentito qualcuno (un americano, mi pare, vado a memoria) dire a Rainew24 che in effetti el Virus è tosto e mutevole e che allo stato non c’è nessun controfarmaco, anzi bisogna far presto, e per presto s’intende non meno di un mese. Infatti l'Oms alza il livello di allerta, almeno abbiamo questo conforto.

Per i consumatori di carne suina, il rischio di contagio non c’è. Lo dicono tutti gli esperti che il virus H1N1, responsabile dell’epidemia messicana non si trasmette consumando carne di maiale.
Per la legge del contrappasso la Cina, l'Ukraina, il Kazhakstan, le Filippine, la Thailandia e gli Emirati Arabi hanno messo al bando la carne di maiale proveniente da alcuni stati americani. Quindi maiale sì, ma porco no.

In Italia noi siamo sempre PRONTI! Per far che, lo tireremo a sorte. Per ora in Italia son rose e fiori senza maiale. Per ora.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

lunedì 27 aprile 2009

L'influenza? Con un'aspirina, passa!

Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, afferma che il nostro Paese «non è assolutamente a rischio».
E se lo dice lui che ha la notizia di prima mano, dobbiamo crederci. Male che vada, l'talia ha pronte milioni di dosi. Più male che vada, un'aspirina e passa.
Questo è un Paese seguito da un affettuoso angelo custode che lo aiuta prevenendo e bloccando tutte le disgrazie che partendosi dal mondo ostile esterno, tentano sempre di minacciarlo.
In questo paese solo Giuliani non è stato creduto sulla faccenda delle scosse sismiche, anzi è stato screditato dalle autorità competenti.
È stato vietato tassativamente di credergli.
Non è stato inventato niente per far passare il terremoto.
Forse prima bisogna far passare le autorità competenti.
A meno che non dobbiamo fuggire tutti e dal terremoto prossimo futuro e dai suini.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

La nostra carne suina non è a rischio

La nostra carne suina non è a rischio; noi sappiamo come li alleviamo, dove li alleviamo e soprattutto come vengono suinizzati per le nostre tavole.
L'Italia continui pure a importare carne di maiale dalla Nazione padana: nessun cittadino è a rischio di contagio.
È già assodato che il contagio può avvenire soltanto da 'omme a 'omme ma anche da "aumma aumma".

Noi italiani, già fortificati dal terremoto, non abbiamo paura dell'influenza del maiale. Ma solo dell'influenza umana.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Modo di produzione

12° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Modo di produzione

«A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della società. I rapporti di produzione borghese sono l’ultima forma antagonistica del processo di produzione sociale; antagonistica non nel senso di un antagonismo individuale, ma di un antagonismo che sorga dalle condizioni di vita sociali degli individui. Ma le forze produttive che si sviluppano nel seno della società borghese creano in pari tempo le condizioni materiali per la soluzione di questo antagonismo. Con questa formazione sociale si chiude dunque la preistoria della società umana». (Per la critica dell’economia politica, prefazione).

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

sabato 25 aprile 2009

Gentile signor candidato a Sindaco del mio paesello

Gentile signor candidato a Sindaco del mio paesello,
ho ricevuto la sua lettera dove Ella mi fa presente che l’impegno di Sindaco non si improvvisa e che non può essere imposto dall’alto escludendo i cittadini da una scelta fondamentale per la vita di una comunità. Sono contenta per ciò che mi scrive e orgogliosa, quindi, dell'opportunità che mi dà di poterla scegliere, dal basso dove sto.

In questi anni, Lei mi scrive, ha operato anche come Presidente del Consiglio comunale, (nella formazione dei Ds, mi hanno riferito), e si è reso conto che, suo malgrado, molte questioni sono rimaste irrisolte. Io le credo, perché anch’io non ho mai risolto i miei problemi di sussistenza spicciola. E stia tranquillo, che i suoi segnali di cambiamento mi arrivano forti e chiari, e guardi, io ci credo che Lei vorrà impegnarsi in prima, in seconda e in terza persona.

Lei mi ricorda che è giunta l’ora di una nuova stagione politica. Sono contenta di questa novità. Lei chiede a me di meritare fiducia per il cambiamento che vuole fare. Non so, ci dovrei pensare su, perché mi hanno raccontato che Lei prima stava a sinistra e ora sta con il partito di Berlusconi, mischìnu, un brav’uomo che sta facendo tanto per i terremutuati, quello che mi fa vedere tutte le telenovele e in più Fede e il Gabibbo e il tempo che fa schifo!

Lei, non c’è bisogno che mi dice tutta la storia della sua vita e la storia della nobilissima città di Termini Imerese. Io c’ero già ai tempi dei bombardamenti degli americani. Nenti c'era prima e nenti ccè ora!

Lei, non c’è bisogno che mi dice che nella sua mente c’è solo Termini; anche nella mia c’è solo il Tg5 e ogni mese anche quei quattro o 500 € di pensione di reversibilità; ma io lo so che Lei colpa di questo non ne ha. Mi dice che non vuole fare carriera. Ci credo, ci credo.
Lei, non c’è bisogno che mi dice che vuole bene alla città, io ci credo. A me invece non m’interessa proprio.

Peccato che se lei avesse fatta un’indagine, avrebbe scoperto che io di anni ne ho 92 e che non esco proprio per votare, anche perché dove sta il mio seggio, ci sono tutte le barriere architettoniche insormontabili che non avete mai levato. Avrebbe anche sparagnato la carta e il francobollo e tutto il fastidio di scrivere "Cara Elvira".

Lei vuole il mio voto, perché se no che fa? Non acchiàna?
Ma stia tranquillo che se fossi uscita non l’avrei votata, considerata la sua leggerezza e la facilità nel cambiare le formazioni politiche. Ma oggi, si sa, si usa e ci si adatta.

Costruisca pure il suo progetto
cordialmente,
nonna Elvira.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Quattro schiaffi liberatori ai nuovi antifascisti

Ognuno festeggia come gli viene meglio!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

venerdì 24 aprile 2009

Liberazione sì, liberazione ni e boh

Il 25 aprile del 1945 il CLNAI impartisce l'ordine di insurrezione generale, assumendo pieni poteri civili e militari. L'Italia si libera dall'occupazione nazista e dal regime fascista.
Il 25 aprile del 2009 da che cosa ci dobbiamo liberare, se vogliamo liberarci?

Ma in fondo questa festa non è uguale per tutti. Così come l'Italia di allora, non tutta fu attraversata dalla cultura della Resistenza: ciò che succedeva al Nord non era conosciuto dal Sud. Ciò che era il Sud veniva quasi ignorato dal Nord. La cultura antifascista non fu di tutti e non fu per tutti.

La festa del 25 aprile, fuor di retorica, è ormai un esercizio di retorica. Una pentola piena d'acqua morta senza bollitura perché senza pressione.
Ecco perché domani ci saranno "diverse anime" a festeggiarla!

Ma vorrei vedere quelli che si definiscono antifascisti puri dove, come e con chi "festeggeranno".

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Già pronte le lettere di sicurezza per il G8 all'Aquila

Per garantire la massima sicurezza a sé stesso, al suo entourage, ai signori ospiti che interverranno al G8 a L’Aquila, il premier ha deciso quanto segue per la più facile identificazione della varia umanità aggirantesi in quei giorni in città, oltre alla costruzione di recinti chiusi e percorsi obbligati guardati a vista dalla P, lettera che identifica le forze dell’ordine che devono vigilare sul G8.

E così, come per i giudei che sotto il tallone nazista furono costretti a usare una J, l’idea geniale è esattamente questa: una lettera per ciascuna realtà da controllare. Vediamo.
Una O per gli ospiti
Una B per i berluskones
Una G per i giornalisti
Una V per i Vespa
Una A per i cittadini abruzzesi in generale
Una T per i terremotati
Una NGB per i No Global.

In particolare, si sta studiando per una nuova lettera che identifichi e reprima sul nascere tutte le scosse di terremoto che potrebbero autosuscitarsi (per allergia) proprio durante il summit e che potrebbero arrecare danni alla preziosa salute dei partecipanti.

A detta dell’ideatore di questa fantastica alfabetizzazione, nulla potrà succedere durante i pasti di lavoro dei partecipanti al G8.
I No-Global resteranno scornacchiati; anzi, nemmeno si muoveranno dai loro "covi".
L'altro vantaggio è il risparmio considerevole di denaro che alla Maddalena si sarebbe liquefatto. Quindi con una fava due piccioni. O tre?

Pro memoria per i più maliziosi: questa idea non è una prova tecnica di regime, ma un modo grazioso e gentile di far stare ciascuno al suo posto. Capisci a me.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

giovedì 23 aprile 2009

Aggiornamenti (gravi) nel gioco del Monopoli

Il gioco è ulteriormente movimentato dalle carte degli Imprevisti e delle Probabilità che il gran timoniere stazionerà sulle relative caselle.
Ulteriori aggravamenti rispetto alla crisi globale sono da addebitarsi alla danza del ventre attorcigliato dei tassi variabili e alle spese di gestione delle Probabilità sismiche nel campo degli Imprevisti sociali.
Dopo le ultime stime della crisi in atto, gli esperti - i soliti noti dalla faccia paffutella - dicono che non se ne esce prima del 2010, e che comunque è sempre meglio attenersi alla Provvidenza divina, che come sempre, attende di essere supplicata. Lo dice la Fmi (Fondazione menagrami internazionali): «La recessione sarà lunga e severa, mentre la ripresa sarà lenta».

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Culo di cane portafortuna

I richiami degli uccelli sono reali, sono sinceri, sono vitali.
Tra le ultime nebbie di aprile cerco ancora cose che mi sfuggono.
I miei alberi, il mio ossigeno purificatore.
Il mio vento. Il mio cane. La mia erba. Il cielo. Il mare.
Tutto nella nebbia mattutina avvolto.
Che bella compagnia che ho. Non chiede nulla.
Nemmeno un re ce l’ha.
La mia vista non m’inganna: sono ancora nel respiro della natura.
In un sogno reale, palpabile, accarezzabile con lieve
Pensiero.
Nel recinto della nebbia quel ch’era senza gusto adesso ha il suo;
ciò che era rumore, è sostituito dalla leggerezza.
Io amo tutto questo.


Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

mercoledì 22 aprile 2009

Lettera d’amore segreta di un politico al di sopra di ogni altro

«Carissima,
son sette giorni che non ti vedo. Forse sei ammalata? Sì, ammalata d’amore per me. Da quando non ti vedo, mi sembra d’essermi accorciato altri 10 cm. A volte, nel delirio che s’impossessa di me, mi vado nascondendo e mi vado facendo cucù da solo, sorprendendomi sorprendentemente. Mi faccio paura da me! Questi impegni di governo incominciano a tediarmi. Ma dimmi, che fai in questo momento. Sei vestita? Sei nuda? Fai il cruciverba? Senza vederti impazzisco. E dimmi, sei arrivata al 6 verticale di 10 lettere o al 9 orizzontale di 11? Ieri mi sono sentito con Bondi. Ma non è la stessa cosa. Ho visto La Russa e mi giro dall’altra parte, schifato. Credimi, ho chiamato perfino Calderoli e Bossi e il Gabibbo per estraniarmi. Ma nessuno di loro mi sollazza come sai far tu.
Oh amore! Quand’è l’ultima volta che sei venuta... da me, voglio dire? Sette giorni e non ho avuto il tempo di dirti: “Prendimi tra le braccia e sbattimi a terra, poi calpestami e dammi cento frustate, fa' tu tutto quello che vorrebbero farmi i miei avversari, e resterò per sempre tuo debitore, io, che non conosco padroni, vedi a che punto sto arrivando per te!”.
Vedi di venire in fretta che qui tra bertolasi, rotondi e brunette, mi sento come un pesce fuor dell’acqua.
Se io fossi cacciatore e tu un’anatra selvatica ti caccerei una salva di pallettoni nelle penne e tu fuggiresti e io ti inseguirei per boschi e valli incantate. Ma io non sono un cacciatore e tu non sei un’anatra e stiamo in quest'Italia, cribbio, che offre ben poco all'immaginazione ambientale. Peccato.
Il mio cuore, il mio fegato, la mia milza, insomma tutto di me si ricorda di te. Soltanto metà della mia testa ti pensa, però, perdonami: l’altra metà pensa a cosa escogitare per rimbambire questo Paese che quasi quasi mi sta sulle nacchere; infatti, quando cammino, mi accompagna uno strano suono spagnolo e mi viene di sbattere i tacchi ed alzare la mano destra a paletta, ma ora che ho deciso di diventare antifascista, non potrò proprio farlo. Pensa se lo facessi. Starebbero tutti lì a dire: “Il Cavaliere ne ha fatta una delle sue”. Ma per amor tuo, questa volta, mi asterrò da qualsiasi azione goliardica.
Ho da pensare al 25, io, e non so come uscirne fuori. Ma qualcosa escogiterò, non dubitare. Ti ho mai delusa?
Ma ora l’ora è venuta... di lasciarti. E sogno di assaporarti come si assapora un vinello dolce di carrubo e di zolfanello. Faccio del mio amore per te l’occupazione mentale giornaliera. Riguardati e... vieni presto.
Ti aspetto,
il tuo piccolo cribbiolino».

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Per il 25 aprile in campo solo i veri antifascisti

Fino ad ora hanno fatto il bello e il cattivo tempo sulla data del 25 aprile. I comunisti sono sempre stati gli unici padroni di tale data. Ecco perché in tutti questi anni non ho voluto mai parteciparvi. A me non sono mai piaciute le sceneggiate a una sola voce di sinistra. Ma ora, visto e considerato che i comunisti sono letteralmente spariti dalla circolazione, oddìo, ci sarebbe il Franceschiello e compagnia ridendo, ma quelli ormai fanno ciò che detta la mia agenda, dicevo, posso finalmente inaugurare il vero e unico 25 aprile, una festa di liberazione (dai comunisti) veramente degna di tale nome in cui io darò la massima interpretazione di ciò che deve significare per tutti essere oggi antifascisti e libertari. Il 25 aprile aspettava me ed io, finalmente, sono arrivato, grazie agli italiani. Con me, inizierà il nuovo corso antifascista in cui potrò esserci con consigli e suggerimenti. E, consentitemi, non devo ringraziare proprio nessuno. Come dice il mio amico La Russa: non tutti i partigiani furono portatori di libertà, ma molti fascisti furono puniti ingiustamente e quelli sfuggiti alla intolleranza comunista oggi li vediamo nei posti giusti al servizio degli italiani per la ricostruzione di una Patria migliore che difende i diritti di tutti i cittadini. Checché ne dica Franceschiello, il quale è convinto che gli italiani devono a lui il mio ripensamento alla partecipazione a questa festa. Io ero, sono e sarò quel che sempre fui...

Qui il post collegato a questo.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

martedì 21 aprile 2009

Si stava meglio quando si stava peggio

"Si stava meglio quando si stava peggio" è la migliore sintesi dell'attuale politica italiana.
Con questo governo, con questa opposizione, con questo popolo, con questa offerta di prestazioni gratuite in cambio di sacrifici espiatori. Questa Italia non ha padre, è solo figlia della sorte, terremotata in tutto e per tutto! E sta incamminandosi per il manicomio! Senza tranquillanti.
Demolire il parlamento e ricominciare tutto da capo con una mentalità più giovane: risolverebbe?

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Ehi nonna, e il coccodrillo come sta?

I 90 anni di Nonna Cecè, vecchia contadina delle Madonie, ultimi esempi di dialetto siciliano antico.


Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

lunedì 20 aprile 2009

Il primo scopatore d'Italia


Lo scopatore italiano per eccellenza, (dopo la munnizza di Napoli) a volte si comporta come un bambino e gli altri ne restano ammaliati. E si domandano scandalizzati: "È questo dunque l'esempio di vita di un premier scopatore?". E si rispondono, tranquillizzati: "Beh, se è così, è facile. A noi una scopa!".
A quel punto uno, che non sapeva di esserlo, automaticamente lo diventa.
(E, finalmente, avremo un Paese "pulito").

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Pinar

Cronaca di una visita a bordo della Pinar.
(Fonte "Repubblica", lunedì, 20 aprile)

«Perché ci tengono ancora chiusi qua dentro? Molti di noi stanno male, sarebbe stato meglio morire come la nostra amica, così non soffriremmo più. Che abbiamo fatto di male? Siamo fuggiti dal nostro paese per la fame e per la guerra, ci avevano detto che l'Italia e gli italiani sono un paese e gente caritatevole. Aiutateci, fate qualcosa per noi...»







«Si chiamava Esceth Ekos, aveva 18 anni e veniva dalla Nigeria. Il suo cadavere con in grembo il corpicino del suo bimbo mai nato, è ancora lì rinchiuso in un sacco di plastica bianco. Attorno le girano i gabbiani, il vento le scopre il volto. Il suo cadavere era sul pozzo di poppa del mercantile accanto a grandi sacchi di immondizia, il fetore che proveniva da quel sacco bianco era insostenibile. Esceth era morta da cinque giorni e dimenticata da tutti, dai governi maltesi e italiano. Ora, a Lampedusa, le hanno riservato un'accoglienza di riguardo».

«A bordo, uomini e donne sfiniti, ammalati, ustionati, che non avevano neanche la forza di parlare. Disperati: quasi tutti raccolti a prua della nave, in mezzo a bottiglie d'acqua di plastica vuote, cartacce, residui di biscotti e di pane che le autorità italiane avevano inviato per non farli morire di fame. [...] In sala macchine troviamo decine di extracomunitari rannicchiati in mezzo a coperte, apriamo altri locali della nave che una volta erano cucine, magazzini, ripostihli e alloggi dei marinai, e scopriamo che ci stanno da giorni decice e decine di esseri umani. Ci guardano, non riescono neanche a parlare. [...]».

La nave Pinar ha sbarcato a Porto Empedocle questa povera umanità.
"Maroni e Frattini hanno precisato che la loro è una decisione: «esclusivamente umanitaria» da non intendersi «né come un precedente, né quale un riconoscimento delle ragioni addotte da Malta. Ma sono stati costretti ad accogliere in Sicilia il cargo «dalla perdurante indisponibilità del governo maltese, malgrado le sollecitazioni rivoltegli dal presidente della Commissione europea".

Ogni commento sull'operato del governo maltese e su quello italiano è superfluo. O forse va ribadita ancora una volta l'ipocrisia delle Ragion di Stato?

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

domenica 19 aprile 2009

25 Aprile: finalmente con Dario a sfilare un novello antifascista

Nuovi partigiani, entrando a Milano come liberatori del berlusconismo, sfileranno insieme ai vecchi nel giorno dell'anniversario della Liberazione.

Ah Franceschiè, da tempo mi punge vaghezza di Veltroni. M'è sorta spontanea una domanda: MA CHE TE NE FAI DI UN PREMIER ANTIFASCISTA?
Perché insisti a sfidarlo? Perché vuoi per forza che venga con te in piazza a Milano? Che ci devi fare insieme? Perché guarda che lui ci sta pensando. A che ti serve? Dove vuoi andare a parare? Ad assimilare un antifascista in più? Ma non ti bastano quelli che già abbiamo? Ah, non sono sufficienti, dici? Ne vuoi uno di garanzia, super partes? Perché mi vuoi rendere l'esistenza più amara di come ce l'ho? Perché mi butti fumo negli occhi? E se quello ti sfila la patente di antifascista, a te che ti resta? Franceschiè, secondo me stai rischiando grosso. Quello diventerà più anti di te, vedrai. Vedi di fare marcia indietro. Non abbiamo bisogno di qualcuno in più da ribattezzare, ma di uno del quale già sappiamo cos'è! Capisci a me!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Scoperto misterioso DNA di Silvio

IL DIVERSO PER ECCELLENZA

Grazie alle analisi del DNA, si è concluso che gorilla, scimpanzè, ominidi preistorici, uomo moderno e Silvio fanno parte della stessa famiglia.
Ma che Paese è quest'Italia che si fa governare in questo modo antietico, antiestetico e antipolitico?

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

sabato 18 aprile 2009

Appello di Berlusconi contro la Tirannide

Mi accompagno da me, forte del Pensiero di Giuseppe e dell'azione di Peppino.

Pensiero: La mia bandiera, italiani, siete voi. E voi terremotati siete santi per me come se lo fossi io per voi. Dio mi ha voluto mettere alla prova, terremotando voi. Se quello che dico poggiasse nel Falso, che Dio m'incenerisca all'istante.

