venerdì 30 aprile 2010

Leonardo da Niterói licenzia Silvio Berlusconi

Nascimento de Araújo, meglio conosciuto come Leonardo da Niterói, (nessuna parentela con il Da Vinci) è il primo allenatore ad entrare nella storia dell'Italia pallonara: ha dimissionato Berlusconi senza se e senza ma, crudelmente e senza pentimenti. L'allenatore, dopo le alterne vicende che lo hanno visto sul punto di sputare in un occhio al padrone della squadra, ha deciso di licenziarlo seduta stante: "Niente succede per un motivo solo. È vero che il rapporto è quello che è, ma non da oggi. È una cosa che esiste, tutto qui. Ma abbiamo visioni diametralmente opposte e siamo letteralmente incompatibili! Basta. Lo licenzio".

Questa presa d'atto di Leonardo da Niterói dimostra che l'incompatibilità col presidente non è un incidente di percorso capitato solo a lui, ma ha un precedente più nobile: l'incompatibilità del presidente con Fini. Del resto, per una squadra come l'Italia amministrata alla stregua di una squadra di calcio, è facile incappare, per un allenatore, in questo genere di incomprensioni, specie quando ad allenare sono in due: uno cavaliere e l'altro sottufficiale. La squadra Italia ha quindi perso un grande cavaliere ma si tiene un artista universale: Leonardo da Niterói, un coraggioso campione del mondo.

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giovedì 29 aprile 2010

Tra Silvio e Gianfri è solo un problema di corna

Ci eravamo sposati con tanto amore e tanti testimoni. Avevamo avuto il nullaosta del nostro elettorato che senza sosta non faceva altro che ripeterci: amatevi, accoppiatevi; fateci felici: toglieteci i comunisti dalle balle. Io da Forza Italia e lui da An ci incontravamo clandestinamente in un nostro gazebo segreto dove avevamo ricavato un'alcova a tre piazze, le volte che veniva anche l’Umberto. Il triangolo sì, l’avevamo sempre considerato e desiderato. Fino a quando non lanciammo l’idea del Pdl successivamente Partito dell’Amore. Ma quale amore. Fin da allora Gianfri, così lo chiamavo nei rari momenti di tenera intimità, mi sembrava però un tantino scostante. Forse fin da allora covava qualche risentimento. E dire che si era messo con me accettandomi come capo indiscusso.

Ma dopo quel suo dito puntato contro in quella direzione nazionale io non ci ho visto più dalla rabbia, dopo quell’affronto io ho capito che lui amava un altro: anzi, altri due. Un gran Casino e un certo Rutello. Evidentemente gli era venuto a noia il nostro vecchio triangolo. Anche l’Umberto è inacidito. Dice che Gianfri fa solo sceneggiate e vuole la prima pagina tutta per sé. Noi, invece, abituati a fare politica, molto modestamente e umilmente, ci sentiamo un po’ schiacciati da questa serie di sovraesposizioni mediatiche che Gianfri ci sta snocciolando sotto gli occhi ogni giorno.

Non fa altro che sostituirsi a me e mi sta rubando tutti gli spazi che mi spettano di diritto per predestinazione, sia quelli politici sia quelli televisivi, per non parlare del carisma e della simpatia. Persino da Vespa a Vespa ho notato come quella vecchia zitella di Bruno gli ha fatto gli occhietti dolci. Gianfri, da quando ha deciso di imitarmi, è come se mi avesse tradito. A me, mi ha tradito, a me che di solito sono io che... lasciamo perdere. Una coltellata mi ha dato, a me che di solito sono io che... lasciamo perdere. Tutto questo perché vuole arrivare là dove non gli spetta. La rottura è insanabile. Irreversibile. Non mi appartiene più. Io ho ragione e lui ha torto. Gianfri, ti sei giocato l’unico amore della tua vita. Cercavo un bastone per la vecchiaia e ho trovato un carciofo stagionato.

Alla fine mi resta l'Umberto... forse. E quella trota lì... che ci faccio con un pesce? Gianfri, Gianfri, dove sei, non lasciarmi... non ne facciamo solo un problema di volgari corna! Torna da me... non lasciarmi con quel pesce, da solo, non so come cucinarmelo... Giaaaanfriiiiiiiiiii!

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mercoledì 28 aprile 2010

Consumatore di lavoro

Non avevo ancora capito il linguaggio della mia macchina fino a quando essa stessa, fermandosi, me lo disse: “Amico mio, sono senza benzina. Fai qualcosa”.
I mezzi con cui la mia macchina mi parla mi sconcertano. Mai nessun essere umano mi aveva mai parlato così. Nella mia vita di consumatore di lavoro, la macchina ideale è quella senza anima, che è il contrario di quella pensante e pulsante. Figuratevi quella sua richiesta di carburante: qui ci vogliono euri abbondanti che non ho. Il mio parassita mentale, l’egoismo innato in me, non ne conosco molti generosi, mi ha semplicemente frastornato e ridotto a essere un degenerato filantropo; per non morire d’inedia morale il mio subconscio si è inventato la macchina parlante mossa da un motore di coscienza.
Dove andremo a finire, dico io, se le macchine un giorno avranno da ridire perfino sulla mancata digestione per assenza di olio da motore?
Alla fine ha vinto lei, complice anche il deserto della strada buia e nebbiosa, che mi ha fatto andare a piedi. C'ho guadagnato in movimento fisico e in salute. E senza scorta.

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Dr. Georgyll and Mr. Napolitanik: sfruculiamenti teatrali

«Come dr. Georgyll, ai voi giovani magistrati, dico: "Deve prevalere in tutto il senso della misura, del rispetto, e infine della comune responsabilità istituzionale, nella consapevolezza di essere chiamati a prestare un servizio efficiente, e garantire un diritto fondamentale ai cittadini"».

«E, nei panni di mr. Napolitanik, vi dico anche: "Non fate come il mio lato oscuro, il giorno in cui vi chiameranno per apporre una lunga serie di firme che condannano alla dannazione eterna galantuomini e onesti cittadini. No, non firmate più niente. Lasciatelo cuocere nel suo brodo!"».

«E per migliorare il vostro senso estetico di servitori della Legge e dello Stato, vi consiglierei di provare questo esercizio rilassante: ripetete ad alta voce la frase "Faccio autocritica per recuperare la fiducia della gente, ma non sono mr. Hyde" mentre cercate di comportarvi da dr. Jekyll. Aiuta, vi giuro».

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martedì 27 aprile 2010

L'Unità cade nel 2011, e il premier?

"Non abbiamo paura di elezioni anticipate, prima cade il governo, meglio è". L'ha detto, coraggiosamente, il Piccolo Letta, come massima opposizione.

Allora, appuntamento per tutti nel 2011, l'anno delle grandi cadute. Cadranno, nell'ordine: il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. A seguire il Premier. O viceversa. Portatevi l'occorrente per il botto finale e un paio di stivali.

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lunedì 26 aprile 2010

Se avrei studiato meglio per razzista o per fascista

(ANSA) - TREVISO, 26 APR - Razzismo a Treviso, dove, qualche sera fa, un gruppo di giovani di estrema destra avrebbe minacciato di 'candeggiare' una giovane nera. Ne parla oggi La Tribuna di Treviso. La ragazza si trovava in un locale in compagnia di amici. Verso mezzanotte era entrato un gruppo di giovani di estrema destra che, dopo aver dileggiato la giovane, hanno intonato un coro dicendo 'candeggiamo' seguito dal nome della ragazza. Gli stessi avrebbero poi vergato svastiche e scritte sui muri delle case vicine.

Ecco, se avrei studiato per razzista e per fascista oggi non sarebbi qui a invidiare i camerati scienziati che volessero candeggiare il colore della pelle dal nero col colore del bianco. Che poi non li capisco proprio: perché volere sporcare un così bel colore bianco con uno sporco nero quando basta cambiare il proprio, magari andando a lavorare in una cupa miniera di nero carbone, là in Cina!

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Del presidente il consiglio

Il consiglio del presidente è uno solo, imperativo e categorico per tutti (i finiani): fottetevi.

Dopo di ciò, il presidente è andato in pista a Malpensa per un giro di beguine, che è un ballo di coppia, con Putin non appena questi è atterrato per una visita lampo al suo amico. Cos’è, infatti, se non una coppia affiatata quella tra Berluskon e Putin? I due sono talmente intimi ormai che nessuno si scandalizza più se, quando si rivedono, si baciano alla russa. Vlady è stato translato da Berl in elicottero e riatterrato ad Arcore. Hanno cenato insieme, intimamente, in attesa della colazione pubblica del giorno dopo, dove tutti i presenti potranno consumare cappuccini alla vodka alla salute dei due. Ma cosa si saranno detti nell’intimità della cena?

Avranno parlato della fame nel mondo, tra un antipasto e un voulevant al salmone; e degli orribili nei che infestano, dopo i 50 anni, le parti del corpo più intime di premier e similari. «Tra i due capi di governo c’è un rapporto costruttivo e di mutua fiducia». Una conferma sui nostri sospetti: i due si amano, ma non di un amoruccio la qualsiasi, si amano di un amore energetico e altamente tecnologico, che sta alla base di una futura figliazione nei rapporti tra Berlusk e Putin. E quella fiducia muta [mutua, cioè], che li porta a convivere con progetti altamente rigassificanti sulla rotta del gas russo che arriverebbe anche qua... là... lì... qui... l’importante che Berlusk sia soddisfatto.

E l’energia atomica non la vuoi menzionare? Dove la vuoi mettere? Che ci faranno con l’atomica Berl e Vlad? La guerra ai terroristi? Costruiranno, a mani nude, un reattore termonucleare in terra russa, l’Ignitor, (infuocato, acceso) un nome un programma: ciascun s’affisse / ignìto sì che vincea ‘l mio volto, (Par. XXV, 26-27); Dante, da persona intelligente, dopo aver conosciuta la gran fiamma divina, ha deciso di rifiutare l’invito all’inaugurazione del reattore quando sarà pronto.

