venerdì 31 luglio 2009

In arrivo un album con le canzoni del Papa

Benedetto XVI nel disco canta canzoni accompagnato
dal coro dell'Accademia filarmonica romana.
"Voi fate sogni ambiziosi, successo, fama
ma queste cose costano,
ed è esattamente qui che si incomincia a pagare,
col sudore!"
Secondo Colin Barlow, presidente della filiale inglese della "Geffen Records", (etichetta discografica statunitense che negli scorsi decenni ha prodotto gli album dei Nirvana, dei Guns n' Roses e di altre famose band: cioè i diavoli e l'acquasantiera) questo album è davvero fantastico: "La cosa che sorprende di più è che il Papa ha un’ottima tonalità".
Anch’io, ma non mi caga nessuno!
Eppure ho sudato per il mio quarto d’ora di celebrità: mi hanno permesso di sfruttarne solo 5 minuti scarsi e senza nemmeno il tempo di firmare autografi.
È esattamente qui che si incomincia a capire che non è solo questione di sfiga: ci vuole anche la fede e un po’ di papaggine. Il resto è facile.



Ps.: per il coro dell'Accademia filarmonica romana: achtung alle stonature, rischio di scomuniche!

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La Giustizia del sindaco

Metafore.
«Le classi dominanti tentano sempre di imporre le loro idee, i loro valori morali, ecc. alle classi dominate. Da qui il fatto che cerchino di far credere a tutti che la Giustizia sia una sola – LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI – lasciando appena trasparire che sono loro, le classi dominanti, ad essere incaricate di dettare poteri decisionali e ad esercitare questa Giustizia, che desiderano unica.

Però, se si scarta l’ipotesi di una giustizia divina, e si ammette che gli uomini siano divisi in classi, risulta evidente allora che ci saranno tante giustizie quante sono le classi in cui gli uomini sono divisi, e che i più forti imporranno la loro giustizia come se fosse unica.

Una spiegazione così astratta come quella succitata non arriverebbe però alla coscienza delle masse. Per questo il teatro didattico, uno dei tanti “strumenti” del teatro dell’oppresso, cerca di esporla in maniera concreta, sensoriale.

Il miglior sindaco, il Re (El major alcalde, el Rey, di Lope de Vega), fu rappresentata per tre mesi in un teatro “callejero” – camion, chiese, ecc. – per un pubblico popolare formato da operai, contadini, impiegati, domestiche, studenti, sottoproletariato, ecc. Nell’opera, Sancho è un giovane contadino, innamorato della bella Elvira, che lo contraccambia; siccome vogliono sposarsi, Elvira dice a Sancho di chiedere il consenso di suo padre, Don Nuño; questi acconsente ma, a sua volta, chiede il consenso del signore di tutte quelle terre, che era – si capisce – signore anche della giustizia che lui stesso esercitava. Don Tello – uomo di buon cuore – si sente orgoglioso di possedere vassalli così buoni, così rispettosi delle leggi e delle sane abitudini medievali. Si rivela tanto buono che decide di dare come regalo di nozze una ventina di pecore e alcune vacche. E, inoltre, decide di essere egli stesso padrino delle nozze, per onorare un vassallo così esemplare.

La notte delle nozze, don Tello si reca in visita presso la capanna dei fidanzati e, come c’era da immaginarsi, di fronte alla bellezza di Elvira, egli pure si innamora. Ritarda le nozze dicendo di voler onorare ancora di più il futuro sposo, poiché la futura sposa gli sembra straordinariamente bella. Il fidanzato protesta, però don Tello è padrone della legge, e i suoi desideri sono sempre giusti. Durante la notte, il nobile signore manda i suoi servi a rapire Elvira e la fa condurre al suo castello. La giovane oppone resistenza, però don Tello pretende di rispettare un suo diritto.

La Giustizia stabiliva infatti che la prima notte le fidanzate appartenessero al padrone delle terre (lo jus primæ noctis): don Tello, pertanto, secondo la Giustizia, vuole far valere un diritto. Sancho, indignato, si rivolge al Re per chiedere aiuto. Nel nostro adattamento teatrale dell’opera di Lope, il Re è occupato nelle sue guerre (e per di più ha bisogno dell’appoggio delle forze di don Tello), e non ha tempo di preoccuparsi di una verginità in più o in meno. Il servo Sancho fa dunque ritorno intristito; a questo punto il suo amico Pelayo ricorre a uno stratagemma: egli stesso si traveste da Re e, aiutato da vari contadini, cattura don Tello, istituisce un tribunale e fa giustizia.

Però argomenta: qui ci sono due giustizie; quella del fidanzato (e di tutti i contadini in genere) e quella del signore (e della nobiltà in genere).
Come fare giustizia totale?
Facendone due.
Comincia il processo.

Mentre Sancho andava a vedere il Re, la fidanzata fu violata e pertanto, secondo il codice d’onore spagnolo dell’epoca, non poteva più sposarsi con Sancho. Pelayo giudica don Tello come nobile e lo condanna a sposarsi con Elvira, la plebea, della quale continua ad essere innamorato. La violenza carnale è punita con il matrimonio tra nobile e plebea (qui il pubblico gridava, protestava e quasi non permetteva la continuazione del processo, poiché non era assolutamente d’accordo).

Immediatamente, e prima che il pubblico interrompesse lo spettacolo, Pelayo procedeva al secondo processo, in accordo con la giustizia contadina di Sancho. Il nobile era condannato alla forca per avere esercitato unilateralmente un diritto che i contadini non gli riconoscevano. Contemporaneamente Elvira, vedova, ereditava la metà dei suoi possedimenti, ricuperava il suo onore – per essersi sposata con chi le aveva strappato la sua innocenza – e otteneva una dote insperata.

L’opera terminava con il matrimonio tra Sancho e Elvira e tutti comprendevano che anche quando esistano divisioni tra gli uomini, quando ci siano sfruttati e sfruttatori, quando esistano classi sociali, sempre esisterà la giustizia degli uni e degli altri. Solamente quando si elimineranno le classi esisterà una sola giustizia.

I contadini che assistevano allo spettacolo, arrampicati spesso sugli alberi o sui tetti delle case vicine, per dare finalità all’opera dibattevano il contenuto dell’opera con gli artisti. Quando qualcuno chiedeva loro qualcosa su don Tello, rispondevano: “Chi? Il colonnello Firminio?”; capivano che sotto l’apparenza di un’epoca lontana, in cui si usava un linguaggio ridondante, c’era il nemico di qui e di adesso, quello che si rappresentava travestito. Quando abbiamo parlato di Sancho, lo identificavano con qualche contadino ingenuo e credulone».

(Da Augusto Boal: Il TdO - Teoria e tecnica del teatro latinoamericano. Feltrinelli, Milano 1977).

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giovedì 30 luglio 2009

Aumentano i poveri in Italia: tra le vittime illustri Miccichè, Lombardo, Dell'Utri

Aumentano i poveri in Italia:
oltre 8 milioni, la maggioranza al Sud.
Si tratta del 13,6% della popolazione globale. In povertà assoluta 2,9 milioni, pari al 4,9% (+0,8% in un anno).

Il popolo minuto, dopo aver preso atto della decisione di Berlusconi di dare 4 miliardi per le infrastrutture siciliane, al grido di "Vui siti di lu partitu di lu sud: a vuatri dànnu pìcciuli e a nuatri corpa di marrùggiu!" - (trad: “Voi siete del partito del sud: a voi danno soldi e a noi colpi di bastone”), hanno assediato Palazzo dei Normanni e cominciato a picchiare sodo tutti quelli del governo siciliano, accusandoli di voler papparsi tutto loro senza distribuirne alla povera gente, malgrado le raccomandazioni del capo che aveva detto: "M'arraccumannu a vui, pinsati pi' li poviri!".

Tra le vittime illustri Miccichè, Lombardo, Dell'Utri che si trovava lì per caso, e i loro tanti amici, che nel tentativo di sedare gli animi, sono stati riconosciuti come organizzatori del complotto antiberlusconiano (al popolo fedele questo non va proprio giù) e malmenati di santa ragione: sono stati tutti ricoverati in ospedale con rotture varie e con una prognosi ciascuno di gg. 30 salvo complicazioni.
Che per 30 gg. ci faremo le ferie finalmente rilassati.

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Il sesso secondo Brunetta

"Dove c'è potere c'è sesso. Funziona così ovunque. Del resto, basta guardare me, al naturale. Io come vi paro? Ve paro ben? Bene".
Il sesso: chiodo fisso di Brunetta: «I congressi di sinistra, di centro e di destra sono sempre stati dei pollai. È una tradizione che viene da lontano. Pensi al migliore, Togliatti. Ma solo uno lo supera: il macho dei machi, cavalier Berlusconi, che cammina sempre con una escort di scorta, quando non ce la fa più.
Io?
Beh, modestamente, il vino buono sta nelle botti nane».
"La P.A. è un'azienda con un padrone del sesso, con la politica del sesso, in assenza di un regolamento del sesso, con dei manager distratti dal sesso e dei dipendenti senza una guida al sesso". E bacchetta i sindacati: "Ormai rappresentano la conservazione senza sesso. Dovrebbero svegliarsi e ricominciare a rappresentare i lavoratori sessualmente".
«I fannulloni che fanno sesso aggratis devono essere tutti licenziati! Nel privato funziona così: o me la dài o ti licenzio. Del resto si tratta di salario sessuale accessorio».
"Tu che ami il sesso col brivido del potere: raggiungici!".

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Per ob-storto collo con scappellamento a destra

Per
"ob-storto collo",
dal quale sono afflitto a causa di Miccichè e del Lombardo-Siculo,
sono costretto
a starmene 9 giorni
in ferie
da quelli
che fanno dimagrire.
Ma sappiate che
davanti a voi
ci sta un uomo vero,
bravo anche a letto,
come ha scritto la Pravda,
e con scappellamento a destra.
Un vero macho!

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mercoledì 29 luglio 2009

Quel 29 luglio 1900 a Monza, con palle tre

Quel 29 luglio di 109 anni fa...
“Entra a Monza
il tram che ronza.
A Monza
con palle tre
hanno ucciso il re”.

Gaetano Bresci, l’anarchico venuto dall’America per fare giustizia, disse sia nell’istruttoria che nel pubblico dibattimento di avere attentato al Capo dello Stato (il re Umberto I°) perché questi:
«è responsabile di tutte le vittime del sistema che rappresenta e fa difendere».

L'episodio che più turbò e convinse l’anarchico Bresci delle profonde e gravi responsabilità di Umberto I° avvenne nel 1898 in occasione dei moti a causa dell'aumento della tassa sul pane.