Azione: Popolo d'Italia, noi (ndr.: plurale majestatis) amiamo voi indistintamente, vi proteggiamo e faremo la guerra per tutto l'arco della mia vita al dispotismo dei nemici della Patria, all'impostura dei giornalisti faziosi e alla TIRANNIDE dell'opposizione, da qualsiasi parte essa provenga.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

venerdì 17 aprile 2009

Silvio e Cheetah

Silvio in azione e la piccola Cheetah = Citazione:
I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed è una tacca più sotto di quella di un maniaco sessuale». (Woody Allen)

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Preghiera laica per i terremotati e messaggio finale del Premier

Berlusconi pietà, Berlusconi pietà
Bertolaso (per la par condicio) pietà, Silvio pietà
Bossi pietà, Umberto pietà
Fini pietà, Gianfranco pietà
Franceschiello esaudiscici, Dario esaudiscici
Napolitano presidente, abbi pietà di noi
Fini presidente, abbi pietà di noi
Skiphanius presidente, abbi pietà di noi
Giorgio, Gianfranco e Vito, uni e trini (con quattrini), abbiate pietà di noi

Carne di porco leghista, unigenita di lardo, salvaci
Carne di porco leghista di Calderollo, salvaci
Carne di porco leghista della nuova ed eterna alleanza tra Lega e Pdl, salvaci
Carne di porco leghista a corrente alternata agonia dei misteri massoni, salvaci
Carne di porco leghista profusa a iosa nella flagellazione dei terremotati, salvaci
Carne di porco leghista stillante nella coronazione di spine antipopolari, salvaci
Carne di porco leghista effusa sulla pelle dei terremotati abruzzesi, salvaci
Carne di porco leghista unghia incarnita di antitaliani, salvaci
Carne di porco leghista senza la quale il pdl non sniffa, salvaci
Carne di porco leghista nel Parlamento abbonda e avanza, salvaci
Carne di porco leghista il fiume dell’orda selvaggia è straripato, salvaci
Carne di maiale nero fortezza di ricchi di denari e privilegi, salvaci
Carne di maiale nero che non dài sollievo ai senzaniente, salvaci
Carne di maiale nero che consoli solo i padani e gli abruzzesi li sbeffeggi, salvaci
Carne di maiale nero speranza di mafiosi nostrani, salvaci
Carne di maiale nero ai ricostruttori fai il miracolo che sai tu, salva i più deboli
Carne di maiale nero conforto di questo mondo troglodita, salvaci
Carne di baccalà liberaci da chi sai tu, compreso Berlusconi, Bossi, Fini, Calderollo e la Bella Figheira
Berlusconi Silvio, che tenti di nascondere i peccati del Governo con un elmetto in testa, canta, o Silvio
Berlusconi Silvio, che tenti di nascondere i peccati del Governo con un elmetto in testa, balla, o Silvio
Berlusconi Silvio, che tenti di nascondere i peccati del Governo con un elmetto in testa, quanto ci ami.

Preghiamo:
O Silvio che nella carne di porco del tuo multisoffice governo hai redento (quasi) tutti gli italiani in un unico korpo di berluskones, custodisci in noi l’opera del governo tuo misericordioso, perché celebrando queste sante tue azioni otteniamo i frutti di una ricostruzione prima dell’inverno, dell’autunno e dell’estate. Per Silvio, nostro Premier, e Bossi, vostro vate. Amen.

Messaggio di Silvio:
Cari figli, gioite con me in questo tempo di terremoti quando tutta la natura si rismuove e i vostri cuori paurosi anelano al cambiamento. Apritevi figlioli e pregate. Non dimenticate: io sono con voi, l’ho giurato e ho preso impegni davanti alle bare e davanti alla messa e desidero portarvi tutti a Quella Città nuova dell’Aquila e dintorni affinché vi si faccia dono dell’amore sincero verso di voi e verso tutto quello che viene da me per voi... Non potevo rischiare di far cascare col culo a terra il mio governo: se avete usato fino a ora un solo occhio per piangere sulle vostre sventure sismiche, potete usare anche l'altro, io vi appoggio. Apritevi alla preghiera e chiedete al Paese la conversione dei vostri debiti e delle vostre tasche, e per tutto il resto la Casta vede e provvede. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

giovedì 16 aprile 2009

Lingua di peffa

Al mio paesello che gioca alla campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale, continua la battaglia a chi ce l'ha più gigante.

Un candidato s'avanza dentro una gigantografia elettorale, senza ciuffo al vento, una faccia da impunito come tante altre, lo accompagna uno slogan sovrumano sovrapolitico:

IN CAMMINO VERSO UN NUOVO SOGNO

Mi appare all'improvviso, dopo una curva, sono in coda, resto a bocca aperta, e leggo. Poi penso, visto che sono in coda posso solo far questo, al sogno. Uno cammina a piedi dentro una foto gigante e pensa di andare verso un sogno nuovo. Ma quale sogno, accidenti a te. Uno che si porta a consigliere comunale quale sogno può coltivare? Avanzo per circa 5cm. Quale sogno? Una città più pulita? Macché? C'hanno provato da destra e da sinistra: sempre più sporca è. Un sogno? Minibus dalla città bassa a quella alta aggratis invece che le macchine private. No, quello è stato bocciato dai commercianti che non sniffano manco un cent e stanno sempre appoggiati all'ingresso del loro negozio in attesa del fatidico cliente che gli entra dentro in auto. Che poi mi chiedo: se questi hanno così rari clienti di che campano? Avanzo di 5cm e adesso ce l'ho proprio a fuoco. Molto più giovane di me. Sì, lo ricordo vagamente ma lo ricordo, e finalmente ho anche la rifpofta all'enigma del fogno: fta nella lingua di peffa che fi porta appreffo fin da ragazzino.
Che Zeus ci ha aiuti da un politico con una lingua così.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Mezzi di produzione

11° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Mezzi di produzione

«Il capitale è composto da materie prime, attrezzature di lavoro e mezzi di sussistenza di ogni tipo, utilizzati per produrre nuove materie prime, nuovi strumenti di lavoro e nuovi mezzi di sussistenza. Tutti questi elementi creati, prodotti dal lavoro, sono lavoro accumulato. Il lavoro accumulato, strumento di una nuova produzione, costituisce capitale.». (Lavoro salariato e capitale).

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

mercoledì 15 aprile 2009

Santo und Vespa


VESPA ATTACCA IL CONDUTTORE: «È UN PRIVILEGIATO».

Poveri quei terremoti che hanno la cattiva ventura di passare tra le sue mani. Vengono spezzati, analizzati, indagati, calpestati, derisi, infangati. Eppoi questa sua contorta mentalità di volergliene appioppare la paternità dei disastri e delle rovine a qualunque costo passando sui vivi e sui morti, su chi lavora e su chi sta a guardare. Lo sanno tutti che i terremoti sono un castigo di Dio. Tant'è che ad ogni terremoto segue sempre una processione di smaltimento dai torpori spirituali. Ma questo terremoto è finalmente mio, abruzzese come me, al quale probabilmente dedicherò un plastico gigante. Che c'entra col terremoto Santoro? E quel Vauro là? Io metterei Giordano al suo posto.
«Se io avessi fatto programmi come i suoi da molto tempo avrei dovuto abbandonare la Rai».
Un lacrimatoio, per favore!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Il terremoto è molto più grande di lui

Sì, un grande terremoto, immane, molto più invasivo della monnezza di Napoli, un terremoto che lo ha preso in contropiede, un qualcosa di innaturale di cui non si comprende il mistero, né si può gestirlo secondo le proprie convenienze, i propri desideri, i propri interessi. Come farà ad afferrarlo per le corna? Questo è nato come un terremoto trasparente fin dalla prima scossa; non si può nasconderlo in fase di gestione né in quella di ricostruzione.

Tutto il mondo guarda a questo terremoto e ne misurerà i contenuti dalle gesta dei suoi padroncini politici e spirituali.
Anche l'Italia non se ne starà a guardare e misurerà cm x cm ogni grado di sospensione dell'attenzione che merita.

Di fronte a questo cataclisma il premier, che spande sicurezza e grande generosità pubblica, si è messo le mani ai (capelli), legittimamente confuso, non dà in escandescenze, ma si nota un leggero nervosismo nei suoi modi di confrontarsi con l'evento. Lui vorrebbe chiedere l'8xmille alla Chiesa e il 5xmille ai ricchi nababbi. Preso, per questo suo innaturale pensiero, da profondo malessere psicofisico, ha deciso di assentarsi un po' per ritrovare sé stesso, la sua saggezza e il suo proverbiale equilibrio.

Sfugge alla scorta e si inoltra per valli e per boschi in cerca di Dio. Lo trova sotto forma di chiesucola al limitare di un paesello dalle quattro case, una piazza, una fontana e una panchina. Ma, accidenti, a pasquetta, la chiesucola è sprangata. Il prete è andato a farsi una partita di calcetto. Allora lui s'attacca al cellulare e fa: "Pronto". La voce di Dio non arriva. A questo punto teme per la sua integrità mentale. Riprova: "Pronto!". Niente.

Tutto questo mentre passa da lì un vecchietto dall'apparente età di centotrentanni. Si fuma beato la pipa, sputacchia per terra, guarda il nostro cavaliere e si ferma. Poi dice: "Dio se n'è andato stamattina per stare più tranquillo. M'ha detto che torna solo quando tutti gli omini verdi ritorneranno da dove sono venuti".

Che incubo, ragazzi. A quel punto il cavaliere, si sveglia, si alza, va alla finestra, la apre, fa un bel respiro profondo e guarda fuori con occhi allargati: "Cribbio, meno male! Tutto è come lo avevo lasciato. Che panorami ridenti! Attendono solo me". Riconfortato da questi panorami sublimi (che vedeva solo lui sotto quell'aspetto), si rifà pimpante per affrontare la giornata in corso. Prima di uscire, però, si dà un'occhiata allo specchio: una leggera macchia verde gli copriva la fronte, ma non gli sembrò così invadente.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

martedì 14 aprile 2009

Scusa, capo, non capisco perché te la prendi con me?

Sorpreso col braccio in aria per non dire la vera ragione del suo gesto, il premier prosegue a dimenarsi e a torcersi il braccio. Al colmo dell'esasperazione per le lunghe attese organizzative, molti terremotati, che lo adorano, gli si slanciano addosso ma non frenano al momento giusto. Lo botta è terribile e il povero premier casca giù di culo a terra. Infastidito, che nessuno lo capisca, si volge a Bertolaso e, con un colpo di "cribbio", gli gonfia lo zigomo sinistro con un destro da sballo, colpendolo in pieno.

Il capo della Protezione civile sbotta: "Scusa, capo, non capisco perché te la prendi con me?".
- Perché è una moltitudine di tempo che la gente mi spinge, mi pone domande e mi crea una sensazione di vertigine. Caro il mio capo della protezione civile, se non sai proteggermi, da domani ti metti in tenda a contar le scosse. E ricordatevi che a me non piace cascar da solo per il campeggio.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

lunedì 13 aprile 2009

Siete sicuri che là sotto non ci sia più un cadavere?

Non si scava più: i morti salgono a 294.
«Li tireremo fuori dalle tende» ha dichiarato il presidente del Consiglio. Faremo qui il primo consiglio dei ministri sul terremoto». (Mi ricorda tanto Napoli).
«Mai come in questi giorni, in questi 15 anni - ha proseguito - mi sono sentito orgoglioso di essere italiano». (E ci voleva un terremoto per questa sua transumanza patriottica?) Leggi qui.

