sabato 31 luglio 2010

Pare proprio che l'Italia dipenda dalla mancanza di trippa per gatti

Questa storiaccia di corna finita male tra Gianfri e Silvio, è riuscita a gonfiare i polmoni di Casini che ha detto: "Noi siamo favorevoli alla morte per eutanasia del governo Berlusconi". Credetemi, mi si agghiacciano le carni quando un bravo credente cristiano scherza così con la vita degli altri, anche se si parla del peggior nemico.
Ma questo è niente in confronto a Rutello che, finalmente, adesso può parlare, dopo tanta ibernazione. Con aria da maramaldo ha detto una cosa politicamente perfida ma intelligente: "Non c'è trippa per gatti!".

A quant'è la trippa per gatti al mercato?

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venerdì 30 luglio 2010

Per 2 anni e 3 mesi Berlusconi non è andato a letto

All’indomani del trionfo della sua congrega di forzisti, camerati e leghisti, ecco cosa ebbe a dichiarare il signor Berlusconi ai microfoni di Sky: «Sono molto diverso dal presidente del Consiglio del 2001, nel senso che so dare gerarchia alle cose importanti. Mi applicherò in modo diverso alla politica estera. Mi sono messo in testa di non andare a letto neppure una sera senza aver realizzato qualcosa di concreto e positivo in favore del mio Paese e degli italiani». Questa storica frase fu detta dal nostro il 15 aprile del 2008. Una sorta di manifesto programmatico: «Non lascerò spazio alle chiacchiere, non darò ascolto alle critiche, non farò conferenze stampa, non leggerò i giornali che naturalmente si scaglieranno contro di me, non prenderò come importanti tutte le cose del teatrino della politica e della televisione. Voglio restare nella storia del mio Paese come uno statista che ha cambiato il suo Paese e che l'ha migliorato».
Anche Fini disse qualcosa di simile: «Impegno difficile ma governeremo cinque anni».
Berlusconi esultò: «Sono commosso». Infatti, in piena commozione, non esitò a premiare Fini con la presidenza della Camera. «Fini presidente della Camera, ugh!, ho detto».

Eravamo solo all’inizio del secondo tempo, dopo il 2001. Poi lo raggiunsero, in ordine sparso, il terremoto dell’Abruzzo, il cucù alla Merkel, l’abbronzato a Obama, la monnezza di Napoli, le tangenti a Mills, Saccà, il Lodo Alfano, Noemi, Eliana Englaro, D’Addario, Tartaglia, la Loggia P3, Mangano e Dell’Utri, gli editti bulgari, Minzolini, l'altre ghedinate che mi sfuggono e il rapporto innaturale omopolitico con Fini. Tutto questo nel segno dell'orribile triangolo con Bossi. "Non ce ne siamo accorti noi popolo", ma sono trascorsi ben 2 anni e tre mesi di omopolitica compulsiva e abusiva. In questi due anni e tre mesi l’altra parte dell’Italia ha avuto crisi economica, licenziamenti, morti sul lavoro, aumento delle tasse, alluvioni, terremoti, ingiustizie di ogni tipo e classe. Ma a lor signori non gliene ha fregato proprio un accidente. Nemmeno a me mi frega che il Pdl si sia sfasciato. Come si dice: meglio tardi che mai.

Ora viene fuori che: «Non abbiamo (plurale maiestatis) più fiducia nel presidente della Camera». L'ha detto con commozione.
Prima però si erano accoppiati, commossi, in un afflato omopolitico.
Tutto questo è da ascrivere, a mio modesto avviso, al fatto che non è più andato a letto per amore degli italiani. Uno che non dorme mai che affidamento può trasmettere ai suoi sudditi? Che resti tra noi: NOI NON AVEVAMO, NON ABBIAMO E NON AVREMO MAI FIDUCIA IN QUESTO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.

Italiani, la prossima volta che andrete a votare da quelle parti, che vi venga un ictus (temporaneo) alle dita delle vostre due mani.

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mercoledì 28 luglio 2010

La nuova Chiesa si chiama FIP e Marchio Sergionne è il suo profeta

Fiat è Dio e Marchio Sergionne è il suo profeta. Questo profeta ha mano libera (qualcuno gliel’ha data, qualche altro s’è girato dall’altra parte) di stracciare il vecchio Cnl e di riscriverne uno nuovo, privatissimo, col beneplacito di Dio: i Nuovi Comandamenti di Marchio Sergionne, megapresidente papa della Chiesa.
Questa nuova chiesa che si regge sui nuovi comandamenti si chiama FIP (Fabbrica Italia Pomigliano).
Cisl, Uil, Uismic e Ugl sono i fedeli arcangeli e i garanti della nuova religione.

E questi sono i nuovi comandamenti di Marchio Sergionne per quelli che saranno i nuovi fedeli della religione, assunti solo dopo accurato filtraggio.

Io sono il Marchio di Dio, che vi fece uscire dalla terra della schiavitù contrattuale, dalla casa delle garanzie sindacali, che vi darà il lavoro eterno.

Non avrete altro Marchio all’infuori di me.

Non vi farete circuire da alcun sindacato, principalmente dalla Fiom.

Non vi prostrerete davanti a questo sindacato e non lo seguirete. Perché io, Marchio Sergionne, sono il vostro nuovo dio, geloso, che vi punirà fino alla terza e quarta generazione, fino al licenziamento con ingiusta causa per coloro che mi odieranno, ma che dimostrerà il suo favore fino a mille generazioni per quelli che mi ameranno e osserveranno i miei comandamenti.

Non pronunzierete invano il nome di Marchio Sergionne, vostro Dio, nemmeno per ischerzo o per mandarmi affanculo; vi licenzierò all’istante.

Ricordatevi di santificarmi ogni giorno col vostro lavoro, soprattutto di sabato, di domenica e di notte: la FIP non chiuderà mai, lavorerete sempre. Non era questo ciò che volevate? Chi si assenterà e si ammalerà tra voi è perduto. Faticherete sette giorni su sette e vi riposerete all'ottavo, secondo le regole insindacabili della chiesa.

Voi non farete altro che servirmi per la ricchezza e la grandezza della FIP, la vostra chiesa.

Non fatevi venire in mente idee strane come scioperi, permessi, ferie, pagamenti di straordinario e ritardi sul lavoro. Non ve li riconosco. In questa nostra chiesa non è permesso scialacquare forza-lavoro e denari. Il tempo è prezioso.

Non mettetevi a elemosinare aumenti di salario. Quello che la chiesa vi darà sarà sufficiente a pagarvi l’affitto e a sopravvivere fino alla fine del mese. La FIP vi metterà a disposizione i propri alloggi vicino alla chiesa, così che non si perda tempo a spostarvi.

Giurerete all’atto di assunzione su questi nuovi comandamenti e sarete tenuti a osservarli, pena il licenziamento e altri aggravi pecuniari.


Questo è tutto.

