venerdì 26 febbraio 2010

Ci sarà pure un’altra parte dopo il blog

Perché ci sarà un’altra parte dopo il blog.
A meno che non sia la montagna dove c’è sempre da faticare montandola e da rompersi i garretti scendendola.
Ma adesso non è il mio obiettivo primario. Lo vedrò, dopo, cosa c’è dall’altra parte.
E anche se fosse una foresta intricata di codici, di widget, di link, la voglio vedere in faccia, l’altra parte, così che quando il blog si romperà da solo, o lo romperò io con le mie mani, avrò storie da raccontare ai miei discenti e anche ai miei nipotini.
Aspetto, quindi, che l’erba mi cresca addosso e che il sole arresti il vento che qui tira più della metà dei giorni di un anno; lo fermi un istante per dargli un pugno in faccia o una carezza. Ma è bello, è vitale, è purificatore. I restanti giorni sono una bonaccia noiosa. Nemmeno più una foglia, uno straccio di carta, un tetto di capanno, una ruota di macchina, una testa di cazzo che voli da un punto all’altro del mio spazio di cielo affrancandosi dalla forza di gravità.
Il senso di questo blog è che non si regge su pensieri concreti, ma sui trasparenti enormi orci del vento. L'epoca vitale di questo blog l'ho sempre misurata in base ai suoi fuori luogo: e sta per finire.
Prima o dopo, finirà di espandersi. E io sarò più libero.

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giovedì 25 febbraio 2010

Il Dio del Gratta-Gratta

Il Dio Gratta-Gratta è un dio senza Occhi e senza Anima, più cieco ancora della dèa Fortuna; come lo Stato e come chi lo ha progettato. S'è trasferito qui, dopo essere stato sfrattato dall'inferno.
Più c'è corruzione e più la gente gratta; e poi si gratta il portafogli. Più c'è riciclaggio e più la genta gratta; e poi si gratta le parti scognite.
Grattati e ri-grattati dalla Stato senza pietà. Un Paese spaccato in due: grattati e grattatori.
Un Paese di grattatori senza sosta: nessuno più gratta per il partito ma tutti grattano per sé stessi. Una vera lotteria. E le pulci non sanno più come difendersi.

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mercoledì 24 febbraio 2010

La ricetta per eliminare la corruzione

Per cancellare la corruzione, per estinguere i corrotti, per eliminare i corruttori, basta bruciare i loro soldi e inviarli tutti ai lavori socialmente utili, che non ci sono più i lavori forzati...

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martedì 23 febbraio 2010

Il prete padre di famiglia

Finalmente una buona notizia dalle parti della fede: dicesi di prete, il cui dna dimostra che è diventato padre.
Si può chiamare, a ragione, padre un prete.

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Un coso altisonante

Un nome altisonante ha bisogno di tanti cosi attorno!

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Vergognarsi in bella grafia

Io, invece, penso che a vergognarsi di lor signori siamo rimasti in pochi: ci fa compagnia, però, una rabbia da far paura. Prima o poi esploderà.

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lunedì 22 febbraio 2010

Dialogo tra Emanuele Filiberto e un cronista

Il giornalista de "la Repubblica" (Antonello Caporale) si rivolge a Sua Altezza.

Qui un libero rimaneggiamento all'intervista (l'autore del blog):
- Dunque, il popolo è sovrano, lei è principe...
- Ma no, mi chiami pure Emanuello...
- Emanuello?
- Perché fa pendant con Fiorello: tra quattro o cinque anni vorrò essere come Fiorello.
- È stato fischiato dal popolo sovrano.
- È vero, ma quanti applausi: la gente mi vuole un gran bene. E dire che fino ad ora non ho fatto un c... tranne che ballare sotto le stelle.
- Immagino quindi se avesse fatto delle cose. Da quel palco è come se avesse parlato all’Italia intera.
- Anche con l’Udc ho ricevuto fischi e applausi.
- Forse se li è meritati.
- Comunque mi rafforzano. Il mio mondo adesso è lo spettacolo.
- E la politica?
- Bersani e Scajola mi hanno disturbato, d’altra parte loro son repubblicani.
- E strumentalizzano le platee, mentre lei invece...
- Altro che! C’era da discutere della Fiat, di Termini Imerese.
- Un principe che parla di lavoro metalmeccanico non s’è sentito mai.
- Il lavoro è il tema del mio testo musicale.
- Pare che alcuni operai già reclamino la sua presenza ai cancelli della fabbrica. Dopo i grandi nomi della politica e del sindacato, ora un grande nome d’artista a sangue blu a tu per tu con le tute blu. Ha visto, i colori combaciano.
- Ma davvero?
- Certo, dopo il televoto tutto è possibile.
- Ah, ma allora ci vado. Anzi sa che le dico? Vorrei che tutti i cantanti facciano un disco, uniscano le forze per aiutare quei lavoratori.
- Idea geniale, principe.
- Sì, la forza della popolarità spesa per il bene comune. Ecco le parole-chiave del mio testo. Mi sono ispirato all’art. 1 della Costituzione italiana. A mo' di rap. E poi sono andato avanti. I valori: sono di destra o di sinistra?
- Faccia lei, principe.
- Cultura: io dico sinistra. Religione: qua dico destra. Patria, ancora destra. Lavoro: sinistra, per forza.
- E il pilu?
- Centro, centrissimo, è naturale.
- Equilibratissimo, eccellenza: un po’ di destra e un po’ di sinistra.
- I Savoia stanno al centro. La mia Italia è al centro.
- Quindi è all’Udc che fa riferimento?
- No, all’Italia intera.
- L’accusano tutti di essere un riccone figlio di papà.
- L’importante è che mi voglia un gran bene.

Cazzarola!