Ecco come descrisse L’Illustrazione Italiana l’eroica azione del generale Bava Beccaris, inviato dal re a reprimere quei moti:
«Si slancia in piazza Duomo dove, come un giovanotto, sta fermo due ore issato sul suo cavallo, impavido anche quando gli buttano davanti il cadavere di una donna uccisa dai suoi soldati, ed emette una filza di comandi che oscillano tra il ridicolo e il tragico: vieta l’uso delle biciclette, scioglie la Società Umanitaria, sopprime i giornali non governativi, ammanetta i politici a coppie, arresta l’on. De Andreis che ha in tasca la pianta della città con tante B e F, evidentemente Bombe e Fuoco (e invece è solo la topografia delle Bocche d’acqua e delle Fognature) e don Davide Albertario che ha scritto: “Ah, canaglie! Il popolo vi domanda pane e voi gli date piombo”, batte la memoria di Radetzky impiegando il cannone nel cuore della città, carica a mitraglia i dimostranti armati di bastoni, espugna il convento dei cappuccini di Monforte dove una colonna di cenciosi sta prendendo la minestra dei frati (entrano dalla breccia i soldati, baionetta in canna. “Arrendetevi!” urla il capitano. “Cosa vuole che ‘rendiamo’, signor capitano? Semm tütt poveritt” risponde il Cerina, “caporale di un pelettone di pezzenti”, quello che nel momento della distribuzione della minestra “separa gli spiantati dalle spiantate”). Lasciando sul campo 81 morti (79 di cittadini) e 502 feriti e nelle carceri centinaia di imputati (ai quali il tribunale di guerra di Milano affibbierà 1390 anni di reclusione, 90 di detenzione, 307 di sorveglianza); Bava Beccaris è convinto di avere stroncato una cospirazione repubblicana, anarchica e socialista con ramificazioni elvetiche. [...].
Il re, dopo, decorò il generale Bava Beccaris che aveva fatto sparare sulla folla».
(Tratto da: Il re “buono”, di Ugoberto Alfassio Grimaldi – Feltrinelli, Milano, 1970)

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Test attitudinali per professori leghisti disposti a lavorare a Carrapipi

La geniale proposta leghista che vuole introdurre l’esame di lingua regionale è stata simulata molto tempo fa in un laboratorio clandestino di “CLA - cultura leghista applicata”.

Ecco una delle ipotesi di test attitudinale che vedrebbero impegnati professori leghisti in cerca di lavoro nel profondo Sud, mettiamo a Salemi? (No, lì c'è già Sgarbi); a Carrapipi allora (Valguarnera Caropepe: centro - Sicilia), per innalzare il livello di quella cultura rozza e senza ideali.

Esempio di test (obbligatoriamente nel dialetto del luogo):
- Tutti i leghisti sono pelosi;
- certi leghisti non sono sprovvisti di senso dell’umorismo;
- gli esseri pelosi sono sarcastici.

Quale delle seguenti affermazioni contraddice le affermazioni sopraindicate?
a) certi esseri sarcastici sono privi di umorismo
b) nessun leghista peloso è sprovvisto di senso dell’umorismo
c) anche quando è sarcastico, nessun leghista peloso ha il senso dell’umorismo
d) senza umorismo, nessun leghista sarcastico è peloso.

Tutti coloro che supereranno la prova mentale, dovranno ulteriormente sottostare alla prova di reazione psicofisica. In che consiste?

Camminare, da soli e disarmati, in tutti i luoghi siciliani a forte densità mafiosa - (attenzione: rischio di pistolettate anonime e senza logiche apparenti).
Se i concorrenti supereranno indenni questa prova potranno finalmente essere assunti in una qualsiasi scuola siciliana e lì cominciare a diffondere la CLA. Saranno altresì liberi di pronunciare l'interiezione indigena "Minchia", tutte le volte che lo riterranno opportuno: da quelle parti nessuno vi fa caso!

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martedì 28 luglio 2009

Partito del Sud: cu’ n’appi n’appi, cassateddi di Pasqua

Ma che affondi, con tutta l’Etna!
In Sicilia il problema (grave già solo per il fatto che è stato votato a pioggia dai siciliani) non è Berlusconi, ma la congrega dei Mafiokazzantibus che lo hanno, provvisoriamente, scelto come contenitore, utilizzatore finale e dispensatore di tesori per le loro avide crisi di pancia, di tasca e di potere.
Se non esistesse Berlusconi, ce ne sarebbe un altro di pupo, ma sempre i mafiosi lo decidono. Sempre così è stato. È una maledizione da addebitare soltanto al poco intelletto degli isolani.

Non ho altro da dire, nessuno può dir niente che non sia stato già detto, da siciliani e non, da esperti e non, da antimafiosi e non, ma questa Sicilia non è da salvare. È da buttare. A mare tutti quelli che sono stati causa e origine dei loro stessi mali, o con il voto o con l’indifferenza. A seguire i cosiddetti siciliani onesti, che essendo in maggioranza, dicono gli esperti, avrebbero dovuto contribuire all’abbattimento del marciume generale (compreso me, beninteso), ma non hanno fatto invece un kazzo, lasciandosi trasportare alla deriva dai tanti saggi specialistici, dai dibattiti, dai vescovi, dai pezzi da novanta, dagli onorevoli antimafiosi, dai presidenti di commissioni antimafiose, facendosi portare a spasso, su spalle poco larghe, distanti un abisso dai nostri guai. E pensare che tutto il parlare, in Sicilia, è sempre contro la Mafia: in Sicilia siamo tutti antimafiosi per eccedenza! È un calderone: se non sei un vero siciliano, ti sarà difficile comprendere che chi ti sta accanto e passa per antimafioso (ma solo a parole), non sia invece un ipocrita.

Giudici sono morti. Uomini di legge. Sindacalisti. Donne, bambini, lavoratori semplici in nome e per conto degli interessi mafiosi. In vita sono rimasti i soliti baciamolemani a vossìa.
La stragrande maggioranza dei siciliani onesti è solo un cadavere che cammina.

Ora, questo sedicente partito dei beati paoli del sud, sta presentando il conto ai principini del nord. Vogliono i soldi. Per distribuirli ai precari, ai giovani in sofferenza, alle donne e agli uomini di buona volontà? allo stabilimento Fiat che gliene viene da Micciché e soci? Macché, lo piloteranno, in coma farmacologico, alla morte. (Detto tra noi, un po' se lo meritano: eccheccazzo, hanno votato quasi tutti per il lombardo-siculo & co. Che lo stanino, adesso, se ne sono capaci).

Vogliono soldi, potere, insomma sono eccitati a tal punto da dire: noi siciliani (loro) non siamo al servizio di un berlusconi qualsiasi che si prende agi, trionfi e poteri dai nostri sudditi siciliani: abbiamo altri dèi che ci amano. E per questi dèi, perdìo, sganciate fuori quello che ci spetta.
Questi soldi servono ai padroni dei voti per pagarsi i debiti delle promesse elettorali. Per aggiungere altre grasse dirigenze ai già gonfiati pezzi da novanta.
Guerra privata - tra forze oscure - in un atto pubblico.
E i siciliani, cioè la maggioranza, cioè quelli che votano con gli occhi chiusi, il naso tappato e la mente vacante, non dicono niente, non sanno niente, non gliene fotte niente.

Ma mica mi devo preoccupare solo io. Che si preoccupino gli altri, altrimenti che affondi con tutti i filistei.

“Cu’ n’appi n’appi, cassateddi di Pasqua”: chi poté prenderne ne prese, di ciambelline pasquali.

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Kazzantibus non demorde: Afghanistan libero con prosciutto

Il gruppo dei Kazzantibus continua a soverchiare la nostre indole tollerante e pacifica.
Il quasicomunistapacifistaleghista Calderollo è un uomo straordinario. Dopo aver spiazzato tutti i pacifisti storici italiani ed aver fatto tremare la nave-cisterna del governo con le sue dichiarazioni antimilitariste riflettendo sulla bontà di cuore del suo capo, ha tirato i remi in barca, soddisfatto per aver dimostrato che la guerra è odiosa.

Perfino il bel Frattini, uomo estetico oltreché generoso, s’è incacchiato di brutto, sostenendo che le armi italiane, sparando in Afghanistan, difendono Calderollo et similia. Ed ha aggiunto: “Useremo i Tornado”, anticipando fratel Ignazio che, a sua volta, vorrebbe incrementare la buona e pacifica guerra montando sui Tornado dei cannoncini per seminare terrore al terrorismo.

Kazzantibus ha perfino dimostrato che il Pd ha le carte in regola per sostenere a voce alta che non si gioca con la pelle dei soldati – a parte il fatto che costoro sono professionisti che hanno scelto liberamente di esporsi a rischio della loro vita. Infatti, dice Franceschini mentre annuncia voto favorevole alla missione di pace (?), il mortale pericolo che corre il nostro esercito sarà concreto se questo governo non sarà compatto. “I nostri soldati hanno il diritto di avere [la morte] alle spalle un governo compatto”. La destra gongola. Le parole agghiaccianti del democratico fanno a pugni con quelle espresse del succitato Calderollo. Ah, che bei tempi, quando il socialismo e il democristianesimo avevano lo stesso portato di fratellanza, uguaglianza e libertanza: ma adesso tutti all’ascolto dall’oracolo padano.

E con la paura del ricatto “pacifista leghista”, il ritiro cioè delle nostre truppe di liberazione democratica, nel gruppo Kazzantibus emerge, dalla Sicilia, un fatto strano ancorché scherzoso.
Scherza infatti il catanese Nino Strano: «Quando [con il Partito del Sud] costituiremo l’esercito siciliano, manderemo i nostri soldati in Afghanistan, al posto dei soldati italiani. Così Bossi sarà contento». Notiamo intanto l’uso di quel “manderemo i nostri soldati” che, tradotto dal siciliano, significa: “siamo noi i padroni di quei voti da macello” (scherziamo, s’intende).
E, sempre scherzando, auguriamo all’ex senatore della Repubblica italiana: «Ma vacci te e i tuoi picciotti, in Afghanistan. E non scordarti il prosciutto!»

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lunedì 27 luglio 2009

La Russa è impronunciabile!!!

Presenza italiana imprescindibile!!!
La missione italiana continua, è irrinunciabile!!!
La Russa è impronunciabile!!!
Calderoli è irremovibile!!!
Brunetta è irripetibile!!!
La guerra è irrefrenabile!!!
La pace è imprecisabile, imperfettibile, improcrastinabile!!!
Frattini: Useremo i Tornado per i combattimenti!!! (Anvedi che coraggio: Cavallo in f3!!. Ehi, Joe, così te li fotti a tutti, eh?).
E Bossi: Io li porterei tutti i casa. Visti i costi e i risultati ci penserei su.
Kazzantibus fino alla fine!!!
E per finire:


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Ministri Kazzantibus

A un fiumicello di belle speranze
s’incontrarono Calderollo e ‘Gna,
spinti dalla sete di gloria e dalla
fame di populismo.

In alto stava ‘Gna, guerriero feroce.
Più basso Calderollo, pacifista satollo.
Stava Calderollo bevendo alla fonte populista
quando al feroce guerriero gli si aprì la mente
e diede la stura alle sue armi vocali.
Gli piaceva litigare, all’attaccabrighe.

E con quella voce gutturale ormai ben nota
disse al porcìfico Calderollo:
«Ma come, io voglio fare guerra ai talebani
e tu m’intorbidisci le truppe con le tue stronzate!».

E quel pacifico muso fatto a Calderollo,
che mascherava nella sua innata timidezza
la statura del rivoluzionario gandhiano, rispose:
«Ti prego, ti scongiuro, io ho fatto
il percorso del mea culpa, eppure sono in basso.
Come posso intorbidirti le tue truppe se
il capo sei tu. A te ubbidiscono, non a me».

«Tu hai detto che via dobbiamo andare dall’Afghanistan.
E che, mi vuoi sbattere sul lastrico? Al
fronte ti mando in compagnia del tuo capo».

