domenica 13 marzo 2016

Povero Renzi, e anche sfortunato come premier...

RENZI
che deve il suo governo al padrone dei voti di centrosinistra, Bersani.
Povero Renzi accusato di essere diventato premier senza essere passato da elezioni democratiche.
E perché doveva passarci? Un presidente del consiglio può non essere eletto parlamentare ma può benissimo essere nominato premier, in quanto tecnico sui generis. In questa ipocrita follia democratica può succedere. Chiunque, in senso molto largo, potrebbe fare il premier. Anche il papa, puoi fare, senza essere cardinale. In fondo, non ci pregiamo di essere numerosissimi i ct della nazionale di calcio?
È ovvio che poi, nei ristretti gabinetti di potere, nelle lobbies supersegrete dei riccastri, si evacuano nomi e soggetti a volte santi, più spesso puzzolenti, ma sempre di nicchia. L'importante è imparare subito a ubbidire, far tacere e ordinare.
Renzi, il miglior premier che l'Italia abbia mai avuto dalla fine del campionato mondiale di calcio vinto in Spagna. Da quando c'è lui il Paese è meno decerebrato, meno povero, meno volgare, meno corrotto, meno militarizzato, meno disossato, meno incivile, meno sporco, meno inquinato, meno vuoto e in più è un Paese che non è più vittima delle barzellette di Berlusconi, che hanno fatto un danno irreparabile. Se questo vi par poco, allora prendetevela con chi non ha mai ancora governato.

BERSANI
"Sì, lo ammetto, mi sono arrabbiato molto, se mi toccano l'Ulivo... Se al corso di formazione politica vai a dire che la sinistra ha distrutto l'Ulivo, che abbiamo aiutato Berlusconi... Ricordo che il centrosinistra ha battuto tre volte Silvio Berlusconi e che, pochi o tanti voti che io abbia preso, Renzi sta comodamente governando con i voti che ho preso io. Non io Bersani, io centrosinistra". Lo dice Pier Luigi Bersani, al suo arrivo all'ultima giornata della kermesse di Sinistra riformista.
"Io, assieme ad altri, sto cercando di tenere dentro il Pd della gente che non è molto convinta di starci - ha proseguito - A volte si ha l'impressione, invece, che il segretario voglia cacciarla fuori. Il segretario deve fare la sintesi, non deve insultare un pezzo di partito".
Perché Renzi insulta il partito invece di fare sintesi? Il perché è presto detto. Sta tutto nelle finali dei nomi dei componenti la segreteria nazionale del Pd. E ha ragione D'Alema quando dice che per saperne di più delle strategie mistiche di Renzi bisogna passare dalle forche caudine di Guerini, vicesegretario nonché portavoce. Questi nomi dei componenti s'imparano facilmente a memoria perché sono assonanti e spesso fanno rima.
Recitiamoli, dall'ultimo al gran capo: Lorenzo Guerini, Luca Lottini, Sandra Zampini, Matteo Riccini, Debora Serracchini, Matteo Orfini, Matteo Renzini. Franceschini ci stava pure bene a cantare, ma fa il conservatore dei BB.CC. Verdini, ancora è presto. Potete ben constatare quanto sia semplice la filastrocca da mandare a memoria. Avete per qualche strano caso sentito una dissonanza? Un'anomalia? Avete registrato un qualche nome strano tipo Bersanini, D'Alemini? No, vero? Ecco il punto, dove casca l'asino, che so un Cuperlo potrebbe suonare strano anche se ha manifestato a Renzi una fede, ma Bersanini e D'Alemini, due dei padri fondatori del Pd, in quella filastrocca mancano. È grave. È anomalo. È un affronto. È anche un insulto.
Bersani avrebbe dovuto governare al posto di Renzi, dato che lui è il proprietario di quei voti di cui gode Renzi. Bersani, nun s'è capito se si è lasciato infinocchiare dai 5S, da Napolitano o si è infinocchiato da sé? Ma nessuno che chiedesse mai a Bersani il prezzo di quei voti. A quanto li ha comprati, visto che sono suoi? In quale mercato? È una espressione infelice, se sua; mistificante se inventata da giornalisti di mezza fede. I padroni dei voti erano i vecchi dc, l'attuale verdini, i cartelli mafiosi, gli ex di berlusconi... grand-commis e faccendieri... i padrini dei voti sono quelli che ti fanno pensar male... sono quelli convinti che anche gli spossessati del proprio voto gli appartengano. I miei voti: un modo di dire da boss che non morirà mai.
Bersani, nemmeno se diventasse Bersanini entrerebbe nel cerchio magico di Renzi. Ecco perché minaccia di non riuscire a tenere a bada i recalcitranti del Pd che vorrebbero andarsene. Bersani non vorrebbe...

D'ALEMA
Il baffetto nazionale non le manda a dire. Come si fa a pensare di stare nel Pd con Renzi? Come si fa a prendere ordini da uno che non è nemmeno onorevole. Sì, ma ha il titolo di Eccellenza. Ma qua' eccellenza, se ne deve d'annà. D'Alema è il cervello. Bersani era lo smacchiatore. Renzi ched'è? L'unico suo scopo da bravo stalinista: fare il rottamatore di D'Alema. Questo non gli si può permettere. «Il Pd è finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali. Dei fondatori non sanno che farsene. Ai capi del Pd non è passato per l’anticamera del cervello di consultarci una volta, in un momento così difficile. Io cosa dovrei fare? Cospargermi il capo di cenere e presentarmi al Nazareno in ginocchio a chiedere udienza a Guerini?».
Non mi si consulta? Che devo fare per non passare come un soprammobile inutile? Nemmeno se diventassi D'Alemini, che fa assonanza con salamini, riuscirei ad entrare nel segretariato nazionale.
Che mi resta da fare se non convincere Bersani ad andare via e crearci noi un nuova ditta? La potremmo chiamare... il nome è di difficile creazione... l'Ulivo no, è già stato usato anche se a Bersani non dispiacerebbe. La Quercia? No, troppi dolori riecheggiano da quell'albero. È un bel rompicapo. Si potrebbe chiamare che so, Salamini smacchiati, oppure Partito dei Baffetti smacchiati, o anche Bersani e D'Alema, Sinistra di Sistema, con un paio di baffetti e un giaguaro a campeggiare nel logo. Non so, si vedrà. Quel che è certo è che chi di spada rottama di spada sarà rottamato. E lui lo sa! Come ha fatto fuori il compagno Letta, così sarà fatto fuori, senza nemmeno sentire il din-din della campanella di Palazzo Chigi.
Gli italiani, nel frattempo, in tutto questo c'entrano per qualcosa? Giusto, gli italiani. Più precisamente: gli elettori. Beh, dove stavano possono continuare a stare. Ci lascino fare per il loro progresso. È una cosa interna nostra. Loro non contano una mazza, e meno sanno meglio è. Ma questo non scrivetelo

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