Ecco invece la trascrizione (meglio trascriverla, non si sa mai) da una telecamera nascosta alla Protezione civile:
- Hai capito perché? Il dramma nel dramma... per cui se tu dici che le vittime son 260... potenzialmente ne son 360! Cioè, non si può fare una stima così, capito?
- I clandestini nei seminterrati, nei sotterranei?
- Eh... nei palazzi crollati, stanno là! Cioè, anche se abitavi una casa abusivamente, nel senso che io ti faccio l’affitto in nero... allora... un’altra... eccola... un’altra situazione, vieni qua... Il 90% delle abitazioni del centro storico... son tutti affitti in nero... quindi, chi cazzo ne sa di chi sta là sotto... lo sa il familiare che sta là... ma se si salva... non c’ha manco l’interesse a dire... io mi sono salvato... ZITTO E SE NE VA, CAPITO? Tanti di questi in centro storico, son cascate le case, stanno là!
- Allora, gli atleti della squadra di rugby, mi sono andati a di’ che Sebastiani sta in questa casa. Scava scava, scava scava... alla fine l’hanno trovato… purtroppo morto...
- Se non ti dicono che c’è qualcuno?
- Sai quanti cazzo ce ne stanno di questi?

Presi da una voglia matta di chiudere definitivamente la fase del pianto, e cominciare rapidamente quella della ricostruzione, è stato deciso che non si scava più: resteremo sempre col dubbio atroce e con la coscienza nera. Ma mica sono aghi nel pagliaio, però! Se a qualcuno degli addetti sorgesse qualche dubbio se siano aghi o esseri umani, perché non cerca ancora. Che se non si trovasse niente potremmo ben dire: avevamo un dubbbio e lo abbiamo risolto ed è stato meglio per tutti e anche per la nostra coscienza. O forse non si vuole scoperchiare la pentola di una cattiva coscienza collettiva, che noi riteniamo invece pulita, a prescindere?

Questo è il video su youtube:


Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

domenica 12 aprile 2009

Il Capo amava moltissimo l’aria aperta

Il Capo amava moltissimo l’aria aperta. Egli usciva solamente per tre motivi: fare shopping almeno una volta la settimana (con relativo bagno di folla); andare a pilu tre volte la settimana; gli altri tre giorni rimastigli li suddivideva fra la sua politica, i suoi affari e i disastri del suo paese, che lo toccavano molto da vicino, commuovendolo.

Una volta, trovandosi in un negozio per fare shopping, si trovò faccia a faccia con un piccione viaggiatore, che faceva il commesso saltuariamente; costui lo riconobbe dalla tigna trapiantata e cominciò a sghignazzare volgarmente. Allora quello, vistosi scoperto, (era in incognito), prese un arco (che se lo faceva portare dalla sua scorta), le frecce e, senza volerlo, ferì l’orgoglio del piccione, figlio della sorella del proprietario del negozio (che aveva votato per il Capo), costretto quindi a chiudere per tentato piccionicidio.

Fu in quel momento, richiamato dall’odore del sangue, che entrò il lupo mannaro (e marrano) che chiese al primo che gli capitò a tiro: “Scusa, dov’è il bagno?”. Il primo gli spiegò la situazione e quello, annuendo, si diresse verso il Capo, ma per fare ciò, dovette abbassarsi di quel tanto da andare a sbattere la testa contro un grosso ramo che fuorusciva dal capannello di amici che, pendendo dalla bocca del Capo, si chiedevano stupiti che diavolo ci facesse un lupo marrano (e mannaro) in mezzo ai santi. Anche il lupo finì i suoi giorni in quel consesso, solo per aver chiesto del bagno.

Nel frattempo s’intrufolò un ladruncolo che s’impossessò di una penna del piccione. Lesto, il Capo, si lanciò all’inseguimento della penna del piccione. L’inseguimento durò tutto un pomeriggio e finì all’ora del coprifuoco. Stando al contenuto raccapricciante dei testimoni, sembrerebbe che il Capo, coperto solo di foglie di fico per mimetizzarsi meglio, la tirò fuori e la fece in un angolo di strada, al chiaro di luna cantando una filastrocca a ricordo delle antiche tradizioni imperiali.

Mentre la faceva spuntò dal buio un cagnolino pechinese o inglese, di quelli che quando abbaiano ti riempiono, che cominciò ad abbaiargli contro e a pisciargli sulla scarpa. Grande spavento, fu! Il Capo, vistosi scoperto, smise di cantare tirandosi rapidamente sù la patta, ma un grido lui lanciò atroce e disumano: nel tirarsi sù la patta andò a incagliarsi pure parte di pelle del pisello tra i dentini della cerniera. Di questi incidenti son piene le cronache. Agli antichi cesari questo non succedeva. Ma se però la fai dove ti capita, e sei pure uno che usa la cerniera, e in più mi bagni sulla testa il pechinese o l’inglese, dimmi tu: è il minimo che ti può capitare.

Ma a parte questo, il Capo era un santo in ogni circostanza, dotato di molto sorriso, molta comprensione e tanto potere. La sua stessa legge non ammetteva discussioni, avendo un occhio di riguardo per le sue piccole marachelle. Non pochi Capi sanno perdonare a uomini di mezza tacca. Ecco quindi uno di cui la Storia ci propinerà doti universalmente riconosciute specie mentr’era in vita. Le cose mostrarono, poi, il contrario. Ma oggi come oggi, nessuno se ne impipa.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

I morti dell’Abruzzo sono risuscitati veramente e il Vaticano, incredulo, è sotto choc

È vero, questa Pasqua, disse Bertone, non sarà dimenticata dagli abruzzesi terremotati.
I morti dell’Abruzzo lo hanno preso in parola e oggi, Pasqua, sono risuscitati veramente. Il Vaticano, incredulo, è sotto choc: per ora si limitano a chiedere giustizia terrena, per quella divina c'è sempre tempo. Anche i vivi, vorrebbero ritornare alla normalità perduta, e oltre alla giustizia, chiedono tempi brevi e onesti.

Berlusconi lascia tre case, Ratzinger, oltre che pregare, manda ben 500 uova pasquali (non sappiamo quali sorprese contengano), manderà soldi? ho sentito dir di sì, chissà?, mille euro da senatori e deputati che mi sembran pochi, (ma li scuciranno?) , il 5xmille da lasciare ai terremotati, poi la radio che insiste, anzi, pretende solidarietà con gli sms. Abbiamo un’Italia che fa a gara a chi ne fa tirare fuori di più.

L’esempio, in fondo, è alto: Berlusconi e Ratzinger stanno facendo la loro parte (del resto se non lo fanno loro che i soldi ce li hanno), e se lo fanno loro lo possono fare tutti. Il messaggio passa. Anche perché, questi signori della solidarietà delle organizzazioni radiofoniche e televisive, con questa loro insistenza, ti creano quella sorta di problema di coscienza, che anche se non ce li hai, te li fai prestare, pur di contribuire per i terremotati.

Allora, sgombriamo subito il campo dall’equivoco che qualche malvagio spiritello potrebbe o vorrebbe scoprire: io, sono d’accordo, per principio e per un fatto naturale, di contribuire ciascuno per quello che può, ma...
mi chiedo, e i veri ricchi? Lo fanno? C’è qualcuno che li invita insistentemente fino alla paranoia che devono tirare fuori i soldini. O lo fanno già da sé, autonomamente? Chi controlla? Perché ho come l’impressione che questo invito così ripetitivo sia destinato solo per noi, gente comune. Perché così mi par di tradurre questo sistema di solidarietà forzata: noi, essendo distratti, egoisti e superficiali (tanto, pensano loro, noi siamo abituati a pensare che “c’è qualcuno che ci pensa: lo Stato, lo Spirito Santo”)... abbiamo bisogno delle voci chiocce della rai per ricordarcelo. Figuriamoci, in piena Pasqua, poi. Buonismo a perdere e coscienza a posto.

Mi chiedo ancora e non ci scherzo su, ad ogni evento disastroso: perché dobbiamo tirare fuori sempre noi (e solo noi), povera gente, i soldini per dimostrare la nostra solidarietà. Perché invece non si chiamano all’appello i responsabili di questo disastro e di tutti i disastri passati che hanno lucrato e si sono arricchiti. Non esiste un archivio dei nomi di costoro? Costoro che se scoperti, con questi soldi lucrati sulle costruzioni e sparagnati per la prossima ricostruzione, si pagheranno i loro signori avvocati per farla franca e quasi sempre ci riescono.
Meditiamo gente, meditiamo.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

sabato 11 aprile 2009

Ah, si vinissi un tirrimotu puru 'ccà

Nei vicoli e nelle viuzze del mio paese, strettine strettine nella parte bassa, con le vecchie case che si sostengono a vicenda fin dall'epoca dei saraceni, il tempo trascorre con il sole che fa capolino solo una volta in tutta la giornata: quando è a picco a mezzogiorno. Per il resto vi regna la penombra.

I terremoti di rado vanno e vengono da queste parti, come pellegrini non accettati. Quando la terra balla, le urla isteriche delle donne delle viuzze si fanno assordanti e tutti corrono a piedi, scorrendo tra tante e tante viuzze e vicoli fino alla marina, lo spazio dove ti ritrovi in mutande, in canottiera, in sottana, in vestaglia, in pigiama. Se poi accade d'estate, meglio, alle tre di notte apre sempre il chiosco, chi una birra, chi una granita, e si comincia a passeggiare fino all'alba e a quel punto il terremoto diventa quasi un esercizio di memoria, difficile da quantificare su quanti secondi la terra abbia ballato.

Le macchine sono parcheggiate lontano dalle abitazioni. E chi ce l'ha lontano, deve correre a perdifiato. L'unico tremendo terremoto che si è sentito relativamente forte è stato nel lontano Belice. Qui solo calcinacci, suppellettili caduti, squarci a vecchi muri e tanto tanto spavento. Nulla di più.

La cittadina è ancorata bene geologicamente. Ma che vuol dire? Se ne venisse uno catastrofico, non si salverebbe proprio nessuno. Proprio nessuno.

Si sta aprendo la campagna elettorale per il nuovo sindaco. Quante brutte facce da simpatiche canaglie gigantesche che mi guardano sorridentemente minacciose. Ce n'è uno che prima era presidente del consiglio comunale nello schieramneto dei Ds. Oggi si porta a sindaco appoggiato da Fi e dall'Mpa. Si sale sempre sul carro del vincitore per far del bene ai compaesani. Un vero e proprio voltagabbana. Ho visto che al mio paesello va forte la candidatura giovanile. Tutti di destra, giovani rampanti; dietro ci stanno i vecchi ciabattini. Il senatore Battaglia, già di An, che si porta a sindaco, pure lui: un vecchio brontosauro della politica locale, in un faccia a faccia a destra col giovane ex ds. È sempre "riuscito a farsi eleggere".