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domenica 21 febbraio 2010

C'è mancato un pelo e i Savoia avrebbero riconquistato il trono

Nella piena bufera di corruzione abbattutasi sulla Protezione civile e similari, gli italiani sono stati ad un passo da un'altra catastrofe nazionale: la plurifischiata ancorché bocciata canzonetta savoiarda ha rischiato di vincere lo scudetto paraculatico deciso dalla massa dei televotanti. In questo straccio di angolo di mondo canzonettaro è stata consumata, però, un'ingiustizia storica, culturale e patriottica: colui che ha un trono per diritto divino di nascita ha dovuto fare spazio a un intruso, millantato tronista, della De Filippi.
Ad un dato momento, gli orchestrali si sono "incazzati". Ok, ci siamo, avranno pensato gli italiani critici, stavolta buttano a mare gli strumenti, e invece no, hanno solo fatto svolazzare spartiti. Che sarebbe stato innovativo far cantare i tre finalisti senza accompagnamento: ecco, arrangiatevi da soli, si sarebbe detto, come fanno milioni di cittadini senza un soldo. E invece, il NULLA!

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venerdì 19 febbraio 2010

Italia, Cl-Amore Mio

Amore, Rispetto, Onestà, Ideale, Fantasia, Cultura, Religione, Paura, Opinione, Dio, Patria, Famiglia, Savoia. Monarchia. Quindi la Repubblica Presidenziale. Eccetera.
Italia, Cl-Amore Mio.
Poiché, in ultima analisi, questa è la più Cl-Amorosa patacca musicale che un Savoia abbia mai dedicato alla sua Patria dal '46 a oggi, dopo le note del Silenzio sui morti della Seconda Guerra Mondiale.

Chi l'ha mai sognata un'Italia così? Esiste solo nella sua fantasia! La realtà, come al solito, è più nera del Maligno, se posso esprimere la mia opinione, come da versi della canzonetta.

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giovedì 18 febbraio 2010

Il suo Q. personalizzato

Di sana costituzione, robusto, muscolatura quasi perfetta, pancetta quasi inesistente, spalle robuste (e su queste spalle poggiano tutti, dico tutti, gli italiani), occhi vispi, sguardo da loggione, sopracciglia sopra gli occhi, peli nel naso? (tutti quelli che ci vanno), niente rughe (si stira e poi s’ammira), denti sani e un po’ giallastri, capelli impomatati, (alto?) quanto basta, unghia smussate (vi pare, a voi), peli superflui a zero, guanciotte paffutelle (si vede a occhio nudo che sta bene), incipriato, piedi sicuri e portamento da casalingo incasinato, orecchie tipo Andreotti (ma alla lontana), bocca canterina, lingua lunga, pomo d’Adamo e mela di Eva (vanno insieme), mani e dita sempre rapidi a far gesti incompatibili con il bon ton, di una rara intelligenza aliena. Sì, “teniamocelo stretto al fresco” (si consiglia la cantina come per il vino per non tramutarlo in aceto) questo portatore di buona costituzione: è l’unico che abbiamo! Ma lo vogliono fare fuori. Per ciò lui propone Letta al Quirinale. Il suo Q. personalizzato. Il suo continuum.

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Ecque quà la repubblica ereditaria

Aveva dichiarato che nessun sciacallo "ha avuto un solo euro e mai né avrà". I verbali lo smentiscono: "chi rideva del terremoto, all'Aquila ha fatto affari. (fonte: la Repubblica, pag. 2, giovedì, 18 febbraio 2010).

Durante la cena avuta ieri con un gruppo di senatori a palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi torna a tessere l'elogio di Gianni Letta in ottica Quirinale: "La presidenza della Repubblica - avrebbe detto il premier - è un posto per chi ha dato tanto, è un posto per Letta".

Ma che avrà mai fatto questo qua per l'Italia?
C'è qualcosa ancora da aggiungere?

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martedì 16 febbraio 2010

Scegli una villa del premier per te: con chi ci vorresti andare?

Bussano alla porta.
Immaginate di ricevere un regalo che avete desiderato lungamente.
In quel momento potreste realizzare il sogno di tutta una vita.

Bene... è il fattorino che vi dà un pacchettino,
lo sciogliete, aprite il bigliettino
e rimanete con un sguardo da cretino.
Poi, vi riprendete un attimino
e rileggete quanto c’è scritto: “Caro amico, mi scusi se la disturbo di primo mattino,
è che nell’ascensore bloccato tutta la notte son rimasto col vostro gattino;
mi pare di capire che vi sia sfuggito dalla parte del camino.
Cosa intendete farne? Perché io già c’ho un canino
che mi fa male e mi mangia pasta, carne, biscotti e ossicino.
So che lei fa il dentista di mestiere mentre io sono solo uno spazzino.
Mi piacerebbe che si diventasse amici magari un minutino
Perché vorrei spiegargli com’è che son rimasto con un sol dentino
Che non è tanto perché lei è ricco e io mingherlino
Ma mi fa specie che quando mi passa accanto manco un salutino.
Che fa, non ci vede, le faccio schifo con questo vestitino
Con il dentino e lo scopino?

... ... ...

Ribussano alla porta. Giubilo: è il postino con il telegramma che aspettavate da tre giorni. È fatta. Avete vinto un viaggio-premio in una delle ville del premier, che sono state incluse nel programma “Benessere e Amore. Scegli una villa del premier che fa al caso tuo: con chi ti ci vuoi accompagnare?”. Il tutto in cambio di niente. Non è favoloso!

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Anemone di mare, di terra e di merda

Tipi di anemone, in Italia, sono:
anemone (di mare);
anemone (di terra - il fiore);
anemone (di merda), come rispose l'Anemone imprenditore al suo interlocutore al telefono!


Gazzani: «Come stai?»
Anemone: «Di merda, Stè... (...) il diritto in Italia non esiste».
Ma tu pensa!

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lunedì 15 febbraio 2010

La caccola sotto il mocio (una tragedia padana)

Ne “La caccola sotto il mocio”, una tragedia padana, (nulla a che vedere con la più famosa tragedia dannunziana: “La fiaccola sotto il moggio”), il cui iter tragico prende le mosse dopo la guerriglia tra gli antichi egizi e i discendenti inca dalle parti di via Padova, in Milano, Matteo Salvini viene espulso e imbarcato direttamente per la Libia, dove andrà a svolgere mansioni di volontariato per i poveri musulmani libici affetti da sindrome di razzismo dedotto verso i leghisti. Viene espulso per opera di Umberto Bossi che, stanco delle continue caccolate del Salvini contro gli immigrati decide, di comune accordo col Calderollo, di evacuarlo.