Ps.: ho tralasciato qualche comandamento, ma non cantatemi lodi: quando me ne necessiterà uno lo scriverò.

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martedì 27 luglio 2010

Wounded Knee Creek: l'ultimo genocidio

Fossa comune a Wounded Knee.

Tutte le tribù sono confinate nelle riserve
L’idea di creare delle riserve è nata già nei primi tempi della conquista: si trattava, allora, di proteggere gli indiani dal “cattivo esempio” e dalle persecuzioni dei bianchi. Così, nel 1763, i Catabwa del South Carolina si vedevano già garantito un vasto territorio, nel quale nessun colono poteva cacciare o coltivare. Ma il secolo successivo ha totalmente ribaltato questa concezione filantropica della riserva.
La politica degli Stati Uniti consiste, in questo periodo, nel sistemare arbitrariamente una o più nazioni indiane nello spazio più ristretto possibile, e privo di alcun valore agricolo o minerario. Gli indiani, impossibilitati a spostarsi, sono ridotti ad aspettare viveri e soccorso dai bianchi. Una situazione aggravata da corruzione, ricatti e ruberie.

L’angoscia e la disperazione favoriscono la diffusione di culti messianici
Dalla creazione delle riserve, indovini e profeti si susseguono. Uno in particolare, Wovoka, un Paiute, conosce un seguito straordinario: nel 1890 fa sapere che “nella prossima primavera scenderà il Grande Spirito. Riporterà tutta la selvaggina. Tutti gli indiani morti ritorneranno e vivranno di nuovo”.
Da tutte le riserve gli indiani accorrono per ascoltare il “messia” e partecipare al rito della Danza degli Spiriti. Wovoka predica infatti che solo la danza può mettere in contatto con gli Spiriti, annunzia un ritorno all’antica tradizione e si dichiara pacifista.
Diffondendosi nelle pianure, la predicazione del profeta si arricchisce di molte varianti. Così ha origine tra i Sioux il culto delle “camicie sacre”: se un guerriero indossa durante la danza una camicia confezionata secondo la tradizione, questa lo renderà invulnerabile alle pallottole.

Wounded Knee Creek: l’ultimo, crudele atto di un inarrestabile genocidio
Nello stesso anno 1890, il presidente Harrison decide di stroncare una volta per tutte il movimento degli indiani. Toro Seduto è ucciso il 15 dicembre al momento del suo arresto. Qualche giorno dopo è la sommossa: durante una scaramuccia trecento indiani, uomini, donne e bambini, sono massacrati dalle truppe governative a Wounded Knee Creek.

Wounded Knee segna, emblematicamente, la fine di tre secoli di guerre indiane. La popolazione indigena che all’arrivo di Colombo poteva comprendere 850.000 individui non ne conta ora più di 50.000; tre secoli di resistenza dei quali il capo Sioux Wanditanka ha detto: “L’uomo bianco ha provato a far abbandonare agli indiani il loro modo di vivere per fare adottare loro i propri costumi. Se gli indiani avessero tentato di costringere l’uomo bianco a vivere come loro si sarebbe opposto. Così è stato per gli indiani”.

Dopo l’affronto subito a causa di Custer, l’opinione pubblica americana era pronta ad accettare le più feroci rappresaglie nei confronti degli indiani. Nel dicembre del 1890 si ordinò ai soldati del Settimo reggimento di cavalleria di portare a Wounded Knee Creek Grande Piede e i suoi amici: qualche spintone, e i soldati aprirono il fuoco ben lieti di potersi vendicare finalmente dei Sioux. Congelati dal blizzard, il freddissimo vento del nord, i cadaveri – tra cui quello di Grande Piede (nell’immagine) – saranno scaraventati alla rinfusa in una fossa comune.

(Fonte: I Pellerossa - Philippe Jacquin - L'Unità, Universale Electa/Gallimard).

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lunedì 26 luglio 2010

Solo due, nel Pdl, se la spassano alla grande

Due ministri la cui natura, mi sembra giusto affermarlo, è generosa, solidale e libertaria. Se la spassano alla grande mentre tutti gli altri lavorano. Sono l'esempio vivente di un comportamento paritario in cui tutti i loro colleghi, sbattuti nella bufera di partito, a vicenda minacciosi e minacciati, dovrebbero ravvisarvi il metodo superiore che ne viene da Brunetta e da Bondi. Loro sono felici. Guardate Bondi, come sostiene Brunetta, malgrado questi, ultimamente, abbia avuto un leggero aumento di peso: visto come si aiuta col sorriso? Non solo, anche Brunetta è felice perché, tra poco, con la spinta di Bondi potrà finalmente partire (se non si sconocchia la bici). Ecco il Pdl come dovrebbe essere e come non sarà mai. La serenità paga bene e allunga la vita (politica): strano che questa verità nel partito dell'amore non si riesca a metterla in pratica. Io ve lo dico nel vostro interesse: siate allegri dentro, non come La Russa che quando è allegro ghigna e pare Satanik. Il sorriso sgorga dal cuore, come quello di Bondi e di Brunetta. Perché sono lungimiranti, gli unici che pensano alla serenità del Capo. Ora però non è che vi mettete a imitare Brunetta e Bondi, eh? Quante bici avete? Una sola? Vabbè, fate a turno, mi raccomando. E senza sconocchiare la bici di Brunetta, che quello poi, mette il sorriso da parte e vi licenzia. Però, se proprio non ce la fate da soli, prendete esempio da Bossi: con lui è vietato litigare. Chi lo fa è sbattuto fuori all'istante! Col senatur non si scherza!

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domenica 25 luglio 2010

Teletrasportare i politici indietro nel tempo

Ecco ciò che mi affascina della fantascienza: correre nel tempo avanti e indietro, liberare la fantasia e sciogliere i meccanismi dell'impotenza.

Si avvicina il sogno più antico: «Possibile viaggiare nel tempo». Una nuova teoria prevede il «teletrasporto» all’indietro di particelle alla condizione originaria.

Bisognerà credere fermamente nella possibilità che avrà la scienza di realizzare questo sogno. Poi bisognerà vivere fino a quando si potrà vedere coi propri occhi questo sogno. Infine bisognerà fare in modo di acchiappare (questo è il termine esatto) uno a uno tutti i politici che disturbano la quiete pubblica, sociale, spirituale e creativa, sottoporli al "teletrasporto" e con "vai con l'energia", rimandarli al Punto 0, là dove sono stati originati. Nel caso di ripartenze verso di noi, chiudere la porta del "teletrasporto" dalla nostra parte.

Lo so, sono le fantasticherie di chi non poggia i piedi per terra. Ma, ditemi, chi sono i politici che li poggiano oggi? Berlusconi? Ma quando mai, quello ha quattro anziani sfigati da gestire. Lui stesso è al lumicino e non poggia più i piedi per terra, anche se ci prova ogni giorno, poveretto. Bossi? Ma quando mai, quello sta in agguato contro i suoi che se ne becca qualcuno a litigare lo sbatte fuori. La Russa? Quello pensa a sbattere fuori Granata. Insomma, nel governo della maggioranza tutti pensano a sbattersi fuori a vicenda. Ma in questo loro sbattersi fuori apparente, stanno sbattendo tutti noi fuori dai loro giochi dalla porta principale.

