mercoledì 25 gennaio 2017

I giovani, l'uomo forte e l'ennesimo ventennio prossimo futuro

La voglia dell'Uomo forte: il leader solo al comando piace a otto italiani su dieci.
Il sondaggio. Con il declino della politica e delle rappresentanze sociali, nel Paese è cresciuto negli ultimi anni il desiderio di una guida risoluta, soprattutto tra i giovani.

Queste informazioni
mi arrivano dai
soliti sondaggi
terrestri.
Intervistato da Le Journal du Dimanche, nei giorni scorsi, Beppe Grillo ha tessuto l'elogio dell'Uomo Forte. Meglio, dello Statista forte. Interpretato, nel nostro tempo, da Donald Trump e Vladimir Putin.
Grillo lo ha chiarito esplicitamente al JDD: "La politica internazionale ha bisogno di statisti forti come loro". Un giudizio espresso non solo per valutazioni di politica internazionale, ma perché i due "statisti" propongono un comune modello di leadership. L'Uomo Forte, appunto. Beppe Grillo, d'altronde, non parla mai senza pensare al "suo" pubblico. Ai "suoi" elettori. E agli elettori in generale. Non interviene mai senza valutare il momento. E questo è, sicuramente, un momento giusto. Perché l'unico Uomo Forte che abbia agito nel Paese negli ultimi anni, oggi, appare meno forte. Mi riferisco a Matteo Renzi. Potente e un po' prepotente. Come si è dimostrato fin dagli esordi, nel gennaio 2014. Quando ha rassicurato Enrico Letta con un tweet entrato nel linguaggio comune. "Enrico stai sereno", twittava allora Matteo - mentre aveva già deciso di scalzarlo. Per sostituirlo, egli stesso, riassumendo, in prima persona, i due ruoli di comando. Nel Pd e nel governo. Renzi: aveva, così, avviato la trasformazione del Pd in PdR. Il Partito di Renzi. E, analogamente, del governo nel GdR. Il Governo (personale) di Renzi. Proprio per questo il M5s, insieme alla Lega di Salvini e a tutti i partiti di opposizione - di Destra, ma anche di Sinistra - ha condotto una campagna decisa per il No al referendum costituzionale.
E via di questo passo.
Cosa ci fa capire l'autore dell'articolo? Che Grillo, con quel suo autoritarismo innato, sferra un attacco formidabile agli animi irrequieti, inesperti e arrabbiati dei giovani. Un Grillo che fa propaganda per gli uomini forti, fomentando e sovvertendo le ideologie giovanili. Un Grillo pescatore, che lancia l'amo con l'esca appetitosa e speranzosa.
Ma non s'è capito se il dux preferito dagli italiani potrebbe essere lo stesso Grillo, qualora decidesse di entrare nel vivo della politica di palazzo, visto che Renzi è andato, per ora. D'altra parte, dopo l'attore Ronald Reagan, un vero comico a palazzo, piuttosto di uno che sta col cono in mano, ci renderebbe la vita meno triste.

Una cosa s'è capita: secondo l'autore i giovani, prendendo spunto dalle dichiarazioni grillesche, potrebbero, di propria sponte, abbandonarsi tra le braccia di un dittatore, costretti da cause... chiamiamole generiche, dopo il fallimento di Renzi. Un'altra cosa s'è capita: che tra le righe di questo articolo traspare una sorta di re-indirizzamento ideologico, mascherato dalla paura di un ritorno al trascorso regime fascista. Facile trasmigrazione considerata la ormai defunta memoria storica che ci legava al passato e che non ci accompagna più dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi. Così, con la scusa dell'antigrillismo, si preparano già le adulazioni, i tappeti e le stanze per una nuova tipologia del "ventennio". Ma un dittatore non vale l'altro. Dipende da chi gli sta dietro. E anche da chi gli scrive i tweets. Lo chiameremo la democratura dei Social twitter's. Con un capo twitter's forte! Ad ogni tweet online del capo una scoreggia di risposta. Solo che essendo online, della scoreggia nemmeno il tanfo arriva al capo, cosa che gli farà credere di essere un vero dittatore profumato. A qualunque razza appartenga: di destra, di sinistra, di centro. Ma sempre Social.

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