Causa di questa semplificazione irrevocabile è stata l’ultima minaccia del Salvini che avrebbe voluto rastrellare casa per casa tutti gli immigrati per poi buttarli chi dalla finestra, chi dal balcone, chi dalla mansarda, dopo che quei tipi strani avevano deciso di farsi la guerra scassando tutto lo scassabile – forse hanno scassata, tra le altre, l’auto del Salvini. Sarà per questo che ha reagito così razionalmente?

La tragedia vera e propria si produce, realisticamente, nell’istante in cui annuncia trionfalmente il grande rastrellamento e, per l’emozione, gli cade una caccoletta; si scopre che tale caccoletta era poi rimasta sotto il mocio di una donna delle pulizie nordafricana, che senza volerlo l’aveva spiaccicata. È stato notato che, da quando il Salvini è stato allontanato dalla Padania, le cose sono molto migliorate per gli immigrati.

Ne “La caccola sotto il mocio” viene fuori, con prepotenza, che la dottrina dell’intolleranza non produce che espulsioni. Il Salvini ne è un testimone oculare. In più si stabilisce, una volta per tutte, che gli insegnamenti bossiani sull’accoglienza di altre razze, sono stati perfettamente recepiti fino al punto di dire no a rastrellamenti generici con espulsioni. Bravo, senatur!

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domenica 14 febbraio 2010

Ancora una rapina fatta da uomini politici

Stavolta a rapinare un supermercato nientepopodimenoché Fini e D'Alema, cioè l'ex fascista e l'ex comunista.
E pensare che nel febbraio del 2009 in tre avevano provato a rapinare una banca, Berlusconi e Dell'Utri, beccati subito. Il terzo era riuscito a scappare.
Meno male che l'Italia è un Paese dove, oltre ai navigatori, ai santi e ai poeti, allignano anche dei malviventi creativi al limite della satira pura!
Grazie per il sorriso che ci rubate.

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Ma Bertolaso, da solo, non è in grado di decidere?

«Se il premier lo chiede farò le valigie... in meno di un minuto».
Mi chiedo, invece, io: ma Lui, da solo, non è in grado di decidere, in modo autonomo e dignitoso?
Ma basta là! Si vede che è una persona ammodo e gentile! Vuole lasciare di sé un buon ricordo. Al suo capo.
E noi si credeva che lui fosse un decisionista!

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sabato 13 febbraio 2010

Contro la sindrome da calunnie mafiose provate questo esercizio

Agli allievi attori viene sempre propinato un esercizio che stimola la concentrazione del singolo.
L’allievo deve dire la frase: «Io sono molto calmo», muovendo contemporaneamente tutto il corpo in modo veloce.
Successivamente dirà: «Io sono molto nervoso», accompagnando la battuta con un movimento lento del corpo.
Cimentarsi con pazienza e profondità su questo esercizio significa, per il futuro attore, porre le basi per una buona capacità di concentrazione, e quindi aprirsi al successo.

«Sono scocciato, incazzato, ma sono sereno» ha detto dell’Utri, dopo la deposizione di Ciancimino al processo Mori. E ancora: «Non c’è nulla, nulla di nulla». Sempre ripetuto con molta calma un poco mossa. «Minchiate contro minchiate», anche qui tenendo sempre sotto controllo l'autocontrollo.
Essere scocciati, incazzati, ma sereni: provateci voi ad esercitarvi, dopo tutte le accuse del Cianci. Mica facile.
Qui bisogna essere molto portati. Al successo.

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venerdì 12 febbraio 2010

Fiorello, deus ex-machina

"Caro Sergio Marchionne, anni fa hai salvato la Fiat da una situazione difficile. Ora salva Termini Imerese!".
Toccato nel profondo dall'invito accorato dei lavoratori di Termini Imerese perché non faccia più lo spot pubblicitario per il marchio Fiat, anche se viene passato tuttora sui piccoli schermi, Fiorello ha lanciato una prece a Marchio Sergionne perché salvi la Fiat di Termini Imerese.
Dove non riuscì il sindacato, la politica siciliana, quella nazionale, la chiesa locale, amici e notabili, riuscirà nell'impresa lo show-man?
L'Ad di Fiat, toccato a sua volta, ha dichiarato di volere bene al Fiorello, sottolineando anche l'affetto che riversa la sua mamma allo show-man.
Cose positive si prospettano, allora, ah? Cose che succedono in Italia! Che se la cosa va in porto a Fiorello si dovrà dedicare non una via o una piazza, ma direttamente il ponte sullo Stretto.

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Io sceglierei Bertolaso al posto di Berlusconi

Riflettiamo un attimo su questo sconvolgente Corruzionlandia, facendo un raffronto tra le ormai stantìe dichiarazioni "politiche" del premier e quelle del Primo Protettore degli italiani - solo una, per la verità, ma fondamentale per capire con chi si ha a che fare.
Di solito, nelle esternazioni "politiche" del premier c'è il vecchio e ormai noioso attacco alla magistratura comunista; qualsiasi cosa succeda a lui o a chi è vicino a lui, è sempre opera dei cattivi giudici.
Al contrario, il Primo Protettore Bertolaso, darebbe la vita per dimostrare agli italiani di non averli mai ingannati. Vi rendete conto: lui darebbe la vita!
Cosa che non possiamo dire del premier, dal quale non si è mai udito nulla di simile.
Quindi, ritengo, che il Protettore Bertolaso sia più affidabile del premier: l'uno darebbe la vita, l'altro no.
Io, al posto dell'opposizione, non chiederei le dimissioni del Bertolaso, ma lo costringerei a sfidare l'altro su questa faccenda di dare la vita per l'Italia, così, per vedere chi ha il coraggio di andare fino in fondo. A meno che non siano solo chiacchiere.
Magari, mentre si sfidano, potremmo ridere anche noi, sapendo che c'è stato un precedente: sul terremoto d'Abruzzo, qualcuno ha riso cinicamente.

