giovedì 29 ottobre 2009

Signor presidente, le regolo il filtraggio

L'ultima domanda: «... quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?».
La risposta: «Chiedetelo ai comunisti. Io so solo che avevo mandato a chiamare lo specialista della scarlattina e mi hanno mandato un idraulico! Come vede, la malasanità, voluta dai magistrati rossi, imperversa anche a casa mia. Mi manca che mi dipingano le pareti di casa a pois rossi e poi siamo a cavallo, eh eh eh!».

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martedì 27 ottobre 2009

La strana anomalia della ministra all'Ambiente

La nave trovata non è la Cunski, (forse ha traslocato nottetempo da un fondale all'altro), ma non si esclude possa essere un'altra nave dei veleni.
È stata notata una strana anomalia nella ministra Prestigiacomo subito dopo avere dichiarato che: «Nessun inquinamento radioattivo nel mare nei pressi di Cetraro» e che:
«Dai primi rilievi è emerso che fino alla profondità di 300 metri non si rilevano alterazioni della radioattività».

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Tremontina, Bersanina e ora la Scarlattina! 'Azz!

«Le occupazioni pubbliche non sono proprio adatte a me... Ho spesso... evitato di immischiarmene, le ho raramente accettate, mai richieste; voltando le spalle all'ambizione...». Berlusconi dixit? No, Montaigne!

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lunedì 26 ottobre 2009

Pensiero semplice di un alluvionato siciliano qualunque

L’alluvionato siciliano qualunque: “Mi hanno detto: hai voluto la casa là dove non dovevi? Non è colpa solo dell’acqua, ma anche della tua poca preveggenza. Ora assumiti le tue responsabilità. E mentre mi accingevo ad assumermele mi sono ritrovato sganciato da ogni tipo di solidarietà. Sì, la solidarietà si è licenziata da me. Sì, da assunto a licenziato. E dire che tutti (?) avevano gridato alla solidarietà: trattiamo i messinesi come gli abruzzesi. Ma quando mai... si sa che dopo il gran baccano ritorna il grande silenzio. Forse occorre cambiare rotta ma se devo dar retta a quell'orribile detto siciliano una noce in un sacco non fa rumore, mi si accappona la pelle".

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Ber... sani? Ma và! Ber... lusconi è più lungo!

Cortezze di sinistra e lunghezze di destra! Ma almeno Franceschini ne ha due in più (di lettere).

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domenica 25 ottobre 2009

Messer Prugnetta adula messer Tremuorti...

... e il governo stampicchia qualche altro momento di solidità.

«Tremuorti è già stato sul cavallo, come vice fantino. È un galoppatore straordinario, un tesoro di ministro molto bravo, ha una cavalcatura fuori del normale ed è uno che del tesoro fa il bello e il cattivo tempo. Il suo pallottoliere è magico ed è in grado di dare risposte certe alla povertà strisciante. Non ci possiamo permettere di scavalcarlo. Ma non ha bisogno di altre frustate per far correre il ronzino, né ha bisogno di qualcuno che gli dica quanto fa due più uguale quattro. Lui i conti li fa’ già bene, con lo scudo che è stato il suo grande capolavoro. Solo che dopo la miracolosa nevicata di San Pietroburgo, Tremuorti si è sentito come defraudato del suo pallottoliere personale. Al che io, che sono amministratore partecipativo nonché antifannullone, ho telefonato a San Pietroburgo e ho scoperto che la neve era alta così, come posso dire, un paio di cm oltre me, ecco. E lui tra di noi che non ride mai può stare tranquillo che non lo freghiam! Sì, Giulio, non hai proprio bisogno di fare il vicepremier. Caso mai, quel posto toccherebbe a me per... similitudini d’altezza...».

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Decalogo silviesco: prima viene lo spirito e poi la carne

Spiritosaggine, senza paura e senza vergogna!

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sabato 24 ottobre 2009

La cerimonia dell'Okeepa

Quest'opera di Catlin riproduce la cerimonia dell'Okeepa nella tribù dei Mandan, chiamata qualche volta "Danza del Sole": si trattava di un rito di iniziazione dei giovani e consisteva in una prova di virilità. La danza durava quattro giorni: il primo giorno i partecipanti camminavano attorno alla capanna imitando con questo il percorso del sole. Il secondo giorno suonavano fischietti d'osso per simbolizzare l'uccello del tuono, signore delle piogge. Gli ultimi giorni i danzatori si facevano piantare sotto la pelle del petto o delle spalle dei bastoncini a cui venivano fissate corregge di cuoio attaccate a un palo centrale. I partecipanti dovevano volteggiare fino a che la pelle non si squarciava. Alcuni si facevano issare al centro della capanna con crani di bisonte legati alle gambe.

* Nel 1881, nove anni prima del massacro di Wounded Knee, il governo federale statunitense aveva emanato una legge che proibiva l'esecuzione della Danza del Sole. Nell'estate 1882 l'agente governativo del B.I.A. (Ufficio degli Affari indiani) di Standing Rock, James McLaughlin, si disse convinto di aver cancellato per sempre la Danza del Sole Lakota dalla storia. [...] Nel 1904 fu emessa una legge che proibiva specificatamente tale cerimonia. La Circolare n. 1655, datata 26 aprile 1921 e depositata presso i National Archives di Washington, D.C., tratta delle danze indiane e contiene la seguente affermazione: «La danza del sole e tutte le danze similari e cosiddette cerimonie religiose sono da considerarsi "Crimini Indiani" secondo le leggi vigenti. Vengono stabilite a seconda del caso punizioni correttive».

Uno dei pochi funzionari americani che possedesse una certa obiettività, John Collier, ammise in seguito che «dal 1870, lo scopo principale degli Stati Uniti fu quello di disperdere le comunità di indiani delle praterie distruggendone la religione. Forse nessun'altra persecuzione religiosa fu mai altrettanto implacabile o condotta con altrettanta varietà di espedienti».

*(Fonte: La Danza del Sole dei Lakota - Marco Massignan, Xenia Edizioni, Mi, 1996).

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venerdì 23 ottobre 2009

Arrestate il toro: mi ha preso per le palle!

Sulla Giustizia bisogna comportarsi come con il Toro quando lo si prende per le corna!

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La canzoncina che volendo non finisce mai

Visto che
ogni giorno la vita è una grande corrita
lui
lasciò il suo paese all’età di vent’anni
pensando:
Dio del cielo se mi vorrai amare in mezzo agli altri uomini mi cercherai
e mentre
fischiava il vento e urlava la bufera
lunga e diritta correva la strada l’auto veloce correva
lui
non poteva stare fermo con le mani nelle mani
e decise che
domenica ti porterà sul lago dove vedrai sarà più dolce dirsi ti amo
anche se
si sente solo in mezzo alla gente osserva tutto ma non tocca niente
perché
è stata tua la colpa allora adesso che vuoi?
Vuoi un
cielo grigio su e le foglie gialle giù
però
passerotto non andare via nei tuoi occhi il sole muore già
diamine, ma anche
Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare
quando la Donna cannone d’oro e d’argento diventerà
a quel punto tu
un giorno crederai di essere giusto e di essere un grande uomo
laggiù nel paese dei tropici dove il sole è più sole che qua
dove nascono speranze che si chiamano ragazzi
e io, come al solito,
guido piano e ho qualcosa dentro al cuore che mistero
e ci sei adesso tu a dare un senso ai giorni miei.
Che angosc, che angosc,
che angosc di giorno
ma la notte, cribbio!... No!
(No, niente trombe d'aria, ma solo trombe di notte, per favore!).