E in Italia, non si farà niente? Invece sì. Dalla Russia, con Amore, verranno restaurati due gioielli aquilani: il palazzo Ardinghelli e la chiesa di San Gregorio Magno. E il reparto terremoto è a posto.
(Fonte: la Repubblica, lunedì 26 aprile 2010, pag. 4).

Poi Vlady, il compagnone di Berl, ripartirà per casa sua, rilasciando il suo amico solingo e pensieroso, alle prese con i finiani e il loro capo. A costoro Berl ridarà solo questo consiglio: fottetevi finché siete in tempo! La Siberia è un bel posto per l'effetto serra!

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domenica 25 aprile 2010

Nel paese di Minchiatour

Girando in lungo e in largo sono approdato nel paese di Minchiatour. (C’era la nebbia e avevo sbagliato strada).

Nella piazza grande giravano quasi tutti seminudi, alcuni dalla cintola in su, altri dalla cintola in giù.

Quelli che si riconoscevano dai coglioni striscianti per terra avevano la faccia terrea e ghiaccia. Facili da riconoscerli: tutta gente del Pd, della Sinistra smorta ed extraterritoriale, messi in fila e a turno, in attesa di conferire con Fini, l’uomo nuovo della Rivoluzione post fascista - post berlusconista.

Quelli che avevano le palle coperte, nel senso che non se ne vedeva il volume, erano gli azionisti del partito dell’Amore. In disparte, terrorizzati, si fronteggiavano a muso duro, l’uno distante dall’altro per ovvi motivi di sicurezza personale, due tizi: uno fino fino e l’altro nano nano. A ciclo ripetevano le loro minacce fino alla noia: Che fai, mi cacci? E tu che fai, mi logori? Tutto questo a due passi da Casini, fermo allo stop dello scudo incrociato. Più in là, nascosto nell’ombra, un certo Rutelli.

Insieme a questi due gruppi vi erano altri due sottogruppi tutti colorati di verde: un sottogruppo completamente nudo capeggiato da un tipo grugnente che somigliava molto a Calderollo; l’altro, completamente vestito, che s’inchinava a vescovi e prelati da una parte, e dall’altra a banchieri e imprenditori.

Tutti questi squittivano impazziti e come formiche a passetti veloci si scavalcavano e si montavano e sormontavano, per superarsi e arrivare prima degli altri. Sembravano gli unici padroni della piazza.

Nel paese di Minchiatour non ho visto tracce di bambini. Forse i loro genitori, presi dalla paura della piazza, li hanno chiusi a doppia mandata. E ciò è significativo dell’andazzo dei tempi che in Italia si muove.

Nel paese di Minchiatour si gira sempre e non si approda mai a niente. E la gente che vi abita non si stanca mai di girare a vuoto. Chissà perché?

Dedicato al giorno della Liberazione dai mostri e dai cattivi geni che infestano l'umanità.

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Sintìti, sintìti, sintìti: oggi fu la Libirazzioni

Un vero Partito della Libertà e dell'Amore non può non tenere conto delle parole del presidente Napolitano: «Rafforzare il 25 aprile per creare un nuovo clima». Il contributo è arrivato e un nuovo clima si è creato. Ma si è trattato di un equivoco tra date. L'ufficio politico del partito ha praticamente mandato in onda con ritardo l'intervento preconfezionato dell'ultimo carnevale che ritrae il premier in una delle sue geniali mascherature. Un silenzio tombale invece, per il 25 aprile di quest'anno.

L'anno scorso
però fu tutt'altra musica: Franceschini, bel tomo, l'aveva invitato in piazza a fare l'antifascista e lui scese.
Sintìti, sintìti, sintìti comu parrò lu premieri*: il 25 aprile aspettava me e io, finalmente, sono arrivato, grazie agli italiani. Con me, inizierà il nuovo corso antifascista in cui potrò esserci con consigli e suggerimenti. E, consentitemi, non devo ringraziare proprio nessuno. Come dice il mio amico La Russa: non tutti i partigiani furono portatori di libertà, ma molti fascisti furono puniti ingiustamente e quelli sfuggiti alla intolleranza comunista oggi li vediamo nei posti giusti al servizio degli italiani per la ricostruzione di una Patria migliore che difende i diritti di tutti i cittadini.

Meditazione
Attualmente siamo talmente costipati di fascismo e di fascisti che non sappiamo più distinguerli in mezzo a tanti mafiosi, a corrotti e corruttori e a pedofili, mentre pisciano sul 25 Aprile. C'è troppo caos. E anche il 1° Maggio si scioglierà definitivamente nella graticola dei filibustieri della politica.
Pipa di Pertini, dove sei?

* sintìti comu parrò lu premieri: sentite come parlò il premier.

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sabato 24 aprile 2010

A spasso con Cordero, un uomo felice

Un passaggio? Certamente, accomodatevi. Oggi sono felice. Sono nato presidente. Sono fatto così. Se girate con me sarete felici anche voi. Guardate la mia faccia sempre sorridente. Pensate che io sia uno triste? Sono stato un pezzo grosso alla Ferrari. Alla Confindustria. Alla Fiat. Sempre col sorriso stampato in volto. Uomini come me ne nascono uno ogni mille anni... beh, magari sto esagerando, ma sono sobrio, volitivo e dinamico. Oggi mi cercano in tanti per fare politica. Rutelli mi ha cercato: mi ha detto che in politica ci vogliono persone coraggiose. E io, modestamente, lo sono. Tutti coloro che hanno lavorato per me mi ricordano con affetto: dal primo dei dirigenti all'ultimo degli operai dei nostri stabilimenti: anche quelli di Termini Imerese che non mi dimenticheranno più. Non so se entrerò in politica. Fare l'imprenditore è il mio mestiere. Ma se decidessi di entrare in politica lo farei solo ad una condizione: da presidente. E sempre da sorridente. Allora, dove volete che vi porti?

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Un test per aprire un negozio leghista

Gli extracomunitari che vogliano aprire un negozio devono prima aver superato un esame di italiano: è quanto chiede la Lega, attraverso un emendamento al decreto legge incentivi, affidando alle Regioni il potere di introdurre i nuovi paletti.

Discutere con i razzisti non si può, specie quando dicono di sé: io non sono razzista, ma a quel negro di merda lo manderei via a calci in culo. Con questa tipologia di razzisti hai solo due mosse: abbandonarli alla loro stupidità, oppure dargli una botta sulla cucuzza per vederne la reazione. Una terza mossa potrebbe essere quella della persuasione dolce e lenta: qui si rischia di fare notte, se non addirittura i capelli bianchi. Soprassedete, come fece Vauro a Ballarò quando non volle macchiarsi di razzisticidio con una sua vignetta.

Contro proposta e test psico-fisico per leghisti.
Tutti i leghisti che vogliano entrare in commercio devono sostenere un test sulle proprie attitudini antirazziali, per poter aprire un negozio accessibile a tutti non solo in territorio padano ma anche all’estero, che poi sarebbe il resto d’Italia. So per certo che nessuno si offenderà, dato che nessuno in Italia si dice razzista, né dimostra di esserlo, né ci fa, in particolar modo in Padania (neologismo di geopolitica astratta-figurata).

Il test consiste in una serie di prove pratiche della durata complessiva di 5 ore (un'ora per senso) dove il paziente, pardon, l’esaminato dovrà dimostrare di non essere razzista. In un laboratorio verranno simulate tutte quelle situazioni in cui un leghista e un migrante straniero, nero, giallo e bianco potrebbero incappare. Al leghista si stimoleranno tutti e cinque i sensi: tatto, vista, olfatto, udito, e il gusto (che non serve a leccare il migrante ma solo ad assaporarne la vicinanza, la cultura, l’esperienza, ecc.).
Se allo scadere delle 5 ore di test il leghista ne esce provato e il migrante mazziato, allora la prova si può dire riuscita: il leghista è ferocemente razzista e non può aprire il negozio.
Se invece il leghista ne esce felice, la prova l’ha superata: lo straniero può entrare nel suo negozio. La Padania potrà dirsi, quindi, felicemente in sintonia con il resto dell'umanità. Poi, da cosa nasce cosa, e affanculo razzismo e intolleranza. O no?

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venerdì 23 aprile 2010

L'ultima mossa di Fini

Facesse abiura pubblica sulla Bossi Fini: i suoi ex li farebbe schiattare completando così il quadro che sarebbe quasi perfetto. Poi, potrebbe dormire il sonno del (quasi) giusto. "En attendant" che si svegli la sinistra! (Ma quando mai!).

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Tuona dal sarcofago Bossinkamon contro il piccolo re

Una descrizione dei mali della Seconda Repubblica vista dalla prospettiva del Regno Padano del Nord, scritta in geroglifico, su una stele rinvenuta un po’ strapazzata dal tempo, nel periodo dell’antico linguaggio padanizio.

Dal I° Regno dell’Alta Padania, il re Bossinkamon scrive al suo collega re del Basso Impero, il cui nome, Ber-Lus-Kon-Aton, si legge a malapena perché consunto dal tempo, dall’umidità e dalla incuria degli uomini.
E un re verrà dall’Alta Padania,
Bossinkamon è il suo nome.
Ha di suo un figlio principe il cui nome
Thro-ta,
farà tremare i nemici del re.
Il federalismo tornerà al suo posto,
con tutte le riforme,
a banche già conquistate,
l’iniquità sarà schiacciata
se il re del Basso Impero farà
esattamente ciò che gli ordino io:
sbatti subito fuori dal consorzio umano
il sacerdote Phi-Ni e
fallo dilaniare dai cani molossi.
Fai questo e io non mi arrabbierò.
Fai questo e il tuo nome, piccolo re del Basso Impero,
sarà iscritto accanto, no
sotto il mio, ma piccolo piccolo piccolo.
Così sia scritto, così sia fatto.