Di conseguenza, direte voi, che bisogno c'è di mandarli indietro nel tempo se già se ne vanno di loro sponte (con rudezza sbattuti fuori)? C'è bisogno, c'è bisogno. Perché, nel primo caso, possono ritornare sotto forma di camaleonti travestiti da gabibbi e ricomincerebbero a farci ridere col singhiozzo. Col teletrasporto, invece, gli chiudi in faccia porte, finestre e predellini, e chi s'è visto s'è visto.

E con l'opposizione, come la mettiamo? Già, mi ero dimenticato dell'esistenza dell'opposizione. Credo che occorra incominciare con i più turgidi e finire con i più mollacchi. C'è solo l'imbarazzo della scelta.

E come si dice in Italia: il tempo è galantuomo e ci dirà se avremo ragione o torto.

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venerdì 23 luglio 2010

Le tette della Cuccarini criticate da Berlusconi

Lorella Cuccarini: «E pensare che Berlusconi criticava le mie tette. Diceva che ero l'unica fra le sue star a non avere le misure che piacciono a lui... ma poi è arrivato lui, la Cuccarini del governo, il più amato dagli italiani. Devo dire, però, che il cavaliere non ha mosso nessuna critica alle misure di Brunetta. Secondo voi perché?».

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Il Vaticano: via i preti omosessuali. E i pedofili?

«Roma, 23 lug. - (Adnkronos) - La rivista Panorama nel numero di oggi, venerdì 23 luglio, pubblica un lungo articolo dal titolo 'Le notti brave dei preti gay'. L'estensore del servizio afferma di aver frequentato alcuni sacerdoti gay e di aver documentato i loro comportamenti con una telecamera nascosta. La finalità dell'articolo è evidente: creare lo scandalo, diffamare tutti i sacerdoti, sulla base della dichiarazione di uno degli intervistati secondo il quale "il 98 per cento dei sacerdoti che conosce è omosessuale", screditare la Chiesa; e, per altro verso, fare pressione contro quella parte della Chiesa da loro definita "intransigente, che si sforza di non guardare la realtà" dei preti omosessuali. È la nota diffusa oggi dal vicariato di Roma in merito all'articolo dal titolo "Le notti brave dei preti gay" di 'Panorama' in edicola oggi».

La nota del vicariato di Roma: «Se ci sono sacerdoti gay, "coerenza vorrebbe che venissero allo scoperto", perché "nessuno li costringe a rimanere preti, sfruttandone solo i benefici". "Il vicariato di Roma, pur tacciando l'articolo di scandalismo, diffamazione e di voler screditare la Chiesa, di fatto non esclude che qualche sacerdote possa condurre una doppia vita, precisando però che a Roma vivono molti sacerdoti provenienti da tutto il mondo per studiare e che nulla hanno a che fare con la Chiesa di Roma. Non vogliamo loro del male - si afferma nella nota pubblicata sul sito del vicariato Romasette.it - ma non possiamo accettare che a causa dei loro comportamenti sia infangata la onorabilità di tutti gli altri"».
Trattasi di omofobia vaticana nuda e cruda, con l'aggravante dello sputtanamento pubblico di questi preti.

Io ho capito, semplicemente, che in Vaticano non vogliono i preti gay per i loro comportamenti anticristiani, incompatibili con l'ufficio sacerdotale che devono portare avanti; magari se restasse tutto sotto silenzio, ma qui è uscito questo servizio scandalistico e ora sappiamo. D'altra parte si sapeva pure prima. In Vaticano evidentemente provano vergogna. Le notti gay di questi preti disonorano tutti gli altri ed è giusto che si spretino, secondo il Vaticano. La vocazione sacerdotale non può cadere nelle trappole dell'eccitazione dei sensi, sia verso le femmine sia verso i maschi. Ordunque, siccome disprezzo gli ipocriti,
l'altro interrogativo, ovvio e conseguenziale, è: ai preti pedofili che fanno? Hanno veramente risolto la pedofilia in tonaca nera? Li castrano? Li arrestano? Li scomunicano? Li cacciano?
Oppure no?

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giovedì 22 luglio 2010

La restituzione di denaro smarrito... se Tremonti

Dal Guinness dei Primati:
«La più alta cifra di denaro trovato e restituito al legittimo proprietario, fu di 240.000 dollari in biglietti di banca da 10 e 20 dollari, rinvenuti in una via di Los Angeles, California, da Douglas William Johnston, negro disoccupato, nel marzo 1961. Egli ricevette molte lettere delle quali il 25 per cento esprimeva il dubbio che egli non fosse del tutto sano di mente».

Altri tempi, in cui, forse, era meno raro trovare esseri umani negri, disoccupati e onesti. Non si sa se il proprietario di quel denaro abbia mai premiato il "poco sano di mente".

Se Tremonti trovasse 240.000 dollari di quell'epoca persi per strada, cosa ne farebbe?
a) li trasformerebbe in tesoretto, nascosto sotto il suo guanciale?
b) aiuterebbe economicamente la Polizia?
c) li metterebbe in una banca controllata dai leghisti?
d) li spartirebbe ai meridionali bisognosi?
e) li scambierebbe con l'equivalente di una quota latte?
f) se li giocherebbe a poker?
g) se ne andrebbe al più vicino centro commerciale per fare shopping?
h) cambierebbe mestiere?
i) li restituirebbe al legittimo proprietario?
l) oppure esclamerebbe: oh oh, che ci faccio mo'?

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martedì 20 luglio 2010

La sindaco Moratti travestita in giro di notte a Milano

La Moratti: «In giro di notte travestita per vedere i quartieri a rischio».

«Basta con questa mia immagine di donna fredda e perfettina. Non corrisponde alla realtà. In privato sono allegra, espansiva, solare. E poi ho aspetti che uno non immagina. Sa quante volte mi sono travestita e con mio figlio Gabriele, travestito pure lui, siamo andati di notte in giro per le vie a rischio di Milano, dove c’è droga, prostituzione, delinquenza, per capire che cosa succede veramente e poi prendere provvedimenti?».

Ma che bisogno ha di travestirsi, signora? Quest'abito le cade perfettamente. Davanti a codesto aristocratico e realistico travestimento tutto il carname umano notturno andrebbe in choc anafilattico per la sorpresa di vedersela al cospetto. E poi, perché travestire pure il suo figliolo e rischiarlo in posti che nemmanco i cani? Lo fa per puro spirito d'avventura? Per solidarietà? Ma lo sa lei, signora, che questa sua idea potrebbe essere emulata da altri sindaci che potrebbero travestirsi secondo le proprie inclinazioni. Se lo immagina Cota travestito? Cammarata? Alemanno? Renzi e via via tutti gli altri. Magari con Berlusconi nei panni del Re Cucco a chiudere la sfilata?

