martedì 15 luglio 2014

Matteo Renzi da Firenze: il santo premier dei poveri

Matteo Renzi dà da mangiare agli uccellini
Matteo nacque a Firenze verso la fine del 1974, cioè nei primi del 1975; al battesimo gli venne imposto il nome di Matteo a cui Grillo, dismessi, molti anni dopo, i panni del comico, aggiunse quello di Ebetino da Firenze. Le agiatezze familiari gli offrirono una giovinezza spensierata, durante la quale coltivò il sogno di diventare milionario e famoso, ancora diciannovenne, con la Ruota della Fortuna. Ma vinse solo 48 milioni di lire. Troppo poco per uno che voleva altro dalla società. Quindi si buttò nel calcio, anzi nell’arbitraggio. Arbitrò alcune partite prendendosi la sua dose di cornuto dai tifosi avversi. Smise per limiti atletici e si auto rottamò.

Gli inizi della sua carriera nella politica furono traumatici, soprattutto a causa dei Comitati Prodi che aiutò a far nascere. Lì ebbe un rigurgito e si adoperò per diventare segretario del PiPì. Quando la PiPì finì si mise a sfogliare Margherite come segretario generale. Divenne poi presidente della margherite provinciali toscane e cominciò a interessarsi di poveri e di ricchi. Predicò contro la casta dei privilegiati, tuonò contro gli sprechi, diminuì le tasse sulle margherite provinciali, diminuendo il numero dei petali delle margherite e riducendo il personale addetto al conteggio di detti petali.

Si fece una nomèa. Tuttavia, durante la sua presidenza provinciale, la Corte dei Miracoli aprì un’inchiesta sul petalicidio delle margherite provinciali, dove si contarono quasi 600.000 petali distrutti. “Firenze, danno erariale da 6 milioni nella gestione di Renzi in Provincia”, titolò un Fatto a quotidiano. La società indagata è la "Florence Multimedia", società in house voluta dal presidente il quale “avrebbe concesso un affidamento di servizi alla suddetta società per un importo superiore al previsto”. Si fece un anno di prigionia e cadde malato.

Dopo questa disavventura, il futuro santo premier cambiò radicalmente vita: troncò con la politica nella quale intravide i segni del più profondo marciume e si spogliò dei quattro denari, gli ultimi 80 euri di quelli che aveva spartiti agli italiani e che gli erano rimasti in saccoccia. Si auto rottamò per la seconda volta. A nulla valsero i tentativi di alcuni compagni che volevano indurlo alla segreteria nazionale della Casta e successivamente alla poltrona più ambita, che fu del Cavaliere, quella del nocchiero d’Italia. Niente da fare.

Si fumò uno spinello ed ebbe una visione. La visione gli chiarì: niente inciuci, niente compromessi, niente larghe intese, niente menzogne, niente vanaglorie, ma solo auto rottamazioni per sé e per coloro i quali avessero deciso di stare con lui. Da quel momento si dedicò ai poveri d’Italia. Ce n’erano più di sei milioni e meno di dieci, attestati nel 2014. Si fece venire pure un travaglio spirituale, col quale percorse, come un novello Forrest Gump, il Paese in lungo e in largo, per un anno intero. Quale camper, quale bus. A piedi, se la fece l’Italia!

Attratti da quella estrema miseria e dalla sua teoria della Rottamazione a 360°, si accompagnarono con lui Pippo Civati, Massimo d’Alema, la Finocchiaro, la Serracchiani, Fassina Chi ed altri... fecero vita di vagabondaggio e giunsero un di’ al cospetto del re Giorgio da Napoli, detto il Napoletano, che approvò la regola di Matteo, quella di creare una casta minore con una regola semplice e pratica: fraternità, uguaglianza e libertà. E poi, la cosa più bella, poter parlare liberamente con gli animali. In una parola: il niente assoluto!
Dopo l'approvazione di questa regola, si inoltrò pe’ Boschi dove incontrò santa Maria Elena, con la quale condivise tutta la sua povertà, inducendola a svestirsi del suo abito blu elettrico e ricoprendola poi d’un umile saio femminile. Con la santa fondò un secondo ordine minore al femminile: quello delle Boschisse.

Al tempo della Terza Rottamazione si recò al Nazareno dove si incontrò fraternamente col sultano Al-Berlù. Con lui organizzò la Riforma definitiva del Nepotismo Elettivo. Se eletti alla terza volta, si introduce la Inamovibilità dallo Scranno.
Il santo premier Matteo, continuò la sua intensa vita, lasciando regole ovunque si recasse e tutti erano felici per questo fatto. Diede una regola anche ai Politici Pregiudicati che volevano vivere lontano dalle carceri. Vivendo e regolando, il pio Matteo, sempre più stremato fu canonizzato in vita da papa Silvio I, che divenne papa in età avanzata, grazie a quella regola per politici pregiudicati. Oggi, il santo premier Matteo è visitato quotidianamente nella sua umile dimora e ogni mercoledì i suoi confratelli dànno licenza ai pellegrini di toccarlo. Dicono che presto diventerà padrone... patrono d’Italia.

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