mercoledì 26 agosto 2009

La perdonanza

Tremendi interrogativi ci agghiacciano i pensieri di fine agosto?
Berluscone sarà perdonato?
La cena di venerdì filerà liscia?
Bertone gli strapperà le palle e le consegnerà a Belzebù?
Oppure passerà la legge di Celestino V - la Bolla del Perdono, bolla che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che si confessano e si pentono dei propri peccati - che vuole in paradiso qualsiasi schiavo del sesso e buzzurro della politica che si rechi a L’Aquila?

E Bossi, sarà scomunicato per vilipendio di vescovato?
Insomma la Chiesa con la C maiuscola, sarà sempre quella che si sottomette ai voleri dei politici che “ingeriscono contro l’umanità e fanno paura”.
Oppure si schiererà nella difesa a oltranza degli ultimi della terra?
Certo, a stomaco vuoto, è difficile prendere decisioni. Forse dobbiamo aspettare che finiscano la cena. E che Bossi dia una o due mosse di vantaggio al vescovato.

La perdonanza sai è come il vento,
non basta una cena per dimenticare,
non basta andare a L’Aquila al cenone
che Berluscone vuol fare con Bertone.
All’Aquila non ci sarà colloquio riservato,
ma una verifica del mito ormai incrinato;
si sa che il sesso del cavaliere è stagionato
forse che il Bertone esorcizzerà il Berluscone?
Dalle parti di Dio si fa sapere: nessuno sconto per il potentato.

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domenica 23 agosto 2009

Due omofobi aggrediti da un gay

Due onorevoli di opposte tendenze che si erano appena conosciuti, dopo essere usciti dal Parliament homophobic, un centro di raccolta di pervertiti della politica, alla quattro di notte, avevano appena cominciato ad abbaiare e roteare manganelli contro tutto il mondo dei gay, quando un noto omosessuale travestito con semplici abiti li ha aggrediti imitandoli e deridendoli.

Quelli, che erano già eccitati per conto loro, hanno cominciato a darsi legnate da orbi, spaccando tutto lo spaccabile dell'altro. Perché si sono automalmenati? Difficile a dirsi. Presi forse in contropiede dal ritorno di un incontenibile senso di tolleranza, hanno pensato bene di usare bottiglie rotte in testa e coltellate all'addome contro sé stessi, come son soliti fare ad altri, provando sulla loro pelle il significato profondo dell'intolleranza.

L'azione punitiva dell'aggressore è stata rapida e tragica. L'imitatore è stato però arrestato per procurato danno e pernacchie all'indirizzo dei due picchiatori e subito dopo rilasciato. Anomalie tutte italiane.

Per il sindaco della città Gianni Alemanno è "inaccettabile che un omosessuale imitatore, che ha agito con un chiaro movente di intolleranza politica e sessuale, mettendo in pericolo la vita di due persone, sia oggi soltanto denunciato a piede libero per un mero cavillo procedurale". Il sindaco ha espresso solidarietà ai due politici che "pagano il prezzo di un'intolleranza e di una violenza veramente ignobile e ingiustificabile".

Per Vladimir Luxuria, ex parlamentare, vincitore dell'Isola dei Famosi ed uno dei leader storici del movimento gay ed animatore anche delle notti romane "mai vissuti, a mia memoria, tempi così bui a Roma" ha commentato "La città - ha spiegato Luxuria - è sempre più insicura per tutte le categorie deboli non solo per le donne. Ci sentiamo tutti meno sicuri e viviamo con terrore questo clima fatto di imitatori irresponsabili. Stavolta è toccato a due persone che erano colpevoli solo del fatto che si stavano esercitando alla caccia al diverso".

Leggi qui.

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sabato 22 agosto 2009

Azz! Piovono tir e auto

Quanto poco ci vuole per essere in eterno felici. Uno stridio di freni, il fragore di un impatto metallico, uno swish che fende l'aria. Un tir senza ali che vola giù. Senza incidenti la vita sarebbe una grande noia. E poi è il premio finale di chi si scontra con l'avventura senza averla nemmeno cercata.
Così pensava il filosofo: "L'uomo è soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è soltanto un errore di guida dell'uomo?".

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Rimbalza il cretino


Ma tu guarda mo', a causa di un tipo insettico,
che mi tocca scomodare Petrolini!
Mondo è teatro e il cretino è marionetta:
se gli guardate bene nell'ipofisi
quello vi rappresenta una scenetta.

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venerdì 21 agosto 2009

La lenta e inesorabile scomparsa degli indiani

"Sia maledetta la razza che ci ha portato via i territori e ha trasformato noi guerrieri in donne. Nelle loro tombe gli antenati ci rimproverano d'essere schiavi e vigliacchi. Io li sento gridare nel vento... il grande lamento dei morti. Le loro lacrime cadono dai cieli gementi. Che perisca la razza dell'uomo bianco! I bianchi prendono le nostre terre, corrompono le nostre donne, calpestano le ceneri dei nostri morti! Che ritornino da dove sono venuti lungo un cammino di sangue!" Tecumseh, capo Shawnee.
Quando scoppiò la Guerra di Secessione, nordisti e sudisti si rivolsero agli indiani con insolita sollecitudine, per guadagnarli ciascuno alla propria parte, gareggiando in promesse soprattutto con le cinque "tribù civilizzate" dell'Oklahoma. Ma solo qualche gruppo di Cherokee prenderà parte ai combattimenti.

Le autorità di Washington, totalmente mobilitate nella guerra di Secessione, non si preoccupano molto della situazione all'ovest, che va drammaticamente peggiorando. La fame fa strage fra i Siuox del Minnesota, ai quali i mercanti non intendono fornire alimenti: «Mangino l'erba, o i loro escrementi, se hanno fame"», dirà uno di loro.

Dieci anni di odio accumulato stanno per provocare un'esplosione di terrificante violenza. Nel 1862 i Sioux Santee, guidati da Little Crow (Piccolo Corvo), distruggono fattorie, agenzie commerciali e fortini. In poche settimane settecento bianchi sono massacrati. Il terrore dilaga e la popolazione fugge abbandonando case e raccolti.

Il Governatore chiede allora l'aiuto dell'esercito federale per far fronte a quella che definisce una "guerra nazionale": nessun trattato sarò d'ora in poi concluso con i Sioux, "che devono essere trattati come bestie selvagge". 1.800 Sioux sono catturati, 300 sono condannati all'impiccagione; a Mankato, malgrado il furore popolare, "soltanto" 38 subiscono l'esecuzione in pubblico. La rivolta dei Santee non è che la prima di una lunga serie: da nord a sud tutto il Far Wesr s'infiamma.

Una guerriglia feroce imperversa in Arizona e nel New Mexico, dove gli Apache, come i loro vicini Navajo, non intendono ritirarsi nelle riserve. Una serie di straordinari capi - Mangas Coloradas, Cochise e Geronimo - dànno del filo da torcere ai soldati del generale Crook. Ma dopo dieci di lotta, gli Apache sono costretti alla resa. "Gli Apache", dirà Cochise, "sono stati un tempo un grande popolo. Ora non ne resta che qualcuno, ed è per questo che desiderano la morte".

Il massacro di Sand Creek, consumato nel Colorado nel novembre del 1864, riaccende le ostilità nelle Pianure: diverse centinaia di miliziani volontari attaccano di sorpresa un accampamento Cheyenne. "Uccideteli, scalpateli, i piccoli come gli adulti! Le larve diventeranno adulti!", ordina il colonnello Chivington. Seicento Cheyenne che erano sotto la protezione dell'esercito sono sterminati in questo modo.

Tra il 1860 e il 1870 si moltiplicano gli incidenti. Il territorio dell'Oregon nell'estremo nord-ovest degli Stati Uniti è invaso in questi anni dai pionieri. I Modoc che lo abitano vedono scomparire la selvaggina che costituiva la loro fonte di alimentazione e cominciano così a cacciare le vacche e a rubare i polli. Durante una scaramuccia fra bianchi e indiani il vecchio capo Modoc resta ucciso. Ben presto raddoppiano gli assalti ai convogli, i sabotaggi alle linee telegrafiche, gli attacchi alla ferrovia transcontinentale.

I bianchi rispondono con spedizioni punitive sempre più spietate. Nel durissimo inverno del 1865 i Cheyenne e gli Arapaho si mettono a tagliare le linee telegrafiche e ad attaccare i fortini isolati. Senza attendere nessun ordine superiore, l'ingegnere topografo capo, Grenville Dodge, raggruppa le proprie forze per rastrellare la valle del Platte. Dopo quindici giorni non c'è più traccia d'indiani nel raggio di 150 chilometri attorno alle vie di comunicazione...
"Ascoltate tutti, Dakota! Quando il grande padre [il presidente degli Stati Uniti] a Washington ci ha mandato il suo capo dei soldati per chiederci un passaggio sui nostri territori di caccia... ci ha detto che desideravano solo attraversare le nostre terre, non per fermarsi, ma per andare alla ricerca dell'oro nel lontano ovest... Ancor prima che le ceneri del consiglio si fossero freddate, il grande padre ha fatto costruire i suoi fortini tra noi... Dakota, io sono per la guerra!". Nuvola Rossa, capo Sioux Oglala.
(Fonte: I Pellerossa - Philippe Jacquin - L'Unità, Universale Electa/Gallimard).

