lunedì 31 maggio 2010

Israele ne uccide 15 della flottiglia umanitaria per Gaza

"La Marina ha preso il controllo di sei navi che tentavano di violare il blocco navale (della Striscia di Gaza). Durante il raid, i soldati si sono trovati di fronte a una forte reazione da parte dei manifestanti, che li hanno attaccati con colpi d'arma da fuoco".

Forse gli israeliani si aspettavano una più cortese ospitalità da parte di persone il cui scopo è quello di fare arrivare aiuti dentro Gaza. Hanno preso possesso delle navi con la forza e quelli si sono mostrati ingenerosi e conflittuali: li hanno attaccati a colpi di derrate alimentari, e tra un sacco di legumi e uno di zucchero, hanno tentato di usare asce e coltelli per non parlare d'armi da fuoco, così come da versione israeliana. L'esito di questo atto di vera e propria pirateria è di 15 morti, 20 a detta di Hamas.

In effetti, gli israeliani sono stati provocati. Essi volevano prendere pacificamente le navi, ma si sa come va in questi casi, una parola tira l'altra, e hanno cominciato a sparare, a uccidere. Potevano limitarsi alla conquista delle navi e basta? No, hanno preferito lavare col sangue i ponti delle navi. Come lo chiamate voi al vostro paese questo? Difesa della libertà d'Israele? Eccidio esemplare di pacifici esseri umani che volevano portare l'ennesimo, e mortale, aiuto agli assediati di Gaza?

Chiamatelo come meglio vi detta la coscienza. Per me questi sono solo barbari assassini senza un briciolo di umana coscienza.

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domenica 30 maggio 2010

Io sono più per la macina da asino al collo dei pedofili

«Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare»: ma che fosse proprio così, diavolo!

Intorno allo scandalo dei preti pedofili, il Vaticano dice: «Per loro l'inferno sarà più terribile»: nel caso in cui quel pedofilo in sottana fosse veramente un credente, quello potrebbe soffrire tra i più atroci rimorsi cristiani e, probabilmente, avrebbero ragione in Vaticano.

Ma se fosse un diavolo travestito da prete pedofilo, cosa vuoi che gliene freghi dell'inferno?

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sabato 29 maggio 2010

Donde li conduce il piccolo pifferaio...?

... Nel paese dei pifferi incantati dove, una volta entrati, ci si resta inesorabilmente incastrati.

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venerdì 28 maggio 2010

Il cavallone di Mussolini e il cavallino di Berlusconi

"Io non ho alcun potere", ha detto il premier, "almeno come premier non ho avuto questa sensazione, forse come imprenditore qualche volta".

Il Potere è sensazione. Avete mai avuto la sensazione di mandare qualcuno, con più potere di voi, all'inferno o desiderare di dargli quattro calci nel sedere? Sì, eh? beh, tranquilli, quella è stata solo una sensazione, al limite un sogno a occhi aperti.

Il premier usa come metafora un pensiero del Duce che annotava nel suo diario: «Dicono che ho potere, non è vero, forse ce lo hanno i gerarchi ma non lo so. Io so che posso solo ordinare al mio cavallo di andare a destra o di andare a sinistra e di questo posso essere contento". Già il fatto che lui abbia avuto l'occasione di citare Mussolini è una sensazione che ti farà venire la pelle d'oca se pensi che il cavallino di Berlusconi accetti il suo ordine di virare a sinistra.

Tutto quello che è successo di strano in Italia, col governo Berlusconi, è stato a causa di un anomalo eccesso di Ordinativi Sensazionali.

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giovedì 27 maggio 2010

Pier Silvio l'eretto, sul Custom Line da 18 milioni di €

Pier Silvio eretto sul Custom Line 124, che gli è custato 18 mln di euri, osserva noi da lontano mentre, alla velocità di circa 27 nodi, pensa ai cazzi suoi. Questa immagine è la sua risposta chiara e cinica alla crisi economica che ci attanaglia tutti. Tutti? È ciò che vogliono farci credere. Di sicuro Pier Silvio, l'eretto, pensa alla nostra crisi economica, di striscio però, mentre il vento marino gli struscia il corpo e gli sferza il viso. Vola, Pier Silvio, sul mare blu, in forte contrasto cu' zu' Michè, che stamattina, alle 5.30, andava dall'ortofrutticolo al mercato rionale, col suo due ruote di bici e una stanga, a spingerlo a piedi, con due o tre articoli di verdura da vendere. Sfortunamente 'u zu' Michè non è nell'elenco degli amici di Pier Silvio, non sono stati presentati, non è colpa di Pier Silvio, altrimenti sarebbe stato ospitato in una delle 4 suite di bordo. Pier Silvio vola sul mare blu e 'u zu' Michè arranca sul lastrico nero che più nero non si può.

Dài Pier Silvio, il mondo è tuo!

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Chiudere il governo si può (per il bene del Paese)

Con un colpo di mano a sorpresa la maggioranza che sostiene il governo Berlusconi ha deciso di far mancare il suo appoggio all'esecutivo, per la sua manifesta incapacità nel gestire la crisi economica e per la malafede con cui ha ingannato gli italiani, ai quali ha raccontato che tutto andava bene e, a causa di ciò, ciascun cittadino aveva vissuto al di sopra delle sue possibilità. Ciascun cittadino? Pure quelli disoccupati, i cassintegrati, i precari, i poveri per dna? Nella motivazione della maggioranza si evince, tra l'altro, che "presa consapevolezza della nostra mistificazione socioeconomica e relativo senso di colpa che non ci fa dormire più la notte; presa consapevolezza che lo Stato deve costare meno ai cittadini, che non sono tutti uguali davanti ai poveri ricchi; presa consapevolezza che ancora qualcosa è possibile salvare; presa consapevolezza che il nostro Governo è l'unico nella storia repubblicana ad aver riconosciuto il proprio fallimento, onde evitare la fine della Grecia, l'unica scelta che ci resta è proprio quella di rassegnare le dimissioni dal Governo (così ci facciamo la nostra porca buona figura, lasciandoci dietro il senso della correttezza e della rettitudine morale). Questo Governo non è più in grado di inventarsi altre balle da gonfiare a uso e consumo della elettori: d'ora in avanti, ognuno per sé e Dio per tutti. La barca lentamente affonda. Ma sia chiaro, come ripete sempre la nostra guida spirituale: la colpa è sempre della Sinistra che ci ha lasciato in eredità questa gatta da pelare. Pensate a questo alle prossime elezioni!".

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mercoledì 26 maggio 2010

Noiosetto, il Bossi

Tremonti: nessuna abolizione di province.
Bossi, quello dei ciufili sempre pronti: se tagliano Bergamo è guerra civile.
Non tagliategli Bergamo, per favore.
Tagliate lui!

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Mwithanga e il potere del mostro del fiume

Le calabasse africane.

Siamo rimasti solo noi mostri, al capo dei quali va tutto il Potere, per diritto di presunzione. Mostri nostrani e mostri esotici, della serie: sbatti il mostro in pentolone se non vuoi che lui sbatta prima te.

C'era una volta un grande mostro che viveva in un fiume vicino a un villaggio. Gli abitanti erano terrorizzati, potevano essere sbranati oppure morire di paura nel vedere il mostro. Questo viveva sott'acqua e usciva sempre di notte per andare al villaggio dove rapiva animali e persone per il suo pasto.

Un giorno Mwithanga si recò a prendere l'acqua al fiume. Stava già caricandosi sulla testa la calabasse piena d'acqua quando sentì un rumore strano provenire dal fiume. Si voltò e con terrore vide lo spaventoso mostro che avanzava verso di lei. Era terrificata.

«Non muoverti Mwithanga - disse il mostro - non mangio da molto tempo e ora tu sarai il mio cibo».
«Ti prego, ti prego, risparmiami! - implorò - ti darò tutto il cibo che c'è nella mia casa se mi risparmierai la vita».
Il mostro acconsentì e disse che sarebbe andato a casa di Mwithanga all'indomani per prendere il cibo promesso.

Mwithanga corse a casa e raccontò a suo marito l'accaduto. Questi fu d'accordo con lei di cucinare una grande quantità di cibo per il mostro, poi dissero a tutti i vicini di nascondersi quando il mostro fosse arrivato.

All'indomani il mostro arrivò alla casa e si mise a gridare: «Mwithanga! Mwithanga! Cosa hai preparato per il tuo ospite?».
Entrato nella casa, il mostro mangiò tutto il cibo che era stato cucinato per lui, poi iniziò a mangiare i buoi, le capre, le pecore, il grano, il miglio svuotando tutti i granai della casa. Il mostro mangiò le case, i granai, Mwithanga, suo marito e tutti gli abitanti del villaggio tranne un ragazzo che era fuggito appena il mostro era arrivato. Il ragazzo aveva assistito da lontano alla strage della sua famiglia e di tutto il villaggio. Prese la spada, la lancia e le frecce e si diresse al fiume per attendere il mostro.

Dopo aver mangiato tutto ciò che era possibile e distrutto l'intero villaggio il mostro fece ritorno al fiume, ma quasi non riusciva a camminare tanto era il peso che aveva nello stomaco. Era stanchissimo e si muoveva a fatica. Quando giunse sulla riva era ormai esausto. Il ragazzo allora saltò addosso al mostro e gli tagliò la testa con un colpo di spada, poi gli squartò lo stomaco. Mentre faceva questo sentì una voce che gli diceva: «Ti prego, non tagliarmi». Era sua madre che stava nel ventre del mostro e dopo di lei uscirono le sue sorelle e i suoi fratelli e tutti gli abitanti del villaggio e i loro animali.

Tutti fecero ritorno al villaggio e nessuno ebbe più paura del mostro... fino a quando un altro non giunse dalle nebbie del nord...

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martedì 25 maggio 2010

Parliamoci chiaro: o mi date tutto il potere o me ne vado

Berlusconi: «Sono aperto a qualunque soluzione possa rendere il Paese più governabile. Mi limito a chiedere di poter operare, visto che ogni giorno devo constatare di non poterlo fare».