E la sinistra? NISBA! C'è il rischio reale, per la prima volta, che un cartello elettorale della "sinistra" non si possa nemmeno approntare, e quand'anche, non andrebbe avanti, con questo popolo di alienati di destra.
"Genti inconchiudiboli... ah, si vinissi un tirrimotu puru 'ccà, pi' livari tutta 'sta prosopea, tuttu 'stu burdellu di menti vacanti, di occhi sfuggenti, di palori senza basamentu. Soffia, ventu, strascina ogni cosa a mari, àrmati di curaggiu civili e po' torna sul luogo del disastro. Brinderemo alle novità paesaggistiche!"

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

venerdì 10 aprile 2009

Ai funerali di Stato e del Vaticano

Ai funerali di Stato e del Vaticano, il corpo è sempre maggiore anche se compostamente trito e compìto per la circostanza, mesto quanto basta, e lui, lui in mezzo alla folla emozionato, forse anche una soffice e leggera lacrima a scendere indiscreta giù. Commozione pubblica. Il massimo dell'autarchia. Uno stereotipo di incalcolabile valore di immagine che poi ritorna automaticamente sotto forma di potere e di carisma.

Nei riti collettivi, l’onda gigantesca della massa umana da cui fuoriesce un’energia di emozioni titanica, si parte da ciascun corpo e si diffonde tra tutti e più tutti si guardano, più vengono compenetrati da quest’onda emozionale, non puoi resistere a tanta osmosi: ti commuovi e piangi. Il resto vien da sé. Chiunque ha libertà di pianto: dal potente all'ultimo chiodo della carrozza. Le lacrime lubrificano gli occhi e le coscienze. Si sente il bisogno di piangere ogni tanto, è benefico, non foss'altro per il piacere autocompiacente del dolore e della partecipazione. Si può anche pensare: io (non) ci sono col corpo ma vedo le mie lacrime, quindi esisto. E sei ben lieto che qualcuno, in tanta folla, ti abbia sbirciato, abbia pensiero per te, parli di te che lasci libera una lacrima di scendere. Commozione individuale in un commovente rito di massa. Una regia perfetta.
L'unica nota stonata: che ci facevano tutte quelle bare lì in fila? E tutta quella umanità dolente e impietrita le cui lacrime pesanti ammutoliscono perfino il rumore del dolore e rendono infinitesimi questi privilegiati dal potere?
Povera gente (noi tutti con loro) che non avremo niente in questo mondo, ma avremo qualcosa nel regno dei cieli. Ma basta parlare d'amore, parliamo delle cose che ci restano da fare prima che un'altra scossa ci deprima ancor di più.

Da lunedì ho perso il mio smalto. Non più sorridere, non più far sorridere. Che succede? Eppure stamattina m'è capitato di volgere lo sguardo verso il vescovo dell'Aquila mentre con l'acqua santa spruzzava e benediceva le povere bare. Anche Bertone benediceva dall'altro lato. Tutt'e due procedevano e spruzzavano e spandevano. Ma mentre il segretario di Stato era perfetto con quel suo modo di spruzzare, non una goccia d'acqua santa lo ha scalfito, il vescovo dell'Aquila, al contrario, emozionato e si vedeva, s'è buttato l'acqua addosso, quasi a volersi catartizzare per quei morti.
Che terribile blasfemo, che sono! Ho rivisto la scena da un altro punto di vista: uno camminava asciutto; l'altro era umido. Mi sono sciolto in una risata liberatoria.

Durante il rito funebre non ho sentito parole di condanna verso i (presunti mandanti) colpevoli dell'eccidio di massa. Amore e morte camminano insieme nelle parole della Chiesa; se guardiamo in alto il cielo è pieno di bus parcheggiati in attesa della nostra partenza per l'eternità.

Nessuno ha tuonato contro le mani omicide che quasi certamente cominciano a presentire ore di sventura. Tutti allineati e coperti. E del resto come si poteva? C'era troppa mestizia e non si parla mai di colpevoli durante un rito di morte e d'amore.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

La morte è davanti a me oggi con gli occhi di una speranza senza immagini

Continueremo a scavare fino in fondo, fino alla fine del mondo.
«Continueremo a scavare giorno e notte finché non avremo la certezza che non ci sia nessuno vivo», fino a raggiungere l’altra parte del mondo conosciuto, finché l’ultimo alito di umanità non sarà scovato ed estratto.

Molti morti adesso sono in fila e forse pensano ai colpevoli della loro morte; ma anche questi morti, quand’erano in vita sono stati, come tutti noi, in qualche modo colpevoli o complici silenziosi della nostra mala società. Sarà per questo che non si riuscirà a trovare i colpevoli del disastro annunciato? Nel dramma originario di questo terremoto non si scaverà, io penso, fino a scalfire la pelle dura dei dannati artefici della mala edilizia.

Queste bare in fila, che siano 280 o mille, diventeranno l’onda lunga della cattiva coscienza di tutti; sommergeranno parole e azioni di questa eterna indegna commedia italiana dal qualsiasi ideale politico.
Questo Paese gira come la pietra del frantoio e non produce olio, ma solo sansa; non ha abiti bianchi da vestire morti, ma nemmeno abiti neri da vestire il lutto. Tu pensi che cadrà il governo attuale perché inciamperà nel scia profonda del dopo terremoto? Pensi forse che invece tutto sarà pianificato da promesse di nuovi spazi da vivere con la stessa intensa socialità di prima?

Passata la tempesta collettiva del lutto dove la droga delle parole divine farà la sua degna parte mettendo in sonno la rabbia dei superstiti, i morti chiederanno il conto ai vivi. E i vivi agli amministratori, ai politici, alla società. Qualcuno dirà: “Ma questo terremoto, tu guarda, ha scelto un bel momento per venire. Nessuno si è preso la briga di avvertirlo che in Italia c’è in corso una crisi economica, sociale, politica, morale senza precedenti?”.

La morte è davanti a me oggi con gli occhi di una speranza senza immagini”.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

giovedì 9 aprile 2009

Funerali, terremoti e anitre selvatiche

La popolazione dei cittadini abruzzesi terremotati si prepara al grande raduno spirituale di domani, dove tra lacrime, ricordi, silenzi e occhi gonfi, si ritualizzerà la MORTE di cui nessuno ha colpa, eccetto il TERREMOTO. Domani pare che cattolici e musulmani piangeranno insieme. Il desiderio di giustizia divina pervaderà molti cuori ma la mente andrà ciecamente, forsennatamente, alla ricerca del domani che si preannuncia incerto e sismico, come la terra ballerina, l'amata terra degli abruzzesi.

Domani un pezzo grosso del Vaticano dirà l'omelia. Chissà che non risulti più rivoluzionario di Wojtila quando questi bastonò mafia e mafiosi. A chi spartirà legnate Bertone?

Si è stabilito che domani il funerale sia di Stato. E i morti che il TERREMOTO si porta sulla coscienza sono morti per uno Stato (ma non siamo NOI lo Stato? Anche i politici, quindi, e i corruttori e i truffatori sui materiali di costruzione, sui devastatori di territori, sugli accaparratori di denari rubati ad una normale costruzione antisismica) che li celebrerà con il rituale della messa, delle parole di condanna, con le promesse di giustizia, con la data quasi certa dell'inizio dei lavori.

Risuona la voce dell'anitra selvatica e il cacciatore la circuisce, dopo che questa esce allo scoperto in aria e cadrà nella rete.

Domani i funerali per i morti di un terremoto che definire di regime mi pare troppo banale e scontato. Che cosa è allora questa strana angoscia che mi prende nel petto e mi fa piangere lacrime asciutte? Sarà che fra tre giorni il pesce puzzerà e non potrà più circolare a piedi nella città bellissima dell'Aquila. Cosa continuerà a dire, quando tutte le banalità si saranno estinte?

Domani ai funerali io non ci sarò perché non credo e perché abito altrove. Farò altro. E mentre farò starò con la mente e con i miei passi accompagnando quelli che hanno già speso la loro breve eternità per fare ricchi gli sciacalli.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Grazie terremoto: il mio share è al 33%

Resoconto trascritto, perché mi fa schifo persino sentirli parlare: «Ascolti record in tutte le edizioni del Tg1 nella giornata del terremoto in Abruzzo. Il Tg1 ha registrato uno share intorno al 30% nelle edizioni delle 6,30 delle 7 e delle 8 con un picco del 43,1% nell’edizione delle 9,30 la straordinaria delle 11,00 durata oltre un’ora ha realizzato uno share del 33%, nell’edizione delle 13,30 il 32,4% con 5,7 milioni di ascoltatori».

«La straordinaria dalle 15.00 alle 16.00 ha avuto un ascolto del 21%. L’edizione principale delle 20.00 si è confermata leader dell’informazione con uno share del 33,9% e con un ascolto medio di 8,7 milioni di ascoltatori e picchi di quasi 10 milioni.
Lo speciale Tg1 “Porta a Porta” dell’ineffabile Vespa ha avuto uno share del 27% e una media di 6,7 milioni di ascoltatori. E per finire la chicca umanitaria: record anche per l’edizione online del Tg1 che raccoglie le offerte di aiuto e volontariato».

Ma cosa devo fare? Quand’anche osassi schiacciare i vermi, in barba a tutte le convenzioni umanitarie e a tutte le associazioni antiparassitarie, sarei sempre un incompreso, e messo alla berlina dai mastodonti dell’umanitarismo ipocrita.
Cosa ne ha ricavato il Tg1 da tutto questo sfrigolìo di share? Onore? Gloria?
Ecco quindi il paravento televisivo che disinforma, che ci confonde le idee e snatura le nostre emozioni primarie. Il vero terremoto è là, non dietro quel monitor, egregio Tg1. Vai a cercarlo onestamente, in profondità, tra le pieghe e le piaghe della gente terremotata che piange la mala politica sociale, e dicci come stanno realmente le cose, se lo sai ancora fare e se ancora qualcuno te lo lascia fare.

Per arrivare a uno share del 66%, raddoppiando gli 8 in 16 milioni, aspettiamo con ansia la catastrofe delle catastrofi: la caduta di Vespa con tutto il vespaio e le vespette.
Immaginate a quale share si potrà arrivare.


Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

mercoledì 8 aprile 2009

Berlusconi come Gilgames in questa Italia di terracotta e di burrofuso

Sui sentieri lungo le strade le piazze le viuzze nessuno cammina sapendo che il domani ci darà conforto. Berlusconi sembrerebbe un Gilgameš, agli occhi dei poveri terremotati, quel re che conobbe paesi e altri re; che raccontò del diluvio e che costruì una città. Un eroe che fece cose strabilianti. Si stancava ma riprendeva il cammino: ogni di' accanto ai suoi malconci sudditi.