«Ma scusa ‘Gna, sei rincitrullito? Ma
come fai a esportare democrazia
con quella voce e quel ghigno lì?
E poi mi son stufato di
vendere le nostre armi occidentali
a quattro terroristi. E dico basta:
viva la Pace!».

«Lo vedi che Brunetta ha detto che
se andiamo via ci giochiamo
la nostra libertà e non troveremo più
il suo ombelico».

«Ma che mi frega a me della Brunetta.
Che se lo guardi da solo il suo ombelico.
Sai che si fa? Si lascia pure il Libano
e i Balcani e io ti prometto
che a Brunetta lo allunghiamo ancora un po’».

«E come?»

«Lo portiamo dal dio Po e lo immergiamo
Fino all’ombelico. Se non affoga
È fatta. Lui cresce e te lo giochi
ai dadi. Se vinci lo mandi in Afghanistan:
solo a lui, però.
Se perdi ti restano sempre le ronde nere
per trastullarti».

«Così dici tu? E la mia tuta mimetica da generale?
Non la indosserò più? No, piuttosto, fammi fare
ancora bum bum, che mi piacciono tanto i botti
e perfino i funerali e le trombe del silenzio».

«Ok, io ti ho avvertito. E non venirmi
a dire che non te l’avevo detto...
Che se i talebani ti spezzano le reni,
poi anche gli italiani ti
spezzeranno il resto.
Parola di boyscout leghista
quasi comunista
già pacifista».

Dulcis in fundo, l'ineffabile Frattini:
«Lavoriamo in Afghanistan per sicurezza dell'Italia, quindi anche di Calderoli».

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domenica 26 luglio 2009

Sarah Winnemucca, la Giovanna d'Arco degli Indiani

«Nel 1860, dopo una lotta accanita, i Paiute cedono la maggior parte dei loro territori nel Nevada e accettano di stabilirsi nella piccola riserva di Pyramid Lake. Sarah Winnemucca, chiamata "la Giovanna d'Arco degli Indiani", racconta: "Nessun bianco ci viveva quando ci fu data la riserva. Noi, i Paiute, abbiamo sempre vissuto sulla costa, perché in questi due laghi (Pyramid Lake e Muddy Lake), prendevamo magnifiche trote di montagna, che ci avrebbero procurato buoni guadagni se ci avessero lasciato tutto. Ma dal 1867 la ferrovia attraversa la riserva e i bianchi ci hanno preso la parte migliore dei terreni come anche uno dei laghi.

Il primo lavoro al quale si dedicò il mio popolo fu lo scavo di un canale per costruirvi in seguito una segheria e un mulino. Non abbiamo mai visto né il mulino né la segheria, benché il rapporto stampato dagli archivi degli Stati Uniti indichi che 25 mila dollari sono stati destinati per la loro costruzione. Dove sono finiti questi soldi? Il rapporto dice che il mulino e la segheria sono stati venduti a beneficio degli indiani per pagare il legno per la costruzione delle loro case.

Ma non ci è arrivato nemmeno un pezzo di legno. E il mio popolo non possiede più nessun territorio per procurarsi il legname. I bianchi si servono del canale scavato dal mio popolo per irrigare le loro terre" [...]».

(Tratto dal volume: La Résistence Indienne, di Élise Marienstras).

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Inaugurata la statua di Ghedini

Passante che ti soffermi davanti a questa statua
Non piangere per me.
Mi hanno messo qui con un bastone da baseball.
Mi potevano mettere ovunque.
Ovunque sarei stato bene.
Or tu guardi me che paro minaccioso
Pronto a colpir chiunque da qui passi.
Sì, lo so, ti piacerebbe assistere alla scena.
Non ti si può nasconder nulla.
Avvocato fui, con e senza anima, dell’uomo
Più potente che mai calcò occidente.
Avvocato fui di costui che una e più volte
mi disse: Tieni, questi sono tuoi.
Sempre per amor feci e generosità.
Passare alla storia anche senza arricchirmi.
Questo era ed è il mio destino.
E oggi sono qua, in posizione
A ricordare che paro buono
Ma armato di clava sono.
Passante che furtivo guardi le sembianze mie
Tu vedi colui che si prese in groppa
Tutte le emicranie politiche, economiche e di pelo.
Colui che, sofferente, ha dovuto inventarsene
Una al giorno per purificare le pacchianerie
Del mio padrone.
Una al giorno e a volte anche due e anche tre.
Difficile stargli dietro.
E allora, di continuo, querele, controquerele,
e denunce. E mai pace ho fatto con nessuno.
Sono proprio stanco, di marmo sono ora.
Impara da me, che vittima innocente sono,
sofferente e muto mai alzai la voce contro Lui.
Anzi. Mai dette bugie al suo cospetto.
Non fermarti davanti a questa statua a piangere per me.
Non ne vale la pena. È ancora presto.
Io me la sono cercata e da vivo l’ho invocata:
La statua. La statua mi devi fare. A uno come me
Devi fare la statua.
E così mi ha accontentato. L’unico avvocato
ancora in attività ad avere una statua.
Ah, se non avesse avuto me!
A sciogliersi i suoi nodi non ce l’avrebbe fatta.
E finché qui starò, rigido e di marmo,
riceverò solo io - al posto suo - gli insulti del tempo:
piogge acide, smog e le cacche dei piccioni.
Era scritto nel contratto,
letto, approvato e controfirmato.

Ma ho un sogno nel cassetto... eh eh eh!

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sabato 25 luglio 2009

Le sette testinedi…

Contro lo stress da scandali sessuali per mancanza di escort, leggiti le "Novelle siciliane rivedute e corrette".

C’era una volta una vecchia escort. Questa vecchia escort aveva una nipote che nella vita voleva fare l’escort, ma la vecchiaccia invece le imponeva di fare solo i lavori domestici; la vecchia escort, che ancora se la tirava, usciva ogni giorno per guadagnarsi il pane. Un giorno portò a casa sette testinedi...; le diede alla nipote dicendole:
- Bella mia, io riesco un’altra volta; tu cucina queste sette testinedi..., che quando torno le mangiamo.
La nipote prese le testine e le mise a cuocere. C’era una gatta di razza strafiga che come sentì il profumo, subito disse: «Miao miio! Mezza tu e mezza io!».
La nipote pigliò una delle testine, mezza la diede alla gattastrafiga e mezza se la mangiò lei. E mente le sgranocchiavano sentirono una voce soffocata gemere: “Cribbio!”.
Poi ch’ebbe finito la gattastrafiga ricominciò: «Miao miio! Mezza tu e mezza io!».
La nipote ne prese un’altra, la divise, metà alla gatta, metà a lei. Ma la gatta non si quietò e si mise a piangere ancora: «Miao miio! Mezza tu e mezza io!».

Insomma, una per una, tutte le sette testinedi… scesero nello stomaco della nipote e della gatta. A quel punto la ragazza andò in gran confusione e si mise a grattarsi la testa: «E adesso come faccio, quando viene nonna?».
Non sapendo come fare, fece la prima cosa che le venne in mente: scappare. Ma lasciò la casa a gambe all’aria.
E mentre quella scappava, la vecchia escort rientrava. Sbirciò nella pentola e lanciò un urlo di rabbia: «Tutte se l’è mangiate!».
Andò in giro per valli e montagne, per mari e boscaglie, e sempre ripeteva: «Tutte se l’è mangiate!».
Entrava nei paesi e nei villaggi, e sempre ripeteva: «Tutte se l’è mangiate!».
Nelle chiese e negli ospizi: «Tutte se l’è mangiate!».
Nelle stalle e nei garage: «Tutte se l’è mangiate!».

Tutto questo durò un anno e quindi la voce si sparse per il reame.
Finché non giunse davanti ad un grande palazzo, dove s’erano affacciati la nipote, che nel frattempo s’era pure sposata, e il reuccio. La nipote, appena vide la nonna, disse: «Quella è mia nonna».
Allora il reuccio, nipote del gallo cedrone, in omaggio del quale portava una bandana in testa come corona, ordinò: «Presto, camerieri, scendete da quella vecchia e ditegli di venire a palazzo, che qui c’è alloggio e da mangiare per lei, come ai vecchi tempi delle cene di mio nonno».
La vecchia escort ormai rincitrullita seguì il cameriere al quale andava ripetendo la sua famosa litania: «Tutte se l’è mangiate!».

Il cameriere tornò dalla regina: «Maestà, la vecchia non sente: le ho fatto l’ambasciata e per tutta risposta m’ha aggredito dicendomi: “Tutte se l’è mangiate!”».
La ragazza quando sentì questo, trasalì: «Gesù, ancora alle testedi... pensa! Che se questa sale in casa mi svergogna…».
E cominciò a urlarle dal balcone: «Vecchia megera, che pure dopo un anno piangi per quelle due schifezze di testine!».
E la vecchia: «Non due, ma sette! Una per ogni giorno della settimana! Me le regalava come ricordo delle ore passate insieme».
- Embè? fece la giovane.
- Pazza, tu non sai di chi erano quelle sette testinedi...
- E di chi erano?
- Del gallo cedrone più scopatore del reame. E tu te le sei mangiate tutte.

Sentito questo, il nipote del gallo cedrone, lanciò un’occhiata preoccupata alla nipote e si toccò gli zebedei come a dire: “Siete ancora qui, bravi!»; ma, col far della notte, s’allontanò per sempre dal reame.

La vecchia allora salì su e mentre saliva depennava senza pietà tutte le testinedi... che incontrava sul suo cammino. Raggiunse poi la nipote, alla quale impose di cucinargliele, e così, quella volta, poté finalmente assaggiarne.
Ancora ne mangia e anche sua nipote imparò quel mestiere. Se la divertirono quanto basta e restarono felici e contente e noialtri qua senza un bel niente.

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Perché non mi piace Berlusconi

Non mi piace Berlusconi perché non sa governare, come ormai tutti del resto hanno visto. Come perfino i suoi fedelissimi valvassori e valvassini hanno capito ma si voltano da un’altra parte. Berlusconi non è un presidente del consiglio, è un «parafulmine dell’opposizione». E poi non mi piace perché non ha gusto, anche se tutti i suoi fedelissimi giurano e spergiurano il contrario. Se ne avesse, anche minimamente, non avrebbe permesso alle Tv, ai giornali, alle riviste di pubblicare ogni giorno quel suo sorriso da cernia invaghita. Per fare il presidente del consiglio ci vuole più che un sorriso durban’s. Ci vuole capacità di discernimento tra ciò su cui è giusto sorridere e ciò su cui sarebbe meglio non poltrire politicamente. Inoltre, il berlusconismo che ha seminato, ha prodotto un sottogruppo geriatrico deleterio: quello dei «papy boy».
Sarà penoso quando vedremo infatti lunghe file di giovani settantenni davanti alla tomba di Padre Pio in attesa del miracolo del risuscitamento degli ormoni, per seguire degnamente le piste (erotiche) di tanto maestro.
Infine, questo presidente non mi piace perché è troppo mitico, culturalmente parlando, anche se i suoi fedelissimi dicono che sia un mostro di cultura di una semplicità e di una bontà infinita. Però, se fosse vero, non si spiega perché non abbia ancora fatto costruire le tombe fenicie così come ha fatto con i vulcani artificiali?
(Ispirato da Fortebraccio).