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giovedì 11 febbraio 2010

Corruzionlandia ineguagliabile

Nel paese di Corruzionlandia, abitato da protetti e protettori, da corrotti e corruttori, da anemoni arroganti e figli di puttana di ogni genere e tipo, successe questo fatto:

«Un cavallo, nell'arroganza delle sue decorazioni, incontrò galoppando un asino, il quale, esausto di malanni, cedette il passo troppo lentamente.
- Non so perché mi trattengo dal fracassarti di calci, fece il cavallo.

Non rispose l'asino; sospirò e chiamò gli Dei a testimoni. Il cavallo a forza di galoppare in breve tempo schiattò, e fu mandato al lavoro in campagna. Un giorno l'asino, al vederlo carico di letame, gli disse ridendo:
- E le tue patacche, di', le tue vanterie? Sei tornato alla povertà, tu che la sdegnavi tanto».
(Fedro)

Corrompi oggi fin che puoi, finché ti chiamerai cavallo; domani potresti mutarti in mulo.

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Rifornimento di giustizia per Berlusconi

Berlusconi, appena avrà un momento libero, passerà dal distributore automatico vicino casa per un pieno di giustizia: ultimamente s'è ritrovato a secco più volte per legittima distrazione e mancanza di tempo e ha corso il rischio di farsi soccorrere dal "soccorso nazionale magistrati comunisti".

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mercoledì 10 febbraio 2010

Stretta è la teglia...

Messer Carnevale Italiano è alle porte.

Stretta è la teglia
(non potete infornarvi tutti insieme: avete titoli e ministeri da amministrare con discernimento),
Larga è la maglia
(dove potete insinuarvi e sgusciare a piacimento),
Aprite la giostra
(per voi, però, niente biglietti omaggio),
E mettetevi in mostra
(come dei naturali pupazzi mascherati in corteo).

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Il quasi-ministro Bertolaso indagato

Dopo che il Guido tornò da Haiti, dove aveva creato uno sconquasso facendo arrabbiare la Clinton, Berlusconi dichiarò che «dopo quello che ha fatto all’Aquila, farlo ministro è il minimo che possiamo fare».

Ora che si ritrova indagato per corruzione sui lavori del G8 a La Maddalena, il quasi ministro si dimette, ma il suo anfitrione ne respinge la decisione e gli rinnova la fiducia.

Ben fatto. Così si fa in un paese di fratrìe come l’Italia. Lui ha espresso il desiderio di dimettersi - non so con quanta convinzione: un uomo coerente DEVE dimettersi a dispetto pure del suo capo -, ma Berlusconi dice no.

Almeno Lui, speriamo che se la cava con la Giustizia, dato che lo aspetta una poltrona (meritabile) di ministro.

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martedì 9 febbraio 2010

Il dito di Pertini

Ci siete arrivati a questo punto? Che volete che vi dica, cari i miei. Ce l'avete e ve lo tenete fino a quando non vi stancate, nevvero! O fino a quando non si stancherà lui di voi!

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Il 68 è ritornato per sconfiggere la mafia

Il 68 è ritornato ma per mettere radici e sconfiggere la mafia.
Dopo l’affaire Spatuzza, inutile, ecco l’affaire Ciancimino, che si trasformerà in boomerang, come dicono le capacità profetiche del PGG (Piccolo Grande Gnomo).
In altri termini, le teste d’uovo del Pdl sono tranquille: avevano previsto anche il dopo-Spatuzza e pensano che... più i magistrati comunisti s’intestardiscono contro il loro capo, più gli indici di gradimento di costui salgono.
Infatti, “Ciancimino è insignificante” e le sue “rivelazioni” non incidono sull'affetto e la simpatia dell’elettorato di Berlusconi, il quale elettorato adesso è attestato a quota 68%. Questa fetta di italiani è fatta così, non ci puoi fare niente.
E che significa, però, che il 68% degli italiani è mafioso?
No, significa che il 68% degli italiani crede fermamente nel proprio destino, quale che sia! Fatalisti, insomma!

Ps.: e che ci fa Berlusconi con questo 68%? È ovvio, la lotta alla mafia!

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lunedì 8 febbraio 2010

Pedonotiziofilia del giorno

Il Papa denuncia la pedofilia nella Chiesa.
Benedetto XVI: alcuni membri della Chiesa hanno violato i diritti dell'infanzia.

Se, invece, avesse detto: "Denuncio la Chiesa per alcuni casi di pedofilia nel suo seno", cosa sarebbe successo?

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L’organizzazione scientifica del lavoro

L’organizzazione del lavoro è legata a due concetti fondamentali: da una parte quello della ripartizione delle mansioni, dall’altra quello del quadro entro cui viene effettuata questa ripartizione. L’impresa viene quindi definita come un «gruppo umano gerarchizzato che mette in opera mezzi intellettuali, fisici e finanziari per estrarre, trasformare, trasportare e distribuire ricchezze o produrre servizi, in conformità a obiettivi definiti da una direzione, personale o collegiale, e facendo intervenire, a livelli diversi, le motivazioni del profitto e dell’utilità sociale». L’organizzazione del lavoro, quindi, è antica come l’umanità e risale all’epoca in cui le società primitive dovevano organizzarsi per sopravvivere, gli uomini andavano a caccia o a pesca e le donne si occupavano degli indumenti e dei pasti. Essa è poi cambiata in funzione della società e delle tecniche adottate.

L’organizzazione del lavoro ha agito alternativamente, da un lato sull’esecuzione delle mansioni materiali (officine e cantieri) e dall’altro sui lavori amministrativi.

L’organizzazione delle fabbriche e dei cantieri.
Il testo più antico attualmente conosciuto appartiene all’opera di Senofonte (430-355 a.C.), in cui viene trattata la fabbricazione dei coturni e il lavoro della massaia. Nel Medioevo e nel Rinascimento si trovano numerosi studi sull’organizzazione di cantieri, e in particolare su quella che doveva arrivare, nel 1586, alla erezione dell’obelisco del Vaticano, mediante 52 movimenti coordinati per mezzo di suoni di tromba e con 800 uomini e 140 cavalli che fornivano l’energia necessaria.