Quando nacque Berlusconi subito gli dei gli inviarono lo spirito di Gilgameš. Mille e una avventura attraversò fin che si fermò alle soglie dell'Abruzzo, e da un alto monte vide che il dio fatale del terremoto non lasciava requie ai sudditi. Subito si caricò sulle spalle quello spirito divino e si mise a costruire qualcosa che i suoi predecessori colleghi non sapevano (o non volevano) fare: una costruzione antisismica per l'eternità, ma non di una sola dimora, bensì di un'intiera città.

E costruì mura, un gran bastione, e il tempio a Dio, aiutato anche dagli americani per la parte artistico-culturale-spirituale.
Fece questo e altre cose e costruì pure la Casa dell'Amore, dei passatempi, dei giochi del diletto dell'animo.

E il muro che sosteneva la città era ineguagliabile. Ancora adesso, nel 2009 brilla per lo splendore, la potenza dei materiali e i luccichii al sole!

Le genti della città toccarono quel muro ed esclamarono: "Bravo, presidente!". E si resero conto che quel muro così imponente avrebbe difeso per sempre la città dal demonio Tremuoto.
La città ne fu fiera e innalzò un monumento all'eroe vivente che, esausto e consunto dalla fatica, si riposò seduto sui gradini del tempio della Vita.

Non è forse una bella storia una storia così fatta di antichi eroi che sapevano l'arte del costruire, meritandosi un "bravo, presidente"? E ora tutti sappiamo che, senza aver fatto alcunché, già gli hanno dato del "bravo!". Ah, la televisione di quei tempi!

Dal Blog di Anna;
L'Aquila non c'è più

Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila.Denuncio quell'imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L'Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E' tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Che il terremoto non distrugga più le tombe dei vivi

Non distruggere più le tombe dei vivi.
So che mi leggi,
so che mi ascolti.

So, come me, quanta poca voglia hai di guardare nel modo di sempre.

E poi passa pure la gioia, e pure gli affanni della mente.
Perfino la tua mente è scesa sulla terra, pesante, come
la mia, in modo tale da non sapere più cosa volere
da questa esistenza rassegnata.

Ora magari partorisci un'idea di ribellione,
domani un'altra di passione e poi
ancora una fatta di bocche mute.

Lo sai, le nostre case, gli ospedali, e le scuole
le scuole della nostra vita trasparente, le avete
fatte di burro. Sopra terre devastate.
Quale altra disperata sensazione
di buio dovrò ancora sentire perché non
hai saputo fare?

Ti dò tempo ancora tre giorni
eppoi avrai dimenticato.
Io no!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

martedì 7 aprile 2009

La Provvidenza Spirituale americana sulle Chiese e sui BB.CC. terremotati

Se gli Stati Uniti vorranno dare un segno tangibile della loro vicinanza all'Italia potranno prendersi la responsabilità della ricostruzione dei beni culturali e delle chiese». Quindi il nostro amato premier ha le idee chiare su come e su che cosa gli Stati esteri possono aiutarci. La Divina provvidenza può venire dall'altra parte dell'Atlantico e sarà bene accetta.

Sulla new town però saranno i costruttori italiani a metterci le mani. La Divina provvidenza è ovunque. L'uomo dei Sogni starà accanto ogni giorno ai terremotati: se occorre sarà lì ogni giorno, ovunque ci sia sofferenza. È giusto che come un padre si prenda cura della famiglia disagiata e sofferente.

Poi, per tranquillizzarci ancora di più, ha ribadito che «Consideriamo il Ponte sullo Stretto un'opera prioritaria perché darà lo status di cittadini italiani al cento per cento ai siciliani». (Chissà che cosa si prevede per la Sardegna, se la motivazione primaria per i siculi è questa?)

Come se niente fosse successo in Abruzzo.

Quindi se i Siciliani (e anche i non siciliani che stanno attraversando il ponte sullo Stretto) vanno giù a fondo tra i gorghi di Scilla e Cariddi, lo faranno a testa alta, perché vero è che i TERREMOTI SONO IMPREVEDIBILI E NON HANNO RITEGNO, ma porteranno, noi poveri siculi FINO IN FONDO AL MARE A TESTA ALTA CON LO STATUS DI CITTADINI IMBECILLI MA ITALIANI!

Ma fattelo a casa tua, il ponte!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Questo terremoto di chi è? Chi lo paga?

Chi lo piange. Chi lo soffre. I terremoti sono per natura classisti e non guardano mai in faccia le vittime da abbattere. Avete visto mai crollare palazzi di straricchi, di re, presidenti, papi e compagnia dicendo? Solo la gente, la semplice comune gente, ne piange le conseguenze. Se c'è una spiegazione in tutto questo? Non è mica il fato. È mala politica sociale.

La parte migliore dell’uomo si vede in questi casi, quando la marea dei volontari non si può nemmeno contenere. Di questo andiamo fieri.
La solidarietà espressa anche in atti di eroismo iniziale, prima che arrivassero gli aiuti ufficiali, è descritta come qualcosa di raro e commovente. E qui viene fuori tutta la poetica di certi giornalisti che intendono dimostrare poeticamente di quale pasta siamo fatti noi italiani.
Io non ho alcun dubbio su questo anche se spesso, ultimamente, siamo stati impregnati e impegnati da commovente razzismo e dal dàgli al clandestino; questo terremoto spiazzante ci congela il sangue e il pensiero: mi chiedo se lo stesso tragico sisma avesse colpito solo una comunità di clandestini?

Eppoi questo continuo ripetere che è la tragedia più grave del millennio. Così magari poi qualcuno (disinteressato) potrà raffrontare alla potenza distruttiva dell’evento la potenza ricostruttiva di questo Governo (che qualcuno, bonariamente, chiama Stato) e trarne benefici!?
Ma questo è già classificato come un terremoto di regime? Mi auguro proprio di no.
Intanto aspettiamo di seppellire i morti. Poi vedremo chi ha costruito criminosamente, visto che sono cadute le case nuove, oltre ad un ospedale dichiarato inagibile, alla casa dello Studente, semicrollata, eccetera.

La prevenzione si fa con una costruzione antisismica a norma e i soldi si devono sborsare per salvaguardare la vita dei cittadini e i beni.

Ricostruire rapidamente è il silvio-pensiero per eccellenza. Il piano-casa prevede di fare una nuova città di fianco alla vecchia?

Si parla di ricostruire L’Aquila.
La prima new town, prevista dal piano casa, potrebbe essere realizzata vicino L'Aquila: lo ha detto Berlusconi parlando del terremoto in Abruzzo in un collegamento telefonico con "Porta a Porta".
1ª domanda: perché viene chiamata new town?
2ª domanda: il cemento armato sarà antisismico?
3ª domanda: perché la new town, è prevista dal piano casa? Che già ce lo sapeva l’estensore del piano-casa che doveva accadere il disastro sismico? Beh, anche il tecnico Giuliani lo sapeva.
Ma Bertolaso ha minacciato di denunciarlo, o forse lo ha già fatto. Perché non si prende per collaborativo ciò che viene analizzato tra gli addetti in questo tipo di ricerca? Perché si continua ad essere arroganti e presuntuosi come invece non si dovrebbe? Ma la vita non è un film, dove il ricercatore buono e previggente, spesso riesce a convincere i politici e gli addetti ai lavori della bontà del suo lavoro. In Italia siamo, mica in un film. «In California - dice Franco Barbieri, presidente della Commissione grandi rischi - un terremoto così non avrebbe provocato nemmeno un morto».

Ho come la sensazione che la gestione del dopo terremoto sarà un déjà vu. Ho già visto il dopo Belice.

Confortatemi: non sarà come la gestione miracolosa della munnizza a Napoli e in Campania, emergenza nazionale, ad esempio, vero? La munnizza è sparita, ad un tratto, dalle strade del napoletano e della Campania. Oddìo, la televisione non ci fa vedere più niente, quindi tutti ci siamo convinti che l’emergenza dei rifiuti sia finita.
Mettiamo che sia così; mettiamo che la bacchetta magica di B&B abbia sconfitta la spazzatura. Come faranno a sconfiggere il terremoto? Il terremoto si può sconfiggere solo con la prevenzione e la costruzione vera antisismica; purtroppo pare che la previsione del terremoto, nel senso del giorno preciso, dell’ora esatta, del luogo preciso, sia ancora di là da venire. Quindi presumo che il favoloso piano-casa si trasformerà in ben altro che andare ad aumentare le cubature di quegli italiani che possono anche farne a meno, vista l’imprevedibilità e la necessaria urgenza che un sisma provoca.

No, non se lo meritava, il nostro premier, questo disgraziato evento, lui che stava per partire per la Russia. Il terremoto lo ha colpito alle spalle, mentre si sa che gli unici a conoscenza del terremoto (e che si sono guardati bene dal dirlo in giro) sono quei cittadini della zona sismica che hanno convissuto da tempo con scosse e sobbalzi di paura, ora più vittime di prima.

Ma lui dice che: "Per ora no ad aiuti dall'estero".
"Sono 35 i paesi che ci hanno offerto solidarietà e sostegno, ma nell'immediato non c'è bisogno: per ora siamo bastevoli con le nostre forze". Questo sì è orgoglio nazionale, consolidato dalla nostra ricchezza di... solidità economica, volontariato e grande partecipazione emotiva. Inoltre, infonde sicurezza sul nostro futuro e su tutti i terremotati.

Io non so voi, ma mi sento anch'io molto, tanto terremotato. E non è un modo dire, credetemi.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

lunedì 6 aprile 2009

Io ricordo quello del Belice...

Se l'occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l'uomo non immagina, si spegne».
(Danilo Dolci, da Il limone lunare).

Io ricordo quella notte terribile quando mi tremò la branda, si sollevò e partì violenta lungo tutta la camerata della caserma di Trapani, dove svolgevo il servizio di leva. Il terremoto del Belice, violento evento sismico, di magnitudo 6,4° della scala Richter, che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 colpì una vasta area della Sicilia occidentale compresa tra la Provincia di Agrigento, quella di Trapani e quella di Palermo, quel terremoto io non lo dimenticherò mai.

Tra i 14 centri colpiti dal sisma vi furono paesi che rimasero completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago. Le vittime furono 370, un migliaio i feriti e circa 70.000 i senzatetto. Gli altri paesi e cittadine che subirono danni ingenti, furono: Menfi, Partanna, Camporeale, Chiusa Sclafani, Contessa Entellina, Sciacca, Santa Ninfa, Salemi, Vita, Calatafimi, Santa Margherita di Belice.

Gli anni che seguirono il terremoto furono costellati da appalti, buone intenzioni, proclami, stanziamenti. Fatto sta che ancora oggi non tutto è stato ricostruito; e tornano così attualissime le lotte che Danilo Dolci intraprese a favore della popolazione e contro il malaffare politico-mafioso. Leggendario l'impegno da lui profuso, le frasi scritte sui muri dei ruderi, quali: "La burocrazia uccide più del terremoto", "Qui la gente è stata uccisa nelle fragili case e da chi le ha impedito di riappropriarsi della vita col lavoro", "Governanti burocrati: si è assassini anche facendo marcire i progetti" per sensibilizzare l'opinione pubblica nazionale.