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giovedì 22 ottobre 2009

Il cavaliere della palla solitaria

Bersanius tripallico è un prepotente che vuole impadronirsi di tutto il Pd, uno strano partito a forma di palla pazza solitaria. A questo scopo non esita a usare la violenza nei confronti dei buoni democratici che gli si oppongono (questi hanno, a loro volta, in Sylvius, un avversario veramente palloso che non perdona). Darius mezzopallico è uno di loro e insieme a Marinus, che è un omarino bipallico, tentano di osteggiarne la prepotenza. Ma Bersanius ha dalla sua Rosablinda, una donna che non dispone di sé ma che ha palle. Un giorno ospita (per licenza poetica) presso la propria casa uno sconosciuto, infiltrato e ingrato, certo Depetrus l’amarissimo che fa malissimo (che non c’azzecca col Piddì a causa di una sua palla solitaria, fuoruscita, mentre l’altra vorrebbe più compagnia), che si rivela essere un ottimo sparatore di valori e nemico acerrimo dei portatori dei controvalori. Costui aiuterà i democratici a disfarsi di Sylvius e poi se ne andrà per dove era venuto per non creare complicazioni nella famiglia di Bersanius, di Darius e di Marinus, perché nessuno di loro lo voleva più dopo che aveva risistemato la palla solitaria insieme all’altra, portando il Pd multipallico verso i territori inesplorati della opposizione ragionata e irremovibile. La trama sembra quella di un film a lieto fine ma noi sappiamo che Sylvius, dopo le ripetute minacce di morte contro la sua persona, (che quelli di Facebook lo vogliono uttidere!), ha riscritto il finale in cui si vede sé stesso aprire un gruppo su Facebook denominato: "Tutti i segretari democratici sono mortali. Berlusconi è un mortale, dunque Berlusconi è un democratico. E allora non serve uttidere ma fottere!".

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Voi di Facebook: "Volete uttidermi? Accomodatevi pure!"

"Volete uttidermi? Accomodatevi pure. Uttiderete me ma non la mia Bandana che sopravvivrà e vi seppellirà tutti!".

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mercoledì 21 ottobre 2009

Forza, ragazzi!

Forza, ragazzi!... e attenti allo stop!

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Bandanaman in Russia

Berlusconi: Compagno Vladimir, hai sentito quella serpe di D'Alema? Dice che io vengo in Russia più di quanto venisse lui!

Putin: Silvio, amico mio. È la menzogna di un comunista fallito. Noi, qui, stiamo sempre in CCCP. Lui, invece, è ancora nel PIDDI'.

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martedì 20 ottobre 2009

Finìu lu tempu di quannu Berta filava

Lu sceccu di 'sti tempi va a la scola,
di lu porcu a li spaddi nasci l'ala.
(In quest'epoca, l'asino va a scuola, alle spalle del porco spunta l'ala).


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URGENTISSIMO dal blog di Miss Kappa

Questo è l'appello accorato del blog di Miss Kappa a far circolare questa richiesta d'aiuto.

"" URGENTISSIMO
Domani rientrerò a L'Aquila. Nella casa presa in affitto. Sarò di nuovo in prima linea. Per qualche giorno avrò difficoltà di connessione. Vi lascio un messaggio importantissimo. Fatelo girare più che potete. Aiutateci. Gli attendati hanno bisogno della solidarietà di tutti gli Italiani. Visto che dal Governo e dalle amministrazioni locali non arriva.

OTTOBRE 2009: ALL’AQUILA È EMERGENZA UMANITARIA

Facciamo appello a tutti coloro che in Italia hanno dimostrato sensibilità a quanto qui è successo e continua ad accadere.
A chi ha mantenuto alta l’attenzione sul dramma che ha colpito il nostro territorio e sulla gestione del post sisma.
Oggi, il 18 di ottobre, all’Aquila fa freddo. Siamo nella fase più drammatica, la notte già si sfiorano i -5°C ed andiamo incontro all’inverno, un inverno che sappiamo essere spietato.
Le soluzioni abitative, promesse per l’inizio dell’autunno, non ci sono. Circa 6000 persone sono ancora nelle tende. Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P.La maggior parte degli Aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare.
Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili. Noi, definiti “irriducibili”, siamo in realtà persone che (come tutti gli altri) lavorano in città, i nostri figli frequentano le scuole all’Aquila, molti non sono muniti di un mezzo di trasporto, altri possiedono terreni od animali a cui provvedere. Siamo persone che qui vogliono restare anche per partecipare alla ricostruzione della nostra città. Da oltre sei mesi viviamo in tenda, sopportando grandi sacrifici, ma con questo freddo rischiamo di non poter più sopravvivere. Se non accettiamo le destinazioni a cui siamo stati condannati (che sempre più spesso sono lontanissime) minacciano di toglierci acqua, luce, servizi. Oggi, più di ieri, abbiamo bisogno della vostra solidarietà. Gli enti locali e la Protezione Civile ci hanno abbandonati. Secondo le ultime notizie che ci giungono i moduli abitativi removibili che stiamo richiedendo a gran voce da maggio, forse (ma forse) arriveranno tra 45 giorni. Oggi invece abbiamo bisogno di roulotte, camper o container abitabili e stufe per poter assicurare una minima sopravvivenza. Visto che le nostre richieste alla Protezione Civile e al Comune non sono prese in minima considerazione chiediamo a tutti i cittadini italiani un ulteriore sforzo di solidarietà. E abbiamo anche bisogno di non sentirci soli. Per questo vi chiediamo di organizzare dei presidi nelle piazze delle città italiane per SABATO 24 OTTOBRE portando nel cuore delle vostre città delle tende per esprimere concretamente solidarietà a noi 6000 persone che viviamo ancora nelle tende ad oltre sei mesi dal sisma. Un'altra emergenza è cominciata oggi. Non dettata da catastrofi naturali ma dalla stessa gestione del post sisma, da chi questa gestione l’ha portata avanti sulla testa e sulla pelle delle popolazioni colpite.
Alcuni abitanti delle tendopoli sotto zero.

Per donazioni e contatti:
emergenzaottobre2009@gmail.com
339.19 32 618 - 347. 03 43 505

per ulteriori informazioni aggiungo il mio numero
348. 30 55 965 ""

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lunedì 19 ottobre 2009

Il posto fisso non scordatevelo più

Come si chiamava quel sinistro ministro
di nome D'Alema Massimo
che nel lontano 2002 ci disse:
"Scordatevi il posto fisso"?
Qui c'è da sacrificarsi
per l'Italia e compagnia bella,
per tenerci sto pezzo
di lavoro precario quanto basta
e avanza.
E ora arriva Giulio Tremuorti che non
è come il Divo con le orecchie a
demoncello ma è uno
che con la elle allotolata
mi dice che per lui
è un punto d'onore
avere il posto fisso,
simbolo di stabilità sociale.
Ma dove cazzo sta 'sto lavoro fisso?
Lui ce l'ha già. Per questo
parla!
E forse sta già lavorando
per chi ancora non ce l'ha.
Ma lui, Giulio, è destro ministro
che parla a uno scudo fiscale?
o è come il Massimo, sinistro ministro
che prese il paese per il collo e gli
disse "scordatevelo" il posto;
forse come ministro fu
un poco sinistro, ma chi
come Giulio è destro ministro,
insisto, a chi lo dice
che è bello avere
un posto fisso
se invece abbiamo ancora
la disoccupazione montante
e la precarierà galoppante?