Post scriptum: Sappi, piccolo Ber-Lus-Kon-Aton
che i miei guerrieri sono arrabbiatissimi e pronti a scendere in armi per farti un m...o così.
Sappi anche che io sono per la maledizione, cioè
per la mediazione, ma i principi Calderollon, Smaronen e Castellinarian no!
(Mi scuso con i lettori: non so come si scrive mazzo nell’antico padanizio).

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giovedì 22 aprile 2010

Sennò mi cacci?

«Se vuoi fare politica lascia quel ruolo super partes e torna nel partito... ti accoglieremo a braccia aperte». Nel Partito dell'Amore "a braccia aperte" significa a braccia aperte. E al vostro paese che significa?

Ora che l'ennesimo divorzio s'è consumato, il capo prenderà un'altra comunione e liberazione e il "compagno Fini", finalmente libero, potrà fare la sua politica di destra. Se lascia la poltrona della Camera, sarà considerato un animale politico intelligente e di lungo corso, ciò che fa paura al signor Berlusconi. Viceversa, nessuno avrà più rispetto per l'ex fascista. Ma sia chiaro che se scontro c'è stato, è stato a tutto uso e consumo di lor casta politica.

Detto questo, adesso che Fini non c'è più a garantire "democraticamente" per lui, si tratta di portare Berlusconi in nazionale, (più o meno come Balotelli) per salvarlo dalla democrazia. O per salvare la democrazia da lui. Bisogna saper discernere e osare con coraggio, in mancanza di opposizione di sinistra e della sinistra! Per questo mi appello al signor Lippi... ih... ih... ih...

Link qui, qui e qui

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Una rara esperienza di cultura zen per il giovane Silvio

Prologo
Silvioshò Ber-Lus-Con fino ai tredici anni era considerato uno scavezzacollo e intemerato, scorretto e poco affidabile, attaccascope e attaccabrighe. Anche un po’ canaglia. Il suo gioco preferito, quando fuori pioveva, era quello di giocare in cantina al dottore con le bambine. Un poco di buono, insomma, considerata l’età. Così fu deciso di sottoporlo a un tirocinio rigido di pratica zen. Lo iscrissero in un corso il cui maestro Finizan era rinomato per la proverbiale saggezza e per la caparbietà con la quale riusciva a correggere e recuperare alla buona creanza i suoi allievi più ribelli. Con Finizan rimase fino a quando non guarì, cioè fino a quando non trovò quello che stava cercando.

Metodologia zen di Finizan
Finizan non si sognava nemmeno di praticargli sconti e riguardi per il fatto che si chiamava Ber-Lus-Con. Il maestro andava dritto allo scopo:
a) lo aggrediva a parole con la furia di un uragano;
b) di giorno, per tre o quattro volte, lo schiaffeggiava sonoramente con e senza eco, per destare la sua natura interiore;
c) di notte, all’improvviso, lo destava, gli intimava di alzarsi in piedi, e poi lo tempestava di calci nel culo per destare la sua natura esteriore.
Silvioshò rimase scioccato da tanta cura, educazione ed eloquenza zen e finalmente trovò ciò che stava cercando.

In suo onore Finizan, compiaciuto, fece scrivere una poesia al maestro di lirica zen, Bondisan:
“Questo giovane Silvioshò studiò proficuamente
sotto la guida del maestro Finizan.
A sera meditava sui ceffoni più profondi,
al mattino sui calcioni più diritti.
Il giovane Silvioshò, fattosi uomo,
superò chiunque in fatto di politica (ad personam)
ma molti sono gli scalini che deve ancora risalire.
E molti, molti altri colpi deve ricevere
dal pugno di ferro di Finizan
se vuole imparare altro”.
Epilogo e gran finale
Dopo aver ricevuto l’Illuminazione dall’Enel, Silvioshò divenne immortale e si trasferì in Italia, terra di conquista, dove fondò il proprio Tempio della Libertà e si dimenticò dei vecchi insegnamenti, anzi usò ceffoni e pedate distribuiti a iosa contro chi non faceva come piaceva a lui. Poi fece un errore strategico quando s’accoppiò con un discendente del vecchio maestro Finizan, che aveva gli stessi difetti dell’avolo e, inoltre, parlava di dialettica, confronto e correnti di dissenso all’interno del Tempio. Cosa che mandava in bestia Silvioshò. Nella sfida finale, del remoto 22 aprile del 2010, il nipote di Finizan, che era dato per sconfitto, si ricordò della poesia di Bondisan e, a freddo, sferrò un tremendo pugno di ferro contro Silvioshò, nel suo punto più vulnerabile. Come Achille anche lui ne aveva uno. Silvioshò traballò vertiginosamente e cadde addosso a Gna La Rissa che, impegnato in una rissa con Bocchino, non s’avvide della caduta del capo dell’impero della Libertà. Di Silvioshò non rimase granché, malgrado i disastri prodotti dal suo Tempio della Libertà e il rimpianto per non avergli dato prima un bel pugno di ferro.

Al nipote di Finizan chiesero come mai fosse a conoscenza del punto debole di Silvioshò. Una domanda alla quale non fece seguire risposta, perché un maestro dell’arte zen non può dire a tutti i suoi segreti: ma basta ragionarci un po’ e chiunque troverà risposta alla domanda, questo fu il consiglio del maestro.

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mercoledì 21 aprile 2010

Guì guì, fece la trota solitaria nel bosco incantato

Berlusconi e Bossi vanno, da soli, in un bosco per rilassarsi dopo il gran pranzo di lavoro in cui era presente anche il piccolo Renzino.
A un certo momento sentono una voce: “Guì, guì”.
“È una passera solitaria”, dice Berlusconi che se ne intende.
“No, è una trota”, fa Bossi sicuro, riconoscendone la voce.
“A me sembra una passera; sentiamo se ricanta. Che se ricanta l’acchiappo”.
Dopo un po’ si risente il “guì guì” di prima.
“Te l’ho detto io: è una vera passera! Presto sarà mia!”.
“Ma nient’affatto! Ti dico che è una trota!”.
“Ebbene, senti – dice Berlusconi – sarà pure una trota, ma certo dev’essere una trota pazza!”
“Allora è proprio matura per la gran cena di stasera!”.
(Barzelletta di Petrolini riadattata alla bisogna).

Così le trote entrano nell'Olimpo della politica che conta e vanno nel pallone. Ma non tutte ce la fanno: molte si lasciano cucinare e basta.

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Montebambolo lascia: ecco una notizia imbambolante

Montezemolo, alias Montebambolo per via del look e delle lacrime, continua a stupire: finalmente ci lascia. Cioè lascia la guida della presidenza di Fiat, Lui, che quando è nato subito lo hanno fatto Presidente. Lui, Marchio Sergionne e John Elkann hanno costruito una squadra vincente, un triolescano armonioso, supportandosi a vicenda, e aiutando gli operai a uscire (dalle fabbriche) i quali, a loro volta, li hanno aiutati e li stanno aiutando a uscire dalla crisi.

Sotto di lui non è successo niente di “straordinario e migliorativo” che si ricordi per i lavoratori Fiat. Uomo di grande importanza e carisma, aperto a tutte le esternazioni, anche a quelle che fanno rabbrividire i sindacati, che fanno storcere il naso ai partiti di sinistra, che lasciano stupefatti i commentatori esteri, che lasciano fieri solo i suoi accoliti:
- È a noi imprenditori che si deve riconoscere il merito di aver fatto uscire il Paese dalla secca della crescita zero.
Montebambolo il Traghettatore, come ama autodefinirsi, nella sua carriera, ha spesso pianto e il mondo è testimone delle sue lacrime. Ha pianto per i morti della Thyssen. Ha pianto per le sconfitte della Ferrari. Per un moscerino in un occhio.

Una delle frasi storiche di Montebambolo fu: “c’è un'inaccettabile cultura antindustriale". [...]
E questo deve essere imputato al Governo, in cui "c’è una classe che ha come mestiere creare problemi agli imprenditori", e al sindacato, che "è sempre più il sindacato della pubblica amministrazione e dei fannulloni".

Dopo la Confindustria, dopo la Fiat, dopo i grandi successi della Ferrari, dopo le grandi presidenze di rappresentante dell’Italia nel mondo dei ricchi, ci lascia. Che fine farà, dove andrà? Voi pensate che uno del suo lignaggio abbia problemi? Ma quando cazzo mai. Andrà a risolvere il problema della mancanza della cultura del lavoro direttamente in politica, dal governo. Il prossimo, vincente!

Nel frattempo, a causa dell’incuria delle Istituzioni, vittime innocenti muoiono perché avevano deciso di sedersi sotto la morte, a Ventotene. Chissà se Montebambolo si farà carico anche di questo tipo di incuria.
Noi lo speriamo ar-dente-mente. E se non mente, spremerà una lacrimuccia.

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martedì 20 aprile 2010

Bossinkamon, l'unico alleato di Silvio

“Umberto Bossi è l'unico alleato che abbiamo. Ha sempre dimostrato saggezza, acutezza politica e assoluta lealtà”. È questa l'opinione di Silvio Berlusconi intervistato alla Fiera del mobile. “Che Dio - ha aggiunto scherzando - ce lo conservi, come sicuramente sarà”.

E Dio, che è una entità seria, non come certi politici di nostra conoscenza, ha voluto ascoltare l'invocazione del divo Silvio e glielo ha conservato perfettamente imbalsamato.