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Dal fiume Hudson al Mediterraneo, morire tra gatti e pesci

Morire sul fiume Hudson e morire nel Mediterraneo non è uguale: la differenza è data, nel primo caso, dal modo di cucinare un gatto sul barbecue (la noia, la stupidità e la superficialità dei ricchi opulenti occidentali fa fare di questi discorsi).

Nel Mediterraneo la morte è data dalla nostra "curiosità" di riconoscere ai pesci quel particolare metodo che permette loro di addentare e ingoiare come prelibate leccornìe le varie tipologie razziali galleggianti senza vita che finiscono nei loro stomaci.

È confortante sapere che nulla va perduto dell'umanità disperata e fuggente: una buona parte di essa ce la ritroviamo nei nostri piatti sotto forma di pesce. Così, chiudendo il cerchio di quella nostra famosa ospitalità mediterranea, a dispetto di leggi politiche e di indifferenze umane odiose, li riceviamo nelle nostre pance, non più come clandestini, ma come cibo in via d'estinzione.

A quelli del fiume Hudson i gatti, a noi i pesci.

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giovedì 20 agosto 2009

Un regno per una favola

C'era una volta un re che invece di trattare gli affari del regno con gli anziani (eh, questi re!) passava la giornata intera a farsi narrare delle favole. Non faceva altro tutto il tempo.

Un giorno bandì un concorso (o un decreto ad personam): chi avesse saputo raccontare una favola che non finisse mai, sarebbe stato fatto re in vece sua e avrebbe avuto in sposa l'ultima sua figlia (con dote e ricchezze, con annessi e connessi). Se però la favola fosse stata interrotta, il narratore sarebbe stato ucciso e decapitato. Prendere o lasciare!

Tale notizia si diffuse rapidamente per tutto il regno e tutti coloro che aspiravano a diventare re e a sposare una così bella principessa (stramiliardaria, non scordiamocelo) si presentarono per tentare la prova.

Il primo raccontò una favola che durò una settimana, poi si fermò. Un altro continuò per tutta una luna, ma anche lui si fermò. Un altro ancora tirò avanti per sei lune, un quarto per un anno intero, ma alla fine tutti si arrestarono ed ebbero la testa tagliata così come da contratto.

Alla fine venne a cimentarsi un sapiente, alto poco più di una spanna, chiamato Berluskong'oro Silvi'olo. Lo informarono della sorte che era toccata a quelli prima, ma lui se la rise come al solito, poi andò dal re e si mise d'accordo per il vitto e l'alloggio (oltre gli annessi e i connessi) e cominciò.

«Sire, una volta c'era un re molto ricco, ma ladro (e dài!). Volendo ancora aumentare le sue ricchezze (cosa che condivido), si fece costruire un granaio vasto e alto come una montagna e a ogni stagione, al tempo del raccolto, mandava i suoi soldati a requisire il mais e il miglio dei contadini (ai quali venivano affibbiati calci come contropartita) per accumularlo nel suo enorme granaio. Passate alcune stagioni quel granaio, alto come una montagna, fu colmo e il re andò a chiudere bene la porta e le finestre. Ma i costruttori di quel granaio avevano lasciato un piccolo forellino sotto il coperchio (perché erano molto saggi).
In quel tempo ci fu un'invasione di cavallette (clandestine) così grande che non si era mai vista prima. La cavalletta guida, vedendo quel forellino in quell'enorme granaio, voleva fare entrare tutte le altre cavallette, ma poiché non ci passavano decisero di entrare una alla volta e di portare via un chicco ciascuna. La prima entrò e uscì con un chicco, un'altra entrò e uscì con un chicco, una terza entrò e uscì con un chicco... (molti pensarono che erano state ammaestrate dai costruttori: ma rimase sempre un mistero».

Dal mattino alla sera, per sei lune, Berluskong'oro Silvi'olo continuò a ripetere la stessa frase.

Dopo sei mesi il re, benché fosse di indole quieta e taciturna, iniziò a dirgli: «Ora penso che quelle cavallette si siano saziate del cibo che riempiva il granaio, ma dopo cosa avvenne?».
«Sire, non posso dirti (ti dò del tu, visto che siamo quasi colleghi) ciò che avvenne senza averti detto ciò che avvenne prima... Una cavalletta entrò e uscì con un chicco, un'altra entrò e uscì con un chicco...».

Dopo altri sei mesi, un giorno che aveva ripetuto quel suo solito ritornello, il re si seccò e disse: «Amico, le tue cavallette mi seccano. Che cosa avvenne quando le cavallette finirono il grano?».
Il saggio Berluskong'oro Silvi'olo rispose: «Chi può saperlo? Le cavallette che sono potute entrare finora sono pochissime in proporzione allo sciame che era arrivato. Abbi pazienza e arriveremo alla fine: una cavalletta entrò e uscì con un chicco, un'altra entrò e uscì con un chicco...». E così via.

Dopo un altro anno che Berluskong'oro continuava così il re perse la tramontana e disse: «Basta! Prenditi il mio regno, prendi mia figlia in sposa, prendi tutti i miei beni, ma non parlare mai più di quelle stramaledette cavallette!».

Così quel saggio Berluskong'oro sposò la figlia del re ed ereditò il regno.
Da allora sono passate centinaia di anni (sic!) e nessuno ha mai chiesto quando finirà questo (eterno e oscuro) racconto.
Lo chiedo io a voi.

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I 150 anni di Napolitano, cioè d'Italia

Signor Presidente, qui cova ci gatta (nel senso che i covi sono pieni di felini infidi)! Per il suo compleanno ho come l'impressione che questi del governo le voglian rifilare un bel tiro mancino! Piangono miseria, questi beghini del governo. Dicono che la crisi in atto non aiuta, è immorale (ma non ne stavamo uscendo?). Veda Lei, Presidente, se con quella bacchetta (magica!?) riesce a metterli in fila per quattro col resto di due e con quel due ci facciamo i fuochi d'artificio. Altrimenti, dia retta a uno che non conta niente: faccia come fecero gli antichi genitori, che ascoltarono i figli ricchi e poi diedero la forza al figlio più povero. Perché, come Lei ben sa, la povertà non ha bisogno di grandi festeggiamenti, ma di ben altro.

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mercoledì 19 agosto 2009

Per i 150 anni dell'Unità d'Italia si prevedono questi divieti programmatici

I preparativi per i 150 anni dell'Unità d'Italia prevedono questi divieti programmatici:

a) Vietato sputare sulla Nazione dove si mangia;
b) Vietato mostrarsi mentre si monta sull'Italia nuda;
c) Vietato interrompere il coito (in qualsiasi posizione) dallo Stivale in su;
d) Vietato riprendere il coito dallo Stivale in giù se prima non si è completato quello del sù;
e) Vietato sostenere una prova d'amore con la Patria prima d'aver compiuto la Buona Azione;
(Voce chioccia: quale buona azione?)
f) Vietato fare promesse agli Italiani durante i preparativi e i festeggiamenti;
g) Vietato parlare di Berlusconi durante il grande coito tra Madame l'Italie e i suoi concittadini: fa salire l'acido.
h) È vietato mandare a vaffanculo gli organizzatori se non si ha la matematica certezza che la causa del crollo del palco dove poggeranno i culi le loro Autorità non sia di loro responsabilità;
i) Vietato assumere personale illegittimo per le cene ufficiali, intime e divertenti;
l) È vietato cantare l'Inno di Mameli in longobardo per gli italiani;
m) È vietato cantare l'Inno di Mameli in italiano (seconda opzione per i padani);
n) È vietato chiedere chi pagherà tutte le spese;
o) È vietato attendersi la mancia dai politici;
p) È vietato pensare con la propria testa; se vi cade la testa prima di pensare è meglio per tutti;
q) È vietato sputare, spernacchiare e pisciare sui ministri;
r) È vietato usare la parola CORNUTO in presenza di tali soggetti;
s) Proibito assumere personale illegittimo per i bagordi post-festeggiamenti;
t) Proibito usare il bagno delle Autorità maschili alle donne di fatica;
u) Proibito usare il bagno delle Autorità femminili agli uomini di fatica;
v) Proibito farla alle spalle delle loro Autorità;
z) Proibito dire che la festa per i 150 sia qualcosa di mostruoso.