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venerdì 24 luglio 2009

Alla ricerca di un nuovo premier

Metafore.
Una signora, di quelle propriamente italiane repubblicane doc, che aveva votato per Berlusconi, piangente e pentitissima, ha dichiarato alle comari del suo paesino: “Ecco, non mi vergogno a dirlo: l’ho votato! Ma oggi mi sono pentita amaramente. Quando m’innamorai di lui, come macho politico intendo dire, avevo di fronte uno che mi aveva promesso mare e monti e che sarebbe stato sempre con me, insieme avremmo migrato per gli orizzonti di libertà, lontano dalla politica prostituta. Poi ha cominciato a ritardare la sera, a volte a non rientrare più in casa, e i consommé si raffreddavano tutti; spessissimo si assentava, lui dice, per i gravosi impegni di governo. Già, il governo! E tutte quelle facce di palta dei suoi ministri, che dicono di guardare con ottimismo alla qualità del suo ministero, alle cose buone che ha fatto! Che ha fatto! Balle! Lo so io quanta pena e quante lacrime, da quando s’è fatto le amanti, e che amanti, mi ha umiliata, mi ha tralasciata, mi ha abbandonata che per riavere un po’ della sua compagnia devo aspettare che ritornino Vespa a Vespa, Ballarò e Annozero... Non sono più riuscita ad addormentarmi e sto a fissare sempre quella foto sul comodino, imbambolata, con quella sua bandana deliziosa che gliela lavavo sempre con queste mie mani; mi fa un male che mi prende una rabbia che se lo avessi qua lo lascerei entrare, prenderei quel bel nerbo che tengo sempre sotto lo stuoino e lo pesterei di santa ragione fino a ridurlo più corto di Brunetta, fino a farlo pentire. E dopo averlo bastonato come merita, lo manderei ai lavori forzati, perché è quello il suo destino… a lui e a tutto il suo governo, che lo hanno coperto fino a ora!”.

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I consigli di Papy: se ti titilli tu mi titillo anch’io

Segue da qui e da qui.
Pat: Un giovane sarebbe arrivato in un secondo... tu invece... sei un diesel...
Papy: Tu hai un guaio.
Pat: Di che genere?
Papy: Se posso permettermi, tu hai un vizio di famiglia... hai l’orgasmo.
Pat: E che dovrei avere, l’acido lattico?
Papy: No, volevo dire... titillati, ecco, fai sesso da sola…
Pat: Vero è che sono di escort, ma da sola...
Papy: Ma sì, titillati... voglio dirti, toccati da sola… magari con una certa frequenza... Io lo consiglio sempre ai miei amici... titillatevi tutti. Vincerete le elezioni. Aumenterete il profilo personale e in share popolare. Il mio cruccio è Bondi e non parliamo poi di Formigoni. Forse farò un decreto perché tutti gli italiani abbiano la possibilità di titillarsi aggratis in qualsiasi momento della loro vita. Di', ci pensi? Un Italia finalmente felice, a mano libera! Eh! Sono proprio geniale!
Pat: Ma così che ci ricavo?
Papy: Più sicurezze. E poi vuoi mettere... la vita la si vive meglio da titillati. Io spesso affronto i miei avversari politici dopo che mi sono titillato... e io mi titillo da solo con una certa frequenza a causa dei molteplici impegni che ho... Certo, farsi titillare da altri è meglio... ma quando si è soli... Prendi Franceschini ora e Veltroni prima: hanno sempre perso da me. E sai perché? Non si sono mai toccati, tranne quando fanno la pipì. Che vuoi che ti dica su questa gente. Non arraperanno mai.

Tira più un pelo di femmina che un carro di buoi, dice un vecchio detto siciliano, ma secondo me è universale. E siccome alla guida dei buoi ci può stare benissimo un carrettiere non arrapato dal pelo di femmina, ditemi: non è meglio che il carrettiere guidi un governo e lasciamo Papy ai suoi peli preferiti.

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giovedì 23 luglio 2009

Mostri sacri "popolari"

Metafore.
«Mi ricordo una storia che spiega appunto questa tendenza che hanno alcuni di impadronirsi delle parti che credono "calde" sul palcoscenico. Un giorno a São Paulo, un impresario riuscì a mettere insieme in una stessa compagnia le due dive più in voga in quel momento. Gli costò molta fatica, perché dovette affrontare difficili riunioni per lo stipendio, i cartelloni, la pubblicità: le due volevano trarne il migliore profitto pubblicitario possibile.

Durante l'intero spettacolo c'era un'unica scena in cui le due attrici dovevano affrontarsi (sole sul palcoscenico). Non c'erano perciò molti problemi: quando una delle due era in scena, gli altri si ritiravano prudentemente verso le zone più esterne, e le due dame si sistemavano al centro dello scenario, nella sua parte più alta, quella più lontana dal pubblico.

Il giorno del debutto, la disputa per conquistare i favori del pubblico fu dura e intensa. Via via che lo spettacolo procedeva, si poteva prevedere un certo amichevole impatto tra le due; fino a che non incominciò la famosa scena del lungo dialogo tra le due dive. Tutto era molto curato sullo scenario, che rappresentava un enorme salone da ballo, e sullo sfondo aveva una finestra spalancata su una meravigliosa notte piena di stelle.

La scena ebbe inizio e il pubblico trattenne il respiro: per la prima volta nella storia del teatro di São Paulo le due dame più famose, vestite all'ultima moda europea, con i gioielli più sudafricani, calcavano lo stesso palcoscenico. All'inizio, come negli incontri di boxe, le due contendenti durante le prime tirate si analizzarono. Quindi iniziò un'ardua lotta per il centro-campo; le due si avvicinavano in modo addirittura pericoloso, fino a trovarsi faccia a faccia, fino a sentirsi reciprocamente il respiro, e ognuna cercava di forzare l'altra ad abbandonare l'area "teatrale" dello scenario.

Dopo, quando una delle due riuscì finalmente a sistemarsi al centro, l'altra con molta presenza di spirito iniziò a retrocedere collocandosi quasi dietro la schiena della prima, che si vide allora costretta a torcere il suo collo delicato e sensibile, per poter dialogare. Entrambe usarono la stessa tattica. Ad ogni tirata, la diva che parlava retrocedeva di alcuni passi e si metteva più indietro, costringendo l'avversaria ad assumere una posizione alquanto scomoda.

Il dialogo continuava e continuava la lotta: una tirata, due passi indietro, un'altra tirata e questa volta era l'altra che retrocedeva, e ad ogni dialogo altri passi, ad ogni poesia lo stesso, sul palcoscenico così perfettamente illuminato, con la sua bella finestra aperta su una notte piena di stelle, ma che aveva un parapetto troppo basso: nella loro ansia di retrocedere per conquistare il centro della scena, le due dame caddero di spalle e precipitarono nella dolce notte...».

(Da Augusto Boal: Il TdO - Teoria e tecnica del teatro latinoamericano. Feltrinelli, Milano 1977).

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Ma Putin, dell’utilizzo finale del suo lettone, che ne pensa?

Pausa caffè:
- Silvio passerà alla storia!
- Sì, come lo statista che ha reso più erotiche le ruote di escort sul lettone di Putin. I prezzi sono aumentati e farlo in macchina non conviene più agli italiani, a meno che non tieni il pisello del presidente.

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mercoledì 22 luglio 2009

In Italia c'è proprio puzza di stupidità

Geniali quei genitori...
... che educano i propri figli alla stupidità.
E ancor di più lo sono quegli insegnanti che buttano a mare il problema che non sanno (e non vogliono) risolvere.
Chiamatelo ancora razzismo, se volete, ma solo dopo averne visto e sentito la puzzolente stupidità.

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La pornopolitica non usa il condom

Segue da qui...

Papy: Potresti grattarmi nella schiena.
Pat: No, se non mi dài la busta.
Papy: Allora mi gratto da solo contro il bordo. Non mi farò condizionare più dai pruriti esterni. Li ignorerò tutti fino a quando saranno dimenticati, cancellati, rimossi.

Oggi… sappiamo che il capo non usa preservativi. In qualsiasi momento della sua natura umana e politica lui è al naturale… che è anche meglio… per l’Italia, gli italiani, esposti a rischi di malattie veneree di ogni tipo e per le donne.


Dice Gianpi a Pat:
Gianpi: Ah, vedi che lui non usa il preservativo, eh!
Pat: Ma non esiste una cosa senza preservativo… come faccio a fidarmi?
Gianpi: Ehi, stai scherzando, quello è Berlusconi, l’unto. Lui è uno sano. Tutti gli italiani già si sono fatti infilzare senza preservativo e non si sono lamentati e tu…
Pat: Va beh, se lo hanno fatto gli italiani, non significa che mi debba fidare io… comunque, va bene senza, tanto a noi donne piace…

[Intermezzo notturno]

Pat: Che dolore, all’inizio mi hai fatto un dolore pazzesco.
Papy: Ma dài! Non è vero! Gli italiani nemmeno ah! hanno fatto quando gli ho infilato la mia politica. Eppure sono facili alle lamentele.
Pat: Ti giuro, un dolore pazzesco.
Papy: Solo pura illusione la tua. Non ero io quel desso. Era il mio sosia.
Pat: Sarà, ma mi hai presa proprio a tradimento, alle spalle.
Papy: Ti ripeto che non ero io. Io di notte penso e lavoro. Era, quello, il mio sosia.

"Terribile è la potenza del piccolino senza preservativo".
La politica diretta al naturale arriva sempre allo scopo, è risaputo.

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martedì 21 luglio 2009

I parenti della Patria

Giorgio Napolitano
Prozio e tutor della Costituzione

Silvio Berlusconi
Papy di tutti gli italiani

Vito Schifani
Padre di famiglia dei senatori

Gianfranco Fini
Primo cugino dei neo-democratici

Dario Franceschini
Cugino di secondo grado del Partito democratico

Pierluigi Bersani
Il fratello buono dei democratici

Massimo D’Alema
Cuginastro del ramo primitivo dei democratici

La Russa e Maroni
I fratelli d’Italia

Bossi & Co.
Cugino di 3° grado della Patria, del ramo padano

Renato Brunetta
Grado di parentela non verificabile, dichiarato fannullone honoris causæ

Sandro Bondi
Poeta della Patria, si trova spesso fuori rima

Mario Draghi
Draghetto della Patria

Gelmini, Carfagna e Brambilla
Le sorelle d’Italia

Giulio Tremonti
Fratellastro d’Italia

Antonio Di Pietro
Il figliuol impudico della Patria

Marco Pannella
Lo zio che si porta addosso tutti i peccati degli altri parenti

E poi, in ordine sparso, figli e figliastri della Patria.


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Papy & Pat in “Finale di partita”: remake unico

Papy picchia sul coperchio dell’altro bidone. Pausa. Picchia più forte. Il coperchio si alza, appaiono le mani di Pat, aggrappate al bordo, poi emerge la testa.

Pat: Che volevi, papy? (Pausa) È per scopare?
Papy: Come stai stamattina?
Pat: Come sto?
Pay: Bacetto.
Pat: Non si può.
Papy: Proviamo.

Le teste si protendono faticosamente l’una verso l’altra, non riescono a toccarsi, si scostano.