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Ecco come Berlusconi quadrerà, alla fine, con Fini

"Non si tratta di rimproverare niente a nessuno. Qui si tratta di superare momenti magari negativi che però non hanno fondamento alcuno nel nostro partito", afferma il premier, che elogia Bossi: "È l'unico alleato che abbiamo. Ha sempre dimostrato saggezza, acutezza politica e assoluta lealtà".
A un solo rivo vennero, Gianfragnellonero
e Luposilvio, spinti dalla sete (di potere). In alto
stava Luposilvio. Molto in basso Gianfragnellonero.
Quando al Luposilvio si destò la gola
maledetta. E trovò da litigare.
«Io bevo e tu m’intorbidisci l’acqua del Pdl!».
E quel Gianfragnellonero, per nulla intimorito: «Non scazzarti
più di tanto, non posso fare ciò che tu lamenti
Silviolupo: viene da te l’abuso d’acqua che anche mia è».
Il prepotente Silviolupo a Gianfraneroagnello:
«Sei mesi or sono hai sparlato di me».
E il Gianfragnellonero, con voce democratica e suadente, risponde:
«Io? Mai sparlato di te».
(Successe una volta in un fuori onda) .
E quel prepotente: «Tu no, ma i tuoi sì,
cribbio, sparlarono di me». E
quel punto lo prese e lo spezzò,
anche se in ritardo col pranzo pasquale.
Lo divise tra i suoi, tenendo per sé la
parte migliore, di Gianfragnello il suo cervello
di politico destro, nella speranza
che potesse trasferirgli l'essenziale
che, a sé, manca.
Così fu ricomposta la “quadra” tra Luposilvio e Gianfragnellonero, sotto gli occhi vigili del colonnello Bosser, quello dei ciufili sempre pronti...

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lunedì 19 aprile 2010

Brunetta: leggete Gomorra? Pfui!

Al ministro Brunetta non piace la retorica della mafia: questo è uno dei motivi che lo hanno distolto dal leggere il libro di Saviano. Lui non ama i divismi (degli altri). Lui non ama chi non lavora giorno per giorno. E uno scrittore non è un lavoratore come tutti gli altri. Il ministro Brunetta non ama chi scrive mostrando ciò che realmente è e fa la camorra e le mafie in generale. Però ha la capacità di approvvigionarsi di informazioni senza divismo grazie al lavoro quotidiano. Auguriamoci quindi che non legga mai Gomorra. Potrebbe non riuscire ad approvvigionarsi più dalla sorpresa.

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Le mutande dell'ex governatore

L’ex governatore del Lazio fu “chiaramente la vittima predestinata” di una “imboscata organizzata ai suoi danni”.

Dell’ex governatore, dichiarato esente da reati, oggi sono rimasti rari ricordi sbiaditi dal tempo, tra cui un paio di mutandoni, cimelio per collezionisti, rimasti là perché cadutigli letteralmente a terra per lo choc, durante l’irruzione dei compagnoni in divisa della Compagnia di Roma Trionfale e, per lascito notarile, la Polverini, sua sostituta governatora.

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domenica 18 aprile 2010

Esaudite le preghiere di fraticel Frattini

È stato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a dare la notizia con un comunicato: «Abbiamo ottenuto quello che era il nostro obiettivo prioritario, e cioè la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con le istituzioni afgane e la coalizione internazionale nella lotta contro il terrorismo in Afghanistan».

Senza menarla per le lunghe e senza tanti giri di parole, questa è una vittoria del governo Berlusconi che ce l'ha fatta a liberarli soprattutto con la forza... delle preghiere di fraticel Frattini.

Anche Letta è stato generoso con i tifosi perché non ha voluto rovinare loro la festa del derby con una cattiva notizia. Che se fosse stata veramente cattiva non avrebbe permesso di giocarlo, il derby.

Fraticel Frattini, subito dopo la liberazione, ha dichiarato: “È venuta fuori la verità, che se fosse stato vero ciò di cui erano stati accusati questi tre di Emergency, sarebbe stata una vergogna per tutti noi. Ringrazio il Dio della Verità. Non sono COLPEVOLI, pur col dubbio che ci lascia questa esperienza: non ho ancora capito cosa sia successo!”.

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Le osservazioni di Berlusconi sullo sponsor della mafia

Berlusconi osserva che la mafia risulterebbe essere la sesta al mondo grazie al supporto promozionale che dalla Piovra a Gomorra ha fatto lievitare la sua classifica.

Berlusconi osserva che è ora di smetterla. Anche sua figlia è d’accordo di smetterla con una classifica così alta.
Berlusconi osserva che occorre lavorare per far conoscere la volontà di lotta antimafiosa di questo governo, lavorando sulla classifica della mafia.

Osserva Berlusconi che la volontà del suo governo è abbattere la mafia. Anche sua figlia è d’accordo.

Berlusconi osserva che una classifica così alta non aiuta a capire il metodo di lotta antimafioso che il governo porta avanti. C’è una contraddizione in termini. Occorre un’azione continuativa di contrasto alle organizzazioni criminali. Ma non si può abbassare quella classifica se si vendono troppi libri che parlano di mafia. Anche sua figlia è d’accordo. Solo Saviano fa finta di non capire.

Berlusconi osserva che il suo governo ha ridotto quasi allo zero il giro dei latitanti. Osserva che la politica del suo governo intende radere al suolo mafia, camorra e ‘ndrangheta. Si osserva, però, che la vendita dei libri che parlano di mafia è sempre eccessivamente alta. Allora è giusto immettere sul mercato un libro che fa ricavare qualcosa mentre aumenta la diffusione della criminalità? Cosa è meglio? Bruciare i libri di Saviano o bruciare la mafia?

Berlusconi osserva che è giunta l’ora di fare la guerra totale alla criminalità organizzata, utilizzando l’unico mezzo vincente: tagliare senza sconti sui costi della cultura di controinformazione mafiosa. Anche sua figlia è d’accordo. Solo Saviano continua a non capire. E a non tacere.

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È più facile che Fini diventi comunista

Chi dice che io sia ostaggio del colonnello Bosser, dice una bugia e non è figlio di Maria! Ma è più facile che Fini diventi comunista che io un pinocchietto! «È da 15 anni che lo conosco - ha detto il premier - e finalmente è arrivata l'ora di posarlo».

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sabato 17 aprile 2010

Se proprio dovete invocarlo aggiustate almeno il nome

Ai funerali di Raimondo Vianello la gente, a un dato momento, ha invocato "Silvio, Silvio, Silvio!", anche se i funerali non erano i suoi. Così lo tirano per la giacchetta. Che abbiano sbagliato invocazione, anticipando i tempi?

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giovedì 15 aprile 2010

Il cittadino di Adro

Questa testimonianza mi convince sempre di più che la nostra società si può salvare dall'ignoranza e dall'oscurantismo. E ritengo doveroso diffonderla.
Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità.
Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film "L'albero degli zoccoli".
Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene.
È per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica.

A scanso di equivoci, premetto che:
- Non sono "comunista". Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
- So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell'educazione.

Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell'Ucraina.

Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha meno. Purtroppo ho l'insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio degli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l'asticella dell'intolleranza di un passo all'anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari molti miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni "miserevoli". Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino).

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti "urlare", scuotere l'animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il "commercio".

Ma dov'è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare "partito dell'amore". Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l'Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti "compagni che sbagliano".

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono veramente nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro al mese (regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l'amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala. E i 50.000metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? È già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando non pagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche. Anche quando girano con i macchinoni e non pagano le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questo begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L'età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.
È anche per questo che non ci sto.

Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire l'uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l'amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l'anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del "grande fratello".

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.

Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L'idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce.

Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c'è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro.
Link qui; qui; qui.

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L’insostenibile leggerezza di fraticel Frattini

È costui un frate francescano? Oppure un carmelitano scalzo?

Niente di questo: ministro è, degli esterni italiani, nel senso che gira in esterni quando non pensa e pensa in un interno quando è in stasi. Perché fraticello? Non c’è un motivo particolare: solo che, osservando il suo bel viso, mi sovviene di un fraticello che coltiva il suo orticello al sole, alla pioggia e al venticello. Il viso del fraticello è quello di un uomo buono e glorioso. Nessun neo e, soprattutto, nessuna ruga, nessun callo che dimostri il logorio della vita ministeriale del nostro.

Un ministro degli esterni italiano di questa fatta è quanto di più necessario abbisognavamo. Io glielo leggo negli occhi: quando si gioca fuori da mura amiche, in esterni quindi, il minimo che si rischia è perdere l’incontro per il fattore campo avverso; lui, di questo ne soffre, e non vorrebbe mai giocare fuori casa. Al limite un campo neutro sarebbe più equo, ma non è detto che lo scontro sia garantito da reciproche lealtà. Nel caso afghano, però, essendo Frattini alleato di Karzai, ed essendo il governo afghano affidato alle cure degli alleati angloamericani con contorno di soldados italiani, nulla ci sarebbe da temere da quella sponda. Però, l’incubo di una mazzata amica è sempre dietro l’angolo e lui spesso, per rilassarsi, sceglie con cura i luoghi del silenzio, grazie al mare e i luoghi della spiritualità, la montagna, spesso estraniandosi a tal punto, che potrebbe tranquillamente recitare in un testo di Brecht con il metodo dell’estraniamento totale. Gli italiani, spesso, si sono chiesti se il ministro degli esterni sia ancora operativo e funzionante; se sia ancora in vacanza o sul fronte delle guerre di pace italiche; se si sia dimenticato di svegliarsi dall’estraniamento.

Ora, siccome c’è stato un rapimento di tre italiani voluto dagli alleati afghani, Fraticel Frattini s’è svegliato di brutto subendo un choc che avrebbe tramortito un pesce martello e ha detto una cosa importante e intelligente, subito dopo essere stato informato sul rapimento dei tre operatori umanitari di Emergency.