Ps.: le pene sono comminate in base al peso di coloro che non osserveranno i succitati divieti.

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Accumulazione

20° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Accumulazione, trasformazione di una parte di plusvalore in capitale.

Accumulazione del capitale. «Affermare che il processo di produzione crea capitale non è che una maniera per dire che ha creato plusvalore».

«Ma non è tutto. Il plusvalore è trasformato in capitale addizionale e si manifesta come creazione di nuovo capitale o di capitale incrementato. Così il capitale ha creato capitale e non si è realizzato solo come capitale. Il processo di accumulazione costituisce esso stesso un momento inerente al processo di produzione capitalista. Esso implica la nuova creazione di lavoratori salariati». (Materiali per l'Economia, 1861-65).

Rosa Luxemburg vede una contraddizione tra gli esempi offerti da Marx al II libro del Capitale, che prevedono una possibilità teoricamente infinita dell'accumulazione e le sue tesi sulle contraddizioni crescenti del capitalismo, che devono causare necessariamente il suo abbattimento. «Lo schema marxista [...] non riesce a spiegarci il processo di accumulazione come avviene nella realtà storica. A che cosa si riferisce tutto ciò? Solo ai princìpi dello schema stesso» (L'accumulazione del capitale, 1913), nel quale sono considerati soltanto i capitalisti e i salariati.

Marx ha semplificato il suo schema per un intento pedagogico. Ora, «per lo sviluppo senza limiti dell'accumulazione, [il capitale] ha bisogno di tesori naturali e di forza-lavoro di ogni regione del mondo» (ibid.): ed è là che si manifesta dapprima l'imperialismo, poi l'impiego della manodopera straniera.

Legge generale dell'accumulazione. «Ma quanto maggiore sarà questo esercito di riserva in rapporto all'esercito operaio attivo, tanto più in massa si consoliderà la sovrappopolazione la cui miseria è in proporzione inversa del tormento del suo lavoro. Quanto maggiore infine lo strato dei Lazzari della classe operaia e l'esercito industriale di riserva, tanto maggiore il pauperismo ufficiale. Questa è la legge assoluta, generale dell'accumulazione capitalistica. Come tutte le altre leggi essa è modificata nel corso della propria attuazione da molteplici circostanze». (Il Capitale, I libro, VII sezione, cap. XXIII).

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martedì 18 agosto 2009

Nemmeno io, ma anch'io!

Berlusconi: «Mai organizzato festini né avuto relazioni con minorenni».

Ma tu guarda che coincidenza: nemmeno io!

Il premier: «Ho partecipato soltanto a cene simpatiche. Mai invitato consapevolmente persone poco serie».

Ma tu pensa: anch'io!

Bene, così stando le cose, pulito come un pulcino neonato, posso ambire ad una luminosa carriera politica. Cerco sponsor.

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Eppure lo sanno tutti che sei un intimo amico di famiglia

Esco da quel posto di massaggi e mi viene incontro il padrone dei legaioli che mi rinfaccia il torto che gli ho fatto: «Ma bravo, Berlusconide (nome di un personaggio immaginario di Aristofane, nella commedia degli Uccelli)! Trovi mio figlio che esce dalla palestra dopo il bagno, e non gli rivolgi la parola, non lo baci, non lo abbracci, non gli tocchi le palle... Eppure lo sanno tutti che sei un intimo amico di famiglia!».

«Questo pazzo scatenato, per far guadagnare uno 0.2% alla Lega, rischia di far perdere il 2% a tutta la coalizione! Ma lo amo di amore fraterno: ci andrò e gli strizzerò le palle a dovere».

«I due — dicono i fedelissimi di Berlusconide — han­no un rapporto solidissimo, e Berlusconide si fida del Senatur anche più di molti dei suoi... Non si limiterà a strizzargli le palle, no, siatene certi, lo castrerà e poi appenderà le palle all'albero di Natale di quest'anno, proprio a sottolineare la sacralità di questa loro amicizia».

Ci piace inoltre citare la sentita critica di Sandrocchia Bondi sulle sparate di Bossi: "Mi chiedo piuttosto e desidererei chiedere agli amici della Lega - aggiunge Bondi - che rapporto vi sia tra i programmi di modernizzazione del Paese, che la Lega giustamente pone al centro della propria azione politica, e che costituiscono il nucleo fondamentale del programma di governo, e le ripetute dichiarazioni propagandistiche, ad uso dei militanti della Lega ma non solo, che indeboliscono e offuscano - sottolinea - un serio programma di cambiamento economico, sociale e istituzionale che tutte le forze politiche dell'attuale maggioranza sono impegnate a sostenere. Vergogna, vergognatevi, gli Italiani vi guardano, ci guardano. Questi Italiani che ci portiamo appresso verso i più fulgidi traguardi, non sono zavorra, non possono essere offesi perché i vostri conoscono tutte le parole del 'Va pensiero' e i nostri, a malapena, solo i primi tre versi dei 'Fratelli d'Italia'. Così non facciamo gli interessi di tutti e non è giusto offenderli. Vergogna, dovete provare vergogna. E se non la provate, mi vergognerò io per voi.. ".

(A parte: "Ehi capo, con questa mia tirata abbiamo recuperato quel 2% che abbiamo perso per strada!").

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Solo nasi tagliati eh? A noi ci fanno di peggio e manco parliamo!

In Afghanistan, dove si vota il 20 agosto, le nuove minacce dei talebani promettono di tagliare dita, naso e orecchie agli elettori che andranno ai seggi. Ma quelli hanno un motivo semplice e serio, al di là delle "superiori ragioni dei democratici d'occidente": ripristinare il loro potere politico legittimato dal voto di base.

Nelle nostre campagne elettorali i politici promettono, invece, aumenti, incrementi, avanzamenti, possedimenti, assorbimenti, detassazioni, archiviazioni, condoni per noi bianchi, e per gli stranieri, i duri della lega promettono frustate, legnate, cancellate, centri di espulsioni.

Poi, dopo, a freddo, arrivano i primi, i secondi e i terzi tagli che avevano omesso di promettere.
Il pentimento di quelli che li avevano votati arriva tardivo, ma per lo meno non hanno perso i nasi, le orecchie e le dita. Magari si perde la vita sui posti di lavoro; oppure abbiamo allargato un po' di più il buco anale per le loro operazioni di salvezza: è vero, noi democratici liberi siamo mille volte più fortunati degli afghani, accidenti a voi!

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domenica 16 agosto 2009

La bozza portatile di Calderollo

L’anno scorso la bozza del federalismo.
Quest’anno la bozza di legge sui dialetti.
Stamane, l’uomo delle bozze ha finalmente realizzato il suo desiderio: esibirne una portatile.

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Utilizzo del buco

Gli italiani e il buco
Un buco nella parete
Nella scarpa
Il buco della serratura
Della chiave
Un buco nella calza
Il formaggio con i buchi
La banda del buco
La banca col buco
Buco nero
Frugare in ogni buco
Non cavare un ragno dal buco
Una mela bacata a causa del buco del verme
Fare un buco nell’acqua
La mia casa è un vero e proprio buco
Il buco dell’ozono
Vivere nel proprio buco
Ho un buco di un’ora: facciamoci una, due o tre sveltine
Un buco da 100 milioni di €
Mi sono fatto un buco
Il buco del culo
Quel buco del lago di Como
Un buco qua e là fa sostanza
Trovare il pelo nel buco
Una strada piena piena di buche
Un buco ha squarciato il mistero
C’è un buco nelle menzogne di Berlusconi
C’è un buco nel bagno
C'è in atto un buco criminoso
Il male del buco
Il buco oltre la siepe
Un buco di latta
Che cazzo di buco è mai questo?
Guardare il mondo dal buco
Il buco senza fondo della sinistra radicale
C’è un altro buco nelle menzogne di Berlusconi
L’osso buco
Il buco che dorme
Il buco coperto
Il buco scoperto
Un buco è un buco
Il buco nell'era berlusconiana
Il buco sul tetto che scotta
Un passato senza buchi
Un presente pieno di buchi
Un futuro inesorabilmente bucato
C’è ancora un altro buco nelle menzogne di Berlusconi
Tra i due gruppi dei ciclisti s’è formato un buco
Un dollaro bucato
Il primo buco non si scorda mai
Il secondo lascia il segno
Il terzo ti accompagna in buca
Ho fatto buca
Buchi a fondo perduto
La bandiera italiana col buco
Il buco italiano visto dagli stranieri
Il buco italiano vissuto dagli immigrati
Le ronde col buco
Del buco
Ti faccio un buco nel cervello
Nel cuore
Il bucato col buco
Un dente col buco
Il vicolo del buco
Ho un buco intimo
S'è aperto un buco tra la destra e l'opposizione
Il buco non ha anima
Quando il buco fa sognare
Che buco è?
Quale buco proporre?
Un buco qualsiasi
Questo governo fa buchi da tutte le parti
Ha buchi da tutte le parti
Scoperto il penultimo buco nelle menzogne di Berlusconi.

