sabato 19 novembre 2016

Le lettera di Renzi agli Italiani all'estero spiegata alle anime semplici


Cara italiana, caro italiano…

Nessuno meglio di voi, che vivete all’estero, - non per colpa mia, ma forse perché non ci avete saputo fare col sistema Italia - sa quanto sia importante che il nostro Paese sia rispettato fuori dai confini nazionali. Nessuno meglio di voi sa quanto sia importante che si parli di noi – di me, della Boschi e del mio Governo – per la nostra capacità di lavorare, per la nostra creatività, per la nostra intelligenza – mia soprattutto e di chi mi ha messo sullo scranno. Ma nello stesso tempo, nessuno meglio di voi ha provato sulla propria pelle il fastidio – delle zanzare italiane del governo che pungono – o addirittura la mortificazione di sentire, sull’Italia, risolini di scherno, accompagnati dai soliti, umilianti luoghi comuni – tipo piove governo ladro, e se è italiano piove più forte. Oppure: gli italiani? Tutti mafiosi.

Tra tutti, uno, durissimo a morire. Quello per cui siamo un Paese dalla politica debole, che si perde in un mare di polemiche. Un Paese instabile, che cambia il Presidente del Consiglio più spesso di un allenatore della Nazionale. E tra noi, ahimè, - che siamo tutti tifosi - possiamo dircelo: questo luogo comune non è così distante dalla realtà. Magari un Presidente del Consiglio guadagnasse come e più di un allenatore. Smetterebbe di assillarvi con balzi e balzelli. E non mi avreste visto né sopportato.

In questi due anni e mezzo di governo – con la g maiuscola – ho visitato moltissimi stati e ho provato ogni volta, con tutte le mie forze, a dare dell’Italia un’immagine diversa – nella fattispecie quando si è trattato di pranzi ufficiali e di cene di gala alla Casa Bianca: abbiamo dimostrato che siamo non solo dei soggetti acculturati ma anche delle buone ed allegre forchette. A raccontare dei successi degli italiani nel mondo, a promuovere le nostre bellezze, – e non mi riferisco necessariamente al Colosseo, a Lampedusa, alla ministra Boschi – a sponsorizzare la capacità di innovazione dei nostri giovani – solo se si riuscisse a distoglierli ogni tanto da whatsapp.

Ma, soprattutto, in ogni viaggio all’estero, ogni volta che ho sentito suonare l’inno di Mameli con voi, – ricordandovi che se non fosse stato per la pedante insistenza del presidente Ciampi a quest’ora staremmo ancora a cantare 'fin che la barca va' – ogni volta che ho incrociato i vostri sguardi orgogliosi, ogni volta che sono riuscito a stringervi le mani, – e sapeste quanto vi ho rincorso – ho sentito fortissimi l’onore e l’emozione di rappresentare il Paese che noi tutti amiamo.

Dalla prima volta, – che ho goduto – a Tunisi, nel marzo di due anni fa, fino all’ultima – intensa, fantastica goduta – alla Casa Bianca, dove il Presidente Obama, scegliendo di dedicare all’Italia la sua ultima cena – e badate, Giuda non c’era, ma in compenso con Benigni ci siamo divertiti tantissimo e ci siamo portati pure le maalox – ha compiuto un gesto di straordinaria attenzione. E lo ha rivolto non al nostro governo, ma al nostro Paese. – E qui, purtroppo, qualcuno la masticò una maalox.

L’Italia, dicevamo, ha un enorme bisogno di essere rispettata all’estero. E in questi anni qualcosa finalmente è cambiato – con Jack Nicholson nei miei panni ed Helen Hunt nei panni della ministra Boschi. Ne sono fiero e felice – tant’è che Nicholson e Hunt vinsero gli Oscar grazie a Noi. Ma non sono soddisfatto – delle loro performances. Dovevano fare di più. Dobbiamo fare di più, tutti insieme. È vero, l’Italia non è più considerata il problema dell’Europa – grazie anche a quel po' di jogging monetario che è stato versato dai voi all’Europa, – e il prossimo appuntamento del G7 nella magnifica Taormina, – a tal proposito vorrei tranquillizzarvi: i g7 sono più o meno come i g-man americani ma non portano la pistola e non sparano – ci darà un’occasione per condividere i nostri valori umani, civili e sociali – mi spiego meglio: non si tratta di condividere meri valori monetari, capito?Ma dobbiamo continuare a migliorarci, come le vostre storie ci insegnano. – No, non parliamo di esse, al momento. Non siete voi che vi state rivolgendo a Me, sono io che sto rivolgendo a Voi una preghiera. E mi costa fatica, davvero. Io non ho mai pregato nessuno.