Ah, dimenticavo: che tipo di provvedimenti ha già preso a favore di questa umanità disgraziata?

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Fregarsene di Berlusconi proprio non si può più

Ecco le ultime classifiche personali di Berlusconi sull'integrità, la rettitudine e l'onestà morale all'interno del suo partito.
«Su cento persone, una, due, tre, anche quattro, che non siano angeli, si trovano sempre, in qualsiasi categoria, nei carabinieri come fra i sacerdoti, come in altri settori». Inoltre una questione morale nel suo partito non c'è perché "non c'è nulla da «riorganizzare per quanto riguarda l'onestà»". Essendo "quattro gatti in fila per sette col resto di due", riescono comunque a far parlare ogni giorno di sé. Ma non è una eccezione: è una regola fissa soprattutto nel suo partito visto che governa e dovrebbe dare il buon esempio.

Queste le classifiche sulla lotta alla mafia italiana.
Ha rivendicato i risultati della lotta al crimine organizzato («stiamo arrestando otto mafiosi al giorno, dei 30 latitanti più pericolosi d'Italia ne abbiamo presi 27»). Cioè...
... sono all'incirca 2900 mafiosi che ogni anno vengono messi nelle patrie galere. Ogni 5 anni diventano 14.600. In dieci arrivano a oltre ventinovemila. Un record da fare invidia a Nembo Kid quando lottava da solo contro il crimine globale. Pensiamo con grande ottimismo ai tre latitanti più pericolosi che ancora circolano a piede libero e che presto saranno sbattuti in galera anche loro. Niente si sa invece dei delitti in collaborazione fra Mafia e Stato. In questo settore, non è ancora stata stilata nessuna classifica. Aspettiamo, prima che si faccia buio totale, che la luce di Napolitano s'irradii su questi misteri. Berlusconi, poi, stilerà nuove classifiche, sempre che risulti non implicato.

Qui, invece, la classifica sulla pericolosità delle mafie nostre rispetto agli altri Paesi.
A proposito di mafia ha aggiunto che quella italiana «è solo al sesto o al settimo posto nel mondo per grado di pericolosità, eppure è tristemente prima in una classifica internazionale di notorietà», anche per colpa, ha aggiunto, dell'eccesso di fiction che il Paese ha prodotto, a cominciare dagli episodi della serie televisiva che si chiamava «La Piovra». Stiamo proprio in fondo all'abisso nel contesto mondiale: dopo aver perso il titolo di campioni del mondo nel calcio ora non abbiamo più quello di campioni di mafia. Da quando Berlusconi stila classifiche, abbiamo perso più titoli che debiti in entrata.

Sarà che ormai la rassegnazione e l'indolenza regna sovrana, ma ditemi se è il caso di fregarsene ancora di Berlusconi? Proprio non si può. Del resto a lui importa di noi, della gente stupidamente comune, altrimenti non infierirebbe con queste sue classifiche al gusto della minchionaggine. E noi non glielo permetteremmo giammai, se solo fossimo veramente un po' meno ...

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domenica 18 luglio 2010

500 mila o 1 mln di euro per scansare un altro colpo di duomo

Silvio Berlusconi, colui che ha reso immortale Tartaglia, sborserà 500 mila o forse 1 mln di euro per le spese di restauro della guglia maggiore del Duomo di Milano. Un ex voto del premier alla Madunnina del Duomo per girare alla larga da ulteriori e prevedibili colpi di duomo. «Perché la Madunnina mi ha protetto e salvato la vita». La fede, quando è ricca di contenuti e sincera d'animo, fa sborsare sempre i denari per tenersi aggiogata e aggiornata.

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sabato 17 luglio 2010

Le spade di Berlusconi, secondo Bossi

«Berlusconi se la caverà e si alzerà una mattina e scoprirà di avere la spada ancora affilata e la utilizzerà per fare la guerra».

Il colonnello Bosser dopo aver risposto alle domande dei cronisti sulle questioni interne al Pdl si è recato in un posto segreto nella Valle della Padania Solitaria, a rimeditare sulle sue certezze.

“Allora, io ho dieci milioni di ciufili padani pronti alla sommossa contro Roma. Questo ricordo di averlo detto durante una delle mie solite padanate. Siccome l’ho detto, è certo che qualcuno non ci sta dormendo la notte. Che mi prendono tutti sul serio. Io stesso non ci dormo su perché più lo ripeto e più ci credo...
E se poi qualcuno mi chiede conto e soddisfazione delle mie promesse?...
Mettiamo che una mattina io mi svegli di soprassalto e mi scopra circondato da mille camicie verdi padani assatanati e armati di ciufili pronti per lo sbarco a Roma?...
Che ci dico io a questi padani?...
Andate a casa che mi non sono stratega e manco colonnello?...
Che v’ho raccontate un sacco di fole?...
Che era un modo di dire per tenervi buoni?

Bah, speriamo che a nessuno venga in mente di smascherarmi. Che a nessuno venga in mente di chiedermi se ce l’ho ancora duro; ultimamente s’è incartapecorito non poco, il poverino. L’unica è darla addosso a Silvio. Lui, il suo, so che sa usarlo sia molle, sia duro, sia alla coque. Lui se la cava sempre e una mattina si alzerà e scoprirà di averlo ancora duro e affilato e lo utilizzerà per fare la guerra a tutte le femmine d’Italia. Che quello è il suo pensiero fisso. La gnocca! Io, ho i miei problemi: devo tenere i miei ciufili sempre carichi e pronti nel caso le spade di Silvio vengano meno. Perché lui non l’ha mai detto pubblicamente di voler andare alla guerra. Sono io che l’ho detto per bocca sua. E ora mi tocca pure sostenere quest’altra fregnaccia. Boia, ma chi cazzo me lo fa fare a parlare sempre per conto terzi? Ora gli telefono e glielo ridico una volta per tutte chi comanda qui: io non sono tuo, tu pensa alle spade tue e io ai ciufili miei... che quando uno con le spade incontra uno coi ciufili, quello con le spade resta vivo perché... i miei erano a salve”.

Dopo la rimeditazione, il colonnello Bosser è rientrato a casa più carico di prima.

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venerdì 16 luglio 2010

Disoccupati di merda, provocatori, non avete la casa perché non avete le palle

Ogni anno a Palermo, nel mese di luglio, è «'U Fistinu». Quest'anno come direttore artistico è stato chiamato Philippe Daverio, critico d'arte e consulente culturale del sindaco Cammarata, quello della gita culturale-calcistica in Sudafrica.

Bene, il nostro ineffabile papillon è stato, come si dice, "vattiato*" pubblicamente da qualcuno che non porta papillon, né gli occhialini e che non conosce niente di arte sublime e aristocratica. I senzatetto palermitani, per il nostro criticone d'arte, fanno parte del folklore siculo: tutti i turisti, quando arrivano a Paliemmu, la prima cosa che chiedono è quella di visitare i luoghi dove dormono i senzatetto. Da adesso, passano prima, per informazioni, dal critico Daverio.