Ha ufficialmente detto: “Io lo sapevo. Ero sul chi vive. Ho sempre ripetuto che bisognava fidarsi di questi alleati. Ma ora devo ricredermi. Hanno compiuto un crimine contro la cultura della solidarietà che questi tre uomini, portatori di valori umani profondissimi, hanno saputo diffondere nella terra afghana martoriata dall’odio e dal terrorismo. Io, come ministro degli esterni, mi sento offeso da quest’infamia perpetrata contro di noi, vostri fedeli alleati nella lotta contro il Male. E sono preoccupato, perché conosco il valore e il peso di uomini come loro che con Emergency contribuiscono ad alleviare le sofferenze e i disagi di un intero popolo. Mi sento offeso come uomo e come ministro per questa mancanza di rispetto tra alleati. Prego perché dalle autorità afghane, che hanno operato il rapimento e, tengo a sottolinearlo, rapimento, e non arresto, venga un gesto liberatorio; che porgano le loro scuse ai nostri connazionali e a tutto il popolo italiano che sta pagando di tasca sua il mantenimento di una guerra che, in definitiva, diciamo le cose come stanno, non ci appartiene. In effetti, non ricordo bene per che cosa stiamo lottando noi italiani in un paese straniero? Ma sarebbe una vergogna da parte vostra far credere che noi italiani potevamo pianificare un attentato contro un vostro signorotto locale, visto il tipo di rapporto che manteniamo con voi. Vogliamo subito che la verità venga a galla, e voi sapete che se non lo fate rischiate grosso, perché noi si è capaci anche di liberarli con la forza e poi di ritirarci dalla vostra terra, lasciandovi da soli”.

Così, il ministro degli esterni Frattini, avviluppato dal metodo dell’estraniamento durante l’ultima sua vacanza ministeriale ha epicamente recitato, in un interno, davanti allo specchio della sua anima, quello che ha sempre sognato di essere: un vecchio socialista di fine ottocento, sognante a occhi aperti e volante sulle ali dell’eroico romanticismo libertario.

Invece, fraticel Frattini, subito al risveglio disse tutto il contrario. Disse: “Fuori la verità, che se fosse vero ciò di cui sono accusati questi tre di Emergency, sarebbe una vergogna per tutti noi. Prego Dio che non sia vero!”.

È sostenibile un ministro degli esterni così leggero in un ufficio così delicato come quello degli esterni e sbattuto dai quattro venti?

Qui, Gino Strada.

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mercoledì 14 aprile 2010

Collezionisti di banche del nord

Bosser: «Ci prenderemo le banche del Nord».
Perché, lo possono fare?
E io che credevo che la parola ammuìna si usasse solo al sud!
Sempre Bosser: «È chiaro che avremo uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice prendetevi le banche e noi lo faremo». La gente, ecco, questo viziaccio dei politici di buttare tutte le responsabilità addosso alle gente. "La gente dice...". E se v'avesse detto: "Buttateve ner Po?". L'avreste fatto?
Ma sì, sono certo che sì: uomini rudi, sono, concreti e rotti ad ogni fare e di parola.

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Mister Obamaaa...! La macchina, cribbio!

A me, che le ho stretta la mano per tre ore e cinquanta minuti ininterrottamente.
A me, che sono l’uomo più galante con le premier dame dei miei alleati.
A me, che sono l’unico al mondo a permettersi di chiamarla Mister Obamaaaaaaaa......!!! con tutte quelle A a ripetizione che solo Dio sa quanto mi costano. Una fatica boia pure lo sfiato finale e i punti esclamativi.
A me Lei mi fa l'affronto della macchina! Un ritardo inaudito. Eh no, mister Abbronzato dei miei C... ribbio! Non è corretto umiliarmi davanti al mondo: nemmeno fossi l’ultimo dei lacchè. Che se non fosse stato per me, col Cribbio che Tu e Medvedev v’incontravate. 40 minuti! 40 minuti, dico, in attesa, abbandonato sul marciapiede di Washington, che è passato pure un nero cubano comunista e mi chiesto: “Hi, quanto vuoi per una sveltina? A me, allo specialista!”. Mister Obamaaaaa...!!!, sai che ti dico? Io da Te non ci vengo più! Vado con Lula!”.

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martedì 13 aprile 2010

Il Lombardosiculo svela i nomi e i cognomi

Nomi consegnati alla Procura.
"I nomi e i cognomi, i nomi e i prestanomi sono contenuti in una relazione che abbiamo presentato alla Procura della Repubblica di Palermo", ha detto il presidente della Regione Siciliana parlando del progetto di un termovalorizzatore a Paternò, in Provincia di Catania, "dove doveva nascere la società Altecoen che faceva capo al capomafia della Sicilia orientale", Nitto Santapaola.

CATANIA, 11 APR - "Martedi davanti all'Assemblea regionale diremo chi sono i politici legati alla mafia e agli affari", ha detto Raffaele Lombardo.

L'aveva detto e l'ha fatto: ha consegnato i nomi dei mafiosi. I cognomi. I prestanomi. Le date di nascita alla procura di Palermo. Non ho mai creduto per un istante che i nomi li avrebbe snocciolati pubblicamente. Anche perché, se l'avesse fatto, quanti siciliani l'avrebbero capito e quanti altri sostenuto, sapendo pure che il governatore presiede una coalizione anomala di destra-centro-sinistra, con un contorno politico anormale in una Sicilia sciatta? Se li avesse pronunciati pubblicamente, in un'isola libera, in un'altra isola, avrebbe avuto il massimo sostegno perché avrebbe trovato cittadini maturi, responsabili e pronti a recepire il meccanismo mafioso, cittadini liberi e degni di questo nome.

Ha fatto bene a dare i nomi alla Procura. Che ci pensi lei, la vera magistratura, che tutti invochiamo finalmente vincente contro la mafia generalizzata.
Ora, noi siculi speranzosi, aspettiamo che la magistratura faccia il suo lavoro. Se ha dato le dritte giuste, vincerà la sua battaglia. Ma non quella dei Siciliani. Per questo evento ci piacerebbe che il Lombardosiculo si liberasse di tutte le concumelle politico-elettoralistiche che lo hanno prima eletto e subito dopo condannato.

Già, noi siciliani speranzosi (e di sinistra), vorremmo sentire meno chiacchiere di cortile pseudopolitico, vedere meno privilegi di dirigenti strafottutti e strapagati e meno parassiti che accompagnano l'anima di questo governo. Vorremmo che il governatore governasse la Sicilia contro la Mafie e desse una svolta all'insù alla condizione precaria dei giovani che non lavorano, a quelli che possono perdere il posto di lavoro (vedi Fiat), a coloro ai quali bisogna risposte libere dai galantomismi gattopardeschi. Anche questo è un modo per combattere le Mafie, pur preoccupandosi per la propria vita. Del resto, chi non risica, non rosica.

In fondo, che chiediamo? La luna?

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L'uomo della bandierina al via a Washington

A Washington, summit nucleare: al via, atteso Berlusconi.

È atteso negli Stati Uniti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che parteciperà ai lavori del summit, ma per il momento non ha in programma un incontro bilaterale con il presidente Barack Obama, infine vedrà Lula. In compenso sarà l’uomo della bandierina: darà il via al summit. Nell’immagine, durante le prove con la bandierina. Il premier è emozionatissimo: non gli era mai capitato di sventolarne una. Prima di adesso aveva usato molto la prestidigitazione con corna e dito medio.

Ma la signora Clinton è ugualmente preoccupata: «La minaccia di un conflitto nucleare è ora diminuita. È invece aumentata la minaccia di terrorismo nucleare. Inoltre siamo seriamente preoccupati per l'ingombrante presenza del premier italiano. Abbiamo predisposto un maggiore controllo su eventuali cucù a sorpresa che possano distorglieci dall'attenzione che merita il summit. E speriamo che tutto vada bene!».

Lì, a Washington, sono letteralmente nelle mani di Dio. I rischi ora si sono raddoppiati. Specie sapendo che Berlusconi si sposerà ancora una volta con Obama e la sua "linea sulla denuclearizzazione". Quando poi rientrerà in Italia, dovrà occuparsi dell'unica seria organizzazione che abbiamo nel mondo: Emergency e dei tre uomini rapiti dagli alleati afghani. E lo farà da par suo!

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lunedì 12 aprile 2010

Il prete pedofilo va spretato tout court

Nei casi più gravi di preti pedofili, il Papa potrà direttamente ridurre il colpevole allo stato laicale, senza passare per un processo canonico.
Quali sono questi casi più gravi?
E quelli meno gravi?
Mi resta qualche dubbio; cercherò di spiegarmelo così:
La carità comincia in casa...
e finisce in un casino.
Nel casino ho visto un re...
che ne montava due o tre.
Due escort e una mignotta...
quelle crude e questa cotta.
Che nella cotta dal bianco lino...
c'è sempre in moto un pistolino.
Pare mollo invece è duro...
come la crozza d’un canguro.
Se il canguro è pure prete...
il pontefice lo allingua alla parete.
Poi gli toglie gli attributi...
e li butta nei rifiuti.
Nei casi più gravi lo spoglia della veste...
e nei casi meno gravi? Si rivolge al gran celeste.
Poi che tutto sarà bonificato...
il pedofilo ne uscirà riprogrammato.

La carità ricomincia (di nuovo) in una casa...
e finisce (sempre) in un casino.
Domanda dei cento pedofili: quando si nasce pedofili?
Risposta: quando il feto si presenta pedofilicamente e tutti si toccano per esorcizzarlo!

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Se la piccola Rachel fosse stata italiana non sarebbe successo

Dalle 00.39 alle 00.45 sono esattamente 6 minuti ed è il tempo che occorre al genio della medicina, di turno al pronto soccorso dell'Uboldo di Cernusco sul Naviglio, di spiegare ai genitori di Rachel, di tredici mesi, che dalla visita alla bimba emerge che le condizioni generali sono buone. I genitori ritornano a casa. La bimba è preda di violenti attacchi di vomito. Il medico le prescrive tre medicine che si rivelano inutili.
I genitori ritornano all'ospedale.
Toh, la tessera sanitaria della bimba è scaduta perché il papà attualmente è senza lavoro. L'Ospedale non può accettare una tessera sanitaria scaduta! Risultato: niente ulteriore visita e, di conseguenza, niente ricovero.

Il padre s'incazza come un leone africano. I carabinieri convincono (ma pensa te) l'ospedale a ricoverare la bimba. Per tutta la notte Rachel non viene visitata e curata, malgrado continui la sua crisi. Il giorno dopo spunta una flebo e un monitor per il controllo del battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore di Rachel, vittima innocente, si ferma.