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domenica 18 ottobre 2009

sabato 17 ottobre 2009

Mamma mia, che terribili minacchie comuniste

A parte il fatto che la data fatidica ormai non combacia più e nemmeno l'orario, ma dico io, che bisogno c'è di minacchiare in questo modo belluino? E poi, scomodare addirittura le "Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente"? Questi comunisti: una volta spariscono, un'altra rispuntano. Ma dove sono andate a finire quelle belle parole del premier che si beava del fatto che i comunisti erano stati seppelliti dall'avanzata berlusconista? Mi correggo, in effetti il premier ha sempre dato atto che i suoi malanni politici sono causati dai comunisti che si annidano ovunque. In ultimo, i più pericolosi si fanno avanti con questo tipo di minacchie. Ma dài, andiamo, che ci facciamo su una briscola a sei, meglio uno scopone scientifico, e un bel vinello rosso di taverna antica. Non ci casca più nessuno in questa manovretta da quattro soldi. Caso mai, visto che tutte le strategie della sinistra e dei suoi accoliti sono fallite per ribaltare il governo, io direi di soprassedere. Riposatevi. State tranquilli. Nessuno può sconfiggere questo stato di cose. Nemmeno se andiamo tutti a testa in giù fino a Lourdes, guidati dalla Binetti magari. Non ci rimane altro da fare che sperare in qualche buccia di banana. Prima o dopo ci scivolerà da solo. Così la responsabilità sarà soltanto sua. E nessuno sarà incolpato di niente. Ci vuole solo pazienza. Vedrete che prima o dopo ne beccherà una.

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venerdì 16 ottobre 2009

Il triello di Dario, Pier Luigi e Ignazio, minuto per minuto, sequenza per sequenza

Il triello democratico: Franceschini, sigaro in bocca, di spalle si allontana. Lo segue Bersani. Più in là, quel cattivaccio di Marino.
Ma ecco la descrizione sequenza per sequenza. Più sotto il video.

Franceschini, interpretato da Clint Eastwood, posa il sasso ai suoi piedi. Bersani, interpretato da Lee Van Cleef, guarda attonito e preoccupato. Pensa: “Che mi sta preparando?”. Marino, interpretato da Eli Wallach, pensa: “Me la voglio vedere tutta!”. In lontananza, Franceschini si libera del mantello. Ora si allontana dal sasso a marcia indietro. Bersani avanza e pensa: “Che fa, non cade?” e intanto si avvicina a Marino che lo guarda di sottecchi, sornione. Franceschini si è fermato. Marino guarda Bersani. Bersani guarda Marino. Si riguardano e pensano. A che pensano lo sanno soltanto loro. Marino tira fuori dalla tasca della sua giacca, con molta cautela, un documento molto infuocato, esito di una notte insonne. Bersani avanza tra due fuochi, quello di Marino, più vicino e quello di Franceschini, più lontano. Anch’egli ha la mano pronta ad estrarre il documento. Si allargano. La colonna sonora s’intensifica. L’adrenalina è già in circuito. La musica smette. La cornacchia gracchia. Marino il cattivone è rigido sulla sua posizione. Con gli occhietti furbetti va a destra e poi a sinistra. Anche Bersani è rigido. Contenuto quanto basta. Del resto siamo solo alla preparazione del duello, anzi del triello. Franceschini, invece, sembra più rilassato. Del resto, dopo la batosta di Veltroni, mi sembra il più rassegnato dei tre. Adesso parte il carillon di D’Alema, insistente e pedante. I tamburi rullano. Le facce sono decise. Sanno che vincerà solo uno. Ma chi? Il carillon di D’Alema e il tamburo di Fassino si fanno più presenti e insistenti. La mano di Bersani si abbassa verso il suo documento, foriero di sventure per gli altri due. Franceschini, da par suo, non si lascia sfuggire manco un grugnito con gli occhi sempre addosso agli avversari. La tromba della Binetti adesso soffia e Bersani capisce che gli sta scoppiando il cute, come diceva Petrolini. Spasmi, sì, di tutti e tre, spasmi sì, ma contro il piddielleì. Adesso la musica è sul taratatà taratatà ripetuto senza fine. Gli occhi, primi piani degli occhi: nessuno ha la congiuntivite da primarie. Strano.

Ora basta, si spara. Sembra che a sparare siano stati tutti e tre allo stesso tempo. Ma, o sorte ria, Bersani il più pericoloso dei tre, cade. Franceschini è in piedi e Marino non riesce a far fuoco con la sua sputafuoco. Ora Franceschini ricarica e mira Marino. Costui comincia a dare segni di nervosismo. Pensa: “Che fa, vuole fare fuori anche me?”. Ma Bersani è ancora vivo, benché gravemente ferito. Bersani si alza lentamente e quando sta quasi in piedi Franceschini, senza pietà, lo stende con un colpo definitivo. Bersani cade nella fossa democratica che il Pd aveva fatta approntare in precedenza. Marino resta in piedi, miracolosamente vivo, e Franceschini il vittorioso, non si vede più. È stato rapito in cielo da emissari del piddielle che vedono in lui un reale pericolo oppositivo. Marino resta l’unico vivo a guidare il Pd!

Come, non finisce così? E a me che m’importa, mica mi chiamo Pasquale io.


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L’ Olimpiadi a Paliemmu: uaaaaaaahhhh!

L’Olimpiade a Palermo, come il Ponte sullo Stretto! I sogni, se coltivati, possono diventare realtà e subiscono una mutazione genetica: dalla grande mistificazione iniziale alla grande mistificazione finale, passando per vicoli e rioni senza sguardo al futuro.
Qui e qui.

“È una grande occasione per far uscire Palermo dalla crisi in cui versa“. Uaaaaaaahhhh!
Per farla uscire dalla oscura e infinita crisi dei rifiuti?
Dalle frane e dai comitati d’affari?
Dall’abusivismo generale e dall’incultura della massa?
Se faccio uaaaaaaahhhh, ditemi, sono anch’io antitaliano e antisiciliano?

Rifare vecchi impianti sportivi? Costruirne di nuovi? Non serve. Abbiamo tutto. In Sicilia siamo tutti sportivi e piccoli campioni olimpionici.

E, per rendere credibile questa mia affermazione, perché non cominciare a sistematizzare le aree raccolta rifiuti ad anfiteatro, obbligando gli sportivi cittadini ad allenarsi con cura nella mira onde lanciare i sacchetti di munnizza direttamente nel cassonetto, per non parlare degli ingombri lasciati a bordo strada o nascosti tra canneti e ortiche. Perché non obbligare gli sportivi siciliani che amano il mare ad allenarsi affinché, invece di abbandonare le loro sporcizie estive lungo le spiagge, comprese di vecchie lavatrici, frigo, televisori, cucine da campeggio, ferri da stiro, e schifezze di vario genere, diventino ottimi atleti per rispetto del mare e delle spiagge che occupano pure quando c'è il divieto di balneazione e di gettare rifiuti.

L’Olimpiadi a Paliemmu servono soltanto a chi ha già odorato il colore e l’odore del denaro. In questo, la credibilità, caro Lombardosiculo, è assicurata. Il fatto è… il fatto è che c’è gente che ancora crede nella vostra idiosincrasia per le bruttezze con le quali si descrive il contorno irreale e lo spirito della città di Palermo, della Sicilia tutta: non è più il tempo dei Federico II e degli Emiri. Se volete lucidare i marciapiedi degli impianti sportivi già esistenti, non scordatevi la spazzola. Se vorrete crearne di nuovi, non scordatevi le emergenze reali, i concreti bisogni con necessità di risoluzione. Se invece avete pensato ad uno scherzo di carnevale fuori tempo, diovenerendamerito: abbiamo bisogno di ridere, visto che non sappiamo più piangere.