Qualche buco ancora da aggiungere?

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sabato 15 agosto 2009

Dedicato alle sinistre: il padrone della locomotiva

Una volta il fuoco volle discutere con l’acqua, e disse: «La locomotiva è mia». L’acqua invece pretendeva il contrario. Discussero finché dissero: «Chiamiamo un arbitro che finalmente ci dica chi è il padrone della macchina». E così furono d’accordo.

Chiamarono il macchinista manovratore, e gli dissero: «Siccome tu guidi la macchina, dicci chi ne è il vero padrone: tu lo sai».
«Preparatevi: domani darò la sentenza».

Prima dell’alba il macchinista andò dall’acqua e le disse: «La macchina è tua». Poi andò dal fuoco e gli disse: «Non preoccuparti: la macchina è tua».

Allo spuntar del giorno andò a dir a loro: «Trovatevi dove vi ho detto: la questione si deciderà». Essi acconsentirono. Il macchinista mise una lastra di ferro tra l’uno e l’altra, di modo che l’uno non potesse vedere l’altra. Così il macchinista continua a ricevere vantaggio da tutti e due, che non sanno che la furbizia è meglio dell’ardire (proverbio).

Dedicato ai compagni della sinistra che ardiscono benissimo con grande coraggio (nella divisione) ma senza esser furbi.

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venerdì 14 agosto 2009

Vivere senza notizie si può?

Senza cibo, senza acqua, senza tetto, senza affetti. Non si può vivere senza queste cose. Senza religione. Neanche. Perfino l’ateo ha bisogno di credere in qualcosa. Ciò di cui si ha bisogno è la sensazione, la visibilità e la percezione del sé. In assenza di queste cose si crede di vivere fino a che non si vive più.

“Se quasi tutti i giornali del mondo dovessero cessare le pubblicazioni, il mondo non perderebbe nulla. Probabilmente tirerebbe un sospiro di sollievo. I giornali, in genere, non propongono fatti, ma invenzioni”. (Questa è stata una constatazione di Gandhi dopo essere stato intervistato e pubblicato sul Messenger of America). Si riferiva ad alcune distorsioni menzognere che riguardavano le sue opinioni sulla Teosofia (la sapienza divina a cui l’uomo può accedere solo attraverso l’esperienza mistica).

Un mondo senza giornali sarebbe un mondo senza più guerre, violenze, morti. Senza più dittature, torture, stupri. Non sapremmo del mondo inquinato e delle balene in via d’estinzione. Senza le notizie dei giornali non esisterebbero più l’Inter, la Juve e Lippi. Non più rombi di bolidi, lo sfrigolio degli incendi dolosi, i record mondiali. Senza i giornali non sapremmo quanti operai muoiono ogni giorno sul lavoro; quanti incidenti stradali; quante volte prega il Papa in un anno. Senza le notizie non sapremmo che fine ha fatto la virilità di Clooney, o le perfomances di Berlusconi. Soprattutto non esisterebbe Berlusconi. Esisterebbe altrove, ma non sulla carta. Non nei nostri incubi o desideri.

Non sapremmo di come “Israele abbia violato il diritto umanitario internazionale, soprattutto per aver considerato i civili come un obiettivo da colpire e per aver danneggiato o distrutto luoghi religiosi o di culto”. O di come “Hamas a Gaza usò scudi umani”.

In buona sostanza, finalmente, ci sentiremmo tutti (o quasi) meno manipolati.
Esisterebbero tutte, e ancore altre, le cose succitate, ma noi non lo sapremmo. Vivremmo senza ansie, depressioni e angosce; non ci preoccuperemmo dei suini e dei razzisti, della sicurezza e delle Mafie; vivere senza gossip e senza politica, senza sport e senza sesso, tutto però in forma cartacea. E saremmo esseri umani felici con più nessuna possibilità di provare indignazione.

Meno male che esistono i giornalisti. Ancora meglio: che esistono le notizie. Con le notizie si respira, si campa, si bestemmia, ci s’incazza, si manda a fanculo, si pensa al giorno dopo. Si fa opinione. Ci s'incarta la spazzatura o ci si fa la cartapesta.

Soprattutto ritorneremmo a riflettere sulle considerazioni di Gandhi. Forse.

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I bianchi che diffondevano il vaiolo tra gli indiani

La terribile arma delle epidemie usata dagli esploratori e dai conquistatori bianchi europei contro gli indiani d'America, verso la ricerca spasmodica delle incredibili ricchezze di cui si raccontava: "Certaines îles et pays où l'on dit qu'il se doit trouver grande quantité d'or et autres riches choses".

Nel 1539 gli indiani della Florida assistono allo sbarco degli spagnoli. Hernando de Soto vaga nel sud-est per tre anni con un centinaio di uomini. Esperienza, per gli indiani, di sinistra memoria: agli scontri si aggiunge il vaiolo, una malattia portata dagli spagnoli contro la quale gli indiani non hanno difese naturali. Anche sulla costa nord-orientale, dove i contatti sono più rari, ben presto le epidemie fanno stragi terribili, costringendo gli abitanti ad abbandonare i loro territori.

Così, nel 1534, gli irochesi sono contagiati da Jacques Cartier durante la sua permanenza a Hochelaga, sul San Lorenzo. Se le cure della medicina indiana risultano inefficaci contro il "male dei bianchi", in compenso i marinai colpiti dallo scorbuto si salvano da morte certa bevendo - su consiglio degli indiani - l'infuso di cedro bianco.

Jacques Cartier era considerato dagli abitanti di Hochelaga un vero e proprio mago: gli presentarono il loro capo malato perché gli donasse "guarigione e salute". Cartier non osò sottrarsi, e massaggiò il vegliardo, che gli pose poi in testa la propria acconciatura.

(Fonte: I Pellerossa - Philippe Jacquin - L'Unità, Universale Electa/Gallimard).

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giovedì 13 agosto 2009

E venne il Buddha al mondo

La regina Māyā-Devī dà alla luce il principe Siddharta.

La nascita di Siddharta Gautama.
«Una volta la regina, presa da irresistibile vaghezza si recò, in compagnia delle donne del gineceo e col permesso del re, nel parco di Lumbini. Mentre in piedi stava appoggiata ad un ramo che pendeva sotto il carico di fiori, il Bodhisattva, fendendo d'un tratto l'alvo di lei, venne alla luce. Benigna era la costellazione Pusya quando dal fianco della regina, santificata dai riti, nacque per la salvezza del mondo un figlio, senza che ella avesse per nulla a soffrire e ad ammalarsi».
E venne il Buddha al mondo.

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Una slenguata padana che ricacci indietro le brutte radici della lingua italiana

"A Cgil siopara contro el nord". L'apertura non inganni: non si tratta di un nuovo giornale in veneto, ma del titolo a tutta pagina del quotidiano della Lega in dialetto - anzi, in lingua - veneta. Per la cronaca, in italiano, il titolo è: "La Cgil sciopera contro il nord". Una notizia strabiliante che fa cagare!

Nel prossimo numero una slenguata d’altri tempi. Eccovi un anticipo.
“Se nol xè vegnuo adesso, vegnerà doman. Seramo la porta; nol spetamo pì”, riferito al Calderollo che rientra sempre a notte fonda a casa sua.
“Costui, se tornarà, non trovandomi, non avrà meggio molestarmi per questa sera”, è il senatur che parla, riferendosi a Calderollo.
“Paserà pur la note e vegnerà doman...!”, è il Castelli-pensiero, preoccupato che l’indoman si ripresenterà Calderollo.
“Robè, disìf che ora è?”, è il senatur che chiede a Smaroni.
“A’l po’ esser vintadò o lì apress”, risponde ser Smaroni.
“El xè sonao tre ore e costù no vien!”, rincara il senatur.
“Nol vegnerà pì. L’è andàa a trovar Giulio”, intercala il Castelli-pensiero.
“Ah, diavol d’un Calderollo, como l’altro zorno che m’è turnat imbriago e gravido de numeri ”, tuona il senatur.
Pausa.
“Che ora xè adesso?”, bofonchia il senatur.
“Do, sonae”, interviene il Castelli-pensiero.
“Cussì tardi?”, risponde ser Smaroni.
“Voio che doman tutti parleno venexian”, sospira saggiamente il senatur.
“Cussì presto?”, s’intromette il Castelli-pensiero.
“No sastu zò che se dise? Chi ha tempo, non speta tempo: tardi o presto, il Calderollo torna. Che credistu, che ‘l voia tegnir solo par mi la slenguata veneta. Mi non voio altro da li padani, ca saver se ‘l me vogion ben. E poi ordenarò zò che il Calderollo l’averà da far par todos los hombres padanos: que todos padanos hablan español”.
(Da “La Venexiana”, di ignoto veneto del Cinquecento, riveduta e ricomposta da mi).