Per inciso: Rachele ha la pelle nera come i suoi genitori. Ma questo non è importante in un paese generoso e cattolico come l'Italia.

Stupidità, burocrazia becera, discriminazione razziale? Mi sfugge il senso. Ma è un modo di dire: l'Italia dell'efficienza da una parte e quella dei coltivatori di stupidità dall'altra si confrontano per far morire una bambina. Ma siamo sesti al mondo in non so più quale speciale classifica berlusconiana.

Ps.: ma temo che una stupidità simile può mietere vittime anche italiane.

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domenica 11 aprile 2010

Da martedì la Sicilia sarà stravolta

Solo martedì, né un giorno prima, né un giorno dopo.

(ANSA) - CATANIA, 11 APR - "Martedi davanti all'Assemblea regionale diremo chi sono i politici legati alla mafia e agli affari", ha detto Raffaele Lombardo. Il governatore ha parlato delle indagini di Catania. "Le forze che finora hanno lucrato sulla Sicilia vedono il nostro movimento come una minaccia mortale. Avevo già detto che avrebbero cercato di fermarci prima sul piano politico, poi su quello mediatico, su quello giudiziario e infine sul piano fisico. Ma non ce la faranno", ha detto.

Tutto ciò che, noi colonizzati non solo dai nordisti ma dai nostri stessi conterranei, aspettiamo fin dai tempi oscuri dei Beati Paoli finalmente si realizzerà in un solo fatidico martedì d'aprile: una Sicilia nuova, fatta da uomini nuovi, aperta a nuovi processi e che lottano per un nuovo progresso (loro?). Questo volta il Lombardosiculo fa sul serio. Sintonizziamoci tutti su Sicilia, martedì o mai più.

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Ode: il dubbio del perfetto leghista

Mano a paletta e pugno alzato?
Che si decidessero una buona volta.
Sempre cara mi fu quest’ernia al collo,
e questa lega, che da tante parti,
all’ultimo bambino
immigrato
il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
lazzi di là da quella sponda, e sovrumani
sforzi, e profondissima jattura
io nel pensier mi fingo intelligente, ove per poco
il cervello non si spappòla (licenza poetica).
E come il dio del Rio Po
odo strusciar tra queste balle (leghiste), io quello
infinito bordello a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni di lotta, e la mano a
paletta protesa e il pugno della trota alzato
e vivo, e un suon di lei: lega gnocca non si tocca.
Così tra questa immensità
s’annega il pensier mio in questo agnone:
son fasci o son compagni? Boh?
Ecco perché il naufragar m’è amaro in questo mare.
Fateglielo sapere a quelli dell’opposizione.


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sabato 10 aprile 2010

Buon Dio, perfino le lucertole vive gli han dato da mangiare

«Vi sono state denunce di botte con i bastoncini da sci, di timpani rotti per i colpi alle orecchie e di "tritoni" (una specie di lucertole anfibie come le salamandre) che i ragazzini erano costretti a mangiare vive, scrive ancora l'autorevole settimanale. L'abate del convento benedettino dal 1973 al 2005, e prima insegnante ed educatore, era considerato "indomabile picchiatore" che, ha riferito Pfister, avrebbe spesso fatto sbattere la testa degli scolari contro un pulpito. Quello di Ettal è il convento con cui lo scandalo dei preti pedofili fece il suo ingresso in Baviera, la regione di Papa Benedetto XVI».
Ma davvero sono arrivati a tanto? Prendiamola con beneficio d'inventario, la notizia.

Ma se fosse vero... dal dar da mangiare agli affamati a infilare lucertole vive in bocca a ragazzini c'è di mezzo un buio crudele e totale, (l'azione somiglia molto a un rapporto orale forzato e disinibito): qui gli insegnamenti di Cristo sono soltanto vanagloria per gli insegnanti di catechismo.

Archeologia della pedofilia.
Questo continuo scoprire scandali e abusi sessuali in terra di Cristo è simile alle scoperte casuali di necropoli dove, incominciando a scavare, ne trovi altre e altre. Più scavi più ossa trovi.
Forse, tra un decimillennio, si scaveranno esseri umani i cui resti conterranno anche lucertole pietrificate.
Si dirà poi che quelli che furono essere umani, diecimila anni prima, ingurgitavano lucertole a causa di una grande eucaristia, ops... carestia, intendevo.

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Il ricatto di Berlusconi a Obama e a Medvedev

«L'accordo sul disarmo? Merito nostro».
«A Londra ho detto a Obama e Medvedev che senza intesa non li avrei ricevuti al G8». E quelli hanno cominciato subito a tremare di paura.

Per festeggiare Berlusconi, artefice del decisivo contributo alla pace che ha, di fatto, portato al disarmo nucleare di russi e americani, sono state approntate per l'occasione alcune bottiglie di vinello spumante brioso superiore a forma di missile nucleare, con etichetta Start 2 e l'effigie del diffusore di pace, già diffusore d'amore.
Si capisce dal tono sorridente dell'effigie quanto alta sia la qualità del vino.

In verità, Berlusconi, scaltro di suo, aveva fatto bere anzitempo i due contendenti alla supremazia mondiale e quelli, presi da Bacco, hanno firmato allegramente.
Va quindi riconosciuta a Berlusconi una qualità indiscutibilmente enologica: quando si tratta di darla a bere non conosce limiti né ritegno.

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venerdì 9 aprile 2010

Quei terribili occhi di Tremonti

«Non serve alcuna correzione di finanza pubblica perché non c’è alcun buco nei conti. Lo dice il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Lo conferma il premier Silvio Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa congiunta con Nicolas Sarkozy: “Devo smentire categoricamente questa cosa". E lo certifica il governatore della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet parlando con il Sole 24 Ore».
Cazzo, di fronte a queste emerite bocche, mi scappello e dormo più tranquillo, magari ad occhi sgranati e sbarrati, ma dormo!

Gli occhi.
Sono lo specchio dell'anima, dice un vecchio adagio.
Ieri sera ho guardato intensamente gli occhi di questo ministro dell'Economia italiana.
Freddi, apersonali, paiono di vetro, ma forse è tutto il contrario per un'altra persona: vivi e smorti al contempo, sembrano non squadrare l'interlocutore, ma ti feriscono quando li guardi.
Gli occhi di Tremonti sono occhi inquietanti.
Fanno paura.
Guarda bene: sono occhi impauriti del grande disastro di cui sono partecipi e testimoni.

Anche attraverso gli occhialini pare ti buchino il cervello. Che occhi alieni! Occhi economici, senza tempo. Il tempo che occorre a noi per decifrare la sua indole economica lo assorbono per intero i suoi occhi e a te arriva la decima parte delle sue cianfrusaglie economiche. A volte sembrano gli occhi di un automa, a volte quelle di un fraticello questuante.
Se, di notte, incontrassi gli occhi di Tremonti all'improvviso sbucanti da un angolo buio della strada, esalerei l'ultimo desiderio: "Ti plego, signol ministlo Tlemonti, non falmi male, plenditi gli ultimi euli che avevo messo da palte, ma ti plego di non uccidelmi con quegli occhi".

Ma folse è solo una mia implessione! Salà che sono diventato molto emotivo da quando ho capito che non ci libelelemo più dei suoi occhi e del suo plemiel.

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Meine Kampfe? Nein, meine barzelletten

Le sue kämpfe (battaglie):
Sylvius, der Übermensch (il superuomo):
- ha creato il berlusconismo nazionale (conflitti di interesse invece che lotta alla povertà);
- ha (quasi del tutto) sradicato il comunismo italiano (i libri di storia non ne parlano, ma sappiate che la nostra Patria è stata governata, dalla fine della Seconda guerra mondiale a tutto il 1994, da merdosi stalinisti e feroci comunisti);
- ha creato nuovi spazi vitali (Milano 2, 3, ecc., Forza Italia, Pdl, Palazzo Chigi, Palazzo Grazioli, Villa Certosa, Apicella, Napolitano, una Costituzione personalizzata, Magistratura ad Personam, le Cascate delle Veline, il Lombardo-Siculo, il Terremoto dell’Abruzzo, il Baciamano a Gheddafi, il Bacioinbocca alla Russa, il Cucù, le Corna, il Dito, la fatidica Bandana, ecc.);
- ha stretto alleanza con la Lega Unita con la proposta di spartirsi l’Italia spaccandola in due: la Padania e la Terronia, sotto l’egida di due Capi, fino a che non si sbraneranno;
- ha buttato la semenza per il semipresidenzialismo in cui i due, (a questo punto Fini, ha già fatto il punto della situazione, mettendosi da parte come una vecchia 500 senza possibilità di doppietta) svilupperebbero insieme una sinergia autoritaria ad una sola voce, ad un solo comando, ad un solo Sé!; faranno a pugni per determinare a chi tocca fare il Sé; ma non c’è dubbio su chi è il SuperSé!);
- ha dato mandato al fido Fede per un riassunto quotidiano da mandare in onda sempre nelle ora di punta, dalla Rai a Mediaset, di tutte le barzelletten da lui pronunciate nel corso delle sue kämpfe, con l’obbligo di risata e applausi per ognuna di esse.

L’Übermensch di Arcore, però, ha qualcosa in più del suo più ingenuo predecessore, che lo mette un gradino più in alto e sempre più vicino al collo, al Colle cioè. Cosa? L’Adolfo si autoproclamava superuomo perché si riteneva capace di essere superiore a sé stesso e ai propri impulsi. Infatti, era riuscito solo in parte nell’impresa della distruzione dell’umanità, proprio perché aveva saputo auto-controllarsi perfettamente. Inoltre, (e questo la maggioranza silenziosa non lo sa), per preservare meglio le sue energie psicofisiche, aveva deciso di diminuire le prestazioni sessuali con Eva, anzi, pare che avesse deciso di non fottere più, proprio per essere sicuro di non auto decimarsi al cospetto dell’altro grande chiavatore di nerbo italiano, il Duce.