Pat: Perché questa commedia tutti i santi giorni? (Pausa).
Papy: Ho perso l’ultimo dente.
Pat: Quando è successo?
Papy: Ieri, mentre facevo il discorso con applauso, ancora ce l’avevo. E non sembravo affatto senza dente.
Pat: A me è andata via la voce.
Papy: Beh, come mai? Eppure non abbiamo gridato.
Pat: Nemmeno io ho urlato. Sarà perché ho fatto la doccia 10 volte con l’acqua gelata. Sentivo vampate.
Papy: Meglio così, continua pure. Poi porto con me un’amica che ti vuole leccare.
Pat: Come?
Papy: Leccare...
Pat: Non urlare. Lo sai che il nostro udito s’è indebolito. Hai altro da dirmi?
Papy: Ti chiamo domani quando torno.
Pat: È per scopare?
Papy: Non urlare. Indebolisci il mio udito.
Pat: Mi senti?
Papy: Saremo in tre.
Pat: Non potresti essere più preciso?
Papy: Ok, ciao tesoro.
Pat: La busta.
Papy: Non ti sento. Cosa?
Pat: La busta che mi avevi promesso.
Papy: Non ti sento. Hai altro da dirmi?
Pat: No.
Papy: Potresti grattarmi nella schiena.
Pat: No, se non mi dài la busta.
Papy: Allora mi gratto da solo contro il bordo. Non mi farò condizionare più dai pruriti esterni. Li ignorerò tutti fino a quando saranno dimenticati, cancellati, rimossi.

Pausa. Papy fissa Pat, che è rimasta impassibile, lo sguardo perduto. Poi, in un crescendo isterico, scoppia a ridere. Poi a piangere, finalmente allunga la testa e s’addormenta, con la coscienza a posto.

(Continua qui).

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lunedì 20 luglio 2009

Un pensionato in Rolls-Royce

Ecco il lussuoso mezzo di trasporto del nababbo pensionato con il quale va a ritirare la straricchissima pensione.

Qui vediamo il fortunato pensionato mentre si conta i soldi, al sicuro dagli scippatori, nel comfort di una Rolls-Royce.

I pensionati vivono così, secondo tutti quei filibustieri che evadono il fisco a causa della grande miseria in cui versano.

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La grande fame e la legge della foresta

Un tempo il regno della foresta era stato colpito da una terribile siccità che aveva asciugato tutti i fiumi, i laghi e i pozzi. Gli animali morivano di sete e di fame. Il leone, re della foresta, radunò i suoi ministri: l’elefante, il leopardo, il rinoceronte, il bufalo, l’ippopotamo ed altri per discutere il modo di salvare gli animali dalla distruzione.

Gli animali come la iena, il coccodrillo, lo sciacallo, che si cibavano degli animali morti, non erano molto interessati alla cosa poiché essi trovavano più cibo allora che in tempi normali, ma il leone era seriamente preoccupato perché sapeva che dopo la morte degli animali erbivori, sarebbe venuto il turno dei carnivori.

Il consiglio dei ministri della foresta decise allora di emigrare in un’altra regione, verso le montagne del Kenya dove non si conosceva la siccità. Laggiù le montagne attiravano la pioggia e i fiumi erano sempre in piena. Questa regione era verdissima ed era abitata da uomini coltivatori sempre in lotta con il leone e gli altri predatori, ma non restava altra scelta, così decise di partire.

Quando la notizia si sparse alcuni animali furono presi dal dubbio: non si sentivano molto sicuri di fare un viaggio così lungo in compagnia dei grandi carnivori. Il leone aveva però promesso loro una terra ricca di pascoli abbondanti e così tutti si convinsero. Il leone ordinò a tutti gli animali di camminare in fila, senza mai fermarsi. Chiunque si fosse fermato senza una buona ragione sarebbe stato mangiato. Questa legge non preoccupò i carnivori come la iena e lo sciacallo che erano in buona salute, ma gli erbivori erano molto deboli e senza erba non avrebbero fatto molta strada. In ogni caso il leone aveva ordinato di camminare e avrebbero camminato.

Molti animali morirono durante la lunga marcia. Appena cadevano subito i carnivori gli si gettavano addosso divorandoli. A poco a poco tutti si indebolirono e perirono tranne la piccola lepre che era sveglia abbastanza per trovare sempre un po’ di cibo sotto le rocce dove a vote scovava anche un po’ d’acqua.

Presto anche i carnivori iniziarono a sentire i morsi della fame. Ognuno guardava il suo compagno sperando che cadesse e si fermasse infrangendo così la legge della foresta. Fu la iena ad indebolirsi sempre di più fino a svenire.
«La iena si è fermata», dissero gli animali.
«Oh no! – disse la iena – stavo solo pensando».
«A cosa stavi pensando?», chiese il leone.
La iena non seppe rispondere e in un attimo gli animali le balzarono addosso divorandola.

La marcia continuava e molti degli animali più grandi e forti della foresta come il rinoceronte, l’ippopotamo, l’elefante e altri, furono costretti a fermarsi e vennero mangiati. Anche la lepre si fermava spesso e ogni volta il leone gli chiedeva perché, ma lei rispondeva:
«Stavo pensando».
«A cosa?».
«Dove vanno i vestiti vecchi quando la gente ne compra di nuovi?».
Il leone e gli altri animali si chiesero se la lepre sapeva la risposta, ma poiché non la sapeva, decisero che allora stava veramente pensando.

Così il viaggio continuava e molti altri tentarono di usare la tecnica della lepre, ma tutti fallirono e vennero mangiati. La lepre invece si fermava ogni volta che si sentiva stanca e tutte le volte trovava una buona ragione per giustificarsi.
«Perché ci sono pietre grandi ed altre piccole? Non ricevono forse tutte la stessa pioggia? O forse quelle grosse si nutrono di più?».
Anche questa volta nessuno seppe rispondere e la lepre fu salva.

Via via che gli animali morivano la lepre iniziò a preoccuparsi della sua sicurezza e quando rimase sola con il leone cominciò ad avere un po’ paura. Vide allora un gruppo di rocce con numerose spaccature attraverso le quali poteva passare agevolmente. Alcune fessure erano grandi ed anche il leone sarebbe passato, ma lei ne scelse una stretta stretta.

Decise allora di imbrogliare il leone e di costringerlo a passare in quella fessura affinché rimanesse incastrato. Disse quindi al leone se aveva voglia di giocare a nascondino tra quelle rocce. Questi acconsentì convinto di poter facilmente acchiappare la lepre e di mangiarsela in un boccone. Il gioco iniziò e la lepre si mise a correre su e giù per le fessure sempre inseguita dal leone. La lepre appariva e spariva, ma il leone le stava sempre alle calcagna. A un certo punto, quando il re della foresta stava per raggiungerla, la lepre si infilò nella spaccatura stretta. Il leone si lanciò di corsa dietro alla lepre e rimase irrimediabilmente incastrato tra le rocce.

Allora la lepre iniziò a sghignazzare dicendo: «Il signor leone si è fermato! Allora deve essere mangiato!». Il leone non seppe dare alcuna risposta valida così la lepre, con i suoi denti aguzzi, iniziò a mangiare lo stomaco del leone.
«Cara amica – disse il leone – vieni davanti e mangiami dalla testa. Ti prego!».
«Oh no, mi vergogno troppo di doverti mangiare, ma è la legge della foresta e non vorrei mai che tu mi vedessi mentre sono costretta a divorarti». Ciò detto aprì lo stomaco del leone che morì all’istante.

La lepre lasciò il buco tra le pietre e continuò il suo cammino verso le terre fertili dove ancora oggi vive felice e contenta. Ogni riferimento all'epoca attuale è praticamente improponibile. Forse.

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domenica 19 luglio 2009

Borsellino braccato

“Borsellino viveva braccato, convinto di correre contro il tempo, di essere vicino a «un pericolo imminente e reale», come disse ai figli Manfredi e Lucia dopo aver fatto partire per una vacanza in Indonesia la più piccola Fiammetta, diciannove anni.

L’erede di Giovanni Falcone ha lavorato per cinquantasette giorni con le lacrime nel cuore, inflessibile, continuando ad ascoltare i pentiti di Caltanissetta, i pentiti e le pentite di Trapani, un preziosissimo collaboratore scovato all’interno delle «famiglie» palermitane e un pentito tedesco interrogato l’ultima volta nei primi del luglio ’92 a Mannheim con una trasferta che consentì di cominciare a far luce sulla guerra di Agrigento, una provincia governata da potenti lobbies politiche e da feroci clan mafiosi.

Immediato il riferimento alle trame che fanno da scenario all’omicidio del giudice Rosario Livatino, inseguito sulla strada Caltanissetta-Porto Empedocle per finirlo dopo una corsa affannata in fondo a una scarpata, e al massacro del giudice Antonino Saetta ucciso insieme al figlio Stefano sulla stessa strada.

Risultati altrettanto importanti si profilavano sulla provincia di Trapani soprattutto grazie a tre pentite che avevano consentito di confermare le indicazioni di Vincenzo Calcara, altro collaboratore della giustizia pronto ad accusare gli assassini dell’ex vicesindaco di Partanna e a fare, come possibile mandante, il nome del suo successore, il democristiano Vincenzo Culicchia, un moroteo eletto in Parlamento nell’aprile ’92 e per il quale due mesi dopo fu chiesta e ottenuta l’autorizzazione a procedere per reati che portano al 416 bis, l’articolo dell’associazione mafiosa.

Ecco il variegato arco degli interessi freneticamente coltivati da Borsellino mentre invano chiedeva «abbondantissimi sconti di pena» e maggiori garanzie per i pentiti pensando anche al rapporto di fiducia che, con molti dei collaboratori, si era stabilito. A cominciare dalla giovanissima Rita Atria, diciotto anni, una delle donne che, prima degli uomini, a Trapani stavano abbattendo il muro dell’omertà.

È la penosa storia di una ragazza fragile che non reggerà allo sconforto del massacro di via D’Amelio e si lancerà nel vuoto una settimana dopo dal suo rifugio romano in cui viveva sotto la protezione degli uomini dell’Alto commissariato per la lotta alla mafia.

Borsellino era diventato il punto di riferimento essenziale per i pentiti che avevano creduto in Falcone. E, morto Falcone, era rimasto l’appiglio di tanti «collaboratori» pronti a mettere le loro vite nelle sue mani. Come fece lo stesso Calcara rivelandogli di essere stato assoldato per ucciderlo in un agguato che si sarebbe organizzato sull’autostrada fra Palermo e Trapani.

Borsellino annotò senza scomporsi e il pentito, sorpreso, chiese: «Signor giudice, non ha paura di morire?». Lui accese una sigaretta, aspirò la prima boccata e con il fumo buttò via anche una frase impastata dal timbro roco: «È bello morire per ciò in cui si crede».”

Una domenica di luglio di 17 anni fa, alle 16.57, in via D’Amelio, si compiva ciò per cui aveva creduto vitale sacrificarsi.

Oggi, dopo tutto questo tempo, Riina, dal carcere, rompe il silenzio tirando in ballo lo Stato: “Lo hanno ammazzato loro”.
Il filo di Arianna funziona sempre. Al processo di Viterbo Gaspare Pisciotta, cugino, luogotenente e uccisore di Salvatore Giuliano, “gridò la sua verità”: «Siamo un corpo solo banditi, mafia e polizia! Come il padre, il Figlio e lo Spirito Santo!». Poi, dopo, all’Ucciardone, morì con un caffè alla stricnina, nel 1954.