E siccome Daverio ha scientificamente dimostrato che ne sa più di tutti gli altri messi insieme, si è abbassato a quella cultura sottoproletaria palermitana, che tanta fortuna ha avuto nelle pellicole a forte sottocultura mafiosa. Si è abbassato perché, come tutti gli scienziati, è pieno di curiosità per ciò che è culturalmente abnorme e voleva prodursi in un incontro-scontro con i sottoproletari senzatetto, a livello di dialettica spicciola, becera, volgare e contronatura.

Poche frasi, ma che vanno a impinguare il lessico del criticone televisivo, sempre erudito e lessato al punto giusto. Frasi come: "Serva sarai tu, cicciona come sei", rivolta ad un donna che glielo aveva urlato in faccia il "Servo", gli dànno un cordon bleu d'onore.

La gente: "Sei un magnaccio, vai a casa tua. Sei un porco". Ma davvero, Daverio se ne sarebbe andato a casa sua lasciando il Fistinu senza direzione artistica e il sindaco orfano? Poi, qualcuno lo spinge: "Cicciona, ti dò due calci in culo!", minaccia Daverio, ma non ha il tempo di condire questa sua minaccia con una recensione adeguata di livello culturale superiore. "Io non ho paura di nessuno, neppure di facce di culo come le vostre", continua Filippo. Ha ragione, il povero Daverio, l'inarrivabile, ineguagliabile, erudito: cazzo mai qualcuno si sarebbe mai permesso in tivì di ridimensionarlo a mo' di pupazzo?

"Vergognati, vergognati", continuano a provocarlo i provocatori.
"Disoccupato di merda, provocatore di serie b": qui il critico supera sé stesso, e si è ascoltato mentre la diceva, questa fregnaccia, gustandosi il sonoro della frase e il contenuto sociale etico e beceroqualunquista di ciò che andava dicendo.
"Fascista", gli gridano.
"Io non sono fascista, sono stalinista". Per lui sono due discipline mentali diverse. Per me è la stessa identica fregnaccia ideologica. "Quelli come voi andavano nelle miniere di sale all'epoca mia, vi facevano crepare". All'epoca sua, quando? All'epoca dei borboni stalinisti? Ma lui che ne sa delle miniere di sale se non c'è mai stato? Avrà imparato laggiù la tecnica dell'estrazione di salgemma; nemmeno fosse stato sfruttato nelle miniere come "carusu*", a portata di minchia degli altri minatori.

Comunque sia andata per il povero Daverio, ai senzatetto il tetto non lo hanno dato, e nemmeno la Santuzza Rosalia gli ha fatto il miracolo. Ma senza di lui sarebbe stato ancora peggio per i sottoproletari palermitani, che sicuramente sono abituati pure ad attendere prebende dal comune e a farsi gestire dai soliti infami picciotti mafiosi: con Daverio hanno ricevuto una lezione di umiltà condita da una umanità speciale, quella vestita col papillon.

* vattiato = battezzato, sputtanato.
* carusu = nu carusu è n'èssiri umanu di sessu maschili nta l’etati cumprisa ntra la pubbirtati e l’etati adurta. Diriva dû latinu carus: caru, amàbbili. Nutati lu sànscritu, caruh: amàbbili. N'àutra palora chi si abbicina è lu grecu koùros: picciriddu.

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I licenziati di Melfi: ultimi fuochi?

POTENZA - Tre operai del reparto montaggio dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat - dove si produce la Punto Evo - sono stati licenziati dall'azienda, che li ha sospesi giovedì scorso con l'accusa di aver ostacolato il percorso di un carrello robotizzato durante un corteo interno. Il blocco del carrello robotizzato, secondo l'azienda, impediva di lavorare agli operai che non partecipavano allo sciopero e al corteo interno. Dei tre operai di Melfi, uno ha già ricevuto stamani, attraverso un telegramma, la comunicazione del licenziamento; gli altri due, che sono delegati della Fiom, non hanno ancora ricevuto alcuna comunicazione, ma i dirigenti della loro organizzazione sono sicuri del provvedimento. La Fiom impugnerà i licenziamenti, ha annunciato il segretario Maurizio Landini.

Pensierini degli esperti.
Guglielmo Epifani, Ggil: "Fiat sta sbagliando strada e prima se ne accorge e meglio è. C'è il rischio di una radicalizzazione una situazione che non va bene né per i lavoratori, né per l'azienda, né per il Paese".
Epifani è un sindacalista saggio che si preoccupa sia per i lavoratori, sia per l'azienda, sia per il Paese. Se dipendesse da lui, i lavoratori starebbero in pace con il mondo avverso. Però il mondo avverso non vuole la pace, perché delegittima i lavoratori e li vuole ridurre ai minimi termini più di quanto già non siano. Epifani è un uomo di pace che mai farebbe del male ai lavoratori. Ecco perché non si capisce bene qual è la sua funzione operativa quando si mette a parlare di radicalizzazioni estreme. La sua saggezza è quasi simile a quella di Quinto Fabio Massimo Verrucoso, il Temporeggiatore, che non volle mai fare la guerra in terra straniera senza contropartite. Che sia il Padronato, la terra straniera di Epifani?

Luigi Angeletti, Uil: "In Italia non si può licenziare se non per giusta causa".
Angeletti è un angelo senz'ali, ma con i baffi, con quella faccia che pare un cartone animato... da buoni intenti. Prendiamo, ad esempio, questa frase di cui sopra, quasi senza ambiguità: speriamo di no, ma se venisse fuori il minimo sospetto di una giusta causa per la Fiat, sottoscriverebbe senza dubbio solidarietà per i lavoratori licenziati, poi guarderebbe dall'altra parte e direbbe preoccupato: "Sono molto preoccupato!". I licenziati, potranno stare tranquilli: lui si preoccuperebbe per loro.

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ribatte: "Le regole vanno rispettate, e in questo caso mi pare si tratti di vere e proprie iniziative di sabotaggio".
La signora Marcegaglia non c'era quando i tre hanno sabotato il robot: quindi come fa a dire che sono dei sabotatori? Il robot ha guardato i tre e subito ha trasmesso un messaggio alla Marcegaglia: "Emma, mi stanno sabotando: fai qualcosa". E le signora, subito, ha pensato alle regole non rispettate e alla cultura del lavoro dismessa.

Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, parlando a margine dei lavori sulla manovra a palazzo Madama: "Ci sono stati episodi che, se veri, sono gravi. Non si può impedire ad altri di lavorare e impedire ai semilavorati di circolare. Mi auguro che siano gli ultimi fuochi di un mondo che si esaurisce e che la lettera della Fiom significhi che dopo la tempesta possa tornare il sereno", facendo riferimento all'invito al confronto lanciato all'Ad, Sergio Marchionne, dai lavoratori della Mirafiori.
Sacconi, il ministro del Lavoro, non ha dubbi: non si può impedire agli altri lavoratori di lavorare e impedire ai semilavorati di circolare. Ci voleva il ministro Brunetta a organizzare il traffico della circolazione in fabbrica. Anche Sacconi deve aver sentito la Marcegaglia che deve aver sentito Angeletti che deve aver sentito Epifani. Una cosa è subito chiara nel pensiero di Sacconi: "La Fiom è al lumicino: il suo mondo è quasi raso al suolo".

E Bonanni, chi l'ha sentito? È tutto preso dall'invitare gli altri nel non cadere nella trappola della Fiom, invece di preoccuparsi delle trappole di Marchionne.

Compagni, tenete duro. Loro hanno TORTO, e non è mai una causa sbagliata lottare contro le ingiustizie, le repressioni, le oppressioni del Padrone e dei suoi alleati.

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giovedì 15 luglio 2010

Diamo a Silvio Cesare quel ch'è suo e ai minchioni galli il loro

CESARE, lo pseudonimo usato da Carboni e soci che dovrebbe definire Berlusconi.
Con
Etnocentrica
Società
Aumentano
Rischi
Extraparlamentari.

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martedì 13 luglio 2010

La gente che mi ama, io l'amo a sua insaputa

Berlusconi, ultimamente, quando parla del suo partito, fa riferimento solo a quelli che sente come fedeli, vicini, pronti a riconoscere senza se e senza ma la sua leadership unica e carismatica, quella alla quale i sondaggi accreditano «il 62,3%», quella che lui vede riconosciuta dalla «gente che mi ama, mi applaude, mi vuole abbracciare quando mi incontra per strada, mi segue e mi dà ragione quando parlo in tivù.

La gente semplice, quella che io amo di più alla quale non posso sottrarmi, che mi stritola, mi soffoca, mi sminchiona, mi rende adultero, mi tira baci, mi tira i duomi, mi affetta, m’insalamisce, mi coglioneggia, mi spiffera, mi spernacchia.

Questa gente che io amo più di ogni altra cosa al mondo, che mi fa le corna per scherzo, il gesto dell’ombrello per celia, mi presenta il dito medio con amore, mi palpeggia con sentimento, mi arrovella le natiche - questo lo sapete, non lo sopporto proprio -, e che mi fa sembrare più eccitato di quanto non sia.

Questa gente che mi abbacchia più del solito, a cui ho insegnato il mio cucù preferito e cioè quello di nascondermi alle spalle di Bocchino per far cucù a Fini e spaventarlo a morte. Questa gente, aaarrrggghhh! che mi ha scassate le palle, che quando mi si avvicina mi annoia a morte con quello stupidissimo “meno male che Silvio c’è”.

Questa gente che mi adora, mi odora, mi fiuta, mi vota e m'arrivota come una sarda salata senza lisca e fugge via. Cosa posso pretendere di più da questa gente che mi innalza come un dio? Niente, mi basterebbe soltanto una statua grande... beh, anche piccola... più piccola?... una statuina? e pesante? che si possa tenere in una mano?... ah, che si possa poi lanciarla?... ma cribbio, però!».

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domenica 11 luglio 2010

Cosa ci rimane della cena da Vespa?

La fatidica cena a base di vespe ha prodotto degli esiti strabilianti per il nostro premier che saranno discussi dal comitato centrale del partito nella prossima cena vespiana.

La sospirata presenza di Casini e il suo fiero nì lo ha di fatto risollevato nel morale di parecchi cm.
















L'assenza di Fini lo ha di fatto reso leggero come una etoile. Insostenibile la sua leggerezza anche per Bolle.

















L'insistenza di Vespa invece lo ha indotto a provare la corona di scena per i pochi intimi, subito benedetta dal cardinale.

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La Lega contro la cena dell'Unione Dopo Cristo

Il ministro Smaroni ha mangiato a casa sua, lontano da Vespa. Il ministro, che ce l'ha a morte con Vespa, ha detto che se cade Vespa non gli frega niente, ma se cade il governo vuole andare a votare in vespa. Se qualcuno vuole uscire dalla maggioranza lo faccia, ma se cade il governo si va al voto, non ci sono alternative. Se qualcuno vuole fare "sante alleanze" non credo che i cittadini abboccheranno».
E ha aggiunto: «La Lega mai insieme all'Unione dopo Cristo». Ma che avrà voluto dire? Io ho capito solo adesso che questo è il politichese della Lega. Così come lo è questo di Bossi, che ha chiarito il concetto meglio di Smaroni: «Se ci siamo noi non ci possono essere loro». Se ci sono loro, non ci sono essi, e se non ci sono essi, ci sono l'antri, però starei più tranquillo senza che essi, loro e quell'antri, mi conturbassero la vita.

La cena di Vespa ha suscitato un vespaio inimmaginabile nella cerchia degli amici degli Imenotteri televisivi. Zia Bruna è infaticabile col mestolo apposito. Lei possiede una pentola a pressione, col tappo esplosivo. Alla zia piace molto mescolare i vari sapori politici, sia con calze pulite sia con quelle sudaticce. A volte al mercato rionale non trova gli ingredienti giusti ed è costretta a farsi prestare dai partiti i pezzi pregiati. Nell'ultima cena che aveva organizzata a casa sua, dovevano essere presenti nientepopodimenoché Fini e Bersani, adeguatamente narcotizzati, per evitare i traumi con gli altri convitati che, ricordiamo, erano Berlusconi, Gianni Letta, Geronzi, Marina Berlusconi, Draghi, il carrozziere Bertone (non è carrozziere? Allora è cardinale) e il neodotato Vespa. Pensate che volevano venirci tutti dopo che Fini e Bersani, intimoriti, avevano fatto sapere che avrebbero cenato a casa loro.

Ma la notizia stupefacente è solo questa: «È stata una cena piacevole - ha spiegato Casini intervistato da Sky Tg24. Vado spesso a cena con chi, come me, lavora all'interno delle istituzioni. Dialogo con Bersani e con D'Alema e non vedo perché non dovrei dialogare con il presidente del Consiglio». Ma ci tengo a precisare che: «Non mi è stata formulata alcuna offerta, non sarebbe stata quella la sede... Qui, abbiamo solo magnato! Il presidente ci ha raccontato le sue deliziose barzellette. Ridevano tutti tranne il cardinale. E Vespa, com'è sua abitudine, alla fine della serata ci ha illustrato la sua famosa collezione di nei. Questo è tutto!». Pensa te!

