lunedì 30 novembre 2009

Se i nostri figli se ne vanno tutti, noi che facciamo?

"Avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito. Non è più un posto in cui si possa stare con orgoglio. Per questo il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero".

Posto che si sia capito l’estremo dramma di questo genitore, qui il problema è capire l’altro aspetto della questione: se c’è una specie di rassegnazione amara, o d’impotenza mascherata, dietro questo suggerimento che viene rivolto al figlio, che va contro il principio del diritto di sopravvivenza nei luoghi ove si nasce e ci si compiace di vivere, malgrado l’orribile sistema sociale in cui versa oggi questo Paese, mi chiedo se non è sia legittimo catafottere i responsabili di questo andazzo e fare di tutte l’erbe un fascio – una rivoluzione, insomma – o prendere veramente armi e bagagli e andarsene via, scordandosi di tutto: sono cazzi solo di chi rimane!

Ritengo che il desiderio per un futuro migliore non sia un problema vitale solo per i giovani. È assillante pure per i meno giovani e per chi non ha avuto dalla vita gli stessi diritti dei privilegiati e vivacchia alla meno peggio. È giusto che chi ha studiato e sta studiando proficuamente debba avere il corrispettivo in fase di realizzazione dei propri obiettivi; ma anche gli altri, che non hanno studiato, i precarizzati d’ogni ordine e ceto, devono avere lo stesso diritto ad un futuro migliore. Chi va via dall’Italia per studiare fuori e, di conseguenza, trovarsi un posto di lavoro all’altezza dei suoi studi, sono i pochi fortunati che hanno una famiglia che si può permettere di sostenerli: e tutti gli altri? C’è differenza anche in questo per chi parte per mancanza di prospettive volendo rimanere onesto e senza chiedere favori al padrino di turno, e chi parte per disperazione solo economica. In tutti e due i casi, comunque, è una vera e propria perdita di cervelli.

Fortunatamente, per quelli che restano perché non possono – o non vogliono fare diversamente –, sono a disposizione ben altri cervelli, dalla politica alla finanza, dall’imprenditoria al sindacato, dalla sanità alla sicurezza, dalla chiesa all’esercito, discretamente gestiti dal lucido controllo delle mafie.

La vita finisce là dove inizia la rassegnazione e comincia il regno dell’«amaro fato». D'altronde, questa forma di società ci ha insegnato ad autoannientarci, provando compassione per il gregge, per lucro di morale e di denaro, solo nelle feste comandate o perché il capoccia politico o spirituale dicono, a turno, che occorre fare la volontà di Dio, cioè del loro Potere in corso.

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domenica 29 novembre 2009

Cita & Zione

Nella giungla selvaggia Cita, la scimmia di Tarzan e Zione, suo parente, lottavano infaticabili per la salvaguardia di quel po’ di semplice, autentico e innocente selvaggiume che ancora era possibile condividere con gli altri indigeni. Però la situazione era ormai diventata insostenibile a causa della diffusione del virus mafioso, peggio che in Italia, che vi aveva preso piede. Allora si sono messi ad armeggiare col pensiero e hanno partorito questa cura parolaia a uso e consumo degli abitatori selvaggi: "Ricordatevi che potranno toglierci le liane per spostarci liberamente da un posto all’altro, ma non ci toglieranno mai il piacere di fare due passi immersi nel marasma di questa società! Noi (plurale majestatis), abbiamo fatto più di tutti gli altri".

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A proposito di: antiche lezioni di mafia e baccagghiu

Mentre facevo *‘ntintirintì e ‘ntintirintà, *nun putennu passari pi’ la porta di crastu mi resi conto che *nun avìa ogghiu cchiù â lampa. A quel punto senza *nèsciri nenti, dopo un minuto *detti ‘u culu â balata, e uno *a diciròttu caràti mi s’avvicinò e mi disse: “*Doppu ti fai ‘na bedda manciata ‘i maccarrùna”. E io, che sono *‘mbuattàtu e *grattùsu *giurai supra ‘i tri caddi: viju, ti viju e ti taliju. A questo punto mi *fici ‘a cura du’ ferru, e subito dopo *mi fici ‘na sunata ‘i pianu a pedi ‘nterra. I picciotti rimasero tutti contenti e noi qua a *stujarini li denti.


Traduzione:
• ‘ntintirintì e ‘ntintirintà: imitazione del suono che fa un martellino quando lo si batte;
Nun putennu passari pi’ la porta di crastu: avere corna molto vistose e quindi “non potendo passare per la porta di Castro”;
nun avìa ogghiu cchiù â lampa: stare per morire; “non avere più olio per la lampada;
nèsciri nenti: “uscire niente”; senza confessare nulla, a bocca chiusa;
detti ‘u culu â balata: “dare il culo alla lastra di pietra”; fallire; per l’uso antico in carcere di far sedere i mercanti falliti sopra una “balata”;
diciròttu caràti: “diciotto carati”; titolo d’onore che si dà a una persona d’importanza;
doppu ti fai ‘na bedda manciata ‘i maccarrùna: “dopo ti fai una bella mangiata di maccheroni”; letteralmente: processo che termina senza gravi conseguenze per l’imputato; evento lieto, quindi, per farsi un’abbuffata; i cannoli, vengono dopo;
• ‘mbuattàtu: inscatolato; pazzo, fuori di cervello, ubriaco, chiuso in sé stesso e non comprensibile ad altri;
grattùsu: atto ad essere grattato.
supra ‘i tri caddi: viju, ti viju e ti taliju: “giurare sopra i tre calli: vedo, ti vedo e ti guardo”; lett.: giurare di mantenere il segreto, cioè vedendo attorno, vedendo la persona e guardandola, senza far parola;
fici ‘a cura du’ ferru: “fare la cura del ferro”; passeggiare, dopo una cura ricostituente.;
mi fici ‘na sunata ‘i pianu a pedi ‘nterra: “farsi una suonata di pianino a piedi nudi”; lett: fare un discorso senza basi e conclusione, a guisa delle pessime suonate d’organino fatte dagli scalzi girovaghi accattoni; frase molto pittoresca e beffarda;
stujarini li denti: “asciugarsi, pulirsi i denti”.