Operare? E che è, chirurgo?
Cos'altro possiamo fare per lei, grancavcazzuffcommprimministr?
Cosa cerca ancora da noi che non ha?
Vuole più poteri?
Di più?
Oltre ancora?
E se poi m'implode?
E rimane a brandelli?
Che le sarà servito averne di più?
Si rilassi e si goda la vecchiaia.
Anzi, lasci.
Ah, ho capito: lei, come noi attende i tempi peggiori, che la crisi ancora non ha svelato né scoperchiato.
E vorrebbe gestire la nostra crisi potendo operare liberamente. Bravo.
E come? Col bastone o con la carota?
Con tutt'e due insieme?
Signor Berlusconi, si accontenti di quello che ha, passi il bastone e si tenga pure la carota per tempi più stretti.
Chi troppo vuole, nulla stringe, signor Berlusconi.
Signor Berlusconi: se finora ritiene d'aver operato male, credo che sia per suo solo demerito; per operare bene non occorrono i superpoteri.

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Scopate, scopate, Dio lo vuole!

"L'Italia va verso il suicidio demografico", questo è l'allarme che il card. Bagnasco ha lanciato al Paese. La filiazione è a crescita rallentata e tutti i sacri preti sono giustamente preoccupati. La diminuzione delle nascite è un problema vitale per un Paese come l'Italia dove il tradizionale amore verso i figli non coincide con un aumento delle nascite. Si scopa di meno? Si usano troppi preservativi? Si fa marcia indietro? Si ha paura della crisi economica? Della povertà in aumento? Della criminalità organizzata? Degli zingari? Dei pedofili? Mah?...

In tempi di grande povertà, nella grande miseria del Sud di una volta, per ovviare alla depressione del portafogli, si lavorava con più passione e accanimento alla creatività filiale, magari a discapito del piacere, ma le panze delle donne erano sempre gravide. Più bambini, più affamati, più poveracci, più ignoranti, più soldati per i bisogni degli affamatori.

Bagnasco dice giusto ed è in sintonia con la vecchia tradizione del ciula-ciula domestico: «L'Italia "sta andando verso un lento suicidio demografico", per questo "urge una politica che sia orientata ai figli, che voglia da subito farsi carico di un equilibrato ricambio generazionale. Ci permettiamo - ha continuato - di insistere con i responsabili della cosa pubblica affinché pongano in essere iniziative urgenti e incisive: questo è paradossalmente il momento per farlo. Proprio perché perdura una condizione di pesante difficoltà economica, bisogna tentare di uscirne attraverso parametri sociali nuovi e coerenti con le analisi fatte. Il quoziente familiare è l'innovazione che si attende e che puo' liberare l'avvenire della nostra società"».

Si sono sintonizzati tutti sullo stesso programma di solidarietà i nostri eroi della politica e della chiesa, visto che l'Italia è a rischio fallimento, così vogliono farci credere, terrorizzandoci quanto più possibile. Devono avere organizzato a incrociare le loro dichiarazioni, ciascuno per il suo ruolo. È fondamentale, (per loro) questo giuoco delle parti. Napolitano, infatti, si preoccupa che questi sacrifici siano equi. Letta ci indora la pillola con la storiella della provvisorietà.

Bagnasco è il più sottile, il più pragmatico e il più crudele, anche se apparentemente infarcito di preoccupata solidarietà: "La situazione economica è pesante: per rilassarvi, quindi, fate figli", senza aver dimenticato di tirare le orecchie ai politici per una migliore sistemazione dei pargoli.

Dio lo vuole, la politica lo esige. A furia di stimoli sacropolitici, vuoi vedere che ci ritorna la voglia?

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lunedì 24 maggio 2010

Letta ce lo spiega bonariamente, per non farcelo sentire troppo

Lorsignori della casta ci spiegano gentilmente, attraverso le parole del gentiluomo Letta, che per evitare la malattia della Grecia, Lorsignori sono costretti a rifilarci una serie di sacrifici molto pesanti e molto duri. Così è, Tlemonti ha fatto i conti e ha incaricato un altro come portavoce per infinocchiarcelo bonariamente. Lui non poteva: gli sono rimasti ancora i cent da calcolare. Anche il sottosegretario Diotaiuti ha detto la sua e cioè che: "Nessuno metterà le mani in tasca ai cittadini". Ora possiamo andare a dormire.

Napolitano invece ha detto un altra cosa: "La riduzione del debito pubblico implica dei sacrifici che devono essere fatti e che spero vengano distribuiti equamente tra la popolazione". C'è quel "spero" che mi rende cinico e malizioso.

Letta parla di sacrifici pesanti, Diotaiuti ci dice che nessuno ce le metterà e Napolitano spera che siano equamente distribuiti.
Se però proviamo a sostituire la enne di siano con una emme otteniamo una frase di questo tipo: siamo tutti (noi) equamente derubati invece che... siano distribuiti solo per noi fessi. I sacrifici, intendo.

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Il grande imbavagliatore lo fa per noi

Il punto di partenza è stato che volevo cambiare aria: passare dal berlusconismo al libero pensiero. Per fare ciò dovevo superare il limite della paura dell'ignoto e della velocità delle leggi ad personam, cosa che non è mai riuscita al Pd, figuriamoci a me, vecchio anarchico individualista e anche di sinistra. Mi sono quindi concesso il mio primo viaggio aereo e ho (creduto di superare) superato la barriera del vuoto esistenziale: sto viaggiando sulle ali della macchina di propaganda di regime aerea. Queste brevi note me le sto appuntando mentalmente mentre dò uno sguardo verso il basso. Vertigini e sensazioni di malessere sociale mi si mescolano con l'eccitazione della velocità di quelle leggi. Un Ufo, intravisto per caso dall'oblò, mi fà l'occhiolino e mi manda un messaggio telepatico: noi siamo qua a tua completa disposizione. Se per caso andasse giù il tuo obsoleto apparecchio, ti salviamo noi. Tranquillo.

Infatti mi rassereno subito. Sparo i miei due occhi (terrorizzati) alla hostess che non mi caga nemmeno, eppure mi spenderei per lei con tutto il mio essere-corpo. Lei la ignora questa mia voglia, e non sa quel che si perde: ma mi piace immaginarla mentre, accorpati e introdotti l'uno nell'altra, scivoliamo giù rapidamente, verso il basso, in un deflagrante orgasmo aereo con salvataggio alieno finale. Ho sempre desiderato finire la vita incollato al corpo di una hostess. Accanto a me, un intenditore telepatico mi trasmette, sogghignante: "Quella ha già conosciuto il pelo del premier: cosa crede, che perda il suo tempo con uno come lei, occhialuto sanguinettiano?".

L'aereo vola e porta me. Sto pensando ad alta quota. Una vera fortuna che non ci stiano cimici e pulsioni intercettative nel mio congegno mentale. Il premier italiano non ci sarebbe cascato in questa trappola. Ecco, avrei bisogno di lezioni da uno come lui. Imparare a volare alto, ad esempio, senza la paura di cadere, oppure cadere e spiaccicarmi tutto senza essere intercettato però, quindi in salvo dalle spie. Questo è ciò che considero vivere da persona libera. Un uomo intercettato non lo lasciano tranquillo, neanche dopo lo spiaccicamento.

Il mio futuro comincerà subito dopo l'atterraggio dell'aereo. Uscirò dall'aeroporto senza conoscere strade e piazze e numeri di telefono. Alzerò lo sguardo al cielo, e gli mostrerò il dito medio ben alzato: te l'ho fatta, maldito cielo. Adesso vedrò di farcela quaggiù, in questa nuova terra ferma dove, mi hanno detto, tutti pensano... al pensiero unico del grande imbavagliatore, che con la proverbiale premura che lo contraddistingue porta il suo contributo agli italiani attraverso il pensiero di Brodo Alfano. Costui ha un pensiero? Sì, questo: "Non si può intercettare tutto e sempre. Se intercettassimo tutti gli italiani, avremmo uno Stato di Polizia". Questo profondo ragionamento ha una chiusa berlusconica alla maniera di Jake Brothers: "Stavolta dobbiamo chiudere una volta per tutte. Di queste intercettazioni non voglio più sentir parlare. Stiamo cadendo nel ridicolo... (per cui in prigione non ci vado)". Tutto nel nome degli italiani.

Quel "stiamo" è realistico: non "stanno" loro, "stiamo" noi, intruppati nel ridicolo, e siamo proprio noi che dobbiamo liberarcene. Senza se e senza ma.

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domenica 23 maggio 2010

Smarriti la cintura di Giove e il parrucchino del premier

Che fine ha fatto la cintura di Giove? La Nasa è preoccupata per la scomparsa di una delle due strisce marroni che ne avvolgono l'equatore. Astronomi e planetologi considerano l'evento un mistero: la striscia scomparsa è larga il doppio della Terra.

Nelle stesse ore un altro motivo di speranza per noi italiani d'opposizione è stata la notizia dello smarrimento del parrucchino sintetico del premier. Un premio di 500.000 € è stato stanziato per il suo ritrovamento. Perché un così alto premio? Per la preziosità dell'oggetto sparito. Il mito metropolitano degli oppositori del regime crede che tra i fil di capelli si annidino i più segreti pensieri del premier. Ecco perché l'opposizione vuole recuperare quel copricapo peloso a tutti i costi. Soprattutto per scoprire i lati deboli del cavnaz e poterlo sconfiggere alle prossime elezioni.

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venerdì 21 maggio 2010

Casualmente Remolo e Gogol, fratelli germani, in quella mente strabica di Berlusconi

Certe volte la storia è fatta dal caso e il caso aveva voluto che Roma dovesse essere fondata da Romolo e da Remolo. Storia reinterpretata fu, dimostrabile con esattezza. Così come il caso volle che Berlusconi diventasse premier. Minchioneria degli italiani fu, dimostrabile in qualsiasi momento.

Gogol è il diminutivo di Google, che Nikolaj Vasil'evič Gogol' si divertiva a pronunciare simpaticamente, tutte le volte che si accingeva a scrivere qualcosa sulle "anime morte". Le "anime morte" è un romanzo satirico che Gogol scrisse quasi interamente durante il suo soggiorno a Roma, sulla vita, gli amori e le avventure del piccolo principe Silvio. E "Le anime morte", che in sé rappresenta un romanzo compiuto, era, nelle intenzioni dello scrittore, solo la prima parte di questo grande poema, quella nella quale veniva descritta la dimensione morale più bassa del basso impero del berlusconismo.
Trama:
Un giorno, nel capoluogo del governatorato di N. arriva l'affabile assessore collegiale Pavel Ivanovič Čičikov.