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sabato 10 luglio 2010

L’ultima cena con i nei di Bruno Vespa e le loro eccellenti panze

I convitati dalla faccia di pietra appena entrati nel tinello di Vespa subito si sedettero ciascuno sulla propria sedia che, previdenti, si erano portata da casa visto che Trimalcione Vespa stava a corto di sedie. Infatti quelle sue le lascia sempre a Porta a Porta, affidate a Rai uno, la Rai di tutti e di nessuno. Vespa aveva organizzato la cena anzitempo e a ciascuno degli invitati aveva suggerito di portarsi oltre la sedia anche la pasta, la carne, la frutta, il dolce, il gelato e il vino. Lui avrebbe messo a disposizione il tinello, il tavolo, il gas, la pentola, l’acqua, la padella, l’olio, i tovaglioli, le posate, i bicchieri di carta, i piatti pure e il pan duro di tre giorni ammorbidito con acqua di fonte. E il plastico finale che immortala la mangiata. E questo mi pare già straordinario per l’uomo dai nei spettacolari.

Il vip degli anchor man (ancora Men? E che ne so?) però non aveva tralasciato niente al caso e aveva scelto con cura gli invitati. Per esempio: a Silvio Berlusconi aveva detto di portare con sé Gianni Letta che aveva trascinato seco il cardinale Bertone che aveva portato Pier Ferdinando Casini che si era fatto scrupolo di mettere una quota rosa al tavolo nella figura di Marina Berlusconi. L’ultimo convitato era Draghi, per i conti finali di cui Vespa va ghiotto. Con Vespa in totale a mangiare stavano in sette (e Geronzi c’era? Sì, no? La Storia un giorno ce lo dirà ma a me non mi frega niente). I magnifici sette con Geronzi, se c’era, e la regia di Vespa.

Cosa portarono i sei più Geronzi? Berlusconi portò la carne. Gianni Letta portò la pasta e il formaggio. Bertone portò il vin santo. Casini portò il dolce. Draghi portò la frutta e Marina portò la sua (quota) rosa. Geronzi, i sacchetti.

Pensierino extra di qualche lettore nu’ poche distratte: ma che c’entra il cardinale con questa mangiata? Niente, di solito i cardinali si utilizzano per la preghiera di ringraziamento e il segno della croce prima dei pasti.

Tra una mascellata e un bicchierozzo i sette (più Geronzi) si squadrarono, si sottecchiarono, sparlacchiarono e munsero sorrisi. Finalmente Vespa ruppe il ghiaccio, che cadde sul piatto del cardinale che si bagnò tutta la tonaca. Anchor una volta Men l’aveva fatta grossa. Poi disse: “Pier Ferdi, se non c’è la tua opposizione, come pensi di negare a Silvio la tua presenza nella maggioranza di Governo?”. Tutti si guardarono allibiti e Draghi tossicchiò che una banana gli si era messa di traverso. Ma intervenne il Presidente che cercò di calmare gli sguardi intelligenti di Letta. Disse il Presidente, mentre addentava un cosciotto di crasto duro: “Pier Ferdi, il momento è grave”, - si sentiva il ruttino lontano del cardinale che si stava bevendo il vin santo – “se torni girerai il mondo con noi e tra di noi, potremo rifare un grande partito centrista, governeremo per i prossimi trenta anni, gli italiani ci chiedono questo, non aspettano altro!“. E l’avrete messa nel didietro a Fini, sogghignava in mente sua Vespa.

Gianni Letta, stava inforchettando il gorgonzola; se n’avvide il cardinal Bertone che subito lo bloccò: “Gianni, come lo trovi questo gorgonzola?”. “Appena inforchettato. Ne vuoi?”. “Sì, pensavo che te lo mangiassi tutto tu? Facciamo a cambio. Io ti dò mezzo litro di vin santo e tu mi fai assaggiare il formaggio”. “Caro Pier, come vedi mi è andata bene con la Chiesa: al cambio ci si guadagna. Però la strada è lunga”, disse Letta.

E Pier Ferdi che stava sbucciando la banana di Draghi, quello che aveva portato la frutta, disse: “Cari amici, caro presidente, non c’è spazio per gli scambi in pubblico. Sì, finché vi scambiate gorgonzola e vin santo, in privato, mi sta bene. Ma la banana no! Guardate Draghi: è già alla frutta. (In effetti il drago del denaro stava gustandosi un’altra delle sue banane private). Voi non potete pensare che io mi sostituisca a Fini senza contropartita. Volete me? Silvio, vuoi veramente me? E allora mi devi chiedere la mano, devi divorziare da Gianfri. Come si fa tra persone che si vogliono bene. Silvio, io non posso certo entrare al governo aggiungendomi alla tua maggioranza: passerei per quello che si vende per un crasto. Ho già la mia banana, dono di Draghi. Non mi chiedi la mano? Allora, niente banane. Tu continua col tuo crasto e io con la mia banana. Diverso sarebbe se si andasse ad una crisi e alla nascita di un nuovo governo, su una base paritaria e di condivisione: allora sì che avremmo una fase due, quella che da mesi dico che serve al Paese. Ma tu devi dichiarare che la maggioranza dei tuoi crasti sono indigesti e non autosufficienti. E comunque, io non entro per sostituire Fini”.

A quel punto Vespa attaccò con un brano di Fred Bongusto “Una rotonda sul drago” e invitò tutti a ballare. Le coppie si formarono automaticamente così: Berlusconi con Casini, vis a vis. Letta con Draghi, tête-à-tête. Vespa con Bertone, funch a funch; alla Marina (non quella militare) toccò di sparecchiare. Alla faccia della parità tra i sessi. E Geronzi? Se c’era, ha organizzato i sacchetti dell’immondizia.

Fini? Piange (o sghignazza?) per l'amor perduto!

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venerdì 9 luglio 2010

Nel giorno del silenzio stampa ricordiamo la lamentazione di Bersani

In questa giornata di lutto per l'informazione imbavagliata, mentre il rumore del silenzio dei giornalisti esplode con tutto il suo grido di dolore, Bersani si inserisce in questo contesto perdonando gli autori della manovra finanziaria: "Loro non si rendon* conto di quel che stan* facendo o forse se ne rendon* conto perché hanno altri disegni in testa, ma chiudere la discussione pubblica su una roba del genere, una manovra di questo genere è un atto, secondo me, incommentabile"... poi ha chiuso con questa invocazione: "Dio, perdona loro, perché sanno quello che fanno... sono io che non so quello che devo fare... Dio, visto che ci sei, perdona pure me".

* rendon, stan: eliminare l'ultima lettera di alcune parole è un vezzo politico dell'opposizione di Bersani.

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giovedì 8 luglio 2010

Ecco il controspot turistico-culturale della tua Italia (video)

«Questa che è la tua Italia, un Paese unico fatto di cielo, di sole, di mare, ma anche di storia, di cultura e di arte. È un Paese straordinario, che devi ancora scoprire. Impiega le tue vacanze per conoscere meglio l’Italia. La tua magica Italia». Mah?
Ps.: le mie vacanze le paga lei, presidente?