Nel XVII secolo, Vauban ebbe l’idea di far cronometrare i lavori di sterro resi necessari dalle fortificazioni dell’epoca. Ne concluse che la sorveglianza costava meno della diminuzione di lavoro conseguente alla sua assenza. Nel secolo seguente Coulomb, nelle sue Ricerche sul lavoro in diverse professioni, individuava le nozioni di qualità e velocità nello svolgimento di un compito. Il passo decisivo, tuttavia, veniva compiuto, all’inizio del XX secolo, da un ingegnere americano, Frederick Winslow Taylor (1856-1915), considerato il precursore delle teorie sull’organizzazione scientifica del lavoro. I concetti fondamentali sono espressi nell’opera intitolata Shop Management, edita nel 1911, e Taylor teorizza la parcellizzazione del lavoro in modo che a ogni singolo operaio (visto come mero esecutore) sia affidato un compito semplice, che richieda un minimo di tempo e di energia. Sottolinea, inoltre la necessità di stabilire la quantità di produzione da raggiungere giornalmente. Altro punto fondamentale è la netta separazione degli incarichi di controllo, di esecuzione e di programmazione.

Il taylorismo venne applicato largamente nell’industria americana ed europea, favorendo un massiccio aumento della capacità produttiva individuale, ma inducendo anche alienazione. La diffusione che tale sistema conobbe poggiava essenzialmente sull’enorme serbatoio di manodopera non qualificata, sull’assenza del sindacato e su un’economia in fase di forte sviluppo. I correttivi più importanti apportati alla dottrina di Taylor si ascrivono al movimento delle «relazioni umane», che si sforzò di dimostrare che l’aumento di produttività delle posizioni di lavoro poteva essere ugualmente ottenuto cercando di soddisfare meglio i bisogni dell’uomo al lavoro e di integrare quest’ultimo all’impresa.

L’organizzazione amministrativa.
Il sistema burocratico elaborato sotto Richelieu, e perfezionato da Colbert, poggia su un regolamento integrato da un organigramma. Il regolamento prevede le situazioni che un responsabile può trovarsi ad affrontare, e la condotta da tenere. Se il suddetto regolamento è ben concepito, il sistema funziona, ma l’evoluzione dell’ambiente richiede ugualmente delle successive revisioni.

D’altra parte, genera una separazione tra l’intenzione e l’esecuzione, fatto che sovente provoca conflitti. Le critiche formulate nei confronti del sistema burocratico sono probabilmente all’origine della dottrina elaborata da Henri Fayol (1841-1925), che si riassume in cinque imperativi, chiamati gli imperativi di Fayol:
- prevedere, per scrutare l’avvenire e impostare un preciso programma d’azione;
- organizzare, al fine di costituire gli organi che svolgano le attività che giustificano l’esistenza dell’impresa;
- comandare, e cioè dare direttive e istruzioni per far agire il personale;
- coordinare, quindi collegare, unire, armonizzare l’insieme delle attività;
- controllare, per assicurarsi che tutto si svolga conformemente alle previsioni.

Negli Stati Uniti verso il 1920, cioè poco dopo la comparsa del «fayolismo», viene elaborata la forma di organizzazione chiamata direzione per obiettivi, integrata da un sistema di management a essa adeguato. In questo sistema i superiori dànno ai collaboratori degli obiettivi, lasciando a loro carico la gestione dei mezzi necessari per conseguirli. Nella maggior parte dei casi si giunge a strutture molto decentralizzate, a un permanente adeguamento dei mezzi ai bisogni, a un coordinamento flessibile in alto e a un controllo di gestione incaricato di seguire l’evoluzione della situazione finanziaria e di proporre, all’occorrenza, i correttivi appropriati.

L’evoluzione recente.
Per ciò che concerne l’organizzazione delle fabbriche e dei cantieri si delinea una certa tendenza, soprattutto nei Paesi scandinavi, verso una globalizzazione delle mansioni, mentre la predisposizione del lavoro è limitata a un’équipe che si assume il compito di organizzarsi di conseguenza per giungere a un determinato obiettivo, sapendo che dispone di servizi e supporti in caso di difficoltà.

Nel caso dell’organizzazione amministrativa, sembra che le imprese si strutturino una disposizione periferica su cui si collocano le funzioni essenziali (produzione, acquisti, vendite, pubblicità, ecc.). Una simile struttura si presta meglio, del resto, sia a una direzione partecipativa per obiettivi, sia ai nuovi approcci dell’organizzazione rappresentati dall’analisi del valore, le tecniche di ottimizzazione e la pianificazione.

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domenica 7 febbraio 2010

La sottrazione di Berlusconi

Alfano: «Il premier vorrebbe andare in tribunale sempre ma dovrebbe sottrarre tempo al governo».
In effetti, per tutti i miracoli prodotti dal suo governo, sarebbe fuori tempo massimo.
Lui vorrebbe andare, ma sottrarrebbe tempo agli italiani.
Lui vorrebbe, pero no puede ir, but it can not, mais ne peut pas aller au tribunal, tradirebbe il mandato dei suoi elettori, no puede ir...
forse che Lui non vorrebbe andare? Lui vorrebbe farsi processare, ma non può.
Però quando finirà di governare sarà a completa disposizione della Legge.
Il ministro Alfano ha deciso di trattarci da idioti!

Allora avevo ragione quando prospettai che vivremo con Berluscaz per 120 vent'anni e anche più.

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sabato 6 febbraio 2010

L'uccello di gommaspugna

Non è facile riconoscere l'uccello di gommaspugna (ambiguo materiale che si presta a colorazioni e finalità diverse) mentre conduce il suo programma politico nascosto tra i castagni blu. Basta però seguire le mosse di chi conduce, apparentemente senza duce, l'uccello di gommaspugna al nido. Alla fine, il dilemma è: con duce o senza duce, le cose cambiano?

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venerdì 5 febbraio 2010

Quando la mezzanotte fa pendant con giustiziere

Paul Kersey se ne va in giro di notte a uccidere teppisti, rapinatori e stupratori. E il suo film viene sempre messo in onda a mezzanotte. Per fare pendant, ovvio, con la giustizia. Che se lo facessero a mezzogiorno, svanirebbe tutto il suo mito di giustiziere. Ve lo immaginate il giustiziere di mezzogiorno. L'aveva già fatto Gary Cooper, che invece di andare a pranzare con sua moglie fu costretto a un mezzogiorno di fuoco, alle 12.00 spaccate, contro dei fuorilegge che volevano la sua pelle: "E Kane gettò con disprezzo nella polvere la sua stella di sceriffo", dopo aver dato un'occhiataccia di disgusto ai suoi concittadini.