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mercoledì 12 agosto 2009

Ammuccia ammuccia, ca' tuttu pari

Nascondi pure quel che vuoi, prima o poi tutto verrà ugualmente alla luce.

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Quei cervelloni della Lega hanno una loro fabbrica

In questa fabbrica delle idee instancabilmente pensano e gli dànno giù come Stakhanov nel pieno furore della sua attività patriottica: gabbie salariali, bandiere, inni, dialetti, ronde, patrie padane, fiumi Po, aritmetiche senza più opinioni, sottotitoli in italiano (ma per la nazione padana sarà difficile usarli, visto che manca di una lingua nazionale padana che unisca i suoi stessi abitanti) per fiction in dialetto, eccetera.

La fabbrica delle idee amminchionate è l’anima e il sangue della Lega. I fabbricatori di tali idee sono sempre chiusi in questa, immaginiamola, stanza quasi oscura, spoglia, senza quadri, senza finestre, senza acqua, senza colori a sforzarsi di produrre le minchionerie più incredibili, cose, tra l’altro, assolutamente non necessarie e vitali se non per chi le commissiona, cose che non servono alla crescita di nessuna coscienza umana. Un bel quadretto di fantapolitica, qualcuno direbbe. E figurarsi se è vero. Magari a produrre queste idee in salsa padana può essere il Bossi stesso, o il Calderoli, anche qualche eminenza grigia, guai a non averne di questi grigi: ogni piccolo potere partitico che si rispetti ne deve almeno avere uno. Alzarsi una mattina qualsiasi e mentre la fai ti viene l’idea del cesso anticlandestini; o della lavatrice antirom; o dell’aspiratore anti badanti. Sono colpi geniali.

Cervello leghista: la massa più voluminosa è contenuta nei cervelli dei gran capi, dal senatur all’ultimo dei sindaci di trincea, è l’organo che presiede alle loro facoltà di pensare, ideare, architettare, improvvisare, inscenare, provocare, adulare, bofonchiare, minacciare, ricattare, mugugnare...

Dicesi di cervello leghista quando ci si riferisce (e si aderisce) a quello della xenofobia e dell’anticultura umanitaria.

Noi, cittadini semplici di questo paese senza verità, come dice Saviano, e senza identità come dice il pecoraio della mia zona che conosco come persona di coscienza e saggezza, vorremmo assistere ad un’altra fuga epocale di cervelli, in massa però, dalla Padania alla Terra del Fuoco.

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martedì 11 agosto 2009

Il nano-puffo che preferisco

Come lo vedremo a settembre dopo la riforma penale.

Berlusconi preme, riforma penale vicina: "A settembre porteremo a termine la riforma del processo penale".
E ha aggiunto: "Ho fatto una serie di riflessioni sulle persecuzioni che la Giustizia mi ha inflitto in tutti questi anni. A ciascuno il suo, quindi!".

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lunedì 10 agosto 2009

L'unica gabbia salariale che riconosco è questa

Berlusconi: "Giusto entrare nella gabbia con Umbertino. Ai critici rispondo che non capiscono il senso profondo della mia scelta di assecondare Bossi. E non è vero ciò che ha detto ieri sera il senatur che in questa gabbia salariale mi ci ha trascinato lui: sono io che ci sono liberamente entrato. Noi siamo soliti spendere gli spiccioli del nostro tempo libero mostrando agli altri la strada: il fatto che stiamo qui dentro significa una sola cosa e cioè che non c'è d'aver paura delle gabbie, esse sono fatte per determinare crudelmente le differenze reali della ricchezza di ognuno, ma anche per giocarci o per sfondarle (e chi ha la forza per farlo, lo faccia, eh eh eh!). Per noi, del resto, Terronia e Polentonia, politicamente parlando, sono la stessa identica cosa: ma non possiamo dirlo al professore del nord che giù c'è più povertà, tantomeno al quello del sud, che al nord c'è più ricchezza: tutti facciamo finta di non saperlo mentre sappiamo di fingere. Che se la cosa si diffonde quei due potrebbe decidere di scambiarsi le esperienze e di trasferirsi tutt'e due al nord o al sud. E finirebbero per guardarsi dentro le loro coscienze per scoprire poi che solo quella nostra è chiusa. E chi li separerà più? Nemmeno Smaroni ce la farebbe".

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domenica 9 agosto 2009

In quanti modi si può dire: vattene!

Queste sere d'estate, se avete veramente voglia d'imparare qualcosa di diverso senza annoiarvi, giocate a questo gioco. Chi sbaglia, ricomincia daccapo. Chi vince, resta e ricomincia. Se qualcuno se ne va, non fermatelo: può essere rischioso. Unica regola: provate a dirlo in svariati modi, ma essenzialmente siate convinti! E provate anche a riderci su, se ciò vi rende felici!

In quanti modi si può dire:
Silvio, vattene!

Albanese: Silvio, vazhdo
Arabo: سيلفيو اذهب
Bulgaro: Силвио, отидете
Catalano: Silvio, vagi
Ceco: Silvio, jděte
Cinese semplificato: 西尔维奥,去
Cinese tradizionale: 西爾維奧,去
Coreano: 실비오 가자
Croato: Silvio, idi
Danese: Silvio, skal du gå
Ebraico: Silvio, עבור
Estone: Silvio, mine
Finlandese: Silvio, mene
Francese: Silvio, rendez-vous
Galician: Silvio, vaia
Giapponese: シルビオ、行く
Greco: Silvio, πηγαίνετε
Indonesiano: Silvio, lanjut
Inglese: Silvio, go!
Lettone: Silvio, atveriet
Lituano: Silvija, pereikite
Norvegese: Silvio, går
Olandese: Silvio, ga
Polacco: Silvio, przejdź
Portoghese: Silvio, vá
Rumeno: Silvio, du-te
Russo: Сильвио, перейдите
Serbo: Силвио, иди
Slovacco: Silvio, choďte
Sloveno: Silvio, pojdi
Spagnolo: Silvio, vaya
Svedese: Silvio, gå
Tagalog: Silvio, pumunta
Thailandese: Silvio ไป
Tedesco: Silvio, gehen Sie
Turco: Silvio, git
Ucraino: Сільвіо, перейдіть
Vietnamita: Silvio, đi
Siculo: Silviu, vatìnni.

Ognuno può scegliersi la lingua che suona meglio o la più simpatica. O usare il proprio dialetto. Buon divertimento.

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Le 10 domande: ti prego, rispondi, e rispondi, ti prego, ti supplico, basta, mo’ m’incacchio

Chi è più testardo dei due? La Repubblica che continua a propinargli quotidianamente le fatidiche e (ormai) superate 10 domande, o Colui che tutto puote e nulla risponde? Anzi, che minacchia fulmini e saette contro le invasioni di campo dei giornalisti quasi indipendenti.

Mo’ rispondo io - che sono il poeta di corte - a li quesiti della Repubblica visto che Colui che li snobba mi ha dato il permesso, m’ha detto: “Vedi di rispondere tu a costoro, Sandrocchia mia, se ti riesce la cosa mi sdebiterò come si conviene tra galantuomini di potere, sperando che la smettano di spargermi contro fiumi d’inchiostro avvelenato senza risultati. Tanto è penna sprecata”.

Le risposte del Capo per la mia modesta, interposta, persona:
1 Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo di incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?
Risposta: L’ho conosciuta in Chiesa dov’ero di passaggio perché dovevo confessarmi. La bimba stava per essere immersa nel fonte battesimale. Piangeva tanto che ha attratta la mia attenzione di padre. Da quel momento l’ho incontrata tutte le volte che è stata battezzata. Frequento solo neonate che sono in procinto di battesimo.

2 Qual è la ragione che l’ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi?
Risposta: Che non posso più fidarmi di nessuno. Mi scrivono le cose da dire: quattro testi diversi scritti da quattro teste diverse e con l’aggravante che si sono mischiati pure i testi... queste testedicà!

3 Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze che la chiamano “papi”?
Risposta: Canditi, non candidature, cribbio. Cioccolatini, non promesse, cribbiolone. Il solito refuso tipografico. State molto attenti quando andate in stampa: conferme ci vogliono, non supposizioni per sentito dire. Confermo, quindi, d’aver ricompensato le neonate, perché di questo stiamo parlando, con canditi e cioccolatini. Papi? Se lei cerca nel dizionario, alla voce papi, vedrà che non c'è. Quindi chi avrebbero chiamato?

