martedì 19 maggio 2015

Le Croniche di Cola di Rienzi

Da principio quest’uomo conduceva una vita molto modesta, da semplice sindaco qualunque di una città molto medicea, nel senso che quasi tutti i suoi concittadini avevano bisogno quotidianamente delle sue cure medicee. Le Croniche riferiscono che il Cola stava notte e dì sempre a contatto con l’umanità bisognosa della sua città, cercando di aiutare un po’ tutti, vuoi con cibi e con vuoi bevande, con pane anche del tipo integrale, con promesse varie e, soprattutto, ingessando gambe e braccia ai malcapitati che sprofondavano nelle buche delle vecchie strade di città.

Un giorno, poi, come fu come non fu, abbandonò quel molto umano stile di vita per iniziare una vita nova con cene, banchetti, prime, conferenze, leopolde, rottamazioni in gran quantità e moltiplicando le conoscenze nell’ambito del gran mondo politico-finanziario, al fine di migliorarsi lui, i cui effetti collaterali avrebbero dovuto riversarsi verso i propri concittadini, povera gente che ancora aspetta.

Basta là, disse il Tetrarca che aveva visto bene nel futuro di Rienzi: “Ahi, non avesse egli macchiato quella sua gloria innocente e vergine con quelle cene, leopolde e promesse di grande potere!”… “trasformando una grande iniziativa di libertà e di riscatto sociale attraverso il progetto della rottamazione in uno squallido finale, come gli 80 euri o il bonus Poletti per la restituzione dei soldi sequestrati ai pensionati dalla legge Fornero, tipico del malcostume dei principi di potere con il loro metodo preferito: il voto di scambio”, come osservò il Chiachiavelli, che aveva previsto meglio del Tetrarca il futuro di Rienzi.

Sta di fatto che tutto il Paese da lui governato, una volta agguantato il potere, “viveva lieto, rideva e pareva tornare ai migliori anni passati”, (?), rinnovando antiche tradizioni di civiltà e di buon vicinato con la signora Merkel, Hollande, Putin, Obama, la Libia, scambiando con questo paese migrazioni di massa per puro spirito cristiano, inoltre la Papuasia e la pene-isola del Ma da gascar n’antra vorta e speranno che non si riarzi più!

Cola di Rienzi col tempo si mutò come il girino in una rana. Un ranocchio, per la precisione. Divenne più principesco e fu fatto anche cavaliero. Ma non capì che più amava il suo popolo, più quello si raffreddava. Fin quasi a odiarlo. Cola aveva anche presa la cattiva abitudine di circondarsi di gente inaffidabile e senza strutto mentale. Lui stesso provocava artificiosamente il popolo con feste, cortei, partite del cuore, slides e celebrazioni nazionali del suo anniversario preferito (il giorno cioè di quando Tano Napoli lo mise a Palazzo Chigi).

Ci fu una sommossa e Cola tentò di nascondersi tra quello stesso popolo che all’inizio lui difendeva. Ma fu riconosciuto da un 5 stelle (sempre gli stessi che non si fanno mai i loro cazzi!): “Eccolo, è lui, col cono gelato in mano, che tenta di corrompere quel povero elettore”. Il furore cieco di quel popolo, che lo fece principe e cavaliero, lo abbatté come si abbatte un dittatore uscito fuor di senno.

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2 commenti:

  1. Bella favola.
    Mancano solo il tribuno Camusso e il Tribrunetta.
    Senza dimenticare il nostro Ectopresidente, di presenza incorporea, e di natura politica oscura.
    Un vero buco nero..!

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    Risposte
    1. Per Camusso e Tribunetta più che una favola... è horror.

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Pirima pondera e poi scrivi.

Heracleum