La Giustizia, quindi, può essere notturna e diurna. In tutt'e due i casi, non c'è nessun legittimo impedimento per Kersey, il giustiziere della notte, né per Will Kane, che se la spara all'ora di pranzo.

In Italia, paese di libertà, democrazia e garanzie civili, né a mezzanotte, né a mezzogiorno. C'è l'impedimento generale.

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Nuvola Rossa

Corruzione e furti da parte degli agenti del Board of Indian Affairs, usurpazioni a parte di coloni nelle riserve stesse sono fatti normali. Ecco la relazione di Nuvola Rossa (il capo Sioux “progressista”).

«Quando abbiamo firmato i primi trattati con il governo, ecco la nostra situazione: il nostro modo di vivere stava per morire; la selvaggina della quale avevamo vissuto stava scomparendo; i bianchi ci accerchiavano e non ci restava altra scelta che adottare le insegne dei bianchi e ottenere i loro stessi diritti, se volevamo sopravvivere».

«Il governo ha promesso di darci i mezzi per sopravvivere sulla nostra terra, di insegnarci a coltivare, e nell’attesa che si divenisse capaci di sostentarci con i nostri mezzi, ci avrebbe fornito viveri in abbondanza. Eravamo impazienti di veder venire il momento nel quale saremmo stati indipendenti come i bianchi, e nel quale avremmo avuto una voce al governo. Gli ufficiali dell’esercito ci hanno aiutato più degli altri ma non siamo stati lasciati sotto la loro tutela».

«Un Dipartimento per gli Affari Indiani è stato creato con un grande numero di agenti e di altri impiegati che ricevevano grossi salari [...] è allora che sono cominciati i nostri guai [...]. Mi sembra che considerassero più vantaggioso lasciarci come eravamo piuttosto che farci progredire. Le nostre razioni cominciarono a diminuire; qualcuno diceva che noi eravamo pigri e che volevamo vivere delle razioni senza lavorare. È falso. [...] Vi ricordate che persino i nostri piccoli pony ci sono stati portati via con la promessa che sarebbero stati rimpiazzati da cavalli e bestiame, abbiamo aspettato a lungo il loro arrivo e non ne abbiamo avuto che una piccola quantità [...]».

«Sono stati fatti grandi sforzi per distruggere la nostra cultura ma nessuno per insegnarci quella dei bianchi. Tutto è stato fatto per distruggere il potere dei capi veri, quelli che veramente erano per il progresso del loro popolo, e furono sostituiti con uomini meschini, dei sedicenti capi che furono usati come provocatori e agitatori [...]. Voi che mangiate tre volte al giorno e che contemplate i vostri figli felici, sani e forti, non potete capire quello che provano gli indiani nella loro miseria. [...] Non c’era più speranza sulla terra. Dio ci aveva dimenticati».

(Da
La Résistance Indienne, di Élise Marienstras).

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giovedì 4 febbraio 2010

Il 7 febbraio prossimo: "Memorial" della grande menopausa

Il 7 febbraio verrà ricordato
l'anniversario del famoso
malore del premier, che segna
la data d'inizio della
GRANDE MENOPAUSA ITALIANA.

È gradito un minuto di...

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La pillola dell’eterna giovinezza

“Quant'è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! Chi vuol essere lieto, sia: di doman non c'è certezza». Il povero Lorenzo de’ Medici ormai è stato superato dai ricercatori dell’Einstein College di New York. Solo gli scienziati italiani restano scettici sulla scoperta americana, e ripetono a oltranza la poesiola di Lorenzo. Gli americani ribattono con un altro pensiero di Lorenzo: «Conviene giuocare e spendere bei quattrini». E, in effetti, stanno lavorando all’ipotesi dell’elisir di lunga vita. Una pillolina che, presa, ti garantisce un’esistenza almeno fino ai 120 anni, come un novello Matusalemme dell’epoca contemporanea.

All’origine di quest’ipotesi c’è il sangue degli ebrei Ashkenaziti, “famosi per vivere abitualmente sino a 100 anni; gli americani avrebbero tratto la risposta all’interrogativo della lunga vita, studiando i geni di questo sangue, unendone i tre geni - due sono collegati al colesterolo buono e uno alla prevenzione del diabete". Se riescono a metterli insieme, questi sono capaci di creare la pillola dell’eterna giovinezza, che potrebbe, tra l’altro, eliminare patologie come il già citato diabete, il morbo di Alzheimer e le malattie cardiache.

Come al solito gli scienziati italiani sono scettici (i soliti comunisti, non solo tra i magistrati, persino tra le fila della scienza), in quanto reazionari e conservatori. Hanno paura, i poverini, che la “ricetta” della pillola cada nelle mani sbagliate, il che ci porterebbe a sopportarlo ancora, male che ci vada, per altri 50 anni.

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mercoledì 3 febbraio 2010

Una ragade in fuga dal suo sito naturale

Una ragade in fuga provvisoria dal suo sito naturale par che debba compiere come punizione la circonlocuzione dei due glutei di confine per incastrarsi definitivamente nell'ano-malia (traduzione letterale: "incantesimo del culo") collettiva della società italica e berluskonista.

La poverina voleva liberarsi di quel corpo passivo, voleva ritrovarsi amica tra gli amici, di altre come lei alla ricerca di corpi attivi, capaci di non metterla in condizioni di prudere. Mentre correva libera e felice, un colpo di mano rapido la prese a volo, rinchiudendola nel pugno, riposizionandola lì, dove non batte il sole, perché quello è il suo posto. Perché deve continuare a prudere come prima, più di prima, deve incidere sul quel corpo passivo, deve farlo andare fuori di testa.