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giovedì 15 ottobre 2009

Una barzelletta datata di Walter Chiari sulle strategie di guerra

Mi capitò, nel tempo che fu di Walter Chiari, di ascoltarlo mentre recitava una delle sue barzellette favolose. Ce n'è una che cade a proposito sulla nostra "missione di pace" in Afghanistan.
Le guerre, si sa, sono lunghe. In una di queste, che durava ormai da dieci lunghi anni, la soldatesca cominciò a mugugnare sul fatto che non si ritornava più a casa. Essendo quella una guerra di "pace" era naturale che durasse tanto tempo. Un giorno un caporal maggiore decise che avrebbe tentato di tutto per tornare a casa, magari con una medaglia da appuntarsi al petto. Entrò deciso nella stanza del comandante e gli chiese una licenza per vedere la sua famiglia che lo dava ormai per morto.
"E poi, colonnello, sa, mi sono sposato e subito sono partito per il fronte. Il primo figlio manco mi conosce."
"Ascolta, figliolo, ti accorderò la licenza se mi darai qualcosa in cambio".
"Ai suoi ordini, colonnello".
"Tu fammi un'azione eroica degna di questo nome - per tenere alto il morale della truppa - e ti mando difilato a casa".

Tre giorni dopo il caporal maggiore fu di ritorno con un bottino eccezionale: un carro armato preso al nemico. La voce si sparse e così il nostro caporal maggiore venne premiato con un encomio. Ma non partì.

L'encomiato tornò dal colonnello e quello gli disse che gli occorreva una prova ancora più tangibile del suo atto eroico e forse stavolta lo avrebbe mandato. Il nostro eroe fece quello che doveva fare e si ripresentò all'accampamento con ben due carri armati nemici prigionieri. Divenne subito famoso tra i commilitoni e così il colonnello lo promosse a sergente ma non lo mandò a casa.

Per la terza volta il novello sergente fece l'ennesima azione eroica e ancora una volta tornò pieno di onori e con tre carri armati nemici al seguito. Stavolta il colonnello si decise a premiarlo con una licenza, però prima bisognava organizzare i festeggiamenti per la ricorrenza annuale della festa dell'Eroe.

Tutti schierati in Piazza d'Armi, alla presenza degli Stati Maggiori, il nostro colonnello, commosso e incuriosito, mentre appuntava la medaglia al valore al nostro maresciallo, com'era ovvio era stato ancora promosso, gli chiese sottovoce:
"Dimmi, figliolo, come hai fatto a fare ciò che hai fatto, che nella mia lunga carriera ne ho viste di cotte e di crude, ma come questa mai?".
"Colonnello, io non ho fatto niente di così coraggioso!".
"Modesto fino all'inverosimile. Ma raccontami".
"Ecco, vede, colonnello, è stato incredibilmente facile: io prendevo un carro dal mio nemico personale, che poi siamo diventati amici, e lo scambiavo con due dei nostri. Per ognuno dei suoi uno in più dei nostri!".

Siccome il colonnello era un militare e uno stratega navigato, oltre che a conoscere i lati oscuri della psicologia militare, decise, per il bene della Patria, per l'onore dell'esercito e per il suo decoro personale, che tutto ciò che gli era stato confessato se lo doveva tenere per sé.

Ma questa è una barzelletta, si sa. Mentre qui e qui le cose sono diverse.

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Sul Ponte Silvio sventola!

La prima pietra tombale a dicembre e la porterà Babbo Natale; male che vada a gennaio con la Befana. Orsù, sveglia, siculi, non è più tempo di poltrire. È il vostro Presidente che ve lo intima! Al lavoro, al lavoro. O Ponte o Morte!


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mercoledì 14 ottobre 2009

Fontane di Termini Imerese a confronto

La fontana del Marinaio di Termini Bassa a confronto con la fontana della Villa Palmeri di Termini Alta: un successone ambientalista!


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Sessualmente parlando, stiamo al 65esimo posto

Ragazzi, siamo messi male. Una sfiga che proprio... Noi, il Paese dei trombatori (o delle trombavacche), omofobi per diletto, razzisti quanto basta, di qualità suprema, abbiamo perso la stoffa del latin lover, l'ultima cosa che ancora credevamo di possedere. L'unico, che è al contempo uomo politico e tombeur de fêmme, naviga umilmente al 65esimo posto nella classifica mondiale dei supersexy, e ci fa fare una tromba di figura...

... che se avessimo avuto questa...










... o questo...








... al posto di questo...

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martedì 13 ottobre 2009

Il poer Draghi

Una faccia triste che pensa ai bei tempi di quando Berta filava e nessuno fiatava. Ecco come è andata a finire al poer Draghi dopo che ha avuto la bella pensata di innalzare l'età media dei pensionati. La stessa cosa succederà alla poera Marcegaglia, al poer Sacconi, ai poeri sindacalisti e a tutti i bei poeri tomi similari.

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Suoneranno ancora per 3 anni e forse più

È bello sapere che alla sera, dopo una dura giornata di fatiche ministeriali, i nostri ministri si concedono relax musicale e letterario. Così il giorno successivo potranno affrontarlo nel migliore dei modi e senza scazzi.

I ministri suesposti per l'orchestrazione e la lettura di proposte di legge al dettaglio o all'ammasso, leggi beghine o leggi puttane, sia nelle vetrine esterne, che nei gabinetti interni, o all'ingresso del Parlamento e nelle immediate adiacenze dell'esercizio delle loro funzioni, o su aree pubbliche o sui banchi dei comizi, ovunque collocati, debbono indicare, in modo chiaro, leggibile e udibile, che intendono fare da qui fino allo scadere del proprio mandato, mediante uso di megafono tipo vespa a vespa, o mediante l'uso di un cartello-sandwich o con altre modalità idonee allo scopo, rutti e amenità varie...
Non sono gradite esternazioni mentre vi state sistemando nei w.c.
I ministri assenti (furbacchioni) si arrangino come meglio possono, ma sappino che verranno puniti per la mancata omissione della propria suesposizione in vetrina.

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lunedì 12 ottobre 2009

Pesce azzurro, burqa e niqab

Questi pesci sono al naturale: non indossano burka né niqab.

"Sono assolutamente favorevole - ha affermato la ministra Carfagna, a margine della presentazione dei dati del numero verde 'mai più soli' contro la violenza ai pesci immigrati, - a una legge che vieti in Italia il burqa e il niqab, simboli di sottomissione della fauna ittica e ostacolo ad una vera politica di pesca legalizzata. Non in quanto simboli ittici, come, per esempio, l'amo e l'esca, bensì per le storie che nascondono, storie di pesci cui vengono negati diritti fondamentali come l'istruzione o la possibilità di lavorare, storie di violenza e di sopraffazione umana a causa delle fritture crudeli verso cui sono destinati".

I pesci, tra di loro, si somigliano tutti. Non puoi chiamare un pesce, che so, Renatino, Robertone, Mara, Silviuzzo, perché proprio non ti risponde. Il pesce non sa che l'amo nasconde l'esca. Che l'esca è ingannevole. Che l'inganno produce scoramento che non è l'effetto desiderato se alla fine... tutti i pesci vengono a galla per vedere l'amo e l'esca e tutto l'inganno.

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Cosa c'è dall'altra parte del binocolo nazionale

Il nostro futuro!
"L'Italia ha bisogno di guardare al futuro. Abbiamo un serio ritardo da colmare e dobbiamo chiederci il perché delle difficoltà ad ottenere risorse dallo Stato": lo ha detto Giorgio Napolitano.