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mercoledì 7 luglio 2010

Manganellati i terremotati d'Abruzzo, ma il duce disapprova

"Guardate il sangue di un aquilano - ha detto dopo essersi rifugiato nella sede di una banca in via del Corso - La mia unica colpa è essere un terremotato".
Ci siamo arrivati dunque, signor Berlusconi, sotto le finestre di casa tua. I cittadini d'Abruzzo ti hanno gridato VERGOGNA: ma veramente pensi che con le manganellate risolverai tutto?
Chissà perché, mi sovviene l'hotel Raphael.

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lunedì 5 luglio 2010

Il premier portavalori rimane leggermente ferito per uno scoppio di pneumatico

Scoppiano uno dietro l'altro i pneumatici di un tir che trasportava il tesoretto del governo Berlusconi e il premier portavalori, responsabile di circa 50 milioni di italiani e mezzo (quasi il 95% dei consensi) stipati come sardine in scatola nel tir governativo, si ribalta con tutto il carico riversando il suo carico sull'asfalto dell'A14, attraverso entrambe le corsie. I clandestini li hanno raccolti esanimi ma non sono riusciti a rimettere a posto i pezzi mancanti. Nell'incidente il premier pilota portavalori e un certo Bondi, pilota aggiunto, sono rimasti lievemente feriti, mentre il traffico è stato rallentato anche per le difficili operazioni di recupero delle scatole di sardine.

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domenica 4 luglio 2010

Rotondi, l'Attuatore

Ecco come appare Rotondi ogni volta che si interroga sulle procedure per l'attuazione del programma: "Chi voterà contro Brancher è fuori dal programma". Con questi esiti, chi avrà il coraggio di votare contro Brancher?

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Dopo la marrazzeide ecco la zaccaide

Il "Corriere della Sera", a proposito del consigliere Zaccai del PdL che va a trans, trascrive le parole del trans Morgana: «Quell'uomo è un politico e i romani sono così. Gay e cattivi. Se si vendica, che faccio?». Capisco la difficoltà di linguaggio di Morgana, ma non capisco perché il Corriere pensa che i romani siano tutti così?

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sabato 3 luglio 2010

Per la finale chiamiamo il ghepensimì

Mi sto divertendo molto da quando l'Italia ha deciso di non partecipare alle fasi finali di questo torneo mondiale in cui ho sentito i comici del pallone (detti anche esperti) fare profezie quasi sicure sulle vincitrici finali fino all'attimo in cui le loro profezie se ne sono andate tutte in rete. Sì, la palla è rotonda, e crudele è lo sport. Ma non regge il paragone con i soliti noti esperti che hanno visto l'Inghilterra, il Brasile, l'Argentina in finale. Tutti smentiti dai risultati. Ci confondono come se fossero loro i politici.
Visto che tutti stanno prendendo lucciole per lanterne, per la finale perché non chiamare il ghepensimì a reti unificate, che quello l'indovina di sicuro? Magari se sbaglia lo detronizziamo.

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venerdì 2 luglio 2010

Quando un uomo come Bondi incontra un uomo come Fini quello come Bondi è uno...

... sicuramente più Poeta. Ma il poeta a volte peta liricamente a sua insaputa. E quello come Fini è un uomo morto. A causa dei lirici peti. Ora, però, non pensiate che qui si voglia sostenere l'ex fascista: assolutamente no. Mi fa specie pensare che un ex comunista e un ex fascista siano fondamentalmente asincroni pur vivendo (da separati) sotto lo stesso incubo (il Berluska), però il Finipensiero risulta più veloce del Vatelentobondi.

Esempio.
Fini (a Bondi): "Mi spieghi qual'è il nesso tra la necessità di una legge che vieta le intercettazioni pubblicate sui giornali, soprattutto in certi frangenti, con il divieto, per la polizia, di mettere una cimice nella macchina della moglie di un mafioso? Lo dicono i sindacati di polizia, te lo dice il procuratore generale antimafia..."
Bondi (a Fini:) "Non è che se lo dice il procuratore antimafia Grasso diventa il Vangelo?... Io sono molto amareggiato...".
Fini: "Per cosa?".
Bondi: "Perché non è giusto mettere una cimice alla moglie di un boss!".
Fini: "E cosa ci metteresti?".
Bondi: "Ma le dedicherei una poesia d'amore, signor Presidente della Camera".

Fini: «Ahi ahi ahi, quando Bondi comincia a darmi del lei si mette male».
Bondi: «Ma io do del lei anche a Berlusconi».

Fini: "Bene, allora dica a Berlusconi da parte mia: Fini non vuole che ci sia il sospetto, nel mio partito che è anche il suo e il nostro, che qualcuno si faccia nominare ministro per non andare in tribunale, ".
Bondi: "Glielo dirò, stia tranquillo. Ma io sono molto amareggiato. Vedi Fini..."
Fini: "Beh, quando Bondi mi dà del tu comincio a essere ancora più preoccupato".
Bondi: "Gianfranco, sono amareggiatissimo. Devi capire che le mele marce all'interno del nostro partito, devono essere contestate sì, ma con garbo, si devono difendere con dolcezza, con solidarietà".
Fini: "Ma che c'entra?"
Bondi: "C'entra, c'entra. Non eri tu che volevi mettere una cimice alla moglie del boss? E allora, scusa, devi anche accettare la realtà di un sottosegretario alla presidenza del consiglio che, se per ipotesi, fosse indagato per reati gravissimi, allora bisognerebbe ripulirlo da tutte le cimici del sospetto. Perché altrimenti poi arrivano i comunisti al governo e io da ex, e tu da ex, questo non lo vogliamo, vero, compagno Fini?".

Un pezzo di alta Lirica. Il Paese gliene renderà merito. Ma, alla fine, a chi è servito questo doppio sterile fronte del morto?

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giovedì 1 luglio 2010

La clava di Bossi e il brodo Alfano

Sulla proposta di allargare lo scudo previsto dal brodo Alfano sui processi a Berlusconi cominciati prima ancora che costui diventasse l'omino co' bandana da tutti riconosciuto, ha avuto il sì di Bossi. L'ipotesi di ampliare a tutti i ministri l'impunità li rende eccitati e oltremodo felici. Del resto, impuniti erano e impuniti restano: il brodo Alfano, noto anche come "il consommé della pollastra" (in senso metaforico: Italia consumata), però non piace a Bersani che lo ha definito brodaglia insipida e criminosa. Ciò preoccupa molto la maggioranza per la reazione scomposta di Bersani - aveva corrucciato l'arcata sopracciliare sinistra (da vecchio comunista) - ma anche la minoranza è preoccupata per l'arcata di Bersani che non vuole più ritornare al suo posto. Tra l'altro vorrebbe dar battaglia ma non ha ancora chiaro con quale metodo. A questo punto l'unico che darà veramente battaglia sarà Bossi. Infatti ha parlato chiaro: "Dobbiamo fare delle piccole modifiche al brodo Alfano, altrimenti Berlusconi non potrà badare a sucarsi il Paese: qualcosa gli devo e gli dobbiamo".

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