4 Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine le “squillo” secondo le indagini, condotte nelle sue residenze. Sapeva fossero prostitute.
Risposta: Sapevo di essermi intrattenuto la notte del 4 e altre successive con una prostata, non prostituta. Il solito refuso. Confermo quindi di sapere che stavo combattendo con una prostata. La mia! E non quella di altri.

5 È capitato che “voli di Stato”, senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?
Risposta: Senza la mia presenza a bordo non è del tutto esatto. Io sono sempre presente. Io so anche quando non so. Sento anche se non sento. Volo pure senza ali, cioè, spiritualmente è il mio spirito che aleggia nei luoghi dove sto volando. Sono onnipresente, onnisciente, onniqualmente, sono l’Unto.

6 Può dirsi certo che le sue frequentazioni non abbiano compromesso gli affari di Stato? Può rassicurare il Paese che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto?
Risposta: Nessuno è in grado di compromettere i miei affari, e questo lo so perché i miei affari di Stato sono solo miei. Posso, anzi, dichiaro che il Paese può dormire tra due guanciali e che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano niente che non possa non essere minacchiato! E vorrei proprio vedere?

7 Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?
Risposta: Cioè, mi scusi, non capisco la domanda. Lei vorrebbe forse vietarmi di partecipare al Family Day solo perché sono cliente della mia prostata?

8 Lei ritiene di potersi ancora candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene di poter adempiere alla funzione di presidente del Consiglio?
Risposta: Ancora? Continuo a non capire. Le rispondo così allora: qualcuno sa parlarmi della prostata di Napolitano? È forse più grossa della mia? Ma lei se lo ricorda Fanfani, il piccoletto. Non aveva forse adempiuto alle funzioni? Sappi che a condurre le grandi Nazioni ci vogliono grosse prostate. E io, modestamente...

9 Lei ha parlato di un “progetto eversivo” che la minaccia. Può garantire di non aver usato né di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati, giornalisti?
Risposta: Ma quale minacchia mi ha minacchiato? Io le garantisco che l’unica minacchia che ho ricevuta è stata quella da parte di Padre Pio, che mi ha fatto sapere dall’Oltretevere, che è meglio che gli stia lontano. Testimoni, magistrati e giornalisti, sono cognomi di persone che non conosco. Cosa fanno questi?

10 Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?
Risposta: Finalmente una domanda intelligente. Come volete che stia? Chiedete a un prostatologo come può stare uno con una prostata così.

Ahò, ora vediamo se questi della Repubblica continuano a romperci li maroni con quelle 10 domande?
Ma vi prego, vi supplico, fategliene una sola, che le comprenda tutte!

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sabato 8 agosto 2009

La battaglia di Little Big Horn

Il 25 luglio 1876 una spessa nebbia ricopre la valle: vi si trovano dai tre ai quattromila guerrieri Sioux e Cheyenne agli ordini di Cavallo Pazzo e Toro Seduto. Custer, certo della vittoria, divide le proprie truppe. A mezzogiorno ordina al capitano Benteen di esplorare il sud della valle, incarica il maggiore Reno di procedere lungo il fiume e di sorprendere gli indiani da sud (tratteggio blu).

Alle 15, Reno sta combattendo con i Sioux; costretto ad arretrare, un'ora dopo si ritira verso i costoni rocciosi dove incontra Benteen. Nel frattempo Custer tenta di attraversare il fiume: di fronte all'attacco indiano raggiunge i costoni; alle 15,45 i suoi soldati sono accerchiati dai guerrieri di Cavallo Pazzo (tratteggio rosso); alle 16,30 il silenzio regna sul campo di battaglia.

Gli indiani avevano annientato cinque squadroni del Settimo reggimento di cavalleria, circa 285 soldati compreso Custer. Questa vittoria indiana scuote l'opinione pubblica: una manciata di indiani osa resistere all'esercito degli Stati Uniti! Custer diviene un martire della lotta per il progresso.

Il governo chiede allo Stato maggiore che l'affronto sia vendicato: il generale Crook, con molte migliaia di uomini bene armati, dà senza pietà la caccia agli indiani. Toro Seduto si rifugia in Canada: verrà assassinato insieme al figlio; Cavallo Pazzo viene assassinato in una riserva.

La disfatta di Little Big Horn in un dipinto di E. Paxson.

Ambizioso, vanitoso, Georges A. Custer diventa generale a 23 anni nel 1865, durante la Guerra Civile. Con la pace, non avendo altro desiderio che quello di far parlare di sé, pensa di ottenere facili allori nelle guerre indiane. Nel 1868 fa massacrare tutti gli abitanti di un villaggio Cheyenne. Gli indiani lo odiano per la sua fama di capo spietato.

(Fonte: I Pellerossa - Philippe Jacquin - L'Unità, Universale Electa/Gallimard).

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Gruppo di Preghiera estivo per don Sylvius perché resti con noi per altri 100 anni

Per don Sylvius Berluskon in Terra, che il signore gli dia forza e costanza nei suoi intenti per la protezione civile degli italiani.

Per don Sylvius Berluskon in Cielo, che ogni settimana ci arricchisce con i suoi insegnamenti e le omelie.

Per don Sylvius Berluskon in Acqua, affinché il Signore gli doni la salute e la forza di camminarci sopra e di continuare la sua opera di pescatore di consensi tra gli italiani più ostili.

Per don Sylvius Berluskon in Elicottero, affinché possa compiere la sua missione dall’alto servizio che il Signore lo ha destinato.

Per don Sylvius Berluskon in Cantina, affinché il vin santo gli dia vigore e temperanza di fede e VERITÀ da diffondere tra gli italiani.

Per don Sylvius Berluskon in Letto, che ogni sera, inforcati gli occhiali, legga con il massimo discernimento il Breviario delle iniquità dell’opposizione.

Per don Sylvius Berluskon in Ronda, perché sostenga sempre con molti soldati l’opera di bonifica razziale di suo fratello don Smaroni.

Per don Sylvius Berluskon in Villa, che si liberi dai cacciatori di orribili nudi maschili e che lasci sempre alla vista le nudità dell’anima innocente.

Per don Sylvius Berluskon in Messegué, che possa rinvigorirsi e tornare tra noi senza quegli odiosissimi torcicolli e senza nodi al pene.

Per don Sylvius Berluskon in Abruzzo, che il Signore gli dia la grazia di non fare incazzare irreversibilmente i terremotati.

Per don Sylvius Berluskon in Abruzzo, che il Signore lo allontani dagli abruzzesi non appena appurata l’irreversibile incazzatura.

Per don Sylvius Berluskon in Tra di Noi, che possiamo aiutarlo a liberarsi dai problemi di dipendenza sessuale, condividendo con lui le innaturali fatiche.

Per don Sylvius Berluskon in Montagna, perché il Signore lo possa illuminare a giorno.

Per don Sylvius Berluskon in Mare, perché il Signore lo possa abbronzare come Obama.

Per don Sylvius Berluskon in Italia e in ogni luogo, perché il Signore lo contenga con noi per altri 100 anni.

Che la Forza sia con Lui.

Ps.: perché sia efficace questa nostra preghiera occorre seguire questa procedura: da recitarsi alle 5.30, alle 12.30 e alle 21.30 di ogni giorno per tutto il periodo delle ferie, dovunque voi siate. Gli incontri di preghiera sono assolutamente gratuiti e alla luce del sole - nel senso che se il sole picchia a mezzogiorno è segno che ci sta ustionando - Possono partecipare tutti, anche gli atei e i sordi. Alla fine di ogni preghiera passeranno gli scaccini per spegnere le torce umane. Per tutti coloro che avranno partecipato ad almeno due preghiere su tre quotidiane, il Gruppo di Preghiera pagherà il viaggio di andata e ritorno nei luoghi che sono stati calpestati dalla sacra bandana.

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venerdì 7 agosto 2009

Ma Antono Masia ne è al corrente?

Un eroe, senza tema di smentita, che «negli esercizi pubblici e privati e nelle azioni di guerra politica è infaticabile, come pure negli assalti al cazzo bianco su qualsivoglia femmina; dispone e rivede il tutto, con o senza escort di scorta, e fra i colpi di nemici pieni furore e di odio nei suoi confronti, fra la tempesta di testate al ventre e colpi di moschetto al mento e sputi in un occhio, fra il crepitio di basse e volgari insinuazioni che farebbero male al semplice omuncolo della strada Egli va impettito con quella sicurezza e sprezzo del pericolo, che altri omuncoli della strada non avrebbero nel passeggiare, paurosi, per un semplice giardino nascosti dietro la loro stessa timorosa ombra».
Questo è il profilo per antonomasia dell’uomo solo al comando di una nave alla deriva.
Il problema è: ma Antono Masia ne è al corrente?

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Smaroni-pensiero: caporonda, rondoni e rondinelle

Lo Smaroni-pensiero: «Si assumono rondatori dai 25 a 18 anni, con l’eccezione del caporonda, che sarei io!».