Baccàgghiu (definizione): lingua parlata (a Palermo) figurata, gergo, linguaggio convenzionale, segreto. Soprattutto della malavita. Probabilmente dal francese «baclâge»: chiusura di sicurezza.
[Fonte: Mafia e baccàgghiu. Biblioteca delle tradizioni popolari; Salvatore Paternò, Brancato Editore].

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sabato 28 novembre 2009

Berlusconi: su di me solo voci info-strade e io strozzo!

Berlusconi: "Su di me solo voci info-strade" e, di conseguenza, anche su Dell'Utri.
«Ma se trovo chi ha fatto le nove serie de "La Piovra" e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una così bella figura lo strozzo", ha detto il premier».
E dài, basta cliccare qui e qui, e trovi tutto!: vediamo un po' come li strozzi!?!

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venerdì 27 novembre 2009

In piena guerra civile, il Cav. gira armato

Costretto a difendersi dall'impietoso e crudele attacco lanciatogli contro dalle ForComMag, il nostro Cav. gira completamente armato per le strade d'Italia, deciso a farsi giustizia da solo, anche se non ha perso lo smalto sorridente del sorriso Durban's del periodo aureo (da come si evince dal quadretto), di quando ogni cosa che toccava veniva subito sequestrato e annoverato come reliquia taumaturgica dai suoi berluskones. Ah, quando penso al passato, a quelle belle sfide del veltrusconismo (o era solo berlusconismo?) imperante, mi viene il magone.

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giovedì 26 novembre 2009

Gorgonzolo per gli amici

E tu, bel giovine, come ti chiami. So che hai un nome lungo lungo?
Sì, io mi chiamo Zecchettin Mezzamerend Transphinx Fagottux Scassapaglia Vincenzinos Ollallà Detrerospi Unasporta Stracca Destomarraxxus Scacozzi Depunator Ambienton Sullapeppa Nuncistaniè Santocrasto Quiccifrega Brachelente Ultrapippa Spolpacazzi Excoito Unannofa Bassottin de’ la Cadregola Abbastaccussì y de Saltafossu Mancunpelu Luvapassera dei Copulator, Gorgonzolo per gli amici (un nome semplice, che passa inosservato!).
E ho chiesto lo perdono a Dio tramite lu papie di tutti li kazzi che ho sconocchiato in vita mea.

Mea culpa,
mea culpa,
mea maxima culpa.
Okkey, fatto. Posso andare, ora?

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La grande ri-conversione d’identità del ministro Brunetta, l’Innovatore

L'Innovatore è un personaggio del Governo Berlusconi chiamato così per la sua capacità di scovare fannulloni nascosti ovunque e, subito dopo scovati, li defannullonizza innovandoli, pronte chiavi in mano per l’Italia che lavora sul serio.

Egli è una delle figure psicologicamente più complesse, intriganti e basse del governo Berlusconi. Ministro legalmente nominato al quale Berlusconi fa svolgere drammatizzazioni istrioniche al confine tra la bontà e la grande umiltà, tra la boria e la vanagloria, che affonda le sue radici nei meandri oscuri dei corridoi del potere.

L’Innovatore, figura malvagia in apparenza - (mentre dorme risulta un angioletto, però, che non scorreggia e né soffre di allucinazioni) - la cui bassezza più che risolini forse incute rispetto, è il potente cui don Silvio si rivolge per attuare il piano di rapire il pallottoliere di Giulio Tremonti, falso economista.

In preda a una profonda crisi d’identità, l'Innovatore scorge nell'incontro con Giulio un segno, una luce che lo porta ad una mutazione e a grossi problemi di confusione della propria identità; solo in un ministro simile, incapace di vie di mezzo, una crisi interiore può portare a una trasformazione integrale. Durante il famoso alterco in cui Giulio lo minaccia di prenderlo a calci in culo mentre è prigioniero nel castello fatato di don Silvio, la disperazione dell'Innovatore giunge al culmine in una notte satura di tremonti orridi, - che se fosse stato più alto che altro allora sarebbero stati cazzi per tutti! - tanto da farlo pensare al suicidio, ma ecco che la Provvidenza e le parole di Giulio, sempre pronto a dare un calcio in culo metaforico agli amici, lo salvano e gli mostrano la via della misericordia e del perdono.

La sua conversione giunge dopo una notte angosciosa, dove in preda ai furori uterini dà in escandescenze e in dichiarazioni fuori dal razionale: la famosa frase “Giulio non è un economista, io sì”, infatti, ha fatto pensare ad un uscita irreversibile di senno ma anche ad una forma maniacale di grandeur.

Molti avranno pensato con raccapriccio alle future esternazione del basso-ministro, tipo “La Russa non è quel che si dice un vero guerrafondaio, io sì”; “Fini non è più il bel fascista di una volta, io sì”; “Bossi non è vero che c’è la duro, io sì”; “Don Silvio non è il vero capo della contrada, io sì”; insomma, farfugliamenti da ricovero coatto istantaneo.

La scelta di don Silvio di questo Innovatore per attuare la sua conversione non è certamente casuale, infatti solo un uomo di una bontà somma come il don lo poteva obbligare a queste esternazioni. Dopo la conversione l'Innovatore cambia completamente e coglie al volo l'occasione per fare del bene a Giulio in maniera proporzionata al male che gli fece, quando l'insultò. Infatti, appena lo incontrò gli diede un calcio in culo come contropartita e quel falso economista se ne andò a frignare dall’Umberto.

Da quel momento in poi per l’Innovatore si spalancano spazi più consoni alla sua stazza: e che nessuno pensi alla parolina volgare di Fini.

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mercoledì 25 novembre 2009

Povero Silvio: gli porteranno via tutto il patrimonio!

Questa me la voglio vedere tutta!
«Berlusconi sarà indagato per mafia. E gli porteranno via il patrimonio».
Della serie: anche i ricchi piangono... dopo!
Certo che questi giornalisti sono come le cirase: una entra e l'altra segue subito dopo.

SEQUESTRARE IL TESORO DI SILVIO?
ECCHÉ, MANCO SE FOSSE UN MAFIOSO QUALSIASI!