Il suo intento è quello di acquistare a buon prezzo le "anime morte". Con questo termine si indicano quei servi della gleba morti dall'ultimo censimento e per i quali i proprietari continuano a pagare il testatico fin quando non ne verrà registrata la morte nel prossimo censimento. Čičikov punta così a crearsi, con il minimo sforzo, un numero di servitori ("fantasma") elevato al punto tale che ipotecandoli si possa costituire un grosso capitale.

Questa idea semplice e un po' diabolica cerca la sua attuazione in una capitale di governatorato popolata da personaggi pittoreschi, notabili cittadini o piccoli proprietari terrieri, tutti portatori di un vuoto morale che li fa sembrare spesso più morti di quei servitori che vengono rievocati e che sono l'oggetto delle trattative.

La cosa deve chiaramente restare nascosta, ma alla fine tutto salta fuori (anche a causa dell'avida Korobočka, che dopo aver venduto delle anime morte a Čičikov arriva in città per chiedere il valore di mercato di queste anime per paura di averci rimesso). L'unica soluzione è la fuga che vanifica tutti gli sforzi fatti sin lì.
Questo grande progetto rimase incompiuto... fino a quando con Gogol Berlusconi non intravvide la possibilità di conquistare altri mercati mondiali di anime morte a buon prezzo così come aveva in cuor suo tramato. E da quel momento, grazie a un simpaticissmo diminutivo, Google adesso ci appare più intelligente e meno morto.

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giovedì 20 maggio 2010

Il tradimento di Bondi

Il tradimento e il distacco dal gran capo avverrà nell'autuno del 2012, la data in cui Bondi si sposa!
Bondi si sposa!?
Perché, lui non può?
Sì, che può. Ma l'annuncio improvviso come una doccia fredda, anzi agghiacciante, si è abbattuto perfino contro sé stesso con la furia di un uragano e c'è rimasto male, poverello. Bondi che si sposa chi ci avrebbe mai scommesso? Eppur si sposa. Il ministro della Poetica di Governo è furibondo con sé stesso: lui non avrebbe mai voluto nemmeno pensarlo, figurarsi il dirlo. Eppur si sposa. Oggi Sandro Bondi è come ammummiato, in choc post-mortem, e si spara addosso gli improperi più diversi che un Poeta della sua portata possa mai profferire: si va da un "Vergognati, Sandro!", a un "Mi vergogno profondamente", passando per un "Non c'è posto sulla terra nel quale nascondermi per la vergogna!". Perché la Vergogna è il massimo dell'insulto che un Poeta può lanciarsi addosso.

Gli amici lo vedono rigido e pensieroso. Sempre a mani giunte, in preghiera. Un amico tra questi, sentendolo lamentarsi, ha trovato il coraggio di chiederglielo: "Sandro, ma perché vergognarsi? Il matrimonio è l'atto d'amore conclusivo per un uomo che ama una donna: nel tuo caso, doppiamente, visto che Silvio ti farà da testimone!".

- Davvero mi farà da testimone?
- Perché non dovrebbe, dopo tutte le poesie che gli hai dedicato?
- In effetti, ho questo sogno nel cassetto.
- E come tutti i sogni, si avvererà.
- Dici?
- Certo, da qui all'autunno del 2012, les feuilles sont mortes.
- Hai visto, anche tu ti ci metti?
- Perché, che ho detto?
- Che le foglie sono morte.
- Sì, ma riferito alla stagione.
- E non è forse l'autunno la stagione dei rimpianti e delle memorie, dei ricordi dei vecchi amori?
- Ma Silvio ti amerà sempre, anche se ti sposi con un'altra.
- Davvero?
- Certo. Ti amerà lo stesso anche se nel 2012 non dovesse essere più primo ministro!
- Ah beh, questo non glielo dico però. Sono un poeta puro, io. Non amo le cattiverie, nemmeno in versi. Gli dirò soltanto che se l'autunno è il mese delle foglie che si staccano dai rami non sarò io quello che in autunno si staccherà da lui, anche se mi staccherò da lui solo per sposarmi. Caso mai, se proprio dovessi staccarmi oltre il tempo dovuto, lo farei solo per amore. Non è forse un alto pensiero poetico, questo mio?

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La Giustizia, dall'hammurabismo al berlusconismo

Il Codice di Hammurabi non era un codice equo, in quanto la gravità della colpa e della pena inflitta dipendeva dalla classe sociale a cui appartenevano il colpevole e la vittima: lo schiavo aveva minor valore del nobile ed era soggetto a pene più dure per i medesimi reati (Posto che un awilum, un uomo libero, distrugga l'occhio di un awilum, si distruggerà il suo occhio... Posto che distrugga l'occhio di un mushkenum, dipendente del palazzo, pagherà una mina d'argento... Posto che distrugga l'occhio di uno schiavo... pagherà metà del suo prezzo).

All’epoca dell’hammurabismo chi incappava in tali crimini doveva dirsi fortunato se non gli cecavano tutt’e due gli occhi, o gli tagliavano le due mani, o gli amputavano i due piedi. Per non parlare del pene. Infatti, da allora, il detto “per un piacere mille pene”, è diventato di uso comune e contemplava allegoricamente il taglio del pene in caso di adulterio scoperto o dimostrato.

La Giustizia, al tempo del berlusconismo (oh, è migliorata eh, di gran lunga), non contempla codici o leggi inique, in quanto la gravità della colpa e della pena inflitta non dipende dalla classe sociale a cui appartengono il colpevole e la vittima: lo schiavo oggi è considerato di uguale valore del notabile e non è soggetto a pene dure per i medesimi reati. Spesso lo si perdona. Un clandestino... uguale. Se a commettere un reato è un notabile, per quanto disgustoso possa apparire, subito dopo non viene assicurato alle patrie galere, ma viene premiato con il perdono sociale, a dispetto di una banda di rompiballe di oppositori generici che si annidano in covi misteriosi e che contestano provocatoriamente tale abitudine. L'ultimo esempio: l'assoluzione morale e politica del Governo di Berlusconi nei confronti dei poliziotti implicati nel massacro della scuola Diaz durante il G8 e condannati ieri dalla Corte d'Appello di Genova.

Ma se un rompiballe dell’opposizione (sì, qualcuno è sopravvissuto, inaudito e inconcepibile) cava l’occhio di un notabile, al rompiballe si cava l’occhio suo. E per compensare la qualità della punizione a causa della qualità della vittima, si cavano gli occhi ad altri tre rompiballe. Ecco, allegoricamente, spiegato il motivo per cui all’opposizione usano tutti un solo occhio ed ecco perché tutti piangono con un occhio solo. Vecchio detto, non mente.

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mercoledì 19 maggio 2010

G8: 85 anni ma non li dimostra

La Corte d'Appello di Genova ha ribaltato la sentenza di primo grado comminando la bellezza di 85 anni di carcere per i pestaggi sanguinosi e feroci nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova. I vertici della Polizia sono stati condannati quando, invece, in primo grado erano stati tutti assolti ma... nel governo si dicono scandalizzati da questa sentenza, giudicandola una vendetta politica della magistratura politicizzata.

"Non è che alla Diaz non sia successo nulla, ma la sentenza di primo grado aveva individuato delle responsabilità e distinto le varie posizioni", dichiara il sottosegretario agli Interno, Mantovano. In effetti alla Diaz, quella notte, qualche massacro successe, ma non corrisponde alle posizioni e alle responsabilità dei chiamati in causa; pare che i massacrati si siano massacrati da soli o quantomeno lo sono stati (massacrati) da estranei che non sapevano di essere lì "responsabilmente in posizione"; del resto, continua il Mantovano, "questi uomini hanno e continuano ad avere la piena fiducia del sistema sicurezza e del ministero dell'Interno". Per cui non verranno rimossi dal loro ufficio e "resteranno quindi al loro posto, che non si limitano ad occupare, svolgendo il loro ruolo con grande responsabilità e dedizione, rispetto al quale ci può essere solo gratitudine da parte delle istituzioni".

Non ha importanza, quindi, se le menzogne e i giochi illusionistici dei portatori di sicurezza siano stati smentiti e smantellati. La "macelleria messicana" continua sottilmente con le parole in libertà del sottosegretario. In Italia c'è ancora libertà di espressione, fortunatamente. E ancora sete di Giustizia giusta. Ma chissà chi realmente pagherà per quei fatti? Se mai qualcuno pagherà?

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martedì 18 maggio 2010

Chi è più di destra, a parte Gna?

Cogitazione scritta dell'ufficio stampa del ministero della Difesa Sportiva del Calcio: «Nel rispetto dei tragici avvenimenti che hanno coinvolto i nostri militari, ma "per una maggiore completezza d'informazione", si tiene a precisare che "il senso delle dichiarazioni di ieri (domenica) era che al Siena, già retrocesso, fosse lecito aspettarsi un atteggiamento più propositivo alla ricerca di una vittoria che avrebbe dato lustro al suo campionato. Invece il Siena ha solo inutilmente cercato uno sterile e inutile 'zero a zero' con un 'catenaccione' vecchia maniera quasi che l'importante fosse ostacolare l'Inter anziché cercare un risultato di prestigio per se stesso"».

L'interrogativo più angoscioso dei tifosi del ministro della Difesa Sportiva è: Gnalarissa è più di destra di Fini?

Risposta: Si-e-Na.

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Gna lotterà da solo fino al 2013

Che sia chiaro a tutti: noi abbiamo bisogno di eroi in questa guerra di Afghanistan dove stiamo tentando di portarvi pacificazione e democrazia, civiltà e solidarietà. Senza gli eroi questa nostra presenza laggiù non ha giustificazioni. Eppoi, è normale che in ogni guerra ci siano degli eroi morti. Altrimenti ci viene meno il consenso e il senso dell'appartenenza all'orgoglio nazionale. Ogni morto fa da collante per tutti noi: è baluardo contro la ferocia cieca. Siamo solo un popolo che ha bisogno di stare in Afghanistan fino a che il terrorismo non sarà cancellato. È inutile che l'opposizione recalcitri e faccia la voce grossa. È inutile la marcia dei pacifisti. È inutile che vi nascondete sotto le sottane della pace. Dall'Afghanistan non ce ne andremo: noi siamo uomini di parola, mica siamo caporali. Abbiamo detto che ce ne andremo, forse, nel 2013, e così faremo. E quando se ne saranno andati gli americani, noi staremo lì; e quando lo faranno gli inglesi, staremo lì; e quando lo faranno i francesi staremo ancora lì; Noi saremo gli ultimi ad andarcene! Dobbiamo dare l'esempio. Tutto il resto sono fregnacce. E sia chiara ancora una cosa: qui lo dico e qui non lo nego, e cioè che se a qualcuno venisse la infelice idea di far rientrare i nostri soldati l'avrà a che fare con me. In quel caso, se proprio dovrà realizzarsi questa sventura, Io, io mi trasferirò in Afghanistan a combattere da solo contro i nemici dell'umanità. Un solo uomo, un solo me: viva l'Afghanistan!

