giovedì 11 dicembre 2014

Dopo Mafia Capitale, Renzi ha bisogno di plum-cake al cioccolato e di ricotta salata al pistacchio

Una mattina come un’altra, svegliandosi dopo un lungo sonno ininterrotto e ristoratore – uno dei pochi che in Italia riesce ancora a dormire serenamente – Renzi fece una colazione abbondante a base di plum-cake al cioccolato, caffè nero e ricotta salata al pistacchio. Non vi attira? Chiedete a lui come farà a mangiare quella roba. Un bicchiere d’acqua fresca di cannolo gli rimosse tutti i gusti e poté avviarsi al suo soliloquio quotidiano mattiniero. Era quella l’ora in cui si poneva a confronto con l’autocoscienza, questione centrale della sua cerebralità. Da troppo tempo aveva tralasciato questo appuntamento con sé stesso e non poteva più aspettare.

Si accomodò quindi davanti a uno specchio e si guardò nel profondo. E mentre si sistemava i pensieri, la faccia assunse la stessa postura del suo corpo alla luce dei tanti guai che lo aggredivano ultimamente. Infatti il corpo tendeva leggermente angustiato in avanti e una piccola gobba emergeva timidamente alle sue spalle, una gobba andreottiana. È naturale in politici di questa fatta.

A quella vista, la prima cosa che gli venne in mente fu: “Dobbiamo innalzare il minimo di pena a sei anni per il reato di corruzione”. E sorrise. Poiché la crisi stagnava e affondava il Paese in maniera irreversibile. Ma non era questo il punto. Il punto era che spesso lui se lo scordava, quel punto, e doveva fare uno sforzo immane per rientrare nella realtà. Quella mattina, davanti allo specchio scoprì che, non avendo nulla da fare, proprio a causa di quel punto scordato, poteva affettivamente concentrarsi sul sé. Si vuole bene, lui.

L’indeclinabile attività cerebrale del Premier, alla luce di Mafia Capitale, gli attivò un orgasmo scoppiettante fatto di serpentelli del pd, petardi di destra condite da bisce fasciste, assicutafìmmini di destra e di sinistra, e gran botto finale pirotecnico con toccate di palle e fuga generale. Anticipava così i botti di fine anno.
Perfino l’ectoplasma di Napolitano gli apparve nello specchio, seriamente preoccupato per la corruttela che ha scoperchiato gli altarini alla casta connivente e per l’antipolitica patologica ed eversiva. Che colpa ne ha lui se l’antifascismo è passato di moda? Se l’incultura dei cosiddetti movimenti atipici aggravano e volgarizzano il fecondo lavoro nel Parlamento? Meno male che adesso sparirà, pensò Renzi. Ma si riferiva all’ectoplasma presidenziale che monitava dentro lo specchio.

Lui, Renzi, avrebbe voluto parlare coi giovani, ma come spesso accade in questi frangenti, una corruzione di tal fatta si mette sempre di mezzo tra lui e la parte sana degli italiani, cosa che gli impedisce di parlare. Avrebbe voluto spiegare che la corruzione non è figlia della democrazia, ma alla lontana, le è figliastra.
La palingenesi, ragazzi, della democrazia si avvera solo azzerando il Pd nella quasi sua totalità. E poi, col palinsesto della ritrovata democrazia, ne rimettiamo insieme i cocci, i nomi, le culture, gli usi e le abitudini. Tutto deve ritornare come agli albori della democrazia. Palingenesi e palinsesto. Belle parole, fatte coi pali di una volta. In queste due parole sono contenuti tutte le mie motivazioni che tendono verso una sana politica anticorruzione”.
Era felice il Premier per la ritrovata dialettica. Se la ripeté numerose volte per memorizzarla.
Quando un premier ha questa forza dialettica, la forza nascosta in questa dialettica lo promuove a eroe popolare. Ciò per cui combatte, l’obiettivo, non è la transitoria tranquillità economica data dagli ottanta euri, ma è il traguardo finale in cui ogni premier vuole collocarsi. Un monumento alla memoria.

Renzi ha bisogno di più tempo. Di fiducia. Di plum-cake al cioccolato e di ricotta salata al pistacchio. Renzi non è di questo mondo. Così recita la leggenda che il suo cerchio magico diffonde. Lascerebbe all’istante se trapelasse che lui invece è un terrestre come tutti gli altri. Deve togliere di mezzo il mondo di mezzo, di sotto e di sopra. Le angherie mafiose e i ricatti dei criminali, che non hanno lombi di aristocrazia e quarti di nobiltà, devono essere ridotti al silenzio. Cancellati. Perché in carcere ci vanno pochi corrotti: non è serio! Renzi ha un sogno: se deve rimanerne solo uno, come l'highlander, è meglio che sia facente parte della Casta. Dà più garanzie, non crea disordini né violenze ed è soprattutto anti eversivo. Lavato con lo sbiancante in ammollo.
Ma ci vuole tempo. Roma mica è stata fatta in un giorno. Chiedete a Romolo capostipite di Mafia Capitale.

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4 commenti:

  1. questo va avanti a slogan... mi ricorda qualcuno.

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  2. Fantasia, la sconfitta, vuole e consola che al di là degli specchi siano una Alice Wonderland Lewis Carroll il segaiolo e Regine di Cuori che crudeli come dall'altra parte non usa più ma solo un sospirare obbedienti a falsa indignazione d'imbecille

    Chissà dov'è il Matteo si tiene il suo ritratto Dorian Gray ingrassato a plum-cake da passeggio cattoboy-scout da mamma e parrocchietta?

    Il Gobbo, efferato eseguiva d'oltreoceano alla bomba e altre quisqulie: Matteo solo obbedisce, fluente abbecedario

    Un saluto

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  3. È il drammatico problema dei molti renzi di quest'epoca.
    Ricambio il saluto.

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Heracleum