Noi, che non crediamo a questo tipo di giornalisti e di giornalismo, nella tremenda previsione che impoverirà di brutto, dall'oggi al domani, a causa di una giustizia comunista, dovremo fare i turni per aiutarlo e sostenerlo negli inverni rigidi, non gli faremo mancare una minestra calda e un massaggio ai lobi. Lo sosterremo quando scivolerà sulle strade ghiacciate a causa delle suole lisce delle sue scarpe, lo copriremo con un pesante pastrano e lo consiglieremo quando vorrà farla finita con quella tremenda esperienza da clochard. Ma noi, comunisti di grande animo e generosità, con l'aiuto della Previdenza sociale gli risolveremo anche il problema della sua pensione, magari non facendogli pagare la delega sindacale.

È proprio vero il detto antico: che il buongiorno si vede dal mattino, mentre chi ben comincia è a metà dell'opera dato che ride bene chi ride ultimo.

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martedì 24 novembre 2009

I testicoli del castoro

Scrisse Fedro:
«Il bìvero (o castoro, come dicono
i greci chiacchieroni, che con tutta
la ricchezza di lessico che vantano,
han chiamato una bestia come un Dio),
il bìvero, se si vede già raggiunto
dai cani - così dicono - si strappa
con un morso i testicoli: capisce
che gli fanno la caccia per quei cosi.
La provvidenza, e come no. E infatti
il cacciatore, avuto il suo prodotto,
richiama i cani e sospende la caccia.
Perché se al mondo ci si rassegnasse
a rinunciare a tutto ciò che è nostro
si godrebbe la pace del filosofo.
Chi va a insidiare un uomo nudo bruco?».

Strappare i testicoli, a fin di quiete, si può.
Della propria. Ergo, ci sono soggetti - in
Italia - che hanno
fino a tre e quattro e cinque di quei cosi.
Strappandoglieli, il cacciatore si bea
e si quieta fino a cinque volte.
Che con la ricerca della sesta
palla poi sbiella e va a funghi
allucinogeni. In questo stato
poi l'arrestano, lo picchiano e
non gli pagano il caffè,
mentendo sul fatto che quei cosi,
anche se strappati ad altri, non gli
producono l'effetto che sperava.
Bisogna che i testicoli si rompano,
non si strappino, gli ripetono:
se vuoi te li rompiamo noi.
Infatti, la soddisfazione
massima è questa.
Sentirseli proprio rotti!
La legge è questa ma i testicoli,
una volta rotti, non
si ricostruiscono.

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La qualità è ottima ma le parole dove vanno, ministro Scajola?

"Sarebbe folle far morire un polo industriale come quello di Termini Imerese, su cui nel tempo sono stati fatti investimenti importanti e dove tutti mi dicono che la qualità del lavoro è molto buona". Dichiarazione da annoverare nella collezione "Frasi celebri di ministri italiani".

Sì, glielo posso garantire, ministro Scajola, la qualità è ottima, ne ho esperienza diretta visto che ci ho lavorato per parecchio tempo.

Ma chi ci garantisce che queste sue parole non siano solo vento? L'hanno informata, ministro, che a Termini Imerese quando soffia il terribile vento, vola via tutto! Specie adesso, che le ancore dello stabilimento Fiat si stanno disseppellendo.

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lunedì 23 novembre 2009

Rotondi, il ministro antipranzo

Rotondi: «La pausa pranzo è un danno per il lavoro».


In Fiat, la pausa è di mezz’ora. Nell’edilizia di un’ora. In altri posti ritengo che non si vada a meno o a più di questi tempi. Se non si mangia non si possono sostenere i ritmi di lavoro imposti, ad esempio, dalle linee di montaggio. Forse, il ministro antipranzo, pensa che ai lavoratori non è giusto che gli si paghi la pausa pranzo per intera: in Fiat, sempre come esempio, agli inizi degli Ottanta, si arrivò a farsi pagare con la lotta tutta la mezz’ora a fronte dei soli dieci minuti retribuiti in precedenza. Gli altri venti erano a carico del lavoratore. Perché credo che sia questa la filosofia nascosta in questo grande pensiero rotondiano - bisogna tirare la cinghia con la scusa che a “panza china si travagghia malamenti” - che prende a paragone le abitudini degli altri paesi che, come si sa, stanno sempre un gradino sopra il nostro in fatto di cucina.

Il ministro Rotondi, la stessa parola lo dice, rotondeggia attorno alla pausa pranzo. Essendo paffutello di suo, credo che non si affanni, affamato, attorno alla buvette del Parlamento per non danneggiare il suo lavoro di ministro. E sono sicuro che in simbiosi con l’altro ministro, ser Brunetta, vorrà mettere dei paletti attorno alle aule dei Parlamentari per convincerli a non andare a sniffare gli odori del pranzo. Credo anche che questi galantuomini si prodigheranno affinché i loro colleghi parlamentari si portino da casa il cestino con il pranzetto dentro: un panino, la tuma pepata, il tonno in scatola, una cipolla, un pomodoro e un litrozzo. Bon Appétit.

Il Parlamento ne trarrà grandi vantaggi dal salto del pranzo dei politici, eh eh eh! Ed anche la sua linea per la dieta che intende fare!

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domenica 22 novembre 2009

Alfano, che fai: lasci o raddoppi?

«Tu forse non hai capito l'importanza della questione che stiamo affrontando. O noi risolviamo questo problema subito, oppure tu te ne vai, perché sappi che ci sono molti altri che possono fare il ministro della Giustizia al posto tuo».

Si vuole sapere:
1) Chi ha detto questo?
2) Perché lo ha detto?
3) A chi lo ha detto?
4) Chi sono i molti altri che possono fare il ministro della Giustizia? Vogliamo sapere almeno un nome sicuro.
5) Se tu fossi stato al posto di quello minacciato di essere cacciato via, avresti risposto per le rime al tuo padrone?
6) Ma visto che tu non sei quello, cosa pensi che abbia detto quello minacciato?
7) Se quel padrone non si fosse buttato in politica, dove si sarebbe buttato, considerato che era già ricco sfondato?

Se hai risposto, secondo le vigenti disposizioni del berlusconismo imperante, ad almeno l'80% delle domande avrai vinto. Che cosa? Ma un posto di ministro di Giustizia, cribbio!