Ps.: quando si dice del furore uterino che cavalca sul furore patrio.

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lunedì 17 maggio 2010

Quelli che gli eroi muoiono, e quelli che restiamo ancora un po'

Afghanistan, uccisi 2 soldati italiani. Due feriti: c'è anche una donna.

Riflessione pubblica di Berluscon de' Berlusconi: «La nostra missione è fondamentale per la pacificazione dell'Afghanistan».
Riflessione intima: "Perché dico ancora 'ste cazzate con tutti i problemi che ho?".

Riflessione pubblica del ministro Calderollo: «Spesso abbiamo espresso perplessità sull’esportazione della democrazia... Al di là della perdita di vite umane che fanno spaccare il cuore, bisogna verificare se i sacrifici servono».
Riflessione intima: "Accidenti, proprio adesso che stavamo preparando una stangata di lacrime e sangue, questi mi vanno a morire. E ci tocca pure partecipare ai funerali in Italia. Una vera e propria scocciatura".

Riflessione pubblica del presidente Skiphanius: «Ancora una volta l'Italia piange altri due suoi caduti per la libertà e la pace. Due soldati italiani uccisi dal terrorismo perché difendevano la democrazia e la sicurezza internazionale».
Riflessione intima: "Minchia, 'li stannu ammazzannu a tutti. Cu' tutti i probblemi c'avemu ccà!".

Riflessione pubblica del presidente Phini's: «Lo scacchiere internazionale continua a provocare lutti e tragedie. Rivolgo alle forze armate e alle famiglie dei due militari morti in Afghanistan il senso della più cordiale e sincera partecipazione».
Riflessione intima: "E dire che nessuno di noi ha mai sparato un colpo per primo. Ci mancava pure 'sto problema".

Riflessione pubblica del ministro Rotolondi: «Piangiamo due eroi ricordandoli nella preghiera, esprimendo la nostra vicinanza alle loro famiglie come agli altri due militari feriti. Abbiamo la responsabilità di continuare la missione di pace e di edificatori della libertà e della democrazia in Afghanistan in un quadro di accordi e intese internazionali a cui, ovviamente, terremo fede».
Riflessione intima: "La mia dichiarazione è la più fedele in assoluto, rispetta gli standard della Chiesa".

Questa è una parte della punta di diamante italiota che si pone solo un problema: non uscire dall'Afghanistan, a costo di vederli tutti morti 'sti eroi, perché è fondamentale che la democrazia, bla bla...

Il fatto è... il fatto è che il popolo-soldato, non trovando alternative di lavoro e di guadagno, è costretto a fare il soldato, - il bello è che glielo hanno fatto credere che stanno lottando per la libertà e il raggiungimento della democrazia altrove -, e deve continuare a credere che il proprio sacrificio di sangue valga qualcosa anche per i demagoghi al potere che li piangono, mani al petto, lacrimucce per le telecamere e manine sulle bare: non è detto che non risolvino i loro problemi.

Sul campo di battaglia ci vuole coraggio se si è oppressi e ci si vuole liberare dalle oppressioni. Ma questi soldati professionisti italiani morti in nome di una libertà che non è nemmeno la loro, da cosa si sono sentiti oppressi nel proprio Paese? Dalla mancanza di libertà in Italia? Beh, almeno andiamo in Afghanistan a esportarne una. Dalla mancanza di lavoro in Italia? Molti indizi dicono di sì... Dall'Afghanistan, un mio lontano parente, soldato professionista, è appena ritornato vivo, per sua fortuna.

Vale la pena di immaginare come si comporterebbero i nostri eroi del governo nella sottile linea rossa della battaglia, magari al comando di Gnalarissa?

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domenica 16 maggio 2010

Gli italiani si fidano di noi

«Gli italiani si fidano di noi, eccetera eccetera eccetera».

Ma mi faccia il favore, signor Berlusconi, non includa me tra i suoi italiani.

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sabato 15 maggio 2010

Gli zebedei di Berlusconi li tiene in mano Dell'Utri

Dice Ciancimino jr: "Non dobbiamo dire che Berlusconi è mafioso. Semmai che c'è qualcuno che ha in mano le palle di Berlusconi. Questo è Dell'Utri". E poi: "Ricordo un colloquio. Era il '98 e c'era Bossi che accusava Berlusconi di essere uno che riciclava soldi della mafia. Mio padre Vito, spiegò la situazione. Berlusconi non era mafioso. C'era qualcuno attorno a lui che puntava a condizionarlo: questo era Dell'Utri". Non rido per decenza!

Nella foto vediamo il signor Berlusconi toccarsi le palle. Per scaramanzia? Per grattarsele? Per palparsele mascolinamente? O per verificare se la manina di Dell'Utri è ancora lì a tenergliele? Finalmente, con questa dichiarazione di Ciancimino jr si chiarisce il senso della pseudo-mafiosità di Berlusconi: se un pezzo da novanta come Ciancimino padre aveva detto che il signor Berlusconi non era mafioso, bisogna crederlo. I mafiosi non mentono mai per conto proprio (quando non fa loro comodo, spesso), ma per conto terzi a volte e spesso. Però... il signor Dell'Utri puntava a condizionarlo. È stato il Dell'Utri, allora, a plagiarlo a tal punto che alla fine il signor Berlusconi è diventato un pupo nelle mani di un puparo. Per quale opera dei pupi?

Ora, se Berlusconi è diventato un pupo anche le sue palle lo sono diventate, di legno? Ergo, come fa Dell'Utri a tenerlo per le palle? Scomodo, avrà bisogno di fili di legno attualmente introvabili... L'allegoria dimostra che tutte le palle si possono strizzare: quelle di legno si possono solo bruciare. Le palle mafiose però, o di carne o di legno, tentano sempre di farcele ingollare, perché è un giochetto che serve a confondere il nostro già deficitario cervelletto. Una vita passata a leggere giornali antiberlusconiani, a dirci che il premier è sicuramente colluso con la mafia, e dal figlio di un don siciliano viene fuori un dribbling ubriacante: non è mafioso! Noi antiberlusconiani per dna ci siamo rimasti male! Ma continuiamo a pensare che esiste una "giustizia divina che sa e non vuole spiattellarcelo" per farci non solo dispetto ma per sadismo: quanto durerà questa apparente pseudo-mafiosità? C'è anche il vecchio detto che dice che "chi si accompagna col mafioso all'anno mafiosìa". Va bene. Continuano ad esistere comunque mille buoni motivi per non fidarci del signor Berlusconi e per combatterlo strenuamente.

La mafiosità di Berlusconi, anzi, la pseudomafiosità, è indotta dagli amici degli amici, creduloni, mica è originata dal suo dna.

Non ci resta che attendere il nostro treno dei desideri, dei nostri pensieri che all'incontrario di Berlusconi e del berlusconismo va.

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venerdì 14 maggio 2010

Anemon's List: le nuove liste di prostituzione

Secondo Chikkett la lista di Anemone, Anemon's List, sarebbe una vera e propria lista di prostituzione.
Questa lista appare debolmente velenosa anche per gli incorruttibili: bisogna prenderla alla larga.
Inoltre, Anemon's List, veniva usata anche come lista ornamentale. Gli iscritti alla Lista se ne fregiavano e si pupiavano con gli amici: io sono nella lista, e tu? Chi non era nella lista veniva schifato da tutti gli altri. Oggi, l’ornamento è diventato solo virtuale.
Alcune specie di Anemon's List vengono usate dai giornalisti sia per il massacro mediatico degli appartenenti alla lista sia dalle forze magistromeopatiche, indipendentemente dalle ragioni per cui si trovano nella Anemon's List. Questa lista di prostituzione, tra l’altro, produce e diffonde casi di depressione, di cistite, di disturbi gastrici, di otite (non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire) e di disturbi del sonno. Infatti Chikkett non ci dorme più la notte. Come il premier.

Cosa prevede il futuro per la Anemon's List? La facilità con cui si è moltiplicata negli anni sta portando Svilio Broglioni a preoccupazioni inaudite per il prosieguo della sua attività di premier. Teme scrolloni drammatici per il suo governo, anche se il col. Bosser lo ha recentemente tranquillizzato con queste parole: «Finché ci siamo io, la Lega e Tremonti, il governo non rischia, non lo buttano giù». Finché c'è arroganza c'è il diritto di presunzione.

Per l’opposizione, invece, esiste un’alternativa bersanica che si riduce più che altro a una sorta di sogno inconfessabile: «Bisogna andare assolutamente a fondo: e chi non sa nuotare, cazzi sua. Noi del Pd siamo pronti, ma salveremo solo chi non è iscritto alla Lista». E questi sarebbero nuotatori democratici? Già, quando il nemico annaspa in cattive acque, essi mostrano il loro lato più egoista.

Manosinistra ha invece negato di stare nella Lista. Quello è un altro, Mancino si chiama fuori, nulla a che vedere con Manosinistra, che ha dichiarato: «Anemone non mi ha fatto nessun regalo. Ognuno paga le spese sue con i propri soldi». La lista continua con dei nomi che per la massa italica non significano niente. Che se si fosse trattato della Lippi's List in odore di corruzione, allora ci sarebbe stato un vero e proprio sommovimento nazional-popolare.

L'Anemone-fondatore continua a svilupparsi nel terreno fertile delle indagini e ha chiamato in causa anche un generale degli 007, al quale aveva regalato due appartamenti al centro di Roma e tre ristrutturazioni. Insomma, dal Lazzo Berto al generale, con una capatina tra le tonache sacre, la lista dei nomi è in piena "Zona Cesarini": riuscirà a farla franca?