Terremoto in Abruzzo: allo stato attuale oltre 100 morti.
I feriti sono 1.500, 100 mila gli sfollati,
Il sisma di 5,8 gradi Richter avvertito alle 3,32 in tutto il Centro Italia. 10-15 mila edifici crollati o danneggiati.

L'unica cosa che mi sento di augurare a tutte le vittime del terremoto abruzzese che la tragica esperienza del Belice, di questo nostro terremoto dimenticato e rimosso dalla coscienza civile dei politici, possa essere un deterrente per le speculazioni del dopo terremoto, e per quelle, immancabili della politica, che possa essere di stimolo per capire finalmente che la solidarietà non ha prezzo, anche se la sfoderiamo spesso solo a causa di un triste evento o un terremoto.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

domenica 5 aprile 2009

Merica! A merica, là!

FINALMENTE!!!
«Obama mi ha invitato a Washington».
L'annuncio di Berlusconi: «Sarà viaggio di cortesia, la data è da stabilire. Barack saggio e umile... in tutto e per tutto come me».

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Chi aiuta i tristi berlusconi dopo se ne pente e se ne va a Singapore

Aiuta i berlusconi ad essere più burleschi:
chi aiuta i tristi berlusconi dopo se ne pente.

Un passante svagato raccolse un berlusconi intirizzito
dagli strali gelidi che la stampa gli versava addosso.
Il passante lo scaldò con dolci parole alitandogli
caldo fiato nell’animo e lo sferzò quel tanto da
rimetterlo in sella per pietà verso quell’essere
ormai alla fine del suo ciclo
(questo lo dice Franceschiello, ma da dove
attinga questa facezia non si sa).

Quell’essere si riprese e l’ammazzò
con un colpo di “Cribbio, mi consenta!”,
a sorpresa sulla fronte
lo lanciò e il passante
mica si salvò.
Un altro che passava di là ne chiese
la ragione al berlusconi
e il conto, il pregiudizio e relative giustificazioni.
“Perché, rispose quello, nessuno impari
a far del bene non richiesto
ai tristi berlusconi intirizziti
che si fanno i fatti propri”.

(Storiella pseudo-esopiana popolare
raccontata in una bettola dei bassifondi
a Singapore luogo dove si raccontano
storielle di questo tipo a tutte l’ore).

E, per finire, ecco a voi l'omaggio doveroso "Singapore":


Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Antiberlusconismo: sbatti il mostro delle gaffes in prima pagina. (Chi rema contro?)

Remare contro il premier è (reato) inammissibile. E già pensa a mettere il bavaglio all'ultimo vagito di stampa ancora libera.

«Io - ha detto il premier - quando c’è la Juve o l’Inter che giocano fuori casa con una squadra straniera, tifo sempre per loro. Se ad esempio gioca il Lecco con Sofia, la capitale della Bulgaria, indovinate per chi tifo?”».

«Ma, a parte questo, ci sono state calunnie nei miei confronti e disinformazioni nei confronti dei lettori. E quindi, a un certo momento io non voglio arrivare a dire “che servono” azioni dirette e dure nei confronti di certi giornali e di certi protagonisti della stampa, però, cribbio, sono tentato perché non si fa cosi».

A cosa pensa il nostro caro premier quando pensa che “servono azioni dirette e dure”? Beh, Bonifacio VIII era uso alla “lenguada”, cioè appendeva di sua mano (portava sempre un martello con sé) la lingua dei suoi nemici con un chiodo a dei pontoni, poi gli dava un colpettino e quelli dondolavano a mo’ di orologio. Forse pensa a questo? No, assolutamente no. Credo si riferisca invece al taglio delle mani se non, addirittura, alla cucitura della labbra. Ovviamente qui si scherza. Come fa lui, del resto. È uno scherzone, scherza sempre.

E anche l’infortunio, si fa per dire, che ha avuto in occasione della chiusura del congresso del Pdl quando avrebbe chiamato “Dov'è la zo....la?”; invece pare che avrebbe detto “Dov’è la pi…la?”, non nel senso della pillola, (forse il Viagra? Mistero!), ma nel senso della piccola, mentre lui apparirebbe come il gigante. Mah? In sostanza c’è qualcuno tra i media che lo sbatte in prima pagina coscientemente e lo sbatte con quell’abitudine tutta italiana di sbattere il Mostro in prima pagina (specie quando ancora non s'è dimostrata la colpevolezza) con dei titoli pressappoco così: IL MOSTRO DELLE GAFFES HA COLPITO ANCORA! «Ma non mi sembra giusto né onesto remare contro il presidente per presentarlo impresentabile agli occhi del mondo. Suvvia, ma mica si può fare questo».

«Anche la storia con Elizabeth. Ma vi sembra credibile che io abbia fatta quella gran caciara rischiando di uscire così fuori dalla Storia? Ma siamo seri, per favore. Con Elizabeth non c’è stato nulla e nemmeno con Obama. Io ho solo e semplicemente detto “Oh Mr Obamaaaaaa” e quell’aaa reiterata all’infinito stava a significare che ero caduto rumorosamente dal watusso sul quale stavo per livellarmi in altezza e che cercavo aiuto. Che colpo ragazzi! Ecco perché si son messi tutti a ridere. Ecco perché la povera Elizabeth ha creduto che Buckingham Palace si fosse trasformata in una bettola dei bassifondi. E quindi, mentre ancora mi tocco la parte dolorante, aspetto le scuse di chi ha fatto quel vile fotomontaggio che non rappresenta la realtà storica».

E, a proposito di cadute, ecco la risposta della Fnsi:
«Il capo di governo non può cadere in cattive tentazioni. Anche se in parte ciò è già accaduto al nostro presidente del Consiglio. Legittimo il suo diritto, come di tutti i lettori e di tutti i cittadini, di condividere o non condividere ciò che pubblicano i giornali. Ma quando i giornalisti scrivono riferendo di fatti osservati e a loro conosciuti fino a quel momento fanno il loro dovere. Non possono essere accusati di slealtà o peggio ancora di essere dei calunniatori».

Quindi come si devono considerare le SCHERZOSE MINACCE del premier contro la libertà d’informazione? Basta andare alla fine dell’arcobaleno per vedere chi c’è dall’altra parte! Ma, l'importante è: NON REMARE CONTRO!

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

sabato 4 aprile 2009

La CGIL con le bandiere, io con la motozappa


Eccomi qua a lavorare la terra.
In un certo senso mi sono sentito accanto ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati, ai cassintegrati, agli antifascisti, a tous le monde (e a mia figlia che è stata lì) che oggi hanno manifestato alla grande così come grande è questa crisi. Oggi ho lavorato sodo, come i manifestanti. Noi abbiamo lo stesso problema, faticoso e doloroso: far quadrare il conto finale.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

venerdì 3 aprile 2009

L'era del maiale nero

Un pellegrino senza arte né parte, passando per un bosco incantato, incontrò un maiale che gli sbarrava il passo.
Allora gli chiese: “Sei tu il porco a guardia di questo bosco?”.
E quello: “Non io, ma mio padre adottivo, il porco grosso”.
E il pellegrino: “È lui, quindi, il grande porco nero? Ma dimmi, e tu perché hai la cotenna bianca?”.
Il maialetto: “Ancora sono vergine. Attendo l’iniziazione.”
“E come avviene?”.
“Arrivano degli altri porci grossi, mi adagiano su quel catafalco e poi mi castrano”.
“Cioè, ti tagliano le palle.”
“Sì, e dopo divento nero”.
“Davvero?”.
“E divento grosso come loro e posso farmi i miei porci comodi”.
“Sì, però, più niente scrofe”.
“Vero, ma vengono a leccarmi il culo e ad annusarlo a gratis, per il loro tornaconto”
“E ti soddisfa questo?”.
“Era ed è sempre stata così la società dei maiali neri”.
“Era?”
“Già, l’era del maiale nero. C’è sempre stata e sempre così sarà”.
Detto questo il pellegrino, sconvolto dalla rivelazione, salutò e se ne ritornò sui suoi passi maledicendo l’era del maiale nero.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Dal diario della scimmia urlatrice e Mr Obama

Caro diario, care amiche e cari amici, finalmente! È stato bellissimo parteciparvi. Mi sono divertita un mondo: un vero e proprio spasso. Appena sono uscita dalla mia giungla mi sono messa subito sulle tracce dei 20. Le ho rintracciate a Buckingham Palace, nello zoo reale della vecchia bertuccia. Avevo preparato un nuovo cucù per quella iena ridens della Merkel ma quando ho visto la vecchia Lizabeth, credetemi, il mio geniaccio non ci ha visto più e ha deciso di aspettare il momento più opportuno per cucuzzarla squarciando così quel triste sudario che intristisce tragicamente il vecchio palazzo, e renderlo ilare!
Ma quel vecchio capro di santo diavolone fa le pentole ma non i coperchi.

Che è successo infine?
È successo che dopo essermi messa su un pennacchio di un watusso per apparire anch’io nella foto-ricordo ho visto lui! Sì, lui, l’abbronzato, con il quale, essendo lontani cugini, tutt’e due discendiamo dalla stessa giungla, avevo ancora un abbozzo di discorso in sospeso e quindi... sapete come sono impetuoso. Lo chiamo. Beh, non proprio... Gli urlo con un vocione d'oltretomba: Mr Obamaaaaaaaaaaaaa!

Non l’avessi mai fatto!
La vecchia bertuccia mi ha dato una bacchettata tra i denti terribile, che ora chissà, dovrò metterne tre d’oro.
Ma non mi sono arresa, anzi.

Scendo dal watusso e mi presento a Mr Obama al quale dico: “Tu ci hai messo dentro e tu ci tirerai fuori dai guai!”. E lui, guardandomi dall’alto in basso, sapete come mi ha risposto? “Yes, we can, io kid, io molto imparare da te. Dire me come si fare cucù. Cucù aprire molte porte. Cucù entrare in my database. Io portare te con me quando io incontrare very difficult situations. Grazie, Silvio”.

Care amiche e cari amici, ma lo sapete che da quel momento tra me e lui si è connesso un feeling? Tant’è che Michelle un po’ è stata gelosa. Va beh, adesso lei c’ha le sue rape biologiche e non ha tempo per la politica. E quindi, vi dicevo, abbiamo cominciato a scherzare così come facevo con quel bonobo di Bush. Come? Allo schiaffo del soldato: io facevo il soldato e lui lo schiaffo! Si comincia sempre così, gradualmente. Per conoscersi.