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sabato 21 novembre 2009

Altro che trans, in Australia si fa sesso tra un bar e un ufficio politico

Sesso con barista, è scandalo (ANSA) - "Scandalo sessuale in Australia meridionale: una barista ha rivelato di avere avuto rapporti con il governatore Rann nel suo ufficio. L'avvenente Michelle Chantelois, 39 anni, ha rivelato in una intervista a pagamento ad un network di avere fatto sesso con il governatore 56enne. Anche mentre negli uffici vicini venivano prese importanti decisioni per il Paese. Le rivelazioni potrebbero costare al popolare governatore il terzo mandato".

In Australia i Governatori sì che sono felici, come gli austriaci felici, mica come qui in Italia, che sono pure jellati oltre che ricattati! E al diavolo il terzo mandato di fronte a una barista! Ciò che conta nella vita è poter prendere decisioni importanti durante le grandi cavalcate!

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Influenza suina e vaccinazioni: "i media coltivano dentro di noi il panico"

Accolgo l'invito dal blog "Informare è un dovere" di pubblicare quest'articolo.

Prima di leggere l'articolo vero e proprio voglio parlarvi di una teoria mass-mediologica (quindi sociologica): la teoria della coltivazione. È una teoria degli effetti cumulativi dei mass media che studia le conseguenze della televisione sulla popolazione. Venne sviluppata negli anni 70 da George Gerbner, decano della Scuola di comunicazione Annenberg presso l'Università della Pennsylvania. Gerbner svolse tra gli anni '60 e '70 vari studi sugli effetti della televisione sulla popolazione negli Stati Uniti e giunse alla conclusione che la televisione produce un effetto di cumulazione che porta lo spettatore a vivere in un mondo che somiglia a quello mostrato dal teleschermo. La tesi fondamentale della teoria attribuisce al mezzo televisivo la capacità di fornire allo spettatore (per questo si parla di coltivazione) una visione del mondo comune e condivisa, operando in tal senso nella direzione di una unificazione della realtà. Con la massiccia presenza in tutto il mondo di un palinsesto televisivo globalizzato, la teoria della coltivazione indica nella televisione uno strumento di omogeneizzazione culturale a livello mondiale, in cui i messaggi televisivi formano un sistema coerente che crea la corrente del nostro modo di pensare.

Vi starete sicuramente chiedendo il perchè di questa interessante digressione. Il perchè è molto semplice. È stato chiaramente dimostrato che i messaggi televisivi influenzano le nostre scelte. I mass media ultimamente lo stanno facendo benissimo. Più volte al giorno ci bombardano con messaggi più o meno simili e ripetitivi. E spesso non solo fastidiosi, ma soprattutto allarmistici.

Il caso è quello dell'influenza A. Si è detto di tutto su questa influenza che non capiamo ancora bene cos'è. Vaccinatevi è la parolina magica che riecheggia in tv. Ma penso che gli italiani sono intelligenti da capire se farlo o meno. Anche se, a mio modestissimo parere, non serve il vaccino. Infatti, se vi andate a cercare le notizie in rete, scoprirete tante cosette interessanti. Come ad esempio il fatto chenel 1976 negli USA fu prodotto un vaccino simile a quello dell'attuale influenza suina, anche allora con una gran fretta per un pericolo di pandemia, ed il risultato fu un’epidemia di reazioni avverse gravi (sindrome di Guillan-Barrè, una malattia neurologica), per cui la campagna di vaccinazione fu subito sospesa.

Se vi andate a cercare le notizie scoprirete anche che l’influenza A provoca pochi decessi tra i giovani e la mortalità riguarda prevalentemente persone con già patologie più o meno gravi o soggetti deabilitati.

Eppure i mezzi di informazione hanno creato il panico. Di certo se i media non continuassero a disseminare panico parlando di persone morte a causa dell'influenza A, forse si respirerebbe una maggiore tranquillità. Coltivano in noi (riprendendo la tesi di Gerbner) il messaggio di vaccinarci, quando poi non è così urgentemente necessario...

Andrea De Luca

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venerdì 20 novembre 2009

Alle origini della Lega della Moralità: come e quando nacque

Occorre ricercare una ragione per volta, tra quanti dicono di avere ragione: la più vitale e urgente, e risolverne i nodi.


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giovedì 19 novembre 2009

L'ultima goccia d'acqua pubblica me la voglio incorniciare

Ma che significa che l’acqua sta ai privati mentre è anche bene pubblico? Che stronzata è?



Questo governo morirà annegato, sicuramente, sotto una montagna di merda! L’acqua l'hanno consegnata in mano ai privati che ci garantirebbero la pubblica proprietà, nel senso che possiamo dire pubblicamente minchia quest’acqua è fresca o calda a seconda del clima, oppure minchia ma quanto ci costa quest’acqua, oppure ci hanno tagliata l’acqua. Il giorno in cui avrò a portata di mano (e di bocca) l’ultima goccia da una parte, e dall’altra i galantuomini che ce l’anno rapinata, sicuro che mi tirerò un po’ di conti, come è sicuro che li farò morire di sete!

Ci stiamo facendo fregare in tutti i modi!

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mercoledì 18 novembre 2009

Nuove palle di Natale: entro Natale tutti via!

"Il Natale non è la festa dell'accoglienza, ma della tradizione cristiana (?), della nostra identità (di leghisti)".

Nel bresciano a Natale ci sarà grande pulizia di clandestini. Informatene Gesù Cristo, che lasciava che i bambini venissero a Lui!

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Fiat auto di Termini Imerese: come affrontare la banana di Marchionne

I lavoratori della Fiat Auto di Termini Imerese insieme ai lavoratori dell'indotto, dopo aver assaporato anni di carota, iniziano ad affrontare la banana (o il bastone) di Marchionne. Oggi, occupazione simbolica del municipio della città... ma ho come un nero presentimento... gli operai non ce la fanno proprio più!


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martedì 17 novembre 2009

Al capezzale di Capezzone

Come si fa a riparare un vecchio vinile a 33 giri quando la punta inciampa sempre?