In ultimo l’Anemon's List fa parte della flora-cricca spontanea italiana, un genere che cresce selvatico e non è parente di Tangentopoli. Infatti la lista richiede una continua esposizione semiclandestina, ombreggiata, salotti privati e blindati, e una continua proliferazione di radici. Ci vorrebbe una ditta delle pulizie onesta, seria ed efficace. Ma come si canta da tre lustri a questa parte: "Meno male che Svilio c'è!".

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giovedì 13 maggio 2010

Il giorno dopo la gran battaglia degli organi persi nel pidielle

Dopo la gran battaglia all’interno del Pidielle, detta anche “Battaglia degli organi persi”, descritta in maniera minuziosa nel post di ieri, dove quasi tutti gli innamorati del partito dell'Amore se le sono date di santa ragione, avevamo lasciato Svilio Broglioni con Chikkett che lo informava su quanto era successo nella riunione per la leadership. Avevamo visto Svilio un po’ depresso durante il racconto di Chikkett, ma tutto sommato era sembrato uscirne indenne da ferite o perdite di organi. Persino Chikkett se ne era meravigliato ma Svilio lo aveva messo subito in riga con un out out: “Chikkett, non penserai di buttarmi la tua jella addosso? Io c’ho il mio organo intatto e con quello passerò alla storia”.

La battaglia di ieri, però, ha lasciato strascichi penosi nella psiche di Svilio Broglioni che, stranamente, lui che non dorme mai di notte per risolvere i problemi degli italiani, stavolta s’è addormito a causa dello stress da organicidio interno. E ha saltato una riunione con i suoi ministri superstiti per un malessere speciale e fisiopolitico. Purtroppo i timori di Svilio sono emersi in tutta la loro gloria: “Qui, rubano tutti, o quasi tutti: è solo l’inizio. Dove andrà a finire il mio governo? Non hanno imparato niente da me che sono uscito indenne da ogni accusa di brogli e brogliacci. Ma davvero mi sono scelto degli asini invece che dei ministri. Lazzo Berto. Sciaboletta. Monsieur Verdoux. Tutti sotto scacco. Lo sconforto è al massimo. Non capisco come si possa approfittare di una carica, quella politica, che dà tantissimi benefici, anche finanziari. Benefici che dovrebbero essere un deterrente e che invece a tanti, anche dentro il nostro partito, non bastano. Niente. Solo asini. Da me non hanno imparato niente. O forse sono stato io un pessimo maestro?”.

“Quanti altri ne colpirà “Magistratura Comunista”? Non voglio nemmeno pensarci. Noi, il partito dell’Amore. Innamorati solo del più bieco inganno e del modo più spregevole di fare profitto. Ma non v’ho insegnato niente, cribbio? Asini. Mi faranno cadere il governo. Qui va a finire che me la devo fare con il Casino Parlante e un certo Rutello. Rutello? Questo nome non mi è nuovo: Rutello, quello che strozzò Jago e si fece immortalare con la Desdemona mentre la violentava. Informatene Vauro. Casino Parlante e Rutello: manca solo il Gianfri all’appello. No, quello è meglio che se ne stia lontano. Mah, speriamo che io me la cavo, perché se no col cribbio che entro nella storia”.

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mercoledì 12 maggio 2010

Quelli che… l’organo è ormai fottuto

Fuori soffiava un vento polare e il termometro nazionale era sotto i 15. Svilio Broglioni entrò nel bar più malfamato della capitale. Subito s’accomodò sul sedione al banco e chiese una limonata ghiacciata: la preferiva sempre quando c’era da riavviare un’azione. Il barman gliela porse e si riconobbero a fatica: stavano nello stesso braccio a Sing Sing fin dai tempi bellici, da quando, cioè, vigeva l'Amore nel Pdl (non ho mai capito perché in molti si ostinano a chiamarlo la pidielle: il partito è di genere maschile, o no?), ma il guercio era uscito prima di Svilio per buona condotta. Il direttore, Lytan Nappo, gli aveva firmato un bonifico di un anno con la promessa che avrebbe fatto di tutto per trovarsi un occhio di vetro. Era guercio dell’occhio destro e si chiamava Chikkett. Si abbracciarono e si baciarono alla russa. Svilio venne subito al sodo: “Chikkett, dobbiamo rifare la banda”.
- Non è facile, Svilio, i ragazzi sono tutti sparsi e rotti da quando K’Azzek c’ha messo al gabbio.
- Dov’è l’altro occhio?
- Appunto. L’ho perso in uno scontro interno con Gnalarissa. Me lo ha letteralmente cavato con un semplice ghigno. Te l’ho sempre detto che era un demoniaco. E ora lavoro solo con il sinistro. Ti rendi conto, a me, lavorare col sinistro!
- E Gnalarissa?
- Ha perso tutti i denti davanti. Superiori e inferiori. Adesso quando parla sembra più orribile e sputa di più.
- Chi è stato?
- Niente. C’era stato un battibecco selvaggio tra Skiphanius e Brodo Alphanium, una cosa mai vista nella banda, a causa della leadership da caricarsi sulle spalle. Si lanciavano addosso di tutto: ho visto Brodo prendere per la pelata Marx Bondi, che stava pregando il Padreterno perché la smettessero, e lanciarlo contro Skiphanius. Skiphanius era riuscito ad evitarlo per un pelo perché in quel momento veniva chiamato per una dichiarazione sulle diatribe interne alla banda. Marx Bondi arrivò come un proiettile sulla dentatura di Gnalarissa che stava scontrandosi con me. Il povero Gna li sputò tutti.
- Cribbio.
- Gnalarissa, vistosi sdentato, afferrò Marx Bondi per le palle, oddio, gli sfuggirono di mano, ma non si perse d’animo, lo afferrò per il naso e glielo strizzò talmente tanto che Marx cominciò a vedere il mondo da un’altra prospettiva: la testa guardava dietro mentre i piedi andavano avanti. Un vero disastro. Ma ti dirò: stranamente, stava meglio.
- Chi, Marx?
- No, Gnalarissa. Lui è anticomunista doc, lo sai, no?
- E gli altri? Casper Ghost?
- Ha perso una rotula negli scontri tra romanisti e laziali.
- La Enterogelmini?
- L’hanno tamponata in macchina alcuni studenti alleati con dei bidelli e adesso c’ha il collarino cervicale.
- Lupin?
- Ricercato dagli ex di An per aver tirato a Bocchino un insulto in più.
- Ma allora siamo messi male?
- Sì, Skiphanius ha la prostata senatoriale di quelle grosse; Alphanium si è beccato una dissenteria da brodo scotto. In compenso la Santa Anchè si è dimessa perché non ama la violenza fine a sé stessa.
- Cavezzone?
- Ha perso gli occhiali nel tram. Nel mentre li cercava una brusca frenata lo ha fatto cascare a faccia in giù. E così ha perso pure la lingua.
- Cavezzone senza lingua è inconcepibile. M’immagino gli altri.
- Sì, tutti più di là che di qua, svaporati, quasi svaniti. Lazzo Berto non fila più come ai bei tempi; Gianni è alletta con la varicetta (col permesso di Marx Bondi): ha detto che gliel’hai trasmessa tu; Brunettenstein ha tre costole rotte per aver provato a passare sotto un tornello troppo basso; Tlemonti sta aspettando che tu ritorni al gabbio; monsieur Verdoux non si dimette, al contrario di Sciaboletta che ha dimostrato grande saggezza nel farlo, a sua insaputa.
- È un quadro maledettamente desolante.
- Ma tu però mi sembri intatto! L’unico ad essere uscito indenne da quest’inferno. Come mai?
- Perché io ho messo a frutto il vecchio detto: se vuoi andare avanti, devi sapere con chi ti metti.
- E con chi ti sei messo?
- Col mio organo preferito, eh eh eh... un vero passepartout mondiale.

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La colonia comunista di New Harmony, negli Usa

Robert Owen fu un riformatore e un teorico inglese del socialismo utopistico. Uno dei primi e dei maggiori teorici del socialismo, Owen è nello stesso tempo un pioniere e un uomo d'azione. Uomo d'affari e profeta, apostolo infaticabile circondato da fedeli discepoli, gode già in vita di notevole fama. Questo grande industriale filantropo è celebre in tutta l'Inghilterra. Animatore di una comunità utopistica battezzata «New Harmony», riuscì a rendere sinonimi per una decina d'anni, tra il 1830 e il 1840, i termini owenismo e socialismo.

Si può dividere la vita di Owen in cinque periodi. La giovinezza, dal 1771 al 1799, è caratterizzata da una rapida ascesa sociale. Gallese, si reca ben presto a lavorare in Inghilterra, prima nel commercio dei tessuti, poi nell'industria del cotone. A diciannove anni, dirige già 500 operai a Manchester e, a ventotto, diventa direttore e comproprietario dell'opificio tessile di New Lanark, in Scozia.

La seconda fase, dal 1800 al 1824, è quella del padrone modello. In un'epoca di capitalismo selvaggio, Owen introduce nel suo stabilimento una serie di riforme sia in campo produttivo sia in campo sociale - riduce la giornata lavorativa a dieci ore e mezzo; crea una cooperativa di consumo e una cassa mutua; istituisce una Infant-School (1816) - dimostrando come sia possibile conciliare un alto livello di produttività con il benessere dei salariati. Si batte inoltre perché venga limitato lo sfruttamento dei ragazzi e ottenga una certa protezione il lavoro della donna.

La formulazione teorico-pratica delle sue proposte riformatrici a sfondo comunistico destinate a trasformare radicalmente la società incontra però la netta opposizione della classe dirigente.

Per mettere in pratica le sue teorie, Owen decide di istituire negli Stati Uniti una colonia comunista nella quale avrebbero dominato princìpi cooperativistici; nell'iniziativa investe una consistente parte delle sue sostanze. Nel 1824, egli acquistava 8.000 ettari di terreni, edifici, fabbriche e officine in una piccola città dell'Indiana. Il «villaggio di cooperazione» Nuova Armonia nasce l'anno successivo. Si tratta di creare una «associazione scientifica di uomini, donne e bambini comprendente circa 1200 persone (i partecipanti erano quanto mai assortiti: persone perbene e di nobili ideali con vagabondi, avventurieri, pazzoidi). Lavoro e vita privata sono accuratamente regolati. New Harmony deve costituire un esempio di proprietà comune della terra e delle officine, di sfruttamento collettivo della terra e di uguaglianza nelle remunerazioni. In realtà, l'esperienza si risolve ben presto in un insuccesso: economicamente non è redditizia perché i prodotti non hanno mercato; ma soprattutto le discordie e le fazioni minano dall'interno la comunità, che naufraga nel 1827, lasciando posto alla proprietà individuale.