(Preso da “Mafia: album di Cosa Nostra”; Rizzoli – Milano 1992)

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Se ti ami non ti vaccinare

Inganno o verità?
Nel dubbio, facciamo prima vaccinare tutti quelli che vogliono vaccinarci.




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sabato 18 luglio 2009

Miti sulla fine del mondo dopo l'influenza suina

I cicli delle mutazioni, presso i Persiani, avevano la durata di 12.000 anni, divisi a loro volta in quattro periodi di 3.000 ciascuno. Uno di questi cicli iniziò con la creazione del primo uomo, che loro chiamano Gaiomeretan e terminò nel 1.000 a.C. circa. Il prossimo ciclo terminerà prima del 2.000 con segni precursori: prodigi nel cielo, tempeste sulla Terra e terremoti.

Nemici violenti attaccheranno l'Iran, ove vi sarà lo scontro tra le forze del bene e del male e vinceranno le forze del Salvatore, concepito da una vergine durante un bagno nel lago Khaunsava, ove da migliaia di anni è celato il seme di Zarathustra; dopo di che vi sarà la fine del mondo. Zarathustra muoverà dall'oriente e vincerà i figli del male, mentre Ormazd primo uomo, che loro chiamano Gaiomeretan, distruggerà Ahriman; cioè l'energia fagociterà la materia.

Presso i Greci e i Romani era molto temuto questo importante avvenimento, poiché il cataclisma che ne sarebbe conseguito avrebbe integralmente cambiato il nostro mondo, conducendo così la civiltà terreste verso la civiltà dell'oro, ove l'uomo, divenendo di una sostanza meno materiale, sarebbe entrato in perfetta adattazione con il mondo eterico. (?).

Questa definitiva mutazione, che già si profila su tutta la Terra (diventeremo tutti suini se sopravvivremo all'influenza), non avrà carattere apocalittico, se gli uomini lo vorranno (ci vaccineremo tutti, comunisti compresi?), ma si concluderà con la loro compenetrazione nella dimensione cosmica; con la riunione finale con i comunisti dello spazio esterno (diventeremo una sorta di fantasmi alieni).

(Preso, con le dovute integrazioni, da: "Dalle galassie ai continenti scomparsi"; Quixe Cardinale - Newton Compton Italiana - Roma, 1971)

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Gli stupri di Zeus

Zeus era il divino maneggione del cazzo greco per antonomasia.
Violenze sessuali, incesti e stupri erano il suo pane quotidiano. Per soddisfare la sua turpe perversione non si lesinava furbizie e magie, minacce mortali e trasformismi d’ogni specie.
Aveva posto, quel turpe, gli occhi sulla propria madre Rea: quando questa, conoscendogli tutti i vizi di lussuria e libertinaggio, gli proibì di sposarsi con Era egli, infuriato, minacciò di usarle violenza. Subito Rea si trasformò in un minaccioso serpente per ammansirlo, ma quello, a causa del testosterone troppo alto, si trasformò anche lui in serpente e con questa fattezza portò a completamento quanto aveva in mente di fare. Da quel momento l’incesto divenne una prerogativa degli dei olimpici.

Quel lascivo di Zeus si giacque con molte Ninfe e anche con donne mortali. Spesso gli capitava di tradire Era che, in quanto a gelosia, superava Medea. Questo fatto lo portava spesso a trasformarsi in animale. Quando conobbe Latona, la madre di Apollo e di Artemide, prese le sembianze di una quaglia. Latona, appena vide la quaglia saltarle addosso urlò terrorizzata e a quel punto Zeus trasformò in quaglia pure lei e solo così si potettero accoppiare. Quando penso che da due quaglie nacquero Apollo e Artemide, rimpiango di non averne mai fatto allevamento.

Una volta si trasformò in cigno per usare violenza alla dea Nemesi; questa, choccata dal cigno – vorrei vedere voi come fate ad accoppiarvi con un cigno? – mise al mondo Elena, che tradì Menelao con Paride e rovinò Troia, secondo i conservatori. E come cigno passò in rassegna pure Leda, da cui nacque Elena, secondo i democratici.

E quella volta che si trasformò in toro per usare violenza a Europa? Europa era una bella fanciulla ingenua e soprattutto vergine; quel toro lì, bello e bianco, le si strusciava accarezzandola per tutto il corpo fino a che Europa, plagiata, gli balzò in groppa e quello si mise a galoppare fin dentro il mare. Quando giunse sulla spiaggia di Creta, non contento, assunse l’aspetto di un’aquila e così, calando dall’alto la possedette. Ora, come ha fatto un’aquila ad aver posseduto l’Europa, è rimasto un mistero fino ai nostri giorni.

Ma per non farla troppo lunga parliamo di quando si trasformò in un miserabile uomo mortale e allacciò una relazione con la Luna (Semele). Era lo venne a sapere e, trasformatasi in una vecchia comare, consigliò alla Luna, che era già incinta di sei mesi – anche qui, come si fa a mettere incinta la Luna essendo solo un piccolo omino? -, di fare una richiesta al suo amante: che egli cessasse di ingannarla mostrandosi a lei nella sua vera forma e natura. Altrimenti lei avrebbe potuto sospettare che si trattasse di un mostro. La Luna seguì quel consiglio e, quando Zeus rifiutò, quella gli negò il suo letto. Non l’avesse mai fatto. Col testosterone a mille le apparve rosso in viso e con un colpo di folgore distrusse la Luna! Accipicchia! Quella che vediamo adesso è una finta luna di cartapesta, attaccata alla volta celeste con un piccolo spillo da neonato.
La Luna quindi morì, ma Ermete il democratico salvò il bambino. Come? Prese ago e filo e lo cucì nella coscia di Zeus, dove egli poté maturare per altri tre mesi, e a tempo debito, si rivelò a tutti i creduloni che amano ingollarsi di miti, facendosi eleggere loro capo per sempre. Il suo nome fu Sylvius, con la us finale come suo padre.

E come nelle più belle fiabe, il nuovo capo “nacque due volte” grazie al democratico Ermete, dopo che la prima volta, lo avevano dato per spacciato, cucito com’era a tutt'e due le cosce.

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venerdì 17 luglio 2009

Il raccomandato non deve dimostrare nulla

Così, se in un lavoro di gran fatica ma retribuito l’unico a lamentarsene di stanchezza è il raccomandato, sempre sentirete questa litania: “Ah, se avessi saputo, non sarei mai venuto”.
Ciò dimostra che solo chi ha sempre guadagnato dalla fatica ne riconosce le virtù: non ha bisogno di lamentarsene.
Infatti, un raccomandato nella maggioranza dei casi, spesso, non ha fatto niente per meritarsi quel premio di lavoro: i suoi parenti non l’hanno educato all’utile umiltà, ma all’arroganza, all’egoismo e alla stupidità.

«Lu travagghiu d'autru nun si senti».
Trad.: "Il lavoro d'altri non si sente".

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E se i cervelli scappati dal sud diventano briganti?

Il brigantaggio:
«... E intorno a noi il timore e la complicità di un popolo. Quel popolo che disprezzato da regi funzionari ed infidi piemontesi sentiva forte sulla pelle che a noi era negato ogni diritto, anche la dignità di uomini. E chi poteva vendicarli se non noi, accomunati dallo stesso destino? Cafoni anche noi, non più disposti a chinare il capo. Calpestati, come l’erba dagli zoccoli dei cavalli, calpestati ci vendicammo. Molti, molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni. Le loro rivoluzioni. Ma libertà non è cambiare padrone. Non è parola vana ed astratta. È dire senza timore, È MIO, e sentire forte il possesso di qualcosa, a cominciare dall'anima. È vivere di ciò che si ama. Vento forte ed impetuoso, in ogni generazione rinasce. Così è stato, e così sempre sarà…». (Carmine Crocco)
“La meglio gioventù lascia il Sud” è il titolo ad effetto che vuole porre l’attenzione su questa storica anomalia meridionale. A parte il fatto che non è una novità recente: già 10-15 anni fa, alcuni artigiani in proprio - in Sicilia, ad esempio - lamentavano grandi difficoltà nel reperire manovalanza nei loro paesi che praticamente si erano svuotati della gioventù scappata al nord per migliorare la propria esistenza ma destinata a fare nuova fame, visto che le risposte di quell’Italia non erano e non sono ancora sufficienti a garantire una discreta sopravvivenza: fitti, carovita, razzismo e relax.
Questo stillicidio non ha trovato nessuna fine di precarietà e nessun principio di benessere.

E se i cervelli del sud diventano briganti?
Quale potrebbe esserne l’origine? L’aver visto, non ripagati, i pesanti sacrifici che le famiglie hanno fatto per assicurare loro un futuro migliore; l’insofferenza contro tutti i governi succeduti l’uno all’altro - l’ultimo dei quali ha tutte le carte in regola per aver incentivato questa ennesima anomalia - che non hanno saputo affrontare la mai risolta questione meridionale.

Immaginatevi se i 700.000 (non solo cervelli, ma soprattutto braccia) meridionali scappati in dieci anni per fame dal sud s’inventano nuove forme di brigantaggio? La differenza con i briganti del dopo unità d’Italia è che quelli erano cafoni e sofferenti; questi sono scolarizzati e anche laureati, al che, se avessero consapevolezza della loro oppressione in chiave rivoluzionaria che li spingesse, non ad abbandonare i loro paesi, ma a cacciare chi li spinge a scappare, allora potremmo dire: "Giustizia è fatta!".

Così, 150 anni dopo, Napolitano si esprime: "Deve crescere nelle istituzioni, così come nella società, la coscienza che il divario tra Nord e Sud deve essere corretto".

A chi si rivolge il presidente? Se tutti i politici sono impegnati a crearsi il loro perpetuo galleggiamento elettorale; se sono impegnati nelle loro beghe di partito; ad impegnarsi in improponibili spazi di democrazia, o di restaurazione delle corruzioni; a inventarsi nuovi partiti del sud? Come si fa a correggere questo divario quando a comandare sono i Mafiosi diffusi in tutti i contesti della vita politica, economica e culturale, gli unici a ricavare ricchezze con i loro investimenti economici-mafiosi.

Ma la vida, si sa, es sueño, parafrasando Calderon e tutti quelli che fanno da coro a questo sogno. Infatti, mentre i cafoni attuali sognano una vita migliore lontano dai propri affetti, gli altri - genericamente parlando - sguazzano nell'alloro.

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giovedì 16 luglio 2009

Al G8, le ultime frasi segrete colte al volo

Al G8, le ultime frasi colte al volo:

G1: Ancora una volta abbiamo salvato la civiltà dalla catastrofe!

G2: E nessuno ha intrapreso azioni disciplinari nei nostri confronti.

G3: Ciò significa solo una cosa: siamo stati bravi a sviare perfino i nostri più reconditi pensieri.

G4: Non c'è spettacolo cui avrei assistito più volentieri che a questo. Ma, raccontami, perbacco, delle risate che vi siete fatti dopo. E le cene? E i sussurri confidati all'orecchio del vento.

G5: La prossima volta, signori, romperemo le bottiglie come al varo di una nave e lanceremo all'indietro i bicchieri.

G6: Grazie al padrone di casa che non ha badato a spese.

G7: A pance piene si discute meglio.