Una ragade.
Un profondo sollievo misto a dolore si prova quando la si gratta dove prude. Passa o non passa?
Par che passi anche con pomate. Pare. Ma non è detto.
La ragade matrice tutela la proprietà delle opere dell’ingegno unico dell’erotomane, che praticamente cancella e subissa tutte l’altre prove, di buon ingegno anch’esse, ma essendo queste ultime improvvisate e spesso epigoni del più creativo e originale maestro, rendono le opposizioni mera merce di imitazione e di rincorsa elettorale vana su un campo fatto di consensi velinatorii che l'opposizione non comprende a fondo. E immancabilmente perde.

Una ragade non ha sogni, ma dà solo pruriti. Solo un tizio qui da noi ha sogni.

La ragade in questione è allocata attualmente nell’orifizio anale. Di tutti gli italiani. Che rischiano la rettoscopia collettiva.

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Lawrence of Arabia

Lawrence, col bastone, in tunica scura e turbante.

Nato da padre irlandese e da madre scozzese (Tremadoc, Galles, 1888), Thomas Edward Lawrence (più tardi soprannominato «Lawrence d’Arabia») studia alla City School di Oxford, rivelandosi ben presto un adolescente sognatore, ma dotato di una volontà inflessibile e di una notevolissima capacità di persuasione. La passione per l’archeologia richiama su di lui l’attenzione di D.G. Hogarth (1862-1927), direttore dell’Ashmolean Museum, il quale lo fa partecipare agli scavi che conduce in Mesopotamia (1910) e successivamente in Egitto. Qui, nel 1911, Lawrence entra in contatto con i nazionalisti arabi che aspirano a liberarsi dal dominio ottomano e nasce in lui l’idea di un grande impero arabo sotto l’influenza britannica.

Nel 1914, dopo aver esplorato la regione del Sinai, viene destinato come tenente al Cairo, dove si occupa di rilevamenti topografici; nel 1915 compie una missione segreta a Bassora, per tentare di negoziare con i Turchi la sospensione dell’assedio di Kūt (o Kūt al-’Amāra). Nell’aprile del 1916, mentre gli Inglesi incitano lo sceriffo Husayn a scatenare insurrezioni contro i Turchi nell’Hegiāz, Lawrence viene trasferito all’ufficio arabo del Cairo. Ben presto egli si assume la responsabilità assoluta di stabilire legami con Husayn e suo figlio Faysāl, che considera l’uomo più adatto a guidare la rivolta araba.

Lawrence persuade i suoi superiori a concedergli la più ampia autonomia nel gestire i rapporti con Faysāl. Convinto che la rivolta debba essere condotta unicamente dagli Arabi, ottiene il ritiro di alcuni contingenti militari destinati ad affiancarli. Egli diventa allora il più attivo organizzatore dell’insurrezione araba e considera come un tradimento gli accordi firmati il 19 maggio 1916 tra Parigi e Londra, in base ai quali il Medio oriente viene diviso in due zone, una d’influenza francese (Siria e Libano) e una inglese (Palestina, Iraq e Giordania). Nel 1917-18, Lawrence, che ha adottato gli abiti e i modi di vita dei Beduini, ispira a Faysāl il grande movimento di liberazione destinato a fondare la nazione araba e promuove una nuova tattica bellica che mira prima di tutto a creare insicurezza nell’avversario.

Dopo una marcia di 1500 km a capo di 2000 cavalieri, toglie ’Aqaba ai Turchi il 5 luglio 1917. Accolto come un eroe al Cairo, l’11 dicembre entra a Gerusalemme al fianco del generale Allenby (1861-1936). Nel 1918, quest’ultimo gli chiede di appoggiare l’offensiva decisiva che scatena il 19 settembre in Palestina; Lawrence e Faysāl conducono un’azione di guerriglia in direzione di Damasco, ponendosi alla testa del famoso Camel Corps e di un piccolo distaccamento di tiratori nordafricani agli ordini del capitano francese Pisani. Il 1° ottobre, Lawrence e Faysāl vengono accolti a Damasco da una folla in delirio, che proclama Husayn re degli Arabi. Tre giorni dopo, avvertendo che il problema arabo si sarebbe da allora giocato sul piano politico tra gli Alleati, Lawrence, appena promosso colonnello, rassegna improvvisamente le dimissioni e ritorna a Londra con Faysāl, che presenta al re Giorgio V.

Nel 1919, lo accompagna a Parigi, dove si tiene la conferenza per la pace, e cerca di farlo riconoscere sovrano di Siria, ma si vede opporre il rifiuto di Clemenceau e di Lloyd George, che si attengono agli accordi del 1916. Escluso dai negoziati sul Medio oriente, Lawrence, ritenendo che gli Arabi siano stati ingannati, si mostra risentito nei confronti dei Francesi che, nel luglio del 1920, cacciano Faysāl da Damasco. Nel frattempo egli si dedica alla stesura di un resoconto della rivolta araba dal titolo The Seven Pillars of Wisdom (I sette pilastri della saggezza, 1926).

Nel 1921, viene chiamato da Churchill al Colonial Office, in qualità di consigliere per gli affari arabi. Alla conferenza del Cairo, riesce a far trionfare le sue idee: Londra abbandona l’amministrazione diretta dei paesi del Medio oriente, dove vengono create monarchie indipendenti (Faysāl in Iraq, il fratello Abdullah in Transgiordania, Fu’ād in Egitto) legate con un trattato alla Gran Bretagna; inoltre, viene deciso un alleggerimento della presenza militare britannica, affidata alla R.A.F., più efficiente e discreta rispetto all’esercito. Nel luglio del 1922, tuttavia, disgustato da una politica che ritiene meschina e miope, Lawrence lascia il Colonial Office e, sotto falso nome, si arruola come semplice aviere nella R.A.F.

Ben presto riconosciuto, è costretto ad abbandonare l’uniforme; nel 1923, rinnova il tentativo nei mezzi corazzati, poi viene nuovamente ammesso nella R.A.F. (1925) e inviato nelle Indie, dove traduce l’Odissea. Nel 1927 pubblica Revolt in the Desert (Rivolta nel deserto), edizione ridotta di I sette pilastri della saggezza; il libro ha un grande successo, ma determina la sua espulsione dall’India (1929) e il ritorno in Gran Bretagna. Lawrence riesce ancora una volta a nascondersi nell’anonimato e, nel 1935, lasciata definitivamente la R.A.F., si ritira a Clouds Hill.