Per nulla scoraggiato, Owen, durante un quarto periodo (1829-34), si volge verso il movimento operaio, ne diventa la guida, tenta di far accettare le proprie idee ai sindacati e alle cooperative, allora in pieno sviluppo: nel 1832, crea a Londra una Borsa nazionale di equo scambio del lavoro (The Equitable Labour Exchange), nella quale i buoni di lavoro sostituiscono il denaro, e i Labour Exchange Bazars per avviare dei mestieri [Grand National Consolidated Trades Union]. Anche queste esperienze si risolvono però negativamente.

A partire dal 1855, inizia l'ultima fase della vita di Owen. Seguito da un piccolo gruppo di seguaci devoti, predica l'avvento di un «nuovo mondo morale» liberato dalle ingiustizie sociali e dalle superstizioni religiose. Tuttavia, Owen cade nell'oblio e, quando muore, nel 1858, l'idea di cooperazione viene ripresa, ma con ambizioni più modeste.

Le teorie di Owen, recano l'impronta della filosofia del XVIII secolo, secondo cui l'essere umano è fortemente influenzato dall'ambiente esterno. Tutto dipende quindi dal condizionamento e dall'ambiente. Trasformare quest'ultimo significa trasformare la natura umana. Di qui l'importanza fondamentale dell'educazione e la necessità di riorganizzare l'ambiente economico (l'impresa), le condizioni di lavoro e il sistema di produzione.

La scienza della società, che Owen afferma di fondare, porta la felicità nella misura in cui viene assicurato un «sistema di cooperazione generale e di proprietà collettiva». Il futuro è nel cooperativismo, cioè in un regime comunitario che assicura, in un quadro misto di lavoro industriale, agricolo e domestico, la produzione e lo scambio per il bene di tutti.

Secondo Owen, questa trasformazione radicale della società deve avvenire pacificamente e senza violenza. Grazie alla virtù illuminante della ragione, gli animi si convinceranno da soli della superiorità del socialismo, respingeranno i tre nemici del genere umano - la proprietà privata, il matrimonio e la religione - e saranno portati spontaneamente alla sintesi tra felicità individuale e felicità sociale.

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martedì 11 maggio 2010

Se telefonando... ad Angela

«L'accordo sul disarmo? Merito nostro (plurale maiestatis)».
«A Londra ho detto a Obama e Medvedev che senza intesa non li avrei ricevuti al G8».

Mentre nella notte buia e tempestosa l'Europa sta affondando con tutti i suoi miseri politici il presidente Usa, Barack Obama, telefona sia al presidente francese, Nicolas Sarkozy, sia alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, sottolineando la necessità di una «risposta forte» da parte dell'Europa per ridare fiducia ai mercati.
"Un maxi-piano fino a 750 miliardi, con la partecipazione dell'Fmi, per blindare la zona euro dagli attacchi della speculazione ed evitare il rischio defualt di altri Paesi dopo quello corso con la Grecia. A vararlo, dopo dieci ore di negoziati febbrili nella notte, sono stati i ministri finanziari della Ue riuniti a Bruxelles".

Ma la telefonata di Obama, da sola, non sarebbe servita se... all'improvviso, non ne fosse stata fatta un'altra, DECISIVA, dal nostro deus ex machina italiano.
Lo stupore della notte (verso l’una di notte)
spalancata sulla Merkel
ci sorprese che eravamo sconosciuti
io e te. (Silvio e Angela, cioè)
Poi nel buio le tue orecchie che pendevano
d'improvviso letteralmente dalla mia voce,
ha fatto crescere troppo in fretta
questo nostro accord.
Se telefonando (sempre di notte)
io potessi dirti Angela
ti chiamerei.
Se io rivedendoti
fossi certo che non soffri
ti rivedrei.
Se guardandoti negli occhi
sapessi ridirti cucù
te lo rifarei.
Ma non so spiegarti
perché il nostro accord appena nato
potrebbe invece esser già finito...
(nel volger di breve tempo).
Il presidente Berlusconi, com'è suo costume, ha giocato un ruolo determinante per la salvezza dell'Europa: con una telefonata magica. «Ho dato un impulso fondamentale per la conclusione positiva del negoziato», ha fatto sapere il nostro: ma quanto ha sborsato? Tutti i giornali d'Europa ne stanno parlando (?). In Italia ha destato grande emozione questa telefonata: siamo convinti, dicono tutti gli italiani, che non finiremo come in Grecia e che potremo accomodarci in salotto, tranquilli e senza incubi, a seguire i mondiali. Dopo averli salvati dalle armi nucleari e ora dalla crisi dei mercati, gli italiani non lo lasceranno più: il suo indice di grandimento è salito al 98%.

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sabato 8 maggio 2010

Bondi, succhiato sulla pelata da Draquila, s'è offeso

In nome del popolo italiano e di tutti i terremotati d'Italia, si dichiara offeso: il Ministro della cultura, sen. Sandro Bondi non andrà al festival di Cannes che comincia mercoledì. Colpa del film di Sabina Guzzanti, Draquila, inchiesta choc
sulla ricostruzione in Abruzzo, evento speciale fuori concorso.
In una nota si legge "il Ministro della cultura, sen. Sandro Bondi, ha declinato l'invito a partecipare al prossimo festival di Cannes, esprimendo rincrescimento e sconcerto per la partecipazione di una pellicola di propaganda, Draquila, che offende la verità e l'intero popolo italiano".

Mi piacerebbe conoscere le motivazioni di questa offesa: ha origini artistiche o sismiche?

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Unità d'Italia con Collattak

Incolla l'impossibile. Anche l'Italia e gli italiani.
Collattak non funziona quando si vuol legare chi non vuole legarsi.
Universale e rapida, è molto pericolosa per chi invece non vuole legarsi con nessuno però vorrebbe provarci.
Controindicazioni: c'è il rischio di non scollarsi più (di dosso i nostri beneamati e arcinoti personaggi) per i prossimi 150 anni.
Gente avvisata, mezza incollata.

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E daje co' sta satira contra er Premier

Adesso basta! È possibile che in tutti questi anni alla Dandini nessuno abbia mai spiegato che Berlusconi non bisogna schiaffeggiarlo, neanche col pensiero? Il beneamato si sente aggredito dalla satira di Parla con me? Bisogna baciarlo, invece. E quelli del Pd? Uguale. Scrive la Dandini che numerosi elettori del centrosinistra si sono lamentati per le continue satirate contro il gruppo dirigente del loro parito. Non è giusto. La sinistra non merita. Invece sì che merita e ferocemente tanto quanto la destra. Perché? Perché sono aristocratici e sussieguosi; perché nel momento in cui incominciano a pensar male della satira, dimostrano la stesso spirito della reazione di destra. Bisogna che si capisca, una volta per tutte, che se la satira è anche una forma di ridente lotta popolare e carnascialesca (di sberleffo, quindi, e di smascheramento del potere in tutte le suo forme), allora ha il dovere (e il piacere) di andare a destra e a manca (e pure al centro, compresa la chiesa) perché altrimenti gli innumerevoli nemici della satira possono continuare a pensare che la satira sia solo contro la destra e tutti gli altri ne siano immuni.
Al Potere fa bene la SATIRA. Lo aiuta... a spidocchiarsi!

Post Scriptum: bisogna che la satira s'impari anche a leggerla (non solo ascoltarla o vederla) tra le parole e le immagini proposte. Nella vignetta in testa al post, ad esempio, a beccarsi gli schiaffi sono i soliti noti, mentre Veltroni non si affaccia al finestrino (e se la ride). Come mai?

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venerdì 7 maggio 2010

Al premio David di Balotello

Qui accanto la statuetta del David di Balotello.

Durante l’incontro con i candidati al premio David di Balotello, Napolitano ha fatto una ramanzina a Totti: “Signor Totti, premesso che:
a) non ho tempo da perdere con i calci piazzati, d'angolo, da tergo e da rigore;
b) che il mio tempo è prezioso che quando sono libero dalle berlusconate sto lì a firmare;
c) che io sono solo un semplice sportivo e non un tifoso, o meglio sono tifoso della Nazione italiana,
le devo tirare le orecchie dato che lei ha tirato un calcione a Balotelli. Non si fanno queste cose inconsulte in pubblico, sotto gli occhi delle telecamere e, peggio, sotto gli occhi dei tifosi. Che non lo sa che questi calcioni danno luogo a violenze intollerabili tra tifosi e polizia e tra tifosi e cittadini inermi che poi mi costringono a incontrare lei per farle la ramanzina?”
- Ma signor presidente, il Mario mi ha detto che come giocatore sono finito.
- Ah sì? E lei che cosa gli aveva detto?
- Negro di merda!
- Ecco, apparentemente lei si è comportato da razzista. A causa di ciò mi vedo costretto a consegnarle questo premio ambito, il David di Balotello, che lo aiuterà, ne sono sicuro, a meglio meditare sugli insulti. Stia attento la prossima volta. E si scusi, si scusi sempre!

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giovedì 6 maggio 2010

C'era una volta un'intelligenza italiana

C’era una volta l’intelligenza, anzi una intelligenza di radice italiana che ci difendeva dal nulla.
Qui, nel Bel Paese, la si trovava a gratis, tant’è vero che molti non intelligenti passavano per l'esatto contrario. Ma l’Italia era lo stesso felice anche se, via via, si andava addormentando sul sonno della sua stessa intelligenza.
Si è svegliata un giorno e si accorse che dal quel sonno passò al coma diretto con promanazioni di intolleranza generica e di bieca sfiducia nel prossimo (con revoca di remota cristiana cultura).
Sui morti d'intelligenza che affiorano nelle televisioni ridondanti e leziose, non tutti sono d’accordo: c’è chi li vorrebbe seppellire direttamente subito al confine tra la sabbia del pensiero e l’asfalto del non-pensiero; c’è chi, accendendosi una sigaretta pensa che in fondo c’è spazio anche per il cadavere stagionato, magari gli butta la cenere sopra, pagato il canone, beninteso.
Poi, un giorno, la desertificazione del cervello venne con Lui, personificazione integerrima dell’insensibile pesantezza del niente fatto di parole di bluff e senza futuro.
Ma già qualcosa di irreversibile era stato fatto per tempo in preparazione di questo evento: adesso lavora in scioltezza giù giù per la china senza freni, mentre il resto arranca, con scarsa intelligenza, ma con i freni pressocché rotti.