G8: Cribbio! Mi avete salvato il posto!

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mercoledì 15 luglio 2009

Il terrore corre sul filo della cotenna di maiale

Sì, influenziamoci tutti, ma con la par condicio.
Ancora un sforzo e ci siamo: da novembre 8mln e ½ di vaccinati potranno guardare ad un semplicemente futuro radioso: il suino con l'influenza non li sfiorerà proprio.
Poi, da febbraio 2010, la seconda fase che comprenderà i giovani dai due ai 20 anni e le donne in gravidanza.
Previsti più di 4mln di contagi.
La proiezione dei possibili decessi, elaborata dall'Istituto Superiore di Sanità, è di due mila e 500 persone, la metà di quelle che ogni anno perdono la vita a causa dell'influenza invernale.
Mosé, al confronto, aveva scherzato con gli Egiziani.
Una pandemia biblica.
Solo 8mln circa sono i raccomandati che riceveranno il vaccino su 57mln e rotti di cittadini. I sanitari e quelli dell'ordine pubblico saranno i primi, via via tutti i politici, i ricchi, i cardinali e i mafiosi.
Quindi credo di poter dire che avremo circa 47mln di potenziali morti che camminano e non sappiamo chi siamo. Maledizione!
E questa volta non possiamo nemmeno dire: è colpa dei comunisti, o di Veltroni!
La colpa è solo del porco!
Tutto avrei pensato, ma che ci vuole una raccomandazione pure per sopravvivere, è degno di un Paese come il nostro.

Sia chiaro: io sto solo provocando l'immaginazione. Alla fine, lo so, ci salveremo tutti, ma è bello sapere che in Italia il terrorismo sanitario corre sul filo della cotenna di maiale.

Dovremmo cominciare a chiederci se sia più bello influenzarci insieme ai politici, ai ricchi, ai cardinali, oppure, come al solito, con i poveracci che non contano un cazzo! Dovremmo pensarci in tempo. Conoscere insieme con chi influenzarci può essere d'aiuto a molti di noi, perché potremmo curarci alla pari.
In fondo una malattia in compagnia si sopporta meglio, specie se vissuta tra agi e comodità.
Ecco, con chi vorreste condividere l'influenza suina, sapendo però che ognuno per sé e Dio con loro?

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Quale tipo di erezione a segretario del Pd?

A seguito del furioso attacco di Grillo, i gran capi del Pd saranno costretti a scegliere una vita d'opposizione più faticosa ma, finalmente, appagante e costruttiva.

Chiunque verrà eretto dovrà scegliere di essere duro come un monolite o spinoso come un cactus per dare una risposta a Grillo!
Chi sarà un duro?
E chi uno spinoso?
Chi, accidenti, chi sarà una spanna sopra gli altri?

Sono aperte le profezie.

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martedì 14 luglio 2009

Visto che oggi è giorno di sciopero contro Alfano

[Sono un Pesh merga...*]

(Inno alla resistenza)

Sono un Pesh merga del Kurdistan
pronto, nel cuore dei miei campi.
Con la mente, con i beni, con la vita
difenderò la mia terra.

Non alzerò le mani.
Non getterò le armi.
Vincerò o morirò.

Non voglio vivere da servo
pieno di vergogna e di rabbia.
Salverò il mio paese, il mio popolo,
con la vita pagherò la libertà.

Non alzerò le mani.
Non getterò le armi.
Vincerò o morirò.

Giuro su questo Kurdistan dai mille colori
su questa terra che è il mio paradiso
su questi Kurdi che affrontano
morte, massacri, carcere

non alzerò le mani
non getterò le armi
vincerò o morirò.

* Pesh merga: lett., «di fronte alla morte».
I partigiani kurdi.

(Ibrahim Ahmad)

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44 gatti: la lana gattina tira meglio di quella caprina

Dopo l'incidente di percorso in cui il Tg3 è scivolato nei confronti di Ratzinger, abbiamo scoperto che il vecchio modo di dire "lana caprina" non si usa quasi più. Ma se lo sostituissimo con "lana gattina", quali altre menti sopraffine di vigilatori rai si potrebbero offendere?
Visto e considerato che è un problema di vera e propria "lana gattina", offro canzoncina riparatrice al grande affronto che il Tg3 ha perpetrato contro il Papa. E anche se non ci sono gatti interessati alla pietà umana, andiamo con la mente agli antichi egizi che li veneravano come divinità. Nel frattempo, aspettiamo con fede umana, che non ci si perda ancora in specifici problemi di lana gattina e si guardi con più continuità e attenzione a quelli umanitari.


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lunedì 13 luglio 2009

E non scrivete prigione in ogni luogo

E mentre il papa chiede "risposte globali durevoli alle ingiustizie e alle disuguaglianze del mondo non più tollerabili", dopo la chiusura del G8 e la pubblicazione della sua enciclica sociale "Caritas in Veritate", mi sono ricordato di un antico "writer" inglese che scriveva così: «Dateci case, cibo migliore, leggi più umane e non scrivete "prigione" in ogni luogo», prima, molto prima del grido di dolore di Ratzinger. Ma nessuno lo ha ascoltato a suo tempo.
Qualcuno dei grandi della Terra, però, pensò così: "Fateli ridere, fateli piangere, ma fateli attendere".
Stiamo ancora perdendo il tempo, stiamo ancora attendendo a causa della speranza, ultimo chiodo fisso di chi non vuole o non sa occuparsi della propria autodeterminazione.

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Prime spropositate reazioni all’annuncio di Grillo

Reazioni spropositate e anomale sia da destra che da sinistra si sono avute all'annuncio di Grillo a entrare "SERIAMENTE" in politica, nella fattispecie, come segretario del Pd. Siamo (loro sono) rimasti tutti col fiato sospeso!

Calderoli ha perso la testa dopo aver sentito che Grillo si candida a nuovo padrone del Pd. Preso da angoscia profonda l’unica cosa che ha pensato è stata questa: “Quando proposi io la castrazione chimica, peraltro già in uso in vari Paesi nel mondo, sembravo pazzo. Oggi leggo con soddisfazione che anche dal mondo democratico arrivano proposte in questo senso. E Grillo verrà castrato come merita. Noi siamo gli unici che possiamo salvare l'Italia da tutti gli stupratori”.

Fassino, che fa finta di niente, ha invece detto che è una boutade un po’ provocatoria. E poi Grillo dovrebbe passare per il mio (quello di Fassino) cadavere prima di potersi avvicinare al corpo del Pd. Non creda Grillo che noi anoressici non sappiamo difender bene il principio democratico per cui ognuno è padrone a casa sua. Per me, dice Pierino Fassino, la cosa è breve come un cerino.

A D’Alema, quando hanno annunciato la decisione di Grillo, gli si è staccato un mezzo lato del baffetto, proprio quello di sinistra, ed è rimasto con l’altro mezzo baffetto di destra: orribile scena. Zappadu, passando da quelle parti, ha subito reagito con un certo disgusto estetico: non vanno bene certe immagini di mezze nudità e ha tirato dritto.

A Rutelli l’idea che Grillo si candidi piace moltissimo perché così finalmente lascia la politica per dedicarsi alle parole incrociate. Del resto Rutelli, dopo aver perso le elezioni a sindaco, aveva deciso di vivere a pane, acqua e cilicio come la Binetti.

Veltroni, Franceschini e Bersani, sentiti i propri consiglieri, hanno già chiesto il permesso di ridere a priori. L’unico che si sta comportando bene pare che sia il corpo elettorale del Pd, non ancora definitivamente consapevole dello stupro che Grillo, custode dei quei valori politici, sociali e ideali persi per strada dagli ex comunisti, vorrebbe somministrargli.

Dal Vaticano, che è venuto a farmi visita ieri sera in questo blog, pare che ci sia una sensibile apertura alla candidatura di Grillo. Ratzinger, infatti, proseguendo nella sua politica umanitaria per i disoccupati, i precari e per i poveri di quest’Italia, e puntando le scarpette rosse contro le puttanate (i libertinaggi) del premier, vede di buon occhio Grillo, a tal punto, che non disdegnerebbe nemmeno un incontro con quest’ultimo al posto di Berlusconi.

Berlusconi, dopo aver saputo delle intenzioni di Grillo (e del Papa), non ha battuto ciglio. Si è chiuso in un mutismo anomalo che perfino i suoi intimi non gli riconoscono. È stato visto puntare in direzione di un piccolo negozio di ciabattino. Ne è uscito un’ora dopo, più pimpante e, alle domande dei giornalisti, ha risposto così: “Ho un problema col torcicollo e ho chiesto al ciabattino di farmi un paio di scarpe apposite”. Con questa frase sibillina ha chiuso l’argomento. Sappiamo che ha allertato ‘Gna, Smaroni, il poeta Bondi, i suoi avvocati e Bertolaso. Chissà perché?

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domenica 12 luglio 2009

Beppe Grillo scherza o fa sul serio?

Beppe Grillo si candiderà alle primarie del Partito Democratico. Lo ha annunciato lo stesso comico sul suo blog spiegando di volere essere il quarto con Franceschini, Bersani e Marino. "Partecipo per rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo Paese, per offrire un'alternativa al Nulla" scrive Grillo.

"La politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici".
L'ha detta De Gaulle ma, secondo me, funziona anche con Grillo.

Detto ciò, qui adesso si tratta di rischiare qualche scommessa. Chi pensa a una boutade non rischia il proprio cappello, e chi pensa che il grillo parlante non possa vincere, rischia di mangiarsi il proprio cappello.
La via di mezzo sarebbe: "Vediamo come tira?"; se è cavallo purosangue tirerà fino alla fine.
Io, a prescindere, già mi sto facendo grasse risate e credo che sarà una satira vivente e spiazzante per tutti all'alternativa del niente. Un vero e proprio coup de théâtre!

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I politici da gnocca assumeranno rapamicina e faranno le Olimpiadi

Il primo ad assumere, come cavia, la rapamicina fu Giulio Andreotti, subito seguito da Kossiga, e via via tutti gli ultra settantenni di tutte le aree politiche, nessuno escluso. Ma siccome la ricerca sulla sostanza era stata appena avviata, i risultati sono stati quelli che conosciamo, abbastanza deludenti, con un Andreotti e un Kossiga che stanno vivendo a lungo, ma senza gnocca plausibile.

Cos’è la rapamicina? “Il Sirolimus è un antibiotico macrolide scoperto come prodotto di un batterio (Streptomyces hygroscopicus) in un campione di terreno proveniente da Rapa Nui (isola di Pasqua), e per questo motivo è anche chiamato Rapamicina”.

Recentemente si è accertato che è in grado di aumentare l'aspettativa di vita in topi da laboratorio. Le analisi di laboratorio hanno dimostrato la sua efficacia anche su animali già molto vecchi. Da qui ad aumentare l’aspettativa di vita dei politici da gnocca il passo sarà breve.

«Prima di poter usare la rapamicina, il problema dell’immunosoppressione va eliminato», hanno concluso gli scienziati. Per questo fatto, vanno eliminati tutti quegli ingombri, giudiziari, etici e mediatici che i politici da gnocca si portano sulle spalle a mo’ di fardello come una maledizione. Superato questo scoglio la loro aspettativa di vita si può estendere esageratamente “più del 38% dei topi”, e secondo i ricercatori americani “l'effetto sull'uomo potrebbe essere ancora maggiore”.