(ANSA) - ROMA, 17 NOV –“È sempre più chiaro che è in corso un'azione politica e giudiziaria volta a colpire il Premier”. Così il portavoce Pdl Daniele Capezzone. A suo giudizio tale manovra è destinata a colpire non solo Berlusconi ma anche ‘la volontà’ degli italiani espressa alle elezioni politiche del 2008, ribadita alle europee e amministrative del 2009. Chi si muove in questa direzione - dice - commette un errore: sottovaluta gli italiani, cittadini ed elettori che non vogliono vedersi scippare il proprio voto”.
Da questo punto in poi, occhio allo scippo e cerchiamoci una scorta.


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lunedì 16 novembre 2009

I cinque punti per far passare la fame nel mondo

Dopo che Napolitano ha detto che “i paesi ricchi si impegnino di più”; dopo che Berlusconi (l'uomo che con una barzelletta fa passare la fame) ha detto “date certe per gli aiuti”; dopo che l’Onu ha ricordato che “oggi muoiono 17mila bambini” e dopo che il Papa ha detto: “Risorse per tutti, usiamole”, c’è una ORIGINALISSIMA NOVITÀ, che non quadra, e cioè che nella dichiarazione finale stavolta non c’è nessun impegno finanziario.

E così è stato stilato un piano Fao in Cinque punti per far passare la fame:

1) Sostenere davanti la responsabilità dei governi nazionali e la necessità di investire di dietro nei programmi di sviluppo rurale come predisposti dai singoli governi.

2) Maggiore coordinamento davanti tra strategie nazionali, regionali e globali per un migliore impiego delle risorse di dietro.

3) Un approccio binario davanti e di dietro che consiste in un’azione diretta per rispondere (alla domanda: hai fame? Sì. Prendi acchiappa quest’osso!) all’emergenza alimentare immediata, ma anche nell’adozione di programmi a medio e lungo termine di lato e senza sfiorare per eliminare le cause di fondo davanti e di dietro della fame e povertà.

4) Vigilare di sopra e di sotto perché il sistema multilaterale giochi davanti un ruolo centrale grazie a miglioramenti continui dell’efficienza di dietro, della reattività davanti, del coordinamento di dietro e dell’efficacia davanti e di dietro delle istituzioni multilaterali (in questo punto, che non è davanti e nemmeno dietro, non sopra o sotto, ma centrale, viene affrontata anche la questione della riforma della Fao, maschile della Fame senza la M, e si sottolinea come la realizzazione dei vari impegni di aiuto assunti dai governi – da ultimo nella dichiarazione del G8 a L’Aquila – sia “cruciale”).

5) Garantire un impegno sostenuto davanti e sostenibile di dietro da parte di tutti i partner a investire nell’agricoltura e nella sicurezza alimentare in maniera tempestiva e affidabile, con lo stanziamento delle risorse necessarie dell’ambito di piani e programmi pluriennali.

Allo scadenza del piano programmatico dei 5 punti, passerà la fame davanti e di dietro, di sopra e di sotto e anche al centro. Il tutto finirà in buca!

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domenica 15 novembre 2009

Virtù dell'insurrezione

Le idee ricostitutive della società non prenderanno mai consistenza così a lungo prima che un cataclisma, colpendo a morte la vecchia società decrepita, non avrà messo in libertà gli elementi imprigionati i cui fermenti spontanei e rapidi devono organizzare un mondo nuovo. Tutte le forze del pensiero, tutte le tensioni dell'intelligenza non saprebbero anticipare questo fenomeno creatore che scoppia a un dato momento... Fino alla morte e alla rinascita, le dottrine di base della società futura restano allo stato di vaghe aspirazioni e di cenni lontani e vaporosi.
(Auguste Blanqui, 1850).

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sabato 14 novembre 2009

Buffalo Bill's Wild West


Nel 1886 il celebre spettacolo di Buffalo Bill Il selvaggio West offre due nuove attrazioni: Little Annie Oakley, che a trenta passi centra con un colpo di pistola una carta da gioco, e Toro Seduto (nell'immagine con Buffalo Bill), l'anziano capo Sioux che ha accettato questo ruolo per sfuggire alla noia della vita nella riserva.

Buffalo Bill e il suo spettacolo presentano al pubblico, fino al 1893, un'immagine degli indiani grossolanamente distorta, che in seguito Hollywood erediterà in pieno. Ma a queste rappresentazioni vengono opposti molto presto studi molto seri di giornalisti ed etnologi.

Nel 1881 appariva un secolo Un secolo di disonore, durissima requisitoria di Helene Hunt Jackson contro la politica del governo. L'autrice denuncia le vessazioni, le ingiustizie e le malversazioni commesse dai funzionari governativi. In seguito, il Bureau of American Ethnology dello Smithsonian Institute organizza un'ampia inchiesta che porta alla pubblicazione dell'Handbook of American-Indian. Etnologi come Kroeber, Boas o Hewitt tengono conferenze, pubblicano articoli e saggi che rivelano la ricchezza e la diversità delle culture indiane.

Nel 1911 si costituisce la Society of American Indians, il cui scopo istituzionale è difendere queste culture. Cinque anni dopo Arthur Parker, un etnologo indiano della nazione Seneca, fonda il periodico "The American Indian Magazine", i cui articoli affrontano con la stessa attenzione tanto la storia più antica degli indiani, quanto quella presente. Con il suo amico Hewitt, un tuscarora, Parker cerca di promuovere l'inserimento degli indiani nella società americana, non riuscendo a ipotizzare una soluzione diversa dall'assimilazione.

(Fonte: I Pellerossa - Philippe Jacquin, L'Unità, Universale Electa/Gallimard, 1993).

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venerdì 13 novembre 2009

Giacomo Giardina, il poeta-pecoraio

La poesia dimenticata di Giacomo Giardina, poeta-pecoraio siciliano, negli anni del futurismo.