E allora la riforma costituzionale, su cui siete chiamati a votare – e che sta dividendo gli italiani, facendo divorziare intere famiglie e facendo alterare di brutto la ministra Boschi, che io la vorrei più serena – è un altro tassello per rendere più forte l’Italia, – e più bella che pria. Grazie. Bravo. Più bella che pria. Grazie. Bravo. Che pria. Zie. Avo.

Qualcuno dice che si tratta di tecnicismi, – magari fossi un allenatore con le sue strategie pallonare-milionarie – che non incidono realmente sulla via del Paese. Tutt’altro. Con questa riforma, superiamo finalmente il bicameralismo paritario, un sistema legislativo che esiste solo in Italia, – dove si trovano sempre occupati tutti i wc del Palazzo, condannando i deputati a farsela addosso, – e costringe ogni legge ad un estenuante ping-pong tra Camera e Senato. Anni per approvare una legge, quando il mondo, fuori, corre veloce – anche se bisogna stare attenti ai limiti di velocità altrimenti ti sottraggono all’osso i punti patente. Con questa riforma superiamo il doppio voto di fiducia al governo, da parte di Camera e Senato, che ha dato al nostro Paese il record mondiale di instabilità (63 governi in 70 anni). Un solo voto, una sola Camera, in solo demiurgo. Per tornare ad essere veri legislatori, creativi e protagonisti.

Questa riforma, definendo le competenze tra Stato e Regioni, mette fine all’assurda guerra tra enti pubblici che ogni anno si consuma in centinaia di ricorsi – e in morti e feriti mutilati per sempre, come nella guerra dei Cent’anni – alla Corte Costituzionale.

Questa riforma riduce finalmente poltrone e costi della politica (315 stipendi in meno in Parlamento, stipendi abbassati ai consiglieri regionali, abolizione dei rimborsi pubblici per i gruppi regionali), elimina enti inutili come il CNEL (1 miliardo di spesa per zero leggi approvate), aumenta la maggioranza necessaria per eleggere il Presidente della Repubblica, garantisce più poteri alle opposizioni. Non era forse ciò che tutti desideravate e non avevate mai avuto il coraggio di eliminarli? Ma con Me il vostro sogno s'è fatto realtà. - E tutto questo senza toccare i poteri – forti – del Presidente del Consiglio, né alcuno dei «pesi e contrappesi» che garantiscono l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Per decenni tutti hanno promesso questa riforma, ne hanno discusso in tv e sui banchi del Parlamento, hanno riempito i giornali e più recentemente i social network. Ma si sono dimenticati di realizzarla. Adesso la riforma c’è, – io l'ho voluta con tutto me stesso, perché non amo i vecchi costituzionalisti post-bellici – ha superato sei letture parlamentari – comprese le pallose letture di Benigni – e ora dipende dal voto dei cittadini. Sì, anche dal vostro. – E, ripeto, non è colpa mia se siete stati costretti a lasciare l'Italia. Ma vi prometto un futuro migliore anche all'estero.

Sarete voi a decidere se questa Italia deve continuare ad andare avanti oppure deve tornare indietro. Sarete voi a decidere se dire sì al futuro oppure se rifugiarsi nell’attuale sistema, talmente burocratico da non avere nessun pappagone – paragone, volevo dire – in Europa. – Sarete voi a decidere se votarMi contro o a favore. Perché in fondo di questo si tratta: un voto destabilizzante. Sia a favore, sia contro. Io non ho grilli per la testa, ma solo l’amore per il cambiamento. Ma state sereni, qualsiasi esito verrà fuori dalle urne, non succederà proprio niente. Stiamo solo facendo la prova generale se devo o no candidarmi per la futura Presidenza del Consiglio.

Oggi possiamo dimostrare all’Italia e al mondo che noi ci crediamo davvero – e ci crede anche Ventura. – Che la storia dell’Italia è meravigliosa e noi possiamo rendere migliore anche il suo futuro.

Oggi siamo a un bivio – e non è ancora crollato del tutto, come il ponte di Lecco, e soprattutto non è ancora morto nessuno sotto le macerie della vecchia Costituzione, ma prima o poi succederà se non ci diamo una smossa. – Possiamo tornare ad essere quelli – del cucù – di cui all’estero si sghignazza, quelli che non cambiano mai, quelli famosi per l’attaccamento alle poltrone e le azzuffate in Parlamento. – Io non mi sono azzuffato mai tra i banchi. Ma molti si sono e si stanno azzuffando in nome mio. La qualcosa mi fa onore visto che sono contro la violenza. – Oppure possiamo dimostrare con i fatti che finalmente qualcosa cambia, e che stiamo diventando un Paese credibile e prestigiosoaltrimenti col cazzo che Obama ci riceveva a casa sua.

Ci date una mano, voi che abitate all’estero?Così che possiamo prendervi anche il braccio? Basta un poco per diventare renziani, dopo essere stati berlusconiani, no?

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