TERRIBILE QUESTO FATTO!

Il più importante politico da gnocca oggi al comando dell’harem Italia sta già investendo molti dei suoi risparmi affinché la ricerca sulla rapamicina venga rapidamente a conclusione. L’elisir di lunga vita non sarà più appannaggio dell’Andreotti, e risolta la ricerca sul potenziamento e sul rendimento sessuale che l’elisir porta con sé, nulla toglie ai politici della gnocca di assumerne in grande quantità.

Immaginiamo, altresì, un lungo elenco di leader mondiali incartapecoriti, che ingurgiteranno tutte le rapamicine disponibili sul mercato: sarà un mondo mostruoso, saturo di vecchi e di bavosi che a 130 anni pretenderanno le più impensabili posizioni del kamasutra.

In Italia, presumo, sarà fatto un de-cretino perché possano assumerne anche i cittadini qualunque, dietro pagamento di una tassa leggera, la micina-sex-tax, esclusi beninteso tutti coloro che non posso comprovare l’appartenenza alla grande famiglia berlusconidea.

E mentre quelli del Pd stanno cercando di risolvere “la crisi dei ragionieri stupratori democratici nascosti nei loro circoli”, e ancora una volta si stanno affossando in beghe di dubbia qualità su una leadership futura in grado di sconfiggere il partito dei politici da gnocca – PPG -, quest’ultimo sta già approntando un nuovo G8 olimpionico, che si chiamerà G14 o anche G20, oltre che una propria bandiera a 5 gnocche incrociate. I primi a scendere in gara per questi giochi saranno i grandi leader della Terra, inizialmente limitati solo a quelli che hanno superato i 60 anni.

Panem et circenses cum gnocca live!
Chi vincerà la prima Olimpiade della G-nocca?

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sabato 11 luglio 2009

La risposta di Erasmo alla lucida follia del Premier

«Come diceva Erasmo da Rotterdam - cita il premier in conferenza stampa - le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia».

Gli risponde Erasmo, visto che è stato chiamato in causa: "Perché occorre lodare sé stessi".
Scrive Erasmo: "Orbene, io non posso aver stima per quei sapientoni d'adesso, che affibbiano l'appellativo di pazzo e d'arrogante massimo a colui che innalzi il suo proprio elogio. Sarà pure da sciocchi, com'essi vogliono, ma devono ammettere che un tal comportamento dà lustro. Difatti che v'è di più appropriato per la pazzia d'imbracciar di persona la tromba delle proprie lodi e di suonar il flauto a sé stessa?

Eppure mi sembra di comportarmi in ciò con una modestia molto maggiore di quel che faccia il comune dei dotti e dei grandi. Essi, con un ritegno inteso davvero a rovescio, han l'abitudine di assoldare un retore adulatore e un poeta parolaio e di pagarlo profumatamente, per udire da lui le proprie lodi, che sono poi menzogne belle e buone. Il bello è che frattanto quel signore così modesto fa la ruota a mo' del pavone, e gonfia la cresta allorché uno spudorato adulatore lo eguaglia alla divinità, lui che è una nullità, lo propone come il modello perfetto d'ogni virtù, benché egli sappia d'esserne lontano due volte il massimo, riveste una cornacchia come lui delle penne altrui, imbianchisce quell'Etiope e insomma da una mosca tira fuori un elefante.

Alla fin fine lui ha seguito quel proverbio popolare trito e ritrito, secondo il quale ha ragione di lodar sé stesso colui che non trova altra persona che lo lodi".

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venerdì 10 luglio 2009

Burocrazia

18° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Burocrazia

«Lo spirito burocratico è uno spirito fondamentalmente gesuitico, teologico […]. La burocrazia s’identifica come il fine ultimo dello Stato. Avendo come suo contenuto degli «scopi» formali, essa entra ovunque in conflitto con gli «scopi» reali […]. Gli scopi dello Stato si tramutano in quelli degli uffici, gli scopi degli uffici in quelli dello Stato. La burocrazia è un cerchio da cui nessuno può sfuggire […]. Il segreto, il mistero costituisce lo spirito generale della burocrazia: all’interno, è la gerarchia che mantiene questo segreto e, all’esterno, è la sua natura di corporazione chiusa. Quindi la burocrazia sente gli effetti di ogni manifestazione dello spirito politico o della direzione politica come un tradimento del suo mistero. Ecco perché il principio della sua conoscenza è l’autorità, l’idolatria dell’autorità la sua mentalità». (Critica del diritto statuale hegeliano).
«Il nostro peggior nemico interno è la burocrazia». (Lenin).

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Hey, monsieur Oby, votre femme est derrière vous

Oby: «Fuck that beautiful behind!».
Sarkò: «Hey, monsieur Oby, votre femme est derrière vous!».
E meno male che non c'era Lui!







Mi viene da piangere per la felicità di sapere che il bello non è morto.
E se qualcuno mi dicesse: c’eri tu, là? Io risponderei: no, non c’ero, ma l’ho letto.
È bello sapere che in mezzo alla merda mondiale ci sia una donna bellissima, la fata irraggiungibile, il mito che si muove (?), macché, si libra in aria, letteralmente vola. Sì, è vero: la classe non è acqua, è solo Carlà, con l’accento sulla a.
«Sembrava camminare sospesa in aria» la versione femminile di Cristo, che invece camminava sulle acque; a quel tempo, non c’era aria compressa, né quella condizionata.


Il loro mondo è questo, questo loro mondo lo percepiamo come un mondo che ha tutto. A noi resta da capire che senso ha ansimare ancora appresso alle loro balle?

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Il vincitore del G8: ma non è Gandhi


Cannocchiale puntato su Africa e fame nel mondo: ma non basta.
Il premier scruta i punti strategici dove inviare i denari per l'aiuto ai sofferenti della terra.

In quest'altra immagine vediamo il vincitore del concorso G7 e ½ sostenere e indicare la giusta via ad un componente importante del summit. Sarkò segue fedelmente.

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giovedì 9 luglio 2009

La lunga strada della paura

La locandina del film: "Ronde italiane".

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Ostentazione del sisma

Abbiamo fatto il miracolo, dice il premier, incassando da Obama la promessa degli aiuti americani per la terra d'Abruzzo terremotata. E così finirà, dopo aver commosso tutti gli occhi del mondo circostante con le immagini di un terremoto "amico" della politica, prima ancora del 2050, anno in cui io, baldo giovane di 100 e rotti anni, vedrò il ridursi del 50% dell'effetto serra, pure vedrò, prima ancora, la ricostruzione di ciò che Richter, d'accordo con la mano di "uomini sapienti", ha saputo distruggere con dovizia di particolari. Il miracolonovelas continua... alla prossima!

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mercoledì 8 luglio 2009

Sesso, ritmo ed eleganza: ecco la pozione magica di Brunetta

Sei bassissimo in altezza?
Ti senti frustrato per questo?
Ti senti impotente di fronte alle donne?
Sei imbranato col sesso?
Di’ basta a tutto questo!
Fai come me: diventa ministro anche tu.
A me, da quando sono ministro, le donne non mi lasciano più in pace.
Sesso, ritmo ed eleganza: il mio slogan adottato.
La mia pozione magica.
Condividili anche tu.
Ti sentirai meno fannullone.

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I grandi temi del G8 blindato visti dal buco della serratura

Monologo blindato

«Io non dormo mai. Se ho gli occhi chiusi è perché sto pensando… a quell’istante di pazzia che mi ha fatto decidere di ributtarmi di nuovo in politica. Ma chi me l’ha fatto fare? Non contento delle volte precedenti, ho voluto di nuovo cimentarmi ed eccomi qua, a organizzare il G8 che qualcuno affettuosamente chiama il G7 e ½, per via della eccedente statura degli altri.

Ma, più che altro, gli occhi che tengo chiusi mi aiutano a concentrarmi meglio sui problemi che affliggono i miei fratelli, gli abruzzesi in primo luogo e via via tutti gli altri, dai nugoli di affamati ai nugoli di assetati, dai nugoli di scappati ai nugoli di disoccupati, di ammalati, di inquinati globali.
Ecco il motivo degli occhi chiusi. Mica sono chiusi sul mondo, anzi. A volte ripenso a quando, da piccolo, sognavo di essere il primo in tutte le cose: e questa sarebbe la terza volta con il G8. Non male per un uomo che sognava di essere il primo.

Un pensiero va, con stima e rispetto, ai miei amiconi del G8. Dice, ma anche Sarkò è al suo terzo G8. Certo, ma lui si è sposato per tre volte, io no. Ecco il suo vantaggio. Avere una Carlà cantante. E io che c’ho? Una Marà, ma non è la stessa cosa, però cantante sono, anch’io.
E la Merkel? Passa per l’unica donna del summit. E io, che forse non passo per l’unico Silvio del summit? Dovrò vedere di proporle un altro cucù per ridimensionare chi l’ha consigliata di non farsi fotografare insieme a me.
E l’Obama? Che esperienze vuoi che abbia della machiavellica politica degli europei. E della mia, che dopo l’abbronzante aggettivo adesso sono in grado di chiamarlo dai luoghi più ameni che non siano solo quei flosci ambienti elisabettiani. Ormai lo tengo per una scarpa.
Il Brown? Somiglia a Charlie, al quale manca perfino la coperta della popolarità mediatica. Devo vedere di regalargliene una prima che scompaia definitivamente.
Aso? Chi aso è costui? E Harper? Dei fratelli Marx! No, quello si chiamava Harpo; ma dài, un po’ come Romolo e Remolo, non fa differenza alcuna. Autocontrollo, perbacco, che poi dicono che ho fatto le gaffes più incredibili della mia carriera.

E Medved. Il delfino curioso di Putin, l’amico mio, quello che, quando son solo, mi vien da chiamarlo Rasputin.

Insomma, in questo summit, io sono l’unico ad avere le idee chiare, anche se i miei avversari dicono che non ho nulla da proporre. Non è vero. Dall’alto del mio 60 e rotti % di sostenitori propongo di soprassedere a tutti gli attacchi contro di me. Avete visto che fine ha fatto la Cei, dopo l’attacco ingiustificato contro l’esercizio di libertinaggio – pardon, volevo dire di libertà – che sono uso sfruttare. Un bel colpo di rinculo dell’Opus Dei e tutto è finito lì. Ora aspetto solo il perdono papale. Quindi, da questo punto di vita sono a posto. Coperto da tutti anche se inviso a quelli dell’opposizione e a qualche piccolo giornale inglese pagato dai comunisti. Ma questi, dopo il G8, me li bevo semplicemente.

L’unica preoccupazione che fa capolino spesso nel mio animo è la paura che Bondi non mi possa più dedicare le sue poesie. Al mio cantore s’è inceppato l’ormone della crescita della rima. Dovrò vedere per forza di cose di attuare un rimpasto nel mio governo, così come me ne suggerisce Bossi. Ma sì, via tutti. Dal vecchio al nuovo. Un po’ come nel Pd, che si sta finalmente rinnovando, tra giovani vecchi e vecchi ringiovaniti. Via tutti, perbacco! Ministri, sottosegretari e quel fannullone di Brunetta. A casa, a casa, sciò... Così che anch’io, finita questa balla mediatica del G8 possa, senza rancore, perdonare tutti e ritirarmi finalmente a vita privata».

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