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Travolti da un insolito olezzo di munnizza siciliana

Io l'ho vista nell'hinterland palermitano. Quasi simile a quella campana, ma non è la stessa cosa: quella è "cammurrusa", questa "mafiusa". È una mentalità del genere mafioso che produce questo olezzo di ignoranza. Abbiamo il mare, il sole, l'Etna e... il popolo. Il popolo però non me lo toccate, per favore. Siamo generosi e infingardi giusto quel poco che ci serve per tirare avanti. Il resto è munnizza. Perché? Provate a chiedere a qualcuno che non se l'è mai chiesto da sé: tutta 'sta munnizza donde proviene? E quello ti risponde, (se gli va) che è una cosa delicata, che nessuno paga, che c'è maleducazione, che si fanno i porci comodi, ma non dice a chi serve tutto questo. Non lo sa, è chiaro!

Pare che la munnizza sia una conquista della natura, un evento quasi prodigioso, che spunta dalla notte al giorno per magia, così come la cacca quando i bimbi stitici te la mostrano battendo le mani in un vasetto: "te l'ho fatta, mamma! Però è mia, non me la levare!".

Gli energumeni usciti dalle fogne che stanno sfruttando la situazione di discariche all'aperto sono visibili: non scaricano più nottetempo, nascostamente. Sono legittimati da quel ben di dio che è messo là, cumulo su cumulo, quasi una sorta di comunistica accumulazione di proprietà: la nostra munnizza la condividiamo con quella degli altri. Finalmente un'azione di sinistra, malgrado un governo regionale tutto di destra!

La discarica palermitana di Bellolampo non fa scaricare i comuni morosi che utilizzano il consorzio Coinres per il conferimento dei rifiuti: questo consorzio ha un debito di 60 mln di € nei confronti di Bellolampo; inoltre gli spazzini non percepiscono lo stipendio da mesi, i mezzi funzionano a singhiozzo, eccetera. Normale amministrazione?

I presidi dell'hinterland chiudono le scuole. L'influenza avanza. Il decreto salva-premier sta per arrivare. E il Lombardo-siculo non se ne vuole andare. È un corpo unico, questo corpo politico, Mpa, Pdl, Udc, Pd: tutt'insieme appassionatamente ma anche oppositivi di sé stessi, con niente di realisticamente programmato. Tutti stanno cercando di capire come mai i cannoli adesso hanno la puzza della munnizza! E dire che quando hanno comprato la ricotta sono andati tutti quanti insieme dal ricottaro. Zitti e muti, che ora arriva la panna del governo centrale! Mi verrebbe da dire: toc, toc, presidente, venga a farsi un bagno di folla tra la spazzatura e i profumi di zagara. Venga a miracolare da queste parti, visto che i suoi alleati di governo fanno solo pìriti e scoregge.

Oddio, se quello mi prende in parola, poi ce lo ritroviamo ogni settimana pure qua! Dice, ma non la vuoi la munnizza, no? E allora, beccati lui!

Dicevo del popolo con la p minuscola. Il popolo e la munnizza. Mi sono sempre chiesto qual è il limite tra l'intelligenza e la constatazione dell'inganno sociale, ambientale, culturale e politico in cui il Popolo, rendendosi consapevole, potrà dare il massimo di sé con un bel Vespro della Munnizza. Ma, ahimè, quei tempi cupi degli angioini ci fanno una figura da munnizzari perbene al confronto con questo elettorato siciliano.

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giovedì 12 novembre 2009

La meravigliosa Brunetta e il prode Achille

«Il Pdl rappresenta la parte migliore del Paese, quella che rischia, mentre la sinistra la peggiore».
Importante e profonda esternazione del ministro Brunetta su Achille Occhetto. Ma che c'entra il prode Achille ormai dimenticato da tutti, perfino dai suoi compagni, secondo il nostro lapalissiano ministro? Pare che l'Achille gli infonda tenerezza e tanta... tanta schifezza, a lui che, essendo un banale riformista, anche se non è mai stato ospite di un riformatorio, non si perita di stanare i compagni - quasi deceduti - sempre sui contenuti.
Dice Brunetta che "gli ha fatto un po' schifo e un po' di tenerezza, sembrava l'avesse fatto cadere lui [il Muro] e invece gli è caduto addosso".
Tutto questo a causa del fatto che il compagno Achille ha sostenuto una sua tesi... sulla caduta del Muro di Berlino.

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mercoledì 11 novembre 2009

martedì 10 novembre 2009

Cu' fu?

Cu’ fu che mi tolse le castagne dal fuoco senza bruciarsi? Sicuramente un tizio esperto. Lo stesso che ci ha ridimensionati, rimpiccioliti... di mente, dico?
Cu’ fu che mi disse meglio una gallina no... meglio l’uovo oggi, insomma, cu’ fu?
Cu’ fu che urlò datemi il vostro voto per il vostro bene?
Cu’ fu che bofonchiò io t’amo, alla pecora, ma era cieco?
Cu’ fu quello che proclamò libertà e pilu per tutti?
Cu’ fu quel galantuomo che disse qui la mafia non esiste? Il morto è morto per causa sua.
Cu’ fu quel Giovanardi che parla a vanvera? A chi giova, nardi?
Cu’ fu quello che disse armiamoci e partite e quando ritornerete, se vi accadrà, saremo vincitori oppure io fuggirò dalle vostre grinfie?
Cu’ fu quel primo ministro che smentì tutto il giorno dopo?
Cu’ fu che bruciò intere biblioteche perché non trovava più posto per infilarci i suoi soldatini di piombo?
Cu’ fu che chiuse le case chiuse dicendo che non funzionavano i termosifoni con e senza condom?
Cu’ fu quello che si buttò a indovinare le stronzate del governo in corso.
Cu’ fu quello che lasciò liberi i trans e chiuse i tram?
E quello che aprì i tram per farci dormire i clochard?
Cu’ fu quello che dichiarò a volte alta, fatevi i cazzi vostri, dalle stelle alle stalle e viceversa?
Vorticoso pensiero, a chi rassomiglio io? A chi mi pare, più che altro a me stesso.
Preso in mezzo tra i fuochi crudeli del recente passato e i fuochi fatui del futuro, mi sgranchisco il cervello con le porcate del presente.