Si comprende perfettamente come il superomino di Arcore abbia una marcia in più del Terzo Reich. Sulle prestazioni e i consigli sessual-erotic del Nostro, ci stanno allestendo una biblioteca nella sala della Cultura a Sesso, un piccola frazione di Reggio Emilia.
Così stando le cose, è perfettamente inutile pensare ad un qualcosa di ancora più super che ci difenda: Superman e Superchrist non hanno più dove andare, figuriamoci un Bersani o un Di Pietro, un Vendola o Peppe Nappa. Quando lo vedremo giganteggiare sul collo del Colle, avremo capito tutto. Forse.

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giovedì 8 aprile 2010

Non più un grande box atomico, ma uno più piccolo

PRAGA - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e quello russo, Dmitry Medvedev, hanno firmato nella sala spagnola del Castello di Praga lo storico trattato per la riduzione degli arsenali nucleari dei rispettivi Paesi. Il trattato Start-2, che sostituisce lo Start-1, scaduto a dicembre, stabilisce un tetto di 1.550 testate nucleare operative e un massimo di 800 vettori per ciascuna delle due superpotenze. Il tutto entro sette anni. Con la speranza che il numero 7 porti fortuna.

Poi andrano vicendevolmente a contarsi le testate. E se qualcuno dei due bara? Niente angosce, la stessa parola insegna a piangere.
Però è bello immaginarseli così piccoli di fronte al Pianeta, mentre si stringono la mano. Cha facciano sul serio?

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Urgente vertice di sicurezza nucleare

Con impressionante rapidità, subito dopo la firma di Napolitano, il premier ha già fatto sapere di essere impedito da un vertice sulla sicurezza nucleare. La riunione, ristretta, durerà tre giorni. I suoi avvocati hanno già scritto al Tribunale di Milano che, per tre giorni, non se ne parla proprio di averlo a disposizione per la Giustizia. E forse neanche dopo, perché dovrà di certo recuperare le energie (nucleari) consumate con Lula, che malgrado il nome, è il presidente del Brasile. Ah, Napolitano, ti venisse un colpo d'astuzia, che cosa mi fai scrivere, mannaggia a te!

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mercoledì 7 aprile 2010

Tutto il calvario di Berlusconi minuto per minuto

Al fischio d’inizio, di fronte al suo stato maggiore, esalò l’ultimo respiro: ne seguì un sospiro di sollievo fra tutti i presenti. Poi lo posero in una carrozza, dentro a una bara d'oro, e lo spinsero fino all’ingresso dell’aldilà. Il caro estinto era arrivato alla fine della sua esistenza al gradino più alto del Potere conosciuto e ignoto: noto ormai col nome di Presidentissimo, non si poteva più scherzare sulla sua Persona. Tant’è vero che Grillo fu il primo a pagarne le spese (da buon genovese, gli venne una ics paraculatica al portafogli): condannato a cantare le gesta del Presidentissimo a gratis.

Arrivato che fu, la bara si scoperchiò e Lui si sollevò e si guardò intorno. Niente c’era, tranne l’oscuro e il silenzio. Allora venne fuori e s’incamminò lungo un vialetto pietroso e fumigante. Il suo obiettivo era arrivare puntuale alla reception delle anime buone. Che se avesse tardato di un solo minuto avrebbe avuto accesso solo alla reception delle anime dannate.

Qualcuno, Bonaiuti forse, lo aveva informato: “Guardati alle spalle da chi vuol farti perdere tempo”. Ma come faceva il poveretto a guardarsi alle spalle se doveva stare attento sul davanti?

Ad un certo punto s’aprì un pezzo di roccia nera e apparve un tornello basso, troppo basso per i suoi gusti: lo riconobbe subito e lanciò una maledizione a Brunetta che lo costringeva a strisciare per terra, Lui, che aveva giganteggiato (con tacchi alti) tra i grandi del Pianeta. Oltrepassato il tornello a momenti cadeva giù nel precipizio che si apriva là dove finiva il tornello. Lanciò una seconda maledizione a Brunetta e cercò una corda per scendere lungo la parete verticale. Laggiù intravide una sagoma di barca e una specie di Caronte dalla fisionomia a Lui familiare, ma essendovi troppa nebbia lasciò a dopo il riconoscimento.

Una corda non si trova facilmente nell’aldilà. Lui non si diede per vinto e roteando gli occhietti furbetti in lungo e in largo vide una corda che galleggiava per magia in aria. La tirò a sé ma quella non si staccava. Si disse: “Cribbio, staccati, non sai che ho un vertice alla reception. Mi fai perdere solo tempo”. La tirò ancora una volta e quella disse: “Sono solo un miraggio. Se vuoi scendere devi tuffarti”. Berl, che sapeva nuotare benissimo, fece un rapido calcolo della situazione e pensò al maquillage che gli incerottava tutto il viso: “Se mi lancio, addio cipria. Arriverò giù come un Cristo torturato. Che faccio?”. Maledisse il giorno in cui decise di usare fondo tinte a iosa, guardò giù, prese la mira e si lanciò, cioè si tuffò. Fece splash sull’Acheronte.

Gli spruzzi bagnarono Caronte che urlò come solo un ministro della Difesa sa fare. Così Berl scoprì per la prima volta il vero volto di Caronte: Gna era, ministro della Difesa, a volte dell’Attacco. Sì, era lui senza dubbio, o meglio, Caronte era una stampa e una figura a Gna. In un certo senso Berl ne fu felice perché si ritrovò vicino un amico fraterno. Macché. Gna, alias Caronte, era di tutt’altra pasta. Prestato a mezzo servizio nell’aldilà dall’aldiquà, cambiava da così a così, quando prestava servizio come nocchiero: irascibile, intrattabile, taccagno e sputacchiero. Intanto, nemmeno lo aiutò a salire in barca e subito gli chiese l’obolo.

Meno male che Giulio Tremonti gli aveva messo in saccoccia il cent d’ordinanza. E così Berl attraversò l’Acheronte e, appena sbarcato, mandò affanculo Gna. Giunto alla reception delle anime buone vide che stavano chiudendo mentre passava l’ultima anima dei buoni, certo Bersani da Bettola, senza più manco un capello, vestito con una tunica bianca, recante in una mano un mazzolin di fiori da portare alla Bindi e nell’altra un santino di D’Alema, che gli avevano detto che senza di quello non sarebbe passato.

Berl vide Bers sparire a sinistra e capì che nella vita non serve vincere sempre. Bers, da sconfitto in vita e vittorioso da defunto, entrò a buon diritto nel reparto delle anime buone, pur con una spintarella di D’Alema. Berl capì che a questo punto doveva giocarsi il tutto e per tutto per conquistarsi un posto di riguardo nel settore anime dannate.

Berl ripiegò a destra e gli apparve il col. Bosser - quello dei ciufili padani sempre carichi - con Smaroni e Calderollo che gli reggevano l’otre con l’acqua del dio Po. Berl pensò ai bei tempi quando a dettare legge era lui. Ricordò al col. Bosser questi vecchi tempi e quello gli disse di non preoccuparsi che ci avrebbe pensato Lui ad una posto di riguardo per il vecchio amico. Poi gli lanciò contro l’otre del Po per purificarlo. Dall’otre uscì una trota che guizzò lesta nella bocca di Berl. Questi fece rapido una finta di testa e si liberò della trota con un calcio piazzato. La trota finì sugli spalti dove una schiera di anime dannate la raccolse, la squamò e la cosse in agrodolce. Per questo fatto quel giorno viene ancora oggi ricordato, tra le anime dannate, come il giorno della Trota in bocca a Berl.

Fatto ciò, il col. Bosser, Smaroni e Calderollo presentarono il conto a Berl e gli dissero: “Noi ci prendiamo tutto e a te lasciamo la guardianìa di questo ingresso. Da qui, ci sono due vie: una porta a Noi, l’altra porta alla dannazione eterna. Farai entrare solo le anime padane che non sono né buone né dannate ma padane: il che è tutto un programma. Ti daremo una velina al mese per i tuoi bisogni di defunto. Oltre non possiamo andare, poiché ti ricordo che un giorno ci dicesti: la Lega non comanda. Invece noi comandiamo e tu no. Ma per quanto io sia un uomo generoso posso solo offrirti questo posto”.

Berl fece un rapido calcolo e, sudatissimo, si sveglio dall’incubo. Si guardò allo specchio e si accorse che s’era impiastricciato tutto il viso col fondo tinta della sera precedente, prima dell’incontro col col. Bosser. Cribbio!

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Ma dove vanno, che fine fanno i bambini violati?

Sembrerebbe ovvio intuirlo: una mente innocente e spontanea, di quelle che si battono il petto ad ogni confessione di peccato nel segreto del confessionale, penserà subito che le vittime innocenti della sodomia ieratica abbiano dalla loro la protezione di Dio che tutto vede e a tutto rimedia: quando, un giorno, i bambini sconteranno la loro vita, saranno ospitati nel Regno di Dio. Una mente innocente e spontanea darà per scontato il fatto che la loro verginità d’infanti rimarrà intatta allo stato puro, di quando non ancora cervelli maturi, ma come embrioni umani nel grembo della madre, non sanno distinguere tra un prete e una madre, ma sono ben vivi e respiranti.

Siccome non c’è morte (visibile) il bambino resterà puro, per sua condizione, così come sua madre l’ha messo al mondo. Che se ci fosse una morte a seguire la violazione, gli si farebbe una bara bianca e, certamente, l’innocente andrebbe in cielo; sul prete violentatore e potenzialmente anche assassino non si abbatterebbe nemmeno una battuta spiritosa da parte dei clienti della Chiesa, i quali sanno che Dio lo avrà già perdonato, dopo un (dubbioso) pentimento: quindi, perché abbattergli altre maledizioni.