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giovedì 6 agosto 2009

Il nostro cavaliere di bandana ci ha proprio tampinati

La vecchiaia s'è prodotta, la senilità è calata,
il deperimento è venuto, la debolezza s'è rinnovata.
Sta coricato ogni giorno colui ch'è tornato bambino:
gli occhi son deboli, sorde le orecchie,
la forza deperisce essendo stanco il cuore;
la bocca è silenziosa e non parla,
il cuore assente e non ricorda ciò che è stato ieri,
le ossa dolgono per la lunghezza [dell'età].
Quel ch'era buono è diventato cattivo,
ogni gusto se n'è andato...
L'Insegnamento di Ptahhotep, un visir della V dinastia dell'Antico Regno egizio, ben si addice a chi sta facendo passi da gigante verso una precoce vecchiaia, dopo un'allegra stagione di inni e serenate alla chitarra.

Una pietra miliare significativa è stata la presenza nel suolo italiano del nostro cavaliere di bandana in questi ultimi tre lustri. Ora, verso il tramonto, non possiamo far altro che pregarlo di far presto: il tempo del dolore sociale stringe e ci assilla dappresso, il paese gira storto come storto nasce il vaso ad un vasaio inesperto, nessuna funzione nuova corregge l'altra, e spunteranno le centrali nucleari come spunta l'herpes urticante, operai stanno in cima pronti a fare il grande balzo, qualche idiota pensa: questi non resisteranno ancora per una settimana. Si sono fatti figli e figliastri in questa Italia demente. Sfortunato colui al quale rimarrà ricordo di questi tempi indolenti e d'ignoranza perché di lui sarà il regno delle lunghe assenze morali (per mancanza di padri: Battiato docet).

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Finalmente a ciascuno il suo inno regionale

Tricolore e inno sono i simboli dell'unità nazionale. Ma per la Lega Nord non sono sufficienti: occorrono bandiere e inni regionali.

Qui si voleva bruciare il tricolore (una goliardata senile già perdonata e dimenticata):



Qui, invece, una proposta seria di inno regionale padano:


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mercoledì 5 agosto 2009

L'ideologia unica della classe dei rottamatori

L'ideologia unica della classe dei rottamatori sintetizzata in questo fluido pensiero:
«La nostra missione è di proteggere il nostro tipo di società dai lavoratori socialmente pericolosi: ora cosa c'è più pericoloso di un lavoratore che minaccia di suicidarsi se non si fa come dice lui? Voi siete i nemici giurati di ogni rottamatore. Bisogna rendervi inoffensivi! Sterilizzarvi! Eliminarvi! La polizia dovrebbe consegnarvi senza indugio al dipartimento salute mentale, invece di starsene a difendervi con fare molto umanitario».

Aspettiamo risposte da Berlusconi.

I quattro operai hanno lanciato anche un messaggio al proprietario della Innse, l'imprenditore Silvano Genta, detto il "Rottamatore": «Queste macchine non usciranno di qua, le proposte a lui le abbiamo fatte subito dopo i licenziamenti».

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martedì 4 agosto 2009

Qui L'Aquila: come volete che si stia...

Con qualche giorno di ritardo, ma divulgo anch'io l'email ricevuta da un amico blogger.

Laura Tarantino, Università dell'Aquila
«Come volete che si stia qui... ma lo sappiamo solo noi

La gente mi chiede come sto. Come volete che stia? DI MERDA. Stiamo tutti di merda, 70.000 persone stanno di merda. Senza casa, senza la città, senza tessuto sociale, senza gli uffici. Molti di noi non rientreranno nella loro casa se non tra molti anni (me compresa), molti di noi non ci rientreranno più, perchè la casa la hanno già perduta, o perchè gliela stanno per abbattere. Tutti non rivedremo la città ricostruita prima di 7/8 anni, almeno. Le persone anziane rischiano di non riverderla mai più.

(Tra parentesi: non viene neanche data comunicazione ai proprietari che le case vengono abbattute, ci si aspetta che siano loro ad informarsi. Che so, una cosa tipo: "scusi, che per caso state per abbattermi la casa? ah no? allora che faccio, ripasso tra qualche giorno e magari me lo dite?")

E intanto che facciamo? Chi può lavora, lavora 100 volte più di prima, lavora in condizioni disastrate e disperate. Anche perchè tutti gli spazi agibili in città sono stati occupati dalla Protezione Civile, obbligando altri operatori cruciali per la ripresa della città, come l'Università ad esempio, ad andare altrove. Una Protezione Civile che, con le parole del rettore Di Orio «ha una visione dell’occupazione degli spazi inquietante», parole su cui non posso essere più d'accordo (http://www.corriereuniv.it/ 2009/06/laquila-il-rettore- chiede-spazie-attacca- bertolaso-pigliatutto/ , o anche http://www.campus.rieti.it/jw/ news/attualita/644-laquila-di- orio-attacco-frontale-a- bertolaso-linquietante- occupazione-di-spazir.html).

Non tutti però riescono a lavorare, neanche in condizioni disastrate. E' il caso dei dipendenti della Transcom, 360 persone poste in mobilità. La direzione generale spiega di non essere più in grado di pagare gli stipendi perché non più competitiva anche a causa del terremoto del 6 aprile, che ha reso inagibile la sua sede.

E' il caso dei idipendenti della Technolabs - uno dei più importanti Centri di Ricerca e Sviluppo del centro-sud Italia a capitale esclusivamente italiano - 100 (su 160) dei quali hanno solo la prospettiva di 13 settimane di cassa integrazione a partire dall'inizio di agosto.

A fronte di questa drammatica situazione, qual'è la risposta del governo per rilanciare l'economia? Ad esempio quella di richiedere ai residenti del 49 comuni del "cratere", a partire da gennaio 2010, la restituzione dell'IRPEF non versata a seguito del terremoto, da effettuarsi al 100% in 24 rate. Per darvi un parametro di confronto, nei paesi colpiti dal terremoto del'Umbria, l'Irpef non venne versata per 24 mesi, e viene resituita ADESSO, dopo dieci anni e più, al 40% e in 120 rate (situazione analoga si verificò per gli alluvionati in Piemonte).

Cosa passa invece dai mezzi di comunicazione "istituzionali"? Passa la voce di un Presidente del Consiglio che grida al miracolo per la costruzione di alloggi per circa 13.000 persone, quando allo stato attuale solo il 54% delle abitazioni fuori del centro storico è agibile. Se la stessa percentuale fosse valida anche per il centro storico i conti sono presto fatti: circa 35.000 sfollati (tralasciamo poi l'incresciosa situazione del centro storico di cui posso dare testimonianza diretta: del nostro futuro a tutt'oggi non sappiamo nulla, nulla di nulla al di là di poche parole del premier: «nel centro storico il tempo sarà contato non in mesi ma in anni»).

E basta. Questo è il suo miracolo e, ad agosto, il premier vuole prendere casa all'Aquila per seguire i lavori di queste casette perché, parole sue, «l'occhio del padrone, come si dice, sappiamo cosa produce...» (padrone? Padrone? siamo noi i padroni della nostra città, caro premier).

Racconto queste cose, fuori dal "cratere" e la gente sembra non credermi. Abbiamo tutti la sensazione di essere stati abbandonati.

Ma anche qui, tranne in rare eccezioni, le informazioni sulla situazione dei terremotati continuano ad essere condivise solo dai terremotati stessi. E così continuiamo a parlarci addosso. E il resto d'Italia continua a non sapere niente.

E voi, che pensate di fare? Continuare a guardarci come poveri animali allo zoo, che forse stanno anche diventando un po' noiosi a fare e dire sempre le stesse cose da tre mesi? Bè, temo proprio che la noia continuerà per qualche anno...».

Laura Tarantino
Università dell'Aquila

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Le confessioni di Schumann

«Io sono sensibile a tutto ciò che accade nel mondo: politica, letteratura, società; su tutto questo faccio le mie riflessioni, allora desidero manifestare i miei sentimenti e trovare loro un’espressione musicale. Ecco perché le mie composizioni sono spesso difficili a comprendersi, perché sono legate a preoccupazioni tra loro distanti e spesso commoventi, perché tutto ciò che di straordinario accade mi impressiona e mi spinge a esprimerlo in musica». (Lettera di R. Schumann a Clara Wiech, del 13 aprile 1838).

«La musica di alcuni compositori assomiglia alla loro scrittura: difficile a leggersi, strana a guardarsi, ma, una volta che la si è compresa, sembra che non possa essere altrimenti. La scrittura appartiene al pensiero, il pensiero al carattere, ecc. In una parola, mia cara amica, io non posso scrivere né comporre in modo diverso da ciò che sono e che di me continuerete a conoscere». (Lettera di Schumann a Henriette Voigt, 11 giugno 1838).