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domenica 8 novembre 2009

La Santa Anché e Maometto

Secondo Wikipedia Maometto ha avuto una unica moglie: “Sposata nel 595 Khadìja bint Khuwàylid (che restò finché visse la sua unica moglie), egli poté dedicarsi alle sue riflessioni spirituali in modo più assiduo e, anzi, pressoché esclusivo. Khadìja fu il primo essere umano a credere nella Rivelazione di cui Maometto era portatore e lo sostenne con forte convinzione fino alla sua morte avvenuta nel 619. A lui, in una felice vita di coppia, dette quattro figlie, Ruqayya, Umm Khulthūm, Zaynab e Fatima, oltre a due figli maschi (al-Qàsim e ʿAbd Allah) che morirono tuttavia in tenera età.”

Secondo la Santa Anché, invece, “Maometto era poligamo e pedofilo, perché aveva nove mogli e l'ultima di 9 anni”.

Chi dice la bugia non è figlio di Maria e qualcuno non andrà in paradiso malgrado la sua santità.

Amen!

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Da Cuba all'Italia, globalizziamo le strizzate di palle

GLOBALIZZIAMO LE STRIZZATE DI PALLE

“Mi seguono ovunque vada. Il mio telefono è sotto controllo. Adesso mi hanno anche picchiata e minacciata. Mi hanno detto che se continuo a criticare il regime mi faranno sparire”.
Questo è un passaggio dal blog di Yoani Sanchez: “Mi hanno afferrato dietro la nuca e, a testa bassa, hanno cercato di infilarmi nell’auto. Mi sono tenuta alla porta, e sono riuscita a prendere un foglio che uno di loro portava in tasca e me lo sono messo in bocca. Il mio amico Orlando era già dentro la macchina, immobilizzato da una mossa di karate che lo faceva stare con la testa verso il pavimento. Uno di loro ha messo le sue ginocchia sul mio petto e l’altro, dal sedile anteriore, mi ha colpita sui reni e sulla testa per farmi aprire la bocca.
Presa dalla disperazione sono riuscita ad afferrargli i testicoli e li ho stretti con le unghie finché non mi hanno lasciato respirare”.

Non so per voi ma, per me, questa strizzata di palle è l’unica, vera, grande e politicizzata notizia che mi è arrivata da molti anni a questa parte.
Si può e si deve criticare qualsiasi regime. Se poi gli strizziamo – anche fisicamente – le palle lo aiutiamo a capire meglio il nostro disagio e il nostro dissenso.

Sembra quasi che le due storie, della Sanchez e del povero Cucchi, si assomiglino e si rispecchino per i temi intrinseci – repressivi, etici, umanitari e culturali - che vi coabitano. La morte di Stefano Cucchi attende la giustizia delle leggi vigenti, ma una strizzata di palle a questi è il minimo per cominciare.

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sabato 7 novembre 2009

Gallopoli: funzionamento delle galline

Sorteggi arbitrali: «Ecco come funzionavano le galline».
Le galline erano vecchie, usurate e senza quasi più penne. Per questo erano riconoscibili. Le galline venivano usate per i sorteggi dai capponi designatori. Prendiamo, per esempio il sorteggio per la partita tra i galli rossoneri e i polli bianconeri: «Durante il sorteggio per la scelta del cappone che doveva arbitrare quella partita, qualcosa non andò secondo il chicchirichì giusto perché ci fu uno strano chicchirichì del designatore di capponi quando il tacchino (col taccuino) incaricato scelse la gallina più spelacchiata per il brodo del giorno della partita».
Infatti quel brodo non seppe di niente.
Le partite di Gallopoli erano praticamente arbitrate da capponi castrati del fischietto.

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venerdì 6 novembre 2009

La peste del concubinaggio fra bianchi e indiani

Le unioni fra indiani e bianchi non hanno vita facile per l’opposizione della Chiesa. Gli indiani non si accontentano dei rapporti di natura essenzialmente politica e militare, e per rendere più solide le relazioni di commercio e di amicizia accolgono ogni inverno nelle loro tribù giovani coloni perché imparino la loro lingua e cerchino di capire tradizioni e costumi. Questi ragazzi sono destinati a diventare intermediari, interpreti e guide preziose nelle trattative; la loro permanenza può portare, però, a forme di concubinaggio che non risultano gradite a tutti. Se Champlain all’arrivo aveva espresso il voto: “Che di due popoli se ne faccia uno solo”, le autorità francesi cambieranno molto rapidamente parere, temendo che “i francesi, vivendo assieme ai selvaggi, divengano selvaggi anche loro”.

La Chiesa, da parte sua, si oppone con irriducibile accanimento alle unioni tra coloni e indiane, nelle quali vede solo una manifestazione di “libertinaggio e lussuria”. Questo atteggiamento indurrà un irochese a rivolgersi con queste parole a un gesuita: “Se amate le nostre anime come andate dicendo, amate anche i nostri corpi”. I missionari riescono appena a tollerare le unioni con le indiane battezzate, che allevano i figli da “buoni cristiani” e non “all’indiana”, nella massima libertà. Ma nonostante la condanna dei gesuiti e l’opposizione del governo, la “peste” del concubinaggio si diffonde, perché i francesi subiscono fortemente il fascino delle donne indiane; sembra invece che inglesi e olandesi cadano assai meno in tentazione, anche perché la morale puritana non lo consente...

Spesso i trappers francesi hanno parecchie squaw nei diversi villaggi. Guida, interprete, consigliera, la squaw rende più facili i contatti con la tribù... ed è bravissima a lavorare le pelli! Da parte loro, le donne indiane talvolta preferiscono sposarsi con i bianchi, meno brutali degli indiani, e i cui doni dànno grande prestigio nell’ambito del clan.

Gli indiani, pur accettando queste unioni molto meglio degli europei, riconoscono di non essere attratti da epidermidi rosee o candide, e per questo sono molto rari i casi di matrimoni tra donne bianche e indiani. Vi sono tuttavia donne europee che vivono nei villaggi indiani: catturate durante le azioni di guerra, rimangono nelle tribù talvolta per anni, ben trattate, rispettate da tutti, partecipano ai lavori domestici e alla vita della comunità. Alcune, come l’inglese Jemison, scelgono di passare tutta la loro esistenza nella famiglia indiana di adozione.

(Fonte: I Pellerossa, popolo delle praterie – Philippe Jacquin, Ed.: L’Unità, Universale Electa/Gallimard, 1993).