Alcune settimane più tardi, un banale incidente motociclistico (Bovington Camp, Dorsetshire, 1935), pone fine alla sua vita avventurosa e tormentata, la cui testimonianza fa ormai parte della storia contemporanea del mondo arabo.

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martedì 2 febbraio 2010

La consegna è una sola, categorica e impegnativa per tutti: impunità

Il “galantuomo mafioso”, dopo una “onesta vita” dedicata al suo mestiere, può dirsi arrivato solo quando ottiene, per i favori versati allo Stato, quella entità che ha sempre violentata, l’impunità. Come la ottiene quest’impunità?
Vendendo, per interesse privato, un altro “galantuomo mafioso”. E in questo atto c’è "sofferenza" perché sempre di tradimento si tratta. Da sputarsi in faccia! Però, per amore dei propri affari privati, la sofferenza la si rimuove.
Lo Stato, tramite la sensalìa approvata e segreta di alcuni suoi rappresentati dell’ordine, dà poi uno scossone al galantuomo che viene tratto in arresto e tutti ne parlano soddisfatti. E non toccherà più l’impunito traditore fino a quando farà comodo a qualche altro galantuomo. L’impunito di allora, Provenzano, adesso vive in un carcere.

Quesito: quando un impunito viene arrestato lascia un posto libero (o di più) per altri impuniti. Questi nuovi impuniti che circolano liberamente per questo Paese, da chi hanno avuto quest'impunità, con chi hanno trattato? E chi consegnerà allo Stato questi nuovi impuniti, in cambio dell’impunità per altri?

Da sempre, e per altri centinaia d’anni, una parte di Stato ammanicato aiuterà, con interessate trattative, gli impuniti attuali a circolare liberamente perché questo Stato non sa garantire nessuna legale e giusta contropartita per sé stesso. Cioè, per noi.

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Gli anagrammi quasi perfetti di Dell'Utri

Con le parole Marcello e Dell’Utri si può formare una frase di (quasi perfetti) anagrammi così:
"calmerò con clamore il collare della mia collera per colmare il macello dei duelli di chi illude la Giustizia con le luride esternazioni del figlio collaborazionista dell’ex sindaco in grande odor di mafia di Palermo".
La morale della storia è contenuta in questo titolone:
"Dell'Utri sostituì mio padre nella trattativa Stato-mafia. E conosceva Provenzano".

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lunedì 1 febbraio 2010

Sono molto diverso dal presidente del Consiglio del 2001

Aprile 2008: subito dopo aver vinto le elezioni, il Cavnazionale dichiarò dai microfoni di Sky, tra le altre cose, le seguenti:
a) Sono molto diverso dal presidente del Consiglio del 2001;
b) Mi applicherò in modo diverso alla politica estera;
c) Mi sono messo in testa di non andare a letto neppure una sera senza aver realizzato qualcosa di concreto e positivo in favore del mio Paese e degli italiani;
d) Non lascerò spazio alle chiacchiere;
e) Non darò ascolto alle critiche;
f) Non farò conferenze stampa;
g) Non leggerò i giornali che naturalmente si scaglieranno contro di me;
h) Non prenderò come importanti tutte le cose del teatrino della politica e della televisione.
i) Voglio restare nella storia del mio Paese come uno statista che ha cambiato il suo Paese e che l'ha migliorato.

Fra tutte queste cose dette, secondo la vostra memoria storica, dove si è applicato meglio; dove è rimasta lettera morta; dove solo fumo e niente arrosto; dove invece è riuscito perfettamente?

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Duomone grande, omone grande; duomino piccolo, omino piccolo

Finalmente è entrato il mese delle risate.

Un piccolo tartaglia lanciò un duometto anche a Brunetta, il quale disse, da gran signore, solamente: “Grazie!” e proseguì per non fare tardi al lavoro. Il piccolo tartaglia allora lo seguì e gli lanciò un altro duometto (ne aveva uno zainetto pieno). Il piccolo Brunetta scansò prodigiosamente il secondo oggetto, diede un’occhiata allo scalmanato e proseguì. Per la terza volta il tartaglietto lo inseguì fino a lanciargli l’ennesimo duometto. Lo colpì. Stavolta il piccolo Brunetta s’incazzò di brutto, gli prese lo zainetto e cominciò a tirarglieli sulla zucca con molta veemenza. Non sazio per la vendetta, prese il primo passante che passava da lì e glielo scaraventò addosso. Poi si ricompose e proseguì per il lavoro che già aveva fatto un po’ tardi. Entrò rapidamente, passando da sotto il tornello, timbrò proprio allo scoccare delle 8 ed entrò nell’ufficio.

Il piccolo Brunetta ci rimase di sasso quando vide, seduto alla sua scrivania, il piccolo tartaglia accompagnato da suo padre, il grande tartaglione. Costui non ci pensò due volte a prendere la mira con il duomone grande che rigirava come un discobolo. Lanciò all’improvviso e il piccolo Brunetta si svegliò di soprassalto. Sudava freddo. Era angosciato. Capì che se l’era fatta addosso. Minzione notturna, si disse mentalmente: ci stava, dopo lo spaghetto. Aprì la finestra, respirò l’aria di Venezia la luna e tu, bevve dell’acqua potabile e si rimise a dormire sul divano, l'unico che era rimasto asciutto.

Il sole era già alto quando si svegliò. Mentre si sbarbava canticchiò alcune delle sue più belle creazioni, attaccando con “Vada a morire ammazzata la sinistra che prepara il colpo di Stato”, proseguendo con “Gli studenti dell'Onda sono guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri”, continuando con “Bamboccioni fuori di casa” e offrendo il bis con “Io sono meglio di Tremonti”. Quando ebbe finita la colazione, si guardò allo specchio soddisfatto e disse alla sua immagine: “Sei tu da psicoanalisi?”; Lei gli sorrise beffarda. E uscì.

Giù, sulla strada, una marea di piccoli tartaglietti lo attendeva con impazienza.
Si risvegliò ancora una volta. Meno male che la pipì l'aveva già fatta in precedenza.

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Heracleum