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Io non ho mai nutrito dubbi su Cordero

I segnali ci sono tutti. E il fato gli è dietro la (sua) porta. Le coincidenze pure. I giornalisti pronti. Gli Dèi lo supportano. L’uomo è quello giusto! Ci vuole uno come lui al timone di Palazzo Chigi. Lo ha dimostrato alla guida di una Panda, lui che viaggia sempre in Maserati. Io non ho mai nutrito dubbi sull’uomo e sulla sua indole generosa: ieri ha fatto, anzi strafatto, una cosa nobile, trasformandosi in tassinaro per dimostrare che in Italia non siamo tutti cialtroni, o peggio marci dentro e corrotti fuori, o viceversa. Del resto, una decina di giorni fa avevo scritto su questo blog su di lui qualcosa che ha a che fare con le due doti principali di Montebambolo (lo chiamo così, per non confonderlo con Montezemolo), che sono: la già nota generosità e l’abitudine di dare passaggi (non a chicchessia) a chiunque ne abbia bisogno. Il titolo era: A spasso con Cordero, uomo felice (mai profezia fu tanto azzeccata).

I due americani avevano chiesto un tassì al ristoratore e quello aveva risposto che non ce l’aveva nel menu. Montebambolo, che stava lì vicino, avendo sentito tutto si offre volontario: “Ditemi dove volete andare che vi ci porto io!”. Li blocca rapidamente per le spalle e se li carica sulla Panda, per fare prima nel traffico di Roma. In macchina i due gli chiedono: “Ma lei è quello della gigantografia del ristorante?”.
“Sì, tutti i ristoranti italiani sono tappezzati con la mia foto”.
“Forse lei vuole buttarsi in politica?”.
“Oh no, non ci penso proprio”.
“Ma allora è un attore?”.
“Io, attore? Sono solo il presidente della Ferrari!”.
“Oh yes, boom boom!”.
“Davvero, eccovi il mio biglietto da visita, leggete”, e mentre diceva ciò, si passava la mano delicatamente sul ciuffo ribelle, il vezzo del suo Io.
“Oh, beautiful, good, excellent, lei è un imprenditore italiano. Anch’io sono imprenditore e posseggo due Ferrari”.
“La prego, allora, dica ai suoi concittadini che in Italia non siamo così come ci dipingono all'estero, ma siamo tutti come me: con una Panda per la città e una Maserati per i viaggi extra”.
“Yes, we can!”

E così, anche stavolta Montebambolo ha segnato un punto nel suo carnet. E visto che il cerchio finale si sta stringendo intorno a Berlusconi, lui stringe i tempi con questi piccoli segnali, che in sé non vogliono dire nulla, ma sommati tra di loro e diffusi dai media, s’attaccano come l’edera nell’immaginario collettivo degli italioti, che speriamo non finiscano come in Grecia, ah...!

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mercoledì 5 maggio 2010

Andate a farvi fottere, bugiardi e mascalzoni!

I litigi in diretta credevo fossero appannaggio (come da contratto) di certi personaggiucoli della cultura populistica-televisiva, di nostra disgraziata conoscenza: vip, critici, artistoidi, politicanti, giornalastri, conduttori e vai così.

Mai avrei immaginato che dalla bocca di un ex premier, così compìto ed equilibrato, uscisse una frase "tanto pornografica". Quindi anche D'Alema ha perso la verginità della buona pronuncia e dell'educato porre un fraseggio di pura politica. Il mito del D'Alema indefettibile mi è crollato tutto addosso, in pochi attimi, per colpa dell'antico storico romano Sallusti, faccia da impunito, giornalista aggiunto del "Il Giornale" e futuro senatore della Repubblica berlusconista, come il suo avolo Sallustio... se tanto mi dà tanto. Il Sallusti ha il grande, enorme, merito di aver fatto incazzare il Baffetto nazionale in diretta e di aver fatto innalzare vertiginosamente lo share del 19%.

D'Alema, uomo di grande acutezza e pronto di riflessi, allenato nella palestra della vecchia scuola dei politici di razza (già rossa), non s'è lasciato sorprendere dalle "mascalzonate a pagamento e signorina finale come premio" del Sallusti, e gli ha rintuzzato, botta per botta, tutto il veleno che quegli gli sparava addosso. Ragazzi, una goduria e uno sgomento allo stesso tempo. Ecco un pezzo di televisione live, la televisione pulsante che ti prende e ti proietta magicamente dentro quel suo spazio, e lì menando gran fendenti, calcioni e sonori scapaccioni ad ambedue, avresti fatto da paciere a modo tuo, non certo come il Floris che, spauracchiato da tanta veemenza, decide di abbassare letteralmente i toni dei due mastini da ludibrio, togliendo loro l'audio. Ecco, una di quelle rare volte in cui benedici gli euri del canone annuale.

"Vai a farti fottere", detto così, a tradimento, dall'aristocratico D'Alema mi ha incatenato alla sedia. Ho fatto rapidissimi calcoli e ho pensato che se si fosse seriamente incazzato, lo avrebbe come minimo strozzato. Io lo avrei fatto, sicuro del fatto mio. In effetti, la provocazione è stata ad arte: quelli nascono provocatori così come si nasce d'alemi. Politici tutti d'un pezzo... quante porconerie sanno dire (e fare) fuor dai denti o in privato? Noi li vediamo così impellicciati (D'Alema, per esempio, non è nuovo a queste eccezioni, ma mai l'avevo sentito mandare qualcuno a farsi fare), ma sappiate che ne sanno una più di noi: per questo motivo sanno eccitarsi e poi chiedere scusa a tous le mond.

L'arroganza dei potenti perdenti è più acida dell'arroganza dei potenti vincenti. D'Alema, nel suo caso, se lo sa, perché continua a presentarci quel suo baffetto coltivato? Non sarebbe meglio per lui dialogare di politica pura, anche con Fini, in uno salotto comodo e ovattato, al sicuro da provocatori e da plebei della politica? In definitiva, però, Ballarò, (in dialetto palermitano: a Baddarò, antico mercato rionale di frutta, ortaggi, pesce e carne, si vende a squarciagola) dove si urla e ci si insulta annichilendo gli ascoltatori con le proprie verità, è l'unico posto interessante dove possono stare costoro in sintonia con la propria merce.

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Il cinque di maggio del Settantadue (Per Serantini)

Corsi e ricorsi della storia patria: ricordiamo Franco Serantini, per ricordare Stefano Cucchi.
Risalgono al maggio del 1972 i versi di Franco Fortini Per Serantini scritti per un giovane anarchico che era stato ucciso a Pisa dalla polizia durante una manifestazione antifascista: "A quelli che lo hanno ucciso / il governo ha benedette le mani con un sorriso".
Il cinque di maggio del Settantadue nella città di Pisa
Alcuni miei concittadini agenti della polizia
Scatenati coi fucili rompendogli le ossa
Hanno ammazzato un giovane chiamato Serantini.
A quelli che lo hanno ucciso il governo ha benedette
Le mani con un sorriso
Alla radio hanno parlato dei nostri doveri
Negli anni della mia vita le vittime innocenti
La gente ha altri pensieri
Hanno coperto di corpi i continenti.
E ogni giorno il potere squarcia e distrugge chi
Non accetta chi non acconsente
Chi non si consuma con rabbie e devozione.

Lo so perché io guardo dalle due parti
Come un ridicolo iddio
Non voglio impietosire non lo mostro denudato
Con la fronte nera che i grandi gli hanno spezzato.
E potrei farvi piangere saprei farvi gridare
Ma non serve al difficile lavoro che abbiamo da fare.
Per questo queste parole non sono poesia
Se non per una rima debole che va via
Di riga in riga sibilo o memoria o augurio o rimorso di qualcosa
Che fu gloria o pietà per la nostra feroce storia
Canto che serbò un nome voce che amò una croce.

Non c’è ragione che valga il male né vittoria
Una vita la mia lo sa che tra poco sarà finita.
Ma se tutto è un segno solo e diventano i destini uno solo
E poi portiamo Serantini finché possiamo.

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martedì 4 maggio 2010

Peoples of Europe: Rise Up

Un centinaio di militanti del sindacato comunista Pame hanno oggi simbolicamente occupato l'Acropoli ateniese sulla quale hanno apposto un grande striscione con la scritta "Popoli d'Europa sollevatevi".

Gli antichi Dei hanno avuto compassione del popolo greco e gli hanno permesso di cibarsi a base di nettare e ambrosia all'ombra dell'Acropoli. Solo così si spiega la presenza dello striscione che invita apertamente i poveri d'Europa a sollevarsi. Pensiamo con accorata passione ad uno striscione così sulla cupola di San Pietro o anche sul Quirinale. C'è una bella vista da quelle parti.

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A brobosido di Scalogna

Guando la base si esbrime il vertice la gombrime, digiamogelo ghiaramende. Il gombido di noi elettori di destra non è giusdiziare Scalogna, ma attendere ghe la giustizia facci il suo effeddo. Sdiamo vivento gon breoccubazione la brotesda ghe monda asbra sul sito del Biddielle. Molti eleddori del bardido di Perlusconi ge l’hanno su gon Scalogna ghe si buò bermeddere di gombrarsi una casa gon vista sul Golosseo per sole seigendomila euri. Dura minga! Ghe vadi a lavurà. Ghe si dimedda da ministro, facci largo a bersone bulite e senza magghia. Gome il nostro grante lider. Perlusconi dimeddidi, scusa, volevo dire, dimeddilo!

Bosd sgribdum: lu ministre s'è dimesso. Ha detto che soffre troppo. Anch'io soffro molto da quando c'è questo governo. Sberiamo pene pe' tutti l'antri, a poco a poco!

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lunedì 3 maggio 2010

Mai più a Teano, mai più!

