martedì 2 agosto 2016

L'uva libica

Devo fermarli assolutamente questi dell'Isis,
non solo perché mi stanno disturbando la dieta
a base di uva, ma perché così evito,
a noi italiani, qualche strage in casa, visto
che siamo stati chiamati anche noi
a bombardarli fin qui.
Perché, come si dice
financo al vostro paese,
chi la fa l'aspetti!
Basi, caccia e uomini: anche l'Italia si prepara alla campagna aerea in Libia. Le bombe di ieri "sono solo l'inizio". L'offensiva potrebbe durare settimane. E i partner della coalizione sono chiamati a fornire sostegno.
A bombe sganciate, le notizie, del resto, sono due.
La prima. Che lo strike, per dirla con le parole di Peter Cook, portavoce del Pentagono, confermate ieri sera da fonti della nostra Difesa, "è solo l'inizio" di una campagna aerea "dagli obiettivi selezionati " che potrebbe durare giorni o settimane. Che il numero e l'intensità delle prossime incursioni avranno quale loro unica variabile il significativo "prosciugamento" della sacca di resistenza che le milizie di Daesh ("Intorno ai mille effettivi. Diciamo diverse centinaia di uomini", secondo le stime del Dipartimento della Difesa Usa) oppongono da settimane all'esercito regolare libico che stringe d'assedio la città. E che, dal maggio scorso, hanno imposto un significativo prezzo di sangue (350 morti e 2.000 feriti).
La seconda. Che se è vero che ieri il nostro paese non è stato coinvolto né logisticamente, né militarmente nel raid, dal momento che gli aerei americani non si sono alzati da basi sul nostro territorio, né è stato chiesto un appoggio aereo della nostra aviazione, questa, di qui in avanti non sarà la regola. Ma l'eccezione. Perché, come spiegano fonti del nostro Governo, "la prossima volta la richiesta di Tripoli potrebbe essere fatta direttamente all'Italia ovvero l'Italia potrebbe essere chiamata a svolgere un ruolo". La prossima volta, insomma, i caccia potrebbero levarsi in volo non dal ponte di una portaerei della Us Navy, come accaduto ieri, ma dalle piste di Sigonella o di Aviano. Se necessario anche con il coinvolgimento operativo dei nostri aerei. Perché questo prevedono gli accordi che il nostro paese ha stretto in sede internazionale e perché quello del "sostegno militare" su richiesta del Governo del premier Serraj è il format di legittimità internazionale per il quale il nostro paese si è speso nei mesi infernali che hanno preceduto la formazione del Governo di unità nazionale libico e in base al quale sono stati faticosamente definiti il perimetro e le modalità di "ingaggio" militare della coalizione che ha deciso di sostenerlo.

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