(Robert Schumann, compositore tedesco, nacque a Zwickau, in Sassonia, nel 1810 e morì a Endenich, Bonn, nel 1856).

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lunedì 3 agosto 2009

L'ethos del presidente

Istinto isterico tra l’umano e il divino, furore uterino al maschile, legame religioso col denaro, legame estatico col potere, amaro cantastorie di sé stesso, uomo polare del nord e del sud dell’est e dell’ovest, con un ritardo storico per quanto riguarda le mestruazioni, dipendente dall’idea del conflitto sui sottostanti, drammatico metteur en scène del suo scheletro di fronte al destino della patria in declino, fine menzognero di gran class, volontario e contro volontario accecato dai media attrezzato a saltare la cavallina, affondatore di carne femmina e laceratore di deretani maschi, figura presente nella favolistica delle serate al lume di luna sottoforma di congegno a matrioska, tanti piccoli loschi figuri che sorgono dagli inghippi morali, fondamento e culto di una massa assoggettata dall’inconscio nonsenso della propria coscienza, dramma genuino italiota.

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L'ultima tazza intera

C'era una volta un imbroglione che andava nei mercati a fare delle compere e poi faceva portare a casa la merce senza pagare nessun compenso al portatore. Un giorno comprò molte tazze al mercato e le mise in una cassa. Trovato un portatore gli disse: «Ora che hai accettato di portarmi questa cassa sappi che i casi sono due: se vuoi ti darò del denaro oppure tre consigli che ti saranno utili per tutta la vita».
«Di denaro ne guadagno abbastanza, scelgo i consigli», disse l'uomo e si caricò la pesante cassa sulle spalle.

Lungo la strada il peso si faceva sempre più forte e allora disse al padrone: «Senti, questa cassa mi sta schiacciando, dammi un consiglio che mi dia coraggio».
«Se qualcuno ti dicesse che la sudditanza è meglio della libertà, non credergli», disse l'imbroglione. Il portatore capì allora che costui era un truffatore, ma pensò che era meglio continuare.

Più avanti disse: «Dammi il secondo consiglio ora».
L'imbroglione rispose: «Se qualcuno ti dice che la povertà è meglio della ricchezza, non credergli».

Giunti a casa il portatore disse: «Bene, ora dammi il terzo consiglio».
«Riposati adesso», rispose l'imbroglione.
«Dei due consigli che mi hai dato sono stato contento, ora dammi il terzo così potrò riposarmi contento».
«Se uno ti dice che la fame è meglio della povertà, non credergli».

Il portatore disse allora all'imbroglione: «Scansati signore che scarico la cassa», e la scaraventò pesantemente al suolo.
L'imbroglione si mise a urlare: «Cosa fai? Mi rompi tutto!».
«Se qualcuno ti dicesse che resta ancora una tazza intera, non credergli!», disse il portatore e se ne andò.

Dedicato ai truffati dai politici d'ogni colore.

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domenica 2 agosto 2009

Dittatura del proletariato

19° appuntamento con i: Concetti di Marx e dei marxisti
MMM” - Memorie Minime Marxiste

Dittatura del proletariato

«È stato già detto prima che il primo atto della rivoluzione operaia è l’ascesa del proletariato al rango di classe dominante, la conquista della democrazia. Il proletariato userà la sua supremazia politica per strappare poco a poco ogni tipo di capitale alla borghesia per accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato – del proletariato organizzato in classe dominante – e per accrescere il più rapidamente possibile la massa delle forze produttive». (Manifesto del Partito comunista).

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Dedicato a Pecorella: il pipistrello è topo o uccello?

Una volta c'era la guerra tra gli uccelli e i topi. La guerra durò a lungo, con alterne vicende.

Il pipistrello andava a vederli combattere. Quando vedeva che vincevano i topi, andava con loro, dicendo che era topo anche lui. Quando invece i topi perdevano, li disertava e andava con gli uccelli, dicendo che era uccello anche lui.

Questo si ripeté parecchie volte, finché il suo doppio gioco fu scoperto. Gli uccelli lo scacciarono dicendo che non volevano un aiutante dal cuore doppio. Lo stesso fecero i topi.

Ecco il motivo per cui il pipistrello fu lasciato solo. Ed egli si vergogna a uscire di giorno: aspetta le tenebre della notte per andare a cercarsi a mangiare.

Dedicato a Gaetano Pecorella.

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Bologna: quale verità sulla strategia della tensione?

Da Wikipedia: «Le condanne
Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si giunse ad una sentenza definitiva di Cassazione il 23 novembre 1995: vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.

Il 9 giugno 2000 la Corte d'Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: nove anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente.

Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti.

Ipotesi alternative
A causa del protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie e dei numerosi comprovati depistaggi, intorno ai veri esecutori e ai mandanti dell'attentato si sono sempre sviluppate numerose ipotesi e strumentalizzazioni politiche divergenti dai fatti processuali che hanno portato alle condanne definitive dei presunti esecutori materiali della strage.

Stando a quanto riportato dai media nel 2004 e ripreso nel 2007, Francesco Cossiga, in una lettera indirizzata a Enzo Fragalà, capogruppo di Alleanza Nazionale nella commissione Mitrokhin, ipotizza un coinvolgimento palestinese (a mano del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e del gruppo Separat di Iliz Ramirez Sanchez, noto come "comandante Carlos") dietro l'attentato. Inoltre, nel 2008 Cossiga ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera, in cui ribadiva la sua convinzione secondo cui la strage non sia da imputarsi al terrorismo nero, ma ad un "incidente" di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia. Si dichiara oltresì convinto dell'innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti.
Dalla sua cella, a Parigi, il terrorista rosso Ilic Ramirez Sanchez afferma che «la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia» e che «a Bologna a colpire furono CIA e Mossad», con l'intento di punire e ammonire l'Italia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con l'OLP, che si era segretamente impegnato a non colpire l'Italia in cambio di una certa protezione.
Nel maggio 2007 il figlio di Massimo Sparti (malvivente legato alla banda della Magliana e principale accusatore di Fioravanti) dichiara «mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito», aprendo nuovi spiragli ed ipotesi.
In un allegato uscito in fascicoli del settimanale di destra L'Italia Settimanale nel corso del 1994 intitolato Storia della prima Repubblica viene fornita una particolare ipotesi sulla strage. Prima di tutto viene accomunata alla strage di Ustica (ne viene definita letteralmente il "bis"); poi viene paragonata al caso di Enrico Mattei e al Caso Moro. Il testo prosegue con:
«L'Italia dalla nascita della prima Repubblica è stata, come tutti sanno, un paese a sovranità limitata (...) ora, nel momento in cui, per questioni contingenti (...) ha fatto - raramente - scelte che si sono rivelate in contrasto con le alleanze di cui vi dicevo, ha compiuto, detto in termini politico-mafioso-diplomatici, uno "sgarro". E come nella mafia quando un picciotto sbaglia finisce in qualche pilone di cemento o viene privato di qualche parente (in gergo si chiama "vendetta trasversale"). Così è fra gli Stati: quando qualche paese sbaglia, non gli si dichiara guerra; ma gli si manda un "avvertimento", sotto forma di bomba, che esplode in una piazza, su di un treno, su una nave, ecc ecc».

Assolutamente senza contestare le sentenze giudiziarie che hanno riconosciuto gli esecutori materiali, questo testo vuole indicare i mandanti. Non è specificato null'altro in particolare, ma in quel periodo l' unico "sgarro" imputabile all'Italia fu il mancato boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca, che riempirono il periodo trascorso tra la strage di Ustica e la bomba alla stazione di Bologna.


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sabato 1 agosto 2009

Noi senza escort e senza futuro, che speriamo sempre in un miracolo

Pensiero pre-feriale 1
Ha passato una notte con Berlusconi sul lettone di Putin.
Per questo fatto ha già scritto un libro e spera che al più presto le venga pubblicato.
Farà l’isola dei famosi in Spagna.
Forse in Italia.
Non va al Louvre perché devota di Padre Pio.
Ha detto la verità.
Farà un calendario.
Insomma, la morale laica è salva.
La verità, l’unica chiave d’accesso alla fortuna,
è venuta a galla ed è stata premiata con la notorietà.
Lustrini, luci e beaucoup glamour.
La vittima dell'escort, il nonno puttaniere, invece, trascorrerà
le vacanza in famiglia,
con un pensiero costante ai terremotati d’Abruzzo
che gli vogliono un bene dell’anima!

Pensiero pre-feriale 2
C’è qualcuno convinto che quelli dell’opposizione, alla scadenza naturale del mandato che gli italiani intelligenti hanno dato ‘o presidente, se dovessero vincere le prossime, farebbero tabula rasa di tutte le porche leggi e decreti ad personam di questo governo?

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Heracleum