Il prete pedofilo è anche un assassino, pur continuando il bambino a vivere e a sopravvivergli? Me la sono posta questa domanda e, senza perderci su molto tempo, mi sono risposto affermativamente. Dal mio punto di vista i pedofili ieratici non solo non dovrebbero essere perdonati, ma dovrebbero essere condannati ai lavori forzati e, da morti, subire la dannazione eterna, così come il loro credo farebbe supporre.

Invece sono stati sempre nascosti dai loro capi. Il sottile camaleontismo di questi signori è più che ipocrisia. Infatti non si capisce bene qual è il senso della colpa per un prete pedofilo? C’è un confine in qualche legge del consorzio umano che non intravvede nessuna anomalia in questo ciclo continuo di pedofilia ieratica: si condanna a parole la violenza sessuale contro gli innocenti. Avrebbero potuto inventarsi una legge che stabilisca, una volta per tutta, la non perseguibilità di tali atti dato che gli autori sono uomini sacri, strumenti di Dio. La violazione del bambino rappresenterebbe l’iniziazione del percorso sacro, che relazionerebbe il bimbo al Divino, e la casta dei preti pedofili si rafforzerebbe nel tempo come un avamposto di piaceri ed estasi. Ma lasciamo stare Dio alle sue incombenze e prendiamo Gesù che invitava i bambini ad andare verso di Lui.

Può darsi che in duemila anni di storia cattocristiana si sia perduto il senso delle parole del Cristo e i pedofili ieratici l’abbiano reinterpretata a loro uso e consumo. Non c’è nulla di cristiano in tutto questo. Non ce n’è neanche quando si difende ad ogni costo la Ragione e l’Amor proprio della Chiesa. Che senso ha presentare Ratzinger come un papa forte?
Che vuol dire questo agli occhi delle vittime – assassinate – dai suoi sacerdoti pedofili?

Papa Leone I aveva difeso la cristianità dai barbari – magari potevano starci pedofili unni tra le orde di Attila: (la leggenda vuole che proprio il papa abbia fermato Attila mostrandogli il crocifisso). La storia dice che nell'altra mano avesse un cospicuo e soddisfacente tributo che Attila accettò...

Qui invece si fa quadrato intorno al papa e si difende Ratzinger, mentre si dice che è un papa forte. Da chi si deve difendere questo papa: dagli attacchi dei nemici della Chiesa in generale, o dagli attacchi secolari dei preti pedofili? E, più in generale, mi chiedo: perché Lorsignori prelati sono così convinti che la pedofilia ieratica, in fin dei conti, non sia un così grande e grave peccato? Perché creare tutto questo pandemonio attorno al Potere della Chiesa? Infine: il potere della Chiesa collima con il Potere degli insegnamenti di Cristo?

Una cosa certa è che tutti i bambini violati dal sacro fallo non dimenticheranno mai come Dio li abbia traditi!

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martedì 6 aprile 2010

Morire da leghisti: voi potete!

L'incubo dei finiani: "Moriremo tutti leghisti".
D'altra parte non sempre si può vincere, ma potete... farcela!
Voi, infatti: io NO!

"Contro tutti quanti mi difenderò, contro tutti quanti! Sono l'ultimo uomo, e lo resterò fino alla fine! Io non mi arrendo! Non mi arrendo!". (Finale del Terzo Atto de "Il rinoceronte" di Eugene Ionesco).

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La parte del prete chi la fa?

Parlando del più e del meno, ieri, giornata di pasquetta, il discorso cadde e per poco non si faceva male, sulla pedofilia degli ecclesiastici.
L'interrogativo che girò per più di due ore, tra un bicchier di vino e un tarallo, fu questo: durante l'immondo rapporto del pedofilo ieratico che violenta il bambino, la parte del prete chi la fa? Il prete che è in lui, dov'è? Che se ne fa del suo voto di castità?
Si finì la giornata con nessuno che avesse saputo dare risposta a quella domanda.
A sera, poi, arrivò una voce dall'altra parte della collina, che il vento di terra la spingeva verso di noi, contenente questa esclamazione finale: "Affanculo tutti!".
E tutti pensammo che l'eco avesse interpretato al meglio il nostro problema.

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lunedì 5 aprile 2010

È un paragone che cazza proprio a puntino

Dite ciò che volete, ma è un paragone che cazza perfettamente, specie sull'ultima parola, visto che è vincente.
Il dubbio però c'è: è un epigono o un originale?

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Il nostro caro angelo (custode)

Lui non violenta i bambini: è un angelo che li custodisce!

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domenica 4 aprile 2010

Messaggio pasquale per Sordi e per Orbi

Nel suo messaggio ai Sordi e agli Orbi, il papa ha puntato l’indice contro la crisi profonda attraversata dall’umanità. Accanto l’interprete del linguaggio per sordomuti. Per i ciechi un Canto gregoriano come supporto musicale al messaggio papale. Tutti i fedeli restano in trepida attesa: vogliono sapere se il messaggio è stato recepito chiaramente dai destinatari portatori di handicap.

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Tanti auguri dal Cribbio vostro

Dal Cribbio, con Amore. (Abbasso l'Odio).
"Ho pensato che la Santa Pasqua senza di me sarebbe stata per voi troppo triste, ed eccomi qua, con arco e frecce, per infondervi amore!".

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sabato 3 aprile 2010

Morte e resurrezione non sono propriamente uguali

Questa notte risorge (per l'ennesima volta) Gesù Cristo, (non è colpa sua se lo fanno risorgere ogni anno). Nel frattempo muoiono altri operai sul lavoro, in un ciclo senza fine. Per Essi nessuna resurrezione su questa terra. E per le loro famiglie nessuna ricompensa sulla loro tavola da pranzo pasquale. Sarà stato sicuramente fatale per questi lavoratori LAVORARE! Buon Natale!

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Libera Chiesa in libero Forno

Domande e risposte cruciali:
- Perché la Chiesa si intromette liberamente negli affari pubblici e privati degli italiani?
- Perché, finite le messe, non ha più altro da fare.
- Perché il min. Alfano ha mandato gli ispettori al Forno?
- Per verificare se i pani per i pedofili in tonaca siano stati cotti a puntino.
- Perché il proprietario del Forno si occupa di reprimere la pedofilia (anche nella Chiesa)?
- Perché il concetto di Libertà extracomunitaria è reciproco.

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venerdì 2 aprile 2010

Faccia di bucco

Ricordiamo con un po' di tristezza il gruppo di Facebook "Uccidiamo Berlusconi" soprattutto attraverso le parole del ministro Smaroni: "Cancellarlo dai server perché rappresenta un problema di cultura".
Mai tanto pensiero fu prodiero di nefaste sventure per il centrosinistra.
In pratica, più si rema "culturalmente" contro Berlusconi più lui vince. È matematico! Perfino Einstein lo capirebbe se fosse ancora tra noi.

Infatti da quell'ottobre 2009 a oggi non è cambiata in meglio la situazione della sinistra, mentre ha trionfato la destra con il nostromo a governarla. Non sono valsi scandali sessuali, corruzioni e intercettazioni a ripetizione; lanci di duomi vari; nemmeno la più audace opposizione piddidemocratica è servita, condita da dipietrismo, da popoli viola e grillismo. Ogni mossa contro di lui ne ha aumentata la forza. Ha stravinto la Lega, cioè il cervello del berlusconismo. Cioè, il ventre molle dell'italico amor.

Oggi, con la trovata dell'amore vincente, "Faccia di bucco" scende dalla sua Montagna, va verso il popolo da bravo populista, lo incontra in Facebook; a piè pari chiede dialogo nella stessa piazza che ospitava, tra gli altri, anche il gruppo-killer che lo voleva impolpettare.
Mi spiace, ma l'uomo dell'Amore ci impolpetterà tutti, usando lo stesso strumento dei suoi presunti avversari.
Cosa fare? Isolarlo? Abbandonare tutti Facebook? Potrebbe essere un'idea? Non saprei: ma creare altre situazioni yes, we can!

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Il Cota incinto

"Beh, pace a li mortacci vostra!
La Ru486 nei magazzini è e lì marcirà fino a quando non sgraviderò.

Del resto, ho una sola parola io: sono per la difesa della vita a oltranza,
a tal punto,
che quando ho saputo di me,
pur tentato,
non me ne sono somministrata alcuna.

Così tutti sono felici, dal Bagnasco
al padre del mio bimbo.
Il nome?
Non lo svelerò mai!
Che nascerà? Ma
un piccolo Cotino, suppongo".

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giovedì 1 aprile 2010

Trovato il candidato del centrosinistra per il 2013

La ricerca dell'on. Di Pietro per una faccia nuova da candidare a premier nel centrosinistra per le politiche del 2013 ha avuto un esito rapido e soddisfacente.
Di Pietro aveva dichiarato di: "Individuare subito, 'entro la fine dell'anno', una personalità da candidare alla premiership per il 2013. Il leader dell'Idv specifica che dovrà essere qualcuno che sia 'al di fuori della storia politica del Paese' ma faccia parte di quella 'culturale, manageriale' o 'di Mani Pulite'. Per Di Pietro è chiaro che 'nessuno dei leader del centrosinistra' è giusto per questo ruolo, 'nemmeno Bersani'. Per se stesso dice: 'voglio fare il soldato, non il generale'.
Tenuto conto delle aspettative di Di Pietro, il potenziale candidato alla guida del Paese, l'unico che può fare le scarpe, barba e capelli a Berlusconi, (capelli?, oddio, magari i capelli no), che non ha un passato di politica italica sporca alle spalle, che non ha mai avuto guai con la giustizia, che corrisponde in tutto e per tutto al contrario del premier attuale, ebbene sì, Di Pietro l'ha scovato nel profondo sud: un uomo pieno di saggezza, lungimiranza e di grande spessore umano, per non parlare della sua grande e integerrima onestà, capace di grandi azioni di solidarietà, che se ne irride della poltiglia politica, degli inciuci e degli amici degli amici, disposto a sacrificare la propria vita per questa Italia non meritevole: sono io, l'autore di questo blog, un illustre sconosciuto.
Ma mi riservo di accettare.

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