Ah, dimenticavo. Mentre eravamo tutti in posa per la foto ricordo, io, furbescamente, monto su un watusso e mi colloco proprio dietro a Mr Obama e al signor Medved e che faccio?
Poso le mie braccia sulle loro spalle come per unirli in un grande abbraccio. Oddìo, sempre quel mio geniaccio che faceva capolino e non sapeva decidersi se fare le corna all’uno e mostrare l’indice all’altro o viceversa.

Ma fortunatamente il mio angioletto della gaffes mi ha preservata stavolta da ulteriori incidenti internazionali.
Tutti alla fine hanno condiviso i miei pensieri e le mie genialate di uomo di pace, di governo e di ilarità. Ecco cosa fa grande uno statista: far parlare di sé perfino uno come zio Filippo che in quanto a gaffes le ha prese tutte da me!

Caro diario, ora ti lascio. Vado a Portobello Road a comprare un regalo per... eh no, non ve lo dico. Vediamo se indovinate.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

giovedì 2 aprile 2009

A Londra la crisi globale si risolve ammazzandosi di cibi e di risate

LONDRA - Parafrasando un titolo ad arte abbiamo scoperto che Berlusconi mentre cercava l’intesa sui paradisi fiscali si è commosso pensando «a chi perde il lavoro».
Berlusconi, secondo i resoconti di diversi osservatori, sta affrontando il vertice da una posizione un po’ distaccata. Lui c’è e non c’è: supponenza o perché nessuno lo caga?

Ma il momento straordinario ed esaltante è stato quando tutti si sono seduti a tavola (per il banchetto) pensando ai poveri del mondo che stanno perdendo l’ultimo treno (dopo c’è solo il buio; ma forse ancora non hanno capito che quelli hanno perso le staffe!).

Quale postura è meglio utilizzare se ai potenti e ai ricchi della terra gli viene il magone, nei confronti dei poveri, davanti ad una tavola imbandita? (L'esempio: l'immagine qui sopra, di sicuro).

C’è stato un morto ma ciò che conta è che nessuno sa che ci faceva lì.

Commovente e peripatetico è stato l'alto commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, quando, cogliendo tutti in contropiede ha aggiunto da Ginevra (ha buttato una voce lunga e tragica, di testa, in modo che la sentissero a Londra): «I Paesi poveri sono stati esclusi dal vertice. Si aiutino i contadini, non le banche».
A Londra hanno recepito all’istante e hanno aiutato subito i contadini inglesi, dando fuoco alle banche della City.

Incantevole il prosieguo del banchetto.

La Merkel seduta accanto ad Obama con il quale ha avuto una discussione sul fatto che le ricette della cucina britannica sono molto più appetibili del caffè all’americana.
E Sarkò, sedutò con Braungordò, al quale ha lanciatò un manrovesciò in asse alla mascelle inglesi per fargli capire che tra lui e la Merkel è meglio che tra lui e la regina. Solo che invece di beccare Braungordò il ceffone si posò secco secco sulle guanciotte paffutelle di Hu Jintao (un ceffone, giusto per farlo scendere tra i mortali), il gran presidente cinese, per la miseria, messo lì in mezzo tra i due a far da catariassorbente. Subito Elisabetta, la queen, rabbuiandosi sentenziò: “This action is plebeian!”. Ma Silvio, il nostro caro Silvio, che era lì, pronto per il cucù alla regina, subito se la cantò, dicendo: “Olalà, io ho visto tutto. È stato lui, Sarkò, a cominciare”. E la queen ancora: "E lei, non urli a quel modo!". Mannaggia li pescetti, l'ennesima gaffe del premier.

Ora, dovete sapere che Berlusconi era seduto, invece, nelle file secondarie tra il premier olandese Jan Peter Balkenende e il primo ministro indiano Manmohan Singh, che aveva al suo fianco la «presidenta» argentina Cristina Kirchner, con la quale aveva cercato di intavolare una discussione sul punto G argentino, e non trovandolo se ne stette finalmente buono e tranquillo, anche perché non parlando l'olandese e nemmeno l'indiano, si mise in attesa di qualcuno che lo cagasse.

Insomma, una vera comitiva di buontemponi da osteria, vinaccio e morra.

Ma non è finita. Immaginate quel vecchio crisantemo del duca di Edimburgo che parlando a Obama gli dice: “Vedi, ‘sti leader sembrano tutti uguali. Che differenza c’è tra di loro?”, insiste ancora il vecchio crisantemo. E Obama (che ci fa) risponde: “Ho avuto una colazione con il premier Braungordò, colloqui con i cinesi, i russi, David Cameron.... E sono orgoglioso di dire che non mi sono addormentato neanche in uno di questi incontri... solo che, ad un certo punto, sono stato chiamato da uno... insistentemente: mister Obama, mister Obama… oh oh... I am Silvio! E finalmente l’ho visto. Sa che le dico, caro principe: non mi somiglia per niente!”.

Dopo la cena, tutti a lavorare a una ricetta per uscire dalla crisi economica.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

La crisi vista dalla luna

Che
strani
questi
ometti
terrestri
visti
da
qui.
Si
fanno
risolvere
la
loro
triste
vita
sempre
dai
soliti
ricchi.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Mezzi di lavoro

10° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Mezzi di lavoro

«L’altra parte del capitale latente, come fabbricati, macchine, ecc., cioè i mezzi di lavoro, la cui funzione è interrotta solo dalle regolari pause del processo di produzione – le interruzioni irregolari, in seguito a riduzioni della produzione, crisi, ecc. sono pure perdite – aggiunge valore senza entrare nella formazione del prodotto; il valore complessivo che essa aggiunge al prodotto è determinato dalla sua durata media; essa perde valore, perché perde valore d’uso». (Il Capitale, II libro, I sezione, cap. V).

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

mercoledì 1 aprile 2009

Cazziodoro, nell’età berlusgotica

Tra le personalità più fluorescenti e raccogliticce della plebaglia aristocratica italinica di età berlusgotica, Cazziodoro (al secolo: Silvio Magno Berlusconio, detto Cazziodoro) è quello che più di ogni altro si erge di una spanna sugli altri, considerato che tutti gli altri non arrivano al metroesessanta per decreto. Appartenente all’affluente di destra della famiglia degli amici degli amici, svolse numerosi affari legali e illegali fino a diventare segretario unico della sua personalissima segreteria.

Come esponente di quella parte del mondo dei riccastri nababbi che collaborò con i patrioti del super cazziodidestra, perseguì sempre una politica di lusinghe e di promesse, tra malori ed esposizioni di trionfi. Incarnò al massimo tutti i titoli di purezza che ne derivavano dai suoi soldi, ideale romantico per rampanti, lacchè e stallieri. Oggi c'è in atto un grande sforzo organizzativo per far apparire tutto quel corollario cazzodoriano come una realtà normale e simpatica della quale non se ne può fare a meno. In sostanza, l'unica cosa seria alla quale bisogna guardare con occhi strafatti.

Cazziodoro impose ai suoi seguaci baciapile il rito del baciaculo, da farsi ogniqualvolta ne avesse avuto voglia.

Le sue opere si possono suddividere in due gruppi: del periodo che precedette la sua entrata in politica si ricordano le “scope intelligenti”, quelle che, con un semplice schiocco di dita, te le suonavano di santa ragione se non gliene acquistavi almeno una; al periodo attuale corrispondono tutte le opere della collana “L’amnesia delle malefatte”, che ha vinto il premio “Cummenda, cavalier e premier son l’istess”.

Nel campo affettivo-sentimentale si ricorda l’amore clandestino, un po’ strano, tra Cazziodoro e un certo Vartere di cui si son perdute le tracce, quello della ditta “Compagni ‘na vorta, ora tutti compagnoni”. Di questo amore ne è rimasto traccia per un figlio anomalo nato nell’alcova del peccato, il cui nome è uno pseudonimo inventato: Franceschiello, che sta facendo vedere i sorci verdi al papino (Franceschiello ne è convinto). La mamma l’è morta per disguidi postelettivi, (in termini stretti: per le ultime tragiche cazzate ordite contro la sinistra).

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Il segreto della lunga vita

Scriveva Fedro così:
«La cornacchia, l'antipatica cornacchia,
si piazzò sulla schiena della pecora
e la picchiò (non fu un piacere) a lungo.
Quella disse: "Facessi così al cane,
quello che ha i denti, pagheresti caro".
Le rispose la peggio delle bestie:
"Sprezzo i deboli, ai forti cedo sempre,
so chi sfidare e chi falsa blandire,
e così invecchio fino ai mille anni".

E tu, lettore, a chi la dedicheresti?

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Berlusconi guida personalmente la ricerca dei naufraghi clandestini

San Silvio d’Arcore miracoloso ha portato in vita tutti i corpi galleggianti sul Mediterraneo.
(Dato che si ritiene moralmente responsabile dell'accordo col colonnello libico, ha voluto purgarsi con questo atto di grande umanità).
Per questo è stato proclamato beato con una legge ad personam urgente.
È stato un politico religioso italiano, al netto dei reati.
Fondatore dell’ordine dei ricchi mendicanti, è venerato nei sacri gazebi italiani come santo.
È stato proclamato Padrone principale d’Italia nel giorno del Santo ufficio congressuale dei mendicanti liberi del mese di marzo del 2009.

L’arcivescovo Bondi lo ha definito: “Il più italiano tra i ricchi mendicanti, il più santo degli italiani, il più italiano tra i santi ricchi, il più ricco santo mendicante, il più mendicante tra i santi italiani ricchi”.
Ecco una sua ode al più:
«Altissimu, (altissimu??? Si sarà confuso, il poeta) santu, riccu mendicanti
Tue so’ le ricchezze, le foemine bbone e gli asini volanti.
Un saggio come te, quando vide un homo come me,
lo mise a parte de li sicreti soi, decendomi:
Ecco, un giorno tutto questo sarà tuo».
Perché, lui come uomo sacro e generoso, poteva promettere questo e altro, alla data del 1° aprile 2009.

L'ultima profezia del santo ricco: "Homini di tutte le fattispiecie de li mestieri vostri, lo inferno della crisi vi peserà sul groppone per altri du' anni. Sfracelli mai visti, ma con le preci mie e l'aiuto di nostro Signore, vi prumetto che tutto questo, allo terminare delli du' hani, vi passerà".
E ha aggiunto: "Lo inferno, per sua natura, tocca solo a li poveri e a li debboli. Mentre disconosce, per sua natura, li ricchi mendicanti, li santi e l'homini come me che si sono spoliati delli haveri tutti".
Parole di santi, all'inferno tutti quanti.

Condividi e VOTA questo articolo
condividi su OKNotizie condividi su Segnalo condividi su Diggita condividi su Fai Informazione segnala su ziczac BlogNews
AddThis Social Bookmark Button

Heracleum