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domenica 11 ottobre 2009

Quelle ombre inquietanti sull'Italia

Cala la sera, le ombre prendono il sopravvento, l'angoscia deflagra nei semplici cuori dei cittadini qualsiasi. Che sarà mai questa inquietudine che ci prende alla gola, a tradimento? Per favore, stiamo calmi, sereni, un eccesso di forza congressuale democratica potrebbe compromettere gli immani sforzi per ripristinare la felicità nel centro sinistra. Qui non si vuole la guerra per forza, ma gentilmente la pace sociale. Lasciamo che il moto perpetuo del berlusconismo faccia il suo decorso: non appena bolle l'acqua in pentola, calare le bustine del the, scuotere tre volte il capo verso sn., agitare in profondità e ingurgitare senza bestemmiare. L'infuso della grande saggezza emergerà dai nostri duri cuori, che al posto dei cuori abbiamo avuto per lungo tempo solo sassi. Da molto tempo ci incuriosisce il concetto di grandezza: i grandi personaggi, i grandi partiti, i grandi uomini, i grandi perseguitati, la grande patria, il grande governo, la grande opposizione, il grande puffo, la grande stagione della classe dei lestofanti, il grande glande, Dio quest'Italia che gran culo che ha per meritarsi tutta 'sta grandezza!
Ma forse stiamo assistendo solo ad un immenso tragico spettacolo di inutile perdita di tempo, in cui tutti stanno giocando al grand'uomo!

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Tra i più grandi (perseguitati) ci si capisce

Dialogo tra grandi.

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sabato 10 ottobre 2009

Molte le parole che finiscono in …anza spesso non hanno la panza

La perdonanza la sudditanza la …guaglianza la puttananza la baldanza l’arroganza la schifanza la morigeranza la perseguitanza la berlusconanza la lecchinanza la mattanza la fanganza la governanza la pauperanza la violanza la …bbondanza la russanza la castellanza la bossanza la smaronanza la sciattanza la vespanza la santoranza la terremotanza l’alluvionanza la vedovanza l'acquiescianza l'inclemanza l’ecclesianza la vescovanza la papanza la malacreanza la tolleranza la gelminanza la tremontanza la maggioranza la minoranza la finanza la crepanza la speranza la pietanza la pazianza la paranza l’importanza l’indifferanza l’indolanza la menefreganza la nordanza la cristiananza la premianza l’accondiscendanza l’eleganza l’illegalanza la bastardanza la sudanza l’istanza la giudicanza la possanza la criticanza la premieranza... spesso non hanno la panza, si sperdono e di loro non ne rimane nemmeno la ricordanza.

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venerdì 9 ottobre 2009

Berlusconi sulle tracce di Wallenstein, come Wallenstein, superiore a Wallenstein

Wallenstein: «Il potente più calunniato e frainteso della storia universale».
Wallenstein fu uno dei più discussi protagonisti della guerra dei Trent'anni; la sua figura e la sua fine somigliano a quelle di molti condottieri italiani del sec. XV. Il poeta tedesco Johann Schiller (1759-1805), nel poema che gli dedicò, afferma che Wallenstein fu «il potente più calunniato e frainteso della storia universale».

Alberto (Albrecht) Wenzel Eusebius von Wallenstein nacque nel 1583 in Boemia da una famiglia protestante; si trasferì a Altfold (presso Norimberga) per studiare all'Accademia luterana. Responsabile di risse e di atteggiamenti ritenuti blasfemi, fu espulso dalla città, fatto che influì probabilmente sulla sua decisione di convertirsi al cattolicesimo (1609). Si arruolò allora nell'esercito imperiale; durante la ribellione della Boemia combatté per gli Asburgo, ottenendo in cambio ingenti proprietà terriere, che negli anni successivi ampliò notevolmente acquistando a prezzi bassissimi le terre confiscate ai ribelli boemi.

Nel 1609 sposò Lucrezia von Landek, una ricchissima vedova che morì sei anni dopo lasciandolo erede di una grande fortuna. Fu uno dei protagonisti della guerra dei Trent'anni, prima a capo delle forze cattoliche poi di un proprio esercito privato, che si autofinanziava con le razzie e la riscossione di tributi nei Paesi occupati. Fece della guerra una vera e propria impresa, traendo profitto da tutto quello che ruotava intorno all'esercito e alle sue necessità (rifornimenti, produzione di armi, ecc.). Sconfitto l'esercito di Pietro di Mansfeld (1626) e respinte le truppe di Cristiano IV° di Danimarca, fu nominato principe dell'impero; a corte non pochi iniziarono a sospettare che volesse diventare un vero e proprio sovrano o magari sottrarre la corona allo stesso Ferdinando II°.

Nel 1630 iniziò il declino: nell'agosto venne licenziato su richiesta delle stesse forze della lega cattolica. Fu però richiamato dall'imperatore dopo la battaglia a Breitenfeld (1631), in cui le forze imperiali guidate dal conte von Tilly erano state battute e lo stesso Tilly era morto, per contrastare l'esercito svedese, sconfitto a Lutzen (1632), riuscì a battere gli Svedesi a Steinau (1633). Sospettato di tradimento e di aver intavolato personali negoziati di pace con gli Svedesi, fu assassinato il 25 febbraio 1634 per volontà dell'imperatore.

E Berlusconi? Non poteva essere da meno. Anzi:
«Non darò le dimissioni sono il miglior premier di sempre. Sono stato sempre assolto, la prescrizione non è una condanna. I processi di Milano sono autentiche farse. Andrò in tv e lo spiegherò agli italiani. Io sono un argine alla sinistra e vogliono sovvertire il voto degli elettori. Sono in assoluto il maggior perseguitato dalla magistratura di tutta la storia di tutte le epoche del mondo». Silvio Berlusconi conclude alla sua maniera le polemiche politiche susseguenti alla bocciatura da parte della Consulta del Lodo Alfano la legge che prevedeva l'immunità per le 4 principali cariche dello Stato. «Sono un perseguitato dalla magistratura. Il più grande perseguitato della storia, visto che sono stato sempre assolto, con due prescrizioni. Ho speso 200 milioni di euro per i giudici... scusate, per gli avvocati». L'ultima gaffe del più grande perseguitato del mondo!

Bisognerà sentire cosa ne pensano i perseguitati da fame, da malattie e da guerra sfollati dai loro paesi d'origine.

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Premio Nobel: due pesi e due misure. Perché a Obama sì e a Berlusconi no?

Barack Obama ha vinto il Nobel per la Pace. Il riconoscimento gli è stato assegnato "per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli".
Dall’avvento di Barak Obama molte cose sono cambiate e altre si stanno avviando al cambiamento. Di definitivo non c’è niente, ma è bello pensare che da Obama in poi, tutti possono sperare nel Nobel della Pace, ancora prima che abbiano prodotto reali trasformazioni nel mondo conflittuale.

Ad esempio:
- In Afghanistan non si spara più. Dopo tanti morti innocenti è scoppiata la pace...
- In Iraq una bomba posta su un minibus è esplosa in un mercato nella città di Amiriya, nella parte occidentale dell'Iraq, provocando la morte di almeno nove persone, ma era l’ultima bomba. Anche lì è iniziata la stagione della pace sociale.
- In Birmania la dittatura è finita, Aung San Suu Kyi è stata liberata e il popolo birmano canta gli inni alla gioia per la libertà ritrovata...
- In Darfur non muore più nessuno. La situazione umanitaria è migliorata un po’ dovunque, specie nel Sud del Sudan.
- In Somalia i pirati sono stati tutti eliminati dalla faccia del... mare.
- In Cina i diritti umani calpestati non sono più un problema per nessuno.
- In Palestina... c’è ancora qualche tensione con Israele, ma presto tutto sarà dimenticato in favore della pacifica convivenza.
- Il Dalai Lama, dopo essere stato ricevuto l’anno scorso da Ratzinger, è stato accolto fraternamente anche da Obama.
Ecco le cose che ancora Obama non ha fatto ma è ben intenzionato a fare: il buongiorno si vede dal mattino e chi ha buone intenzioni è a metà dell'opera.