L'esternazione di Calderollo - lui non ci sarà alle celebrazioni dell'Unità d'Italia, non ha la minima idea di dove sarà, di quel che si dice in giro di lui e della Lega e non gliene frega niente della Patria, tranne papparsi i soldi degli italiani come ministro - ha stimolato il re Silvio d'Arcore e l'Eroe delle (Due ?) Padanie a organizzarsi per reinterpretare lo storico incontro di Teano secondo la nuova versione leghista. L'unico problema: dove avverrà l'incontro? Nella patria di Alberto da Giussano, dicono le voci di popolo. Per ora si sa solo che avverrà alla confluenza tra il dio Po e l'Unto del Signore. I cavalli sono pronti: i cavalieri, uno lo è già, quasi. Si stanno allenando a stare impettiti in sella.
L'IdV ha proposto una pernacchia in onore di Calderollo - ma figurati cosa gliene impipa a quello - e un pernacchione alla riedizione storica in costume dell'epoca nel momento preciso in cui i due si saluteranno.

Non capisco: perché, per questa festa dell'Unità, non hanno chiamato i vecchi compagni del Pci a organizzarla, invece dei soliti esperti che sanno solo sperperare grandi fiumi di denaro. Quelle belle tavolate abbondanti e vino e musica popolare. Come? Non ne ce stanno più? Damnation! Partigiani? Niente! Accidentaccio! Garibaldini? Neanche a parlarne... solo camicie verdi... e nere!

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L'uomo nero Obama contro la marea nera

L’Obama nero e il nero petrolio: due poli uguali non si attraggono anche se lui gliela mette tutta. E avrà un bel daffare Mr. Obama a bloccare quei 5 mila barili di petrolio al giorno (pari a 800 mila litri) che fuoriescono a getto continuo dalle tre falle sotto il mare: in una breve conferenza stampa ha detto che questo «è il peggior disastro ambientale di sempre».

Ci vorranno tre mesi per tappare le falle. Tre mesi lunghissimi sono sufficienti per avvelenare tutto l'avvelenabile. «La Bp è responsabile di questa perdita - ha detto il presidente senza girarci attorno - e la Bp pagherà il conto». Come se questo pagamento, se mai avverrà, potesse ristabilire ciò che era esistente prima.

E chi pagherà il conto della stupidaggine e dell’arroganza di tutti i collezionisti di profitti che hanno causato tale ennesimo disastro ambientale? L’onnipotenza del potere americano da una parte e l’esistenza dell’umanità da un’altra: non vi sono confini che possano difenderci da questo tipo di disastri. Non sono solo i pescatori del Golfo del Messico ad essere stati rovinati.

Il presidente di Bp America, Lamar McKay, in un'intervista alla Abc, ha affermato che è tutta colpa di un «pezzo dell'equipaggiamento difettoso», allontanando quindi le ipotesi di un errore umano. “Un pezzo dell’equipaggiamento difettoso” (?): l’uomo non c’entra! Invece io dico che c’entra, visto che è stato costruito dall’uomo e la perfezione nell’uomo non esiste. Da questa dichiarazione viene fuori tutta l’arrogante presunzione e quella cultura del menefreghismo di questi petrolieri stramiliardari. Che cazzo gliene frega a loro se le acque del mare muoiono, se i pesci muoiono, se i volatili muoiono, se la flora muore, se chi vive del mare va a picco con il mare stesso. Questi trivellatori mica mangiano pesci alla nafta e bevono petrolio?

Una infinitesimale voce come questa mia non scalfirà la più piccola parte dell’orecchio degli stupidi petrolieri americani che hanno voluto tutto ciò: ma mi basta sapere che la loro sordità gli causerà tanti guai economici, alimentari e morali – su questa loro moralità nutro dubbi. E, volendo fare un paragone centratissimo, purtroppo non scalfirà nemmeno, malgrado l’allarme appassionato scritto in questo blog, l’orecchio dei nuclearisti italiani capeggiati dal premier nostrano. Saranno anche cazzi vostri!

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domenica 2 maggio 2010

Calderollo e i Pesci con le ali (nuovo best seller)

In contrasto col suo ministero della Semplificazione Calderollo ha posto un problema di non facile soluzione alla nazione: può un semplice pesce diventare delfino, uscire dalle acque e mettersi a volare, senza ali per giunta?

Noi, presi a tradimento e semplificando al massimo, diremmo che il delfino può solo nuotare. Invece lui ci pone di fronte al dilemma del delfino volatore. Inoltre, Calderollo, aggiunge che un delfino all’interno delle sue acque territoriali può fare solo il pesce semplice, al massimo il pesce finico; secondo il Semplificatore, il pesce finico per diventare delfino gallonato deve dimostrare di essere più carnivoro dello squalo. La peggior cosa per il pesce finico, sempre secondo il ministro, è pretendere di essere un delfino gallonato capace di volare come lo squalo capo senza avere la stessa voracità dello squalo medesimo in grado, tra l’altro, di volare alto come i veri pesci con le ali. Speriamo altresì che al ministro non venga in mente di scrivere un romanzo in stile porno-porco-politico dal titolo: “Pesci con le ali”.

Per semplificare meglio l’esempio, Calderollo, che si ritiene esperto ittiologo, dice che un delfino può volare senza ali tanto quanto lui riesce a semplificarci, con un esempio pratico, la sua analisi. Per meglio semplificare, il ministro vuole dire che il pesce finico non può fare il delfino se prima Calderollo non abbia finito di chiarirci meglio la sua idea. In ultima analisi, come mai, secondo Calderollo, un pesce dovrebbe volare? Un pesce, al massimo, finisce in padella. Stabilito ciò, è facile capire che nelle acque territoriali dello squalo ogni pesce piccolo ha la sua piccola parte di potere: chi lo possiede può valere moltissimo, anche se può apparire spregevole vedere un pesce finico che vuole passare per un delfino che non spicca mai il volo.

Semplificando, il ministro non si capacita come mai noi ancora non si abbia capito perché c’è l’ha su con i pesci di destra. È un problema suo e dei suoi alleati trattarsi a colpi di pesce in faccia. Inoltre noi, che siamo già complicati di nostro - essendo di sinistra, non capiamo perché debba esistere un ministero della semplificazione in questi termini. Ecco perché dovremmo andare a nuove elezioni, anche a costo di vedere il ministro camminare sulle acque con un pesce in bocca che gli indichi la strada più semplice. Così, per semplificargli l'esistenza.

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Le balle di Bolle che balla nudo

Si parla tanto di lui. Sempre. Forse troppo. Sta di fatto che i teatri se lo contendono. I botteghini sono presi d'assalto. Il pubblico lo acclama. E ogni sua apparizione è un evento di cui tutti parlano. Ma... i politici, presi da immensa invidia... ci hanno pensato su un attimo e...

volete mettere le balle nude di Berlusconi mentre chiacchiera...
e il membro nudo e duro di Bossi mentre carica i ciufili leghisti...
e la pelata nuda di Bondi mentre poetizza...
e le natiche nude di Bersani mentre fa l’opposizione?
Che balle!

Resta, però, il miglior sistema per far parlare di sé: spogliarsi nudi.
Immaginiamoceli un attimo vestiti come adami: ho come la sensazione che raddoppierebbero i consensi elettorali. Forse il solo Bersani non si avvantaggerebbe: vedremo poi il motivo. Ma perché non tentare alle prossime elezioni?

Al comizio di Berlusconi, a balle nude, ad esempio, che dichiara: “Vi prometto un decreto legge ad ballem, perché mi sono stancato di vedervi con la balle a terra: più lavoro, meno tasse e tanta, tanta gnocca!”.
Al comizio di Bossi, a cazzo nudo e duro, che dichiara: “Ostrega, se qui non mi fate fare lo schizzo con le riforme, mi s’ammoscia!”.
A quello di Bondi, a cranio nudo (Bondi è un caso a sé: il sex-appeal lo tiene sulla pelata): “Vergogna, si vergogni, vergognatevi. È una vergogna, ‘ste balle nude!”.
Al comizio di Bersani nudo, non c’era nessuno. E dire che aveva le natiche piatte e cascanti, ma non erano erotizzanti: ecco perché nessuno se l’è sentita di andarle e vedere. Pazienza, sarà per la prossima volta.

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sabato 1 maggio 2010

È vietato sporgersi al di fuori dei Fini Strani

Sonnecchiare in treno non è il massimo e il titolo ferroviario è sbagliato: vietato sporgersi dai finestrini è la frase giusta. Purtroppo il lapsus freudiano si sta insinuando come un virus nel centro-sinistra-centro, tra i vecchi lupi di partito, infettandoli senza pietà. Impazziranno tutti. Garantito!

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Continua la Festa degli Scheletri del Lavoro

Ennesimo appuntamento con la storica rappresentazione del 1° MAGGIO. Quest'anno rinverdiamo ancora una volta tale ricorrenza senza veli né ipocrisie sindacali, padronali, governative e statali: i lavoratori continuano a morire mentre lavorano, mentre vanno a lavorare, oppure perché hanno perso il lavoro, o sono in procinto di perderlo. Per disperazione, per fortuito incidente, per sistematica alienazione, per indolenza di chi non rispetta o non fa rispettare le procedure di sicurezza. E diventa sempre più complicato e raro trovare i responsabili di tale mattanza.

Questa dovrebbe essere la festa del lavoro e dei lavoratori. Bella roba. Sarà che l'uomo avrebbe dovuto emanciparsi attraverso il lavoro; sarà che avrebbe dovuto nobilitarsi attraverso il lavoro; ma, al di là delle frasi fatte, della storicità dell'anniversario, delle filosofie post-marxiste, della decantata mancanza di cultura del lavoro, refrain di padroni parolai e pieni di vento, i fatti certi sono solo due: la morte che ne può derivare dopo un lasso di tempo lungo o breve; e la schiavizzazione - condita dal ricatto della perdita del posto di lavoro - in cui il lavoratore si ritrova letteralmente nel lavoro così come lo si è organizzato per arricchire i pochi uni e sfruttare i tanti altri. Oggi è spesso facile dimenticarsi che il lavoro da dipendente è solo e soltanto supersfruttamento delle classi sociali più deboli, per non parlare delle donne, dei bambini, degli immigrati, eccetera.

Ci sono ancora personaggiucoli che festeggiano ipocritamente questo giorno come la festa del lavoro a prescindere dai morti. Ma andate a vaffanculo senza se e senza ma. Quello che fate a noi oggi vi sarà reso un giorno e con gli interessi, tranquilli, signori padroni del vapore.

Senza i lavoratori, lorpadroni sarebbero meno che niente, ma hanno tutto e vi ringaziano, insieme ai loro fiancheggiatori, per l'eternità: grazie, Scheletri, per la vostra tenacia e la vostra coerenza nel farvi Martiri del Lavoro.

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