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giovedì 5 novembre 2009

L'urlo di D'Alema: “Per mille falci taglienti!”. “Corpo di cento martelli!”.

Queste sono le terribili esclamazioni di D’Alema subito dopo aver appreso che Tombinski, (l’ambasciatore polacco che si occupa di tombe e sepolture di ex comunisti), avrebbe dichiarato: “Il suo passato di comunista sarebbe un problema!”. Ma siamo impazziti, cribbio! Vi sta dando di volta il cervello, corpo di mille comunisti sbiancati? D’Alema avrebbe avuto un passato da comunista? Ma ghe digi mai? Così come lo avrebbe avuto Fini un passato da fascista? E perché per Fini nessuno si lamenta? Se fosse Fini il soggetto da promuovere, pensate che Tombinski avrebbe parlato in quella maniera? Sempre due pesi e due misure per i poveri ex compagni. A chi possiamo chiedere una raccomandazione per D’Alema? In verità, io vi dico, è facile riconoscere un vero comunista anche dopo secoli ma soffermarsi sul passato di un uomo a cui tutto si può dire tranne che sia entrato per la cruna rivoluzionaria da comunista è una celia! Solo perdita di tempo! Quindi, fatelo pure ministro, ci sa fare!

Dalle transenne un silenzio venne. Il Massimo dal dispiacere svenne. Qualcuno all’istante lo tenne. Si capì subito che il piccolo soccorritore aveva in fronte una grossa enne. Che lo guardava solenne, a memoria perenne: chissà se trottava pure alla Varenne?

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mercoledì 4 novembre 2009

L'ho allevato io, con questa mammella!

«Maroni l'ho allevato io. L'ho tirato su da quando era ragazzino, quindi farà quello che dice sua madre, che poi sarei io». Un figlio non può mettersi contro il suo stesso sangue. Altrimenti gli trasformo i connotati: lo rifaccio tutto verde e poi vediamo se vota con l'opposizione!

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martedì 3 novembre 2009

8 mafiosi arrestati ogni giorno x 365 gg. fanno 2920

Con una media di 8 mafiosi arrestati ogni giorno x 365 gg. si arriva alla bellezza di 2.920 (duemilanovecentoventi) mafiosi all’anno.

Avete deciso di normalizzare l’Italia? Onorevole ministro Smaroni, di questo passo, visto che me li arrestate tutti a noi che ci resta da fare? Su cosa Pensare? Su cosa Riflettere? Abituati come siamo ad una società masso-mafiosa, tornerà difficile riscoprirci normali.

Ma non lo sa che la società, abituata a pensare e a vivere mafiosamente, potrebbe implodere e schiattare col crepacuore? Se non avremo più questo sfiato di vapore ci vedremo costretti a concentrarci più approfonditamente sulle beghe politiche dei partiti al governo. E questo che Lei vuole?

Vorrebbe forse farci riflettere meglio sulle strategie di lungo corso padano, visto che non avremo più nessun zu’ Totò da mandare a quel paese? Qui ci sarà da impazzire, andrà a finire che diventiamo tutti odorosi di petali e dispensatori di sorrisi angelici.

Io mi rendo conto che Lei è il ministro più felice della Terra. Se ci crede Lei, perché non debbo crederci anch’io? Questo fatto mi fa salire la febbre greca. Qui, comunque, si scherza, ministro Smaroni. Con i 700mln di € recuperati dai beni sequestrati ai mafiosi, quante belle cose si possono fare? Me ne dica almeno una sulla quale poterci dormire tranquilli i sonni del buon cristiano (ma anche degli altri).

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lunedì 2 novembre 2009

I teatristi: "L'uccello del terzo giorno"

È facile riconoscere l'uccello del terzo giorno oscuro quando si nasconde sulla cima di un castagno blu. Immerso nei sogni, avevo smesso di fumare con mille sfumature diverse e gli anelli di fumo si dileguavano col maestrale. L'uccello del terzo giorno è di gommaspugna, doveva servire per uno spettacolo teatrale che non realizzai mai a causa di una mancata sovvenzione. Ma ci andai là dove mi avevano promesso i denari. Erano tranquilli fino a quando li apostrofai con un VERGOGNA! per la vostra falsa promessa. Una inestinguibile fiamma d'odio provai quella volta per quegli stronzi.

Bisognava a tutti i costi risolvere il problema della fame. Trovai rimedio a questo facendomi invitare a pranzo da un amico. Ma questo stava a oltre 60 km da me e non avevo nessun modo di raggiungerlo. Però gli telefonai pregandolo di descrivermi cosa avrebbe mangiato a pranzo: pasta col pesce azzurro. Questa pasta mi toglie il sonno e non mi fa digerire. Così, come cambia il vento, non pensai più alla fame e voltai pagina, convinto che domani sarebbe stato un altro giorno, come da Atlanta Rossella dichiarò.

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Da Vespa a Vespa, il solo posto dove il Berlusconi-pensiero galoppa liberamente

Vespa: “Bersani dice che lei ha ridotto al mutismo il parlamento”.

Berlusconi: “Passata l’euforia delle primarie del suo partito, dove tutti sono abituati a parlare e a comandare, il Bersani dovrebbe ripensare, con l’umiltà che gli è congeniale, al Parlamento come alla casa di tutti dove ai suoi deputati viene garantita la dignità del silenzio: ascoltare obbedire e tacere sono i tre valori fondamentali della nostra politica sociale che va dalle bancarelle del mercatino rionale alle bancarelle nazionali di vendita di lecca-lecca. Ma non vedo nessuna difficoltà ad aprire una discussione con il Bersani qualora questi si presentasse con parole meno comuniste e più disponibili ad accettare quel silenzio, silenzio che, ricordo agli italiani, ha permesso ad uomini più illustri di me, di edificare un impero mentre sacrificavano la loro vita”.

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domenica 1 novembre 2009

Dal Pd all'Udc, a piedi (per ora)

Rutelli va via dal Pd: "Vado via subito e con dolore, questo non è il mio partito".
Casini non va via dall'Udc: "Il dolore che Rutelli mi porta in casa, non è il mio, sia chiaro, mentre questo è sempre il mio partito! Sempre sia chiaro".
Rutelli: "Amen!".

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Heracleum