E Berlusconi?
E il suo comitato per il Nobel di pace?
La chiamate giustizia questa? Il riconoscimento non gli è stato assegnato "per il suo straordinario impegno in Abruzzo e, buon'ultima, l’alluvione di Messina; inoltre per la collaborazione tra i popoli libici e italiani, per la pace in Georgia, eccetera. Per la sua politica a favore del "nucleare alternativo". E, in ultimo, il contributo definitivo che ha visto gli ultimi comunisti cacciati dai posti che contano (anche se ancora ce ne stanno nella Consulta): forse è questo il neo che non gli ha permesso di conquistare l’ambito premio. Ma noi sappiamo che l’innata modestia del presidente gli farà dimenticare presto questa delusione. È proprio vero, quindi, che la legge dei due pesi e le due misure funziona anche ad Oslo.

Io glielo avrei dato solo perché Berlusconi ha dimostrato di essere un vero martire perseguitato dalla giustizia italiana; così come Stalin perseguitava i suoi nemici e Hitler gli ebrei. Come i primi martiri cristiani sacrificarono le loro carni e la loro fede ai leoni, così il presidente del coniglio e i suoi menischi sono stati dati in pasto ai cacciatori e ai terzini.

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giovedì 8 ottobre 2009

M. Berlusconi, comme il a accepté le verdict?

- M. Berlusconi, comme il a accepté le verdict?

Pas mal, n'est-ce pas?
Un chef d'oeuvre de tact et de finesse
D'autre part, avec des juges de gauche
Je vais aller à la fin
Qu'ils aillent au diable
Sont incertaines du commerce
Est la politique de haute et basse
Plus bas que haut
Avec la force morale qui me distingue
Et comme il le dit Bossi
Je suis forte, féroce, et je l'ai dur!

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Dopo il Brodo Alfano, una sola meta: "Tiremm innanz!"

Lui "tira innanz". Ma anche noi, perbacco! Ogni altro pensiero è supefluo!
Circondato dalla marmaglia comunista, il martire "Amatore" si avvia verso la fine del suo mandato. A confortarlo, Sant'Alfano da Agrigento. In secondo piano il cavallo Napoletano, doveroso omaggio allo statista bocciato dalla Consulta, che lo guiderà fuori dalla marmaglia!

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mercoledì 7 ottobre 2009

L'esercito dei Galli trascinerà il popolo. Le galline, escluse, protestano

C'è un gallo vip nascosto tra gli altri polli. Se non lo trovate, vuol dire che si è nascosto bene.

"Se la Consulta dovesse bocciare il Lodo noi potremmo entrare in funzione solo trascinando il popolo. E il popolo lo abbiamo, sono i vecchi Galli". Lo ha detto il Capogallo Bossi.
Stia tranquillo, quindi, il presidente. C'è un esercito di barbari pronto a trascinare tutto il popolo in sua difesa. In questo marasma, alcune galline, escluse dai giochi, hanno protestato attuando lo sciopero dell'uovo, occupando tutti i pollai della Padania. Del caso se ne sta occupando il gallo Smaroni.
Mah, speriamo in bene, comunque finisca, lo spiedo sarà sempre pronto sia per i vinti sia per i vincitori.
Tanto, per me, non dura minga!

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Il fantasma di Veltrusconi a sostegno del Lodo di Angelino

Berlusconi: «Se non passa la norma toglierò tempo al Paese per difendermi. Sarei costretto a prepararmi per andare in Tribunale».
Della serie: speriamo che i fantasmi non ritornino.

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martedì 6 ottobre 2009

Prima era primus inter pares, poi si trasformò in primus super pares

Un ufo gufava su un ramo del lago di Como intorno a mezzogiorno. Intento com’era in questa sua attività non si accorse che da una limousine nera era sceso un gufo tutto agghindato e stretto con tight e cilindro. Solo la camicia era bianca a pois rossi, esito di una varicella mal curata. La porta della smisurata vettura si era aperta da sola atipicamente: di solito v’è sempre un autista compunto che si premura di aprire o chiudere la portiera. Questa volta l’autista era sceso con la vettura ancora in corsa per un bisognino urgente.

Il gufo, che era trattenuto contro la sua volontà in una gabbia per gufi, non ci mise molto a cogliere l’occasione di libertà: spinse col becco un bottone (qualsiasi) e subito la porta si aprì a vettura ancora in movimento a causa della leggera discesa. L’autista, che stava ancora col coso in mano che era arrivato a metà vescica, sentì il botto e vide un albero che si teneva il tronco con i due rami ancora interi e la limousine che brontolava a motore acceso.

Il gufo, che conosceva le buone maniere, vide subito l’ufo che gufava. Guardò l’orologio: segnava mezzogiorno e qualcosa e siccome non aveva ancora gufato decise di farlo.

Allora il gufo si presentò all’ufo: “Ciao, sono un gufo che quando stavo in macchina ero “primus inter pares” per volontà divina. Ora che sono sceso dalla limousine nera sono diventato “primus super pares”. Ti chiedo: “Che te ne pares di questa mutaziones?”. L’ufo, che aveva in sé qualcosa di diabolicamente ghedinesco, smise di gufare interdetto e guardo con gli occhi al cielo. Poi lo riguardò con occhio pietoso e gli disse: “La legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione. Stai quindi tranquillo”. Il gufo, che era un uccello che mal sopportava le mezze misure e le complicazioni legali, non si rassegnò e gli sibilò: “Sì, ma posso stare tranquillo? Vorrei gufare anch’io almeno fino alla fine del mio mandato!”. L’ufo, che nascondeva in sé qualcosa di pecorellesco, gli parlò così: “Un gufo come te non è come gli altri, è di gran lunga superiore, e quindi non può muoversi a piedi. Ritorna nella limousine e restaci. Ti farò sapere".

Si sa che il crepuscolo è il momento della giornata più ambiguo che ci sia. Non è più giorno, e non è ancora notte. La penombra però ha un vantaggio: aiuta a rimeditare sulle proprie stravaganze. E magari lascia intravedere una possibilità: mostrarsi per ciò che realmente si è.

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Bastonarne cento per educarne uno!

Da una profonda idea di Brunetta scaturisce una nuova era etica e sociale: "Bastonarne cento per educarne uno!".

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lunedì 5 ottobre 2009

Hoka Hey! Le Praterie e la Danza del Sole!

Le Praterie, estese dal Mississippi alle Montagne Rocciose e dal Texas fino al Canada, occupano 2.500.000 di km² e hanno visto il formarsi di quell'area culturale che per il grande pubblico è quella tipica degli indiani, i cacciatori nomadi di bisonte con le celebri nazioni di ceppo Sioux, dagli Oglala ai Dakota, o i Cheyenne, gli Arapaho, i Kiowa, i Pawnee...
Questo mondo, nato dall'introduzione del cavallo, è scomparso con lo sterminio dei bisonti; immensi territori delle praterie sono oggi sostanzialmente agricoli e gli indiani sono segregati in poche riserve.

"Il grido di guerra di Cavallo Pazzo era Hoka Hey! È un buon giorno per morire!".



Il racconto della Danza del Sole: dalle origini al 1881...
«Un tempo il nostro popolo si trovava accampato in un bel posto, in circolo, e gli anziani erano seduti in consiglio, quando si accorsero che uno dei nostri uomini, Kablaya, aveva legato la sua coperta intorno alla vita, e stava danzando tutto solo con le mani sollevate verso i cieli. Gli anziani credettero che fosse impazzito, perciò mandarono qualcuno a scoprire di cosa si trattasse; ma anche costui legò improvvisamente la propria coperta intorno alla vita e prese a danzare con Kablaya. Gli anziani pensarono che ciò fosse molto strano, e così andarono tutti a vedere di cosa si trattasse.
Quindi Kablaya spiegò loro: «Molto tempo fa Wakan Tanka ci disse come pregare con la Sacra Pipa, ma ora ci siamo rilassati troppo nelle nostre preghiere, e la nostra gente sta perdendo la propria forza. Ma mi è appena stato mostrato, in visione, un nuovo modo di pregare; in questo modo Wakan Tanka ci ha mandato un aiuto».
«(...) Il custode della Pipa Sacra (...) disse agli uomini che questa era certamente una buona cosa, poiché ci è stato detto che avremmo ricevuto sette modi di pregare Wakan Tanka, e questo dev'essere di certo uno di quei modi, poiché a Kablaya è stato insegnato in visione, e ci è stato detto in principio che avremmo ricevuto i nostri riti in questo modo».
(...) Quindi Kablaya parlò agli uomini, dicendo: «Questa sarà la nostra Danza del Sole; non possiamo eseguirla subito, ma dobbiamo attendere quattro giorni, e in questo periodo ci dovremo preparare, secondo quanto mi è stato detto nella mia visione. Questa danza sarà un'offerta dei nostri corpi e delle nostre anime a Wakan Tanka, e sarà molto wakan (spirituale). Tutti i nostri anziani e i nostri Uomini Sacri dovranno riunirsi; un grande tepee dovrà essere innalzato e si dovrà disporre salvia al suo interno, su tutta la superficie».
«Dovrete avere una buona Pipa, e anche il seguente materiale: tabacco, una pelle di vitello di bisonte conciata, corteccia interna di salice rosso essiccata, pelli di lepre, erba dolce, piume d'aquila, un coltello d'osso, pittura di terra rossa, un'ascia di selce, pittura azzurra, sterco di bisonte, pelle non conciata, un teschio di bisonte, penne della coda dell'aquila, una borsa di pelle grezza, fischietti d'osso dell'Aquila Chiazzata».
«Dopodiché, (...) Kablaya chiese a tutti coloro che sapevano cantare di andare da lui quella sera, così che potesse insegnare loro i canti sacri; disse che avrebbero dovuto portare un grosso tamburo di pelle di bisonte grezza, con delle bacchette molto resistenti, ricoperte all'estremità di pelle di bisonte con il pelo verso l'esterno!».
«(...) In questo nuovo rito che ho appena ricevuto, un rappresentante del popolo in piedi è stato scelto per essere al centro; egli è il wagachun (il pioppo); egli sarà al nostro centro e anche il popolo, poiché l'albero rappresenta la via del popolo. Non si estende forse dalla terra al cielo, lassù? Questo nuovo modo di mandare le nostre voci a Wakan Tanka sarà molto potente; il suo utilizzo si diffonderà, e, in questo periodo dell'anno, ogni anno, molte persone pregheranno il Grande Spirito. (...)».
«Non vi erano parole nel primo canto che Kablaya insegnò ai suonatori; era semplicemente un canto, ripetuto quattro volte, con un battito veloce. Le parole del secondo canto erano: "Wakan Tanka, abbi pietà di noi, / Così che il nostro popolo possa vivere!". E il terzo canto era: "Dicono che sta arrivando una mandria di bisonti / È qui ora! / La loro benedizione verrà a noi. / È con noi ora!". Il quarto canto era una benedizione e non aveva parole. (...)».

(Fonte: La Danza del Sole dei Lakota - Marco Massignan - Ed. Xenia, 1996).

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Il fango è diventato killer a causa del fango del clientelismo

Al centro della sofferente conversazione tra gli alluvionati superstiti e le povere vittime del fango, Lombardo dice che "non si può che parlare di crimini" e che "la polizia municipale di Messina aveva proposto l'abbattimento di 1.200 costruzioni abusive nelle zone colpite dall'alluvione". Anche a me sembra naturale parlare sui crimini commessi, se pur con l'impeto frenetico e ingenua iniziativa degli arrabbiatissimi abitanti della zona devastata, andremo a cozzare tutti contro un'alzata di spalle e una probabile deresponsabilizzazione degli ancora ignoti criminali.

Quando qualcuno dei piani alti si accinge a parlare di crimini e di criminali gli applausi che riceve non sono a beneficio delle sue intenzioni, ma contro quel protervo e mortificante modo di approcciarsi alla questione.

C'è sempre una dietrologia utilitaristica su queste estemporanee dichiarazioni. C'è sempre un richiamo alla inettitudine dei predecessori politici e degli amministratori incapaci che si beccano tutte le maledizioni. Non c'è mai in nessun politico il coraggio, la trasparenza e la fantasia di dire: "Beh, è anche colpa mia, di noi, di tutti se siamo arrivati a questo punto".
Insiste nella denuncia del male siciliano il Lombardo con "C'è un clientelismo che rispetto alle demolizioni mancate può portare a eventi drammatici e a crimini che hanno fatto perdere la vita finora a 23 persone".

Il clientelismo è struttura portante della gestione degli affari privati siciliani. La stragrande parte degli uomini politici e pubblici ne sono a conoscenza e anche vi partecipano. Finché non ammazza, il clientelismo rimane ai margini del dibattito astratto. Poi, a causa del fango killer, il fango culturale prodotto dal clientelismo deve doverosamente ma brevemente essere chiamato in causa. Finito ciò rimaniamo in attesa dei funerali e del funerale definitivo al clientelismo.

Anche il Berlusconi è rimasto impressionato del fango di Messina, e vuole umanitaristicamente copiare la procedura del terremoto "unico" che ha devastato i paesi d'Abruzzo: "Governo e Regione ricostruiranno in 4-5 mesi i quartieri distrutti!".

Ecco una dichiarazione che ci mette in ansia d'aspettativa. Ma in Abruzzo per i 4-5 mesi successivi al sisma non sono stati risolti che pochi fronti d'intervento sul piano abitativo. Tutti i superstiti di terremoti e alluvioni trattengono il fiato a cotante dichiarazioni. Le nostre membra sono irrigidite dalla choc che uomini con parole così precise e decise ci trasmettono. Parole esaltanti che pesano più dei tuoni di Messina, dei temporali anomali e dei silenzi di lacrime con cui guardiamo i nostri morti.

Uomini così, che usano parole così importanti, non si sono mai misurati a tu per tu con la violenza della Natura che si vendica della mortificazione ambientale subita. Le loro case, i loro credi, i solidi convincimenti morali e umani, non subiscono crolli. Ecco perché parlano "con precisione e decisione" di atti criminali generici.

Alberi invece che calcestruzzo!

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domenica 4 ottobre 2009

Sotto il segno del fango

Sicilia desolata. Piange sotto il fango.
Piangere ancora per questi altri morti?
È solo un perdere tempo verso dolori, rimorsi, problemi di coscienza che appartengono al tempo che fu! Il gattopardo è ben vivo!
Il dolore è solo delle vittime della propria dabbenaggine, della fiducia mal riposta, dei propri rimorsi e della diffusa ignoranza.

Si fischia Berlusconi, si insulta Lombardo, si contestano i noti personaggi: ma questa Sicilia è quella del 60 seggi a zero. È quella che vota a destra. È quella che non vota secondo la propria Libertà di pensiero. È quella che vota sotto ricatto del posto di lavoro e di altro.

Dal Belice in poi, la lezione è stata sempre e solo una: rimboccarsi la lingua e chiedere ai noti personaggi siciliani, i padroni del vero fango, il solito e odioso aiuto in cambio dei voti.
Personaggi antichi e moderni, dalle facce diverse, ma con lo stesso sudore puzzolente mentale hanno fatto e strafatto inventandosi leggi mafiose ad uso e consumo privato.
La gente comune, che crede di avere realizzato il massimo di una vita facendosi la casa, in quel preciso momento, chiavi in mano, non sa di stare procedendo verso la morte appena ne varca l’ingresso.

Ieri, a poche ore dall’alluvione, i signori del fango siciliano e italiano, ci hanno ricordato che il Ponte presto aprirà i suoi cantieri: questo è più che un pugno sullo stomaco. È mafia della peggiore specie, mischiata a una prosopopea che non ha limiti umanitari né pudori. Nemmeno repressi. Alluvioni, baraccopoli, rifiuti semplici, composti e tossici, ora anche la centrale nucleare, mafie e mafiosi, potentati politici, sotto il segno del fango. Una statua di fango in ogni città, paese e villaggio, bisognerà innalzare che ricordi, a noi siciliani, la nostra tracotanza nel bene e nel male. Noi generosi e cattivi, insofferenti e indifferenti, pietosi e traditori di noi stessi. Che non riusciamo a liberarci dalle catene che i nostri ci inserrano al momento della nascita.

Questa è la Sicilia di cui non se ne viene a capo. Nemmeno un ricominciare da tre sarebbe possibile. E io, da siciliano antico e contemporaneo, me ne dolgo, amaramente attaccato alla speranza.
Il 25 settembre abbiamo avuto dalle mie parti un nubifragio pauroso, anche se lontano parente di quello che ha colpito Messina. Qualche grosso danno l’ha prodotto, il territorio in cui noi si vive, ha cominciato a sgretolarsi; con il prossimo inverno, se non si corre ai ripari, la natura completerà l’opera di sgretolamento. Il nubifragio non ha chiesto il permesso alla città in concomitanza col fatto che il comune di Termini Imerese, uscito da una grandiosa campagna elettorale, dalle feste estive, e dai primi cento giorni di governo della nuova giunta, oggi non ha un soldo. È sempre così. I nuovi sindaci non trovano mai un soldo in cassa.

In conclusione... eh no, cosa si deve concludere? Non si può. I resti di quello che fu il granaio di Roma, oggi giace sotto una montagna di... fango. E che fango!

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Volete la libertà di stampa? Che ne dite di un bell'orgasmo carismatico?

Libertà di stampa? Libertà d'informazione? Avete tutto. Vi ho dato tutto. Che volete ancora?
Volete la libertà di stampa? Che ne dite di un bell'orgasmo carismatico?

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sabato 3 ottobre 2009

Messina ha smottato?

Messina ha smottato?
Niente paura, la risolleveremo!

Con l’aiuto di Dio, del clima, dell’ambiente e dell’abusivismo, Messina avrà il suo bel PONTE. Gli avvoltoi sono pronti a devastare ancora di più!

Che non si dica quindi che per questa martoriata città, la città del maremoto, della baraccopoli, dell’alluvione, non si apriranno le porte del Paradiso (dopo aver fatto entrare le vittime dell'alluvione, che come ben si sa, credevano nello Stato, nella Regione, nel Comune e in tutto il resto): entrerà nella storia moderna con la sua ottava meraviglia! IL PONTE! (Lo faranno a "Tira E Molla", per via degli scossoni sismici).

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venerdì 2 ottobre 2009

Ma chi se ne sbatte più dell’assenteismo dell’opposizione?

E, allora, "compagni e amici" del Piddì dell’Uddiccì e dell’Iddivvì dell’arco parlamentare legittimamente insediato, dove siete stati mentre in aula ci soffiavano le ultime speranze di vedere morto lo scudo fiscale di Tremorti & Co.?
A quanto pare Vi piace molto questa società senza arte solidale né parte democratica?

Quelli del Piddì impegnati com’erano a svuotarsi le meningi nei circoli democratici per scegliersi il nuovo capo. Sono da giustificare? Ma manco per il c...o! E gli altri? Dove siete andati, stramaledetti, che Satana vi accolga nell’inferno dei parassiti! Non provate rossore né vergogna per come vi siete comportati? Verso quelli che vi hanno votato? Con quale faccia (da culo) vi presenterete a dare risposte alla domanda unica che vi sarà rivolta e cioè: “Di che minchia di evasione fiscale parlate se siete stati voi a farla passare in aula non presentandovi?”. Il problema pero è: si troverà mai qualcuno che vi sputi veramente in faccia!

"Amici e compagni" di cui sopra, siete acqua mischiata ormai. (Qualche scheletro nell'armadio? Doppio lavoro a nero? Leggere evasioni fiscali?): “Vi cacàstivu e ora siti assittàti ‘mpizzu”! (Ve la siete fatta addosso, e ora state seduti in punta di sedia. Ovvero: visto che avete il carbone bagnato statevi all’erta, c'è il rischio di una nuova cacarella. Occhio al super-Brunetta, flagellatore di fannulloni!).

Di che cosa ci parlarete adesso? Della vostra moralità o di quella dei furboni? Della vostra correttezza o di quella dei malandrini? Della vostra ansia di galleggiamento perpetuo o delle ragioni superiori che vi hanno portato a tradire quelle poche cose ancora da fare contro i delinquenti legalizzati?

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giovedì 1 ottobre 2009

Alla caccia degli assenteisti del Piddì

Il servizio d'ordine aviotrasportato del PD, al comando di Dario, va alla ricerca degli onorevoli assenteisti.


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Piddì Piddì Piddì Piddì

Prima viene lo Scudo Fiscale e poi viene il Cimiero del Piddì! Qui.

♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫
Or ora me l'han detto
Bersani vieni a letto
ancora un quarto d'ora
ci rifletto
Oh Oh Oh! A letto
Oh Oh Oh! Ci rifletto
Tu sei così carina
sotto la copertina
però sei un poco troppo Franceschina
Oh Oh Oh! Carina
Oh Oh Oh! Franceschina
E allora amore
quando vieni per votare
un po' con me
perché altrimenti
mi addormento in aula senza te
Ma sì!
Vengo dopo il Piddì
Vengo dopo il Piddì
Vengo e mi metto lì
T'ho detto sì!
Vengo dopo il Piddì
Vengo dopo il Piddì
per star vicino a ti
Piddì Piddì Piddì Piddì
vengo e rimango lì
posto dopo il Piddì
Io non sarò normale
dipendo dal canale
ma a me mi piace assai
lo scudo fiscale
Oh Oh Oh! Canale
Oh Oh Oh! Fiscale
È il Piddì che vizia
il fatto è che mi sfizia
restare fino all'ultima notizia
Oh Oh Oh! Mi sfizia
Oh Oh Oh! La notizia
E allora Massimo io t'aspetto
o non t'aspetto non lo so
s'è fatto tardi
e sai che tardi non si può
Ma sì!
Vengo dopo il Piddì
Vengo dopo il Piddì
Vengo e mi metto lì
T'ho detto sì!
Vengo dopo il Piddì
Vengo dopo il Piddì
per star vicino a ti
Piddì Piddì Piddì Piddì
vengo e rimango lì
....................
....................
♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫ ♫

(Si può fischiettare mentre li mandate a cagare!).

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